title§§ Liste d'attesa tempi rispettati 9 volte su 10 = Liste d'attesa, il Veneto tra i migliori eppure i pazienti si rivolgono ai Nas Se dati ufficiali e vita reale divergono
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL VENETO VENEZIA E MESTRE" del 22 Jul 2026
Monitorate 36 prestazioni su 2.108, il nodo dei «pre-appuntamenti»
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ini dei Cup e un piano straordinario di assunzioni». Aggiunge Bigon: «La Regione fornisce i dati solo su un centinaio di prestazioni traccianti, cioè ritenute più significative da monitorare, ma è una visione parziale. Nel nomenclatore ne sono inserite 2.108. Inoltre gli utenti in pre-appuntamento, cioè costretti a richiamare il Cup perché al momento non c’è posto per loro nelle agende, non vengono conteggiati nelle liste d’attesa. Così come non sono tracciabili le visite di controllo». Secondo il Pd esiste un ulteriore sommerso: «Il muro di gomma del Cup. Sempre più utenti ci segnalano di sentirsi rispondere che l’agenda è chiusa e occorre richiamare. O peggio ancora rimangono in attesa telefonica per oltre mezz’ora, fino a quando la linea cade e dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, in tanti rinunciano a prenotare». In effetti oltre 383mila veneti, il 7,9% della popolazione, rinuncia alle cure (Fondazione Gimbe). In «preappuntamento» figurano 31 prestazioni con priorità B (tutte all’Usl Pedemontana), 14.835 in classe D e 21.615 in P e la più in difficoltà è l’Usl Scaligera. La Regione ha stanziato 12 milioni di euro per l’abbattimento delle liste d’attesa e destinato altri 32,2 milioni di avanzo di amministrazione non vincolato 2025 a potenziare strutture e comprare nuove tecnologie, come Tac, Risonanze e Pet. ---End text--- Author: Michela Nicolussi Moro Heading: Highlight: 36 prestazioni Sono state monitorate da Agenas, cioè 14 prime visite e 22 esami diagnostici. Ma sono 2108 quelle esistenti 7,9 per cento È la percentuale di veneti, oltre 383mila, che ha rinunciato alle cure per i tempi d’attesa troppo lunghi Image:Il rispetto dei tempi Prime visite Basilicata Marche Lazio VENETO Molise Calabria Campania Liguria Lombardia Sicilia PA Bolzano Valle d'Aosta Emilia Romagna Toscana Abruzzo Piemonte Friuli Venezia Giulia Sardegna Umbria Puglia PA Trento Totale Fonte: Agenas.it I semestre I semestre 2026 2025 98,9% 94,5% 91,6% 91,5% 88,8% 86,6% 84,5% 82,9% 81,8% 79,7% 78,5% 77,7% 77,2% 77,2% 73,5% 71,5% 67,9% 64,1% 63,7% 55,7% 54,7% 78,5% 92,1% 93,2% 94,6% 90,4% 88,1% 90,7% 84,7% 63,2% 72,3% 87,2% 72,7% 78,7% 72,8% 77,7% 76,1% 69,4% 63,3% 69,2% 58,5% 53,2% 63,1% 76,4% Esami diagnostici VENETO Campania Basilicata Marche Lazio Toscana Molise Emilia Romagna Liguria Lombardia Calabria Piemonte Friuli Venezia Giulia Sardegna PA Bolzano PA Trento Sicilia Valle d’Aosta Abruzzo Puglia Umbria Totale I semestre I semestre 2026 2025 97,1% 96,0% 94,6% 92,4% 89,7% 89,6% 88,6% 88,3% 85,8% 85,5% 84,7% 81,7% 80,4% 78,3% 77,2% 77,0% 71,9% 69,2% 65,3% 63,5% 62,0% 84,6% 96,2% 96,2% 90,3% 89,6% 90,5% 91,7% 86,2% 83,3% 70,8% 77,8% 88,0% 82,5% 76,1% 73,7% 82,8% 76,7% 75,9% 73,2% 76,1% 59,3% 54,2% 82,8% -tit_org- Liste d'attesa tempi rispettati 9 volte su 10 Liste d’attesa, il Veneto tra i migliori eppure i pazienti si rivolgono ai Nas Se dati ufficiali e vita reale divergono -sec_org-
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DI VERONA" del 22 Jul 2026
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rbale delle agende, il potenziamento dei centralini dei Cup e un piano straordinario di assunzioni». Aggiunge Bigon: «La Regione fornisce i dati solo su un centinaio di prestazioni traccianti, cioè ritenute più significative da monitorare, ma è una visione parziale. Nel nomenclatore ne sono inserite 2.108. Inoltre gli utenti in pre-appuntamento, cioè costretti a richiamare il Cup perché al momento non c’è posto per loro nelle agende, non vengono conteggiati nelle liste d’attesa. Così come non sono tracciabili le visite di controllo». Secondo il Pd esiste un ulteriore sommerso: «Il muro di gomma del Cup. Sempre più utenti ci segnalano di sentirsi rispondere che l’agenda è chiusa e occorre richiamare. O peggio ancora rimangono in attesa telefonica per oltre mezz’ora, fino a quando la linea cade e dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, in tanti rinunciano a prenotare». In effetti oltre 383mila veneti, il 7,9% della popolazione, rinuncia alle cure (Fondazione Gimbe). In «preappuntamento» figurano 31 prestazioni con priorità B (tutte all’Usl Pedemontana), 14.835 in classe D e 21.615 in P e la più in difficoltà è l’Usl Scaligera. La Regione ha stanziato 12 milioni di euro per l’abbattimento delle liste d’attesa e destinato altri 32,2 milioni di avanzo di amministrazione non vincolato 2025 a potenziare strutture e comprare nuove tecnologie, come Tac, Risonanze e Pet. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Michela Nicolussi Moro Heading: Highlight: 7,9 per cento È la percentuale di veneti, oltre 383mila, che ha rinunciato alle cure per i tempi d’attesa troppo lunghi 36 prestazioni Sono state monitorate da Agenas, cioè 14 prime visite e 22 esami diagnostici. Ma sono 2108 quelle esistenti Image:Il rispetto dei tempi Prime visite Basilicata Marche Lazio VENETO Molise Calabria Campania Liguria Lombardia Sicilia PA Bolzano Valle d'Aosta Emilia Romagna Toscana Abruzzo Piemonte Friuli Venezia Giulia Sardegna Umbria Puglia PA Trento Totale Fonte: Agenas.it I semestre I semestre 2026 2025 98,9% 94,5% 91,6% 91,5% 88,8% 86,6% 84,5% 82,9% 81,8% 79,7% 78,5% 77,7% 77,2% 77,2% 73,5% 71,5% 67,9% 64,1% 63,7% 55,7% 54,7% 78,5% 92,1% 93,2% 94,6% 90,4% 88,1% 90,7% 84,7% 63,2% 72,3% 87,2% 72,7% 78,7% 72,8% 77,7% 76,1% 69,4% 63,3% 69,2% 58,5% 53,2% 63,1% 76,4% Esami diagnostici VENETO Campania Basilicata Marche Lazio Toscana Molise Emilia Romagna Liguria Lombardia Calabria Piemonte Friuli Venezia Giulia Sardegna PA Bolzano PA Trento Sicilia Valle d’Aosta Abruzzo Puglia Umbria Totale I semestre I semestre 2026 2025 97,1% 96,0% 94,6% 92,4% 89,7% 89,6% 88,6% 88,3% 85,8% 85,5% 84,7% 81,7% 80,4% 78,3% 77,2% 77,0% 71,9% 69,2% 65,3% 63,5% 62,0% 84,6% 96,2% 96,2% 90,3% 89,6% 90,5% 91,7% 86,2% 83,3% 70,8% 77,8% 88,0% 82,5% 76,1% 73,7% 82,8% 76,7% 75,9% 73,2% 76,1% 59,3% 54,2% 82,8% -tit_org- Liste d'attesa tempi rispettati 9 volte su 10 Liste d'attesa, il Veneto tra i migliori eppure i pazienti si rivolgono ai Nas Se dati ufficiali e vita reale divergono -sec_org-
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title§§ Autonomia, la Puglia fa ricorso. Decaro: "Divario incolmabile"
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Estratto da pag. 7 di "DIARIODIAC" del 22 Jul 2026
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tp:ocr§§ DAI TERRITORI Autonomia, la Puglia fa ricorso. Decaro: "Divario incolmabile" 21 Lug 2026 di M.Gia. Si riaccende la polemica dopo le pre-intese del governo con Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Altre news locali del giorno: investimenti per 53 milioni sulla Ascoli mare, i fondi Pnrr dell’Abruzzo a rischio e la procedura di phase-out dal carbone per Civitavecchia. Si riaccende la polemica dopo le pre-intese del governo con Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Ieri, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro ha spiegato che "faremo sicuramente ricorso alla Corte costituzionale', lo farà "la Puglia, ma spero che lo faccia anche la Campania e che lo faranno le altre regioni del Sud". "I dati che ho citato sono i dati degli uffici tecnici del Parlamento che hanno fatto l'istruttoria alle pre-intese e che io ho riportato all'attenzione dell'opinione pubblica", ha proseguito riferendosi a quanto egli stesso ha segnalato nei giorni scorsi in interviste e dichiarazioni sull'argomento. Le pre-intese all'Autonomia differenziata, "uscita dalla porta e che rischia di rientrare dalla finestra" ha proseguito il governatore pugliese, rischiano di creare "un divario difficilmente colmabile nel futuro" soprattutto "nell'ambito sanitario". A livello politico, ha detto Decaro, in Puglia "non ho avuto riscontro da parte dell'altra parte politica", che c'è stato invece "da parte delle altre regioni del Sud". Alcune delle regioni del Sud, ha spiegato il governatore, non hanno aderito all'appello "perché hanno lo stesso colore politico" dell'Esecutivo. "Io da sindaco - ha proseguito Decaro - anche con governi dello stesso colore politico, quando avevo qualcosa da dire a tutela dei miei cittadini, l'ho sempre fatto". "In questo momento non voglio fare polemiche col Governo", ha aggiunto, spiegando però di voler sollevare "un problema che rischia di creare ulteriore divario tra Regioni del Sud e del Nord". A spaventare è in particolare il tema della Sanità. "Non si possono paragonare i livelli Lea con i cosiddetti Lep, perché i Lea individuano solo categorie di prestazioni da offrire al cittadino, mentre i Lep sono prestazioni standard minime" con un servizio "che viene offerto e che deve essere uguale, indipendentemente dal luogo in cui uno nasce o sceglie di andare a vivere". Con le pre-intese, ha detto Decaro, verrà data alla regioni più ricche la possibilità di "gestire in autonomia i contratti per i medici, i target per i livelli di spesa per le cliniche private, rendendo più attrattiva la sanità del nord rispetto alla sanità del sud". "Preannuncio che il governo intende procedere alla predisposizione di un singolo disegno di legge per ogni Regione corredandolo di due distinti allegati contenenti gli schemi di intesa a materia salute e coordinamento finanza pubblica e alle materie non lep", ha detto il ministro degli Affari Regionali Roberto Calderoli intervenendo in Aula alla Camera al termine della discussione generale sulle pre-intese per l'Autonomia. "Sulla sanità di serie A e B - ha sottolineato - e qualcuno cita il Gimbe ma quello che ha fotografato è lo stato dell'arte di oggi: la situazione delle liste d'attese della mobilità sanitaria possono essere colpa dell'autonomia differenza che ancora non c'è? O può essere uno strumento di miglioramento? E' la soluzione di tutti i problemi? Non lo so ma iniziamo a provare". "Penalizza il sud? Non so se qualcuno ha verificato che ho iniziato a interloquire con la Calabria e l'Abruzzo". In conclusione, Calderoli ha citato alcuni dati ad esempio quello per "spese di illuminazione e riscaldamento che per il Veneto è di 0,6 euro pro capite e in Campania 14,6: magari andando a risparmiare qualcosa si riesce a risparmiare qualcosa da reinvestire nei servizi, ha concluso. Le reazioni si sono susseguite oggi. "Io sono veramente stupito di questa reazione, da Decaro me lo aspetto perché forse la sua appartenenza politica lo deve indurre ad utilizzare questo sistema per cercare di creare un po' di consenso", ha commentato il governatore lombardo Attilio Fontana a margine
di un protocollo per la valorizzazione della città di Milano in occasione del Ces. "Mi stupisco - ha proseguito - perché nella vita di tutti i giorni noi ci rendiamo conto del valore dell'autonomia, che però non comporta svantaggi ad altri ma comporta, laddove la si applica in modo corretto, vantaggi ai territori". Per Attilio Fontana "qualora tutti aderissero a questa proposta di riforma ci sarebbero opportunità per tutti i territori per migliorare la loro realtà Invece vogliono farci una battaglia politica, purtroppo questo è uno dei difetti del nostro Paese, dove non si pensa mai al bene collettivo ma - ha concluso - si pensa soltanto al bene partigiano della propria parte". "Fa strano sentire queste dichiarazioni, ma d'altra parte il centrosinistra ha cercato di ostacolare la legge quadro sull'autonomia in tutti i modi", ha detto in un'intervista a Telenuovo il presidente del Veneto Alberto Stefani. Infine, in una nota il senatore e portavoce di Forza Italia in Puglia, Dario Damiani ha scritto che "il ricorso annunciato da Antonio Decaro contro le pre-intese sull'autonomia differenziata è pura propaganda. Una strumentalizzazione che, non a caso, non ha trovato l'accoglienza sperata da parte dalle altre regioni del Sud". Ascoli mare, 53 milioni di investimenti Un fronte infrastrutturale caldo è, invece, quello della Ascoli mare. L'assessore regionale alle infrastrutture, Francesco Baldelli, a margine della seduta del Consiglio regionale ha parlato di "due buone notizie per il piceno". Quella dei 53 milioni di investimenti per la Ascoli mare e gli "oltre 21 milioni di euro" per la ferrovia che da Ascoli porta fino a Porto d'Ascoli. "Per ciò che riguarda la superstrada i primi lavori termineranno entro luglio. Sono stati ripristinati gli asfalti drenanti lungo la superstrada per 18 milioni di euro, sono stati messi in sicurezza alcuni cavalcavia che erano danneggiati e sono stati installati nuovi new jersey anti sfondamento, brevettati da Anas, più resistenti, per un investimento di circa 20 milioni di euro. Sulla ferrovia invece si riprestineranno i binari e verranno posti nuovi sistemi di sicurezza di allertamento". Rischio fondi Pnrr per l'Abruzzo Fronte Pnrr in Abruzzo. "L'Abruzzo rischia di perdere milioni di Pnrr. Incapacità amministrativa? Fallimento politico di destra! Dal 2022 il Movimento 5 Stelle ha presentato in Parlamento decine di proposte per rafforzare gli uffici di Regioni e Comuni, perché era evidente che senza personale e competenze sarebbe stato impossibile gestire il Pnrr. Tutte bocciate. Oggi arrivano i risultati: fondi a rischio, ospedali e infrastrutture che non vedranno mai la luce. La destra di Meloni e Marsilio ha preferito gli slogan al potenziamento della macchina amministrativa. Ha lasciato gli enti locali soli e oggi il conto rischiano di pagarlo i cittadini. Il Pnrr era un'opportunità storica. Perdere anche un solo euro destinato a sanità, infrastrutture e sviluppo è una sconfitta per tutti. E le responsabilità politiche sono chiare. Il disegno diabolico delle destre per l'Italia!". Così, in una nota social la deputata Cinque stelle Daniela Torto. Luciano D'Amico, Pd: "Alcuni interventi non sono stati completati nei tempi previsti, vedi Pescara, Montesilvano, Tagliacozzo e Pescina, con il risultato di perdere risorse preziose, mentre altre strutture, come nel caso di San Valentino, sono state inaugurate senza che a quei tagli del nastro corrispondesse una reale ed effettiva operatività dei servizi annunciati". Sul caso di San Valentino, riporta oggi Il Centro, il consigliere Pd Antonio Blasioli ha presentato un'interpellanza. Civitavecchia, consiglio congiunto sul phase out Chiudiamo con un aggiornamento sul phase out a Civitavecchia. Come si legge su Civonline, per il 31 luglio, alle 16, è stato convocato un consiglio comunale congiunto che vedrà riunite le amministrazioni di Civitavecchia, Tarquinia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano. La convocazione, firmata dal presidente del consiglio comunale di Civitavecchia Marco Di Gennaro e trasmessa ai sindaci e ai pr
esidenti delle assemblee dei Comuni coinvolti, rappresenta un nuovo tentativo di fare sintesi sulle ricadute del phase out Enel e sulle iniziative da mettere in campo. ---End text--- Author: M Gia Heading: Highlight: Image: -tit_org- Autonomia, la Puglia fa ricorso. Decaro: "Divario incolmabile" -sec_org-
tp:writer§§ M Gia
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title§§ Il Gimbe: «Migliorano le liste d'attesa» Ma il Pd: «Nel limbo 36.000 prestazioni»
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTINO" del 22 Jul 2026
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tp:ocr§§ Il Gimbe: «Migliorano le liste d’attesa» Ma il Pd: «Nel limbo 36.000 prestazioni» I DATI VENEZIA Secondo la Fondazione Gimbe, migliora la situazione delle liste d’attesa. Nel primo semestre del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, a livello nazionale sono stati erogati 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici in più. Ciò non toglie che 2,8 milioni di prestazioni vengano ancora effettuate oltre i tempi massimi e che persistano disparità di trattamento tra le diverse Regioni. Stando ai dati, il Nordest sorride. Il rispetto dei tempi per le prime visite sale in Friuli Venezia Giulia dal 63,3% al 67,9% e in Veneto dal 90,4% al 91,5%; per gli esami diagnostici dal 76,1% all’80,4% nel territorio governato da Massimiliano Fedriga e dal 96,2% al 97,1% in quello guidato da Alberto Stefani ACCESSO AGLI ATTI L’analisi del Gimbe stride però con la ricognizione effettuata in Veneto dal Partito Democratico. «Altro che problema risolto: da una nostra richiesta di accesso agli atti sulle liste d’attesa, con dati ufficiali della Regione, aggiornati al 23 giugno scorso, emerge che sono ben 36.481 le prestazioni sanitarie bloccate nel limbo del pre-appuntamento», attacca il capogruppo Giovanni Manildo con le consigliere Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto e Monica Sambo. «Ormai – sottolineano i dem – la cosiddetta “presa in carico” è diventata una vera e propria camera di compensazione, pensata per diminuire le liste d’attesa ufficiali e nascondere il superamento dei tempi massimi previsti dalla legge. Nei fatti, al cittadino non viene assegnata alcuna data né alcun orario d'appuntamento. Si tratta di un parcheggio formale dove la ricetta resta sospesa, evitando che il ritardo figuri nei monitoraggi ufficiali sui tempi d'attesa». Per il Pd è «particolarmente grave la situazione per la classe D (Differibile, entro 30 giorni), che conta ben 14.835 persone senza appuntamento certo, e per la classe P (Programmabile, entro 60/90 giorni), che arriva a 21.615 casi». Viene inoltre lamentato «un ulteriore sommerso: quello del muro di gomma messo ai centralini del Cup». Riferiscono i dem: «Sempre più utenti ci segnalano che, contattando il servizio prenotazioni, si sentono rispondere che l'agenda è chiusa e occorre richiamare. O, peggio ancora, rimangono in attesa telefonica per oltre mezz'ora fino a quando la linea cade sistematicamente. Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, tantissimi cittadini semplicemente rinunciano a prenotare». RICHIESTE L’opposizione mette in fila i numeri dei pre-appuntamenti. Ulss 1 Dolomiti: 505 (183 in classe D, 322 in classe P). Ulss 2 Marca Trevigiana: 3.236 (1.241 in D, 1.995 in P). Ulss 3 Serenissima: 2.938 (2.151 in D, 787 in P). Ulss 4 Veneto Orientale: 3.457 (125 in D, 3.332 in P). Ulss 5 Polesana: 591 (426 in D, 165 in P). Ulss 6 Euganea: 5.101 (1.190 in D, 3.911 in P). Ulss 7 Pedemontana 1.907 (31 in B, 1.244 in D, 632 in P). Ulss 8 8 Berica: 6.468 (2.543 in D, 3.925 in P). Ulss 9 Scaligera: 10.616 (4.471 in D, 6.145 in P). Iov: 2 (1 in D, 1 in P). Pertanto il Pd chiede «lo stop al blocco verbale delle agende e il potenziamento dei centralini», ma anche «un Piano straordinario di rafforzamento del personale sanitario pubblico» e «trasparenza sui tempi reali: il conteggio dei giorni d'attesa deve partire dalla data di presentazione della ricetta al Cup, includendo tutto il tempo trascorso nel pre-appuntamento». NUMERO BIANCO Su questo sfondo, l’associazione Luca Coscioni ha deciso di ampliare il “Numero bianco” 0699313409, istituito per sensibilizzare i cittadini sui diritti sul fine vita e ora destinato anche a informare le persone sul modulo scaricabile «per chiedere una soluzione alternativa quando l’attesa supera i limiti previsti». A.Pe. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: a. pe. Heading: Highlight: MANILDO: «GLI UTENTI SI SENTONO DIRE CHE L’AGENDA DEL CUP È CHIUSA, OPPURE RESTANO AL TELEFONO FINCHÈ CADE LA LINEA» Image:CENTRO UNICO PRENOTAZIONI Alcuni utenti agli sportelli di un Cup per prenotare una visita specialistica o un esame
diagnostico -tit_org- Il Gimbe: «Migliorano le liste d'attesa» Ma il Pd: «Nel limbo 36.000 prestazioni» -sec_org-
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTINO" del 22 Jul 2026
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tp:ocr§§ Sanità Liste d’attesa, Veneto e Fvg: i tempi si accorciano Il Gimbe: «Migliorano le liste d’attesa» Ma il Pd: «Nel limbo 36.000 prestazioni» Secondo la Fondazione Gimbe, migliora la situazione delle liste d’attesa. Nel primo semestre del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, a livello nazionale sono stati erogati 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami in più. Ciò non toglie che 2,8 milioni di prestazioni vengano ancora effettuate oltre i tempi. Stando ai dati, il Nordest sorride. Il rispetto dei tempi per le prime visite sale in Friuli dal 63,3% al 67,9% e in Veneto dal 90,4% al 91,5%; per gli esami diagnostici dal 76,1% all’80,4% nel territorio governato da Massimiliano Fedriga e dal 96,2% al 97,1% in quello guidato da Alberto Stefani. A pagina 7 I DATI VENEZIA Secondo la Fondazione Gimbe, migliora la situazione delle liste d’attesa. Nel primo semestre del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, a livello nazionale sono stati erogati 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici in più. Ciò non toglie che 2,8 milioni di prestazioni vengano ancora effettuate oltre i tempi massimi e che persistano disparità di trattamento tra le diverse Regioni. Stando ai dati, il Nordest sorride. Il rispetto dei tempi per le prime visite sale in Friuli Venezia Giulia dal 63,3% al 67,9% e in Veneto dal 90,4% al 91,5%; per gli esami diagnostici dal 76,1% all’80,4% nel territorio governato da Massimiliano Fedriga e dal 96,2% al 97,1% in quello guidato da Alberto Stefani ACCESSO AGLI ATTI L’analisi del Gimbe stride però con la ricognizione effettuata in Veneto dal Partito Democratico. «Altro che problema risolto: da una nostra richiesta di accesso agli atti sulle liste d’attesa, con dati ufficiali della Regione, aggiornati al 23 giugno scorso, emerge che sono ben 36.481 le prestazioni sanitarie bloccate nel limbo del pre-appuntamento», attacca il capogruppo Giovanni Manildo con le consigliere Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto e Monica Sambo. «Ormai – sottolineano i dem – la cosiddetta “presa in carico” è diventata una vera e propria camera di compensazione, pensata per diminuire le liste d’attesa ufficiali e nascondere il superamento dei tempi massimi previsti dalla legge. Nei fatti, al cittadino non viene assegnata alcuna data né alcun orario d'appuntamento. Si tratta di un parcheggio formale dove la ricetta resta sospesa, evitando che il ritardo figuri nei monitoraggi ufficiali sui tempi d'attesa». Per il Pd è «particolarmente grave la situazione per la classe D (Differibile, entro 30 giorni), che conta ben 14.835 persone senza appuntamento certo, e per la classe P (Programmabile, entro 60/90 giorni), che arriva a 21.615 casi». Viene inoltre lamentato «un ulteriore sommerso: quello del muro di gomma messo ai centralini del Cup». Riferiscono i dem: «Sempre più utenti ci segnalano che, contattando il servizio prenotazioni, si sentono rispondere che l'agenda è chiusa e occorre richiamare. O, peggio ancora, rimangono in attesa telefonica per oltre mezz'ora fino a quando la linea cade sistematicamente. Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, tantissimi cittadini semplicemente rinunciano a prenotare». RICHIESTE L’opposizione mette in fila i numeri dei pre-appuntamenti. Ulss 1 Dolomiti: 505 (183 in classe D, 322 in classe P). Ulss 2 Marca Trevigiana: 3.236 (1.241 in D, 1.995 in P). Ulss 3 Serenissima: 2.938 (2.151 in D, 787 in P). Ulss 4 Veneto Orientale: 3.457 (125 in D, 3.332 in P). Ulss 5 Polesana: 591 (426 in D, 165 in P). Ulss 6 Euganea: 5.101 (1.190 in D, 3.911 in P). Ulss 7 Pedemontana 1.907 (31 in B, 1.244 in D, 632 in P). Ulss 8 8 Berica: 6.468 (2.543 in D, 3.925 in P). Ulss 9 Scaligera: 10.616 (4.471 in D, 6.145 in P). Iov: 2 (1 in D, 1 in P). Pertanto il Pd chiede «lo stop al blocco verbale delle agende e il potenziamento dei centralini», ma anche «un Piano straordinario di rafforzamento del personale sanitario pubblico» e «trasparenza sui tempi reali: il conteggio dei giorni d'attesa deve partire dalla data di presentazione della ricetta al Cup, includendo tutto il tempo
trascorso nel pre-appuntamento». NUMERO BIANCO Su questo sfondo, l’associazione Luca Coscioni ha deciso di ampliare il “Numero bianco” 0699313409, istituito per sensibilizzare i cittadini sui diritti sul fine vita e ora destinato anche a informare le persone sul modulo scaricabile «per chiedere una soluzione alternativa quando l’attesa supera i limiti previsti». A.Pe. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: A. Pe. Heading: Highlight: MANILDO: «GLI UTENTI SI SENTONO DIRE CHE L’AGENDA DEL CUP È CHIUSA, OPPURE RESTANO AL TELEFONO FINCHÈ CADE LA LINEA» Image:CENTRO UNICO PRENOTAZIONI Alcuni utenti agli sportelli di un Cup per prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico -tit_org- Liste d’attesa, Veneto e Fvg: i tempi si accorciano Il Gimbe: «Migliorano le liste d'attesa» Ma il Pd: «Nel limbo 36.000 prestazioni» -sec_org-
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title§§ Reintegro medici no vax, verso dietrofront
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ Reintegro medici no vax, verso dietrofront ANCHE I MELONIANI VALUTANO UN RIPENSAMENTO N on piace al ministro della Salute Orazio Schillaci l’idea di reintegrare i medici no vax radiati durante la pandemia. Ma il sottosegretario di FdI Marcello Gemmato vorrebbe inserire il ritorno in servizio nel ddl sulle professioni sanitarie, che ieri è uscito dall'ordine del giorno della commissione Affari sociali della Camera, dove questa settimana era atteso il voto sul mandato al relatore. Un rinvio che, secondo fonti parlamentari, sarebbe il segnale di divergenze nella maggioranza, in cui Forza Italia non ha nascosto la sua perplessità. Ma peserebbe anche il faro acceso sulla norma dal Quirinale. Qualcosa potrebbe chiarirsi oggi dopo la riunione dell'Ufficio di presidenza della commissione, chiamato a decidere se ricalendarizzare il provvedimento. Insorgono intanto le opposizioni, già sul piede di guerra nel caso il testo approdasse in Aula con la decisione voluta da FdI. «Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c'è più», tuona la capogruppo del Pd in commissione Ilenia Malavasi. «La maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e restituire una patente professionale a chi ha diffuso teorie antiscientifiche mentre il Paese contava i morti e il personale sanitario si batteva a mani nude contro un virus sconosciuto», accusa la deputata dem. «Colpisce - continua - , e non da oggi, l’ambiguità della destra su questo tema ma anche le divisioni. Da un lato il governo rivendica la campagna vaccinale come una delle pagine positive della gestione sanitaria del Paese, dall’altro premia con un colpo di spugna chi quella campagna l’ha attivamente sabotata con teorie prive di ogni fondamento scientifico». Di qui la richiesta al ministro Schillaci di «dissociarsi» per primo, «da medico». Sorpresa per l’emendamento della discordia anche la vicepresidente del Senato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali, Mariolina Castellone«Apprendiamo che la maggioranza si sarebbe spaccata sulla vergognosa norma voluta da Fratelli d’Italia», ma, aggiunge, «non basterà buttare la palla in tribuna e prendere tempo». Piuttosto quell’emendamento «deve essere assolutamente rivisto e cancellato e ci muoveremo per farlo con un nostro emendamento soppressivo». E ancora: «Dal governo vogliamo un segnale chiaro, Meloni e Schillaci ci devono dire da che parte stanno». Lo scontro si replica in commissione Covid, con le opposizioni che disertano l’audizione di Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI. Il quale torna comunque all’attacco sul piano pandemico: rivendica di averlo ottenuto solo dopo un ricorso al Tar e accusa il governo Conte II di «problemi con la trasparenza» (r.r.) ---End text--- Author: r. r Heading: ANCHE I MELONIANI VALUTANO UN RIPENSAMENTO Highlight: Probabile una pausa sulla norma inserita con un emendamento. Pesa anche il faro del Quirinale che chiede chiarimenti Image: -tit_org- Reintegro medici no vax, verso dietrofront -sec_org-
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title§§ «Tra burocrazia e concorrenza Usa in Italia meno ricerca oncologica»
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Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ «Tra burocrazia e concorrenza Usa in Italia meno ricerca oncologica» L’APPELLO ALLE AUTORITÀ PER DIFENDERE I TRIAL NAZIONALI T ra i tanti progressi che la ricerca oncologica ha mostrato nell’appuntamento annuale più importante, il congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), svoltosi in primavera a Chicago (Stati Uniti), sono emerse anche le difficoltà che incontra la ricerca clinica italiana (ed europea), per motivi non di carattere scientifico ma soprattutto burocratico-istituzionali. Lo spiega Rossana Berardi, presidente eletta dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che era presente all’assise americana: «Da un lato abbiamo vissuto l’emozione dei risultati di una nuova molecola contro il tumore del pancreas, che ha mostrato di poter raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti rispetto alla chemioterapia; dall’altro ci siamo preoccupati, come italiani ed europei in genere, degli ostacoli che stanno insorgendo nel condurre sperimentazioni cliniche. È un dato di fatto che in dieci anni, tra il 2013 e il 2022, il peso delle sperimentazioni condotte in Europa è passato dal 22% al 12%. A questa tendenza, già preoccupante, si è aggiunta la politica del presidente Donald Trump, che ha applicato agli Stati Uniti la clausola di nazione più favorita (most favoured nation, Mfn)». Di qui un appello di ricercatori e clinici a tutti gli attori della filiera del farmaco in Italia, dai produttori alle autorità regolatorie (Agenzia italiana del farmaco e ministero della Salute) per un’azione comune a difesa delle sperimentazioni nel nostro Paese. L’atteggiamento dell’amministrazione Trump sta provocando la cautela delle aziende farmaceutiche, che sono spesso multinazionali con interessi globali: «In passato quando la Food and Drug Administration (Fda) negli Stati Uniti – chiarisce Berardi, che è docente di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica oncologica all’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche, entrambe ad Ancona – approvava l’immissione in commercio di un farmaco, la negoziazione del prezzo consentiva all’azienda di ottenere rimborsi piuttosto alti, che le permettevano di mantenere prezzi più bassi in altri mercati, a partire da quelli europei». Nell’ultimo anno, il presidente Trump ha invertito la rotta: ha rifiutato il pagare il prezzo più alto, richiedendo un prezzo di rimborso simile a quello delle altre nazioni che hanno caratteristiche analoghe, cioè un mercato da Paese occidentale. Ciò ha determinato un’allerta in Europa: sta già succedendo che una multinazionale non approvi un nuovo farmaco in Italia perché non le conviene, perché otterrebbe un prezzo basso di rimborso dal Servizio sanitario nazionale, che non riuscirebbe a “reggere” negli Stati Uniti». Questa situazione rischia di determinare nuovi cali nella ricerca clinica in Europa e, di conseguenza, anche in Italia: «Poiché la maggior parte della ricerca su nuove molecole per potenziali farmaci – continua Berardi – è gestita dalle aziende produttrici, queste tendono a orientarsi sui mercati da cui poi trarranno un maggior ritorno economico. Con la prospettiva che aumenti il divario nella ricerca clinica nel nostro Paese rispetto a quella degli Stati Uniti e altre nazioni di maggior peso». Il ridursi dei trial clinici ha come prima “vittima” i pazienti: «Se non conduciamo sperimentazioni nei nostri ospedali, i malati non hanno la possibilità di accedere precocemente ai trattamenti più innovativi. Si tratta di fasi che precedono l’approvazione e quindi di cure non ancora consolidate – ammette Berardi – ma si tratta comunque di stadi dopo i primi studi pre-clinici, cioè in vitro e poi sull’animale, che hanno mostrato effetti positivi dalle nuove molecole. Quindi ai pazienti sono negate nuove opportunità terapeutiche». I secondi a essere penalizzati sono i medici «che non possono né esercitare le loro competenze nella ricerca né impratichirsi con le nuove terapie». Va anche riconosciuto che le politiche del governo Trump hanno accentuato, come indicano i dati sopra riportati, un
a tendenza in corso da tempo: «Nel mercato globale sono cresciuti anche altri attori, a partire dalla Cina, con la sua enorme disponibilità di pazienti, oltre che di ricerca avanzata (e di procedure più semplificate delle nostre), nonché altri Paesi emergenti, come alcuni nel Sud America». Il tutto mentre in Italia «che pure può vantare ricercatori di ottima qualità – puntualizza Berardi – le tempistiche burocratiche si mostrano sempre un ostacolo alla rapida approvazione dei nuovi farmaci, che permane anche se il regolamento europeo dovrebbe dare tempi analoghi, ma i Paesi del Nord si mostrano oggettivamente più rapidi di noi». Essere messi ai margini degli studi clinici globali «rischia a lungo termine – lamenta Berardi – di far diventare meno appetibile il nostro Paese: un protocollo sperimentale multicentrico di una multinazionale può finire con l’escludere i centri clinici italiani, con ricadute anche sui pazienti, perché investire in ricerca offre opportunità non solo ai malati di oggi, ma anche maggior facilità nell’accedere a quel farmaco quando verrà approvato: spesso le aziende nelle fasi di negoziazione del prezzo con Aifa lo mettono comunque a disposizione». Di qui l’appello che i clinici rivolgono sia alle autorità politiche e regolatorie, sia alla comunità scientifica, sia alle associazioni dei pazienti «in generale a tutti coloro che hanno un interesse in questo ambito – conclude Berardi – a unire le forze per richiamare l’attenzione sul problema e invertire una rotta che penalizza la nostra ricerca». Ne va della salute di noi tutti. ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: L’APPELLO ALLE AUTORITÀ PER DIFENDERE I TRIAL NAZIONALI Highlight: Al congresso Asco specialisti preoccupati: tempi lunghi e minori investimenti riducono gli studi clinici. Berardi (Aiom): «Più ostacoli alle sperimentazioni» Image:Rossana Berardi (Aiom) -tit_org- «Tra burocrazia e concorrenza Usa in Italia meno ricerca oncologica» -sec_org-
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title§§ Sanità, per visite ed esami le attese si accorciano = Ora per visite ed esami i tempi si accorciano
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203148606301.PDF
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Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 22 Jul 2026
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tp:ocr§§ Sanità, per visite ed esami le attese si accorciano PIATTAFORMA NAZIONALE Ora per visite ed esami i tempi si accorciano Salinaro a pagina 9 N on illudiamoci: dobbiamo continuare a fare la fila per visite ed esami diagnostici. E 2,8 milioni di italiani, nei primi sei mesi di quest’anno, hanno dovuto attendere il proprio turno più del dovuto. Ma l’entrata in vigore, esattamente due anni fa, della legge 107 che ha battezzato la Piattaforma nazionale per le Liste d’attesa (operativamente entrata in funzione da pochi mesi), sta finalmente iniziando ad alleviare i sintomi di un problema strutturale. In questo primo semestre, infatti, le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate hanno erogato nei tempi di garanzia 1,6 milioni di visite mediche ed esami in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con segni positivi soprattutto per i codici di priorità Urgente (3 giorni) e Breve (10 giorni). Non è un dato marginale quello attestato dal primo Bollettino sulle liste di attesa redatto dall’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Perché migliorano sia le prime visite (il 78,5% è fatta in tempo rispetto al 76,4% del 2025) sia gli esami diagnostici (84,6% rispetto all'82,8%). Restano contrastanti i dati regionali, con realtà che vedono progressi anche a due cifre, e altre che registrano un arretramento. In quanto alle visite urgenti, nei primi sei mesi del 2026, l'81% l'ha effettuata entro tre giorni rispetto al 77,7% dello stesso periodo del 2025. Lo stesso vale per le visite classificate come brevi (B): l'80,2% è stata erogata entro 10 giorni rispetto al 77,3 di 12 mesi fa. Progressi analoghi per gli accertamenti diagnostici: quelli urgenti garantiti entro tre giorni salgono dal 73,2% al 76,4%, quelli in classe B passano dal 75,9% al 77,6%. La nuova Piattaforma consente di seguire i tempi di attesa per 14 tipologie di prime visite e 22 test diagnostici in strutture pubbliche e del privato accreditato. Dunque, nella prima parte di quest'anno, il Servizio sanitario ha aumentato le proprie capacità: le prenotazioni sono passate da 13,3 milioni a 14,9 milioni. Di queste, solo poco più di 30 mila sono state erogate oltre i tempi della ricetta. In crescita anche i consulti nei fine settimana, che sono state 357 mila (27 mila in più rispetto al 2025). Tra le visite, quelle oncologiche hanno la più alta percentuale di rispetto dei tempi: il 95,2% (+1% rispetto allo scorso anno). Miglioramenti importanti per visite gastroenterologiche (dal 70,8% al 74,7%), pneumologiche (dal 77,7% all'80,9%) e fisiatriche (dal 78,5% all'82,7%). Tra i test diagnostici, progresso di quasi 10 punti per la colonscopia: dal 60,8% del 2025 al 69,8% del 2026. Migliorano anche la gastroscopia (dal 66,4% al 71,9%), la mammografia (dall'86,1% all'89%), l'ecografia della mammella (dal 78% all'81,6%), la risonanza magnetica dell'addome (dal 78,6% all'81%). In flessione, invece, la risonanza magnetica del tronco encefalico, dall'83,9% all'81,9%. Detto questo, resta marcato il problema delle visite contrassegnate come “P” (programmate), che andrebbero cioè erogate entro 120 giorni ma che invece possono avere tempi superiori ai 300 giorni. Ma come vanno le cose sul territorio? Le liste d'attesa migliorano in gran parte delle regioni, anche se non mancano criticità. Per quel che riguarda le prime visite, le performance migliori sono della Basilicata: 98,9% nei tempi. Sopra il 90% anche Marche (94,5%), Lazio e Veneto (91,5%). A seguire: Molise (88,8%), Calabria (86,6%) e Campania (84,5%). Ben più staccate Puglia (55,7%) e Provincia di Trento (54,7%). I progressi più importanti sono stati registrati in Liguria (+19,7% rispetto al 2025) e Lombardia (+9,5%), mentre gli arretramenti più marcati sono a Trento (-8,4%) e in Sicilia (-7,5%). Sul fronte degli esami le cose non cambiano. Quattro Regioni garantiscono il rispetto dei tempi in oltre il 90% dei casi: Veneto (97,1%), Campania (96%), Basilicata (94,6%) e Marche (92,4%). Quasi la metà è sopra l'80%. Più indietro Abruzzo (65,3%), Puglia (63,5%) e Umbria (62%), regione
, quest’ultima, che pure registra molti passi avanti (+7,8%). In brusca frenata l'Abruzzo (-10,8%). «Ridurre le attese – ha detto la premier Giorgia Meloni – è una delle sfide più importanti. I primi dati del 2026 ci dicono che siamo sulla strada giusta. Sappiamo che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Continueremo a lavorare con determinazione, con le Regioni, per garantire tempi sempre più rapidi e un servizio sanitario più efficiente». Da parte sua, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha affermato che il percorso imboccato con la legge ad hoc è «giusto, abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni. Riguardo ai dati positivi, non so dire se siano dovuti ai risultati del servizio pubblico o del privato accreditato. Non faccio distinzioni, per i cittadini l'importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket se sono esenti o pagarlo quando lo devono pagare». ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: PIATTAFORMA NAZIONALE Highlight: Anche se ancora 2,8 milioni di italiani hanno atteso il proprio turno più del dovuto, nei primi 6 mesi di quest’anno le strutture pubbliche e private accreditate hanno erogato 1,6 milioni di consulti e test diagnostici in più rispetto al 2025 Image:L’entrata in vigore della Piattaforma nazionale per le Liste di attesa sembra produrre i primi risultati, sia sul fronte delle visite, sia in quello degli esami diagnostici -tit_org- Sanità, per visite ed esami le attese si accorciano Ora per visite ed esami i tempi si accorciano -sec_org-
tp:writer§§ VITO SALINARO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203148606301.PDF
§---§
title§§ «Soldi pubblici per uso privato» Sotto accusa ex dg della Sanità
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Estratto da pag. 25 di "CORRIERE DELLA SERA" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ «Soldi pubblici per uso privato» Sotto accusa ex dg della Sanità Napoli A mmonterebbe a 314 mila euro il presunto danno erariale contestato dalla Procura della Corte dei Conti della Campania (vice procuratore generale Davide Vitale) al manager della Sanità Antonio Limone, dal 2009 al 2020 commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale per il Mezzogiorno di Portici e poi per altri cinque anni direttore generale. Tra gli acquisti contestati nelle indagini dei militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ci sarebbero, però, anche alcuni ristoranti (due stellati, uno di domenica), stanze in albergo, gioielli, fiori, abiti, viaggi, carburante. Spese che non sarebbero giustificate da questioni istituzionali. Ieri, i finanzieri hanno notificato ad Antonio Limone un invito a dedurre nell’ambito di un procedimento per la gestione dell’ente sanitario pubblico. Lui, manager oggi alla guida dell’Asl di Caserta, avrà un mese e mezzo per difendersi, fornendo documenti e chiarimenti per respingere l’accusa di danno erariale all’ente. «Sono pienamente fiducioso nella magistratura», ha commentato Limone. Tra le spese contestate c’è il noleggio di tre auto, utilizzate da Limone per il tragitto da casa a Portici per oltre 100 mila euro. Dario Sautto ---End text--- Author: Dario Sautto Heading: Napoli Highlight: Image:Sotto accusa Antonio Limone, 64 anni, ex dg dell’Istituto Zooprofilattico di Portici -tit_org- «Soldi pubblici per uso privato» Sotto accusa ex dg della Sanità -sec_org-
tp:writer§§ Dario Sautto
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§---§
title§§ Liste d'attesa, le cifre Migliorano le urgenze = Liste d'attesa, passi in avanti Balzo della Lombardia sulle visite Ma in 3 milioni attendono troppo
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Estratto da pag. 27 di "CORRIERE DELLA SERA" del 22 Jul 2026
Liste d'attesa, le cifre Migliorano le urgenze
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Ospedali Visite ed esami nelle Regioni Liste d’attesa, le cifre Migliorano le urgenze Listed’attesa,passiinavanti BalzodellaLombardiasullevisite Main3milioniattendonotroppo I dati dei primi sei mesi del 2026. Meloni: strada giusta, però c’è ancora da fare S anità, liste d’attesa per visite ed esami, le Regioni migliori e le peggiori. Nei primi sei mesi del 2026 garantiti entro i tempi oltre un milione 600 mila di visite in più (rispetto al 2025). Ma sono oltre due milioni e 800 mila le prestazioni ancora non garantite nei termini. Meloni: «Sappiamo che c’è ancora da fare». a pagina 27 Aumentano le prime visite specialistiche e gli esami diagnostici garantiti nei tempi «giusti», cioè quelli indicati dal dottore sulla ricetta del Servizio Sanitario Nazionale in base all’urgenza di salute dell’assistito: nel primo semestre di quest’anno, infatti, sono state erogate nei tempi stabiliti oltre un milione e seicentomila prestazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, ben due milioni e 800 mila prestazioni — di cui circa un milione e 800 mila prime visite e più di un milione di esami diagnostici — non sono state eseguite nei tempi clinici indicati dal medico. Sono alcuni dati del primo bollettino trimestrale sull’andamento delle liste di attesa, divulgato ieri da Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. I tempi per specialità Se i tempi di attesa per la prima visita oncologica sono stati rispettati in media, a livello nazionale, nel 95,2% dei casi, si è ancora lontani dalla soglia di garanzia del 90% per altre visite specialistiche come quelle neurologiche, gastroenterologiche, urologiche, oculistiche, dermatologiche. Tra gli accertamenti, la colonscopia continua a non essere garantita nei tempi previsti in oltre il 30% dei casi. Migliorano i tempi di attesa per la mammografia, garantita in media nell’89% dei casi. Una prima visita specialistica o un primo esame diagnostico fatti in ritardo possono cambiare il decorso di una malattia. Quando il medico prescrive visite specialistiche e accertamenti sulla ricetta del Servizio sanitario nazionale indica, nell’apposita area «priorità prescrizione», la lettera che corrisponde ai tempi clinici in cui va fatta la prestazione, per cui il Cup (Centro unico prenotazioni) deve garantire che sia erogata entro quel termine, ovvero: se la lettera è «U» (Urgente) la prestazione va fatta entro 72 ore; se «B» (Breve) entro 10 giorni; se «D» (Differibile), prime visite entro 30 giorni ed esami entro 60 giorni; se «P» (Programmabile) entro 120 giorni. Ebbene, secondo i dati di Agenas, i miglioramenti più rilevanti si sono registrati per le prestazioni urgenti da garantire entro tre giorni e per quelle prescritte in classe B, cioè da eseguire entro dieci giorni. Si è ancora lontani, però, dal rispetto della soglia di garanzia del 90%, prevista dal vigente Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2019-21 e confermata anche dal nuovo Piano 2026-28, approvato lo scorso giugno. Solo quattro virtuose Quanto ai tempi di attesa registrati nelle Regioni per le prime visite, dal confronto tra il 1° semestre 2025 e il 1° del 2026 si riscontra, secondo Agenas, «un buon andamento nella maggior parte delle Regioni», anche se solo quattro Regioni raggiungono e superano la soglia di garanzia del 90% (Basilicata 98,9%, Marche 94,5%, Lazio 91,6%, Veneto 91,5%). «Buoni risultati», rileva Agenas, sono raggiunti anche per gli esami diagnostici dalla maggior parte delle Regioni, in particolare dieci Regioni confermano «un’elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di attesa, già raggiunta nel 2025» e, tra queste, quattro Regioni superano la soglia di garanzia del 90%: Veneto (97,1%), Campania (96%), Basilicata (94,6%), Marche (92,4%). Commenta Angelo Tanese, direttore generale di Agenas: «Passo dopo passo, pur con criticità ancora presenti ma anche con risultati incoraggianti, stiamo iniziando a governare le liste d’attesa con i dati, la conoscenza e il dialogo con le Regioni. Nel confronto col primo semestre 2025 il trend si confe
rma positivo, con segnali di recupero anche per quegli esami e visite che spesso presentano le maggiori criticità, come mammografie, colonscopie e prime visite gastroenterologiche. Naturalmente resta ancora molta strada da percorrere, ma oggi disponiamo di strumenti che non avevamo e di un piano di azione chiaro». Il messaggio In un post sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che «i primi dati del 2026, certificati da Agenas, ci dicono che siamo sulla strada giusta. Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Per questo continueremo a lavorare con determinazione, insieme alle Regioni, per garantire tempi sempre più rapidi e un servizio sanitario più efficiente». ---End text--- Author: Maria Giovanna Faiella Heading: Highlight: Le prenotazioni 8.000.000 Nei tempi Oltre la soglia 8.395.341 7.643.742 1.445.080 1.475.207 6.000.000 Prossimi alla soglia 6.558.841 356.411 5.657.534 332.488 759.692 249.845 754.360 220.323 4.000.000 6.593.850 5.836.047 5.549.304 4.682.851 2.000.000 0 I° semestre 2025 I° semestre 2026 I° semestre 2025 Prima Visita Esami Diagnostici Le Regioni (% di rispetto dei tempi per le visite) I° semestre 2025 Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Bolzano Trento Puglia Sardegna Sicilia Toscana Umbria Valle d'Aosta Veneto TOTALE I° semestre 2026 I° semestre 2026 73,5 98,9 86,6 84,5 77,2 67,9 91,6 82,9 81,8 94,5 88,8 71,5 78,5 54,7 55,7 64,1 79,7 77,2 63,7 77,7 91,5 78,5 76,1 92,1 90,7 84,7 72,8 63,3 94,6 63,2 72,3 93,2 88,1 69,4 72,7 63,1 53,2 69,2 87,2 77,7 58,5 78,7 90,4 76,4 0 20 40 60 80 100 CdS Image:La vicenda ? Due anni fa, per ridurre i tempi di attesa nella sanità, sono state introdotte nuove norme. Se la prima data disponibile per una visita o un esame supera il termine previsto dalla classe di priorità assegnata, l’assistito può chiedere all’Asl di attivare il percorso di tutela ? L’azienda sanitaria deve garantire la prestazione nei tempi indicati, individuando una struttura pubblica o convenzionata oppure, se ciò non è possibile, ricorrendo all’intramoenia o al privato accreditato, senza costi aggiuntivi oltre all’eventuale ticket ? La garanzia decade se l’assistito rinuncia, per ragioni personali, alla prima disponibilità proposta entro il termine previsto -tit_org- Liste d'attesa, le cifre Migliorano le urgenze Liste d’attesa, passi in avanti Balzo della Lombardia sulle visite Ma in 3 milioni attendono troppo -sec_org-
tp:writer§§ Maria Giovanna Faiella
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203147306308.PDF
§---§
title§§ Fuga dei giovani dalla professione medica e crisi del Servizio sanitario
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203147606311.PDF
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Estratto da pag. 12 di "DUBBIO" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ ALLARME DELLE SOCIETÀ SCIENTIFICI!] Fuga dei giovani dalla professione medica e crisi del Servizio sanitario Megli ultimi anni il Servizio sanitario nazionale sta affrontando una crescente carenza di personaiemedico e, in particolare, un progressivoe preoccupante calo dell'interesse dei giovani medici verso la chinirgia generale, con una riduzione deìle candidature alle Scuole di specializzazione che in alcune realtà raggiunge ü 50%. Tra i diversi fattori che determinano la crisi della sanità italiana "desta particolare preoccupazione il crescente ricorso a processi mediatici che coinvolgono vicende sanitarie ancora oggetto di accertamento. ù tali circostanze la diffusione di giudizi, interpretazioni o accuse formulate prima che siano stati chiariti i fatti rischia di alimentare disinformazione, compromettereil rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti e generare un clima di deicgittimazione nei confronti dull'intera comunità sanitaria". Ira carenza di chirurghi e processi mediatici le associazioni dei chirurghi italiani Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri Italiani), Sic (Società italiana di chirurgia ) e SICE (Società italiana di chirurgia endoscopica e nuove tecnologie) chiedono urgenti tutele per la professione. "Le Società scientifiche sono quotidianamente impegnate nel promuovere la formazione delle nuove generazioni di chirurghi attraverso programmi didattici, percorsi di mentoring e formazione, nonché iniziative scientifiche coerenti con le rispettive mission istituzionali. Parallelamente è stato avviato un confronto costruttivo con le Istituzioni politiche e universitarie per individuare strategie capaci di rendere nuovamente attrattiva una professione fondamentale per il sistema sanitario e indispensabile par la tutela della salute dei cittadini", spiega unanota. -tit_org- Fuga dei giovani dalla professione medica e crisi del Servizio sanitario -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Il racket dei farmaci
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203147506306.PDF
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Estratto da pag. 32 di "PANORAMA" del 22 Jul 2026
Caso delle 80 fiale di fentanyl rubate da un ospedale romano
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ IL RACKET DEI FARMACI Il recente caso delle 80 fiale di fentanyl rubate da un ospedale romano è solo la punta dell’iceberg di questo fenomeno. Sempre più difficile da arginare dato che la refurtiva va direttamente in vendita sul Dark web. di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni I l 6 giugno un carico di medicinali viene assaltato a Cerignola. Pochi giorni dopo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) pubblica l’elenco dei lotti rubati e invita tutta la filiera a vigilare: gli articoli potrebbero essere rimessi illegalmente sul mercato. Non passa neanche un mese e all’ospedale Israelitico di Roma spariscono 80 fiale di fentanyl, sufficienti a confezionare fino a 20 mila dosi. I due eventi - che potrebbero sembrare isolati - sono in realtà gli ultimi episodi di una sequenza di furti di medicinali che riguardano farmacie e ospedali, ma anche grossisti e aziende, e si snodano da Nord a Sud. «Protagonisti di questo fenomeno sono i medicinali ad alto valore economico», spiega Andrea Mandelli, presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI). «Tra questi», prosegue, «rientrano alcuni preparati oncologici, immunosoppressori e salvavita. Nella maggior parte dei casi, i furti riguardano le farmacie ospedaliere, dalle quali questi prodotti vengono sottratti per essere reimmessi illegalmente sul mercato. Ma destano crescente preoccupazione i medicinali il cui uso improprio è alimentato da mode o da impieghi non autorizzati. Come quelli utilizzati per finalità estetiche, oppure volti a migliorare le prestazioni fisiche o sessuali, ma anche gli psicofarmaci e gli oppioidi. Oltre ai furti, in questi casi si registrano anche tentativi di approvvigionamento attraverso ricette false o rubate. Tentativi spesso portati avanti da giovani e adolescenti, sempre più esposti ai rischi dell’abuso di psicofarmaci e altre sostanze assunte impropriamente per finalità ricreative e di sballo». A fare l’elenco delle condotte illecite ci si imbatte in un’infinita casistica. «Alcune sono isolate e attribuite al singolo, altre a comportamenti più organizzati e con obiettivi più estesi, facilitati dall’incremento delle possibilità di vendita online, anche nel Deep e Dark web, nonché dalla possibilità di utilizzo di criptovalute il cui flusso è più difficilmente controllabile», ragiona il tenente colonnello Maruska Strappatelli del Nucleo Carabinieri Agenzia italiana del farmaco. «Accanto al singolo che esibisce in farmacia una prescrizione medica contraffatta per ottenere l’illecita dispensazione di un farmaco oppioide, abbiamo smantellato intere reti criminali dedite all’importazione illecita di farmaci e sostanze con azione dopante, successivamente assemblati in laboratori clandestini e inviati a sportivi, a volte con il coinvolgimento di personal trainer». Insomma, il racket dei farmaci si configura come un vero e proprio universo illegale. «Le prescrizioni sono talvolta oggetto di furto, unitamente a timbri medici. In altri casi vengono accuratamente e fedelmente riprodotte con strumenti informatici, tanto da rendere difficile a un esame visivo il riconoscimento della non autenticità», aggiunge Strappatelli. Ma se monitorare le sottrazioni portate avanti da singoli è pressoché impossibile, diverso è il discorso per i maxi furti. Recentemente a Treviso i Nas hanno scoperto un sistema di prelevamento di farmaci salvavita dall’ospedale e al momento 24 persone risultano indagate per traffico di medicinali ad altissimo costo destinati al mercato nero. A Napoli si stima che al Policlinico Federico II i furti di medicine oncologiche abbiano prodotto un danno per il Servizio sanitario nazionale di circa 3,5 milioni di euro. Ma non è tutto. Oltre un milione di euro è il bottino dei farmaci oncologici e biologici rubati dall’ospedale di Melito Porto Salvo una manciata di mesi fa, e ben 300 mila euro il valore del furto all’ospedale di Sant’Agata de’ Goti, dove i ladri hanno svuotato tre frigoriferi contenenti medicamenti oncologici utilizzando telecamere oscurate e sensori schermati. Capitolo a parte per il fentanyl: dal 2018 a oggi in Italia
si contano circa 20 episodi di sottrazione di farmaci a base di questo principio attivo per un totale di oltre 3 mila dosi, 47 interventi delle forze dell’ordine, 130 indagati e 60 arresti per reati collegati a furti, traffico e spaccio. A parlare chiaro ci sono sempre i dati: «Nel 2025 abbiamo avuto segnalazioni prevalenti di furti alle strutture ospedaliere (79%), tipicamente focalizzati su pochi prodotti ad alto costo, mentre nel 2026 per ora abbiamo registrato pochissimi furti nelle farmacie ospedaliere, e invece un numero significativo di rapine a tir con furto del mezzo», svela Domenico Di Giorgio dell’ufficio Carenze, qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa. «Si tratta di tipologie che rimandano a canali di rivendita diversi: per i prodotti ospedalieri ci sono rotte note verso Paesi nel Medio Oriente, dove è meno sensato provare a piazzare i farmaci più economici come analgesici, antinfiammatori, antipertensivi e ipoglicemizzanti derivanti dagli attacchi ai tir». Da non sottovalutare le procedure messe in atto. «Subito vengono attivate delle comunicazioni di allerta agli stakeholder della distribuzione, inclusa la rete di importazione parallela europea, al fine di evitare che questi medicinali possano essere re-immessi nella catena di fornitura legale di distribuzione», puntualizza ancora Di Giorgio. «Grazie ai sistemi in uso da oltre vent’anni, il riciclaggio dei farmaci rubati nella nostra rete non si è mai verificato. E oggi, per merito dell’estensione dei sistemi di tracciabilità alla rete europea, anche il rischio che la refurtiva sia immessa nella filiera di distribuzione continentale è più basso». E così si aprono gli altri mercati. «Recentemente», aggiunge Di Giorgio, «sono stati segnalati rinvenimenti di lotti di sostanze rubate in confezionamento italiano in Paesi extra Ue, per esempio in Brasile e nella regione del Medio Oriente: nazioni dove i sistemi di protezione della rete attivati in Europa non sono purtroppo applicabili, e dove, anche per ragioni geopolitiche contingenti, è possibile che si riscontri un minore accesso al farmaco, con una domanda insoddisfatta che le organizzazioni criminali vanno a intercettare». Ecco perché le operazioni internazionali si rivelano fondamentali. Come Pangea XVIII, coordinata da Interpol, che ha portato al sequestro di 6,42 milioni di dosi di medicinali illegali o contraffatti per un valore di oltre 15 milioni di dollari, con 269 arresti e 66 organizzazioni criminali smantellate in 90 Paesi. «L’operazione ha confermato a livello globale la costante importazione illecita di farmaci life-style saving, in specie per la disfunzione erettile, per la perdita di peso e per trattamenti estetici, ma ha anche registrato l’introduzione di ivermectina e fenbendazolo, due principi attivi di farmaci antiparassitari, di cui il secondo per uso veterinario, oggetto di attenzione dopo la promozione sui canali social della asserita proprietà anticancro», conclude Strappatelli. O l’operazione Shield VI cui hanno aderito 30 Paesi e che ha portato alla luce un importante traffico di farmaci fra Regno Unito, Corea e Cina. Solo nel nostro Paese i Nas hanno scoperto due laboratori clandestini e due strutture illegali di assemblaggio di principi attivi, sequestrando circa 5 mila confezioni il cui valore commerciale superava i 500 mila euro. Farmaci con azione dopante, talvolta anche stupefacenti, destinati non solo a professionisti ma anche a sportivi amatoriali, con elevatissimi rischi per la salute. C’è infatti un altro aspetto - oltre alla carenza di farmaci per i pazienti bisognosi - da non sottovalutare. «Qualsiasi medicinale, una volta uscito dalla filiera autorizzata, perde tutte le garanzie di qualità, sicurezza ed efficacia», ricorda Mandelli. «Non possiamo sapere se sia stato conservato correttamente, se abbia mantenuto le proprie caratteristiche o se sia stato addirittura contraffatto. In queste condizioni il trattamento può rivelarsi nel migliore dei casi inefficace, oppure rappresentare un serio rischio per la salute. Per questo è indispensa
bile acquistare sempre i farmaci esclusivamente attraverso i canali ufficiali: in farmacia o, se online, in siti autorizzati dal ministero della Salute e riconoscibili per il logo identificativo previsto dalla normativa». ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Flavia Piccinni :-: Carmine Gazzanni Heading: Highlight: Image:La possibilità di vendere i farmaci online ha aumentato i tentativi di furto. Che riguardano farmacie, ospedali, ma anche grossisti e aziende. A sinistra, i carabinieri dei Nas recuperano prodotti prima che vengano immessi sul mercato illegale. Andrea Mandelli presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI) Sopra, una fiala del pericoloso Fentanyl: poche settimane fa ne sono sparite 80 dall’ospedale Israelitico di Roma, destinazione Dark web. Sotto, una farmacia ospedaliera, in passato il luogo da cui si prelevavano i farmaci. Oggi si rapinano i camion che li trasportano. Maruska Strappatelli tenente colonnello del Nucleo Carabinieri Agenzia italiana del farmaco -tit_org- Il racket dei farmaci -sec_org-
tp:writer§§ Flavia Piccinni - Carmine Gazzanni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203147506306.PDF
§---§
title§§ Il medico in valigia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203146506316.PDF
description§§
Estratto da pag. 54 di "PANORAMA" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ IL MEDICO IN C di Cristina Bellon ’è qualcosa che nessuno mette in valigia. Eppure è ciò che manca più spesso. Non è il caricabatterie. Non è nemmeno il passaporto. È il medico di famiglia. Ce ne accorgiamo soltanto quando qualcosa va storto. Una febbre alta a Bangkok. Una cistite a Barcellona. Oppure un’infezione respiratoria a Zanzibar. Nessuna emergenza. Ma abbastanza per trasformare una vacanza attesa da mesi in un viaggio da dimenticare. Il problema, spesso, non è la malattia. È sapere a chi rivolgersi. Nell’epoca in cui attraversiamo il mondo con un volo low cost e organizziamo una riunione dall’altra parte del pianeta con la stessa facilità con cui prendiamo un treno, la medicina continua a ragionare per confini. Ogni Paese ha le proprie regole, il proprio sistema sanitario, perfino i propri farmaci. Anche gesti apparentemente semplici, come prenotare una visita o ottenere una prescrizione, possono diventare complicati quando non si conoscono la lingua e le procedure locali. Lontano da casa spesso ci accorgiamo come la globalizzazione si fermi ancora davanti alla porta dell’ambulatorio. Eppure, il numero di persone che si spostano continua a crescere. Secondo gli ultimi dati di UN Tourism, nei primi tre mesi del 2026 hanno viaggiato all’estero 307 milioni di persone, 6 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nemmeno le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l’aumento del costo dei trasporti e l’incertezza economica hanno spento la voglia di partire. Più aumentano i viaggiatori, più cresce anche il numero dei soggetti sani che si ammalano temporaneamente lontano dal proprio sistema sanitario. Può trattarsi di una gastroenterite, di una congiuntivite, di un’otite, di una cistite o di una reazione allergica. Di54 Panorama 22 luglio 2026 sturbi comuni che raramente richiedono un ricovero ma che, senza un medico, possono compromettere un’intero soggiorno o una trasferta di lavoro. È da questa necessità che sta nascendo un nuovo settore della sanità. Negli ultimi anni sono comparsi operatori che cercano di colmare questo vuoto assistenziale. L’israeliana Air Doctor mette in contatto i viaggiatori con una rete di medici locali ed è integrata con numerose assicurazioni sanitarie. International SOS, gigante mondiale dell’assistenza medica e della sicurezza, lavora soprattutto con multinazionali, governi ed espatriati, occupandosi anche di evacuazioni sanitarie e situazioni ad alta complessità. Health4Travel ha sviluppato servizi dedicati alla salute del viaggiatore collaborando con compagnie assicurative e organizzazioni internazionali. Realtà diverse tra loro, accomunate dalla stessa intuizione: il paziente non ha più bisogno soltanto di un ospedale vicino. Ha bisogno che un medico possa raggiungerlo ovunque si trovi. Anche in Italia questa trasformazione ha preso forma attraverso un modello originale di telemedicina. Si chiama Doctorsa la startup fondata a Roma da Nadia Neytcheva e dal geriatra Francesco-Maria Serino. «Ci siamo concentrati su tutte quelle situazioni che capitano in viaggio con una frequenza molto maggiore e che oggi sono ancora poco gestite», spiega Neytcheva. «Richiedono una valutazione medica, ma non necessariamente una visita in presenza. In questi casi la telemedicina permette di essere più rapidi, accessibili e anche meno costosi». Ma come funziona, nella pratica? Immaginiamo di essere in Indonesia. La febbre continua a salire e i farmaci che ci siamo portati non bastano più. Invece di cercare un ospedale su Internet o chiedere indicazioni alla reception, si apre il sito di Doctorsa dal cellulare. Bastano pochi secondi per compilare in inglese un modulo, descrivendo i sintomi e indicando dove ci si trova. Da quel momento, la richiesta viene inoltrata ai medici disponibili in quello stesso Paese. È proprio qui che il sistema si differenzia dalle piattaforme tradizionali. Non è il paziente a cercare un medico da un elenco infinito, ma è il medico a decidere se candidarsi dopo aver letto il caso. «Ogni professionista ha aree in cui si sente più for
te», spiega Serino, medico geriatra e cofondatore. «C’è chi è più esperto di problemi dermatologici, chi di disturbi respiratori, gastrointestinali o pediatrici. Il paziente, quindi, sceglie tra medici che hanno già valutato la sua richiesta e ritengono davvero di poter essere d’aiuto». In media, entro sei minuti arrivano le prime disponibilità. A quel punto, il paziente confronta i professionisti che hanno accettato il caso e individua quello più adatto in base al prezzo (generalmente inferiore ai 40 euro), alle recensioni, alle lingue parlate e all’orario della visita. Il consulto avviene in videochiamata, direttamente dal browser, dura meno di 15 minuti e, se il caso è compatibile con una gestione a distanza, si conclude con una diagnosi e la prescrizione della terapia. Non tutti i casi, naturalmente, sono adatti alla telemedicina. Se il medico individua possibili segnali d’allarme, interrompe il percorso digitale e indirizza immediatamente il paziente verso il Pronto soccorso più vicino, preparando anche una sintesi clinica utile per agevolarne la presa in carico. Il lavoro del medico non si esaurisce nella prescrizione. «Durante la video visita bisogna soprattutto ascoltare, osservare e ricostruire la storia clinica», spiega Serino. «Capire quando è iniziato il problema, come si stanno evolvendo i sintomi, quali farmaci sono già stati assunti e se esistono campanelli d’allarme. Nel nostro caso il paziente è spesso un viaggiatore, uno studente internazionale o un expat che non conosce il sistema sanitario del Paese in cui si trova. Questo richiede anche sensibilità culturale e la capacità di spiegare con chiarezza cosa fare». Per molti medici, aggiunge Serino, è anche uno degli aspetti più stimolanti del lavoro. «Permette di avere una pratica clinica più internazionale, di incontrare pazienti con storie e contesti molto diversi. È un po’ come viaggiare senza viaggiare». La video visita, naturalmente, ha anche dei limiti. «Il medico non può eseguire un esame obiettivo completo», ricorda Serino. «Per questo il follow-up è fondamentale». Dopo il consulto, il paziente può continuare a scrivere allo stesso medico per sette giorni attraverso una chat dedicata. Esistono situazioni di emergenza in cui l’accesso al Pronto soccorso è necessario. In questi casi, però, la video visita non perde la sua utilità. «Per un viaggiatore entrare in un sistema sanitario straniero può essere disorientante», osserva Serino. «Può non sapere come funziona il triage, quali informazioni fornire o come spiegare rapidamente il problema nella lingua locale. Per questo il medico può preparare una breve sintesi clinica nella lingua del Paese, da mostrare al personale sanitario e utile per orientare più rapidamente la presa in carico». La valutazione e il triage, naturalmente, restano sempre di competenza del Pronto soccorso. Oggi Doctorsa dichiara circa 250 mila pazienti assistiti, una rete di oltre 550 medici distribuiti in più di quaranta Paesi e oltre 130 mila visite effettuate nel 2025, risultati che le hanno consentito di entrare nella Sifted 250, la classifica delle startup europee a più alta crescita. Anche l’Intelligenza artificiale sta entrando in questo settore, ma con un ruolo ben preciso. «La utilizziamo nella fase che precede la visita per ridurre le attività ripetitive e rendere più fluida l’esperienza», spiega Neytcheva. «La parte clinica resta interamente umana. Chi utilizza Doctorsa deve sapere con certezza che vedrà un medico in carne e ossa». È probabilmente questa la lezione più interessante che arriva dalla nuova telemedicina. Per anni abbiamo immaginato che il futuro della sanità consistesse nel sostituire il medico con uno schermo. Forse sarà vero il contrario. Lo schermo servirà semplicemente a eliminare le distanze, lasciando che dall’altra parte continui a esserci ciò che conta davvero: un professionista capace di ascoltare, capire e decidere. Perché il medico del futuro non entrerà in valigia. Ma, se la telemedicina manterrà le sue promesse, potrà seguirci ovunque andremo. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End
text--- Author: Cristina Bellon Heading: Highlight: Image:Febbre, malori e infezioni possono trasformare una vacanza in un incubo. Per questo crescono i siti come Doctorsa, che consentono di avere in pochi minuti consulti rapidi con degli specialisti in qualsiasi parte del mondo. La telemedicina sta diventando sempre più importante, soprattutto per chi viaggia e necessita di un consulto in mobilità. Perché un malore può compromettere un’intera vacanza. Invece di cercare un ospedale in loco, il malato apre il sito di Doctorsa, compila un modulo in inglese dove descrive i sintomi e nel giro di pochi minuti la sua richiesta viene inoltrata ai sanitari disponibili in quella nazione. Sopra, Nadia Neytcheva e FrancescoMaria Serino, fondatori della startup Doctorsa. A sinistra, passeggeri in attesa in aeroporto: nel primo trimestre i viaggiatori sono aumentati del 6%. -tit_org- Il medico in valigia -sec_org-
tp:writer§§ Cristina Bellon
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title§§ Liste d'attesa, l'Agenas: segni di miglioramento
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Estratto da pag. 6 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 22 Jul 2026
Più visite ed esami medici nei tempi previsti ma per alcuni si aspetta ancora troppo
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa, l’Agenas: segni di miglioramento Più visite ed esami medici nei tempi previsti ma per alcuni si aspetta ancora troppo IL DOSSIER ubblicato sul sito di Agenas il primo Bollettino che fotografa l'andamento delle liste di attesa del primo semestre 2026 in confronto allo stesso periodo dello scorso anno. Il primo dato saliente è che aumentano le prestazioni erogate e cresce il rispetto dei tempi di garanzia, soprattutto per visite urgenti, diagnostica e screening. Restano però forti differenze tra Regioni e milioni di cittadini continuano a ricevere appuntamenti oltre le soglie previste. Più visite specialistiche, più esami diagnostici e un lieve ma significativo miglioramento nel rispetto dei tempi massimi di attesa. È questa la fotografia scattata dal primo report della Piattaforma nazionale delle Liste di attesa (PNLA), che da quest'anno monitorerà con cadenza trimestrale l'andamento delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Nonostante i dati in miglioramento il nervo P scoperto delle liste d'attesa è tutt'altro che risolto. Se da un lato infatti nei primi sei mesi del 2026 le prenotazioni sono passate da 13,3 milioni a quasi 15 milioni, con oltre 8,4 milioni di prime visite e circa 6,6 milioni di esami diagnostici, segno di una maggiore capacità produttiva del Servizio sanitario nazionale con una crescita anche delle prestazioni effettuate nel fine settimana, utilizzate sempre più spesso per recuperare gli arretrati, dall’altro resta una quota importante di ritardi. L'indicatore principale del Bollettino riguarda il rispetto dei tempi di garanzia. Per le prime visite specialistiche il dato generale passa dal 76,4% del 2025 al 78,5% nel 2026, mentre per gli esami diagnostici il dato cresce dall'82,8% all'84,6%. Tradotto in numeri significa che oltre 6,5 milioni di prime visite sono state effettuate entro i tempi previsti e anche gli esami diagnostici eseguiti entro le soglie di garanzia aumentano di 867 mila rispetto all'anno precedente. Rimane però una criticità rilevante: circa 1,44 milioni di prime visite e quasi 760 mila esami diagnostici continuano a essere prenotati oltre i tempi massimi previsti anche se il loro peso percentuale diminuisce rispetto al 2025. Le urgenze, codificate con la lettera U in ricetta (ossia da erogare entro 72 ore) segnano i progressi maggiori e passano dal 77,7% all'81%; quelle brevi (classe B da erofarsi entro 10 giorni) salgono dal 77,3% all'80,2%. Anche le visite differibili migliorano dal 70% al 73,3%. Resta stabile la classe programmabile entro 120 giorni. Anche per gli esami diagnostici migliorano tutte le classi di priorità, con incrementi che interessano urgenze, prestazioni brevi, differibili e programmabili. Tra le visite specialistiche, le migliori performance continuano a registrarsi in oncologia, anche grazie alle reti oncologiche, dove il rispetto dei tempi raggiunge il 95,2%. Importanti miglioramenti riguardano anche gastroenterologia, pneumologia, fisiatria. La crescita più marcata interessa invece la visita dermatologica, pur rimanendo tra quelle con le maggiori criticità. Fra gli esami diagnostici il recupero più evidente riguarda la colonscopia, che passa dal 60,8% al 69,8% nel rispetto dei tempi di garanzia. Migliorano anche: gastroscopia, mammografia, ecografia mammaria, risonanza magnetica dell'addome, test cardiovascolare da sforzo. L'unica lieve flessione riguarda la risonanza magnetica del tronco encefalico. Il Report di Agenas evidenzia un quadro molto eterogeneo sul territorio nazionale tra le regioni: per le prime visite sette Regioni mantengono livelli già elevati con valori che superano il 90% (Basilicata, Calabria, Lazio, Marche, Veneto) o che sfiorano tale valore (Molise e Sicilia). Anche in Liguria e Lombardia si registrano miglioramenti significativi. Emilia-Romagna, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano crescono pur restando sotto l'80%; Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento mostrano invece un peggioramento. Stabile la Campania. In cinque Regioni il rispetto dei tempi rimane ancora i
nferiore al 70%, pur con alcuni segnali di miglioramento (Friluli, Trento, Puglia, Sardegna, Umbria). Anche per gli esami diagnostici la maggior parte delle Regioni migliora, mentre persistono criticità in alcune realtà territoriali. Un dato interessante riguarda l'attribuzione delle classi di priorità. Agenas osserva che in alcune Regioni una quota molto elevata delle prescrizioni viene classificata come programmabile (classe P), cioè con un tempo massimo di 120 giorni. Tra queste compare anche la Campania, dove l'84,4% delle prescrizioni rientra nella classe P. Secondo Agenas questa forte variabilità tra Regioni può influenzare i risultati e richiede un progressivo riequilibrio dei criteri di assegnazione delle priorità. Questo primo Bollettino Agenas rappresenta il punto di partenza di un monitoraggio destinato a diventare periodico e sempre più dettagliato. L'obiettivo è offrire dati omogenei e trasparenti sull'andamento delle liste d'attesa e misurare l'efficacia delle misure adottate dal Governo e dalle Regioni. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: IL DOSSIER Highlight: Image: -tit_org- Liste d’attesa, l’Agenas: segni di miglioramento -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
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title§§ Medici no vax, Fdl studia la retromarcia
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Estratto da pag. 17 di "REPUBBLICA" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Medici no vax, FdI studia la retromarcia aggioranza a caccia di una soluzione per l’emendamento al decreto sulle professioni sanitarie che introduce la possibilità di reiscriversi all’Ordine per medici e infermieri radiati a causa delle posizioni antiscientifiche prese durante la pandemia. Il Quirinale non lo farà passare, cosa che rischia di bloccare tutta la legge, dove tra l’altro è previsto lo scudo penale per i medici. E proprio i camici bianchi si stanno mobilitando in modo sempre più massiccio. Dopo la durissima presa di posizione della Federazione degli Ordini, Fnomceo, si sono schierate la Società italiana di medicina interna (Simi) e la Siaarti, società scientifica degli anestesisti. «Siamo soprattutto preoccupati per la tutela della salute dei cittadini e per le impliM cazioni etiche e deontologiche della questione - scrivono dalla Simi L’esercizio della professione medica richiede infatti il rispetto del Codice di deontologia, che impegna il medico ad aggiornare costantemente le proprie conoscenze e a fondare la pratica clinica sulle migliori evidenze scientifiche disponibili nell’interesse del paziente». Oggi dovrebbe partire una petizione su Change.org avviata da una cinquantina di camici bianchi che promette, vista l’atmosfera che si respira nel mondo della sanità, di essere molto partecipata. Dentro la maggioranza ci sono divisioni. Nella stessa FdI c’è chi vorrebbe fare marcia indietro e chi, nel gruppo di esponenti del partito di maggioranza che da inizio legislatura cerca riabilitazioni per i No Vax e in generale per chi diffondeva teorie antiscientiche, non si fermerà. Al ministero alla salute, intanto, è netta la lontananza tra il ministro Orazio Schillaci e il sottosegretario Marcello Gemmato, con sullo sfondo un caso di natura tecnico giuridica. Schillaci, infatti, aveva formalmente dato parere negativo all’emendamento, esprimendo così la posizione del dicastero. È stato Gemmato a dare il via libera al testo in commissione Affari sociali della Camera. Ora si cerca di capire se un sottosegretario può esprimere una posizione diversa dal suo ministero. Intanto l’emendamento sarebbe uscito dall’ordine del giorno della commissione Affari sociali della Camera. Oggi l’ufficio di presidenza deciderà se ricalendarizzare il provvedimento e si capirà se la soluzione è congelare tutto, oppure se si va avanti. C’è anche la possibilità che il testo arrivi in aula e che, se si riescono a convincere i promotori dell’emendamento, venga eliminato con un emendamento soppressivo. Il tutto eviterebbe il blocco di tutta la legge da parte del Quirinale. E ieri è stato scontro alla commissione Covid, dove si è deciso di chiamare in audizione Galeazzo Bignami, capogruppo Fdi alla Camera. L’opposizione non si è presentata: «Perché sentirlo? È estraneo alla gestione della pandemia». Bignami ha attaccato sul piano pandemico, dicendo di averlo ottenuto solo dopo un ricorso al Tar, e accusato il governo Conte II di «problemi con la trasparenza». Poi ha criticato la scelta di inviare mascherine alla Cina nei primi giorni dell’emergenza. I cinquestelle hanno parlato di «teatrino» ed è scattato, tra maggioranza e opposizione il consueto scambio di accuse legato ai lavori della commissione Covid. — MI.BO. ---End text--- Author: mi. bo. Heading: Highlight: Sul reintegro faro del Colle e rischio bocciatura L’esecutivo è diviso: Schillaci contrario Gemmato favorevole Image: -tit_org- Medici no vax, Fdl studia la retromarcia -sec_org-
tp:writer§§ mi. bo.
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title§§ Autonomia, sì della Camera alle pre-intese con il Nord
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203148506304.PDF
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Estratto da pag. 16 di "REPUBBLICA" del 22 Jul 2026
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Autonomia, sì della Camera alle pre-intese con il Nord Dopo il Senato, il secondo via libera per Liguria Lombardia e Piemonte Schlein: “La riforma penalizza il Sud” ROMA anità meno equa, un sistema pensionistico integrato su base regionale, più poteri alla protezione civile, elenchi sulle professioni non regolamentate da ordini nazionali. Dopo il Senato, la Camera approva le pre-intese di Liguria, Lombardia e Piemonte sull’autonomia differenziata. Questa mattina, invece, sarà la volta del Veneto. «Un patto di potere scellerato che divide l’Italia tra cittadini di serie A e cittadini di serie B» insorgono le opposizioni. «È una riforma che non migliora la vita delle persone e penalizza il Sud. Non ci convincerete mai che il Paese possa ripartire disuniti e più divisi. Giorgia Meloni si deve convincere che questo Paese, nonostante voi, rimarrà uno e indivisibile» attacca in aula la segretaria del Pd, Elly Schlein, mentre la Lega esulta sul via libera all’accordo preliminare tra lo Stato e la Lombardia. Una fumata bianca al seguito della quale i deputati di Pd, M5S e Avs hanno sollevato dei cartelli gialli, con scritte rosse: «La saS lute è un diritto, non un privilegio»; «Sanità per tutti da Nord a Sud»; «No autonomia, no sanità per ricchi». Un rischio, quello di un Paese ancora più a due velocità, cristallizzato nelle parole leghista Igor Iezzi: «Mi auguro che vogliano fare le pre-intese anche le regioni del Sud. Basta piangersi addosso: la classe amministrativa di quei posti dovrebbe avere il coraggio di alzarsi le maniche, finalmente. Per una volta nella loro vita mettersi a lavorare per i propri cittadini - ha detto tra gli applausi dei suoi colleghi - invece di spendere continuamente e inutilmente i fondi pubblici». In soldoni, gli accordi tra Stato e singole Regioni comportenanno che un medico che lavori in corsia in un ospedale di Brescia, pur appartenendo al medesimo servizio sanitario nazionale, possa guadagnare di più di un suo collega al lavoro in un reparto di Caltanissetta, a parità di mansioni e competenze. E a fine carriera potrà accedere a una pensione più consistente, grazie al sistema integrativo riconosciuto dall’autonomia differenziata. Dopo il via libera della Camera anche all’intesa del Veneto, a intervenire sarà nuovamente il ministro Roberto Calderoli, che dovrà predisporre i decreti attuativi da approvare in consiglio dei ministri. A quel punto le intese saranno operative. Con diverse novità introdotte: in materia di sanità e di protezione civile, le quattro Regioni avranno autonomia di siglare nuovi contratti di lavoro, ma a tempo determinato. «Ma le intese durano almeno dieci anni - osserva la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra - mentre nel pubblico impiego si può stare a tempo determinato solo per tre. Programmiamo di formare persone per poi licenziarle». Le Regioni avranno mano libera anche sulla formazione degli operatori di protezione civile: potranno decidere i corsi, riconoscere gli enti che li terranno, individuare i docenti. Infine, appunto, le pensioni: è previsto un sistema di previdenza complementare e integrativa, anche attivando convenzioni con fondi pensioni già esistenti. «È la strada che porta a un fallimento annunciato» scandisce dal M5S Mariolina Castellone. «Sono una secessione mascherata: è un giorno nero per il Mezzogiorno» dice il deputato e segretario del Pd in Campania, Piero De Luca. «In questo modo si crea un’italia a due livelli. Da una parte i territori che hanno più risorse, dall’altra quelli più fragili. Non è così che si fa una riforma seria» tuona dai banchi di Iv Roberto Giachetti. «Questa sottolinea da Avs Nicola Fratoianni - è la legislatura del mercato: la separazione delle carriere per FdI, le intese sull’autonomia per la Lega. Ogni volta dentro la maggioranza funziona così: io ti do una cosa e tu me ne dai un’altra». ---End text--- Author: MIRIAM DI PERI Heading: Highlight: i temi La sanità Le Regioni decideranno sugli stipendi dei medici e del personale del settore Protezione civile Via libera alla formazione degli oper
atori con la scelta di corsi, enti e docenti Le pensioni Previsto un sistema di previdenza integrativa a livello regionale Professioni Previsti elenchi regionali sui lavori non normati a livello nazionale Image:La protesta delle opposizioni con cartelli ieri alla Camera per il via libera alle pre-intese con Liguria, Lombardia e Piemonte T Calenda e Picierno, centro per l’europa È stato presentato ieri sera a Caserta il nuovo progetto politico che vede schierati al fianco Carlo Calenda e Pina Picierno: il centro per l’alternativa riformista ed europeista. -tit_org- Autonomia, sì della Camera alle pre-intese con il Nord -sec_org-
tp:writer§§ MIRIAM DI PERI
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title§§ Una visita su cinque in ritardo la salute viaggia a due velocità = Sanità, quasi 3 milioni di visite in ritardo lÌtalia è a due velocità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/22/2026072203147406305.PDF
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Estratto da pag. 17 di "REPUBBLICA" del 22 Jul 2026
I dati Agenas: sono il 21%, oltre i tempi anche il 15% degli esami La premier: "C'è ancora molto da fare, troppi aspettano troppo"
pubDate§§ 2026-07-22T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Una visita su cinque in ritardo la salute viaggia a due velocità Sanità, quasi 3 milioni di visite in ritardo l’Italia è a due velocità I dati Agenas: sono il 21%, oltre i tempi anche il 15% degli esami La premier: “C’è ancora molto da fare, troppi aspettano troppo” n sei mesi a 2,8 milioni di cittadini italiani la sanità pubblica ha dato un appuntamento in ritardo, cioè oltre i tempi previsti dalle norme sulle liste di attesa. Si tratta di oltre un quinto di coloro che hanno chiesto una visita (il 21,5%) e del 15,4% di chi ha chiesto un esame. A dirlo è Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, presentando il secondo report sull’andamento delle liste di attesa, riferito al periodo gennaio-giugno. A a pagina 17 I n sei mesi, a 2,8 milioni di cittadini italiani la sanità pubblica ha dato un appuntamento in ritardo, cioè oltre i tempi previsti dalle norme sulle liste di attesa. Si tratta di oltre un quinto di coloro che hanno chiesto una visita (il 21,5%) e del 15,4% di chi ha chiesto un esame. A dirlo è Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, presentando il secondo report sull’andamento delle liste di attesa dopo quello di maggio, riferito appunto al periodo gennaio-giugno. Agenas è soddisfatta, così come la premier Giorgia Meloni e il ministro alla Salute Orazio Schillaci, perché se si confrontano i numeri di questo primo semestre del 2026 con quelli dello stesso periodo dell’anno scorso, si osserva un aumento delle prestazioni fornite ai cittadini (+1,6 milioni) e un leggero miglioramento dei tempi di risposta (di circa il 2%). Ci sono però vari segnali che disegnano una situazione molto diversa. La premessa è che nella ricetta i medici scrivono la priorità della prestazione: urgente (da fare in 3 giorni), breve (10 giorni), differita (30 giorni per le visite, 60 per gli esami), programmata, 120 giorni. Agenas calcola la percentuale di appuntamenti presi rispettando le priorità. Il primo punto critico riguarda la scelta di confrontare i dati 2026 con quelli dell’anno precedente. Agenas ha iniziato a ricevere i numeri dalle Regioni proprio da gennaio 2025 e all’inizio molte amministrazioni locali non inviavano report completi. Infatti da gennaio ad aprile dell’anno scorso risultano molte meno visite ed esami rispetto allo stesso perioI do di quest’anno. Le differenze si appianano quasi completamente a maggio e giugno, quando evidentemente sono arrivati dati completi. Per capire come vanno le cose è meglio così fare in confronto con i primi quattro mesi di quest’anno. Ebbene, rispetto ad allora, a giugno si è visto addirittura un leggero peggioramento dei numeri. Nel semestre, infatti, sono state assicurate entro i tempi il 78,5% delle prime visite, contro il 78,7% dei primi quattro mesi. Gli esami vanno meglio e i due numeri sono 84,6%, e l’84,7%. Poi c’è il tema delle prestazioni programmate, da fare in 120 giorni. In alcune Regioni se ne prescrivono decisamente troppe ed è ovvio che con un termine così lungo sia più facile rispettare i tempi. Proprio questo aspetto falsa il confronto tra le varie realtà locali. In Basilicata, ad esempio, l’87.7% delle richieste sono in classe programmata, in Campania l’84,4%, in Molise il 75,1%, in Calabria il 69,7% (in queste regioni i numeri sono pure peggiorati rispetto ad aprile scorso) e in Lombardia (che è migliorata) il 57,3%, nel Lazio il 56,1% (due mesi fa era il 51%). Di contro, in Piemonte sono il 6,5%, in Toscana il 6,6%, in Emilia-Romagna il 9,2%, in Umbria il 12,1%. Differenze abissali, che Agenas ben conosce. Le Regioni, dice, stanno «analizzando e riequilibrando l’attribuzione delle classi di priorità». Del resto, se il Veneto ha il dato migliore per gli esami (97,1% di rispetto dei tempi), dietro ci sono Campania (96%) e Basilicata (94,6%), proprio due realtà con tantissime prescrizioni programmate. Altro tema critico, che Agenas questa volta non sottolinea, riguarda le ricette non utilizzate, che nei primi quattro mesi dell’anno sono state circa la metà (e non pare possibile che il dato sia molto migliorato). Al netto
di chi ritiene di non aver più bisogno della prestazione perché sta meglio, ci sono tanti che, proprio per le liste di attesa, vanno nel privato, dove la ricetta non serve. Poi c’è il tema del blocco delle agende, ricordato ieri dal Pd. In certe Regioni se i tempi sono lunghi si invitano i cittadini a ricontattare i servizi di prenotazione, così l’attesa non viene registrata. Poco contano i tanti dubbi su come ha presentato i numeri Agenas, almeno per Giorgia Meloni: «I primi dati del 2026 - scrive su X - ci dicono che siamo sulla strada giusta. È un risultato incoraggiante, frutto del lavoro avviato con la riforma sulle liste d’attesa. Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Per questo continueremo a lavorare con determinazione, con le Regioni, per garantire tempi sempre più rapidi e un servizio sanitario più efficiente». ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: In Veneto il risultato migliore per i test clinici: il 97% rispetta i tempi. In Basilicata l’87% delle richieste è programmata mentre in Emilia il 9 i numeri 61,9% Visita dermatologia Tra le differite (30 giorni) ha la più bassa percentuale di tempi rispettati 67,2% Visita oculistica In difficoltà, sempre a 30 giorni, anche questo accertamento 95,9% Visita oncologia È la visita che ottiene il miglior risultato 83,6% Visita di chirurgia vascolare Ha il secondo dato migliore Image:Orazio Schillaci, 60 anni, ministro della Salute dall’ottobre 2022 T ANSA / GEDI -tit_org- Una visita su cinque in ritardo la salute viaggia a due velocità Sanità, quasi 3 milioni di visite in ritardo lÌtalia è a due velocità -sec_org-
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Estratto da pag. 9 di "SOLE 24 ORE" del 22 Jul 2026
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tp:ocr§§ Migliorano le liste d’attesa, ma in 2,8 milioni aspettano ancora troppo dati Agenas Dopo anni di incertezza, sono finalmente disponibili i primi dati reali sulle liste d’attesa in Italia. L’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali (Agenas) ha reso disponibile ieri il primo bollettino sull’andamento del fenomeno. Ne emerge una tendenza al miglioramento, con il servizio sanitario che è riuscito ad aumentare in un anno di 1,6 milioni il numero di prestazioni offerte ai cittadini nei tempi corretti. Tuttavia, la fetta di italiani che aspetta troppo per visite o esami è ancora grande: almeno 2,8 milioni nei primi sei mesi del 2026. «I dati Agenas sono un risultato incoraggiante - ha commentato la premier Giorgia Meloni -. Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare». Soddisfatto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: «Credo che la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta». I numeri sembrano comunque giustificare l’ottimismo, con la gran parte degli indicatori (14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici) che mostra progressi. Le criticità, però, restano molte. I passi avanti compiuti nell’ultimo anno non hanno ridotto a sufficienza le dimensioni del problema: circa un quinto delle prime visite urgenti (da fare entro 3 giorni) non viene effettuato nei tempi previsti, anche se circa la metà di queste viene recuperata nell’arco della settimana. Un andamento simile si registra per le visite brevi (entro 10 giorni). Dati leggermente peggiori per gli esami diagnostici: il 23,6% di quelli urgenti è effettuato oltre il termine previsto, così come il 22,4% di quelli brevi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: dati Agenas Highlight: Image: -tit_org- Migliorano le liste d’attesa, ma in 2,8 milioni aspettano ancora troppo -sec_org-
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Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 22 Jul 2026
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tp:ocr§§ ddl con reintegro medici no vax esce da ordine del giorno La maggioranza prende tempo sull’emendamento di FdI per consentire ai medici radiati per posizioni no vax durante la pandemia di chiedere il reintegro. Il ddl sulle professioni sanitarie - nel quale è confluita la norma - è uscito dall’ordine del giorno della commissione Affari sociali della Camera, dove questa settimana era atteso il voto sul mandato al relatore. Un rinvio che rifletterebbe le divisioni interne alla maggioranza ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ddl con reintegro medici no vax esce da ordine del giorno -sec_org-
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