title§§ Nicosiana, il Festival dedicato alla salute delle donne link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803208207931.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronacaoggiquotidiano.it" del 28 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-28T07:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803208207931.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803208207931.PDF', 'title': 'cronacaoggiquotidiano.it'} tp:url§§ https://www.cronacaoggiquotidiano.it/blog-detail/post/624755/nicosiana-il-festival-dedicato-alla-salute-delle-donne tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803208207931.PDF tp:ocr§§ Cronaca, Appuntamentinicosia, prevenzione-oncologica2026-07-27 (UTC 01:00) Europe/RomeUn comune di poco più di dodicimila abitanti, nel cuore dell'entroterra siciliano, chiama a raccolta medici, ricercatori, artisti, istituzioni e cittadini attorno alla prevenzione oncologica femminile. Dal 27 al 29 agosto Nicosia, comune ultraperiferico dell'entroterra ennese, ospita Nicosiana, il festival dedicato alla salute delle donne, nato per avvicinare le donne alla prevenzione, richiamare l'attenzione sulle disuguaglianze che pesano sul Mezzogiorno e sulle aree interne e contribuire a rafforzare i servizi sanitari del territorio. Nicosia è uno dei comuni italiani in cui si incontrano due disuguaglianze: quella che continua a separare il Mezzogiorno dal resto del Paese nell'accesso agli screening oncologici e quella che le aree interne sperimentano ogni giorno nell'accesso ai servizi sanitari. Per due giornate il festival offrirà screening gratuiti dedicati alla prevenzione dei tumori femminili, con visite ginecologiche ed ecografie al seno, per avvicinare i controlli a chi, per ragioni geografiche, economiche o organizzative, incontra maggiori difficoltà ad accedervi. Agli screening si affiancano incontri con medici e professionisti della salute dedicati alla prevenzione, alla diagnosi precoce e ai percorsi di cura, così come spettacoli e appuntamenti culturali. A sostenere la manifestazione come testimonial saranno le attrici Ludovica Bizzaglia e Valeria Solarino, e gli attori Alberto Paradossi e Giacomo Ferrara, presenti a Nicosia con gli appuntamenti culturali e di spettacolo in programma. Sul palco allestito nella piazza principale di Nicosia saliranno inoltre diverse donne che hanno vissuto una diagnosi oncologica e racconteranno pubblicamente la propria esperienza: la scoperta della malattia, le cure, il rapporto con il corpo, la paura, le relazioni, il ritorno alla quotidianità. Vicende che raramente trovano uno spazio pubblico diventano così occasione di confronto e possono aiutare altre donne ad avvicinarsi alla prevenzione con maggiore consapevolezza. "Nicosiana nasce da un’urgenza che sentiamo prima di tutto come donne e come persone cresciute in questa comunità: portare la prevenzione al centro del discorso pubblico e trasformarla in un impegno collettivo", dichiara Debora Leonardi, responsabile dell’associazione culturale Divina Mania, giovane nicosiana ideatrice della manifestazione. "Per tre giorni Nicosia parlerà apertamente di salute femminile, diagnosi precoce e delle difficoltà che ancora tengono troppe donne lontane dai controlli. Gli screening gratuiti saranno un’occasione immediata per prendersi cura di sé e un modo per affermare che la salute delle donne riguarda l’intero territorio. Vogliamo che da queste giornate restino una consapevolezza più forte e una richiesta condivisa di maggiore attenzione e servizi". Accanto al programma culturale e sanitario, Nicosiana promuove una raccolta fondi destinata a potenziare le attività di prevenzione oncologica femminile nel territorio. L’obiettivo è trasformare la partecipazione al festival in un sostegno duraturo alla salute delle donne, contribuendo ad avvicinare i controlli, l’informazione e la diagnosi precoce a chi vive nelle aree interne. La manifestazione richiama inoltre l’attenzione sulla possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia. La disponibilità dello strumento sul territorio permetterebbe di ampliare l’offerta di prevenzione, ridurre gli spostamenti verso altri centri e rendere più accessibili i controlli alle donne di Nicosia e dei comuni vicini. “Ci auguriamo che Nicosiana incoraggi la cittadinanza, e soprattutto le donne più giovani, a maturare per tempo una maggiore consapevolezza e ad affidarsi con regolarità alla prevenzione e ai controlli”, dichiara Maria Di Costa, presidente del Consiglio comunale di Nicosia e delegata alla Sal ute. “In un territorio come il nostro, la necessità di spostarsi verso altri centri può scoraggiare o rinviare gli esami. La possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia rappresenterebbe un passo importante per avvicinare la diagnosi precoce alle donne. Allo stesso tempo, occorre continuare a rafforzare la struttura sanitaria locale, che in passato ha risentito anche della carenza di personale e che oggi non può garantire l’intero percorso di cura successivo a una diagnosi oncologica. Questa iniziativa può contribuire a richiamare l’attenzione sui servizi di cui il territorio ha bisogno”. L'iniziativa, ideata dall'associazione culturale Divina Mania e promossa con il Comune di Nicosia in collaborazione con l'ASP di Enna, nasce dall'idea che la prevenzione debba attraversare anche i linguaggi della cultura e della partecipazione civile, oltre agli ambulatori e alle campagne informative, per coinvolgere un'intera comunità. "Non vogliamo soltanto animare le sere d’agosto, ma costruire occasioni di informazione, ascolto e confronto, capaci di lasciare un segno concreto anche dopo la conclusione della manifestazione", commenta Antonio Monsellato, direttore artistico di Nicosiana. "Torniamo a Nicosia dopo due anni con l’emozione di chi mantiene una promessa. Anche questa edizione affida ai linguaggi della cultura e dello spettacolo il compito di avvicinare le persone alla prevenzione, accrescere la consapevolezza e richiamare l’attenzione sui bisogni del territorio. I temi che affronteremo quest’anno, dalla salute delle donne alle difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne, ci chiedono una responsabilità ancora maggiore, che vogliamo assumere insieme alla comunità nicosiana, forza viva del festival, con la sua capacità di accogliere, partecipare e mettere il volontariato al servizio di un obiettivo condiviso". LA PREVENZIONE NELLE AREE INTERNENel 2024 sono state stimate in Italia 390.100 nuove diagnosi di tumore, 175.600 tra le donne. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con 53.065 nuovi casi, pari a circa il 30% delle diagnosi oncologiche tra le donne. La possibilità di intercettare la malattia precocemente, tuttavia, cambia anche in base al luogo in cui si vive e alla distanza dai servizi sanitari. Per chi vive nelle aree interne, a queste differenze si aggiunge la distanza dai servizi. Una visita specialistica, uno screening o gli eventuali approfondimenti diagnostici possono richiedere tempi di percorrenza più lunghi, spostamenti ripetuti e una gestione più complessa del lavoro e delle responsabilità familiari, rendendo più difficile la continuità dei controlli. In Sicilia la questione riguarda quasi metà della popolazione. Nella mappatura più recente, 310 dei 391 comuni dell’Isola sono classificati come aree interne e vi risiedono oltre 2,3 milioni di persone, circa il 48% dei siciliani. Sono territori distanti dai principali servizi, tra cui quelli sanitari. Nicosia appartiene alla fascia dei comuni ultraperiferici, con un tempo medio di percorrenza stimato in oltre 72 minuti per raggiungere il polo di riferimento, più del doppio della soglia minima che segna l'ingresso nelle aree interne. I NUMERI DEL DIVARIOQuesta geografia si innesta su un divario già profondo nell'accesso alla prevenzione oncologica. Il report pubblicato dalla Fondazione GIMBE a luglio 2026, mostra che allo screening mammografico organizzato aderisce in Italia una donna invitata su due. In Sicilia la quota scende al 28,9%, il secondo valore più basso del Paese, davanti soltanto alla Calabria. Lo stesso divario si ritrova nello screening della cervice uterina: a livello nazionale aderisce il 51% delle donne invitate, mentre in Sicilia la quota si ferma al 27,8%. Il quadro resta critico anche considerando le mammografie preventive effettuate al di fuori dei programmi organizzati. Secondo la s orveglianza PASSI dell'Istituto Superiore di Sanità, in Sicilia il 61% delle donne tra i 50 e i 69 anni dichiara di avere eseguito l'esame negli ultimi due anni, contro il 75% della media nazionale, e quasi quattro donne su dieci restano fuori dai tempi raccomandati: il 19% non ha mai effettuato una mammografia e il 20% l'ha eseguita da più di due anni. IL CASO ENNAIn questo quadro, il territorio ennese registra risultati in controtendenza. Secondo i dati aziendali 2025 diffusi dall’ASP di Enna, l’adesione supera il 70% per lo screening mammografico e il 57% per quello della cervice uterina: i valori più alti registrati in Sicilia in entrambi i programmi rivolti alle donne. A questi risultati contribuisce un lavoro che affianca alla tradizionale attività di invito i contatti telefonici con la popolazione, l’ampliamento degli orari e le aperture straordinarie nei fine settimana. Medici di famiglia, farmacie, amministrazioni locali e operatori sanitari partecipano alle attività di informazione e prenotazione, estese anche alle piazze, alle sagre e agli eventi dei comuni della provincia. Nicosiana si inserisce in questo lavoro di prossimità, portando la prevenzione fuori dagli ambulatori e avvicinandola ai luoghi della vita quotidiana. Il programma completo di Nicosiana sarà presentato nelle prossime settimane, con il calendario degli screening gratuiti, gli incontri con i professionisti della salute, gli spettacoli, le letture e tutti gli ospiti della manifestazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803208207931.PDF §---§ title§§ Nicosiana, il festival che porta la prevenzione oncologica femminile nelle aree interne link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803192507906.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ennavivi.it" del 28 Jul 2026

Dal 27 al 29 agosto Nicosia risponde con una tre giorni dedicata alla salute delle donne

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A sostenere la manifestazione come testimonial saranno le attrici Ludovica Bizzaglia e Valeria Solarino, e gli attori Alberto Paradossi e Giacomo Ferrara, presenti a Nicosia con gli appuntamenti culturali e di spettacolo in programma.Sul palco allestito nella piazza principale di Nicosia saliranno inoltre diverse donne che hanno vissuto una diagnosi oncologica e racconteranno pubblicamente la propria esperienza: la scoperta della malattia, le cure, il rapporto con il corpo, la paura, le relazioni, il ritorno alla quotidianità. Vicende che raramente trovano uno spazio pubblico diventano così occasione di confronto e possono aiutare altre donne ad avvicinarsi alla prevenzione con maggiore consapevolezza."Nicosiana nasce da un’urgenza che sentiamo prima di tutto come donne e come persone cresciute in questa comunità: portare la prevenzione al centro del discorso pubblico e trasformarla in un impegno collettivo", dichiara Debora Leonardi, responsabile dell’associazione culturale Divina Mania, giovane nicosiana ideatrice della manifestazione. "Per tre giorni Nicosia parlerà apertamente di salute femminile, diagnosi precoce e delle difficoltà che ancora tengono troppe donne lontane dai controlli. Gli screening gratuiti saranno un’occasione immediata per prendersi cura di sé e un modo per affermare che la salute delle donne riguarda l’intero territorio. Vogliamo che da queste giornate restino una consapevolezza più forte e una richiesta condivisa di maggiore attenzione e servizi".Accanto al programma culturale e sanitario, Nicosiana promuove una raccolta fondi destinata a potenziare le attività di prevenzione oncologica femminile nel territorio. L’obiettivo è trasformare la partecipazione al festival in un sostegno duraturo alla salute delle donne, contribuendo ad avvicinare i controlli, l’informazione e la diagnosi precoce a chi vive nelle aree interne. La manifestazione richiama inoltre l’attenzione sulla possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia. La disponibilità dello strumento sul territorio permetterebbe di ampliare l’offerta di prevenzione, ridurre gli spostamenti verso altri centri e rendere più accessibili i controlli alle donne di Nicosia e dei comuni vicini.“Ci auguriamo che Nicosiana incoraggi la cittadinanza, e soprattutto le donne più giovani, a maturare per tempo una maggiore consapevolezza e ad affidarsi con regolarità alla prevenzione e ai controlli”, dichiara Maria Di Costa, presidente del Consiglio comunale di Nicosia e delegata alla Salute. “In un territorio come il nostro, la necessità di spostarsi verso altri centri può scoraggiare o rin viare gli esami. La possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia rappresenterebbe un passo importante per avvicinare la diagnosi precoce alle donne. Allo stesso tempo, occorre continuare a rafforzare la struttura sanitaria locale, che in passato ha risentito anche della carenza di personale e che oggi non può garantire l’intero percorso di cura successivo a una diagnosi oncologica. Questa iniziativa può contribuire a richiamare l’attenzione sui servizi di cui il territorio ha bisogno”.L'iniziativa, ideata dall'associazione culturale Divina Mania e promossa con il Comune di Nicosia in collaborazione con l'ASP di Enna, nasce dall'idea che la prevenzione debba attraversare anche i linguaggi della cultura e della partecipazione civile, oltre agli ambulatori e alle campagne informative, per coinvolgere un'intera comunità."Non vogliamo soltanto animare le sere d’agosto, ma costruire occasioni di informazione, ascolto e confronto, capaci di lasciare un segno concreto anche dopo la conclusione della manifestazione", commenta Antonio Monsellato, direttore artistico di Nicosiana. "Torniamo a Nicosia dopo due anni con l’emozione di chi mantiene una promessa. Anche questa edizione affida ai linguaggi della cultura e dello spettacolo il compito di avvicinare le persone alla prevenzione, accrescere la consapevolezza e richiamare l’attenzione sui bisogni del territorio. I temi che affronteremo quest’anno, dalla salute delle donne alle difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne, ci chiedono una responsabilità ancora maggiore, che vogliamo assumere insieme alla comunità nicosiana, forza viva del festival, con la sua capacità di accogliere, partecipare e mettere il volontariato al servizio di un obiettivo condiviso".LA PREVENZIONE NELLE AREE INTERNENel 2024 sono state stimate in Italia 390.100 nuove diagnosi di tumore, 175.600 tra le donne. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con 53.065 nuovi casi, pari a circa il 30% delle diagnosi oncologiche tra le donne. La possibilità di intercettare la malattia precocemente, tuttavia, cambia anche in base al luogo in cui si vive e alla distanza dai servizi sanitari. Per chi vive nelle aree interne, a queste differenze si aggiunge la distanza dai servizi. Una visita specialistica, uno screening o gli eventuali approfondimenti diagnostici possono richiedere tempi di percorrenza più lunghi, spostamenti ripetuti e una gestione più complessa del lavoro e delle responsabilità familiari, rendendo più difficile la continuità dei controlli.In Sicilia la questione riguarda quasi metà della popolazione. Nella mappatura più recente, 310 dei 391 comuni dell’Isola sono classificati come aree interne e vi risiedono oltre 2,3 milioni di persone, circa il 48% dei siciliani. Sono territori distanti dai principali servizi, tra cui quelli sanitari. Nicosia appartiene alla fascia dei comuni ultraperiferici, con un tempo medio di percorrenza stimato in oltre 72 minuti per raggiungere il polo di riferimento, più del doppio della soglia minima che segna l'ingresso nelle aree interne.I NUMERI DEL DIVARIOQuesta geografia si innesta su un divario già profondo nell'accesso alla prevenzione oncologica. Il report pubblicato dalla Fondazione GIMBE a luglio 2026, mostra che allo screening mammografico organizzato aderisce in Italia una donna invitata su due. In Sicilia la quota scende al 28,9%, il secondo valore più basso del Paese, davanti soltanto alla Calabria. Lo stesso divario si ritrova nello screening della cervice uterina: a livello nazionale aderisce il 51% delle donne invitate, mentre in Sicilia la quota si ferma al 27,8%.Il quadro resta critico anche considerando le mammografie preventive effettuate al di fuori dei programmi organizzati. Secondo la sorveglianza PASSI dell'Istituto Superiore di Sanità, in Sicilia il 61% delle donne tra i 50 e i 69 anni dichiara di avere eseguito l'esame negli ultimi due anni, contro il 75% della media nazional e, e quasi quattro donne su dieci restano fuori dai tempi raccomandati: il 19% non ha mai effettuato una mammografia e il 20% l'ha eseguita da più di due anni.IL CASO ENNAIn questo quadro, il territorio ennese registra risultati in controtendenza. Secondo i dati aziendali 2025 diffusi dall’ASP di Enna, l’adesione supera il 70% per lo screening mammografico e il 57% per quello della cervice uterina: i valori più alti registrati in Sicilia in entrambi i programmi rivolti alle donne.A questi risultati contribuisce un lavoro che affianca alla tradizionale attività di invito i contatti telefonici con la popolazione, l’ampliamento degli orari e le aperture straordinarie nei fine settimana. Medici di famiglia, farmacie, amministrazioni locali e operatori sanitari partecipano alle attività di informazione e prenotazione, estese anche alle piazze, alle sagre e agli eventi dei comuni della provincia. Nicosiana si inserisce in questo lavoro di prossimità, portando la prevenzione fuori dagli ambulatori e avvicinandola ai luoghi della vita quotidiana.Segui EnnaViviCOPYRIGHT © 2020-2026 Tempo di caricamento: 66ms. 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Estratto da pag. 1 di "ennavivi.it" del 28 Jul 2026

Dal 27 al 29 agosto Nicosia risponde con una tre giorni dedicata alla salute delle donne

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A sostenere la manifestazione come testimonial saranno le attrici Ludovica Bizzaglia e Valeria Solarino, e gli attori Alberto Paradossi e Giacomo Ferrara, presenti a Nicosia con gli appuntamenti culturali e di spettacolo in programma.Sul palco allestito nella piazza principale di Nicosia saliranno inoltre diverse donne che hanno vissuto una diagnosi oncologica e racconteranno pubblicamente la propria esperienza: la scoperta della malattia, le cure, il rapporto con il corpo, la paura, le relazioni, il ritorno alla quotidianità. Vicende che raramente trovano uno spazio pubblico diventano così occasione di confronto e possono aiutare altre donne ad avvicinarsi alla prevenzione con maggiore consapevolezza."Nicosiana nasce da un’urgenza che sentiamo prima di tutto come donne e come persone cresciute in questa comunità: portare la prevenzione al centro del discorso pubblico e trasformarla in un impegno collettivo", dichiara Debora Leonardi, responsabile dell’associazione culturale Divina Mania, giovane nicosiana ideatrice della manifestazione. "Per tre giorni Nicosia parlerà apertamente di salute femminile, diagnosi precoce e delle difficoltà che ancora tengono troppe donne lontane dai controlli. Gli screening gratuiti saranno un’occasione immediata per prendersi cura di sé e un modo per affermare che la salute delle donne riguarda l’intero territorio. Vogliamo che da queste giornate restino una consapevolezza più forte e una richiesta condivisa di maggiore attenzione e servizi".Accanto al programma culturale e sanitario, Nicosiana promuove una raccolta fondi destinata a potenziare le attività di prevenzione oncologica femminile nel territorio. L’obiettivo è trasformare la partecipazione al festival in un sostegno duraturo alla salute delle donne, contribuendo ad avvicinare i controlli, l’informazione e la diagnosi precoce a chi vive nelle aree interne. La manifestazione richiama inoltre l’attenzione sulla possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia. La disponibilità dello strumento sul territorio permetterebbe di ampliare l’offerta di prevenzione, ridurre gli spostamenti verso altri centri e rendere più accessibili i controlli alle donne di Nicosia e dei comuni vicini.“Ci auguriamo che Nicosiana incoraggi la cittadinanza, e soprattutto le donne più giovani, a maturare per tempo una maggiore consapevolezza e ad affidarsi con regolarità alla prevenzione e ai controlli”, dichiara Maria Di Costa, presidente del Consiglio comunale di Nicosia e delegata alla Salute. “In un territorio come il nostro, la necessità di spostarsi verso altri centri può scoraggiare o rin viare gli esami. La possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia rappresenterebbe un passo importante per avvicinare la diagnosi precoce alle donne. Allo stesso tempo, occorre continuare a rafforzare la struttura sanitaria locale, che in passato ha risentito anche della carenza di personale e che oggi non può garantire l’intero percorso di cura successivo a una diagnosi oncologica. Questa iniziativa può contribuire a richiamare l’attenzione sui servizi di cui il territorio ha bisogno”.L'iniziativa, ideata dall'associazione culturale Divina Mania e promossa con il Comune di Nicosia in collaborazione con l'ASP di Enna, nasce dall'idea che la prevenzione debba attraversare anche i linguaggi della cultura e della partecipazione civile, oltre agli ambulatori e alle campagne informative, per coinvolgere un'intera comunità."Non vogliamo soltanto animare le sere d’agosto, ma costruire occasioni di informazione, ascolto e confronto, capaci di lasciare un segno concreto anche dopo la conclusione della manifestazione", commenta Antonio Monsellato, direttore artistico di Nicosiana. "Torniamo a Nicosia dopo due anni con l’emozione di chi mantiene una promessa. Anche questa edizione affida ai linguaggi della cultura e dello spettacolo il compito di avvicinare le persone alla prevenzione, accrescere la consapevolezza e richiamare l’attenzione sui bisogni del territorio. I temi che affronteremo quest’anno, dalla salute delle donne alle difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne, ci chiedono una responsabilità ancora maggiore, che vogliamo assumere insieme alla comunità nicosiana, forza viva del festival, con la sua capacità di accogliere, partecipare e mettere il volontariato al servizio di un obiettivo condiviso".LA PREVENZIONE NELLE AREE INTERNENel 2024 sono state stimate in Italia 390.100 nuove diagnosi di tumore, 175.600 tra le donne. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con 53.065 nuovi casi, pari a circa il 30% delle diagnosi oncologiche tra le donne. La possibilità di intercettare la malattia precocemente, tuttavia, cambia anche in base al luogo in cui si vive e alla distanza dai servizi sanitari. Per chi vive nelle aree interne, a queste differenze si aggiunge la distanza dai servizi. Una visita specialistica, uno screening o gli eventuali approfondimenti diagnostici possono richiedere tempi di percorrenza più lunghi, spostamenti ripetuti e una gestione più complessa del lavoro e delle responsabilità familiari, rendendo più difficile la continuità dei controlli.In Sicilia la questione riguarda quasi metà della popolazione. Nella mappatura più recente, 310 dei 391 comuni dell’Isola sono classificati come aree interne e vi risiedono oltre 2,3 milioni di persone, circa il 48% dei siciliani. Sono territori distanti dai principali servizi, tra cui quelli sanitari. Nicosia appartiene alla fascia dei comuni ultraperiferici, con un tempo medio di percorrenza stimato in oltre 72 minuti per raggiungere il polo di riferimento, più del doppio della soglia minima che segna l'ingresso nelle aree interne.I NUMERI DEL DIVARIOQuesta geografia si innesta su un divario già profondo nell'accesso alla prevenzione oncologica. Il report pubblicato dalla Fondazione GIMBE a luglio 2026, mostra che allo screening mammografico organizzato aderisce in Italia una donna invitata su due. In Sicilia la quota scende al 28,9%, il secondo valore più basso del Paese, davanti soltanto alla Calabria. Lo stesso divario si ritrova nello screening della cervice uterina: a livello nazionale aderisce il 51% delle donne invitate, mentre in Sicilia la quota si ferma al 27,8%.Il quadro resta critico anche considerando le mammografie preventive effettuate al di fuori dei programmi organizzati. Secondo la sorveglianza PASSI dell'Istituto Superiore di Sanità, in Sicilia il 61% delle donne tra i 50 e i 69 anni dichiara di avere eseguito l'esame negli ultimi due anni, contro il 75% della media nazional e, e quasi quattro donne su dieci restano fuori dai tempi raccomandati: il 19% non ha mai effettuato una mammografia e il 20% l'ha eseguita da più di due anni.IL CASO ENNAIn questo quadro, il territorio ennese registra risultati in controtendenza. Secondo i dati aziendali 2025 diffusi dall’ASP di Enna, l’adesione supera il 70% per lo screening mammografico e il 57% per quello della cervice uterina: i valori più alti registrati in Sicilia in entrambi i programmi rivolti alle donne.A questi risultati contribuisce un lavoro che affianca alla tradizionale attività di invito i contatti telefonici con la popolazione, l’ampliamento degli orari e le aperture straordinarie nei fine settimana. Medici di famiglia, farmacie, amministrazioni locali e operatori sanitari partecipano alle attività di informazione e prenotazione, estese anche alle piazze, alle sagre e agli eventi dei comuni della provincia. Nicosiana si inserisce in questo lavoro di prossimità, portando la prevenzione fuori dagli ambulatori e avvicinandola ai luoghi della vita quotidiana.Segui EnnaViviCOPYRIGHT © 2020-2026 Tempo di caricamento: 66ms. 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Estratto da pag. 1 di "ilrestodelcarlino.it" del 28 Jul 2026

Giancarlo Copponi aveva raccontato sul Carlino la sua vicissitudine con l’Ast, e luendì finalmente ha avuto l’appuntamento

pubDate§§ 2026-07-28T00:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072802149600405.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072802149600405.PDF', 'title': 'ilrestodelcarlino.it'} tp:url§§ https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/cinque-mesi-esame-cup-articolo-cow4l1b1 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072802149600405.PDF tp:ocr§§ Rowe dirà dove si vuole andarePrimo mese a 1 € Un paziente si sottopone a una visita oculistica: avere un appuntamento nel pubblico è diventata un’impresaMacerata, 28 luglio 2026 – “Appena uscito l’articolo, si è trovato il posto per la visita di cui avevo bisogno”. Giancarlo Copponi racconta la seconda puntata della sua disavventura sanitaria. Il 13 febbraio scorso aveva provato a prenotare una visita oculistica, ma nonostante svariati tentativi l’unico risultato era stata la presa in carico, cioè la risposta automatica per mail dell’Ast, con l’assicurazione che presto sarebbe stato richiamato per l’appuntamento.Passati cinque mesi senza notizie, ieri Copponi aveva segnalato su queste pagine la vicenda. E nella tarda mattinata di ieri, il Cup lo ha chiamato: appuntamento il 3 agosto a San Severino.“Da peones – commenta Copponi – vai dal medico per farti prescrivere un esame, magari una colonscopia, poi vai fiducioso allo sportello Cup e scopri che c’è un posto per l’indomani mattina. Però occorrono tre giorni di preparazione e non se ne fa nulla, e non possono prendere “in carico” perché vi è un posto libero. Torni a casa sconsolato e riprovi dopo 3 o 4 giorni: stessa storia. Alla terza volta non vi sono posti e quindi finalmente ti prendono “in carico”, ma qui scatta la presa in giro: nessuno si attiverà per garantire un diritto costituzionalmente garantito, fai la fine del “Deserto dei tartari“, precipiti in un oblio profondissimo, cioè nel dimenticatoio. Qui sta la genialata dell’assessore Calcinaro: per chi fa sondaggi, come la fondazione Gimbe, i risultati sembrano ottimi, i tempi di attesa per gli esami sono perfetti, ma nessuno sa che fine faranno quelli presi in carico. Una mia amica di Fano è stata presa in carico a settembre, ma se ne sono dimenticati. Forse – conclude amareggiato – la sanità regionale predilige i medici che fanno soldi a quelli che hanno fatto il giuramento di Ippocrate”.© Riproduzione riservataTag dell'articoloSocietà soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-2968 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072802149600405.PDF §---§ title§§ In Sicilia si inaugurano le Case della comunità, anche se i lavori sono ancora in corso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072801806305320.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "linkiesta.it" del 28 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-28T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072801806305320.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072801806305320.PDF', 'title': 'linkiesta.it'} tp:url§§ https://www.linkiesta.it/2026/07/in-sicilia-si-inaugurano-le-case-della-comunita-anche-se-i-lavori-sono-ancora-in-corso/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072801806305320.PDF tp:ocr§§ «C’era una casa / molto carina / senza soffitto / senza cucina», dice una delle canzoni per bambini più famose. Il testo originale è del poeta brasiliano Vinícius de Moraes, la versione italiana di Sergio Bardotti, la voce che l’ha resa celebre quella di Sergio Endrigo.Poesia ce n’è poca, invece, in altre case: le Case della comunità, quelle costruite con i fondi del Pnrr. Anche loro molto carine, appena tinteggiate, con le insegne nuove, la targa dell’Unione europea all’ingresso e il cartello che ricorda quanto denaro pubblico è stato speso. Ma anche loro, in molti casi, senza soffitto e senza cucina. Cioè senza medici, senza infermieri, senza arredi, con i cantieri ancora aperti e con servizi che esistono soprattutto nei comunicati stampa. A parte la casa, manca la comunità.È quello che sta accadendo, ad esempio, in provincia di Trapani e, con differenze più o meno rilevanti, nel resto della Sicilia. Una vicenda che racconta bene il modo in cui è stata gestita una parte dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza: prima viene l’obiettivo da rendicontare, poi il servizio da offrire ai cittadini. Prima bisogna dimostrare a Bruxelles che l’edificio esiste. Per trovare chi dovrà lavorarci ci sarà tempo.La scadenza era il 30 giugno 2026. Entro quella data bisognava completare e mettere a disposizione le strutture previste dalla Missione 6 del Pnrr, quella destinata a ricostruire la sanità territoriale italiana dopo il trauma della pandemia.Così, nelle ultime settimane di giugno, in Sicilia, pur di arrivare in tempo,  si è inaugurato di tutto. Case della comunità, Ospedali della comunità, Centrali operative territoriali. Tagli di nastro, sopralluoghi, assessori, direttori generali, sindaci, fotografie. Una corsa contro il tempo per arrivare alla scadenza con il maggior numero possibile di caselle spuntate.Il problema è che inaugurare una struttura non significa renderla operativa.In provincia di Trapani le Case della comunità sono tredici. Secondo l’Azienda sanitaria provinciale risultano tutte attive. Eppure i lavori non sono ancora completamente terminati.È possibile, dunque, che una struttura sanitaria venga contemporaneamente dichiarata attiva e considerata ancora un cantiere. È questa la prima magia burocratica delle Case della comunità in Sicilia: possono essere finite e non finite, aperte e non accessibili, operative e prive del personale necessario.Ad Alcamo questa contraddizione è diventata un caso interno all’Azienda sanitaria. Il direttore del distretto sanitario si è dimesso: aveva effettuato un sopralluogo nella Casa della comunità Hub di Alcamo e in quella Spoke di Castellammare del Golfo. Nella nota ha scritto che entrambe presentavano «gravi criticità» e che i lavori ancora in corso non consentivano l’accesso in condizioni di sicurezza per gli utenti e per gli operatori.Il passaggio più pesante riguarda soprattutto la struttura di Alcamo: gli immobili non garantivano i requisiti essenziali di sicurezza, igiene, salubrità e accessibilità.Non è la valutazione di un sindacalista, di un consigliere comunale di opposizione o del solito cittadino che protesta sui social. A scriverlo  è un dirigente che per ruolo deve occuparsi della tutela della salute pubblica e che, per il Distretto di Alcamo, aveva anche responsabilità sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.Le sue dimissioni sono diventate così qualcosa di più di una vicenda amministrativa. Sono la fotografia del metodo utilizzato per raggiungere il traguardo del Pnrr: aprire le strutture prima ancora di avere risolto i problemi che ne impediscono il normale funzionamento.Prima l’attivazione, poi la sicurezza. Prima il personale trasferito, poi il confronto con il dirigente che quel personale dovrebbe coordinare. Prima il risultato da comunicare, poi la verifica della realtà.Il caso Alcamo è il più eclatante, ma non è l’unico. Nelle tredici Case della comunità della provincia sono ancora presenti lavori in corso. Gli s trumenti sono arrivati, gli organigrammi sono stati definiti, i responsabili sono stati individuati.  Non è stato invece reso pubblico l’elenco dei medici di famiglia che hanno deciso di prestarvi servizio.È un dettaglio soltanto in apparenza. Perché una Casa della comunità dovrebbe essere, prima di ogni altra cosa, il luogo nel quale il cittadino incontra il medico, l’infermiere, lo specialista, l’assistente sociale. Senza queste figure rimane un involucro. Un edificio ristrutturato. Un poliambulatorio ribattezzato. Una targa europea attaccata al muro.La medicina territoriale siciliana parte inoltre da una condizione di grave debolezza. Secondo l’analisi più recente della Fondazione Gimbe, nell’Isola erano in attività 3.654 medici di medicina generale per poco più di quattro milioni di assistiti: una media di 1.177 pazienti per medico.La Regione Siciliana non ha ancora pubblicato il decreto sugli ambiti territoriali carenti della medicina generale per il 2026, il provvedimento che dovrebbe indicare con precisione le zone nelle quali mancano i medici di famiglia. Sul portale regionale risultano ancora le graduatorie e gli atti relativi agli incarichi vacanti del 2025.Da una parte, dunque, la Regione continua a cercare medici per garantire l’assistenza di base. Dall’altra chiede agli stessi medici, già sovraccarichi, di lavorare anche nelle nuove Case della comunità. Il paradosso è tutto qui.Il Pnrr ha finanziato gli edifici, ma non ha creato i professionisti necessari per farli funzionare. Ha costruito nuovi luoghi nei quali esercitare la medicina territoriale proprio mentre la medicina territoriale perdeva medici, infermieri e capacità organizzativa.Nel febbraio del 2026 l’Asp di Trapani è stata tra le prime aziende sanitarie siciliane a sottoscrivere un accordo con i sindacati dei medici di famiglia per il loro inserimento nelle Case della comunità. La sperimentazione è partita da Partanna. In seguito sono state costituite quindici Aggregazioni funzionali territoriali, gruppi di medici chiamati a lavorare in rete e a garantire la continuità dell’assistenza.Ogni Casa della comunità ha oggi un medico referente.  Avere un referente, tuttavia, non significa avere un organico.Il decreto ministeriale 77 del 2022 prevede che ogni Casa della comunità disponga di équipe multiprofessionali, tra sette e undici infermieri, un assistente sociale e tra cinque e otto unità di personale amministrativo e sociosanitario. A questi devono aggiungersi i medici di medicina generale, i pediatri e gli specialisti necessari a garantire i servizi.È su questi numeri che lo Spi Cgil Sicilia ha chiesto chiarimenti ai direttori generali delle Aziende sanitarie. Il sindacato non contesta l’apertura degli edifici. Chiede quante strutture siano davvero operative, quali servizi siano concretamente disponibili e quanti professionisti siano presenti.Domande elementari, alle quali però non esiste ancora una risposta pubblica e completa.Quanti medici lavorano nelle Case della comunità siciliane? Per quante ore? Quali ambulatori sono aperti? Quali servizi sono nuovi e quali sono stati semplicemente trasferiti da altre strutture? Quante Case garantiscono realmente gli standard previsti dal decreto ministeriale? Quante sono accessibili ogni giorno e quante soltanto in alcune fasce orarie?La questione non è nominalistica. Non basta chiamare Casa della comunità un edificio nel quale prima esisteva un poliambulatorio. Non basta trasferire una scrivania, un infermiere e un medico per alcune ore alla settimana. Non basta acquistare apparecchiature che rischiano di rimanere inutilizzate perché manca chi deve adoperarle.Una Casa della comunità dovrebbe evitare che un anziano finisca al pronto soccorso perché non sa a chi rivolgersi. Dovrebbe seguire il malato cronico, organizzare l’assistenza domiciliare, coordinare medici, infermieri, specialisti e servizi sociali. Dovrebbe essere il luogo della presa in carico, non quello della presa i n giro.In Sicilia, invece, si è partiti dal tetto. Anche quando, metaforicamente e talvolta materialmente, mancava ancora tutto il resto.La Casa della comunità, almeno nelle intenzioni, non è un semplice poliambulatorio con un nome più moderno. Dovrebbe essere il luogo nel quale il cittadino viene preso in carico da un’équipe composta da medici di medicina generale, pediatri, infermieri, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti. Un presidio riconoscibile e accessibile, capace di seguire le persone prima che una patologia diventi un’emergenza e di garantire continuità dopo una dimissione dall’ospedale.È la risposta immaginata dopo la pandemia alla fragilità della medicina territoriale italiana. Il Covid aveva mostrato cosa accade quando tra il medico di famiglia e l’ospedale non esiste quasi nulla: i pronto soccorso collassano, gli anziani rimangono soli, le patologie croniche vengono trascurate, la prevenzione scompare. Le Case della comunità dovevano riempire proprio quel vuoto.In Sicilia ne erano state inizialmente programmate 156. All’inizio del 2026 la Regione parlava di 146 interventi finanziati con circa 217 milioni di euro e assicurava che il cronoprogramma fosse pienamente rispettato. Il 15 aprile annunciava che ventisette Case della comunità erano già operative e che per altre trentacinque i lavori risultavano conclusi. Per il Pnrr, una Casa della comunità può contribuire al raggiungimento del target quando risulta «messa a disposizione e dotata di attrezzature tecnologiche». La documentazione richiesta per la rendicontazione riguardava soprattutto il completamento dell’opera, i collaudi, le apparecchiature e la disponibilità dell’edificio. Ma un edificio disponibile non è necessariamente un servizio sanitario funzionante. Una struttura può essere formalmente consegnata senza avere tutti gli ambulatori attivi. Può avere qualche computer e nessun medico stabile. Può aprire per poche ore, ospitare servizi che esistevano già e tuttavia essere conteggiata come nuova Casa della comunità. Può persino essere inaugurata mentre in alcune stanze proseguono i lavori o mancano ancora mobili e strumenti. La differenza tra una casa costruita e una casa abitata è stata così trasformata in una sottigliezza burocratica.Il risultato è un nuovo paradosso siciliano: mentre negli ospedali mancano medici, infermieri e operatori sociosanitari, si aprono nuove strutture che per funzionare avrebbero bisogno degli stessi medici, degli stessi infermieri e degli stessi operatori. Si allarga la rete sulla carta, ma non aumenta chi deve farla funzionare. E quando il personale viene spostato da un reparto a un nuovo presidio territoriale non si crea un servizio in più: si scopre semplicemente un’altra casella.Le Case della comunità rischiano così di diventare monumenti alla rendicontazione. Edifici nuovi o ristrutturati, targhe europee, sale d’attesa ancora vuote. La dimostrazione che una scadenza può essere rispettata senza che sia rispettata la promessa fatta ai cittadini. Tutto fatto, dicono i documenti. Tutto ancora da fare, rispondono le case.È un po’ come consegnare un autobus senza autista e festeggiare perché la carrozzeria è arrivata puntuale.Le Case della comunità nascevano da un’idea giusta: curare le persone prima che finissero in ospedale. Dovevano rappresentare la risposta alla lezione più dolorosa della pandemia, quando si è scoperto che tra lo studio del medico di famiglia e il pronto soccorso esisteva il vuoto.Anziché colmare quel vuoto con una nuova organizzazione, si è cominciato dalla parte più semplice: l’edilizia. Si sono ristrutturati immobili, comprati ecografi, elettrocardiografi e computer, disegnati organigrammi e nominati referenti. Tutte cose necessarie. Ma una rete sanitaria non è la somma dei suoi locali. È il rapporto tra professionisti, servizi e cittadini. È la capacità di prendere in carico una persona, seguirla nel tempo, evitare che si perda tra una prenotazione e l’altra.L a Sicilia ha invece rischiato di replicare il suo modello amministrativo preferito: costruire contenitori e rimandare il contenuto.È già accaduto con ospedali inaugurati a reparti, impianti comprati e mai utilizzati, strutture ultimate e lasciate chiuse. Le Case della comunità potrebbero diventare l’ultima evoluzione di questa tradizione: non più l’incompiuta edilizia, troppo rozza e facilmente fotografabile, ma l’incompiuta funzionale. Il palazzo c’è, la targa pure, il finanziamento è stato rendicontato. Ciò che manca è invisibile: il turno dell’infermiere, il medico disponibile, il percorso di cura, il collegamento con l’ospedale.La scadenza del 30 giugno è stata rispettata soprattutto grammaticalmente. L’Europa chiedeva le Case. Le Case sono state consegnate. Per la comunità si vedrà.«C’era una casa / molto carina». Questa volta, però, il finale non farà ridere i bambini.Condividi: Fai clic per condividere su X (Si apre in una nuova finestra) X Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp tp:writer§§ Giacomo Di Girolamo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072801806305320.PDF §---§ title§§ Nicosiana 2026: a Nicosia il festival che unisce cultura, spettacolo e prevenzione oncologica femminile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803209307930.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "weblombardia.info" del 28 Jul 2026

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Dal 27 al 29 agosto 2026, Nicosia, in provincia di Enna, ospiterà Nicosiana, il festival dedicato alla prevenzione oncologica femminile, nato con l’obiettivo di avvicinare le donne ai controlli, accendere i riflettori sulle difficoltà vissute dalle aree interne e contribuire al rafforzamento dei servizi sanitari territoriali.La manifestazione, ideata dall’associazione culturale Divina Mania e promossa insieme al Comune di Nicosia in collaborazione con l’ASP di Enna, porterà in piazza medici, ricercatori, artisti, istituzioni e cittadini, trasformando la prevenzione in un momento collettivo di informazione, confronto e partecipazione.Nicosia, un territorio dove la prevenzione diventa una sfida socialeNicosia rappresenta uno dei luoghi simbolo delle difficoltà che ancora oggi caratterizzano l’accesso alla salute nelle aree interne italiane. Qui si intrecciano due grandi disuguaglianze: quella tra Nord e Sud nell’adesione agli screening oncologici e quella legata alla distanza dai principali servizi sanitari.Per questo motivo Nicosiana porterà direttamente sul territorio una serie di screening gratuiti dedicati alla prevenzione dei tumori femminili, con visite ginecologiche ed ecografie al seno, offrendo alle donne la possibilità di effettuare controlli fondamentali senza dover affrontare lunghi spostamenti.L’obiettivo è chiaro: rendere la prevenzione più vicina, accessibile e parte della quotidianità delle comunità locali.Screening gratuiti, incontri medici e testimonianzeIl programma del festival unirà momenti sanitari e culturali. Accanto agli screening saranno organizzati incontri con medici e professionisti della salute per approfondire temi come la diagnosi precoce, i percorsi di cura e l’importanza della prevenzione.A sostenere Nicosiana come testimonial saranno le attrici Ludovica Bizzaglia e Valeria Solarino, insieme agli attori Alberto Paradossi e Giacomo Ferrara, protagonisti degli appuntamenti culturali e degli spettacoli previsti durante la manifestazione.Uno dei momenti più significativi sarà dedicato alle donne che hanno affrontato una diagnosi oncologica e che saliranno sul palco della piazza principale di Nicosia per raccontare la propria esperienza: la scoperta della malattia, il percorso terapeutico, il rapporto con il proprio corpo, le paure e la capacità di tornare alla vita quotidiana.Storie personali che diventano patrimonio collettivo e che possono aiutare altre donne ad affrontare la prevenzione con maggiore consapevolezza.“Portare la prevenzione al centro del discorso pubblico”«Nicosiana nasce da un’urgenza che sentiamo prima di tutto come donne e come persone cresciute in questa comunità: portare la prevenzione al centro del discorso pubblico e trasformarla in un impegno collettivo», dichiara Debora Leonardi, responsabile dell’associazione culturale Divina Mania e ideatrice della manifestazione.«Per tre giorni Nicosia parlerà apertamente di salute femminile, diagnosi precoce e delle difficoltà che ancora tengono troppe donne lontane dai controlli. Gli screening gratuiti saranno un’occasione immediata per prendersi cura di sé e un modo per affermare che la salute delle donne riguarda l’intero territorio».Il festival sarà anche occasione per una raccolta fondi destinata al potenziamento delle attività di prevenzione oncologica femminile nel territorio, con l’obiettivo di lasciare un contributo concreto anche dopo la conclusione dell’evento.Il progetto del mammografo a NicosiaTra i temi al centro della manifestazione anche la possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia, strumento che consentirebbe di ampliare l’offerta di prevenzione e ridurre gli spostamenti verso altri centri sanitari.«La possi bilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia rappresenterebbe un passo importante per avvicinare la diagnosi precoce alle donne», sottolinea Maria Di Costa, presidente del Consiglio comunale di Nicosia e delegata alla Salute.«In un territorio come il nostro, la necessità di spostarsi verso altri centri può scoraggiare o rinviare gli esami. Allo stesso tempo occorre continuare a rafforzare la struttura sanitaria locale, che oggi non può garantire l’intero percorso di cura successivo a una diagnosi oncologica».La prevenzione oncologica nelle aree interne italianeSecondo i dati più recenti, nel 2024 in Italia sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore, di cui 175.600 tra le donne. Il tumore della mammella resta la neoplasia femminile più frequente, con 53.065 nuovi casi, circa il 30% delle diagnosi oncologiche nelle donne.La diagnosi precoce rappresenta un elemento decisivo nella lotta ai tumori, ma la possibilità di accedere agli screening cambia ancora molto in base al luogo in cui si vive.Per chi abita nelle aree interne, infatti, una visita specialistica o un controllo possono richiedere lunghi tempi di percorrenza, spostamenti ripetuti e una maggiore complessità organizzativa, soprattutto per chi deve conciliare cure, lavoro e responsabilità familiari.In Sicilia il problema riguarda una parte significativa della popolazione: 310 dei 391 comuni dell’Isola sono classificati come aree interne, con oltre 2,3 milioni di residenti coinvolti.Nicosia appartiene alla fascia dei comuni ultraperiferici, con tempi medi di percorrenza superiori ai 72 minuti per raggiungere il polo sanitario di riferimento.Il divario negli screening: Sicilia ancora in difficoltàSecondo il report della Fondazione GIMBE pubblicato nel luglio 2026, allo screening mammografico organizzato aderisce in Italia circa una donna invitata su due.In Sicilia la percentuale scende al 28,9%, tra i valori più bassi del Paese. Anche per lo screening della cervice uterina il dato regionale resta distante dalla media nazionale: 27,8% contro il 51%.La situazione emerge anche dai dati della sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità: in Sicilia il 61% delle donne tra i 50 e i 69 anni dichiara di avere effettuato una mammografia negli ultimi due anni, contro il 75% della media italiana.Enna, un modello virtuoso in SiciliaNel quadro regionale emerge però il caso positivo dell’area ennese. Secondo i dati aziendali 2025 diffusi dall’ASP di Enna, l’adesione agli screening supera il 70% per quello mammografico e raggiunge il 57% per quello della cervice uterina, valori tra i più alti registrati in Sicilia.Un risultato ottenuto grazie a un modello basato sulla prossimità: contatti telefonici con la popolazione, ampliamento degli orari, aperture straordinarie nei fine settimana e collaborazione tra medici di famiglia, farmacie, amministrazioni locali e operatori sanitari.Nicosiana nasce proprio dentro questa filosofia: portare la prevenzione fuori dagli ambulatori e dentro i luoghi della vita quotidiana.Cultura e salute: la sfida di Nicosiana«Non vogliamo soltanto animare le sere d’agosto, ma costruire occasioni di informazione, ascolto e confronto capaci di lasciare un segno concreto anche dopo la conclusione della manifestazione», afferma Antonio Monsellato, direttore artistico di Nicosiana.«Torniamo a Nicosia dopo due anni con l’emozione di chi mantiene una promessa. Anche questa edizione affida ai linguaggi della cultura e dello spettacolo il compito di avvicinare le persone alla prevenzione, accrescere la consapevolezza e richiamare l’attenzione sui bisogni del territorio».Il programma completo di Nicosiana 2026 sarà presentato nelle prossime settimane con il calendario degli screening gratuiti, gli incontri con gli specialisti, gli spettacoli e tutti gli ospiti della manifestazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/28/2026072803209307930.PDF §---§