title§§ Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501649604651.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "CORRIERE DI NOVARA" del 15 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-15T05:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501649604651.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501649604651.PDF', 'title': 'CORRIERE DI NOVARA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501649604651.PDF tp:ocr§§ EMERGENZA Entro i prossimi tre anni, solo nelle nostre regioni saranno ben 228 quelli che raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta Lombardia e Piemonte sono - assieme al Veneto - le tre grandi regioni del Nord dove trovare un pediatra di libera scelta inizia a diventare un problema. Entro il 2029 solo nelle regioni del Nordovest raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) altri 228 pediatri di libera scelta, rendendo la situazione ancora più difficile di quanto già non sia. Il problema esiste soprattutto in Lombardia, dove già per il 2025 si stimava una carenza di 186 pediatri di libera scelta, e in Piemonte, dove nel 2025 erano 109 gli specialisti mancanti. In entrambe le regioni del Nordovest la media degli assistiti per ogni medico è ben al di sopra del massimo consentito: in Piemonte è il record nazionale, con 1.126 pazienti per medico, mentre in Lombardia la situazione si ferma a 1.000. La Liguria se la passa leggermente meglio: con 892 pazienti per medico e una stima di 7 medici mancanti, è decisamente più distesa. Questi numeri sono contenuti in un approfondimento realizzato sul tema dalla fondazione Gimbe, che restituisce un quadro preciso di tutta la situazione nazionale: sarebbero infatti quasi 500 i pediatri di libera scelta che mancano nel Paese, con l’80% delle situazioni problematiche proprio nelle regioni del Nord. «In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati». Pediatra di libera scelta che obbligatoriamente deve essere assegnato a bambini fino ai 6 anni d’età. Tra i 6 e i 13 anni compresi le famiglie possono scegliere tra il pediatra o il medico di medicina generale. «Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti». L’ultimo accordo collettivo nazionale ha confermato l’aumento a 1.000 assistiti per ogni pediatra, per ovviare almeno temporaneamente al problema della carenza dei medici, che saranno inseriti dalle regioni dopo l’individuazione degli ambiti territoriali carenti, ossia di quelle zone geografiche dove l’assenza di specialisti è più marcata. «Secondo l’ultimo accordo – così dalla fondazione - il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 pediatra di libera scelta ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450. Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai pediatri di libera scelta». «Con il nuovo accordo collettivo nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – il fabbisogno di pediatri di libera scelta viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei pediatri di libera scelta sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image:PEDIATRI DI LIBERA SCELTA: LA SITUAZIONE NELLE REGIONI AL 2025 Regioni Piemonte Provincia aut. di Bolzano Veneto Lombardia Friuli Venezia Giulia Provincia aut. di Trento Valle d’Aosta Molise Basilicata Marche Campania Calabria Toscana Liguria Sardegna Sicilia Abruzzo Umbria Puglia Emilia Romagna Lazio TOT. ITALIA Stima pediatri mancanti Num medio assistiti pe r PLS Percentuale popolazione 6-13 in carico a PLS PLS in pensione entro il 2029 109 17 96 186 15 8 1 2 5 13 59 16 30 7 1 2 * * * * * * 1.126 1.114 1.018 1.000 960 957 942 940 932 926 925 919 916 892 859 853 847 834 830 815 805 917 78,7% 71,8% 91,8% 90,2% 88,2% 91,5% 82,3% 65,7% 75,5% 76,6% 84,3% 77,1% 94% 91,6% 56,3% 61,8% 67,7% 82,5% 84,3% 89% 81,9% 82,9% 45 7 95 148 19 10 2 8 27 48 218 70 93 35 23 216 51 12 143 76 201 1.547 *non sono incluse le regioni con una media di assistiti/PLS inferiore a 850 Fonte: Elaborazione Gimbe su dati FIMP e SISAC -tit_org- Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501649604651.PDF §---§ title§§ Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501679605063.PDF description§§

Estratto da pag. 34 di "ECO DI BIELLA" del 15 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-15T06:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501679605063.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501679605063.PDF', 'title': 'ECO DI BIELLA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501679605063.PDF tp:ocr§§ EMERGENZA Entro i prossimi tre anni, solo nelle nostre regioni saranno ben 228 quelli che raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta Lombardia e Piemonte sono - assieme al Veneto - le tre grandi regioni del Nord dove trovare un pediatra di libera scelta inizia a diventare un problema. Entro il 2029 solo nelle regioni del Nordovest raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) altri 228 pediatri di libera scelta, rendendo la situazione ancora più difficile di quanto già non sia. Il problema esiste soprattutto in Lombardia, dove già per il 2025 si stimava una carenza di 186 pediatri di libera scelta, e in Piemonte, dove nel 2025 erano 109 gli specialisti mancanti. In entrambe le regioni del Nordovest la media degli assistiti per ogni medico è ben al di sopra del massimo consentito: in Piemonte è il record nazionale, con 1.126 pazienti per medico, mentre in Lombardia la situazione si ferma a 1.000. La Liguria se la passa leggermente meglio: con 892 pazienti per medico e una stima di 7 medici mancanti, è decisamente più distesa. Questi numeri sono contenuti in un approfondimento realizzato sul tema dalla fondazione Gimbe, che restituisce un quadro preciso di tutta la situazione nazionale: sarebbero infatti quasi 500 i pediatri di libera scelta che mancano nel Paese, con l’80% delle situazioni problematiche proprio nelle regioni del Nord. «In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati». Pediatra di libera scelta che obbligatoriamente deve essere assegnato a bambini fino ai 6 anni d’età. Tra i 6 e i 13 anni compresi le famiglie possono scegliere tra il pediatra o il medico di medicina generale. «Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti». L’ultimo accordo collettivo nazionale ha confermato l’aumento a 1.000 assistiti per ogni pediatra, per ovviare almeno temporaneamente al problema della carenza dei medici, che saranno inseriti dalle regioni dopo l’individuazione degli ambiti territoriali carenti, ossia di quelle zone geografiche dove l’assenza di specialisti è più marcata. «Secondo l’ultimo accordo – così dalla fondazione - il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 pediatra di libera scelta ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450. Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai pediatri di libera scelta». «Con il nuovo accordo collettivo nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – il fabbisogno di pediatri di libera scelta viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei pediatri di libera scelta sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image:PEDIATRI DI LIBERA SCELTA: LA SITUAZIONE NELLE REGIONI AL 2025 Regioni Piemonte Provincia aut. di Bolzano Veneto Lombardia Friuli Venezia Giulia Provincia aut. di Trento Valle d’Aosta Molise Basilicata Marche Campania Calabria Toscana Liguria Sardegna Sicilia Abruzzo Umbria Puglia Emilia Romagna Lazio TOT. ITALIA Stima pediatri mancanti Num medio assistiti pe r PLS Percentuale popolazione 6-13 in carico a PLS PLS in pensione entro il 2029 109 17 96 186 15 8 1 2 5 13 59 16 30 7 1 2 * * * * * * 1.126 1.114 1.018 1.000 960 957 942 940 932 926 925 919 916 892 859 853 847 834 830 815 805 917 78,7% 71,8% 91,8% 90,2% 88,2% 91,5% 82,3% 65,7% 75,5% 76,6% 84,3% 77,1% 94% 91,6% 56,3% 61,8% 67,7% 82,5% 84,3% 89% 81,9% 82,9% 45 7 95 148 19 10 2 8 27 48 218 70 93 35 23 216 51 12 143 76 201 1.547 *non sono incluse le regioni con una media di assistiti/PLS inferiore a 850 Fonte: Elaborazione Gimbe su dati FIMP e SISAC -tit_org- Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501679605063.PDF §---§ title§§ Intervista a Domenico De Santis - «No alle pre-intese sull'Autonomia» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501954003599.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 15 Jun 2026

De Santis (Pd): il ministro Calderoli ha pieni poteri e può bypassare il Parlamento

pubDate§§ 2026-06-15T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501954003599.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501954003599.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501954003599.PDF tp:ocr§§ «No alle pre-intese sull’Autonomia» De Santis (Pd): il ministro Calderoli ha pieni poteri e può bypassare il Parlamento l Le difficoltà dei bilanci delle regioni italiane su Sanità e Sviluppo economico riaprono la discussione sui rischi dell’introduzione di nuove deleghe connesse all’autonomia differenziata. Domenico De Santis, segretario del Pd Puglia, la riforma del regionalismo non era stata stoppata dalla Corte costituzionale? «Sì, la Consulta aveva segnato una importante e significativa battuta d’arresto alla riforma Calderoli dell’autonomia differenziata ma il governo ha fatto rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, con le pre-intese con quattro regioni, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Lo strumento della delega al Governo cancella il dibattito parlamentare e consegna al ministro pieni poteri. Sono preoccupato dal silenzio di questi giorni. Quanto costeranno le pre-intese al Sud? Servirebbe un dibattito pubblico». Il ministro Calderoli ora ha ripreso il dossier in mano. Quali le materie sulle quali vorrebbe intervenire? «Sono materie importanti e che avrebbero un grande impatto. La protezione civile, la previdenza complementare, la gestione bancaria, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e quindi la tutela della salute». Con che effetti? «Si apre una breccia che non sappiamo dove approderà. Si tratta di una impostazione che va a erodere i principi di sussidiarietà, solidarietà, uguaglianza e unità. Quello che serve è una equa redistribuzione delle risorse a tutte le regioni a partire dalla Sanità. Ancora oggi i criteri sono diseguali». Si dibatte anche di autonomia nella Sanità. È una prospettiva che potrebbe incidere sulla qualità dei servizi nelle regioni del Sud? «Assolutamente sì. Alcuni giorni fa lo ha spiegato anche la Fondazione Gimbe, audita in Commissione Affari Costituzionali del Senato proprio sugli schemi di pre-intesa. Senza Lep sanitari, Livelli essenziali delle prestazioni, e monitoraggio dell’equità si rischia di ampliare diseguaglianze e spingere verso la privatizzazione della Sanità. Per esempio le quattro regioni avranno delega sulla previdenza integrativa. Che succede se una regione con un bilancio autonomo ricco dice ai medici e agli insegnanti: venite qui e vi paghiamo la previdenza integrativa? Rischiamo un esodo senza fine, una concorrenza sleale che, se apparentemente non ha a che fare con i Lep, farà dell’Italia un Paese con il Sud definitivamente condannato alla marginalità». Quali le azioni che metterà in campo il Pd su questo fronte? «Con questa controriforma avremmo regioni di serie A, ricche e del nord, e regioni del Sud sempre più povere. Cittadini di serie A e cittadini figli di un Dio minore. Su questo il governo Meloni ha trovato il collante nella maggioranza per arrivare fino alle elezioni politiche. Ad arrestare questa marcia però bisogna provarci, con lo scudo della Costituzione da levare contro questo tentativo di dividere il Paese e questo schema utilitaristico, che si basa sullo scambio fra autonomia delle regioni del nord e una legge elettorale che pone al centro il premierato. I Lep e i Lea non sono la stessa cosa. Dovrebbe nascere un nuovo Meridionalismo, basato sui principi di democrazia, uguaglianza e giustizia sociale. Le lezioni di Gramsci e Moro sulla necessità di far crescere il Sud per rafforzare la democrazia del Paese sembrano lontanissime eppure molto attuali. Serve un moto d’orgoglio dei politici meridionali». L’autonomia non è un tema storicamente affine alla destra italiana. Potreste trovare una sponda nei parlamentari meloniani pugliesi? «Le regioni del Sud devono fare la differenza, i cittadini e le cittadine del Sud devono prendere coscienza dello strappo che vogliono consumare nel Paese, del tradimento dei principi su cui si basa la tenuta democratica, l’unità del Paese. A essere in gioco non è la bandiera di una parte politica ma l’unità nazionale, la solidarietà, l’uguaglianza. Uniamoci per difendere la nostra terra. Spero si vada oltre le contese e si difenda il Sud che si deve autod eterminare come ci ha insegnato Franco Cassano». Decaro ha chiesto le preferenze alle politiche. Che ne pensa? «Se ci saranno liste bloccate senza preferenze come Pd faremo le primarie. Spero però che qualsiasi sia la legge elettorale si riconosca finalmente ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari». ---End text--- Author: MICHELE DE FEUDIS Heading: Highlight: L’APPELLO AI PUGLIESI DI FDI « Uniamoci per difendere la nostra terra A essere in gioco non è la bandiera di una parte politica ma l’unità nazionale» «DIRITTO ALLA SALUTE A RISCHIO» «Senza Lep sanitari e monitoraggio dell’equità si rischia di ampliare le diseguaglianze tra Nord e Sud» Image:PD Domenico De Santis -tit_org- Intervista a Domenico De Santis - «No alle pre-intese sull'Autonomia» -sec_org- tp:writer§§ MICHELE DE FEUDIS guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501954003599.PDF §---§ title§§ Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501740204513.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "NOTIZIA OGGI VERCELLI" del 15 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-15T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501740204513.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501740204513.PDF', 'title': 'NOTIZIA OGGI VERCELLI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501740204513.PDF tp:ocr§§ EMERGENZA Entro i prossimi tre anni, solo nelle nostre regioni saranno ben 228 quelli che raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta Lombardia e Piemonte sono - assieme al Veneto - le tre grandi regioni del Nord dove trovare un pediatra di libera scelta inizia a diventare un problema. Entro il 2029 solo nelle regioni del Nordovest raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni) altri 228 pediatri di libera scelta, rendendo la situazione ancora più difficile di quanto già non sia. Il problema esiste soprattutto in Lombardia, dove già per il 2025 si stimava una carenza di 186 pediatri di libera scelta, e in Piemonte, dove nel 2025 erano 109 gli specialisti mancanti. In entrambe le regioni del Nordovest la media degli assistiti per ogni medico è ben al di sopra del massimo consentito: in Piemonte è il record nazionale, con 1.126 pazienti per medico, mentre in Lombardia la situazione si ferma a 1.000. La Liguria se la passa leggermente meglio: con 892 pazienti per medico e una stima di 7 medici mancanti, è decisamente più distesa. Questi numeri sono contenuti in un approfondimento realizzato sul tema dalla fondazione Gimbe, che restituisce un quadro preciso di tutta la situazione nazionale: sarebbero infatti quasi 500 i pediatri di libera scelta che mancano nel Paese, con l’80% delle situazioni problematiche proprio nelle regioni del Nord. «In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati». Pediatra di libera scelta che obbligatoriamente deve essere assegnato a bambini fino ai 6 anni d’età. Tra i 6 e i 13 anni compresi le famiglie possono scegliere tra il pediatra o il medico di medicina generale. «Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti». L’ultimo accordo collettivo nazionale ha confermato l’aumento a 1.000 assistiti per ogni pediatra, per ovviare almeno temporaneamente al problema della carenza dei medici, che saranno inseriti dalle regioni dopo l’individuazione degli ambiti territoriali carenti, ossia di quelle zone geografiche dove l’assenza di specialisti è più marcata. «Secondo l’ultimo accordo – così dalla fondazione - il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 pediatra di libera scelta ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450. Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai pediatri di libera scelta». «Con il nuovo accordo collettivo nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – il fabbisogno di pediatri di libera scelta viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei pediatri di libera scelta sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image:PEDIATRI DI LIBERA SCELTA: LA SITUAZIONE NELLE REGIONI AL 2025 Regioni Piemonte Provincia aut. di Bolzano Veneto Lombardia Friuli Venezia Giulia Provincia aut. di Trento Valle d’Aosta Molise Basilicata Marche Campania Calabria Toscana Liguria Sardegna Sicilia Abruzzo Umbria Puglia Emilia Romagna Lazio TOT. ITALIA Stima pediatri mancanti Num medio assistiti pe r PLS Percentuale popolazione 6-13 in carico a PLS PLS in pensione entro il 2029 109 17 96 186 15 8 1 2 5 13 59 16 30 7 1 2 * * * * * * 1.126 1.114 1.018 1.000 960 957 942 940 932 926 925 919 916 892 859 853 847 834 830 815 805 917 78,7% 71,8% 91,8% 90,2% 88,2% 91,5% 82,3% 65,7% 75,5% 76,6% 84,3% 77,1% 94% 91,6% 56,3% 61,8% 67,7% 82,5% 84,3% 89% 81,9% 82,9% 45 7 95 148 19 10 2 8 27 48 218 70 93 35 23 216 51 12 143 76 201 1.547 *non sono incluse le regioni con una media di assistiti/PLS inferiore a 850 Fonte: Elaborazione Gimbe su dati FIMP e SISAC -tit_org- Nel Nordovest mancano più di 300 pediatri di libera scelta -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501740204513.PDF §---§ title§§ Italia, si può fare certamente di più link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501996404007.PDF description§§

Estratto da pag. 37 di "AFFARI E FINANZA" del 15 Jun 2026

Nella Penisola sono il 30% dei volumi, contro il 60% della media europea. Zagaria (Egualia): "Gli equivalenti non possono essere considerati soltanto una leva di risparmio: sono essenziali per la sicurezza sanitaria"

pubDate§§ 2026-06-15T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501996404007.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501996404007.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501996404007.PDF tp:ocr§§ Italia, si può fare certamente di più Nella Penisola sono il 30% dei volumi, contro il 60% della media europea. Zagaria (Egualia): “Gli equivalenti non possono essere considerati soltanto una leva di risparmio: sono essenziali per la sicurezza sanitaria” L’ANALISI n Italia i farmaci equivalenti continuano a occupare una posizione ancora limitata rispetto al resto d’Europa. Mentre nei principali Paesi europei rappresentano oltre il 60% dei volumi dispensati, nella Penisola la quota si ferma intorno al 30%. Un divario che pesa non soltanto sui conti del Servizio sanitario nazionale, ma anche sulle tasche dei cittadini. «La bassa diffusione degli equivalenti resta una delle principali criticità del mercato farmaceutico italiano», osserva Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, l’associazione che rappresenta i produttori di farmaci equivalenti e biosimilari. «Il farmaco equivalente continua a essere percepito come un prodotto a basso costo, una visione riduttiva che non ne valorizza il contributo alla sostenibilità del sistema sanitario». Le differenze territoriali rappresentano una delle manifestazioni più evidenti di questa situazione. Le province autonome di Trento e Bolzano registrano i livelli più elevati di utilizzo dei farmaci equivalenti, mentre in fondo alla classifica si collocano diverse regioni del Mezzogiorno, con la Basilicata che presenta i tassi più bassi. «È una differenza che conferma quanto il tema sia ancora influenzato da fattori culturali e da una conoscenza non sempre adeguata delle opportunità offerte da questi farmaci», osserva Zagaria. Il risultato è che milioni di cittadini continuano a sostenere costi aggiuntivi che potrebbero essere evitati. «Ogni anno gli italiani spendono circa un miliardo di euro per coprire la differenza di prezzo tra farmaci equivalenti e medicinali di marca. Una maggiore diffusione degli equivalenti consentirebbe di ridurre significativamente questo esborso», evidenzia Zagaria. «Per questo stiamo lavorando insieme alle istituzioni per promuovere campagne di comunicazione rivolte sia ai pazienti sia agli operatori sanitari». Secondo il presidente di Egualia, i farmaci equivalenti rappresentano un elemento essenziale della sicurezza sanitaria: «Una filiera industriale forte, radicata in Europa e capace di investire sul territorio, è indispensabile per garantire continuità delle forniture e capacità di risposta nelle situazioni di emergenza». La questione non riguarda soltanto la capacità di affrontare eventuali emergenze, ma anche la sostenibilità del sistema sanitario nel lungo periodo. Il tema assume un’importanza ancora maggiore alla luce delle dinamiche demografiche. L’aumento dell’aspettativa di vita e la crescita della popolazione anziana comporI teranno infatti un incremento delle patologie croniche e della domanda di assistenza sanitaria. «La maggiore longevità è una conquista straordinaria della ricerca e della medicina, ma richiede anche sistemi sanitari in grado di sostenere una domanda crescente di cure». In questo scenario, il contributo dell’industria degli equivalenti e dei biosimilari assume un valore sempre più strategico. L’Italia è infatti tra i principali produttori farmaceutici europei. «Abbiamo competenze, capacità produttiva e know-how riconosciuti a livello internazionale. Dobbiamo però creare le condizioni affinché questa filiera possa continuare a crescere e a investire nel Paese e in Europa», avverte Zagaria. Per il presidente di Egualia, il futuro del settore passa anche dall’evoluzione del quadro normativo. A livello europeo la revisione della legislazione farmaceutica procede nella direzione di valorizzare il ruolo di equivalenti e biosimilari, favorendo una maggiore competitività tra le imprese e contribuendo alla sostenibilità dei sistemi sanitari. Ii progressi sul fronte europeo rischiano però di perdere efficacia se non accompagnati da misure coerenti anche a livello nazionale. «Guardiamo con preoccupazione alle ipotesi di revisione del prontuario che rischiano di colpire proprio le classi di farmaci già caratterizzate da prezzi molto contenuti», osserva Zagaria. Tra i temi più sentiti dal settore figura anche la revisione del sistema del payback farmaceutico. «Quest’ultimo era nato come strumento di controllo della spesa, ma negli anni si è trasformato in un meccanismo che riduce la prevedibilità economica per le imprese», spiega il presidente di Egualia. «Per i produttori di equivalenti il problema è ancora più evidente perché operiamo già in un contesto caratterizzato da gare pubbliche aggiudicate al massimo ribasso. Di fatto ci troviamo a subire una doppia penalizzazione». Secondo Zagaria, è fondamentale riuscire a costruire una visione industriale di lungo respiro. «Servono informazione e un’alleanza sempre più stretta tra istituzioni e industria per rafforzare un settore strategico come quello dei farmaci equivalenti in un contesto in cui Europa e Italia restano ancora fortemente dipendenti dall’Asia per la produzione di molti principi attivi. Solo così sarà possibile costruire una filiera farmaceutica capace di garantire sostenibilità, sicurezza delle forniture e accesso alle cure per le generazioni future». – s.d.p. ---End text--- Author: s d p Heading: L’ANALISI Highlight: 30% La quota dispensata degli equivalenti in Italia si ferma al 30% (60% in Ue) SALE LA SPESA PER I FARMACI La spesa farmaceutica italiana continua a crescere, riflettendo sia l’invecchiamento della popolazione sia la crescente disponibilità di terapie innovative. Secondo i dati presentati dal Fossc, il Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani, nel 2025 la spesa complessiva per i farmaci ha raggiunto i 25 miliardi di euro, con un aumento del 15% rispetto al 2023, pari a circa tre miliardi in più. Il 28% della spesa resta a carico delle famiglie, mentre il prezzo dei farmaci in Italia continua a essere mediamente inferiore rispetto a quello di molti altri Paesi europei. Image:I PROTAGONISTI RICCARDO ZAGARIA Presidente di Egualia: “Il farmaco equivalente è percepito come un prodotto a basso costo ma è una visione riduttiva” -tit_org- Italia, si può fare certamente di più -sec_org- tp:writer§§ s d p guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501996404007.PDF §---§ title§§ Farmaci equivalenti, la nuova sfida europea link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993904026.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "AFFARI E FINANZA" del 15 Jun 2026

Tra dipendenza asiatica e costi industriali questi prodotti sono diventati il banco di prova della strategia Uè sulla sicurezza sanitaria

pubDate§§ 2026-06-15T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993904026.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993904026.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993904026.PDF tp:ocr§§ Farmaci equivalenti, la nuova sfida europea Tra dipendenza asiatica e costi industriali questi prodotti sono diventati il banco di prova della strategia Ue sulla sicurezza sanitaria e tensioni geopolitiche, la pressione sui costi energetici e logistici, la crescente competizione globale per attrarre investimenti e produzione, ma anche la forte dipendenza esterna per i principi attivi – oggi in larga parte provenienti da Cina e India – stanno spingendo la farmaceutica europea davanti a una nuova sfida industriale. Dopo anni di delocalizzazione produttiva, Bruxelles prova ora a rafforzare la resilienza della filiera e a ridurre la dipendenza dall’Asia per medicinali essenziali e principi attivi, mentre i governi cercano di mettere in sicurezza uno dei settori più strategici per l’economia e la salute pubblica. La farmaceutica italiana contiL nua intanto a crescere. Nel 2025 l’export del settore ha superato i 69 miliardi di euro, mentre la produzione ha raggiunto quota 74 miliardi. Gli occupati sono saliti a 72.200, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente, con una presenza femminile pari al 45% della forza lavoro e superiore al 50% nelle attività di ricerca e sviluppo. Gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro, destinati soprattutto a impianti ad alta tecnologia e ricerca e sviluppo, con oltre 800 milioni dedicati alla ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Dentro questa trasformazione, i farmaci equivalenti stanno assumendo un ruolo sempre più strategico per garantire continuità terapeutica, accesso alle cure e maggiore stabilità delle forniture farmaceutiche. L’Europa rappresenta oggi il principale polo mondiale nella produzione di farmaci equivalenti. Secondo l’Osservatorio Nomisma 2025 sul sistema dei farmaci equivalenti in Italia, nel 2023 il fatturato complessivo delle imprese europee del settore ha superato i 20 miliardi di euro, con una crescita superiore al 10% su base annua. Italia e Germania guidano il mercato continentale, generando insieme oltre il 40% del fatturato complessivo. Il modello italiano si distingue per una presenza diffusa di aziende di medie e piccole dimensioni, che negli ultimi anni hanno rafforzato struttura industriale e capacità competitiva. I ricavi medi delle imprese produttrici di equivalenti sono passati da 51 milioni di euro nel 2019 a 68 milioni nel 2023, mentre l’occupazione media è salita da 103 a 118 addetti. A 30 anni dalla loro introduzione, i farmaci equivalenti coprono in Italia circa il 30-32% del mercato in termini di volumi e il 21-22% a valori, secondo i dati Aifa. Una quota ancora lontana da quella dei principali Paesi europei, dove il ricorso ai generici è molto più diffuso. A frenare la crescita continuano a essere soprattutto fattori culturali e percettivi. La resistenza dei pazienti resta elevata e il farmaco di marca continua a essere considerato, in molti casi, più affidabile o appropriato rispetto all’equivalente, nonostante i generici siano sottoposti agli stessi controlli di qualità, sicurezza ed efficacia. L’ottava edizione del rapporto sul ruolo della farmacia, realizzato da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma, che ha coinvolto quasi duemila farmacisti e oltre mille cittadini, evidenzia come la domanda di farmaci equivalenti resti sostanzialmente stabile (sei su dieci li chiedono) e i più informati in materia sono quelli che ne consumano di più, ovvero i pazienti con malattie croniche. I giovani, pur utilizzando meno i farmaci, mostrano una maggiore apertura e una minore resistenza culturale verso quelli equivalenti. Quando li scelgono, lo fanno sia per fiducia nei confronti del farmacista con cui ne parlano e sia per risparmiare, motivazione principale per sei su dieci tra coloro che li acquistano. Al di là delle dinamiche di mercato, il tema dei farmaci equivalenti si inserisce oggi in una riflessione più ampia sulla sicurezza sanitaria europea e sulla capacità del continente di garantire l’approvvigionamento dei medicinali essenziali. Proprio da questa consapevolezza nasce il Critical Medicines Act, piano con cui la Commissione europea punta a rafforzare l’autonomia strategica del continente sui medicinali essenziali. L’obiettivo è ridurre la dipendenza esterna per principi attivi e farmaci critici, prevenire le carenze e rafforzare la capacità produttiva europea dopo gli shock vissuti negli ultimi anni, dalla pandemia alle crisi geopolitiche e logistiche. La ratio del piano europeo è chiara: il farmaco non può più essere considerato soltanto una commodity globale acquistabile al prezzo più basso, ma un asset strategico da proteggere al pari dell’energia o delle tecnologie critiche. Per questo Bruxelles punta a costruire una politica industriale della salute fondata su resilienza, sicurezza degli approvvigionamenti e capacità manifatturiera. La realizzazione di questi obiettivi, tuttavia, non è priva di ostacoli. Oltre alla dipendenza dall’Asia per principi attivi e componenti strategiche, l’Europa deve confrontarsi con alcuni limiti strutturali che incidono sulla competitività delle sue filiere produttive. Tra questi figurano sistemi di prezzo che faticano a recepire l’aumento dei costi industriali, procedure di acquisto pubbliche ancora fortemente orientate al criterio del prezzo più basso e una progressiva concentrazione della produzione su un numero ristretto di operatori. ---End text--- Author: Sibilla Di Palma Heading: Highlight: I NUMERI PRINCIPI ATTIVI LA DIPENDENZA DELL’EUROPA DALL’ASIA 0,0 0,2 0,4 0,6 0,8 1,0 INDUSTRIA FARMACEUTICA ITALIANA IL VALORE FOCUS LA SANITÀ DI PROSSIMITÀ SEMPRE PIÙ CENTRALE Le farmacie rafforzano il proprio ruolo nella sanità territoriale. A confermarlo è il rapporto Censis-Federfarma “La farmacia nella sanità di prossimità”, secondo cui otto cittadini su dieci considerano le farmacie punti di riferimento essenziali per le comunità locali, mentre il 90,5% dichiara di fidarsi delle indicazioni del farmacista. Per il 76% degli italiani la farmacia svolge oggi una funzione sociosanitaria vera e propria, capace di alleggerire la pressione su ospedali e Asl. Non a caso il 93% degli intervistati apprezza la possibilità di ritirare in farmacia medicinali prima disponibili solo nelle strutture ospedaliere, riducendo tempi di attesa e spostamenti. Cresce anche il consenso verso la “farmacia dei servizi”, anche se i cittadini chiedono un ulteriore ampliamento delle prestazioni disponibili. L’OPINIONE A frenare la crescita sono i fattori culturali. La resistenza dei pazienti resta elevata e il farmaco di marca continua a essere considerato, in molti casi, più affidabile I ro ro vo qu va ti m le ci no de ra eq co pe co ne ni se pi pr za ut m lo gi ta ch co e ad da Il co tiv «O ca di eq U va gn ev m ni m si fa un re st pa Image:1 1 Il fatturato complessivo delle imprese europee del settore supera i 20 miliardi di euro -tit_org- Farmaci equivalenti, la nuova sfida europea -sec_org- tp:writer§§ SIBILLA DI PALMA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993904026.PDF §---§ title§§ Sanità In crisi eil solito gioco allo scaricabarile = Crisi della sanita Pugliee nessuno puo fuggire dalle proprie responsabilita link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501990904000.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 15 Jun 2026

allo scaricabarile

pubDate§§ 2026-06-15T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501990904000.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501990904000.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501990904000.PDF tp:ocr§§ Sanità in crisi e il solito gioco allo scaricabarile L’ANALISI CRISI DELLA SANITÀ PUGLIESE NESSUNO PUÒ FUGGIRE DALLE PROPRIE RESPONSABILITÀ L a Puglia ha ricevuto per l’esercizio sanitario 2025 un finanziamento di circa 8,8 miliardi di euro. La gestione si è chiusa con un disavanzo di 350 milioni, ossia il 3,97 per cento circa del finanziamento. C’è, non dico un economista, ma una sola persona di buon senso che possa affermare con assoluta certezza che non vi siano margini di miglioramento. A PAGINA 30>> L a Puglia ha ricevuto per l’esercizio sanitario 2025 un finanziamento di circa 8,8 miliardi di euro. La gestione si è chiusa con un disavanzo di 350 milioni, ossia il 3,97 per cento circa del finanziamento. C’è, non dico un economista, ma una sola persona di buon senso che possa affermare con assoluta certezza che non vi siano margini di miglioramento dell’efficienza operativa delle dieci aziende sanitarie per annullare quel circa 4 per cento di disavanzo, a parità di servizi erogati? È questo il punto che rende il refrain di chi addebita al definanziamento statale gli squilibri del bilancio sanitario pugliese un argomento debole logicamente e fattualmente. È una fuga dalla responsabilità di ben amministrare ciò di cui si dispone e riecheggia la vecchia idea del riformismo fondato sulla spesa corrente, da evitare sempre ma certamente non consentito ad un Pese a bassa crescita economica, come è l’Italia da anni. Definanziamento del SSN e disavanzi pugliesi sono su due piani diversi. L’affanno del SSN nel garantire la copertura universale dell’assistenza pubblica è problema generale, legato alle necessità di riallineare la pianificazione ferma dal 2008 ai bisogni nel frattempo profondamente cambiati e di rimodellare l’intero sistema di sicurezza sociale per trovare lo spazio che serve ad allargare la spesa sanitaria. Il fatto, invece, che la Puglia abbia negli ultimi anni migliorato l livelli di assistenza ma spenda molto di più di regioni che hanno un servizio di gran lunga migliore è chiaramente problema di altra natura, di gestione non buona dell’efficienza della rete di offerta delle dieci aziende sanitarie. La giunta regionale deve tenere separate le due questioni se vuole veramente lavorare al risanamento del sistema. Deve individuare rapidamente le cause per le quali il SSR non riesce a garantire una performance uniforme a quella di altre regioni a parità di finanziamento e applicare i correttivi che permetteranno gradualmente di eliminare le addizionali fiscali. A distanza di sei mesi dall’accertamento dell’esistenza dell’ingente disavanzo (che in verità il controllo trimestrale dei bilanci avrebbe dovuto segnalare ben prima della chiusura dell’esercizio finanziario a dicembre 2025) la giunta, però, non dà segnali di aver preso di petto la situazione. E questo non può che allarmare i cittadini, essendo concreta la preoccupazione che il 2026 replichi, più o meno, la frana del 2025 provocata di lunghi anni di inerzia di fronte a evidenti e persistenti segnali di défaillance economica. E, per essere sinceri fino in fondo, la preoccupazione non è attenuata dalla reazione protestataria, ma sterile di contenuti propositivi, dei gruppi consiliari di minoranza. Si è enfatizzato che la giunta abbia definito gli obiettivi di mandato delle direzioni generali delle aziende sanitarie tra cui spicca la salvaguardia dell’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale delle aziende, mettendo in atto «azioni di revisione della struttura dei costi operativi» senza penalizzare i livelli di servizio. Ma nella stessa deliberazione (n.638/2026) questa disposizione – che sembra conferire larga autonomia imprenditoriale alle direzioni generali – è poi ovviamente subordinata a future direttive della giunta coerenti col Piano per il recupero del disavanzo sanitario. Quindi, è il piano di rientro la chiave di volta del risanamento, perché dovrà tracciare i confini delle azioni di revisione della struttura dei costi demandata alle direzioni generali. Non è agevole dall’esterno indicare le inefficienze da aggredire e correggere. Ma ripercorrendo le notizie più e meno recenti di cronaca, è possibile qualche indicazione. Le sette società Sanità Service, per esempio, sono sovrastrutture burocratiche inutili che vanno abolite; per quanto pomposamente e fumosamente in un loro sito web la missione sia definita, in lingua inglese, «servizi di supporto strumentale dinamico per la sanità pubblica attraverso la fornitura interna», in realtà non fanno nulla che non possa essere fatto direttamente dagli uffici delle aziende sanitarie. Anche i consultori familiari possono essere ridimensionati perché per essi vale il giudizio che l’Istituto superiore di sanità esprime in generale: «analizzando le risorse disponibili, si ha la netta percezione che la loro applicazione non sia appropriata: ognuno fa quello che ritiene di fare, senza preoccuparsi più di tanto di verificare efficacia e impatto di sanità pubblica». Abbiamo anche letto della moltiplicazione nelle aziende di dipartimenti che non svolgono alcuna reale funzione di coordinamento di processi lavorativi e di impiego delle risorse. Non sono pochi i dubbi che scorporare l’Ospedaletto dei bambini dal policlinico per creare un’azienda autonoma nuova sia un’operazione necessaria ed utile. Piuttosto, andrebbe fatta una riflessione sulla possibilità di affidare i due IRCCS di Bari e Castellana Grotte ad un’unica direzione generale e scientifica, ad un unico comitato di indirizzo e verifica, ad un unico collegio di revisione contabile, ad un'unica struttura amministrativa, ferme restando le rispettive missioni e sedi. Già queste poche cose genererebbero risparmi milionari, senza interferire negativamente sull’offerta di prestazioni ai cittadini e, anzi, ampliandola. Tuttavia risolutive potranno essere soltanto sia le azioni di controllo rigoroso delle attività di supporto tecnico-amministrativo, sia le azioni di riordino delle strutture e delle procedure di core service, con la finalità univoca di riportare in equilibrio costi di capacità impegnati e livelli di produttività. Di questo infatti si tratta quando si parla di programmi per regolarizzare liste e tempi di attesa e per evitare migrazioni per curarsi fuori regione. La regione dispone di dati e informazioni analitiche ricchissime per questa operazione di riequilibrio. Ma l’operazione risuscirà bene tecnicamente se non sarà lesinato l’ingrediente fondamentale: la decisione politica che sgombri il sentiero da resistenze e pressioni corporative o campanilistiche. ---End text--- Author: NICOLA ROSATO Heading: L’ANALISI Highlight: Image: -tit_org- Sanità In crisi eil solito gioco allo scaricabarile Crisi della sanita Pugliee nessuno puo fuggire dalle proprie responsabilita -sec_org- tp:writer§§ NICOLA ROSATO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501990904000.PDF §---§ title§§ Tumore al seno: 60mila casi all'anno ma mancano 2mila chirurghi (e non c'è la scuola di specializzazione) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992203977.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "GIORNALE" del 15 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-15T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992203977.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992203977.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992203977.PDF tp:ocr§§ Tumore al seno: 60mila casi all’anno ma mancano 2mila chirurghi (e non c’è la scuola di specializzazione) a cura di Maria Sorbi l tumore al seno è una delle emergenze sanitarie più incisive del nostro Paese e i numeri sono in aumento: stiamo parlando di 60mila nuovi casi all’anno. Eppure mancano 2mila chirurghi specializzati in senologia. E questo significa: attese più lunghe e una risposta che non sempre è quella che le pazienti si meritano. Non solo: la carenza di personale in alcune aree spinge i pazienti a spostarsi per ricevere le cure adeguate, o costringe i chirurghi a migrare da un ospedale all’altro per sopperire alle mancanze del territorio. SOLO SEI MESI Come mai così tanti pazienti e così pochi medici? Perché non esiste una scuola di specilizzazione dedicata alla senologia. I giovani medici quindi per formarsi possono contare su un modulo opzionale di sei mesi all’interno della chirurgia generale, oppure si iscrivono a master e esperienze all’estero. Dove spesso rimangono. «Sei mesi opzionali non bastano per una disciplina complessa che coinvolge più specialità» sostiene la deputata della Lega Tiziana Nisini che si è fatta promotrice della proposta di legge per istituire una scuola di specializzazione in chirurgia generale a indirizzo senologico. Ad oggi solo una parte dei centri italiani tratta il volume minino raccomandato di casi all’anno ma - lo impongono i numeri - è più che mai necessario garantire una risposta adeguata alla richiesta di cure. Il nodo è duplice: da un lato la necessità di rafforzare la rete dei Centri di senologia, indicata dal Piano oncologico nazionale 20232027 come modello di efficienza. Dall’altro la mancanza di un percorso universitario strutturato che prepari i chirurghi destinati a lavorare in quelle équipe multidisciplinari. Senza formazione stabile, anche la rete rischia di indebolirsi. La proposta prevede che i ministeri dell’Università e della Salute definiscano profili formativi e percorsi didattici entro 90 giorni dall’approvazione della legge. Il testo contiene anche una clausola «finanziaria»: non nuovi costi per lo Stato, ma una riorganizzazione della formazione. LA MAPPA DEI CENTRI Ad oggi in Italia non esiste una legge unica, ma una rete di accordi Stato-Regioni (tra cui l’Intesa del 2014) e direttive del Ministero della Salute. Queste normative impongono alle strutture di conformarsi agli standard europei di Eusoma (certificazione per la cura del tumore al seno) con regole e soglie precise per i centri di senologia: ogni centro deve trattare almeno 150 nuovi casi di tumore maligno all’anno (minimo standard di garanzia per la qualità delle cure). È previsto un centro ogni 250mila abitanti. Nel centro deve essere sempre presente un’equipe dedicata formata da almeno 6 figure specializzate: radiologo, chirurgo senologo, patologo, oncologo, radioterapista e data manager. I centri devono garantire supporto genetico, psiconcologia e percorsi di riabilitazione post-operatoria. A dichiarare «una priorità assoluta» la lotta al cancro è lo stesso ministro alla Salute Orazio Schillaci che, nella legge di bilancio 2026 (approvata a fine 2025), ha voluto dedicare 200 milioni di euro per migliorare la diagnosi precoce dei tumori e la ricerca oncologica. A gennaio 2026 è entrata in vigore la legge 106, che potenzia le tutele per lavoratori pubblici e privati con malattie oncologiche, croniche o invalidanti. ---End text--- Author: Maria Sorbi Heading: Highlight: Il piano oncologico 2023-27: è urgente dare cure uniformi ovunque Image:SALA OPERATORIA Mancano chirurghi specializzati in oncologia senologica. I casi e le liste d’attesa invece sono in continuo aumento -tit_org- Tumore al seno: 60mila casi all’anno ma mancano 2mila chirurghi (e non c’è la scuola di specializzazione) -sec_org- tp:writer§§ Maria Sorbi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992203977.PDF §---§ title§§ Intervista a Walter Ricciardi - «Sanità, dopo lo stop un'intesa trasversale o assistenza nel baratro» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992703982.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 15 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-15T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992703982.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992703982.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992703982.PDF tp:ocr§§ LA RIFORMA NEGATA Il docente della Cattolica: rilancio urgente «Sanità, dopo lo stop un’intesa trasversale o assistenza nel baratro» Il ko della riforma della medicina generale - andata al tappeto nelle fasi preliminari del suo iter istituzionale, per i colpi bassi sferrati dalla stessa maggioranza politica di cui il ministro della Salute Orazio Schillaci è espressione tecnica – «è il sintomo di un grave rischio regressivo del governo in un ambito cruciale della vita delle famiglie, che segna un restringimento degli spazi di agibilità di una riforma profonda quanto necessaria della struttura complessiva del Servizio sanitario nazionale nel nostro Paese». Così Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma e grande esperto di sanità pubblica. Cosa ha fatto naufragare la riforma della medicina generale? «È solo la punta di un iceberg posta al crocevia tra le resistenze dei medici, i colpi bassi all’interno della stessa maggioranza e tra le varie anime del ministero della Salute, alcune molto sensibili ai richiami sindacali in un momento in cui l’esigenza più sentita sarebbe quella di una riforma vera, strutturale del Servizio sanitario nazionale che mostra tutti i suoi anni». Cosa bisognerebbe fare invece? «Recuperare uno spirito costituente e replicare il modello che fu attuato per la fondazione della sanità pubblica nel 1978». Come farlo? «Unendo tutte le forze di maggioranza e opposizione, coinvolgendo tutti gli attori della sanità pubblica del nostro Paese e così procedere a un disegno di riforma profonda e realmente in grado di sciogliere i nodi del sistema, agendo sulle leve dell’innovazione alle luce dei mutati scenari demografici che rendono obsoleto un modello di cura a centralità ospedaliera». Quali sono i nodi da sciogliere? «I nodi sono demografici, con la denatalità che è sempre più un problema per la tenuta sociale ed economica del nostro Paese, ed epidemiologici, a fronte della prevalenza di malati cronici e anziani. Un solo dato: 25 milioni di cittadini italiani sono malati cronici, con una patologia che non guarisce, e 15 milioni sono affetti da comorbilità, con almeno due affezioni che necessitano di cure a lungo termine. E poi c’è la questione del personale che pesa sul sistema». In che termini? «Medici, infermieri, tecnici e operatori sono in numero insufficiente, concentrati in maniera disomogenea nei vari asset di cura. La dirigenza è scarsamente remunerata. I medici sono demotivati e in tanti sottoposti nelle prime linee ospedaliere a turni massacranti che li spingono in burnout. Pesa un obsoleto modello ospedalocentrico, un’assistenza territoriale insufficiente, garantita da un’organizzazione non più attuale che genera ospedali affollati, prestazioni inappropriate, liste di attesa, migrazione sanitaria e una mancata presa in carico dei bisogni dei pazienti. Problemi che i pazienti fragili patiranno sempre più anche alla luce dei cambiamenti climatici in atto». La riforma è LO SCENARIO quindi un’occa«La popolazione sione mancata? «Si ma da anni. Il invecchia e ci so Pnrr ha garantito grandi finanzia- più malati croni menti per attuare Serve un progetto sostanziali riforme in tutti i cam- ampio e condivi pi, Salute comprecome nel 1978» sa. Ci ritroviamo invece, al termine di questa partita, con riforme al palo in quasi tutti i settori». Cosa andrebbe fatto? «Un nuovo Patto della Salute capace di unire tutte le forze politiche. Quella sul governo della salute è una partita in cui ci giochiamo la tenuta del Paese e la sua sostenibilità. Abbiamo da fronteggiare già tutti i problemi della recessione economica, delle guerre e non possiamo non riformare il settore da cui dipende la salute dei cittadini. Bisogna essere tutti d’accordo a non forzare la mano sui tempi ma tutti dovrebbero poi sedersi attorno al tavolo per una riforma strutturale, pensata, profonda, condivisa». E cosa accade se questo progetto di innovazione non si concretizzerà da qui ai prossimi uno o due anni? «Il sistema rischia di collassare: tutti continueranno ad andare ai pronto soccorso che continueranno ad essere intasati, lunghe liste di attesa, fughe dei professionisti più validi e dei giovani verso il privato, e cure migliori garantite solo a chi se le potrà permettere. Esattamente il contrario dello spirito della sanità pubblica disegnata nel 1978. Case e ospedali di comunità senza personale e senza una integrazione vera con la rete ospedaliera saranno solo contenitori vuoti o espressione di cure inadeguate al posto di un sistema a complessità crescente, secondo un gradiente di fabbisogni assistenziali da soddisfare». I medici di medicina generale che ruolo devono avere? «L’Italia è l’unico Paese insieme alla Gran Bretagna in cui sono contrattisti privati, nel Nord Europa sono impiegati in un rapporto che valorizza entrambi gli aspetti, la dipendenza e la contrattualistica, senza oppressioni nella subordinazione organizzativa. Serve un PUNTO DEBOLE quadro comune egli ospedali di riferimento. rsonale stressato Se non lo facciamo restano liberi sufficiente professionisti in un quadro non ottopagato governato». Gli altri tascessario il filtro selli della riforl territorio» ma? «Riguardano il riordino dell’asset ospedaliero da integrare realmente con le cure territoriali attraverso l’uso degli strumenti digitali sia in fase di accesso che di dimissioni protette. Queste ultime devono poter contare su accessi domiciliari da parte di equipe multiprofessionali e multidisciplinari in grado di trasformare realmente il domicilio nel primo luogo di cura con un ricorso sapiente dalla televisita e alla telemedicina, con largo spazio alle professioni di supporto al confine tra bisogni sanitari e necessità sociosanitarie». ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: Highlight: IL PUNTO DEBOLE n z q d S m p u g «Negli ospedali personale stressato insufficiente e sottopagato Necessario il filtro s sul territorio» m « LO SCENARIO «La popolazione invecchia e ci sono più malati cronici Serve un progetto ampio e condiviso come nel 1978» Image:Intervista a Walter Ricciardi I medici di base “ Pubblico-privato: giusto un mix, come in Nord Europa SOTTO PRESSIONE Il modello che mette al centro gli ospedali è superato -tit_org- Intervista a Walter Ricciardi - «Sanità, dopo lo stop un'intesa trasversale o assistenza nel baratro» -sec_org- tp:writer§§ Ettore Mautone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992703982.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Intervista a Domenico Di Giorgio - Farmaci contraffatti per sesso e bellezza «Li acquistano anche i giovanissimi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993804025.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 15 Jun 2026

Domenico Di Giorgio (Aifa): «Assumere un medicinale senza motivo espone a gravi rischi» I furti milionari di anti tumorali dalle farmacie ospedaliere e il fenomeno delle finte ricette

pubDate§§ 2026-06-15T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993804025.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993804025.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993804025.PDF tp:ocr§§ Farmaci contraffatti per sesso e bellezza «Li acquistano anche i giovanissimi» Domenico Di Giorgio (Aifa): «Assumere un medicinale senza motivo espone a gravi rischi» I furti milionari di anti tumorali dalle farmacie ospedaliere e il fenomeno delle finte ricette Crimini farmaceutici online ROMA Farmaci per le prestazioni sessuali, per dimagrire o per i ritocchi estetici, come il botulino. Ma anche dopanti, per lo sport. Sono queste, soprattutto, le categorie che non passano mai di moda nel mercato illegale. Domenico Di Giorgio, dirigente dell’ufficio impegnato nel contrasto al crimine farmaceutico per l’Aifa, si occupa di crimine farmaceutico da oltre vent’anni. Quasi uno 007 del settore. Ricorda: «C’è stato un periodo in cui trovavamo mix arditi e molto pericolosi dei principi attivi nei prodotti per le performances sessuali. Chi va a cercare questi medicinali non lo fa per scopi terapeutici ma per finalità diciamo così ricreative». Con quali conseguenze? «Assumere un medicinale senza motivo e senza la guida di un medico genera effetti collaterali gravi. Ed è capitato a Padova. Una giovane donna credeva di aver acquistato su Internet un dimagrante iniettabile: invece ha ricevuto insulina rietichettata ed è finita in coma. Abbiamo avuto anche casi di chi ha assunto prodotti per la disfunzione erettile, che hanno potenzialmente effetti collaterali sui cardiopatici. Quelle persone hanno riportato danni pesanti alla salute». Si rischia di morire? «Diciamo così: in generale chi acquista da questi canali si espone a effetti collaterali gravi. Bisogna chiedersi se ne valga la pena. Aggiungo che spesso a comprare prodotti per la disfunzione erettile su Internet sono ragazzi che non ne avrebbero assolutamente bisogno. Alla fine pesano i modelli sociali. Per tanti anni abbiamo avuto la sibutramina, che si trova ancora oggi, anche se è stata ritirata dal mercato perché è pericolosa. Addirittura in Inghilterra c’è chi è morto assumendo prodotti che contenevano il dinitrofenolo, principio attivo che è stato usato anche per dimagrire ma ha un profilo di sicurezza talmente negativo da essere molto pericoloso». I criminali si buttano a capofitto dove c’è guadagno. «Ed è successo nel 2017 con i prodotti per l’epatite C. C’erano picchi di domanda non soddisfatta, questa volta per scopi terapeutici. Quei farmaci erano poco accessibili sul mercato, erano rimborsati solo a certe categorie di pazienti». Così le organizzazioni hanno fiutato l’affare. «Mentre nel 2020 girava ogni sorta di rimedio miracoloso contro il Covid, in assenza di un prodotto sicuro». L’acquisto su Internet dei medicinali per la sfera sessuale insegue anche un’impossibile discrezione? «Sicuramente c’è una certa percezione di privacy fittizia: se lo compro in Rete, si pensa, la gente non lo sa. Il problema, come dicevo, è che se lo procurano anche persone che non ne avrebbero proprio bisogno». Vale anche per la bellezza fai da te. «Resta una grande domanda non soddisfatta di farmaci dimagranti iniettabili, negli ultimi anni abbiamo avuto tantissimi casi di acquisti illegali pericolosi. Ma rischiano molto anche i ragazzi che comprano su Internet gli steroidi per la palestra. Alla fine, ogni volta, passa il concetto che per qualsiasi cosa c’è una scorciatoia». Cosa spinge i giovanissimi a cercare i farmaci per le disfunzioni sessuali? «Alla base c’è il timore di un fallimento, in generale l’idea che potrebbe andare male. Un fenomeno di lungo corso. Ricordo sequestri che risalgono a più di 10 anni fa, in qualche locale si trovavano prodotti psicoattivi insieme a questi. Il ragazzo che va in discoteca si prende la pasticca e si porta dietro anche la compressa per la disfunzione erettile. Come Aifa anni fa abbiamo curato una campagna di comunicazione proprio su questo con la youtuber Cesca, i messaggi erano mirati agli adolescenti. I giovani hanno una grande manualità nella ricerca su Internet ma sopravvalutano la loro competenza. Tutti questi fenomeni sono legati a una sottostima dei rischi reali. Alla base c’è l’idea che se so come comprarlo e non m i faccio fregare i soldi, quello che mi arriva è sicuramente una cosa che va bene. Ma non è così, purtroppo. Soprattutto sui prodotti dimagranti iniettabili». (Intervista completa sul sito www.quotidiano.net) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rita Bartolomei Heading: Crimini farmaceutici online Highlight: L’operazione internazionale Shield VI 2.800 le confezioni sequestrate (farmaci dimagranti, antibiotici, antin?iammatori, per la disfunzione erettile e botulino) corrispondenti a 18mila tra compresse, capsule e ?iale 1.800 le confezioni sequestrate di prodotti con azione dopante destinata al mondo dello sport corrispondenti a 4.500 unità 265 le persone segnalate all’autorità giudiziaria 550mila euro il valore della merce sequestrata 33 milioni di euro il valore della merce sequestrata in Europa Fonte: Nas dei Carabinieri e Agenzia delle Dogane e Monopoli (Italia, aprile- novembre 2025) Farmaci rubati (e contraffatti), commercio di ricette false anche per rastrellare medicinali che poi prendono la via dell’estero. È uno scenario davvero inquietante quello disegnato da numerose inchieste, anche internazionali. I furti di medicinali, come i costosissimi anti tumorali, continuano ad essere gestiti da una rete criminale che riporta alle mafie. Un ‘mercato’ che assicura guadagni superiori alla droga. Tra i filoni c’è anche quello che porta dritto in Egitto. Da Trieste a Napoli, passando per Cremona e Reggio Emilia. Colpi messi a segno grazie a una rete di complici e ricettatori, bottino di milioni, frutto del saccheggio nelle farmacie ospedaliere. Un mondo svelato anche dalle note dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Quella del 1 giugno firmata da Domenico Di Giorgio, direttore dell’ufficio carenze, qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico, segnala un furto «avvenuto durante il trasporto nella tratta Livraga (Lodi)-Napoli» con la raccomandazione di «evitare che questi medicinali possano essere re-immessi nella catena di fornitura legale di distribuzione». I SERVIZI SUL WEB Le chat e la morte in diretta: l’analisi dell’avvocato Mangano Video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode Gli adolescenti e gli acquisti di farmaci online Guarda il video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode «Farmaci per dimagrire, vi spiego qual è la rete illegale»: guarda il video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode TRE COSE DA SAPERE 1 OPERAZIONE PANGEA Sequestrati 6 milioni di farmaci contraffatti e oscurati 5.700 siti web illegali: 2 numeri di Pangea, indagine mondiale 2 I SEQUESTRI IN ITALIA Sequestri per 550mila euro in Italia e 33 milioni in Europa: due numeri nel bilancio dell’operazione Shield VI 3 BOTTINO MILIONARIO A Napoli smantellata dai carabinieri un’organizzazione dedita al furto di farmaci salvavita: bottino 4 milioni • 12 DOMENICA — 7 GIUGNO 2026 OLTRE LA NOTIZIA Le inchieste di Qn Non era lui Unabomber «Ora chiedo solo di essere dimenticato» A casa di Zornitta, sospettato per 22 anni Il calvario dell’ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone) indagato e archiviato per due volte «Volevano per forza un colpevole. Le scuse? Impossibile in Italia. E adesso ho problemi di salute» I SERVIZI SUL WEB 1 miliardo la cifra spesa dallo Stato in risarcimenti e indennizzi dal 1991 al 2025 32.484 le vittime di ingiusta detenzione e di errori giudiziari dal 1991 al 31 ottobre 2025 235,82 euro l’indennizzo per un giorno in custodia cautelare in carcere 117,91 euro Unabomber, ora la causa civile per il risarcimento Leggi l’indennizzo per un giorno agli arresti domiciliari 13 • DOMENICA — 7 GIUGNO 2026 I due tempi negli attentati di Unabomber letti con la tecnica del geographic profiling Leggi l’articolo su www.quotidiano,net, inquadra il qrcode qui di fianco La top ten dell’ingiusta detenzione nel 2024 8° MILANO [24] Le città con il maggior numero di casi indennizzati Fonte: elaborazione Errorigiudiziari.com su dati del Ministero dell’Economia 10° TORINO [19] 3° ROMA [52] 4° BARI [42] 9° LECCE [19] 6° NAPOLI [30] 2° PALERMO [53] Una foto storica: A ngelo Massaro appena scarcerato dopo la sentenza di assoluzione. Accanto a lui, l’avvocato Salvatore Maggio, suo difensore 1° CATANZARO [110] 5° REGGIO CALABRIA [42] 7° CATANIA [27] In cella da innocente «Una parola fraintesa e l’accusa di omicidio» Angelo Massaro condannato e detenuto per 21 anni: colpa di un’intercettazione sbagliata, voglio le scuse FRAGAGNANO (Taranto) Angelo Massaro, 60 anni, 21 sono stato condannato, me lo devono spiegare». L’hanno giudicata colpevole per un’intercettazione I TEMI TRATTATI I ladri di salute Un reato odioso, ha a che fare con la salute e può portare a conseguenze tragiche, come dimostrano i fatti di cronaca. Questa settimana approfondiamo il furto di farmaci e il fenomeno delle ricette mediche false. Nella puntata precedente ci siamo occupati di giustizia I farmaci più richiesti sul mercato illegale per curare la disfunzione erettile per i ritocchi estetici (come botulino) per dimagrire I farmacisti contro le ricette false 1. Non sottovalutare fretta e nervosismo dell'utente 2. Veri?icare la coerenza terapeutica dei farmaci 3. Veri?icare i tempi delle richieste 4. Fare controlli sul medico prescrittore 5. Fare attenzione all’ente intestatario 6. Veri?icare la ricetta scrupolosamente 7. Controllare che numero dei pezzi e posologia siano coerenti 8. Usare in modo sistematico i controlli digitali 9. Fare attenzione a prescrizioni cartacee anomale 10. Collaborare con medici e forze dell’ordine e ri?iutare la dispensazione in caso di sospetto fondato Image:L’ultima maxi operazione internazionale Pangea contro il traffico e la vendita online di farmaci illegali ha portato al sequestro di sei milioni di medicinali contraffati per un valore superiore ai 15 milioni di dollari -tit_org- AGGIORNATO - Intervista a Domenico Di Giorgio - Farmaci contraffatti per sesso e bellezza «Li acquistano anche i giovanissimi» -sec_org- tp:writer§§ RITA BARTOLOMEI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993804025.PDF §---§ title§§ Schillaci: «Liguria ok suliste di attesa eCase della comunità» = Schillaci promuove la Liguria «Bene le Case della comunità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501994904024.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "SECOLO XIX" del 15 Jun 2026

Il ministro della Salute oggi a Genova: «Già aperte 32 strutture, potenziata la sanità territoriale»

pubDate§§ 2026-06-15T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501994904024.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501994904024.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501994904024.PDF tp:ocr§§ Schillaci: «Liguria ok su liste di attesa e Case della comunità» IL MINISTRO DELLA SALUTE Guido Filippi / PAGINA 17 Schillaci promuove la Liguria «Bene le Case della comunità» Il ministro della Salute oggi a Genova: «Già aperte 32 strutture, potenziata la sanità territoriale» «L a Liguria ha raggiunto l’obiettivo di 32 Case della comunità già aperte: è un traguardo apprezzabile e dimostra che quando si lavora bene, come ha fatto il presidente Bucci con la fattiva collaborazione dell’assessore Nicoló, i risultati ci sono; così si riesce ad ottenere un adeguato potenziamento della sanità territoriale». Il ministro della Salute Orazio Schillaci promuove la Liguria su uno dei temi più attuali e al centro delle polemiche politiche. Stamattina dalle 10 sarà a Genova per partecipare, ai Magazzini del Cotone, alla due giorni organizzata da Motore Sanità e Telenord: in calendario due giorni di incontri e dibattiti sulla gestione e sull’organizzazione, oltre alla riunione, organizzata dalla Liguria, della Commissione Sanità della Conferenza delle Regioni. Faranno gli onori di casa il presidente della Regione Marco Bucci, l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò e il direttore generale Paolo Bordon. Tra gli invitati il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica Alessio Butti e il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Alberto Siracusano. Si parlerà di progetti, di intelligenza artificiale, di anziani e ovviamente anche di lista d’attesa. Schillaci dà un voto alto alla Liguria, prendendo spunto dall’ultimo report nazionale di Agenas, il braccio operativo del ministero della Salute che valuta l’attività delle aziende sanitarie e ospedaliere. «I dati Agenas certificano un netto miglioramento della Liguria nella gestione delle liste d’attesa. Nel primo quadrimestre 2026 la percentuale dei tempi rispettati per le visite specialistiche è passata dal 58% all’83,1%, mentre per gli esami diagnostici si è saliti dal 67,7% all’86,3%». Preferisce non entrare nel dettaglio del quadro ligure dove, comunque, ci sono sempre situazioni di difficoltà con tempi d’attesa per alcune visite specialistiche - dermatologia e oculistica per fare due esempi - che si avvicinano ai dodici mesi, così come, soprattutto nello spezzino e nell’imperiese, gli appuntamenti per Tac e Risonanze magnetiche sfiorano l’anno. Il ministro, finito al centro delle polemiche per la bocciatura, da parte delle governo, della “sua” riforma sul ruolo dei medici di famiglia, si fermerà a Genova per alcune ore; definisce la Liguria «un esempio chiaro di come, applicando correttamente le misure adottate dal governo Meloni, le regioni sono nelle condizioni di dare, nei tempi giusti, risposte valide alle esigenze di salute dei cittadini». Anche oggi, come sabato a Cagliari dove ha partecipato a un appuntamento organizzato da Fratelli d’Italia, farà il punto sulle Case della comunità: «Raggiungeremo il target nei tempi previsti, ossia entro la scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno. Non possiamo accontentarci di adempiere al target Ue, ma vogliamo che al centro di questa operazione ci siano gli operatori sanitari». Ha ribadito che il Piano sanitario nazionale sarà presentato alle Regioni prima dell'estate. Sulle Case della comunità, Schillaci ha ricordato che lo stanziamento del Pnrr «è stato pensato solo per infrastrutture, ma bisogna pensare anche a chi andrà a lavorarci. Serve una medicina di prossimità che curi le persone e, posto che il Servizio sanitario nazionale deve restare fedele ai valori fondanti del 1978, garantendo gratuità e universalismo delle cure, dobbiamo considerare che abbiamo una popolazione che invecchia: bisogna garantire che vivano di più e meglio. È necessaria una politica che si basi sulla prevenzione. Vorrei che da subito il Servizio sanitario nazionale si occupasse di far sì che gli italiani non si ammalino». Per questo «La medicina territoriale è fondamentale. La riforma della sanità territoriale va fatta congiuntamente da governo, Regioni e operatori sanitari: non possiamo non collabor are con gli attori principali che sul fronte a erogare prestazioni per i pazienti. Le Case della comunità devono essere il motore di una modernizzazione del Servizio sanitario nazionale. Cedo che abbiamo fatto tanto, ancora di più dobbiamo fare, però dobbiamo cambiare, dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Questo è un governo che ha il coraggio di aver cambiato tante cose. La sanità va cambiata perché è cambiato il mondo e noi abbiamo delle idee precise su questo, su come modernizzare la sanità». — ---End text--- Author: Guido Filippi Heading: IL MINISTRO DELLA SALUTE Guido Filippi / PAGINA 17 Highlight: “ ORAZIO SCHILLACI MINISTRO DELLA SALUTE Quando si lavora bene, come hanno fatto il presidente Bucci e l’assessore Nicoló, i risultati ci sono I dati Agenas certificano un netto miglioramento della Liguria nella gestione delle liste d’attesa Image:Da sinistra: il ministro Orazio Schillaci, il deputato Matteo Rosso e il presidente Marco Bucci -tit_org- Schillaci: «Liguria ok suliste di attesa eCase della comunità» Schillaci promuove la Liguria «Bene le Case della comunità» -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501994904024.PDF §---§ title§§ Oltre 278mila biotestamenti Resta il divario fra Nord e Sud = Testamenti biologici verso quota 300mila Divario Nord-Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992303978.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "SOLE 24 ORE" del 15 Jun 2026

Maglione e Mazzei a pag. 9

pubDate§§ 2026-06-15T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992303978.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992303978.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992303978.PDF tp:ocr§§ diritti Oltre 278mila biotestamenti Resta il divario fra Nord e Sud Maglione e Mazzei —a pag. 9 Testamenti biologici verso quota 300mila Divario Nord-Sud Il punto. Censite dall’associazione Coscioni le dichiarazioni anticipate di trattamento depositate in 6.601 Comuni: crescita del 18% sul 2023 Pagina a cura di Valentina Maglione Bianca Lucia Mazzei Sono oltre 278mila i testamenti biologici censiti dall’associazione Luca Coscioni in 6.601 Comuni italiani, con un aumento del 18% rispetto al 2023. È stata la legge 219/2017 a disciplinare la dichiarazione anticipata di trattamento (Dat, anche detta testamento biologico) con cui è possibile decidere in anticipo a quali terapie e trattamenti sanitari si vuole – o non si vuole – essere sottoposti nel caso in cui non si sia più in grado di esprimere le proprie scelte a causa di malattie o lesioni invalidanti (in alcuni Comuni erano stati istituiti registri anche in precedenza). In media è stata quindi redatta una Dat ogni 166 abitanti maggiorenni, ma si tratta di un rapporto non uniforme sul territorio: il testamento biologico è più diffuso al Nord e nei centri di medie dimensioni. Le norme In base alla legge 219/2017, in vigore dal 31 gennaio 2018, le Dat possono essere redatte da ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, «in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi». Con il documento (redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata o scrittura privata consegnata all’ufficio dello stato civile del Comune o presso le strutture sanitarie) si esprimono le proprie volontà sui trattamenti sanitari (incluse la nutrizione e l’idratazione artificiale) e il consenso o il rifiuto di accertamenti diagnostici e scelte terapeutiche. È anche possibile indicare un fiduciario, che rappresenti chi redige le Dat nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie. Prima di esprimere le proprie scelte, la legge consiglia di acquisire «adeguate informazioni mediche» sulle conseguenze. Tutta la legge, peraltro, promuove il diritto alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione, mettendo al centro il consenso informato del paziente. I dati Alla rilevazione effettuata dall’associazione Coscioni nel 2026 hanno risposto 4.821 Comuni mentre altri 1.780 avevano aderito alle indagini precedenti. La mappatura copre quindi l’83,5% degli enti locali: non include però, oltre alle Dat registrate nei Comuni che non hanno mai risposto o non hanno aggiornato i dati al 2025, anche le Dat depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari. Fotografa comunque una situazione territoriale molto diversificata. Il testamento biologico è più diffuso nelle Regioni del Nord-Est (una Dat ogni 133 abitanti maggiorenni) e in quelle del Nord-Ovest (una ogni 142). Nelle Regioni del Centro si scende invece a una Dat ogni 194 over 18 e in quelle del Sud a una ogni 217. Tutti al Nord anche i capoluoghi di provincia con più testamenti biologici: a Bolzano c’è una Dat ogni 60 abitanti, a Varese una ogni 71 e a a Cuneo una ogni 83. All’estremo opposto i capoluoghi del Sud: a Caserta c’è una Dat ogni 749 maggiorenni, a Benevento una ogni 730 e a Latina una ogni 691. A pesare è anche la dimensione degli enti locali. Il ricorso al testamento biologico è più limitato nei Comuni sotto i cinquemila abitanti (una Dat ogni 195 residenti) mentre cresce in quelli tra 250mila e 500mila abitanti (una Dat ogni 144). «Da sette anni il popolo italiano non viene informato sul diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita – dice Marco Cappato tesoriere dell’associazione Luca Coscioni –. La situazione sta migliorando ma troppo lentamente e solo grazie all’attività di organizzazioni come la nostra e di poche altre. Ma i risultati ci spingono a insistere con più determinazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Valentina Maglione :-: Bianca Lucia Mazzei Heading: Highlight: Diffusione più limitata nelle Regioni meridionali e negli enti locali sotto i 5mila abitanti Image:Sul territorio Distribuzione delle Dat (dichiar azioni anticipate di trattamento) per Regione e macro aree NORD - OVEST 91.867 142 Valle d’Aosta 804 + 240 Piemonte 26.547 130 144 149 131 Liguria 9.840 72.336 Toscana 20.915 Umbria 3.347 133 CENTRO REGIONE Numero Dat 194 Sardegna 4.987 255 180 160 Emilia R. 31.065 Marche 128 9.439 140 120 100 Abruzzo 208 8.306 Molise 791 117 269 273 210 Lazio 16.732 276 172 228 58.607 NUMERO DAT PER ABITANTI MAGGIORENNI Fonte: Associazione Luca Coscioni Sicilia 15.538 225 Puglia 13.698 Basilicata 1.984 Campania 12.934 SUD 217 200 Veneto 25.364 120 147 220 Friuli V. G. 6.780 161 NORD - EST 55.420 128 Trentino A. A. 9.127 Lombardia 93 54.676 Calabria 5.356 -tit_org- Oltre 278mila biotestamenti Resta il divario fra Nord e Sud Testamenti biologici verso quota 300mila Divario Nord-Sud -sec_org- tp:writer§§ Valentina Maglione - Bianca Lucia Mazzei guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501992303978.PDF §---§ title§§ Arianna Meloni: «Fondo sanitario da 143 miliardi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993303976.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "TEMPO" del 15 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-15T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993303976.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993303976.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993303976.PDF tp:ocr§§ L’EVENTO «SPAZIO SALUTE» DI FRATELLI D’ITALIA La responsabile della segreteria politica di FdI ricorda quanto siano cresciute le risorse rispetto al 2022 AriannaMeloni:«Fondosanitarioda143miliardi» ••• Le risorse sottratte alla sanità dal Superbonus, il rafforzamento del Fondo sanitario nazionale e la centralità della persona nei percorsi di cura. Sono questi i tre temi posti al centro dell’intervento di Arianna Meloni alla manifestazione"Spazio Salute", organizzata da Fratelli d’Italia a Cagliari. Dal palco dell’evento, la responsabiledella segreteria politica e adesioni del partito ha rivendicato l’azione del governo in materia sanitaria, sostenendo che ulteriori risultati sarebbero stati possibili senza il peso dei costi del Superbonus introdotto dal M5S. «Se non avessimo sperperato 200 miliardi per ristrutturare ville e casali, oggi avremmo potuto fare ancora molto di più», ha affermato. Meloni ha poi evidenziato l’incremento delle risorse destinate alla sanità pubblica: «Il nostro Fondo sanitario nazionale raggiunge i 143 miliardi, 17 miliardi in più rispetto al 2022», ai quali ha aggiunto gli investimenti derivanti dai fondi di coesione e dalla revisione del Pnrr destinati, tra l’altro, alla riqualificazione degli ospedali nel Mezzogiorno e nelle Isole. Accanto ai numeri, Arianna Meloni ha richiamato la necessità di mantenere al centro del sistema sanitario la dimensione umana. «Prima dei numeri, prima degli sprechi e prima dell’organizzazione, esistono le persone», ha detto, sottolineando come «l’umanizzazione della cura» e la dignità del paziente debbano rappresentare il pilastro dell’assistenza sanitaria. I temi della sanità si sono intrecciati con quelli emersi dai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, ha ricordato come dalle audizioni sia emersa l’assenza, durante la pandemia, di un piano pandemico aggiornato. Secondo il senatore, il nuovo piano approvato dal governo consentirà una gestione più efficace di eventuali future emergenze. Malan ha inoltre puntato l’attenzione sulle spese sostenute nel periodo pandemico, definendo «inaccettabile» la secretazione di alcuni atti e sostenendo che vi siano stati soggetti che «hanno approfittato» dell’emergenza per ottenere vantaggi economici. Sulla stessa linea Alice Buonguerrieri, capogruppo di FdI nella Commissione Covid, secondo la quale dalle testimonianze raccolte stanno emergendo elementi che richiedono ulteriori verifiche. L’obiettivo, ha spiegato, è accertare se alcune vicende relative all’assegnazione di commesse pubbliche siano state semplici coincidenze o il segnale di possibili condizionamenti durante la fase più critica della pandemia. A chiudere la seconda giornata di "Spazio Salute" è stato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, il quale ha difeso il lavoro svolto dal governo. «In quattro anni abbiamo fatto tante cose», ha dichiarato, criticandochi si limita a contestare l’entità delle risorse stanziate senza avanzare proposte alternative. Schillaci ha inoltre rilanciato la riforma della medicina territoriale, indicando come necessario un percorso universitario specialistico per i medici di famiglia, e ha respinto le critiche sulle liste d’attesa («è una balla che si sono allungate», ha detto), sostenendo che i dati mostrano un miglioramento delle prestazioni in gran parte delle regioni italiane. LUI. FRA. ---End text--- Author: LUI.FRA. Heading: Highlight: Orazio Schillaci Ministro della Salute Image: -tit_org- Arianna Meloni: «Fondo sanitario da 143 miliardi» -sec_org- tp:writer§§ lui.fra. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/15/2026061501993303976.PDF §---§