title§§ Screening, Trentino primo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503116207136.PDF description§§
Estratto da pag. 21 di "ADIGE" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 16 di "ALTO ADIGE" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL TRENTINO" del 15 Jul 2026
I dati della Fondazione Gimbe. Mammografia, l'adesione supera il 74%
pubDate§§ 2026-07-15T05:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503141106377.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503141106377.PDF', 'title': 'CORRIERE DEL TRENTINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503141106377.PDF tp:ocr§§ Trento prima per gli screening oncologici I dati della Fondazione Gimbe. Mammografia, l’adesione supera il 74% TRENTO I programmi di screening oncologici possono salvare una vita. L’attività sistematica di diagnosi precoce di un tumore o dei suoi precursori, basata su evidenze scientifiche, aiuta a identificare la malattia o i suoi precursori, cioè le alterazioni da cui il tumore può svilupparsi nel tempo. Il fattore tempo nella lotta contro i tumori è fondamentale, ma nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno. Il motivo? In parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. Il dato è nazionale. La fotografia del Trentino è infatti tutt’altra. La provincia di Trento è prima per quanto riguarda l’adesione allo screening mammografico e allo screening cervicale, mentre si posiziona al terzo posto per lo screening colon-rettale. A dirlo è un’analisi della Fondazione Gimbe che analizza dei tre programmi di screening oncologici relativi all’anno 2024, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e aziende sanitarie locali a rafforzare gli interventi organizzativi e la comunicazione pubblica su questo pilastro fondamentale della prevenzione oncologica. L’estensione dello screening mammografico in Trentino è pari al 94,5% (media italiana è del 97,3%) della popolazione target, mentre l’adesione è del 74% (la media italiana è del 50%). Per quanto riguarda lo screening cervicale l’estensione è del 129,4% (la media italiana è del 117,2%) e l’adesione del 90,3% (la media italiana è del 51%). Infine, secondo l’indagine di Gimbe il Trentino è avanti anche per lo screening colon-rettale: l’estensione è del 111,4% , rispetto alla media italiana che si ferma al 94%, mentre l’adesione è del 56,2%, rispetto al 33,3% a livello nazionale. Meno confortanti sono i dati della vicina provincia di Bolzano che si colloca più indietro nella classifica stilata dalla Fondazione. È all’ottavo posto per lo screening mammografico (con un’estensione del 98,5% e un’adesione del 58,1%), diciottesima per lo screening cervicale (con un’estensione del 79,9% e un’adesione del 31,1%) e undicesima per lo screening colon-rettale (con un’estensione del 110,2% e un’adesione del 31,4%). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Trento prima per gli screening oncologici -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503141106377.PDF §---§ title§§ Sanità in coda: nei primi 5 mesi più di 20mila visite oltre la soglia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503103807012.PDF description§§
Estratto da pag. 13 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 15 Jul 2026
Il ritardo non riguarda solo le prenotazioni: i tagli ai posti letto, gli screening oncologici agli ultimi posti d ' Italia e la crescente rinuncia alle cure spiegano perché la Calabria sia ultima per speranza di vita in buona salute
pubDate§§ 2026-07-15T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503103807012.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503103807012.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503103807012.PDF tp:ocr§§ Sanità in coda: nei primi 5 mesi più di 20mila visite oltre la soglia Il ritardo non riguarda solo le prenotazioni: i tagli ai posti letto, gli screening oncologici agli ultimi posti d’Italia e la crescente rinuncia alle cure spiegano perché la Calabria sia ultima per speranza di vita in buona salute COSENZA Ci sono quasi tre anni di vita che ballano tra chi nasce a Trento e chi viene alla luce in Campania. Mentre più di quindici anni “in buona salute” dividono la provincia autonoma di Bolzano (67,9 anni) e la Calabria (52,6). Si tratta di due indicatori che coniugano l’aspettativa di vita con la condizione di salute e l’autonomia delle persone anziane. Basta questa asimmetria “biologica” per descrivere, senza retorica, l’abisso che separa i territori italiani in fatto di salute. I numeri vanno oltre la cronaca e scavano nella carne della società e nella coscienza dell’Italia e dei suoi governanti. Dietro questo primato negativo si nasconde una crisi profonda che viene da lontano. Ospedali ridimensionati, carenza di personale, servizi territoriali deboli e un commissariamento durato oltre quindici anni hanno lasciato una sanità pubblica ancora in affanno. Le liste d’attesa ne sono la manifestazione più evidente. Il Piano nazionale per il loro abbattimento punta a ridurre i tempi di accesso alle prestazioni e a garantire il rispetto delle classi di priorità, ma la Calabria continua a scontare ritardi strutturali che non si colmano con un semplice cambio di regole. I dati più recenti del cruscotto Agenas restituiscono un quadro ancora critico. Nei primi cinque mesi del 2026 sono state prenotate 232.652 visite specialistiche: di queste, 20.689 (circa il 9%) sono state erogate oltre la soglia massima di garanzia prevista dal Servizio sanitario nazionale. Dietro quelle oltre ventimila prestazioni fuori tempo massimo ci sono persone che attendono una diagnosi, un controllo o una visita specialistica che, in molti casi, rappresenta il primo passo di un percorso di cura. Ma è proprio l’attesa, spesso, a trasformarsi in rinuncia. Per chi non può permettersi il privato, il tempo diventa un ostacolo ulteriore verso la cura. Per chi può, la spesa sanitaria privata finisce per sostituire un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti. E chi non ce la fa, rinuncia. In Calabria un cittadino su dieci rinuncia alle cure, scoraggiato dai costi, dai tempi di attesa o dall’impossibilità di accedere alle prestazioni. A rendere ancora più fragile il sistema pesa una scelta che ha segnato gli ultimi due decenni. Questa è la regione che ha subito il più drastico ridimensionamento della rete ospedaliera. Inoltre, secondo l’Istat, tra il 1996 e il 2023, la Calabria è la regione che ha accusato il calo maggiore di posti letto ordinari con un -61,2%. In Valle d’Aosta si osserva il calo più contenuto (-20,7%). Si tratta di tagli nati per riequilibrare i conti pubblici, ma che ha inevitabilmente ridotto la capacità di risposta degli ospedali, contribuendo ad alimentare congestione, ritardi e mobilità sanitaria verso altre regioni. Le stesse criticità emergono sul fronte della prevenzione. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe descrive una Calabria che continua a occupare l’ultimo posto in Italia per adesione agli screening oncologici. Per il tumore della mammella gli inviti raggiungono soltanto il 69,2% della popolazione target, contro una media nazionale del 97,3%, mentre aderisce appena il 15,2% delle donne aventi diritto, a fronte del 50% italiano. Per lo screening del tumore del collo dell’utero l’estensione degli inviti si ferma al 74,3% e l’adesione al 12,2%, ancora ultima tra le regioni. Ancora più allarmante il dato sul colon-retto: adesione del 4,5% contro una media nazionale del 33,3%. Numeri che, come sottolinea Gimbe, non possono essere attribuiti soltanto alla scarsa partecipazione dei cittadini. Quando gli inviti non raggiungono l’intera popolazione bersaglio, emerge infatti una responsabilità organizzativa: il sistema non riesce a intercettare tutti gli aventi diritto, compromettendo l’efficacia della prev enzione proprio dove dovrebbe essere più capillare. Le liste liste d’attesa ancora fuori controllo, i posti letto drasticamente ridotti, la prevenzione che procede a rilento e la crescente rinuncia alle cure sono l’architrave su cui poggia quel divario di quindici anni nella speranza di vita in buona salute tra la Calabria e Bolzano. Un dato che va oltre la statistica perché rappresenta la distanza reale tra due modelli di sanità e tra due diversi diritti di cittadinanza a geografia variabile. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giovanni Pastore Heading: Highlight: Le disuguaglianze vanno oltre la statistica e mettono in discussione l’universalità del Ssn: a Bolzano 15 anni in più in condizioni di salute migliori Image: -tit_org- Sanità in coda: nei primi 5 mesi più di 20mila visite oltre la soglia -sec_org- tp:writer§§ Giovanni Pastore guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503103807012.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone Mal'Emilia è al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146700385.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DI MODENA" del 15 Jul 2026
Aumentanoirichiami. ma non tutti aderiscono
pubDate§§ 2026-07-15T00:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146700385.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146700385.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MODENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146700385.PDF tp:ocr§§ Fondazione Gimbe ha analizzato il report nazionale Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone Ma l’Emilia è al top Aumentano i richiami, ma non tutti aderiscono Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening». Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree del Paese». Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione Gimbe ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente. L’Emilia Romagna, come si vede anche dalla tabella qui accanto, è una delle regioni più virtuose. I dati per il 2024 riguardanti l’estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l’adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target) agli screening sono i seguenti: screening mammografico, l’estensione è pari al 103,3% (media Italia 97,3%) della popolazione target; l’adesione è pari al 73,9% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la regione al 2° posto tra le regioni. Screening cervicale (per il tumore del collo dell’utero): l’estensione è pari al 116,9% (media Italia 117,2%) della popolazione target; l’adesione è pari al 74,7% (media Italia 51%) della popolazione target che posiziona la regione al 2° posto tra le regioni. Screening colon-rettale: l’estensione è pari al 118,8% (media Italia 94%) della popolazione target; l’adesione è pari al 55,6% (media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 4° posto tra le regioni. ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: I dati evidenziano disparità tra i vari territori del Paese I cittadini vanno ancora sensibilizzati per partecipare Il bilancio resta pesante: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening Image:ADESIONE AGLI SCREENING: POSIZIONE IN CLASSIFICA (elaborazione GIMBE su dati OSN, anno 2024) Regione Prov. Aut. di Trento Emilia-Romagna Veneto Umbria Toscana Friuli Venezia Giulia Lombardia Valle d’Aosta Piemonte Basilicata Marche Puglia Abruzzo Prov. Aut. di Bolzano Liguria Lazio Molise Sardegna Campania Sicilia Calabria Mammella Cervice 1 1 2 2 4 4 3 6 5 7 7 9 6 10 11 13 10 8 9 12 17 3 14 5 12 11 8 18 13 17 16 14 15 15 18 16 19 19 20 20 21 21 Nota: le Regioni e le Provincie Autonome sono ordinate in base alla posizione media ottenuta per la copertura dei tre programmi di screening Colon-retto 3 4 2 8 7 5 6 1 9 10 13 15 14 11 12 16 17 18 20 19 21 Nella tabella qui accanto i dati regione per regione a seconda dei diversi screening -tit_org- Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone Mal’Emilia è al top -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146700385.PDF §---§ title§§ «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146400386.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DI MODENA" del 15 Jul 2026
Il presidente Cartabellotta: «Tanti iniziano i controlli per iniziativa spontanea»
pubDate§§ 2026-07-15T00:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146400386.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146400386.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MODENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146400386.PDF tp:ocr§§ «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni» Il presidente Cartabellotta: «Tanti iniziano i controlli per iniziativa spontanea» Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati. «Nel 2024 – spiega il Presidente Nino Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». «L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”». La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi». «Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Il controllo di un esame al seno La prevenzione non è ancora così diffusa ovunque -tit_org- «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502146400386.PDF §---§ title§§ «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087500977.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DI REGGIO" del 15 Jul 2026
Il presidente Cartabellotta: «Tanti iniziano i controlli per iniziativa spontanea»
pubDate§§ 2026-07-15T01:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087500977.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087500977.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI REGGIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087500977.PDF tp:ocr§§ «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni» Il presidente Cartabellotta: «Tanti iniziano i controlli per iniziativa spontanea» Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati. «Nel 2024 – spiega il Presidente Nino Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». «L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”». La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi». «Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il controllo di un esame al seno Image:La prevenzione non è ancora così diffusa ovunque -tit_org- «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni) -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087500977.PDF §---§ title§§ Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone MalEmilia è al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087300979.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DI REGGIO" del 15 Jul 2026
Aumentanoirichiami. ma non tutti aderiscono
pubDate§§ 2026-07-15T01:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087300979.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087300979.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI REGGIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087300979.PDF tp:ocr§§ Fondazione Gimbe ha analizzato il report nazionale Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone Ma l’Emilia è al top Aumentano i richiami, ma non tutti aderiscono Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening». Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree del Paese». Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione Gimbe ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente. L’Emilia Romagna, come si vede anche dalla tabella qui accanto, è una delle regioni più virtuose. I dati per il 2024 riguardanti l’estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l’adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target) agli screening sono i seguenti: screening mammografico, l’estensione è pari al 103,3% (media Italia 97,3%) della popolazione target; l’adesione è pari al 73,9% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la regione al 2° posto tra le regioni. Screening cervicale (per il tumore del collo dell’utero): l’estensione è pari al 116,9% (media Italia 117,2%) della popolazione target; l’adesione è pari al 74,7% (media Italia 51%) della popolazione target che posiziona la regione al 2° posto tra le regioni. Screening colon-rettale: l’estensione è pari al 118,8% (media Italia 94%) della popolazione target; l’adesione è pari al 55,6% (media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 4° posto tra le regioni. ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Nella tabella qui accanto i dati regione per regione a seconda dei diversi screening Il bilancio resta pesante: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening I dati evidenziano disparità tra i vari territori del Paese I cittadini vanno ancora sensibilizzati per partecipare Image:ADESIONE AGLI SCREENING: POSIZIONE IN CLASSIFICA (elaborazione GIMBE su dati OSN, anno 2024) Regione Prov. Aut. di Trento Emilia-Romagna Veneto Umbria Toscana Friuli Venezia Giulia Lombardia Valle d’Aosta Piemonte Basilicata Marche Puglia Abruzzo Prov. Aut. di Bolzano Liguria Lazio Molise Sardegna Campania Sicilia Calabria Mammella Cervice 1 1 2 2 4 4 3 6 5 7 7 9 6 10 11 13 10 8 9 12 17 3 14 5 12 11 8 18 13 17 16 14 15 15 18 16 19 19 20 20 21 21 Nota: le Regioni e le Provincie Autonome sono ordinate in base alla posizione media ottenuta per la copertura dei tre programmi di screening Colon-retto 3 4 2 8 7 5 6 1 9 10 13 15 14 11 12 16 17 18 20 19 2 1 -tit_org- Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone MalEmilia è al top -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502087300979.PDF §---§ title§§ La prevenzione piace a meno di uno su due = Il paradosso della prevenzione: a metà dei cittadini non interessa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502043603470.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "GIORNALE DEL PIEMONTE" del 15 Jul 2026
Secondo i dati di fondazione gimbe, nonostante liguria e piemonte invitino tutti i cittadini «target» a partecipare agli screening oncologici, la risposta è molto bassa. e i tumori sfuggono alla diagnosi precoce Mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci, Pap test: agli inviti delle Asl rispondono in pochi
pubDate§§ 2026-07-15T02:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502043603470.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502043603470.PDF', 'title': 'GIORNALE DEL PIEMONTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502043603470.PDF tp:ocr§§ SANITÀ LASecondo PREVENZIONE PIACE A MENO DI UNO SU DUE i dati di Fondazione Gimbe, nonostante Liguria e Piemonte invitino tutti i cittadini «target» a partecipare agli screening oncologici, la risposta è molto bassa. E i tumori sfuggono alla diagnosi precoce Il paradosso della prevenzione: a metà dei cittadini non interessa Mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci, Pap test: agli inviti delle Asl rispondono in pochi I DATI DELLA FONDAZIONE GIMBE ¦ Contro il tumore alla mammella, al collo dell’utero e al colon-retto la diagnosi precoce è fondamentale. Da tempo in tutte le Regioni sono stati attivati percorsi di screeening per cittadini nelle fasce d’età ritenute più a rischio («target»), a cui le persone vengono invitate dalla Asl con lettere che arrivano a casa. Nonostante ciò meno della metà delle persone invitate risponde con la partecipazione, come evidenziato dallo studio della Fondazione Gimbe che riporta anche i dati di Liguria e Piemonte Bottino a pagina 11 ¦ Prevenire è meglio che curare si dice. Eppure, quando si tratta di aderire agli screening oncologici i cittadini non sono così pronti a rispondere alla chiamata che potrebbe loro salvare la vita. Un comportamento evidenziato nell’ultimo report della Fondazione Gimbe che evidenzia come nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone in Italia, sia rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening». Casi che diventeranno tumori, con tutto ciò che ne consegue, a livello umano e sociale. Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target - afferma Cartabellotta - nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno aderito meno di 6,5 milioni, quindi meno della metà». C’è quindi da chiedersi perché, di fronte alle continue e giustificate lamentele per le difficoltà a trovare esami e visite in tempi utili, non si possa intanto cominciare a partecipare a questi screening in maniera più seria. Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (Ons), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale, la Fondazione Gimbe ha analizzato punti di forza e criticità dei tre proUn apparecchio mammografico grammi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega Cartabellotta. Le differenze tra Regioni, dunque ci sono. Vediamo la situazione in Liguria e in Piemonte. In Liguria sullo screening mammografico l’estensione è pari al 102,1% (media Italia 97,3%) della popolazione target, mentre l’adesione è pari al 47,8% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la regione al 13° posto tra le regioni; lo screening cervicale, Pap test, (per il tumore del collo dell’utero) vede l’estensione al 107,5% (media Italia 117,2%) della popolazione target e l’adesione al 35,1% (media Italia 51%), dato che posiziona la regione al 17° posto tra le regioni. Per lo screening colonrettale (ricerca del sangue occulto nelle feci, per il quale le provette possono essere ritirate e riconsegnate in tutte le farmacie che hanno aderito all’iniziativa regionale) l’estensione è pari al 99,2% (media Italia 94%) della popolazione target e l’adesione è pari al 29,7% (media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 12° posto tra le regioni. Le estensioni superiori al 100% indicano che la Regione ha effettuato inviti di recupero relativi a popolazione target per gli anni precedenti. In Piemonte i dati per il 2024 vedono per lo screening mammografico: estensione del 101,4% (media Italia 97,3%) e adesione al 53,4% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la regione al 10° posto tra le regioni. Screening cervicale: estensione è pari al 159,1% (media Italia 117,2%) e adesione pari al 59,7% (media Italia 51%) che posiziona la regione all’8° posto tra le regioni; screening colon-rettale: estensione pari al 108,2% (media Italia 94%) della popolazione target e adesione pari al 35,7% (media Italia 33,3%) che posiziona la regione al 9° posto tra le regioni. ---End text--- Author: Monica Bottino Heading: I DATI DELLA FONDAZIONE GIMBE Highlight: Image: -tit_org- La prevenzione piace a meno di uno su due Il paradosso della prevenzione: a metà dei cittadini non interessa -sec_org- tp:writer§§ Monica Bottino guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071502043603470.PDF §---§ title§§ Sanità, screening oncologici snobbati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501705804344.PDF description§§
Estratto da pag. 14 di "GIORNALE DI SICILIA" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 31 di "MESSAGGERO ABRUZZO" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 31 di "MESSAGGERO UMBRIA" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 19 di "NAZIONE" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 49 di "NAZIONE UMBRIA PERUGIA" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 4 di "NUOVA FERRARA" del 15 Jul 2026
Aumentanoirichiami. ma non tutti aderiscono
pubDate§§ 2026-07-15T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501813905249.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501813905249.PDF', 'title': 'NUOVA FERRARA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501813905249.PDF tp:ocr§§ Fondazione Gimbe ha analizzato il report nazionale Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone Ma l’Emilia è al top Aumentano i richiami, ma non tutti aderiscono Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening». Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree del Paese». Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione Gimbe ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente. L’Emilia Romagna, come si vede anche dalla tabella qui accanto, è una delle regioni più virtuose. I dati per il 2024 riguardanti l’estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l’adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target) agli screening sono i seguenti: screening mammografico, l’estensione è pari al 103,3% (media Italia 97,3%) della popolazione target; l’adesione è pari al 73,9% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la regione al 2° posto tra le regioni. Screening cervicale (per il tumore del collo dell’utero): l’estensione è pari al 116,9% (media Italia 117,2%) della popolazione target; l’adesione è pari al 74,7% (media Italia 51%) della popolazione target che posiziona la regione al 2° posto tra le regioni. Screening colon-rettale: l’estensione è pari al 118,8% (media Italia 94%) della popolazione target; l’adesione è pari al 55,6% (media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 4° posto tra le regioni. ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: ADESIONE AGLI SCREENING: POSIZIONE IN CLASSIFICA (elaborazione GIMBE su dati OSN, anno 2024) Regione Prov. Aut. di Trento Emilia-Romagna Veneto Umbria Toscana Friuli Venezia Giulia Lombardia Valle d’Aosta Piemonte Basilicata Marche Puglia Abruzzo Prov. Aut. di Bolzano Liguria Lazio Molise Sardegna Campania Sicilia Calabria Mammella Cervice 1 1 2 2 4 4 3 6 5 7 7 9 6 10 11 13 10 8 9 12 17 3 14 5 12 11 8 18 13 17 16 14 15 15 18 16 19 19 20 20 21 21 Nota: le Regioni e le Provincie Autonome sono ordinate in base alla posizione media ottenuta per la copertura dei tre programmi di screening Colon-retto 3 4 2 8 7 5 6 1 9 10 13 15 14 11 12 16 17 18 20 19 21 I dati evidenziano disparità tra i vari territori del Paese I cittadini vanno ancora sensibilizzati per partecipare Il bilancio resta pesante: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening Nella tabella qui accanto i dati regione per regione a seconda dei diversi screening Im age: -tit_org- Screening oncologici, fuori dai programmi 7,6 milioni di persone MalEmilia è al top -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501813905249.PDF §---§ title§§ «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501816505295.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "NUOVA FERRARA" del 15 Jul 2026
Il presidente Cartabellotta: «Tanti iniziano i controlli per iniziativa spontanea»
pubDate§§ 2026-07-15T04:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501816505295.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501816505295.PDF', 'title': 'NUOVA FERRARA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501816505295.PDF tp:ocr§§ «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni» Il presidente Cartabellotta: «Tanti iniziano i controlli per iniziativa spontanea» Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati. «Nel 2024 – spiega il Presidente Nino Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». «L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”». La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi». «Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il controllo di un esame al seno Image:La prevenzione non è ancora così diffusa ovunque -tit_org- «La prevenzione fa sempre la differenza E tra gli studenti mancano le informazioni) -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501816505295.PDF §---§ title§§ Prevenzione, lucani promossi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501791606054.PDF description§§
Estratto da pag. 3 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 19 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 15 Jul 2026
Ulivelli a pagina 19 Da modello nazionale scivola al quinto posto scavalcata dall'Umbria Nella nuova analisi Gimbe l'allarme per le mancate adesioni agli inviti
pubDate§§ 2026-07-15T02:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501878902879.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501878902879.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501878902879.PDF tp:ocr§§ SANITÀ Adesioni in calo Screening La Toscana arretra Ulivelli a pagina 19 Screening, la Toscana arretra Si incrina il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione Da modello nazionale scivola al quinto posto scavalcata dall’Umbria Nella nuova analisi Gimbe l’allarme per le mancate adesioni agli inviti FIRENZE Per anni è stata una delle regioni simbolo della prevenzione oncologica. Oggi la Toscana resta ai vertici nazionali, ma perde terreno. Nell’analisi appena pubblicata dalla Fondazione Gimbe sull’adesione agli screening gratuiti (con dati ufficiali del 2024) per i tumori della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto scivola dal quarto al quinto posto della classifica nazionale, superata dall’Umbria, con Provincia autonoma di Trento, Emilia Romagna e Veneto davanti. Un arretramento che può sembrare minimo, ma racconta una storia diversa dai numeri: si sta incrinando quel patto tra cittadini e prevenzione che aveva reso la Toscana un modello. Un rapporto costruito negli anni sulla fiducia nel servizio sanitario pubblico e sulla convinzione che una diagnosi precoce possa davvero cambiare la storia di una malattia. Per questo l’arretramento merita attenzione in una regione che ha sempre fatto della prevenzione uno dei punti di forza. Il sistema funziona. Gli inviti – talvolta con qualche ritardo – arrivano praticamente a tutta la popolazione interessata e, in alcuni casi, superano perfino il 100% perché si stanno recuperando gli appuntamenti saltati negli anni della pandemia. Segno che la macchina organizzativa fa il proprio dovere. Più difficile, invece, è convincere le persone a presentarsi all’appuntamento. Il problema è che una parte dei cittadini, pur ricevendo l’invito, decide di non presentarsi. Per il tumore della mammella aderisce il 64,9% della popolazione interessata, una quota ben superiore alla media nazionale del 50%, ma non più sufficiente a mantenere il piazzamento degli anni passati (la Toscana è dietro a Trento, Emilia Romagna, Umbria e Veneto). Per lo screening del tumore della cervice uterina l’adesione è del 63,3%, contro una media italiana del 51%, con la Toscana al settimo posto (preceduta da Trento, Emilia Romagna, Marche, Veneto, Puglia e Umbria). Stessa posizione per lo screening del colon-retto, al quale partecipa il 42,3% della popolazione target (superata da Valle d’Aosta, Veneto, Trento, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lombardia) contro una media nazionale del 33,3%. Il dato toscano si inserisce in un quadro nazionale che continua a preoccupare. Secondo la Fondazione Gimbe, nel 2024 oltre 7,6 milioni di italiani sono rimasti fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico: in parte perché non hanno ricevuto l’invito, molto più spesso perché hanno scelto di non aderire. Il bilancio è pesante. Si stima che oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati, perdendo il vantaggio della diagnosi precoce e di cure tempestive. Numeri che riportano al centro il valore della prevenzione organizzata, capace non solo di salvare vite, ma anche di ridurre il peso delle cure più complesse sul servizio sanitario nazionale. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose», spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Il Covid ha lasciato un’eredità che ancora pesa. Le Regioni hanno recuperato gli inviti rimasti indietro durante la pandemia, ma non è semplice recuperare le persone. E proprio questo sembra il nodo anche in Toscana: la macchina della prevenzione chiama, ma il numero dei cittadini che risponde scende. Forse si è affievolita la percezione del rischio, forse pesa ancora la frattura provocata dagli anni della pandemia. La prevenzione è un patto di fiducia reciproco. Ilaria Ulivelli ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: COLON RETTO Partecipa il 42,3% della popolazione target, contro una media nazionale del 33,3%: Toscana al settimo posto Image:L’unità mobil e dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro) per gli screening -tit_org- Screening La Toscana arretra Screening, la Toscana arretra Si incrina il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione -sec_org- tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501878902879.PDF §---§ title§§ Oltre 50mila casi di tumore non vengono intercettati dai programmi di screening link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071503171406584.PDF description§§
Estratto da pag. 7 di "T QUOTIDIANO" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 12 di "FATTO QUOTIDIANO" del 15 Jul 2026
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 15 Jul 2026
Una terapia da promuovere? Scienza e pseudoscienza non vanno confuse
pubDate§§ 2026-07-15T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820805498.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820805498.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820805498.PDF tp:ocr§§ Il problema dell’omeopatia in Parlamento Una terapia da promuovere? Scienza e pseudoscienza non vanno confuse I eri al Senato si è tenuta una conferenza dedicata all’omeopatia. Sul palco, insieme al senatore di Fratelli d’Italia Giovanni Satta, promotore dell’iniziativa, c’era il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Non come semplice ospite, ma come sostenitore. Dettaglio tutt’altro che secondario. Un rappresentante del ministero della Salute, in una sede istituzionale, ha parlato dell’attenzione del governo verso l’omeopatia, ipotizzando persino l’inserimento di indicazioni terapeutiche nei foglietti illustrativi dei prodotti omeopatici con il coinvolgimento dell’Aifa. Il tutto richiamando la libertà di cura come principio da tutelare. La libertà di cura è un valore fondamentale. Ma poggia su un presupposto essenziale: che le cure tra cui il paziente è chiamato a scegliere abbiano dimostrato efficacia e sicurezza. L’omeopatia, semplicemente, non soddisfa questo requisito. Non è una questione di opinioni. Le principali istituzioni scientifiche internazionali concordano nel ritenere che non esistano prove affidabili di un’efficacia dell’omeopatia superiore al placebo. Il suo principio fondante – secondo cui una sostanza diventa tanto più efficace quanto più viene diluita –è incompatibile con le conoscenze consolidate della chimica e della fisica. Il sottosegretario ha affermato che la libertà di cura deve muoversi entro un “robusto supporto scientifico”. Difficile non condividere questa affermazione. Proprio per questo risulta incomprensibile applicarla all’omeopatia, per la quale quel supporto non esiste. Il problema non è impedire ai cittadini di acquistare prodotti omeopatici. Ognuno è libero di farlo. Il problema nasce quando è lo stato a conferire loro una patente di credibilità. Un conto è tollerare una pratica priva di evidenze; un altro è discuterne in Parlamento come se fosse una terapia da promuovere. In un paese già attraversato da anni di disinformazione sanitaria, il messaggio rischia di essere semplice e pericoloso: che tra scienza e pseudoscienza, in fondo, la politica non veda più una differenza così importante. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il problema dell’omeopatia in Parlamento -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820805498.PDF §---§ title§§ Ricina, l'autopsia scagiona i medici «Nessuna cura, impossibile salvarle» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821205502.PDF description§§
Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 15 Jul 2026
Antonella Di lelsi e sua figlia Sara Di Vita sono morte dopo i pasti di Natale
pubDate§§ 2026-07-15T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821205502.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821205502.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821205502.PDF tp:ocr§§ Ricina, l’autopsia scagiona i medici «Nessuna cura, impossibile salvarle» Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita sono morte dopo i pasti di Natale R « farsi strada, tra le pagine della relazione autoptica sui corpi di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina, una prima verità scientifica. «Non vi fu negligenza medica, né un destino che si sarebbe potuto deviare con un diverso intervento terapeutico. La letalità e la concentrazione della ricina assunta dalle due donne non hanno lasciato alcuno spazio di manovra ai sanitari». Il dato emerge dalle 830 pagine depositate dai periti incaricati dalla Procura, tra di loro gli speciali- LE INDAGINI sti Benedetta Resta aperto Pia De Luca, Francesco Gio- e inquietante vanni Battista Laterza, Ales- l’interrogativ sandro Locatelli sulle circosta e Daniele Merli. Gli accerta- dell’assunzio menti tossicodel veleno logici, eseguiti in stretta collaborazione con il Centro Antiveleni “Maugeri” di Pavia, hanno rilevato infatti nei campioni A A biologici delle vittime una presenza massiccia di tossine di ricina, sostanza altamente tossica ricavata dai semi della pianta di ricino. La quantità individuata dagli esami era talmente elevata da rendere ininfluente qualsiasi variazione nella condotta terapeutica. Come evidenziato nella relazione dei medici legali, la rapidità evolutiva dei sintomi e la totale assenza di un antidoto specifico, esclude che un diverso approccio clinico avrebbe potuto evitare il decesso. I cinque professionisti, iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo, vedono così delinearsi un alleggerimento delle loro responsabilità. Resta invece aperto l’interrogativo sulle circostanze che hanno portato all’assunzione del veleno. Gli esperti hanno stabilito che l’esposizione alla sostanza tossica è avvenuta per via orale: cibo o una bevanda. La comparsa dei primi sintomi, manifestatisi il 25 dicembre, colloca il momento del contagio tra il 23 e il 24 dicembre. Sarà ora necessario capire come la ricina possa essere finita sulla tavola delle due donne. Se per una tragica contaminazione accidentale, o per altre responsabilità. Intanto in questura sono riprese le audizioni. Specialisti della polizia tedesca sono arrivati poi in Molise per collaborare con la polizia molisana e la procura di Larino sul sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita. Mentre a Berlino, nella sede del Robert Koch Institute, centro all’avanguardia sul tema dei veleni e in particolare sulla ricina, proseguono gli accertamenti sui campioni biologici delle vittime, campioni prelevati durante le autopsie, e il sangue dei loro familiari Gianni e Alice Di Vita, prelevato invece all'inizio di questo mese a Campobasso. Gli stessi esperti cercaTEDESCA no tracce della orerà ricina negli Procura alimenti sequestrati a cano per sa dei Di Vita a Pietracatella lluoghi negli ultimi bitazione giorni di dicembre e nei amiglia primi giorni di gennaio. Alimenti che, sempre nei giorni scorsi, sono stati trasportati dal Molise alla Germania. ---End text--- Author: GIOVANNA GUECI Heading: Highlight: LE INDAGINI Resta aperto e inquietante l’interrogativo sulle circostanze dell’assunzione del veleno POLIZIA TEDESCA Collaborerà con la Procura di Larino per i sopralluoghi nell’abitazione della famiglia Image:Pietracatella La famiglia di Vita. A destra, le due vittime, Sara e Antonella -tit_org- Ricina, l'autopsia scagiona i medici «Nessuna cura, impossibile salvarle» -sec_org- tp:writer§§ GIOVANNA GUECI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821205502.PDF §---§ title§§ Reintegro medici no vax passa la proposta di Fdl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820905499.PDF description§§
Estratto da pag. 19 di "REPUBBLICA" del 15 Jul 2026
Approvato emendamento in favore dei radiati durante il Covid la protesta della federazione degli Ordini: "Offesa alle vittime"
pubDate§§ 2026-07-15T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820905499.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820905499.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820905499.PDF tp:ocr§§ Reintegro medici no vax passa la proposta di FdI Approvato emendamento in favore dei radiati durante il Covid la protesta della federazione degli Ordini: “Offesa alle vittime” olpo di spugna per medici e altri operatori radiati nel corso della pandemia. Ieri alla Commissione Affari sociali della Camera è stato approvato un emendamento di Fdi alla legge delega di riforma delle professioni sanitarie, presentato come prima firma da Alice Buonguerrieri, che ha fatto sollevare, oltre alle opposizioni, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici. «Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Ci delegittimano», dice il presidente Filippo Anelli. L’idea di Buonguerrieri, nota per le sue posizioni critiche nei confronti dei vaccini, è di dare la possibilità di presentare domanda di reiscrizione all’ordine a chi è stato radiato «per fatti non dolosi connessi alla pandemia». Ad esempio a chi ha diffuso teorie antiscientifiche o consigliato cure senza alcuna prova di efficacia ai pazienti. Del resto è difficile provare il dolo in comportamenti del genere, basta che il dottore dica di essere stato in buona fede. I medici, gli infermieri e gli altri operatori della sanità avrebbero 60 giorni di tempo dall’entrata in vigore della legge per fare l’istanza che li fa tornare ad esercitare la loro professione. Oggi se un Ordine prende un provvedimento disciplinare, l’interessato può fare appello (congelando l’esecutività della decisione) alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie C (Cceps). Ebbene, la nuova norma sarebbe applicabile solo a coloro per i quali il ricorso alla Commissione è ancora pendente. Se la radiazione è conseguenza di una condanna penale, la richiesta potrà essere avanzata solo dopo riabilitazione. Il tutto, va ricordato, vale per pochissime persone, almeno per quanto riguarda i medici. Sono pochissimi quelli radiati, meno di dieci, e ancora meno coloro che devono ancora presentarsi davanti alla Commissione. La prima firmataria dell’emendamento ne fa una questione di libertà: «Hanno chiuso in casa gli italiani – dice Buonguerrieri - hanno fatto abbassare le serrande di migliaia di attività, hanno compresso libertà costituzionali, hanno imposto un vaccino a tutta la popolazione nonostante si sapesse che non impediva il contagio e che poteva avere effetti avversi. E oggi vogliono continuare una assurda caccia alle streghe fuori tempo massimo contro quei medici, infermieri e operatori sanitari che chiamavano eroi e che poi hanno letteralmente perseguitato». Ma sono proprio i professionisti a protestare più duramente contro l’approvazione del testo. Anelli ribatte dicendo che «aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali a tutela della salute individuale e collettiva. Siamo un organo sussidiario, abbiamo la delega per le questioni deontologiche e disciplinari, non si può interferire su questa funzione». Anelli ricorda che sono 383 medici e gli odontoiatri «che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare». I gruppi di Pd, M5S, Avs, Iv, Azione e +Europa hanno fatto una nota congiunta per dire che l’approvazione «è una vergogna senza precedenti. Si riscrive la memoria di una fase drammatica del Paese. Basta usare il Covid per una battaglia politica, legittimando ancora una volta i no vax per puri fini elettorali». ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Potrà essere riammesso chi ha diffuso teorie antiscientifiche e prescritto cure inutili i numeri 60 I ricorsi I medici e gli altri operatori avrebbero 60 giorni di tempo dall’entrata in vigore della legge per chiedere di tornare a esercitare 383 Le vittime La Federazione degli Ordini dei medici con il presidente Anelli ricorda i 383 medici e odontoiatri che hanno sacrificato la loro vita durante il Covid Image:FRANCESCO DEL BO -tit_org- Reintegro medici no vax passa la proposta di Fdl -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501820905499.PDF §---§ title§§ FdI reintegra i medici No vax radiati, l'Ordine insorge link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501822305493.PDF description§§
Estratto da pag. 8 di "STAMPA" del 15 Jul 2026
L'emendamento approvato in Commissione alla Camera. Anelli: siamo sconcertati e delusi
pubDate§§ 2026-07-15T04:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501822305493.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501822305493.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501822305493.PDF tp:ocr§§ FdI reintegra i medici No vax radiati, l’Ordine insorge L’emendamento approvato in Commissione alla Camera. Anelli: siamo sconcertati e delusi ROMA L’emendamento che riapre le porte dell’albo ai medici radiati per avere diffuso terapie antiscientifiche durante la pandemia riaccende una delle pagine più controverse dell’emergenza Covid e riporta in superficie quella vena di diffidenza verso i vaccini che da anni attraversa una parte della destra di governo. La norma targata FdI e approvata in Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito della riforma delle professioni sanitarie, consentirà ai sanitari radiati di chiedere la reiscrizione entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Durissima la reazione del presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli: «Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Così si delegittima il ruolo disciplinare degli Ordini e si fa un affronto alle vittime del Covid», compresi i 383 tra medici e odontoiatri morti mentre curavano i pazienti. Anelli ricorda che intervenire per legge riabilitando chi viola il Codice deontologico, rischia di svuotare l’autonomia degli Ordini, «garanzia per la collettività». L’iniziativa si inserisce però in una lunga sequenza di segnali di indulgenza verso il fronte no Vax. Due anni fa il senatore leghista Claudio Borghi tentò di cancellare l’obbligo di dieci vaccinazioni pediatriche, dal morbillo alla pertosse. Poco dopo la premier Giorgia Meloni annunciò che il governo sarebbe andato «fino in fondo» sugli effetti avversi dei vaccini anti-Covid. Infine arrivò il caso delle nomine nel Nitag, il gruppo tecnico che indirizza le politiche vaccinali: l’ingresso dei medici no Vax Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle provocò la rivolta della comunità scientifica e costrinse il ministro della Salute Orazio Schillaci a revocare gli incarichi, prendendo le distanze da una scelta maturata dentro la maggioranza. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Image:Filippo Anelli, 69 anni -tit_org- FdI reintegra i medici No vax radiati, l'Ordine insorge -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501822305493.PDF §---§ title§§ Intervista a Vincenzo Paglia - "Non servono letti in comunità riportiamo le cure a domicilio" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821505501.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "STAMPA" del 15 Jul 2026
L'arcivescovo: "Il nemico è la solitudine, assisterli dove vivono è piùumano ed economico'
pubDate§§ 2026-07-15T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821505501.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821505501.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821505501.PDF tp:ocr§§ Vincenzo Paglia “Non servono letti in comunità riportiamo le cure a domicilio” L’arcivescovo: “Il nemico è la solitudine, assisterli dove vivono è più umano ed economico” L’INTERVISTA GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO I l modo sbagliato di rispondere all’emergenza degli anziani. Cioè «aumentare la spesa per i posti letto in Rsa inseguendo un bisogno che cresce più in fretta di qualsiasi bilancio», dice l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Fondazione Età Grande: «Basta con la strada più semplice ma illusoria». Welfare4.0. Cosa non va nelle Rsa? «Ogni nuovo posto letto costa alla collettività tra i 28mila e i 48mila euro l’anno. La voce di spesa più rigida e meno reversibile del sistema e soprattutto arriva sempre dopo: quando la fragilità è già diventata malattia, la solitudine ha già fatto il suo danno, l’anziano ha già lasciato casa. Aggiungere letti a un sistema che non previene è rincorrere l’emergenza senza raggiungerla». Il Piemonte cambia strada? «Il Piemonte sceglie un’altra direzione, con un atto di coraggio politico: alla logica passiva dell’aumento della spesa si sostituisce una riforma di cambiamento radicale che riporta la cura là dove la vita accade davvero, sul territorio e nelle case delle persone. Il cuore di questa riforma è semplice da enunciare e rivoluzionario nelle conseguenze. Le Rsa e le strutture per anziani smettono di essere semplici contenitori di posti letto e diventano ciò che la Legge 33 del 2023 e il decreto attuativo del 2024 hanno reso possibile: Centri Residenziali Multiservizi, erogatori di un continuum assistenziale senza fratture. Totale continuità». Qual è la differenza? «Il perno è questo: l’assistenza domiciliare non è più un servizio accessorio e volontario, ma un obbligo strutturale affidato alle stesse strutture accreditate, integrato nella loro missione al pari dei posti letto. Chi gestisce una rsa non gestirà più solo dei letti ma un continuum di servizi: parte dalla casa dell’anziano e vi ritorna. Assistenza domiciliare vera: continuativa, intensiva, sanitariamente qualificata, altro che le poche ore simboliche di oggi. E insieme centri diurni, nuclei specializzati per le demenze e l’Alzheimer, telemedicina, prese in carico programmate. Un unico soggetto, una sola regia, stessa responsabilità sulla fragilità della persona». Comporta un risparmio? «È una scelta di metodo prima ancora che di risorse. Le strutture accreditate dispongono già di personale sanitario, competenza organizzativa e radicamento nei territori: sono le uniche, oggi, capaci di garantire una domiciliarità solida e continua, e non un intervento episodico. Trasformarle in nodi di una rete che entra nelle case, presidia i centri diurni e gestisce i nuclei Alzheimer significa mettere a frutto un patrimonio che già esiste invece di moltiplicare all’infinito i posti letto. Ogni letto diventa così il motore di molte prese in carico a domicilio e la struttura il baricentro di un sistema che accompagna l’anziano lungo tutte le fasi del bisogno: dalla prima fragilità fino all’eventuale, e solo allora ricovero residenziale. Una diversa cultura». Un modello da estendere? «Qui la scienza incontra la compassione. Il vero nemico dell’anziano non è la casa, è la solitudine. Le reti di monitoraggio attivo degli over 80 riducono del 50% l’eccesso di mortalità nelle ondate di calore e di abbattono ospedalizzazioni e istituzionalizzazioni improprie con un costo di poche decine di euro l’anno per persona. Ogni ricovero evitato è una sofferenza risparmiata e un carico alleggerito per il sistema sanitario nei mesi di massima pressione. Prevenire la fragilità sul piano sociale è la forma di cura più efficace, umana, meno costosa che la comunità mette in campo. La svolta è questa». Come si può intervenire? «Dare per tempo a un anziano aiuto concreto (una mano a cucinare, a tenere pulita la casa, a sbrigare le pratiche e una compagnia autentica) significa evitare che una necessità sociale diventi un bisogno sanitario insostenibile e restituirgli il diritto di invecchiare tra i propri affetti, senza l o sradicamento che accompagna l’ingresso in istituto. Per la famiglia significa pagare meno di quanto costerebbe la stessa persona in una residenza: a domicilio vengono meno i costi alberghieri e di struttura. Cambio di paradigma». Lo ha detto al governatore? «Ho proposto al presidente Alberto Cirio di accogliere a Torino il 2 ottobre (Giornata dei nonni) un evento di riflessione sul nuovo modello di cura che la legge 33 propone. L’Italia ha una legge con una visione. Va messa a terra attraverso un continuum assistenziale. Non sarà una celebrazione di maniera ma un appuntamento di lavoro e di speranza: la testimonianza che un’altra strada è possibile. Il Piemonte la percorre per primo in Italia». Messaggio della Giornata? «Ai nostri nonni, alle nostre madri e ai nostri padri, non dobbiamo offrire un letto in più in cui aspettare. Gli dobbiamo una comunità che li cerca, li conosce, li accompagna. Il 2 ottobre, a Torino, vorremmo iniziare questo cambiamento. Prenderci cura di chi ci ha preceduto non è un costo da contenere: è il modo più vero in cui una società misura la civiltà. L’assistenza domiciliare che conosciamo oggi è troppo spesso una promessa vuota: un accesso al mese, quattordici ore l’anno per assistito. Una presenza così esile non cura nessuno e non combatte alcuna solitudine. È questa la logica che la riforma rovescia. E dove la struttura da sola non basta a coprire ogni angolo del territorio, entra in gioco la rete degli altri erogatori, delle cooperative sociali e del Terzo settore, perché nessun anziano, in nessun Comune, resti indietro. E c’è un altro protagonista che la riforma riconosce: il caregiver familiare, figlio, coniuge, nipote che quotidiamentesi prende cura del proprio caro. Poi occorre valorizzare e retribuire adeguatamente chi lavora sul territorio e a domicilio a superare il modello del ricorso alle strutture ed è meglio per Ssn e famiglie». — ---End text--- Author: GIACOMO GALEA7Z7] Heading: Highlight: “ Vincenzo Paglia Presidente fondazione Età grande Ogni nuovo posto letto costa alla collettività tra i 28 e i 48 mila euro Un ricovero evitato è una sofferenza risparmiata e un carico alleggerito Un sistema che non previene rincorre l’emergenza senza raggiungerla Il Piemonte ha fatto una scelta coraggiosa Dobbiamo restituire il diritto di invecchiare tra i propri affetti senza lo sradicamento che accompagna l’ingresso in un istituto Image:Il tavolo Da destra il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore Maurizio Marrone e monsignor Vincenzo Paglia durante l’incontro di ieri a Roma -tit_org- Intervista a Vincenzo Paglia - “Non servono letti in comunità riportiamo le cure a domicilio” -sec_org- tp:writer§§ GIACOMO GALEA7Z7] guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/15/2026071501821505501.PDF §---§