title§§ SANITÀ, QUARTINI (M5S): "QUADRO DRAMMATICO SU PREVENZIONE TUMORI, FARE DI PIÙ - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502948808554.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T11:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502948808554.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502948808554.PDF', 'title': 'agenparl.eu'} tp:url§§ https://agenparl.eu/2026/07/15/sanita-quartini-m5s-quadro-drammatico-su-prevenzione-tumori-fare-di-piu/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502948808554.PDF tp:ocr§§ (AGENPARL) - Roma, 15 Luglio 2026 - PIÙ"*Roma, 15 lug. – "Il quadro disegnato da Fondazione GIMBE sulla prevenzionedei tumori è drammatico. Secondo l'analisi di GIMBE, solo nel 2024 oltresette milioni e mezzo di persone sono rimaste fuori dai programmi gratuitidi screening oncologico offerti dal Servizio Sanitario Nazionale. Un datodavvero preoccupante, perché si traduce in più di 50mila tumori e lesioniche si sarebbero potuti intercettare, permettendo in questo modo di avviarecon tempestività i trattamenti necessari. L'analisi, inoltre, sottolinea lasolita, enorme disuguaglianza su base territoriale, che pone il Sud delPaese in difficoltà ancora maggiore. Esiste, poi, anche un problema discarsi livelli di adesione agli screening, che in diversi casi si limita auna persona ogni due interessate, in altri addirittura in una su tre.Parliamo di uno strumento imprescindibile per arrivare a una diagnosiprecoce e di conseguenza ottenere trattamenti tempestivi e con maggioripossibilità di successo, di guarigione dei pazienti, di salvare vite. Èassolutamente necessario fare di più, sia in termini di risorse che diinformazione e consapevolezza dei cittadini. E va fatto al più presto". LoSociale del M5S.Comments are closed.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502948808554.PDF §---§ title§§ Andria: Consiglio regionale monotematico sulla sanità: gestione e spesa sanitaria link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503251607518.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "andriaviva.it" del 15 Jul 2026

Le criticità e le proposte emerse nel corso della massima assise regionale

pubDate§§ 2026-07-15T06:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503251607518.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503251607518.PDF', 'title': 'andriaviva.it'} tp:url§§ https://www.andriaviva.it/notizie/consiglio-regionale-monotematico-sulla-sanita-gestione-e-spesa-sanitaria/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503251607518.PDF tp:ocr§§ Nel corso della seduta consiliare monotematica dedicata al tema della sanità pubblica in Puglia, sono state toccate numerose problematiche legate alla gestione dei servizi sanitari, evidenziando soprattutto il tema dell'impiego della spesa rispetto alle risorse disponibili.Ad iniziare dall'intervento del capogruppo di FdI Paolo Pagliaro che ha avviato la discussione, in qualità di rappresentante del Gruppo consiliare, primo richiedente della seduta, è stata rilevata la mancanza di una strategia regionale sotto il profilo sanitario senza avere un'idea ben precisa di come gestire in modo organico e complessivo il tema della sanità. Da qui la richiesta di un'operazione verità necessaria per mettere in fila le criticità che si trascinano da vent'anni, mettere un punto, tirare una linea e andare a capo, cominciando dal 2025 che ha segnato il punto più basso in negativo della sanità pubblica pugliese, con l'aggravante che il buco della sanità di quasi 370 milioni di euro lo pagheranno i cittadini con l'aumento dell'addizionale Irpef senza contare gli ulteriori 130 milioni di euro rastrellati dal bilancio autonomo regionale sottraendo soldi da altri capitoli di spesa significando meno servizi e meno interventi destinati alle comunità pugliesi.Hanno fatto seguito gli interventi dei capigruppo di minoranza Fabio Romito (Lega), Paride Mazzotta (FI) e Luigi Lobuono (Misto) e dei consiglieri Napoleone Cera (Lega), Antonio Scalera (Lega), Tonia Spina (FdI), Giampaolo Vietri (FdI), Giannicola De Leonardis (FdI), Dino Basile (FdI), Marcello Lanotte (FI), Antonio Scianaro (FdI), Andrea Ferri (FdI), Nicola Gatta (FdI), Renato Perrini (FdI), Carmela Minuto (FI), Luigi Caroli (FdI), per rilevare che vengono spese risorse pari all'85 per cento del bilancio per una sanità che non funziona, avendo accumulato un disavanzo di 369,4 milioni di euro solo nel 2025, secondo quanto riportato nei dati del Ministero della salute. L'auspicio è che, all'esito di questo Consiglio regionale, anche molto dibattuto e molto partecipato, si possa tracciare una linea e ripartire nell'interesse di 4 milioni di pugliesi che stanno aspettando la definizione di risoluzioni concrete per le problematiche che attanagliano il servizio sanitario regionale.Per la maggioranza dopo l'intervento del capogruppo del Pd Stefano Minerva, si sono susseguiti gli interventi dei capigruppo Giuseppe Fischietti (Prossima), Ruggiero Passero (PlP) e Maria La Ghezza (M5S), per ribadire che tutte le Regioni italiane hanno registrato un deficit sanitario a seguito della riduzione del fondo per la spesa sanitaria che è passato dal 6,7 per cento del 2014 al 6,3 per cento degli ultimi anni, un abbassamento di quasi 0,5 punti percentuali rispetto all'incidenza della spesa sanitaria sul PIL. Inoltre nel corso degli altri interventi dei consiglieri di maggioranza Ubaldo Pagano (Pd), Domenico De Santis (PD); Raffaele Piemontese (Pd), Cosimo Borraccino (Pd), Felice Spaccavento (Prossima), Tommaso Gioia (Prossima), Isabella Lettori (Pd) e Antonio Tutolo (PlP), è stato specificato che la spesa sanitaria cresce di più del finanziamento statale e che a fronte dell'aumento del 3,6 % dei costi, il Governo copre soltanto con l'1,2 per cento il fondo sanitario nazionale e per la Regione Puglia appena l'1,9 per cento, quindi quasi 2,5 punti di differenza tra la spesa corrente e la copertura del Fondo nazionale. È stato fatto riferimento a quanto conferma la Fondazione Gimbe in ordine al buco che lo definisce superiore a 30 miliardi per il triennio in corso e a quanto emerge dal confronto europeo quando si dice che il Servizio sanitario nazionale in Italia copre il 73 per cento della spesa sanitaria complessiva a differenza di una media europea dell'80 per cento. Per questo, da parte della maggioranza è stato ribadito che è opportuno impegnarsi tutti e che ognuno faccia la propria parte, evitando di fare propaganda inutile, affinchè con il sacrificio chiesto ai pugliesi, con i tagli che la politica sta facendo su se stessa e con il Governo che deve fare la propria parte sul Fondo sanitario, si pos sa dire di aver trasformato una fase difficile in un'occasione di riscatto per tutta la sanità.Di seguito la replica dell'assessore alla sanità Donato Pentassuglia."Abbiamo affrontato diverse questioni, molte delle quali andrebbero approfondite con serietà, con puntualità e con dovizia di particolari, ossia corroborati da atti, documenti e numeri ufficiali, perché in alcuni casi sono stati trattati con molta superficialità e demagogia. Nessun Governo, né di sinistra, né di centrosinistra e né di centrodestra, ha determinato una discussione sul Fondo sanitario nazionale e sulle politiche della salute in Italia che tenesse conto dell'evoluzione dei tempi, del rapporto con l'università, della mancanza di medici, problemi che richiamavo già dodici anni fa.È opportuno però partire da alcuni dati. I dati delle relazioni del MEF del 2025, i dati della Corte dei conti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato e per essere chiari la Puglia ha chiuso il 2022 con meno 144 milioni di euro, nel 2023 meno 38 milioni, nel 2024 meno 83 milioni e nel 2025 meno 349 milioni (e non369 milioni): sono esattamente 349.025.974 euro.I 700 milioni di aumento del Fondo, che sono 717.437.799 euro sono stati così distribuiti: 316.976.923 per il 2023, anno nel quale i 38 milioni sono il numero più basso, perché è l'anno nel quale l'assessore Palese bloccò le assunzioni. Mentre, per il 2024 sono 308.901.928 euro di quei 717 e nel 2025, 91.558.000. Questo significa che il disequilibrio o disavanzo che avete chiamato buco di 349 milioni è quanto abbiamo registrato, che, come dice il comma 104, ha messo nelle condizioni il presidente Decaro di fare una manovra.C'è un tema, oltre al Fondo, che metto all'attenzione del Consiglio: il disavanzo 2005, certificato dall'allora Ministro Tremonti, era pari a 539 milioni di euro e ciò che interessa è che noi oggi viviamo ancora il 2004 meno l'1,04, cioè siamo fermi a piante organiche di un'era glaciale passata.Si è partiti dalle liste d'attesa e oggi possiamo dire che c'è una riduzione del 10 per cento ma c'è un aumento della spesa dovuto al costo delle sedute aggiuntive. Per questo si stanno rivedendo anche i piani di fabbisogno. Quanto alle case di comunità, la Puglia a maggio 2022, si era impegnata per 121 case. Dalla verifica puntuale dei cantieri (le autorizzazioni) è stato appurato che non si arrivava al numero target, che era quello meno il 35 per cento per evitare di perdere il finanziamento, che significava non perdere anche la possibilità di utilizzare le risorse entro dicembre. Tutto ciò è stato garantito, trasmettendo il 1° luglio l'elenco puntuale dei Comuni per ogni provincia ed è stato determinato il numero delle 64 case. Pertanto con la rimodulazione pensiamo di dotare la Puglia di 126 rispetto a 121 pensando anche di utilizzare il fondo di sviluppo e coesione. Quindi, la Puglia ha concorso al target italiano, essendo in linea perché il numero di giugno è stato garantito. Ci sono tante questioni aperte come quella dell'assistenza domiciliare integrata, il tema dell'autismo, il tema della salute mentale, il tema dei regolamenti sul privato accreditato e su tutte quelle strutture, come le residenze sanitarie e altro, per le quali abbiamo numeri inferiori a quello che serve alla Puglia e con il piano operativo sarà determinato tutto nella piena condivisione di tutti e con un percorso prestabilito".Ha chiuso la seduta il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, evidenziando la complessità del tema per i vari cambiamenti in atto, a cominciare dalla struttura demografica e dal conseguente aumento della domanda di sanità, mentre le risorse non aumentano in maniera tale da coprire i maggiori costi."La cura, la salute, la sanità: sono questi i temi più importanti per i nostri cittadini. La Corte dei Conti, nell'audizione delle Camere in seduta congiunta, ha mostrato chiaramente questo squilibrio – ha spiegato Decaro utilizzando slide illustrative –: nel 2025 la spesa sanitaria effettiva è stata di 141 miliardi, mentre il Fondo sanitario nazionale si è fermato a 136 miliardi, con una differenza d i 5 miliardi. La curva dei costi delle Regioni cresce più rapidamente della curva delle risorse statali. È quindi vero che il governo Meloni ha dato più soldi, ma le curve continuano ad allontanarsi e, in proiezione, la differenza di 5 miliardi si accrescerà nei prossimi anni".Decaro ha smentito che nelle altre Regioni non ci sia disavanzo e che non abbiano aumentato l'addizionale Irpef. "Le Regioni in disavanzo nel 2024 – questi sono gli ultimi dati certificati – sono numerose, in particolare Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana, Puglia – ha elencato – e tra queste il Piemonte, l'Emilia-Romagna, l'Umbria e l'Abruzzo hanno aumentato le tasse, in modi diversi: dall'Irpef ai bolli, fino ai ticket sulle ricette".Ha quindi citato e mostrato articoli di stampa che riferivano di manovre da 400 milioni in Emilia-Romagna, di aumenti dell'Irpef in Umbria per 116 milioni, di tensioni in Molise e Abruzzo, e di difficoltà anche in Lombardia.La Puglia, sotto un altro profilo, ha rispettato gli obiettivi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e ha ottenuto una valutazione positiva, collocandosi comunque nella parte alta della classifica nazionale, al nono posto a livello generale e al primo per il solo Meridione.Il presidente ha proseguito ribandendo che il disavanzo pugliese attuale è di 349 milioni di euro, dopo un'operazione di pulizia dei bilanci che ha ridotto una stima iniziale più alta. E ha spiegato da dove arrivano questi costi: 433 milioni di maggiori spese complessive, di cui 188 milioni per il personale e 117 milioni per la farmaceutica. Nel dettaglio, le assunzioni hanno pesato per 104 milioni: sono state effettuate 2.367 assunzioni, con 530 medici, 992 infermieri, 802 operatori sanitari e 44 amministrativi. A queste cifre si aggiungeranno 80 milioni per il rinnovo dei contratti nazionali e 22 milioni per l'adeguamento dei fondi. Le prestazioni aggiuntive valgono altri 18 milioni. Se si volesse aumentare ancora l'offerta sanitaria, ci sarebbero 140 milioni disponibili per nuove assunzioni, ma andrebbero poi coperti stabilmente. Un tema che il presidente della Regione ha posto ai consiglieri, anche di minoranza: si può decidere di farle, le assunzioni, ma con consapevolezza, perché "vogliamo migliorare l'offerta sanitaria".La spesa farmaceutica ospedaliera è cresciuta di 86 milioni, soprattutto per farmaci salvavita, oncologici e innovativi: nei primi due anni sono a carico dello Stato (circa 91 milioni), poi passano alle Regioni. Nel 2025 si prevede un ulteriore aumento di 90 milioni per nuovi farmaci biologici e chemioterapici. La farmaceutica convenzionata è aumentata di 31 milioni, anche perché alcuni farmaci sono stati spostati dall'ospedale alle farmacie, con costi più alti, e perché le prescrizioni sono passate dagli specialisti ai medici di base. Solo il trasferimento delle gliptine e delle glifozine ha generato 22 milioni di maggiori costi. Il governo sta per spostare 154 principi attivi dalla spesa ospedaliera al bancone, eliminando il meccanismo del payback che oggi permette risparmi.Altri costi riguardano i dispositivi medici (25 milioni), il sociosanitario (35 milioni), l'accantonamento rischi (15 milioni) e la stabilizzazione del 118. Per evitare di aumentare ulteriormente le tasse, la Regione ha tagliato 107 milioni dal bilancio extra-sanitario, pari al 10% della spesa non sanitaria, senza toccare i servizi: le risorse sono state recuperate da maggiori entrate Irpef, avanzi di amministrazione (tra cui 35 milioni del Consiglio regionale), risparmi di tesoreria e avanzo vincolato.Sulle tasse, Decaro ha chiarito che l'aumento non riguarda "tutti": fino a 15.000 euro l'aliquota resta invariata; tra 15.000 e 28.000 euro l'aumento è di 4,17 euro al mese; tra 28.000 e 50.000 euro è di 19 euro; tra 50.000 e 100.000 euro è di 66 euro. Il 72,5% dei contribuenti rientra nelle fasce più basse. La Puglia resta comunque, a livello di aliquote, sotto Regioni come Molise, Lazio, Toscana e Campania.Infine, il presidente ha affrontato il tema della mobilità sanitaria: la Puglia perde 34 5 milioni perché molti cittadini vanno a curarsi fuori regione. Ha spiegato però che dalla verifica sui dati è emerso che le principali fughe riguardano interventi non complessi, come le protesi agli arti inferiori e la chirurgia bariatrica, che la Puglia esegue bene e che attirano pazienti da altre regioni. Il problema è che molte cliniche private pugliesi, raggiunto il tetto di spesa, mandano i pazienti fuori regione, spesso nella stessa clinica privata che ha sedi altrove, portando con sé anche i medici. Questo genera costi aggiuntivi che nelle altre Regioni, non sottoposte a piano di rientro, non sono soggetti a controlli. Per questo ha proposto alla minoranza di chiedere, insieme, al governo di intervenire sugli accordi bilaterali tra Regioni.Ha concluso facendo riferimento all'invito ricevuto dai consiglieri Romito e Minuto ad avere coraggio: "Servirà coraggio per affrontare una situazione complessa. Io ce la metterò tutta e ci metterò tutto il coraggio di cui sono capace. Spero di trovare in questo Consiglio regionale dei coraggiosi, molti coraggiosi". tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503251607518.PDF §---§ title§§ Screening: Marrese, la Regione Basilicata rafforzi la propria capacità organizzativa - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503205108041.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 15 Jul 2026

"I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sugli screening oncologici in Basilicata consegnano un messaggio molto chiaro: quando vengono coinvolti e informati, i cittadini lucani rispondono positivamente ai programmi di prevenzione. (ANSA)

pubDate§§ 2026-07-15T09:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503205108041.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503205108041.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2026/07/15/screening-marrese-la-regione-basilicata-rafforzi-la-propria-capacita-organizzativa_2f3d755b-a99a-4b17-82e4-36eb4bba4842.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503205108041.PDF tp:ocr§§ "I dati diffusi dalla FondazioneGimbe sugli screening oncologici in Basilicata consegnano unmessaggio molto chiaro: quando vengono coinvolti e informati, icittadini lucani rispondono positivamente ai programmi diprevenzione. È dunque necessario che la Regione Basilicatarafforzi la propria capacità organizzativa per raggiungere unnumero maggiore di persone attraverso inviti puntuali, capillaried efficaci". Lo scrive, in una nota, il consigliere regionalePiero Marrese (Basilicata democratica), commentando "il rapportoche evidenzia come, nel 2024, per lo screening mammografico laBasilicata abbia registrato un tasso di adesione del 56%,superiore alla media nazionale del 50%, ma una percentuale diinviti pari al 79,2%, nettamente inferiore alla media italianadel 97,3%. Secondo la stessa Fondazione Gimbe, tale divariorichiama precise responsabilità organizzative nella gestionedelle chiamate ai cittadini".     "Questi numeri - continua Marrese - dimostrano che ilproblema non è la scarsa volontà dei cittadini di prendersi curadella propria salute. Al contrario, la popolazione lucana mostrauna sensibilità verso la prevenzione addirittura superiore allamedia nazionale. Il vero nodo riguarda la capacità del sistemasanitario regionale di raggiungere tutti gli aventi diritto e diaccompagnarli verso i percorsi di screening. Per questochiediamo alla Giunta regionale e alle strutture competenti diinvestire maggiormente nell'organizzazione delle campagne diprevenzione, nel potenziamento degli strumenti di convocazione ein una più incisiva attività di informazione esensibilizzazione. Ogni cittadino che non riceve un invitorappresenta un'opportunità persa per individuare precocementepatologie che, se diagnosticate in tempo, possono essere curatecon maggiori probabilità di successo".     Secondo il dem, "è necessario utilizzare tutti i canalidisponibili - dalle comunicazioni digitali ai rapporti con imedici di medicina generale, fino alle campagne informative suiterritori - affinché gli screening oncologici raggiungano latotalità della popolazione interessata. La prevenzione non puòessere considerata un costo, ma un investimento fondamentale perla salute pubblica e per la sostenibilità del sistema sanitario.     Il dato più incoraggiante che emerge dal rapporto Gimbe èproprio la risposta dei lucani. La Regione faccia la propriaparte con un'organizzazione più efficiente e una comunicazionepiù efficace. Se aumenteranno gli inviti e la sensibilizzazione,aumenteranno anche le opportunità di salvare vite umaneattraverso la diagnosi precoce", conclude Marrese.    Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503205108041.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, il Molise non brilla, ma qualche luce si intravede - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503222408122.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 15 Jul 2026

Il recente report della Fondazione Gimbe sulle azioni intraprese dalle Regioni per gli screening oncologici e le adesioni da parte della popolazione target, ha evidenziato per il Molise una situazione poco brillante e una posizione nella parte bassa della ... (ANSA)

pubDate§§ 2026-07-15T09:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503222408122.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503222408122.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/molise/notizie/2026/07/15/screening-oncologici-il-molise-non-brilla-ma-qualche-luce-si-intravede_eb1c2faa-d5bb-42ed-82c3-31a1b358bde5.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503222408122.PDF tp:ocr§§ Il recente report dellaFondazione Gimbe sulle azioni intraprese dalle Regioni per gliscreening oncologici e le adesioni da parte della popolazionetarget, ha evidenziato per il Molise una situazione pocobrillante e una posizione nella parte bassa della graduatoria.     Nello stesso tempo, però, qualche luce si intravede. Il Moliseinfatti, secondo quanto riferito da Nino Cartabellotta, èl'unica regione del Sud ad aver raggiunto la soglia del 100,4%per quanto riguarda l'estensione dello screening mammografico,superando la media italiana del 97,3%. Nello stesso tempo, però,l'adesione è stata del 42,7% al di sotto della media nazionaledel 50%.    Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503222408122.PDF §---§ title§§ Decaro: «È vero che il Governo Meloni ha dato più soldi, ma sono ancora insufficienti» - Foto 1 di 8 - Buonasera 24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503167306627.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "buonasera24.it" del 15 Jul 2026

Il presidente della Regione chiude il Consiglio monotematico illustrando disavanzo, assunzioni, spesa farmaceutica e aumento dell’Irpef. Pentassuglia corr...

pubDate§§ 2026-07-15T05:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503167306627.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503167306627.PDF', 'title': 'buonasera24.it'} tp:url§§ https://www.buonasera24.it/gallery/cronaca/924912/decaro-e-vero-che-il-governo-meloni-ha-dato-piu-soldi-ma-sono-ancora-insufficienti.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503167306627.PDF tp:ocr§§ BARI - «Servirà coraggio per affrontare una situazione complessa. Io ce la metterò tutta e ci metterò tutto il coraggio di cui sono capace». Con queste parole il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha concluso la seduta monotematica del Consiglio regionale dedicata alla sanità pubblica, auspicando di trovare nell’assemblea «molti coraggiosi» disposti a condividere le scelte necessarie per migliorare il sistema sanitario.Una discussione lunga e partecipata, durante la quale maggioranza e opposizione si sono confrontate sul disavanzo accumulato nel 2025, sull’utilizzo delle risorse regionali, sull’aumento dell’addizionale Irpef, sulle liste d’attesa, sulla carenza di personale e sulla mobilità passiva. Al centro del dibattito anche la distanza tra la crescita dei costi sostenuti dalle Regioni e l’incremento del Fondo sanitario nazionale.Ad aprire il confronto è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, intervenuto a nome del gruppo che aveva richiesto per primo la convocazione della seduta. Secondo Pagliaro, la Puglia sarebbe priva di una strategia complessiva capace di affrontare in maniera organica le criticità del sistema sanitario.L’esponente di opposizione ha chiesto una vera e propria operazione verità per ricostruire i problemi accumulati negli ultimi 20 anni e avviare una nuova fase. Nel suo intervento ha indicato il 2025 come il punto più basso raggiunto dalla sanità pubblica regionale, richiamando un disavanzo quantificato in quasi 370 milioni di euro.Pagliaro ha inoltre contestato la scelta di coprire parte dello squilibrio attraverso l’aumento dell’addizionale Irpef e il trasferimento di altri 130 milioni di euro dal bilancio autonomo regionale, sostenendo che l’utilizzo di quelle risorse comporterà minori disponibilità per altri servizi destinati ai cittadini pugliesi.Alle critiche si sono aggiunti gli interventi dei capigruppo di minoranza Fabio Romito della Lega, Paride Mazzotta di Forza Italia e Luigi Lobuono del Gruppo Misto. Nel dibattito sono intervenuti anche Napoleone Cera, Antonio Scalera, Tonia Spina, Giampaolo Vietri, Giannicola De Leonardis, Dino Basile, Marcello Lanotte, Antonio Scianaro, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Carmela Minuto e Luigi Caroli.Dai banchi dell’opposizione è stato sottolineato che la sanità assorbe risorse equivalenti a circa l’85 per cento del bilancio regionale, senza però riuscire, secondo i consiglieri intervenuti, a garantire servizi adeguati. È stato inoltre richiamato il dato di un disavanzo pari a 369,4 milioni di euro nel solo 2025, attribuito ai dati del Ministero della Salute.L’obiettivo indicato dalle opposizioni è arrivare, al termine del confronto, a soluzioni concrete per i circa 4 milioni di pugliesi che attendono risposte sui problemi del servizio sanitario regionale.Una lettura differente è arrivata dalla maggioranza. Dopo il capogruppo del Partito Democratico Stefano Minerva, hanno preso la parola Giuseppe Fischietti per Prossima, Ruggiero Passero per Per la Puglia e Maria La Ghezza per il Movimento 5 Stelle.Gli esponenti della maggioranza hanno evidenziato che il disavanzo sanitario non riguarda soltanto la Puglia, ma interessa numerose Regioni italiane. Una situazione legata, secondo quanto sostenuto durante la seduta, alla riduzione dell’incidenza del finanziamento sanitario sul prodotto interno lordo, passata dal 6,7 per cento del 2014 al 6,3 per cento degli ultimi anni.Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Ubaldo Pagano, Domenico De Santis, Raffaele Piemontese, Cosimo Borraccino, Felice Spaccavento, Tommaso Gioia, Isabella Lettori e Antonio Tutolo.La maggioranza ha osservato che i costi della sanità sarebbero cresciuti del 3,6 per cento, mentre l’aumento assicurato dal Governo attraverso il Fondo sanitario nazionale si sarebbe fermato all’1,2 per cento e, per la Puglia, all’1,9 per cento. Una distanza di quasi 2,5 punti percentuali tra l’incremento della spesa corrente e la copertura gara ntita dallo Stato.È stato inoltre citato il rapporto della Fondazione Gimbe, che avrebbe quantificato in oltre 30 miliardi di euro il divario di risorse per il triennio in corso. Nel confronto con gli altri Paesi europei è stato ricordato che il Servizio sanitario nazionale italiano copre circa il 73 per cento della spesa sanitaria complessiva, a fronte di una media europea dell’80 per cento.Secondo la maggioranza, il superamento dell’attuale fase richiede un impegno condiviso, evitando contrapposizioni propagandistiche. Da una parte il sacrificio richiesto ai contribuenti pugliesi e i risparmi decisi dalla politica regionale, dall’altra la necessità di un maggiore intervento del Governo sul Fondo sanitario nazionale.A replicare agli interventi dei consiglieri è stato l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia, che ha invitato l’assemblea a esaminare i problemi attraverso atti, documenti e dati ufficiali.«Abbiamo affrontato diverse questioni, molte delle quali andrebbero approfondite con serietà, puntualità e dovizia di particolari», ha affermato l’assessore, contestando la superficialità e la demagogia che, a suo giudizio, avrebbero caratterizzato alcuni passaggi del dibattito.Pentassuglia ha sostenuto che nessun Governo nazionale, indipendentemente dal proprio orientamento politico, abbia finora affrontato in maniera strutturale il tema del Fondo sanitario nazionale e l’evoluzione delle politiche per la salute, tenendo conto del rapporto con le università, della carenza dei medici e dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni.L’assessore ha quindi fornito i dati relativi ai conti sanitari pugliesi. La Regione avrebbe chiuso il 2022 con un saldo negativo di 144 milioni di euro, il 2023 con un disavanzo di 38 milioni, il 2024 con 83 milioni e il 2025 con 349.025.974 euro.«Sono esattamente 349.025.974 euro», ha precisato Pentassuglia, correggendo il dato di 369 milioni richiamato durante la discussione.L’aumento del Fondo sanitario, quantificato complessivamente in 717.437.799 euro, sarebbe stato distribuito per 316.976.923 euro nel 2023, per 308.901.928 euro nel 2024 e per 91.558.000 euro nel 2025.Pentassuglia ha ricordato che nel 2023 il disavanzo si fermò a 38 milioni anche per il blocco delle assunzioni disposto dall’allora assessore Rocco Palese. Lo squilibrio di 349 milioni registrato nel 2025 ha invece reso necessaria la manovra finanziaria predisposta dal presidente Decaro.L’assessore ha richiamato anche il precedente del 2005, quando il disavanzo certificato dall’allora ministro Giulio Tremonti raggiunse 539 milioni di euro. Ha inoltre evidenziato il problema delle piante organiche, ritenute non più adeguate alle attuali esigenze del sistema sanitario.Sul fronte delle liste d’attesa, Pentassuglia ha riferito una riduzione del 10 per cento, accompagnata però da un aumento dei costi determinato dalle sedute aggiuntive del personale. Per questa ragione, la Regione sta procedendo anche alla revisione dei piani di fabbisogno.Un altro passaggio ha riguardato le case di comunità. Nel maggio 2022 la Puglia si era impegnata a realizzarne 121, ma la verifica dei cantieri e delle autorizzazioni aveva evidenziato il rischio di non raggiungere il target previsto, ridotto del 35 per cento per evitare la perdita dei finanziamenti.Il 1° luglio è stato trasmesso l’elenco dei Comuni interessati, suddiviso per provincia, garantendo il numero di 64 case di comunità necessario per concorrere al raggiungimento dell’obiettivo nazionale. Attraverso la rimodulazione e l’impiego del Fondo per lo sviluppo e la coesione, la Regione punta ora ad arrivare a 126 strutture, superando le 121 inizialmente programmate.Pentassuglia ha infine ricordato le altre questioni ancora aperte, dall’assistenza domiciliare integrata all’autismo, dalla salute mentale ai regolamenti per le strutture private accreditate, comprese le residenze sanitarie. Interventi che dovranno essere inseriti nel nuovo piano op erativo regionale attraverso un percorso condiviso.A chiudere il dibattito è stato Antonio Decaro, che ha descritto la sanità come il tema maggiormente avvertito dai cittadini e ha richiamato i cambiamenti demografici che stanno aumentando la domanda di cure senza un corrispondente incremento delle risorse.«La cura, la salute, la sanità sono i temi più importanti per i nostri cittadini», ha esordito il presidente, mostrando all’aula alcune slide con i dati della Corte dei conti.Nel 2025, ha spiegato Decaro, la spesa sanitaria effettiva ha raggiunto 141 miliardi di euro, mentre il Fondo sanitario nazionale si è fermato a 136 miliardi, lasciando una distanza di 5 miliardi.«È vero che il Governo Meloni ha dato più soldi, ma le curve continuano ad allontanarsi», ha osservato il presidente, sostenendo che il divario è destinato ad aumentare nei prossimi anni perché i costi sostenuti dalle Regioni crescono più rapidamente delle risorse trasferite dallo Stato.Decaro ha inoltre contestato l’affermazione secondo la quale soltanto la Puglia avrebbe accumulato un disavanzo e aumentato la pressione fiscale. Gli ultimi dati certificati relativi al 2024 indicano saldi negativi in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, Sardegna, Toscana e Puglia.Piemonte, Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo avrebbero adottato interventi fiscali differenti, dall’aumento dell’Irpef a quello dei bolli, fino all’introduzione di ticket sulle ricette. Decaro ha richiamato anche le manovre da 400 milioni di euro in Emilia Romagna, l’aumento dell’Irpef da 116 milioni in Umbria e le difficoltà segnalate in Molise, Abruzzo e Lombardia.Il presidente ha poi rivendicato i risultati ottenuti dalla Puglia sui Livelli essenziali di assistenza. La Regione avrebbe rispettato gli obiettivi Lea, ottenendo una valutazione positiva e collocandosi al 9° posto nazionale e al 1° posto tra le Regioni del Mezzogiorno.Per Decaro il disavanzo effettivo ammonta a 349 milioni di euro, dopo una revisione dei bilanci che ha consentito di ridurre la stima iniziale. Le maggiori spese complessive sono state indicate in 433 milioni, dei quali 188 milioni legati al personale e 117 milioni alla farmaceutica.Le assunzioni avrebbero prodotto un incremento dei costi pari a 104 milioni di euro. Il presidente ha indicato complessivamente 2.367 assunzioni, elencando 530 medici, 992 infermieri, 802 operatori sanitari e 44 amministrativi.A queste somme dovranno aggiungersi 80 milioni di euro per il rinnovo dei contratti nazionali, 22 milioni per l’adeguamento dei fondi e altri 18 milioni per le prestazioni aggiuntive.La Regione avrebbe a disposizione ulteriori 140 milioni di euro per nuove assunzioni, che richiederebbero però una copertura stabile negli anni successivi. Una scelta sulla quale Decaro ha chiamato in causa anche i consiglieri di minoranza.«Possiamo decidere di fare le assunzioni, ma dobbiamo farlo con consapevolezza perché vogliamo migliorare l’offerta sanitaria», ha spiegato.La spesa farmaceutica ospedaliera è aumentata di 86 milioni di euro, soprattutto per l’acquisto di farmaci salvavita, oncologici e innovativi. Per i primi 2 anni questi medicinali vengono sostenuti dallo Stato, per un importo di circa 91 milioni, ma successivamente il costo passa a carico delle Regioni.Per il 2025 è stato indicato un ulteriore aumento di 90 milioni di euro legato ai nuovi farmaci biologici e chemioterapici. La farmaceutica convenzionata è invece cresciuta di 31 milioni, anche a causa del trasferimento di alcuni medicinali dagli ospedali alle farmacie e del passaggio delle prescrizioni dagli specialisti ai medici di medicina generale.Il solo trasferimento delle gliptine e delle gliflozine avrebbe generato maggiori costi per 22 milioni di euro. Il Governo, ha aggiunto Decaro, si prepara inoltre a spostare 154 principi attivi dalla distribuzione ospedaliera alle farmacie, eliminando il meccanismo del payback che attualmente garantisce dei risparmi.Tra le altre voci indicate figurano 25 milioni di euro per i dispositivi medici, 35 milioni per il settore sociosanitario, 15 milioni per l’accantonamento rischi e le risorse destinate alla stabilizzazione del personale del 118.Per contenere l’aumento delle tasse, la Regione ha recuperato 107 milioni di euro dal bilancio extrasanitario, pari al 10 per cento della spesa non sanitaria, senza intervenire sui servizi.Le somme derivano da maggiori entrate Irpef, avanzi di amministrazione, risparmi di tesoreria e avanzo vincolato. Tra queste risorse figurano anche 35 milioni di euro messi a disposizione dal Consiglio regionale.Sul fronte fiscale, Decaro ha chiarito che l’aumento dell’addizionale non interesserà nello stesso modo tutti i contribuenti. Per i redditi fino a 15.000 euro l’aliquota resterà invariata. Tra 15.000 e 28.000 euro l’incremento sarà di 4,17 euro al mese, mentre per la fascia compresa tra 28.000 e 50.000 euro raggiungerà 19 euro mensili. Tra 50.000 e 100.000 euro l’aumento sarà invece di 66 euro al mese.Il 72,5 per cento dei contribuenti rientra nelle fasce di reddito più basse. Le aliquote pugliesi, ha sostenuto il presidente, resteranno comunque inferiori a quelle applicate in Molise, Lazio, Toscana e Campania.L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata alla mobilità sanitaria, che costa alla Puglia 345 milioni di euro a causa dei pazienti che scelgono di curarsi in altre Regioni.Decaro ha spiegato che le principali fughe riguardano spesso prestazioni non particolarmente complesse, come gli interventi per le protesi agli arti inferiori e la chirurgia bariatrica. Prestazioni che, secondo il presidente, vengono eseguite con buoni risultati anche in Puglia e riescono ad attirare pazienti provenienti da altri territori.Il problema sarebbe legato anche alle cliniche private pugliesi che, una volta raggiunto il proprio tetto di spesa, indirizzerebbero i pazienti verso strutture appartenenti agli stessi gruppi ma situate fuori regione, talvolta trasferendo anche i medici.Questo meccanismo produce ulteriori costi a carico della Puglia, mentre le prestazioni effettuate in Regioni non sottoposte a piano di rientro non sarebbero soggette agli stessi controlli. Decaro ha quindi proposto alla minoranza un’iniziativa comune nei confronti del Governo per intervenire sugli accordi bilaterali tra le Regioni.Richiamando l’invito al coraggio arrivato durante la seduta dai consiglieri Fabio Romito e Carmela Minuto, il presidente ha concluso assicurando il proprio impegno.«Io ce la metterò tutta e ci metterò tutto il coraggio di cui sono capace. Spero di trovare in questo Consiglio regionale dei coraggiosi, molti coraggiosi». tp:writer§§ Francesco Alberti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503167306627.PDF §---§ title§§ Assunzione diretta dei medici di base ed età pediatrica fino a 18 anni / Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502920608268.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cislveneto.it" del 15 Jul 2026

CISL Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori - REGIONE VENETO

pubDate§§ 2026-07-15T10:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502920608268.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502920608268.PDF', 'title': 'cislveneto.it'} tp:url§§ https://www.cislveneto.it/Notizie/Assunzione-diretta-dei-medici-di-base-ed-eta-pediatrica-fino-a-18-anni tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502920608268.PDF tp:ocr§§ Un cambio di passo radicale e immediato per salvare la sanità territoriale del Veneto, dare gambe alle Case di comunità ed evitare che si trasformino in scatole vuote. È la richiesta che la CISL Veneto rivolge alla Giunta regionale e all'Assessorato alla Sanità, mettendo sul tavolo due proposte concrete per arginare la drammatica carenza di personale e garantire i Livelli essenziali di assistenza ai cittadini. Per illustrarle nel dettaglio e definire un percorso condiviso, il sindacato ha già formalmente chiesto un incontro urgente all’assessore regionale Gino Gerosa.Assunzioni dirette dei medici di medicina generale, come previsto dal Piano sociosanitario regionale "La carenza di medici di famiglia è un'emergenza sociale non più tollerabile. Interi quartieri e comuni veneti sono senza un presidio medico: secondo la Fondazione Gimbe, a livello regionale, nel 2025, mancavano 747 dottori, per un bacino di quasi un milione di abitanti. I bandi per le zone carenti, basati sul vecchio sistema a convenzione, continuano ad andare deserti – dichiara Stefania Botton, segretaria regionale con delega alle Politiche sociosanitarie - Non possiamo più aspettare l'inerzia dei tavoli nazionali o i veti corporativi. La soluzione, la Regione ce l'ha già scritta nella sua legge di programmazione".La CISL sollecita Palazzo Balbi ad applicare quanto già previsto e normato dal Piano Socio-Sanitario Regionale 2019-2023 (Legge Regionale n. 48/2018), tuttora vigente. Al Capitolo 6, infatti, il Piano stabilisce che per la gestione dell'assistenza primaria sul territorio il Distretto possa attivare "team di assistenza primaria che coinvolgono medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale nella gestione dell’assistenza medico-generica"."Il Pssr – spiega la sindacalista - offre alla Regione una base giuridica solidissima e autonoma per procedere immediatamente con l'assunzione diretta a tempo indeterminato di medici di medicina generale”. Aumentando così l’attrattività dell’offerta: “I giovani medici chiedono tutele, orari regolati, stop alla burocrazia e lavoro in équipe. Offrire loro un contratto di lavoro subordinato, inserendoli stabilmente nei team multidisciplinari all'interno delle Case di Comunità, permetterebbe di coprire le zone carenti, garantire l'assistenza h 24 e far funzionare le nuove strutture del territorio". Tale modello tutela pienamente il cittadino, poiché l'opzione pubblica si affiancherebbe in modo alternativo alla libera scelta del medico convenzionato tradizionale.Pediatri di Libera Scelta fino a 18 anni: l'analisi d'impatto della CISLAccanto alla svolta sui medici dipendenti, la CISL Veneto lancia una proposta di riorganizzazione anagrafica, in grado di alleggerire da subito la pressione sui medici degli adulti: innalzare l'età massima per l'assistenza dei Pediatri di Libera Scelta (Pls) fino ai 18 anni.Attualmente, i ragazzi sono obbligati a transitare dal pediatra al medico di medicina generale al compimento dei 14 anni. L'analisi condotta dall'Ufficio Studi della CISL Veneto mappa un potenziale di alleggerimento strutturale senza precedenti:Oltre 140.000 ragazzi assistiti dai pediatri. Sono circa 143.000 gli adolescenti residenti in Veneto di età compresa tra i 15 e i 17 anni compiuti. Trattenere questa platea sotto le cure dei pediatri di fiducia toglierebbe di colpo migliaia di faldoni dalle scrivanie dei medici di base.Recuperati oltre cento Medici di medicina generale. Considerando che il massimale teorico standard per un Mmg è di 1.500 assistiti, lo spostamento della fascia 15-18 anni verso i pediatri permetterebbe di "liberare" istantaneamente quote di massimale equivalenti a circa 95-100 medici di famiglia a tempo pieno a livello regionale. Calcolando la reale distribuzione sul territorio e le situazioni di massimale ridotto o di zone ultra-carenti, l'effetto di decongestionamento equivale al recupero operativo di oltre cento professionisti.Continuità nella transizione: L'adolescenza è una fase delicatissima dello sviluppo biologico e psicologico. Come peraltro evidenzia to dallo stesso Pssr, la transizione dall'età pediatrica a quella adulta è uno dei momenti più complessi della presa in carico. Lasciare i ragazzi sotto la supervisione del pediatra di fiducia fino alla maggiore età garantirebbe una tutela specialistica superiore per le problematiche specifiche di questa età.L'appello alla Regione: "Sbloccare il sistema"Siamo davanti a un bivio – afferma Stefania Botton - Le Case di Comunità sono state finanziate e costruite con i soldi dei contribuenti e i fondi europei. Lasciarle vuote o popolarle con costosi medici gettonisti privati sarebbe un fallimento imperdonabile. La Regione utilizzi i poteri di programmazione e assunzione che la legge le conferisce. La nuova governance regionale apra subito il canale della dipendenza pubblica per i Mmg e riformi l'età pediatrica. Il sindacato è pronto a fare la sua parte per costruire una sanità veneta moderna, flessibile e realmente vicina ai bisogni dei lavoratori e delle famiglie". tp:writer§§ USR Cisl Veneto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502920608268.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, la Toscana perde posizioni: cala l'adesione dei cittadini link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501796005234.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "firenzedintorni.it" del 15 Jul 2026

Il report Gimbe: la regione scende dal quarto al quinto posto in Italia. Preoccupa il calo della partecipazione agli esami di prevenzione

pubDate§§ 2026-07-15T03:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501796005234.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501796005234.PDF', 'title': 'firenzedintorni.it'} tp:url§§ https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/43153/screening-oncologici-la-toscana-perde-posizioni-cala-ladesione-dei-cittadini-il-report-gimbe-la-regione-scende-dal-quarto-al-quinto-posto-in-italia-preoccupa-il-calo-della-partecipazione-agli-esami-di-prevenzione.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501796005234.PDF tp:ocr§§ La Toscana resta tra le regioni italiane più virtuose nella prevenzione oncologica, ma perde terreno. Secondo il rapporto 2024 della Fondazione Gimbe, la regione è scesa dal quarto al quinto posto nella classifica nazionale sull'adesione agli screening gratuiti per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, superata dall'Umbria e preceduta anche da Trento, Emilia-Romagna e Veneto.Il sistema di prevenzione continua a funzionare e gli inviti raggiungono quasi tutta la popolazione interessata, in alcuni casi superando persino il 100% per recuperare gli appuntamenti saltati durante la pandemia. Il problema riguarda però la partecipazione: allo screening mammografico aderisce il 64,9% delle persone invitate, a quello della cervice uterina il 63,3% e a quello del colon-retto il 42,3%. Percentuali superiori alla media nazionale, ma non più sufficienti a mantenere le posizioni di vertice.A livello nazionale il quadro resta preoccupante. Nel 2024 oltre 7,6 milioni di italiani non hanno partecipato ai programmi di screening e, secondo Gimbe, più di 50.300 tumori e lesioni precancerose non sono stati individuati precocemente. Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, sottolinea che le adesioni ancora troppo basse e le disuguaglianze territoriali riducono l'efficacia della prevenzione, mentre in Toscana pesa ancora l'eredità della pandemia e il progressivo calo della risposta dei cittadini agli inviti del servizio sanitario. Sponsor Condividi La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni) Attiva i cookies tp:writer§§ Firenze Web Division guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501796005234.PDF §---§ title§§ Sanità in Puglia, scontro totale sul "buco" da 349 milioni. Decaro difende i conti e lancia la sfida del coraggio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111900037.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "foggiatoday.it" del 15 Jul 2026

La minoranza in Consiglio regionae attacca sul rincaro Irpef e parla di "punto più basso", ma la maggioranza rivendica il primato nel Mezzogiorno e indica la strada: riforme strutturali sulla mobilità passiva e stop alle polemiche demagogiche.

pubDate§§ 2026-07-14T23:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111900037.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111900037.PDF', 'title': 'foggiatoday.it'} tp:url§§ https://www.foggiatoday.it/politica/buco-sanita-regione-puglia-scontro.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111900037.PDF tp:ocr§§ La minoranza in Consiglio regionae attacca sul rincaro Irpef e parla di "punto più basso", ma la maggioranza rivendica il primato nel Mezzogiorno e indica la strada: riforme strutturali sulla mobilità passiva e stop alle polemiche demagogiche.Nel corso della seduta consiliare monotematica dedicata al tema della sanità pubblica in Puglia, sono state toccate numerose problematiche legate alla gestione dei servizi sanitari, a partire dal tema dell’impiego della spesa rispetto alle risorse disponibili. Ad avviare il dibattito è stato il capogruppo dei Fratelli d'Italia Paolo Pagliaro che ha avviato la discussione, in qualità di rappresentante del gruppo consiliare, primo richiedente della seduta: è stata rilevata la mancanza di una strategia regionale sotto il profilo sanitario senza avere un’idea ben precisa di come gestire in modo organico e complessivo il tema della sanità. Da qui è partita la richiesta di un’operazione verità necessaria a mettere in fila le criticità e un punto, a cominciare dal 2025 che secondo Pagliaro “ha segnato il punto più basso in negativo della sanità pubblica pugliese”, con l’aggravante che il disavanzo della sanità di quasi 370 milioni “lo pagheranno i pugliesi con l’aumento dell’addizionale Irpef senza contare gli ulteriori 130 milioni di euro rastrellati dal bilancio autonomo regionale sottraendo soldi da altri capitoli di spesa significando meno servizi e meno interventi destinati alle comunità pugliesi” denuncia.Hanno fatto seguito gli interventi dei capigruppo di minoranza Fabio Romito (Lega), Paride Mazzotta (FI) e Luigi Lobuono (Misto) e dei consiglieri Napoleone Cera (Lega), Antonio Scalera (Lega), Tonia Spina (FdI), Giampaolo Vietri (FdI), Giannicola De Leonardis (FdI), Dino Basile (FdI), Marcello Lanotte (FI), Antonio Scianaro (FdI), Andrea Ferri (FdI), Nicola Gatta (FdI), Renato Perrini (FdI), Carmela Minuto (FI) e Luigi Caroli (FdI). Tutti hanno evidenziato che vengono spese risorse pari all’85% del bilancio p"per una sanità che non funziona". “L’auspicio è che, all’esito di questo Consiglio regionale, anche molto dibattuto e molto partecipato, si possa tracciare una linea e ripartire nell’interesse di 4 milioni di pugliesi che stanno aspettando la definizione di risoluzioni concrete per le problematiche che attanagliano il servizio sanitario regionale”.Per la maggioranza, dopo l’intervento del capogruppo del Partito Democratico Stefano Minerva, si sono susseguiti gli interventi dei capigruppo Giuseppe Fischietti di Prossima, Ruggiero Passero di Pip e Maria La Ghezza del M5S, per ribadire che tutte le regioni italiane hanno registrato un deficit sanitario a seguito della riduzione del fondo per la spesa sanitaria che è passato dal 6,7 per cento del 2014 al 6,3 per cento degli ultimi anni, un abbassamento di quasi 0,5 punti percentuali rispetto all’incidenza della spesa sanitaria sul Pil.Nel corso degli altri interventi dei consiglieri di maggioranza del PD Ubaldo Pagano, Domenico De Santis Raffaele Piemontese, Isabella Lettori e Cosimo Borraccino; e di Felice Spaccavento e Tommaso Gioia di Prossima, è stato specificato che la spesa sanitaria cresce di più del finanziamento statale e che a fronte dell’aumento del 3,6 % dei costi, il Governo copre soltanto con l’1,2 per cento il fondo sanitario nazionale e per la Regione Puglia appena l’1,9 per cento, quindi quasi 2,5 punti di differenza tra la spesa corrente e la copertura del Fondo nazionale. È stato fatto riferimento ai dati della Fondazione Gimbe in ordine al buco che definisce superiore a 30 miliardi per il triennio in corso e a quanto emerge dal confronto europeo secondo cui il Servizio sanitario nazionale in Italia copre il 73 per cento della spesa sanitaria complessiva a differenza di una media europea dell’80 per cento.“Abbiamo affrontato diverse questioni, molte delle quali andrebbero approfondite con serietà, con puntualità e con dovizia di particolari, ossia corroborati da atti, documenti e numeri ufficiali, perché in alcuni c asi sono stati trattati con molta superficialità e demagogia. Nessun Governo, né di sinistra, né di centrosinistra e né di centrodestra, ha determinato una discussione sul Fondo sanitario nazionale e sulle politiche della salute in Italia che tenesse conto dell’evoluzione dei tempi, del rapporto con l’università, della mancanza di medici, problemi che richiamavo già dodici anni fa. È opportuno però partire da alcuni dati. I dati delle relazioni del MEF del 2025, i dati della Corte dei conti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato e per essere chiari la Puglia ha chiuso il 2022 con meno 144 milioni di euro, nel 2023 meno 38 milioni, nel 2024 meno 83 milioni e nel 2025 meno 349 milioni (e non369 milioni): sono esattamente 349.025.974 euro. I 700 milioni di aumento del Fondo, che sono 717.437.799 euro sono stati così distribuiti: 316.976.923 per il 2023, anno nel quale i 38 milioni sono il numero più basso, perché è l’anno nel quale l’assessore Palese bloccò le assunzioni. Mentre, per il 2024 sono 308.901.928 euro di quei 717 e nel 2025, 91.558.000. Questo significa che il disequilibrio o disavanzo che avete chiamato buco di 349 milioni è quanto abbiamo registrato, che, come dice il comma 104, ha messo nelle condizioni il presidente Decaro di fare una manovra.  C’è un tema, oltre al Fondo, che metto all’attenzione del Consiglio: il disavanzo 2005, certificato dall’allora Ministro Tremonti, era pari a 539 milioni di euro e ciò che interessa è che noi oggi viviamo ancora il 2004 meno l’1,04, cioè siamo fermi a piante organiche di un’era glaciale passata. Si è partiti dalle liste d’attesa e oggi possiamo dire che c’è una riduzione del 10 per cento ma c’è un aumento della spesa dovuto al costo delle sedute aggiuntive. Per questo si stanno rivedendo anche i piani di fabbisogno. Quanto alle case di comunità, la Puglia a maggio 2022, si era impegnata per 121 case. Dalla verifica puntuale dei cantieri (le autorizzazioni) è stato appurato che non si arrivava al numero target, che era quello meno il 35 per cento per evitare di perdere il finanziamento, che significava non perdere anche la possibilità di utilizzare le risorse entro dicembre. Tutto ciò è stato garantito, trasmettendo il 1° luglio l’elenco puntuale dei Comuni per ogni provincia ed è stato determinato il numero delle 64 case. Pertanto con la rimodulazione pensiamo di dotare la Puglia di 126 rispetto a 121 pensando anche di utilizzare il fondo di sviluppo e coesione. Quindi, la Puglia ha concorso al target italiano, essendo in linea perché il numero di giugno è stato garantito. Ci sono tante questioni aperte come quella dell’assistenza domiciliare integrata, il tema dell’autismo, il tema della salute mentale, il tema dei regolamenti sul privato accreditato e su tutte quelle strutture, come le residenze sanitarie e altro, per le quali abbiamo numeri inferiori a quello che serve alla Puglia e con il piano operativo sarà determinato tutto nella piena condivisione di tutti e con un percorso prestabilito”.Il commento di Antonio DecaroHa chiuso la seduta il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, evidenziando la complessità del tema per i vari cambiamenti in atto, a cominciare dalla struttura demografica e dal conseguente aumento della domanda di sanità, mentre le risorse non aumentano in maniera tale da coprire i maggiori costi.“La cura, la salute, la sanità: sono questi i temi più importanti per i nostri cittadini. La Corte dei Conti, nell’audizione delle Camere in seduta congiunta, ha mostrato chiaramente questo squilibrio. Nel 2025 la spesa sanitaria effettiva è stata di 141 miliardi, mentre il Fondo sanitario nazionale si è fermato a 136 miliardi, con una differenza di 5 miliardi. La curva dei costi delle Regioni cresce più rapidamente della curva delle risorse statali. È quindi vero che il governo Meloni ha dato più soldi, ma le curve continuano ad allontanarsi e, in proiezione, la differenza di 5 miliardi si accrescerà nei prossimi anni”. Decaro ha smentito che nelle altre regioni non ci sia disavanzo e che non abbiano aumentato l’addizionale Irpef. “Le Regioni in disavanzo nel 2024 – questi sono gli ultimi dati certificati – sono numerose, in particolare Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana, Puglia – ha elencato – e tra queste il Piemonte, l'Emilia-Romagna, l'Umbria e l'Abruzzo hanno aumentato le tasse, in modi diversi: dall’Irpef ai bolli, fino ai ticket sulle ricette”.Ha quindi citato e mostrato articoli di stampa che riferivano di manovre da 400 milioni in Emilia-Romagna, di aumenti dell’Irpef in Umbria per 116 milioni, di tensioni in Molise e Abruzzo, e di difficoltà anche in Lombardia.La Puglia, sotto un altro profilo, ha rispettato gli obiettivi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e ha ottenuto una valutazione positiva, collocandosi comunque nella parte alta della classifica nazionale, al nono posto a livello generale e al primo per il solo Meridione. Il presidente ha proseguito ribandendo che il disavanzo pugliese attuale è di 349 milioni di euro, dopo un’operazione di pulizia dei bilanci che ha ridotto una stima iniziale più alta. E ha spiegato da dove arrivano questi costi: 433 milioni di maggiori spese complessive, di cui 188 milioni per il personale e 117 milioni per la farmaceutica. Nel dettaglio, le assunzioni hanno pesato per 104 milioni: sono state effettuate 2.367 assunzioni, con 530 medici, 992 infermieri, 802 operatori sanitari e 44 amministrativi. A queste cifre si aggiungeranno 80 milioni per il rinnovo dei contratti nazionali e 22 milioni per l’adeguamento dei fondi. Le prestazioni aggiuntive valgono altri 18 milioni. Se si volesse aumentare ancora l’offerta sanitaria, ci sarebbero 140 milioni disponibili per nuove assunzioni, ma andrebbero poi coperti stabilmente. Un tema che il presidente della Regione ha posto ai consiglieri, anche di minoranza: si può decidere di farle, le assunzioni, ma con consapevolezza, perché “vogliamo migliorare l’offerta sanitaria”. La spesa farmaceutica ospedaliera è cresciuta di 86 milioni, soprattutto per farmaci salvavita, oncologici e innovativi: nei primi due anni sono a carico dello Stato (circa 91 milioni), poi passano alle Regioni. Nel 2025 si prevede un ulteriore aumento di 90 milioni per nuovi farmaci biologici e chemioterapici. La farmaceutica convenzionata è aumentata di 31 milioni, anche perché alcuni farmaci sono stati spostati dall’ospedale alle farmacie, con costi più alti, e perché le prescrizioni sono passate dagli specialisti ai medici di base. Solo il trasferimento delle gliptine e delle glifozine ha generato 22 milioni di maggiori costi. Il governo sta per spostare 154 principi attivi dalla spesa ospedaliera al bancone, eliminando il meccanismo del payback che oggi permette risparmi. Altri costi riguardano i dispositivi medici (25 milioni), il sociosanitario (35 milioni), l’accantonamento rischi (15 milioni) e la stabilizzazione del 118. Per evitare di aumentare ulteriormente le tasse, la Regione ha tagliato 107 milioni dal bilancio extra-sanitario, pari al 10% della spesa non sanitaria, senza toccare i servizi: le risorse sono state recuperate da maggiori entrate Irpef, avanzi di amministrazione (tra cui 35 milioni del Consiglio regionale), risparmi di tesoreria e avanzo vincolato. Sulle tasse, Decaro ha chiarito che l’aumento non riguarda “tutti”: fino a 15.000 euro l’aliquota resta invariata; tra 15.000 e 28.000 euro l’aumento è di 4,17 euro al mese; tra 28.000 e 50.000 euro è di 19 euro; tra 50.000 e 100.000 euro è di 66 euro. Il 72,5% dei contribuenti rientra nelle fasce più basse. La Puglia resta comunque, a livello di aliquote, sotto Regioni come Molise, Lazio, Toscana e Campania. Infine, il presidente ha affrontato il tema della mobilità sanitaria: la Puglia perde 345 milioni perché molti cittadini vanno a curarsi fuori regione. Ha spiegato però che dalla verifica sui dati è emerso che le principali fughe riguardano interventi non complessi, come le prote si agli arti inferiori e la chirurgia bariatrica, che la Puglia esegue bene e che attirano pazienti da altre regioni. Il problema è che molte cliniche private pugliesi, raggiunto il tetto di spesa, mandano i pazienti fuori regione, spesso nella stessa clinica privata che ha sedi altrove, portando con sé anche i medici. Questo genera costi aggiuntivi che nelle altre Regioni, non sottoposte a piano di rientro, non sono soggetti a controlli. Per questo ha proposto alla minoranza di chiedere, insieme, al governo di intervenire sugli accordi bilaterali tra Regioni. Ha concluso facendo riferimento all’invito ricevuto dai consiglieri Romito e Minuto ad avere coraggio: “Servirà coraggio per affrontare una situazione complessa. Io ce la metterò tutta e ci metterò tutto il coraggio di cui sono capace. Spero di trovare in questo Consiglio regionale dei coraggiosi, molti coraggiosi”.SCEGLI FoggiaToday COME FONTE PREFERITA SU GOOGLE NEWSLEGGI TUTTE LE INCHIESTE E GLI APPROFONDIMENTIvuoi NAVIGAre SENZA PUBBLICITà ? SCOPRI COME FARE© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111900037.PDF §---§ title§§ Puglia, disavanzo sanitario da 369 milioni di euro: è scontro in Consiglio regionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502110700041.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "foggiatoday.it" del 15 Jul 2026

La minoranza in Consiglio regionae attacca sul rincaro Irpef e parla di "punto più basso", ma la maggioranza rivendica il primato nel Mezzogiorno e indica la strada: riforme strutturali sulla mobilità passiva e stop alle polemiche demagogiche.

pubDate§§ 2026-07-14T23:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502110700041.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502110700041.PDF', 'title': 'foggiatoday.it'} tp:url§§ https://www.foggiatoday.it/politica/buco-sanita-regione-puglia-scontro.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502110700041.PDF tp:ocr§§ La minoranza in Consiglio regionae attacca sul rincaro Irpef e parla di "punto più basso", ma la maggioranza rivendica il primato nel Mezzogiorno e indica la strada: riforme strutturali sulla mobilità passiva e stop alle polemiche demagogiche.Nel corso della seduta consiliare monotematica dedicata al tema della sanità pubblica in Puglia, sono state toccate numerose problematiche legate alla gestione dei servizi sanitari, a partire dal tema dell’impiego della spesa rispetto alle risorse disponibili. Ad avviare il dibattito è stato il capogruppo dei Fratelli d'Italia Paolo Pagliaro che ha avviato la discussione, in qualità di rappresentante del gruppo consiliare, primo richiedente della seduta: è stata rilevata la mancanza di una strategia regionale sotto il profilo sanitario senza avere un’idea ben precisa di come gestire in modo organico e complessivo il tema della sanità. Da qui è partita la richiesta di un’operazione verità necessaria a mettere in fila le criticità e un punto, a cominciare dal 2025 che secondo Pagliaro “ha segnato il punto più basso in negativo della sanità pubblica pugliese”, con l’aggravante che il disavanzo della sanità di quasi 370 milioni “lo pagheranno i pugliesi con l’aumento dell’addizionale Irpef senza contare gli ulteriori 130 milioni di euro rastrellati dal bilancio autonomo regionale sottraendo soldi da altri capitoli di spesa significando meno servizi e meno interventi destinati alle comunità pugliesi” denuncia.Hanno fatto seguito gli interventi dei capigruppo di minoranza Fabio Romito (Lega), Paride Mazzotta (FI) e Luigi Lobuono (Misto) e dei consiglieri Napoleone Cera (Lega), Antonio Scalera (Lega), Tonia Spina (FdI), Giampaolo Vietri (FdI), Giannicola De Leonardis (FdI), Dino Basile (FdI), Marcello Lanotte (FI), Antonio Scianaro (FdI), Andrea Ferri (FdI), Nicola Gatta (FdI), Renato Perrini (FdI), Carmela Minuto (FI) e Luigi Caroli (FdI). Tutti hanno evidenziato che vengono spese risorse pari all’85% del bilancio p"per una sanità che non funziona". “L’auspicio è che, all’esito di questo Consiglio regionale, anche molto dibattuto e molto partecipato, si possa tracciare una linea e ripartire nell’interesse di 4 milioni di pugliesi che stanno aspettando la definizione di risoluzioni concrete per le problematiche che attanagliano il servizio sanitario regionale”.Per la maggioranza, dopo l’intervento del capogruppo del Partito Democratico Stefano Minerva, si sono susseguiti gli interventi dei capigruppo Giuseppe Fischietti di Prossima, Ruggiero Passero di Pip e Maria La Ghezza del M5S, per ribadire che tutte le regioni italiane hanno registrato un deficit sanitario a seguito della riduzione del fondo per la spesa sanitaria che è passato dal 6,7 per cento del 2014 al 6,3 per cento degli ultimi anni, un abbassamento di quasi 0,5 punti percentuali rispetto all’incidenza della spesa sanitaria sul Pil.Nel corso degli altri interventi dei consiglieri di maggioranza del PD Ubaldo Pagano, Domenico De Santis Raffaele Piemontese, Isabella Lettori e Cosimo Borraccino; e di Felice Spaccavento e Tommaso Gioia di Prossima, è stato specificato che la spesa sanitaria cresce di più del finanziamento statale e che a fronte dell’aumento del 3,6 % dei costi, il Governo copre soltanto con l’1,2 per cento il fondo sanitario nazionale e per la Regione Puglia appena l’1,9 per cento, quindi quasi 2,5 punti di differenza tra la spesa corrente e la copertura del Fondo nazionale. È stato fatto riferimento ai dati della Fondazione Gimbe in ordine al buco che definisce superiore a 30 miliardi per il triennio in corso e a quanto emerge dal confronto europeo secondo cui il Servizio sanitario nazionale in Italia copre il 73 per cento della spesa sanitaria complessiva a differenza di una media europea dell’80 per cento.“Abbiamo affrontato diverse questioni, molte delle quali andrebbero approfondite con serietà, con puntualità e con dovizia di particolari, ossia corroborati da atti, documenti e numeri ufficiali, perché in alcuni c asi sono stati trattati con molta superficialità e demagogia. Nessun Governo, né di sinistra, né di centrosinistra e né di centrodestra, ha determinato una discussione sul Fondo sanitario nazionale e sulle politiche della salute in Italia che tenesse conto dell’evoluzione dei tempi, del rapporto con l’università, della mancanza di medici, problemi che richiamavo già dodici anni fa. È opportuno però partire da alcuni dati. I dati delle relazioni del MEF del 2025, i dati della Corte dei conti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato e per essere chiari la Puglia ha chiuso il 2022 con meno 144 milioni di euro, nel 2023 meno 38 milioni, nel 2024 meno 83 milioni e nel 2025 meno 349 milioni (e non369 milioni): sono esattamente 349.025.974 euro. I 700 milioni di aumento del Fondo, che sono 717.437.799 euro sono stati così distribuiti: 316.976.923 per il 2023, anno nel quale i 38 milioni sono il numero più basso, perché è l’anno nel quale l’assessore Palese bloccò le assunzioni. Mentre, per il 2024 sono 308.901.928 euro di quei 717 e nel 2025, 91.558.000. Questo significa che il disequilibrio o disavanzo che avete chiamato buco di 349 milioni è quanto abbiamo registrato, che, come dice il comma 104, ha messo nelle condizioni il presidente Decaro di fare una manovra.  C’è un tema, oltre al Fondo, che metto all’attenzione del Consiglio: il disavanzo 2005, certificato dall’allora Ministro Tremonti, era pari a 539 milioni di euro e ciò che interessa è che noi oggi viviamo ancora il 2004 meno l’1,04, cioè siamo fermi a piante organiche di un’era glaciale passata. Si è partiti dalle liste d’attesa e oggi possiamo dire che c’è una riduzione del 10 per cento ma c’è un aumento della spesa dovuto al costo delle sedute aggiuntive. Per questo si stanno rivedendo anche i piani di fabbisogno. Quanto alle case di comunità, la Puglia a maggio 2022, si era impegnata per 121 case. Dalla verifica puntuale dei cantieri (le autorizzazioni) è stato appurato che non si arrivava al numero target, che era quello meno il 35 per cento per evitare di perdere il finanziamento, che significava non perdere anche la possibilità di utilizzare le risorse entro dicembre. Tutto ciò è stato garantito, trasmettendo il 1° luglio l’elenco puntuale dei Comuni per ogni provincia ed è stato determinato il numero delle 64 case. Pertanto con la rimodulazione pensiamo di dotare la Puglia di 126 rispetto a 121 pensando anche di utilizzare il fondo di sviluppo e coesione. Quindi, la Puglia ha concorso al target italiano, essendo in linea perché il numero di giugno è stato garantito. Ci sono tante questioni aperte come quella dell’assistenza domiciliare integrata, il tema dell’autismo, il tema della salute mentale, il tema dei regolamenti sul privato accreditato e su tutte quelle strutture, come le residenze sanitarie e altro, per le quali abbiamo numeri inferiori a quello che serve alla Puglia e con il piano operativo sarà determinato tutto nella piena condivisione di tutti e con un percorso prestabilito”.Il commento di Antonio DecaroHa chiuso la seduta il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, evidenziando la complessità del tema per i vari cambiamenti in atto, a cominciare dalla struttura demografica e dal conseguente aumento della domanda di sanità, mentre le risorse non aumentano in maniera tale da coprire i maggiori costi.“La cura, la salute, la sanità: sono questi i temi più importanti per i nostri cittadini. La Corte dei Conti, nell’audizione delle Camere in seduta congiunta, ha mostrato chiaramente questo squilibrio. Nel 2025 la spesa sanitaria effettiva è stata di 141 miliardi, mentre il Fondo sanitario nazionale si è fermato a 136 miliardi, con una differenza di 5 miliardi. La curva dei costi delle Regioni cresce più rapidamente della curva delle risorse statali. È quindi vero che il governo Meloni ha dato più soldi, ma le curve continuano ad allontanarsi e, in proiezione, la differenza di 5 miliardi si accrescerà nei prossimi anni”. Decaro ha smentito che nelle altre regioni non ci sia disavanzo e che non abbiano aumentato l’addizionale Irpef. “Le Regioni in disavanzo nel 2024 – questi sono gli ultimi dati certificati – sono numerose, in particolare Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana, Puglia – ha elencato – e tra queste il Piemonte, l'Emilia-Romagna, l'Umbria e l'Abruzzo hanno aumentato le tasse, in modi diversi: dall’Irpef ai bolli, fino ai ticket sulle ricette”.Ha quindi citato e mostrato articoli di stampa che riferivano di manovre da 400 milioni in Emilia-Romagna, di aumenti dell’Irpef in Umbria per 116 milioni, di tensioni in Molise e Abruzzo, e di difficoltà anche in Lombardia.La Puglia, sotto un altro profilo, ha rispettato gli obiettivi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e ha ottenuto una valutazione positiva, collocandosi comunque nella parte alta della classifica nazionale, al nono posto a livello generale e al primo per il solo Meridione. Il presidente ha proseguito ribandendo che il disavanzo pugliese attuale è di 349 milioni di euro, dopo un’operazione di pulizia dei bilanci che ha ridotto una stima iniziale più alta. E ha spiegato da dove arrivano questi costi: 433 milioni di maggiori spese complessive, di cui 188 milioni per il personale e 117 milioni per la farmaceutica. Nel dettaglio, le assunzioni hanno pesato per 104 milioni: sono state effettuate 2.367 assunzioni, con 530 medici, 992 infermieri, 802 operatori sanitari e 44 amministrativi. A queste cifre si aggiungeranno 80 milioni per il rinnovo dei contratti nazionali e 22 milioni per l’adeguamento dei fondi. Le prestazioni aggiuntive valgono altri 18 milioni. Se si volesse aumentare ancora l’offerta sanitaria, ci sarebbero 140 milioni disponibili per nuove assunzioni, ma andrebbero poi coperti stabilmente. Un tema che il presidente della Regione ha posto ai consiglieri, anche di minoranza: si può decidere di farle, le assunzioni, ma con consapevolezza, perché “vogliamo migliorare l’offerta sanitaria”. La spesa farmaceutica ospedaliera è cresciuta di 86 milioni, soprattutto per farmaci salvavita, oncologici e innovativi: nei primi due anni sono a carico dello Stato (circa 91 milioni), poi passano alle Regioni. Nel 2025 si prevede un ulteriore aumento di 90 milioni per nuovi farmaci biologici e chemioterapici. La farmaceutica convenzionata è aumentata di 31 milioni, anche perché alcuni farmaci sono stati spostati dall’ospedale alle farmacie, con costi più alti, e perché le prescrizioni sono passate dagli specialisti ai medici di base. Solo il trasferimento delle gliptine e delle glifozine ha generato 22 milioni di maggiori costi. Il governo sta per spostare 154 principi attivi dalla spesa ospedaliera al bancone, eliminando il meccanismo del payback che oggi permette risparmi. Altri costi riguardano i dispositivi medici (25 milioni), il sociosanitario (35 milioni), l’accantonamento rischi (15 milioni) e la stabilizzazione del 118. Per evitare di aumentare ulteriormente le tasse, la Regione ha tagliato 107 milioni dal bilancio extra-sanitario, pari al 10% della spesa non sanitaria, senza toccare i servizi: le risorse sono state recuperate da maggiori entrate Irpef, avanzi di amministrazione (tra cui 35 milioni del Consiglio regionale), risparmi di tesoreria e avanzo vincolato. Sulle tasse, Decaro ha chiarito che l’aumento non riguarda “tutti”: fino a 15.000 euro l’aliquota resta invariata; tra 15.000 e 28.000 euro l’aumento è di 4,17 euro al mese; tra 28.000 e 50.000 euro è di 19 euro; tra 50.000 e 100.000 euro è di 66 euro. Il 72,5% dei contribuenti rientra nelle fasce più basse. La Puglia resta comunque, a livello di aliquote, sotto Regioni come Molise, Lazio, Toscana e Campania. Infine, il presidente ha affrontato il tema della mobilità sanitaria: la Puglia perde 345 milioni perché molti cittadini vanno a curarsi fuori regione. Ha spiegato però che dalla verifica sui dati è emerso che le principali fughe riguardano interventi non complessi, come le prote si agli arti inferiori e la chirurgia bariatrica, che la Puglia esegue bene e che attirano pazienti da altre regioni. Il problema è che molte cliniche private pugliesi, raggiunto il tetto di spesa, mandano i pazienti fuori regione, spesso nella stessa clinica privata che ha sedi altrove, portando con sé anche i medici. Questo genera costi aggiuntivi che nelle altre Regioni, non sottoposte a piano di rientro, non sono soggetti a controlli. Per questo ha proposto alla minoranza di chiedere, insieme, al governo di intervenire sugli accordi bilaterali tra Regioni. Ha concluso facendo riferimento all’invito ricevuto dai consiglieri Romito e Minuto ad avere coraggio: “Servirà coraggio per affrontare una situazione complessa. Io ce la metterò tutta e ci metterò tutto il coraggio di cui sono capace. Spero di trovare in questo Consiglio regionale dei coraggiosi, molti coraggiosi”.SCEGLI FoggiaToday COME FONTE PREFERITA SU GOOGLE NEWSLEGGI TUTTE LE INCHIESTE E GLI APPROFONDIMENTIvuoi NAVIGAre SENZA PUBBLICITà ? SCOPRI COME FARE© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502110700041.PDF §---§ title§§ Screening FVG, bene l'adesione ma resta il nodo degli inviti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502937308423.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "friulioggi.it" del 15 Jul 2026

Screening, il Friuli Venezia Giulia registra buoni dati di adesione ai test oncologici, ma resta da migliorare la copertura degli inviti.

pubDate§§ 2026-07-15T11:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502937308423.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502937308423.PDF', 'title': 'friulioggi.it'} tp:url§§ https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/screening-fvg-dati-prevenzione-tumori-adesione/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502937308423.PDF tp:ocr§§ 15 Luglio 2026Il Friuli Venezia Giulia mostra una buona capacità di risposta sul fronte della prevenzione oncologica, con livelli di adesione agli screening superiori alla media nazionale in tutti e tre i principali programmi, ma resta aperta la questione della copertura degli inviti. È questo il quadro che emerge dai dati 2024 elaborati dalla Fondazione GIMBE sul Report dell’Osservatorio nazionale screening.La regione si distingue soprattutto per la partecipazione dei cittadini ai test per individuare precocemente i tumori, mentre il margine di miglioramento riguarda la capacità di raggiungere tutta la popolazione destinataria dei programmi gratuiti.Nel 2024 lo screening mammografico, rivolto alle donne tra 50 e 69 anni, ha registrato in Friuli Venezia Giulia un’adesione del 59,7%, superiore alla media italiana del 50%. Un risultato che porta la regione al settimo posto nella classifica nazionale per partecipazione.Più contenuto invece il dato sull’estensione degli inviti: il valore si è fermato all’84,7%, contro una media italiana del 97,3%. Il dato indica la percentuale della popolazione target che ha ricevuto una chiamata a sottoporsi al controllo.Anche per la prevenzione del tumore del collo dell’utero il Friuli Venezia Giulia registra un risultato positivo. L’adesione allo screening cervicale nel 2024 è stata del 58,4%, rispetto al 51% della media italiana, dato che colloca la regione al nono posto tra quelle monitorate.L’estensione degli inviti si è invece attestata al 78,9%. Il programma riguarda le donne tra 25 e 64 anni e prevede percorsi differenziati con Pap test e HPV test in base alle fasce d’età e ai protocolli adottati.Il risultato più significativo arriva dallo screening del colon-retto, rivolto a uomini e donne tra 50 e 69 anni. In questo caso il Friuli Venezia Giulia raggiunge un’adesione del 53,2%, contro il 33,3% della media nazionale, posizionandosi al quinto posto in Italia.L’estensione degli inviti arriva al 100,7%. Un valore superiore al 100% che, come precisa l’Osservatorio nazionale screening, può dipendere anche dagli inviti di recupero relativi agli anni precedenti.I dati confermano quindi un elemento positivo: quando i cittadini ricevono l’invito, in Friuli Venezia Giulia la risposta è generalmente buona. La principale criticità riguarda invece la capacità di garantire una copertura completa della popolazione interessata.Gli screening oncologici fanno parte dei Livelli essenziali di assistenza garantiti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale e riguardano tre aree principali: tumore della mammella, tumore della cervice uterina e tumore del colon-retto.Il quadro nazionale resta caratterizzato da forti differenze territoriali. Nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone appartenenti alle fasce interessate sono rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico. Secondo GIMBE, questa situazione ha contribuito a non intercettare oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose che avrebbero potuto essere individuati attraverso i programmi organizzati.“Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose”, ha dichiarato il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.Guardando alla classifica nazionale dell’adesione complessiva ai programmi di screening, tra le realtà più virtuose si confermano la Provincia autonoma di Trento, l’Emilia-Romagna e il Veneto. Il Friuli Venezia Giulia mantiene comunque un posizionamento positivo, con il settimo posto nello screening mammografico, il nono in quello cervicale e il quinto nel colon-retto.All’opposto, le maggiori difficoltà si concentrano soprattutto in alcune regioni del Mezzogiorno. La Calabria risulta ultima per adesione in tutti e tre i programmi, mentre Campania e Sicilia mostrano livelli di partecipazione inferiori alla media nazionale.Per GIMBE il futuro degli screening non dipende soltanto dall’organizzazione dei servizi, ma anche dalla capacità di informare e coinvolgere i cittadini. “La cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening”, ha sottolineato Cartabellotta, evidenziando l’importanza dell’educazione sanitaria.Aderire ai programmi organizzati significa aumentare le possibilità di individuare precocemente i tumori, intervenire prima e ridurre l’impatto della malattia sulle persone e sul sistema sanitario.Invia un Comunicato Stampa | Pubblicità | SegnalaIscriviti alla newsletter di Friuli Oggi e ricevi le nostre email periodiche contenenti le ultime notizie pubblicate sul sito web!PrivacyChi siamo – Codice etico tp:writer§§ Alessia Pilotto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502937308423.PDF §---§ title§§ Rapporto "Gimbe" sugli screening oncologici: il Molise tra luci e ombre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502949308559.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilgiornaledelmolise.it" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T11:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502949308559.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502949308559.PDF', 'title': 'ilgiornaledelmolise.it'} tp:url§§ https://www.ilgiornaledelmolise.it/2026/07/15/rapporto-gimbe-sugli-screening-oncologici-il-molise-tra-luci-e-ombre/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502949308559.PDF tp:ocr§§ Il report della Fondazione Gimbe evidenzia una situazione a due facce per il Molise sul fronte degli screening oncologici. Se da un lato la regione si colloca nella parte bassa della graduatoria nazionale per estensione e adesione ai programmi di prevenzione, dall’altro registra un risultato positivo nello screening mammografico. Con un’estensione del 100,4%, il Molise è infatti l’unica regione del Sud a superare la soglia del 100% e la media nazionale del 97,3%. Resta però il problema della partecipazione: l’adesione si ferma al 42,7%, al di sotto della media italiana del 50%, segno che occorre rafforzare le iniziative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione.Il Giornale del Molise - reg. Tribunale di Campobasso n. 269 del 11/10/2001Editoria Innovazioni Sviluppo srl - via San Giovanni in Golfo ZI - P.IVA 01576640708 Direttore responsabile: Manuela PetesciaTermini di servizio - Privacy PolicyIGDM Platform© Copyright 2024 - Il Giornale del Molise - Termini di servizio - Privacy Policy IGDM Platform tp:writer§§ Francesco Di Giacomo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502949308559.PDF §---§ title§§ Screening, la Toscana arretra. Si incrina il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502936208424.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lanazione.it" del 15 Jul 2026

Da modello nazionale scivola al quinto posto scavalcata dall’Umbria. Nella nuova analisi Gimbe l’allarme per le mancate adesioni agli inviti. .

pubDate§§ 2026-07-15T11:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502936208424.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502936208424.PDF', 'title': 'lanazione.it'} tp:url§§ https://www.lanazione.it/cronaca/screening-la-toscana-arretra-si-d6fe660f tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502936208424.PDF tp:ocr§§ Da modello nazionale scivola al quinto posto scavalcata dall’Umbria. Nella nuova analisi Gimbe l’allarme per le mancate adesioni agli inviti. .--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502936208424.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, nelle Marche adesione più bassa per mammella e colon. Numeri migliori per l'utero - Laprovinciadifermo.com link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503197007864.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "laprovinciadifermo.com" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T08:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503197007864.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503197007864.PDF', 'title': 'laprovinciadifermo.com'} tp:url§§ https://www.laprovinciadifermo.com/screening-oncologici-nelle-marche-adesione-piu-bassa-per-mammella-e-colon-numeri-migliori-per-lutero/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503197007864.PDF tp:ocr§§ FERMO – Non è ancora chiaro il concetto che la prevenzione aiuta a evitare, o quantomeno ad anticipare, malattie e conseguenze. La politica organizza campagne informative e invia avvisi a casa, ma la popolazione non è ricettiva, nonostante con gli screening si abbiano percorsi agevolati senza attese.Nelle Marche sono più basse le percentuali, secondo l'analisi della Fondazione Gimbe, sui punti di forza e criticità dei tre programmi di screening oncologici (mammella, cervice e colon-retto). Nelle Marche i dati per il 2024 riguardanti l'estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l'adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target) agli screening sono i seguenti: per lo screening mammografico l'estensione è pari al 87,5% (media Italia 97,3%) della popolazione target; l'adesione è pari al 40,3% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la regione al 17/o posto tra le regioni.Per quanto riguarda lo screening cervicale (per il tumore del collo dell'utero): l'estensione è pari al 167,9% (media Italia 117,2%) della popolazione target; l'adesione è pari al 69,7% (media Italia 51%) della popolazione target che posiziona la regione al 3/o posto tra le regioni.Infine per lo screening colon-rettale, l'estensione è pari al 85,6% (media Italia 94%) della popolazione target; l'adesione è pari al 29,2% (media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 13/o posto tra le regioni. tp:writer§§ Raffaele Vitali guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503197007864.PDF §---§ title§§ Rapporto Fondazione Gimbe: screening, Campania al palo - la Repubblica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503258907447.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "napoli.repubblica.it" del 15 Jul 2026

Funzionano per battere i tumori sul tempo e sono importanti, soprattutto quelli per mammella, cervice uterina e colon-retto previsti per legge. Al Nord marcian…

pubDate§§ 2026-07-15T06:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503258907447.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503258907447.PDF', 'title': 'napoli.repubblica.it'} tp:url§§ https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/07/15/news/rapporto_fondazione_gimbe_screening_campania_al_palo-425471409/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503258907447.PDF tp:ocr§§ Funzionano per battere i tumori sul tempo e sono importanti, soprattutto quelli per mammella, cervice uterina e colon-retto previsti per legge. Al Nord marcian…--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503258907447.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, Campania in fondo alle classifiche: adesioni sotto il 30% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503181807696.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "napolitoday.it" del 15 Jul 2026

L’analisi della Fondazione Gimbe sui dati dell’Osservatorio nazionale screening

pubDate§§ 2026-07-15T07:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503181807696.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503181807696.PDF', 'title': 'napolitoday.it'} tp:url§§ https://www.napolitoday.it/salute/screening-oncologici-dati-gimbe.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503181807696.PDF tp:ocr§§ La Campania resta nelle ultime posizioni italiane per la partecipazione agli screening oncologici gratuiti. A evidenziarlo è l’analisi della Fondazione Gimbe sui dati 2024 dell’Osservatorio nazionale screening, relativa ai programmi per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto.Il divario più rilevante riguarda l’adesione dei cittadini. Per lo screening mammografico la Regione ha invitato il 91,3% della popolazione interessata, poco meno della media italiana del 97,3%. All’appuntamento, però, si è presentato soltanto il 29,6% delle donne coinvolte, contro una media nazionale del 50%. La Campania è terzultima, davanti soltanto a Sicilia e Calabria.Risultati simili emergono per la prevenzione del tumore della cervice uterina. Gli inviti hanno raggiunto il 91% della popolazione target, mentre in Italia il dato complessivo è del 117,2%, anche per effetto del recupero delle convocazioni arretrate. L’adesione in Campania si ferma al 28,7%, rispetto al 51% nazionale: anche in questo caso la Regione occupa il terzultimo posto. Il programma prevede il Pap test ogni tre anni nelle fasce più giovani e l’Hpv test ogni cinque anni nelle età successive.Ancora più critica la situazione dello screening del colon-retto, rivolto a donne e uomini tra i 50 e i 69 anni. In Campania gli inviti coprono appena il 61,5% della platea, contro il 94% nazionale. Solo il 14,3% delle persone interessate aderisce al controllo, meno della metà della media italiana del 33,3%. La Regione è penultima sia per estensione degli inviti sia per partecipazione.Secondo Gimbe, nel 2024 oltre 7,6 milioni di italiani sono rimasti fuori dai programmi organizzati, perché non invitati o perché non hanno aderito. Il mancato raggiungimento di una copertura del 90% avrebbe impedito di intercettare più di 50.300 tumori e lesioni precancerose.I dati non comprendono in maniera certificabile tutti gli esami effettuati autonomamente nel privato o nel privato accreditato. Gimbe sottolinea però che questi controlli non dispongono di indicatori nazionali omogenei sulla qualità, sugli approfondimenti successivi e sulla presa in carico dei casi positivi. Caricamento… Si è verificato un errore. Nessuna domanda disponibile. Hai già risposto di recente. Torna più tardi. Grazie per aver risposto! Powered by NapoliToday tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503181807696.PDF §---§ title§§ Screening oncologici. Oltre 7,6 milioni di italiani esclusi, Gimbe: “Oltre 50 mila tumori non intercettati” – OMCeO Latina link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111800036.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ordinemedicilatina.it" del 15 Jul 2026

Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Latina

pubDate§§ 2026-07-14T23:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111800036.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111800036.PDF', 'title': 'ordinemedicilatina.it'} tp:url§§ https://ordinemedicilatina.it/screening-oncologici-oltre-76-milioni-di-italiani-esclusi-gimbe-oltre-50-mila-tumori-non-intercettati/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111800036.PDF tp:ocr§§ Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Latina--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502111800036.PDF §---§ title§§ Prevenzione tumori, Basilicata promossa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503201308023.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 14 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T09:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503201308023.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503201308023.PDF', 'title': 'quotidianodelsud.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodelsud.it/basilicata/cronache/salute-e-assistenza/2026/07/15/prevenzione-tumori-basilicata-promossa tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503201308023.PDF tp:ocr§§ La Basilicata emerge, secondo i dati Gimbe, nella prevenzione dei tumori. Adesioni superiori alla media ma regione indietro sugli inviti: «Al lavoro per migliorare»La Basilicata spicca nella prevenzione tumorale. L’analisi della Fondazione Gimbe, infatti, colloca i lucani tra gli italiani maggiormente solerti nell’eseguire screening oncologici, cogliendo le occasioni dei test gratuiti messi a disposizione a livello regionale. Nello specifico, prendendo in considerazione gli esami mammografici eseguiti nel 2024 sulle donne tra i 50 e i 69 anni, se la media italiana si attesta al 50%, la Basilicata viaggia su un considerevole 56,5%, registrando quindi percentuali di adesione che la portano al nono posto a livello nazionale. Un risultato importante considerando che i lucani risultano gli unici cittadini del Sud a superare la media del Paese. Più o meno gli stessi risultati per gli screening cervicali: dodicesimo posto in Italia con il 52,2% di adesione, al di sopra della soglia nazionale del 51%. Risultati leggermente inferiori, ma comunque in piena linea di galleggiamento, sul fronte della prevenzione colon-rettale: 32,9% (su una media del 33,3%), in ogni caso prima regione del Mezzogiorno e decimo posto assoluto, tenendo presente che il test in questione è, tra quelli analizzati, il meno eseguito. «L’analisi pubblicata dalla Fondazione Gimbe sugli screening oncologici regionali – come ricordato dal presidente Nino Carabellotta – si basa sui dati 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening, già pubblicati lo scorso anno. I nuovi dati sull’andamento del 2025 verranno resi noti a breve dall’Osservatorio stesso. Inoltre tutto il Sud, tranne la Basilicata, registra livelli di adesione inferiori alla media nazionale».GIMBE CERTIFICA LA PROPENSIONE VERSO LA PREVENZIONE DEI TUMORI DEI CITTADINI DELLA BASILICATAGimbe, di fatto, certifica la buona lena dei cittadini lucani nel sottoporsi a esami di prevenzione oncologica, ricordando al contempo quanto sussistano non solo degli squilibri a livello territoriale (considerando che la Basilicata risulta, a tutti gli effetti, un’eccezione nella parte inferiore dello Stivale) ma anche la necessità di ripensare una politica di estensione degli inviti alla prevenzione. Una procedura che, seppur strutturata e comunque efficace visti i risultati, mostra ancora delle disomogeneità. E, in questo senso, anche il territorio lucano rientra tra i destinatari dell’avviso, risultando gli inviti al di sotto (o appena in linea) con la media nazionale. Ad esempio, per quel che riguarda lo screening mammografico, nel 2024 la Basilicata è finita al terzultimo posto nella graduatoria dell’estensione, registrando un 79,2% contro il 97,3% del Paese. Un risultato, questo, condiviso con il resto del Sud con la sola eccezione del Molise, unica meridionale oltre “quota 100” (100,4%): «Con l’eccezione del Molise – ha commentato Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti». Va comunque ricordato, come sottolineato anche da Gimbe, che le regioni con percentuali oltre la soglia del 100% hanno effettuato inviti di recupero, principalmente per colmare quelli mancati durante il periodo pandemico.SOTTO LA MEDIA NELLO SCREENING CERVICALESul piano dell’estensione, la Basilicata resta al di sotto della media nazionale anche nello screening cervicale (91,1% contro il 117,2%, in ogni caso seconda regione del Sud dopo la Puglia e il suo 151,8%) e per quello colon-rettale, con il terzultimo posto certificato dall’84,6% contro il 94% nazionale. Difetto ocndiviso praticamente con tutte le regioni del Sud, fatta eccezione per Puglia e Sicilia. Un aspetto sul quale la Regione ha comunque affermato di star lavorando: «Siamo consapevoli – ha spiegato l’assessore alla Salute, Cosimo Latronico – dei margini di miglioramento sul piano amministrativo dell’invio degli inviti cartacei, ambito su cui stiamo lavorando ma gli indica tori NSG confermano che sugli screening oncologici la Basilicata è una regione virtuosa, l’unica regione del Mezzogiorno a riportare dati superiori alla media nazionale. Merito del lavoro svolto quotidianamente dal personale sanitario e amministrativo e dalla grande partecipazione attiva dei nostri cittadini. Aspettiamo i nuovi dati che saranno pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Screening per verificare l’andamento anche per l’anno 2025». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503201308023.PDF §---§ title§§ Prevenzione tumori, Basilicata promossa - Il Quotidiano del Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503223008124.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T09:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503223008124.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503223008124.PDF', 'title': 'quotidianodelsud.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodelsud.it/basilicata/cronache/salute-e-assistenza/2026/07/15/prevenzione-tumori-basilicata-promossa tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503223008124.PDF tp:ocr§§ La Basilicata emerge, secondo i dati Gimbe, nella prevenzione dei tumori. Adesioni superiori alla media ma regione indietro sugli inviti: «Al lavoro per migliorare»La Basilicata spicca nella prevenzione tumorale. L’analisi della Fondazione Gimbe, infatti, colloca i lucani tra gli italiani maggiormente solerti nell’eseguire screening oncologici, cogliendo le occasioni dei test gratuiti messi a disposizione a livello regionale. Nello specifico, prendendo in considerazione gli esami mammografici eseguiti nel 2024 sulle donne tra i 50 e i 69 anni, se la media italiana si attesta al 50%, la Basilicata viaggia su un considerevole 56,5%, registrando quindi percentuali di adesione che la portano al nono posto a livello nazionale. Un risultato importante considerando che i lucani risultano gli unici cittadini del Sud a superare la media del Paese. Più o meno gli stessi risultati per gli screening cervicali: dodicesimo posto in Italia con il 52,2% di adesione, al di sopra della soglia nazionale del 51%. Risultati leggermente inferiori, ma comunque in piena linea di galleggiamento, sul fronte della prevenzione colon-rettale: 32,9% (su una media del 33,3%), in ogni caso prima regione del Mezzogiorno e decimo posto assoluto, tenendo presente che il test in questione è, tra quelli analizzati, il meno eseguito. «L’analisi pubblicata dalla Fondazione Gimbe sugli screening oncologici regionali – come ricordato dal presidente Nino Carabellotta – si basa sui dati 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening, già pubblicati lo scorso anno. I nuovi dati sull’andamento del 2025 verranno resi noti a breve dall’Osservatorio stesso. Inoltre tutto il Sud, tranne la Basilicata, registra livelli di adesione inferiori alla media nazionale».GIMBE CERTIFICA LA PROPENSIONE VERSO LA PREVENZIONE DEI TUMORI DEI CITTADINI DELLA BASILICATAGimbe, di fatto, certifica la buona lena dei cittadini lucani nel sottoporsi a esami di prevenzione oncologica, ricordando al contempo quanto sussistano non solo degli squilibri a livello territoriale (considerando che la Basilicata risulta, a tutti gli effetti, un’eccezione nella parte inferiore dello Stivale) ma anche la necessità di ripensare una politica di estensione degli inviti alla prevenzione. Una procedura che, seppur strutturata e comunque efficace visti i risultati, mostra ancora delle disomogeneità. E, in questo senso, anche il territorio lucano rientra tra i destinatari dell’avviso, risultando gli inviti al di sotto (o appena in linea) con la media nazionale. Ad esempio, per quel che riguarda lo screening mammografico, nel 2024 la Basilicata è finita al terzultimo posto nella graduatoria dell’estensione, registrando un 79,2% contro il 97,3% del Paese. Un risultato, questo, condiviso con il resto del Sud con la sola eccezione del Molise, unica meridionale oltre “quota 100” (100,4%): «Con l’eccezione del Molise – ha commentato Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti». Va comunque ricordato, come sottolineato anche da Gimbe, che le regioni con percentuali oltre la soglia del 100% hanno effettuato inviti di recupero, principalmente per colmare quelli mancati durante il periodo pandemico.SOTTO LA MEDIA NELLO SCREENING CERVICALESul piano dell’estensione, la Basilicata resta al di sotto della media nazionale anche nello screening cervicale (91,1% contro il 117,2%, in ogni caso seconda regione del Sud dopo la Puglia e il suo 151,8%) e per quello colon-rettale, con il terzultimo posto certificato dall’84,6% contro il 94% nazionale. Difetto ocndiviso praticamente con tutte le regioni del Sud, fatta eccezione per Puglia e Sicilia. Un aspetto sul quale la Regione ha comunque affermato di star lavorando: «Siamo consapevoli – ha spiegato l’assessore alla Salute, Cosimo Latronico – dei margini di miglioramento sul piano amministrativo dell’invio degli inviti cartacei, ambito su cui stiamo lavorando ma gli indica tori NSG confermano che sugli screening oncologici la Basilicata è una regione virtuosa, l’unica regione del Mezzogiorno a riportare dati superiori alla media nazionale. Merito del lavoro svolto quotidianamente dal personale sanitario e amministrativo e dalla grande partecipazione attiva dei nostri cittadini. Aspettiamo i nuovi dati che saranno pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Screening per verificare l’andamento anche per l’anno 2025». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503223008124.PDF §---§ title§§ Chi sono i “pazienti influenti” e come cambiano il modo di parlare di salute on line - la Repubblica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502923008308.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "repubblica.it" del 15 Jul 2026

Non sono ''influencer'' ma ''pazienti influenti'' le persone che trasformano il proprio vissuto di malattia in una rete di supporto sul web, colmando il vuoto d''as…

pubDate§§ 2026-07-15T10:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502923008308.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502923008308.PDF', 'title': 'repubblica.it'} tp:url§§ https://www.repubblica.it/salute/2026/07/15/news/chi_sono_i_pazienti_influenti_e_come_cambiano_il_modo_di_parlare_di_salute_on_line-425471938/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502923008308.PDF tp:ocr§§ Quando a Gaia Presotto viene diagnosticata la sclerosi multipla, nel 2013, la prima cosa che cerca non è una spiegazione clinica ma uno specchio, qualcuno in cui rivedersi per non sentirsi sola. I media tradizionali, in quegli anni, le rimandano uno stereotipo che la terrorizza: la malattia costantemente rappresentata con l'immagine di una sedia a rotelle. “Nella maggior parte dei casi, le persone con sclerosi multipla non utilizzano ausili nella loro vita quotidiana", racconta Gaia sul palco del We Make Future di Bologna. La sclerosi multipla è una patologia autoimmune e neurodegenerativa in cui il sistema immunitario attacca, per errore, il sistema nervoso centrale. Distruggendo la mielina, la guaina che protegge le fibre nervose, genera lesioni e cicatrici ("sclerosi") che alterano la trasmissione dei segnali, causando sintomi variabili dalla stanchezza cronica a difficoltà motorie e deficit cognitivi. È una malattia complessa e imprevedibile, ma oggi non rappresenta più una condanna e, grazie ai progressi della ricerca e ai moderni trattamenti le persone con SM possono vivere pienamente mantenendo una buona qualità di vita. La possibilità di sviluppare deficit motori tali da impedire la deambulazione autonoma è, infatti, in costante diminuzione.Non chiamateli influencer: la rivoluzione dei pazienti influentiGaia Presotto, attraverso i suoi canali social, racconta agli altri tutto quello che avrebbe voluto sentirsi dire al momento della diagnosi e condivide momenti della propria routine. E non è la sola. C'è chi racconta percorsi oncologici, chi documenta la convivenza estenuante con l'endometriosi sdoganando un dolore, spesso, ignorato, chi spiega la gestione quotidiana del diabete di tipo I, chi racconta la propria convivenza con una patologia cronica, rara o invisibile. Queste persone non vanno chiamate, banalmente, 'influencer' ma sono 'pazienti influenti' e vivendo una patologia in prima persona, stanno rivoluzionando la comunicazione della salute. Chi abita un’esperienza di malattia o è un caregiver e decide di condividere la propria storia sul web, diviene una figura da non poter trascurare nell’ecosistema digitale della sanità. "I pazienti sono la parte più importante del sistema e spesso ce lo dimentichiamo" ricordano Brenda Herrera, Digital Supervisor dell’azienda di comunicazione The Bloc, e la stessa Gaia Presotto, all’interno dell'Healthcare Stage della Fondazione GIMBE a Bologna.Il tempo di relazione è tempo di curaPerché ascoltiamo le storie altrui? La risposta è che le persone non sono alla ricerca di sole informazioni cliniche ma di una validazione umana e sociale della propria condizione: “Qualcuno ci è già passato?”, “La mia reazione è normale?”, “Come cambierà la mia routine?”, “Potrò ancora fare quello che amo?”. Domande che, troppo spesso, non trovano lo spazio adeguato negli ambulatori. In sanità il tempo di dialogo e ascolto non è un'attività collaterale ma parte integrante del trattamento. Nella pratica medica e infermieristica, infatti, ‘il tempo della comunicazione è tempo di cura’: non si tratta solo di un principio etico ma di un vero e proprio obbligo normativo. Come stabilito dalla Legge 219/2017, il tempo dedicato alla spiegazione della diagnosi, dei trattamenti e alla raccolta del consenso informato è legalmente riconosciuto come tempo di cura effettivo. Purtroppo, allo stato attuale, il Servizio sanitario nazionale fatica enormemente a garantire tempi adeguati all’ascolto e al dialogo, schiacciato da criticità strutturali quali carenza di personale, sovraccarico burocratico e modello prestazionale.Dalla visita medica al web: il nuovo ruolo delle community digitaliCercare sul web è diventata la prima reazione di fronte ad una diagnosi o a un disturbo. Il gesto quotidiano di "googlare" i propri sintomi rivela una tendenza globale profonda: il ricorso ai canali digitali come fonte primaria di orientamento e conforto. Ma cosa si cela dietro questa ricerca di risposte? Secondo l’analisi emersa dall’agenzia di comunicazione The Bloc, illustrata da Brenda Herrera, le persone online cercano tre cose fondamentali: il confronto con altri pazienti, risposte a dubbi specifici e dialogo post-visita medica. In questo contesto, l’utente si imbatte facilmente nei ‘pazienti influenti’. Persone come Gaia Presotto offrono supporto umano a chi cerca condivisione dopo una diagnosi ma lo fanno ricordando sempre l’unicità del singolo: le esperienze possono essere comuni, ma il percorso resta individuale. Le necessità dei pazienti, infatti, variano notevolmente in base al contesto socioeconomico e geografico, alla prognosi attesa, alle dinamiche familiari, al livello culturale e a molti altri fattori.Dai ‘Pazienti Influenti’ alla Patient Advocacy nelle politiche sanitarieI progetti di Patient Advocacy (o Difesa del paziente) nascono proprio per dare voce al malato, partendo dalle sue reali esigenze per realizzare qualcosa di concreto in termini di utilità e supporto. Sono programmi che mirano a: supportare il medico nella gestione terapeutica, ridefinire e ampliare il concetto di assistenza, migliorare l’aderenza alla terapia (e di conseguenza la sua efficacia) e, in definitiva, elevare la qualità della vita delle persone. I ‘pazienti influenti’ mirano proprio a questo. Tuttavia, affinché questa rivoluzione digitale sia sicura e al riparo da disinformazione e fake news, il racconto dei malati deve essere sempre guidato da evidenze scientifiche e rimanere privo di fini commerciali. In questo scenario diventa cruciale il ruolo di intermediari qualificati: board scientifici che agiscono come veri e propri garanti, verificando la correttezza delle informazioni divulgate dai profili dei ‘pazienti influenti’ per assicurare che l'empatia della condivisione non si scontri mai con l'accuratezza medica.È esattamente con questa ‘vocazione’ che opera InPazienti, progetto di cui fa parte anche Gaia Presotto. L'iniziativa nasce dal profondo bisogno di mettere un megafono a disposizione di chi vive la patologia, assicurando al contempo che questo strumento venga utilizzato con rigore e competenza. Realtà come questa sono capaci di fare da filtro per trasformare il vissuto personale in vera educazione sanitaria, rimettendo finalmente la voce del paziente al centro del sistema. La rivoluzione portata dai pazienti influenti non consiste solo nel raccontare la malattia ma nel pretendere una sanità più trasparente e dialogante dove il digitale, se governato dall'etica e dalla competenza, diventa il miglior alleato della salute pubblica. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502923008308.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, Gimbe: “Oltre 7,6 milioni di italiani fuori dai programmi gratuiti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503183107693.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "sardegnagol.eu" del 15 Jul 2026

"La cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell''età prevista per gli screening", ha spiegato

pubDate§§ 2026-07-15T07:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503183107693.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503183107693.PDF', 'title': 'sardegnagol.eu'} tp:url§§ https://www.sardegnagol.eu/screening-oncologici-gimbe-oltre-76-milioni-di-italiani-fuori-dai-programmi-gratuiti/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=screening-oncologici-gimbe-oltre-76-milioni-di-italiani-fuori-dai-programmi-gratuiti tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503183107693.PDF tp:ocr§§ "La cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell'età prevista per gli screening", ha spiegato--PARTIAL-- tp:writer§§ Martina Cossu guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503183107693.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, Consigliere regionale Marrese: "I dati Gimbe dimostrano che i lucani rispondono alla prevenzione. Ora la Regione migliori il sistema degli inviti e della sensibilizzazione" - SassiLive link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502925108217.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "sassilive.it" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T10:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502925108217.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502925108217.PDF', 'title': 'sassilive.it'} tp:url§§ https://www.sassilive.it/cronaca/politica/screening-oncologici-consigliere-regionale-marrese-i-dati-gimbe-dimostrano-che-i-lucani-rispondono-alla-prevenzione-ora-la-regione-migliori-il-sistema-degli-inviti-e-della-sensibilizzazione/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502925108217.PDF tp:ocr§§ “I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sugli screening oncologici in Basilicata consegnano un messaggio molto chiaro: quando vengono coinvolti e informati, i cittadini lucani rispondono positivamente ai programmi di prevenzione. È dunque necessario che la Regione Basilicata rafforzi la propria capacità organizzativa per raggiungere un numero maggiore di persone attraverso inviti puntuali, capillari ed efficaci”.Lo dichiara il Consigliere regionale Piero Marrese, commentando il rapporto che evidenzia come, nel 2024, per lo screening mammografico la Basilicata abbia registrato un tasso di adesione del 56%, superiore alla media nazionale del 50%, ma una percentuale di inviti pari al 79,2%, nettamente inferiore alla media italiana del 97,3%. Secondo la stessa Fondazione Gimbe, tale divario richiama precise responsabilità organizzative nella gestione delle chiamate ai cittadini.“Questi numeri dimostrano che il problema non è la scarsa volontà dei cittadini di prendersi cura della propria salute. Al contrario, la popolazione lucana mostra una sensibilità verso la prevenzione addirittura superiore alla media nazionale. Il vero nodo riguarda la capacità del sistema sanitario regionale di raggiungere tutti gli aventi diritto e di accompagnarli verso i percorsi di screening”.“Per questo chiediamo alla Giunta regionale e alle strutture competenti di investire maggiormente nell’organizzazione delle campagne di prevenzione, nel potenziamento degli strumenti di convocazione e in una più incisiva attività di informazione e sensibilizzazione. Ogni cittadino che non riceve un invito rappresenta un’opportunità persa per individuare precocemente patologie che, se diagnosticate in tempo, possono essere curate con maggiori probabilità di successo”.“È necessario utilizzare tutti i canali disponibili – dalle comunicazioni digitali ai rapporti con i medici di medicina generale, fino alle campagne informative sui territori – affinché gli screening oncologici raggiungano la totalità della popolazione interessata. La prevenzione non può essere considerata un costo, ma un investimento fondamentale per la salute pubblica e per la sostenibilità del sistema sanitario”.“Il dato più incoraggiante che emerge dal rapporto Gimbe è proprio la risposta dei lucani. La Regione faccia la propria parte con un’organizzazione più efficiente e una comunicazione più efficace. Se aumenteranno gli inviti e la sensibilizzazione, aumenteranno anche le opportunità di salvare vite umane attraverso la diagnosi precoce”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502925108217.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe: 7,6 milioni di persone rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico nel 2024 | Sestopotere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503190407930.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "sestopotere.com" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T08:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503190407930.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503190407930.PDF', 'title': 'sestopotere.com'} tp:url§§ https://sestopotere.com/fondazione-gimbe-76-milioni-di-persone-rimaste-fuori-dai-programmi-gratuiti-di-screening-oncologico-nel-2024/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503190407930.PDF tp:ocr§§ (Sesto Potere) – Bologna – 15 luglio 2026 – Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening».Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese».Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi. «Con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente.Il Report ONS mette a disposizione numerosi indicatori per valutare la qualità dei programmi di screening, la cui erogazione presenta un’elevata variabilità regionale nelle modalità di invito, nelle strategie di recupero e, soprattutto, nella copertura della popolazione target. Per comprenderne le dinamiche, tre indicatori sono fondamentali:Popolazione target da invitare. Per ciascuno dei tre programmi, la popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2024 nelle fasce di età previste viene rapportata alla periodicità del test: ogni 2 anni per gli screening mammografico e colon-rettale, ogni 3 anni per quello cervicale.Estensione dello screening. Indica il numero di inviti effettivamente spediti, al netto di quelli non recapitati, rispetto alla popolazione target. Non vengono conteggiate le persone escluse prima dell’invio per ragioni cliniche, perché già sottoposte al test di screening o a un esame di secondo livello oppure con una diagnosi oncologica. L’estensione può superare il 100% quando le Regioni effettuano inviti aggiuntivi per recuperare gli inviti non effettuati negli anni precedenti a causa della pandemia, del mancato recapito o della mancata adesione.Adesione allo screening. Indica la percentuale di persone che si sottopongono al test rispetto alla popolazione target, al netto delle esclusioni effettuate prima dell’invio per ragioni cliniche. L’indicatore rientra nel Nuovo Sistema di Garanzia, con cui il Ministero della Salute monitora l’adempimento regionale ai LEA.ESTENSIONE DELLE FASCE D’ETÀ. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica – commenta Cartabellotta – ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata co pertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei LEA. Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in grado di estendere l’offerta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria».SCREENING MAMMOGRAFICO. È offerto a tutte le donne tra 50 e 69 anni. In caso di esito positivo, il percorso prevede ulteriori approfondimenti diagnostici mediante test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia.Estensione dello screening. Nel 2024 in Italia è stato invitato il 97,3% (n. 4.185.888) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta (Figura 1). «Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria (Figura 2). Tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Basilicata, registrano livelli di adesione inferiori alla media nazionale.SCREENING CERVICALE. È offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni: nelle fasce più giovani, tra 25 e 30/35 anni, viene proposto il Pap-test ogni 3 anni; nelle fasce d’età successive, il test per il virus del papilloma umano (HPV test) ogni 5 anni. Alcune Regioni hanno adottato protocolli personalizzati in base allo stato vaccinale per l’HPV. In caso di esito positivo, viene proposta la colposcopia come test di secondo livello, eseguita nel 2024 da quasi il 93% delle donne positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 sono state invitate 4.048.525 donne: il 78,7% (n. 3.190.938) con HPV test e il 21,3% (n. 857.587) con Pap-test. Complessivamente, è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con forti differenze regionali: dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria (Figura 3). «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening cervicale il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria (Figura 4).SCREENING COLON-RETTALE. È offerto a tutte le persone tra 50 e 69 anni e consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di esito positivo viene proposta, come test di secondo livello, la colonscopia, eseguita nel 2024 dall’83,7% delle persone positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 è stato invitato il 94% (n. 7.984.447) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna (Figura 5).Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito il 33,3% delle persone invitate, con marcate differenze regionali: dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria (Figura 6). In tutte le Regioni del Mezzogiorno i livelli di adesione sono inferiori alla media nazionale.«Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, pur con alcune eccezioni (Tabella 1).«I dati ONS 2024 – aggiunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 202 2 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».L’IMPATTO DEGLI SCREENING MANCATIAssumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati.«Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». In dettaglio:Tumori della mammella. Applicando un tasso di identificazione dello 0,52% per tutti i carcinomi e dello 0,14% per quelli invasivi di dimensioni =10 mm alle 1.675.708 donne che non si sono sottoposte allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 11.026 tumori, di cui 2.312 carcinomi invasivi di dimensioni =10 mm.Tumori della cervice uterina. Applicando un tasso di identificazione delle lesioni precancerose (istologia CIN2+) dello 0,82% per l’HPV test e dello 0,64% per il Pap-test alle 969.986 donne che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per l’HPV test e alle 272.011 che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per il Pap-test, si stima che nel 2024 non siano state identificate complessivamente 9.695 lesioni con istologia CIN2+.Tumori del colon-retto. Applicando un tasso di identificazione dello 0,10% per il carcinoma del colon-retto e dello 0,52% per gli adenomi avanzati alle 4.703.236 persone che non hanno aderito allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 4.703 carcinomi e 24.927 adenomi avanzati. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503190407930.PDF §---§ title§§ Sanità pugliese, scontro in Consiglio regionale. Pentassuglia e Decaro: «Disavanzo di 349 milioni, ma i problemi riguardano tutte le Regioni» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503194807830.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "statoquotidiano.it" del 15 Jul 2026

Sanità pugliese, scontro in Consiglio regionale. Pentassuglia e Decaro: «Disavanzo di 349 milioni, ma i problemi riguardano tutte le Regioni»

pubDate§§ 2026-07-15T07:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503194807830.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503194807830.PDF', 'title': 'statoquotidiano.it'} tp:url§§ https://www.statoquotidiano.it/15/07/2026/sanita-pugliese-scontro-in-consiglio-regionale-pentassuglia-e-decaro-disavanzo-di-349-milioni-ma-i-problemi-riguardano-tutte-le-regioni/1335805/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503194807830.PDF tp:ocr§§ Iscriviti al canale WhatsappBALLON D'ESSAICALEMBOURIscriviti al canale WhatsappFoggiaManfredoniaCronacaPoliticaSportEventiSan SeveroCerignolaHome // Bari // Sanità pugliese, scontro in Consiglio regionale. Pentassuglia e Decaro: «Disavanzo di 349 milioni, ma i problemi riguardano tutte le Regioni»LASCIA UN COMMENTOBARI – Si è sviluppato su toni accesi il dibattito nel Consiglio regionale monotematico dedicato alla sanità pugliese, con un confronto serrato tra maggioranza e opposizione sullo stato del servizio sanitario regionale, il disavanzo dei conti e le prospettive di rilancio del sistema.Ad aprire la discussione è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, primo firmatario della richiesta di convocazione della seduta. L’esponente dell’opposizione ha denunciato l’assenza di una strategia sanitaria regionale, parlando della necessità di una “operazione verità” sulle criticità accumulate negli ultimi vent’anni. Nel mirino anche il disavanzo sanitario, indicato in circa 370 milioni di euro, che – secondo l’opposizione – finirà per gravare sui cittadini attraverso l’aumento dell’addizionale Irpef.Sulla stessa linea gli interventi degli altri consiglieri di minoranza, che hanno evidenziato come l’85% del bilancio regionale venga destinato alla sanità senza, a loro giudizio, garantire servizi adeguati. L’obiettivo indicato è quello di avviare un percorso di riforma capace di dare risposte concrete ai cittadini pugliesi.Di diverso tenore le valutazioni della maggioranza. I consiglieri hanno ricondotto le difficoltà della sanità pugliese a una questione di carattere nazionale, sottolineando come tutte le Regioni siano alle prese con un progressivo aumento dei costi non compensato da un corrispondente incremento del Fondo sanitario nazionale. È stato inoltre richiamato il quadro delineato dalla Fondazione Gimbe, secondo cui il finanziamento della sanità pubblica risulta insufficiente rispetto alla crescita della spesa.Nella replica, l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia ha invitato a basare il confronto su dati certificati e non su ricostruzioni “superficiali e demagogiche”. Ha precisato che il disavanzo 2025 della sanità pugliese ammonta a 349.025.974 euro e non a 369 milioni, ricordando come il Fondo sanitario nazionale, pur aumentato negli ultimi anni, non sia stato sufficiente a compensare la crescita dei costi.L’assessore ha inoltre evidenziato le principali criticità che il sistema sanitario regionale deve affrontare: dalla carenza di personale alle liste d’attesa, fino all’assistenza domiciliare, alla salute mentale e alla riorganizzazione delle Case della Comunità. Su quest’ultimo punto ha annunciato che, attraverso una rimodulazione degli interventi, la Puglia punta a realizzare 126 strutture rispetto alle 121 inizialmente previste.A chiudere il dibattito è stato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha ricondotto le difficoltà della sanità ai profondi cambiamenti demografici e all’aumento della domanda di cure.Illustrando alcuni dati, Decaro ha ricordato che nel 2025 la spesa sanitaria nazionale ha raggiunto i 141 miliardi di euro, a fronte di un Fondo sanitario fermo a 136 miliardi, determinando uno squilibrio di circa 5 miliardi. Una dinamica che, secondo il presidente, interessa tutte le Regioni italiane.Entrando nel dettaglio della situazione pugliese, Decaro ha spiegato che il disavanzo di 349 milioni deriva principalmente dall’aumento dei costi del personale, della spesa farmaceutica, dei dispositivi medici e delle prestazioni aggiuntive. Tra le voci più rilevanti figurano le oltre 2.300 assunzioni effettuate nel sistema sanitario regionale e la crescita della spesa per farmaci innovativi e oncologici.Sul fronte fiscale, il presidente ha precisato che l’aumento dell’addizionale Irpef interesserà in misura diversa le varie fasce di reddito e che oltre il 72% dei contribuenti rientra nelle categorie meno penalizzate.Infine, Decaro ha affrontato il tema della mobilità sanitaria, sottolineando come la Puglia continui a perdere centinaia di milioni di euro per i ricoveri fuori regione, anche a causa dei limiti di spesa delle strutture private convenzionate. Da qui l’invito a un confronto istituzionale con il Governo per individuare soluzioni condivise.Il dibattito si è concluso senza votazioni, ma con l’impegno, ribadito sia dalla maggioranza sia dall’opposizione, a proseguire il confronto sulle misure necessarie per rafforzare il sistema sanitario regionale.CommentoSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.?Stato Donna è l'inserto di Stato Quotidiano che parla al femminile. Con decine di storie e volti di donne che raccontano il mondo attuale."L'INFORMAZIONE LIBERA DELLA CAPITANATA ED OLTRE (DAL 2009)"Registrazione al tribunale di Foggia n°28 del 05.10.2009REDAZIONECODICE ETICOPRIVACY POLICYCONTATTIVuoi segnalare un problema nella tua città?AnonimoManfredoniaFoggiaSan SeveroLuceraCerignolaGarganoPrima PaginaPrimo PianoCronacaScienza e tecnologiaMedicinaEconomiaLavoroFocus e InchiesteIl FogliettoStorie e ProfiliStato SportAttualitàModaViaggiEventiCinemaSpettacoliSalute e BenessereStato DonnaPubblicitàSegnalazioniMeteoStato TVRedazioneScriveteciCompila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce o disservizi.Compila il modulo con i tuoi dati per promuovere la tua attività locale, pubblicizzare un evento o per proposte di collaborazione.LASCIA UN COMMENTO tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503194807830.PDF §---§ title§§ Screening tumori, Umbria meglio che altre ma più di 550 lesioni potrebbero non essere state intercettate - Umbria 24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502874908727.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "umbria24.it" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-15T12:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502874908727.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502874908727.PDF', 'title': 'umbria24.it'} tp:url§§ https://www.umbria24.it/attualita/screening-tumori-umbria-meglio-che-altre-ma-piu-di-550-lesioni-potrebbero-non-essere-state-intercettate/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502874908727.PDF tp:ocr§§ Più di un umbro su due appartenente alla popolazione target non è stato raggiunto dai programmi di screening oncologico organizzato oppure, pur avendo ricevuto l’invito, ha scelto di non aderire. È il quadro che emerge dal nuovo report della Fondazione Gimbe, basato sui dati 2024 dell’Osservatorio nazionale screening (Ons), che a livello nazionale stima in oltre 7,6 milioni le persone rimaste fuori dai programmi gratuiti di prevenzione del tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Una situazione che, secondo Gimbe, avrebbe impedito di intercettare oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose.L’Umbria, tuttavia, si conferma tra le regioni più virtuose del Paese per partecipazione agli screening, pur restando anch’essa lontana dagli obiettivi fissati dall’Unione europea. I dati regionali più recenti disponibili dell’Osservatorio nazionale screening mostrano infatti livelli di adesione superiori alla media italiana in tutti e tre i programmi di prevenzione.Per quanto riguarda lo screening mammografico, in Umbria aderisce il 73% delle donne invitate, contro una media nazionale del 49,3%. Si tratta di uno dei risultati migliori d’Italia, che colloca la regione al terzo posto nazionale. Anche la capacità di invitare la popolazione è elevata: l’estensione raggiunge il 103,3% della popolazione target, grazie anche al recupero degli inviti non effettuati negli anni precedenti, mentre la media italiana è del 93,6%. Sopra la media nazionale anche lo screening della cervice uterina. In Umbria aderisce il 52,4% delle donne invitate contro il 46,9% italiano. In questo caso il punto debole è rappresentato dall’estensione degli inviti, pari all’87,1%, inferiore alla media nazionale del 111%, anch’essa influenzata dalle campagne di recupero realizzate in diverse regioni. Risultati positivi anche per la prevenzione del tumore del colon-retto. L’adesione raggiunge il 40,1% degli invitati rispetto al 32,5% della media nazionale, mentre l’estensione degli inviti arriva al 98,5% contro il 94,3% italiano. Anche se la partecipazione resta la più bassa tra i tre screening, l’Umbria si colloca comunque nelle prime dieci regioni italiane.Il confronto con il quadro nazionale evidenzia quindi una regione che, dal punto di vista organizzativo, funziona meglio della media italiana. Tuttavia anche in Umbria quasi una donna su quattro non aderisce allo screening mammografico, quasi una su due rinuncia allo screening della cervice uterina e sei persone su dieci non partecipano allo screening del colon-retto. Numeri che mostrano come esista ancora un ampio margine di miglioramento, soprattutto sul fronte della partecipazione dei cittadini.Le conclusioni che valgono per l’Italia, quindi, riguardano anche l’Umbria. Pur partendo da una posizione decisamente migliore rispetto alla media nazionale, la regione è ancora distante dal traguardo fissato dal Consiglio dell’Unione europea, che prevede una copertura del 90% della popolazione target. Per raggiungerlo non basta mantenere elevata la capacità di invitare i cittadini: occorre soprattutto aumentare l’adesione, rafforzando le campagne informative, coinvolgendo maggiormente i medici di medicina generale e diffondendo la cultura della prevenzione già tra i più giovani, come suggerisce la stessa Fondazione Gimbe. Il report Gimbe non fornisce una stima del numero di tumori e lesioni precancerose non intercettati dagli screening in ciascuna regione. Tuttavia, applicando all’Umbria il peso della sua popolazione rispetto a quella italiana, si può ricavare una proiezione statistica. Se i circa 50.300 tumori e lesioni sfuggiti ai programmi di screening a livello nazionale fossero distribuiti in proporzione alla popolazione residente, in Umbria si arriverebbe a circa 730 casi l’anno. Si tratta però di una stima che tende a sovradimensionare il fenomeno regionale, perché l’Umbria presenta tassi di adesione agli screening superiori alla media italiana, in particolare per mammella e colon-retto. Tenendo conto di questa migli ore performance, una proiezione più realistica porta a stimare che ogni anno possano sfuggire ai programmi organizzati di prevenzione tra 580 e 620 tumori e lesioni precancerose. Si tratta naturalmente di una ricostruzione statistica e non di un dato ufficiale, anche perchè bisognerebbe tenere conto di fattori quali l’età e altre informazioni, ma offre un ordine di grandezza utile a comprendere come, pur essendo tra le regioni più virtuose del Paese, anche l’Umbria abbia ancora ampi margini di miglioramento nel coinvolgere la popolazione negli screening oncologici.Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. SostieniciAccettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. 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Estratto da pag. 1 di "umbriatv.com" del 14 Jul 2026

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