title§§ Il pediatra che non c'è link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501802105193.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "PONTE" del 05 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-05T06:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501802105193.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501802105193.PDF', 'title': 'PONTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501802105193.PDF tp:ocr§§ Il pediatra che non c’è DATI. La Fondazione GIMBE stima una carenza nazionale di circa 500. Ma Rimini e regione si distinguono in positivo N ell’Italia delle carenze c’è anche quella dei pediatri. A sottolinearlo, in un dettagliato studio, è la Fondazione GIMBE, ente indipendente di ricerca e divulgazione scientifica che stima in circa 500 le mancanze attuali del sistema sanitario a livello nazionale per quanto riguarda i Pediatri di Libera Scelta (pediatri di famiglia, che assistono bambini e ragazzi da 0 a 13 anni). Nello specifico, le carenze ammontano a 497, con una forte disomogeneità territoriale: l’80% di queste si concentra al nord, in Lombardia, Piemonte e Veneto. “Entro il 2029 - si legge nello studio - andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. La Riforma Schillaci propone l’assistenza pediatrica fino a 18 anni, ma richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati”. “In molte aree del Paese – aggiunge Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle ASL, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che rischia di compromettere la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e quelli più fragili”. L’ultimo Accordo Collettivo Nazionale (ACN, marzo 2026) ha confermato il limite massimo di 1.000 assistiti per ciascun pediatra. “Ma il vero nodo – sottolinea Cartabellotta – è che con la grave carenza di oltre 5.700 medici di famiglia, già evidenziata in una precedente analisi, molti ragazzi che escono dall’assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni rischiano di non trovare un medico disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri, riducendo qualità e accessibilità dell’assistenza pediatrica”. Territorio controcorrente In questo scenario, critico soprattutto al nord, la nostra regione si mostra come modello virtuoso. Secondo l’analisi, infatti, in Emilia-Romagna (facendo riferimento al rapporto ottimale di 1 pediatra ogni 850 assistiti, così come previsto dall’ultimo Accordo Collettivo Nazionale), al 1° gennaio 2025 non si registrano carenze di Pediatri di Libera Scelta. In regione “il numero medio di assistiti per Pediatra di Libera Scelta PLS è pari a 815, sotto la media nazionale (917 assistiti per PLS) e al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per PLS)”. Bene anche la copertura: l’89% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un PLS, con la media nazionale che si ferma al 82,9%. Situazione positiva anche a Rimini, dove i Pediatri di Libera Scelta sono 35, 22 nel Distretto Nord (Rimini) e 13 in quello Sud (Riccione). “Non registriamo problemi. - spiega il dottor Maurizio Bigi, Direttore U.O. Pediatria di Comunità Rimini-Riccione - Ausl Romagna ha istituito un comitato aziendale PLS tra le cui funzioni c’è proprio quella di monitorare le zone carenti, al fine di garantire sempre una continuità assistenziale in tutti i territori”. Simone Santini ---End text--- Author: Redazione Heading: DATI. La Fondazione GIMBE stima una carenza nazionale di circa 500. Ma Rimini e regione si distinguono in positivo Highlight: Attualmente a Rimini ci sono 35 Pediatri di Libera Scelta, 22 nel Distretto Nord e 13 a Sud e non si registra alcuna carenza. Situazione sotto controllo anche a livello regionale Image: -tit_org- Il pediatra che non c’è -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501802105193.PDF §---§ title§§ In Lombardia medici contro i turni nelle Case di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951903695.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 05 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-05T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951903695.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951903695.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951903695.PDF tp:ocr§§ In Lombardia medici contro i turni nelle Case di comunità In Lombardia è nato un movimento di medici di medicina generale contrari all’obbligo di presenza nelle case di comunità fino a sei ore settimanali. A questo movimento hanno aderito in due giorni circa 400 medici, pari al 10% dei medici di medicina generale della Regione. «La nuova organizzazione – dicono i promotori – sta suscitando forte preoccupazione tra i professionisti, che denunciano un ulteriore aggravio dell’impegno lavorativo». Il ruolo dei medici di famiglia nelle Case di Comunità è stato definito dall’accordo del 23 giugno tra dalla Sisac e dalle organizzazioni sindacali Fimmg e Fmt (Smi e Snami non hanno firmato). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In Lombardia medici contro i turni nelle Case di comunità -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951903695.PDF §---§ title§§ Nei centri più isolati la sanità passa dal welfare di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951703697.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 05 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-05T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951703697.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951703697.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951703697.PDF tp:ocr§§ L’INIZIATIVA “VICINI DI SALUTE” Nei centri più isolati la sanità passa dal welfare di comunità A ccettura è un paese di 1500 abitanti, in provincia di Matera, a quasi 800 metri di altezza, sede di un parco regionale di rara bellezza che comprende anche le Piccole Dolomiti lucane. Circa 850 km più a nord c’è Ventasso, 3800 abitanti, provincia di Reggio Emilia, nato 10 anni fa dall’unione di quattro Comuni dell’Appennino. In entrambi i casi siamo insomma all’interno di… aree tra le più interne, e non è solo un gioco di parole. Ma con due particolarità: in queste realtà, operano delle reti territoriali, ovvero cooperative di comunità impegnate nello sviluppo locale e nella risposta ai bisogni sociali dei territori: a Ventasso ci sono le coop Valle dei Cavalieri e Briganti del Cerreto, mentre ad Accettura è attiva la cooperativa Sìamo Accettura. L’altra peculiarità risiede nel fatto che queste due realtà sono state scelte per “Vicini di Salute”, il progetto promosso da Fondazione Unipolis, nell’ambito della propria area Welfare e con una finalità precisa: garantire il diritto alla salute e alle cure delle persone anziane che vivono nei territori più isolati d’Italia, rafforzando allo stesso tempo quei modelli di welfare di comunità capaci di generare prossimità, orientamento e supporto continuativo. L’iniziativa mira dunque a costruire interventi territoriali nell’ambito della cura e del benessere, fondati sul protagonismo delle comunità locali e sulla collaborazione tra soggetti pubblici e terzo settore. Il progetto nasce in collaborazione con SiSalute, CRU Unipol, Legacoop nazionale e le sedi regionali dei territori coinvolti, AUSER nazionale e le articolazioni locali, oltre alle cooperative di cui abbiamo detto. Alla base del progetto c’è una disamina, attenta e opportuna, delle aree interne, soprattutto in riferimento all’accesso ai servizi, considerando che la carenza di strutture e personale medico, rende necessaria una trasformazione del modello di assistenza. Tanto più che si tratta di territori con popolazione sempre più anziana e fragile. La priorità è quindi quella di rafforzare i servizi sanitari, promuovendo modelli di assistenza innovativi che integrino ospedali e territorio, facendo leva su due aspetti fondamentali: la telemedicina e la connettività digitale. Una progettualità che si riallaccia anche alle indicazioni e alle sfide poste dal PNRR nella misura che riguarda proprio la Salute e l’accesso ai servizi sanitari nelle aree interne, attraverso: il potenziamento dell’assistenza territoriale, con nuovi presidi come le Case della Comunità, l’investimento – come detto - nella sanità digitale per superare le barriere geografiche, l’ammodernamento di strumentazioni e risorse tecnologiche per garantire un’assistenza più equa e accessibile. “Vicini di Salute” ha raccolto la sfida e la sta già trasformando in vincente, muovendosi proprio lungo le direttrici appena enunciate. «Con Vicini di Salute, Unipolis inizia a operare direttamente con progetti propri nell’ambito del welfare. Un ambito sensibile proprio perché perfettamente allineato con il nostro core business, ma attraversato da una molteplicità di bisogni. Abbiamo scelto di valorizzare competenze, strumenti e reti del Gruppo Unipol per poter offrire un servizio di valore che accrescesse il ruolo del Terzo Settore nella sua relazione con il Pubblico, attore primario nell’offerta di welfare», commenta Marisa Parmigiani, Consigliera delegata di Fondazione Unipolis. Il progetto coinvolge complessivamente 100 beneficiari over 65, equamente ripartiti tra la realtà lucana e quella reggiana, laddove sono stati inoltre attivati sportelli di prossimità che fungono da punti di orientamento, ascolto e supporto, con la presenza di figure dedicate al Case management, capaci di accompagnare gli anziani nell’accesso ai servizi sanitari, nella prenotazione di visite ed esami e nell’utilizzo degli strumenti di telemedicina. E ancora, l’offerta di altri servizi: il trasporto da casa presso le sedi sanitarie, la consegna di farmaci a domicilio, percorsi info rmativi dedicati alla prevenzione, alla salute e agli stili di vita sani, in collaborazione con i presidi di Auser. Per quanto riguarda la telemedicina, attraverso la collaborazione con SiSalute, sono a disposizione servizi di teleconsulto, telemonitoraggio e supporto sanitario a distanza, ma senza dimenticare quella relazione di prossimità e accompagnamento e quindi il rapporto diretto medico-paziente. Ovviamente l’iniziativa potrà poi essere replicata altrove e questa prima, doppia esperienza sarà quindi accompagnata da un’attività di valutazione di impatto, per misurarne il valore sociale prodotto. ---End text--- Author: IGOR TRABONI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nei centri più isolati la sanità passa dal welfare di comunità -sec_org- tp:writer§§ IGOR TRABONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951703697.PDF §---§ title§§ Salute, l'appello della Chiesa «Un diritto anche in Calabria» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950603698.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 05 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-05T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950603698.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950603698.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950603698.PDF tp:ocr§§ Salute, l’appello della Chiesa «Un diritto anche in Calabria» Catanzaro «L a salute è un diritto fondamentale». Firmato Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro Squillace. L’uomo di fede scrive al presidente della Regione Calabria e commissario straordinario della Sanità, Roberto Occhiuto, in seguito alla recente visita pastorale effettuata nelle comunità delle Serre, per richiamare l’attenzione sulla situazione dell’ospedale di Serra San Bruno e, più in generale, sulla tutela del diritto alla salute nelle aree interne. Che col passare del tempo soffre sempre di più per un’offerta sempre meno intensa e capillare. «La Visita pastorale costituisce un tempo di incontro e di ascolto e mi permette di condividere la vita concreta delle persone, di coglierne le speranze, le fatiche e le attese», prosegue monsignor Maniago nel messaggio a Occhiuto, sottolineando che proprio nel corso della tappa nel paese che accoglie la certosa nel 2011 visitata anche da papa Benedetto XVI, ha incontrato il Comitato “San Bruno”, raccogliendo le preoccupazioni di sacerdoti, amministratori locali, operatori sanitari, associazioni e cittadini. «Ho avvertito una comune apprensione per il futuro dei servizi sanitari in un territorio che, per la sua conformazione geografica, presenta condizioni di particolare fragilità», aggiunge l’arcivescovo. Il quale, pur precisando di non voler entrare «nel merito delle scelte tecniche e organizzative che competono alle Istituzioni», sottolinea d’aver sentito «il dovere pastorale» di farsi interprete delle istanze raccolte affinché possano essere accolte con la dovuta attenzione. La pessima salute della realtà sanitaria che interessa tutto il comprensorio delle Serre è da tempo in prima pagina. Anzitutto per le difficoltà sofferte da uno dei servizi più importanti, poiché salvavita: l’emergenza-urgenza. Nei giorni scorsi, a esempio, tre consiglieri comunali sono intervenuti in seguito a un episodio verificatosi proprio nella cittadina della certosa dove un uomo, in seguito a una caduta in bicicletta, ha avuto bisogno di soccorsi urgenti che pero sarebbero dovuti giungere addirittura da Palmi, cittadina reggina distante oltre un’ora da Serra che, come il resto del comprensorio, deve fare i conti anche con una viabilità molto difficile. Nella missiva indirizzata al presidente Roberto Occhiuto monsignor Maniago evidenzia, ancora, come le difficoltà delle aree montane rendano particolarmente delicato l’accesso alle cure, soprattutto nelle emergenze. «La presenza di un presidio ospedaliero efficiente non rappresenta soltanto un servizio pubblico, ma un elemento essenziale di sicurezza, di serenità e di tutela della dignità della persona», osserva il presule il quale nel suo intervento richiama anche il tema del futuro delle aree interne che da tempo preoccupa e impegna i vescovi di questi territori e in generale del meridione d’Italia: «Come vescovo e pastore di molte comunità piccole e fragili del nostro territorio, non posso e non voglio rassegnarmi alla prospettiva tetra e rassegnata adombrata dal Piano strategico nazionale delle Aree interne». Al contrario monsignor Maniago auspica che «le forze politiche e i soggetti istituzionali incoraggino e sostengano, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo». Da qui l’auspicio che venga riservata «particolare attenzione alla situazione del presidio ospedaliero di Serra San Bruno e, più in generale, alle esigenze delle popolazioni delle Serre e delle aree montane della nostra regione». Il messaggio dell’arcivescovo di Catanzaro Squillace si conclude con un richiamo al bene comune: «La qualità di una comunità si misura anche dalla capacità di prendersi cura di chi è maggiormente esposto alla sofferenza e all’isolamento; è una responsabilità che interpella tutti e che costituisce uno dei fondamenti della convivenza civile», sigilla monsignor Maniago. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, chiarisce ad Avvenire che almeno sino a ieri mattina non aveva ancora ufficialmente ricevuto il messaggio di monsignor Maniago. Tuttavia dalla Regione filtra la piena disponibilità ad ascoltare le ragioni dei territori, a cominciare da quello delle Serre che sopravvivono a cavallo tra i territori provinciali di Catanzaro e Vibo Valentia. «Ogni giorno governo la sanità osservando le regole e cercando soluzioni concrete», ha sigillato il presidente della giunta regionale calabrese Roberto Occhiuto, confermando l’attenzione della Cittadella per quanto sta avvenendo a Serra San Bruno come ad altre comunità calabresi costrette a fare i conti con un’offerta sanitaria che ha bisogno vitale di cambiare ricetta. ---End text--- Author: DOMENICO MARINO Heading: Highlight: L’arcivescovo di Catanzaro Squillace scrive al presidente della Regione dopo la visita nelle Serre. A preoccupare di più sacerdoti, amministratori locali medici e cittadini è il servizio di ermergenza-urgenza Image:La Chiesa Matrice di San Biagio a Serra San Bruno -tit_org- Salute, l’appello della Chiesa «Un diritto anche in Calabria» -sec_org- tp:writer§§ DOMENICO MARINO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950603698.PDF §---§ title§§ Furto di fentanyl in ospedale I sospetti su un basista, controllati dodici dipendenti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950703699.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "CORRIERE DELLA SERA" del 05 Jul 2026

Roma, la denuncia in ritardo. Almeno una ventina i casi simili dal 2018

pubDate§§ 2026-07-05T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950703699.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950703699.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950703699.PDF tp:ocr§§ Furtodifentanylinospedale Isospettisuunbasista, controllatidodicidipendenti Roma, la denuncia in ritardo. Almeno una ventina i casi simili dal 2018 ROMA Capire quando la partita di Fentanest, farmaco anestetico a base di fentanyl, è stata consegnata all’ospedale Israelitico di Roma, alla Magliana, per ricostruire quando è avvenuto il furto di 80 fiale per un valore di alcune decine di migliaia di euro. Un passo fondamentale nelle indagini dei carabinieri — anche per definire se ci sia stato un basista oppure no — che ieri hanno effettuato un’ispezione nella struttura sanitaria per accertare cosa c’è scritto sui registri delle consegne dei medicinali e sulle presenze del personale, e anche quali fossero a fine giugno le misure di sicurezza adottate nella portineria e nel reparto Farmacia dove si trova la cassaforte. Aperta con la chiave custodita dalle guardie giurate. Il fatto che il contenitore blindato non sia stato forzato, ma aperto e richiuso, e che le chiavi a fine turno siano sempre state riconsegnate la sera ai vigilantes, farebbe propendere per una pista interna al nosocomio, senza escludere che possa essersi comunque trattato di un’azione su commissione. Non ci sono indagati, sotto osservazione ci sarebbero una decina di dipendenti e due addetti alla vigilanza del turno notturno. Gli unici ad avere la disponibilità delle chiavi della cassaforte. E c’è il sospetto che i registri non siano stati aggiornati. I carabinieri, coordinati dalla Procura, che indaga per ora contro ignoti per furto e spaccio di droga, avrebbero già visionato i filmati delle telecamere dell’ospedale per ricostruire i movimenti di dipendenti e visitatori non solo fra il 22 e il 24 giugno — le date in cui si sarebbero verificati i furti — ma anche nei giorni precedenti, per controllare se i ladri abbiano effettuato sopralluoghi in portineria e nel reparto. Chi è stato, non ha portato via tutta la partita di Fentanest, accontentandosi solo di una parte della fornitura, che poteva essere utilizzata solo dagli anestesisti in sala operatoria. Il motivo per cui non ha preso tutte le confezioni è tuttora un mistero, forse perché sperava che l’ammanco passasse inosservato. Ma non è stato così, perché alcuni dipendenti si sono accorti che dall’armadio blindato mancavano alcune scatole di medicinale e hanno dato l’allarme. La denuncia è stata poi presentata dai vertici del nosocomio il 24 giugno: anche su questo aspetto sarebbero in corso verifiche per capire se ci siano stati ritardi nella segnalazione del furto. Intanto ieri, durante l’ispezione, gli investigatori del Nucleo investigativo di via In Selci, della compagnia Roma Eur e del Nas della Capitale, hanno sentito di nuovo alcune persone fra dipendenti in servizio nel reparto Farmacia e vigilantes per ricostruire la procedura di apertura del reparto e di consegna del farmaco a chi ne ha avuto bisogno — anestesisti compresi —, e quindi di chiusura dei locali con la riconsegna delle chiavi. Le fiale sono state fatte sparire in uno di questi momenti e ora si valutano similitudini con episodi analoghi che si sono verificati negli ultimi tempi in altre strutture sanitarie anche in altre città. Non sono pochi, almeno una ventina dal 2018, con 74 sequestri di farmaco detenuto illegalmente a partire dal 2024, l’anno in cui, sull’onda dell’emergenza negli Stati Uniti per «la droga degli zombie», l’Italia ha varato il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl che contiene anche le misure di sicurezza per la custodia del farmaco negli ospedali. In questo caso sono state disattese, come ha stigmatizzato il governo, che vuole andare fino in fondo, preoccupato da quello che potrebbe accadere con dosi di un prodotto potenzialmente letale in circolazione. E anche per questo motivo la prossima settimana all’Israelitico si recheranno gli ispettori del ministero della Salute. Rinaldo Frignani © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rinaldo Frignani Heading: Highlight: 80 Le fiale di fentanyl rubate all’ospedale Israelitico. I furti sono avvenuti tra il 22 e il 24 giugno: la denuncia è stata fatta il 24 Image: -tit_org- Furto di fentanyl in ospedale I sospetti su un basista, controllati dodici dipendenti -sec_org- tp:writer§§ Rinaldo Frignani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950703699.PDF §---§ title§§ Ripensare i criteri di finanziamento degli irccs link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950503701.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "CORRIERE SALUTE" del 05 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-05T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950503701.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950503701.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950503701.PDF tp:ocr§§ RIPENSARE I CRITERI DI FINANZIAMENTO DEGLI IRCCS Le risorse dovrebbero premiare di più gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico che si distinguono per produzione e risultati G li Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) sono ospedali di eccellenza che perseguono finalità di ricerca, clinica e traslazionale, nel campo biomedico e in quello della organizzazione e gestione dei servizi sanitari. Effettuano fin dal 1978 prestazioni di ricovero e cura di alta specialità. Il Consiglio dei Ministri ha approvato a marzo 2026 un Decreto per il loro riordino. Tuttavia il provvedimento non affronta i problemi più rilevanti che affliggono queste strutture. Attualmente gli Irccs riconosciuti sono 54 (44 monotematici e 10 politematici) e sono in corso ulteriori riconoscimenti. Negli ultimi 10-15 anni si è assistito a una continua immissione di nuovi Istituti senza che ne sia stato dismesso mai nessuno per ragioni oggettive di scarsa produttività o di mancato raggiungimento degli obiettivi preposti. Questo è un sistema con un finanziamento globale sempre fisso, e nell’anno in corso anche in forte diminuzione (nel 2026 è ipotizzabile almeno 30 milioni, 20% in meno per la ricerca corrente degli Irccs) . Ciò nonostante vengono immessi nuovi Irccs. Eppure 25 Istituti su 54 mostrano valori di produzione scientifica bassi o addirittura irrisori. I 44 Irccs monotematici (che sono l’80%) per la scarsa produzione scientifica di molti di essi producono solo circa la metà dell’Impact Factor di tutte le pubblicazioni; mentre le sperimentazioni cliniche sono poche in molti Irccs, come pochi sono i pazienti reclutati in una buona metà degli Irccs, addirittura nessuno nel 15% di essi. La diminuzione del finanziamento, per ogni singolo Istituto, va a scapito di quelli più produttivi. Prioritaria quindi sarebbe una valutazione che porta alla perdita del riconoscimento di Irccs per gli Istituti meno attivi partendo dall’attuazione dell e s o g l i e g i à p re v i s te d a l D l g s 200/2022. Il nuovo riconoscimento deve andare soltanto a quelli che possiedano già tutte le premesse per poter operare al meglio e raggiungere gli obiettivi che la Legge istitutiva prevede per questi Istituti e che già dimostrino la reale volontà di investire nella ricerca biomedica di alto livello. L’auspicio è destinare risorse maggiori a questo importantissimo settore della Sanità italiana, peraltro unico nel panorama internazionale. Nel contempo si devono applicare criteri di giudizio oggettivo e trasparente per i nuovi riconoscimenti e le revoche per gli Istituti palesemente inadempienti. Infine si deve affidare sempre l’assegnazione dei Fondi della Ricerca Finalizzata e le procedure di rinnovo del riconoscimento Irccs ad un sistema di revisione di più valutatori indipendenti con elevata competenza. Tutto ciò deve essere aderente ai compiti e agli obiettivi che la Legge assegna a questi Istituti. È un’esigenza già richiamata più volte anche dal Ministro Orazio Schillaci. Bisogna utilizzare al meglio le risorse largamente insufficienti destinate alla Sanità, evitando almeno sprechi ed inefficienze. *Presidente Foce (ConFederazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologie Coordinatore Fossc (Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani) ---End text--- Author: Francesco Cognetti Heading: Highlight: ? L’assegnazione dei fondi dovrebbe essere affidata a un sistema di revisione di più valutatori indipendenti con elevata competenza Image: -tit_org- Ripensare i criteri di finanziamento degli irccs -sec_org- tp:writer§§ Francesco Cognetti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501950503701.PDF §---§ title§§ L'Oms inventa i morti E costa 2 miliardi all'anno... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951003702.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "LIBERO" del 05 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-05T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951003702.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951003702.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951003702.PDF tp:ocr§§ L’Oms inventa i morti E costa 2 miliardi all’anno... «Cinque morti per il caldo in Italia in sole 24 ore». Lo dice l’Oms. Il Ministero della Salute italiano risponde: «Non ci risulta». L’Oms precisa: «Ci siamo basati su notizie pubblicati dai media italiani il 25 luglio». Si lo so è una storia triste ma qualcuno deve pur raccontarla. Nel frattempo i vari Bonelli&Fratoianni imperversano rilanciando l’allarme e i giornali rilanciano a loro volta l’Oms che a sua volta li aveva rilanciati. «Che al mercato mio padre comprò». Avrebbe cantato Branduardi nella sua iconica Alla fiera dell’est. Sono gli alert globali di Oms. Ricordate hantavirus o ebola? Ecco, appunto. Ma noi dell’Oms di preciso che dobbiamo farcene? Il senatore Claudio Borghi della Lega qualche risposta l’ha data in un post dell’11 febbraio 2024. Oltre tre milioni di visualizzazioni. Virale quasi come il covid. Ed il governo Meloni sull’onda di quella polemica ha saggiamente deciso di non dare il suo appoggio all’approvazione del nuovo trattato pandemico che l’Oms aveva in serbo di approvare unitamente alla modifica del Regolamento Sanitario Internazionale. Un modo come un altro per l’Oms di acquisire più poteri a detrimento degli stati membri. E quando l’Oms acquisirebbe questi poteri? Quando lei dichiara l’emergenza. Con i criteri che abbiamo visto con il caldo. Allora stiamo freschi. I due principali finanziatori dell’Oms sono Bill&Melinda Gates Foundation assieme a Gavi Alliance che a sua volta dipende sempre dalla prima. VIRUS L’organizzazione che sviluppa vaccini per combattere i virus. E di virus il Guglielmo Cancelli se ne intende come sanno gli utilizzatori di pc a sistema operativo Windows. 1,5 miliardi di dollari in tutto nel biennio 2024-2025. Quasi il 50% del budget totale. «Un terzo del bilancio dell’Oms, oltre un miliardo di dollari (4,2 miliardi di dollari il bilancio per il biennio 2026–2027, ndr), va negli stipendi del personale sparso in sedi faraoniche in tutto il mondo» riportava Borghi «e lo stipendio medio è 120mila euro completamente esentasse». Medio significa che ci stanno dentro anche i fattorini. Fate un po voi. E tutto questo per leggere sui giornali che fa caldo e poi emettere un report in cui si dice che fa caldo. Un altro terzo abbondante del bilancio Oms va in consulenze, strumento del tutto opaco per pagare a discrezione persone e organizzazioni in tutto il mondo. Soldi pubblici (e privati) che finiscono in un buco nero senza alcun controllo democratico. Borghi rilevava come la spesa in viaggi in giro per il mondo a carico dell’Oms è di 160 milioni di dollari a fronte di una spesa per medicine e apparecchiature mediche (finalmente qualcosa di medico e sanitario evviva) in Africa è di soli 45 milioni di dollari. «L’Oms spende per l’Africa una cifra minore del bilancio del comune di Urbino» chiosava malefico il senatore leghista. E il direttore Oms, Tedros Ghebreyesus? Comunista dell’Etiopia già ministro della salute e casualmente transitato nel board di Gavi. Ma va? L’Italia contribuisce con circa 30-35 milioni di dollari ogni anno mentre gli Usa stanno lasciando questo manicomio grazie alla graduale rivisitazione di tutta la montagna di sprechi compresi nel programma Usaid. Ma l’Oms almeno avrà fatto luce sulle vere cause del Covid? Spoiler: no. Ci sono ampie documentazioni in proposito. Nel febbraio 2023, l’Oms ha interrotto le ricerche sull’origine del Covid-19. La fase due dell’indagine è stata abbandonata. Motivazione ufficiale: «La politica in tutto il mondo ha ostacolato i progressi». Traduzione simultanea: la Cina si è chiusa a riccio dopo che nel report del marzo 2021 era stata menzionata, seppur come «altamente improbabile», l’ipotesi della fuoriuscita del virus dal Wuhan Institute of Virology. Sintesi: dà i numeri sui morti da caldo leggendo i giornali, sulle origini del Covid si ferma davanti a Pechino, è finanziata da Gates, vorrebbe imporre i propri poteri con trattati e regolamenti vincolanti, paga stipendi d’oro esentasse e si abbandona a spese folli mentre in Africa per le medicine spende meno di un comune italiano… Ma noi, di preciso, qui dentro che ¦ ci stiamo a fare? ---End text--- Author: FABIO DRAGONI Heading: Highlight: Image: -tit_org- L’Oms inventa i morti E costa 2 miliardi all'anno... -sec_org- tp:writer§§ FABIO DRAGONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/05/2026070501951003702.PDF §---§