title§§ Medici di famiglia e Case di comunità, c'è l'accordo
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 24 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-24T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici di famiglia e Case di comunità, c’è l’accordo Raggiunto l'accordo di base che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Dopo settimane di polemiche e un decreto bloccato, i sindacati di categoria hanno definito ieri un'intesa preliminare con la Sisac, la Struttura sanitari convenzionati. La firma definitiva è attesa per oggi. Un passo decisivo in vista del 30 giugno, la scadenza prevista dal Pnrr. Positivo il giudizio del ministro della Salute, Orazio Schillaci, anche se due sigle, Smi e Snami, hanno deciso di bocciare l'intesa. «Siamo ottimisti, c’è un accordo di base», ha annunciato Schillaci all’assemblea di Farmindustria. «Vogliamo fortemente che i medici di medicina generale siano all'interno delle nuove strutture territoriali, perché sono quelli che meglio conoscono i pazienti. Questo ci farà vedere una sanità più moderna e più di prossimità e vicina ai cittadini e spero che ciò porti anche a decongestionare i pronto soccorso», ha aggiunto. A stretto giro, le Regioni hanno confermato che la firma è attesa per questa mattina, assieme all’intenzione ad avviare quanto prima il confronto sul triennio contrattuale 2025-2027, con l’impegno delle Regioni a emanare l’atto di indirizzo per tutta la medicina generale entro il 30 settembre 2026. L'intesa prevede l'obbligo per i medici di base di svolgere nelle Case della Comunità fino a un massimo di sei ore settimanali, per 48 settimane annue. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Il ministro Schillaci -tit_org- Medici di famiglia e Case di comunità, c’è l’accordo -sec_org-
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§---§
title§§ Abate eletto alla guida di Confcoop Sanità
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Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 24 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-24T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Abate eletto alla guida di Confcoop Sanità Mauro Abate è il nuovo presidente di Confcooperative Sanità: è stato eletto ieri a Roma dall’assemblea della federazione che conta 372 cooperative aderenti, una base di oltre 392.000 soci di cui 6.750 sono medici (3.600 MMG e PLS) e oltre 10.000 sono farmacisti. Gli occupati a vario titolo sono quasi 22.000 per un fatturato di 6 miliardi. Abate, pugliese, 63 anni, una laurea in Sociologia all’Università di Roma “Sapienza”, è un cooperatore di lunga esperienza, Il suo percorso professionale si è sviluppato nel campo della cooperazione sanitaria e sociale, con particolare attenzione ai servizi sociosanitari, alla salute mentale, alla riabilitazione, all’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate e alla costruzione di modelli organizzativi capaci di integrare cura, lavoro e comunità. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Abate eletto alla guida di Confcoop Sanità -sec_org-
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title§§ Il caldo estremo è emergenza sanitaria Parchi e musei diventano rifugi climatici
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Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 24 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-24T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Il caldo estremo è emergenza sanitaria Parchi e musei diventano rifugi climatici I l caldo estremo che da giorni tiene sotto scacco l’Europa è una vera e propria emergenza sanitaria. Se la Francia si conferma l’epicentro del ciclone africano, con la conta dei morti, le scuole chiuse e i treni soppressi, dall’Inghilterra alla Spagna la situazione è preoccupante. L’ondata di calore non mollerà la presa ancora per giorni, almeno sino alla fine del mese. In Italia il bollettino quotidiano del ministero della Salute continua ad allungarsi: se ieri le città roventi da bollino rosso erano 15 oggi saranno 16 e domani 17 su un totale di 27 città monitorate. A preoccupare non sono tanto le temperature elevatissime quanto la durata dell’emergenza che amplifica gli effetti negativi sulla salute. In particolare sulle categorie a rischio come bambini piccoli, anziani e persone affette da malattie croniche. «La nostra regione sta vivendo il riscaldamento più rapido al mondo» ha detto ieri il direttore regionale dell’Oms per l’Europa Hans Kluge sottolineando i rischi sulle vite umane e le pressioni sui sistemi sanitari. «Lo stress da calore può aggravare patologie preesistenti, aumentare il rischio di incidenti e di trasmissione di alcune malattie infettive». Negli ultimi vent’anni, in base ai dati dell’Oms, in Europa la mortalità correlata al caldo è aumentata del 30% e il caldo ha causato oltre 200mila decessi in quattro anni. Da Londra un appello per il rilancio degli impegni contro il surriscaldamento globale è arrivato dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres in apertura della London Climate Action week. Guterres ha sottolineato la necessità di agire con la massima urgenza sostenendo che «la crisi del clima e quella dell’energia non sono separate ma condividono la stessa origine distruttiva: i combustibili fossili». A soffrire di più sono le città dove cemento e asfalto, insieme al traffico, amplificano la sensazione di soffocamento. Servono interventi strutturali come la depavimentazione e l’aumento delle aree alberate per avere effetti a lungo termine ma anche iniziative di contrasto alla povertà energetica che amplifica le diseguaglianze tra chi può permettersi di andare in vacanza o di restare in città con l’aria condizionata a mille e chi invece non può permettersi né l’una né l’altra soluzione. Il cambiamento climatico non è democratico: le fasce più fragili sono le più penalizzate per questo i Comuni dovrebbero inserire le oasi climatiche nei quartieri più cementificati di altri, abitati da persone straniere, anziane o con bambini piccoli. «Il tema è adattare il nostro sistema di vita il nostro territorio per renderlo capace di fronteggiare queste emergenze, un lavoro che richiederà anni, non mesi» sottolinea il sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Tra le misure più efficaci introdotte negli ultimi anni, in chiave ambientale ma soprattutto sociale, c’è la creazione dei rifugi climatici nelle città. Spazi gratuiti e accessibili a tutti dove trovare qualche ora di sollievo e un po’ di compagnia. Il Comune di Bologna che è stato uno dei primi a proporli quest’anno ha ampliato l’offerta individuando 24 rifugi, distribuiti su tutto il territorio comunale. Sono prevalentemente parchi e zone verdi ombreggiate, ma anche biblioteche comunali, musei e case di quartiere. Una mappa interattiva (anche per ipovedenti) consente di individuarli e fornisce indicazioni anche sulle fontanelle pubbliche. «Bologna prosegue il percorso avviato negli ultimi anni per costruire una città più resiliente, inclusiva, capace di affrontare gli impatti del cambiamento climatico» ha sottolineato l’assessore alla Missione clima Anna Lisa Boni. A Milano sono ben 116 i luoghi indicati dal Comune come “spazi freschi”. «Un presidio territoriale - spiega l’assessore al Welfare Lamberto Bertolé - a disposizione di chi trascorre i mesi più caldi in città, vale a dire soprattutto gli anziani». Proprio ieri l’amministrazione milanese ha presentato il piano di interventi per l’estate. A Venezia il piano “Ocio al caldo” prevede tra le altre
cose visite guidate gratuite per i residenti over 75 nei musei civici, a Treviso due pomeriggi a settimana appuntamento nei locali dell’oratorio di San Lazzaro per attività ricreative contro l’isolamento sociale rivolte agli anziani. È partita ieri da Napoli e toccherà diverse città lungo la penisola la nuova campagna di Legambiente, in collaborazione con Rse (Ricerca sul sistema energetico) e Croce Rossa italiana “Che caldo che fa! Contro la pooling poverty; città più fresche, città più giuste”. L’associazione ambientalista ha organizzato un flash mob nel cuore di Napoli, nel quartiere popolare di San Pietro a Patierno, tra misurazioni della pressione e bacinelle di acqua fredda per rinfrescarsi. «Non bastano le misure emergenziali. A più di due anni dall’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è tempo che il governo stanzi risorse affinché i comuni possano adottare azioni concrete» sottolinea Mariateresa Imparato responsabile Giustizia climatica di Legambiente. ---End text--- Author: CINZIA ARENA Heading: Highlight: L’allarme dell’Oms: «In Europa 200mila morti in quattro anni» Il segretario dell’Onu Guterres: serve più impegno sulla decarbonizzazione Da Bologna a Milano al Veneto si moltiplicano le iniziative dei Comuni per offrire luoghi freschi Riparte la campagna di Legambiente contro la povertà energetica Image: -tit_org- Il caldo estremo è emergenza sanitaria Parchi e musei diventano rifugi climatici -sec_org-
tp:writer§§ CINZIA ARENA
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title§§ Medici di base nelle case di comunità Firmato l'accordo con le Regioni
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Estratto da pag. 17 di "CORRIERE DELLA SERA" del 24 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-24T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici di base nelle case di comunità Firmato l’accordo con le Regioni Dopo l’annuncio di Schillaci I n tarda serata è arrivata la firma e ora l'accordo per i medici di medicina generale nelle case di comunità è realtà. Mancano solo i passaggi alla Corte dei conti e in Conferenza Stato-Regioni. Lo aveva preannunciato ieri mattina il ministro della Salute, Orazio Schillaci, durante l'assemblea annuale di Farmindustria («Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione»), di cui Marcello Cattani è stato rieletto alla presidenza per il biennio 2026-28. «Sono i medici di base quelli che conoscono meglio i pazienti e che li possono gestire meglio — ha detto Schillaci —. Vogliamo una sanità moderna e vicina ai cittadini. Spero che questo porti anche a decongestionare i pronto soccorso». «È stato confermato — scrivono in una nota le Regioni dopo l'incontro con i sindacati — l'obbligo di svolgere fino a 6 ore per 48 settimane annue, per garantirne la funzionalità». Un passo importante che sblocca la situazione di stallo per 1.038 case di comunità sul tutto il territorio italiano, in vista della scadenza di martedì, fissata come termine per l'attuazione degli obiettivi del Pnrr. Clarida Salvatori ---End text--- Author: Clarida Salvatori Heading: Dopo l’annuncio di Schillaci Highlight: Image:Il ruolo Orazio Schillaci, 60 anni, ministro della Salute dal 2022 -tit_org- Medici di base nelle case di comunità Firmato l’accordo con le Regioni -sec_org-
tp:writer§§ Clarida Salvatori
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§---§
title§§ Farmaci, spesa fuori controllo = Farmaci , spesa fuori controllo Schillaci media con le aziende
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Estratto da pag. 10 di "MANIFESTO" del 24 Jun 2026
Big Pharma ha incassato quasi 25 miliardi dallo Stato: 1,5 in più dell'anno precedente
pubDate§§ 2026-06-24T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ SCHILLACI IN PANNE Farmaci, spesa fuori controllo Farmaci, spesa fuori controllo Schillaci media con le aziende Big Pharma ha incassato quasi 25 miliardi dallo Stato: 1,5 in più dell’anno precedente II Quando scandisce «la spesa farmaceutica non è fuori controllo!» l’applauso al presidente di Farmindustria Cattani è forte. Big Pharma ha incassato quasi 25 miliardi dallo Stato: 1,5 in più dell’anno precedente. Sul tavolo la riforma del prontuario e la partita dei rimborsi. CAPOCCI A PAGINA 10 II Quando scandisce dal palco «La spesa farmaceutica non è fuori controllo!» l’applauso che accoglie il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, appena rieletto, è forte e sincero. Più di quello che ha salutato l’inno nazionale, patriotticamente cantato in piedi, come ai mondiali, dagli industriali del farmaco all’apertura ieri della loro assemblea annuale. Il prezzo dei farmaci è stato al centro dell’incontro, dopo l’allarme sulla spesa farmaceutica pubblica che continua a sfondare i preventivi. Nei giorni scorsi l’Agenzia del farmaco (Aifa) ha pubblicato i dati 2025: Big Pharma ha incassato quasi 25 miliardi dallo Stato italiano per le medicine, 1,5 in più dell’anno precedente. Ottima notizia per l’industria, meno per le finanze pubbliche. La spesa ha superato di oltre 4 miliardi il tetto fissato all’inizio dell’anno, anche se metà dello sforamento sarà a carico delle aziende in base al meccanismo del «payback». In sostanza, le società farmaceutiche si sono mangiate buona parte degli investimenti pubblici in sanità, costringendo le regioni a tagliare altri servizi. IL PROBLEMA riguarda soprattutto i farmaci comprati direttamente da ospedali e Asl attraverso le gare d’appalto e origina dai prezzi sempre più elevati richiesti dalle aziende. Per frenare gli squilibri l’ultima legge di bilancio aveva avviato una revisione del prontuario, il listino dei prezzi negoziati da Aifa per le medicine a carico del Servizio sanitario: d’ora in poi i produttori riceveranno un importo pari al prezzo più basso tra le molecole con la stessa indicazione terapeutica e pari efficacia, anche se la composizione chimica è diversa. Per alcune patologie sono infatti disponibili (e rimborsati dallo Stato) molti farmaci con effetti simili. Ad esempio: gli italiani possono scegliere tra sette statine contro il colesterolo e otto ACE-inibitori contro l’ipertensione. Setacciando i doppioni, si potrebbe abbassare la spesa di almeno un miliardo. Stima prudente: secondo il farmacologo Silvio Garattini con il giusto rigore se ne possono risparmiare addirittura 5 senza penalizzare i pazienti. Farmindustria però fa muro e, nonostante gli ottimi risultati su export e profitti, dipinge un settore vessato e sotto pressione. Da un lato il protezionismo del governo Trump, dall’altro la concorrenza di India e Cina sul piano dei costi e, adesso, anche dell’innovazione. Nel 2026 l’industria farmaceutica italiana si difende ancora bene, ma quanto durerà? Di qui la richiesta di un aiuto al governo dal palco di Roma: «chiediamo il superamento del payback», cioè del meccanismo che obbliga le aziende a partecipare al ripiano della spesa. E giù applausi. Cattani però manda un grazie al governo per la sospensione della direttiva europea sull’inquinamento delle acque reflue, che avrebbe impedito agli stabilimenti di scaricare Pfas e altre sostanze nocive nell’ambiente. IL PRESIDENTE di Farmindustria ritiene «fisiologico» il costo crescente dei farmaci. Le sue stesse slide lo smentiscono: dopo un decennio in cui la spesa farmaceutica diretta pubblica è salita del 7% all’anno, nel 2025 l’aumento è stato del 5,2%, comunque il triplo dell’inflazione. I farmacologi spiegano da anni che gli investimenti in ricerca e sviluppo non giustificano i ricavi delle aziende. «I calcoli non tengono conto che le aziende devono remunerare gli azionisti» obietta candido Cattani. «Il prezzo dei farmaci lo fa il mercato». Il problema è proprio questo. Gli industriali minacciano di alzare i prezzi in farmacia per recuperare i profitti. Sarà decisivo il ruolo dei medici di base: se
prescriveranno ai pazienti il prodotto più appropriato i malati non ne risentiranno. Ma il rischio che nell’opinione pubblica la revisione del prontuario si trasformi in un boomerang esiste. Il ministro della salute Schillaci, ospite dell’Assemblea, prova a fare da paciere tra industria e Aifa: «Non voglio che i cittadini paghino di più per avere i farmaci - spiega - voglio che abbiano tutti quelli di cui necessitano». Non è uno stop, perché la revisione è prevista per legge. Ma si farà il minimo indispensabile. CON L’AVVICINARSI della campagna elettorale e della legge di bilancio il governo non intende farsi nuovi nemici. Anche con i medici di base la tregua sembra vicina: salvo sorprese, oggi sindacati e regioni firmeranno un’intesa che obbliga i dottori a lavorare un massimo di sei ore settimanali nelle Case di Comunità: un accordo al ribasso ma la scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno è rispettata. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Arriva la firma: per i medici di base sei ore settimanali nelle Case di comunità Image:Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani foto Fabio Frustaci/Ansa -tit_org- Farmaci, spesa fuori controllo Farmaci , spesa fuori controllo Schillaci media con le aziende -sec_org-
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title§§ Farmaci, la ricetta dell'Italia
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Estratto da pag. 15 di "MF" del 24 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-24T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ Farmaci, la ricetta dell’Italia Cattani (Farmindustria): bisogna ridurre i tempi di accesso alle nuove cure e mettere un limite al payback IN 10 ANNI L’EXPORT TRICOLORE DEL SETTORE È SALITO DEL 248%. GLI USA PRIMO MERCATO Italia è il sesto esportatore di farmaci al mondo. Il settore farmaceutico è la prima voce dell’export verso gli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni l’export farmaceutico italiano è cresciuto del 248%, più della media Ue, ferma al 148%. Numeri molto positivi, ma non mancano elementi critici che rischiano di frenare la competitività del settore. Per questo il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, riconfermato al vertice per il terzo mandato, ieri, in occasione dell’Assemblea annuale, ha indicato le quattro priorità su cui agire per evitarlo: payback, politica Usa sui prezzi, revisione del prontuario e tempi di accesso ai farmaci. Intanto il governo sta lavorando all’approvazione del nuovo Testo Unico della legislazione farmaceutica, ha annunciato la premier Giorgia Meloni nel messaggio inviato durante l’Assemblea in cui ha definito il comparL’ to «strategico non solo per la tutela della salute dei cittadini, ma anche per la crescita economica, la competitività e la sicurezza del Paese». Mentre il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, rassicurando i partecipanti sul fatto che il rapporto con gli Stati Uniti resterà centrale, ha ricordato che, con 74 miliardi di produzione nel 2025 e oltre 300 mila occupati, l’export del settore ha raggiunto lo scorso anno un valore di oltre 70 miliardi, in crescita di quasi il 30%, e nel primo trimestre 2026 c’è stato un ulteriore aumento del 5%. Ma «c’è un problema di competitività europea da recuperare, di sovranità tecnologica, di sicurezza delle catene di valore», non ha nascosto il ministro. Il rischio è che a guidare l’innovazione, anche nel farmaceutico, siano oggi Usa e Cina. La politica della Most Favored Nation (MFN) promossa a maggio 2025 dall’amministrazione statunitense, che punta a riequilibrare il finanziamento dell'innovazione a livello globale richiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi a quelli Usa, è «una scelta che sta modificando gli equilibri globali dell'innovazione, inasprendo la competizione tra Stati Uniti, Cina ed Ue. Già nei 10 mesi successivi all'annuncio della MFN, si registra una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo», ha spiegato Cattani. In risposta alla sfida bisogna rivedere il payback farmaceutico (il sistema con cui le aziende farmaceutiche rimborsano al Ssn parte delle spese sostenute), pari nel 2025 a 2,4 miliardi. Secondo Cattani, «va messo un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci». Riferendosi alla crescita della spesa farmaceutica Cattani ha poi aggiungo che «è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche, è falso che sia fuori controllo». Bisogna infine ridurre i tempi per l'accesso ai nuovi farmaci: oggi servono 400 giorni per far sì che, dopo l'approvazione Ue, un farmaco venga autorizzato in Italia. Troppi. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: ANNA MESSIA Heading: IN 10 ANNI L’EXPORT TRICOLORE DEL SETTORE È SALITO DEL 248%. GLI USA PRIMO MERCATO Highlight: Image:Marcello Cattani Farmindustria -tit_org- Farmaci, la ricetta dell’Italia -sec_org-
tp:writer§§ Anna Messia
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title§§ "La spesa va controllata" Schillaci, Farmindustria e i numeri della discordia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/24/2026062401786906031.PDF
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Estratto da pag. 27 di "REPUBBLICA" del 24 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-24T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ “La spesa va controllata” Schillaci, Farmindustria e i numeri della discordia di MASSIMO FERRARO ROMA a spesa farmaceutica non è fuori controllo». Lo dice Marcello Cattani, fresco di riconferma alla presidenza di Farmindustria prima del suo intervento all’assemblea annuale. Lo ripete dal palco e poco dopo lo stesso concetto viene ribadito dal sottosegretario Marcello Gemmato. «È un dibattito surreale - aggiunge - non c’è questa proiezione di spesa senza controllo». Sui numeri si gioca un pezzo del braccio di ferro con il ministro Orazio Schillaci, che ieri era ospite all’incontro e che sul contenimento dei costi è stato chiaro: «Nel prossimo futuro si ipotizzano circa 75 nuovi farmaci approvati ogni anno. Sempre più specifici, sempre più efficaci e sempre più costosi. Nessun bilancio pubblico al mondo può tenere questo ritmo. Bisogna ridisegnare il sistema». All’auditorium di via della Conciliazione si mostrano i numeri del settore: l’export è cresciuto del 248% in dieci anni e ha un fatturato nazionale complessivo di 75 miliardi. Ma la politica si concentra anche su altri numeri. Nel 2025, tra spesa farmaceutica diretta e convenzionata, il conto è stato di 25 miliardi di euro, nel 2019 era di 18,7 miliardi. Per Gemmato la curva dell’aumento è «in flessione» ed è il segnale di un rallentamento. Il confronto va fatto sul quinquennio 2019-2024, «quando la crescita è stata del 7,2%, mentre nel 2025 è del 5,2%, una frenata del 20 per cento rispetto alla media del quinquennio precedente». I numeri dicono però anche che dal 2022 i costi sono aumentati del 22%, a un ritmo quasi triplo rispetto al periodo precedente. L’invecchiamento delL la popolazione, che non è una contingenza, e la spinta sulla ricerca, considerato che il Fondo farmaci innovativi dello scorso anno non è stato esaurito, non bastano a spiegare l’impennata. Non è un caso se il ministro della Salute da inizio anno ha inviato più di una lettera, sia ad Aifa sia allo stesso Gemmato, allarmato dalle tabelle. Segnalando “criticità significative” e parlando di “credibilità compromessa”, e chiedendo all’agenzia di prevedere una serie di interventi per risistemare i conti e governare in modo diverso l’accesso dei farmaci nel sistema italiano. Sul punto, l’Aifa ha avanzato una proposta di revisione del prontuario che ha scontentato tutti. Allargando la competizione tra farmaci non per principi attivi ma per classi terapeutiche, il rischio è che aumentino i medicinali non rimborsati. Farmindustria si è detta preoccupata e Cattani in assemblea ha aggiunto: «Le modifiche non possono essere guidate da criteri economicistici, di risparmio. Deve esserci una valutazione scientifica». Anche il ministero ha storto il naso. «Non voglio che i cittadini paghino di più per avere dei farmaci e non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai farmaci», ha chiosato ieri Schillaci. Che ha poi indicato la strada per una «nuova strategia Life science», con una «legge delega entro fine anno, semplificazione e dialogo internazionale», con l’industria che «farà la sua: investimenti, trasparenza dei dati, partenariato autentico». Una via stretta, considerato che nel 2027 si entra nell’ultimo anno della legislatura. O un puzzle, come lo ha definito Gemmato, passando la palla al ministero: «Ora la decisione sulle misure da adottare spetta al ministro Schillaci». ---End text--- Author: MASSIMO FERRARO Heading: Highlight: L’Aifa ha avanzato una proposta di revisione del prontuario che ha scontentato tutti Il ministro: “Non voglio che i cittadini paghino di più” Ma il sottosegretario alla Salute Gemmato si schiera con le imprese: “Dibattito surreale, non c’è questa crescita allarmante” Image:Il presidente Farmindustria Marcello Cattani, a sinistra, e il ministro della Salute Orazio Schillaci -tit_org- "La spesa va controllata" Schillaci, Farmindustria e i numeri della discordia -sec_org-
tp:writer§§ Massimo Ferraro
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title§§ Case comunità: oggi sì dei medici di famiglia
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Estratto da pag. 8 di "SOLE 24 ORE" del 24 Jun 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Case comunità: oggi sì dei medici di famiglia Sanità Compenso orario di 40 euro fino a un massimo di sei ore a settimana nelle strutture Raggiunto l’accordo di base che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Dopo settimane di confronto e polemiche, i sindacati di categoria hanno definito un’intesa preliminare con la Sisac, la Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati, e la firma definitiva è attesa oggi dopo il via libera del Mef. Un passo decisivo in vista del 30 giugno, la scadenza prevista dal Pnrr per l’entrata in funzione delle 1.038 nuove strutture territoriali. Positivo il giudizio del ministro della Salute Orazio Schillaci, anche se le sigle sindacali non sono state compatte e due - Smi e Snami - hanno deciso di bocciare l’intesa. In pista un possibile compenso orario di circa 40 euro (38 euro più oneri) a livello nazionale. I medici saranno obbligati a lavorare fino a 6 ore settimanali, sulla base dei fabbisogni individuati dalle Regioni, per 48 settimane l’anno. «Siamo ottimisti e aspettiamo di arrivare a una conclusione», ha annunciato Schillaci. Anche le Regioni confermano: «C’è condivisione sull’ipotesi di accordo collettivo nazionale di lavoro dei medici di medicina generale per l’attuazione delle Case di Comunità», rende noto la stessa Conferenza, che conferma anche l’intenzione ad avviare quanto prima il confronto sul triennio contrattuale 2025-2027, con l’impegno delle Regioni a emanare l’atto di indirizzo per tutta la medicina generale entro il 30 settembre 2026. Luce verde da parte del maggiore dei sindacati dei medici di famiglia, la Fimmg, secondo cui prevale in questo modo il senso di responsabilità della categoria. Sul fronte opposto le sigle sindacali Smi e Snami con quest’ultima che parla di «stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro» dei medici di famiglia. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Case comunità: oggi sì dei medici di famiglia -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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title§§ Gli ammalati alla Consulta che decide sul fine vita = Fine vita, i malati davanti alla consulta: "non discriminateci"
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Estratto da pag. 7 di "UNITÀ" del 24 Jun 2026
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tp:ocr§§ Gli ammalati alla Consulta che decide sul ?ne vita FINE VITA, I MALATI DAVANTI ALLA CONSULTA: “NON DISCRIMINATECI” I giudici, chiamati a decidere sul suicidio assistito di una 89enne contestato dal gip di Bologna, hanno convocato undici pazienti a scopo consultivo Angela Stella a pag. 7 An. St. U dienza pubblica storica ieri in Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi ancora una volta sul tema dell’accesso al “suicidio medicalmente assistito”, legalizzato dalla Consulta stessa oltre 7 anni fa, con la nota sentenza Cappato/Dj Fabo. Sotto la lente di ingrandimento (Relatori: Antonini e Viganò) l’articolo 580 del codice penale e la sua legittimità costituzionale rispetto agli articoli 2, 3, 13, 32, e 117. La questione al centro del giudizio riguarda il requisito dei trattamenti di sostegno vitale, previsto appunto dalla sentenza 242/2019. Secondo quella decisione, una persona può accedere legalmente al suicidio assistito se è affetta da una patologia irreversibile, che determina sofferenze ?siche o psichiche per lei intollerabili, è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed è dipendente da trattamenti di sostegno vitale. Come ha spiegato l’Associazione Luca Coscioni, “proprio quest’ultimo requisito è stato contestato dal GIP di Bologna nel procedimento a carico di Felicetta Maltese e Virginia Fiume, che nel 2023 accompagnarono in Svizzera Paola, una donna di 89 anni affetta da Parkinson avanzato, e di Marco Cappato, responsabile legale di “Soccorso Civile”, che organizzò il viaggio. Il reato contestato è quello di aiuto al suicidio, che prevede una pena da 5 a 12 anni di carcere. Paola non avrebbe potuto accedere al suicidio assistito in Italia secondo una interpretazione restrittiva della sentenza del 2019 perché non dipendeva da macchinari o trattamenti salvavita, ma da assistenza continuativa. Una discriminazione rispetto agli altri malati sui cui i giudici costituzionali daranno una decisione nei prossimi mesi. La Corte ieri ha ammesso l’intervento “ad adiuvandum” di tre persone malate direttamente coinvolte dagli effetti della normativa: Roberto, paziente oncologico cui la ASL ha negato l’accesso al suicidio assistito per lo stesso motivo, e Carlo Gentili e Marco Gentili, persone affette da SLA che chiedono di non essere discriminate in futuro qualora decidessero di ricorrervi. Hanno infatti sottolineato: “Conviviamo con la malattia dall’infanzia. Dipendiamo in tutto dall’assistenza di nostra madre e delle persone che ci aiutano ogni giorno. Oggi non vogliamo morire, ma il riconoscimento di una libertà fondamentale non deve dipendere da uno speci?co trattamento sanitario”. Ammessi anche otto interventi “ad opponendum”, contrari quindi alla modi?ca di trattamento di sostegno. Persone che, hanno detto i loro avvocati, vogliono evitare di avere la tentazione di morire. Il loro avvocato Mario Esposito ha poi invece dichiarato: “L’aiuto al suicidio assistito può nascondere un modo alternativo di liberarsi di persone che sono ritenute inutili dalla società, lo dimostrano i dati dei Paesi che lo ammettono”. L’udienza di ieri è arrivata mentre il Parlamento sta discutendo una proposta di legge sul ?ne vita, mentre si contrappongono un testo del centro destra e uno del centro sinistra. In assenza di una legge nazionale chiara e completa, l’aiuto medico alla morte volontaria da parte del Servizio Sanitario Nazionale è già legale in Italia entro i limiti ?ssati dalla Corte costituzionale, ma continua a essere applicato in modo disomogeneo sul territorio nazionale. “Siamo in Corte costituzionale perché il Parlamento italiano non fa il proprio lavoro. È l’ottava volta che siamo qui perché la Corte costituzionale è costretta da una politica incapace e impotente a de?nire il perimetro del diritto ad essere aiutati a morire” ha detto Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, a margine dell’udienza. “Con le nostre azioni di disobbedienza civile - ha poi aggiunto Cappato - noi chiediamo che si chiarisca che anche una persona completamente dipendente dall’assistenza di alt
ri con patologie irreversibili e sofferenza insopportabile possa essere aiutata a morire senza soffrire. Continueremo con le azioni di disobbedienza civile ?no a che questo diritto, in un modo o nell’altro, sarà chiarito una volta per tutte”. ---End text--- Author: An St Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gli ammalati alla Consulta che decide sul fine vita Fine vita, i malati davanti alla consulta: “non discriminateci” -sec_org-
tp:writer§§ An St
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/24/2026062401790206060.PDF
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