title§§ Catanzaro, assemblea Ordine dei Medici: premiati i professionisti con 45 anni di attività e accolti i neolaureati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063002936808404.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lacnews24.it" del 30 Jun 2026
Tra emozioni e riflessioni, il presidente Ciconte ha ripercorso le attività portate avanti dall’associazione soffermandosi anche sulle criticità del Sistema Sanitario
pubDate§§ 2026-06-30T12:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063002936808404.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063002936808404.PDF', 'title': 'lacnews24.it'} tp:url§§ https://www.lacnews24.it/sanita/catanzaro-assemblea-ordine-dei-medici-premiati-i-professionisti-con-45-anni-di-attivita-e-accolti-i-neolaureati-kdugss5m tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063002936808404.PDF tp:ocr§§ Si è rinnovato anche ques'anno l'appuntamento con l'assemblea annuale degli iscritti all'Ordine dei Medici della Provincia di Catanzaro , presieduto da Vincenzo Antonio Ciconte, convocata per l'approvazione del bilancio consuntivo relativo all'anno 2025, dopo l'approvazione del bilancio preventivo avvenuta lo scorso mese di dicembre, ma anche per conferire la certificazione ai professionisti che hanno raggiunto i quarantacinque anni di iscrizione all'Albo professionale e per accogliere i giovani medici neo-iscritti. Un momento di rilievo per la categoria che ha registrato come di consueto una grande partecipazione. Al Consigliere Tesoriere dott. Colace il compito di illustrare il bilancio consuntivo. Ad aprire i lavori, presso l'Hotel Giglelmo, è stato il presidente Ciconte che nella sua relazione ha messo in risalto il significato simbolico dell'evento: «da un lato la riconoscenza verso chi ha dedicato una vita alla cura, dall'altro l'entusiasmo e la responsabilità di chi si appresta a intraprendere un cammino impegnativo, ma profondamente nobile. In questa continuità generazionale si esprime uno dei valori più autentici della nostra professione». La vita associativa «Mi preme ribadire un principio fondamentale, che non dobbiamo mai dare per scontato: il nostro Ordine professionale si sostiene esclusivamente attraverso la quota associativa. Una quota che resta tra le più basse in Italia, anche in rapporto al numero complessivo degli iscritti, e che consente comunque di garantire servizi efficienti, puntuali e accessibili a tutti i colleghi. Ricordo inoltre con orgoglio che il Consiglio Direttivo opera a titolo completamente gratuito, senza percepire alcun gettone di presenza, a differenza di quanto avviene in altri Ordini. Allo stesso tempo, il Consiglio è impegnato attivamente anche nel recupero delle quote non versate, grazie alla preziosa collaborazione del personale amministrativo. Desidero pertanto ringraziare per il loro lavoro quotidiano Anna Briatico, ormai in pensione da Dicembre, Franco Sacco, Tommaso Gigliotti, Liano Scarfone e l’Avv. Gianluigi Mosca, che assicurano con impegno e disponibilità il buon funzionamento della nostra struttura». Un pensiero poi ai Revisori dei Conti, con la Presidente Prof.ssa Marianna Mauro, e ai consulenti, la Dott.ssa Sandra Aloi e l’Avv. Virgilio Conte, per il prezioso supporto, la competenza e la costante disponibilità dimostrata. Servizio Sanitario Nazionale «Il Servizio Sanitario Nazionale attraversa una fase di profonda criticità strutturale - ha evidenziato il presidente Ciconte -. La pandemia da Covid-19 ha reso più evidenti fragilità già presenti da tempo: sotto-finanziamento rispetto ai bisogni crescenti della popolazione, difficoltà di programmazione della spesa, carenza di personale, frammentazione territoriale dell’assistenza e progressivo indebolimento della governance nazionale. La questione non riguarda soltanto l’aumento delle risorse, ma la capacità di restituire al sistema una visione complessiva, fondata su equità, prossimità e qualità delle cure. Gli incrementi previsti del finanziamento sanitario rappresentano un segnale positivo, ma devono essere valutati in rapporto al PIL, all’inflazione, all’invecchiamento della popolazione, alla crescita della domanda di salute, all’innovazione tecnologica e farmacologica e alla necessità di ridurre le liste d’attesa. Il rischio è che l’aumento nominale delle risorse non sia sufficiente a rispondere in modo strutturale ai bisogni reali del sistema». Personale sanitario «Un nodo decisivo - ha aggiunto - è rappresentato dal personale, vera infrastruttura del Servizio Sanitario Nazionale. Medici, infermieri e professionisti sanitari sono oggi sottoposti a una pressione crescente, determinata da pensionamenti, dimissioni volontarie, mobilità verso l’estero, passaggio al privato e nuovi fabbisogni legati all’attuazione del PNRR. La medicina generale mostra segnali particolarmente evidenti di sofferenza, con un numero crescente di assistiti per medico, età media elevata e ricambio generazionale insufficiente. Anche in ambito ospedaliero, la parziale ripresa numerica del personale appare più legata a misure emergenziali che a una reale programmazione strutturale. Il problema, quindi, non è solo quantitativo. Mancano ancora standard nazionali aggiornati sui posti letto, sui fabbisogni specialistici, sulle reti cliniche e sulla distribuzione delle competenze. Senza dati certi e criteri condivisi, il sistema rischia di continuare a rispondere in modo frammentario e reattivo, anziché attraverso una strategia nazionale coerente. Rendere attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale significa garantire condizioni di lavoro sostenibili, percorsi di carriera chiari, riconoscimento delle competenze e politiche retributive adeguate alla responsabilità e alla complessità delle professioni sanitarie. In questo quadro assume rilievo centrale la governance nazionale delle professioni sanitarie». La formazione al centro «Lo stesso principio vale per la formazione medica e specialistica, che non può essere considerata separata dal Servizio Sanitario Nazionale né affidata a logiche frammentate. Formare un medico significa contribuire direttamente alla capacità del sistema di garantire cure sicure, appropriate e accessibili. Gli specializzandi sono ormai parte integrante dell’attività assistenziale e partecipano al funzionamento quotidiano delle strutture sanitarie. Per questo la programmazione delle scuole, dei posti e delle borse deve essere collegata ai reali fabbisogni assistenziali, alla distribuzione delle specialità e alle esigenze dei territori, sotto una regia nazionale forte e autorevole. Anche la contrattazione dei medici e dei dirigenti sanitari deve essere ricondotta a una visione di politica sanitaria. Assimilarla a una mera procedura amministrativa del pubblico impiego non consente di cogliere la peculiarità della funzione medica, caratterizzata da alta specializzazione, responsabilità clinica diretta, rischio professionale e impatto immediato sulla sicurezza dei pazienti. Il Ministero della Salute deve tornare ad avere un ruolo centrale nel collegare politiche contrattuali, programmazione del personale, attrattività delle carriere e sostenibilità del sistema». Disuguaglianze territoriali «Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalle diseguaglianze territoriali. Tempi di attesa, accesso ai servizi, assistenza domiciliare, prevenzione, presa in carico della cronicità e garanzia dei LEA variano ancora in modo significativo tra Regioni e aree del Paese. Il luogo di residenza rischia così di incidere più del bisogno clinico sulle possibilità concrete di cura, in contrasto con i principi costituzionali e con l’universalismo del Servizio Sanitario Nazionale. È necessario costruire un sistema permanente di monitoraggio, correzione e sostegno, capace di individuare tempestivamente le aree in difficoltà e di colmare i divari strutturali». Funzione pubblica essenziale dell'Ordine «In questo scenario, gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri svolgono una funzione pubblica essenziale. Non sono semplici organismi di rappresentanza, ma organi sussidiari dello Stato, garanti della qualità professionale, della vigilanza sugli Albi, del rispetto del Codice Deontologico, della formazione continua e della tutela dei cittadini. La loro rete capillare rappresenta un osservatorio privilegiato sulla professione medica e odontoiatrica e costituisce una cerniera istituzionale tra Stato, Regioni, professionisti e cittadini. La tenuta futura del Servizio Sanitario Nazionale richiede dunque risorse adeguate, ma soprattutto una governance nazionale più forte, una programmazione fondata su dati reali, una valorizzazione concreta del personale sanitario e una riduzione effettiva delle diseguaglianze territoriali. Solo così sarà possibile riaffermare il principio secondo cui il diritto alla salute deve essere garantito con pari dignità, sicurezza e qualità in ogni parte del Paese». Medici che hanno lasciato il segno Poi, un pensiero commosso ai colleghi che hanno terminato il loro percorso nell’ultimo anno e che con il loro impegno, la loro dedizione, il loro senso del dovere e la loro umanità, hanno contribuito a custodire e trasmettere i valori più autentici della professione medica. Un minuto di silenzio per Nicola Aversa, Mario Bianco, Anna Bifolchi,Antonio Blaganò, Agata Borgese Mauro, Gaspare Caputo, Michele Ciriaco, Gregorio Cordaro, Pasquale Roberto Cosentino, Vittorio Cuiuli, Giacomo De Rosi, Giuseppe Ferlaino, Elisabetta Fiore, Iginio Elio Carmelo Furciniti, Francesco Grandinetti, Nicola Greco, Francesco Saverio Madonna, Rosario Militano,Saverio Montebianco Abenavoli, Salvatore Pallone, Carmine Pullano, Francesco Stanà, Domenico Teti, Vittorio Valentini, Caterina Viscomi. Sanità in Calabria E ancora, non è mancata una riflessioni sullo stato della sanità calabrese: «La Calabria affronta da anni sfide complesse, in un contesto socio-politico ed economico fragile, che rende difficile non solo programmare, ma soprattutto gestire in modo efficace, efficiente ed equo un sistema sanitario ancora gravato da criticità strutturali e organizzative. I dati più recenti, come quelli riportati dalla Fondazione GIMBE, mostrano alcuni timidi segnali di miglioramento in determinati indicatori. L’AGENAS segnala che i tempi di attesa per le prime visite ed esami diagnostici sono in miglioramento rispetto al passato. Va riconosciuto l’impegno della Regione e delle istituzioni nazionali nel tentativo di affrontare nodi storici e problemi profondamente radicati. Tuttavia, è evidente che questi segnali, pur positivi, non sono ancora sufficienti. Serve una visione strategica chiara, condivisa e finalmente operativa, capace di tracciare il futuro della sanità calabrese. Occorre decidere quale modello di sanità vogliamo costruire: quale ruolo attribuire alla sanità pubblica, quale spazio riconoscere a quella accreditata, come rafforzare la rete ospedaliera e come garantire una reale integrazione tra ospedale, università e territorio». Per il presidente Ciconte «è necessaria una definizione più chiara delle funzioni dei diversi presidi, distinguendo in modo concreto il ruolo degli ospedali Hub da quello degli ospedali Spoke. La cronica carenza di medici nei presidi periferici, a fronte di una maggiore concentrazione professionale negli ospedali Hub, rappresenta uno dei nodi più critici del sistema. Non può essere affrontata soltanto con misure emergenziali, ma richiede politiche mirate di incentivazione, valorizzazione professionale, formazione e stabilizzazione». Medicina di prossimità «Un altro punto decisivo riguarda la sanità territoriale. Non possiamo più accettare che l’ospedale, e in particolare il pronto soccorso, diventi il primo e spesso unico punto di accesso per i cittadini, anche per condizioni croniche, fragilità o patologie che dovrebbero trovare risposta sul territorio. Medicina di prossimità, presa in carico del paziente cronico, assistenza domiciliare, prevenzione e integrazione tra professionisti devono diventare le basi di una nuova architettura sanitaria regionale. Solo rafforzando il territorio sarà possibile alleggerire la pressione sugli ospedali, ridurre gli accessi impropri e garantire cure più tempestive, continue e vicine ai bisogni reali delle persone. In questo quadro, ci auguriamo che le Case di Comunità possano rappresentare una reale svolta nella risposta a queste annose problematiche, favorendo una presa in carico più prossima, continuativa e integrata dei bisogni di salute dei cittadini. La sanità regionale ha bisogno di un rinnovamento concreto, non di annunci: una governance forte, competente e responsabile, capace di trasformare le intenzioni in atti efficaci. In tale direzione va letto anche il recente accordo siglato tra alcuni sindacati della Medicina Generale, Ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni, che prevede la presenza dei Medici di Medicina Generale nelle Case di Comunità. Si tratta di un pa ssaggio importante, che conferma come il confronto, la condivisione e la responsabilità tra istituzioni e professionisti siano strumenti indispensabili per affrontare problemi complessi e costruire soluzioni realmente sostenibili». Il ruolo dell'Ordine L'Ordine dei Medici conferma dunque l'intenzione di offrire il proprio contributo con spirito istituzionale e costruttivo, vigilando, proponendo e dialogando con le istituzioni. «L’attività svolta dal nostro Ordine nel corso dell’ultimo anno ha continuato a concentrarsi, come da tradizione, sull’aggiornamento professionale, considerato pilastro imprescindibile della qualità della nostra comunità medica. Annuncio fin d’ora che il Corso di Management Medico Avanzato inizierà in autunno e ringrazio i componenti della Commissione, i dottori Lino Puzzonia, Gerardo Mancuso, Pino Caridi, Giancarlo Valenti, Andrea Dominjianni e Giovanni Petracca e Antonio Guerra per l’impegno e la competenza nella progettazione dell’iniziativa e per il supporto convinto e continuo. Il corso di aggiornamento in odontoiatria, curato con instancabile dedizione dal Presidente della Commissione degli Odontoiatri, Dott. De Filippo, insieme ai suoi componenti, ha raggiunto ormai una qualità riconosciuta a livello nazionale. Mi congratulo per il successo consolidato negli anni e per la partecipazione sempre qualificata. Anche nel corso dell’ultimo anno, la Sala “C. Catuogno” ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per i colleghi che ne hanno fatto richiesta per convegni, incontri scientifici, riunioni e manifestazioni di interesse professionale e sociale». Medaglie per i 45 anni di professione Tanti i ringraziamenti e tante le iniziative portate avanti dall'Ordine dunque: «Tutte queste attività testimoniano la vitalità dell’Ordine e la sua capacità di essere non soltanto luogo amministrativo e istituzionale, ma anche spazio di cultura, formazione, prevenzione, responsabilità sociale e collaborazione con le diverse realtà professionali, universitarie e associative del territorio». Momento particolarmente emozionante, la consegna della medaglia ai colleghi che hanno raggiunto i quarantacinque anni di iscrizione all’Albo: «Non si tratta soltanto di un anniversario professionale - ha chiarito Ciconte -. Questo riconoscimento rappresenta qualcosa di più profondo: la testimonianza concreta di una vita dedicata alla cura dell’altro, negli ospedali, nelle università, negli ambulatori, negli studi medici, nelle guardie notturne, nelle corsie affollate e nei luoghi spesso silenziosi della sofferenza. È il simbolo di una presenza costante, di una responsabilità assunta giorno dopo giorno, spesso lontano dai riflettori, con discrezione, competenza e dedizione». I nuovi ingressi E poi il messaggio alle giovani generazioni di medici, circa 120 i neolaureati a cui Ciconte ha rivolto il suo pensiero: «Viviamo un’epoca di trasformazioni profonde, nella quale le innovazioni scientifiche e tecnologiche stanno ridefinendo il significato stesso della medicina. La nostra professione è al centro di un cambiamento epocale, che riguarda non solo il modo di curare, ma anche il modo di pensare la salute, la prevenzione, la diagnosi e la relazione con il paziente. L’intelligenza artificiale, in particolare, sta diventando uno strumento sempre più prezioso per l’elaborazione dei grandi volumi di dati clinici, diagnostici e genomici. In questo contesto celebriamo con orgoglio anche l’ingresso nella nostra comunità professionale dei giovani medici, che oggi pronunciano per la prima volta il Giuramento di Ippocrate. A voi rivolgiamo un augurio speciale, consapevoli che rappresentate non solo il futuro, ma già il presente di una sanità in trasformazione. Entrate in una professione impegnativa, che vi metterà alla prova, ma che saprà restituirvi senso e dignità ogni volta che riuscirete a essere davvero vicini alle persone che incontrerete: non solo con il sapere, ma con la capacità di ascolto, con la disponibilità, con l’empatia. La medicina che vi attende s arà sempre più complessa, tecnologica e interconnessa. Proprio per questo sarà ancora più necessario ricordare che nessun algoritmo potrà mai sostituire la relazione tra medico e paziente. Che il Giuramento che oggi pronunciate non sia soltanto una formula solenne, ma l’inizio consapevole di un cammino al servizio della persona, della salute e della dignità umana». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063002936808404.PDF §---§ title§§ FaiNotizia - Sanità al bivio. La puntata settimanale (29.06.2026) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003177607788.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "radioradicale.it" del 29 Jun 2026
Rubrica. Ascolta l''audio registrato lunedì 29 giugno 2026 in radio. FaiNotizia - Sanità al bivio. La puntata settimanale
pubDate§§ 2026-06-30T08:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003177607788.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003177607788.PDF', 'title': 'radioradicale.it'} tp:url§§ https://www.radioradicale.it/scheda/793459/fainotizia-sanita-al-bivio-la-puntata-settimanale tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003177607788.PDF tp:ocr§§ Nella puntata di oggi parliamo di un tema che ci riguarda da vicino: la sanità pubblica italiana, tra mancanza di investimenti, personale carente, disparità territoriali e una popolazione che invecchia rapidamente.Un sistema che oggi mostra segni evidenti di fatica.Negli ultimi mesi, diversi report — a partire da quello della Fondazione GIMBE, guidata da Nino Cartabellotta — ci restituiscono un quadro chiaro: la sanità italiana è sotto pressione, e la “coperta” è sempre più corta.In questa puntata l'intervista a Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003177607788.PDF §---§ title§§ Sanità, il paradosso delle Case di Comunità: mancano i medici anche in provincia di Trapani link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003149806466.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tp24.it" del 30 Jun 2026
Tp24 - Sanità, il paradosso delle Case di Comunità: mancano i medici anche in provincia di Trapani
pubDate§§ 2026-06-30T04:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003149806466.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003149806466.PDF', 'title': 'tp24.it'} tp:url§§ https://www.tp24.it/2026/06/30/sanita/sanita-il-paradosso-delle-case-di-comunita-mancano-i-medici-anche-in-provincia-di-trapani/236104 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003149806466.PDF tp:ocr§§ Il medico di medicina generale è il primo presidio sanitario che ogni cittadino conosce. Quello che firma ricette, segue le malattie croniche, intercetta i primi sintomi, evita ricoveri inutili e, spesso, rappresenta l'unico punto di riferimento per gli anziani. Eppure il medico di famiglia è oggi una figura sempre più rara. In Sicilia, e nella provincia di Trapani in particolare, la medicina generale attraversa una crisi strutturale: pensionamenti, pochi giovani disposti a raccogliere il testimone, studi sovraccarichi e una riforma nazionale rimasta incompiuta. Nel frattempo il PNRR ha costruito le Case della Comunità, destinate a diventare il cuore dell'assistenza territoriale. La domanda è inevitabile: chi ci lavorerà? I numeri e il paradossoI medici di medicina generale in attività in Sicilia sono 3.654, i cittadini assistiti 4.088.658. La media, secondo l'analisi più recente della Fondazione Gimbe, aggiornata al 1° gennaio 2025, è di 1.177 assistiti per medico. In provincia di Trapani i medici di medicina generale sono circa 337, con 350.349 cittadini assistiti. La media provinciale è quindi di circa 1.040 assistiti per medico.La media è però fuorviante. Molti medici, soprattutto nei grandi Comuni come Marsala, Trapani, Alcamo e Mazara del Vallo, hanno già raggiunto il massimale di 1.500 assistiti, mentre altri operano nelle aree interne con un numero inferiore di pazienti. È questo il motivo per cui, pur avendo formalmente 337 medici, molti cittadini faticano ancora a trovare un medico disponibile.Da marzo ad aprile 2026 sono stati assegnati medici di base a Trapani, Favignana, due a Marsala centro, due ad Alcamo, Paceco, Erice, Santa Ninfa, Partanna, Poggioreale e Salaparuta.La vera criticità emerge dagli ambiti carenti: risultano ripetutamente in difficoltà soprattutto Pantelleria, Favignana, San Vito Lo Capo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Valderice e Petrosino.La Regione Siciliana non ha ancora pubblicato il decreto con gli ambiti territoriali carenti della medicina generale per il 2026. Si tratta del provvedimento che fotografa le sedi rimaste senza medico di famiglia e che costituisce la base per le nuove assegnazioni. Sul portale regionale risultano invece pubblicate le graduatorie dei medici e gli atti relativi agli incarichi vacanti del 2025.La Regione, quindi, continua a bandire incarichi vacanti mentre contemporaneamente chiede ai medici di entrare nel nuovo modello delle Case della Comunità. Il paradosso è proprio questo: mancano medici di famiglia, cresce il numero dei pensionamenti, aumenta il carico di assistiti e, nel frattempo, si costruiscono nuove strutture territoriali che avranno bisogno proprio di quei medici. Il nodo Case della ComunitàNel febbraio 2026 l'ASP Trapani è stata tra le prime aziende sanitarie siciliane a firmare un accordo con FIMMG, SNAMI e SMI per inserire i medici di famiglia nelle Case della Comunità. La sperimentazione è partita da Partanna.Successivamente l'ASP ha costituito le 15 Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), cioè i gruppi di medici destinati a lavorare in rete nelle nuove strutture territoriali. La situazione in provincia di TrapaniSono in totale 13 le Case della Comunità e tutte risultano attive. Un ingegnere indipendente le ha visionate e ha redatto apposita relazione. Non sono però ancora del tutto ultimate: al loro interno sono presenti lavori in corso. È invece arrivata tutta la strumentazione di ultima generazione.Ogni Casa della Comunità ha un medico referente che coordina le attività attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT). L'ASP Trapani ha individuato nel 2026 tre referenti per il territorio di Marsala: Silvia Ferracane (Marsala Centro), Giovanni Chirco (Marsala Nord) e Vincenzo Sammartano (Marsala Sud).Per quanto riguarda la Casa della Comunità di Marsala (piazza Francesco Pizzo), l'organigramma aziendale individua: Cesare Ferrari, direttore del Distretto sanitario; Carmela Li Vigni, responsabile dell'Ufficio infermieristico; Andrea Giacona, coordinatore infermieristico.Non è ancora reso no to l’elenco dei medici che hanno deciso di prestarvi servizio. La contraddizioneDa una parte lo Stato aveva ipotizzato una riforma che avrebbe portato i medici di famiglia a lavorare stabilmente nelle Case della Comunità. Quella riforma è stata poi ridimensionata dopo il confronto con le Regioni e i sindacati.Dall'altra, l'ASP Trapani ha già avviato il modello organizzativo previsto dal DM 77, chiedendo comunque ai medici di partecipare alle nuove strutture territoriali. In pratica: la riforma nazionale si è fermata, ma l'organizzazione sul territorio sta andando avanti.Per mesi il Governo nazionale aveva lavorato a una riforma destinata a cambiare profondamente il ruolo del medico di famiglia: dipendenza dal Servizio sanitario nazionale, presenza obbligatoria nelle Case della Comunità, nuovo sistema di organizzazione del lavoro.Lo scontro con i sindacati e le divisioni nella maggioranza hanno fermato la riforma. Al momento è rimasta soltanto una soluzione molto più limitata: l'inserimento di un impegno fino a sei ore settimanali nelle Case della Comunità attraverso il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale.La questione, infatti, è tutta qui: il Governo ha dovuto fare marcia indietro proprio mentre il PNRR imponeva di rendere operative le nuove strutture. tp:writer§§ Tp24.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003149806466.PDF §---§ title§§ Italia digitale, cosa resta del Pnrr | Wired Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003239507363.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "wired.it" del 30 Jun 2026
L''eredità tecnologica è importante, ma non tutto è andato come ci si aspettava. Facciamo il punto su 5G, banda ultralarga e Fascicolo sanitario elettronico, tra le altre cose
pubDate§§ 2026-06-30T06:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003239507363.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003239507363.PDF', 'title': 'wired.it'} tp:url§§ https://www.wired.it/article/italia-digitale-cosa-resta-del-pnrr/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003239507363.PDF tp:ocr§§ C'è stato un momento in cui il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è sembrato il biglietto della lotteria vincente per la transizione tecnologica (e non solo) italiana. Decine di miliardi di euro stanziati sul capitolo Digitalizzazione e innovazione con un obiettivo quasi messianico: traghettare un Paese dalla radicata e incancrenita matrice burocratica e caratterizzato da un digital divide cronico nell'era della connettività totale e dei servizi in cloud.Ma la sbornia dovuta ai fiumi di denaro pubblico lascia ora il posto al pragmatismo dei bilanci. L’ultimo Report della Commissione europea sullo stato di avanzamento della Missione del decennio digitale fotografa un’Italia che corre: abbiamo allocato il 26,5% dei fondi del Pnrr (pari a 49,8 miliardi di euro) alle politiche digitali, a cui si aggiungono 6,1 miliardi della coesione.Superiamo la media europea per la diffusione della fibra ottica fino a casa e per la copertura 5G di base. Le nostre piccole e medie imprese registrano ottime performance nella digitalizzazione di base e nell'adozione del cloud. I numeri, da soli, non dicono tutto: dietro le percentuali rassicuranti si nascondono infatti ritardi cronici, resistenze culturali e un’Italia a due velocità che i soldi europei non sono bastati a sanare.Prendiamo il 5G, annunciato nell’ormai lontano 2019 come la rivoluzione per connettere le imprese e azzerare i divari territoriali. Raccontare che il 90% della popolazione è coperto dal 5G significa, oggi, raccontare una mezza verità. Le reti davvero veloci ed efficienti, quelle 5G standalone (cioè native di nuova generazione), in Italia si contano sulle dita di una mano: finora si è proceduto quasi solo con un semplice upgrade delle vecchie infrastrutture 4G. E se è vero che i piani gestiti da Infratel per portare la rete mobile nelle aree a fallimento di mercato hanno migliorato la situazione, si è fatta una fatica immane.Nelle zone montane, stando ai dati dell’Unione delle comunità montane (Uncem) solo fra il 6% e il 10% dei Comuni ha una copertura soddisfacente e, dato allarmante, un quarto dei territori montani è in un blackout totale. E nonostante i molti decreti volti alla semplificazione nel corso degli anni e la moral suasion attraverso campagne e informative sul 5G, resta alta l’attenzione di chi teme danni per la salute e così abbiamo continuato ad assistere a battaglie di sindaci e comunità.Sulla carta, la Commissione europea elogia la maturità dei nostri sistemi di identità digitale e del Fascicolo sanitario elettronico. Ma la realtà sul campo registra una transizione che si è scontrata con un drammatico fallimento culturale e organizzativo. Il cronoprogramma del ministero della Salute imponeva scadenze tassative sull'interoperabilità delle piattaforme e la digitalizzazione dei documenti (referti, ricette, cartelle cliniche) entro 5 giorni. Ma la Fondazione Gimbe, che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario, ha messo nero su bianco che nessuna regione italiana mette davvero a disposizione del cittadino tutte le 20 tipologie di documenti previste dai decreti ministeriali.L'Emilia-Romagna è in testa con 17, mentre la Puglia arranca all'ultimo posto con 11. E solo il 44% degli italiani ha autorizzato i medici a consultare il proprio fascicolo. Nel Mezzogiorno pesano l'analfabetismo digitale, la scarsa percezione dell'utilità dello strumento e la sfiducia sulla privacy. In Campania e Abruzzo il consenso è fermo all'anno zero: un misero 2%. E il sindacato dei medici di famiglia (Snami) ha più volte denunciato il carico di lavoro insostenibile per la compilazione manuale del Patient Summary, il profilo sintetico del paziente.Dalla Relazione della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del Pnrr, approvata a maggio 2026, si evidenziano criticità sul fronte digitale e delle tecnologie. L'intervento di revisione generale del Piano ha messo in luce la necessità di rimodulare e definanziare parzialmente alcune importanti mi sure a causa di difficoltà nel pieno assorbimento delle risorse originariamente programmate.Il Piano Italia a 1 Giga ha subito un parziale definanziamento di circa 500 milioni di euro. Per tentare di recuperare questo gap e incentivare gli investimenti privati nel settore della banda ultralarga, il Governo ha dovuto introdurre una nuova misura di soccorso denominata Fondo nazionale connettività (gestita da Invitalia con un budget di 733 milioni di euro). Riguardo alla Piattaforma PagoPA e App IO la misura volta al rafforzamento dell'adozione dei servizi di queste piattaforme ha subito una contrazione parziale dei fondi.I soldi del Pnrr sono stati un ottimo "turbo-acceleratore" finanziario, ma l'Europa ci ricorda che i nodi strutturali sono ancora tutti sul tavolo. Le raccomandazioni della Commissione tracciano una to-do list chiarissima per i prossimi anni se non vogliamo restare una periferia digitale.E la questione del capitale umano? L'Italia sconta ancora un livello di competenze digitali di base nettamente inferiore alla media dei paesi che fanno parte dell'Unione europea e una carenza cronica di specialisti Ict (information and communication technologies), aggravata da un forte divario di genere. Upskilling e reskilling devono diventare sistemici, non legati a bandi temporanei. Riguardo alla Strategia per l’intelligenza artificiale e più in generale all’adozione delle tecnologie di nuova generazione sebbene l'Italia si sia dotata di una governance sull'AI (la Legge 132/2025 in linea con l'AI Act europeo) con un fondo da 1 miliardo per startup e pmi, il tasso di adozione nelle imprese resta bassissimo.Manca la capacità di integrare le tecnologie avanzate nei modelli di business. Nessuna svolta riguardo alle startup: il sistema, sostiene Bruxelles, soffre per la carenza di venture capital nelle fasi avanzate di finanziamento (late-stage financing) e per la debolezza del trasferimento tecnologico dalle università al mercato.SCOPRI LE ULTIME NOTIZIECONDÉ NAST ITALIA© EDIZIONI CONDÉ NAST S.P.A. - VIA ANTONIO BORDONI 7 - 20124 MILANO CAP.SOC. 2.700.000 EURO I.V. C.F E P.IVA REG.IMPRESE TRIB. MILANO N. 00834980153 SOCIETÀ CON SOCIO UNICO tp:writer§§ Mila Fiordalisi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/30/2026063003239507363.PDF §---§