title§§ Gusci vuoti nella sanità territoriale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070301731404612.PDF description§§

Estratto da pag. 44 di "ESPRESSO" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T02:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070301731404612.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070301731404612.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070301731404612.PDF tp:ocr§§ Gusci vuoti nella sanità territoriale ulla carta, dovevano essere il pilastro della sanità territoriale. Il luogo fisico dove i cittadini avrebbero trovato un’équipe multiprofessionale composta da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di famiglia o comunità, medici specialisti ambulatoriali come cardiologi, geriatri, neurologi, guardia medica, professionisti della riabilitazione, e poi ancora psicologi, assistenti sociali, e così via. L’obiettivo dichiarato era quello di alleggerire ospedali e Pronto soccorso, e garantire ai cittadini servizi di prossimità. Nella realtà, le Case della comunità previste dal Decreto ministeriale 77/2022 e finanziate da Bruxelles con due miliardi di euro nell’ambito della Missione 6 (Salute) del Pnrr, rischiano di essere soprattutto contenitori vuoti. tiche amministrative Secondo gli accordi presi tra il tazione, e con divari governo italiano e la Commis- tici. Si passa da Regi sione europea avrebbero do- Toscana a territori vuto essere pronte entro il 30 la Provincia autono giugno 2026. Ma la situazione, a quella data non ri come commenta Nino Carta- struttura. bellotta, presidente della FonDavanti a quello dazione Gimbe, è molto diver- come un mezzo fallim sa. «Al 31 dicembre 2025, delle denza alle porte, il m 1.715 Case della Comunità pro- Orazio Schillaci ha grammate solo 66 risultavano re le carte. E a fine a pienamente operative. Si trat- unione straordinaria ta del 3,9% del totale, un dato Conferenza delle Re molto lontano dal target Pnrr in modo piuttosto in che prevede almeno 1.038 Case della co- di riforma della Medi creto legge – la cosid munità attive entro la data stabilita». Il resto delle strutture esiste solo sulla laci” – per «garantir carta: meno della metà (il 45,5% a livel- delle Case della Com lo nazionale) presenta infatti «almeno un Operatività signifi servizio dichiarato», spesso limitato a pra- re, ma anche person S ontane fissato e Case munità ono 66 vevano ionare ccorso ali, ma a carta tiche amministrative o sportelli di prenotazione, e con divari territoriali drammatici. Si passa da Regioni virtuose come la Toscana a territori come la Basilicata o la Provincia autonoma di Bolzano, dove a quella data non risultava attiva alcuna struttura. Davanti a quello che si prospettava come un mezzo fallimento, e con una scadenza alle porte, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha cercato di sparigliare le carte. E a fine aprile, durante una riunione straordinaria dei governatori alla Conferenza delle Regioni, ha presentato, in modo piuttosto inaspettato, una bozza di riforma della Medicina generale. Un decreto legge – la cosiddetta “riforma Schillaci” – per «garantire la piena operatività delle Case della Comunità». Operatività significa non solo strutture, ma anche personale sanitario, tecnico, amministrativo. Per questo, tra i punti cardine della riforma c’era l’obbligo, per i medici di medicina generale, di prestare servizio nelle Case della comunità fino a 6 ore settimanali. Ma c’era anche dell’altro. Ovvero il passaggio alla dipendenza, su base volontaria, per i giovani medici appena formati, che sarebbero stati assunti dallo Stato per operare esclusivamente dentro le Case della comunità, garantendo anche la notte e i festivi. La levata di scudi è stata immediata. A non convincere i medici è innanzitutto il metodo: una riforma calata dall’alto, senza concertazione con le parti, con uno strumento – il decreto legge – che interviene in urgenza su un contratto di lavoro già firmato, come sottolinea a L’Espresso Fiorenzo Corti, portavoce e vicesegretario nazionale della Federazione italiana dei medici di Medicina generale (Fimmg). «Il problema della funzionalità delle Case della comunità esiste da anni, non lo scopriamo certo ora», aggiunge Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo). Non a caso, già nel triennio 2022-2024 la Conferenza delle Regioni e il Comitato di settore avevano modificato l’accordo collettivo nazionale dei medici per permette re loro di lavorare nelle Case della comunità su base oraria (fino a 4 ore per medico). Il quadro contrattuale e legale, quindi, era già pronto e attivo. Tornare al punto di partenza è sembrata una forzatura istituzionale. Nel merito, invece, la questione è più complessa. A fare infuriare i medici, che oggi sono liberi professionisti convenzionati con il Ssn, è stato soprattutto il passaggio al rapporto di lavoro dipendente. Con i vantaggi (tutele contrattuali, ferie pagate, malattia) che raccolgono consensi soprattutto tra i giovani medici spaventati dai costi di gestione di uno studio privato, ma anche gli svantaggi che ne derivano: tra questi, la perdita dell’autonomia organizzativa e del rapporto personale con i propri assistiti. I cittadini che si recano nelle Case della comunità trovano infatti il medico che fa quel turno, non necessariamente quello che hanno scelto. A gravare sul piatto del “no alla riforma Schillaci” è stato poi l’ingresso pesante di Fondazione Enpam, l’ente previdenziale della categoria, decisamente maldisposto all’ipotesi di perdere miliardi di contributi che sarebbero finiti nelle casse dell’Inps. Quello che sembra mancare però è soprattutto una visione strategica del ruolo delle Case della comunità e del personale sanitario che dovrebbe abitarle. «Il punto non è se i medici vogliono o non vogliono fare delle ore aggiuntive in queste strutture. Il punto è: cosa ci vanno a fare?», si chiede Anelli. In altre parole: oltre ai camici bianchi, dove sono gli infermieri, i tecnici, gli psicologi, le ostetriche? Chi si occupa delle pulizie, chi risponde al telefono, chi apre queste strutture il mattino e le chiude la sera? Sono le Regioni a dover definire quali servizi e attività erogare concretamente, e trovare le risorse. Negli Accordi integrativi regionali, ad esempio quelli di Veneto, Puglia o Emilia Romagna, ci sono già le ore settimanali da svolgere nelle strutture territoriali, i compensi aggiuntivi e la quota per assistito. Altre Regioni sono rimaste indietro. Il rischio, in mancanza di accordi, è che le Case della comunità diventino un doppione di quello che già c’è: gli studi dei medici di famiglia. La sollevazione dei medici ha alla fine sortito l’effetto sperato. La riforma Schillaci è stata congelata a tempo indeterminato dalla stessa maggioranza di governo che l’aveva partorita. Scontrarsi frontalmente con quasi 40.000 medici di base infuriati significava incendiare il dibattito pubblico e scontentare i territori. Molti presidenti di Regione hanno capito che nei piccoli comuni l’obbligo di entrare nelle Case della comunità avrebbe svuotato gli studi medici, scatenando la rabbia dei sindaci e dei cittadini. ua con il flop l ritiro ma del hillaci. di sulle ganico à delle guarsi stema Dopo l’accantonamento del decreto Schillaci, la contrattazione è ripartita. Il 17 giugno la Conferenza delle Regioni ha emanato l’Atto di indirizzo con le nuove linee guida, sfociato il 23 nell’ipotesi di accordo tra la Sisac (l’organismo tecnico che rappresenta le Regioni italiane nei rapporti con i medici) e i sindacati Fimmg e Fmt. Il testo mette al sicuro il regime della convenzione, ma fissa paletti organizzativi rigidi: si introduce l’obbligo per i medici di famiglia di prestare servizio nelle Case della comunità fino a un massimo di 6 ore settimanali, ma con turni di almeno tre ore continuative e un compenso di 38,72 euro l’ora. Il braccio di ferro iniziato con il “blitz” di Schillaci ad aprile si è quindi concluso a un soffio dalla scadenza del Pnrr con un compromesso contrattuale. Restano però due problemi di fondo. Il primo è quello delle tempistiche. Per non perdere i miliardi del Pnrr, è necessario procedere rapidamente all’apertura formale delle strutture. Una corsa contro il tempo: oggi su molti vecchi poliambulatori Asl campeggia la scritta “Casa della comunità”. Ma dentro si lavora esattamente come prima. Il secondo, più a lungo termine, riguarda la crisi delle professioni sanitarie. In Italia mancano all’appello circa 5.700 medici di base, cifra destinata ad aumentare entro il 2 028 a causa di una massiccia ondata di pensionamenti. E non si trovano nemmeno gli infermieri: ne servirebbero 70.000 solo per coprire i buchi attuali nei reparti e attivare l’assistenza territoriale. I 15 miliardi della Missione 6 non sono sufficienti a cambiare in meglio il Ssn, come sottolinea Anelli. Servono altre risorse: un Piano Marshall della sanità per rimettere in moto il processo che nel 1978 ha portato alla copertura universalistica. Senza professionisti, fa eco Cartabellotta, le Case della comunità possono anche aprire: ma non curano nessuno. ---End text--- Author: ELISA MANACORDA Heading: Highlight: Ben lontane dal target fissato dal Pnrr, le Case della comunità operative sono 66 su 1.715. Dovevano decongestionare pronto soccorso e ospedali, ma restano sulla carta La tregua con i medici dopo il flop del decreto e il ritiro della riforma del ministro Schillaci. Restano i nodi sulle carenze di organico e sulla capacità delle Regioni di adeguarsi al nuovo sistema Image:EMILIA ROMAGNA L’inaugurazione Casa della comunità Mengoli - Bologna LE ATTESE Pazienti in attesa del turno in una struttura sanitaria pubblica -tit_org- Gusci vuoti nella sanità territoriale -sec_org- tp:writer§§ Elisa Manacorda guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070301731404612.PDF §---§ title§§ Medici volontari per i detenuti di Napoli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142106387.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142106387.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142106387.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142106387.PDF tp:ocr§§ Medici volontari per i detenuti di Napoli U n’alleanza tra medici e magistrati per tutelare la salute dei detenuti nelle carceri di Napoli, un diritto che deve essere garantito anche a chi è in cella. Nasce così il progetto che vede coinvolte la Procura Generale e l’Asl Napoli 1 Centro, finalizzato a ridurre le disuguaglianze e rendere effettivo il diritto alla cura, a rischio soprattutto in questo periodo di superaffollamento delle carceri, in particolare in quelle napoletane in testa nella classifica negativa. Si parte con visite specialistiche nel carcere di Poggioreale, grazie ai medici volontari Afmal Accordo (Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani). Il programma e Asl pe proseguirà nei prossimi giorni con effettivo uno screening dermatologico rivolto alla cura ai detenuti di Poggioreale e di SeconPoggiorea digliano, con l’obiettivo di intercettare e contenere patologie diffuse e potenzialmente contagiose. Il progetto coinvolgerà progressivamente anche l’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida, anch’esso sovraffollato. Sono già quindici i professionisti coinvolti – tra ortopedia, medicina interna, neurologia, dermatologia, ginecologia, pneumologia – a testimonianza di una adesione significativa all’appello rivolto ai medici specialisti affinché mettano la propria competenza al servizio dei detenutu, in una logica di integrazione gratuita con il Servizio sanitario nazionale. «L’ingresso dei medici volontari negli istituti penitenziari significa portare competenze, ascolto e prossimità a persone che vivono condizioni di particolare fragilità – sottolinea Fra Gerardo D’Auria, presidente di Afmal – e nel solco della missione dei Fatebenefratelli. È un diritto che non può arrestarsi davanti a delle sbarre». Lo conferma il procuratore generale, Aldo Policastro: «La sinergia tra Procura Generale, Asl e volontariato, nello specifico l’Afmal, dimostra che è possibile superare rigidità burocratiche e rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute, quale presupposto della dignità della persona detenuta». Il procuratore non è nuovo a iniziative a favore dei detenuti. Tra queste un tavolo di cona Procura fronto, tra magistratura, polizia giudiziaria, responsabili penitenziari, su sarendere lute e sicurezza in carcere, in particoil diritto lare la salute mentale. Ora la collaboVisite a razione con le strutture sanitarie che e e Nisida il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, Gaetano Gubitosa, sintetizza così: «L’Asl assicura il supporto logistico e organizzativo necessario e favorisce l’integrazione tra attività istituzionale e contributo dei volontari, per offrire ai detenuti percorsi di cura appropriati e tempestivi. Si tratta di un modello di collaborazione che consente di ampliare concretamente l’offerta sanitaria, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità di ciascun soggetto coinvolto, e di rendere più efficace la tutela della salute come diritto fondamentale». ---End text--- Author: ANTONIO MARIA MIRA Heading: Highlight: Accordo tra Procura e Asl per rendere effettivo il diritto alla cura. Visite a Poggioreale e Nisida Image: -tit_org- Medici volontari per i detenuti di Napoli -sec_org- tp:writer§§ ANTONIO MARIA MIRA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142106387.PDF §---§ title§§ La battaglia delle mascherine Covid L'opposizione: 100 milioni non dovuti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141106389.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "CORRIERE DELLA SERA" del 03 Jul 2026

Boccia (Pd): versati all'imprenditore Bianchi, vicino a Fratelli d'Italia

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141106389.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141106389.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141106389.PDF tp:ocr§§ La battaglia delle mascherine Covid L’opposizione: 100 milioni non dovuti Boccia (Pd): versati all’imprenditore Bianchi, vicino a Fratelli d’Italia MILANO Ancora scontro tra maggioranza e opposizione al Senato. Nel mirino l’accordo transattivo da 100 milioni per l’acquisto di mascherine con Electronics Italia, società guidata dall’imprenditore Dario Bianchi, una delle voci critiche in Commissione Covid della gestione della pandemia. A scatenare la bagarre è l’intervento in Aula durante il question time del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito l’intesa come «la scelta più responsabile per limitare i costi pubblici». Schillaci ricorda anzitutto la sentenza del novembre 2024 che condanna la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute al pagamento di oltre 203 milioni di euro più gli interessi di mora all’agenzia Electronics Italia srl. Il ministero della Salute ricorre in appello e la società coinvolta intavola una trattativa che ha portato alla composizione transattiva e bonaria della vicenda; una proposta sulla quale «l’Avvocatura dello Stato «esprimeva un autorevole parere positivo», sottolinea il ministro. Non si è quindi atteso l’esito dell’appello, argomenta, perché «se si fosse perso in appello, l’accordo non avrebbe più fatto comodo a nessuna delle amministrazioni coinvolte e la controparte avrebbe incassato tutto senza sconti». Per Schillaci non è stato fatto «nulla fuori dalle regole». Le parole del ministro scatenano la protesta da parte dell’opposizione. «Siamo basiti dalla risposta del ministro in Aula», replica il capogruppo pd Francesco Boccia. E attacca: «Vogliamo sapere chi ha deciso di pagare più di 100 milioni di euro a un’azienda che ne fatturava al massimo 4 milioni, e quando andava bene perdeva 250 mila euro, che ha scoperto all’improvviso di produrre mascherine, e che, guarda un po’, partecipava e partecipa ad Atreju, la festa di FdI. Da oggi su questa vicenda la responsabilità è del governo e il Parlamento ha il diritto di sapere. Noi lavoreremo per sapere tutta la verità». I Cinque Stelle minacciano un esposto alla Corte dei Conti. E Giuseppe Conte punge: «Lo Stato, Palazzo Chigi deve spiegare, Mantovano e tutti gli altri, come mai hanno dato 100 milioni se pendeva il giudizio in appello e c’era una sospensiva che poteva ribaltare o paralizzare la sentenza di primo grado. Perché si sono affrettati all’oscuro di tutti, senza informare nessuno, a liquidare 100 milioni a questo signore loro amico? ». Interviene anche il presidente della Commissione Covid, Marco Lisei, di Fratelli d’Italia, che controbatte: «Trovo surreale che Movimento 5 stelle e Partito democratico, noti per aver sperperato in lungo e in largo fra Superbonus, Reddito di cittadinanza, banchi a rotelle e mascherine, vogliano ora dare lezioni di accortezza economi© RIPRODUZIONE RISERVATA ca». ---End text--- Author: Emanuele Buzzi Heading: Highlight: 203 milioni Quanto avrebbe dovuto versare il ministero della Saluta a Electronics Italia srl secondo la condanna Image: -tit_org- La battaglia delle mascherine Covid L’opposizione: 100 milioni non dovuti -sec_org- tp:writer§§ Emanuele Buzzi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141106389.PDF §---§ title§§ Antitrust, meno funzioni agli Ordini nella sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142306385.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "ITALIA OGGI" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142306385.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142306385.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142306385.PDF tp:ocr§§ Antitrust, meno funzioni agli Ordini nella sanità Gli ordini delle professioni sanitarie devono limitarsi a svolgere funzioni di supporto tecnico, deontologico e di garanzia pubblicistica. Le decisioni su fabbisogni di personale, politiche del lavoro e organizzazione del Ssn, invece, devono rimanere in capo alle istituzioni competenti. È il richiamo contenuto nel bollettino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sulla riforma delle professioni sanitarie, la legge delega attualmente all’esame del Senato. Nel complesso, l’Autorità esprime un giudizio favorevole sul provvedimento. «Appaiono meritevoli di apprezzamento le disposizioni suscettibili di favorire la valorizzazione delle competenze professionali e l’ampliamento delle opportunità di accesso agli impieghi nel Ssn, quali il potenziamento della formazione specialistica e la valorizzazione delle specializzazioni». Le maggiori riserve riguardano il ruolo attribuito agli ordini. Nel mirino finisce l’articolo 6 della legge, che prevede «l’introduzione di misure volte a valorizzare il ruolo degli ordini professionali quali organi sussidiari dello Stato». Secondo l’Autorità, «dovrebbe essere mantenuta una chiara delimitazione delle funzioni istituzionali, distinguendo nettamente tra le funzioni pubblicistiche di regolazione e vigilanza sull’esercizio professionale e la rappresentanza degli interessi della categoria». Inoltre, «occorre evitare che il ruolo degli ordini venga ampliato ad ambiti quali la programmazione dei fabbisogni, la formazione continua, la certificazione delle competenze e, più in generale, la regolazione dell’accesso alle professioni e alle specializzazioni. Tale attribuzione potrebbe infatti determinare una concentrazione di funzioni rappresentative e regolatorie in capo ai medesimi soggetti, con e a quasi nove annualità di possibili effetti restrittivi n oltre le cinque richieste della concorrenza e nel documento si ricorda dell’accesso al mercato». o mensile lordo spettante Una lettura respinta dalche ha svolto l’attività per la Fnomceo, la Federazioè di circa 7.700 euro per trene nazionale degli ordini », mentre l’ammontare dei dei medici chirurghi e dendiretti e di reversibilità gli odontoiatri. «Siamo minimo del 70% per il caso rammaricati e sconcertaerstite ad un massimo del ti perché l’Autorità semonte del welfare, Siciliano, bra non cogliere l’essenza nunciato che l’Ente lavora e il ruolo degli ordini deli «un impianto normativo le professioni sanitarie», muoversi «con tempestivisi legge nella nota diffusa no degli iscritti colpiti da dalla Federazione. dinari». Michele Damiani Simona D’Alessio copertura ---End text--- Author: Michele Damiani Heading: Highlight: Image: -tit_org- Antitrust, meno funzioni agli Ordini nella sanità -sec_org- tp:writer§§ Michele Damiani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142306385.PDF §---§ title§§ Nessun aumento di accessi in ospedale per il caldo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140906391.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "LIBERO" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140906391.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140906391.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140906391.PDF tp:ocr§§ Nessun aumento di accessi in ospedale per il caldo Dopo le polemiche e le strumentalizzazioni della sinistra, anche i dati ufficiali del monitoraggio degli ospedali istituito dal Ministero sgonfiano le speculazioni sugli effetti del caldo. Salvo che per la città di Torino, infatti, l’ondata di calore degli ultimi giorni non ha comportato un aumento della mortalità giornaliera tra gli anziani. Soprattutto, non è stato registrato nessun incremento significativo degli accessi ai Pronto Soccorso nelle principali città italiane. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, al termine della cabina di regia sul tema, ha illustrato la situazione spiegando l’approccio utilizzato: «Abbiamo sempre dato la massima attenzione a questa tematica e continueremo a farlo. Monitoriamo costantemente il quadro in collaborazione con le autorità sanitarie territoriali, avendo come punto di riferimento i dati che raccogliamo e che vanno analizzati in maniera concreta per poter poi agire sul piano operativo ed epidemiologico». Secondo i dati del dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale Lazio citati dal ministero, nel mese di giugno in diverse città le temperature massime hanno fatto registrare incrementi di oltre 7 gradi rispetto al periodo di riferimento. Picchi di oltre 9 gradi sono stati osservati a Torino. Il ministero ha inoltre reso noto che al 1° luglio, il numero di pubblica utilità 1500 ha ricevuto oltre 400 chiamate. Lazio, Lombardia, Puglia sono le Regioni con il maggior numero di richieste di supporto. Soprattutto, non c’è stata la strage che qualcuno aveva temuto. «I dati preliminari e in corso di consolidamento del Dep Lazio (Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale) relativi alla sorveglianza della mortalità giornaliera fra gli over 65 mostrano un incremento significativo, con riferimento sia al periodo 20 maggio-29 giugno che al picco di giugno, nella sola città di Torino» si legge nella nota del Ministero della Salute. «I risultati complessivi evidenziano, nelle altre città sorvegliate, un impatto contenuto, rispetto alla significatività statistica - con mortalità uguale o inferiore all'atteso nell’intero periodo di osservazione e durante l'ondata di giugno. Questo grazie alla risposta del sistema sanitario e all’attuazione di comportamenti corretti da parte dei cittadini». Intanto il maltempo si sta spostando verso Sud: per oggi la Protezione Civile ha emesso un'allerta gialla per avverse condizioni meteo in 7 Regioni (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Molise e settori dell'Umbria). A.V. ---End text--- Author: a. v Heading: Highlight: La cabina di regia del ministero: anche 7-9 gradi in più, ma non c’è stato il boom di ingressi nei pronto soccorso. Nelle grandi città solo a Torino si è registrata una crescita di morti tra gli over 65 Image:Orazio Schillaci (Ansa) -tit_org- Nessun aumento di accessi in ospedale per il caldo -sec_org- tp:writer§§ a. v guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140906391.PDF §---§ title§§ Menarini striglia Aifa «Bisogna rivedere i prezzi dei farmaci» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141306395.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141306395.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141306395.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141306395.PDF tp:ocr§§ Menarini striglia Aifa «Bisogna rivedere i prezzi dei farmaci» SANITÀ Nei mesi passati, i dati diffusi dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) hanno messo sotto la lente un aumento della spesa nazionale per i farmaci. Nello specifico, lo sfondamento del tetto di spesa programmato da parte delle Regioni è talmente importante che ormai anche questi Enti non riescono più a pagare. Visti i dati particolarmente onerosi, subito l’Aifa ha iniziato a studiare una revisione del prontuario farmaceutico in modo tale da ridurre le spese per lo Stato. Stando alle ultime notizie la spesa per i farmaci acquistati avrebbe raggiunto i 4,7 miliardi di euro. Risorse che per metà devono mettere le Regioni e per l’altra metà, invece, le aziende. L’Aifa avrebbe già iniziato a inviare richieste di riduzioni dei listini, ma la maggior parte delle imprese avrebbe risposto negativamente. E ora sono tanti i cittadini preoccupati per la situazione visto che, per eventuali costi aggiuntivi, dovrebbero pagare direttamente loro. Cambiare rotta si può. Ad esserne convinta è Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, che ha parlato nelle scorse ore a margine della cena di gala per il 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini a Firenze. «Credo che, dal punto di vista della tutela della salute dei cittadini, si siano già ben espressi sia il ministro, Orazio Schillaci, sia il sottosegretario alla Salute: non è possibile fare niente che possa mettere a rischio la salute dei cittadini. Dal nostro punto di vista, quello industriale», ha aggiunto Aleotti, «abbiamo il dovere di rimarcare che, se un’Agenzia fa un appalto al massimo ribasso di tutta l’area cardiovascolare, di fatto questo significa girare le spalle alle produzioni nel nostro Paese e, in qualche modo, incitare gli imprenditori ad investire in Paesi dove i costi sono radicalmente diversi e più bassi. Quindi riteniamo che, sia per un motivo di tutela della salute sia per un motivo di sostenibilità industriale, questa manovra debba essere completamente rivista», ha precisato l’azionista del Gruppo Menarini. Quanto alla competitività nel pharm per Aleotti «serve coerenza. E bisogna avere pure il coraggio di guardare a quello che è stato fatto negli ultimi anni. L’Europa ha perso competitività, ha fatto politiche che si sono dimenticate completamente che le imprese devono essere competitive nel mondo e ha pensato di poter vivere all’interno di una bolla. Ma noi non siamo una bolla: l’Europa fa parte del mondo e le nostre imprese devono poter competere nel mondo. Se le regole del gioco del nostro continente soffocano la capacità di essere competitivi a livello globale, serve cambiare linea. Altrimenti le nostre imprese soccomberanno, i nostri laboratori non avranno più il ruolo e il nostro welfare ora sostenuto per l’83% dalle imprese - crollerà. Quindi cambiare rotta urgentemente si può». Per Aleotti «ci vuole coerenza. E bisogna avere anche il coraggio di guardare a quello che è stato fatto negli ultimi anni. L'Europa ha perso competitività, ha fatto politiche che si sono dimenticate completamente che le imprese devono essere competitive nel mondo e ha pensato di poter vivere all'interno di una bolla». «Ma non siamo una bolla: l’Europa - scandisce l’imprenditrice fa parte del mondo e le nostre imprese devono poter competere nel mondo. Se le regole del gioco del nostro continente sono tali da soffocare la capacità di essere competitivi a livello globale, bisogna cambiare rapidamente linea. Altrimenti le nostre imprese soccomberanno, i nostri laboratori non avranno più il ruolo e il nostro welfare, che è sostenuto per l'83% dalle imprese, crollerà. Quindi cambiare rotta urgentemente si può». ¦ ---End text--- Author: BENEDETTA VITETTA Heading: SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Menarini striglia Aifa «Bisogna rivedere i prezzi dei farmaci» -sec_org- tp:writer§§ BENEDETTA VITETTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141306395.PDF §---§ title§§ Sanità, accesso alle cure piu facile 'Proteggiamo famiglie e Imprese" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142006386.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "STAMPA" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142006386.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142006386.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142006386.PDF tp:ocr§§ La spesa privata raggiunge i 49 miliardi. L’85,7% è sostenuto dalle persone Sanità, accesso alle cure più facile “Proteggiamo famiglie e imprese” «L a tenacia da sola non basta se non è sostenuta da un'infrastruttura di protezione che consenta a famiglie e imprese di guardare al domani con serenità». La riflessione del presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, introduce uno dei temi al centro dell’assemblea annuale dell'associazione: la sostenibilità del sistema sanitario italiano, sempre più messo sotto pressione dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle malattie croniche. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica raggiunge 142 miliardi di euro, pari al 6,3% del Pil. A crescere è però anche la spesa privata, salita a circa 49 miliardi. Di questa, l'85,7% viene pagato direttamente dalle famiglie, mentre solo il 10,6% è intermediato dalle assicurazioni. Una quota residuale è sostenuta dai fondi aziendali e dalle istituzioni senza scopo di lucro. Secondo l’Ania, questo squilibrio rischia di ampliare le disuguaglianze nell'accesso alle cure. Quando il sistema pubblico non riesce a garantire risposte tempestive, sono infatti i cittadini a sostenere gran parte dei costi. Nel confronto europeo l’Italia è tra i Paesi in cui il ricorso ai risparmi personali per finanziare le spese sanitarie è più elevato, un elemento che rende più vulnerabili le fasce della popolazione con minori disponibilità economiche. Per questo l’associazione propone di sviluppare un pilastro sanitario complementare fondato sul principio della mutualità, sul modello di quanto già avviene nella previdenza integrativa. L’obiettivo è affiancare il Servizio sanitario nazionale, rafforzando la tutela economica dei cittadini e contribuendo a garantire un accesso alle cure più equo e sostenibile nel tempo. Il rapporto individua inoltre nell’innovazione digitale una delle leve principali per rendere il sistema più efficiente. Telemedicina, monitoraggio remoto dei pazienti, dispositivi wearable e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi possono contribuire a migliorare la prevenzione, ridurre i costi e rendere più rapido l’accesso alle cure. Le tecnologie digitali consentono inoltre una gestione più efficace delle patologie croniche e un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili. In questo scenario cambia anche il ruolo delle compagnie assicurative, chiamate ad accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura: dalla prevenzione alla diagnosi, dal monitoraggio delle terapie fino alla gestione digitale delle prestazioni e dei rimborsi. «Il settore assicurativo può contribuire in modo significativo alla gestione di questa delicata fase di transizione verso un nuovo equilibrio globale», osserva Liverani, indicando nella collaborazione tra sanità pubblica, innovazione e assicurazioni una delle sfide dei prossimi anni. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:L’assemblea dell’Ania si è svolta ieri a Roma -tit_org- Sanità, accesso alle cure piu facile ‘Proteggiamo famiglie e Imprese" -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303142006386.PDF §---§ title§§ Intervista a Fabio De Iaco - "Più pazienti in condizioni critiche Ha pesato l'ondata lunga di calore" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141006388.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "STAMPA" del 03 Jul 2026

Il dirigente del Pronto soccorso al Maria Vittoria: "Non è la causa primaria ma negli anziani con patologie si compromette un equilibrio delicato"

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141006388.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141006388.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141006388.PDF tp:ocr§§ Fabio De Iaco “Più pazienti in condizioni critiche Ha pesato l’ondata lunga di calore” Il dirigente del Pronto soccorso al Maria Vittoria: “Non è la causa primaria ma negli anziani con patologie si compromette un equilibrio delicato” L’INTERVISTA ALESSANDRO MONDO I n oltre trent’anni di pronto soccorso, «ho perso il conto», ne ha viste di tutti i colori. Anche così, il dottor Fabio De Iaco, responsabile del pronto dell’ospedale Maria Vittoria di Torino (nel primo pomeriggio di ieri aveva già totalizzato 240 accessi), non ricorda precedenti simili. Aumento significativo della mortalità a Torino causa calore, dice il ministero della Salute: le torna? «Sono dati statistici riferiti alla mortalità attesa sul periodo, rispetto allo storico. E mi paiono più che plausibili». Quanto plausibili? «Dall’osservatorio del pronto soccorso non posso né confermarené smentire,tanto più che quei dati considerano la mortalità generale». Vale a dire? «Non soltanto nei pronto soccorso ma in tutti i reparti degli ospedali e a domicilio». Cosa ha notato sul campo, in termini di esperienza diretta? «Un aumento non solo quantitativo ma qualitativo degli accessi dei pazienti rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti». Cosa intende per qualitativo? «Pazienti in condizioni peggiori, più gravi». Sono cambiate le complicanze? «No, più o meno sono sempre le stesse». In sintesi? «Squilibri elettrolitici, ovvero carenza di sodio e potassio, stato confusionale e deficit cognitivo, insufficienza renale e respiratoria, sovente con polmoniti. Siamo sempre lì». Ma? «Ma più esasperate. A parziale conferma, da una settimana giorni abbiamo registrato una ripresa del boarding, cioè di pazienti in attesa di ricovero». Quindi bisognosi di cure prolungate. «Sì, pazienti che non basta stabilizzare e poi dimettere». Quanto conta il caldo in sé e per sé? «Il caldo, come il virus influenzale d’inverno, non è la causaprimaria: entrambi sono fattori che incidono su quadri clinici già precari, vacillanti». Si riferisce agli anziani? «E con comorbilità, cioè persone che da anni convivono con una o più malattie croniche». Insomma: il caldo, come l’influenza, danno la spallata? «Compromettono equilibri molto delicati. Ma quest’anno c’è di più». L’elemento di novità? «Non solo il calore con temperatureminime elevate, soprattutto durante la notte, ma la durata dell’ondata di calore: una situazione ambientale sfiancante, difficile da reggere, non solo per gli anziani ma anche per un cinquantenne». Quanto pesa la solitudine in cui vive un crescente numero di anziani? «Molto. Vivono soli, in equilibrio precario, basta poco per scompensarli». Un caso che ricorda, di questi giorni? «Una coppia di ricoverati, marito e moglie, peggiorati nell’arco dello stesso giorno e arrivati da noi insieme. L’assenza di caregivers è un enorme problema». Cosa implica? «Un aumento del rischio e la difficoltà a rimandarli a casa, anche quando li abbiamo stabilizzati». Un rischio legato al mancato controllo? «Un controllo che dev’esserecostante:gli anziani, oltretutto, sudano poco e non avvertono la sete, si disidratano facilmente». E assumono una quantità di farmaci: anche quelli hanno un ruolo? «Ai pazienti che arrivano in pronto soccorso leviamo i diuretici, molto diffusi tra glia anziani e favoriscono la disidratazione. Idem per gli antipertensivi». In caso di calore prolungato andrebbero rivisti i piani terapeutici? «Non si può dire che tutti gli anziani devono eliminare i diuretici, faremmo un disastro, ma in alcuni casi sì. Però lei se lo vede un medico di famiglia che in pochi giorni rivaluta la scheda di ogni paziente?». In effetti no, dato il carico di lavoro che lamentano anche i dottori di base. Come se ne esce? «Le ondate di calore estive, come l’epidemia influenzale d’inverno, evidenziano due aspetti: il progressivo invecchiamento della popolazione e l’assenza di una rete sociale. Non a caso, l’emergenza è diventata multistagionale». Il Piemonte, tra l’altro, è una delle Regioni con la popolazione più anziana: giusto? «Il Piemonte e non so lo. Oggi le persone vivono dieci anni in più rispetto a quarant’anni fa, ma si pagano in termini di vulnerabilità». L’aumento della longevità non coincide necessariamente con la qualità di vita? «In molti casi è così. L’altro elemento è la mancanza di una medicina territoriale, di prossimità, quasi domiciliare: serve una struttura territoriale forte, che ad oggi non c’è». Ora, si punta sulle Case di comunità. «Speriamo, vedremo, in ogni caso noi continueremo a fare la nostra parte». — ---End text--- Author: ALESSANDRO MONDO Heading: Highlight: “ Gli stress ambientali come l’influenza in inverno sono come una spallata Compromettono quadri clinici precari La solitudine di molti anziani è un problema di enorme portata Siamo in difficoltà anche a dimetterli Image:In ospedale Al Maria Vittoria di Torino nell’ultima settimana di giugno sono aumentati gli accessi per malori causati o aggravati dalle temperature estreme ANSA/TINO ROMANO Fabio De Iaco primario Pronto soccorso -tit_org- Intervista a Fabio De Iaco - “Più pazienti in condizioni critiche Ha pesato l'ondata lunga di calore” -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO MONDO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303141006388.PDF §---§ title§§ «Appalto mascherine mediato da un uomo in cerca di affari» = Audizione di Bonaretti, consulente di Arcuri Malan: «Soldi sperperati per i vaccini» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140806390.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "TEMPO" del 03 Jul 2026

pubDate§§ 2026-07-03T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140806390.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140806390.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140806390.PDF tp:ocr§§ BUONGUERRIERI (FDI) «Appaltomascherinemediato da un uomo in cerca di affari» a pagina 3 AudizionediBonaretti,consulentediArcuri Malan: «Soldi sperperati per i vaccini» I LAVORI DELLA COMMISSIONE ••• Diverse conferme su alcune delle circostanze più controverse della gestione della pandemia, specie riguardo le azioni della struttura commissariale, in questo periodo al centro delle attenzioni della commissione d’inchiesta parlamentaresulCovid.Sipotrebbe riassumere così l’audizione tenutasiieri incuiè statoascoltato Mauro Bonaretti, consigliere della Corte dei conti e già consulente della struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. La seduta si è concentrata molto sul periodo che va dall’aprile al novembre del 2020, periodo nel quale sono state effettuate gran parte dellecommesseper idispositivi sanitari, ivi compreso il maxi-appalto miliardario sulle mascherinecinesi poirivelatesi non a norma. Bonaretti, mai indagato in nessun processo né oggetto di inchieste, ha subito precisato che «pur facendo consulenza alla struttura pernomina di Arcuri»,nelmomento di quella commessa «non ero ancora operativo, quindipossodirepocoinmerito». Piuttosto, ha spiegato, «ho lavorato su altre cose, come i test sierologici e il piano vaccinale. Attività organizzative per lo più». Moltedelledomandedeicommissari si sono concentrati sul rapporto tra Domenico Arcuri,assolto poi datutte le accuse nel 2025, e l’imprenditore Mario Benotti, deceduto nel 2023 e«intermediario» finitodell'inchiesta sulle maxicommesse per l'acquisto di milioni di mascherine provenienti dalla Cina. Alcune intercettazioni nell’ambito delle indagini della procura di Roma avevano mostrato numerosi contatti tra i due. In alcune di queste compare anche Bonaretti, che ha spiegato di aver conosciuto Benottiquandolavoravanoentrambi nella segreteria dell’ex ministro Graziano Delrio. Secondo le intercettazioni e la ricostruzione del commissario Buonguerrieri, il magistratonelmaggio 2020avrebbe accompagnato Arcuri ad un incontrocon Benotti,dopo averlo chiamato di persona: «Ho chiamato Benotti, poi ho accompagnato Arcuri all’incontro, ma non vi ho partecipato: sono andato via e loro hanno parlato, quindi non saprei dire cosa si siano detti», ha risposto alla domanda del commissario. Che ha insistito: «Lei in una sit del 2020 alla Procura di Roma ha descritto Benotti come una persona velleitaria e poco affidabile. Perché allora locontattò?».«Me lochieseArcuri», ha risposto. «Non sapevo in quel momento di nessunaindagine e di nessunaprovvigione per le mascherine, lo avreiscopertoconsorpresasolo mesi dopo dai giornali», ha precisato, «altrimenti non l’avrei incontrato». Quell’incontro, come confermato da Bonaretti,segnòildefinitivoallontanamento tra Arcuri e Benotti. Ma perché questa rottura? «Non saprei. Posso ipotizzare che in quel momento Benotti fosse "troppo attivo" e Arcuri forse gli ha chiesto di farsi da parte». Buonguerrieri ha poi chiesto se negli appalti pubblici sia prassi avere rapporti con intermediari che prendonoprovvigionisulleforniture,comeaccaduto conBenotti. Il magistrato ha risposto: «No, di solito le PA fanno gare senzaintermediari.Maio,ripeto,inquelmomentononsapevoassolutamente nulladell’intermediazione di Benotti per le mascherine». E anche sulla circostanza riferita dallo stesso Benotti alla Guardia di Finanza che in quell’incontro di maggio Arcuri gli avrebbe riferitodi accertamenti sull’appalto delle mascherine, Bonaretti ribadisce di non saperne nulla: «non sapevo di nessuna indagine né accertamento». Nell’audizione si è parlato anche di vaccini, di cui Bonaretti si è occupato. All’osservazione di Lucio Malan che gli acquisti siano stati sovradimensionati rispetto alle esigenze, il magistrato ha confermato che «la contrattazione complessiva l’ha fatta l’Ue, poi il ministero della Salute ha stabilito le quantità per l’Italia». «Con l'esame testimoniale di oggi apprendiamoche sarebbestato il Ministero della Salute a definire la quantità di dosi pari a ben dieci dosi per ogni abitante. A chi ha giovato questa spesa smisurata?», ha commen tato Malan. ---End text--- Author: LUIGI FRASCA Heading: I LAVORI DELLA COMMISSIONE Highlight: Image:In commissione Mauro Bonaretti e Marco Lisei durante l’audizione di ieri -tit_org- «Appalto mascherine mediato da un uomo in cerca di affari» Audizione di Bonaretti, consulente di Arcuri Malan: «Soldi sperperati per i vaccini» -sec_org- tp:writer§§ LUIGI FRASCA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/03/2026070303140806390.PDF §---§