title§§ Autonomia la camera da'ilvia libera alle pre-intese e ' caos su sanita' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601805405329.PDF description§§

Estratto da pag. 41 di "CALABRIA.LIVE" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T06:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601805405329.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601805405329.PDF', 'title': 'CALABRIA.LIVE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601805405329.PDF tp:ocr§§ AUTONOMIA LA CAMERA DA' IL VIA LIBERA ALLE PRE-INTESE E' CAOS SU SANITA' L 'autonomia differenziata torna al centro dell'agenda politica e riaccende il confronto anche in Calabria. La Camera ha approvato gli atti di indirizzo relativi alle pre-intese sottoscritte dal Governo con le Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e con la Liguria, dando il via libera al percorso che porterà alla definizione delle singole intese per il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni. Si tratta delle materie che non richiedono la preventiva determinazione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, tra cui compare la tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica e la previdenza complementare e integrativa. Il voto in Parlamento rappresenta un nuovo passaggio dell'iter avviato dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che respinge le accuse di voler penalizzare il Mezzogiorno. «Sulla sanità non può avere colpe una riforma che ancora non c'è», sostiene il ministro, ricordando come anche Calabria e Abruzzo abbiano manifestato interesse ad avviare il percorso verso maggiori forme di autonomia. Proprio il capitolo sanitario resta però il terreno dello scontro. Le pre-intese comprendono infatti anche aspetti che riguardano le professioni e la previdenza complementare, aprendo di fatto la strada a trattamenti economici differenti tra personale sanitario impiegato in Regioni diverse. Uno scenario che rischierebbe seriamente di rendere ancora più difficile trattenere medici e professionisti nelle aree già oggi in maggiore difficoltà. Il tema assume un peso particolare in Calabria, dove il sistema sanitario continua a registrare indicatori tra i più bassi del Paese. Il monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute colloca infatti la Regione all'ultimo posto per l'ero??? gazione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, «fratelli» dei Lep. E, dulcis in fundo, anche il report dell'Osservatorio GIMBE dedicato all'autonomia differenziata ha già evidenziato come il punto di partenza delle Regioni italiane sia profondamente diverso, richiamando il rischio che un ulteriore decentramento, in assenza di adeguati strumenti perequativi, possa consolidare divari già esistenti. Su questo fronte interviene con toni duri la CGIL Calabria. Il segretario generale Gianfranco Trotta sostiene che «la Calabria vive già, di fatto, una differenziazione dal resto del Paese» e ritiene che attribuire ulteriori competenze alle Regioni economicamente più forti finisca per aggravare una situazione già segnata da criticità nella sanità, nelle infrastrutture, nei trasporti e nell'istruzione. Trotta invita inoltre il presidente della Regione Roberto Occhiuto a riconsiderare la posizione assunta sulle pre-intese, affermando che l'uscita dal commissariamento della sanità non avrebbe prodotto benefici concreti e che il permanere del piano di rientro ne rappresenterebbe la dimostrazione. Sulla stessa linea si colloca anche il Partito democratico. Il segretario regionale Nicola Irto definisce l'autonomia differenziata «un progetto che sottrae risorse e opportunità alle regioni del Mezzogiorno» e sostiene che gli effetti più pesanti ricadrebbero sulla sanità calabrese. Secondo il senatore, la possibilità di trattamenti economici differenziati per il personale sanitario favorirebbe un ulteriore trasferimento di medici e professionisti verso le regioni più ricche, aggravando una situazione già segnata dalla carenza di organico, dalle difficoltà nel reclutamento, dal commissariamento e dall'elevata mobilità passiva. Per Irto, la riforma rischia di ampliare le disuguaglianze territoriali e di compromettere il principio di universalità del diritto alla salute, motivo per cui il Pd annuncia di proseguire la propria opposizione all'autonomia differenziata. La richiesta di un confronto arriva anche dal vicepresidente del Consiglio regionale ed esponente del Partito Democratico, Giuseppe Ranuccio. Per il consigliere di opposizione, quello approvato dalla Camera è «un passaggio politico di enorme rilevanza» destinato ad avere effetti anche sulla Calabria. Ranuccio ricorda di aver depositato una mozione affinché il Consiglio regionale discuta la riforma e sostiene che procedere senza una piena definizione e un adeguato finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni rischi di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali, soprattutto nel settore sanitario. Da qui l'invito ad aprire un confronto pubblico in Aula e a coinvolgere i cittadini su una riforma che, secondo il vicepresidente, inciderà direttamente sul futuro della Regione. Il percorso dell'autonomia differenziata proseguirà ora con i successivi passaggi istituzionali previsti per le singole intese. Intanto, il voto della Camera ha già riacceso uno scontro politico che in Calabria coinvolge Governo, Regione, opposizioni e parti sociali, con la sanità destinata a restare il principale terreno di confronto. ? [Courtesy LaCNews24] ---End text--- Author: SILVIO CACCIATORE Heading: Highlight: Image: -tit_org- Autonomia la camera da'ilvia libera alle pre-intese e ' caos su sanita' -sec_org- tp:writer§§ SILVIO CACCIATORE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601805405329.PDF §---§ title§§ Intervista a Ubaldo Pagano - Pagano: «La riforma Calderoli non ha nulla a che fare con un progetto istituzionale» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601872402931.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T02:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601872402931.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601872402931.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601872402931.PDF tp:ocr§§ REGIONE PRESIDENTE COMMISSIONE BILANCIO: NECESSARIA LA DEFINIZIONE DEI LIVELLI ESSENZIALI E L’ISTITUZIONE DI UN FONDO PEREQUATIVO Pagano: «La riforma Calderoli non ha nulla a che fare con un progetto istituzionale» l BARI. Autonomia differenziata, atto secondo. Dopo la bocciatura della Consulta, il Governo persegue la strada delle intese preliminari con quattro Regioni. Ne parliamo con Ubaldo Pagano, già deputato e attuale presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Puglia. Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno presentato richieste pressoché identiche, eppure la sentenza della Corte costituzionale imponeva trasferimenti di funzioni specifiche e puntualmente motivati. Un modo per aggirare la Consulta? «È evidente. La Corte aveva usato parole chiare: si trasferiscono funzioni determinate, una per una, con una motivazione rigorosa che dimostri la specificità del territorio che ne fa richiesta. Oggi, invece, ci troviamo davanti a quattro documenti fotocopiati. Svimez lo ha certificato in audizione: sono Regioni profondamente diverse per demografia, condizioni sanitarie ed economiche, e allora com’è possibile che chiedano le stesse identiche cose, con le stesse identiche parole? La verità è che l’autonomia di Calderoli non ha nulla a che fare con un progetto istituzionale. È, e sarà sempre, una bandierina politica della Lega Nord, che tale è rimasta al netto di qualsivoglia maquillage elettorale». La maggioranza, però, insiste: il Titolo V che autorizza l’autonomia l’ha scritto il centrosinistra. «Lo dico con una battuta: la destra si è fermata al “titolo” e ha dimenticato di leggere tutto il resto. L’autonomia disegnata dalla riforma costituzionale del 2001 – su cui, peraltro, non sono mai stato personalmente d’accordo – si fonda su due pilastri, che costituiscono le precondizioni per concedere alle Regioni maggiori margini di manovra: la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni e l’istituzione di un fondo perequativo. Precondizioni mai realizzate e, anzi, sul fondo è stato fatto addirittura di peggio. Quello istituito dal governo giallorosso aveva una dotazione di 4,6 miliardi ed è stato praticamente svuotato da Meloni & Co.: restano 700 milioni, 100 milioni all’anno per giunta a partire dal 2027. Non mi stupirebbe vederlo azzerato con la prossima legge di bilancio». Altro tema è la clausola dinvarianza di spesa che promette la «rivoluzione istituzionale» a costo zero. È credibile? «No, e non lo dico solo io. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha posto in audizione domande a cui nessuno ha risposto: quali sono le ragioni concrete che giustificano questi trasferimenti? Quali gli effetti reali? E come regge una clausola d’invarianza quando trasferire una funzione comporta costi comuni indivisibili e costi incrementali per replicarla a livello regionale? Delle due l’una: o arrivano più trasferimenti verso le Regioni autonome, e allora qualcuno pagherà il conto, oppure quelle Regioni dovranno alzare le tasse ai propri cittadini. E visto che sono le Regioni del Nord ad aver spinto tanto per l’autonomia, ho il forte presentimento che saremo noi del Sud a pagare a caro prezzo i loro nuovi “privilegi”». Il capitolo più delicato resta la sanità. «È il cuore della questione, perché tocca il diritto alla salute di milioni di cittadini. Anche qui non si tratta di una questione di parte. GIMBE, organizzazione autorevole e indipendente, ha messo in fila le criticità che aggraverebbero un quadro già fortemente diseguale: servizi sanitari regionali disomogenei, difficoltà nelle assunzioni di personale, negli investimenti, e maggiore capacità delle Regioni più forti di attrarre pazienti dalle altre, con un impatto diretto sul Servizio sanitario nazionale. Tradotto: chi ha più risorse potrà pagare di più medici e infermieri, svuotando gli organici delle Regioni deboli, e continuerà ad alimentare la mobilità passiva, i viaggi della speranza dal Sud verso il Nord. Si costruisce un diritto alla cura che dipende dal luogo di nascita». Non proprio una prospettiva da unità nazionale… «Es attamente. Chi si riempie la bocca inneggiando alla “Nazione e alla Patria” dovrebbe dirci come si tiene insieme un Paese lasciando indietro metà dei suoi cittadini. E su tutto questo c’è un silenzio che pesa più di qualunque altro: i parlamentari di destra eletti nel Mezzogiorno, che dovrebbero difendere i loro territori, in questa partita sono stati complici muti. Applaudono chi svende il Sud e non dicono una parola. Ai pugliesi e ai meridionali quel silenzio, prima o poi, lo dovranno spie[mm.] gare». ---End text--- Author: m.m. Heading: Highlight: Image:LA SCHEDA Ubaldo Pagano, già deputato e attuale presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Puglia -tit_org- Intervista a Ubaldo Pagano - Pagano: «La riforma Calderoli non ha nulla a che fare con un progetto istituzionale» -sec_org- tp:writer§§ m.m. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601872402931.PDF §---§ title§§ La battaglia delle regioni E l'incognita governatori = La battaglia... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601673504858.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T05:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601673504858.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601673504858.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601673504858.PDF tp:ocr§§ L’analisi LA BATTAGLIA DELLE REGIONI E L’INCOGNITA GOVERNATORI La battaglia... DALLA PRIMA PAGINA Vincenzo TONDI DELLA MURA S ottende una serie di interrogativi l’appello rivolto dal Presidente Decaro a tutte le forze politiche del Mezzogiorno, di costruire un’alleanza trasversale fra istituzioni, partiti e società civile, al fine di preservare il sistema sanitario italiano dalle diseguaglianze territoriali derivanti dall’approvazione delle pre-intese attualmente in discussione. Continua a pag.27 Anzitutto: a chi si rivolge effettivamente? Di chi intende ricevere l’effettiva adesione? E ciò non tanto per il merito segnalato; quest’ultimo, anzi, ha il pregio di evidenziare le storture di una prospettiva di differenziazione regionale contrastante con le prescrizioni della Consulta, come pure hanno ampiamente evidenziato le tante audizioni parlamentari sul tema (Fondazione Gimbe, Ufficio Parlamentare del Bilancio, ecc.). Quanto piuttosto per il metodo impiegato; un metodo che invoca la consensualità infraregionale e interregionale per fronteggiare una proposta governativa inevitabilmente conflittuale sul piano nazionale. Vale a dire, che intende contrastare l’indirizzo governativo nazionale in tema di differenziazione sanitaria, costituendo un’alleanza politica e istituzionale talmente ampia e trasversale da conferire all’indirizzo governativo regionale una legittimazione territoriale capace di andare oltre gli schieramenti partitici di appartenenza, sino a porsi a tutela delle esigenze dell’intero Mezzogiorno. Sicché, paradossalmente, dove massima è la situazione di conflitto, massima è altresì l’opposta esigenza consensuale. E tuttavia, proprio questo è il problema: l’attuale sistema regionale è in grado di sopportare lo stress di una tale iniziativa, così da favorirne l’esito positivo? Il Presidente di una Giunta regionale è nelle condizioni di poter coinvolgere con successo gli omologhi delle altre regioni a tutela delle pari esigenze dei territori rappresentati, sino ad avviare un conflitto con lo Stato centrale indipendentemente dal colore politico dei reciproci schieramenti di riferimento? Per dirla tutta, in cosa si manifesta effettivamente il ruolo politico del Presidente della Giunta: nell’accodarsi quietamente all’indirizzo governativo o antigovernativo dello schieramento politico di appartenenza, anche se a discapito degli interessi della regione presieduta e salvo in ogni caso la successiva possibilità di rivendicare la rendita di posizione derivante dal peso plebiscitario dimostrato (la questione dei c.d. “cacicchi”); ovvero, al contrario, nel muoversi a tutto campo nell’esclusivo interesse della stessa regione, anche se a costo d’infrangere l’anzidetto vincolo con l’indirizzo di appartenenza? Non sono interrogativi oziosi, giacché aiutano a comprendere lo stato dell’attuale sistema regionale. Tanto più che – forse è il caso di ricordare - il diritto regionale è nato per risolvere la conflittualità fra centro e periferia, fra le esigenze centralistiche dello Stato e quelle autonomistiche delle regioni (singole o associate), non certo per riprodurre e amplificare la polarizzazione politica nazionale fra destra e sinistra. In un recente volume di storia del regionalismo italiano, Sergio Bartole ha raccontato di come agli albori dell’istituzione delle regioni i “canali politici di relazione” furono mantenuti sempre rigorosamente aperti. Anche allora convivevano in quasi tutti i partiti nazionali tendenze autonomistiche e tendenze centralistiche. E tuttavia, il ruolo esercitato dalle personalità istituzionali dell’epoca fu diverso da quello svolto nel presente. Nelle prime elezioni dei Consigli regionali degli anni ’70 furono eletti come Presidenti della Giunta regionale personalità politiche di grande autorevolezza provenienti dagli opposti schieramenti: in Emilia-Romagna, Guido Fanti del Pci; in Lombardia, Piero Bassetti della Dc; in Toscana, Lelio Lagorio del Psi; in Puglia, Gennaro Trisorio Liuzzi della Dc. Eppure, nonostante le diverse appartenenze e le differenti relazionalità con il Go verno centrale, “questi personaggi e gli altri loro colleghi svolsero un intenso e comune lavoro di pressione perché l’ordinamento regionale prendesse una strada favorevole alle autonomie. Lo stesso loro numero dava forza alle loro rivendicazioni, come aveva predetto Giuseppe Maranini, per il quale una volta costituite le Regioni si sarebbero potute avvalere tutte assieme di una forza d’urto non trascurabile”. Nonostante la forte conflittualità politica (eravamo in piena guerra fredda), insomma, le contrapposizioni attennero al rapporto fra Stato e regioni, non certo fra destra e sinistra. Cos’è cambiato nel frattempo? Perché una simile prospettiva ora rischia di apparire ingenua o vieppiù sacrilega, sebbene nell’interesse delle regioni rappresentate? Il ricordo corre alle consultazioni regionali del 1995 svolte per la prima volta col “Tatarellum”, il sistema elettorale con correttivo maggioritario che ha aperto la via alla riforma costituzionale del 1999 e alla creazione dei nuovi c.d. “Governatori”; le immagini rinviano alla foga maggioritaria dell’epoca, alla famosa diretta televisiva di Emilio Fede con l’esibizione di una piantina con le bandierine dei colori politici delle regioni vincitrici, così da rendere evidente lo schieramento nazionale risultato vittorioso. Anche visivamente è da quel momento che il sistema regionale ha cambiato le proprie prospettive; che la conflittualità politica fra i due poli ha preso il sopravvento sulla dialettica costituzionale fra centro e periferia; che i singoli “Governatori” hanno appiattito il proprio ruolo sulle necessità politiche dello schieramento di appartenenza, trascurando la possibilità di fare squadra con gli altri omologhi a beneficio delle esigenze regionali. È questo, in definitiva, il contesto nel quale misurare l’effettiva portata dell’appello del Presidente Decaro: se capace di portarsi oltre le Colonne d’Ercole del proprio schieramento, così da coinvolgere trasversalmente istituzioni, partiti e società civile in un comune impegno a favore della sanità del Mezzogiorno; ovvero, se limitato a lucrare la massima esposizione mediatica di una prospettiva trasversale incapace degli esiti perseguiti. Nel secondo caso, sarebbe comunque assicurata la presentazione del ricorso alla Consulta avverso le intese sanitarie; nel primo caso, più ancora, potrebbe prendere avvio la progettazione di un’idea condivisa di Mezzogiorno, che purtroppo negli ultimi decenni è sempre mancata. E non è una differenza da poco. Vincenzo Tondi della Mura © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Vincenzo TONDIDELLA MURA Heading: DALLA PRIMA PAGINA Highlight: Image: -tit_org- La battaglia delle regioni E l'incognita governatori La battaglia... -sec_org- tp:writer§§ Vincenzo TONDIDELLA MURA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601673504858.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia caccia a trecento giovani dottori = Trecento borse di studio Il Piemonte cerca nuovi medici di famiglia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072602071900682.PDF description§§

Estratto da pag. 38 di "REPUBBLICA TORINO" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T01:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072602071900682.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072602071900682.PDF', 'title': 'REPUBBLICA TORINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072602071900682.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia caccia a trecento giovani dottori Trecento borse di studio Il Piemonte cerca nuovi medici di famiglia Via al bando per il corso di formazione. La Fimmg: “Già oggi migliaia di piemontesi non possono scegliere il proprio dottore” A a pagina 4 a deadline è fissata per domani alle 13 e in ballo ci sono 300 borse di studio per diventare medici di famiglia. Di contro, la paura è che — come già successo lo scorso anno — il concorso vada semi deserto e molti di quei posti restino inesorabilmente vuoti. Per questo motivo, la Regione ha avviato negli ultimi giorni una campagna di comunicazione serrata per incentivare i neo laureati a intraprendere il percorso di specializzazione in medicina generale. Da anni, infatti, il Piemonte soffre la carenza di medici di famiglia: «A oggi, ne mancano circa 685», spiega il segretario regionale della Fimmg, Roberto Venesia. Entro il 2028 poi, secondo un recente studio condotto dalla Fondazione Gimbe, sono previsti 433 pensionamenti che aggraveranno ulteriormente la situazione, se non verranno formati e inseriti nuoL vi professionisti. «Già oggi si contano decine di migliaia i piemontesi che non possono scegliere il proprio medico — denuncia Venesia — Li assistiamo lo stesso, ovviamente, ma non c’è più la libera scelta» specifica. “Il Piemonte ha bisogno di te” recita la locandina diffusa tramite i canali social della Regione, dove è ben evidenziata la data entro cui poter presentare domanda per accedere al corso. Il bando è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione lo scorso 21 maggio ed è poi andato in Gazzetta alla fine di giugno. «In ritardo, ancora una volta» rimarca Venesia, che pure si dice ottimista per l’avvio del corso di quest’anno. Nel 2025 presentarono domanda 187 persone, a fronte di 170 posti disponibili e coperti da borse di studio. Peccato che poi, il giorno della prova nazionale di ammissione, il numero degli aspiranti medici di famiglia si fosse ridotto a 60. Sceso poi a 55, al momento di entrare in aula. Per questa edizione del corso poi i posti disponibili sono raddoppiati, ma si teme che l’affluenza finale possa essere desolante come in passato. «I risultati dell’anno scorso erano stati fortemente deludenti, ma per quest’anno ci siamo mossi per tempo e abbiamo personalmente scritto a tutti i neo laureati in medicina per illustrare il percorso da intraprendere» commenta ancora il segretario regionale della Fimmg. E mentre i medici di famiglia affrontano un percorso di specializzazione che dura tre anni, i bisogni di assistenza sul territorio aumentano. Al primo gennaio 2025, ogni dottore piemontese aveva in media 1.407 assistiti, contro una media nazionale di 1.383. La situazione poi non è omogenea in tutta la Regione. Una delle aree più critiche per conformazione geografica e numerosi pensionamenti è senza dubbio quella del Verbano Cusio Ossola. Il fabbisogno è elevato anche nell’area di Cuneo e Mondovì, soprattutto nelle vallate alpine e nei piccoli comuni montani, dove è più difficile reperire medici disponibili. La carenza di medici non può certo dirsi inaspettata: solo tra il 2019 e il 2024, si osserva infatti che il numero dei medici di medicina generale in Piemonte è sceso del 10,6%. ---End text--- Author: ADELE PALUMBO Heading: Highlight: Image:La locandina pubblicata dalla Regione a caccia di medici di base, ci sono 300 posti da coprire in regione T -tit_org- Medici di famiglia caccia a trecento giovani dottori Trecento borse di studio Il Piemonte cerca nuovi medici di famiglia -sec_org- tp:writer§§ ADELE PALUMBO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072602071900682.PDF §---§ title§§ Oltre trecento i milioni destinati alle perdite in sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601701304132.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "AVVENIRE" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T03:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601701304132.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601701304132.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601701304132.PDF tp:ocr§§ Oltre trecento i milioni destinati alle perdite in sanità L a commissione sanità ha espresso il parere favorevole al disegno di legge intorno all’Assestamento di bilancio e alle variazioni di bilancio. Ai lavori è intervenuta l’assessora della Sanità e presidente della Regione, Alessandra Todde che, con riferimento alle parti di competenza della commissione, nell’assestamento di bilancio, ha posto sull’accento sulle disposizioni che autorizzano la spesa complessiva per il 2026, di 318.311.799 euro per la copertura delle perdite del servizio sanitario regionale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Oltre trecento i milioni destinati alle perdite in sanità -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601701304132.PDF §---§ title§§ Intervista a Filippo Anelli - «Hanno violato la deontologia, per uscirne ci sono altre strade» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700004135.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T03:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700004135.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700004135.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700004135.PDF tp:ocr§§ PARLA FILIPPO ANELLI, PRESIDENTE DEGLI ORDINI DEI MEDICI ITALIANI «Hanno violato la deontologia, per uscirne ci sono altre strade» «S i tratta di poche persone ma, se sono stati radiati, non bastava non essere vaccinati. Si tratta della sanzione più pesante, e viene applicata in presenza di gravissime violazioni del Codice deontologico». Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), è stato il primo a eccepire sull’opportunità dell’emendamento che renderebbe possibile la reiscrizione negli albi professionali di quei medici che ne erano stati cancellati durante l’epoca della pandemia. «Oltre tutto – sottolinea – già ora è possibile chiedere la reiscrizione all’Ordine, trascorsi cinque anni dalla radiazione. E attualmente i medici radiati sono in attesa che si discutano i loro ricorsi presso la Commissione centrale degli esercenti le professioni sanitarie (Cceps)». Perché trova sbagliata la proposta di riammettere i medici radiati “per fatti non dolosi”? Innanzitutto va chiarito che non si tratta semplicemente di medici non vaccinati. Questi erano stati sospesi dall’esercizio della professione in conseguenza di una disposizione di legge che prevedeva come requisito per fare il medico quello di essere vaccinato contro il Covid-19. E alla fine del 2022 quelle sospensioni sono decadute. Qui si tratta di persone che hanno violato in maniera importante articoli del Codice deontologico, e non per opinioni personali. Devono aver messo in difficoltà l’assistenza, o avere invitato pubblicamente a non vaccinarsi, o fatto certificazioni non corrette. Si tratta comunque di non molte persone, il numero non dovrebbe superare la trentina. Perché non ci sono dati più precisi? Perché non sono dati di dominio pubblico: il singolo medico viene convocato dalla commissione disciplinare del proprio Ordine provinciale di appartenenza, quindi non da una singola figura. Se viene riconosciuto responsabile di gravi mancanze contro il Codice deontologico, e in genere non la violazione di un solo articolo, può essergli comminata la radiazione. A questo punto però, il professionista può ancora fare ricorso (e lo fa) presso la Commissione centrale degli esercenti le professioni sanitarie (Cceps). Ci sono rappresentanti degli Ordini, ma è presieduta da un magistrato ed è un organismo del Ministero della Salute. Solo dopo che la Cceps conferma la radiazione questa diventa effettiva. Ma poiché la Cceps è stata ricostituita lo scorso anno credo che siano veramente pochi i procedimenti giunti a conclusione. Delle altre professioni sanitarie, credo che i radiati siano una quindicina di infermieri e una ventina di quelli di tutti gli altri Ordini: tecnici sanitari, logopedisti, educatori, podologi, massofisioterapisti, ortottisti, eccetera. La maggior parte delle reazioni dei medici è stata negativa, ma qualcuno ha detto che è ora di voltare pagina. Condivide? Qui si tratta di sanzioni conseguenti a violazioni del Codice deontologico. Vengono esaminate collegialmente e c’è possibilità di appello. Non mi pare corretto intervenire con una legge su una sentenza passata in giudicato. In più va ricordato che, trascorsi cinque anni dalla radiazione, il medico può chiedere di essere riammesso nell’Ordine, ovviamente previo un esame della sua condotta professionale. Quindi il reintegro è già previsto dalle norme, analizzando i casi singolarmente: non capisco perché si voglia accelerare, con un provvedimento generalizzato. Aggiungo, a scanso di equivoci, che la Fnomceo in quanto tale non c’entra nulla: si passa dall’Ordine provinciale alla Cceps. C’è bisogno di una riappacificazione sulle questioni legate al Covid-19? Credo che quella stagione sia ormai chiusa. La professione medica è l’espressione di una promessa fatta ai cittadini di non abbandonarli. E, come tutti sanno, abbiamo pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane perse. Siamo sempre disponibili a riflettere su quel periodo storico difficile: nella prima fase nessuno aveva risposte scientifiche esatte, non si sapeva quali farmaci usare, ma i medici sono i primi ad avere fatto il vaccino, anche quando c’erano pochi dati. Ed è innegabile che la mortalità dei medici si è quasi azzerata da quando sono iniziate le vaccinazioni. Ostacolarle cozza con i nostri principi deontologici. Enrico Negrotti ---End text--- Author: Enrico Negrotti Heading: Highlight: Anche per la Fnomceo si tratta di vicende isolate, «ma chi è escluso dall’albo può chiedere la riammissione dopo 5 anni. La nostra categoria ha pagato un prezzo alto alla lotta contro il virus» Image:Filippo Anelli (Fnomceo) -tit_org- Intervista a Filippo Anelli - «Hanno violato la deontologia, per uscirne ci sono altre strade» -sec_org- tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700004135.PDF §---§ title§§ Spese fuori controllo, Decaro commissaria la sanità pugliese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700104136.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "LIBERO" del 26 Jul 2026

Nel 2026 disavanzo di 160 milioni. Il governatore, dopo aver alzato l'Irpef, crea l'unita di crisi

pubDate§§ 2026-07-26T03:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700104136.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700104136.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700104136.PDF tp:ocr§§ Spese fuori controllo, Decaro commissaria la sanità pugliese Nel 2026 disavanzo di 160 milioni. Il governatore, dopo aver alzato l’Irpef, crea l’unità di crisi sunzioni e concorsi, promozioni e procedure di riorganizzazione inter A seguito dei rilievi della Corte dei Conti, Antonio Decaro istituisce il commissariamento interno della sanità pugliese. Dopo il disavanzo lasciato dalla giunta Emiliano di circa 350 milioni, il suo delfino ha dribblato il commissariamento della sanità alzando le tasse ai pugliesi con l’aumento dell’Irpef. A giugno 2026 però, dopo solo sei mesi, risulta già un ulteriore debito di 160 milioni. Mercoledì scorso i giudici contabili hanno chiesto alla Regione chiarimenti in merito alle misure strutturali per la riduzione del deficit delle Asl, rilevando che dal 2024 la regione governata dal Pd non presenta ai ministeri di Economia e Salute il Piano operativo richiesto nell’ambito del piano di rientro. La settimana prossima è convocata l’udienza pubblica per il bilancio, e Decaro ha deciso di commissariare internamente la sanità, attraverso la nomina di una “unità di crisi” per monitorare i costi e la gestione del servizio sanitario. Una cabina di regia, affidata ai suoi fedelissimi, che avrà il compito di definire direttive strategiche ed economico-finanziarie perentorie all’intera filiera e assicurare il costante monitoragglo. In particolare, la task-force dovrà analizzare i dati trimestrali trasmessi dalle Asl e verificare la coerenza tra il contenimento dei costi, il rispetto dei tetti di bilancio e la salvaguardia della qualità dei servizi (garanzia dei Lea, abbattimento delle liste d’attesa e governo della mobilità passiva). Misure di controllo che si aggiungono alla direttiva delle scorse ore firmata dal capo di gabinetto Pellegrino che impone alle Asl di verificare tutti gli atti. In alcuni casi anche con impegni di spesa, approvati dai commissari straordinari prima che venissero nominati i nuovi direttori generali. Sotto la lente, in particolare, assunzioni e concorsi, promozioni e procedure di riorganizzazione interna. I dg adesso dovranno valutare la legittimità, l’urgenza e la sostenibilità economica delle decisioni prese dai loro predecessori esaminando i documenti uno per uno. Di fatto nella sanità pugliese non volerà più una mosca senza che sia stato deciso dal governatore Decaro. In maniera diversa, succedeva così anche col predecessore Emiliano. Anche se poi, quando succedevano i guai (come nel caso dell’inchiesta per la costruzione dell’ospedale Covid alla Fiera del Levante) l’ex governatore scaricava sui suoi fedelissimi dicendo di non essersi accorto di nulla. ¦ ---End text--- Author: ANNARITA DIGIORGIO Heading: Highlight: Image:Antonio Decaro (LaPresse) -tit_org- Spese fuori controllo, Decaro commissaria la sanità pugliese -sec_org- tp:writer§§ ANNARITA DIGIORGIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700104136.PDF §---§ title§§ Guerra ai medici: quanto siamo Caduti in Bassetti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700304134.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "VERITÀ" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T03:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700304134.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700304134.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700304134.PDF tp:ocr§§ Guerra ai medici: quanto siamo caduti in Bassetti RISPONDE MARIO GIORDANO nCaro Giordano, ho letto che Matteo Bassetti vorrebbe l'elenco dei medici no vax. Si dovrebbe vergognare in quanto questi medici hanno salvato tante vite umane e, fortunatamente, non si sono arresi ai diktat delle multinazionali che con i loro vaccini nemmeno sperimentati hanno causato effetti avversi e tanto dolore. Gisella Ziliani email n Qualche giorno fa ho sentito Matteo Bassetti, in evidente astinenza da visibilità mediatica, calarsi senza ritegno nel «merdaio» della Zanzara radiofonica di Giuseppe Cruciani (è lo stesso Cruciani a definirla così). Ho ascoltato un suo elevatissimo confronto con un non meglio precisato massone che, per quanto urlasse, riusciva senza fatica a risultare più credibile della virostar, la quale ha inanellato una serie di 34 «cretino» più un «cretinetti» più un «cretino patentato» più un «ti rompo il c.» e altri dotti ragionamenti che danno la rappresentazione perfetta della sua dimensione scientifica. Dico questo perché mi pare che ormai i Basetti&Burioni non siano nemmeno più da considerare. Quella che è da considerare invece è la guerra che viene fatta ai medici eroi che si sono opposti prima alla famigerata circolare «tachipirina e vigile attesa» e poi alle follie che hanno accompagnato la vaccinazione obbligatoria. Medici che andrebbero premiati con una medaglia. E che invece vengono offesi da chi grada «cretinetti» nella suburra della radio. Tanto l’Italia è caduta in basso. Anzi in Bassetti. ---End text--- Author: mario giordano Heading: RISPONDE MARIO GIORDANO Highlight: Image: -tit_org- Guerra ai medici: quanto siamo Caduti in Bassetti -sec_org- tp:writer§§ MARIO GIORDANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601700304134.PDF §---§ title§§ Fine vita, i vescovi silurano la norma regionale L'ex pm: «È inutile, finirà bocciata alla Consulta» = Fine vita, la scomunica dei vescovi: «In Emilia chi soffre diventa inutile» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601699404141.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "VERITÀ" del 26 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-26T03:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601699404141.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601699404141.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601699404141.PDF tp:ocr§§ LA NORMA VARATA DAL CONSIGLIO DELL’EMILIA-ROMAGNA Fine vita, i vescovi silurano la norma regionale L’ex pm: «È inutile, finirà bocciata alla Consulta» Fine vita, la scomunica dei vescovi: «In Emilia chi soffre diventa inutile» La Conferenza episcopale regionale si sveglia e tuona contro De Pascale. L’ex pm Rinaudo: «Iniziative locali a rischio incostituzionalità». Malato di Sla a Decaro (Puglia): «Visto che non mi curi, fammi morire dove si può» n La legge regionale sul fine vita ha destato i ve s c o v i d e l l a Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna che hanno redatto un documento che stigmatizza il testo adottato dal centrosinistra emiliano. Ma anche un ex pm adombra i rischi dell’atto: «Può essere incostituzionale». a pagina 17 n La Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna (Ceer) finalmente si è fatta sentire. Dopo l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, i vescovi presieduti da monsignor Giacomo Morandi dichiarano che questa «non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano. Al contrario, in questi momenti la persona ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta da coloro che sappiano condividere questa fase della vita e i suoi interrogativi e anche da quelle cure palliative che, se fossero assicurate a tutti, garantirebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore». I presuli sottolineano che l’Emilia-Romagna è la terza Regione, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa specifica sul tema. Il tutto avviene in assenza di una legge nazionale e «apre la strada a prevedibili allargamenti». Inoltre, «favorisce una cultura della “inutilità” della vita della persona sofferente e gravemente inabile». I vescovi emiliani già si erano detti preoccupati il 29 febbraio del 2024, quando era ancora solo una proposta della Regione l’introduzione del fine vita attraverso un decreto amministrativo. Adesso che è legge, si alza la loro condanna: «Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica». Si dicono d’accordo con l’episcopato Toscano e ribadiscono la nota del 28 gennaio 2025: «La vita umana è un valore assoluto, tutelato anche dalla Costituzione: non c’è un “diritto di morire” ma il diritto di essere curati e il Sistema sanitario esiste per migliorare le condizioni della vita e non per dare la morte». La bocciatura della legge approvata dalla Regione rossa è totale, da parte del vertice della Chiesa locale. «Il principio di autodeterminazione reso assoluto finisce per snaturare l’esistenza in una dimensione privata, isolata, che provoca solitudine e che priva la persona della relazione con gli altri, in un individualismo che rinnega il valore della vita come bene comune da difendere e custodire insieme». Parole che dovrebbero scuotere i credenti, troppo indifferenti alla piega che ha assunto il dibattito sul «diritto» di scegliere di abbreviare la propria vita (sacra e inviolabile), al cospetto di una sofferenza che si vuole evitare. Già la legge 219 del 2017 consente la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, se un paziente capace di intendere è affetto da patologie irreversibili e non regge più le sofferenze. «L’approvazione della legge sull’assistenza in Emilia-Romagna è l’ennesima forzatura ideologica della sinistra. Un segnale devastante e una vera e propria resa culturale e valoriale della politica», sostiene Maddalena Morgante, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile Famiglia e valori non negoziabili del partito. Servono «risposte di civiltà», dice, alle patologie irreversibili, come «sostenere le famiglie e i caregiver, troppo spesso lasciati soli ad affrontare drammi giganteschi». Sono le cure palliative che andrebbero assicurate a tutti: «Garantirebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore», è il richiamo che fanno i vescovi dell’Emilia-Romagna. In ogni caso, su una questione co sì delicata non possono legiferare le Regioni. «Le varie iniziative regionali, di fatto avviate più o meno direttamente da Marco Cappato e dalla sua associazione, rischiano di creare confusione. Non a caso due di esse, quella della Regione Toscana e, più recentemente, quella della Regione Sardegna, sono incappate in un verdetto della Corte costituzionale che ne ha dichiarato l’incostituzionalità parziale in vari punti», osserva Antonio Rinaudo, ex magistrato antimafia della Procura di Torino. E aggiunge: «Non vedo come la recente norma emanata dall’Emilia-Romagna sul fine-vita possa evitare lo stesso destino: impugnazione da parte del governo e parziale bocciatura da parte della Consulta». Rinaudo è presidente del Comitato etico territoriale del Piemonte, l’organismo chiamato a esaminare e validare la relazione medica sulla sussistenza dei requisiti per il suicidio medicalmente assistito. Sa perfettamente come siano indispensabili procedure standard, non affidate alle singole aziende sanitarie regionali. «Un ente locale come la Regione non può definire, dilatare o circoscrivere elementi del diritto fissati dal Codice penale, ed è il caso dell’aiuto al suicidio depenalizzato dalle sentenze della Consulta», afferma l’ex magistrato. «Ostinarsi a farlo significa esondare dalle proprie competenze, o per motivazioni ideologiche o per scarsa competenza giuridica. Anche perché, come mostra la semplice cronaca, la morte medicalmente assistita viene attuata alle condizioni dettate dalla Corte anche nelle Regioni che non hanno legiferato in materia. Farlo introduce un federalismo sanitario e un potenziale turismo mortuario in palese conflitto con la Carta e con i pronunciamenti della stessa Corte costituzionale». Già accade, non ultimo l’appello per andare a morire in Toscana di Pasquale Centrone, 63 anni, noto come Tuccino, titolare di uno storico ristorante di Polignano a Mare, in provincia di Bari. Affetto da anni da sclerosi laterale amiotrofica, l’uomo ha chiesto al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, di portarlo a morire là dove è consentito il suicidio medicalmente assistito. Vuole farla finita perché, dice, «non riuscite a dare a me ed a quelli come me, pazienti fragili di terzo livello, una assistenza domiciliare duratura e dignitosa». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: I presuli ricordano che «il Ssn esiste per aiutare gli infermi e non per uccidere» Toscana e Sardegna hanno varato leggi che sono state silurate dalla Consulta Image: -tit_org- Fine vita, i vescovi silurano la norma regionale L'ex pm: «È inutile, finirà bocciata alla Consulta» Fine vita, la scomunica dei vescovi: «In Emilia chi soffre diventa inutile» -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/26/2026072601699404141.PDF §---§