title§§ Screening oncologici, oltre 7,6 milioni di italiani fuori dai programmi di prevenzione: mancate diagnosi per più di 50 mila tumori e lesioni precancerose link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072702107600002.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "adriaeco.eu" del 27 Jul 2026
Adriaeco:, news di economia dall''Adriatico: Screening oncologici, oltre 7,6 milioni di italiani fuori dai programmi di prevenzione: mancate diagnosi per più di 50 mila tumori e lesioni precancerose
pubDate§§ 2026-07-26T23:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072702107600002.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072702107600002.PDF', 'title': 'adriaeco.eu'} tp:url§§ https://www.adriaeco.eu/2026/07/27/screening-oncologici-oltre-76-milioni-di-italiani-fuori-dai-programmi-di-prevenzione-mancate-diagnosi-per-piu-di-50-mila-tumori-e-lesioni-precancerose/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072702107600002.PDF tp:ocr§§ La prevenzione oncologica continua a rappresentare una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale. Nonostante il progressivo recupero registrato dopo gli anni della pandemia, nel 2024 oltre 7,6 milioni di cittadini sono rimasti esclusi dai programmi gratuiti di screening organizzati, con conseguenze rilevanti sia sul piano della salute pubblica sia sulla sostenibilità economica del sistema sanitario.È quanto emerge dall’analisi della Fondazione GIMBE, realizzata sui dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), secondo cui il mancato raggiungimento degli obiettivi di copertura ha impedito l’identificazione precoce di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose che avrebbero potuto essere intercettati attraverso i programmi di prevenzione organizzati.Secondo il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, il problema non riguarda soltanto l’organizzazione dei servizi, ma anche la scarsa adesione della popolazione. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening.»I dati mostrano infatti che, a fronte di 14,1 milioni di persone invitate nel corso del 2024 a partecipare ai programmi di prevenzione previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), hanno aderito meno di 6,5 milioni, evidenziando un divario significativo tra la capacità di convocazione delle Regioni e l’effettiva partecipazione dei cittadini.Il sistema di screening gratuito comprende la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, il controllo della cervice uterina per la popolazione femminile tra 25 e 64 anni e lo screening del tumore del colon-retto destinato a uomini e donne tra 50 e 69 anni. Programmi considerati tra gli strumenti più efficaci della prevenzione sanitaria perché consentono di individuare precocemente tumori o lesioni precancerose, riducendo mortalità, costi terapeutici e impatto sociale della malattia.L’analisi evidenzia tuttavia una forte eterogeneità territoriale, che continua a rappresentare uno dei principali elementi di debolezza del sistema.Per lo screening mammografico, l’estensione degli inviti raggiunge a livello nazionale il 97,3% della popolazione target, ma l’adesione effettiva si ferma al 50%, con valori che oscillano dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria. Tutte le regioni del Mezzogiorno, ad eccezione della Basilicata, registrano tassi inferiori alla media nazionale.Anche lo screening cervicale evidenzia una partecipazione limitata: aderisce il 51% delle donne invitate, con differenze ancora più marcate tra il 90,3% del Trentino e il 12,2% della Calabria.Ancora più critica la situazione relativa allo screening del tumore del colon-retto, il programma che registra la partecipazione più bassa. A livello nazionale aderisce soltanto una persona su tre (33,3%), con valori che spaziano dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria. Anche in questo caso tutte le regioni meridionali si collocano al di sotto della media italiana.Secondo GIMBE, il quadro riflette differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, ma evidenzia anche un deficit culturale nella percezione dell’importanza della prevenzione.Le conseguenze risultano particolarmente significative sul piano epidemiologico.Assumendo come riferimento l’obiettivo europeo di una copertura pari al 90% della popolazione destinataria, la Fondazione stima che nel solo 2024 non siano stati individuati:11.026 tumori della mammella, di cui oltre 2.300 carcinomi invasivi di piccole dimensioni;9.695 lesioni precancerose della cervice uterina;4.703 tumori del colon-retto;quasi 25 mila adenomi avanzati, lesioni che rappresentano il principale precursore del tumore colorettale.Nel complesso si tratta di oltre 50 mila casi che avrebbero potuto essere intercettati prima della comparsa della malattia conclamata, consentendo interventi terapeutici meno invasivi e aumentando significativamente le probabilità di guarigione.Dal punto di vista economico, la questione assume un rilievo strategico per il Servizio sanitario nazionale. La diagnosi precoce riduce infatti i costi delle cure, limita il ricorso a trattamenti complessi e contribuisce alla sostenibilità finanziaria del sistema pubblico, mentre il ritardo diagnostico determina un incremento della spesa sanitaria e dei costi sociali legati alla perdita di produttività e all’assistenza.In questa prospettiva assume particolare rilievo anche il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, che recepisce l’obiettivo europeo fissando una copertura degli screening pari almeno al 70% entro il 2027, all’80% nel 2028 e al 90% entro il 2029.Parallelamente, la Legge di Bilancio 2026 ha previsto risorse dedicate all’estensione progressiva delle fasce di età interessate dai programmi di screening, ampliando l’offerta della mammografia e del controllo del colon-retto anche alle classi anagrafiche più anziane. Secondo GIMBE, tuttavia, l’allargamento della platea dovrà essere accompagnato da un rafforzamento della capacità organizzativa delle Regioni, per evitare di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali.La Fondazione richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di investire nella cultura della prevenzione già a partire dalla scuola. Nell’ambito del progetto “La Salute tiene banco”, solo il 51,2% degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori è stato in grado di identificare correttamente i tre programmi di screening oncologico gratuiti garantiti dal Servizio sanitario nazionale.«Prevenzione e promozione della salute sono pilastri fondamentali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», conclude Cartabellotta. «Molte Regioni devono certamente rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione dei cittadini. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e una maggiore consapevolezza, perché aderire agli screening significa salvare vite umane, ridurre le sofferenze e contenere i costi della sanità pubblica.» tp:writer§§ manager guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072702107600002.PDF §---§ title§§ Piemonte senza medici di famiglia: 300 borse per evitare il collasso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701883603010.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 27 Jul 2026
La Regione raddoppia le borse per il nuovo corso triennale, mentre cresce il numero dei cittadini senza una vera possibilità di scelta. Entro il 2028 son...
pubDate§§ 2026-07-27T03:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701883603010.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701883603010.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/722473/piemonte-senza-medici-di-famiglia-300-borse-per-evitare-il-collasso.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701883603010.PDF tp:ocr§§ Il Piemonte mette sul tavolo 300 borse di studio per formare una nuova generazione di medici di famiglia. È un investimento importante, quasi obbligato di fronte a una carenza che ormai si avverte negli ambulatori, nei piccoli Comuni e nelle aree montane. Il vero problema, però, non è soltanto trovare le risorse. È riuscire a convincere abbastanza giovani medici a scegliere una professione che negli ultimi anni ha perso attrattiva.Il bando regionale riguarda il corso triennale di formazione specifica in medicina generale per il periodo 2026-2029. I posti finanziati sono quasi il doppio rispetto ai 170 dell’edizione precedente e il percorso prevede complessivamente 4.800 ore, in larga parte dedicate alle attività pratiche. Le domande devono essere presentate attraverso la piattaforma dell’Asl Città di Torino. Sulla carta, dunque, il Piemonte ha deciso di accelerare. Ma il precedente più recente invita alla prudenza. Nel 2025 le richieste iniziali erano state 187, un numero sufficiente a coprire i posti disponibili. Alla prova di ammissione, però, si presentarono soltanto una sessantina di candidati. Il risultato fu un corso partito con molti posti liberi proprio mentre il territorio chiedeva nuovi professionisti.È questo il paradosso della medicina generale: i medici servono, le borse ci sono, ma il percorso non viene più percepito come una scelta sicura e conveniente. Pesano il carico burocratico, il numero crescente di pazienti, l’incertezza sulle regole, la difficoltà di aprire e gestire uno studio e la prospettiva di lavorare da soli nelle zone più periferiche. La stessa Fimmg piemontese aveva segnalato a marzo circa 600 posti vacanti e almeno 300 medici necessari nell’immediato per assistere i cittadini rimasti senza un professionista di riferimento. Le diverse stime non coincidono perfettamente, perché dipendono dai criteri utilizzati. La Fondazione Gimbe calcola che al primo gennaio 2025 mancassero in Piemonte 463 medici di medicina generale, considerando come rapporto ottimale un professionista ogni 1.200 assistiti. La media regionale era invece di 1.407 pazienti per medico, superiore a quella nazionale di 1.383. Dietro i numeri ci sono situazioni molto concrete. In alcuni territori i cittadini non riescono più a scegliere liberamente il proprio medico perché gli studi disponibili hanno raggiunto il numero massimo di assistiti. In altri casi vengono attivati incarichi provvisori, ambulatori temporanei o soluzioni condivise tra più professionisti. L’assistenza viene comunque garantita, ma il rapporto continuativo tra paziente e medico rischia di indebolirsi.La pressione non è uguale in tutta la regione. Le difficoltà maggiori si concentrano nelle vallate alpine, nei piccoli centri e nelle zone dove gli spostamenti sono più lunghi e aprire uno studio è meno conveniente. Il Verbano Cusio Ossola, il Cuneese e l’area di Mondovì sono tra i territori più esposti, ma il problema riguarda ormai anche le cinture urbane e i Comuni più popolosi.A rendere il quadro ancora più fragile è il ricambio generazionale. Entro il 2028, secondo le elaborazioni Gimbe, 433 medici piemontesi raggiungeranno l’età pensionabile. Nello stesso tempo, tra il 2019 e il 2024, il numero dei medici di famiglia presenti in regione è già diminuito del 10,6 per cento. Il rischio, quindi, è che i nuovi ingressi non riescano neppure a compensare le uscite. Anche a livello nazionale Gimbe avverte che, sommando pensionamenti e carenze già esistenti, le nuove leve formate nei prossimi anni potrebbero non bastare. Nel 2025 il Piemonte risultava inoltre tra le regioni con il maggiore scarto tra borse disponibili e candidati effettivamente presenti al concorso. La campagna della Regione prova ora a cambiare il racconto della professione, presentando il medico di famiglia come il primo presidio della sanità territoriale e come una figura destinata ad avere un ruolo centrale nelle Case della comunità e nelle nuove forme di assistenza. Ma la comunicazione, da sola, d ifficilmente potrà risolvere il problema.Per rendere davvero più interessante questo lavoro servono studi associati, personale amministrativo, strumenti digitali efficienti, incentivi per le aree disagiate e regole più stabili. Un giovane medico deve poter immaginare una professione sostenibile, non una vita trascorsa tra ricette, certificati, telefonate e liste di pazienti sempre più lunghe.Le 300 borse rappresentano dunque un’occasione decisiva, ma non garantiscono automaticamente 300 nuovi medici. Prima bisognerà vedere quante domande arriveranno, quanti candidati si presenteranno alla prova e quanti porteranno a termine il percorso. Solo allora si capirà se il Piemonte avrà davvero iniziato a colmare il vuoto oppure se, ancora una volta, una parte dei posti resterà inutilizzata. Medici di famiglia cercasi: ne mancano 5.700 e i giovani scelgono altro La Fimmg lancia l’appello in vista della scadenza del 27 luglio: 2.621 borse disponibili, ma la professione resta poco attrattiva. In Piemonte il deficit stimato è di 463 medici, mentre pensionamenti e invecchiamento della popolazione rischiano di aggravare l’emergenza Torino investe sui talenti del futuro: 101 borse di studio ai migliori studenti STEM arrivati da tutta Italia Fondazione SIA premia gli universitari più brillanti con un contributo da 3.000 euro. Nascono una Community dedicata ai giovani ricercatori, un premio da 10 mila euro per l'innovazione e nuove opportunità di incontro con le imprese Ivrea capitale europea della chitarra classica: torna l’International Guitar Festival Ivrea risuona di chitarra classica dall'11 al 14 giugno 2026: concerti nella chiesa di Santa Croce, concorso internazionale, mostra di liuteria e giovani talenti tp:writer§§ Virginia Serpe guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701883603010.PDF §---§ title§§ NICOSIANA, IL FESTIVAL CHE PORTA LA PREVENZIONE ONCOLOGICA FEMMINILE NELLE AREE INTERNE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701824205388.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "politicamentecorretto.com" del 27 Jul 2026
politicamentecorretto.com - NICOSIANA, IL FESTIVAL CHE PORTA LA PREVENZIONE ONCOLOGICA FEMMINILE NELLE AREE INTERNE
pubDate§§ 2026-07-27T10:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701824205388.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701824205388.PDF', 'title': 'politicamentecorretto.com'} tp:url§§ https://www.politicamentecorretto.com/2026/07/27/nicosiana-il-festival-che-porta-la-prevenzione-oncologica-femminile-nelle-aree-interne/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/27/2026072701824205388.PDF tp:ocr§§ Dal 27 al 29 agosto Nicosia risponde con una tre giorni dedicata alla salute delle donne: controlli gratuiti, incontri scientifici, dibattiti, spettacoli e una raccolta fondi per potenziare la prevenzione oncologica femminile nel territorio A sostenere la manifestazione come testimonial saranno Ludovica Bizzaglia, Valeria Solarino, Giacomo Ferrara a Alberto Paradossi Nicosia è uno dei comuni italiani in cui si incontrano due disuguaglianze: quella che continua a separare il Mezzogiorno dal resto del Paese nell’accesso agli screening oncologici e quella che le aree interne sperimentano ogni giorno nell’accesso ai servizi sanitari. Per due giornate il festival offrirà screening gratuiti dedicati alla prevenzione dei tumori femminili, con visite ginecologiche ed ecografie al seno, per avvicinare i controlli a chi, per ragioni geografiche, economiche o organizzative, incontra maggiori difficoltà ad accedervi. Agli screening si affiancano incontri con medici e professionisti della salute dedicati alla prevenzione, alla diagnosi precoce e ai percorsi di cura, così come spettacoli e appuntamenti culturali. A sostenere la manifestazione come testimonial saranno le attrici Ludovica Bizzaglia e Valeria Solarino, e gli attori Alberto Paradossi e Giacomo Ferrara, presenti a Nicosia con gli appuntamenti culturali e di spettacolo in programma. Sul palco allestito nella piazza principale di Nicosia saliranno inoltre diverse donne che hanno vissuto una diagnosi oncologica e racconteranno pubblicamente la propria esperienza: la scoperta della malattia, le cure, il rapporto con il corpo, la paura, le relazioni, il ritorno alla quotidianità. Vicende che raramente trovano uno spazio pubblico diventano così occasione di confronto e possono aiutare altre donne ad avvicinarsi alla prevenzione con maggiore consapevolezza. “Nicosiana nasce da un’urgenza che sentiamo prima di tutto come donne e come persone cresciute in questa comunità: portare la prevenzione al centro del discorso pubblico e trasformarla in un impegno collettivo“, dichiara Debora Leonardi, responsabile dell’associazione culturale Divina Mania, giovane nicosiana ideatrice della manifestazione. “Per tre giorni Nicosia parlerà apertamente di salute femminile, diagnosi precoce e delle difficoltà che ancora tengono troppe donne lontane dai controlli. Gli screening gratuiti saranno un’occasione immediata per prendersi cura di sé e un modo per affermare che la salute delle donne riguarda l’intero territorio. Vogliamo che da queste giornate restino una consapevolezza più forte e una richiesta condivisa di maggiore attenzione e servizi“. Accanto al programma culturale e sanitario, Nicosiana promuove una raccolta fondi destinata a potenziare le attività di prevenzione oncologica femminile nel territorio. L’obiettivo è trasformare la partecipazione al festival in un sostegno duraturo alla salute delle donne, contribuendo ad avvicinare i controlli, l’informazione e la diagnosi precoce a chi vive nelle aree interne. La manifestazione richiama inoltre l’attenzione sulla possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia. La disponibilità dello strumento sul territorio permetterebbe di ampliare l’offerta di prevenzione, ridurre gli spostamenti verso altri centri e rendere più accessibili i controlli alle donne di Nicosia e dei comuni vicini. “Ci auguriamo che Nicosiana incoraggi la cittadinanza, e soprattutto le donne più giovani, a maturare per tempo una maggiore consapevolezza e ad affidarsi con regolarità alla prevenzione e ai controlli”, dichiara Maria Di Costa, presidente del Consiglio comunale di Nicosia e delegata alla Salute. “In un territorio come il nostro, la necessità di spostarsi verso altri centri può scoraggiare o rinviare gli esami. La possibilità di rendere operativo in tempi brevi un mammografo già presente a Nicosia rappresenterebbe un passo importante per avvicinare la diagnosi precoc e alle donne. Allo stesso tempo, occorre continuare a rafforzare la struttura sanitaria locale, che in passato ha risentito anche della carenza di personale e che oggi non può garantire l’intero percorso di cura successivo a una diagnosi oncologica. Questa iniziativa può contribuire a richiamare l’attenzione sui servizi di cui il territorio ha bisogno”. L’iniziativa, ideata dall’associazione culturale Divina Mania e promossa con il Comune di Nicosia in collaborazione con l’ASP di Enna, nasce dall’idea che la prevenzione debba attraversare anche i linguaggi della cultura e della partecipazione civile, oltre agli ambulatori e alle campagne informative, per coinvolgere un’intera comunità. “Non vogliamo soltanto animare le sere d’agosto, ma costruire occasioni di informazione, ascolto e confronto, capaci di lasciare un segno concreto anche dopo la conclusione della manifestazione”, commenta Antonio Monsellato, direttore artistico di Nicosiana. “Torniamo a Nicosia dopo due anni con l’emozione di chi mantiene una promessa. Anche questa edizione affida ai linguaggi della cultura e dello spettacolo il compito di avvicinare le persone alla prevenzione, accrescere la consapevolezza e richiamare l’attenzione sui bisogni del territorio. I temi che affronteremo quest’anno, dalla salute delle donne alle difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne, ci chiedono una responsabilità ancora maggiore, che vogliamo assumere insieme alla comunità nicosiana, forza viva del festival, con la sua capacità di accogliere, partecipare e mettere il volontariato al servizio di un obiettivo condiviso”. LA PREVENZIONE NELLE AREE INTERNENel 2024 sono state stimate in Italia 390.100 nuove diagnosi di tumore, 175.600 tra le donne. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con 53.065 nuovi casi, pari a circa il 30% delle diagnosi oncologiche tra le donne. La possibilità di intercettare la malattia precocemente, tuttavia, cambia anche in base al luogo in cui si vive e alla distanza dai servizi sanitari. Per chi vive nelle aree interne, a queste differenze si aggiunge la distanza dai servizi. Una visita specialistica, uno screening o gli eventuali approfondimenti diagnostici possono richiedere tempi di percorrenza più lunghi, spostamenti ripetuti e una gestione più complessa del lavoro e delle responsabilità familiari, rendendo più difficile la continuità dei controlli. In Sicilia la questione riguarda quasi metà della popolazione. Nella mappatura più recente, 310 dei 391 comuni dell’Isola sono classificati come aree interne e vi risiedono oltre 2,3 milioni di persone, circa il 48% dei siciliani. Sono territori distanti dai principali servizi, tra cui quelli sanitari. Nicosia appartiene alla fascia dei comuni ultraperiferici, con un tempo medio di percorrenza stimato in oltre 72 minuti per raggiungere il polo di riferimento, più del doppio della soglia minima che segna l’ingresso nelle aree interne. I NUMERI DEL DIVARIOQuesta geografia si innesta su un divario già profondo nell’accesso alla prevenzione oncologica. Il report pubblicato dalla Fondazione GIMBE a luglio 2026, mostra che allo screening mammografico organizzato aderisce in Italia una donna invitata su due. In Sicilia la quota scende al 28,9%, il secondo valore più basso del Paese, davanti soltanto alla Calabria. Lo stesso divario si ritrova nello screening della cervice uterina: a livello nazionale aderisce il 51% delle donne invitate, mentre in Sicilia la quota si ferma al 27,8%. Il quadro resta critico anche considerando le mammografie preventive effettuate al di fuori dei programmi organizzati. Secondo la sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, in Sicilia il 61% delle donne tra i 50 e i 69 anni dichiara di avere eseguito l’esame negli ultimi due anni, contro il 75% della media nazionale, e quasi quattro donne su dieci restano fuori dai tempi raccomandati: il 19% non ha mai effettuato una mamm ografia e il 20% l’ha eseguita da più di due anni. IL CASO ENNAIn questo quadro, il territorio ennese registra risultati in controtendenza. Secondo i dati aziendali 2025 diffusi dall’ASP di Enna, l’adesione supera il 70% per lo screening mammografico e il 57% per quello della cervice uterina: i valori più alti registrati in Sicilia in entrambi i programmi rivolti alle donne. A questi risultati contribuisce un lavoro che affianca alla tradizionale attività di invito i contatti telefonici con la popolazione, l’ampliamento degli orari e le aperture straordinarie nei fine settimana. Medici di famiglia, farmacie, amministrazioni locali e operatori sanitari partecipano alle attività di informazione e prenotazione, estese anche alle piazze, alle sagre e agli eventi dei comuni della provincia. Nicosiana si inserisce in questo lavoro di prossimità, portando la prevenzione fuori dagli ambulatori e avvicinandola ai luoghi della vita quotidiana. Il programma completo di Nicosiana sarà presentato nelle prossime settimane, con il calendario degli screening gratuiti, gli incontri con i professionisti della salute, gli spettacoli, le letture e tutti gli ospiti della manifestazione.Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazioneSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.''La Voce degli AVVOCATI'' si fregia del patrocinio morale dell'Ordine Degli Avvocati di Roma.NUMERO ZEOGennaio-Febbraio 2007Registrazione al tribunale di Roma n. 41 del 15/02/2007Edito e diretto daSalvatore VigliaIn redazioneinterviste, politica, cultura e società Rainero SchembriFrancesco Amoroso: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Nino BellinviaLoredana Biffo: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Torino)Domenico BilottiAlessandra BrogliaGiovanna CanzanoGiulio Caporale : giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testataNicola Clemente: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Napoli)Arnaldo De PortiAntonio Di GiovanniDario GhezziFrancesco Napolitano: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Napoli)Paolo Natale:giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Goffredo PalmeriniRenato Pierriarte, cultura e societàDaniela CoppolaMonica Michetti: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Elena VigianoRedazioni Estere:da Atene:politica internazionaleSergio Coggiola: (Direttore di "Eureka" mensile in lingua italiana per gli italiani all'estero edito in Grecia)cultura e politicaAngelo Saracini-------------------dagli U.S.A.politica, cultura e societa'Emanuela Medoro-------------------dal Peru' - Lima -politica, cultura e societa'Alberto Calle-------------------da Londra:Donato ZagaroneWeb ManagerCesare BramanteQuesto sito utilizza cookie tecnici necessari al suo funzionamento. 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