title§§ Un sistema ibrido per avere prodotti più sostenibili link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901981603877.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "AFFARI E FINANZA" del 29 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-29T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901981603877.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901981603877.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901981603877.PDF tp:ocr§§ I farmaci Un sistema ibrido per avere prodotti più sostenibili Sintetizzare molecole può inquinare più che costruire auto. Così di fronte alle regole europee e all’esigenza di ridurre costi e impatto ambientale si studiano processi chimici nuovi Un progetto Angelini rodurre farmaci inquina più che produrre automobili. E questo pone il settore di fronte a una scelta che non può più rimandare, stretto tra due esigenze apparentemente inconciliabili: continuare a sintetizzare molecole salvavita attraverso processi chimici complessi e inquinanti, e rispettare le direttive europee sempre più stringenti sulla sostenibilità. Uno scenario in cui sarà fondamentale imparare a coniugare ecologia e produzione industriale. Perché la salute umana passa anche da quella dell’ambiente, e viceversa. È in questa direzione che vanno i risultati del progetto europeo Life-GreenApi, realizzato da Angelini Pharma in collaborazione con l’Università di Leida: dimostrare che la decarbonizzazione del comparto non solo è possibile, ma è anche economicamente sostenibile. L’iniziativa, finanziata con 2,5 milioni di euro (di cui il 60% coperto dal programma Life dell’Unione Europea), ha ridisegnato il processo produttivo di un principio attivo (Active pharmaceutical ingredient, o Api) su scala industriale nello stabilimento di Angelini di Aprilia. Approdando ad un modello ibrido che unisce la chimica tradizionale “batch” (a lotti), in cui le reazioni avvengono in modo discontinuo all’interno di un reattore, con la più efficiente chimica a flusso (flow chemistry), che attraverso un processo produttivo ininterrotto promette un controllo più preciso delle reazioni, maggiore sicurezza e un minor consumo di risorse. I risultati del progetto parlano chiaro: le emissioni di gas serra si riducono del 19%, i consumi elettrici del 23%, l’utilizzo di solventi e reagenti scende del 37%, i rifiuti calano del 60%. Un’efficienza ecologica che si traduce anche in una riduzione del 10% dei costi di produzione. «Quella farmaceutica è un’industria intensiva, soprattutto per la sintesi chimica», spiega Stefano Cucurachi, professore di sostenibilità industriale dell’Università di Leida che ha guidato la valutazione scientifica del progetto. «Ma a differenza di altri settori, qui c’è una duplice responsabilità: produrre molecole comporta impatti ambientali, ma è fondamentale per la salute pubblica. C’è un trade-off tra l’energia necessaria a sintetizzare i principi attivi e il valore sociale del farmaco, che si può migliorare studiando processi che rendano meno inquinante il comparto farmaceutico». Per misurare i benefici dell’innovazione promossa da Angelini Pharma, il team di Leida ha utilizzato un metodo noto come Life cycle assessment (Lca), che permette di monitorare l’impatto ambientale di un prodotto, o processo, lungo tutto il suo ciclo vitale, dal laboratorio al progetto pilota, fino alla produzione industriale e all’utilizzo da parte dei pazienti. «Abbiamo potuto verificare in maniera indipendente che il sistema ibrido sperimentato da Angelini riduce sia l’utilizzo di energia, e P quindi la produzione di gas serra, sia l’utilizzo di solventi e la creazione di scarti e rifiuti», conferma Cucurachi. «È un sistema che può essere utilizzato anche da altre aziende, che abbiamo potuto studiare nel dettaglio e che descriveremo presto in una pubblicazione scientifica». La domanda di farmaci “green” è in continua crescita, trainata dalla sensibilità dei privati ma anche dagli acquisti istituzionali, che vedono sempre più spesso inserire criteri ambientali nelle gare di appalto degli ospedali. Per questo motivo, il valore di progetti come Life-GreenApi è duplice: il sistema ibrido potrebbe diventare un punto di riferimento per chi, in Europa, vuole produrre principi attivi farmaceutici in modo più sostenibile, ottenendo un miglioramento anche in termini di costi e produttività. Non è un dettaglio secondario: nel comparto farmaceutico ogni modifica delle linee di produzione deve scontrarsi con un quadro normativo complesso, e richiede investimenti importanti per ottenere nuove certificazioni in tutti i mercati in cui opera l’azienda. Un ostacolo che scoraggia il cambiamento — a meno che il cambiamento non convenga anche economicamente. Life-GreenApi dimostra che si può invertire questa logica, e che farlo conviene. ---End text--- Author: Simone Valesini Heading: Highlight: FINO AL 5% DELLE EMISSIONI Il comparto farmaceutico globale genera il 4-5% delle emissioni mondiali di gas serra, con un’impronta di carbonio quasi raddoppiata negli ultimi 24 anni, che potrebbe triplicare entro il 2050 senza misure di mitigazione. Rispetto a settori come l’automotive, a parità di peso la sintesi dei principi attivi ha un’intensità ecologica enorme: le emissioni del farmaceutico superano quelle dell’industria dell’auto del 55%, e per ogni chilo di molecola prodotta si generano tra 25 e oltre 100 chili di scarti chimici e solventi. Non a caso la cosiddetta “chimica verde” è uno dei pilastri del green deal europeo. Il progetto Life-GreenApi ha registrato risultati concreti. Le emissioni di gas serra si riducono del 19%, i consumi elettrici del 23%, l’utilizzo di solventi e reagenti scende del 37%, i rifiuti calano del 60%. Un’efficienza ecologica che si traduce anche in una riduzione del 10% dei costi di produzione. Image:1 La produzione di farmaci può risultare molto inquinante Nasce un progetto per lo sviluppo sostenibile delle molecole -tit_org- Un sistema ibrido per avere prodotti più sostenibili -sec_org- tp:writer§§ Simone Valesini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901981603877.PDF §---§ title§§ Il caso Conte imbarazza pure gli alleati dem = Conte continua a non rispondere Il Pd imbarazzato resta in silenzio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983803863.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "LIBERO" del 29 Jun 2026

L'ex premier mantiene la sua strategia: attacchi ai giornali e a Palazzo Chigi, ma nessuna spiegazione Mentre i Dem si limitano a un sostegno di facciata: sanno anche loro che non conviene difenderlo

pubDate§§ 2026-06-29T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983803863.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983803863.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983803863.PDF tp:ocr§§ CAMPO LARGO E COVID Il caso Conte imbarazza pure gli alleati dem L’EMERGENZA COVID E LA SUA OPACA GESTIONE FINANZIARIA Conte continua a non rispondere Il Pd imbarazzato resta in silenzio L’ex premier mantiene la sua strategia: attacchi ai giornali e a Palazzo Chigi, ma nessuna spiegazione Mentre i Dem si limitano a un sostegno di facciata: sanno anche loro che non conviene difenderlo Giuseppe Conte prova a coprire le inquietanti ombre sull’operato del suo governo in tempo di pandemia, che stanno emergendo dai lavori della Commissione parlamentare sul Covid, sostenendo che è tutto dovuto alla lunga campagna elettorale, già iniziata, che ci porterà alle Politiche l’anno prossimo. L’ex premier prova a raffreddare il cli- Giuseppe Conte ma che si surriscalda, allontanare i sospetti, dribblare la pressante richiesta di rendersi disponibile a essere audito durante i lavori, fingendo che sia tutto un polverone alzato da Fratelli d’Italia, «con la regia di Palazzo Chigi», in vista del voto. In realtà il pressing della maggioranza (...) segue a pagina 4 segue dalla prima PIETRO SENALDI (...) pare dovuto all’urgenza di dover chiudere i lavori della Commissione entro la legislatura. Certamente, però, l’avvicinarsi delle urne condiziona l’alleato principale di M5S nel campo largo. Già, perché il Pd si sta ben guardando dall’intervenire in sostegno del leader grillino, sempre più nervoso e scomposto a causa dell’inchiesta parlamentare e dei resoconti giornalistici. I dem infatti nulla hanno fatto, al netto di una firma “d’ordinanza” in calce al comunicato con cui i Cinque Stelle, venerdì scorso, hanno attaccato i presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, rei di essersi detti disponibili a dare impulso alla Giunta dei Regolamenti per consentire all’avvocato grillino di deporre. Come tutte le azioni - e le omissioni - dei progressisti, anche questo comportamento non è casuale. Ci sono due spiegazioni a riguardo. La prima è tattica. I dem di fatto, benché all’epoca al governo con Giuseppi, sono riusciti a passare indenni dai disastri dell’esecutivo giallorosso del Covid. Non sono stati coinvolti dalle baracconate tipo i banchi a rotelle, che hanno travolto la ministra Lucia Azzolina, né da flop come l’app Immuni e le Primule, imputati alla struttura commissariale; e in fondo sono riusciti a schivare anche le accuse dei disastri del superbonus, visto che l’allora responsabile dell’Economia, Roberto Gualtieri, per far dimenticare la sua difficile esperienza, ha trovato rifugio nel ruolo di sindaco di Roma. L’egocentrismo arrivista del leader grillino, che si è messo davanti a tutti, li ha tutelati. Per di più, il ministro dalle sembianze di becchino, Roberto Speranza, pure di natali dem, a quel tempo era fuoriuscito a sinistra, direzione “Articolo 1” , e anche Matteo Renzi, il responsabile del Conte bis, ha lasciato il partito subito dopo il delitto. A rappresentare i dem, di fatto, c’erano solo l’allora segretario Nicola Zingaretti e il ministro Francesco Boccia. Il primo si è subito messo fuori gioco da solo, venendo a Milano al grido di «abbraccia un cinese», a fare l’aperitivo con il sindaco Beppe Sala, in polemica con il governatore leghista Attilio Fontana, accusato dalla sinistra di razzismo perché voleva chiudere i voli da Pechino. Il secondo passerebbe inosservato anche se fosse da solo su un palco. Fu sempre Renzi, poi, a disattivare Conte e tramare per insediare a Palazzo Chigi Mario Draghi, mentre i dem si preoccuparono solo di conservare spiragli di potere anche sotto la gestione del banchiere, rimanendo di fatto ai margini del polverone. Ed è proprio per rimanerci che Elly Schlein oggi ha interesse a fare finta che non esista una Commissione sul Covid, la cui gestione resta comunque argomento divisivo e incarna una ferita aperta nel Paese, come se il virus circolasse ancora. La seconda spiegazione è strategica, e passa anche per il faccia a faccia che Giuseppi ha avuto giorni fa con Domenico Arcuri, il fu commissario straordinario alla pandemia, già indagato ma poi prosciolto perché l e accuse non costituivano più reato. Il manager ha fatto una lunga carriera pubblica all’ombra del Pd, il partito specializzato nello scaricare i bidoni che promuove non appena questi cominciano a odorare male, e contro cui di fatto Schlein si è presentata alle primarie. Se i dem si attivassero in difesa dell’alleato Conte, otterrebbero un triplice effetto negativo. Il primo è che rischierebbero che qualcuno ricordasse loro le effettive responsabilità che ebbero sugli errori nel Covid, che al momento nessuno rinfaccia loro, anche grazie a una stampa amica che è spesso riuscita nell’impresa di disinformazione di far sembrare il centrodestra all’opposizione come la parte che sbagliava sulla pandemia. Il secondo è che correrebbero in soccorso di un alleato il cui calvario mediatico sull’argomento deve ancora iniziare e sarà irto di difficoltà, cosa di cui il Pd ha piena consapevolezza, essendo stato al governo con lui nei momenti critici e degli errori. Il terzo è che perfino Schlein sa bene che non riceverebbe alcuna gratitudine da Conte, se intervenisse in suo soccorso: il leader grillino è un politico a sangue freddo, cinico e spietato, soprattutto nelle guerre interne, come dimostra la sua storia. E allora questa rogna Giuseppi dovrà proprio smazzarsela da solo. Stavolta però sarà diverso da quando, durante la pandemia, lui ci metteva la faccia per prendere i meriti, ma scaricava ad altri decisioni e responsabilità. ---End text--- Author: PIETRO SENALDI Heading: Highlight: Le dieci domande a Conte 1 Perché, da premier che ha governato durante l’emergenza Covid, tolse i poteri di controllo contabile alla Corte dei Conti? 3 Ha mai chiesto conto al professor Guido Alpa delle abnormi provvigioni applicate dal suo studio alle operazioni legate alla pandemia? 5 Perché ha voluto accentrare nelle mani di un solo uomo, il Commissario straordinario Domenico Arcuri, un potere finanziario così grande, escludendo le verifiche preventive dello Stato, come per esempio quelle dell’Anti-corruzione? 7 9 Ricevette anche lei specifiche informative dei servizi segreti relative a speculazioni sulle forniture legate all’emergenza Covid? Nonostante i disastri contabili certificati e la rimozione da parte di Mario Draghi, Arcuri è stato mantenuto ai vertici di Treccani con compensi superiori a 250.000 euro annui: lo trova etico? 2 Perché il suo ex collega, l’avvocato Luca Di Donna, si presentava come suo enze? braccio destro per ottenere lucrose consulenze? 4 Come si spiega che gli imprenditori che rifiutavano le onerose consulenze dei legali a lei noti subissero ritorsioni commerciali o aumenti delle ispezioni? 6 Qual è il suo giudizio sulla più grande commessa mmessa diretta della storia repubblicana, 1,25 miliardi iaardi per mascherine cinesi pagate a prezzi quadruplicati adruplicati e poi rivelatesi fallate, firmata sotto la gestione sttione del commissario Arcuri? 8 10 Se da premier ricevette le informative, perché rcché non ha bloccato i pagamenti miliardari di AArcuri? rcuri? Se invece non fu informato, come ritiene pos ppossibile sibile che la Presidenza del Consiglio non sia stata attta messa a parte di dossier così importanti? Il suo ministro della Salute, Roberto Speranza, affermava che le chiusure erano imposte dagli esperti, ma i tecnici oggi lo smentiscono. Di chi è dunque la responsabilità di una decisione costata miliardi di euro di ristori e la perdita di migliaia di posti di lavoro? Image:Giuseppe Conte -tit_org- Il caso Conte imbarazza pure gli alleati dem Conte continua a non rispondere Il Pd imbarazzato resta in silenzio -sec_org- tp:writer§§ PIETRO SENALDI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983803863.PDF §---§ title§§ Gli aeratori di D'Alema, Immuni, le Primule Comiche Covid pagate con soldi pubblici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901982403869.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "LIBERO" del 29 Jun 2026

L'acquisto di ventilatori polmonari inservibili, la app servita a poco o nulla, i padiglioni firmati dall'archistar: spese pazze frutto di quell'irrefrenabile frenesia pandemica

pubDate§§ 2026-06-29T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901982403869.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901982403869.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901982403869.PDF tp:ocr§§ Gli aeratori di D’Alema, Immuni, le Primule Comiche Covid pagate con soldi pubblici L’acquisto di ventilatori polmonari inservibili, la app servita a poco o nulla, i padiglioni firmati dall’archistar: spese pazze frutto di quell’irrefrenabile frenesia pandemica I TANTI RIVOLI DI SPRECO ¦ Nel grande circo della gestione economica della pandemia ci son numeri che farebbero impallidire gli acrobati più spericolati. Spese pazze frutto di una frenesia irresistibile a bruciare soldi pubblici di cui nessuno avrebbe dovuto rispondere, grazie allo scudo erariale varato da Giuseppe Conte e dal suo governo Pd-M5s. Prendete, ad esempio, le famose primule. Le ricordate? L’idea era semplice: trasformare i centri vaccinali nel simbolo della ripartenza del Paese. I padiglioni voluti dall’allora commissario Domenico Arcuri e firmati dall’archistar Stefano Boeri sembravano usciti dal Salone del Mobile di Milano: legno, tessuti tecnologici e pannelli solari a forma di fiore. Il conto, però, profumava non proprio di primavera. Circa 400.000 euro per ogni struttura di poco più di 300 metri quadrati, cioè oltre 1.300 euro al metro quadro, lo stesso prezzo di un trilocale in un grande capoluogo di provincia. Con un piano compreso tra 300 e 1.200 padiglioni, la spesa avrebbe raggiunto quasi mezzo miliardo di euro, seppur sostenuta (si disse) da contributi e donazioni private. Nel frattempo c’erano palazzetti, fiere e caserme già pronti all’uso e praticamente a costo zero. Le primule sono sfiorite prima ancora di sbocciare. Per fortuna. Anche la storia delle siringhe merita un posto nella collezione delle spese più assurde. Per recuperare la famosa sesta dose dei vaccini Pfizer si scelse di acquistare dispositivi a basso volume morto, più sofisticate e soprattutto più care. Tradotto in contabilità: circa 1,7 milioni di euro di spesa aggiuntiva rispetto ai modelli tradizionali. La scelta venne motivata con l’esigenza di non sprecare nemmeno una goccia di vaccino. Poi, però, test tecnici e indicazioni dell’Aifa alimentarono il dibattito sull’effettiva necessità di quei dispositivi, aprendo una domanda rimasta sospesa: servivano davvero siringhe di Formula 1 per fare quello che, secondo molti, potevano fare anche modelli decisamente meno costosi? Secondo tanti esperti, no. E che dire dell’app Immuni, che doveva avvisare della presenza in giro di un positivo al Covid? Era partita con le migliori intenzioni e con un regalo non da poco: il codice sorgente ceduto gratuitamente dalla società che l’aveva creata allo Stato. Da quel momento, però, il tassametro ha iniziato a correre all’impazzata. La manutenzione dei server affidata a Sogei prevedeva un importo di oltre 1 milione di euro. A questi si sono aggiunti via via 4 milioni di euro per il numero verde di assistenza, 29.403 euro di promozione e altri 40.720 euro per sponsorizzare la pagina Facebook ufficiale dell’app. Il bilancio finale racconta 22 milioni di download, 196.115 notifiche per appena 92.051 positivi individuati e meno di 19.000 “like” sulla pagina social. E poi entra in scena lui: Massimo D’Alema. Senza avere alcun incarico ufficiale, l’ex premier si era attivato, nei primi mesi dell’emergenza, per favorire un canale diplomatico (parallelo) con la Cina. Una mossa che, per gli esiti che ha innescato, ha avuto lo stesso effetto di un elefante in una cristalleria: la storica passione per Pechino di Baffino, invece di portare il colpo di genio, ha finito per trascinarsi dietro una delle operazioni più discusse dell’intera stagione pandemica. Da quei contatti è nato, infatti, l’acquisto di 140 ventilatori Aeonmed VG70 per 2,66 milioni di euro con 1,9 milioni destinati alla società Silk Road Global Information Ltd, sigla legata alla Via della Seta cinese. Ventilatori inservibili nelle nostre strutture ospedaliere, si scoprirà poi, perché privi della marcatura CE e ritenuti non conformi ai requisiti richiesti e, pare, addirittura con il libretto di istruzioni nella sola lingua madre. Peraltro, pure la tempistica dell’ex segretario Pds è infelice: quando sbarcano in Italia , la prima ondata è ormai passata e quei macchinari servono molto meno di quanto previsto. C’è da aggiungere che D’Alema ha sempre respinto qualsiasi ipotesi di interesse personale e bisogna credergli. Però, come si dice: la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. ---End text--- Author: SIMONE DI MEO Heading: I TANTI RIVOLI DI SPRECO Highlight: Image:Uno dei padiglioni a forma di primula -tit_org- Gli aeratori di D’Alema, Immuni, le Primule Comiche Covid pagate con soldi pubblici -sec_org- tp:writer§§ Simone Di Meo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901982403869.PDF §---§ title§§ Temperaturerecord in Europa l'Oms: 1300 morti per il caldo = Caldo, l'allarme dell'Oms "E un killer silenzioso 1300 morti in sette giorni" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901978603843.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "REPUBBLICA" del 29 Jun 2026

di DUSI, LONGHIN, RICCIARDI e ROMANO ©) 2/le pagine 2,34

pubDate§§ 2026-06-29T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901978603843.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901978603843.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901978603843.PDF tp:ocr§§ Temperature record in Europa l’Oms: 1300 morti per il caldo di DUSI, LONGHIN, RICCIARDI e ROMANO A alle pagine 2, 3 e 4 Caldo, l’allarme dell’Oms “È un killer silenzioso 1300 morti in sette giorni” Il direttore Ghebreyesus: “L’Europa s’infuoca a ritmo doppio rispetto al resto del pianeta, 150 milioni di persone in condizioni estreme”. Ma il bilancio finale resta un’incognita L’epidemiologo: “Solo in Italia potrebbero essere centinaia” l caldo è un killer silenzioso». La definizione arriva dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità. Malori improvvisi e malattie croniche che precipitano con l’afa, infatti, mostrano raramente l’impronta digitale dell’assassino. Né sulle cartelle cliniche sono citate le temperature del giorno. Ecco allora che i primi bilanci dell’ondata di caldo record che sta colpendo l’Europa dal 18 giugno assumono confini variabili. «Dal 21 giugno sono stati registrati più di 1.300 decessi supplementari legati alle alte temperature in Europa» ha scritto ieri l’Oms tramite un post su X del suo direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Poco prima il ministero della Salute francese aveva calcolato «circa mille decessi supplementari dal 24 giugno». Il silenzio delle lunghe giornate di afa ha portato «a un aumento del 40% dei decessi in casa, soprattutto di persone con più di 65 anni». Questo dettaglio offerto da Parigi fa intuire che il calcolo sarà aggiornato all’insù nei prossimi giorni. Non è detto che si raggiunga la cifra più estrema — 12mila morti in tre giorni, tra 24 e 26 giugno — calcolata dal settimanale Economist usando un algoritmo della London School of Hygiene & Tropical Medicine. «Ma anche se non arriveremo mai alla cifra esatta, una stima attorno alle diverse migliaia di vittime in Europa è molto verosimile» spiega Carlo I La Vecchia, epidemiologo dell’università di Milano. Il calcolo dei morti per il caldo nasce da un’elaborazione statistica. Per questo contiene una sua arbitrarietà. «Analizzare le cartelle cliniche delle vittime durante le ondate di caldo richiede anni di lavoro. La causa del decesso che viene riportata infatti è spesso crisi cardiorespiratoria o renale. Per arrivare a una stima si procede allora confrontando il numero complessivo dei decessi di ciascuna giornata. Se siamo all’interno di un’ondata di calore e le vittime hanno superato la media del periodo, l’eccesso viene attribuito alle temperature elevate» spiega La Vecchia. La Spagna, che usa un sistema di monitoraggio di questo tipo chiamato MoMo, affidato all’Instituto de Salud Carlos III, ha attribuito alle temperature torride dell’ultima settimana 533 decessi. Il gruppo di La Vecchia, a giugno dell’anno scorso, aveva calcolato il bilancio di un’ondata di calore che a Milano aveva fatto crescere i decessi del 5%, causando fra i 50 e i 60 morti. «L’ondata di oggi è molto più lunga e intensa rispetto agli anni passati e ha colpito paesi meno abituati ad affrontare le alte temperature» prosegue l’epidemiologo. La Francia la settimana scorsa ha subito la saturazione degli ospedali. Mercoledì i servizi di emergenza hanno registrato il quadruplo delle crisi cardiache. A Londra il servizio delle ambulanze ha ricevuto il 50% in più di chiamate. «In Europa del nord l’aria condizionata è quasi inesistente e le case sono costruite per resistere al freddo, non al caldo» spiega La Vecchia. «È verosimile che lì l’eccesso di mortalità arrivi al 10%, o probabilmente di più. Visto che in Europa si contano ogni giorno 10mila morti, il clima torrido ha probabilmente provocato tra mille e duemila vittime al giorno. In Italia, dove la pressione sugli ospedali è stata inferiore, potrebbero essercene diverse centinaia, concentrate nella Pianura Padana e nelle città del centro-nord». L’estate più letale risale al 2024 (l’anno più caldo mai registrato). È costata all’Europa 62.775 morti, 19mila dei quali in Italia. Lo ha calcolato uno studio ben dettagliato pubblicato da Nature Medicine a settembre del 2025, quando ormai la notizia aveva perso di attualità. Anche oggi l’indeterminatezza dei dati non aiuta a percepire i l peso del cambiamento climatico sulla nostra salute. Ma Ghebreyesus incalza: «L’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto al resto del pianeta. Circa 150 milioni di persone hanno vissuto in condizioni di caldo estremo. Case, luoghi di lavoro e scuole non sono costruite per queste temperature». — E.D. ---End text--- Author: e.d Heading: Highlight: Probabile che il calcolo venga aggiornato all’insù “Ondata molto più lunga e intensa di quelle passate” il punto Dalla Sardegna alla Romagna la canicola uccide ancora Ieri in Italia le temperature hanno raggiunto i 40 gradi e il caldo ha provocato diverse vittime. In Sardegna, nel golfo di Orosei, un uomo di 75 anni ha avuto un malore sotto l’ombrellone. Poco distante, nella riviera di Sorso, una donna di 48 anni ha avuto un infarto ed è stata salvata prima dai bagnanti, che le hanno praticato il massaggio cardiaco, poi dai medici del 118. Sempre sotto l’ombrellone ha perso la vita un turista di Bolzano di 68 anni che si trovava in vacanza a Rimini. Un anziano di 88 anni è stato trovato morto nelle acque del lago artificiale di Castreccioni a Cingoli (Macerata). A Bari un 75enne ha avuto un collasso ed è morto mentre faceva jogging di prima mattina lungo il perimetro dell’aeroporto Image:T Turisti in fila davanti al Colosseo nonostante il caldo torrido L’immagine -tit_org- Temperaturerecord in Europa l'Oms: 1300 morti per il caldo Caldo, l'allarme dell'Oms “E un killer silenzioso 1300 morti in sette giorni” -sec_org- tp:writer§§ e.d guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901978603843.PDF §---§ title§§ La casa di cura accreditata risponde di danno erariale = La casa di cura accreditata risponde di danno erariale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983403859.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 29 Jun 2026

Rosa Sciatta —a pag. 26

pubDate§§ 2026-06-29T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983403859.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983403859.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983403859.PDF tp:ocr§§ giustizia La casa di cura accreditata risponde di danno erariale Rosa Sciatta —a pag. 26 La casa di cura accreditata risponde di danno erariale Sezioni unite Sanzionata la cessione a una società terza di crediti per prestazioni extra budget La struttura eroga un servizio pubblico sotto direzione e controllo della Pa La casa di cura convenzionata con il Sistema sanitario nazionale ha un rapporto di servizio con la Pa in relazione alle prestazioni sanitarie erogate e risponde davanti alla Corte dei conti per quelle rese oltre il «tetto massimo di spesa» (o extra budget), anche quando il credito derivante da queste viene saldato dal Ssn dopo la cessione a una società terza. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Cassazione che, con l’ordinanza 16810 del 28 maggio 2026, hanno respinto il ricorso proposto da una casa di cura che contestava la giurisdizione della Corte dei conti sulla propria condotta. Il caso La vicenda trae origine dall’erogazione, da parte della clinica, di prestazioni sanitarie eccedenti il tetto massimo di spesa concordato con l’Azienda sanitaria provinciale (Asp) per gli anni 2002 e 2007. L’azienda sanitaria non aveva pagato i pretesi crediti, disconoscendoli in quanto relativi a prestazioni non autorizzate e fuori budget; la casa di cura li aveva quindi ceduti a una società terza, garantendo contrattualmente che le somme erano «certe, liquide ed esigibili» e che nessuna eccezione poteva essere opposta dal debitore ceduto. La cessionaria aveva agito contro l’Asp, ottenendo il pagamento di oltre 1,1 milioni di euro. La Corte dei conti aveva affermato la responsabilità della casa di cura per il danno erariale prodotto, ritenendo esistente il rapporto di servizio. La condanna era stata confermata in appello: secondo i giudici contabili la casa di cura aveva ottenuto il pagamento delle prestazioni extra budget al di fuori delle ordinarie procedure, senza consentire all’amministrazione di verificare il debito, e usando in modo doloso lo strumento della cessione del credito, con dichiarazioni false. La casa di cura ha quindi presentato ricorso per cassazione, sostenendo che la Corte dei conti non avesse la giurisdizione per responsabilità erariale per tre ragioni: - il rapporto tra struttura privata e pubblica amministrazione avrebbe rilevanza pubblicistica solo nella fase genetica dell’accreditamento, mentre la fase esecutiva resterebbe di natura contrattuale e privatistica; - mancherebbe un vero e proprio rapporto di servizio, non essendo trasferiti alla clinica poteri autoritativi, né la gestione di denaro pubblico; - la struttura sanitaria accreditata non avrebbe l’obbligo di rispettare i tetti di spesa: questo graverebbe solo sull’Asp, che dovrebbe verificare la legittimità dei crediti prima di pagarli. La decisione Le Sezioni Unite, richiamando la propria giurisprudenza (da ultimo, Sezioni Unite 19452/2024), hanno confermato che il rapporto di servizio sussiste quando un soggetto privato sia inserito nell’apparato organizzativo della Pa per svolgere un’attività di interesse pubblico, indipendentemente dal titolo giuridico che regola il rapporto. Nel settore sanitario, l’accreditamento in base agli articoli 8bis e 8-quinquies del decreto legislativo 502/1992 realizza proprio questo inserimento: la struttura privata eroga un servizio pubblico, la tutela della salute, sotto la direzione e il controllo dell’amministrazione, remunerata con risorse pubbliche. L’accordo di budget non è un ordinario contratto commerciale, ma la modalità attuativa del rapporto concessorio; la sua violazione è perciò una violazione di doveri inerenti al rapporto di servizio. Irrilevante è la distinzione tra fase genetica e fase esecutiva del rapporto: è proprio nell’esecuzione che si concretizza il perseguimento delle finalità del sistema sanitario. Irrilevante è anche l’assenza di poteri pubblicistici alla struttura privata: è sufficiente l’inserimento continuativo e sistematico nell’organizzazione dell’ente. Né vale a escludere il danno erariale il fatto che le prestazioni pagate siano state comunque ero gate, perché la casa di cura avrebbe potuto seguire le vie amministrative previste dalla legge o adire il giudice ordinario per far valere l’eventuale inadempimento dell’Asp. La scelta di cedere il credito con dichiarazioni false sulla sua esigibilità integra invece una condotta dolosa autonomamente rilevante ai fini della responsabilità erariale. Sono principi applicabili anche al meccanismo della cessione del credito, spesso utilizzato dalle strutture private come strumento per recuperare somme extrabudget aggirando il confronto con l’amministrazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rosa Sciatta Heading: Highlight: Image: -tit_org- La casa di cura accreditata risponde di danno erariale La casa di cura accreditata risponde di danno erariale -sec_org- tp:writer§§ Rosa Sciatta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/29/2026062901983403859.PDF §---§