title§§ Medici e intelligenza artificiale «piu del 60 per cento la usa gia ma non ci togliera il lavoro» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701751305681.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "CORRIERE DELLA SERA SETTE" del 17 Jul 2026

Di mario garofalo - illustrazione di gianluca folì

pubDate§§ 2026-07-17T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701751305681.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701751305681.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701751305681.PDF tp:ocr§§ MEDICI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE «PIÙ DEL 60 PER CENTO LA USA GIÀ MA NON CI TOGLIERÀ IL LAVORO» Diagnosi, ricerca e cura: la maggioranza degli specialisti italiani si fa assistere da un sistema di AI (un anno fa erano meno della metà). I radiologi sono quelli che hanno vissuto l’acceletazione più evidente. I chatbot faranno quindi tutto da soli? Non è proprio così d i M A R I O G A R O FA L O - i l l u s t r a z i o n e d i G I A N L U C A F O L Ì L L’immagine del femore compare sullo schermo con una scritta: «Frattura». Il quadratino giallo indica il punto esatto in cui osservare. Il radiologo conferma e la diagnosi è fatta, per?no spesso già scritta: basta ricontrollare e mettere la ?rma. Avviene quotidianamente nei pronto soccorso, anche se non tutti lo sanno. È la prova tangibile che l’intelligenza arti?ciale ha già modi?cato un pezzo importante della nostra vita: quello che riguarda la salute. E con essa il lavoro del medico, uno dei più antichi dell’umanità. Oggi il 61 per cento degli specialisti italiani si fa assistere da un sistema basato su AI: un anno fa era meno della metà (24 per cento). Negli Stati Uniti la quota sale all’80 per cento. I radiologi sono forse quelli che hanno vissuto l’accelerazione maggiore. «All’inizio, tre o quattro anni fa, c’era un tasso di falsi positivi abbastanza alto. Oggi i programmi ci prendono al 98-99 per cento se la frattura c’è», spiega Andrea Laghi, responsabile del reparto all’Humanitas a Rozzano. «L’interazione tra l’uomo e la macchina è fondamentale. Un piccolo nodulo polmonare può sfuggire a un occhio umano: con l’aiuto dell’AI le probabilità di errore si riducono. Ma la responsabilità ?nale è sempre del medico». Matteo Della Porta, capo dell’Unità Leucemia nello stesso ospedale aggiunge: «In alcune analisi, come le mammogra?e, il computer può essere persino più preciso dell’esperto secondo alcune ricerche». MENO POSTI DI LAVORO? Questo porterà alla riduzione dei posti di lavoro? Nel 2016 l’autorevole Geoffrey Hinton, padre delle reti neurali, immaginava scenari catastro?ci: «Se fai il radiologo» aveva detto «sei come il coyote che è già oltre il bordo del precipizio ma non ha ancora guardato giù». Le cose non sono andate così. Una ricerca del Royal College of Radiologists mostra che nel Regno Unito le strutture che utilizzano l’AI sono passate dal 54 per cento del 2023 al 75 per cento del 2025. Ma nel frattempo il numero di radiologi non si è affatto ridotto, anzi: dal 2016 a oggi è aumentato di oltre il 40 per cento. Diversamente da quanto accade nel mondo degli avvocati (vedi la prima puntata dell’inchiesta su lavoro e AI, pubblicata da 7 il 26 giugno scorso, online su corriere.it/ sette), in medicina non si temono tanto tagli occupazionali. Piuttosto ci si chiede come formare i giovani. Se è la macchina a segnalare la frattura, come si fa esperienza? Il dottor Laghi propone una soluzione: «Servirebbero due livelli di accesso al sistema, uno per apprendisti e uno per membri dello staff. I primi non dovrebbero vedere il suggerimento prima di aver formulato una diagnosi». L’altro problema è la sicurezza dei pazienti. «L’intelligenza arti?ciale è un supporto, non potrà mai sostituire il medico», dice Antonio Bartorelli, responsabile della Cardiologia interventistica del Galeazzi. Tutti lo danno per acquisito: solo l’uomo può riconoscere eventuali errori del sistema e assumersi la responsabilità delle decisioni. Ma chi garantisce che il medico non diventi pigro? Adeguarsi al suggerimento della macchina può essere più semplice che metterlo in discussione. Tecnicamente si chiama automation bias ed è l’incubo di un sistema di cura troppo dipendente dalle nuove tecnologie. «Serviranno medici ancora più preparati, capaci di giudizio e autonomia», dice Laghi. NESSUNA NOSTALGIA Alessandro Repici, responsabile dell’Endoscopia digestiva dell’Humanitas è piuttosto tranquillo. «Semplicemente ci stiamo evolvendo. Quando ci muoviamo in una città sconosciuta utilizziamo il navigatore, chi rimpiange le mappe di carta? E perché noi medici dovremmo rinunciare all’AI? ». L’endoscopia è uno dei settori in cui l’intelligenza arti?ciale sta dando i risultati più evidenti. «Durante una colonscopia», racconta Repici, «se il sistema individua una lesione sospetta fa scattare un allarme visivo e uno sonoro. Così siamo sicuri di rimuovere tutto il necessario. In passato qualcosa poteva sfuggire: per stanchezza o per condizioni non ideali della mucosa. Queste possibilità di errore oggi sono state praticamente annullate». Gli investimenti sono cospicui, nelle grandi organizzazioni private del Nord ma anche nel pubblico. «Nel Servizio sanitario nazionale la situazione è a macchia di leopardo», spiega Angelo Aliquò, direttore generale del San Camillo-Forlanini di Roma, ospedale premiato da Newsweek come più smart d’Italia (dopo i privati Humanitas e San Raffaele). «Adesso mi trovo alla guida di un’azienda piuttosto avanzata, ma sono passato per strutture che erano all’anno zero. Usiamo l’intelligenza arti?ciale in radiologia e in senologia, stiamo per inserirla negli ambulatori. Ma dovremmo cominciare a utilizzarla anche nella parte amministrativa: una delibera che oggi richiede un mese potrebbe essere scritta in poche ore con i modelli linguistici». PUBBLICO & PRIVATO La differenza tra pubblico e grandi aziende private è tracciata con un esempio da Elena Giovanna Bignami, direttrice dell’Anestesia e rianimazione dell’Università di Parma: «Loro hanno i soldi e la rapidità: possono comprare i programmi che vogliono. Noi abbiamo i dati: creiamo le infrastrutture. È come se loro avessero le Porsche e noi l’autostrada». La medicina è una scienza in larga parte statistica: per questo è il campo ideale per l’intelligenza arti?ciale, che non ha la comprensione e la creatività dell’essere umano ma ha una capacità superiore nell’aggregare ed elaborare enormi quantità di informazioni. Questa marcia in più fa la differenza soprattutto nell’oncologia, dove bisogna considerare molte variabili per arrivare alla diagnosi e alla cura più adatta. «Dobbiamo tener conto», spiega Della Porta, «del pro?lo genetico del tumore, dello stato del paziente, delle sue altre patologie, dei medicinali che assume, stimare rischio e qualità della vita. Si tratta di un lavoro molto complesso, nel quale l’intelligenza arti?ciale è di grandissimo aiuto». Nascono così i “gemelli digitali”, modelli che permettono di simulare l’evoluzione della malattia e gli effetti delle terapie. «Un tempo», dice spiega Victor Savevski, capo dell’Innovazione di Humanitas, «si dava a tutti i casi simili la stessa cura, ora la strategia è personalizzata». IL CASO RISOLTO Nelle leucemie, per esempio, è delicato scegliere se ricorrere al trapianto di cellule staminali: una cura potenzialmente molto ef?cace, ma anche rischiosa, da riservare ai casi in cui i bene?ci superano i pericoli. «Avevamo un paziente giovane con una forma della malattia non immediatamente aggressiva. Qualche anno fa non lo avremmo candidato al trapianto. L’intelligenza arti?ciale ci ha segnalato che la mutazione di un gene piuttosto rara era spesso collegata a un decorso più rapido. Nessuno di noi ci avrebbe pensato. Abbiamo deciso di intervenire ed è guarito». Molti tumori (circa il 20 per cento) sono rari o rarissimi, il che rende dif?cile accumulare esperienza clinica. L’intelligenza arti?ciale, pescando da banche dati di tutto il mondo, può colmare questa lacuna. Così come, in virologia, «potrebbe essere utile per leggere i sintomi in base alla provenienza del paziente», prevede Massimo Andreoni. Tra i vantaggi più citati c’è il tempo. «Prendiamo le lettere di dimissione», dice Federico Esposti, direttore dell’Innovazione del San Raffaele. «Prima richiedevano tra 45 e 90 minuti, oggi bastano 15-20 minuti. Inoltre possiamo fornire una versione tecnica per il medico di base e una più semplice per il paziente». IN AMBULATORIO Durante le visite ambulatoriali il medico era abituato ad ascoltare il paziente spesso guardando lo schermo del pc per prendere appunti. Ora è un modello linguistico a raccogliere tutto con un microfono e ad abbozzare il testo da ricontrollar e e ?rmare. «Le sintesi sono ottime, vengono corrette soltanto in minima parte, in media il 2,2 per cento», spiega Savevski. Presto metteranno in piedi un meccanismo del genere, tra gli altri, anche il San Raffaele e il San Camillo di Roma. Non tutti sono entusiasti però della rivoluzione tecnologica in atto. Erino Rendina, ordinario di Chirurgia toracica alla Sapienza-Sant’Andrea di Roma, ci vede il trionfo del nichilismo: «Siete mai stati in una sala operatoria robotica? Il chirurgo, non sterile, siede alla console. Dall’altro lato sta il paziente. Se si veri?ca un qualsiasi tipo di emergenza, un’emorragia ad esempio, il chirurgo deve correre a lavarsi e vestirsi e soltanto dopo può intervenire. Ma vi sembra logico? Niente può sostituire il rapporto umano tra medico e paziente. Il malato sceglie te non la macchina». L’impatto è forte anche nella ricerca. «L’AI classica», spiega Eugenio Santoro del Mario Negri, «ci aiuta a individuare le molecole che hanno più possibilità di diventare farmaco. Quella generativa ci aiuta nei protocolli di studio e nel reclutamento dei pazienti. Molti la usano anche per sintetizzare gli articoli, che talvolta sono molto lunghi. Allucinazioni? Talvolta saltano i casi più interessanti». Alessandro Fiocchi, primario di Allergologia al Bambino Gesù, dirige il giornale della World Allergy Organization e rileva un grosso problema: «Mentre esiste un software che ci aiuta a individuare i plagi, non ne esiste uno che individui i lavori concepiti e scritti con l’AI. Abbiamo imparato a riconoscerli da soli, ma l’errore è sempre in agguato e ci fa perdere tanto tempo». E I PAZIENTI? Intanto l’intelligenza arti?ciale è entrata anche nelle abitudini dei pazienti. Il 36 per cento la utilizza per informarsi sulla salute: il 47% per interpretare dei sintomi, il 41% per ottenere spiegazioni più semplici di termini medici dif?cili, il 40 per cento per interpretare i risultati di esami di laboratorio. Ma una macchina può sostituire il medico nelle situazioni più banali? «I sistemi generalisti non sono ancora af?dabili», risponde Della Porta. «In futuro però potremmo avere chatbot sanitari capaci di gestire le richieste di base e alleggerire i pronto soccorso». Di sicuro dei passi in avanti li farà la telemedicina. «Stiamo sviluppando dispositivi indossabili (orologi, anelli, sensori) le cui informazioni saranno analizzate dall’AI», spiega Bignami. «La s?da è individuare i parametri più utili per i pazienti fragili». Al San Raffaele dopo una visita in ambulatorio, l’intelligenza arti?ciale legge il referto e invia un messaggio al paziente con tutti gli esami da fare e il link per effettuare le prenotazioni. Il futuro, spiega Federico Esposti, è il patient navigator, che ricorda al paziente quando fare accertamenti e prendere medicine. «Il problema della sanità è che è divisa in compartimenti verticali: l’intelligenza arti?ciale può essere il legame orizzontale che mancava. Potrebbe essere la mappa della sanità di cui avremmo bisogno per prenderci cura di noi ». ---End text--- Author: MARIO GAROFALO Heading: Highlight: IL “CASO” : UN PICCOLO NODULO POLMONARE PUÒ SFUGGIRE ALL’OCCHIO DELLE PERSONE, MA AL COMPUTER NO. EPPURE IL NUMERO DEI CAMICI BIANCHI È AUMENTATO «LA DIFFERENZA FRA PRIVATO E PUBBLICO? IL PRIMO HA I SOLDI, LA RAPIDITÀ E PUÒ COMPRARE I PROGRAMMI CHE VUOLE. MA IL SECONDO HA I DATI» «IL PROBLEMA DELLA SANITÀ È CHE È DIVISA IN COMPARTIMENTI VERTICALI: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUÒ ESSERE IL LEGAME ORIZZONTALE CHE MANCAVA» Image:Dall’alto: Andrea Laghi, responsabile reparto di Radiologia, Humanitas di Rozzano; Matteo Della Porta, capo dell’Unità Leucemia; Antonio Bartorelli, responsabile della Cardiologia interventistica Galeazzi; Alessandro Repici, responsabile della Endoscopia digestiva Humanitas In Italia L’Identikit L'utilizzo dell'AI generativa ad uso sanitario da parte dei professionisti del settore - Risposta multipla (Campione: 759 specialisti; 137 medici di medicina generale; 1.150 infermieri) Medici di medicina generale Specialisti La usano 37% 61% 61% 90% 84% 87% Sistemi di AI non verticali (Chatgpt, Google AI...) Strumenti di Itelligenza Arti?ciale personali Infermieri 16% 30% 10% AI fornita 3% 13% dalla struttura sanitaria 8% La mappa Ambiti di innovazione prioritari (campione: 68 aziende sanitarie) 90% 81% 76% 74% 74% 72% 71% 69% 68% 65% 59% Cybersecurity Servizi al cittadino Cartella Clinica Elettronica Integrazione reti sanitarie Telemedicina Archivio dati clinici AI e Machine Learning Integrazione ospedale-territorio Elaborazione analitica dei dati Archivio informatico centralizzato Sistemi di reparto (LIS, RIS/PACS) Nel Regno Unito I reparti di radiologia che utilizzano l’AI 80 70 60 50 75% 69% 54% 2023 2024 2025 Secondo i direttori clinici l’introduzione dell’AI ha*: Ridotto il carico di lavoro Aumentato il carico di lavoro 6% 37% *Dati 2024 Dall’alto: Elena Giovanna Bignami, direttrice dell’Anestesia e Rianimazione Università di Parma; Erino Rendina, ordinario di Chirurgia toracica alla SapienzaSant’Andrea; Federico Esposti, direttore dell’Innovazione del San Raffaele; Alessandro Fiocchi, primario di Allergologia al Bambin Gesù -tit_org- Medici e intelligenza artificiale «piu del 60 per cento la usa gia ma non ci togliera il lavoro» -sec_org- tp:writer§§ Mario Garofalo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701751305681.PDF §---§ title§§ À la guerre! = Il fine vita è legge: il regalo di Macron al Papa in arrivo a Parigi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752105673.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "FOGLIO" del 17 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-17T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752105673.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752105673.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752105673.PDF tp:ocr§§ À la guerre! Il voto sul fine vita rischia di mettere una brutta ipoteca sul viaggio del Papa in Francia Il fine vita è legge: il regalo di Macron al Papa in arrivo a Parigi Roma. Doveva essere il viaggio della riconciliazione dopo gli anni della scarsa sintonia fra Papa Francesco ed Emmanuel Macron, culminata con il no, grazie detto dal Pontefice in risposta all’invito per la messa-kermesse con cui è stata riaperta al culto Notre-Dame. Invece, il voto dell’Assemblea nazionale che ha dato il via libera alla legge sul fine vita mette un’ipoteca non irrilevante sul viaggio di Leone XIV oltralpe, fra Parigi, Lourdes e Metz. L’episcopato francese è battagliero come non mai e già giovedì sera, mentre in parlamento si stavano ancora contando i voti, diffondeva un lungo comunicato firmato dal presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Jean-Marc Aveline, e dai due vicepresidenti. “Questo 15 luglio 2026 segna una grave rottura nella storia del nostro paese”. (Matzuzzi segue a pagina quattro) America sfigurata (segue dalla prima pagina) “Scegliendo di legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito – si legge nel comunicato –, i deputati hanno iscritto nella legge francese la possibilità di provocare la morte. Questa scelta rompe con la lunga tradizione della cura la cui vocazione è di alleviare la sofferenza e di accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della sua vita”. Ce n’è anche per Macron, il quale “aveva annunciato un dibattito sereno, illuminato e rispettoso, ma è chiaro che le questioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da parole ingannevoli, hanno avuto ragione di questa ambizione. Una questione così essenziale per il nostro patto sociale meritava tuttavia che le conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell’eutanasia e del suicidio assistito fossero pienamente considerate”. I vescovi annunciano che la mobilitazione andrà avanti, intanto seguendo “con attenzione i ricorsi annunciati al Consiglio costituzionale”. L’obiettivo è di fare il possibile affinché sia garantito “il rispetto dell’etica nelle strutture impegnate nell’accompagnamento di persone in fin di vita e che escludono il ricorso all’eutanasia o al suicidio assistito”. Che la questione sia delicata lo dimostra anche la presa di posizione delle Piccole sorelle dei poveri, impegnate fin dall’Ottocento nella cura – fino alla fine – degli anziani vulnerabili: “Preferiamo morire anziché dare la morte”, hanno detto le religiose alla Croix. Il sentimento è diffuso, la pressione sul primo ministro Sébastien Lecornu, cattolico che Macron definì “monaco soldato” (aveva pensato, in gioventù, di farsi benedettino), è forte: accusato di essere rimasto in silenzio per mesi, ora – a legge approvata – ha annunciato di ricorrere al Consiglio costituzionale per verificare se il provvedimento rispetti integralmente “la dignità della persona”. Nelle intenzioni di preghiera per il mese di luglio del Papa, pubblicate come sempre all’inizio del mese, Leone aveva sottolineato che “ogni persona è un dono sacro” che riflette il volto di Dio “dal primo istante della sua esistenza fino all’ultimo respiro del suo cammino sulla terra”. Concetti che peraltro aveva già richiamato un mese fa intervenendo al Parlamento spagnolo. Il rischio di veder vacillare l’intesa cordiale fra l’attuale inquilino dell’Eliseo e la Santa Sede c’è e le occasioni per rimarcare la distanza sono ben cerchiate sul calendario dell’imminente viaggio in Francia: la grande veglia di preghiera allo Stade de France, venerdì 25 settembre, la messa in Place de la Concorde e sui Champs-Élysées del giorno dopo. Per non parlare di quel che il Papa potrebbe dire a Lourdes, dove la questione è assai sentita per ovvie ragioni. Padre Andrea Ciucci, cancelliere della Pontificia accademia per la vita, ha detto ai media vaticani che “i fratelli non possono togliere la vita ad altri fratelli. La fraternità è al servizio della vita, non della morte”. Non pare tirare aria di riconciliazione, almeno per ora: il vescovo di Bayonne, mons. Marc Aillet, ha de finito “l’aiuto a morire un’impostura”. Il fine della legge, ha detto, è di “legalizzare il suicidio assistito e l’eutanasia, parole che non compaiono né nel titolo né nel contenuto del testo”. In un’intervista a France Catholique, il presule ha aggiunto che “il sostegno pubblico a una legge gravemente contraria all’insegnamento morale della Chiesa pone un vero problema di coerenza ecclesiale. I parlamentari cattolici che hanno votato a favore di questa legge devono valutarne le conseguenze. Se sono consapevoli di questa incoerenza, non potranno più ricevere la comunione. La Chiesa è giustificata nel ricordarglielo, come hanno fatto alcuni vescovi negli Stati Uniti. Vorrei invitarli a un sincero esame di coscienza”. In attesa dell’arrivo del Papa, i vescovi si preparano: “Al di là della disapprovazione”, scrivono nel comunicato già citato, “questo voto del 15 luglio ci invita quindi a un rinnovato impegno, con le famiglie, gli assistenti, i volontari, i caregiver, le associazioni, i cappellani, per testimoniare che un’altra strada è possibile, quella di una presenza fedele e di un accompagnamento attento che leniscono le sofferenze fisiche o psicologiche, senza mai abbandonare nessuno”. Il provvedimento è stato approvato in via definitiva con 291 voti favorevoli e 241 contrari. Matteo Matzuzzi ---End text--- Author: Matteo Matzuzzi Heading: Highlight: Image: -tit_org- À la guerre! Il fine vita è legge: il regalo di Macron al Papa in arrivo a Parigi -sec_org- tp:writer§§ Matteo Matzuzzi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752105673.PDF §---§ title§§ Caldo, mortalità cresciuta del 3% = Caldo, mortalità cresciuta del 3% Strage tra gli anziani: 380 vittime link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752405676.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "MESSAGGERO" del 17 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-17T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752405676.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752405676.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752405676.PDF tp:ocr§§ Riunita la cabina di regia del ministero. Oggi 16 città bollino rosso Caldo, mortalità cresciuta del 3% Caldo, mortalità cresciuta del 3% Strage tra gli anziani: 380 vittime I dati della cabina di regia del ministero: «Incremento minore del resto d’Europa» Grave il bilancio di Torino: 120 decessi. A Roma (su 3 milioni di abitanti) sono stati 130 ` C aldo, mortalità cresciuta del 3%. Strage tra gli anziani: 380 vittime. I dati della cabina di regia del ministero: «Incremento minore del resto d’Europa». A Oristano toccati i 47 gradi. A pag. 13 L’EMERGENZA ROMA Per comprendere gli effetti sulla salute delle ondate di calore, il sistema di sorveglianza italiano confronta il dato statistico delle morti attese per qualsiasi causa sulla base delle medie degli ultimi anni con quello reale, in coincidenza con le temperature estreme. Bene, nel periodo 25 maggio-30 giugno, quando di fatto sono state affrontate le prime due pesanti ondate di calore, c’è stato un incremento del 3 per cento. Ed è stato concentrato soprattutto in una fascia di età: gli over 85. In termini assoluti, significa 380 decessi in più che possono essere attribuiti al grande caldo. Paga un prezzo molto alto la città di Torino, che da una parte è stata interessata da temperature costantemente sopra la media, dall’altra ha anche una popolazione anziana e non abituata a questo tipo di caldo. Le stime parlano di 120 morti in eccesso. STATISTICHE Anche Roma - ma sulla base di una popolazione molto più ampia, 3 milioni di abitanti - ha un dato elevato, 130 decessi. Questi numeri, elaborati dal Dep (Dipartimento epidemiologia) Lazio, sono stati illustrati ieri nel corso della riunione della Cabina di regia sul caldo convocata dal Ministero della Salute. L’analisi riguarda tutti gli over 65 ma, come detto, i dati più preoccupanti interessano gli over 85. Spiegano alla cabina di regia: «L'eccesso di mortalità medio è stato contenuto anche in relazione a quanto osservato in altri Paesi europei». Sia chiaro: la stima di 380 decessi è comunque drammatica, ma se paragonata ai 2.000 calcolati in Francia, ai 6.800 in Germania o ai 2.200 nel Regno Unito, appare tutto sommato un dato basso. Come si spiega? Ci sono vari fattori. «Sicuramente - racconta la dottoressa Paola Michelozzi, dirigente del Dep Lazio - i cittadini del Nord Europa sono meno abituati, anche fisicamente, al grande caldo e questo conta». Inoltre, proprio perché l’Italia conosce gli effetti delle ondate di calore, negli anni, da parte del Ministero della Salute e delle Regioni sono stati affinati i sistemi di sorveglianza e prevenzione, mentre i cittadini hanno imparato a difendersi installando l’aria condizionata nelle case (il 15 luglio è stato raggiunto il picco dell’anno dei consumi energetici a 57,98 GW) o con comportamenti prudenti. C’è un altro dato che va valutato: molti anziani e soggetti fragili purtroppo sono morti durante la pandemia e questo ha probabilmente ridotto la platea di coloro che oggi, con il grande caldo, sono maggiormente a rischio. Dopo che mercoledì scorso i temporali hanno causato anche danni molto seri in alcune aree del Nord, ieri è continuato l’assedio del caldo. In Sardegna, nella zona di Oristano, sono stati superati i 47 gradi. Per oggi, il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute prevede con bollino rosso 16 città (Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino e Viterbo). Domani saranno 19 perché si aggiungeranno Ancona, Catania e Civitavecchia. In Sicilia allerta rossa per gli incendi, roghi molto estesi anche in Sardegna. M.Ev. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mauro Evangelisti Heading: Highlight: OGGI 16 CITTÀ IN BOLLINO ROSSO, DOMANI DIVENTERANNO 19 A ORISTANO RAGGIUNTI I 47 GRADI Image:A sinistra i turisti nel cuore di Roma che trovano rifugio al calore. A destra i roghi in Sardegna: nell’isola ieri si è arrivati a 46 gradi -tit_org- Caldo, mortalità cresciuta del 3% Caldo, mortalità cresciuta del 3% Strage tra gli anzia ni: 380 vittime -sec_org- tp:writer§§ Mauro Evangelisti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752405676.PDF §---§ title§§ Crescita zero e Sanità allo stremo Maisoldi perle armi si trovano sempre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752605674.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "NOTIZIA GIORNALE" del 17 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-17T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752605674.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752605674.PDF', 'title': 'NOTIZIA GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752605674.PDF tp:ocr§§ Crescita zero e Sanità allo stremo Ma i soldi per le armi si trovano sempre diRAFFAELLAMALITO ' untre il Paese arranca tra sai ari magri, crescita inchiodata e . Lina sanità pubblica sempre più sfilacciata, il governo Makini ha trovato la sua grande urgenza: riscrivere la legge elettorale. Elly Schlein e Giuseppe Conte accusano la maggioranza di usare ¡a riforma come un enorme fumogeno parlamentare, uule a spostare l'attenzione dalle promesse mancate e dai problemi che entrano ogni giorno nelle case degli italiani. Il contrasto è evidente. Per stipendi, ospedali ñ scrviM pubblici si predicano prudenza, comparibilità epazienza. Per le armijnvecc,icurdoni della borsa si aprono con una rapidità quasi commovente. A fotografare la corsa al riarmo è l'Agenzia europea per la Difesa: nel 2025 i 27 Stati mèmbri hanno speso 418 miliardi di euro, il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente, raggiungendo il 2,2 per cento del Pi!. Nel 2026 si dovrebbe salire a 454 miliardi, pari al 2,4 per cento del Pii. Tra ¡I 2022 e ¡l 202S l'aumento ñ LI mulato è stato del 47 per cento. E la marcia non si ferma: secondo à Ed a, proseguendo su questa traiettoria, nel 2029 si potrebbe arrivare a 547 miliardi. Nel 2025, 23 Paesi hanno raggiunto almeno il 2 per cento del Pii in spese militari e 15 !e hanno aumentale di oltre il 10 per cento. Gli acquisti di prodotti per la difesa sono balzati da 88 a 115 miliardi in un anno. Mentre i bilanci militari ingrassano, la sanità italiana viene messa a dieta. Un'analisi di Loren20 Ruffino mostra che la spesa sanitaria pubblica è scesa dal 7,4 per cento del Pii del 2009 e 2010 al 6,6 per cento del 2024, Dietro quei decimali ci sono liste d'attesa interminabili, reparti in affanno, personale insufficiente e cittadini costretti a rinunciare alle cure o a pagarle di tasca propria. Ma per Palazzo Chigl la priorità sembra essere un'altra: premi di maggioranza, collegi e liste bloccate. Il paradosso è che a smontare la propaganda del "più armi uguale più sicurezza" è la stessa Agenzia eiiropea per la Difesa. Nel documento "Conto alla rovescia verso il 2030", l'Eda spiega che il riarmo procede in ordine sparso, con duplicazioni, sistemi incompatibili e invesdmend frammentali su base nazionale. Si spende una montagna di denaro, ma senza costruire automaticamente una difesa comune più efficiente. Il rapporto segnala anche uno squilibrio tra gli investimenti in nuovi armamenti e le risorse desanate a personale, addestramento ñ manutenzione. Tradotto dal linguaggio felpato dei documenti europei: si spende di più e spesso si spende male. Altro che strategia impeccabile. la grande macchina del riarmo macina miliardi, ma rischia di produrre soprattutto commesse, profitti industriali e fatture recapitate ai contribuenti, È il punto sollevato dai parlamentari M5S Alessandra Maioriño. Pietro Lorence, Arnaldo Lomuti e Filippo Scerra. La spesa militare europea è passata dai 214 miliardi nominali del 2021 agli oltre 434 previsti per il 2026, senza che questo raddoppio si traduca necessariamente in una capacità collettiva altrettanto forte. La frammentazione resta, l'autonomia strategica non decolla ñ a festeggiare sono soprattutto i produttori di armamenti. Su questa contraddizione Schlein e Conte costruiscono l'attacco al governo. Meloni preferisce occupare il Parlamento con l'ingegneria elettorale mentre i salari perdono terreno, l'economia ristagna e la sanità pubblica viene lasciata consumare. La sicurezza internazionale è un tema reale, ma trasformarla in un lasciapassare per qualsiasi spesa significa sottrarre risorse e discussione democratica alle emergen ó.å sociali. La riforma elettorale diventa cosi il diversivo perfetto; agita il dibattito e consente al governo di cambiare argomento. Ma la propaganda non riempie i portafogli, non accorcia le liste d'attesa e non riapre i reparti. Per i cittadini ci sono vincoli, sacrifìci ñ attese. Per le armi, invece, compare sempre un nuovo miliardo. È questa, più di ogni slogan, la vera legge non scritta del governo Meloni.· FINE GUERRA MAI Secondo l'Agenzia Uè per la Difesa l'anno scorso laspesa e sai ita del 20% a418 miliardi e viaggia verso i 454 -tit_org- Crescita zero e Sanità allo stremo Maisoldi perle armi si trovano sempre -sec_org- tp:writer§§ RAFFAELLA MALITO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752605674.PDF §---§ title§§ Intervista a Orazio Schillaci - «È una svolta per il Ssn, in manovra più fondi per medici e infermieri» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752705675.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "SOLE 24 ORE" del 17 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-17T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752705675.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752705675.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752705675.PDF tp:ocr§§ «È una svolta per il Ssn, in manovra più fondi per medici e infermieri» L’intervista. Orazio Schillaci. Per il ministro della Salute la vera rivoluzione è la Sanità territoriale «S ono molto positive le iniziative di alcune Regioni come la Lombardia di mettere dei cold spot dentro le Case di comunità, una iniziativa utile che mette insieme le esigenze di tutela dei più fragili e degli anziani che si faranno più pressanti con la terza ondata di caldo e la possibilità di ricorrere a queste strutture innovative che possono fornire un supporto: non sono solo un posto dove avere refrigerio, ma anche una visita medica evitando l’afflusso nei pronto soccorso». Per il ministro della Salute Orazio Schillaci l’allarme caldo può rappresentare un prezioso “battesimo” per le oltre 1.200 nuove Case di comunità nate per assicurare ai cittadini «una medicina moderna e più vicina alle persone». Quanto sono importanti? Credo che rappresentino una vera svolta per il Servizio sanitario nazionale perché quello che è mancato finora e si è visto durante il Covid, è stata proprio la medicina territoriale. Proprio in questi giorni sono usciti dei dati che ricordano come l’Italia abbia perso tanti posti letto in ospedale, un taglio che si è fatto sentire proprio perché mancavano strutture come queste. Il Sud però è in ritardo. Purtroppo ci sono ancora troppe differenze tra Nord e Sud e per questo stiamo accompagnando le Regioni in questa fase, anche se negli ultimi mesi hanno fatto grandi progressi. Questa differenza nell’accesso alle cure per me rimane il problema più grave della sanità italiana: è inaccettabile, perché tutti dovrebbero avere le stesse possibilità di cura a prescindere da dove vivono e da quanto guadagnano. Vigilerete sul funzionamento? Non c’è il rischio “scatole vuote”? Il ministero vigilerà anche con l’aiuto di Agenas: perché non basta aprire queste strutture, ma devono funzionare bene e sono convinto che gradualmente andranno tutte a regime e noi lavoreremo perché accada. Puntiamo anche a fare una campagna di informazione per i cittadini sulle Case di comunità per fargli capire quali servizi possono trovarci dentro, ma anche conoscere dove sono ubicate e per questo stiamo chiedendo alle Regioni di fare una mappa. Avremo un duplice vantaggio: si potrà ridurre la pressione sui pronto soccorso e ci sarà una presa in carico, grazie a team multidisciplinari, di anziani e fragili che sono la maggioranza dei pazienti italiani Ma i medici di famiglia ci lavoreranno davvero anche se non come dipendenti? Sono già entrati nelle Case di comunità con un accordo nazionale, non possono non andarci perché sono convinto che ci sarà una evoluzione della figura del medico di famiglia che non lavorerà più da solo e avrà una formazione specialistica universitaria come gli altri medici. Al di là dell'ipotesi della dipendenza che è un tema che riemerge da anni è importante che si facciano le cose nell'interesse dei cittadini e non delle categorie Le liste d’attesa sono una sua priorità. Ora finalmente c’è la piattaforma che monitora i ritardi. Come interverrete? Questa operazione è fondamentale per migliorare una emergenza che è almeno ventennale. Se sappiamo quali prestazioni sono più critiche possiamo individuare le cause e il modo per rimuoverle: se c’è un ritardo su un esame diagnostico questo può dipendere dal fatto che manca un macchinario o perché c’è carenza di personale. In questo modo le Regioni possono intervenire in maniera mirata. Tra l’altro questa piattaforma ha risvegliato una sana competizione tra le Regioni per rispettare i tempi come si vede dai primi dati in miglioramento e questo è un fattore molto positivo. Questa estate lavorerete alla manovra. Cosa si aspetta? Vedrò il ministro Giorgetti a fine luglio e chiederò di aumentare la dote del Fondo sanitario come è sempre accaduto. Proprio in questi giorni gli uffici del ministero stanno lavorando alla stima economica delle esigenze. Tra queste al primo posto ci sono i professionisti sanitari: vogliamo più assunzioni e aumentare le loro remunerazioni. Abbiam o iniziato l’anno scorso dagli infermieri, ma dobbiamo proseguire con le assunzioni che potranno riguardare anche le nuove strutture come le Case di comunità per le quali abbiamo già stanziato 600 milioni. La sanità territoriale è la vera rivoluzione di questi anni. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: i servizi Il ministero vigilerà sul funzionamento delle Case di comunità. I medici di famiglia non possono non lavorarci la legge di bilancio Vedo il ministro Giorgetti a fine mese: la dote del Fondo sanitario aumenterà per assunzioni e stipendi Image:Ministro della Salute. Orazio Schillaci -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - «È una svolta per il Ssn, in manovra più fondi per medici e infermieri» -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/17/2026071701752705675.PDF §---§