title§§ Legge elettorale merce di scambio con l'Autonomia = Legge elettorale, mercé di scambio con l'Autonomia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101911302286.PDF description§§

Estratto da pag. 53 di "REPUBBLICA NAPOLI" del 21 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-21T02:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101911302286.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101911302286.PDF', 'title': 'REPUBBLICA NAPOLI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101911302286.PDF tp:ocr§§ Legge elettorale merce di scambio con l’Autonomia l’analisi di DANIELA MONE Legge elettorale, merce di scambio con l’Autonomia l’analisi di DANIELA MONE A a pagina 11 li schemi di pre-intesa sull’autonomia differenziata presentati da Piemonte, Veneto, Liguria e Lombardia sono arrivati all’esame del Parlamento. Le Camere potranno esprimere atti di indirizzo, ma il Governo non sarà obbligato a seguirli e potrà discostarsene motivando la propria scelta. Al di là della limitata efficacia di questi atti, e del parere della Conferenza unificata che si è già espressa favorevolmente il 2 aprile 2026, merita attenzione il voto contrario espresso da Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna, Puglia e Campania. Anche l’Anci ha formulato una valutazione non favorevole, evidenziando numerose criticità nei testi. Criticità che sono emerse anche nelle audizioni parlamentari di questi giorni. Il problema principale riguarda la natura stessa degli schemi di pre-intesa. I testi appaiono infatti come vere e proprie “fotocopie”, prive di un’adeguata istruttoria. Questa impostazione entra in conflitto con la sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale. Essa ha infatti chiarito che le maggiori forme di autonomia possono essere riconosciute soltanto per rispondere a esigenze specifiche di una determinata Regione e a condizione che la differenziazione sia realmente in grado di soddisfarle. È possibile che le quattro Regioni abbiano esigenze simili e ritengano opportuno affrontarle con gli stessi strumenti. Tuttavia, proprio per rispettare quanto stabilito dalla Corte, queste esigenze dovrebbero essere dimostrate in modo rigoroso. Dai protocolli di sussidiarietà allegati agli schemi di pre-intesa, invece, non emerge alcuna prova concreta né delle particolari necessità che giustificherebbero la richiesta di autonomia, né della maggiore capacità delle Regioni rispetto allo Stato nell’esercizio delle funzioni che si intendono trasferire. Non si tratta di un aspetto marginale. È il cuore stesso dell’autonomia differenziata. La differenziazione può essere concessa solo quando esistono ragioni specifiche e capacità adeguatamente documentate, senza arrecare danno alle altre Regioni o all’unità del sistema nazionale. Particolarmente significativa, sotto questo profilo, è stata l’audizione della Fondazione Gimbe del 10 giugno 2026. La Fondazione ha richiamato dati ufficiali che mostrano come le condizioni della sanità nelle quattro Regioni siano tutt’altro che uniformi. Ciò contrasta con l’impostazione degli schemi di intesa, che avanzano richieste sostanzialmente identiche sulla base di motivazioni molto generiche. Le differenze riguardano aspetti essenziali: la capacità di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea), la mobilità sanitaria, il numero di cittadini che rinunciano alle cure e la disponibilità di personale sanitario. Trattare in modo uniforme realtà regionali profondamente diverse, attraverso richieste di differenziazione sostanzialmente identiche, rischierebbe di aggravare le diseguaglianze territoriali e di indebolire il carattere unitario del Servizio sanitario nazionale. I possibili effetti negativi non riguarderebbero soltanto i cittadini del Mezzogiorno, ma anche quelli del Nord che non possono permettersi il ricorso alla sanità privata, potenzialmente favorita da alcune scelte politiche rese possibili dalla maggiore autonomia. Occorre inoltre ricordare un punto fondamentale. Non spetta a chi è contrario all’autonomia differenziata dimostrare perché essa non debba essere concessa. Al contrario, sono coloro che la richiedono a dover dimostrare perché sia necessaria. Se dovessero essere approvate intese in contrasto con la sentenza della Corte costituzionale, le Regioni contrarie potrebbero impugnare le relative leggi davanti alla Corte stessa, denunciandone l’illegittimità costituzionale. In vista delle prossime elezioni, tuttavia, gli elettori farebbero bene a non dimenticare lo scambio politico ormai consumato tra l’autonomia differenziata voluta dalla Lega e la legge elettorale cara a Fratelli d’Ita lia. Non è una vicenda che riguarda solo il Mezzogiorno. Riguarda anche i cittadini meno abbienti del Nord e chiunque abbia a cuore l’unità del Paese. Perché questioni che incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone non possono diventare moneta di scambio tra partiti, terreno di convenienze elettorali o occasione per favorire determinati interessi economici. G ---End text--- Author: DANIELA MONE Heading: l’analisi di DANIELA MONE l’analisi di DANIELA MONE Highlight: Image: -tit_org- Legge elettorale merce di scambio con l'Autonomia Legge elettorale, mercé di scambio con l'Autonomia -sec_org- tp:writer§§ DANIELA MONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101911302286.PDF §---§ title§§ C ' è l ' accordo per le Case di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101710304240.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "VOCE DI ROVIGO" del 21 Jun 2026

Stefani e Gerosa: " Il Veneto sta concretamente delineando un servizio in più per i cittadini "

pubDate§§ 2026-06-21T05:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101710304240.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101710304240.PDF', 'title': 'VOCE DI ROVIGO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101710304240.PDF tp:ocr§§ C’è l’accordo per le Case di comunità Stefani e Gerosa: “Il Veneto sta concretamente delineando un servizio in più per i cittadini” Il Polesine però è secondo in Italia per le carenze dei medici di medicina generale ROVIGO – Il Veneto è riuscito, primo in Italia, a siglare l’accordo con i medici di medicina generale, già medici di famiglia, oggi medici del ruolo unico dell’assistenza primaria, per il funzionamento delle Case di comunità. Il Polesine, invece, è secondo in Italia. Purtroppo lo è nella classifica delle carenze dei medici di medicina generale, con un rapporto di uno ogni 1.507 residenti con più di 18 anni, esattamente come Lodi. Solo Pistoia fa peggio con un rapporto di uno su 1.520. Il dato medio nazionale è di un medico ogni 1.247 medici di famiglia maggiorenni, già al di sopra della “quota mille” ritenuta ideale. Si tratta di un problema cronico e diffuso. Nell’approfondimento del Sole 24, a partire dalle analisi sul database OneKey di Iqvia che negli ultimi 12 mesi ha rilevato 40.374 medici di medicina generale attivi sul territorio nazionale e convenzionati col sistema Sanitario nazionale, si evidenzia che “le situazioni più problematiche si incontrano principalmente nelle province del Nord e in alcune aree interne”. Il Polesine ha entrambe le caratteristiche e, non a caso, è proprio una delle province nelle quali il problema si manifesta in tutta la sua gravità, fra l’altro con un peggioramento, visto che rispetto al rilevamento dello scorso anno il numero di medici di medicina generale ha subito una delle flessioni maggiori, ben il -5,7%, quinto calo a livello nazionale dopo il -16% di Oristano, il 14% di Sud Sardegna, il -11% di Grosseto e il -10,5% di Massa Carrara. “Pesa - si rimarca - la fatica di arruolare nuovi medici nelle aree interne meno servite del Paese”. Il calo di Rovigo, fra l’altro, è comunque inferiore alla media nazionale, perché fra pensionamenti e scarsa attrattività della professione, soprattutto, rispetto al dato 2025, quando erano stati censiti 43.018 medici di medicina generale attivi, si rileva un calo del -6,15%. Paradossalmente, per effetto dei flussi migratori interni verso le province del Nord, sono proprio le province del Sud ad avere i numeri migliori in questo particolare momento storico: 996 pazienti per medico di Messina, 1.034 ad Agrigento, 1.038 a Catania. In Veneto, a Verona e Belluno i medici di famiglia sono uno ogni 1.365, a Treviso uno ogni 1.353, a Venezia uno ogni 1.350, a Padova 1.321, mentre a Vicenza si ha il rapporto migliore, uno ogni 1.266, al di sotto anche della media nazionale. L’Accordo collettivo nazionale sottoscritto a gennaio ha confermato l’innalzamento del rapporto ottimale già definito nel 2024, passando da un medico ogni mille residenti a uno ogni 1.200, fissando a a 1.500 il numero massimo di assistiti per medico, con la possibilità di aumentarlo fino a 1.800 in casi particolari. Secondo la Fondazione Gimbe, tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di medicina generale è diminuito di ben 5.197 unità, il -14,1%, mentre la Fimmg, Federazione italiana dei medici di medicina generale, stima che tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 medici arrivino ai 70 anni, limite di età per la pensione, salvo deroghe. Fra 2021 e 2024 Rovigo stata la provincia veneta che ha fronteggiato l’emorragia più violenta, con un calo del -26%, oltre il doppio della già pesante media veneta, -11%, passando da 166 medici a 123. E, secondo la ricognizione delle zone carenti, per avere una situazione ideale, con 1.200 pazienti per medico, servirebbero 122 medici. In pratica, ne manca uno su due. Tutto questo mentre inizia la rivoluzione della sanità territoriale con le Case di comunità, che dovrebbero cercare di alleviare anche questo problema. Secondo l’accordo siglato venerdì fra rappresentanze sindacali dei medici di medicina generale e la Regione del Veneto, i medici di medicina generale del Veneto parteciperanno alle attività delle Case della comunità fino al 31 dicembre 2026, come prima applicazione del nuovo Accordo collettivo nazionale 2022-2024. I pun ti chiave riguardano anzitutto la presenza dei medici, che saranno coinvolti nelle case di comunità hub, quelle con copertura sanitaria h24, sette giorni su sette, e spoke, 12 ore al giorno per sei giorni a settimana, soprattutto per attività diurne feriali, con orario 8-20, dove lavoreranno in équipe con altri professionisti sanitari per visite ambulatoriali a fronte di bisogni non urgenti, gestione della cronicità, monitoraggio di percorsi diagnosticoterapeutici, utilizzo di strumenti diagnostici di base (elettrocardiografo, spirometro, ecografo, telemedicina). I turni nelle Case di comunità sono affidati con priorità ai medici di ruolo unico più recentemente incaricati e ai medici dell’Aggregazione funzionale territoriale di riferimento. Le attività sono previste dal lunedì al venerdì, , dalle 8 alle 20, in turni di almeno 4 ore. Sarà previsto un compenso complessivo di circa 60 euro lordi l’ora per l’attività nelle Case di comunità, inclusi compensi orari e quote integrative regionali per obiettivi. “Dopo settimane di confronti, che ho seguito anche in prima persona, abbiamo centrato il risultato - dichiara il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani - Primi in Italia, abbiamo dato vita ad un modello 100% veneto, che potrà essere esportato anche in altre regioni. Il prossimo passo è la ratifica da parte della Giunta regionale dell’accordo, che arriverà nell’ambito della prossima riunione prevista per martedì prossimo”. L’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, ribadisce: “La sanità veneta guarda al futuro e con questa firma prende corpo un nuovo modello – sottolinea - Il punto sta tutto qui: oltre a quello già garantito dai medici di medicina generale che continueranno ad essere riferimento fondamentale della nostra salute, il Veneto sta progressivamente e concretamente delineando un servizio in più per i cittadini. Un servizio integrato che consentirà di contare sempre su un riferimento sanitario nell’ambito delle Case di comunità. Un ringraziamento doveroso va a tutte le parti coinvolte nell’accordo oggi siglato e a tutti coloro si sono impegnati per il raggiungimento di questo obiettivo”. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesco Campi Heading: Il Polesine però è secondo in Italia per le carenze dei medici di medicina generale Highlight: Image:Medici nelle case. Di comunità Le attività dei medici nelle Case di comunità sono previste dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, in turni di almeno 4 ore. -tit_org- C ’ è l ’ accordo per le Case di comunità -sec_org- tp:writer§§ Francesco Campi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062101710304240.PDF §---§ title§§ «Sconti a prof e infermieri» Casa a prezzi calmierati per i dipendenti pubblici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014703300.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "MATTINO" del 21 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-21T03:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014703300.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014703300.PDF', 'title': 'MATTINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014703300.PDF tp:ocr§§ «Sconti a prof e infermieri» Casa a prezzi calmierati per i dipendenti pubblici IL PROVVEDIMENTO ROMA Sì, il numero dei dipendenti pubblici continua ad aumentare. Ma gli affitti elevati e gli squilibri nel costo della vita tra Nord e Sud ostacolano il reclutamento (e la permanenza) del personale pubblico nelle regioni più care. Dal 2023 la pubblica amministrazione ha definitivamente superato gli effetti del blocco del turnover, tornando a un saldo occupazionale positivo (+12.707 unità). Al Nord ci sono però ancora uffici pubblici che scontano scoperture di organico che arrivano al 20-30%. Per sostenere la mobilità dei dipendenti pubblici il governo punta adesso su una corsia ad hoc nel Piano casa per i dipendenti pubblici. Si allarga la platea dei beneficiari del provvedimento: anche insegnanti, personale Ata, poliziotti, vigili del fuoco, medici e infermieri potranno accedere agli alloggi a canone calmierato previsti dal Piano. Cambia, dunque, la platea dei destinatari dei 100mila alloggi a prezzo calmierato che dovrebbero essere assegnati nei prossimi dieci anni con il programma del governo. Finora il perimetro dell’intervento era limitato ai lavoratori fuori sede del privato. Ma un emendamento approvato in commissione Ambiente alla Camera ha esteso gli effetti del Piano anche ai dipendenti del pubblico. Il personale del comparto Istruzione e Ricerca è stato tra quelli che hanno sofferto di più in questi anni la cronica carenza di alloggi a prezzi accessibili nelle grandi città, una problematica che ha reso sempre più difficile per i docenti trasferirsi per lavoro. «La commissione Ambiente ha accolto un mio emendamento che finalizza la destinazione degli immobili del programma di recupero degli edifici pubblici degradati e dei programmi infrastrutturali di edilizia integrata anche in favore dei lavoratori pubblici», così il deputato Piergiorgio Cortelazzo di Forza Italia. La Pa ha ripreso ad assumere, ma oltre il 66% dei dipendenti pubblici ha più di 45 anni e nei prossimi dieci anni ci sarà da gestire un massiccio turnover generazionale, quantificato dall’Istat in 1,4 milioni di dipendenti. In questa fase, per garantire il funzionamento degli uffici, è necessario attirare nel pubblico impiego i giovani, ma gli affitti alle stelle impediscono a molti di loro di accettare un lavoro al Nord quando superano i concorsi. Il governo ha posto la questione di fiducia sul Piano Casa alla Camera. Si vota domani alle 14. Tempi stretti: il testo va convertito in legge entro il 6 luglio. Il Piano può contare su circa 10 miPREVISTO DOMANI IL VOTO DI FIDUCIA ALLA CAMERA IL DECRETO VA CONVERTITO ENTRO IL 6 LUGLIO liardi di euro di investimenti pubblici nei prossimi dieci anni e si basa su tre pilastri: il recupero dell'edilizia residenziale pubblica esistente, lo sviluppo dell'housing sociale e l'attivazione dei capitali privati con l'edilizia integrata. IL CRONOPROGRAMMA L'accesso agli immobili a canone calmierato, come detto, inizialmente era stato previsto solo per i lavoratori del privato. L'ingresso dei dipendenti pubblici nella platea dei beneficiari del Piano non rappresenta però l'unica novità. I sindaci potranno diventare assegnatari diretti dei fondi per l’edilizia residenziale pubblica. Salta poi il trattamento di favore per i capitali in arrivo dall’estero (la versione originaria del testo prevedeva semplificazioni burocratiche e tempi accelerati per i capitali provenienti da fuori l'Italia). Capitolo Pnrr: Rosco, la società pubblica che acquista e noleggia treni, avrebbe dovuto incamerare circa 1 miliardo di fondi Pnrr per portarli nel Fondo nazionale per l'abitare gestito da Cdp real asset, ma l’operazione è stata congelata. Il Mit ha fatto sapere che troverà spazio in un futuro provvedimento. Semaforo rosso anche per l'emendamento dei relatori che avrebbe trasferito a Cassa Depositi e Prestiti 1,2 miliardi di risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l'edilizia sociale e gli alloggi a prezzi accessibili. Fra. Bis. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Fra Bis Heading: Hig hlight: PREVISTO DOMANI IL VOTO DI FIDUCIA ALLA CAMERA IL DECRETO VA CONVERTITO ENTRO IL 6 LUGLIO Image: -tit_org- «Sconti a prof e infermieri» Casa a prezzi calmierati per i dipendenti pubblici -sec_org- tp:writer§§ Fra Bis guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014703300.PDF §---§ title§§ Sanità, ottocento medici nelle Case di Comunità «Ma manca quasi tutto» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014403301.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "MATTINO" del 21 Jun 2026

»>Dal1luglio in funzione il nuovo modello di continuità assistenziale previsto dal Pnrr In Campania 171 centri: camici bianchi in servizio per sei ore ma non c'è il personale

pubDate§§ 2026-06-21T03:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014403301.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014403301.PDF', 'title': 'MATTINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014403301.PDF tp:ocr§§ Sanità, ottocento medici nelle Case di Comunità «Ma manca quasi tutto» Dal 1 luglio in funzione il nuovo modello di continuità assistenziale previsto dal Pnrr In Campania 171 centri: camici bianchi in servizio per sei ore ma non c’è il personale ` IL FOCUS Ettore Mautone Il 1° luglio scatta il decollo ufficiale delle strutture sanitarie previste dal Pnrr (Case e ospedali di Comunità) dove la Campania è tra le poche regioni che ci arriva con un rodaggio già completato. Ma andiamo con ordine: l’accordo nazionale per portare i medici di famiglia nelle Case di Comunità è in dirittura d’arrivo e dovrebbe arrivare in tempi brevi, come affermato dal ministro della Salute Orazio Schillaci a margine del Congresso Anaao Assomed, all'indomani dell'approvazione da parte del Comitato di settore Regioni-Sanità dell'atto di indirizzo che avvia il percorso per il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale della medicina generale. Il documento, approvato dalle Regioni all'indomani del flop sul decreto Schillaci per la dipendenza dei medici di famiglia, prevede che questi svolgano nelle Case di comunità fino a sei ore settimanali per 48 settimane all'anno. L'obiettivo dichiarato è garantire la piena operatività delle strutture previste dal Pnrr e rafforzare l'assistenza territoriale. «Credo che troveremo l’accordo con i medici di medicina generale. Dobbiamo farlo nel minor tempo possibile per rispettare gli impegni con l’Ue (fissato al 30 giugno)», ha detto Schillaci. Intanto la Fimmg, il principale sindacato di categoria che si era messo di traverso sulla riforma proposta da Schillaci, poi naufraS n « ` I gata, per voce del segretario nazionale Silvestro Scotti parla ora di «ritorno alla contrattazione» e chiarisce: «Il lavoro dei medici non è un debito orario ma prestazioni aggiuntive riconosciute e retribuite, con funzioni definite e risorse certe». L’avviso è netto: «Se le Case di Comunità restano strutture vuote a fallire è la scommessa che l’Italia ha fatto con l’Europa». IL MODELLO Intanto la Campania ha anticipato il processo in atto con l’accordo integrativo firmato a ottobre 2025. Coinvolge tutti i 3.150 medici di famiglia e configura le 181 Aft (Aggregazioni Funzionali Territoriali), reti di 20-30 medici per quartiere con almeno uno studio aperto dalle 8 alle 20, che funziona come uno spoke ma nelle case di Comunità hub, dislocate quasi sempre nei distretti, andranno circa 800 camici bianchi. I primi servizi sono partiti a Pasqua: gruppi da 2 a 6 medici garantiscono ambulatori per screening, vaccinazioni e controlli a cronici e anziani. I massimalisti con 1.500 assistiti fanno da 4 a 6 ore in almeno due spazi distrettuali, nelle Aft 4 ore. Per i 300-400 nuovi convenzionati entrati in convenzione nel 2025 l’obbligo di andare in Casa di Comunità è già scritto nero su bianco nell’accorso integrativo regionale in attuazione del vecchio contratto ora al rinnovo al tavolo nazionale. In Campania dunque il nuovo sistema di cure territoriali che ora si introduce nel nuovo contratto, cammina già e integra le 181 reti di medici di famiglie attive sui territori con le strutture Pnrr. La Regione ha messo a regime l’integrazione tra Aft dei medici di famiglia e Case di Comunità. I medici di medicina generale garantiscono già turni programmati nelle nuove strutture con presa in carico dei cronici, anziani e fragili e raccordo con specialisti ambulatoriali. Un sistema hub & spoke che evita la duplicazione dei servizi e mette il medico di famiglia al centro della rete territoriale ma resta il nodo delle carenze strumentali e di personale. I NUMERI In Campania sono previste 171 Case di Comunità: 69 hub e 102 spoke. Quasi tutte realizzate, ma attive solo al 50%. Attesi anche 47 ospedali di Comunità di cui operativo è solo il 25%. Il nodo resta il personale, medici, specialisti, infermieri di comunità e anche tecnici delle 18 professioni che si fanno avanti per coprire almeno una quota dei fabbisogno scoperti. L’obiettivo della giunta Fico è portare dal 4% al 20% gli over 65 in cure domiciliari integrate. Resta il nodo ris orse. «In queste Case di Comunità ci andiamo ma attualmente mancano le strumentazioni essenziali - avverte Pina Tommasielli, dirigente Fimmg - Attendiamo una convocazione del governatore Fico. Attualmente portiamo spirometri ed elettrocardiografi personali ma servono anche i cestini per rifiuti speciali e il personale di supporto». GLI OSPEDALIERI A livello nazionale si parla anche di impiego di specialisti ambulatoriali e ospedalieri nelle Case di Comunità. Per rafforzare gli organici Schillaci valuta di superare le incompatibilità ma Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza ospedaliera frena. «Il coinvolgimento degli ospedalieri deve avvenire nel rispetto del contratto e delle relazioni sindacali», afferma il segretario Vincenzo Bencivenga. «Le Case di Comunità non possono diventare il luogo dove trasferire carichi di lavoro senza programmazione condivisa. La Regione convochi le parti sociali. Tutto va nell’alveo della contrattazione, non per decreto». La sfida ora è una per tutti: trasformare gli edifici in servizi, senza lasciare vuote le nuove cattedrali della sanità territoriale. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Ettore Mautone Heading: Highlight: PARTITA IN ANTICIPO NELL’ORGANIZZAZIONE LA REGIONE ORA È IN RITARDO. I SANITARI: «IL PRESIDENTE FICO CI CONVOCHI SUBITO» Image:In Campania 171 centri: camici bianchi in servizio per sei ore ma n L’accordo nazionale per portare i medici di famiglia nelle Case di Comunità è in dirittura d’arrivo ma la Campania è tra le poche regioni che ci arriva con un «rodaggio» già completato. Ma le strutture sono in ritardo e senza dotazioni -tit_org- Sanità, ottocento medici nelle Case di Comunità «Ma manca quasi tutto» -sec_org- tp:writer§§ Ettore Mautone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014403301.PDF §---§ title§§ Obiettivo 90% dei medicinali nelle farmacie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014603299.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 21 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-21T03:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014603299.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014603299.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014603299.PDF tp:ocr§§ Obiettivo 90% dei medicinali nelle farmacie LA PROPOSTA Mentre per tamponare la voragine di spesa sui medicinali si profila un salasso a carico degli assistiti, il sottosegretario alla Salute, il farmacista Marcello Gemmato, ha da tempo annunciato l’obiettivo di «portare il 90% dei farmaci dalla distribuzione diretta sul territorio, andando incontro ai cittadini». Cioè dagli ospedali alle farmacie sotto casa. Tradotto: spostare circa 15 miliardi di fatturato, il 90% di quello relativo ai medicinali acquistati direttamente dalle Regioni con lo sconto, verso le farmacie, con un aggravio di spesa che potrebbe arrivare a costare circa 2 miliardi di euro. Pari a quel 20% di spesa in più che, secondo le stesse Regioni, avrebbe comportato negli ultimi due anni lo spostamento di fascia degli antidiabetici gliptine e glifozine da un sistema di distribuzione all’altro, anche se l’Aifa sostiene che ci sarebbe stato, al contrario, un risparmio. Con gli acquisti centralizzati regionali si ottengono sconti tra il 40 e il 50%, superiori a quelli confidenziali ottenuti dall’Aifa. PA.RU. — ---End text--- Author: Redazione Heading: LA PROPOSTA Highlight: Image: -tit_org- Obiettivo 90% dei medicinali nelle farmacie -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102014603299.PDF §---§ title§§ Prezzi dei farmaci il piano dell'Aifa "Rischio stangata da un miliardo" = Stangata farmaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102015103304.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 21 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-21T03:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102015103304.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102015103304.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102015103304.PDF tp:ocr§§ Prezzi dei farmaci il piano dell’Aifa “Rischio stangata da un miliardo” LA SANITÀ Stangata farmaci L’Aifa rivede il Prontuario: lo Stato pagherà solo il prezzo del medicinale meno caro tra quelli della stessa categoria Il rischio è un miliardo di costi extra per i malati I dubbi del ministro della Sanità Schillaci L a spesa per i farmaci acquistati direttamente dalle Regioni sfonda di 4,7 miliardi il tetto programmato per il 2025 e l’Aifa corre ai ripari. – PAGINA 13 IL CASO PAOLO RUSSO ROMA L a spesa per i farmaci acquistati direttamente dalle Regioni sfonda di 4,7 miliardi il tetto programmato per il 2025 e per correre ai ripari l’Aifa prepara una revisione del Prontuario terapeutico, che rischia di trasformarsi per gli assistiti in un super-ticket occulto che potrebbe arrivare, se non superare, il miliardo di euro. Procediamo con ordine. Il monitoraggio di mercoledì dell’Agenzia del farmaco certifica il nuovo, maxi sfondamento di spesa, tra l’altro dovuto solo in minima parte ai farmaci innovativi. Soldi che per metà dovranno mettere le Regioni e per metà le aziende, che solitamente però si rifanno al momento di fissare i prezzi dei nuovi prodotti. Per questo il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha da tempo sollecitato l’Aifa a intervenire per tamponare la falla. Solo che la toppa ora sembra peggiore del buco. Perché anziché sfrondare dal prontuario quel 40% di farmaci inutili e copia, come sollecitato da anni dal farmacologo Silvio Garattini, si è deciso di procedere con quello che in gergo tecnico si chiama “prezzo di riferimento”. Un meccanismo che si applica già ai farmaci fuori brevetto e che consiste in questo: tra medicinali identici, con lo stesso principio attivo, dosaggio, via di somministrazione e identica forma farmaceutica, lo Stato rimborsa appieno solo quello con il prezzo più basso, di solito il generico. Chi vuole la pillola “griffata” paga la differenza di prezzo. Solo che questa volta il metodo non lo si vuole applicare a medicinali fotocopia ma a quelli appartenenti alla stessa categoria terapeutica. Ad esempio i gastroprotettori: ne esistono di svariati tipi, con principi attivi diversi e non tutti adattabili alle singole esigenze del paziente che così, alla faccia della medicina di precisione invocata dalla stessa Aifa, si troverebbe non per scelta ma per necessità a pagare la differenza di prezzo, a volte anche notevole. Per evitare il salasso bisognerebbe sperare che le aziende accettino di abbassare i prezzi dei prodotti più costosi. Ma non sarà così. L’Aifa ha già iniziato a inviare le Pec con richiesta di riduzione dei listini, ma a larga maggioranza le imprese hanno risposto picche. Per due motivi. Il primo è che, trattandosi di medicinali con peculiarità e livelli di efficacia diversi, le aziende pensano di poter reggere sul mercato l’eventuale differenza di costo a carico dell’assistito. Il secondo è che dal 12 maggio l’Italia è nel gruppo degli otto Paesi, tra cui Germania, Francia e Regno Unito, che determinano il prezzo di riferimento da praticare poi negli Usa nell’ambito dei programmi Medicare, dedicato agli anziani, e Medicaid per le persone a basso reddito. Ed è improbabile che qualcuno accetti di abbassare il prezzo da noi per vederselo poi ridurre nel mercato statunitense. Questo potrebbe anche indurre le imprese che operano in Italia a generare carenze di medicinali pur di non subire poi ribassi da Trump. Intanto però gli ingranaggi si sono già messi in moto e in prima battuta riguarderanno un vasto plotone di medicinali ad ampio consumo: gastroprotettori, Ace-inibitori e sartani per la cura dell’ipertensione, le statine mangia-colesterolo e gli Omega 3, che servono anch’essi contro ipertensione e trigliceridi. Escludendo queste due categorie, solo per le altre si calcola un risparmio di 300 milioni, che in larga parte rischiano di essere prelevati dalle tasche degli italiani. Ma nel mirino ci sono anche medicinali ancora coperti da brevetto: contro la sclerosi multipla, il tumore al polmone e alla mammella, patologie immunomediate in ambito reumatologico, dermatologico e gastrointestinale. Considerando anche il gruppo dei fuori brevetto, a spanne non è azzardato stimare un costo di circa un miliardo. L’Aifa ha anche messo a punto una “clausola di salvaguardia”, per ridurre i prezzi dei farmaci che dopo tre anni risultassero avere fatturati più alti del previsto, in base alla logica del “più compro e più devi scontare”. Le riduzioni sarebbero proporzionali agli aumenti di fatturato più un altro 5% di taglio orizzontale a tre anni dall’immissione in commercio. Farmindustria ha già espresso a Schillaci e Palazzo Chigi la sua contrarietà all’applicazione della clausola, che come per la revisione del prontuario rischia di generare carenze di farmaci sul territorio per evitare ricadute negative negli Usa. Che si rischi penuria di medicinali in farmacia e di «trasferire l’intero impatto della manovra a carico dei cittadini» lo dicono del resto anche alcune carte dell’Agenzia del farmaco circolate nelle stanze del Ministero della Salute. Tanto da spingere Schillaci a prendere carta e penna per scrivere due lettere, una al suo sottosegretario, Marcello Gemmato, farmacista con delega proprio alla farmaceutica e meloniano di ferro, l’altra al presidente dell’Aifa, Robert Nisticò. Missive dove si imputa all’Agenzia di voler scaricare sulla politica scelte tecniche per il contenimento della spesa, senza tra l’altro fornire analisi solide e motivate. Tutto questo condito dal timore che possano comportare rischio di carenza di farmaci e aggravio di spesa per i cittadini. Quello che non sarebbe auspicabile nemmeno per il Governo in fase pre-elettorale. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: LA SANITÀ Highlight: Si parte con i gastroprotettori e i prodotti per la cura dell’ipertensione L’Agenzia ha chiesto alle aziende di ridurre i prezzi ricevendo i primi no 4,7 In miliardi, lo sforamento del tetto di spesa per il 2025 Image:S La lettera Una delle lettere di avviso inviate alle case produttrici sulla modifica del prontuario farmaceutico nazionale Le ricadute Potrebbe valere un miliardo di euro l’aumento della spesa degli assistiti per i farmaci dopo la revisione del prontuario terapeutico in corso da parte dell’Agenzia italiana del farmaco -tit_org- Prezzi dei farmaci il piano dell’Aifa “Rischio stangata da un miliardo” Stangata farmaci -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/21/2026062102015103304.PDF §---§