title§§ CECCARELLI (COINA): SSN È AL CORTOCIRCUITO. SERVONO INVESTIMENTI SUL PERSONALE" | AgenSalute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001681805091.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agensalute.it" del 20 Jul 2026

«Schillaci cerca risorse come un assetato nel deserto, ma quel deserto è stato creato da anni di sottofinanziamento. L''Albo conta gli iscritti, noi contiamo i

pubDate§§ 2026-07-20T09:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001681805091.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001681805091.PDF', 'title': 'agensalute.it'} tp:url§§ https://agensalute.it/2026/07/20/ceccarelli-coina-ssn-e-al-cortocircuito-servono-investimenti-sul-personale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001681805091.PDF tp:ocr§§ «Schillaci cerca risorse come un assetato nel deserto, ma quel deserto è stato creato da anni di sottofinanziamento. L’Albo conta gli iscritti, noi contiamo i professionisti realmente accanto ai pazienti».ROMA, 20 luglio 2026 – «Il Servizio sanitario nazionale è arrivato a un punto di totale cortocircuito. Da una parte il ministro della Salute Orazio Schillaci annuncia di voler reperire nuove risorse per assunzioni e retribuzioni; dall’altra continuiamo a pagare gli effetti di anni di sottofinanziamento del personale e di una contrattazione che parla di valorizzazione senza prevedere risorse adeguate.»Lo dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, commentando le dichiarazioni del ministro Schillaci sul prossimo incremento del Fondo sanitario nazionale.«Ogni manovra economica ripropone lo stesso scenario: il ministro cerca risorse come un assetato nel deserto. Ma quel deserto è stato costruito nel tempo, comprimendo gli investimenti sul capitale umano del Servizio sanitario nazionale.»Secondo Ceccarelli, i recenti dati della Fondazione GIMBE spiegano chiaramente le ragioni dell’attuale emergenza: «La quota della spesa sanitaria destinata al personale è scesa dal 39,7% al 36,6%. Se quella percentuale fosse rimasta invariata, oggi il personale avrebbe beneficiato di oltre 33 miliardi di euro in più. È il prezzo del progressivo disinvestimento sul capitale umano.»Il COINA critica inoltre il meccanismo delle progressioni di carriera prive di nuove coperture economiche. «Una progressione a costo zero non esiste. Se non arrivano finanziamenti aggiuntivi, le risorse vengono sottratte ad altri professionisti, alimentando tensioni tra lavoratori invece di valorizzare realmente tutte le professioni sanitarie.»Ceccarelli interviene anche sull’ultimo DataCorner FNOPI: «L’Albo è uno strumento istituzionale fondamentale, ma registra gli iscritti, non i professionisti effettivamente presenti nei reparti, nei pronto soccorso, nelle RSA, nelle Case della Comunità e nell’assistenza domiciliare. È questo il dato che interessa ai cittadini.»Sul fronte della riforma territoriale, il sindacato richiama l’attenzione sul fabbisogno di oltre 20.000 Infermieri di Famiglia e Comunità previsto dal DM 77. «Senza nuove assunzioni e senza uno specifico inquadramento professionale, il rischio è spostare infermieri dagli ospedali al territorio, svuotando reparti e pronto soccorso.»Il Segretario Nazionale del COINA evidenzia inoltre il ritardo italiano rispetto ai principali Paesi europei. «In molti sistemi sanitari europei gli infermieri operano con competenze avanzate nella gestione della cronicità, della presa in carico territoriale e dei percorsi assistenziali. L’Italia continua invece a rimanere ancorata a un modello medico-centrico che non risponde più ai bisogni della popolazione.»Infine il nodo della formazione. «L’OCSE evidenzia che l’Italia forma appena 12-16 nuovi infermieri ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di circa 45, e che dal 2013 al 2023 il numero dei laureati in Infermieristica è diminuito di oltre il 20%. Con questi numeri nessun dato sugli iscritti agli Albi potrà colmare la carenza di professionisti nei servizi.»«L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e avrebbe bisogno di rafforzare assistenza territoriale, gestione della cronicità e continuità delle cure. Continuare a inseguire le emergenze senza investire davvero sul personale significa mettere a rischio il futuro del Servizio sanitario nazionale.»Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabil e: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001681805091.PDF §---§ title§§ Screening oncologici: 7,6 milioni di persone fuori dai programmi gratuiti - Il Corriere Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001730204551.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.net" del 20 Jul 2026

Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi organizzati e gratuiti di screening oncologico…

pubDate§§ 2026-07-20T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001730204551.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001730204551.PDF', 'title': 'corrierenazionale.net'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.net/2026/07/20/screening-oncologici-76-milioni-di-persone-fuori-dai-programmi-gratuiti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001730204551.PDF tp:ocr§§ Screening oncologici: 7,6 milioni di persone fuori dai programmi gratuiti Ambiente, Natura & Salute Oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati: per GIMBE, la copertura degli screening è ancora lontana dal 90% (ph. National Cancer Institute-Unsplash) Di Giovanni Ierfone Del 20 Luglio 2026 alle ore 07:30 Adesioni insufficienti e forti divari regionali compromettono la diagnosi precoce: GIMBE stima oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati dagli screening organizzatiNel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi organizzati e gratuiti di screening oncologico, in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. È il quadro delineato dalla Fondazione GIMBE sulla base del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS). Nel corso dell’anno sono state invitate oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno effettuato il test meno di 6,5 milioni. “Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose”, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE. Il bilancio stimato è di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare se fosse stata raggiunta una copertura del 90% della popolazione target. La mappa delle adesioniGli screening inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono offerti gratuitamente dalle Regioni: mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, screening cervicale per le donne tra 25 e 64 anni, screening del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. L’adesione nazionale, nel 2024, è stata del 50% per la mammografia (dal 74% di Trento al 15,2% della Calabria), del 51% per il cervicale (dal 90,3% di Trento al 12,2% della Calabria) e appena del 33,3% per il colon-retto (dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria), il programma più critico e con il Mezzogiorno costantemente sotto la media nazionale. Anche l’estensione degli inviti, cioè la quota di popolazione effettivamente raggiunta, varia molto. Si passa dal 97,3% per la mammografia con nessuna Regione del Sud, ad eccezione del Molise, capace di raggiungere il 100%, al 117,2% per lo screening cervicale e al 94% per quello del colon-retto, con differenze che vanno dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna. Nei programmi cervicale e colorettale, in caso di esito positivo, il percorso prosegue con esami di secondo livello: nel 2024 la colposcopia è stata eseguita dal 93% delle donne positive e la colonscopia dall’83,7% delle persone positive. Percentuali elevate, ma che indicano comunque una quota di percorsi diagnostici non completati. I costi della mancata prevenzioneGIMBE ha stimato l’impatto della mancata partecipazione applicando i tassi di identificazione dei tumori al numero di persone che non hanno ricevuto l’invito o non hanno aderito. Per la mammografia, tra le oltre 1,6 milioni di donne non sottoposte al test, si stimano 11.026 tumori non identificati, di cui 2.312 carcinomi invasivi di piccole dimensioni. Per il cervicale, 9.695 lesioni precancerose non identificate. Per il colon-retto, tra le oltre 4,7 milioni di persone non aderenti, 4.703 carcinomi e quasi 25.000 adenomi avanzati non intercettati. Un capitolo a parte riguarda i controlli effettuati per iniziativa spontanea, al di fuori dei programmi organizzati, ai quali, secondo la sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, molte persone dichiarano di sottoporsi. Ma per questi test non esistono indicatori di qualità né garanzia che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terape utico adeguato: non possono quindi essere considerati equivalenti allo screening organizzato, né bastano a certificarne la copertura. Screening mammografico 2024 per Regione: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta. Nel Sud, solo il Molise raggiunge il 100% (dati ONS – ph. GIMBE)Il Mezzogiorno resta indietroLe Regioni con adesione più alta alla mammografia ottengono in genere risultati migliori anche negli altri due programmi: un dato che conferma differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, che devono aggiornare le anagrafiche, programmare e spedire gli inviti, sostenere campagne di comunicazione e garantire l’intero percorso fino agli esami di secondo livello. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto risorse per ampliare le fasce d’età degli screening, seguendo Regioni che avevano già esteso l’offerta con fondi propri, ad esempio la mammografia a 45-49 e 70-74 anni. Per Cartabellotta l’ampliamento va attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già coperta dai LEA, altrimenti rischia di allargare ulteriormente i divari tra Regioni. L’obiettivo 90% è lontanoNel 2022 il Consiglio dell’Unione Europea aveva fissato l’obiettivo di una copertura del 90% entro il 2025: traguardo che l’Italia non ha raggiunto. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031 lo sposta al 2029, con tappe intermedie del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028. La scarsa adesione riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi: tra 467 studenti delle scuole secondarie di secondo grado interpellati da GIMBE, solo il 51,2% ha saputo indicare correttamente i tre screening organizzati e gratuiti del SSN. “La cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening”, osserva Cartabellotta, per cui l’educazione sanitaria dei giovani forma cittadini capaci di promuovere l’adesione tra i familiari e, in futuro, di aderire essi stessi. “Da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati”, conclude Cartabellotta. Il nodo, per GIMBE, resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Perché aderire agli screening significa aumentare le possibilità di diagnosi precoce, ridurre le sofferenze e i costi per il SSN e, in molti casi, arrivare prima della malattia.Per un’informazione completaConsulta anche gli articoli pubblicati su:Progetto RadiciIl Corriere NazionaleStampa ParlamentoCorriere PL 60 SHARES Facebook X RSS Feed Visualizzazioni: 2 #ScreeningOncologici #Prevenzione #Tumori #Sanità #GIMBE screening oncologici 2024 Last modified: Del 19 Luglio 2026 alle ore 15:21 Previous Story: Terremoti e riscaldamento globale About the Author / Giovanni Ierfone Lascia un commento Annulla rispostaIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento * Nome * Email * Sito web ? Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.Oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati: per GIMBE, la copertura degli screening è ancora lontana dal 90% (ph. National Cancer Institute-Unsplash)Adesioni insufficienti e forti divari regionali compromettono la diagnosi precoce: GIMBE stima oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati dagli screening organizzatiNel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi organizzati e gratuiti di screening oncologico, in parte perché non ha ricevut o l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. È il quadro delineato dalla Fondazione GIMBE sulla base del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS). Nel corso dell’anno sono state invitate oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno effettuato il test meno di 6,5 milioni. “Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose”, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE. Il bilancio stimato è di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare se fosse stata raggiunta una copertura del 90% della popolazione target. La mappa delle adesioniGli screening inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono offerti gratuitamente dalle Regioni: mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, screening cervicale per le donne tra 25 e 64 anni, screening del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. L’adesione nazionale, nel 2024, è stata del 50% per la mammografia (dal 74% di Trento al 15,2% della Calabria), del 51% per il cervicale (dal 90,3% di Trento al 12,2% della Calabria) e appena del 33,3% per il colon-retto (dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria), il programma più critico e con il Mezzogiorno costantemente sotto la media nazionale. Anche l’estensione degli inviti, cioè la quota di popolazione effettivamente raggiunta, varia molto. Si passa dal 97,3% per la mammografia con nessuna Regione del Sud, ad eccezione del Molise, capace di raggiungere il 100%, al 117,2% per lo screening cervicale e al 94% per quello del colon-retto, con differenze che vanno dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna. Nei programmi cervicale e colorettale, in caso di esito positivo, il percorso prosegue con esami di secondo livello: nel 2024 la colposcopia è stata eseguita dal 93% delle donne positive e la colonscopia dall’83,7% delle persone positive. Percentuali elevate, ma che indicano comunque una quota di percorsi diagnostici non completati. I costi della mancata prevenzioneGIMBE ha stimato l’impatto della mancata partecipazione applicando i tassi di identificazione dei tumori al numero di persone che non hanno ricevuto l’invito o non hanno aderito. Per la mammografia, tra le oltre 1,6 milioni di donne non sottoposte al test, si stimano 11.026 tumori non identificati, di cui 2.312 carcinomi invasivi di piccole dimensioni. Per il cervicale, 9.695 lesioni precancerose non identificate. Per il colon-retto, tra le oltre 4,7 milioni di persone non aderenti, 4.703 carcinomi e quasi 25.000 adenomi avanzati non intercettati. Un capitolo a parte riguarda i controlli effettuati per iniziativa spontanea, al di fuori dei programmi organizzati, ai quali, secondo la sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, molte persone dichiarano di sottoporsi. Ma per questi test non esistono indicatori di qualità né garanzia che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato: non possono quindi essere considerati equivalenti allo screening organizzato, né bastano a certificarne la copertura. Screening mammografico 2024 per Regione: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta. Nel Sud, solo il Molise raggiunge il 100% (dati ONS – ph. GIMBE)Il Mezzogiorno resta indietroLe Regioni con adesione più alta alla mammografia ottengono in genere risultati migliori anche negli altri due programmi: un dato che conferma differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, che devono aggiornare le anagrafiche, programmare e spedire gli inviti, sostenere campagne di comunicazione e garantire l’intero percorso fino agli esami di secondo livello. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto risorse per ampliare le fasce d’età degli screening, seguendo Regioni che avevano già esteso l’offerta con fondi propri, ad esempio la mammografia a 45-49 e 70-74 anni. Per Cartabellotta l’ampliamento va attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già coperta dai LEA, altrimenti rischia di allargare ulteriormente i divari tra Regioni. L’obiettivo 90% è lontanoNel 2022 il Consiglio dell’Unione Europea aveva fissato l’obiettivo di una copertura del 90% entro il 2025: traguardo che l’Italia non ha raggiunto. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031 lo sposta al 2029, con tappe intermedie del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028. La scarsa adesione riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi: tra 467 studenti delle scuole secondarie di secondo grado interpellati da GIMBE, solo il 51,2% ha saputo indicare correttamente i tre screening organizzati e gratuiti del SSN. “La cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening”, osserva Cartabellotta, per cui l’educazione sanitaria dei giovani forma cittadini capaci di promuovere l’adesione tra i familiari e, in futuro, di aderire essi stessi. “Da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati”, conclude Cartabellotta. Il nodo, per GIMBE, resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Perché aderire agli screening significa aumentare le possibilità di diagnosi precoce, ridurre le sofferenze e i costi per il SSN e, in molti casi, arrivare prima della malattia.Per un’informazione completaConsulta anche gli articoli pubblicati su:Progetto RadiciIl Corriere NazionaleStampa ParlamentoCorriere PL 60 SHARES Facebook X RSS Feed Visualizzazioni: 2Visualizzazioni: 2 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001730204551.PDF §---§ title§§ Autonomia differenziata, Calderoli: «Fa male al Sud? Ma se Calabria e Abruzzo sono interessate...» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001746705724.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lacnews24.it" del 20 Jul 2026

Il ministro leghista annuncia che ci sarà un singolo ddl per Regione e prova a smontare le polemiche: «Sulla sanità non può avere colpe una riforma che ancora non c’è»

pubDate§§ 2026-07-20T13:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001746705724.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001746705724.PDF', 'title': 'lacnews24.it'} tp:url§§ https://www.lacnews24.it/politica/autonomia-differenziata-calderoli-fa-male-al-sud-ma-se-calabria-e-abruzzo-sono-interessate-acc8few4 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001746705724.PDF tp:ocr§§ «Preannuncio che il governo intende procedere alla predisposizione di un singolo disegno di legge per ogni Regione corredandolo di due distinti allegati contenenti gli schemi di intesa a materia salute e coordinamento fianza pubblica e alle materie non lep». Lo ha detto il ministro degli Affari Regionali Roberto Calderoli intervenendo in Aula alla Camera al termine della discussione generale sulle pre-intese per l'Autonomia. Italia MondoAutonomia, Calderoli tira dritto: «Critiche pretestuose ma il Governo va avanti»Redazione Calderoli è intervenuto anche rispondendo a diverse obiezioni poste in Aula. «Sulla sanità di serie A e B - ha sottolineato - e qualcuno cita il Gimbe ma quello che ha fotografato è lo stato dell'arte di oggi: la situazione delle liste d'attese della mobilità sanitaria possono essere colpa dell'autonomia differenza che ancora non c'è? O può essere uno strumento di miglioramento? E' la soluzione di tutti i problemi? Non lo so ma iniziamo a provare». PoliticaAutonomia differenziata, è quasi fatta e Calderoli esulta: «Manca poco al traguardo, a luglio il voto delle Camere»Redazione Politica «Penalizza il sud? Non so se qualcuno ha verificato che ho iniziato a interloquire con la Calabria e l'Abruzzo». In conclusione Calderoli ha citato alcuni dati ad esempio quello per «spese di illuminazione e riscaldamento che per il Veneto è di 0,6 euro pro capite e in Campania 14,6: magari andando a risparmiare qualcosa si riesce a risparmiare qualcosa da reinvestire nei servizi», ha concluso. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001746705724.PDF §---§ title§§ Sanità e legalità, Icardi: “La corruzione è un danno sociale, serve una svolta culturale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001741505720.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lavocedialba.it" del 20 Jul 2026

A Torino il seminario con ANAC e GIMBE: focus su prevenzione, formazione e controlli per garantire servizi equi e trasparenti nel sistema sanitario

pubDate§§ 2026-07-20T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001741505720.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001741505720.PDF', 'title': 'lavocedialba.it'} tp:url§§ https://www.lavocedialba.it/2026/07/20/leggi-notizia/argomenti/politica-17/articolo/sanita-e-legalita-icardi-la-corruzione-e-un-danno-sociale-serve-una-svolta-culturale-1.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001741505720.PDF tp:ocr§§ Edizione locale IlNazionale.itLuigi Genesio Icardi"La corruzione lede il diritto alla salute. Prevenire l'illegalità significa garantire servizi sanitari equi, imparziali e di alta qualità ai cittadini. Per questo, ora è tempo di una svolta culturale che provochi un clima di intolleranza alla corruzione perché è un vero danno sociale".Con queste parole, Luigi Genesio Icardi, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, stamane ha introdotto il suo intervento al seminario dal titolo: "La prevenzione di frodi e abusi per una corretta gestione della sanità regionale", al quale sono intervenuti il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), Giuseppe Busia, il Presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, la Responsabile del Settore Anticorruzione e Vigilanza sui contratti e sulle strutture pubbliche e private della Regione Piemonte, Laura Benente, il Presidente dell'Organismo regionale per il controllo collaborativo (ORECOL), Luca Libra e il Presidente della Commissione regionale per la promozione della cultura della legalità e contrasto ai fenomeni mafiosi, Domenico Rossi."Gli anticorpi della corruzione-prosegue Icardi- è il titolo di un progetto di ricerca-intervento unico in Italia, sviluppato a partire dal 2020, in piena pandemia, durante il mio mandato di Assessore alla Sanità regionale, grazie alla collaborazione dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS). Abbiamo sviluppato un settore anticorruzione e vigilanza sui contratti delle strutture pubbliche e private presso la Direzione Sanità e Welfare della Regione Piemonte, un piano formativo sulle misure di trasparenza, rivolto ai referenti degli Uffici delle Aziende Sanitarie regionali e un sostanzioso pacchetto di linee guida, per la promozione di buone pratiche e il contrasto ai fenomeni corruttivi. Per l'intera durata del progetto, fino al 2023, sono stati direttamente coinvolti i Responsabili dei servizi di prevenzione della corruzione e della trasparenza delle Aziende Sanitarie regionali".Tutti i relatori al seminario sono convenuti sulla necessità di prevenire e contrastare la corruzione nel SSN attraverso l'aggiornamento delle politiche di anticorruzione sulla base delle criticità emergenti, l'implementazione di norme e controlli e la formazione dei professionisti a tutti i livelli.In conclusione, Icardi: "Credo nell'importanza del coinvolgimento diretto di tutti i professionisti del Sistema Sanitario Nazionale sui temi della prevenzione della corruzione in sanità, come leva della promozione della cultura della legalità e dell'etica professionale. La formazione, in modo particolare, può svolgere un ruolo significativo nel combattere l'opacità e la corruzione. Possiamo fornire ai professionisti i giusti strumenti per reagire alla tolleranza verso i fenomeni corruttivi ai quali non dobbiamo abituarci perchè ledono i diritti di uguaglianza, la fiducia nelle istituzioni e incidono sulla qualità del servizio pubblico reso alla collettività". tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001741505720.PDF §---§ title§§ J’accuse. Perché solo pochi medici di assistenza primaria vanno nelle CdC e perché i PS scoppiano? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796305228.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 20 Jul 2026

Gentile Direttore, al di là che la maggior parte dei Medici di Assistenza Primaria (MAP) vogliano continuare a garantire il rapporto di fiducia e la prossimità ad una

pubDate§§ 2026-07-20T10:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796305228.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796305228.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/jaccuse-perche-solo-pochi-medici-di-assistenza-primaria-vanno-nelle-cdc-e-perche-i-ps-scoppiano/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796305228.PDF tp:ocr§§ Emilia-RomagnaGentile Direttore, al di là che la maggior parte dei Medici di Assistenza Primaria (MAP) vogliano continuare a garantire il rapporto di fiducia e la prossimità ad una popolazione sempre più fragile ed anziana, come perseguono e vengono diversamente incentivati a fare i Farmacisti da Governo, Ministro e Regioni...Gentile Direttore,al di là che la maggior parte dei Medici di Assistenza Primaria (MAP) vogliano continuare a garantire il rapporto di fiducia e la prossimità ad una popolazione sempre più fragile ed anziana, come perseguono e vengono diversamente incentivati a fare i Farmacisti da Governo, Ministro e Regioni attraverso la farmacia dei servizi, quasi tutte le Case di Comunità, specie quelle PNRR, privilegiano come spazi solo gli infermieri ed i servizi AUSL-ASST, anziché i Medici.Nelle Case di Comunità possono trovare spazio solo pochissimi MAP, con studi angusti anche di soli 13 mq, e le stesse, inoltre, per difetti di progettazione su basi non operative, non prevedono quasi mai spazi per i Collaboratori e gli Infermieri di studio dei MAP, costringendo i Medici delle Medicine di gruppo ad avere sale di attesa e servizi comuni con altri servizi, anziché riservati, mettendo in grosse difficoltà non solo i MAP ma anche le loro Società di servizio-Coop, sia per gestirle secondo i normali criteri di sicurezza ed assicurativi previsti i polistudi sia anche per ottenere gli spazi in concessione attraverso manifestazioni di interesse allucinanti ed escludenti : la concessione non può essere direttamente ai singoli MAP ma va stipulata con la società di servizio perchè possa fornire il personale, altrimenti incorrerebbe nel reato penale di intermediazione di manodopera-caporalato!Poiché le AFT prevedono circa max 25 MAP a ciclo di scelta e 5 a quota oraria, è chiaro che, anche volendo, la maggior parte dei MAP non possano andarci fisicamente ad esercitare nelle CdC, se non limitatamente a fare Continuità Assistenziale nell’unico ambulatorio di AFT H12 – H 24.Perché poi duplicare nelle AFT le Case della Salute (CdS) già esistenti con Case di Comunità (CdC) PNRR?Ad es., nella AFT di Albinea, Quattro Castella e Vezzano (RE), i cui Sindaci, avendo intelligentemente anteposto l’interesse generale dei cittadini al solito mero campanilismo elettorale, avevano creato la loro Casa della Salute HUB nel centro del territorio della AFT, a Puianello, è stata incredibilmente instaurata una nuova Casa della Comunità PNRR (CdC) ad Albinea. distante soli 5,7 Km dalla CdS Hub!Questa AFT con un CdS Hub H 24 ed una CdC spoke H 12 è composta oltretutto da soli 15 MAP che ora dovrebbero gestire teoricamente 36 ore giornaliere di ambulatori di AFT dalle 8 alle 20 dal Lu al VEN, oltre al loro normale orario settimanale di studio di almeno 20 ore e considerando che le loro ore di lavoro settimanali non sono solo quelle di studio ma globalmente ben 66, compensate per 38 …. follia pura!TANTI MILIARDI DI DEBITI PNRR PER NULLA!I politici ed i giornalisti prendano atto della situazione reale e delle vere necessità delle cure primarie, che non sono il costruire strutture ed il centralizzare i MAP in ipermercati della sanità, costringendoli ad esercitare in spazi tipo gabbie cunicolari, ma di essere dotate di un budget annuale dedicato non più al 5,4% dei fondi annuali aziendali, come nel 1979 e prima del covid, ma almeno del 10%, ritoccando al ribasso quello di ben il 12% delle frotte di amministrativi burocratici, del 4,5% dei servizi di igiene pubblica e del 3,5% dei DSM, oltre a quello di ben oltre il 60% per specialisti ed ospedali, che doveva essere del 45 % avendo chiuso da decenni almeno 5 ospedali su 11 nella sola provincia di RE, quando il 98% della popolazione è notoriamente trattata a casa dai MAP per 363 gg all’anno statistici ( in ospedale 2) , del potenziamento del numero degli infermieri, non a disposizione dei SID AUSL-ASST( attualmente l’AUSL RE ha oltre 900 infermieri sul territorio ma solo 90 dedicati alle cure primarie ….. ) ma dei MAP, della massima deburocratizzazione con applicazione cogente e costante delle sanzioni previste dalle leggi verso gli Specialisti inadempienti ed i Dirigenti Ausl che non fanno applicare né la deburo e le certificazioni obbligatorie agli specialisti ospedalieri, di un forte investimento della telemedicina per i MAP con specialisti che rispondano in tempo reale e wereable indossabili dai pazienti cronici collegati ad una centrale che trasmetta gli alert ai MAP curanti e, nel caso, al 118, di una informazione alla popolazione sul corretto accesso ai MAP curanti ed ai PS con spot incisivi recidivanti sui media e pre TG locali, della diffusione dei codici colore territoriali aziendali ai MAP per avere risposte uniformi territoriali verso i bisogni sanitari reali e della loro formazione sulle migliori tecniche organizzative di gestione del lavoro ambulatoriale e domiciliare.Sotto un esempio della nuova CdC PNRR Reggio Centro – Hub Viale Risorgimento 57, che, nella distorta visione onirica aziendale AUSL RE, dovrebbe anche risolvere con l’ambulatorio H24 di AFT l’affollamento del PS dell’Ospedale ASMN, anziché realizzare che i codici bianchi in PS sono ritenuti ovunque nel mondo inappropriati, i quali dopo un triage non certo solo infermieristico ma fatto da un medico di PS esperto, dovrebbero essere semplicemente reinviati sul territorio, necessitando di un consulto medico entro 3-5 gg, senza fare alcun accertamento o proporre visite specialistiche (principale scopo di questi codici solo per bypassare file territoriali, prenotazioni dal MAP curante e poi al CUP, liste di attesa aziendali penelopesche ed ottenere molte prestazione con un ticket complessivo ridotto).La medicina difensiva dei PS non si combatte con il FSE, strumento inadatto per visitare i pazienti ed utile solo al cittadino, ma collegando tutti i MAP al server aziendale dei dati clinici, nominandoli ex artt 4 e 28 del GDPR EU responsabili esterni da parte del DG Ausl, così come lo stesso nomina Responsabil interni gli specialisti convenzionati ed ospedalieri : in questo modo sia i Medici dei PS e dei Reparti che il Medico curante avrebbero un costante quadro degli esami , degli accertamenti e delle visite specialistiche già effettuati e potrebbero evitare di richiederli quando ancora validi, riducendo così realmente le liste di attesa, i tempi operativi nei PS ed evitando anche tanti morti per allergie note ma non condivise.Il problema non è costruire continuamente muri nuovi intra ed extra moenia, ma tessere una rete nuova fra Territorio ed Ospedale per far arrivare in PS e reparti solo chi ne ha davvero bisogno e riportare rapidamente a casa chi può essere curato in sicurezza grazie a un territorio efficiente e collegato.Servono una centrale operativa unica capace di attivare il medico associato o quello dell’ambulatorio di AFT per le urgenze indifferibili, di conoscere in tempo reale la disponibilità di posti letto, assistenza domiciliare, riabilitazione, hospice, RSA, telemonitoraggio, “reparti virtuali” ed una piena interoperabilità informatica ed in telemedicina tra ospedali, Medici di famiglia, Infermieri territoriali, farmacie dei servizi, specialisti e servizi sociali.Solo quando si riuscirà ad attuare questa interoperabilità in rete, i Pronto Soccorso torneranno alla loro missione originaria di gestire le emergenze ed urgenze anzichè supplire a tutto ciò che il resto della sanità ospedaliera e territoriale non riesce a garantire.Anziché consultare i soloni dell’AGENAS o la Conferenza delle Regioni, composta da soggetti che mai hanno fatto i Medici di Assistenza Primaria, è bene che il Ministro Schillaci prima di assumere decisioni per la medicina territoriale, consulti sempre prioritariamente chi rappresenta i MAP ed analizzi le loro proposte, così come i Sindaci ed i Presidenti delle provincie, prima di decidere sulla sanità territoriale, dovrebbero altrettanto confrontarsi sempre con i Medici di famiglia dei loro territori, che sono a contatto diretto con i cittadini, e solo successivamente con le Ausl-AST T e gli Assessorati regionali.Chi è al fronte tutti i giorni in sanità, vede molto meglio disfunzioni, ritardi, criticità e necessità rispetto a chi progetta a tavolino in uffici asettici, distanti anni luce dalla realtà oggettiva dei problemi socio sanitari dei cittadini.Euro GrassiSegretario generale provinciale Fimmg Reggio Emilia20 Luglio 2026© Riproduzione riservataGentile direttore,se il fine è nobile e legittimo, ma la procedura per realizzarlo un po’ meno, il giudice amministrativo la annulla e rigetta il ricorso. Che l’autorità del medico di...Gentile Direttore,la sanità italiana si trova davanti a un bivio. Da una parte vi è la possibilità di costruire un Ssn più moderno, capace di rispondere all'invecchiamento della popolazione, alla...Gentile Direttore, la promozione dell'equità nella salute non passa soltanto attraverso l'efficienza degli ospedali, la qualità dei professionisti o l'innovazione tecnologica. Ridurre le disuguaglianze richiede un approccio più ampio, capace...Gentile Direttore, con riferimento alla notizia riguardante gli emendamenti approvati dalla Commissione Affari Sociali nell'ambito del DDL delega sulle professioni sanitarie, desideriamo sottoporre alcune considerazioni sulla disposizione concernente la promozione...Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneEbola. Secondo operatore umanitario statunitense contagiato, trasferito in Germania. Tedros: “Proteggere chi è in prima linea”“Il medico non può essere il tappabuchi del sistema. E nella PA la nostra dirigenza deve diventare ‘speciale”. Intervista a Di Silverio (Anaao)Alzheimer, lo studio CELIA rilancia la strategia anti proteina tau: diranersen rallenta il declino cognitivoCaldo estremo, FADOI: “Sopra i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere il calore”Screening oncologici. Oltre 7,6 milioni di italiani esclusi, Gimbe: "Oltre 50 mila tumori non intercettati"Benzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativoMalattie venose, Servier lancia Daflon 1000 mg: una sola compressa per semplificare la terapiaCaldo e diabete, il caso Zverev ricorda i rischi dell'estate: "Attenzione ai sensori per la glicemia"Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medicaFarmaci. Aifa aggiorna quattro Note: ormone della crescita, infertilità, anticoagulanti e BpcoQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796305228.PDF §---§ title§§ La prescrizione infermieristica non è un tabù: l’Italia segua l’Europa e completi la riforma delle competenze avanzate link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796005229.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 20 Jul 2026

Gentile Direttore, la sanità italiana si trova davanti a un bivio.

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Da una parte vi è la possibilità di costruire un Ssn più moderno, capace di rispondere all’invecchiamento della popolazione, alla crescita della cronicità e alla carenza strutturale di professionisti. Dall’altra permane il rischio di rimanere ancorati a una concezione novecentesca delle professioni sanitarie, fondata sulla rigida separazione delle competenze piuttosto che sulla loro integrazione.La Francia ha scelto con decisione la prima strada. Con la legge n. 2025-581 del 27 giugno 2025 di riforma della professione infermieristica, il legislatore francese ha ridefinito il ruolo dell’infermiere, introducendo le consultazioni infermieristiche e prevedendo la possibilità di prescrivere prodotti sanitari, esami e dispositivi nell’ambito delle competenze definite dai successivi decreti attuativi. Nel dicembre 2025 il Governo francese ha inoltre presentato il decreto attuativo che individua le nuove missioni dell’infermiere, confermando un modello fondato sulla collaborazione multiprofessionale e sulla valorizzazione delle competenze avanzate.L’Italia, pur con tempi e modalità differenti, ha intrapreso un percorso analogo. La revisione delle classi delle lauree magistrali delle professioni sanitarie ha introdotto, accanto ai tradizionali percorsi manageriali e formativi, lauree magistrali a indirizzo clinico destinate alla formazione degli infermieri specialisti. Tra le innovazioni più rilevanti figura la possibilità, nell’ambito delle competenze specialistiche e dei futuri decreti attuativi, di prescrivere presidi sanitari, ausili, dispositivi medici e altri strumenti strettamente connessi al processo assistenziale.Non è una rivoluzione improvvisata. È l’evoluzione naturale di un percorso normativo iniziato oltre trent’anni fa.La legge 42 del 1999 ha definitivamente superato il concetto di “professione ausiliaria”, riconoscendo piena autonomia alle professioni sanitarie. La legge 251 del 2000 ha consolidato l’autonomia professionale degli infermieri nelle attività di prevenzione, assistenza, cura e riabilitazione. La legge 43 del 2006 ha introdotto il principio delle competenze specialistiche e dei percorsi di sviluppo professionale. Infine, il DM 77 del 2022 ha affidato agli infermieri un ruolo centrale nella sanità territoriale, nelle Case della Comunità, nell’assistenza domiciliare e nella presa in carico delle persone con patologie croniche.Le nuove lauree magistrali cliniche rappresentano quindi il completamento di un processo già delineato dal legislatore: formare professionisti con competenze avanzate, capaci di assumere responsabilità cliniche più elevate all’interno di percorsi assistenziali definiti e sicuri.I numeri spiegano perché questa riforma non sia più rinviabile.Secondo le stime internazionali, l’Italia continua a presentare un rapporto infermieri/popolazione inferiore alla media dei principali Paesi europei e registra uno dei più bassi rapporti infermieri/medici dell’area OCSE. Parallelamente, oltre il 24% della popolazione ha più di 65 anni, mentre le patologie croniche assorbono la quota prevalente delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. In questo scenario continuare a concentrare sugli specialisti medici attività prescrittive a basso contenuto diagnostico significa rallentare i percorsi di cura senza produrre maggiore sicurezza.Consentire a infermieri con formazione magistrale specialistica di prescrivere un presidio antidecubito, un catetere, una medicazione avanzata, un ausilio per la continenza o altri dispositivi assistenziali non significa attribuire competenze diagnostiche proprie della profes sione medica. Significa permettere che il professionista che valuta quotidianamente il bisogno assistenziale possa completare il percorso di presa in carico senza inutili passaggi burocratici.È esattamente ciò che accade da anni in numerosi sistemi sanitari europei.Nel Regno Unito migliaia di infermieri sono independent prescribers. Nei Paesi Bassi, in Irlanda, in Svezia, in Finlandia e in altri Paesi europei gli infermieri con formazione avanzata prescrivono farmaci o dispositivi secondo modelli regolati e basati sulle competenze. La Francia ha deciso di seguire questa direzione. L’Italia non può permettersi di restare indietro.Sorprende quindi che proprio nel momento in cui il legislatore costruisce percorsi universitari altamente qualificanti emergano resistenze da parte di alcune rappresentanze professionali e ordinistiche. È un dibattito legittimo quando riguarda la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti e la definizione delle responsabilità. Diventa invece difficilmente comprensibile quando assume i contorni della difesa di confini professionali ormai superati dall’evoluzione della sanità contemporanea.La prescrizione infermieristica di ausili e presidi non sottrae competenze ai medici. Al contrario, restituisce tempo clinico ai medici, riduce le attese dei cittadini, migliora la continuità assistenziale e rende più efficiente l’intero sistema. È un principio di appropriatezza organizzativa prima ancora che professionale.L’obiettivo deve essere quello indicato dall’articolo 32 della Costituzione: garantire il diritto alla salute attraverso un’organizzazione capace di rispondere ai bisogni reali della popolazione. Se una prestazione può essere erogata in sicurezza dal professionista più competente e più vicino al paziente, impedirlo per ragioni corporative significa ostacolare l’efficienza del Servizio sanitario nazionale.Le professioni sanitarie non sono in competizione tra loro. Sono chiamate a cooperare. La vera innovazione consiste nel costruire un modello nel quale ogni professionista eserciti pienamente le competenze acquisite attraverso percorsi formativi rigorosi, valutabili e certificati.La Francia lo ha compreso e ha già trasformato questo principio in legge. L’Italia ha finalmente posto le basi universitarie per farlo. Ora occorre completare il percorso senza esitazioni, approvando rapidamente i provvedimenti attuativi e accompagnando la riforma con protocolli, linee guida e sistemi di valutazione degli esiti.Le grandi riforme della sanità incontrano sempre resistenze. È accaduto con l’autonomia infermieristica, con l’infermiere di famiglia e di comunità, con le Case della Comunità e con l’evoluzione delle professioni sanitarie. Ma la storia dimostra che, quando il cambiamento è fondato sull’evidenza scientifica, sulla formazione avanzata e sull’interesse dei cittadini, finisce inevitabilmente per affermarsi.La domanda, oggi, non è se gli infermieri debbano assumere competenze avanzate. La domanda è se il Servizio sanitario nazionale possa ancora permettersi di non valorizzarle.Ivano GiulianiPresidente OPI Latina20 Luglio 2026© Riproduzione riservataGentile direttore,se il fine è nobile e legittimo, ma la procedura per realizzarlo un po’ meno, il giudice amministrativo la annulla e rigetta il ricorso. Che l’autorità del medico di...Gentile Direttore,al di là che la maggior parte dei Medici di Assistenza Primaria (MAP) vogliano continuare a garantire il rapporto di fiducia e la prossimità ad una popolazione sempre più...Si è concluso con un mancato accordo l'incontro che si è svolto oggi in Prefettura a Rieti tra i vertici della Asl e le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e...Gentile Direttore, la promozione dell'equità nella salute non passa soltanto attraverso l'efficienza degli ospedali, la qualità dei professionisti o l'innovazione tecnologica. Ridurre le disuguaglianze richiede un approccio più ampio, capace...San ità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneEbola. Secondo operatore umanitario statunitense contagiato, trasferito in Germania. Tedros: “Proteggere chi è in prima linea”“Il medico non può essere il tappabuchi del sistema. E nella PA la nostra dirigenza deve diventare ‘speciale”. Intervista a Di Silverio (Anaao)Alzheimer, lo studio CELIA rilancia la strategia anti proteina tau: diranersen rallenta il declino cognitivoCaldo estremo, FADOI: “Sopra i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere il calore”Screening oncologici. Oltre 7,6 milioni di italiani esclusi, Gimbe: "Oltre 50 mila tumori non intercettati"Benzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativoMalattie venose, Servier lancia Daflon 1000 mg: una sola compressa per semplificare la terapiaCaldo e diabete, il caso Zverev ricorda i rischi dell'estate: "Attenzione ai sensori per la glicemia"Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medicaFarmaci. Aifa aggiorna quattro Note: ormone della crescita, infertilità, anticoagulanti e BpcoQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001796005229.PDF §---§ title§§ Sanità e legalità, Icardi: “La corruzione è un danno sociale, serve una svolta culturale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001744105750.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "targatocn.it" del 20 Jul 2026

A Torino il seminario con ANAC e GIMBE: focus su prevenzione, formazione e controlli per garantire servizi equi e trasparenti nel sistema sanitario

pubDate§§ 2026-07-20T13:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001744105750.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001744105750.PDF', 'title': 'targatocn.it'} tp:url§§ https://www.targatocn.it/2026/07/20/leggi-notizia/argomenti/politica/articolo/sanita-e-legalita-icardi-la-corruzione-e-un-danno-sociale-serve-una-svolta-culturale.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001744105750.PDF tp:ocr§§ "La corruzione lede il diritto alla salute. Prevenire l'illegalità significa garantire servizi sanitari equi, imparziali e di alta qualità ai cittadini. Per questo, ora è tempo di una svolta culturale che provochi un clima di intolleranza alla corruzione perché è un vero danno sociale".Con queste parole, Luigi Genesio Icardi, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, stamane ha introdotto il suo intervento al seminario dal titolo: "La prevenzione di frodi e abusi per una corretta gestione della sanità regionale", al quale sono intervenuti il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), Giuseppe Busia, il Presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, la Responsabile del Settore Anticorruzione e Vigilanza sui contratti e sulle strutture pubbliche e private della Regione Piemonte, Laura Benente, il Presidente dell'Organismo regionale per il controllo collaborativo (ORECOL), Luca Libra e il Presidente della Commissione regionale per la promozione della cultura della legalità e contrasto ai fenomeni mafiosi, Domenico Rossi."Gli anticorpi della corruzione-prosegue Icardi- è il titolo di un progetto di ricerca-intervento unico in Italia, sviluppato a partire dal 2020, in piena pandemia, durante il mio mandato di Assessore alla Sanità regionale, grazie alla collaborazione dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS). Abbiamo sviluppato un settore anticorruzione e vigilanza sui contratti delle strutture pubbliche e private presso la Direzione Sanità e Welfare della Regione Piemonte, un piano formativo sulle misure di trasparenza, rivolto ai referenti degli Uffici delle Aziende Sanitarie regionali e un sostanzioso pacchetto di linee guida, per la promozione di buone pratiche e il contrasto ai fenomeni corruttivi. Per l'intera durata del progetto, fino al 2023, sono stati direttamente coinvolti i Responsabili dei servizi di prevenzione della corruzione e della trasparenza delle Aziende Sanitarie regionali".Tutti i relatori al seminario sono convenuti sulla necessità di prevenire e contrastare la corruzione nel SSN attraverso l'aggiornamento delle politiche di anticorruzione sulla base delle criticità emergenti, l'implementazione di norme e controlli e la formazione dei professionisti a tutti i livelli.In conclusione, Icardi: "Credo nell'importanza del coinvolgimento diretto di tutti i professionisti del Sistema Sanitario Nazionale sui temi della prevenzione della corruzione in sanità, come leva della promozione della cultura della legalità e dell'etica professionale. La formazione, in modo particolare, può svolgere un ruolo significativo nel combattere l'opacità e la corruzione. Possiamo fornire ai professionisti i giusti strumenti per reagire alla tolleranza verso i fenomeni corruttivi ai quali non dobbiamo abituarci perchè ledono i diritti di uguaglianza, la fiducia nelle istituzioni e incidono sulla qualità del servizio pubblico reso alla collettività". tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/20/2026072001744105750.PDF §---§