title§§ Normativa europea e Servizio sanitario nazionale: la chiave è l’ecosistema GS1 - AboutPharma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301667904991.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "aboutpharma.com" del 13 Jul 2026
Per colmare i ritardi dell’Italia nell’adozione delle pratiche anticontraffazione dei farmaci servono interventi coordinati su più livelli, finalizzati soprattutto a promuovere la digitalizzazione del Ssn e l’adozione di standard di interoperabilità
pubDate§§ 2026-07-13T07:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301667904991.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301667904991.PDF', 'title': 'aboutpharma.com'} tp:url§§ https://www.aboutpharma.com/aziende/normativa-europea-e-servizio-sanitario-nazionale-la-chiave-e-lecosistema-gs1/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301667904991.PDF tp:ocr§§ Chi Siamo | Contatti | Lavora con noi | ShopFarmaci, dispositivi medici: il legislatore europeo si è molto occupato dell’ambito sanitario, con l’intento di garantire maggiore trasparenza lungo la filiera e rendere più sicuri i processi di cura. Ma a che punto è l’Italia?Fondazione Gimbe, con il supporto di GS1 Italy, ha condotto e pubblicato la ricerca “La standardizzazione e la digitalizzazione dei processi di approvvigionamento nelle strutture sanitarie”. La ricerca si concentra sulla situazione delle strutture sanitarie italiane con l’obiettivo di analizzare lo stato dell’arte e monitorare il processo di adeguamento alle normative europee che coinvolgono farmaci e dispositivi medici.La ricerca restituisce una fotografia problematica. Per quanto riguarda i farmaci, in particolare, si avvicina la data prevista (il termine scade il 9 febbraio 2027) per adeguarsi alla direttiva europea anticontraffazione farmaco (Falsified Medicine Directive o Fmd). È proprio l’aspetto sistemico a risultare carente e la supply chain fatica a lavorare in modo coordinato ed efficiente.La supply chain, oggi, rappresenta un elemento sempre più strategico nel settore healthcare: è necessaria per garantire continuità terapeutica, sicurezza del paziente e qualità del servizio lungo l’intera rete distributiva. La ricerca mostra però uno stato dell’arte eterogeneo e poco digitalizzato. La standardizzazione e la digitalizzazione dei processi nelle strutture sanitarie nazionali, in particolare quello di approvvigionamento, sembrano ancora lontane.Spiega Bruno Aceto, CEO di GS1 Italy: “Il report lancia un messaggio importante: per colmare i ritardi dell’Italia nell’adozione delle pratiche anticontraffazione dei farmaci servono interventi coordinati su più livelli, finalizzati soprattutto a promuovere la digitalizzazione del Ssn e l’adozione di standard di interoperabilità. Noi di GS1 Italy, siamo pronti ad affiancare istituzioni, aziende e strutture ospedaliere nell’implementazione degli standard GS1, per garantire l’efficienza dei processi e la sicurezza delle cure e dei pazienti”.Il nuovo sistema anticontraffazione dell’Unione europea imporrà anche in Italia – come già avviene nel resto dell’Unione Europea – l’obbligo di identificare in maniera univoca tutte le confezioni dei prodotti farmaceutici soggette a prescrizione con un codice bidimensionale di tipo GS1 DataMatrix.A oggi però, rileva il report, solo il 6,3% delle strutture si sta attivamente preparando alla scadenza. L’87,3%, al contrario, non ha fornito alcuna indicazione operativa su come adeguarsi al nuovo sistema.Gli standard GS1 sono necessari anche per realizzare lo Unique Device Identification (UDI), il codice che identifica i dispositivi medici lungo la supply chain sanitaria.Nonostante i vantaggi nell’assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi medici e nell’ottimizzare i processi di cura, l’UDI risulta ancora poco diffuso. Solo il 15,2% delle strutture ha attivato la registrazione e la conservazione elettronica dei codici. Il 41,7% delle strutture italiane ricorre ancora all’inserimento manuale dei dati. Numeri che non confortano.In questo quadro, gli standard GS1 assumono particolare rilevanza: non si limitano infatti a garantire la conformità normativa, ma offrono un linguaggio comune e globale per affrontare e risolvere più agevolmente le inefficienze strutturali. Gli esempi sono numerosi:È evidente, dunque, che aderire a GS1 Italy e avere accesso al sistema GS1 rappresenti prima di tutto una scelta strategica: non un semplice obbligo per adempiere ai requisiti di legge ma un’opportunità concreta di rendere più rapidi ed efficienti i processi ospedalieri, migliorando l’esperienza tanto degli operatori quanto dei pazienti. L’executive summary della ricerca condotta da Fondazione GIMBE e una panoramica degli standard GS1 che possono supportare la filiera sanitaria sono disponibili gratuitamente sul sito di GS1 Italy.Tag: a nticontraffazione / approvvigionamenti / falsified medicine directive / fmd / fondazione gimbe / gs1 italy /L'INFORMAZIONE OGNI GIORNOUn editoriale del British medical journal analizza le pressioni che accompagnano l’approvazione di farmaci destinati a malattie gravi: tra percorsi accelerati, bisogni clinici insoddisfatti e incertezze scientificheDefinita per la prima volta da un consenso internazionale, è associata a sindrome metabolica, steatosi epatica, diabete e a un possibile aumento del rischio oncologico. Un primo passo, in attesa di affinare la diagnosi e il follow-upQUICK LINKS Contenuto realizzato in partnershipSEGUICI SUAP-DATEGLANCECONTATTINOTE LEGALIAboutPharma è un brand di Helyx S.r.l.Milano: Via Eritrea 21 – 20157 Tel +39 02 2772 991 (sede legale)Roma: Viale dell’Arte, 25 – 00144www.aboutpharma.com – info@aboutpharma.com – PEC helyx.srl@legalmail.it – P. IVA 07106000966AboutPharma – Testata online registrata al Tribunale di Milano n°385/11-12-2014 tp:writer§§ Stefano Di Marzio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301667904991.PDF §---§ title§§ Sanità siciliana in affanno, il Sinalp chiede un piano straordinario di assunzioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301828405432.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "blogsicilia.it" del 13 Jul 2026
Estratto da pag. 1 di "cuneocronaca.it" del 13 Jul 2026
Estratto da pag. 1 di "cuneodice.it" del 13 Jul 2026
Notizie di Varie Cuneo - Le due organizzazione collaboreranno per offrire condizioni agevolate per visite specialistiche, esami diagnostici e un percorso di prevenzione attivo nella provincia
pubDate§§ 2026-07-13T09:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301815305301.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301815305301.PDF', 'title': 'cuneodice.it'} tp:url§§ https://www.cuneodice.it/varie/cuneo-e-valli/una-nuova-intesa-fra-cidimu-e-cisl-cuneo-per-creare-un-modello-di-welfare-territoriale-per-la-salute_123980.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301815305301.PDF tp:ocr§§ Il Gruppo Cidimu e Cisl Cuneo hanno deciso di affrontare un'esigenza sempre più concreta: garantire un accesso più semplice e tempestivo alle cure, in un contesto caratterizzato da liste d'attesa sempre più lunghe e da costi sanitari in costante aumento.I dati confermano la portata del fenomeno. Secondo l'ultima rilevazione Istat, in Italia il 9,9% della popolazione – circa 5,8 milioni di persone – ha rinunciato almeno una volta a una visita medica o a un esame diagnostico necessario a causa dei lunghi tempi di attesa o delle difficoltà economiche. Una tendenza che si riflette anche sulla spesa delle famiglie: secondo la Fondazione Gimbe, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini rappresenta oggi il 23% della spesa sanitaria complessiva del Paese.Proprio in questo spazio si inserisce la convenzione appena firmata dalle due organizzazioni. L'accordo non si propone come alternativa al Servizio Sanitario Nazionale, del quale anzi riconosce esplicitamente il ruolo insostituibile, ma come strumento complementare: un'opportunità in più, offerta a chi altrimenti potrebbe trovarsi a rinunciare a un controllo necessario.È infatti il sostegno concreto alle persone ciò che accomuna le due organizzazioni firmatarie, pur portatrici di missioni diverse: da una parte una rete sanitaria privata che da oltre quarant'anni opera in Piemonte nel campo della diagnosi e della prevenzione; dall'altra la tutela sindacale, che da sempre si occupa delle condizioni materiali di vita di lavoratori e famiglie.L'intesa riguarda tutti gli associati Cisl della provincia di Cuneo e il loro nucleo familiare convivente. Le agevolazioni previste comprendono uno sconto del 15% sulle visite specialistiche, del 10% su esami diagnostici e prestazioni odontoiatriche, oltre a condizioni dedicate su percorsi di check-up con tariffe più contenute rispetto al listino ordinario.È proprio questa combinazione di elementi, un accordo nato da una collaborazione locale, esteso all'intero nucleo familiare e costruito su un impianto stabile anziché su una semplice promozione, a rendere la convenzione un vero e proprio modello di welfare territoriale, più che una semplice agevolazione commerciale.Territoriale perché nasce dall'incontro tra una rete sanitaria che opera nel Cuneese e un'organizzazione sindacale radicata sullo stesso territorio. Welfare perché entra a far parte degli strumenti concreti di tutela che il sindacato mette a disposizione di chi rappresenta, accanto alla contrattazione e ai servizi tradizionali, offrendo un sostegno dedicato alla salute e pensato per durare nel tempo, non per esaurirsi in una singola campagna promozionale.Al centro della convenzione vi è infatti un programma di prevenzione distribuito lungo l'arco di un intero anno: sei campagne tematiche, scandite ogni due mesi, che accompagnano gli iscritti attraverso altrettanti ambiti della salute della persona adulta, dalla prevenzione cardiovascolare a quella oncologica, passando per il controllo della funzionalità d'organo e la diagnosi precoce. Non un'offerta isolata, dunque, ma un percorso continuativo che restituisce alla prevenzione il suo significato più autentico: quello di un'abitudine, non di un'eccezione a cui si ricorre solo in caso di necessità.Per il Gruppo Cidimu la convenzione segna l'ingresso in un ambito di collaborazione con il mondo sindacale, in piena continuità con una missione di prevenzione e diagnosi precoce che l'azienda persegue da oltre quattro decenni sul territorio piemontese. Per Cisl Cuneo, l'intesa rappresenta invece un'evoluzione naturale del proprio ruolo di tutela, che si allarga dal piano contrattuale a quello, altrettanto diretto, della salute quotidiana degli iscritti e delle loro famiglie.L'accordo è stato siglato a Cuneo, città che le due organizzazioni indicano come punto di partenza simbolico di un percorso che guarda oltre i confini provinciali. Sia Cidimu sia Cisl non escludono infatti che, sulla base dei risultati che emergeranno nei pross imi mesi, il modello possa essere esteso ad altri territori piemontesi.Dichiara il dottor Ugo Riba, direttore generale e amministratore unico: “Che un'organizzazione sindacale abbia scelto di avvicinarsi a noi non è scontato, e lo considero un riconoscimento importante: significa che sul territorio siamo percepiti come un punto di riferimento affidabile per la sanità privata, non come un semplice fornitore di prestazioni. È una responsabilità che prendiamo sul serio. Le difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale non sono un'anomalia italiana: è un problema europeo, strutturale. I sistemi sanitari pubblici si sono costruiti sull'idea di poter garantire tutto a tutti, ma i costi sempre più importanti, la richiesta di sanità in una popolazione sempre più longeva, la diversa percezione del lavoro che le giovani leve hanno e molte altre concause, fanno sì che questo modello sia sempre meno sostenibile. È chiaro che il SSN è irrinunciabile e vitale per tutti noi. Ma è l'ora che chi ha a cuore la salute dei cittadini si renda conto che esiste una sanità privata di cui non si può fare a meno. Con Cisl Cuneo abbiamo costruito qualcosa che ha senso nel lungo periodo: un percorso di prevenzione e di servizio, non una promozione. Sono molto grato al Segretario Generale Cisl della provincia di Cuneo, dottor Solavagione, per la visione e la determinazione con cui ha portato avanti l'iniziativa”.Dichiara Enrico Solavagione, segretario generale Cisl Cuneo: “Per essere chiari: per la Cisl il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata si basa sull'integrazione, non sulla sostituzione. La sanità pubblica deve garantire cure universali ed equità per tutti; quella privata, invece, offre flessibilità e rapidità. L'equilibrio funziona se il privato supporta il pubblico senza creare cittadini di serie A e cittadini di serie B. La convenzione rappresenta una forma di contrattazione sociale e territoriale. La sanità pubblica è in difficoltà da almeno vent'anni. La Cisl, con un approccio molto pragmatico, continuerà ai tavoli negoziali a chiedere più assunzioni e maggiori investimenti negli ospedali e nelle Asl. Nel frattempo, però, le persone si ammalano oggi e hanno bisogno di risposte subito. Per questo, la convenzione rappresenta un salvagente temporaneo, per non lasciare i nostri iscritti soli di fronte alle difficoltà e ai disservizi, in attesa che la sanità pubblica torni a funzionare come deve. Riteniamo che un sindacato moderno debba occuparsi di queste vicende con assoluto pragmatismo. Per questo offriamo ai nostri iscritti la possibilità di accedere, a condizioni convenienti, a servizi che oggi la sanità pubblica non riesce a erogare pienamente. La Cisl ha aderito per un dovere preciso, tutelare la salute dei propri iscritti. Continueremo a batterci politicamente per difendere, finanziare e rilanciare il Servizio Sanitario Pubblico. Non possiamo però ignorare le liste di attesa infinite che oggi negano il diritto alla cura. Questa convenzione è uno scudo d’emergenza, permette ai nostri tesserati di fare visite ed esami diagnostici in tempi rapidi e a tariffe calmierate. Un sindacato pragmatico fa grandi battaglie per il futuro ma dà risposte concrete ai bisogni di oggi”. c.s. CUNEO tp:writer§§ Cuneodice.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301815305301.PDF §---§ title§§ Sanità, medici in fuga: «Triplicati in dieci anni» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302397300001.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilmattino.it" del 13 Jul 2026
Nel 2016 in 40 avevano lasciato il Sannio negli ultimi due anni gli addii sono 140
pubDate§§ 2026-07-12T23:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302397300001.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302397300001.PDF', 'title': 'ilmattino.it'} tp:url§§ https://www.ilmattino.it/benevento/benevento_medici_fuga_triplicati_in_dieci_anni-9647381.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302397300001.PDF tp:ocr§§ È triplicato in dieci anni il numero dei medici che ha rassegnato le dimissioni dalle strutture sanitarie pubbliche del Sannio, passato da un massimo di 40 professionisti in uscita nel 2016 a circa 140 negli ultimi due anni. I dati a livello locale sarebbero ancora più allarmanti se il Rummo e l’Asl non avessero provveduto ad assumere un numero elevato di dirigenti medici, attraverso lo scorrimento di graduatorie e i concorsi che, in qualche modo, hanno evitato che i vuoti lasciati dai pensionati. Ma soprattutto da tutti i medici che sono stati immessi in servizio a tempo indeterminato che poi hanno rassegnato le dimissioni a distanza di un anno o ancora meno, creassero vuoti in grado di mettere in discussione l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. APPROFONDIMENTI Piera Smeriglio, morta la ricercatrice 43enne campana di fama internazionale Terremoto in Campania, una scossa di magnitudo 3.3 sveglia Sannio e Irpinia Tirzepatide “introvabile” in farmacia: pazienti in pressing sulle associazioni I numeri L’azienda ospedaliera nel triennio compreso tra il 2022 e il 2024, ha proceduto al reclutamento di 138 dirigenti medici ma, tra pensionamenti e defezioni, non ne è rimasta quasi traccia. In compenso, l’ospedale ha assunto 16 specializzandi che rappresentano una vera risorsa per sopperire alle necessità aziendali, insieme a tutti i professionisti che continuano a prestare servizio in autoconvenzione per garantire tutte le prestazioni indirizzate all’utenza. Stesso discorso per l’Asl dove, il piano triennale 2022/2024 per le assunzioni, prevedeva il reclutamento di 77 medici. L’allarme Secondo le stime della fondazione Gimbe, a livello nazionale 90mila medici si sono tirati fuori dal pubblico e mancano 5.700 medici di famiglia. Il dato emerso a livello locale è perfettamente sovrapponibile e in sintonia anche con i dati presentati dal ministero della Salute in commissione Affari sociali, che riferiscono di 4.349 dimissioni nel 2022 contro le 1.564 del 2016. In pratica, la fuga dei medici dalle strutture pubbliche del territorio nazionale si sta trasformando in una vera e propria emergenza visto che la situazione non è migliorata nel triennio compreso tra il 2022 e il 2024. «La crisi attuale - spiega Gimbe - ha radici profonde. Nel decennio 2010-2019 sotto-finanziamento, mancata programmazione, insufficienti borse di studio per specializzazioni e medicina generale, blocco delle assunzioni, tetti di spesa sul personale e ritardi nei rinnovi contrattuali hanno progressivamente indebolito il capitale umano del sistema sanitario nazionale. Dal 2020 in poi la pandemia ha accelerato il fenomeno, alimentando burnout, frustrazione e demotivazione. Con una conseguente perdita di attrattività del servizio pubblico». I medici di famiglia A livello provinciale, l’esodo, in gran parte causato da pensionamenti, trasferimenti volontari, soprattutto verso strutture del Centro-Nord, e condizioni di lavoro complesse, ha impoverito la sanità territoriale anche per quanto riguarda la medicina generale. Attualmente, si stima un deficit complessivo di circa 100-116 medici di famiglia e di assistenza primaria rispetto alle reali necessità dell’area. Sebbene la Regione e l’Asl abbiano periodicamente provveduto ad assegnare nuovi incarichi per coprire le posizioni vacanti nei vari distretti, molte zone continuano a registrare carenze di personale. La cartina al tornasole di questa crisi - sottolinea Gimbe - è rappresentata dal ricorso ai “gettonisti” che, nel biennio compreso tra il 2024 e il 2025 hanno assorbito oltre un miliardo di euro. Quindi, il servizio sanitario nazionale perde i professionisti e poi li riacquista sul mercato a ore, pagando il prezzo di una visione miope e dei tagli al capitale umano». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302397300001.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia: scattato il countdown per la formazione specialistica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301800505137.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 13 Jul 2026
La scadenza per la presentazione delle domande è fissata il 27 luglio 2026 mentre la prova unica nazionale si terrà il prossimo 21 ottobre
pubDate§§ 2026-07-13T08:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301800505137.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301800505137.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/medici-famiglia-scattato-countdown-la-formazione-specialistica-AJCxMVH tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301800505137.PDF tp:ocr§§ ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMedicina generaleMedici di famiglia: scattato il countdown per la formazione specialisticaLa scadenza per la presentazione delle domande è fissata il 27 luglio 2026 mentre la prova unica nazionale si terrà il prossimo 21 ottobredi Claudio Testuzza13 luglio 2026Aggiungi Il Sole 24 Ore ai preferiti su GoogleDoctor consulting patient hands closeup. Patient sitting at doctor office. Diagnostic, prevention of women diseases, healthcare, medical service, consultation or education, healthy lifestyle concept Liudmila Dutko - stock.adobe.com3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comI punti chiaveCalo costante dei medici di medicina generale Importanza del concorso per MMGIl concorso è gestito a livello regionaleGravi ritardi e difficoltà di formazione dei nuovi sanitariAscolta la versione audio dell'articolo3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comIl medico di famiglia resta il primo presidio sanitario per i cittadini e un elemento chiave per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e il 2026 è anche l’anno in cui la questione della medicina generale torna sul tavolo con una forza nuova: perché senza medici di famiglia non c’è DM 77 che tenga, non c’è Pnrr che basti, non c’è prossimità che funzioni.Calo costante dei medici di medicina generale I medici di medicina generale erano 45.203 nel 2013 e sono scesi a 37.983 nel 2023. In dieci anni si sono persi 7.220 medici. Nello stesso periodo anche i pediatri di libera scelta sono diminuiti, passando da 7.705 a 6.706. Tra il 2019 e il 2024 il calo dei soli MMG è stato di oltre 5 mila unità. Secondo la Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale.Loading...Sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle aree più popolose, nelle zone interne, nei territori periferici, dove la sostituzione dei pensionamenti è più difficile. Aumentano i massimali, crescono gli assistiti per medico, si riduce il tempo disponibile per ogni paziente, si moltiplicano gli adempimenti burocratici.Importanza del concorso per MMGIl Concorso per il Medico di Medicina Generale (MMG) è il passaggio fondamentale per chi desidera diventare MMG in Italia. Questo concorso, infatti, rappresenta l’accesso al percorso formativo dedicato di tre anni e che permette di iscriversi alle graduatorie per l’Assistenza Primaria. Ovvero per aprire lo studio.NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùA fine giugno , le Regioni hanno bandito i concorsi per l’ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale. Ogni Regione italiana ha un numero di posti disponibili MMG 2026, che varia notevolmente.Le Regioni con più posti offrono maggiori opportunità, ma anche una concorrenza elevata. Pertanto, la scelta della Regione in cui partecipare deve essere ponderata, valutando anche la disponibilità di posti e la competitività.Per il corso di formazione specifica in Medicina Generale (triennio 2026-2029), i bandi pubblicati dalle singole Regioni e Province Autonome offrono complessivamente circa 2.200 - 2.300 posti con borsa di studio a livello nazionale.Il concorso è gestito a livello regionalePoiché il concorso è gestito a livello regionale, il numero esatto dei posti viene definito sommando le singole quote locali, stabilite in base alle necessità del territorio.A titolo d’esempio per il triennio 2026-2029, le principali disponibilità regionali comprendono: Lombardia: 481 posti; Campania: 240 posti; Lazio: 200 posti; Veneto: 191 posti; Emilia-Romagna: 185 posti.Per l’elenco completo dei posti disponibili nella tua regione, è possibile consultare i dettagli specifici sul Portale del Ministero della Salute dedicato ai bandi.Il Corso di F ormazione Specifica in Medicina Generale (MMG) è un percorso triennale obbligatorio, strutturato a tempo pieno (4.800 ore), prevede una borsa di studio di circa €11.600 annui. circa 967 euro lordi al mese, che al netto si aggira sui 700-750 euro mensili. A differenza delle borse di studio delle Scuole di Specializzazione, quella in Medicina Generale è soggetta a tassazione IRPEF , Viene, infatti, considerata reddito da lavoro assimilato.Il bando nazionale è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e prevede la scadenza per la presentazione delle domande entro il 27 luglio 2026. La prova unica nazionale si terrà il 21 ottobre.Gravi ritardi e difficoltà di formazione dei nuovi sanitariLe Regioni, affermano i sindacati, avrebbero dovuto pubblicare i bandi entro febbraio. Il bando ministeriale, previsto solo a completamento di tutte le pubblicazioni regionali, sconterà perciò un ritardo di almeno quattro o cinque mesi con il rischio concreto che il corso 2026-2029 non parta nel 2026 ma scivoli al 2027, a fronte di un ricambio generazionale e di pensionamenti che le Regioni conoscono perfettamente.Se davvero si vuole parlare di urgenze, in attesa degli auspicati provvedimenti organici che trasformino la medicina generale a pieno titolo in specialità, e superino la scarsa partecipazione ai bandi in pubblicazione , il sindacato ( Fimmg ) ha indicato alcune soluzioni quali quella di riattivare il modello del Decreto Calabria ( Il legislatore ha già derogato, per la medicina generale e in via straordinaria, alla prova concorsuale: il D.L. 30 aprile 2019, n. 35 (conv. L. 60/2019), cd. “Decreto Calabria”, ha previsto l’accesso al corso di formazione specifica tramite graduatoria riservata per titoli di servizio, senza prova a quiz, per i medici con adeguata esperienza in continuità assistenziale, emergenza territoriale o sostituzioni); l’ accesso diretto in caso di domande inferiori ai posti; la velocizzazione emergenziale di tutti i tempi.Riproduzione riservata ©Argomentimedico di baseServizio Sanitario NazionaleItaliaMedico di Medicina GeneraleVenetoLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301800505137.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia: scattato il countdown per la formazione specialistica - Il Sole 24 ORE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301794905193.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 13 Jul 2026
La scadenza per la presentazione delle domande è fissata il 27 luglio 2026 mentre la prova unica nazionale si terrà il prossimo 21 ottobre
pubDate§§ 2026-07-13T08:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301794905193.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301794905193.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/medici-famiglia-scattato-countdown-la-formazione-specialistica-AJCxMVH tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301794905193.PDF tp:ocr§§ Ascolta la versione audio dell'articolo3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comIl medico di famiglia resta il primo presidio sanitario per i cittadini e un elemento chiave per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e il 2026 è anche l’anno in cui la questione della medicina generale torna sul tavolo con una forza nuova: perché senza medici di famiglia non c’è DM 77 che tenga, non c’è Pnrr che basti, non c’è prossimità che funzioni.Calo costante dei medici di medicina generale I medici di medicina generale erano 45.203 nel 2013 e sono scesi a 37.983 nel 2023. In dieci anni si sono persi 7.220 medici. Nello stesso periodo anche i pediatri di libera scelta sono diminuiti, passando da 7.705 a 6.706. Tra il 2019 e il 2024 il calo dei soli MMG è stato di oltre 5 mila unità. Secondo la Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale.Loading...Sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle aree più popolose, nelle zone interne, nei territori periferici, dove la sostituzione dei pensionamenti è più difficile. Aumentano i massimali, crescono gli assistiti per medico, si riduce il tempo disponibile per ogni paziente, si moltiplicano gli adempimenti burocratici.Importanza del concorso per MMGIl Concorso per il Medico di Medicina Generale (MMG) è il passaggio fondamentale per chi desidera diventare MMG in Italia. Questo concorso, infatti, rappresenta l’accesso al percorso formativo dedicato di tre anni e che permette di iscriversi alle graduatorie per l’Assistenza Primaria. Ovvero per aprire lo studio.NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùA fine giugno , le Regioni hanno bandito i concorsi per l’ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale. Ogni Regione italiana ha un numero di posti disponibili MMG 2026, che varia notevolmente.Le Regioni con più posti offrono maggiori opportunità, ma anche una concorrenza elevata. Pertanto, la scelta della Regione in cui partecipare deve essere ponderata, valutando anche la disponibilità di posti e la competitività.Per il corso di formazione specifica in Medicina Generale (triennio 2026-2029), i bandi pubblicati dalle singole Regioni e Province Autonome offrono complessivamente circa 2.200 - 2.300 posti con borsa di studio a livello nazionale.Il concorso è gestito a livello regionalePoiché il concorso è gestito a livello regionale, il numero esatto dei posti viene definito sommando le singole quote locali, stabilite in base alle necessità del territorio.A titolo d’esempio per il triennio 2026-2029, le principali disponibilità regionali comprendono: Lombardia: 481 posti; Campania: 240 posti; Lazio: 200 posti; Veneto: 191 posti; Emilia-Romagna: 185 posti.Per l’elenco completo dei posti disponibili nella tua regione, è possibile consultare i dettagli specifici sul Portale del Ministero della Salute dedicato ai bandi.Il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (MMG) è un percorso triennale obbligatorio, strutturato a tempo pieno (4.800 ore), prevede una borsa di studio di circa €11.600 annui. circa 967 euro lordi al mese, che al netto si aggira sui 700-750 euro mensili. A differenza delle borse di studio delle Scuole di Specializzazione, quella in Medicina Generale è soggetta a tassazione IRPEF , Viene, infatti, considerata reddito da lavoro assimilato.Il bando nazionale è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e prevede la scadenza per la presentazione delle domande entro il 27 luglio 2026. La prova unica nazionale si terrà il 21 ottobre.Gravi ritardi e difficoltà di formazione dei nuovi sanitariLe Regioni, affermano i sindacati, avrebbero dovuto pubblicare i bandi entro febbraio. Il bando ministeriale, previsto solo a completamento di tutte le pubblicazioni regionali, sconterà perciò un ritardo di almeno quattro o cinque mesi con il rischio concreto che il corso 2026-2029 non par ta nel 2026 ma scivoli al 2027, a fronte di un ricambio generazionale e di pensionamenti che le Regioni conoscono perfettamente.Se davvero si vuole parlare di urgenze, in attesa degli auspicati provvedimenti organici che trasformino la medicina generale a pieno titolo in specialità, e superino la scarsa partecipazione ai bandi in pubblicazione , il sindacato ( Fimmg ) ha indicato alcune soluzioni quali quella di riattivare il modello del Decreto Calabria ( Il legislatore ha già derogato, per la medicina generale e in via straordinaria, alla prova concorsuale: il D.L. 30 aprile 2019, n. 35 (conv. L. 60/2019), cd. “Decreto Calabria”, ha previsto l’accesso al corso di formazione specifica tramite graduatoria riservata per titoli di servizio, senza prova a quiz, per i medici con adeguata esperienza in continuità assistenziale, emergenza territoriale o sostituzioni); l’ accesso diretto in caso di domande inferiori ai posti; la velocizzazione emergenziale di tutti i tempi.Riproduzione riservata ©Argomentimedico di baseServizio Sanitario NazionaleItaliaMedico di Medicina GeneraleVenetoLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301794905193.PDF §---§ title§§ Informazione scientifica, i professionisti avvisano le aziende: meno promozione e più utilità clinica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301797105227.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 13 Jul 2026
Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 13 Jul 2026
E-valuate analizza i costidella radiologia italiana. TAC, risonanze ed ecografie risultano spesso in perdita, con impatti sulla sostenibilità del SSN
pubDate§§ 2026-07-13T07:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301676404904.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301676404904.PDF', 'title': 'tecnicaospedaliera.it'} tp:url§§ https://www.tecnicaospedaliera.it/costi-delle-prestazioni-diagnostiche-in-radiologia-lanalisi-di-sirm/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301676404904.PDF tp:ocr§§ È un contesto critico quello che si presenta in ambito di diagnostica radiologica, a seguito del documento sulla “Determinazione dei costi delle prestazioni diagnostiche. Il progetto E-valuate”, redatto dalla Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica in collaborazione con Fondazione Sirm e Gene.sys. Criticità che sono confermate anche da documenti ufficiali come il Rapporto del Ministero della Salute, sebbene riferito al 2023, e analisi di Fondazione Gimbe, più recenti e aggiornate. Dati che richiamano alla necessità di nuove politiche sanitarie, di un’ottimizzazione delle risorse, economiche e umane, organizzative delle strutture di riferimento, di sinergie fra istituzioni, stakeholder, specialisti del settore e radiologi, per dare una nuova possibilità e risorse alla diagnostica in ottica di prestazioni stimate in aumento, in funzione dello scenario sociodemografico attuale: una popolazione di anziani e di cronici in crescita, così come di pazienti oncologici e, di conseguenza, anche i (fab)bisogni assistenziali. Comprese le prestazioni di diagnostica e nello specifico, di radiologia diagnostica.Il progetto E-valuateLo studio è stato condotto con l’obiettivo di dare una panoramica, profilata, oggettiva e aggiornata dei costi reali delle prestazioni di radiologia, tramite una rilevazione ampia e inclusiva, rappresentativa delle diverse realtà territoriali e organizzative e un numero adeguato di strutture, pubbliche che private distribuite sull’intero territorio nazionale secondo quanto prevede la normativa. Lo studio ha analizzato i costi delle singole prestazioni in ambito radiologico, sia in termini di tipologie di costo che di processo, l’organizzazione dei Servizi di Radiologia, comprese le dotazioni strumentali in essere, l’organizzazione del personale, l’andamento dei costi in funzione dei volumi di attività e dei differenti modelli organizzativi. Il tutto per definire volumi e modelli ottimali e offrire una valutazione di efficienza nell’utilizzo delle strumentazioni e del personale. Sono state individuate 12 strutture campione, 6 pubbliche e 6 private, dislocate nelle varie aree territoriali (Nord Est e Nord Ovest, Centro, Sud e Isole), nelle quali si è proceduto alla rilevazione e valutazione dei costi, specificatamente i costi delle strumentazioni, del personale e generali, secondo la metodologia dell’Activity Based Costing. Si tratta di un sistema di raccolta di informazioni per la determinazione del costo pieno (full costing) di prodotti/servizi, ribaltando i costi delle attività (necessarie per realizzare quel prodotto/servizio) sul prodotto/servizio attraverso dei parametri detti activity drivers che misurano quanto un prodotto/servizio ha consumato per attività specifiche, sulla scorta della cd distinta base utilizzata da Ministero della Salute e dal MEF negli atti di riferimento. Dallo studio, in tutte le aree radiologiche analizzate, emerge un quadro generalmente in perdita, con vari gradi di rilevanza, in riferimento al R.O.I. (Return On Investment), un indicatore di redditività della tariffa in confronto al valore mediano di costo. Nello specifico in ambito di:radiologia tradizionale: tutte le prestazioni, dalle più frequenti, come rx del torace, della colonna cervicale, del sacrococcige, per citarne alcune, fino alle più specialistiche, tra cui mammografie, ortopanoramiche, sono in rosso con valori tariffari fermi al 1988, e con valori ROI, variabili da punte minime intorno allo 0,22 a picchi di 0,94. Fanno eccezione poche prestazioni: la Densitometria ossea, DXA lombare, femorale, ultradistale in cui il ROI si assesta su una redditività presumibilmente insufficiente (per valori compresi fra 1.2 e 1.5), nello specifico attorno a 1,23;tomografia computerizzata: la gran parte delle prestazioni è in perdita, come TC dell’addome completo o del torace senza e con mezzo di contrato, TC Total Body per stadiazione oncologica, così come TC del cuore con e senza mezzo di contrasto, TC coronarografia. Mentre in numero i nferiore, in cui rientrano ad esempio TC del cranio-encelalo, del braccio e gomito, fanno rilevare ROI di insufficiente reddittività, e in una misura ancora più ridotta prestazioni quali Tac del rachide e dello speco vertebrale e cervicale, TC dell’addome inferiore e superiore, mostrano un ROI significativamente insufficiente con valori tra 1 e 1.2;vascolare interventistica: anche in questo contesto, sebbene siano state rilevate solo alcune prestazioni, si alternano prestazioni in rosso, come arteriografia monolaterale dell’arto superiore e inferiore, rimozione di dispositivo di drenaggio peritoneale, toracentesi ecoguidata o TC guidata. A poche le prestazioni, in giallo (presumibilmente con redditività insufficiente). Tra queste, agobiopsia ecoguidata transtracheale o transbronchiale di linfonodi ilo mediastinici e, infine, alcune in arancione, con ROI a valori fra 1.2 e 1.5 quali la biopsia della parete toracica TC-guidata o della pleura o la biopsia a cielo aperto dei nervi periferici. In controtendenza alcune prestazioni in positivo, come la nefrostomia percutanea senza frammentazione, la biopsia [percutanea] mammaria vacuum assisted ecoguidata e in stereotassi e poche altre, con punte ROI che superano anche il 5.0;ecografia-ecocolordoppler: è un comparto generalmente in perdita con poche eccezioni, come l’ecografia ostetrica morfologica, l’ecoencefalografia, l’ecografia transfontanellare insieme ad alcune altre che fanno registrare redditività in giallo, mentre uniche in arancio sono il monitoraggio ecografico del ciclo ovulatorio e l’ecografia mediastinica transesofagea;risonanza magnetica: le prestazioni in quest’ambito sono tutte, senza alcuna eccezione, in perdita.Una delle ragioni di perdite così ingenti è correlata al fatto che le strutture di radiologia sono per antonomasia energivore, specie in relazione alla quantità di energia elettrica necessaria al funzionamento delle macchine pesanti (Tac e RM), come è stato evidenziato dal lavoro di Sirm per tutto il periodo quinquennale di rilevazione dei dati, con un confronto a 5 e 8 anni, a partire dal 2019. Le variazioni, in quest’arco temporale, mostrano un’incidenza significativa sul costo finale di produzione delle prestazioni dell’ordine non inferiore al 10% circa, tra dicembre 2020 e luglio 2022.«Un sistema che non è in grado di recepire cambiamenti di questa portata nella struttura dei costi delle prestazioni sanitarie», dichiara Bruno Accarino, membro del Consiglio Direttivo Sirm e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto il documento, «introduce ulteriori elementi di disomogeneità nei valori tariffari. Il risultato non potrà che essere quello di avere distorsioni significative nell’offerta dei servizi radiologici nel nostro Paese». Dati che sono meritevoli di alcune ulteriori osservazioni.Bruno Accarino, membro del Consiglio Direttivo Sirm e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto il documentoConsiderazioni preliminariL’analisi dei costi delle prestazioni è intimamente correlata con la questione delle tariffe, quale base necessaria per la loro determinazione, che non può prescindere dall’analisi e dell’attenzione da riservare al comparto. Tenendo altresì conto che la radiodiagnostica rappresenta la terza voce di costo nell’ambito dell’assistenza specialistica ambulatoriale del Ssn, che comprende personale e l’assistenza farmaceutica, caratterizzato da una forte vocazione (necessità) all’innovazione continua e quindi di costanti investimenti in macchinari e in aggiornamento del personale specialistico che le utilizza, e con revisione periodica del nomenclatore e delle tariffe. Allo stato attuale, tuttavia, si evidenzia che il Ssn non è stato (s)oggetto a tale aggiornamento, o laddove lo sia, è stato implementato con molto ritardo e notevoli criticità. Va detto che il nomenclatore è stato sottoposto a revisione dei Lea, sulla base di quanto definito al 2017, criteri e valutazioni anch’essi troppo datati e pertanto meritevoli di un up-dating, mentre un recente aggiustamento delle tariffe, a livello nazionale, è stato presentato ed approvato dalla Conferenza Stato Regioni con prescrizioni, non ancora pubblicate, quindi attualmente non esecutive.Le prestazioni che rientrano nella diagnostica LeaFa fede allo stato attuale, per quanto riguarda le prestazioni incluse nei Lea, il decreto ministeriale del 2017, in rielaborazione al Ministero della Salute, a quasi dieci anni dalla sua pubblicazione, prioritaria in considerazione dello scenario sociodemografico e assistenziale radicalmente cambiato, passato anche dalla pandemia Covid.«Tale documento», spiega Accarino, «resta a oggi la base per definire le prestazioni a carico del Ssn, ovvero la soglia di prestazioni minime accettabile ma con eventualmente possibilità di superamento da parte delle Regioni, ad esempio quelle che non si ritrovano in piano di rientro, con fondi propri e non statali. Va infatti ricordato che i Lea sono finanziati dal riparto del Fondo Ssn, pari all’incirca a 134 miliardi di euro omnicomprensivi di tutti i comparti che lo compongono, ovvero ospedali con il proprio personale, medici di medicina generale, pediatri, ma anche strutture da quelle convenzionate, alle cliniche private, alle farmacie. Questa cifra sommatoria viene poi ripartita tra le varie regioni, con un criterio di fatto vecchio e che andrebbe rivisto, poiché crea delle disparità documentabili sul territorio nazionale».In merito alle scheda di dimissione ospedaliera, gli ultimi dati di spesa sono datati, riferiti al rapporto del Ministero della Salute del 2023, con anche alcune criticità da considerare: non sempre vengono infatti trasmessi tutti i dati da tutte le Regioni, pertanto assodata la loro attendibilità, i dati delle Sdo potrebbero essere lacunosi o non totalmente corrispondenti al vero per alcune voci. In generale, nel 2023, si osserva una ripresa dei ricoveri ospedalieri, già emersa dal 2021, dopo la contrazione del 2020 a causa della pandemia, ma con volumi prodotti al di sotto dei livelli pre-pandemici. Oltre ai dati ministeriali esiste anche un documento spalla di Gimbe, anch’esso comprensivo di tutti i dati e più aggiornato, con la differenza che quelli del Ministero sono dati ufficiali e quelli del Gimbe di una organizzazione, comunque valida.«Le Sdo», chiarisce Accarino, «sono la base, come detto, per la definizione dei Drg, che come noto stanno per diagnosis related groups e indicano la tipologia di ricovero, calcolato non in funzione delle giornate di degenza ma di una classificazione delle varie patologie oggetto di trattamento, secondo decreto ministeriale, che includono prestazioni ospedaliere (ricoveri) e ambulatoriali che rientrano nei Lea, definiti dall’ICD9CM, una classificazione internazionale, in fase di aggiornamento da parte del Ministero della Salute».Le variabili di spesa che sfuggonoSono molteplici, anche in ambito di radiologia diagnostica, essenzialmente per un problema di metodologia di calcolo. «Allo stato attuale la spesa dovrebbe essere calcolata sui bisogni, quindi su un dato statistico, per esempio sul numero di esami eseguiti per il monitoraggio delle singole patologie, ma ciò non sempre avviene. I dati per la specialistica ambulatoriale, con particolare riferimento all’area radiologica, mostrano diverse criticità. Mentre la spesa convenzionata esterna, cioè delle strutture accreditate a gestione privata, è facilmente desumibile poiché mensilmente queste strutture sono tenute a rendicontare quanto eseguito per conto del Ssn, e quindi a essere remunerate per il numero di prestazioni effettivamente erogate, così come per i Drg eseguiti da privati, che seguono il medesimo iter della spesa ambulatoriale convenzionata, non esistono grosse criticità, diversamente dai Drg erogati dalle strutture a gestione pubblica. In questo contesto, la Sdo che determina il Drg, non è lineare. Infatti, il paziente al primo accesso in ospedale viene inquadrato per una certa patologia, ma questa può subire delle variazioni durante il ricovero, nel cas o in cui il paziente, ad esempio, dopo un intervento chirurgico richieda un periodo di degenza in rianimazione, e un successivo passaggio a un reparto diverso da quello del primo ingresso. Tutte queste variabili saranno incluse nella Sdo alla dimissione con sensibili impatti sui Drg. Inoltre, va considerato che il Drg è omnicomprensivo, ovvero non ha un indice analitico che permetta di rendicontare gi antibiotici somministrati, le quantità di garze e siringhe utilizzate, piuttosto che le prestazioni di radiologia effettuate o altro. Non c’è, in buona sostanza, una vera e propria distinzione fra le varie prestazioni effettuate nel corso del ricovero, sebbene possano essere desunte ed estrapolate tramite un algoritmo che il Ministero ha appositamente creato».Allo stato attuale, l’unico modo per ricavare l’analitico del numero di prestazioni, comprese quelle di radiologia diagnostica eseguite durante il ricovero, sarebbe la compilazione nella scheda della Sdo di otto campi specifici dedicati, identificativi di tutte le prestazioni che il paziente può aver eseguito durante il ricovero.Ecco, però, un’altra criticità: la compilazione di questi otto campi è facoltativa, se vengono riempiti, bene, altrimenti fa lo stesso. Il bandolo della matassa non è quindi sciolto, con la logica conseguenza che è pressoché impossibile calcolare in maniera analitica, certificata, e accurata il numero di prestazioni, per esempio, di radiodiagnostica che il paziente ha realmente effettuato durante il ricovero: una radiografia del torace, o forse due, o tre? Una ecografia dell’addome? Impossibile a dirsi, e lo stesso vale per tutti gli altri esami, compresa la possibilità di quantificare il numero di emocromi ripetuti nell’arco del ricovero.«Ciò fa sì che il dato che il Ministero riporta ufficialmente è sempre monco e incompleto. Pertanto, è da intendersi che i 65 milioni annui di prestazioni di radiodiagnostica, dichiarate nei rapporti ministeriali, si riferiscono solo a prestazioni eseguite da privati in accreditamento ambulatoriale, tutto il resto della sanità resta escluso: esami effettuati in ricovero, Day Hospital, accessi in Pronto Soccorso e così via. In buona sostanza, tuttavia, estrapolando dal numero di Sdo, e calcolando 1,5 prestazioni per ogni paziente, si desume che il numero di prestazioni denunciato sia nettamente inferiore rispetto a quello realmente eseguito, a differenza della specialistica ambulatoriale convenzionata in cui invece è possibile arrivare a un dato certo e certificato, sulle base del nomenclatore e del tariffario».Inoltre, esiste una distinta base, inserita nei decreti ministeriali, in cui sono indicati i singoli costi che devono essere verificati e computati per arrivare alla determinazione del costo di ogni singola prestazione. Anche in quest’ambito, però, sussistono delle criticità: il Ministero, non mantiene sempre attivo e aggiornato questo computo e – secondo aspetto – la valutazione per essere obiettiva e oggettiva, andrebbe eseguita su una quota significativa di strutture pubbliche e private, distribuite in maniera ubiquitaria su tutto il territorio italiano. Azione incompiuta anche in questo caso a livello centrale, spingendo Sirm a redigere il proprio documento. Alle strutture partecipanti al progetto E-valuate è stato pertanto chiesto di fornire dati rispetto a questa distinta base, potendo così stimare il costo effettivo di produzione e da qui se la tariffa stabilita dal Ministero era remunerativa, sotto-remunerativa o sovra-remunerativa, in riferimento ai costi considerati (strumentazione, personale, costi generali).«Anche sulla determinazione del fabbisogno di prestazioni, sempre in riferimento alla parte ambulatoriale è stato condotto un apposito studio in collaborazione con Crea Sanità, dove, utilizzando i dati forniti dalla Regione Basilicata, definito un algoritmo, è stato strutturato un sistema per la determinazione dei fabbisogni. L’analisi è stata anche presentata in Agenas e potrebbe fungere da traccia per definire i fabbisogni nell e differenti realtà territoriali. Tali calcoli e valutazioni sono uno strumento di grande utilità, ad esempio, per migliorare la gestione delle risorse, stimare se queste sono allocate in maniera congrua e adeguata, evitando eventuali sprechi. Le istituzioni intervenute in queste valutazioni, come Sirm e anche il Sindacato Nazionale Radiologi, sono interlocutori qualificati per poter contribuire a dare risposte utili in tema di determinazioni di spesa, dovendo comunque poi fare i conti con i fondi delle Casse dello Stato. Punto di partenza resta, comunque, la finalizzazione nel modo ottimale delle poche e attuali risorse disponibili».Ulteriori criticitàSullo scenario generale e determinazione dei fabbisogni potrebbero impattare altre variabili importanti, in primo luogo la regionalizzazione che ha creato un “mostro con 21 teste” in cui ciascun territorio si gestisce in autonomia e dove il Ministero in alcuni casi è costretto a subire determinate scelte non del tutto condivise.«È la Conferenza Stato-Regioni a dettare legge in materia e con la regionalizzazione derivante dalla modifica dl titolo V della Costituzione che risale al 2001, si sono creati forti squilibri che hanno portato a identificare alcune Regioni come virtuose e altre canaglia, ma anziché aiutare vietando, sarebbe cruciale migliorare il sistema alla fonte per non ampliare le divergenze e le disparità già tutt’ora esistenti. In assenza di una inversione di rotta nella gestione della sanità, tenendo conto che non esiste una sanità pubblica e una privata ma un’unica sanità a gestione pubblica e a gestione privata, l’impatto sulla qualità delle prestazioni e sulla disponibilità dei servizi potrà essere enorme su tutti i fronti. Il Ssn, infatti, è un organismo unico che si regge su due gambe, come viene meno una delle due, la struttura cade. La diatriba tra pubblico e privato è di conseguenza una guerra ideologica che non porta da nessuna parte: ben inteso, vanno definiti i compiti, i limiti e i perimetri di ognuna delle due, ma è cosa ben diversa dalla diatriba di contrapposizione».Tali criticità si evidenziano in molteplici altri settori, per esempio in ambito di spesa sanitaria attribuita alle regioni, dove la cosiddetta quota capitaria pesata, ovvero il meccanismo di finanziamento sanitario basata su una somma fissa erogata per ogni assistito, poi ridefinita in relazione a precisi indici, risulta anacronistica, tenuto conto anche del radicale cambiamento cui stiamo assistendo.Per esempio, il Trentino-Alto Adige ha una quota capitaria pesata che è di circa 200 euro, più alta rispetto al Lazio.«Questo metodo oggi non regge più, poiché dà maggior peso alla media dell’età delle persone, non all’età media di sopravvivenza, e a una serie di altri fattori impattanti. Tant’è che più di recente alla quota capitaria pesata sono stati aggiunti altri due indici, l’indice di deprivazione, in cui rientra, per esempio, la disoccupazione e, appunto, la vita media della popolazione, tenuto conto che dal Lazio a scendere questa si riduce mediamente di tre anni. Va da sé che sul 97,50% dato dall’età anagrafica, che pesa per la maggiore, si sommano uno 0,75% per ciascuno degli altri due indici. Se l’indice di deprivazione e di vita media venissero variati e si entrasse in una fase più virtuosa e aderente alla realtà, lo scenario di finanziamento delle regioni cambierebbe radicalmente. Per una serie di inspiegabili ragioni, però, questo non avviene. Inoltre, fra il Nord e il Sud Italia c’è una grande differenza in termini di strutture, con al Nord una concentrazione di Irccs che si riduce in maniera drastica via via che ci si sposta verso Sud. Ciò significa che le strutture abilitate a fare ricerca attingono a doppi finanziamenti, dal Ssn e dal Miur, con possibilità differente di erogazione anche al cittadino-paziente».La grande sfidaÈ la qualificazione della spesa. Per esempio, i pazienti oncologici dovrebbero essere gestiti con una governance a parte. Sì all’erogazione in Ssn di prestazioni come radioterapia e chemioterapia ed altri trattamenti oncologici senza limiti, ma l’offerta gratuita dovrebbe (anzi deve) estendersi anche a tutte le prestazioni per il monitoraggio della malattia o il controllo degli esiti delle terapie.«Un paziente cronico o un anziano con la lombalgia possono attendere una prestazione, anche radiologica, non il paziente oncologico. Il quale a fronte di lunghe liste di attesa, se ne ha la possibilità si rivolgerà a prestazioni di carattere totalmente privato e non pubblico, sottolineando ancora una volta la divergenza e la categorizzazione di pazienti di serie A e di serie B».Dati di fatto che a oggi con l’innovazione, le tecnologie e le strutture di eccellenza e il Ssn universalistico non sono più accettabili. La governance della spesa deve essere pertanto una priorità, a livello istituzionale e clinico, a salvaguardia del paziente. Indipendentemente dalla patologia di cui è affetto, dalla prestazione di cui ha diritto, in cronicità o estemporanee, dal territorio di residenza.Articolo tratto dal numero di giugno 2026 di Tecnica Ospedaliera Abbonati a Tecnica Ospedaliera tp:writer§§ Maria Mori guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301676404904.PDF §---§ title§§ Sanità senza medici: la crisi che nessuno vuole vedere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301725404414.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tp24.it" del 13 Jul 2026
La sfida più grande che il Servizio Sanitario Nazionale dovrà affrontare nei prossimi anni non riguarda soltanto le...
pubDate§§ 2026-07-13T04:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301725404414.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301725404414.PDF', 'title': 'tp24.it'} tp:url§§ https://www.tp24.it/2026/07/13/sanita/sanita-senza-medici-la-crisi-che-nessuno-vuole-vedere/236717 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301725404414.PDF tp:ocr§§ La sfida più grande che il Servizio Sanitario Nazionale dovrà affrontare nei prossimi anni non riguarda soltanto le risorse economiche, ma soprattutto la disponibilità di professionisti disposti a lavorare nel sistema pubblico. È questo il tema al centro dell'intervento del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, durante l'evento dedicato ai trent'anni della Fondazione, ospitato presso l'Università Sapienza di Roma. Secondo Cartabellotta, la domanda da porsi oggi non è esclusivamente quanto investire nella sanità, ma chi sarà concretamente in grado di garantire le cure ai cittadini nel prossimo futuro. Una riflessione che pone l'accento sul progressivo indebolimento del capitale umano del Servizio Sanitario Nazionale, sempre più segnato dall'abbandono di medici, infermieri e altri professionisti che scelgono il settore privato, l'estero o il pensionamento anticipato.Ad aprire i lavori è stata la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, che ha ribadito come la sostenibilità del sistema sanitario passi necessariamente attraverso la valorizzazione delle persone che ogni giorno garantiscono assistenza, ricerca e cura. L'università, ha sottolineato, ha il compito di formare professionisti competenti, ma è altrettanto importante rendere il servizio pubblico un ambiente capace di attrarre e trattenere le nuove generazioni. Oltre 33 miliardi sottratti al personale in dodici anniI dati presentati dalla Fondazione Gimbe fotografano una tendenza che dura da oltre un decennio. Tra il 2012 e il 2024 la quota della spesa sanitaria destinata al personale è scesa dal 39,7% al 36,6% del totale. Una riduzione che, secondo Gimbe, ha contribuito a rendere meno attrattivo il lavoro nel Servizio Sanitario Nazionale, favorendo la fuga dei professionisti e aggravando la carenza di personale.Le difficoltà attuali sono il risultato di anni di sottofinanziamento e di una programmazione insufficiente. Il blocco delle assunzioni, i limiti alla spesa per il personale, il numero ridotto di borse di specializzazione e i rinnovi contrattuali tardivi hanno progressivamente indebolito il sistema.La pandemia da Covid-19 ha poi accelerato una situazione già critica, aumentando il livello di stress, burnout e demotivazione tra gli operatori sanitari. Il risultato è un numero crescente di dimissioni volontarie, pensionamenti anticipati e trasferimenti verso il settore privato o l’estero.Emblematico è anche il ricorso ai cosiddetti “gettonisti”: nel biennio 2024-2025 questa modalità di reclutamento è costata oltre un miliardo di euro, segno di un sistema che perde professionisti come dipendenti e poi è costretto a riacquistarne le prestazioni a costi molto più elevati.Medici numerosi, ma non dove servonoNonostante l'Italia sia tra i Paesi OCSE con il più alto numero di medici per abitante, le criticità riguardano specifiche aree del sistema sanitario.Le carenze interessano in particolare la medicina generale e diverse specializzazioni considerate poco attrattive, come emergenza-urgenza, radioterapia, medicina nucleare, cure palliative e medicina di comunità. Infermieri sempre menoLa situazione appare ancora più critica per il personale infermieristico. L'Italia registra infatti un numero di infermieri per abitante inferiore alla media dei Paesi OCSE e, soprattutto, una progressiva perdita di interesse verso la professione.Per l'anno accademico 2025-2026 le domande di accesso ai corsi di laurea in Infermieristica risultano addirittura inferiori ai posti disponibili. A incidere sono diversi fattori, tra cui stipendi inferiori rispetto alla media europea, carichi di lavoro elevati e prospettive professionali ritenute poco attrattive. Le proposte della Fondazione GimbePer invertire questa tendenza, la Fondazione propone un piano straordinario dedicato al personale sanitario. Tra le priorità figurano una migliore programmazione del fabbisogno di professionisti, il superamento dei vincoli alle assunzioni, rinnovi contrattuali più adeguati al costo della vita, condizioni di lavoro più sostenibili, maggiore sicu rezza negli ambienti sanitari, valorizzazione delle competenze e investimenti strutturali nella formazione.Per Gimbe, aumentare semplicemente il numero degli studenti di Medicina o dei corsi universitari non sarà sufficiente se il Servizio Sanitario Nazionale continuerà a essere percepito come un luogo poco attrattivo. La sostenibilità del sistema, infatti, dipenderà sempre più dalla capacità di trattenere medici, infermieri e professionisti, garantendo loro condizioni di lavoro e prospettive di carriera adeguate.Senza il capitale umano, conclude la Fondazione, il Servizio Sanitario Nazionale non potrà continuare a garantire pienamente il diritto alla salute dei cittadini. AISI: crescente domanda di saluteKarin Saccomanno, presidente di AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, si concentra sulle sfide future: “Il tema non è scegliere tra sanità pubblica e sanità privata. La vera sfida è costruire un sistema capace di mettere in rete tutte le competenze disponibili. Il pubblico va rafforzato con investimenti strutturali, perché rappresenta il pilastro dell'universalità delle cure. Ma allo stesso tempo il privato accreditato e puro non può più essere considerato un soggetto da tollerare o, peggio, da demonizzare: è una componente essenziale del sistema sanitario nazionale, una risorsa organizzativa, professionale e tecnologica indispensabile per garantire continuità assistenziale ai cittadini”. tp:writer§§ Tp24.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301725404414.PDF §---§ title§§ Sanità siciliana al collasso: crisi annunciata da anni, ma nessuno ha fatto niente link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301717904419.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tp24.it" del 13 Jul 2026
Tp24 - Sanità siciliana al collasso: crisi annunciata da anni, ma nessuno ha fatto niente
pubDate§§ 2026-07-13T04:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301717904419.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301717904419.PDF', 'title': 'tp24.it'} tp:url§§ https://www.tp24.it/2026/07/13/sanita/sanita-siciliana-al-collasso-crisi-annunciata-da-anni-ma-nessuno-ha-fatto-niente/236715 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301717904419.PDF tp:ocr§§ C'era ben poco di imprevedibile nell'attuale crisi della sanità siciliana. Le liste d'attesa infinite, i Pronto soccorso al collasso, la fuga di medici e infermieri, le Case di Comunità prive del personale necessario non sono emergenze improvvise, ma il risultato di un sistema che per anni ha ignorato segnali evidenti e allarmi rimasti sistematicamente inascoltati. È questo il messaggio che emerge con forza dal duro documento diffuso dal SINALP Sicilia, che punta il dito contro una politica incapace di programmare e troppo spesso concentrata a rincorrere le emergenze anziché prevenirle. Il sindacato parla senza mezzi termini di un Servizio sanitario nazionale progressivamente smantellato attraverso decenni di riforme che hanno privilegiato gli equilibri economici rispetto al diritto costituzionale alla salute. Un processo che, secondo il SINALP, non può essere attribuito a un solo governo o a una singola amministrazione regionale, ma rappresenta il risultato di oltre trent'anni di scelte che hanno progressivamente impoverito il sistema sanitario pubblico. La situazione attuale, del resto, era largamente prevedibile. Da anni esperti, organizzazioni sindacali, ordini professionali e la stessa Fondazione GIMBE denunciano il sottofinanziamento cronico, la carenza di personale, il blocco del turnover e l'assenza di una reale programmazione del fabbisogno sanitario. Eppure, mentre gli allarmi si moltiplicavano, la risposta delle istituzioni è rimasta sostanzialmente immutata. L'esempio più evidente riguarda proprio le Case di Comunità previste dal PNRR. Presentate come la rivoluzione dell'assistenza territoriale, rischiano oggi di trasformarsi in costose scatole vuote. La domanda: chi dovrebbe lavorarci? Se oggi mancano medici, infermieri e operatori negli ospedali, appare difficile immaginare come si possano garantire servizi efficienti nelle nuove strutture, Case della Comunità e Ospedali di Comunità, senza un piano straordinario di assunzioni. Per il SINALP, costruire edifici senza aver prima programmato il personale significa ripetere errori già visti, con il concreto rischio di sprecare ingenti risorse pubbliche senza produrre benefici reali per i cittadini. Il sindacato evidenzia anche come il progressivo impoverimento degli organici abbia prodotto effetti ormai sotto gli occhi di tutti: sale operatorie utilizzate solo parzialmente, ambulatori che non lavorano nelle fasce pomeridiane e serali, liste d'attesa sempre più lunghe e migliaia di cittadini costretti a rivolgersi al privato oppure a rinunciare del tutto alle cure. Gestione risorse umane e richiesta di assunzioni Una sanità che, nei fatti, finisce per creare cittadini di serie A e cittadini di serie B: chi dispone delle risorse economiche può curarsi subito, mentre gli altri attendono mesi, quando non anni. Emblematica, secondo il SINALP, è anche la gestione delle risorse umane. Il previsto rientro del personale SEUS dall'ARNAS Civico al servizio 118 viene indicato come l'ennesima dimostrazione di una politica che continua semplicemente a spostare personale da un'emergenza all'altra senza affrontare il problema alla radice. Da qui la richiesta di una riforma strutturale che punti su un piano pluriennale di assunzioni, una maggiore integrazione tra ospedali, medicina territoriale e strutture private accreditate, l'estensione degli orari di attività di sale operatorie e diagnostica, la semplificazione burocratica e un deciso investimento nella digitalizzazione, nella telemedicina e nell'intelligenza artificiale. SINALP: stop a nomine politicheIl passaggio forse più duro riguarda la governance della sanità. Il SINALP chiede che le nomine tornino a basarsi su competenza, merito e risultati, archiviando definitivamente la stagione delle designazioni esclusivamente politiche e degli "yes men", ritenuti incapaci di affrontare una crisi che ormai non consente più improvvisazioni. Il tempo delle giustificazioni sembra essere definitivamente terminato. La crisi della sanità siciliana non è figlia del caso né di un'emergenza improvvis a. Era scritta da anni nei numeri, nelle denunce e nelle difficoltà quotidiane degli operatori. Ignorare ancora questi segnali significherebbe assumersi la responsabilità di accompagnare il sistema verso un collasso annunciato. Per il SINALP non servono più annunci, commissariamenti o nuove promesse. Serve una programmazione vera, investimenti adeguati e il coraggio di affrontare una riforma che rimetta finalmente al centro il diritto dei cittadini alla salute, prima che sia troppo tardi. tp:writer§§ Tp24.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301717904419.PDF §---§