title§§ Camici bianchi, passato e futuro: «Servono più medici e una nuova visione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070703235507233.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" del 07 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-07T05:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070703235507233.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070703235507233.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070703235507233.PDF tp:ocr§§ Camici bianchi, passato e futuro: «Servono più medici e una nuova visione» Dalla carenza di personale alla medicina territoriale: le priorità del presidente Ciconte CATANZARO – C’è chi ha pronunciato per la prima volta il Giuramento di Ippocrate e chi, dopo quarantacinque anni trascorsi accanto ai pazienti, ha ricevuto il riconoscimento per una vita dedicata alla professione. Tra l'entusiasmo dei giovani medici e l'esperienza di chi ha attraversato quasi mezzo secolo di sanità italiana, si è svolta all'Hotel Guglielmo l’assemblea ordinaria annuale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Catanzaro guidata dal presidente Vincenzo Antonio Ciconte. L’assemblea ha approvato all'unanimità il conto consuntivo 2025, illustrato dal tesoriere Rino Colace, dopo la relazione del presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, la professoressa Marianna Mauro. Ma il momento centrale della giornata è stato senza dubbio l'intervento del presidente Ciconte, che ha tracciato un'analisi lucida dello stato del Servizio sanitario nazionale e della sanità calabrese, indicando le priorità sulle quali, a suo giudizio, occorre intervenire con urgenza. «Da un lato la riconoscenza verso chi ha dedicato una vita alla cura, dall'altro l'entusiasmo e la responsabilità di chi si appresta a intraprendere un cammino impegnativo ma profondamente nobile. In questa continuità generazionale si esprime uno dei valori più autentici della nostra professione», ha esordito Ciconte. Il presidente ha quindi ricordato come l'Ordine continui a sostenersi esclusivamente grazie alle quote associative, «tra le più basse d'Italia in rapporto al numero degli iscritti», sottolineando che il Consiglio direttivo svolge la propria attività a titolo completamente gratuito, senza percepire alcun gettone di presenza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al personale amministrativo Anna Briatico, recentemente collocata in pensione, Franco Sacco, Tommaso Gigliotti, Liano Scarfone e all'avvocato Gianluigi Mosca, impegnati quotidianamente nel funzionamento della struttura e nel recupero delle quote associative non versate. Un riconoscimento è stato espresso anche alla presidente del Collegio dei Revisori Marianna Mauro e ai consulenti dell'Ordine, la dottoressa Sandra Aloi e l'avvocato Virgilio Conte, «per il prezioso supporto, la competenza e la costante disponibilità». «Il Servizio sanitario nazionale attraversa una fase di profonda criticità strutturale», ha affermato Ciconte. «La pandemia da Covid-19 ha semplicemente reso più evidenti fragilità già presenti da tempo: il sottofinanziamento rispetto ai bisogni crescenti della popolazione, la difficoltà di programmare la spesa, la carenza di personale, la frammentazione territoriale dell'assistenza e il progressivo indebolimento della governance nazionale». «Medici, infermieri e professionisti sanitari rappresentano la vera infrastruttura del Servizio sanitario nazionale», ha sottolineato Ciconte. «Oggi sono sottoposti a una pressione creonferita medaglia colleghi n 45 anni servizio scente determinata dai pensionamenti, dalle dimissioni volontarie, dalla mobilità verso l'estero, dal passaggio al privato e dai nuovi fabbisogni legati all'attuazione del Pnrr». Una situazione che riguarda in modo particolare la medicina generale, dove cresce il numero degli assistiti per ogni medico, aumenta l'età media dei professionisti e il ricambio generazionale resta insufficiente. Secondo il presidente dell'Ordine, rendere attrattivo il Servizio sanitario significa garantire condizioni di lavoro sostenibili, percorsi di carriera chiari, riconoscimento delle competenze e politiche retributive adeguate alla responsabilità della professione. Una riflessione che investe anche la formazione universitaria e specialistica, che «non può essere separata dal Servizio sanitario nazionale», ma deve essere programmata sulla base dei reali fabbisogni assistenziali dei territori. L'attenzione si è quindi spostata sulla Calabria, una regione che, secondo Ciconte, continua a convivere con criticità s toriche pur registrando alcuni primi segnali di miglioramento. «La Calabria affronta da anni sfide complesse, in un contesto socio-politico ed economico fragile, che rende difficile non solo programmare, ma soprattutto gestire in modo efficace, efficiente ed equo un sistema sanitario ancora gravato da criticità strutturali e organizzative», ha affermato. Il presidente dell'Ordine ha riconosciuto gli sforzi compiuti dalla Regione e dalle istituzioni nazionali e ha ricordato come i dati più recenti della Fondazione Gimbe e quelli diffusi da Agenas evidenzino un miglioramento di alcuni indicatori, tra cui i tempi di attesa per visite ed esami diagnostici. «Sono segnali positivi, ma non ancora sufficienti. Serve una visione strategica chiara, condivisa e finalmente operativa, capace di tracciare il futuro della sanità calabrese». Per Ciconte è arrivato il momento di decidere quale modello di sanità costruire, chiarendo il ruolo della sanità pubblica e di quella accreditata, rafforzando la rete ospedaliera e garantendo una reale integrazione tra ospedale, università e territorio. «Non possiamo più accettare che l'ospedale e, in particolare, il pronto soccorso diventino il primo e spesso unico punto di accesso dei cittadini, anche per patologie croniche o fragilità che dovrebbero trovare risposta sul territorio». Per il presidente dell'Ordine occorre costruire una nuova architettura sanitaria regionale fondata sulla medicina di prossimità, sulla presa in carico del paziente cronico, sull'assistenza domiciliare, sulla prevenzione e sull'integrazione tra tutte le figure professionali. In questo contesto le Case della Comunità rappresentano «una reale occasione di svolta», mentre è stato giudicato positivamente anche il recente accordo tra alcuni sindacati della medicina generale, Ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni che prevede la presenza dei medici di famiglia all'interno delle Case della Comunità. Ciconte ha poi ribadito il ruolo dell'Ordine, definito «organo sussidiario dello Stato», chiamato non solo alla vigilanza sugli Albi e sul rispetto del Codice deontologico, ma anche alla promozione della formazione continua e al dialogo con le istituzioni. Un riconoscimento è stato rivolto anche al presidente della Commissione Albo Odontoiatri Salvatore De Filippo e ai suoi componenti per il corso di aggiornamento in odontoiatria, ormai riconosciuto a livello nazionale. L'assemblea ha poi osservato un minuto di silenzio in memoria dei medici scomparsi nell'ultimo anno: Nicola Aversa, Mario Bianco, Anna Bifolchi, Antonio Blaganò, Agata Borgese Mauro, Gaspare Caputo, Michele Ciriaco, Gregorio Cordaro, Pasquale Roberto Cosentino, Vittorio Cuiuli, Giacomo De Rosi, Giuseppe Ferlaino, Elisabetta Fiore, Iginio Elio Carmelo Furciniti, Francesco Grandinetti, Nicola Greco, Francesco Saverio Madonna, Rosario Militano, Saverio Montebianco Abenavoli, Salvatore Pallone, Carmine Pullano, Francesco Stanà, Domenico Teti, Vittorio Valentini e Caterina Viscomi. Tra i momenti più emozionanti della giornata la consegna delle medaglie ai medici che hanno raggiunto i 45 anni di iscrizione all'Albo, ai quali è stata consegnata anche una pergamena con il Giuramento di Ippocrate e una copia del Codice di Deontologia Medica. I riconoscimenti sono stati assegnati a Francesco Abbonante, Giuseppe Aielli, Romana Aloisi, Antonio Aversa, Felice Bellini, Elvira Filomena Benedetti, Elena Bova, Alfredo Caglioti, Antonino Cardile, Giuseppe Caridi, Serenella Caristo, Michelangelo Giuseppe Ciurleo, Domenico Comito, Luciano Condorelli, Domenico Corea, Matilde Corea, Gennaro De Nardo, Ettore Falvo, Francesco Ferragina, Angela Focarelli Barone, Vincenzo Foti, Michele Gallucci, Pasqualina Gargiulo, Domenico Garieri, Giuseppe Gualtieri, Antonio Guerra, Maria Laura Guzzo, Francesco La Cava, Francesco La Russa, Caterina Iaria, Angelo Lavano, Rocco Loiarro, Giuseppe Mancuso, Anna Marotta, Maria Antonietta Massimo, Maria Giovanna Masucci, Antonio Matozzo, Antonio Mauro, Domenico Meddis, Ercole Antonio Mercuri, Amalia Milano, Giovanni Milano, Vincenzo Mi nici, Marinella Moraca, Gisella Mungo, Giacinto Nanci, Luciano Notaro, Arnaldo Pacileo, Carmela Pane, Antonio Papini, Pasquale Pelaggi, Andrea Maria Perri, Giuseppe Perri, Ida Anna Romana Perri, Maria Mercedes Pileggi, Francesco Polimeni, Roberto Porciello, Lucio Pregoni, Giovanni Primerano, Maurizio Puca, Ruggero Rapani, Antonio Scordovillo, Antonella Sutera Sardo, Luigi Tosto, Annamaria Trapasso, Giovanni Tsumaropulos e Giancarlo Valenti. La giornata si è conclusa con l'accoglienza dei circa 120 nuovi medici entrati a far parte dell'Ordine provinciale. Albo dei Medici Chirurghi: Priscilla Apa, Analucia Aragão Guimaraes, Qusai Ayaydeh, Laura Balena, Pierpaolo Bertolami, Mario Giuseppe Bonelli, Francesco Borelli, Stefano Bova, Umberto Cacciapuoti, Marilena Campolo, Natalie Capicotto, Giovanna Caporaso, Giada Cardamone, Daniel Silvano Caroleo, Anna Cassadonte, Ludovica Cianci, Oscar Cipolla, Alessandro Colao, Elisabetta Conte, Danilo Cortese, Beatrice Cosentino, Erica Costa, Antonio Costanzo, Martina Costanzo, Elisa Crocetti, Chiara D'Agostino, Silvia De Franco, Olga De Rose, Michele De Tursi, Angelo Delogu, Giulia Di Lorenzo, Antonio Durante, Domenico Esposito, Biagio Ferrari, Sofia Fidale, Martina Frangipane, Giovanna Gallo, Antonio Garo, Michela Diletta Garo, Domenico Giordano, Maria Cristina Giulino, Stefano Antonio G. Gualtieri, Alessandra Guanta, Giorgia Guariglia, Camilla Guzzo, Asia Ieradi, Roberta Innocente, Barbara Iozzi, Tamer Khatib, Veronica Labonia, Souhir Lachtar, Francesco Lanzo, Laura Leone, Giuseppe Leuzzi, Francesca Lorelli, Nicola Lorenzo, Roberta Lucchino, Veronica Maida, Teresa Marinaro, Gabriele Joseph Martino, Domenico Martire, Federica Maruca, Elisa Matarese, Vincenzo Mazzuca, Valentina Mela, Ludovica Mengani, Laura Miceli, Beatrice Mischitelli, Alessia Morelli, Giovanni Morelli, Ludovica Mostardi Scarnecchia, Michela Nigro, Maria Vittoria Palmieri, Lorena Paola, Vittorio Papaleo, Antonella Paparo, Davide Passarelli, Silvia Pezzaniti, Federico Piro, Divina Provenzano, Giorgio Puca, Alessandro Pullano, Francesco Maria Putrino Gallo, Ilaria Rania, Andrea Ranieri, Roberta Ranieri, Serena Ranieri, Elena Raso, Chiara Rauseo, Simona Rubino, Ilaria Scarpino, Vittoria Seminara, Serena Servello, Mohammad Shekh Khalil, Caterina Simonetti, Francesco Sità, Giuseppe Stella, Eleonora Stipo, Aseel Suleiman, Selene Surace, Morena Talarico, Felice Tallarigo, Rossana Talotta, Antonio Tiani, Elio Tiriolo, Marika Torcetta, Francesco Valente, Antonietta Veneziano, Alessia Villella, Roberta Voci, Giulia Volpe. Albo degli Odontoiatri Alessandro Bianco, Rita Velia Bianco, Marta Caristo, Vittorio Del Buono, Antonio Donato, Martina Ferruggia, Pietro Eugenio Furciniti, Davide Graziano, Greta Guerrieri, Alessandro Mancuso, Elisa Mendicino, Oliviero Mirabelli, Antonietta Procopio, Riccardo Rosa, Martina Scozzafava, Lucrezia Serrao. Emozione per i neo laureati che prestano giuramento ---End text--- Author: MARIA RITA GALATI Heading: Highlight: Conferita la medaglia ai colleghi con 45 anni di servizio Emozione per i neo laureati che prestano giuramento Image:L’assemblea dell’Ordine dei Medici di Catanzaro con il presidente Ciconte e i neo laureati -tit_org- Camici bianchi, passato e futuro: «Servono più medici e una nuova visione» -sec_org- tp:writer§§ MARIA RITA GALATI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070703235507233.PDF §---§ title§§ Ora Giuseppi cerca lo scaricabarile ai danni delle Regioni: i sei motivi per cui ha torto = I grillinin colpano le Regioni del Nord Ma la responsabilità era del governo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701968103779.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "TEMPO" del 07 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-07T02:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701968103779.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701968103779.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701968103779.PDF tp:ocr§§ DI ALESSIO BUZZELLI Ora Giuseppi cerca lo scaricabarile ai danni delle Regioni: i sei motivi per cui ha torto a pagina 6 IN SEI PUNTI LE FALSE ACCUSE DI GIUSEPPI IgrilliniincolpanoleRegionidelNord Malaresponsabilitàeradelgoverno Fontana: «Vergognoso scaricare tutto su di noi. L’esecutivo all’inizio non colse la gravità» Daitaglialla sanitàfino alpiano pandemicoe allezonerosse, eccocome sonoandatelecose ••• Daqualchegiornoleopposizioni, specie il Movimento 5Stelle,stannotentandodi"rispondere" in qualche modo alle serie questioni emerse in commissione Covid sulla gestione della pandemia. Risposte che raramente entrano nel meritoechesifermanoapolemicheeattacchidinaturapolitica, come accade tipicamente quando ci si ritrova in difficoltà. L’ultimo argomento, se così lo si può chiamare, tirato fuori dai grillini suona più o menoinquesto modo:itantissimi problemi ed errori andati in scena durante la pandemia sono per lo più da imputare delleRegioni,sopratuttoquelle del Nord (guarda caso proprio quelle amministrate dal centrodestra).Unaposturabenaltrista che da sé non porta evidentemente a null’altro se non all’ennesimo, maldestro tentativo di rovesciare il tavolo, nella speranza che qualcuno si stanchi di rimetterlo in ordine, che il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha commentato così: «Credo siavergognosotentarediscaricare colpe sulle Regioni,che si comportarono come si doveva. La stessa Ue ci riservò un encomioparticolare».Diargomentiecircostanze per smentire queste ricostruzioni ce ne sono a decine. Vediamone qualcuno, cominciando dai numeri, che, si sa, hanno la testa dura. Il M5S sostiene che i tagli alla spesa sanitaria e il depauperamento della medicina territoriale - i quali hannooggettivamenterappresentato un problema durante la pandemia - siano responsabilità delle Regioni. Eppure la FondazioneGimbe haattestatoneisuoistudicheneldecennio 2010-2019 i governi statali hanno disatbardia teso aumenti di spesa per roposte la sanità per circa 37 miummo liardi di euro. Non le Regioi ni, dunque, » ma le strutturecentralidelloStato. Dipiù, in casidi situazioni come quelle del Covid, è anche la Costituzione a parlarechiaro;nell’articolo117 recita: «Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale». E se non bastasse la Carta del ’48, c’è pure l’allora ministro Boccia, che in un question time alla Camera del marzo 2020 disse: «il complesso delle norme vigenti ci consente di dire con chiarezza che in caso di emergenza nazionale decide lo Stato, anzi se permettete, comanda lo Stato e non le regioni». Basterebbe forse già questo, ma andiamo avanti e passiamo alla questione relativa ai test e ai tamponi, altra situazione critica imputata dalla sinistra alle Regioni. Fin dal gennaio del 2020 il Ministero della Salute ha insistito con il voler eseguire tamponi «ai soli casi sintomatici», prima con la circolare del 27 febbraio («In assenza di sintomi… il test non appare al momento sostenuto da un razionale scientifico») e poi ancora con quella del 9 marzo. Il tutto mentre le vituperate Regioni in quei giorni spingevano invano per un’estensione dei tamponi anche agli asintomatici (cosa che poi diverrà prassi). Ci sarebbe, poi, il famigerato piano pandemico mai aggiornato dal lontano 2006, che tanto ha fatto discutere e di cui la sinistra sembra essersi magicamente dimenticata. Uno strumento fondamentale in circostanze come quelle della pandemia di totale responsabilità dello Stato e dell’Oms, non certo dei governatori del Nord. Di più, il 3 febbraio 2020, nel giorno in cui la Protezione Civile assume il coordinamento delle operazioni, il Presidente lombardo Fontana, insieme ai Presidenti di Veneto e Friuli-Venezia-Giulia, scrive una lettera al Ministero della Salute per chiedere un periodo di 14 giorni di isolamento prima del rientro a scuola per gli studenti giunti in Italia dalle aree a rischio della Cina. Risultato? Richiesta respinta dal governo (condita anche da incredibili accuse di razzismo contro la Cina). Penultima c ircostanza: ai primi di marzo 2020, quando nei comuni di Alzano e Nembro la situazione dei contagi era già fuori controllo, gli esponenti regionali della Lombardia avrebbero chiesto la zona rossa per quell’area. Richiesta poi fatta propria dal CTS e dal Ministero della Salute, ma che il governo non avrebbe adottato prima del 21 marzo, ovvero due settimane dopo. Infine, il lavoro delle Regioni è stato cruciale sia nella gestione delle ospedalizzazioni (basta guardare l’enorme impegno delle strutture sanitarie, anche private, in Lombardia), sia poi nel trainare le riaperture e la ripresa della vita del Paese, attraverso accordi e protocolli che lo Stato avrebbe avuto difficoltà a mettere a terra. Come raccontato a Il Tempo dal presidente Fontana: «La conferenza delle Regioni era costantemente riunita, ma da Roma giungevano proposte di riapertura assurde nelle modalità. Una notte verso le due dissi: "Facciamole noi delle linee guida per la riapertura". Scrivemmo questi protocolli, li mandammo a Roma e furono adottati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ALESSIO BUZZELLI Heading: Highlight: I SEI PUNTI 1 Tagli alla sanità I grillini incolpano le Regioni della debolezza della medicina territoriale. Ma dal 2009 al 2019 i governi centrali hanno disatteso aumenti di spesa per oltre 37 miliardi di euro 2 Le competenze La Costituzione all’articolo 117 dice che la profilassi internazionale fa capo esclusivamente allo Stato e non alle Regioni, come ribadì alla Camera anche l’allora ministro Boccia nel marzo 2020 3 Tamponi e test Fin dal gennaio del 2020 il Ministero della Salute ha insistito con il voler eseguire tamponi «ai soli casi sintomatici», mentre le regioni spingevano per testare anche chi non aveva sintomi 4 Il piano pandemico Il piano pandemico, cruciale in situazioni come quelle scaturite dal Covid, è di competenza esclusiva dei governi. Ma allo scoppio della pandemia non era stato aggiornato, l’ultima versione risaliva al 2006 5 Tracciamento Il 3 febbraio 2020 i governatori di Lombardia, Friuli e veneto chiedono a Roma di autorizzare la quarantena per chi era di ritorno dalla Cina ma il governo disse di no 6 Zone rosse e chiusure A marzo 2020 la regione Lombardia chiedono la zona rossa peri comuni di Alzano e Nembro. Cts e Ministero della Salute prendono la richiesta ma il governo la istituirà solo alla fine dello stesso mese Il governatore della Lombardia «Da Roma giungevano proposte di riapertura assurde, fummo noi a scrivere i protocolli che poi adottò il governo» Image:Presidenti del Nord Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga ad aprile 2020 durante un incontro dei governatori -tit_org- Ora Giuseppi cerca lo scaricabarile ai danni delle Regioni: i sei motivi per cui ha torto I grillinin colpano le Regioni del Nord Ma la responsabilità era del governo -sec_org- tp:writer§§ ALESSIO BUZZELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701968103779.PDF §---§ title§§ Veterinari, uno su tre cover 60 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701741305735.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "ITALIA OGGI" del 07 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-07T04:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701741305735.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701741305735.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701741305735.PDF tp:ocr§§ NEL SSN Veterinari, uno su tre è over 60 Un veterinario su tre in Italia ha più di 60 anni e, nell’arco dei prossimi tre anni, quasi un terzo dei professionisti lascerà il servizio per raggiunti limiti di età. È quanto evidenzia Sivemp, il sindacato italiano veterinari di medicina pubblica, sulla base dei dati del Conto annuale 2024. Secondo il sindacato, il 34% dei medici veterinari del Sistema sanitario nazionale ha già superato i 60 anni. Un quadro reso ancora più critico dal blocco delle scuole di specializzazione, causato dalla mancata emanazione del decreto governativo. «L’anno accademico 2025-2026 è già compromesso e, se il Governo non interverrà con urgenza, il problema si riproporrà anche per quello successivo», si legge nella nota di Sivemp. «È quindi indispensabile che il Governo, oltre a frenare l’uso distorto di personale sanitario avventizio, adotti con la massima urgenza il decreto necessario per consentire la riattivazione delle scuole», conclude il sindacato. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Veterinari, uno su tre cover 60 -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701741305735.PDF §---§ title§§ MI L'INCHIESTA Faro sui traffici illegali dopo il maxi-furto di Fentanyl Farmaci, il business che fa gola alle mafie = Farmaci e dipendenze il doppio business che fa gola alle mafie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746405738.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 07 Jul 2026

Il furto delle 80 fiale di fentanyl all'Israelitico riaccende ora i riflettori sul traffico illegale

pubDate§§ 2026-07-07T04:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746405738.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746405738.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746405738.PDF tp:ocr§§ L’INCHIESTA Faro sui traffici illegali dopo il maxi-furto di Fentanyl Farmaci, il business che fa gola alle mafie Farmaci e dipendenze il doppio business che fa gola alle mafie Il furto delle 80 fiale di fentanyl all’Israelitico riaccende ora i riflettori sul traffico illegale l furto di 80 fiale di Fentanyl nell’Ospedale Israelitico di Roma riaccende i riflettori su un fenomeno in espansione come il traffico di farmaci: un business da milioni di euro che fa sempre più gola alle mafie. La criminalità sfrutta le dipendenze lucrando, per esempio, sul commercio di medicinali per la disfunzione erettile. Poi c’è il secondo business illegale: quello della contraffazione. a pagina XI I l furto delle 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma è il sintomo di un mercato che ha smesso di considerare i medicinali un bersaglio secondario. Domani gli ispettori del ministero della Salute entreranno nella struttura per verificare dove la catena della sicurezza si sia spezzata. Ma, al di là delle eventuali responsabilità (si cerca un basista), quel furto riporta sotto i riflettori un business miliardario che attraversa l’Europa e che vede le organizzazioni mafiose protagoniste di un traffico sempre più sofisticato. Da una parte ci sono i farmaci destinati ad alimentare il mercato delle cosiddette droghe alternative: fentanyl, ossicodone, nuovi oppioidi sintetici, sostanze che, se sottratte ai circuiti sanitari, possono finire nelle mani degli spacciatori. IL MERCATO Dall’altra ci sono i Altra attiv medicinali ad altissimo costo, so- altrettanto prattutto gli antitumorali, immu- redditizia nosoppressori, è quella le biologici e farmaci reumatologici, ru- ai prodotti bati su commissiocontraffat ne per essere rivenduti all’estero, dove il loro prezzo può raggiungere cifre proibitive mentre in Italia vengono garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale. Una doppia economia criminale. Da un lato alimenta le dipendenze. Dall’altro specula sulla malattia. E in entrambi i casi produce profitti enormi. I carabinieri del Nas combattono questo fenomeno da anni. Le grandi aziende farmaceutiche hanno ormai trasformato i propri depositi in autentici caveau, con sistemi di sicurezza degni degli istituti bancari. Per questo le bande hanno modificato strategia. Colpiscono soprattutto le farmacie ospedaliere, i magazzini intermedi, i grossisti e persino i trasportatori. Gli anelli più vulnerabili della filiera. Le indagini hanno dimostrato l’esistenza di organizzazioni estremamente specializzate, capaci di conoscere in anticipo la disponibilità dei medicinali, gli orari, le modalità di custodia e perfino le caratteristiche dei lotti da sottrarre. In molti casi agiscono su commissione grazie a basisti interni alle strutture sanitarie. L’Italia conosce bene questo I fenomeno. Il colpo più clamoroso fu messo a segno 13 anni fa nella farmacia dell’ospedale Poma di Mantova: dove sparirono medicinali per circa 700 mila euro; altri assalti interessarono ospedali lombardi e strutture sanitarie in diverse regioni. Secondo gli studi di Transcrime, in appena due anni e mezzo il giro d’affari dei furti diventò milionario con un centinaio di episodi censiti e un interesse sempre più marcato della criminalità organizzata. Le relazioni dei Carabinieri e dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) descrivono un sistema ormai consolidato. Una volta usciti dalla filiera ufficiale, quei medicinali non possono più essere considerati sicuri. Basta una conservazione inadeguata, temperature superiori ai limiti previsti o una semplice interruzione della catena del freddo per compromettere l’efficacia terapeutica. Eppure le organizzazioni criminali riescono a riciclarli attraverso una rete di fatture false, documentazione contraffatta e società illegali. In passato le indagini portarono al ritrovamento in Germania di farmaci antitumorali provenienti dall’Italia, deteriorati perché conservati in garage e magazzini improvvisati, in alcuni casi persino diluiti o manomessi prima di essere rimessi in commercio. È il volto più cinico di questo traffico: guadagnare sulla pelle di pazienti oncologici. Per questo l’Aifa ha costruito negli anni un sistema di allerta rapida che coinvolge farmacie, ospedali, grossisti, trasportatori, aziende farmaceutiche e forze dell’ordine. Ogni furto deve essere segnalato tempestivamente per consentire l’aggiornamento della banca dati Fakeshare e impedire che i lotti rubati possano rientrare nel circuito legale. Ma il mercato illegale non vive soltanto di furti. Esiste un secondo business, altrettanto redditizio, costruito sulla contraffazione. Per produrre IESTI farmaci falsificati nali servono laboratori clandestini, zione, spesso collocati agra all’estero, dove vengono confeziovenduti nati medicinali apparentemente te: identici agli origire d’oro nali. Il settore più redditizio resta quello dei farmaci per la disfunzione erettile, Viagra e Cialis in testa, venduti attraverso piattaforme clandestine, Telegram e Signal. Chi li acquista pensa di risparmiare qualche decina di euro, ma in realtà non ha alcuna certezza sul contenuto delle compresse, sui dosaggi e sulle sostanze utilizzate. Al centro della vicenda è finita anche la politica. Il deputato di FdI Francesco Ciancitto ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute per far luce sul furto delle fiale di fentanyl. Intanto le mafie continuano a diversificare gli affari. Le maxi operazioni internazionali Viribus, contro il doping, e Shield V, coordinata da Europol contro i medicinali falsificati, hanno portato a centinaia di arresti, allo smantellamento di laboratori clandestini e al sequestro di farmaci per milioni di euro. Un mercato alimentato anche dal web, dal dark web e da chat criptate. Impossibile quantificare il giro d’affari, ma una certezza c’è: quando un farmaco esce dalla filiera legale, a rischio non è soltanto il bilancio dello Stato. È la salute dei pazienti. ---End text--- Author: CLAUDIO MARINCOLA Heading: Highlight: I PIÙ RICHIESTI I medicinali per l’erezione, come Viagra e Cialis, venduti sulla Rete: un affare d’oro IL MERCATO ILLEGALE Altra attività altrettanto redditizia è quella legata ai prodotti contraffatti Image:Un sequestro di farmaci contraffatti -tit_org- MI L’INCHIESTA Faro sui traffici illegali dopo il maxi-furto di Fentanyl Farmaci, il business che fa gola alle mafie Farmaci e dipendenze il doppio business che fa gola alle mafie -sec_org- tp:writer§§ CLAUDIO MARINCOLA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746405738.PDF §---§ title§§ Aifa: scesi i tempi medi per approvare i farmaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746605736.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "SOLE 24 ORE" del 07 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-07T04:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746605736.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746605736.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746605736.PDF tp:ocr§§ Agenzia del farmaco Aifa: scesi i tempi medi per approvare i farmaci Si abbrevia l'attesa dei pazienti italiani per i nuovi farmaci. Da aprile 2024 a dicembre 2025, i tempi medi di valutazione dei dossier di prezzo e rimborso da parte dell'Agenzia italiana del farmaco si sono attestati intorno a 4 mesi, con una media di 2 mesi per i medicinali generici e di 7 mesi per le altre tipologie di farmaco a cui poi si aggiungono 2-3 mesi per la pubblicazione in Gazzetta. È quanto emerge dal Rapporto sulle tempistiche delle procedure di definizione del prezzo e della rimborsabilità pubblicato da Aifa. L'analisi si basa su 1.042 procedure (sul totale di 1.461). Di queste, solo nel 4% dei casi si tratta di nuove entità chimiche e biologiche (4%) e nell'1% di farmaci orfani. Poco più alta (9%) la richiesta di ammissione alla rimborsabilità di ulteriori indicazioni terapeutiche di farmaci già in uso. Nel 17% si tratta di procedure relative a nuovi confezionamenti o le sostituzioni di confezionamenti già classificati. Oltre la metà (56%) delle procedure, invece, riguarda l'ammissione alla rimborsabilità di farmaci generici. Quanto alla durata dei procedimenti, considerando l'intervallo compreso tra l'avvio dell'iter negoziale e la sua conclusione in Commissione Scientifica ed Economica (Cse) e presentazione in Cda il tempo medio è appunto di 4 mesi. Ma se per i medicinali generici l'iter è più celere (2 mesi), tempi più lunghi si registrano per le nuove entità chimiche e biologiche (8,6 mesi in media), le rinegoziazioni di prezzo e/o condizioni (9,6 mesi) e i farmaci orfani (11,9 mesi). Si aggiungono poi circa 2-3 mesi per la pubblicazione del provvedimento finale in Gazzetta Ufficiale. «La riforma dell'Aifa, con l'istituzione della Cse in sostituzione delle Commissioni Cts e Cpr, ha inciso modificando non solo la modalità di lavoro rispetto alle precedenti Commissioni, ma andando ad incidere in modo ancor più rilevante sui processi di produzione degli uffici dell'area Hta. L'Agenzia ha dovuto mettere a terra una riorganizzazione dell'attività istruttoria mentre doveva garantire l'avanzamento del lavoro della Cse – afferma il Direttore Tecnico Scientifico, Pierluigi Russo - – e desidero per questo ringraziare il personale degli uffici coinvolti per lo spirito di servizio e per i risultati conseguiti». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Aifa: scesi i tempi medi per approvare i farmaci -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746605736.PDF §---§ title§§ I governatori: «Sanità e sviluppo, ecco le chiavi per conquistare fiducia» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746705737.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 07 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-07T04:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746705737.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746705737.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746705737.PDF tp:ocr§§ I governatori: «Sanità e sviluppo, ecco le chiavi per conquistare fiducia» Le soluzioni Parlano i presidenti al top: non nascondere i problemi e puntare alla crescita «Ho sempre pensato che un politico non debba guardare ai sondaggi, ma al bene della sua comunità», con queste parole Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, ha commentato il suo primo posto, con il 66% di gradimento, tra i governatori più apprezzati in Italia secondo la classifica Governance Poll 2026. «Questi sono stati i mesi più difficili della mia vita politica - ha aggiunto Decaro - tra disavanzo della sanità, liste d’attesa e manovra fiscale. Credo che il sondaggio dimostri che se uno con serietà, in maniera trasparente, spiega ai cittadini quali sono i problemi senza nasconderli, alla fine l’onestà in politica paga». I tre governatori che occupano il podio del Governance Poll di Noto Sondaggi, intervenuti ieri nel corso della diretta televisiva del Sole 24 Ore a commento dei risultati, concordano sulla centralità della sanità tra le priorità dettate dai cittadini. «In Puglia - spiega il governatore Decaro - su un bilancio di 10 miliardi circa, 8,5 vanno alla sanità. Stiamo lavorando per aumentare l’offerta e rispondere all’avanzamento demografico delle prospettive di vita, con un inevitabile aumento dei costi. In parallelo, però, bisogna anche efficientare l’esistente: a fronte di 155mila persone richiamate per ridurre le liste di attesa, è emerso che circa il 30% delle prescrizioni di visite e diagnostica potevano essere evitate». Proprio in ambito sanitario anche Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto da circa sei mesi, celebra l’apertura di 99 case di comunità sul territorio a conclusione del Pnrr. «Abbiamo scelto - dice Stefani - di aggiungere anche risorse regionali per dare l’avvio a queste strutture. Tra le esigenze dei nostri cittadini, la sanità è al primo posto». In questa direzione è il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a ricordare un altro grande passo: «Anche grazie all’intervento di questo Governo - ricorda - è stato poi stretto il nuovo accordo con i medici di base che andranno a lavorare in queste strutture. Altrimenti si rischiava che restassero delle scatole vuote». Tra i dossier sul tavolo dei governatori ci sono anche i trasporti e la crescita economica. Il governatore Stefani ha ricordato che il 97% delle attività in Veneto sono piccole e medie imprese. «È necessario - ha detto potenziare le reti d’impresa e le aggregazioni. Solo così si sviluppa il welfare. cruciale per trattenere i giovani sul territorio. E questo modello va accompagnato con risorse pubbliche: la regìa dei fondi comunitari deve restare regionale anche durante la prossima programmazione, per sostenere le diverse priorità locali». Il presidente Fedriga concorda sulla necessità di sostenere lo sviluppo locale e, su questo punto, ricorda l’importanza dell’autonomia: «Anche grazie al meccanismo di compartecipazione legato alle tasse, il bilancio del Friuli Venezia Giulia in sette anni è passato da 4,1 miliardi a 6,6 miliardi nel 2025. E non avendo aumentato le tasse, l’incremento di è sicuramente legato ad un aumento della produzione e alla crescita del territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Michela Finizio Heading: Highlight: il podio dei presidenti ‘‘ Se con serietà uno spiega ai cittadini quali sono i problemi senza nasconderli, alla fine l’onestà in politica paga Puglia. Antonio Decaro ‘‘ Tra le esigenze dei nostri cittadini, la sanità è al primo posto. Abbiamo aggiunto risorse regionali sui target del Pnrr Veneto. Alberto Stefani ‘‘ Il bilancio regionale in sette anni è passato da 4,1 miliardi a 6,6 miliardi grazie all’aumento della produzione e alla crescita Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga Image: -tit_org- I governatori: «Sanità e sviluppo, ecco le chiavi per conquistare fiducia» -sec_org- tp:writer§§ Michela Finizio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746705737.PDF §---§ title§§ "Scegliere se vivere o morire è un diritto" (parla un senatore malato di sla) = Vivere o morire link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746505739.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "UNITÀ" del 07 Jul 2026

Devi poter scegliere tu, non lo stato

pubDate§§ 2026-07-07T04:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746505739.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746505739.PDF', 'title': 'UNITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746505739.PDF tp:ocr§§ “SCEGLIERE SE VIVERE O MORIRE È UN DIRITTO” (PARLA UN SENATORE MALATO DI SLA) EUTANASIA VIVERE O MORIRE DEVI POTER SCEGLIERE TU, NON LO STATO Il suicidio assistito è un diritto. La destra blocca la legge. E da sette anni stiamo fermi, in attesa. Ma intanto molte persone continuano a soffrire. Serve una legge che non ponga limiti etici e morali LA LEGGE SULL’EUTANASIA BLOCCATA DA SETTE ANNI Franco Mirabelli D a sette anni la legge sul ?ne vita è bloccata al Senato da una destra che non vuole neppure recepire le indicazioni della Corte Costituzionale e l’invito a legiferare. Si continua a trovare il modo per rinviare e non assumersi la responsabilità di decidere e dare risposte a chi soffre e alle loro famiglie. La manfrina insopportabile su questo tema è offensiva per chi chiede risposte dallo Stato. Per il Pdi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al Governo. Trovo scandalosa la scelta della destra di insabbiare la legge sul ?ne vita. Qui si misura la distanza tra i cittadini e certa politica indifferente di fronte alle sofferenze e ai bisogni delle persone. Le cure palliative? Benissimo. Quel che non va è il tentativo di presentarle come l’alternativa al suicidio assistito. Sia chiaro, le cure palliative sono un diritto che deve essere garantito a ogni malato inguaribile. E ciò, ancora oggi, non succede. I malati, come me, di SLA lamentano trattamenti diversi e di diversa qualità nei diversi territori. L’idea che sostiene la destra in modo subdolo e strumentale, è che se ci sono le cure palliative non c’è motivo di ricorrere alla morte medicalmente assistita: è un’idea sbagliata. Personalmente, potrei già scegliere di staccare i supporti vitali, non lo faccio, non perché funzionano le cure palliative, ma perché ho trovato le motivazioni per vivere. Viceversa le cure palliative non possono risolvere la disperazione che spinge una persona malata a porre ?ne alla propria esistenza. A pagina 3 Franco Mirabelli* P arto da qui, da sette anni la legge sul ?ne vita è bloccata al Senato da una destra che non vuole neppure recepire le indicazioni della Corte Costituzionale e l’invito a legiferare. Si continua a trovare il modo per rinviare e non assumersi la responsabilità di decidere e dare risposte a chi soffre e alle loro famiglie. La manfrina insopportabile su questo tema è offensiva per chi chiede risposte dallo Stato. Per noi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al Governo. Trovo scandalosa la scelta della destra di insabbiare la legge sul ?ne vita. Qui si misura la distanza tra i cittadini e certa politica indifferente di fronte alle sofferenze e ai bisogni delle persone. Ho letto con attenzione la circolare di Bertolaso sulla morte medicalmente assistita. È un testo che interpreta, in modo restrittivo, le sentenze della Corte e dà indicazioni agli operatori. Contrariamente a ciò che sostiene il centrodestra in Parlamento, la circolare però de?nisce un protagonismo del Servizio Sanitario Nazionale e dà indicazioni agli operatori. Sono due cose positive ma anche la circolare di Bertolaso è viziata da due equivoci su cui credo sia necessario ragionare, non dando nulla per scontato. Il primo riguarda le cure palliative, o meglio il tentativo di presentarle come l’alternativa al suicidio assistito. Sia chiaro, le cure palliative sono un diritto che deve essere garantito a ogni malato inguaribile. E ciò, ancora oggi, non succede. I malati come me di SLA, lamentano trattamenti diversi e di diversa qualità nei diversi territori. Aggiungo che, oltre alle cure palliative da garantire, continua a mancare una legge che riconosca e sostenga il lavoro di cura. Servono cure palliative e riconoscimento dei caregiver famigliari e su questo serve un impegno, che invece manca, a prescindere dalle discussioni sul ?ne vita. Lo dico perché l’idea che sostiene la destra in modo subdolo e strumentale, per cui se ci sono le cure palliative non c’è motivo di ricorrere alla morte medicalmente assistita, è sbagliata. Personalmente, potrei già sceglie re di staccare i supporti vitali, non lo faccio, non perché funzionano le cure palliative, ma perché ho trovato le motivazioni per vivere. Viceversa le cure palliative non possono risolvere la disperazione che spinge una persona malata a porre ?ne alla propria esistenza. La seconda questione riguarda il Comitato Etico. Quale è la sua funzione? Io penso che, stabiliti i criteri oggettivi per accedere al suicidio assistito, serva rispettare e garantire la libertà di scegliere. Appesantire l’iter burocratico e autorizzativo, signi?ca aumentare le sofferenze. Decidere di porre ?ne alla propria vita è una scelta dif?cile che porta sofferenze per sé e per i propri familiari. Per questo va rispettata, non ostacolata. Se una persona è inguaribile, attaccata alle macchine, in grado di decidere e arriva a una determinazione non si capisce su cosa lo Stato possa sindacare. Il punto è che si fatica a guardare dritto il tema e i bisogni e le sofferenze che racconta. Si preferisce disquisire sulle de?nizioni, come morte medicalmente assistita, inventare alternative strumentali, o rifugiarsi in astratte convinzioni ideologiche. Detto questo, le sentenze della Corte costituzionale non risolvono tutto. Restano almeno due temi, quello della autosomministrazione e della dipendenza dalle macchine per accedere al suicidio assistito. Sono due temi che escludono potenzialmente molti malati sofferenti e inguaribili dall’accesso alla morte medicalmente assistita. Anziché garantire il diritto di scegliere si esclude chi non vive con un supporto vitale, ma non per questo soffre meno e chi avrebbe bisogno dell’azione di un operatore. Insomma, le sentenze della Corte intervengono fortunatamente e meritoriamente di fronte alla latitanza colpevole di una parte della politica, ma non risolvono tutto su questa materia. Un recente sondaggio ha certi?cato che quasi l’ottanta per cento degli italiani ritiene necessaria una legge sul ?ne vita. Come spesso è accaduto, il Paese reale è più avanti delle politiche della destra. Serve una legge di civiltà, che misura la civiltà di un Paese. E, per noi fare la legge è e sarà una priorità. Come altre leggi necessarie, penso ai caregiver, per non lasciare sole le persone nel momento più dif?cile della loro esistenza, cosa che a chi ci governa sembra non interessare. Anche qui è in discussione il ruolo del pubblico. Per la destra serve a proibire e a ridurre la libertà di scelta. Per noi, ?ssati i con?ni di intervento, serve a non lasciare sole le persone e garantire loro la libertà di scegliere. È sbagliato e crudele appesantire il percorso e, in uno Stato laico, ?ssati i criteri e le condizioni, come ha fatto la Corte, non devono esserci altri limiti etici e morali. Fare del ?ne vita e della legge per i caregiver delle priorità per il PD, come dice Elly Schlein, signi?ca stare con le persone che hanno più bisogno, non lasciarle più sole. Signi?ca stare dove un partito come il nostro deve stare, con chi ha più bisogno e si sente abbandonato. *Senatore Partito Democratico ---End text--- Author: Franeo Mirabelli* Heading: EUTANASIA LA LEGGE SULL’EUTANASIA BLOCCATA DA SETTE ANNI Highlight: Image:e Franco Mirabelli -tit_org- “Scegliere se vivere o morire è un diritto” (parla un senatore malato di sla) Vivere o morire -sec_org- tp:writer§§ Franeo Mirabelli* guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/07/2026070701746505739.PDF §---§