title§§ La Camera da il via libera alle pre-intese E scontro sulla sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402912009105.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "CALABRIA.LIVE" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T07:01:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402912009105.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402912009105.PDF', 'title': 'CALABRIA.LIVE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402912009105.PDF
tp:ocr§§ AUTONOMIA La Camera dà il via libera alle pre-intese È scontro sulla sanità LE REGIONI AVRANNO SPECIFICHE COMPETENZE SULLE MATERIE CHE NON RICHIEDONO LA DETERMINAZIONE DEI LEP di SILVIO CACCIATORE Giornalista di LaCNews24 L ’autonomia differenziata torna al centro dell’agenda politica e riaccende il confronto anche in Calabria. La Camera ha approvato gli atti di indirizzo relativi alle pre-intese sottoscritte dal Governo con le Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e con la Liguria, dando il via libera al percorso che porterà alla definizione delle singole intese per il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni. Si tratta delle materie che non richiedono la preventiva determinazione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, tra cui compare la tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica e la previdenza complementare e integrativa. Il voto in Parlamento rappresenta un nuovo passaggio dell’iter avviato dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che respinge le accuse di voler penalizzare il Mezzogiorno. «Sulla sanità non può avere colpe una riforma che ancora non c’è», sostiene il ministro, ricordando come anche Calabria e Abruzzo abbiano manifestato interesse ad avviare il percorso verso maggiori forme di autonomia. Proprio il capitolo sanitario resta però il terreno dello scontro. Le pre-intese comprendono infatti anche aspetti che riguardano le professioni e la previdenza complementare, aprendo di fatto la strada a trattamenti economici differenti tra personale sanitario impiegato in Regioni diverse. Uno scenario che rischierebbe seriamente di rendere ancora più difficile trattenere medici e professionisti nelle aree già oggi in maggiore difficoltà. Il tema assume un peso particolare in Calabria, dove il sistema sanitario continua a registrare indicatori tra i più bassi del Paese. Il monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute colloca infatti la Regione all’ultimo posto per l’erogazione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, «fratelli» dei Lep. E, dulcis in fundo, anche il report dell’Osservatorio GIMBE dedicato all’autonomia differenziata ha già evidenziato come il punto di partenza delle Regioni italiane sia profondamente diverso, richiamando il rischio che un ulteriore decentramento, in assenza di adeguati strumenti perequativi, possa consolidare divari già esistenti. Su questo fronte interviene con toni duri la CGIL Calabria. Il segretario generale Gianfranco Trotta sostiene che «la Calabria vive già, di fatto, una differenziazione dal resto del Paese» e ritiene che attribuire ulteriori competenze alle Regioni economicamente più forti finisca per aggravare una situazione già segnata da criticità nella sanità, nelle infrastrutture, nei trasporti e nell’istruzione. Trotta invita inoltre il presidente della Regione Roberto Occhiuto a riconsiderare la posizione assunta sulle pre-intese, affermando che l’uscita dal commissariamento della sanità non avrebbe prodotto benefici concreti e che il permanere del piano di rientro ne rappresenterebbe la dimostrazione. La richiesta di un confronto arriva anche dal vicepresidente del Consiglio regionale ed esponente del Partito Democratico, Giuseppe Ranuccio. Per il consigliere di opposizione, quello approvato dalla Camera è «un passaggio politico di enorme rilevanza» destinato ad avere effetti anche sulla Calabria. Ranuccio ricorda di aver depositato una mozione affinché il Consiglio regionale discuta la riforma e sostiene che procedere senza una piena definizione e un adeguato finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni rischi di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali, soprattutto nel settore sanitario. Da qui l’invito ad aprire un confronto pubblico in Aula e a coinvolgere i cittadini su una riforma che, secondo il vicepresidente, inciderà direttamente sul futuro della Regione. Il percorso dell’autonomia differenziata proseguirà ora con i successivi passaggi istituzionali previsti per le singole intese. Intanto, il voto della Camera ha già riacceso uno
scontro politico che in Calabria coinvolge Governo, Regione, opposizioni e parti sociali, con la sanità destinata a restare il principale terreno di confronto.? [Courtesy LaCNews24] ---End text--- Author: SILVIO CACCIATORE Heading: LE REGIONI AVRANNO SPECIFICHE COMPETENZE SULLE MATERIE CHE NON RICHIEDONO LA DETERMINAZIONE DEI LEP Highlight: Image: -tit_org- La Camera da il via libera alle pre-intese E scontro sulla sanità -sec_org-
tp:writer§§ SILVIO CACCIATORE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402912009105.PDF
§---§
title§§ Tre nuovi pediatri, ma resta l'allarme «Manca il ricambio cenerazionale»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402223901148.PDF
description§§
Estratto da pag. 26 di "MATTINO BENEVENTO" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T01:00:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402223901148.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402223901148.PDF', 'title': 'MATTINO BENEVENTO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402223901148.PDF
tp:ocr§§ Tre nuovi pediatri, ma resta l’allarme «Manca il ricambio generazionale» I DATI È destinata a ridimensionarsi, seppure in maniera limitata e parziale, la carenza di pediatri di libera scelta nel Sannio. Sono infatti tre i professionisti residenti nei comuni di Circello, Paduli e Telese Terme, presenti nell’elenco della Regione Campania, da incaricare con procedura di ricambio generazionale, per l’anno 2026. Nell’ordine, si tratta di Vincenzo Arianna, Maria Giovanna Limongelli e Martina Votto. La mancanza della figura del pediatra nei distretti sanitari dell’Asl rappresenta un’importante perdita per un territorio distante dagli ospedali cittadini dotati anche del pronto soccorso pediatrico. La Pediatria è una branca poco scelta dai giovani medici perché la denatalità sta decimando la popolazione pediatrica e la professione sta perdendo attrattività proprio perché basterebbero poche unità mediche per risolvere le criticità esistenti. Criticità che investono soprattutto le aree rurali, come quelle del Sannio, dove spesso manca la cultura del pediatra di famiglia, cui rivolgersi quando i bambini si ammalano oppure per effettuare visite con cadenza ciclica, in una fascia di età compresa tra zero e 14 anni. In linea generale, è il medico di base a prendersi cura di tutta la famiglia e a indirizzare i genitori per spingerli a far ricorso alla specialistica nel settore, in caso di effettiva necessità. Il boom dei pediatri, che affollavano i consultori e le strutture sanitarie pubbliche, c’è stato tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90, per poi assottigliarsi in maniera graduale nel periodo successivo. Attualmente, si fa ricorso al pediatra quasi esclusivamente nei primi due anni di vita, per la somministrazione dei vaccini obbligatori e se il bambino è affetto da malattie croniche o sistemiche che richiedono controlli accurati. IL FENOMENO La carenza di pediatri di libera scelta nel Sannio è principalmente legata ai pensionamenti, al mancato ricambio generazionale e alle difficoltà nel coprire le aree interne e montane, che non sono oggetto di scelta da parte degli specialisti. Tuttavia, si tratta di un fenomeno nazionale che ha spinto la Regione a reclutare ulteriori professionisti per coprire gli ambiti territoriali rimasti scoperti. Secondo il report della fondazione Gimbe, attualmente in Italia mancano circa 500 pediatri di libera scelta ma entro il 2029 ne andranno in pensione 1.547. «In molte aree del Paese – sottolinea Gimbe – si registrano criticità ricorrenti, procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle aziende sanitarie locali. Ci sono pediatri con un numero troppo elevato di assistiti, e, in alcune aree, persiste l’impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli nell’ambulatorio un pediatra di famiglia. Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e per quelli più fragili». ludecia ---End text--- Author: ludecia . Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tre nuovi pediatri, ma resta l’allarme «Manca il ricambio cenerazionale» -sec_org-
tp:writer§§ ludecia .
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072402223901148.PDF
§---§
title§§ Migliorano le liste d'attesa: 1,6 milioni di visite nei tempi ma restano ritardi per 2,8 milioni di pazienti = Migliorano le liste d'attesa 1,6 milioni di visite nei tempi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259007435.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259007435.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259007435.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259007435.PDF
tp:ocr§§ Dati Agenas Migliorano le liste d’attesa: 1,6 milioni di visite nei tempi ma restano ritardi per 2,8 milioni di pazienti DATI AGENAS. Progressi per quasi tutte le regioni. Ma restano ritardi per 2,8 milioni di pazienti Migliorano le liste d’attesa 1,6 milioni di visite nei tempi Dal confronto con il primo semestre del 2025 emerge un aumento delle prenotazioni effettuate, passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre 2026 Giampiero Guadagni PAGINA 2 O ltre un milione e seicentomila visite ed esami diagnostici in più garantiti entro i tempi di attesa. È il risultato registrato nel primo semestre del 2026 rispetto all'analogo periodo dello scorso anno dal Servizio Sanitario Nazionale, frutto dell'aumento della produttività e di una migliore organizzazione dell'offerta. Il dato emerge dal primo Bollettino trimestrale sull'andamento delle liste di attesa predisposto da Agenas, dopo la presentazione, lo scorso maggio, della nuova Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle Liste di Attesa, che consente di seguire mese per mese e Regione per Regione l'andamento dei tempi di attesa per 14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici. Dal confronto con il primo semestre del 2025 emerge un aumento delle prenotazioni effettuate, passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre 2026. Cresce anche l'offerta di visite ed esami effettuati nei fine settimana: erano 330 mila nel primo semestre dello scorso anno e sono 357 mila nei primi sei mesi del 2026. All'incremento della produttività - che è il risultato di una migliore organizzazione e di risorse dedicate all'incremento dell'offerta per abbattere le liste d'attesa - è corrisposto un ulteriore passo avanti nel rispetto dei tempi di garanzia. Le prime visite effettuate entro i tempi previsti salgono infatti dal 76,4% al 78,5%, mentre gli esami diagnostici passano dall'82,8% all'84,6%. Le prime visite erogate nei tempi di garanzia aumentano così da circa 5,8 milioni a 6,6 milioni, con 757 mila prestazioni in più rispetto al primo semestre 2025. Gli esami diagnostici passano invece da 4,7 milioni a 5,5 milioni, pari a 867 mila accertamenti in più eseguiti entro le soglie previste. Complessivamente sono un milione e 624 mila le prenotazioni effettuate rispettando i tempi massimi di attesa previsti per ciascun codice di priorità. Per effetto dell'aumento complessivo dell'attività, cresce lievemente anche il numero assoluto delle prenotazioni effettuate oltre i tempi massimi di garanzia, che passano da 2 milioni e 782 mila a 2 milioni e 811 mila. Di queste, aumentano da 552 mila a 606 mila le prenotazioni effettuate con ritardi contenuti rispetto alla soglia di garanzia. Le altre prenotazioni effettuate oltre i tempi di garanzia restano sostanzialmente stabili in numero assoluti (da 1,47 milioni a 1,44 milioni per le prime visite e da 754 mila a 759 mila per gli esami diagnostici) ma con un minor peso percentuale sul totale delle prestazioni (rispettivamente dal 19,3% al 17,2% per le prime visite e dal 13,3% all'11,6% per gli esami diagnostici). L'aspetto più rilevante riguarda il miglioramento registrato nelle prestazioni urgenti, da erogare entro tre giorni, e in quelle classificate come ”Breve”, che devono essere garantite entro dieci giorni. Le prime visite urgenti effettuate entro i tre giorni passano infatti dal 77,7% all'81%, mentre quelle in classe B aumentano dal 77,3% all'80,2%. Anche per gli accertamenti diagnostici si osserva un miglioramento: quelli urgenti garantiti entro tre giorni salgono dal 73,2% al 76,4%, mentre quelli in classe B passano dal 75,9% al 77,6%. Migliorano anche le prestazioni differibili, che devono essere garantite entro 30 giorni per le prime visite ed entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici. Per le visite la quota di prestazioni erogate nei tempi previsti cresce dal 70% al 73,3%, mentre per gli esami diagnostici passa dall'82,8% all'85,1%. Tra gli accertamenti diagnostici, il recupero piu' significativo e' quello della colonscopia, che regi
stra il maggiore incremento tra tutte le prestazioni monitorate, passando dal 60,8% al 69,8%. Anche la gastroscopia sale dal 66,4% al 71,9%, l'ecografia della mammella dal 78% all'81,6%, la risonanza magnetica dell'addome dal 78,6% all'81%, il test cardiovascolare da sforzo dall'80% all'82,2%, l'ecografia addome dall'84,6% all'86,7%. Particolarmente significativo anche il miglioramento della mammografia, che passa dall'86,1% all'89%. L'unica prestazione che registra una lieve flessione e' la risonanza magnetica del tronco encefalico, che passa dall'83,9% all'81,9%. Analizzando il dato e il trend delle singole Regioni, tra il 1 semestre 2025 e il 1 semestre 2026 per quanto riguarda le prime visite si evidenzia un buon andamento nella maggior parte delle regioni: 7 Regioni confermano una elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia gia' raggiunti nel 2025. Alcune Regioni presentano peggioramenti rispetto al corrispondente periodo del 2025, come Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia Autonoma di Trento. Permangono percentuali di rispetto dei tempi ancora inferiori al 70% in 5 Regioni, pur con segnali di inversione di tendenza, come in Friuli-Venezia Giulia, in Puglia e in Umbria. Anche per gli esami diagnostici, nel confronto tra 1 semestre 2025 e 1 semestre 2026 la maggior parte delle Regioni mostra buoni risultati. In particolare: 10 Regioni confermano una elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia gia' raggiunti nel 2025, superiore al 80%. Giampiero Guadagni ---End text--- Author: Giampiero Guadagni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Migliorano le liste d’attesa: 1,6 milioni di visite nei tempi ma restano ritardi per 2,8 milioni di pazienti Migliorano le liste d'attesa 1,6 milioni di visite nei tempi -sec_org-
tp:writer§§ Giampiero Guadagni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259007435.PDF
§---§
title§§ Ecosistema della salute: la strategia che mette al centro la persona e la prevenzione
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257607441.PDF
description§§
Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257607441.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257607441.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257607441.PDF
tp:ocr§§ mn ECOSISTEMA DELLA SALUTE: LA STRATEGIA CHE METTE AL CENTRO LA PERSONA E LA PREVENZIONE Un nuovo modello di cura che passa dalla sinergia tra pubblico e privato per offrire servizi accessibili a tutta la comunità II mondo della sanità, e più in generale il modo di intendere la salute, sta vivendo una trasformazione profonda e strutturale. Il dibattito quotidiano, che contrappone in maniera antitetica il Sistema sanitario nazionale e quello privato, non aiuta a individuare percorsi chiari, che al contrario possono nascere solo dall'integrazione tra i due comparti. Ð modello tradizionale di sanità, che da decenni garantisce livelli elevati di tutela e accesso alle cure, si trova oggi ad affrontare nuove sfide. Pur fondato su un approccio spesso reattivo - orientato cioè al trattamento delle patologie già in atto - mostra alcune aree di tensione nel rispondere in modo tempestivo e capillare a bisogni crescenti e sempre più complessi. Un settore sotto pressione Una delle questioni più discusse riguarda i lunghi tempi d'attesa per la prenotazione di visite e interventi clinici, in parte spiegabile con il progressivo trend di invecchiamento della popolazione. Nel nostro Paese circa 14,8 milioni di persone hanno più di 65 anni, oltre il 25% del totale. Siamo la nazione più anziana d'Europa. E questo si traduce in un forte aumento di malati cronici (oltre il 57% degli over 65) e dei bisogni legati al caring. Questo anche perché oggi si vive sempre più soli, dopo il progressivo esaurimento del "welfare famigliare", quando l'assistenza domestica si svolgeva tra le mura di casa ed era appannaggio di figli e parenti stretti. Ma l'impennata di richieste di prestazioni sanitarie, che non sempre riescono a essere soddisfatte con la tempestività richiesta, si lega anche a una carenza ormai cronica di personale medico e infermieristico, così come allo sviluppo delle tecnologie di ultima generazione, che permettono di individuare e trattare un numero molto più elevato di disturbi rispetto al passato. Ancora, negli ultimi anni sono venuti a mancare i punti di riferimento e orientamento più importanti per il cittadino. La crisi della medicina di prossimità e la mancata evoluzione della figura del medico di base - accentuate dall'effetto pan- demico - hanno reso più difficile orientar si nel percorso di cura. Il risultato è che spesso ci si muove in modo non ottimale, arrivando talvolta ai limiti dell'appropriatezza del percorso terapeutico. Insomma, il settore assistenziale è sotto pressione e ciò finisce per avere effetti negativi sulla qualità stessa dei servìzi erogati, a discapito della salute dei pazienti. Un nuovo modello di sanità Da questo quadro emerge l'opportunità di evolvere e rafforzare l'attuale modello di cura per valorizzare le possibilità diagnostico-terapeutiche offerte dalle innovazioni tecnologiche e superare la frammentazione e le lacune del sistema vigente. Serve un nuovo paradigma fondato su una presa in carico continua e coordinata della persona, che trova nella prevenzione, nella protezione e nella cura i suoi pilastri portanti. Un approccio basato sulla centralità dell'individuo e su una proficua collaborazione tra pubblico e privato, sinergicamente impegnati per offrire servizi accessibili a tutta la comunità. Perché se è vero che oggi l'aspettativa di vita è maggiore, cresce l'attenzione verso il passaggio dal lifespan (l'età anagrafica) &ìl'healthspan (gli anni trascorsi in piena efficienza fisica e mentale}. Non conta solo quanto si vive, ma come si vive. E non a caso il termine longevità, che fino a qualche anno fa identificava un concetto prevalentemente statistico, è diventato un macro-trend globale collegato al benessere. La prevenzione rappresenta una leva fondamentale: si gioca d'anticipo, agendo sui fattori di rischio e promuovendo stili di vita sani, percorsi di monitoraggio e diagnosi precoci. Ma la longevità non si costruisce solo in ambito clinico: dipende anche da comportamenti quotidiani, contesto sociale e qualità della vita. Così la salute può davvero precedere la m
alattia. Prevenzione, protezione, cura In questa dìrezione s'inserisce la strategia di Reale Group, che opera in Italia attraverso Società Reale Mutua (dal 2022 società benefit) e le sue controllate, offrendo soluzioni e tutela a oltre 5 milioni di clienti in campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi. Reale Group è tra gli attori maggiormente impegnati nello sviluppo di un Ecosistema Salute volto ad accompagnare le persone lungo tutto il percorso assistenziale, dalla prevenzione alla protezione fino alla cura, integrando assicurazione e prestazioni mediche. L'evoluzione nasce dalle radici mutuaiistiche di Reale Mutua e si fonda sull'idea che una compagnia assicurativa non debba limitarsi a intervenire nel momento del sinistro, ma possa contribuire attivamente al benessere dei singoli e della collettività attraverso servizi di assistenza sanitaria, accesso alle terapie, telemedicina, sviluppo innovazione e diagnostica all'interno di centri medici e strutture ospedaliere di alta qualità. In questo modello, l'assicurazione evolve da semplice "pagatore" a orchestratore attivo di servizi sanitari, in grado di guidare il paziente tra prevenzione, diagnosi e cura. L'ultima tappa del progetto Proprio nei giorni scorsi Reale Group ha finalizzato l'acquisizione dell'80% delle quote di Lifenet Healthcare, un importante gruppo attivo nel settore della sanità che include ospedali privati accreditati, centri chirurgici, pò li ambulai ori diagnostici e cliniche oculistiche e dentali in cinque regioni italiane. In tutto 26 strutture d'eccellenza specialistica tra la Lombardia, il Piemonte, l'Emilia Romagna, la Toscana e il Lazio, per una capacità di accoglienza di 1.100 posti letto e circa Smila collaboratori impiegati. Tappa strategica del piano di sviluppo di Reale Group, l'acquisizione di Lifenet Healthcare segna un'ulteriore evoluzione nel modo di intendere la cura da parte del Gruppo secondo una prospettiva che va ben oltre l'orizzonte della polizza e punta a dare un supporto concreto lungo tutta la filiera dell'assistenza sanitaria. Efficienza e bene collettivo In un modello che punta a rendere il percorso di cura più integrato e continuo, diventa centrale anche il ruolo della rela- zione. In questo contesto, l'agente assicurativo evolve in un vero e proprio punto di riferimento, accompagnando e orientando la persona nell'accesso ai servizi. Per Reale Group quest'evoluzione rappresenta un passaggio importante nella capacità di coniugare efficienza gestionale e interesse collettivo, rafforzando il posizionamento di Lifenet Healthcare in coerenza con il motto mutualistico del Gruppo: taking care of people for a better world, together. Questo si traduce concretamente in una maggiore continuità del percorso sanitario, una migliore appropriate zza delle diagnosi e una progressiva riduzione dei tempi di accesso alle prestazioni. Più valore per tutti Ma Lifenet Healthcare rappresenta soltanto l'ultimo tassello dell'Ecosistema Salute di Reale Group, un percorso avviato già più di 30 anni fa con la creazione dì Blue Assistance, società che gestisce tutto l'iter sanitario dei clienti, dalla presa in carico dei bisogni sanitari al rimborso delle spese sostenute, fino al customer care post-prestazione. Ad oggi il network può contare su 8.350 punti di erogazione convenzionati, più di 280mila medici e professionisti sanitari e oltre 3,5 milioni di assistiti all'anno. Tra gli altri asset dell'Ecosistema Salute figura anche Blue Health Center, la società di Digital Health di Blue Assistance, una piattaforma di telemedicìna nata per sviluppare servizi innovativi di prevenzione e cura, soluzioni digitali che consentono l'accesso a consulenze mediche a distanza e ad altri strumenti di assistenza sanitaria personalizzata. L'Ecosistema Salute non è indirizzato esclusivamente ai clienti: anche i dipendenti del Gruppo possono usufruire di tutti i servizi in un'ottica di integrazione tra benessere personale, wellbeing aziendale e sostenibilità sociale. Programmi di prevenzione, supporto psicologico, educazione alime
ntare, attività sportive e mindfulness sono solo alcune delle iniziative messe in campo. L'obiettivo è sempre lo stesso: costruire un modello che generi valore sia per i lavoratori che per la comunità. centri Lifenet Healthcare in Italia PIEMONTE Torino: CeMeDi e Chiros TOSCANA Firenze: Istituto Fanfani e Valdisieve Hospital Siena: Siena Eye Laser LAZIO (?oma: Policlinico Casilino e Ospedale Regina Apostolorijm Latina: Ospedale Città di Apniia LOMBARDIA Milano: Centro Medico Visconti di Modrone e Eyecare Clinic Biresçta: Eyecare Clinic Como: Ospedale di Erba Lécco , . Monza-Brìanza, Como , Milano: Gruppo CAB 11 Centri) EMILIA ROMAGNA MQcleng : Poliambulatoho Chirurgico Modenese Reggio Émìlìa: Centro Medico Spallanzani Parma: Piccole Figlie Hospital tré livelli di prevenzione PREVENZIONE PRIMARIA Abbracciare uno stile di vita sano che passa da corretta alimentazione, attività fisica regolare, gestione dello stress e qualità del sonno PREVENZIONE SECONDARIA Sottoporsì regolarmente a strumenti di monitoraggio e diagnosi precoce per intervenire tempestivamente in caso di patologie allo stadio iniziale -tit_org- Ecosistema della salute: la strategia che mette al centro la persona e la prevenzione -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257607441.PDF
§---§
title§§ Cibo spazzatura Cosi Big Food piega i governi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403263707454.PDF
description§§
Estratto da pag. 68 di "ESPRESSO" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403263707454.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403263707454.PDF', 'title': 'ESPRESSO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403263707454.PDF
tp:ocr§§ Cibo spazzatura Così Big Food piega i governi È Foto: Getty Images il 14 marzo 2025, in un appartamento sulle colline di Ciudad Bolívar, periferia sud di Bogotà, una bambina di sei anni collassa sul pavimento del bagno per una gravissima ostruzione intestinale. La causa è una dieta fatta esclusivamente da cibi ultra-processati, Upf: snack industriali, sfoglie di formaggio fritto, merendine, bibite gassate. Alimenti carichi di additivi, privi di fibre o nutrienti reali, venduti a pochi spiccioli nei negozietti di un quartiere dove l'acqua potabile è un lusso e la frutta pure. Nello stesso momento le multinazionali hanno lanciato un'offensiva legale e di lobbying senza precedenti per bloccare le leggi che la nuova amministrazione colombiana sta mettendo in campo per scoraggiare il cibo spazzatura. Una guerra invisibile che questa inchiesta è in grado di svelare nei suoi dettagli più oscuri. Attraverso lobby, minacce e quasi 600 anni di cause legali, i colossi del cibo ultra-processato tengono in ostaggio la nostra salute. Da una parte i governi, gli scienziati e le organizzazioni sanitarie cercano di arginare l'epidemia globale di obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Dall'altra c'è Big Food: un cartello di multinazionali da migliaia di miliardi di dollari che, forte della propria potenza economica e della leva politica, ha deciso di blindare i propri profitti armandosi di avvocati, carte bollate e azioni legali e di lobbismo aggressivo. Questa inchiesta globale — condotta da L’Espresso insieme con la piattaforma di giornalismo investigativo dei Paesi Bassi Lighthouse Reports e i media partner The Guardian (Regno Unito), Follow the Money (Paesi Bassi), Il Fatto Alimentare (Italia), Agência Pública (Brasile), Cuestión Pública (Colombia), O Joio e O Trigo (Brasile), Quinto Elemento Lab (Messico) e The Wire (India) — svela per la prima volta i numeri, i nomi e l'ostruzionismo di questa guerra giudiziaria globale. Tra il 2010 e il 2025, in soli sei Paesi campione (Messico, Colombia, Brasile, Stati Uniti, Regno Unito e India), l’industria del cibo spazzatura e degli alimenti ultra-processati (Upf) ha intentato ben 239 cause legali per bloccare, ritardare o svuotare di significato le leggi di tutela della salute pubblica. Il tempo totale che i funzionari dello Stato e i legali pubblici hanno dovuto trascorrere nelle aule di tribunale per dare battaglia a questi colossi e difendere normative di buon senso supera i 595 anni complessivi. Dei 188 casi analizzati in cui i ricorrenti sono aziende private, più di un terzo (il 38 per cento) è stato avviato da nove multinazionali del settore. In testa alla classifica dei contenziosi c’è Coca-Cola (24 casi), seguita da PepsiCo (17), Mondelez (8), Kellogg's e Danone (5 ciascuna). A queste si aggiungono Ferrero, Xignux e Heartland Food Products Group con 4 casi a testa. Più Mars Incorporated, che figura con due casi individuali, oltre a comparire come società madre in altre cinque controversie avviate da Kellogg's, in seguito all'acquisizione di quest'ultima, perfezionata a fine 2025. Nei loro manifesti pubblici, queste stesse società spendono milioni in retorica di responsabilità sociale e nutrizionale. Coca-Cola dichiara in Europa di impegnarsi in «azioni significative per aiutare le persone a garantire scelte più sane», mentre PepsiCo afferma di «fissare obiettivi nutrizionali ambiziosi in linea con le autorità sanitarie». Eppure, quando un Paese prova a introdurre una tassa sulle bevande zuccherate o a stampare un bollino di avvertimento sulle loro confezioni, l'unica risposta che arriva è la notifica di un ricorso giudiziario o una minaccia preventiva. Anche Ferrero, simbolo del capitalismo familiare italiano e del Made in Italy, è presente, direttamente o indirettamente, in diverse cause legali volte a indebolire la legislazione nutrizionale. Ferrero ha intentato direttamente tre cause legali, oltre a una causa avviata da Kellogg's nel Regno Unito, di cui ora detiene la proprietà. Quest’ultima riguarda lettere di diffida inviate al ministero della Salute, mi
nacciando azioni legali se le normative restrittive sui prodotti ad alto contenuto di grassi, sale e zuccheri non fossero modificate. L'azienda ha risposto alle nostre domande affermando: «Sosteniamo un'etichettatura nutrizionale informativa, scientificamente fondata e non discriminatoria» e che «laddove Ferrero si è confrontata con diverse autorità e organismi di regolamentazione, ciò ha riguardato la chiarezza sull'attuazione delle politiche, come ad esempio le incongruenze nel trattamento di prodotti comparabili ai sensi della stessa normativa, piuttosto che l'opposizione agli obiettivi di salute pubblica». Nelle lettere in cui minacciavano azioni legali contro il governo britannico, ottenute tramite una richiesta di accesso agli atti, Ferrero ha sostenuto che le normative creavano disparità ingiuste rispetto ad altri prodotti dolciari, nello specifico i mix di frutta secca per Eat Natural e i dolciumi sfusi per Ferrero. Ferrero è stabilmente inserita tra i membri chiave di ben quattro associazioni industriali brasiliane che hanno fatto causa all'Anvisa (l'autorità sanitaria del Brasile) per congelare la storica delibera Rdc 24, una norma che da 17 anni tenta invano di limitare la pubblicità di cibo spazzatura rivolta ai minori per proteggere l'infanzia. Se all’estero la guerra si combatte nelle aule di tribunale, in Italia la partita è stata vinta dall'industria alimentare prima ancora di cominciare, grazie a una barriera ideologica e politica senza precedenti. Dal 20 dall’In Uniti, ha int 239 ca norme dei co Per es si è im totale Mentre in Francia il Nutri-Score è ormai uno strumento utilizzato quotidianamente dal 68 per cento dei consumatori — nonostante le strenue resistenze del Senato francese per tutelare giganti del calibro di Coca-Cola e della stessa Ferrero (con la sua Nutella) dal bollino rosso obbligatorio — in Italia l'etichettatura a semaforo rimane un tabù assoluto. Sotto la pressione di Federalimentare e Coldiretti, la politica italiana ha eretto una difesa dell’italianità dei prodotti, promuovendo al suo posto il Nutrinform Battery, un sistema a batteria complesso e incomprensibile per i consumatori. Dietro alla pretesa di tutelale la dieta mediterranea si nasconde però un’emergenza sanitaria drammatica: l’Italia detiene uno dei tassi più alti d'Europa di obesità infantile e sovrappeso, che colpisce ormai il 26 per cento di giovani e giovanissimi. Un’epidemia silenziosa favorita da una totale deregolamentazione: nel nostro Paese, a differenza del Regno Unito, non esistono limiti strutturali alla pubblicità di cibo spazzatura rivolta ai minori. Il vero obiettivo di questa pioggia di ricorsi non è necessariamente vincere in aula. Big Food ha perso l'82 per cento delle cause analizzate: il vero dividendo del contenzioso è il tempo. Come spiega l'organizzazione dei consumatori messicana El Poder del Consumidor: «All'industria basta ottenere un singolo giudizio favorevole o una sospensiva provvisoria per creare un precedente e paralizzare l'intera riforma per anni». In Messico, Paese che da solo concentra l'80 per cento dei procedimenti (193 casi), l'industria ha intasato i tribunali per ritardare l'applicazione delle etichette di avvertimento fronte-pacco. Per partecipare ai tavoli tecnici di discussione, l'industria alimentare ha ottenuto ben 106 accreditamenti, a fronte dei soli 13 concessi alle organizzazioni della società civile. E quando le sentenze si avvicinano, le aziende preferiscono ritirarsi per evitare che i tribunali pubblichino bozze di sentenze sfavorevoli che creerebbero precedenti legali granitici. In Europa, dove le lobby giocano d'anticipo, si assiste al fenomeno del cosiddetto regulatory chill, il raffreddamento regolatorio. I governi vengono intimoriti ancora prima di scrivere le leggi. Si evocano violazioni delle norme sul mercato interno, sulla concorrenza o sugli aiuti di Stato dell'Ue. Quando la Francia e il Portogallo hanno provato a tassare le bevande zuccherate, Coca-Cola ha minacciato apertamente di ritirare i propri investimenti dai rispettivi territori. In Estonia
e Finlandia, le tasse sullo zucchero sono state accantonate o cancellate dopo che le associazioni di categoria hanno sollevato timori legali relativi agli aiuti di Stato comunitari. Un ex membro di Public Health England ha riferito l'enorme stress burocratico dietro queste vicende: «Il caso Kellogg's ha richiesto un immenso sforzo da parte del governo. La maggior parte dei Paesi non ha le risorse per resistere. Quando ne parlo all'estero, rimangono sorpresi». Laddove non arrivano le carte bollate, l'industria del cibo ultra-processato usa metodi più incisivi. In Colombia ben 17 delle 18 cause legali registrate tra il 2023 e il 2025 sono state presentate formalmente da singoli cittadini sfruttando i ricorsi di incostituzionalità. Tuttavia, la nostra inchiesta ha svelato che il 53 per cento dei ricorrenti aveva legami diretti con studi legali che lavorano per le multinazionali del cibo ultra-processato, come lo studio Gómez-Pinzón Abogados. Alcuni ricorsi replicavano letteralmente i discorsi e le obiezioni presentate in Parlamento dal country manager di Big Cola. Nel frattempo, durante il dibattito sulla tassa sanitaria, le aziende del settore hanno donato 25 miliardi di pesos ai partiti politici colombiani nel solo 2022, coprendo il 40 per cento di tutti i finanziamenti privati alla politica di quell'anno. L’equivalente del costo annuo delle cure per oltre 9 mila pazienti affetti da diabete di tipo 2, spesa interamente per anestetizzare la reazione dello Stato davanti all'epidemia nutrizionale. Nel 2016, i principali attivisti e scienziati messicani che si battevano per la tassa sulle bibite gassate sono stati spiati attraverso il software militare Pegasus, installato illegalmente sui loro dispositivi mobili. Eppure, i risultati economici e sanitari di quella tassa (che ha raccolto 17,8 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2024) hanno dimostrato l'efficacia della misura, portando a una riduzione iniziale del 6,1 per cento nel consumo di bibite gassate nel solo primo anno. L'American beverage association ha citato in giudizio la città di Santa Cruz per una tassa sulle bibite gassate entrata in vigore nel 2025 che, a loro dire, viola una legge statale che vieta le tasse sulle bibite gassate fino al 2031. Lighthouse Report ha scoperto come l'industria ha condotto una campagna occulta, coinvolgendo importanti membri delle comunità di minoranza etnica, che hanno espresso la loro opposizione a questa tassa attraverso il voto e le azioni legali. La vicenda si è però conclusa positivamente: in una sentenza della Corte Superiore della Contea di Sacramento ha dato ragione a Santa Cruz. In India le quattro cause legali identificate nel Paese sono state intentate da colossi industriali contro gli influencer che avevano pubblicato video di anaPaese odurre a sulle herate mpare ollino nto, la otifica o una entiva lisi nutrizionale di famosi prodotti commerciali. Le multinazionali inviano diffide, lunghe fino a 300 pagine, imponendo risposte entro poche ore per terrorizzare i creator e costringerli a rimuovere i video. Tutto questo accade mentre il governo indiano trascina da oltre un decennio le consultazioni per l'approvazione di una legge nazionale sull'etichettatura fronte-pacco. Uno studio commissionato da Lighthouse Reports e condotto dall'Access to nutrition initiative (Atni) svela che il sistema di valutazione proposto in India, India nutrition rating, è più morbido e permissivo rispetto al Nutri-score europeo o all'Health star rating australiano: assegna punteggi elevati a dolciumi e cioccolato, e garantisce 5 stelle su 5 a bibite gassate con zero zuccheri che in Europa verrebbero penalizzate per la presenza di dolcificanti sintetici. La comunità scientifica internazionale ha ormai rimosso ogni dubbio sulla pericolosità biologica del cibo ultra-processato. Uno studio clinico randomizzato condotto negli States da Kevin Hall al National Institutes of Health, Nih, ha stabilito per la prima volta un nesso di causalità biologica — e non di semplice associazione statistica — tra il consumo di Upf e l'aumento di peso. Nel d
icembre 2025, la rivista scientifica The Lancet ha pubblicato una serie di studi intitolata “Cibi ultra-processati e salute umana”, coordinata da 43 esperti mondiali. I risultati sono una condanna senza appello per il modello industriale di Big Food: i cibi ultra-processati stanno attivamente rimpiazzando le diete tradizionali basate su alimenti integrali, portando a un drastico peggioramento della qualità nutrizionale e a un aumento esponenziale del rischio di sviluppare tumori, malattie cardiovascolari e diabete. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, la quota di calorie giornaliere derivanti da Upf supera ormai il 50 per cento del totale della dieta nazionale. Mentre le aziende si arricchiscono grazie a questo modello, i sistemi sanitari di tutto il mondo ne pagano il prezzo. ---End text--- Author: GLORIA RIVA Heading: Highlight: Un’indagine di Lighthouse Reports svela come il fuoco di sbarramento dell’industria alimentare riesce a bloccare i tentativi degli Stati di contrastare i cibi processati Dal 2010 al 2015, dall’India agli Stati Uniti, l’industria ha intentato 239 cause contro norme a tutela dei consumatori. Per esaminarle si è impiegato un totale di 595 anni Quando un Paese prova a introdurre una tassa sulle bevande zuccherate o a stampare un bollino di avvertimento, la risposta è la notifica di un ricorso o una minaccia preventiva Image:LE OFFERTE I banconi di un grande supermercato LA SCELTA Pacchi di snack salati in un suprmercato -tit_org- Cibo spazzatura Cosi Big Food piega i governi -sec_org-
tp:writer§§ GLORIA RIVA
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403263707454.PDF
§---§
title§§ Addio servizio santario nazionate e l'autonomia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257707442.PDF
description§§
Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257707442.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257707442.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257707442.PDF
tp:ocr§§ ADDIO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: È L’AUTONOMIA I l servizio sanitario nazionale (Ssn) è una delle più importanti conquiste dell’Italia repubblicana. È da tempo sotto attacco. E le intese sull’a utono mia regionale differenziata che il governo Meloni sta concludendo con quattro regioni del Nord governate dalla destra configurano una delle offensive più pericolose. La copertura universalistica pubblica dei bisogni di prevenzione, assistenza e cura è uno dei motivi, insieme ad alcuni dei nostri stili di vita, per cui in Italia l’aspettativa è altissima nel confronto internazionale; e da quando c’è il Ssn, dal 1978, i progressi sono stati nettissimi. Il paragone con gli Usa, dove i redditi medi dei cittadini sono maggiori ma si vive molto meno, non potrebbe essere più chiaro. Da noi, almeno in teoria, si cerca di garantire la sanità a tutti; lì l’accesso alle cure è collegato alle possibilità economiche: la vita è lunga per i benestanti, breve per i poveri. Il sistema italiano, lo sappiamo, non è perfetto. Le differenziazioni territoriali rappresentano un problema serio. Al Sud la sanità funziona peggio e la vita media in alcune regioni è minore (anche se sempre molto alta in comparazione internazionale). La spiegazione di queste differenze non è banale. Non vi è dubbio che contino le capacità delle Amministrazioni Regionali di garantire efficienza e una qualità diffusa: il sistema sanitario al Sud è molto diverso da ospedale a ospedale. Vi sono certamente distorsioni indotte da decisioni in materia sanitaria a fini di consenso politico. Ma questo certamente non accade solo al Sud. E certamente contano anche altri fattori. La sanità meridionale è da sempre più debole in termini di strutture e strumentazioni. Lo scarto si è ampliato (come mostrano l’Ufficio Parlamentare di Bilancio e la Banca d’Italia) negli ultimi venti anni, come conseguenza dei piani di rientro: le dotazioni di posti letto, ad esempio, sono minori; così come il numero di infermieri. È meno finanziata: i criteri di riparto del fondo sanitario, dall’inizio del secolo, tengono giustamente conto dell’anzianità (che in passato era minore al Sud), ma ignorano la fondamentale circostanza che i poveri (più numerosi al Sud) hanno maggiori bisogni di cura. Chi ha bassi livelli di istruzione ha stili di vita più a rischio, fa meno analisi e controlli, è meno in grado di gestire bene la propria salute. Così, molti cittadini trascurano la prevenzione, hanno difficoltà a accedere ai servizi, scontano ritardi; non pochi rinunciano. L’universalismo del nostro sistema è incompleto. La disuguaglianza, si badi bene, non è fra astratte “regioni”, ma fra i cittadini che le abitano. Il sistema sanitario pubblico avrebbe bisogno di un paziente, grande, rilancio; riducendone le inefficienze e le iniquità. Stabilendo livelli garantiti di servizio per tutti noi (i Lep previsti dalla Costituzione) e finanziandoli adeguatamente secondo i fabbisogni. Gli attuali Lea, si badi bene, sono semplici indicatori di monitoraggio. Accrescendo così la sua natura di grande infrastruttura collettiva nazionale, al servizio di tutti gli italiani, indipendentemente da reddito o residenza; di investimento sul nostro futuro. Ma l’universalismo non va più di moda, tantomeno il contrasto alle disuguaglianze. Il Ssn è da tempo sotto attacco. In confronto ai principali partner europei, è sig nifi cati vame nte sottofinanziato. Un numero descrive bene la criticità: quasi un quarto della spesa sanitaria totale è ormai sopportata dalle famiglie; una percentuale estremamente alta. Il che accresce la selettività dell’accesso alla cura in base al reddito: i meno abbienti non ce la fanno. E questo accade molto al Sud ma anche al Nord. Potenti interessi economici, sia nella sanità privata sia nei sistemi assicurativi, lo stanno corrodendo. È propagandata la tesi, sovente interessata, che sia insostenibile; e che quindi è un bene che si diffondano le polizze personali o di categoria. Per chi può. Iniquità territoriali e privatizzazione si tengono: il 70% dei servizi sanitari lombardi eroga
ti ai non residenti è offerto da strutture private. L’idea corrente è che ciascuno si salva da solo. Che quel che conta è la mia salute, il mio medico, il mio ospedale. Le richieste di Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria si muovono pienamente in questa logica. Basta col sistema nazionale; ogni regione per sé (magari aprendo sempre più al privato come in Lombardia). Non è cura dell’efficienza a casa propria senza danni per gli altri, perché come hanno dimostrato le fonti più autorevoli nelle lunghe audizioni in Parlamento, le nuove potestà produrrebbero conseguenze anche sulle altre regioni. Le disuguaglianze crescerebbero. Non sono piccole questioni tecniche, anche se da sempre così le si vuole mascherare. Si tratta di una grande battaglia politica. Una secessione, dei ricchi (intesi sia come persone che come territori), da un futuro comune. ---End text--- Author: GIANFRANCO VIESTI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Addio servizio santario nazionate e l'autonomia -sec_org-
tp:writer§§ Gianfranco Viesti
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257707442.PDF
§---§
title§§ L 'Italia castigata ancora sulla sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257907440.PDF
description§§
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 24 Jul 2026
La spesa è inferiore alla media Ocse. Un motivo c 'è. Report di Mediobanca
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257907440.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257907440.PDF', 'title': 'FOGLIO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257907440.PDF
tp:ocr§§ L’Italia castigata ancora sulla sanità La spesa è inferiore alla media Ocse. Un motivo c’è. Report di Mediobanca L’ Italia si conferma al di sotto della media Ocse sia in termini di spesa sanitaria sia a livello pro capite sia in rapporto al pil. Nel 2024, secondo il rapporto annuale di Mediobanca, nel nostro paese la spesa sanitaria pubblica ammontava a 138,3 miliardi di euro, pari al 6,3 per cento del pil, dietro Spagna (6,7 per cento), Regno Unito (9,1 per cento), Francia (9,7 per cento) e Germania (10,6 per cento). “Le risorse del Pnrr – osserva il rapporto – hanno favorito la riorganizzazione dell’offerta, contribuendo allo sviluppo dell’assistenza territoriale e della digitalizzazione, senza incidere in modo significativo sulla dinamica strutturale della spesa”. E le cose non sembrano destinate a migliorare. Le stime per il periodo 2026-2029 indicano, infatti, una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica nazionale al 6,4 per cento del pil ed è previsto un aumento dell’incidenza della sanità sulla spesa corrente primaria (15,7 per cento nel 2027 contro il 15,4 per cento del 2025) a conferma del peso crescente sul bilancio pubblico. Lo studio di Mediobanca si riferisce al 2024 poiché è l’ultimo anno in cui sono disponibili i bilanci degli operatori privati del settore, il cui ruolo in Italia è in costante crescita: l’attesa per il 2025, infatti, è di un aumento del loro giro d’affari del 3,7 per cento rispetto all’anno precedente (13,4 miliardi di euro). Inoltre, quasi l’80 per cento del valore complessivo della spesa pubblica è originato dalle strutture pubbliche e il 20,8 per cento da quelle accreditate con il servizio sanitario nazionale (gli operatori privati per i quali l’accreditamento incide di più sul totale dei ricavi sono l’Ics Maugeri (96 per cento) e il San Raffaele Roma della famiglia Angelucci (87,2 per cento). Nel complesso, secondo Mediobanca, permane un tipo di governance della sanità italiana orientata al contenimento della spesa, fondato su tetti e centralizzazione degli acquisti mentre il procuratore generale della Corte dei conti ha ricordato la necessità di un’allocazione più selettiva delle risorse. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- L ’Italia castigata ancora sulla sanità -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403257907440.PDF
§---§
title§§ Sanità, le regioni approvano il fabbisogno
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259907428.PDF
description§§
Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259907428.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259907428.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259907428.PDF
tp:ocr§§ Sanità, le regioni approvano il fabbisogno Le regioni stimano un fabbisogno di 25.479 infermieri, un dato molto vicino ai 25.840 indicati dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). A questi si aggiungono 7.072 profili dell’area infermieristica e ostetrica, 257 infermieri pediatrici e 1.414 ostetriche. Per i medici e chirurghi, invece, il fabbisogno raggiunge quota 20.842. È quanto prevede lo schema di accordo approvato ieri dalla Conferenza Stato-Regioni sul prossimo anno accademico delle professioni sanitarie. I numeri confermano ancora una volta la forte carenza di personale nel comparto infermieristico. Sommando tutte le figure dell’area, il fabbisogno complessivo raggiunge infatti 34.222 unità. Resta elevata anche la richiesta di medici, ma su questo punto si registra una marcata differenza rispetto alle stime della Fnomceo. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri aveva infatti indicato un fabbisogno di 13.000 posti, oltre 7mila in meno rispetto alla richiesta delle regioni. ---End text--- Author: GIOVANNI GALLI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, le regioni approvano il fabbisogno -sec_org-
tp:writer§§ Giovanni Galli
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259907428.PDF
§---§
title§§ Vaccini, Brusaferro difende le scelte dell'Iss
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258507434.PDF
description§§
Estratto da pag. 10 di "LIBERO" del 24 Jul 2026
L'ex presidente ascoltato dalla commissione d'inchiesta sulla gestione della pandemia
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258507434.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258507434.PDF', 'title': 'LIBERO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258507434.PDF
tp:ocr§§ Vaccini, Brusaferro difende le scelte dell’Iss L’ex presidente ascoltato dalla commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia La validazione dei test Covid non spettava all’Istituto superiore di sanità. A chiarirlo è stato l’ex presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, ascoltato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia. L’Istituto, ha spiegato, forniva indicazioni sull’impiego dei diversi strumenti diagnostici e chiavi per interpretarne i risultati, raccolte nei report pubblici, mentre i parametri di affidabilità venivano fissati sulla base delle soglie indicate dalla Commissione europea e dal ministero della Salute. Il punto era stabilire quanto un test fosse capace di riconoscere correttamente i positivi e i negativi. Sotto determinati livelli di sensibilità e specificità, ha ricordato Brusaferro, il risultato non poteva essere considerato attendibile. La definizione dei casi restava comunque fondata sul tampone molecolare, per il quale erano stati stabiliti «livelli e cut off stringenti». Nel corso dell’audizione l’ex presidente dell’Iss è tornato anche sulla vaccinazione anti-Covid dei bambini, uno dei temi più discussi nelle fasi successive dell’emergenza. Alla domanda se, alla luce di quanto emerso dopo, quella scelta si sarebbe potuta evitare, Brusaferro ha risposto che il vaccino garantiva una buona protezione contro le forme gravi e che le decisioni dovevano essere prese sulla base dei dati allora disponibili. Anche pochi ricoveri pediatrici, 5 o 10 casi, rappresentavano secondo l’ex presidente dell’Iss un rischio da ridurre. Con l’accumularsi delle evidenze, ha aggiunto, le strategie potevano essere corrette e gli sforzi concentrati sulle persone più esposte. SUB ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Silvio Brusaferro (ANSA) -tit_org- Vaccini, Brusaferro difende le scelte dell’Iss -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258507434.PDF
§---§
title§§ La fame entra in ospedale
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259707430.PDF
description§§
Estratto da pag. 17 di "MF" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259707430.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259707430.PDF', 'title': 'MF'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259707430.PDF
tp:ocr§§ La malnutrizione costa 10 miliardi di euro al Servizio sanitario nazionale e 170 in Europa LA FAME ENTRA IN OSPEDALE Lezo (Sinpe): a rischio il 50 per cento dei ricoverati E chi dalla conferenza di Parigi sulla malnutrizione correlata a malattie danno le dimensioni di un allarme sanitario e sociale: colpisce il 50% dei pazienti ricoverati (circa il 25% di quelli pediatrici), aumenta di 2,6 volte il rischio di mortalità, triplica le complicanze e allunga del 30% le degenze. Con un impatto economico: che, nella sola Italia, è quantificabile fino a 10 miliardi di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale, cifra che sale a ben 170 miliardi per i sistemi sanitari europei. Una delle voci più sottovalutate della spesa sanitaria. «Malnutrizione non significa solo mangiare poco», spiega Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe). «Rappresenta una condizione in cui l’organismo non riceve o non riesce a utilizzare correttamente energia, proteine e nutrienti necessari per funzionare in modo adeguato. Può colpire persone di qualunque età e si sviluppa spesso in presenza di tumori, infezioni, interventi chirurgici, insufficienze d’organo o lunghe ospedalizzazioni, anche in pazienti normopeso o sovrappeso». Intervenire precocemente conviene, sul piano clinico e su quello economico. Lo studio internazionale Effort ha dimostrato che una terapia nutrizionale individualizzata, nei pazienti ricoverati a rischio, riduce in modo significativo mortalità e complicanze. Trattando 37 pazienti per 30 giorni si previene un decesso, mentre ogni 25 trattati si evita una complicanza maggiore: dal ricovero in terapia intensiva ai gravi eventi cardiovascolari e gastrointestinali. Queste cifre sono state messe in evidenza nel corso di Optimal Nutritional Care for All, la principale conferenza europea sulla nutrizione clinica, ospitata nei giorni scorsi a Parigi con la Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo (Espen). Per gli specialisti, pochi interventi sanitari offrono un rapporto altrettanto favorevole tra investimento ed esiti. «L’ottimizzazione delle cure delle patologie croniche e complesse non può prescindere da un adeguato supporto nutrizionale», osserva Lezo. «In assenza di una terapia nutrizionale appropriata, rischiano di essere compromessi la risposta ai trattamenti, il recupero funzionale e gli investimenti destinati a terapie sempre più avanzate e costose. Contrastare la malnutrizione significa non solo ridurre complicanze e ricoveri, ma preservare l’efficacia dell’intero percorso di cura, aumentare gli anni di vita vissuti in salute e contribuiAntone re alla sostenibilità presiden del SSN». Resta però la distanza tra ciò che la ricerca dimostra e il sistema garantisce. In Italia la nutrizione clinica è esclusa dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e il nuovo nomenclatore tariffario non la riconosce come branca autonoma: le prestazioni finiscono attribuite ad altre specialità, con divari regionali che complicano il monitoraggio di attività, appropriatezza e accesso. Un primo passo è arrivato con la recente legge di Bilancio, che ha introdotto lo screening nutrizionale per i pazienti oncologici: una misura ancora da applicare in modo uniforme sul territorio e da estendere a tutti i ricoverati. E poi lo screening, da solo, non basta. «Ma identificare il rischio è soltanto il primo passo», conclude la presidente Sinpe. «Servono professionisti dedicati, percorsi strutturati, équipe multidisciplinari, lla Lezo continuità tra ospente Sinpe dale e territorio e accesso tempestivo alle terapie nutrizionali. Inserire la nutrizione clinica negli standard di cura garantiti dai Lea significherebbe rendere il sistema sanitario più equo, efficace e sostenibile». (riproduzione riservata) Enrico Sbandi ---End text--- Author: Enrico Sbandi Heading: Highlight: Image:e n , o , n à Antonella Lezo presidente Sinpe -tit_org- La fame entra in ospedale -sec_org-
tp:writer§§ Enrico Sbandi
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259707430.PDF
§---§
title§§ Tumori neuroendocrini, un Position Paper per il Ssn sull'innovazione terapeutica
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258607431.PDF
description§§
Estratto da pag. 17 di "MF" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258607431.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258607431.PDF', 'title': 'MF'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258607431.PDF
tp:ocr§§ Tumori neuroendocrini, un Position Paper per il Ssn sull’innovazione terapeutica P resentato a Roma il documento redatto da istituzioni, clinici e associazioni dei pazienti, con il supporto non condizionante di Ipsen, per rafforzare diagnosi, reti specialistiche e presa in carico multidisciplinare. Nei tumori neuroendocrini la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche rende ancora più urgente un’evoluzione dei percorsi assistenziali. Diagnosi spesso tardive, sintomi non specifici, frammentazione degli accertamenti e disomogeneità territoriali possono infatti rallentare l’identificazione dei pazienti e il loro accesso ai centri specialistici. È questo il tema al centro dell’evento «Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni», promosso dal senatore Guido Quintino Liris, membro della Commissione Bilancio, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esperti clinici e assoIl se ciazioni dei pazienti. Guido Qu «I tumori neuroendocrini sono patologie rare e ancora poco conosciute, per le quali è fondamentale promuovere una maggiore informazione e sensibilizzazione, così da favorire diagnosi più tempestive. Allo stesso tempo, occorre rafforzare percorsi di cura efficienti, multidisciplinari e omogenei sul territorio, per garantire a tutti i pazienti una presa in carico appropriata e un accesso equo alle opportunità offerte dall’innovazione terapeutica. Questa è la direzione in cui il Servizio sanitario nazionale deve continuare a investire, per assicurare risposte sempre più appropriate e vicine ai bisogni dei pazienti», dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo all’evento. «Nel percorso di cura dei pazienti con tumori neuroendocrini, la tempestività della diagnosi e la qualità dell’organizzazione assistenziale sono fattori decisivi. Le innovazioni terapeutiche oggi disponibili offrono prospettive sempre più importanti, ma il loro pieno potenziale può essere espresso solo all’interno di percorsi diagnostico-terapeutici strutturati, di una presa in carico multidisciplinare e di una rete assistenziale capace di accompagnare il paziente in ogni fase della malattia. Rafforzare questi strumenti significa garantire un accesso più equo alle cure e trasformare l’innovazione in un beneficio concreto per tutti i pazienti», spiega il senatore Liris. atore I tumori neuroendocrini (Net) ntino Liris sono neoplasie rare e complesse, che rappresentano meno dello 0,5% dei tumori maligni, ma che hanno un impatto assistenziale significativo per la lunga sopravvivenza dei pazienti e per la necessità di monitoraggio e cure specialistiche nel tempo. La variabilità biologica della malattia, l’eterogeneità delle manifestazioni cliniche e la frequente aspecificità dei sintomi rendono particolarmente complesso il percorso che conduce alla diagnosi. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:amenti e sempre p Il senatore Guido Quintino Liris -tit_org- Tumori neuroendocrini, un Position Paper per il Ssn sull’innovazione terapeutica -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258607431.PDF
§---§
title§§ Liste d'attesa, solo una ricetta su due diventa prestazione
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259607429.PDF
description§§
Estratto da pag. 8 di "SOLE 24 ORE" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259607429.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259607429.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259607429.PDF
tp:ocr§§ Liste d’attesa, solo una ricetta su due diventa prestazione I dati sulle prescrizioni Pesano i tempi e la scelta di andare dal privato Grandi divari tra le Regioni Solo una ricetta medica su due diventa una visita o un esame. In pratica solo metà delle prescrizioni dei camici bianchi agli italiani si concretizza in una prestazione del Servizio sanitari. E il resto delle ricette? Difficile fare stime esatte, ma è sicuro che una parte di queste restano nei cassetti perché i pazienti hanno rinunciato a causa delle liste d’attesa troppo lunghe, mentre un’altra fetta di ricette è stata impiegata per andare dal privato pagando di tasca propria la prestazione oppure facendosela rimborsare dalle casse sanitarie. Vanno poi contate quelle ricette non proprio necessarie (“non appropriate”) tanto da spingere gli italiani a non fare nulla. Resta il fatto che milioni di prescrizioni restano inutilizzate: si tratta di un dato significativo che racconta un problema che cova sotto la cenere. Per Agenas, l’Agenzia dei servizi sanitari regionali che ha pubblicato i dati al 2025 che arrivano dal la tessera sanitaria «una quota di mancata presa in carico tra il 25% e il 30% può essere considerata fisiologica» per il resto però è «opportuno effettuare ulteriori approfondimenti». Tra l’altro come sempre ci sono divari molto grandi tra le Regioni: il dato nazionale sulle primi visite tra “presa in carico” e “prescritto” è del 50,3% mentre per gli esami diagnostici la percentuale cresce di poco a 54,4%, ma sulle prime visite si va dal 67,7% o al 5958%diEmilia,FriulieVenetoal33,7% dell'Abruzzo e al 36,2% del Lazio mentre sugli esami si passa dal 73,4% di Bolzano e il 66,6% del Friuli al 37,3% del Lazio e del 39,3% dell'Abruzzo. Numeri questi che vanno presi in considerazione quando si leggono anche i recentissimi dati sulle liste d’attesa della Piattaforma nazionale che hanno mostrato come nei primi sei mesi del 2026 le strutture sanitarie hanno erogato nei tempi 1,6 milioni di visite mediche ed esami in più rispetto allo stesso periodo del 2025, ma con ancora 2,8 milioni di prestazioni fuori i tempo. «Se vengono misurate solo le prestazioni effettivamente erogate, mentre una quota rilevante delle prescrizioni si perde perché i cittadini rinunciano o ricorrono al privato, gli indicatori sul rispetto dei tempi rischiano di descrivere solo una parte della realtà», avverte Marcello Crivellini, docente al Politecnico di Milano e Consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni. Insomma i dati sulle liste d’attesa «non descrivono ancora tutta la realtà che invece i cittadini si trovano costretti a vivere per accedere al Ssn nei tempi giusti», sottolinea Tonino Aceti presidente di Salutequità. Che chiede «una profonda riflessione sulle cause e sul come invertire la tendenza. Molti cittadini si trovano di fronte a proposte di appuntamenti a centinaia di km di distanza dal proprio domicilio e sono costretti a rinunciare andando in privato con costi inferiori. Anche i cosiddetti percorsi di garanzia funzionano poco perché su ambiti di territoriali troppi ampi. È necessario che Stato e regioni fissino il rapporto ottimale tra prescritto ed erogato, che tutte le regioni devono raggiungere e che insieme al rispetto dei tempi massimi di attesa, diventino indicatori di performance nella garanzia dei Lea». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:tonino aceti Presidente Salutequità -tit_org- Liste d’attesa, solo una ricetta su due diventa prestazione -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403259607429.PDF
§---§
title§§ Intervista a Alberto Stefani - «Autonomia, dopo salute e previdenza avanti con istruzione, ricerca e lavoro»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258407433.PDF
description§§
Estratto da pag. 11 di "SOLE 24 ORE" del 24 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258407433.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258407433.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258407433.PDF
tp:ocr§§ «Autonomia, dopo salute e previdenza avanti con istruzione, ricerca e lavoro» L’intervista Alberto Stefani Presidente Regione Veneto «P er ora abbiamo chiesto l’autonomia in quattro settori, ma se ne aggiungeranno altri». Il governatore del Veneto Alberto Stefani prosegue dritto sul tema dell’autonomia regionale, di cui la Camera ha da poco approvato la risoluzione pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Dal primo referendum in Veneto sono passati quasi 10 anni. Non le sembra che il processo stia andando molto a rallentatore? «Siamo il primo governo di centrodestra, dobbiamo tenere conto di questo. Prima non c’erano le condizioni». Però ci sono regioni come l’Emilia Romagna che nel tempo si sono mostrate favorevoli, pur essendo di centrosinistra. Non cercate un confronto anche con regioni di altro segno politico? «Si lo facciamo, perché molte si stanno rendendo conto che l’autonomia regionale non spacca l’Italia. Anzi ricordo che la nostra Costituzione riconosce le autonomie locali e il decentramento amministrativo. Inoltre la legge del 2001 fu sostenuta dal centrosinistra». Ma a volte l’autonomia ha trovato freni anche all’interno della vostra coalizione, con Fratelli d’Italia proiettati più ad una visione nazionale. E anche nella Lega ormai le sensibilità sembrano diverse. «A livello nazionale la Lega ha saputo portare avanti l’agenda, grazie al lavoro di Matteo Salvini e di Roberto Calderoli, oltre che di Luca Zaia. Tutti hanno guardato in quella direzione, sfido chiunque a dire il contrario». Entriamo nel merito delle vostre richieste. Cosa chiedete, tanto per cominciare? «Chiediamo la gestione autonoma nella tutela della salute, nella previdenza, protezione civile e professioni, intese come qualifiche professionali». E poi? «Andremo a chiedere anche l’autonomia per istruzione, ricerca scientifica e politiche del lavoro». Sappiamo che l’autonomia ha un processo lungo che si chiama “Lep”: la definizione dei livelli essenziali di prestazione. Occorre molto tempo. «Abbiamo realizzato i Lea nella sanità con quello che la legge ci permetteva, adesso sono fiducioso che andremo più spediti del previsto. Intanto le nostre richieste in Veneto passeranno da una delibera già entro la fine del 2026, e lo schema definitivo vogliamo realizzarlo entro il 2027». Ma perché un cittadino dovrebbe sentirsi più garantito dal governo regionale piuttosto che da quello centrale? «Perché i nostri governatori vogliono assumersi delle responsabilità in più, senza guadagnarci niente, e perché la vicinanza al territorio e la conoscenza delle sue caratteristiche dà maggiori garanzie». Non vede il rischio di spaccare il Paese e renderlo meno solidale? Chi lo dice non ha letto il testo. Proprio i Lep danno la garanzia di un fondo perequativo. La capacità economica delle regioni autonome migliorerà senza togliere nulla al Sud. Ma qualcuno al Sud interessato non c’è? Si ma per ora non lo dirò. Ma abbiamo delle interlocuzioni. Come si concilia la valorizzazione delle Regioni con un’Europa che punta a federare i Paesi? L’Europa per noi è quella delle Regioni, è questo il percorso virtuoso, dobbiamo partire dalla conoscenza dei territori e dalla loro diversità. In Italia a chiedere più autonomia sono anche le città, per esempio Milano. A loro cosa risponde? «Che sono d’accordo con questi sindaci. Ovviamente all’interno di una cornice d’intesa con le Regioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Sara Monaci Heading: Highlight: «Per le richieste del Veneto schema definitivo entro il 2027. Interesse per l’autonomia anche al Sud» Image: -tit_org- Intervista a Alberto Stefani - «Autonomia, dopo salute e previdenza avanti con istruzione, ricerca e lavoro» -sec_org-
tp:writer§§ Sara Monaci
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258407433.PDF
§---§
title§§ Batteri all'asilo Nido morto a diciotto mesi = Batteri nel fasciatoio dell'asilo nido muore a 18 mesi, altri 4 bimbi ricoverati
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258707432.PDF
description§§
Estratto da pag. 14 di "STAMPA" del 24 Jul 2026
VALERIAD'AUTILIA—PAGINA14 Latragedia a Tropea.L'ipotesiè chelavittima abbia contratto l'infezione inospedale e poicontagiatoicompagni
pubDate§§ 2026-07-24T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258707432.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258707432.PDF', 'title': 'STAMPA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258707432.PDF
tp:ocr§§ Batteri all’asilo nido morto a diciotto mesi VALERIA D’AUTILIA — PAGINA 14 Batteri nel fasciatoio dell’asilo nido muore a 18 mesi, altri 4 bimbi ricoverati La tragedia a Tropea. L’ipotesi è che la vittima abbia contratto l’infezione in ospedale e poi contagiato i compagni VALERIA D’AUTILIA Forse un’infezione contratta in ospedale giorni prima. E poi, una volta tornato all’asilo, uno dei bambini potrebbe aver contaminato un fasciatoio. Oppure la presenza di un focolaio proprio all’interno dell’istituto. Un batterio – o anche un’intossicazione alimentare – avrebbe colpito una dozzina di piccoli che frequentano la Family baby school di Tropea. Tra loro c’era anche Alessio Pio. Diciotto mesi e, probabilmente, una setticemia fulminante: il suo cuore mercoledì ha smesso di battere. Inutili i soccorsi e le cure dei medici. Ora saranno l’inchiesta della procura di Vibo Valentia e l’autopsia sul suo corpicino a ricostruire quei drammatici momenti ed eventuali responsabilità. La struttura - nido e scuola d’infanzia privati con un centinaio di bimbi – era stata subito chiusa in via precauzionale. Non appena preso atto della «presenza di diversi episodi di natura gastrointestinale e della particolare gravità assunta da alcuni casi», la direzione – in una lettera alle famiglie – aveva annunciato la «temporanea sospensione delle attività». Ora è sotto sequestro. Oltre ad Alessio Pio, altri quattro bimbi hanno fatto accesso in pronto soccorso e uno di loro risulta ancora ricoverato. Per tutti sintomi simili e seri disturbi gastrointestinali. Non si esclude l’azione di un batterio, il Clostridium difficile, a trasmissione oro-fecale. Ma si attendono conferme ufficiali. Così come bisognerà capire se sia stato introdotto dall’esterno. Il principale fattore di rischio è il trattamento con antibiotici che, alterando l’equilibrio dei batteri “buoni”, favorisce la moltiplicazione del patogeno, la produzione di tossine e quindi l’infezione. Riesce a vivere a lungo sulle superfici ed è resistente a molti disinfettanti. Può verificarsi anche dopo un ricovero in strutture sanitarie dove può diffondersi con le spore che contaminano mani e oggetti, intaccando soprattutto persone fragili. Da semplici diarree a quadri clinici molto severi, come accaduto per Alessio Pio. Dati alla mano, l’Istituto superiore di Sanità aveva già registrato, negli ultimi decenni, un aumento dei casi ma anche della gravità di queste infezioni e della mortalità associata, soprattutto negli anziani. E adesso sono in corso accertamenti sanitari e investigativi. Il Clostridium difficile è solo una delle ipotesi. Il commissario straordinario della locale azienda sanitaria, Angelo Vittorio Sestito, ha confermato che - già alle prime avvisaglie – la Family baby school aveva inviato una pec per segnalare l’accaduto e chiedere quali procedure adottare. «Stiamo ipotizzando insieme all’Asp – dice la dirigente dell’asilo, Serena Miceli - quello che potrebbe essere successo. Molto probabilmente è un batterio entrato dall’esterno, e quindi stanno facendo verifiche per capire come interrompere questa catena di contagi». Nel frattempo, è stato avviato un intervento di sanificazione. «Le scuole igienizzano quotidianamente con prodotti a base di cloro. Questo tipo di batterio, invece, si debella con prodotti a base di acqua ossigenata, usati negli ospedali». Intanto, i genitori del piccolo chiedono verità: sono stati loro, residenti nel comune di Zungri – in provincia di Vibo Valentia – a presentare denuncia contro ignoti. Immediate le indagini e il sequestro delle cartelle cliniche. Per Alessio Pio i primi malori si sarebbero registrati lo scorso 17 luglio. Gastroenterite, vomito e diarrea. A quel punto la scelta di portarlo in ospedale. Ma le sue condizioni si erano aggravate e mercoledì era stato necessario il trasporto d’urgenza all’ospedale di Catanzaro, dove è deceduto in tarda serata. Era in terapia intensiva. Convulsioni e febbre alta. Adesso nuovi elementi potrebbero arrivare dall’esame autoptico, dalle testimonianze e dai rilievi di queste ore. E c’è apprens
ione anche per l’altro piccolo paziente, tuttora sotto osservazione. Ma sarebbe fuori pericolo. — ---End text--- Author: VALERIA D'AUTILIA Heading: Highlight: “Infezioni in aumento” Una setticemia non ha lasciato scampo al piccolo Alessio Pio S La parola Clostridium difficile Il “Clostridium difficile” è un batterio che può infettare l'intestino, causando diarrea e infiammazioni. È presente nella flora batterica intestinale e vaginale. La maggior parte delle infezioni pediatriche da Clostridium difficile, sono pericolose per la vita e si verificano tra i bambini che recentemente hanno assunto antibiotici prescritti negli studi medici per altre patologie. È presente nel 2-3% della popolazione adulta sana ed è trasportato asintomaticamente dal 15 al 70% dei neonati Image:Batterio killer Saranno le indagini della Procura di Vibo Valentia a fare chiarezza sulla morte del piccolo Alessio Pio, 18 mesi, morto in un asilo di Tropea, in Calabria. La magistratura ha disposto il sequestro del corpicino e disporrà l’autopsia nelle prossime ore -tit_org- Batteri all'asilo Nido morto a diciotto mesi Batteri nel fasciatoio dell’asilo nido muore a 18 mesi, altri 4 bimbi ricoverati -sec_org-
tp:writer§§ VALERIA D'AUTILIA
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/24/2026072403258707432.PDF
§---§