title§§ Pochi pediatri in lombardia è allarme tra le famiglie: servono più medici
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/14/2026061401940702455.PDF
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Estratto da pag. 11 di "CORRIERE DELLA SERA BRESCIA" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T02:48:00+00:00
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tp:ocr§§ POCHI PEDIATRI IN LOMBARDL È ALLARME TRA LE FAMIGLIE: SERVONO PIÙ MEDICI La situazione sanitaria italiana sta affrontando una nuova crisi di personale: molti dottori andranno presto in pensione , mentre le nuove leve non sono abbastanza La situazione sanitaria in Lombardia sta affrontando una nuova crisi: l'elevata carenza di pediatri. Al momento sono poco più di 6000 i pediatri di famiglia sul territorio nazionale e ne mancherebbero almeno 497, quasi 1'80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. A complicare il tutto, per i cittadini diventa sempre più difficile scegliere il proprio medico di fiducia: le procedure sono sempre più complesse mentre si allungano le tempistiche di risposta da parte delle aziende sanitarie. Una situazione che sembra destinata a peggiorare ulteriormente, dato che entro il 2029 saranno 1 57 i medici che andranno in pensione e non si sa se questi ultimi riusciranno a essere sostituiti, nonostante l'aumento dei posti nelle scuole di specializzazione. Con questi numeri la bozza di riordino dell'assistenza primaria proposta dal ministro della Salute, attraverso la quale si vorrebbe estendere fino ai 18 anni l'assistenza pediatrica, diventa inattuabile. Per poterla attivare, secondo un'analisi condotta dalla Fondazione Cimbe, servirebbero almeno 3.550 medici pediatri in più. Il numero di pediatri di famiglia nel frattempo continua a registrare forti cali. dal 2019 al 2025 se ne sono persi 1.089 su 7.373. pari al 15%. Una situazione allarmante per le famiglie, che vivono con preoccupazione questa situazione di forte instabilità. Una pediatra visita una bambina POCHI PEDIATRI IN LOMI È ALLARME TRA LE FAM SERVONO PIÙ MEDII -tit_org- Pochi pediatri in lombardia è allarme tra le famiglie: servono più medici -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Il futuro del servizio sanitario nazionale
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Estratto da pag. 14 di "GAZZETTA DI PARMA" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T04:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Convegno Il futuro del servizio sanitario nazionale ‰‰ Si terrà martedì , dalle ore 15.00, presso la Sala Aurea della Camera di Commercio dell’Emilia in via Verdi 2, il convegno «Il futuro del Ssn: universale, pubblico, solidale. Dal ddl delega del governo alla proposta della società civile». L’iniziativa intende offrire un momento di riflessione e confronto sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale, approfondendo i contenuti del disegno di legge delega del Governo e le proposte avanzate dalla società civile per garantire un sistema sanitario sempre più universale, pubblico e solidale. I lavori saranno introdotti dai saluti istituzionali di Michele Guerra, Presidente della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria della Provincia di Parma, moderati da Ettore Brianti, Assessore alle Politiche sociali e per la salute del Comune di Parma, e Arnaldo Conforti, Direttore di CSV Emilia, e conclusi da Massimo Fabi, Assessore alle Politiche per la salute della Regione EmiliaRomagna. Interverranno Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, Nerina Dirindin, Presidente dell’Associazione Salute Diritto Fondamentale, e Vasco Errani, Presidente dell’Associazione Giovanni Bissoni. r.c. ---End text--- Author: r.c Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il futuro del servizio sanitario nazionale -sec_org-
tp:writer§§ r.c
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§---§
title§§ Intervista a Leodori - La sanità in crisi "La nostra ricetta per le liste d'attesa" = Leodori "Rocca bocciato sulle case di Comunità va data forza al territorio"
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Estratto da pag. 47 di "REPUBBLICA ROMA" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T01:30:00+00:00
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tp:ocr§§ La sanità in crisi “La nostra ricetta per le liste d’attesa” Leodori “Rocca bocciato sulle case di Comunità va data forza al territorio” L’intervista A a pagina 5 a propaganda del governatore Rocca cerca di mascherare la realtà. La verità è che nel Lazio le liste di attesa sono peggiorate, i cittadini rinunciano alle cure e le Case di comunità non hanno personale». Daniele Leodori, segretario regionale del Pd, appena uscito dall’iniziativa “Salute: persone, territori, diritti - Accanto alle persone, dentro le fragilità”, un confronto promosso al Centro studi Persone e salute dei dem, fa il punto sul tema e parla del laboratorio permanente di controproposta sulla sanità del Partito democratico. Segretario, la sintesi emersa al termine di questo incontro è che secondo il Pd la sanità è in peggioramento. È così? «Purtroppo si, e basta leggere i dati di enti indipendenti per capirlo. Il Lazio ha una spesa sanitaria pro capite tra le più alte d’Italia, ma L secondo l’Istat il 12% dei cittadini della nostra regione rinuncia alle cure. La seconda percentuale più alta del Paese contro una media nazionale del 7,6%. Nel Lazio, poi, la spesa sanitaria pubblica pro capite si attesta intorno a 852 Euro contro una media nazionale di 730. Tuttavia, a causa del sotto finanziamento pubblico, ogni famiglia in Italia affronta una spesa propria di ulteriori 1.480 Euro medi anni. Nel Lazio si arriva a quasi a 2.000 euro». Come va con le liste d’attesa? «C’è carenza di personale e le liste d’attesa sono sempre più lunghe. Al di là della propaganda del presidente Rocca che continua a parlare di visite nei tempi diverse inchieste giornalistiche hanno messo in evidenza come sia facile interpretare i numeri in maniera diversa. I cittadini sanno benissimo quale è la realtà». La Regione, però, in questi anni ha aperto molte Case di Comunità per dare alternative. «Si ma dopo le inaugurazioni basta recarsi in una qualsiasi Casa di comunità per capire bene come queste siano inutilizzate o sotto utilizzate. Secondo i dati dell’osservatorio Gimbe solo il 7% ha un servizio attivo contro la media nazionale di quasi il 30%». Il centrodestra nazionale aveva predisposto una riforma dei medici di base per aiutare le Case di comunità ad avere più personale. Poi però la stessa destra l’ha bocciata. «La destra fa la doppia parte in commedia. Hanno proposto la riforma e l’hanno affossata. Al di là del merito del contenuto è una cosa assolutamente inaccettabile. Lo sa lo stesso Rocca che risulta molto arrabbiato per la situazione visto che il Lazio, assieme ad altre due Regioni, è stato l’alfiere di questa riforma alla conferenza Stato-Regioni». Quali sono le proposte del Pd? «Il nostro nuovo laboratorio lavorerà nei prossimi 12 mesi con professionisti, cittadini e amministratori su sei tavoli su disagio precoce, invecchiamento, professioni, territorio, donne e medicina di genere, e infine ricerca. Al centro ci sarà il rafforzamento della sanità territoriale e delle Case della comunità». Una, quella sul disagio psicologico, l’avete appena presentata. Di che si tratta? «È una proposta di iniziativa popolare che ha raccolto quasi 15 mila firme e che ha l’obiettivo di porre al centro dell’agenda il tema del disagio psicologico soprattutto tra giovani e adolescenti. Questo perché il 50% dei disturbi psichici ha origine prima dei 18 anni e nel Lazio ne soffrono in varie forme 1,5 milioni di persone. Bisogna intervenire». ---End text--- Author: EMILIANO PRETTO Heading: L’intervista Highlight: “ Il 12% dei cittadini rinuncia alle cure Lavoreremo a delle controproposte come già fatto con il disagio psicologico i numeri 12% Addio cure La percentuale di cittadini che secondo l’Istat nel Lazio rinuncia a curarsi 7% Le strutture Le case della Comunità che secondo l’osservatorio Gimbe hanno un servizio attivo Image:Il segretario regionale del Partito democratico, Daniele Leodori R -tit_org- Intervista a Leodori - La sanità in crisi "La nostra ricetta per le liste d'attesa" Leodori “Rocca bocciato sulle case di Comunità va data forza a
l territorio” -sec_org-
tp:writer§§ EMILIANO PRETTO
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§---§
title§§ Una generosità ad altissimo «rendimento»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/14/2026061402043703473.PDF
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Estratto da pag. 1 di "CORRIERE SALUTE" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T03:46:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ ? L’editoriale Unagenerosità adaltissimo «rendimento» Il 14 giugno si celebra la Giornata del donatore di Sangue, indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per estensione è anche la giornata del donatore di plasma, argomento di cui si parla in una delle prossime pagine. Si tratta di due gesti con qualche differenza tecnica ma con un minimo comun denominatore, che è quello della generosità disinteressata, che però fa anche l’interesse dei donatori e poi di tutta la società. Chi dona il sangue e/o il plasma) regala, letteralmente, vita a chi li riceverà, in forma diretta nel caso del sangue o sotto forma di emoderivati nel caso del plasma. I donatori fanno però anche «il proprio interesse» perché vengono sottoposti ogni volta che donano a un controllo del proprio stato di salute. Non solo, questo gesto, notoriamente, ha anche ricadute psicologiche positive, perché nutre l’autostima per la consapevolezza di far parte di una schiera di cittadini responsabili verso un prossimo che non conosceranno probabilmente mai. Non bastasse c’è un ulteriore vantaggio che ricade sulla società in generale perché, proprio i controlli obbligatori rendono i donatori persone attive sul fronte della prevenzione, che quindi «pesano» poi meno sul Servizio sanitario nazionale. La raccolta di sangue (e di plasma) riveste quindi in molti modi un ruolo cardinale per l’efficienza di un sistema sanitario e per una società «sana», sia in senso stretto sia in senso lato. Resta da sottolineare, a proposito di società «sana», che il nostro è un Paese dove il sangue non si compra: può essere dato e ricevuto solo gratuitamente (plasma compreso). Si tratta di un segno e di un patrimonio di civiltà da conservare e proteggere, con un senso civico che ne sia all’altezza. Sarebbe tristissimo, e pericolosissimo, se anche questo gesto dovesse un giorno obbedire alle «leggi del mercato», che mai come in questo caso potrebbero essere definite con buona ragione «vampiresche». Quindi grazie a tutti i donatori e di sangue e di plasma e a chi vorrà fare un dono a sé stesso, oltre che agli altri, diventandolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luigi Ripamonti Heading: Highlight: Image: -tit_org- Una generosità ad altissimo «rendimento» -sec_org-
tp:writer§§ Luigi Ripamonti
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§---§
title§§ Il medico che serve con l'intelligenza artificiale
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/14/2026061402042403476.PDF
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Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T03:46:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ ILMEDICOCHESERVE CONL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE La professione nel futuro sarà davvero avanzata solo se saprà restare profondamente umana Q uando mi sono laureato, più di 40 fa, mi regalarono una borsa da medico. Dentro c’erano sfigmomanometro, fonendoscopio, siringhe, qualche farmaco. Sembrava che lì ci fosse quasi tutto ciò che serviva per esercitare la professione. In realtà, già allora la medicina stava cambiando. Le tecnologie di imaging stavano trasformando la diagnosi. Oggi il cambiamento è ancora più profondo. I progressi della medicina non nascono più solo dai medici, ma anche da biologi, ingegneri, fisici, informatici, esperti di dati, studiosi di etica e dagli stessi pazienti. Per secoli il buon medico è stato identificato con chi sapeva riconoscere i segni della malattia, fare una diagnosi e scegliere una cura. Nell’era dell’intelligenza artificiale (AI) questo resta necessario, ma non basta più. Gli algoritmi leggono immagini, integrano dati biologici, calcolano rischi, suggeriscono percorsi. La domanda decisiva, allora, non è se l’AI sostituirà il medico. È un’altra: la formazione medica, così come è ancora pensata, prepara il medico a vivere in una medicina prodotta da molti saperi e attraversata dall’AI? Il curriculum tradizionale resta indispensabile, ma è spesso costruito come una sequenza lineare di saperi separati: prima scienze di base, poi organi, cliniche, infine tirocinio. La medicina contemporanea, però, non procede più così. Nasce dall’intreccio tra clinica, imaging, biologia molecolare, statistica , bioinformatica, ingegneria, scienza dei dati, organizzazione sanitaria ed etica. La recente scomparsa di Edgar Morin ci ricorda una lezione essenziale: comprendere la realtà non significa spezzarla in frammenti sempre più piccoli, ma imparare a collegare ciò che è separato. Applicato alla medicina, questo vuol dire formare medici capaci di pensare la complessità: un organo e una persona, un biomarcatore e una storia di vita, un algoritmo e una decisione clinica, un dato e il suo contesto. Non basta aggiungere un corso di AI all’ultimo anno. Serve una cultura ibrida dall’inizio: anatomia insieme a imaging e modellazione tridimensionale; fisiologia insieme a segnali biologici e sensori; patologia insieme a biologia computazionale; clinica insieme a decisione probabilistica; etica insieme a dati, privacy e responsabilità algoritmica. Il medico non dovrà diventare informatico ma capire quando l’AI aiuta, quando sbaglia, amplifica un pregiudizio o rischia di ridurre il paziente a un profilo probabilistico. Dovrà saper dialogare con l’algoritmo, ma anche con il paziente, con il data scientist, la famiglia; la statistica, e l’incertezza. In questo senso, il pensiero di Morin incontra le preoccupazioni espresse da Leone XIV in Magnifica Humanitas: l’AI deve restare al servizio della persona, non trasformare l’uomo in una sequenza di dati o la cura in una procedura automatizzata. La medicina del futuro sarà davvero avanzata solo se saprà restare profondamente umana. *Direttore Pneumologia, Ospedale Univ. Trieste ---End text--- Author: Marco Confalonieri Heading: Highlight: ? La formazione dei nuovi dottori va ripensata per non trasformare l’uomo in una sequenza di dati o la cura in una procedura automatizzata Image: -tit_org- Il medico che serve con l’intelligenza artificiale -sec_org-
tp:writer§§ Marco Confalonieri
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§---§
title§§ Schillaci: «Liste d'attesa oggi ridotte»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/14/2026061402043603472.PDF
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Estratto da pag. 8 di "LIBERO" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T03:46:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ DATI AGENAS Schillaci: «Liste d’attesa oggi ridotte» ¦ «L’abbattimento delle liste d’attesa è uno dei provvedimenti sui quali questo governo ha messo la faccia andando a sfatare un argomento del quale si parla da vent’anni e nessuno ha mai avuto il coraggio di fare qualcosa in concreto. Due anni fa abbiamo fatto la legge, meno di un mese fa è stata presentata la piattaforma Agenas. Sentivo dire dall’opposizione che le liste d'attesa si sono allungate, ma questa è una balla». Ieri mattina a Cagliari il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel suo intervento all’iniziativa “Spazio Salute - Politica e società civile a confronto”, dedicata ai temi della sanità, del welfare e delle politiche pubbliche, in merito alle critiche del centrosinistra al governo Meloni. Schillaci ha puntualizzato che in precedenza sulle liste d’attesa «prima della nostra legge, non c’era nessun mezzo di monitoraggio, per dire quanto tempo ci volesse. Era aneddotico il fatto che ci volesse un anno. Oggi noi abbiamo uno strumento serio», ha scandito, «che ci dice quanto e come le singole prestazioni mancano nelle singole Asl. Tra l’altro, è ancora più stupefacente per me sentir dire queste parole, che oggi sono le liste d'attesa più alte di una volta, quando nell’ultimo monitoraggio fatto da Agenas con i dati presentati, noi abbiamo 16 regioni su 21 d’Italia che nel 2026 hanno migliorato, nel primo semestre, le prestazioni delle liste d’attesa rispetto al 2025». «Abbiamo un 20% in più di prestazioni fatte, abbiamo 1.000 ospedali che hanno incrementato le liste d’attesa, su base nazionale abbiamo l’81% delle prestazioni che sono fatte nei tempi. Qualcosa in più andrà fatto, ma oggi c’è una legge chiara e per chi la applica, funziona». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schillaci: «Liste d’attesa oggi ridotte» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Intervista a Oscar Bianchi - Bianchi (Avis) «Autosufficienti sul plasma La vera sfida dell'Italia»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/14/2026061402042603474.PDF
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Estratto da pag. 16 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 14 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-14T03:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Bianchi (Avis) «Autosufficienti sul plasma La vera sfida dell’Italia» Il presidente dell’associazione nella giornata mondiale dei volontari sangue: «Negli Usa è un business a pagamento. Difendiamo il valore del dono» ROMA «Oggi più che mai è necessario difendere il dono». È un’esortazione a suo modo rivoluzionaria, quella scandita da Oscar Bianchi, presidente nazionale Avis, nella Giornata del donatore di sangue, celebrata oggi in tutto il mondo. Ancor più potente in un’epoca dominata, dice lui, «dai tentativi di sfruttamento commerciale del dono»: se, in Italia, la scelta di donare è volontaria e non remunerata, non è così in altri Paesi, come negli Usa, il più grande mercato di plasma a pagamento. Ecco perché la giornata internazionale del donatore diventa opportunità per «fermarci a riflettere sul valore della donazione volontaria e sul suo essere risorsa preziosa per il Ssn». Bianchi, Avis contribuisce al 76% del fabbisogno trasfusionale italiano garantendo, così, l’autosufficienza di sangue del Paese. Non basta già così? «No, perché la disponibilità di sangue, quando ce n’è bisogno, non è mai scontata. Il motivo è semplice: sebbene scienza e tecnologia abbiano fatto passi da gigante, nessuno è ancora riuscito a riprodurre sangue e plasma in laboratorio. Sono liquidi insostituibili. Dunque, oggi la priorità è investire nell’autosufficienza nazionale di plasma». Perché è così importante che l’Italia raggiunga l’autosufficienza proprio sul plasma? «Il plasma è fondamentale per la produzione dei farmaci plasmaderivati, impiegati nel trattamento di immunodeficienze e altre malattie rare del sistema immunitario, di gravi disturbi della coagulazione come l’emofilia, di alcune malattie neurologiche e autoimmuni, delle patologie del fegato e nel trattamento di pazienti con gravi ustioni (basti ricordare l’emergenza-plasma esplosa a seguito dell’incendio di CransMontana, ndr)». E in che modo oggi il nostro Paese riesce a coprire il gap? «Ricorrendo all’importazione dall’estero, in primis dagli Stati Uniti, di farmaci plasmaderivati. Un gap che costa alla sanità italiana 300 milioni di euro all’anno: per questo chiediamo già da tempo al governo di investire nella capacità produttiva di plasma». Cosa significa? «Significa potenziare la filiera nazionale della donazione, da una parte, ampliando le infrastrutture necessarie per la separazione degli emocomponenti (plasma, piastrine e globuli rossi), dall’altra, sostenendo gli operatori sanitari (medici e infermieri), al fine di garantire una diffusione il più possibile capillare dei servizi trasfusionali». Cos’altro chiedete al governo? «Di aiutarci a diffondere la cultura del dono: dietro ogni trasfusione c’è una cultura, uno stile di vita, una forma di cittadinanza attiva che consiste nel farsi carico della salute degli altri, anche se non si conoscono. Oggi più che mai, lo ribadiamo: donare sangue non è un business. È il più alto esempio di solidarietà civile». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maddalena De Franchis Heading: Highlight: Image:Oscar Bianchi, bergamasco, 53 anni, è presidente nazionale di Avis, Associazione volontari italiani sangue -tit_org- Intervista a Oscar Bianchi - Bianchi (Avis) «Autosufficienti sul plasma La vera sfida dell’Italia» -sec_org-
tp:writer§§ MADDALENA DE FRANCHIS
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/14/2026061402042603474.PDF
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