title§§ Liste d’attesa nella sanità, Fugatti difende assessore e direttor e generale: «Le criticità ci sono ma stiamo lavorando» | Corriere.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502940608314.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrieredeltrentino.corriere.it" del 25 Jul 2026

Dopo gli attacchi legati alle liste d’attesa, il governatore difende in Aula, durante la relazione all’assestamento di bilancio, l’assessore alla salute Mario Tonina e il direttore generale dell’Azienda sanitaria Antonio Ferro

pubDate§§ 2026-07-25T10:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502940608314.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502940608314.PDF', 'title': 'corrieredeltrentino.corriere.it'} tp:url§§ https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/politica/26_luglio_25/liste-d-attesa-nella-sanita-fugatti-difende-assessore-e-direttor-e-generale-le-criticita-ci-sono-ma-stiamo-lavorando-e3a58b4c-0115-41cf-b406-8ced11d33xlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502940608314.PDF tp:ocr§§ Arrestato il killer di Luca Esposito, il giornalista trovato carbonizzato a Eboli: il 26enne ha confessato, era nascosto in un casolare abbandonatoSalva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.Dopo gli attacchi legati alle liste d’attesa, il governatore difende in Aula, durante la relazione all’assestamento di bilancio, l’assessore alla salute Mario Tonina e il direttore generale dell’Azienda sanitaria Antonio Ferro«Le criticità ci sono. E mi riferisco in particolare alle liste d’attesa». Maurizio Fugatti non si è sottratto. Ieri mattina, 24 luglio, aprendo l’iter consiliare dell’assestamento di bilancio, il governatore ha affrontato il nodo che, in questi giorni — meglio: in questi mesi — sta animando il dibattito politico. E non solo. Con il Trentino finito in fondo alla classifica nazionale per i tempi d’attesa delle visite. Ma anche con le difficoltà dei Pronto soccorso e con la carenza del personale sanitario. «Fenomeni che interessano l’intero Paese» ha chiarito Fugatti. Rilanciando: «La Provincia, di fronte a queste sfide, ha scelto di intervenire con misure strutturali». Con l’obiettivo di superare gli ostacoli. «Resta ancora molta strada da percorrere» ha osservato il governatore. Però, ha aggiunto subito, a garantire il proprio impegno quotidiano sono «migliaia di professionisti». E con loro «l’assessore Mario Tonina e il direttore generale di Asuit Antonio Ferro». A cui, ha detto Fugatti, «va il nostro ringraziamento e il nostro sostegno». Parole, queste, accompagnate dal brusio dell’Aula. Con le opposizioni che hanno fatto capire di non aver gradito il riferimento al dg di Asuit. Ma non solo: qualche mormorio di disappunto si è levato anche dai banchi della maggioranza. Con Claudio Cia (Forza Italia) che ha messo le sue riserve sul dg addirittura nero su bianco in una nota. Riconoscendo «l’impegno di Tonina», ma invitando Ferro a «rispondere nel merito ad Agenas: se i dati dimostrano che Ferro ha ragione, vengano pubblicati e tutti ne prenderemo atto». Critiche che però non hanno scalfito la posizione del presidente. «Negli anni — ha ricordato — si è messo in discussione il lavoro di Luciano Flor, poi quello di Paolo Bordon, di Pier Paolo Benetollo, di Giancarlo Ruscitti. Ora il bersaglio è Ferro, che però sta facendo un lavoro importante: governare la sanità non è semplice e credo che i risultati ci siano». Questione chiusa, dunque, secondo Fugatti. Che sempre sul fronte della sanità ha ricordato — in più passaggi della sua relazione — il futuro Polo ospedaliero e universitario del Trentino. «Non si tratterà — ha sottolineato — solo di una nuova infrastruttura, ma del fulcro di un modello di sanità capace di integrare ricerca, formazione, innovazione e assistenza». Entro l’anno, ha ribadito i tempi, sarà pubblicato il bando integrato di progettazione esecutiva e realizzazione. Per arrivare — secondo le prospettive tracciate — al taglio del nastro nel 2033.E proprio all’ospedale sono destinati 190 milioni dell’assestamento, dei 500 legati a opere pubbliche. Una voce, questa, che rimane il tratto distintivo dell’azione del governo di centrodestra: perché i cantieri, ha rilanciato Fugatti, «sostengono il comparto edile e l’indotto manifatturiero locale», ma sono essenziali anche per «contrastare lo spopolamento, permettere lo sviluppo di attività economiche, tutelare la sicurezza e la resilienza del territorio montano e valorizzarne la vocazione turistica».Trentino, le opposizioni paralizzano il consiglio provinciale con 18 mila emendamenti: «Saremmo contenti di non dover fare ostruzionismo»di Matteo SannicolòNeurochirurgia, nuova sala operatoria da 2,7 milioni: «Un'eccellenza mondiale»di Lorenzo PadoanSanità, i dati della Fondazione Gimbe: Trento prima per gli screening oncologici. Indietro Bolzanodi Redazione TrentinoSanità, l'odissea di un pazien te e il «gioco dell'oca» della Asl trentina: «Ho la prescrizione del medico ma non posso accedere alla terapia senza pagare»di Dafne RoatSanità in Trentino, la giunta fissa gli obiettivi: ridurre i «gettonisti», gestire le liste d’attesa, sviluppo del digitaledi Marika GiovanniniMa se le opere pubbliche sono la base e la sanità è il «pilastro fondamentale», a definire la linea provinciale ci sono anche le partite strategiche. Come il rinnovo della concessione di A22 e la delicatissima questione del rinnovo delle concessioni idroelettriche. «Si tratta — ha detto il governatore — di settori già di per sé cruciali per l’economia del territorio, ma il cui valore aggiunto è determinato anche dall’impulso agli investimenti che possono generare». In questo quadro, ha proseguito, «l’auspicio del governo provinciale è che si possa arrivare in tempi brevi alla definizione delle partite, individuando, in particolare per il settore dell’energia, soluzioni che salvaguardino l’utilizzo locale del bene pubblico fondamentale rappresentato dall’acqua». Tema, anche questo, al centro del dibattito. Di più: «Una delle partite strategiche più importanti per il futuro del Trentino» secondo Fugatti. Che sulla quotazione in Borsa di Dolomiti Energia ha mantenuto la posizione di prudenza, non schierandosi apertamente né per il sì né per il no: «Questa ipotesi — ha spiegato — non può essere valutata prescindendo dal quadro complessivo in cui si colloca. Ogni decisione non può prescindere dal tema della scadenza delle concessioni, altrimenti il rischio è di non garantire al territorio una valutazione pienamente consapevole e coerente con l’interesse pubblico». Insomma, nessuna fretta: «Serve l’analisi». Più determinata invece la spinta verso l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti. «Il Trentino ha bisogno di una infrastruttura moderna e adeguata» ha notato il governatore. Guardando «con fiducia» alle decisioni degli enti locali e dell’Egato. E fissando un concetto: «Queste sono decisioni che richiedono coraggio e senso delle istituzioni, perché incidono sul presente ma soprattutto sul futuro della nostra comunità». Di futuro parlerà anche il Piano strategico per lo sviluppo industriale ed economico «che proietterà il Trentino al 2040» e che «sarà presentato ufficialmente nelle prossime settimane». Così come al futuro puntano le misure legate a welfare, famiglie e contrasto alla denatalità, che spaziano dalla conciliazione vita-lavoro fino ai contributi previsti per nidi e servizi alla prima infanzia, dai congedi parentali fino al progetto sperimentale per rivitalizzare i territori a rischio abbandono. Con un occhio anche alle scuole e a un sistema scolastico «che il governo provinciale vuole mantenere capillarizzato sul territorio». In una manovra che ha, come filo rosso, il concetto di «continuità». E in questa direzione si inserisce anche la posizione della Provincia sul nodo della sicurezza. Con la conferma della realizzazione del Cpr a Trento: «Uno strumento essenziale — nelle parole di Fugatti — per rafforzare l’effettività dei rimpatri, ridurre la pressione sul sistema di accoglienza e garantire maggiore sicurezza».Ora il confronto sull’assestamento si prepara a entrare nel merito: si parte lunedì. Dietro le quinte, proseguirà la trattativa degli assessori Tonina e Spinelli per provare a «disinnescare» l’ostruzionismo da 18mila emendamenti delle opposizioni. Ieri il primo faccia a faccia, con le posizioni ancora distanti.Vai a tutte le notizie di TrentoIscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino25 luglio 2026© RIPRODUZIONE RISERVATALe immagini dalla telecamera di sicurezza che ha ripreso l'assaltoPer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. Puoi accedere con il tuo account su tutti i dispositivi che desideri, ma utilizzandoli in momenti diversi secondo il tuo piano di abbonamento.Perché tu o qualcun altro sta leggendo Corriere.it con questo account su più di due dispositivi/accessi. 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Estratto da pag. 1 di "lacnews24.it" del 25 Jul 2026

Le Regioni più ricche potranno rafforzare i propri sistemi sanitari, mentre il Mezzogiorno teme una nuova emorragia di personale e risorse. Ora la domanda è una sola: quale sarà la posizione della Regione?

pubDate§§ 2026-07-25T06:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503251207504.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503251207504.PDF', 'title': 'lacnews24.it'} tp:url§§ https://www.lacnews24.it/politica/sanita-lautonomia-differenziata-spaventa-il-sud-la-calabria-rischia-di-perdere-medici-e-servizi-essenziali-u5ocrnwb tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503251207504.PDF tp:ocr§§ Con il via libera definitivo della Camera alle pre-intese tra il Governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, l’autonomia differenziata entra nella sua fase più concreta. Tra le materie coinvolte c’è anche la sanità, il pilastro più delicato dello Stato sociale e uno dei temi destinati a segnare il futuro del Paese. Per i sostenitori della riforma si tratta di un passo verso una maggiore efficienza amministrativa e una più forte responsabilizzazione delle Regioni. Per i critici, invece, è l’inizio di un processo che rischia di incrinare il principio di uguaglianza sul quale è stato costruito il Servizio sanitario nazionale. La domanda è semplice quanto decisiva: un cittadino calabrese continuerà ad avere gli stessi diritti di un cittadino lombardo o veneto? Oppure la qualità delle cure dipenderà sempre più dalla ricchezza della Regione in cui si vive? PoliticaUn medico a Brescia potrà guadagnare più di uno a Cosenza: l'Autonomia differenziata riparte e riaccende lo scontroMassimo Clausi Il timore nasce da un dato evidente. Le Regioni con una maggiore capacità fiscale potranno disporre di risorse più consistenti da destinare alla sanità. Potranno aumentare stipendi e incentivi, migliorare le condizioni di lavoro, investire in tecnologie e organizzazione, rendendo i propri ospedali sempre più attrattivi. In un sistema che già oggi soffre una grave carenza di personale, il rischio è che medici, infermieri e professionisti sanitari siano spinti a trasferirsi dove le opportunità economiche e professionali saranno migliori. Per il Mezzogiorno sarebbe un colpo durissimo. Gli ospedali del Sud, già alle prese con organici ridotti, liste d’attesa sempre più lunghe e difficoltà organizzative, potrebbero subire una nuova emorragia di competenze. Reparti oggi in equilibrio precario rischierebbero di perdere altro personale, aggravando una situazione già estremamente critica. Ma le conseguenze ricadrebbero soprattutto sui cittadini. Se i servizi continueranno a indebolirsi, sempre più persone saranno costrette a lasciare la propria regione per una visita specialistica, un intervento chirurgico o una terapia complessa. La mobilità sanitaria, già oggi molto elevata dal Sud verso il Nord, rischia di trasformarsi in un fenomeno ancora più esteso. PoliticaAutonomia differenziata, Calderoli: «Fa male al Sud? Ma se Calabria e Abruzzo sono interessate...»Redazione Politica E ogni paziente che parte porta con sé anche risorse economiche. Le Regioni meridionali devono infatti rimborsare quelle che erogano le prestazioni ai propri residenti. Si crea così un meccanismo perverso: meno servizi producono più mobilità sanitaria; più mobilità significa maggiori trasferimenti di risorse verso il Nord; meno risorse rendono ancora più difficile migliorare gli ospedali del Sud. Il nodo più delicato resta quello dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni. Senza una loro piena definizione e soprattutto senza adeguate risorse per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, il rischio è che il diritto alla salute finisca per dipendere sempre più dalla forza economica delle singole Regioni. È questo il punto sul quale si concentra la critica di gran parte del mondo scientifico e sanitario. Prima di attribuire nuove competenze, sostengono molti osservatori, occorrerebbe garantire davvero pari diritti ai cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di residenza. PoliticaCalabria ultima per livelli di cura, l'ombra dell'autonomia differenziata sulla sanità: «Occhiuto stoppi le pre-intese»Silvio Cacciatore Per la Calabria lo scenario appare particolarmente preoccupante. Una regione che vive da anni sotto il peso del commissariamento della sanità, con una cronica carenza di personale, ospedali spesso in difficoltà, servizi territoriali insufficienti e vaste aree interne dove l’accesso alle cure è già oggi problematico, rischia di pagare un prezzo ancora più alto. Se dovesse perder e ulteriori medici, infermieri e specialisti, il divario con le regioni più forti potrebbe diventare ancora più difficile da colmare. Non a caso il confronto si sposterà presto anche sul terreno più politico e avrà anche importanti risvolti giudiziari. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha già annunciato il ricorso alla Corte costituzionale, sostenendo che la devoluzione delle competenze sanitarie rischia di compromettere ulteriormente gli equilibri del Servizio sanitario nazionale e di penalizzare il Mezzogiorno. Una preoccupazione che, durante le audizioni parlamentari, è stata espressa anche dalla Fondazione Gimbe e da numerosi esperti, secondo i quali la riforma potrebbe ampliare le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Ma la sfida sarà soprattutto politica. L’iniziativa di Decaro apre un fronte destinato ad attraversare anche la maggioranza di governo. Nei prossimi passaggi parlamentari, i partiti del centrodestra dovranno convincere i propri parlamentari eletti nel Mezzogiorno della bontà di una riforma che molti amministratori del Sud considerano penalizzante. Un equilibrio politico delicato, perché l’autonomia differenziata rappresenta uno dei principali punti qualificanti della Lega e uno degli assi portanti dell’intesa raggiunta nella coalizione di governo sulle grandi riforme istituzionali. Il dibattito, dunque, va ben oltre la redistribuzione delle competenze tra Stato e Regioni. In gioco c’è l’idea stessa di Servizio sanitario nazionale. Se prima non saranno garantiti gli stessi diritti e gli stessi livelli di assistenza in tutto il Paese, il rischio è quello di costruire un’Italia nella quale la salute non sarà più un diritto universale, ma una condizione legata alla ricchezza del territorio in cui si nasce. E sarebbe una delle più profonde fratture sociali e civili dalla nascita della Repubblica. Davanti a tutto questo, cosa farà la Regione Calabria? tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503251207504.PDF §---§