title§§ Come far restare i nostri operatori = Il Trentino deve «tenere» gli operatori link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503235107163.PDF description§§

Estratto da pag. 38 di "ADIGE" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T05:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503235107163.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503235107163.PDF', 'title': 'ADIGE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503235107163.PDF tp:ocr§§ Come far restare i nostri operatori Il Trentino deve «tenere» gli operatori Sanità/1 l problema del personale precede e amplifica quello delle liste d’attesa. In un anno due primari hanno lasciato o lasceranno l’ospedale di Cles: il chirurgo Ciarleglio per andare a Perugia e la anestesista Michela Zardin. E non sono casi isolati. I CONTINUA A PAGINA 38 (segue dalla prima pagina) Tra pensionamenti, fuga verso il privato e mancanza di ricambio generazionale, l’Asuit rischia, nei prossimi anni, lo svuotamento: il saldo degli ultimi 5 anni è negativo, meno 128 medici nelle corsie degli ospedali. Non meno grave il problema dei sanitari sul versante della medicina di base. Secondo l'ultimo report della Fondazione Gimbe, in Trentino mancano stabilmente oltre 50 medici di base, a cui si aggiungono i 76-78 pensionamenti previsti a breve termine. A rischio l’assistenza per 100.000 assistiti. L’azienda ha messo a bando 63 posti per le zone carenti, hanno partecipato 12 candidati. La situazione non appare certo migliore se pensiamo agli infermieri: il deficit è di circa 450 unità. Gli infermieri, il 56% della forza lavoro in ambito sanitario, sono la categoria più a rischio. Il 41-43% ha una età compresa tra i 46 e i 60 anni: nei prossimi 5 anni ne usciranno, per raggiunti limiti di età, altri 700, oltre 2.000 nel lungo periodo. In generale, la prospettiva della mancanza di lavoratori entro il 2029 per pensionamento è un problema nazionale. Lo dice il recente studio della Cgia di Mestre: la pubblica amministrazione italiana perderà 768.200 dipendenti per raggiunti limiti entro tre anni, praticamente domani. Nel Sistema Pubblico Allargato della Provincia autonoma di Trento il problema è amplificato perché, con i 42.000 dipendenti pubblici, è presente una delle densità più alte d’Italia: 1 lavoratore dipendente su 5 appartiene infatti alla sfera pubblica. L’Oms calcola che a livello europeo entro il 2030 mancherà quasi un milione di operatori sanitari e sociosanitari. L'età media elevata della forza lavoro sanitaria, con il pensionamento dei baby boomer e le difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione di medici e infermieri - sul versante dell’offerta nonché l'invecchiamento della popolazione e l'aumento della domanda di assistenza sembrano creare le premesse per una “tempesta perfetta”. La School of Innovation dell'Università di Trento sottolinea un aspetto importante: un giovane che entra oggi nel mercato del lavoro valuta non solo le condizioni economiche, ma anche la qualità dell’organizzazione, la sua cultura interna e le opportunità che offre per la crescita e l'apprendimento nel tempo. Aspetti che, evidentemente, coinvolgono anche quanti sono già inseriti nel mondo del lavoro. Dalle diverse analisi effettuate sembrerebbe quasi di dover affrontare, nella ricerca di nuovo personale, una «missione impossibile». E allora la soluzione, almeno in parte, si potrebbe trovare non solo nella ricerca di nuove professionalità ma anche individuando le modalità più adatte a trattenere i professionisti che, insoddisfatti, abbandonano. Per fare ciò alcuni suggerimenti li offre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Il messaggio del direttore dell’Oms Europa, Hans Henri P. Kluge, è chiaro: «Nessuna campagna di reclutamento sarà sufficiente se non si affronta la crisi della permanenza dei professionisti. I Paesi che comprenderanno per primi questa necessità avranno i sistemi sanitari più forti». Sono state individuate le priorità da affrontare: governance e programmazione a lungo termine (assunzione di dati per prevedere i fabbisogni futuri); carriera e condizioni di lavoro (sicurezza, percorsi chiari, no violenze); mobilità cooperativa (cooperare invece di competere per «rubarsi» il personale); formazione adattata ai bisogni (cure primarie, geriatria, emergenze); salute mentale (burnout e ansia tra medici e infermieri 5 volte superiori alla media). La lezione che i piccoli Paesi hanno capito - il non poter competere sugli stipendi con i grandi Paesi - ha consentito loro di individuare prima di al tri il bandolo della matassa. Il Trentino potrebbe cogliere l’occasione per considerarsi, una volta tanto, una Small Country rimanendo saldamente con i piedi per terra, senza enfasi e retorica, consapevole delle proprie radici e alla ricerca delle proprie possibili soluzioni. Governance e programmazione a lungo termine le attuali priorità da affrontare, come da molti sollecitato, con la necessaria determinazione. Attrarre serve, quando riesce, ma non basta. Senza trattenere chi c’è già, ogni nuovo assunto sarà solo una soluzione parziale. Fulvio Campolongo Presidente Associazione Nazionale Primari Ospedalieri (Anpo) della provincia di Trento ---End text--- Author: FULVIO CAMPOLONGO Heading: Sanità/1 Highlight: Image: -tit_org- Come far restare i nostri operatori Il Trentino deve «tenere» gli operatori -sec_org- tp:writer§§ FULVIO CAMPOLONGO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503235107163.PDF §---§ title§§ Sanità, mancano medici di base Bando regionale per 200 posti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502064200750.PDF description§§

Estratto da pag. 39 di "MESSAGGERO ROMA" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T00:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502064200750.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502064200750.PDF', 'title': 'MESSAGGERO ROMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502064200750.PDF tp:ocr§§ Sanità, mancano medici di base Bando regionale per 200 posti I dottori entreranno in servizio al termine del percorso formativo: iscrizioni entro il 27 luglio. Bartoletti, federazione camici bianchi: «Criticità soprattutto in periferia» ` IL CONCORSO Una risposta alla cronica carenza di medici di base c’è. Ed è il bando con cui la Regione Lazio mette a disposizione 200 posti per il corso triennale di formazione in Medicina generale, le cui domande dovranno essere presentate entro il prossimo 27 luglio (la prova d’esame sarà il 21 ottobre). Un’iniziativa, questa, che punta a rafforzare la rete dei medici di famiglia, un tema su cui la Pisana è a lavoro da tempo per colmare il vuoto di professionisti. E che è considerata significativa anche dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg). Non si tratta comunque di risorse disponibili nell’immediato: i futuri nuovi medici entreranno infatti in servizio solo al termine del percorso formativo, quindi tra circa tre anni. I NUMERI Pier Luigi Bartoletti, segretario provinciale della Fimmg Roma, parla dei nuovi 200 posti come di un «segnale positivo». Anche se avverte: «Potrebbero essere una toppa che non basta nel caso in cui non venga bandito un nuovo corso già il prossimo anno» perché, spiega, «il ricambio non riuscirà a compensare le uscite». Secondo i dati della Fondazione Gimbe, oggi nel Lazio mancano già 358 medici di famiglia. A questa si aggiunge un’altra criticità: nei prossimi tre anni, sempre secondo le stime della Fimmg, andranno in pensione 925 medici di famiglia, una cifra che non tiene comunque conto dei prepensionamenti, più difficili da prevedere ma che potrebbero aggravare il quadro. Facendo i conti, spiega il sindacato, anche con l’ingresso dei 200 nuovi corsisti, il saldo rischia di restare negativo, con una carenza superiore al migliaio di professionisti. E, considerando che il rapporto ottimale è di 1 medico ogni 1.200 assistiti, la Fimmg stima che nel giro di tre anni potrebbero essere fino a 1,5 milioni i cittadini del Lazio interessati dalla carenza di medici di medicina generale, qualora appunto non si intervenga con nuovi corsi regionali. LE ZONE La situazione, però, non è uniforme. «La Asl Roma 1 è sostanzialmente coperta - spiega Bartoletti - mentre le criticità si concentrano soprattutto nelle aree periferiche della Asl Roma 2 e Roma 3. Difficoltà ancora maggiori si registrano nelle Asl Roma 4, Roma 5 e Roma 6, dove ci sono molti piccoli comuni», continua. Ed è proprio per queste sedi in difficoltà che il nuovo accordo regionale ha previsto incentivi economici per rendere più attrattivi gli incarichi, con risultati tangibili. «Prima in alcune realtà, prendo ad esempio Percile, era difficile trovare medici di famiglia disponibili, mentre ora con gli incentivi qualcosa sta cambiando, ma l’assegnazione non è automatica e il problema resta», dice il segretario provinciale della Fimmg Roma. GLI ABBANDONI A pesare, poi, non sono solo i prepensionamenti, ma pure il grande carico di lavoro che spaventa i nuovi entrati e che rende la professione sempre meno ambita. «C’è anche il tema degli abbandoni dei giovani medici continua Bartoletti - perché fare il medico di famiglia oggi è impegnativo, si ha a che fare con migliaia di pazienti, spesso anziani, con più patologie e numerose terapie farmacologiche. I colleghi più anziani hanno maturato negli anni una professionalità che permette loro di affrontare queste situazioni - spiega - mentre per un giovane l’impatto può essere molto pesante. Una responsabilità che scoraggia tanti. Per questo registriamo anche casi di abbandono della professione». LA SOLUZIONE E dunque la soluzione non potrà limitarsi all’attuale bando, anche alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione, che ogni anno vede aumentare il numero di pazienti fragili e che rende il medico di famiglia uno dei pilastri del sistema sanitario territoriale. Asia Buconi ---End text--- Author: Asia Buconi Heading: Highlight: L’ACCORDO PREVEDE ANCHE INCENTIVI ECONOMICI PER RENDERE PIÙ ATTRATTIVI GLI INCARICHI Image:ma, parla dei Un medico di base durante la visita a un paziente: con il bando la Regione Lazio mette a disposizione 200 posti per il corso triennale di formazione in Medicina generale -tit_org- Sanità, mancano medici di base Bando regionale per 200 posti -sec_org- tp:writer§§ Asia Buconi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072502064200750.PDF §---§ title§§ "SPACCA ITALIA" GIÀ SCRITTO NEI NUMERI = "Spacca Italia" già scritto... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757905863.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T04:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757905863.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757905863.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757905863.PDF tp:ocr§§ L’analisi “SPACCA ITALIA” GIÀ SCRITTO NEI NUMERI “Spacca Italia” già scritto... DALLA PRIMA PAGINA S pacca Italia, secessione dei ricchi. Per i manovratori dell’autonomia differenziata trattasi di allarmismo puro. E nei dispacci d’ordinanza ripetono come un sol uomo: non ci sarà nessuna penalizzazione del sud e si aprirà, addirittura, (...) Continua a pag.6 (...) una stagione di crescita anche per l’Italia meridionale. Evidentemente nell’impazzimento di social, like e faccette siamo finiti in una puntata di scherzi a parte. Ricapitoliamo: la maggioranza di governo, approvando le intese istituzionali con quattro regioni del nord (Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria), assesta un colpo micidiale all’unità nazionale, rendendo immodificabile il divario tra nord e sud del Paese. E lo fa con ministri che, interrompendo l’impegno full time per la grazia a qualche assassino, infilano le norme secessioniste “aumm aumm”, come dicono a Napoli, ossia in modo losco. Altro che allarmismo! C’è un solo modo per spazzare via la legge-disastro sponsorizzata dal leghista Calderoli: bloccarne l’iter e aprire un confronto vero con tutte le regioni su come rafforzare i loro poteri dentro un quadro di coesione nazionale. A partire però da tre punti irrinunciabili: stesse risorse procapite, al nord e al sud, per la sanità; stesso numero in percentuale di dipendenti della sanità pubblica; divieto di fare contratti integrativi regionali. Cosa pensano di queste proposte i parlamentari pugliesi e meridionali? O chiedere eguali diritti e pari risorse finanziarie è una provocazione? Eh sì! Perché è la “logica” perversa che sta dietro l’autonomia differenziata che bisogna cestinare. Non si tratta di assicurare, come scrive con garbo su queste pagine l’on. D’Attis, che non sarà tolto un euro al sud (e ci mancherebbe!). Il tema all’ordine del giorno è un altro: come rendere più eguali gli italiani, e più forte l’intero Paese, partendo dalle arretratezze e dai bisogni della parte più debole del paese, ossia il mezzogiorno, e non dall’egoismo delle aree più ricche. E siccome le intese con le regioni del nord si occupano di “tutela della salute” è utile documentare, ancora una volta, le scelte discriminatorie contro la Puglia e il Sud. La spesa sanitaria dello Stato per ogni pugliese, citando uno dei tanti studi della Bocconi, è pari a 2.144 euro, per un veneto invece è di 2.203 euro, per un ligure è di 2.358. Il calcolo è davvero elementare. E c’è solo da chiedersi perché tanti parlamentari e consiglieri regionali facciano gli gnorri facendo finta di non capire. Se alla Puglia venissero dati gli stessi soldi destinati al Veneto o alla Liguria ogni anno nel bilancio della regione ci sarebbero dai 236 milioni agli 856 milioni in più. Se poi si moltiplicano queste cifre per almeno venticinque anni, da quando il presidente della Puglia (Fitto) si intestò la battaglia per chiedere una modifica nei criteri di riparto, il risultato è clamoroso: ai pugliesi, nel tempo, sono stati sottratti almeno 6 miliardi di euro! E il personale? La fondazione Gimbe ha pubblicato i dati relativi al 2025: in Puglia ci sono 10 operatori sanitari ogni 1.000 abitanti, in Liguria 15.3, in Friuli 17.4! Una classe politica seria dovrebbe comprendere che dietro questi numeri ci sono persone che non trovano la sanità di cui hanno bisogno e agire di conseguenza per potenziare i servizi sanitari dove sono carenti. È l’abc del buon padre di famiglia (oltre che della politica). Invece si procede volutamente contromano. E si punta a rendere più efficiente e competitiva la sanità del nord. A danno del sud. Non è l’antico vittimismo meridionale. È quello che sta scritto negli atti votati in parlamento. Nell’allegato 1 si afferma che la regione “promuove e finanzia forme di previdenza complementare e integrativa”; nell’allegato 2 si garantisce “la discrezionalità nella gestione delle risorse sanitarie” e il potere di agire in deroga alla normativa e ai vincoli nazionali. Cosa bisogna aggiungere altro perché sia chiaro che stipendi più alti, previdenza più ricca, contratti pi ù vantaggiosi spingeranno tanti medici e ricercatori anche della Puglia a lavorare negli ospedali e negli Irccs del Nord? È il giudizio della Svimez: “Le regioni più forti potrebbero attrarre ulteriore personale qualificato, mentre quelle più deboli potrebbero trovarsi in maggiore difficoltà nel garantire i servizi essenziali”. Altro che, come balbettano i difensori d’ufficio della secessione, risolveremo tutto con i Lep. È una banalità che il sud non merita. È sufficiente fare un bilancio dei Lea in sanità per annusare l’imbroglio. I Lea hanno fotografato le differenze tra le diverse aree territoriali, ma in vent’anni poco è cambiato, al punto che ancora oggi, e con una responsabilità bipartisan, si continuano a ritenere residuali i criteri della povertà e della deprivazione sociale (dove il mezzogiorno primeggia), alimentando in tal modo le diseguaglianze tra italiani. E allora carte in tavola. La priorità da scrivere in agenda è garantire a tutti, e a ogni latitudine, il diritto alla salute. Per ridurre e annullare la distanza tra nord e sud serve un piano sanitario nazionale. Investimenti per irrobustire la rete ospedaliera e attivare ovunque quella territoriale, per creare e sostenere centri di ricerca pubblici, per assumere il personale che manca... E ciò può avvenire solo con una forte decisione e direzione dello Stato. Altro che lo spacchettamento dell’Italia! Antonio Maniglio © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio MANIGLIO Heading: DALLA PRIMA PAGINA Highlight: Image: -tit_org- “SPACCA ITALIA” GIÀ SCRITTO NEI NUMERI “Spacca Italia” già scritto... -sec_org- tp:writer§§ Antonio Maniglio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757905863.PDF §---§ title§§ "Spacca Italia" già scritto... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757805862.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BRINDISI" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T04:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757805862.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757805862.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BRINDISI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757805862.PDF tp:ocr§§ “Spacca Italia” già scritto... DALLA PRIMA PAGINA (...) una stagione di crescita anche per l’Italia meridionale. Evidentemente nell’impazzimento di social, like e faccette siamo finiti in una puntata di scherzi a parte. Ricapitoliamo: la maggioranza di governo, approvando le intese istituzionali con quattro regioni del nord (Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria), assesta un colpo micidiale all’unità nazionale, rendendo immodificabile il divario tra nord e sud del Paese. E lo fa con ministri che, interrompendo l’impegno full time per la grazia a qualche assassino, infilano le norme secessioniste “aumm aumm”, come dicono a Napoli, ossia in modo losco. Altro che allarmismo! C’è un solo modo per spazzare via la legge-disastro sponsorizzata dal leghista Calderoli: bloccarne l’iter e aprire un confronto vero con tutte le regioni su come rafforzare i loro poteri dentro un quadro di coesione nazionale. A partire però da tre punti irrinunciabili: stesse risorse procapite, al nord e al sud, per la sanità; stesso numero in percentuale di dipendenti della sanità pubblica; divieto di fare contratti integrativi regionali. Cosa pensano di queste proposte i parlamentari pugliesi e meridionali? O chiedere eguali diritti e pari risorse finanziarie è una provocazione? Eh sì! Perché è la “logica” perversa che sta dietro l’autonomia differenziata che bisogna cestinare. Non si tratta di assicurare, come scrive con garbo su queste pagine l’on. D’Attis, che non sarà tolto un euro al sud (e ci mancherebbe!). Il tema all’ordine del giorno è un altro: come rendere più eguali gli italiani, e più forte l’intero Paese, partendo dalle arretratezze e dai bisogni della parte più debole del paese, ossia il mezzogiorno, e non dall’egoismo delle aree più ricche. E siccome le intese con le regioni del nord si occupano di “tutela della salute” è utile documentare, ancora una volta, le scelte discriminatorie contro la Puglia e il Sud. La spesa sanitaria dello Stato per ogni pugliese, citando uno dei tanti studi della Bocconi, è pari a 2.144 euro, per un veneto invece è di 2.203 euro, per un ligure è di 2.358. Il calcolo è davvero elementare. E c’è solo da chiedersi perché tanti parlamentari e consiglieri regionali facciano gli gnorri facendo finta di non capire. Se alla Puglia venissero dati gli stessi soldi destinati al Veneto o alla Liguria ogni anno nel bilancio della regione ci sarebbero dai 236 milioni agli 856 milioni in più. Se poi si moltiplicano queste cifre per almeno venticinque anni, da quando il presidente della Puglia (Fitto) si intestò la battaglia per chiedere una modifica nei criteri di riparto, il risultato è clamoroso: ai pugliesi, nel tempo, sono stati sottratti almeno 6 miliardi di euro! E il personale? La fondazione Gimbe ha pubblicato i dati relativi al 2025: in Puglia ci sono 10 operatori sanitari ogni 1.000 abitanti, in Liguria 15.3, in Friuli 17.4! Una classe politica seria dovrebbe comprendere che dietro questi numeri ci sono persone che non trovano la sanità di cui hanno bisogno e agire di conseguenza per potenziare i servizi sanitari dove sono carenti. È l’abc del buon padre di famiglia (oltre che della politica). Invece si procede volutamente contromano. E si punta a rendere più efficiente e competitiva la sanità del nord. A danno del sud. Non è l’antico vittimismo meridionale. È quello che sta scritto negli atti votati in parlamento. Nell’allegato 1 si afferma che la regione “promuove e finanzia forme di previdenza complementare e integrativa”; nell’allegato 2 si garantisce “la discrezionalità nella gestione delle risorse sanitarie” e il potere di agire in deroga alla normativa e ai vincoli nazionali. Cosa bisogna aggiungere altro perché sia chiaro che stipendi più alti, previdenza più ricca, contratti più vantaggiosi spingeranno tanti medici e ricercatori anche della Puglia a lavorare negli ospedali e negli Irccs del Nord? È il giudizio della Svimez: “Le regioni più forti potrebbero attrarre ulteriore personale qualificato, mentre quelle più deboli potrebbero trovarsi in maggiore difficoltà nel garantire i servi zi essenziali”. Altro che, come balbettano i difensori d’ufficio della secessione, risolveremo tutto con i Lep. È una banalità che il sud non merita. È sufficiente fare un bilancio dei Lea in sanità per annusare l’imbroglio. I Lea hanno fotografato le differenze tra le diverse aree territoriali, ma in vent’anni poco è cambiato, al punto che ancora oggi, e con una responsabilità bipartisan, si continuano a ritenere residuali i criteri della povertà e della deprivazione sociale (dove il mezzogiorno primeggia), alimentando in tal modo le diseguaglianze tra italiani. E allora carte in tavola. La priorità da scrivere in agenda è garantire a tutti, e a ogni latitudine, il diritto alla salute. Per ridurre e annullare la distanza tra nord e sud serve un piano sanitario nazionale. Investimenti per irrobustire la rete ospedaliera e attivare ovunque quella territoriale, per creare e sostenere centri di ricerca pubblici, per assumere il personale che manca... E ciò può avvenire solo con una forte decisione e direzione dello Stato. Altro che lo spacchettamento dell’Italia! Antonio Maniglio © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio Maniglio Heading: DALLA PRIMA PAGINA Highlight: Image: -tit_org- “Spacca Italia” già scritto... -sec_org- tp:writer§§ Antonio Maniglio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757805862.PDF §---§ title§§ Lo "Spacca Italia" scritto... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757605864.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA LECCE" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T04:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757605864.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757605864.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA LECCE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757605864.PDF tp:ocr§§ Lo “Spacca Italia” scritto... DALLA PRIMA PAGINA (...) ripetono come un sol uomo: non ci sarà nessuna penalizzazione del sud e si aprirà, addirittura, una stagione di crescita anche per l’Italia meridionale. Evidentemente nell’impazzimento di social, like e faccette siamo finiti in una puntata di scherzi a parte. Ricapitoliamo: la maggioranza di governo, approvando le intese istituzionali con quattro regioni del nord (Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria), assesta un colpo micidiale all’unità nazionale, rendendo immodificabile il divario tra nord e sud del Paese. E lo fa con ministri che, interrompendo l’impegno full time per la grazia a qualche assassino, infilano le norme secessioniste “aumm aumm”, come dicono a Napoli, ossia in modo losco. Altro che allarmismo! C’è un solo modo per spazzare via la legge-disastro sponsorizzata dal leghista Calderoli: bloccarne l’iter e aprire un confronto vero con tutte le regioni su come rafforzare i loro poteri dentro un quadro di coesione nazionale. A partire però da tre punti irrinunciabili: stesse risorse procapite, al nord e al sud, per la sanità; stesso numero in percentuale di dipendenti della sanità pubblica; divieto di fare contratti integrativi regionali. Cosa pensano di queste proposte i parlamentari pugliesi e meridionali? O chiedere eguali diritti e pari risorse finanziarie è una provocazione? Eh sì! Perché è la “logica” perversa che sta dietro l’autonomia differenziata che bisogna cestinare. Non si tratta di assicurare, come scrive con garbo su queste pagine l’on. D’Attis, che non sarà tolto un euro al sud (e ci mancherebbe!). Il tema all’ordine del giorno è un altro: come rendere più eguali gli italiani, e più forte l’intero Paese, partendo dalle arretratezze e dai bisogni della parte più debole del paese, ossia il mezzogiorno, e non dall’egoismo delle aree più ricche. E siccome le intese con le regioni del nord si occupano di “tutela della salute” è utile documentare, ancora una volta, le scelte discriminatorie contro la Puglia e il Sud. La spesa sanitaria dello Stato per ogni pugliese, citando uno dei tanti studi della Bocconi, è pari a 2.144 euro, per un veneto invece è di 2.203 euro, per un ligure è di 2.358. Il calcolo è davvero elementare. E c’è solo da chiedersi perché tanti parlamentari e consiglieri regionali facciano gli gnorri facendo finta di non capire. Se alla Puglia venissero dati gli stessi soldi destinati al Veneto o alla Liguria ogni anno nel bilancio della regione ci sarebbero dai 236 milioni agli 856 milioni in più. Se poi si moltiplicano queste cifre per almeno venticinque anni, da quando il presidente della Puglia (Fitto) si intestò la battaglia per chiedere una modifica nei criteri di riparto, il risultato è clamoroso: ai pugliesi, nel tempo, sono stati sottratti almeno 6 miliardi di euro! E il personale? La fondazione Gimbe ha pubblicato i dati relativi al 2025: in Puglia ci sono 10 operatori sanitari ogni 1.000 abitanti, in Liguria 15.3, in Friuli 17.4! Una classe politica seria dovrebbe comprendere che dietro questi numeri ci sono persone che non trovano la sanità di cui hanno bisogno e agire di conseguenza per potenziare i servizi sanitari dove sono carenti. È l’abc del buon padre di famiglia (oltre che della politica). Invece si procede volutamente contromano. E si punta a rendere più efficiente e competitiva la sanità del nord. A danno del sud. Non è l’antico vittimismo meridionale. È quello che sta scritto negli atti votati in parlamento. Nell’allegato 1 si afferma che la regione “promuove e finanzia forme di previdenza complementare e integrativa”; nell’allegato 2 si garantisce “la discrezionalità nella gestione delle risorse sanitarie” e il potere di agire in deroga alla normativa e ai vincoli nazionali. Cosa bisogna aggiungere altro perché sia chiaro che stipendi più alti, previdenza più ricca, contratti più vantaggiosi spingeranno tanti medici e ricercatori anche della Puglia a lavorare negli ospedali e negli Irccs del Nord? È il giudizio della Svimez: “Le regioni più forti potrebbero attrarre ulteriore personale qualifi cato, mentre quelle più deboli potrebbero trovarsi in maggiore difficoltà nel garantire i servizi essenziali”. Altro che, come balbettano i difensori d’ufficio della secessione, risolveremo tutto con i Lep. È una banalità che il sud non merita. È sufficiente fare un bilancio dei Lea in sanità per annusare l’imbroglio. I Lea hanno fotografato le differenze tra le diverse aree territoriali, ma in vent’anni poco è cambiato, al punto che ancora oggi, e con una responsabilità bipartisan, si continuano a ritenere residuali i criteri della povertà e della deprivazione sociale (dove il mezzogiorno primeggia), alimentando in tal modo le diseguaglianze tra italiani. E allora carte in tavola. La priorità da scrivere in agenda è garantire a tutti, e a ogni latitudine, il diritto alla salute. Per ridurre e annullare la distanza tra nord e sud serve un piano sanitario nazionale. Investimenti per irrobustire la rete ospedaliera e attivare ovunque quella territoriale, per creare e sostenere centri di ricerca pubblici, per assumere il personale che manca... E ciò può avvenire solo con una forte decisione e direzione dello Stato. Altro che lo spacchettamento dell’Italia! Antonio Maniglio © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio Maniglio Heading: DALLA PRIMA PAGINA Highlight: Image: -tit_org- Lo “Spacca Italia” scritto... -sec_org- tp:writer§§ Antonio Maniglio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501757605864.PDF §---§ title§§ "Spacca Italia" già scritto... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503129406234.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA TARANTO" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503129406234.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503129406234.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA TARANTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503129406234.PDF tp:ocr§§ “Spacca Italia” già scritto... DALLA PRIMA PAGINA (...) una stagione di crescita anche per l’Italia meridionale. Evidentemente nell’impazzimento di social, like e faccette siamo finiti in una puntata di scherzi a parte. Ricapitoliamo: la maggioranza di governo, approvando le intese istituzionali con quattro regioni del nord (Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria), assesta un colpo micidiale all’unità nazionale, rendendo immodificabile il divario tra nord e sud del Paese. E lo fa con ministri che, interrompendo l’impegno full time per la grazia a qualche assassino, infilano le norme secessioniste “aumm aumm”, come dicono a Napoli, ossia in modo losco. Altro che allarmismo! C’è un solo modo per spazzare via la legge-disastro sponsorizzata dal leghista Calderoli: bloccarne l’iter e aprire un confronto vero con tutte le regioni su come rafforzare i loro poteri dentro un quadro di coesione nazionale. A partire però da tre punti irrinunciabili: stesse risorse procapite, al nord e al sud, per la sanità; stesso numero in percentuale di dipendenti della sanità pubblica; divieto di fare contratti integrativi regionali. Cosa pensano di queste proposte i parlamentari pugliesi e meridionali? O chiedere eguali diritti e pari risorse finanziarie è una provocazione? Eh sì! Perché è la “logica” perversa che sta dietro l’autonomia differenziata che bisogna cestinare. Non si tratta di assicurare, come scrive con garbo su queste pagine l’on. D’Attis, che non sarà tolto un euro al sud (e ci mancherebbe!). Il tema all’ordine del giorno è un altro: come rendere più eguali gli italiani, e più forte l’intero Paese, partendo dalle arretratezze e dai bisogni della parte più debole del paese, ossia il mezzogiorno, e non dall’egoismo delle aree più ricche. E siccome le intese con le regioni del nord si occupano di “tutela della salute” è utile documentare, ancora una volta, le scelte discriminatorie contro la Puglia e il Sud. La spesa sanitaria dello Stato per ogni pugliese, citando uno dei tanti studi della Bocconi, è pari a 2.144 euro, per un veneto invece è di 2.203 euro, per un ligure è di 2.358. Il calcolo è davvero elementare. E c’è solo da chiedersi perché tanti parlamentari e consiglieri regionali facciano gli gnorri facendo finta di non capire. Se alla Puglia venissero dati gli stessi soldi destinati al Veneto o alla Liguria ogni anno nel bilancio della regione ci sarebbero dai 236 milioni agli 856 milioni in più. Se poi si moltiplicano queste cifre per almeno venticinque anni, da quando il presidente della Puglia (Fitto) si intestò la battaglia per chiedere una modifica nei criteri di riparto, il risultato è clamoroso: ai pugliesi, nel tempo, sono stati sottratti almeno 6 miliardi di euro! E il personale? La fondazione Gimbe ha pubblicato i dati relativi al 2025: in Puglia ci sono 10 operatori sanitari ogni 1.000 abitanti, in Liguria 15.3, in Friuli 17.4! Una classe politica seria dovrebbe comprendere che dietro questi numeri ci sono persone che non trovano la sanità di cui hanno bisogno e agire di conseguenza per potenziare i servizi sanitari dove sono carenti. È l’abc del buon padre di famiglia (oltre che della politica). Invece si procede volutamente contromano. E si punta a rendere più efficiente e competitiva la sanità del nord. A danno del sud. Non è l’antico vittimismo meridionale. È quello che sta scritto negli atti votati in parlamento. Nell’allegato 1 si afferma che la regione “promuove e finanzia forme di previdenza complementare e integrativa”; nell’allegato 2 si garantisce “la discrezionalità nella gestione delle risorse sanitarie” e il potere di agire in deroga alla normativa e ai vincoli nazionali. Cosa bisogna aggiungere altro perché sia chiaro che stipendi più alti, previdenza più ricca, contratti più vantaggiosi spingeranno tanti medici e ricercatori anche della Puglia a lavorare negli ospedali e negli Irccs del Nord? È il giudizio della Svimez: “Le regioni più forti potrebbero attrarre ulteriore personale qualificato, mentre quelle più deboli potrebbero trovarsi in maggiore difficoltà nel garantire i servi zi essenziali”. Altro che, come balbettano i difensori d’ufficio della secessione, risolveremo tutto con i Lep. È una banalità che il sud non merita. È sufficiente fare un bilancio dei Lea in sanità per annusare l’imbroglio. I Lea hanno fotografato le differenze tra le diverse aree territoriali, ma in vent’anni poco è cambiato, al punto che ancora oggi, e con una responsabilità bipartisan, si continuano a ritenere residuali i criteri della povertà e della deprivazione sociale (dove il mezzogiorno primeggia), alimentando in tal modo le diseguaglianze tra italiani. E allora carte in tavola. La priorità da scrivere in agenda è garantire a tutti, e a ogni latitudine, il diritto alla salute. Per ridurre e annullare la distanza tra nord e sud serve un piano sanitario nazionale. Investimenti per irrobustire la rete ospedaliera e attivare ovunque quella territoriale, per creare e sostenere centri di ricerca pubblici, per assumere il personale che manca... E ciò può avvenire solo con una forte decisione e direzione dello Stato. Altro che lo spacchettamento dell’Italia! Antonio Maniglio © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio Maniglio Heading: DALLA PRIMA PAGINA Highlight: Image: -tit_org- “Spacca Italia” già scritto... -sec_org- tp:writer§§ Antonio Maniglio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072503129406234.PDF §---§ title§§ «Ricovero in Rsa non sempre gratuito» Nuova sentenza su rimborsi e Alzheimer link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796505229.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796505229.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796505229.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796505229.PDF tp:ocr§§ «Ricovero in Rsa non sempre gratuito» Nuova sentenza su rimborsi e Alzheimer «F inalmente un giudice di rilievo, quale la Corte di Appello di Brescia, dice con chiarezza che la compartecipazione ai costi nel ricovero in Rsa è la norma. Anche laddove la persona ricoverata fosse portatrice di una patologia cronico degenerativa, compreso il morbo di Alzheimer, questo stato non determina la gratuità del ricovero. Questo, a tutela della sostenibilità economica ma soprattutto della giustizia sociale che la Costituzione richiama come fondamentale». L’avvocato Luca Degani di Milano ha vinto la causa intentata da un erede contro la fondazione che gestisce una Rsa dove era ricoverato un parente affetto da Alzheimer e poi deceduto. La causa, in cui Degani difendeva la fondazione, era stata intentata dal familiare del malato sulla scorta del giudizio della Cassazione che aveva sostenuto il contrario, eppure il legale nega che questa sia «una sentenza “contro”, in quanto parte proprio dal dato delle diverse ordinanze della Cassazione». Aggiungiamoci pure che il giudizio d’appello fa giurisprudenza: la sentenza bresciana disincentiverà molti a tentare un temerario recupero crediti sulla base del giudizio della Cassazione. Ma facciamo un passo indietro. La Suprema Corte ha “cancellato” il principio della compartecipazione del malato di Alzheimer alla retta della Rsa sostenendo che ogni assistenza debba essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con la conseguenza che nei mesi scorsi molte famiglie si sono rivolte al giudice per riavere indietro i soldi. Poiché gli ospiti versano la propria parte di retta alle Rsa che in seconda battuta vengono rimborsate dallo Stato, attraverso le Regioni, il pronunciamento della Cassazione non causerebbe alcun problema se queste ultime ottemperassero al rimborso di quanto le strutture restituiscono alle famiglie a seguito di un verdetto. Ma così non avviene. Con la conseguenza che le strutture, chiamate a pagare per conto di chi non paga, rischiano il dissesto finanziario. Alcuni giudici, in questi mesi, si sono limitati ad applicare la sentenza della Corte. Quello di Brescia no. Ha stabilito che non sempre se un anziano ricoverato in Rsa ha l’Alzheimer, allora automaticamente la famiglia non deve pagare nulla. Si deve verificare caso per caso. Dipende infatti dalla forma della patologia dell’anziano e dalla natura delle prestazioni erogate. «La gratuità è prevista nei casi di una situazione di tutela del bene salute in fase acuta o riabilitativa – spiega Degani –. Tre sono i “momenti” della presa in carico dell’anziano non autosufficiente in ambito sanitario: quello intensivo, dove la malattia ha necessità di un approccio finalizzato ad una prospettiva di guarigione con necessità trattamentali di tipo ospedaliero per una situazione di acuzie; quello estensivo, dove la malattia necessita di un approccio riabilitativo in un tempo definito; quello di lungoassistenza, dove la malattia e la fragilità sociale si incontrano e la presa in carico integrata ha come finalità il mantenimento di uno stato di benessere e un approccio integrato finalizzato in primis alla aderenza terapeutica, senza una prospettiva di guarigione o riabilitazione, ma con un approccio di cura. Nei primi due casi (intensivo ed estensivo) il sistema sanitario garantisce la piena presa in carico economica per quello che è un percorso di guarigione/riabilitazione, nel secondo caso, cioè nella lungo assistenza, il sistema sanitario compartecipa ai costi per il 50%». Secondo Uneba, che associa un migliaio di Rsa, soprattutto cattoliche, la Corte d’Appello ha spiegato che, dato che la diagnosi dell’anziana era di “demenza di Alzheimer con recente crisi epilettica e con parkinsonismo” le prestazioni che la Rsa le prestava non erano “assistenza ad elevata integrazione sanitaria” bensì “lungoassistenza sociosanitaria”. Nel caso di “assistenza ad elevata integrazione sanitaria” si sarebbe potuto effettivamente prevedere la gratuità della prestazione, sul presupposto che ne sarebbe conseguita comunque l’inappropriatezza del ricovero. Per la lungoassistenza invece, scrive la Corte d’Appello di Brescia, si applica il regime ordinario di compartecipazione: quota sanitaria a carico del Sistema Sanitario Nazionale, quota sociale a carico dell’assistito. «A fare la differenza, nella valutazione della Corte d’Appello, è il fatto che nel caso concreto della signora, si trattasse di patologia cronico-degenerativa, non responsiva ai trattamenti farmacologici specifici, non suscettibile di recupero riabilitativo e priva di profili di acuzie clinica. Le attività prestate dalla Rsa all’anziana risultavano incentrate soprattutto su igiene personale, supporto alimentare, prevenzione dei decubiti, prevenzione delle cadute, vigilanza e assistenza continuativa alla persona e garanzia della piena aderenza terapeutica di mantenimento» osserva una nota. Quali sono le conseguenze? Essendo una sentenza di appello, più significativa di una di primo grado, sostenere che, a specifiche condizioni, il ricovero di un malato di Alzheimer in Rsa è compatibile con il regime della compartecipazione, cioè del pagamento da parte dell’assistito, della quota sociale della retta, implica porre un freno all’azione di molti studi legali che stanno suggerendo a chiunque abbia un anziano con l’Alzheimer ricoverato in una Rsa di fare causa per non pagare o per riavere le somme versate (o entrambi). Secondo Uneba, però, serve comunque «un intervento legislativo di chiarimento sulla normativa relativa alla competenza della retta per malati di Alzheimer o altre patologie degenerative accolti in struttura residenziale». ---End text--- Author: PAOLO VIANA Heading: Highlight: La Corte d’Appello di Brescia ha stabilito che la diagnosi di malattia non basta per escludere la compartecipazione alla retta: decisiva è la distinzione tra assistenza sanitaria ad alta integrazione e lungoassistenza sociosanitaria La pronuncia arriva dopo il contrasto tra le decisioni della Cassazione e apre un altro capitolo nel contenzioso tra famiglie che chiedono di riavere i soldi, Rsa alle prese con la sostenibilità economica e ruolo del Servizio sanitario Image:no sa ci el be gr po m ro ve pl ci Si ci fe d’ to cr ai no vo at su n pr de tin -tit_org- «Ricovero in Rsa non sempre gratuito» Nuova sentenza su rimborsi e Alzheimer -sec_org- tp:writer§§ PAOLO VIANA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796505229.PDF §---§ title§§ Sanità privata: ieri presidio per il rinnovo del contratto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501793205196.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501793205196.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501793205196.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501793205196.PDF tp:ocr§§ FUMAROLA: inaccettabile negare salari adeguati e diritti Sanità privata: ieri presidio per il rinnovo del contratto I eri a Roma, tra slogan e manifesti, si è tenuto il presidio nazionale davanti al ministero della Salute, promosso da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp "per dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità privata e delle Rsa che attendono da troppo tempo il rinnovo dei contratti collettivi nazionali. "Dopo anni di rinvii, incontri interlocutori e dichiarazioni di principio - dichiarano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi - ci aspettiamo finalmente un segnale di discontinuità. Non bastano più gli impegni: servono decisioni concrete Prendiamo atto della volontà di proseguire il confronto, ma non abbiamo ricevuto le garanzie che chiedevamo. Anzi, abbiamo avuto la pressoché certa conferma che il prossimo decreto PA conterrà uno stanziamento di circa 1,3 miliardi di euro destinato alle strutture della sanità privata, senza che sia previsto alcun vincolo al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Sarebbe un fatto gravissimo: risorse pubbliche alle imprese senza pretendere il rispetto dei diritti di chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale. Per questo la nostra mobilitazione non si fermerà oggi, ma proseguirà e sarà ulteriormente intensificata nelle forme e nei modi, fino a quando non arriveranno risposte concrete". "Rispettivamente da 8 e 14 anni, 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti continuano a garantire un servizio pubblico essenziale senza un contratto rinnovato", ricordano i sindacalisti. "Chiediamo che Governo e Conferenza delle Regioni assumano finalmente un ruolo decisivo, introducendo regole certe sugli accreditamenti: chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche deve essere obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali. È l'unico modo per impedire che il dumping contrattuale continui ad essere finanziato con soldi pubblici", è l'appello dei sindacato. "Non può esserci una sanità privata che continua a crescere sulle spalle di chi lavora", ribadiscono le sigle. "I dati diffusi dall'Area Studi Mediobanca - ribadiscono - parlano di un settore che nel 2024 ha raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del +22% rispetto al 2019. È evidente che le risorse e lo sviluppo del comparto devono tradursi anche nel rinnovo dei contratti, nella crescita dei salari e nella valorizzazione delle professionalità che ogni giorno garantiscono l'assistenza ai cittadini. In considerazione di questo, è davvero inaccettabile che il Parlamento abbia escluso le lavoratrici e i lavoratori del socio-sanitario dall'indennità di vacanza contrattuale. Una scelta che rischia di alimentare ulteriormente i ritardi nei rinnovi e di penalizzare chi opera in un settore fondamentale del servizio sanitario". "La mobilitazione non si fermerà", avvertono Bozzanca, Chierchia e Longobardi: "Continueremo a sostenere questa vertenza fino a quando non arriveranno il rinnovo dei contratti, salari dignitosi e regole chiare sugli accreditamenti. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle Rsa non possono più aspettare". "Pieno sostegno alla manifestazione tenuta a Roma, davanti al ministero della Salute, promossa da Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp per le lavoratrici e i lavoratori della Sanità privata e delle RSA". E’ quanto ha sottolineato la segretaria generale della Cisl , Daniela Fumarola presente al presidio unitario dei sindacati di categoria. "È inaccettabile che strutture sostenute da risorse pubbliche continuino a negare salari adeguati e diritti a chi, con competenza e dedizione, si prende cura ogni giorno delle persone più fragili - aggiunge la leader Cisl. Finanziamenti e accreditamenti devono essere vincolati all’applicazione e al rinnovo dei contratti nazionali. La qualità dell’assistenza dipende dalla dignità e dal valore riconosciuti al lavoro. Non si può speculare - ha concluso Fumarola comprimendo i diritti di persone che sostengono una parte essenziale del nostro sistema sanita rio e sociosanitario". Cecilia Augella ---End text--- Author: Cecilia Augella Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità privata: ieri presidio per il rinnovo del contratto -sec_org- tp:writer§§ Cecilia Augella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501793205196.PDF §---§ title§§ Lazio, altri fondi alla sanità privata: gongola la clinica degli Angelucci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501792605202.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "FATTO QUOTIDIANO" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501792605202.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501792605202.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501792605202.PDF tp:ocr§§ CASSINO SOLDI PER LE STRUTTURE ACCREDITATE DI RECENTE: QUELLA DEL LEGHISTA Lazio, altri fondi alla sanità privata: gongola la clinica degli Angelucci AIUTINO » Linda Di Benedetto L a Giunta di Francesco Rocca torna ad allargare i cordoni della borsa per la sanità privata del Lazio. Tra i beneficiari dell’ennesima pioggia di milioni c’è ancora una volta il gruppo San Raffaele, fondato dal deputato leghista Antonio Angelucci. Un’unica delibera e due capitoli di spesa in un sistema pubblico in affanno: è questo il cuore della proposta n. 27492 firmata dalla Giunta regionale del Lazio, un pacchetto complessivo da quasi 26 milioni di euro che interviene sui tetti di spesa e sui criteri d’accreditamento dei grandi gruppi della sanità accreditata. Una delibera con cui la Giunta prende atto del decreto ministeriale per l’aggiornamento delle tariffe massime nazionali relative alla remunerazione delle prestazioni ad alta specializzazione, quali la riabilitazione ospedaliera post-acuzie, la neuroriabilitazione, le unità spinali e la lungodegenza medica. Un’operazione finanziaria che agisce su una doppia leva: da una parte recepisce le nuove tariffe stanziando 13,4 milioni di euro, dall’altra, incrementa di ben 12,4 milioni di euro il tetto della specialistica ambulatoriale, destinando risorse straordinarie all’acquisto di prestazioni di diagnostica ad alta tecnologia come la Pet/Tc. Ma il nodo centrale risiede nei criteri di ripartizione dei fondi per la Pet. IL TESTO specifica infatti che le nuove risorse andranno a beneficio anche delle strutture che hanno ottenuto di recente il nuovo accreditamento istituzionale. Un identikit che sembra portare dritto all’Irccs San Raffaele di Cassino della galassia sanitaria riconducibile ad Antonio Angelucci, deputato della Lega, la cui famiglia attraverso il figlio Giampaolo fa capo alle società editrici dei quotidiani quotidiani Libero, Il Tempo e il Giornale. “Questa ha tutta l’aria di essere una delibera cucita su misura per il gruppo Angelucci”, attacca il consigliere regionale di Azione Alessio D’Amato, già assessore regionale alla Sanità. “Con il pretesto del recepimento tariffario, si stanziano 12,4 milioni sulla specialistica ambulatoriale per coprire le prestazioni Pet/Tc, mettendo nero su bianco l’inclusione delle strutture di nuovo accreditamento, che, allo stato attuale, ne comprende una sola: quella del gruppo Angelucci. La Giunta firma l’ennesima norma ad hoc per garantire nuovi extra-budget ai soliti noti”. Proprio lì, il mese scorso — come raccontato dal Fatto — si è tenuto il taglio del nastro della nuova apparecchiatura Pet alla presenza delle massime autorità, tra cui Rocca e il ministro della Salute Orazio Schillaci. Quest’ultimo, quando era rettore dell’Università di Tor Vergata, ha firmato pubblicazioni scientifiche in affiliazione proprio con i ricercatori del network San Raffaele di Roma, oggi valutato dal suo stesso ministero. Mentre Rocca, prima di essere eletto alla guida della Regione, sedeva nel cda della Fondazione San Raffaele e guidava Confapi Sanità nel cui consiglio c’era anche Giampaolo Angelucci, figlio del deputato leghista. ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: Highlight: Image:Politica e affari Antonio Angelucci FOTO ANSA -tit_org- Lazio, altri fondi alla sanità privata: gongola la clinica degli Angelucci -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501792605202.PDF §---§ title§§ Al e sanità a braccetto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795505231.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "MILANO FINANZA" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795505231.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795505231.PDF', 'title': 'MILANO FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795505231.PDF tp:ocr§§ AI e sanità a braccetto Secondo Fidelity gli investitori si concentreranno su aziende sanitarie che utilizzano l'intelligenza artificiale e che trasformeranno il settore I VOSTRI SOLDI IN GESTIONE N egli ultimi anni, il boom dell’intelligenza artificiale è stato trainato principalmente dalle aziende che ne hanno sviluppato l’infrastruttura tecnologica, come i produttori di semiconduttori e i grandi gruppi del software, attirando un enorme interesse da parte degli investitori. Sebbene abbiano registrato performance eccezionali, la prossima fase della rivoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe essere, secondo Fidelity, molto diversa. Anzichè concentrarsi sulle aziende che sviluppano la tecnologia, gli investitori potrebbero iniziare a premiare quelle che la utilizzano con successo per trasformare i propri settori, in primis il settore sanitario. Che, peraltro, ha registrato una performance inferiore rispetto al mercato azionario nel suo complesso. Dopo la pandemia, l’utilizzo dei servizi sanitari è aumentato rapidamente, e questo ha comportato un incremento dei costi per le compagnie assicurative, comprimendone i margini di profitto; inoltre, cambiamenti normativi e preoccupazioni legate al prezzo dei farmaci hanno rappresentato ulteriori ostacoli per molte aziende del settore. Questa divergenza ha fatto sì che molte aziende sanitarie siano oggi valutate a multipli più interessanti rispetto al mercato, pur mantenendo solidi fondamentali e prospettive di crescita di lungo periodo. Per gli investitori con un orizzonte temporale esteso, questa combinazione di valutazioni interessanti e miglioramento dei fondamentali del settore potrebbe rappresentare un’importante opportunità. L’intelligenza artificiale ha il potenziale per trasformare quasi ogni aspetto della sanità moderna. Uno dei suoi maggiori vantaggi risiede nella capacità di analizzare enormi quantità di dati clinici in tempi molto più rapidi rispetto ai metodi tradizionali, supportando i medici nell’effettuare diagnosi più rapide e accurate, migliorando al tempo stesso gli esiti per i pazienti. Anche la scoperta di nuovi farmaci rappresenta uno degli ambiti in cui l’intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto rivoluzionario. L’AI può accelerare questo percorso individuando molecole promettenti, prevedendo le loro interazioni biologiche ed eliminando precocemente quelle con minori probabilità di successo. Di conseguenza, le aziende farmaceutiche potrebbero ridurre significativamente sia i costi sia i tempi di sviluppo, aumentando al contempo le probabilità di portare sul mercato nuove terapie efficaci. Gli algoritmi di machine learning possono aiutare i ricercatori a selezionare i pazienti più idonei, identificare potenziali problemi di sicurezza, monitorare i dati degli studi in tempo reale e analizzare risultati complessi con maggiore efficacia. Oltre alla ricerca e allo sviluppo, l’AI offre importanti opportunità per migliorare l’efficienza operativa dell’intero sistema sanitario. Ospedali, compagnie assicurative, laboratori e strutture sanitarie gestiscono quotidianamente enormi quantità di attività amministrative. L’automazione intelligente può semplificare la documentazione, ottimizzare la programmazione delle attività, migliorare l’allocazione delle risorse, ridurre i costi operativi. Un altro potente motore di crescita per il settore sanitario è rappresentato dall’evoluzione demografica. Nei Paesi sviluppati la popolazione continua a invecchiare, determinando un aumento della domanda di servizi medici, farmaci, diagnostica e assistenza a lungo termine, creando un incremento strutturale della spesa sanitaria destinato a protrarsi per molti anni. Questo trend rappresenta una solida base per la crescita del settore nel lungo periodo, indipendentemente dalle oscillazioni economiche di breve termine. Non tutte le aziende del settore saranno, però, in grado di beneficiare allo stesso modo dell’adozione dell’AI, rendendo fondamentale un’attenta selezione degli investimenti. Le imprese in grado di combinare competenze mediche ava nzate con sofisticate capacità di analisi dei dati potrebbero essere le meglio posizionate per guidare la prossima ondata di innovazione. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Fausto Tenini Heading: I VOSTRI SOLDI IN GESTIONE Highlight: Image:ETF CHE MIRA ALL’INNOVAZIONE HEALTH CARE -tit_org- Al e sanità a braccetto -sec_org- tp:writer§§ Fausto Tenini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795505231.PDF §---§ title§§ Malattie rare per 2 milioni di italiani «Partire dai bisogni dei pazienti» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796405228.PDF description§§

Estratto da pag. 79 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796405228.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796405228.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796405228.PDF tp:ocr§§ Malattie rare per 2 milioni di italiani «Partire dai bisogni dei pazienti» La Convention MonitoRare è stata l’occasione per stimolare un confronto tra diversi attori istituzionali in merito ai dati emersi dal rapporto e alle questioni più urgenti che riguardano la programmazione sanitaria e sociosanitaria in ambito malattie rare, con l’obiettivo di formulare proposte concrete e in impegni condivisi tra gli attori in gioco. Nel corso della tavola rotonda dedicata alle istituzioni che ogni anno contribuiscono alla raccolta dei dati, la direttrice del Centro nazionale malattie rare, Maria Luisa Scattoni, si è soffermata sul contributo dell’Istituto superiore di sanità. «I dati del Rapporto MonitoRare ci ricordano che il vero indicatore di successo non è soltanto il numero delle reti, dei registri o dei farmaci disponibili, ma la capacità del sistema di garantire a ogni persona con malattia rara un percorso tempestivo, uniforme e centrato sui suoi bisogni. L’Istituto superiore di sanità, attraverso il Centro nazionale malattie rare, continuerà a mettere a disposizione del Paese competenze scientifiche, registri, sorveglianza, ricerca e strumenti di informazione affinché le evidenze si traducano in decisioni, le decisioni in servizi e i servizi in una migliore qualità di vita per le persone con malattia rara e le loro famiglie». Il XII Rapporto MonitoRare, elaborato in collaborazione con la società Sinodè, conferma la propria natura di strumento unico nel panorama europeo: un lavoro corale, reso possibile dalla rete di enti che ogni anno condividono con Uniamo i propri dati. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Malattie rare per 2 milioni di italiani «Partire dai bisogni dei pazienti» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501796405228.PDF §---§ title§§ Svolta per il tumore all'ovaio Arriva un medicinale efficace che può frenare la malattia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795605236.PDF description§§

Estratto da pag. 77 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795605236.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795605236.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795605236.PDF tp:ocr§§ Via libera dell’Aifa alla rimborsabilità della terapia innovativa Svolta per il tumore all’ovaio Arriva un medicinale efficace che può frenare la malattia L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di mirvetuximab soravtansine per il trattamento del cancro epiteliale dell’ovaio sieroso ad alto grado, cancro della tuba di Falloppio o cancro peritoneale primitivo. È il primo e unico anticorpo farmaco coniugato approvato e rimborsato in Italia contro questi tumori ginecologici positivi al recettore alfa dei folati (Fr 945) non più elegibili a chemioterapia a base di platino. Se ne è parlato, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in un incontro su ‘Tumore ovarico: le nuove frontiere dell’innovazione terapeutica’ a cui hanno partecipato rappresentanti dei clinici, dei pazienti e delle istituzioni. Si tratta della prima innovazione, nell’arco di un decennio, nel trattamento del carcinoma ovarico resistente al platino. «Il tumore ovarico risulta in crescita in Italia e fa registrare ogni anno più di 5.400 nuovi casi – afferma Sandro Pignata, direttore Oc Uro-ginecologia Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli e coordinatore Rete oncologica Campana –. È una neoplasia abbastanza rara, ma al tempo stesso è la più grave tra quelle ginecologiche, nonché uno dei ‘big killers’ in oncologia. L’elevata mortalità si spiega con la totale assenza di valide strategie di screening e con i sintomi aspecifici che la malattia presenta». Le diagnosi precoci sono perciò molto difficili, gli interventi terapeutici poco tempestivi e la sopravvivenza a 5 anni si attesta solo al 43%. «Vi è poi – riprendere Pignata – il grave problema dell’alto tasso di recidiva della patologia che è causato soprattutto dalla resistenza alle terapie ordinarie. Si calcola che fino all’80% dei casi di carcinoma avanzato va incontro a recidiva dopo un primo trattamento farmacologico con lo standard di cura costituito da chemioterapia a base di platino». L’innovazione terapeutica «sta cambiando la storia naturale del tumore ovarico e migliorando le aspettative di vita delle pazienti – sottolinea Domenica Lorusso, professore ordinario di Ginecologia e ostetricia presso Humanitas University e direttore dell’Uo di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio X, Milano –. L’arrivo, anche nel nostro Paese, di mirvetuximab soravtansine è una buona notizia che può rispondere ai bisogni insoddisfatti delle donne colpite da una neoplasia insidiosa. Mirvetuximab soravtansine è in grado di aumentare la sopravvivenza delle pazienti e ha dimostrato una riduzione del 35% del rischio di progressione del tumore. Questi dati positivi di sopravvivenza hanno consentito di poter includere questa molecola nel recente aggiornamento delle linee guida italiane ed europee (Aiom ed Esmo), punto di riferimento scientifico per la comunità oncologica». «Questa nuova soluzione terapeutica – precisa – consiste in un anticorpo monoclonale che presenta un meccanismo d’azione molto innovativo. Si lega a una specifica proteina, chiamata recettore alfa dei folati Fr 945, che è espressa dalle cellule tumorali. Il farmaco, una volta internalizzato, rilascia al loro interno una molecola citotossica, il Dm4, che inibisce la divisione cellulare. Rispetto alle precedenti terapie risulta più efficace e con minori tossicità». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Svolta per il tumore all’ovaio Arriva un medicinale efficace che può frenare la malattia -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501795605236.PDF §---§ title§§ Salute mentale e disparità territoriali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501813705241.PDF description§§

Estratto da pag. 88 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501813705241.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501813705241.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501813705241.PDF tp:ocr§§ Salute mentale e disparità territoriali La Società Italiana di Psichiatria e i giovani «Serve monitorare in modo costante» È in aumento il disagio giovanile e la pressione sui servizi di salute mentale nelle Regioni italiane, soprattutto tra adolescenti e giovani, nonché la gestione delle emergenze e la sicurezza degli operatori. L’ultima Conferenza delle Sezioni Regionali della Società Italiana di Psichiatria ha messo a fuoco le principali criticità del sistema e le disomogeneità nell’organizzazione dei servizi a livello territoriale. I dati nazionali dicono che gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici sono cresciuti in modo rilevante, nel periodo post-pandemico, in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi. «In Italia la salute mentale riguarda complessivamente circa il 15-20% della popolazione nel corso della vita – spiega Guido Di Sciascio, presidente SIP e direttore DSM dell’Asl di Bari – ma la risposta dei servizi resta disomogenea. Non tanto e non solo per una differenza geografica tra Nord e Sud, quanto per la presenza e l’organizzazione dei servizi sul territorio: le aree metropolitane concentrano competenze e strutture, mentre i contesti più periferici faticano a garantire continuità e tempestività nella presa in carico. Per questo è necessario rafforzare il coordinamento tra Regioni e istituire una conferenza permanente di monitoraggio dei servizi». Fra le varie necessità è maggiormente emersa quella di un’applicazione più omogenea degli interventi, «con modelli organizzativi capaci di garantire maggiore equità nell’accesso alle cure – interviene Antonio Vita, presidente eletto SIP e professore ordinario di Psichiatria e direttore DSM dell’Università di Brescia - Spedali Civili –. Abbiamo dedicato particolare attenzione alla salute mentale negli adolescenti e nei giovani (18-30 anni), che spesso sfuggono alla presa in carico e rappresentano una delle principali aree critiche, anche alla luce dell’aumento dei comportamenti patologici. Per questo è necessario rafforzare la prevenzione e l’intercettazione precoce dei disturbi, soprattutto nella fase di transizione verso l’età adulta». Un’altra emergenza riguarda, sul fronte della psichiatria giudiziaria, le REMS (le residenze destinate a persone autrici di reato, ndr) che continuano a fare i conti con problemi che spesso esulano dal contesto medico. I numeri indicano che, attualmente, sono circa 632 le persone presenti nelle strutture e circa 750 quelle in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi. A distanza di anni dalla riforma di Franco Basaglia, che con la legge 180 del 1978 decretò la fine dei manicomi in Italia e cambiò l’approccio alla salute mentale, per promuovere un modello territoriale, accessibile e orientato al reinserimento sociale, il sistema appare ancora sbilanciato. Si continua a parlare quasi esclusivamente di strutture detentive e disponibilità di posti, mentre il rafforzamento dei servizi territoriali procede a rilento, frammentato e sottofinanziato. Emerge anche una forte crescita negli accessi al pronto soccorso e nelle richieste di aiuto ai centri di salute mentale e ai servizi per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Numeri confermati anche dai dati epidemiologici più recenti: nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati circa 845.516, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di Salute Mentale e oltre 10 milioni di prestazioni erogate (media 13,6 per utente), confermando un aumento dei bisogni di salute mentale. Non meno importante il tema della disponibilità di nuovi trattamenti innovativi, sia farmacologici che non farmacologici che appare diversa tra le regioni. «Le terapie innovative non sono uniforme sul territorio nazionale – spiega Antonio Vita –. Questo si traduce in percorsi di cura disomogenei, in cui la qualità dell’assistenza risc hia di dipendere più dal luogo di residenza che dal bisogno clinico della persona. Garantire equità di accesso alle terapie significa ridurre queste disuguaglianze e assicurare standard di cura omogenei su tutto il territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Monica Rossi Heading: La Società Italiana di Psichiatria e i giovani «Serve monitorare in modo costante» Highlight: Image: -tit_org- Salute mentale e disparità territoriali -sec_org- tp:writer§§ Monica Rossi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501813705241.PDF §---§ title§§ Per investire sul settore sanitario, la gestione attiva è cara e di rado si giustifica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501811605268.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "SOLE 24 ORE PLUS" del 25 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-25T03:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501811605268.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501811605268.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE PLUS'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501811605268.PDF tp:ocr§§ La sfida tra fondi ed Etf Per investire sul settore sanitario, la gestione attiva è cara e di rado si giustifica I l comparto azionario del settore sanitario riunisce i fondi che investono nelle società della salute: case farmaceutiche, biotecnologie, produttori di dispositivi medici e servizi sanitari. La fama è quella di un settore difensivo, per la relativa stabilità della domanda, ma i rischi specifici non mancano: la pressione politica sui prezzi dei farmaci, l’incertezza sull’approvazione dei nuovi trattamenti, la concentrazione su poche grandi società. Sono strumenti adatti a un investitore di lungo periodo, come componente satellite di un portafoglio diversificato, non come sua base. Per misurare il valore aggiunto della gestione attiva sono stati analizzati 102 fondi del comparto, confrontati con la replica passiva in Etf dell’indice Msci World Health Care, che nell’ultimo triennio ha reso il 6,4% annuo, dopo il 7,6% del triennio precedente. Il quadro resta a favore del passivo: 23 fondi su 102 (22,5%) hanno battuto il benchmark per performance assoluta nell’ultimo triennio, altrettanti per rendimento corretto per il rischio, mentre con la metodologia proprietaria, che integra il rendimento corretto per il rischio con la persistenza degli extra-rendimenti, i promossi scendono a 20 (19,6%): circa un fondo su cinque ha creato valore in modo credibile e continuativo. Il confronto però non è sempre alla pari: l’indice replicato dall’Etf copre i soli mercati sviluppati, mentre sotto la stessa etichetta convivono mandati più larghi. Circa un quarto dei fondi dichiara come riferimento un indice Acwi, che include i mercati emergenti, e altrettanti non dichiarano alcun benchmark. Diversi prospetti ammettono quote di emergenti fino al 40%. Il caso limite è Invesco China HealthCare Equity, che investe solo nella sanità cinese: R² praticamente nullo e volatilità del 26% raccontano una gara diversa da quella dell’indice mondiale. E le scommesse fuori dall’indice non hanno pagato: quasi tutti i fondi tematici, dal medtech alla sanità digitale, hanno chiuso nettamente sotto la replica passiva. I pochi che creano valore condividono un profilo comune: mandato coerente con l’indice, extra-rendimenti persistenti e rischio non stravolto. È il caso di Polar Capital Healthcare Opportunities, sopra il benchmark in entrambi i trienni per rendimento corretto per il rischio e con spese tra le più contenute della categoria. Sul fronte opposto, la sottoperformance non ha risparmiato i nomi più noti: Fidelity Global Healthcare, fondo da oltre un miliardo di euro che pure segue da vicino il settore, ha chiuso sotto la replica passiva in entrambi i trienni, a un rischio perfino superiore. I mille euro investiti nel 2023 oggi ne valgono circa 1.005, contro i 1.151 del passivo. Resta il nodo dei costi. Il Ter medio del comparto è intorno al 2,1% annuo, contro lo 0,25% dell’Etf: un divario che il gestore deve recuperare ogni anno prima di aggiungere valore. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il calendario delle uscite Primo sabato del mese Secondo sabato Terzo sabato Quarto sabato Quinto sabato* (*) Quando previsto in calendario Etf a Piazza Affari Azioni a confronto Fondi pensione aperti La sfida tra fondi comuni ed Etf Fondi pensione negoziali I CONTI IN TASCA 1.000€ SONO DIVENTATI 0 1K 2K 3K 4K 5K Azioni Mondo 1.642 3.371 3Y 10Y Borsa Italiana 2.121 4.695 3Y 10Y Btp 1.149 1.128 3Y 10Y Oro 2.065 3.029 3Y 10Y Petrolio 1.131 1.985 3Y 10Y Inflazione 1.056 1.263 3Y 10Y TITOLI DI STATO Indici FTSE VARIAZ. % 1 SETT. 3 MESI 1 ANNO BoT 0,03 0,53 1,91 CcT -0,10 0,73 3,44 BTp -0,54 -0,50 -0,23 Fonte: FTSE Russell LA CURVA DEI RENDIMENTI Tassi alle diverse scadenze 6 UK US 5 IT 4 EU 3 2 1 1 mese 30 anni IL RISCHIO PAESE Valori % PAESI MERCATO MONETARIO BOND GOV. 3 MESI 10 ANNI Australia 4,63 5,02 UK 3,99 5,08 Canada 0,12 3,59 Danimarca 2,36 3,03 Svezia -0,80 3,03 Giappone 0,94 2,77 Svizzera 0,04 0,49 Usa 3,89 4,68 Area e uro 2,46 3,19 INDICI OBBLIGAZIONARI Indici JPMI (in euro) RENDIMENTO ANNUALIZZATO % 1 5 10 ANNO ANNI ANNI Mondiale 2,74 -0,72 -0,03 Europa 2,74 -1,32 0,25 Italia — -1,37 0,72 Usa 2,74 -0,27 0,38 Giappone -7,76 -7,34 -4,82 UP & DOWN I FONDI SOTTO ESAME Categoria: Azionari Settore Healthcare Tipologia di investitore: Retail NOME RAP: IN 3 ANNI MILLE € SONO DIVENTATI (1) SORTINO (2) DOWNSIDE RISK (3) DRAWDOWN (4) CAPTURE RATIO (5) R2 (6) ASSET (MLN€) I MIGLIORI FONDI Investimento minimo: 100% indica che il fondo ha perso in media di più, un valore < 100% di meno. 6. Misura il legame (correlazione) tra i rendimenti osservati del fondo e la strategia in Etf: più il valore è elevato (tra 0 e 1), maggiore è l'adattamento del fondo al parametro di riferimento. Image: -tit_org- Per investire sul settore sanitario, la gestione attiva è cara e di rado si giustifica -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/25/2026072501811605268.PDF §---§