title§§ Il futuro del Servizio sanitario nazionale
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Estratto da pag. 11 di "GAZZETTA DI PARMA" del 16 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-16T03:26:00+00:00
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tp:ocr§§ Convegno Il futuro del Servizio sanitario nazionale ‰‰ Oggi alle 15, alla sala Aurea della Camera di Commercio dell’Emilia in via Verdi 2, si svolgerà il convegno sul tema «Il futuro del Ssn: universale, pubblico, solidale. Dal ddl delega del governo alla proposta della società civile», un momento di riflessione e confronto sul futuro del Servizio sanitario nazionale». Dopo i saluti istituzionali di Michele Guerra, presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria della provincia di Parma, i lavori saranno moderati da Ettore Brianti, assessore alle Politiche sociali, e Arnaldo Conforti, direttore di Csv Emilia. Le conclusioni saranno affidate a Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia Romagna. Interverranno: Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, Nerina Dirindin, presidente dell’associazione Salute diritto fondamentale, e Vasco Errani, presidente dell’Associazione Giovanni Bissoni. r.c. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: R.C Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il futuro del Servizio sanitario nazionale -sec_org-
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title§§ Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta
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Estratto da pag. 74 di "GIORNALE DI DESIO" del 16 Jun 2026
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tp:ocr§§ EMERGENZA Entro i prossimi tre anni, solo nelle nostre regioni saranno ben 228 quelli che raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta Lombardia e Piemonte sono - assieme al Veneto - le tre grandi regioni del Nord dove trovare un pediatra di libera scelta inizia a diventare un problema. Entro il 2029 solo nelle regioni del Nordovest raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) altri 228 pediatri di libera scelta, rendendo la situazione ancora più difficile di quanto già non sia. Il problema esiste soprattutto in Lombardia, dove già per il 2025 si stimava una carenza di 186 pediatri di libera scelta, e in Piemonte, dove nel 2025 erano 109 gli specialisti mancanti. In entrambe le regioni del Nordovest la media degli assistiti per ogni medico è ben al di sopra del massimo consentito: in Piemonte è il record nazionale, con 1.126 pazienti per medico, mentre in Lombardia la situazione si ferma a 1.000. La Liguria se la passa leggermente meglio: con 892 pazienti per medico e una stima di 7 medici mancanti, è decisamente più distesa. Questi numeri sono contenuti in un approfondimento realizzato sul tema dalla fondazione Gimbe, che restituisce un quadro preciso di tutta la situazione nazionale: sarebbero infatti quasi 500 i pediatri di libera scelta che mancano nel Paese, con l’80% delle situazioni problematiche proprio nelle regioni del Nord. «In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati». Pediatra di libera scelta che obbligatoriamente deve essere assegnato a bambini fino ai 6 anni d’età. Tra i 6 e i 13 anni compresi le famiglie possono scegliere tra il pediatra o il medico di medicina generale. «Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti». L’ultimo accordo collettivo nazionale ha confermato l’aumento a 1.000 assistiti per ogni pediatra, per ovviare almeno temporaneamente al problema della carenza dei medici, che saranno inseriti dalle regioni dopo l’individuazione degli ambiti territoriali carenti, ossia di quelle zone geografiche dove l’assenza di specialisti è più marcata. «Secondo l’ultimo accordo – così dalla fondazione - il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 pediatra di libera scelta ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450. Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai pediatri di libera scelta». «Con il nuovo accordo collettivo nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – il fabbisogno di pediatri di libera scelta viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei pediatri di libera scelta sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:PEDIATRI DI LIBERA SCELTA: LA SITUAZIONE NELLE REGIONI AL 2025 Regioni Piemonte Provincia aut. di Bolzano Veneto Lombardia Friuli Venezia Giulia Provincia aut. di Trento Valle d’Aosta Molise Basilicata Marche Campania Calabria Toscana Liguria Sardegna Sicilia Abruzzo Umbria Puglia Emilia Romagna Lazio TOT. ITALIA Stima pediatri mancanti Num medio assistiti per PLS
Percentuale popolazione 6-13 in carico a PLS PLS in pensione entro il 2029 109 17 96 186 15 8 1 2 5 13 59 16 30 7 1 2 * * * * * * 1.126 1.114 1.018 1.000 960 957 942 940 932 926 925 919 916 892 859 853 847 834 830 815 805 917 78,7% 71,8% 91,8% 90,2% 88,2% 91,5% 82,3% 65,7% 75,5% 76,6% 84,3% 77,1% 94% 91,6% 56,3% 61,8% 67,7% 82,5% 84,3% 89% 81,9% 82,9% 45 7 95 148 19 10 2 8 27 48 218 70 93 35 23 216 51 12 143 76 201 1.547 *non sono incluse le regioni con una media di assistiti/PLS inferiore a 850 Fonte: Elaborazione Gimbe su dati FIMP e SISAC -tit_org- Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta -sec_org-
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title§§ Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta
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Estratto da pag. 58 di "GIORNALE DI MONZA" del 16 Jun 2026
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tp:ocr§§ EMERGENZA Entro i prossimi tre anni, solo nelle nostre regioni saranno ben 228 quelli che raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta Lombardia e Piemonte sono - assieme al Veneto - le tre grandi regioni del Nord dove trovare un pediatra di libera scelta inizia a diventare un problema. Entro il 2029 solo nelle regioni del Nordovest raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) altri 228 pediatri di libera scelta, rendendo la situazione ancora più difficile di quanto già non sia. Il problema esiste soprattutto in Lombardia, dove già per il 2025 si stimava una carenza di 186 pediatri di libera scelta, e in Piemonte, dove nel 2025 erano 109 gli specialisti mancanti. In entrambe le regioni del Nordovest la media degli assistiti per ogni medico è ben al di sopra del massimo consentito: in Piemonte è il record nazionale, con 1.126 pazienti per medico, mentre in Lombardia la situazione si ferma a 1.000. La Liguria se la passa leggermente meglio: con 892 pazienti per medico e una stima di 7 medici mancanti, è decisamente più distesa. Questi numeri sono contenuti in un approfondimento realizzato sul tema dalla fondazione Gimbe, che restituisce un quadro preciso di tutta la situazione nazionale: sarebbero infatti quasi 500 i pediatri di libera scelta che mancano nel Paese, con l’80% delle situazioni problematiche proprio nelle regioni del Nord. «In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati». Pediatra di libera scelta che obbligatoriamente deve essere assegnato a bambini fino ai 6 anni d’età. Tra i 6 e i 13 anni compresi le famiglie possono scegliere tra il pediatra o il medico di medicina generale. «Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti». L’ultimo accordo collettivo nazionale ha confermato l’aumento a 1.000 assistiti per ogni pediatra, per ovviare almeno temporaneamente al problema della carenza dei medici, che saranno inseriti dalle regioni dopo l’individuazione degli ambiti territoriali carenti, ossia di quelle zone geografiche dove l’assenza di specialisti è più marcata. «Secondo l’ultimo accordo – così dalla fondazione - il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 pediatra di libera scelta ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450. Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai pediatri di libera scelta». «Con il nuovo accordo collettivo nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – il fabbisogno di pediatri di libera scelta viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei pediatri di libera scelta sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: PEDIATRI DI LIBERA SCELTA: LA SITUAZIONE NELLE REGIONI AL 2025 Regioni Piemonte Provincia aut. di Bolzano Veneto Lombardia Friuli Venezia Giulia Provincia aut. di Trento Valle d’Aosta Molise Basilicata Marche Campania Calabria Toscana Liguria Sardegna Sicilia Abruzzo Umbria Puglia Emilia Romagna Lazio TOT. ITALIA Stima pediatri mancanti Num medio assistiti per PLS Percentu
ale popolazione 6-13 in carico a PLS PLS in pensione entro il 2029 109 17 96 186 15 8 1 2 5 13 59 16 30 7 1 2 * * * * * * 1.126 1.114 1.018 1.000 960 957 942 940 932 926 925 919 916 892 859 853 847 834 830 815 805 917 78,7% 71,8% 91,8% 90,2% 88,2% 91,5% 82,3% 65,7% 75,5% 76,6% 84,3% 77,1% 94% 91,6% 56,3% 61,8% 67,7% 82,5% 84,3% 89% 81,9% 82,9% 45 7 95 148 19 10 2 8 27 48 218 70 93 35 23 216 51 12 143 76 201 1.547 *non sono incluse le regioni con una media di assistiti/PLS inferiore a 850 Fonte: Elaborazione Gimbe su dati FIMP e SISAC Image: -tit_org- Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta -sec_org-
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title§§ Pediatri cercasi, famiglie abbandonate
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Estratto da pag. 11 di "GIORNALE LA VOCE" del 16 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-16T06:42:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe: in Piemonte ogni pediatra segue in media 1.126 assistiti Pediatri cercasi, famiglie abbandonate In Piemonte, quando nasce un bambino, la prima domanda non è più solo “sta bene?”. È anche: “troveremo un pediatra?”. E già questo basterebbe a raccontare lo stato della sanità territoriale. Perché in una Regione che ama riempirsi la bocca di eccellenze, innovazione e futuro, il futuro — cioè i bambini — rischia di restare senza medico. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, in Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta. Quasi l’80% delle carenze si concentra in Lombardia, Piemonte e Veneto. Il Nord produttivo, efficiente, organizzato. Almeno nei convegni. Il Piemonte, in particolare, conquista un primato di cui avrebbe volentieri fatto a meno: è la prima Regione italiana per numero medio di assistiti per pediatra. Ogni pediatra piemontese segue in media 1.126 bambini e ragazzi, contro una media nazionale di 917. Il massimale senza deroghe sarebbe 1.000, mentre il rapporto ottimale previsto dall’Accordo collettivo nazionale è di un pediatra ogni 850 assistiti. Insomma, siamo ben oltre il limite. Ma, come spesso accade nella sanità pubblica, quando il limite viene superato non si cambia sistema: si inventa una deroga. Sempre secondo Gimbe, al 1° gennaio 2025 in Piemonte mancano 109 pediatri di libera scelta. E il futuro non promette meglio: entro il 2029 altri 45 raggiungeranno l’età pensionabile. Tradotto: siamo già in difficoltà, ma possiamo ancora peggiorare. Una prospettiva rassicurante, se si ha un certo gusto per il disastro programmato. Il dato nazionale conferma il quadro. I pediatri di famiglia sono poco più di 6mila e, entro il 2029, 1.547 andranno in pensione. Non è possibile sapere quanti saranno sostituiti dalle nuove leve, anche perché non tutti gli specialisti in pediatria sceglieranno la strada della pediatria di famiglia. Molti potrebbero preferire l’ospedale. Altri il privato. Altri ancora, semplicemente, un sistema meno logorante. A spiegare la gravità della situazione è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «In molte aree del Paese trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile, se non impossibile. E il problema non riguarda più soltanto le zone montane o periferiche, ma anche molte grandi città». La questione, dunque, non riguarda soltanto i piccoli Comuni, le valli o le aree interne. Il pediatra introvabile sta diventando un problema ordinario anche dove, in teoria, i servizi dovrebbero essere più accessibili. Una bella conquista: siamo riusciti a trasformare un diritto in una caccia al tesoro. Le difficoltà cominciano già al momento della scelta del medico. Procedure complicate, risposte lente dalle Aziende sanitarie, pediatri con elenchi pieni e famiglie che, in alcune zone, non riescono a iscrivere i figli a un pediatra di libera scelta. Per molti genitori significa telefonate, attese, sportelli, rimpalli, viaggi da un Comune all’altro. E quando non si trova una soluzione, restano due strade: il privato, per chi può permetterselo, oppure il pronto soccorso, anche per problemi che dovrebbero essere gestiti sul territorio. È qui che la carenza di pediatri smette di essere un numero e diventa una questione sociale. Perché chi ha soldi, tempo e strumenti riesce comunque ad arrangiarsi. Chi non li ha, resta indietro. E nella sanità pubblica, quando qualcuno resta indietro, di solito sono sempre gli stessi: le famiglie più fragili, i bambini più piccoli, chi vive lontano dai centri maggiori. In Piemonte solo il 78,7% della popolazione tra i 6 e i 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, contro una media nazionale dell’82,9%. Anche questo dato dice molto. Dice che una parte dei bambini e dei ragazzi finisce già fuori dal perimetro dell’assistenza pediatrica. E dice che la continuità delle cure, tanto celebrata nei documenti ufficiali, nella vita reale rischia di interrompersi proprio quando servirebbe di più. Il problema è aggravato dalla crisi della medicina generale. In Italia mancano oltre 5.700 medici di fam
iglia. Così, quando un ragazzo esce dall’assistenza pediatrica al compimento dei 14 anni, può non trovare nemmeno un medico di medicina generale disponibile. A quel punto le deroghe ai massimali dei pediatri diventano sempre più frequenti. Il sistema si tiene in piedi caricando altro lavoro su chi è già sovraccarico. Una soluzione geniale: per curare la carenza, si aumenta la pressione su chi è rimasto. In questo scenario, la bozza di riordino dell’assistenza primaria proposta dal ministro della Salute appare, nella migliore delle ipotesi, ambiziosa. L’idea sarebbe rafforzare il ruolo dei pediatri di famiglia, inserirli maggiormente nella rete territoriale, spostare parte dell’attività nelle Case della Comunità ed estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni. Tutto molto bello. Sulla carta. Il punto è che per rendere concreta questa riforma servirebbero oltre 3.500 pediatri in più. Non una limatura, non un aggiustamento, non qualche bando qua e là: migliaia di professionisti. Senza quei numeri, il rischio è che il riordino resti l’ennesima riforma scritta bene e vissuta male. Una riorganizzazione delle caselle, mentre gli ambulatori restano vuoti. Lo dice chiaramente Cartabellotta: senza risorse adeguate, criteri omogenei tra le Regioni e indicatori capaci di misurare i benefici reali per bambini, adolescenti e famiglie, il rischio è quello di un «riassetto prevalentemente organizzativo». Formula elegante per dire: cambiamo la cornice, ma il quadro resta lo stesso. Sul caso piemontese intervengono anche Domenico Rossi, segretario regionale del Pd Piemonte, e Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale. Per i due esponenti dem, il report della Fondazione Gimbe è «l’ennesima impietosa certificazione del fallimento delle politiche dell’attuale giunta regionale, sorda a ogni allarme». Rossi e Valle ricordano di aver denunciato la situazione già nell’ottobre 2025, durante la conferenza regionale sul diritto alla salute. Allora, spiegano, erano già stati portati all’attenzione della Giunta dati giudicati drammatici. Da allora, sostengono, nulla sarebbe cambiato. «Lasciare ampie zone del nostro territorio sguarnite dell’assistenza pediatrica di base — attaccano Rossi e Valle — significa negare un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione ai cittadini più vulnerabili, scaricando sulle famiglie l’angoscia e i costi del privato, o costringendole a intasare i pronto soccorso per patologie curabili sul territorio». La critica politica è dura, ma i numeri la rendono difficile da liquidare come semplice polemica di opposizione. Perché qui non si parla di percezioni, ma di medie, massimali superati, pensionamenti imminenti e carenze certificate. E quando una Regione arriva prima in Italia per numero di assistiti per pediatra, forse il problema non è la comunicazione. È la programmazione. La sanità territoriale dovrebbe essere il primo argine, quello più vicino ai cittadini. Dovrebbe intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. Dovrebbe accompagnare le famiglie, non costringerle a inseguire un medico disponibile. Invece, sempre più spesso, accade il contrario: il territorio arretra, gli ambulatori si riempiono, i pronto soccorso diventano l’ultima porta aperta. E così il Piemonte si ritrova davanti a una contraddizione enorme. Da una parte proclama attenzione alla natalità, alla famiglia, ai giovani. Dall’altra non riesce a garantire con tranquillità nemmeno il pediatra a chi quei figli li ha già messi al mondo. La domanda, allora, è semplice: che idea di futuro può avere una Regione che non trova medici per i suoi bambini? Perché si possono inaugurare Case della Comunità, annunciare piani, promettere riforme e convocare tavoli. Ma se poi una madre o un padre non riescono a iscrivere il figlio a un pediatra, tutta la retorica resta fuori dalla porta. Sempre che una porta, naturalmente, ci sia ancora. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pediatri cercasi, famiglie abbandonate -sec_org-
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title§§ AAA cercasi pannoloni per gli anziani. E l'assessore Federico Riboldi che fa?
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Estratto da pag. 11 di "GIORNALE LA VOCE" del 16 Jun 2026
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tp:ocr§§ Nuovi disservizi. Canalis attacca: “Famiglie costrette a comprare ciò che dovrebbe garantire il servizio sanitario” AAA cercasi pannoloni per gli anziani. E l’assessore Federico Riboldi che fa? In Piemonte siamo messi così: per avere un pannolone bisogna sperare nella fortuna, nella benevolenza dell’appalto e, magari, anche in un allineamento favorevole dei pianeti. Perché la sanità regionale, quando si tratta di anziani, disabili e persone non autosufficienti, riesce sempre a inventarsi qualcosa. Liste d’attesa infinite, assegni di cura che vanno e vengono come le comete, Rsa con rette da mutuo. E adesso, di nuovo, i pannoloni che non arrivano. Un capolavoro. A denunciare l’ennesimo cortocircuito è Monica Canalis, consigliera regionale del Partito Democratico e componente della Commissione Sanità. Le segnalazioni, spiega, arrivano soprattutto dall’Asl TO3 e dalle aziende sanitarie di Alessandria e Asti. Non sarebbe un problema di acquisto dei prodotti. Quelli, sulla carta, ci sono. Il problema è portarli a casa delle persone. Dettaglio trascurabile, certo. Peccato che un pannolone serva proprio lì: a casa di chi ne ha bisogno. Non in una determina, non in una tabella Excel, non in un magazzino. «Ci risiamo. Dopo i tre mesi di interruzione nella primavera 2024, dopo la crisi generalizzata di inizio 2026, in alcune Asl piemontesi si è di nuovo interrotta la fornitura dei pannoloni e degli altri dispositivi di assorbenza per le persone non autosufficienti. Le segnalazioni arrivano soprattutto dall’ASL TO3 e dalle ASL di Alessandria e di Asti e non riguardano gli acquisti, ma la consegna a domicilio da parte dell’aggiudicatario dell’appalto regionale», dichiara Canalis. La storia è sempre quella. La Regione centralizza, SCR Piemonte bandisce, l’Asl di Asti fa da capofila, qualcuno vince la gara, qualcun altro aspetta il pacco. E nel mezzo ci sono famiglie che assistono persone fragili e che, quando il sistema si inceppa, devono arrangiarsi. Altro che semplificazione. Qui siamo alla caccia al tesoro sanitaria. Nei mesi scorsi la Regione era già corsa ai ripari dopo una raffica di proteste. Il contratto con CTV era finito nel mirino, poi la distribuzione era passata ad Amos, società in house del sistema sanitario piemontese. Doveva essere la svolta. Doveva. E invece siamo ancora qui a parlare di pacchi che non arrivano, consegne saltate, famiglie costrette a mettere mano al portafogli. «L’acquisto centralizzato dei dispositivi da parte della Regione e la consegna da parte delle Asl dovrebbe garantire risparmi e prezzi migliori e facilitare l’organizzazione delle famiglie e dei gestori delle Rsa, ma questo sistema in Piemonte non funziona ormai da anni. La gara per i pannoloni è stata bandita da SCR e assegnata ad un unico aggiudicatario per l’intera Regione, che ha un contratto diretto con l’Asl di Asti, azienda capofila per la fornitura dei pannoloni, la pianificazione delle consegne e il riassortimento del magazzino», aggiunge Canalis. La verità? Il sistema è pensato per funzionare meglio, ma funziona peggio. E quando funziona peggio, il conto non arriva in assessorato. Arriva alle famiglie. Perché se una persona non autosufficiente resta senza pannoloni, non può certo aspettare la prossima riunione tecnica, il prossimo tavolo regionale o il prossimo comunicato rassicurante. Qualcuno deve comprare. Subito. Oggi. Con soldi propri. «Molte famiglie da settimane di nuovo non ricevono i pannoloni e devono provvedere in autonomia, con un grave carico economico e organizzativo. Anche nelle RSA le cose non vanno meglio, visto che molte strutture stanno chiedendo alle famiglie soldi extra per comprare i pannoloni», prosegue la consigliera regionale. Ed eccolo, il miracolo piemontese: il servizio pubblico non consegna, le famiglie pagano, le strutture chiedono extra. Una filiera perfetta. Per chi non deve usarla. A questo punto, Canalis chiama in causa l’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi. Che eredita certo un sistema complicato, ma ormai governa una delega in cui non basta più dire che l
a colpa è di chi c’era prima. Anche perché, nel frattempo, chi aspetta i pannoloni continua ad aspettarli. «Come è possibile che l’assessorato regionale alla sanità non riesca a risolvere una volta per tutte i problemi legati al contratto di distribuzione? Il sempre vigoroso assessore Riboldi affronti di petto la situazione, che a questo punto non è imputabile ai suoi predecessori», afferma Canalis. Il problema, però, non è solo il pacco che non arriva. È tutto il resto che gli gira intorno. Perché in Piemonte la non autosufficienza sembra essere divenmedia 1.126 assistiti abbandonate Tutto molto bello. Sulla carta. Il punto è che per rendere concreta questa riforma servirebbero oltre 3.500 pediatri in più. Non una limatura, non un aggiustamento, non qualche bando qua e là: migliaia di professionisti. Senza quei numeri, il rischio è che il riordino resti l’ennesima riforma scritta bene e vissuta male. Una riorganizzazione delle caselle, mentre gli ambulatori restano vuoti. Lo dice chiaramente Cartabellotta: senza risorse adeguate, criteri omogenei tra le Regioni e indicatori capaci di misurare i benefici reali per bambini, adolescenti e famiglie, il rischio è quello di un «riassetto prevalentemente organizzativo». Formula elegante per dire: cambiamo la cornice, ma il quadro resta lo stesso. Sul caso piemontese intervengono anche Domenico Rossi, segretario regionale del Pd Piemonte, e Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale. Per i due esponenti dem, il report della Fondazione Gimbe è «l’ennesima impietosa certificazione del fallimento delle politiche dell’attuale giunta regionale, sorda a ogni allarme». Rossi e Valle ricordano di aver denunciato la situazione già nell’ottobre 2025, durante la conferenza regionale sul diritto alla salute. Allora, spiegano, erano già stati portati all’attenzione della Giunta dati giudicati drammatici. Da allora, sostengono, nulla sarebbe cambiato. «Lasciare ampie zone del nostro territorio sguarnite dell’assistenza pediatrica di base — attaccano Rossi e Valle — significa negare un diritto fondamentale sancito tata una specie di esercizio di pazienza. Pazienza per entrare in una lista. Pazienza per ottenere un progetto domiciliare. Pazienza per trovare un posto convenzionato in Rsa. Pazienza per capire se e quando arriveranno gli assegni di cura. E adesso pazienza anche per i pannoloni. «Soprattutto, non è ammissibile che la giunta Cirio si disinteressi così tanto della non autosufficienza. Non solo non garantisce la consegna puntuale dei pannoloni, ma continua a lasciare più di 23.000 persone non autosufficienti in lista d’attesa per i progetti residenziali e domiciliari a cui hanno diritto a seguito della certificazione ASL di non autosufficienza, non concede più di 14.000/15.000 convenzioni sui posti letto nelle RSA piemontesi, non riforma le vecchie DGR sugli standards di cura e non anticipa il Fondo Nazionale Non Autosufficienza 2025-2027 per le prestazioni domiciliari in lungo assistenza (assegni di cura e servizi domiciliari), a differenza di quanto fatto praticamente da quasi tutte le altre Regioni», conclude la consigliera dem. «La linea della Giunta Cirio sulla non autosufficienza, a dispetto del palliativo dei bonus una tantum, è obiettivamente fallimentare». La Regione, naturalmente, potrà spiegare. Potrà dire che si tratta di casi circoscritti, che il sistema è in fase di assestamento, che le criticità sono monitorate, che gli uffici stanno lavorando. Tutto possibile. Ma intanto resta una domanda semplice, molto meno elegante delle formule amministrative: se una persona fragile resta senza pannoloni, chi ci mette la faccia? E soprattutto: chi ci mette i soldi? Per ora, come spesso accade, la risposta è sempre la stessa. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- AAA cercasi pannoloni per gli anziani. E l'assessore Federico Riboldi che fa? -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Salute mentale donne e giovani: ecco il piano
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Estratto da pag. 39 di "CORRIERE DELLA SERA" del 16 Jun 2026
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tp:ocr§§ Il tavolo tecnico SALUTEMENTALE DONNEEGIOVANI: ECCOILPIANO Per troppo tempo la salute mentale è rimasta ai margini del dibattito pubblico, schiacciata tra emergenze sanitarie, carenza di risorse e disuguaglianze territoriali. Oggi qualcosa sta cambiando. La pandemia ha rappresentato uno spartiacque: l’isolamento sociale, la perdita delle relazioni, l’incertezza e la fragilità diffusa hanno lasciato segni profondi, soprattutto tra i più giovani. I numeri registrati negli anni successivi hanno evidenziato un incremento del disagio psicologico, dei comportamenti autolesivi, dei tentativi di suicidio e delle situazioni di ritiro sociale. Ora è chiaro che la salute mentale è una componente essenziale della salute delle persone e richiede servizi preparati, accessibili e vicini ai cittadini. A fine 2025 il Paese è tornato a dotarsi di uno strumento strategico che offre una visione organica dell’assistenza psichiatrica e psicologica: Il Piano di azioni nazionale sulla salute mentale (Pansm), voluto dal ministro Schillaci e messo a terra grazie al supporto del tavolo tecnico della salute mentale coordinato dal professor Alberto Siracusano. Il Piano non guarda solo alla gestione della malattia, ma punta sulla prevenzione, sull’intercettazione precoce del disagio e sulla costruzione di percorsi di cura integrati. Una scelta che riflette l’evoluzione dei bisogni: l’età di insorgenza di molti disturbi si è progressivamente abbassata. Per questo il Pansm dedica un’attenzione particolare ai giovani, individuati come una priorità strategica. Rafforzare i servizi per l’infanzia e l’adolescenza, favorire il raccordo tra scuola, sanità e servizi sociali, accompagnare i ragazzi nella delicata transizione verso l’età adulta sono alcuni degli interventi considerati essenziali per non lasciare indietro le nuove generazioni. Accanto ai giovani, emerge con forza anche l’attenzione verso le donne. Il Piano introduce un focus innovativo sulla salute mentale della diade madreb a m b i n o , r i co n o s ce n d o quanto il benessere psicologico nelle fasi della gravidanza, del parto e dei primi anni di vita del bambino rappresenti un investimento per l’intera comunità. Un altro elemento qualificante è la scelta di concentrarsi sulle persone più fragili e più difficili da raggiungere: chi vive condizioni di marginalità, chi è detenuto, chi si trova nelle Rems, chi spesso fatica persino a chiedere aiuto. Il principio che attraversa l’intero Piano è semplice ma fondamentale: nessuno deve essere lasciato solo. La sfida, ora, è trasformare gli indirizzi programmatici in risultati tangibili per cittadini e famiglie. Sarà necessario l’impegno delle istituzioni, degli operatori, del mondo della scuola, del Terzo settore e delle comunità locali. Ma avere una direzione condivisa è già un passo fondamentale. Dopo anni di attese, l’Italia dispone finalmente di una visione e di uno strumento per realizzarla. * Psichiatra, Asl Roma 5 © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giuseppe Nicolò Heading: Highlight: Image: -tit_org- Salute mentale donne e giovani: ecco il piano -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe Nicolò
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§---§
title§§ Mezzo milione di pazienti assistiti con telemedicina
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Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 16 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-16T03:51:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Mezzo milione di pazienti assistiti con telemedicina Oltre mezzo milione di pazienti assistiti con la telemedicina. E più di 1,6 milioni di over 65 presi in carico. Sono gli effetti del Pnrr sulla sanità raccontati ieri dal ministro della salute Orazio Schillaci, intervenuto a Genova per il forum «Sanità – regioni a confronto», promosso da Telenord e Motore sanità. Il ministro, quindi, ha passato in rassegna i numeri del Pnrr sanitario; il Piano, tra i tanti interventi per il Ssn, prevedeva proprio l’implementazione della telemedicina e l’efficientamento del sistema di presa in carico. «Sulla telemedicina avevamo 1 miliardo e mezzo, un target comunitario di 300.000 assistiti da raggiungere», ha spiegato Schillaci. «I dati consolidati ad oggi ci dicono che gli assistiti sono già più di mezzo milione, oltre 566.000. Stiamo parlando non solo di numeri, ma della migliore presa in carico di oltre mezzo milione di Orazio Schillaci pazienti cronici e fragili». Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare «avevamo quasi 3 miliardi di investimento, un obiettivo pari a 1,4 milioni di assistiti over 65 da prendere in carico. Abbiamo già raggiunto e superato questo obiettivo. I dati ci dicono che abbiamo preso in carico oltre 1,6 milioni di over 65». Ma l’impegno del Pnrr sulla sanità non si esaurisce con telemedicina e presa in carico, come spiegato dallo stesso ministro: «Con il Pnrr abbiamo lavorato anche sull'ammodernamento del parco tecnologico e digitale dei nostri ospedali. Abbiamo a disposizione oltre un miliardo per consegnare più di 3.000 grandi apparecchiature diagnostiche e questo è già stato fatto. Anche qui quindi abbiamo un obiettivo raggiunto. Il Fascicolo sanitario elettronico è attivo, consente ai cittadini di consultare la propria storia medica, di condividerla con i professionisti sanitari per garantire un servizio più efficace ed efficiente per la sua salute. Stiamo lavorando poi con le regioni per chiudere anche i target che riguardano case e ospedali di comunità. Parliamo di eventi più complessi. L'obiettivo è raggiungibile, servirà certamente uno sforzo da parte di tutti gli attori coinvolti. Le case di comunità, gli ospedali di comunità, le centrali operative territoriali, il rafforzamento dell'assistenza domiciliare sono strumenti fondamentali per sviluppare un modello di presa in carico più efficace soprattutto per i pazienti fragili e cronici», la chiosa di Schillaci. _____© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Orazio Schillaci -tit_org- Mezzo milione di pazienti assistiti con telemedicina -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Indispensabili per gli ospedali, ma lasciati in un limbo dal governo
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Estratto da pag. 10 di "MANIFESTO" del 16 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-16T03:51:00+00:00
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tp:ocr§§ BIOLOGI, CHIMICI, FISICI, PSICOLOGI E VETERINARI SENZA BORSE Indispensabili per gli ospedali, ma lasciati in un limbo dal governo II Per far funzionare gli ospedali italiani nei prossimi tre anni serviranno oltre diecimila «specializzandi di area sanitaria». Sono biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, veterinari e psicologi che lavorano in ospedale, anche al fianco dei pazienti, con lauree diverse da quella in medicina. Sono gli odontoiatri che operano nelle cliniche dentistiche, i biologi che svolgono le analisi di laboratorio, i fisici addetti ai reparti di radiologia e radioterapia. Secondo il ministero della Salute, nel solo 2026 il fabbisogno formativo ammonta a 3.530 specializzandi e in migliaia hanno superato i test annuali per frequentare la scuola di specializzazione. Nel ciclo 2025-26 però le attività didattiche non sono mai partite: l’anno sta ormai per finire e per gli specializzandi il primo giorno di scuola deve ancora arrivare. Il ministero dell’Università infatti non ha assegnato le borse di studio. Senza questa informazione, chi ha superato i test non può immatricolarsi e le università non sono in grado di avviare i corsi. «Ci troviamo in un limbo: pronti a iniziare la formazione ma impossibilitati a immatricolarci», spiega ad esempio Stefano Semeraro, fisico che ha superato l’esame di ammissione all’università di Padova e come gli altri attende di sapere se avrà una borsa. «I ministri competenti – Università, Salute, Economia – si rimpallano le responsabilità per lo stallo». I fondi ci sono: l’ultima manovra stanziava per le borse 34 milioni di euro per il 2025 e 32 per gli anni successivi. Secondo fonti del dicastero dell’Università interpellate dal manifesto, il procedimento è bloccato in attesa di un decreto del ministero della Salute che stabilisca il contingente dei posti da mettere a bando. Senza quell’atto non si possono ripartire le borse da assegnare ateneo per ateneo. Le borse percepite dagli specializzandi di area sanitaria sono assai più povere di quelle dei colleghi medici: circa 4.800 euro l’anno contro i 22 mila dei medici, da cui detrarre le tasse di iscrizione universitarie. In più, spettano solo a chi dispone di un reddito inferiore a 7.750 euro lordi: un limite evidentemente incompatibile con altre attività lavorative svolte durante il periodo di formazione da chi non dispone di una rendita familiare. Il ritardo sulle borse è strutturale. Il 20 maggio scorso un Dpcm ha assegnato i fondi per l’anno 2024-25. Su quelli dell’anno in corso, ormai quasi concluso, al momento non ci sono informazioni. A sbloccarli non è servito scendere in piazza a Roma, come hanno fatto gli specializzandi il 24 maggio. Né sollecitare sindacati di categoria, ordini professionali e parlamentari disponibili a presentare interrogazioni in aula. «Molti di noi hanno rinunciato a altre opportunità di lavoro confidando nella scuola, e ora rischiano di sprecare l’intero anno», spiega Semeraro. Adesso il tempo stringe. Se il governo non accelera c’è il rischio di dover rifare tutto da zero. L’università di Firenze, ad esempio, ha posto una scadenza al 30 giugno alla validità della graduatoria del test di ammissione. «Se entro quella data la scuola non sarà partita – si chiede l’aspirante specializzando – dovremo ripetere l’intera procedura l’anno prossimo?». Lasciare gli specializzandi con le mani in mano non danneggerebbe solo loro. Negli ospedali in perenne carenza di organico svolgono funzioni fondamentali. Dall’odontoiatria per i pazienti fragili alla radioterapia per gli oncologici, fino alle valutazioni neuropsicologiche, sono molti i settori in cui con il loro lavoro partecipano allo smaltimento delle liste d’attesa. «Da testimonianze raccolte presso alcune strutture ospedaliere universitarie, la carenza di fisici medici rappresenta già oggi una criticità concreta, con organici che faticano a sostenere il crescente carico di lavoro», racconta Semeraro. Fare a meno di una generazione di professionisti è un lusso che non possiamo permetterci. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI
Heading: Highlight: Per il ministero della Salute ogni anno servono più di 3 mila specializzandi Image: -tit_org- Indispensabili per gli ospedali, ma lasciati in un limbo dal governo -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI
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title§§ Schillaci ai medici: lo stop alla riforma non penalizzi le case di comunità
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Estratto da pag. 6 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 16 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-16T03:51:00+00:00
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tp:ocr§§ Schillaci ai medici: lo stop alla riforma non penalizzi le case di comunità L’APPELLO «Credo che nessuna categoria, tanto meno quella dei medici, possa pensare di dare una risposta negativa quando parliamo di popolare le case di comunità e di offrire una medicina più forte ai cittadini e soprattutto ai più fragili». Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al Forum “G19+2 Sanità, Regioni a confronto” in corso a Genova. Il ministro ha anche sottolineato l’importanza di un confronto con le Regioni ---End text--- Author: Redazione Heading: L’APPELLO Highlight: Image: -tit_org- Schillaci ai medici: lo stop alla riforma non penalizzi le case di comunità -sec_org-
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title§§ Prezzi dei farmaci Rischio stangata su imprese e cittadini = Farmaci, scure sui prezzi: rischio stangata per imprese e cittadini
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Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 16 Jun 2026
Marzio Bartoloni —a pag. 26
pubDate§§ 2026-06-16T03:51:00+00:00
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tp:ocr§§ Prezzi dei farmaci Rischio stangata su imprese e cittadini Marzio Bartoloni —a pag. 26 Salute 24 Farmaci, scure sui prezzi: rischio stangata per imprese e cittadini L’allarme. La revisione del Prontuario a cui lavora l’Aifa potrebbe penalizzare le produzioni e i pazienti costretti a pagare la differenza di prezzo. Nel mirino anche le terapie cardiovascolari. I dubbi di Schillaci L a revisione del Prontuario farmaceutico a cui sta lavorando l'Agenzia italiana del farmaco rischia di trasformarsi in un micidiale boomerang per cittadini e imprese. La toppa che l'Aifa sta provando a “cucire” per coprire il buco della spesa per i medicinali che cresce a un ritmo del 7% rischia infatti di segnare uno strappo difficilmente ricucibile. L'idea è semplice quanto esplosiva: fissare il prezzo di riferimento dei medicinali rimborsati a brevetto scaduto non più tra quelli con lo stesso principio attivo, ma all'interno di un raggruppamento terapeutico più ampio con il Servizio sanitario nazionale che rimborserà il costo solo fino alla soglia del principio attivo più economico. L'effetto potrebbe essere doppio: per le aziende - in molti casi fiori all’occhiello del made in Italy del farmaco praticamente una stangata con tagli dei prezzi anche del 30-40% per adeguarsi a quello di riferimento, un target praticamente impossibile anche a fronte di un esplosione dei costi che ha fatto schizzare negli ultimi anni la spesa per materie prime ed energia, mentre per i cittadini il rischio è quello di dover rinunciare al farmaco a cui sono “affezionati” per un altro con diverso principio attivo ma totalmente rimborsato. A meno che il paziente-cittadino non decida di pagare la differenza di prezzo a carico suo, nel caso l'azienda non sia stata in grado di abbassarlo perché insostenibile. Insomma l'obiettivo di risparmio per il Ssn potrebbe ricadere sulla tasche dei pazienti. Questo pericoloso scenario è quello che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi se la revisione del Prontuario -l'elenco dei farmaci che sono a carico del Ssn - prevista dall'ultima legge di bilancio vedrà la luce nelle modalità in cui sta prendendo forma. I vertici dell'Aifa come hanno scritto in una lettera inviata nei giorni scorsi al ministro della Salute Orazio Schillaci e al sottosegretario Marcello Gemmato per chiedere una sorta di “avallo” politico e giuridico puntano infatti a dare attuazione alla revisione che partirà proprio dai medicinali a brevetto scaduto inseriti in lista di trasparenza per poi passare successivamente a quelli coperti da brevetto. Una procedura, questa, ora sotto la lente di Schillaci che su questo dossier come su quello della clausola di salvaguardia non sembra per niente convinto tanto da essere pronto a chiedere ulteriori chiarimenti nei prossimi giorni. Nel frattempo l'Aifa nelle scorse settimane ha inviato una serie di lettere alle aziende farmaceutiche che producono diverse categorie di farmaci anche molto popolari come gli inibitori di pompa o i sartani e le statine che usano milioni di italiani per i problemi cardiovascolari comuni come il colesterolo o la pressione alta. Queste missive sono tutt'altro che informazioni tecniche ma una sorta di “avviso” in cui si informa la «Spettabile Società» qual è il raggruppamento di principi attivi per le statine a esempio sono sei «aventi analoghe condizioni di uso e indicazione terapeutica» con l'obiettivo appunto di individuare «il principio attivo con il prezzo di rimborso Ssn più basso, tenendo conto del numero di unità posologiche della confezione. Ciò al fine di individuare la confezione con il costo-terapia più favorevole per il Ssn». Queste valutazioni sono state effettuate dalla Cse - la Commissione scientifica economica di Aifa - che come spiega sempre una delle lettere inviate alle imprese «raccomanda l'attuazione di tale misura prevedendo un congruo periodo di latenza dell'efficacia del provvedimento al fine di consentire alle aziende titolari di medicinali di adeguarsi/avvicinare il proprio prezzo al pubblico al nuovo prezzo di riferimento» oppure in alternativa pe
rmettere ai medici di famiglia di indirizzare le prescrizioni verso quei principi attivi che «minimizzino l'eventuale ulteriore aggravio a carico del cittadino». Eccolo il doppio effetto su imprese e cittadini. Tra l'altro questa prima revisione del Prontuario andrebbe ad impattare su una voce della spesa farmaceutica, quella convenzionata e cioè dei medicinali erogati in farmacia, che non è in rosso ma in avanzo. L'ultimo report di monitoraggio dell'Aifa di pochi giorni sui primi 11 mesi del 2025 registra una spesa a 23,131 miliardi (+7,2% rispetto al 2024) con uno sfondamento di 4,147 miliardi tutto concentrato sugli acquisti diretti (i farmaci in ospedale). Mentre la spesa nella convenzionata ha raggiunto i 7,732 miliardi con un avanzo di 498 milioni di euro. Una voce dunque che rientra nei tetti di spesa previsti, ma ora sarebbe penalizzata dalla stangata della revisione del Prontuario. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: Tra le categorie farmaci anche molto popolari come gli inibitori di pompa o i sartani e le statine Il prezzo di riferimento dei medicinali rimborsati non più tra quelli con lo stesso principio attivo Image:La rivoluzione. L’Agenzia del farmaco lavora a una revisione del Prontuario farmaceutico e in particolare sui prezzi di riferimento -tit_org- Prezzi dei farmaci Rischio stangata su imprese e cittadini Farmaci, scure sui prezzi: rischio stangata per imprese e cittadini -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/16/2026061601839005516.PDF
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