title§§ Wfm: mette al centro quattordici sfide del futuro tra Intelligenza artificiale, robotica e cybersicurity
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Estratto da pag. 23 di "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 13 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-13T04:07:00+00:00
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tp:ocr§§ Wfm: mette al centro quattordici sfide del futuro tra Intelligenza artificiale, robotica e cybersicurity A Bologna, dal 24 al 26 giugno, la manifestazione internazionale con tre giorni di immersione totale nell’innovazione BOLOGNA - Oltre mille speaker da tutto il mondo, più di ottocento espositori, oltre cinquanta delegazioni estere e venti padiglioni internazionali, startup, investitori, istituzioni, centri di ricerca provenienti da novanta Paesi, con rappresentanti da Europa, Africa, America del Nord e del Sud, Asia e Medio Oriente. Dal 24 al 26 giugno, torna, a BolognaFiere, il “Wmf–We Make Future 2026”, il più grande evento internazionale sull’innovazione. Tre giorni di immersione totale nel futuro che ci aspetta, ma anche tre giorni per capire come orientarsi verso modelli più sostenibili, inclusivi ed equi grazie alle tecnologie Ai, Tech e Digital. Al centro dell’edizione il tema “Build What Matters” e le 14 Future Challenges che attraversano i principali settori strategici dell’innovazione globale, dall’Intelligenza artificiale alla robotica, dalla space economy alla cybersecurity, fino a salute, finanza, mobilità, cultura e futuro del lavoro. In programma oltre novanta stage formativi, incontri B2B, eventi dedicati a startup e open innovation stakeholder, showcase tecnologici, concerti e confronti sul Mainstage con rappresentanti delle istituzioni europee, Big tech, ricerca scientifica, giornalismo, impresa e cultura. Da record i numeri dell’edizione 2026 che si svilupperà su 70.000 mq e nove hall di BolognaFiere. Unica fiera internazionale certificata in Italia dedicata all’innovazione, il Wmf è ideato, prodotto e organizzato da Search On Media Group. La manifestazione si svolge con il patrocinio della Commissione europea, del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna; con il supporto del Ministero, di Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e della Regione Emilia-Romagna; in partnership con Visit Emilia-Romagna e con la collaborazione di BolognaFiere, Cineca ed Esa (European space agency). “Build What Matters” rappresenta una chiave di lettura che richiama la responsabilità di orientare tecnologie, competenze e modelli di sviluppo verso ciò che genera valore reale. Un messaggio che attraversa l’intera manifestazione e che trova applicazione nelle 14 Industry e nelle 14 Sfide del futuro individuate dal Wmf (AI, robotica, space economy, cybersecurity, food, salute, mobilità, fintech, turismo, media, cultura digitale, lavoro, energia, GovTech e smart cities), ambiti nei quali imprese, startup, istituzioni, ricerca e investitori si confronteranno su tecnologie, modelli e progettualità capaci di generare impatto concreto su persone, territori e comunità. La zona espositiva sarà articolata in distretti e aree tematiche dedicate alle principali applicazioni dell’innovazione. Dallo Startup district agli spazi dedicati a open innovation, tech transfer e progetti realizzati con fondi Pnrr, il Wmf offrirà una lettura concreta delle tecnologie che stanno trasformando imprese, servizi, lavoro, sanità e mercati. Sul fronte del tech transfer, anche grazie alla presenza dell’Ufficio italiano brevetti e marchi (Ubim) e dell’Ufficio brevetti europeo, l’attenzione sarà rivolta alla valorizzazione della ricerca, della proprietà intellettuale e del trasferimento di competenze verso il mercato. Ampio spazio anche agli ambiti Health & Ai, con realtà come Fondazione Gimbe, Istituto italiano di tecnologia (Iit) e Cosmofarma, Ai & Work, Coding e FinTech & Digital Assets. Tra i settori verticali dell’area espositiva anche Ai Manufacturing, dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale su produzione, automazione e trasformazione industriale. In evidenza anche l’Automotive, tra mobilità elettrica, nuovi modelli di produzione e test drive con veicoli elettrici. Spazio infine al distretto musicale e culturale, con Billboard Italia e il Mic (ministero della Cultura), e all’area sport e gamin
g, che coinvolgerà realtà e partner come Vero Volley, Figh (Federazione italiana giuoco handball). Accanto agli spazi espositivi, il Wmf offrirà un programma articolato di incontri B2B, business matching, side event dei partner e momenti di networking professionale, pensati per agevolare il dialogo tra imprese, startup, investitori, istituzioni, centri di ricerca e stakeholder dell’open innovation. Presenti anche venti padiglioni internazionali, tra cui Belgio, Costa d’Avorio, Regno Unito, Corea del Sud, Guatemala, Grecia e Palestina. Da segnalare la partnership strategica tra Ice Agenzia e Search On che punta a dare un forte impulso all’internazionalizzazione dell’innovazione italiana. Sfruttando la capillarità della propria rete estera, Ice ha promosso un’importante azione di incoming che porterà a Bologna 73 delegati e investitori internazionali provenienti da 22 Paesi, con l’obiettivo di generare opportunità concrete di business, matchmaking e crescita globale per imprese e startup. Ampio spazio sarà dedicato alla formazione, con oltre 90 stage in tre giorni e un programma costruito insieme alla Community del WMF e in dialogo con i principali trend di mercato, tra AI, Digital Marketing, Tech e Innovazione. Spazio anche al Music Fest, il festival musicale del Wmf che per tre giorni porterà a BolognaFiere concerti, performance live e momenti di approfondimento dedicati all’evoluzione dell’industria musicale. L’edizione 2026 vede Billboard Italia come media partner e prevede anche lo stage Music & Art, realizzato in collaborazione con Billboard Italia, dove professionisti, artisti e player del settore si confronteranno sui nuovi scenari della musica tra intelligenza artificiale, streaming, media, grandi produzioni, creatività e rapporto tra artisti e fan. Su un altro palco dedicato in area fieristica, spazio invece a venti band emergenti: le selezionate dal contest del Wmf che si esibiranno davanti al pubblico internazionale durante la tre giorni. Ogni giornata della manifestazione vedrà inoltre concerti e performance sul palco principale con I Patagarri, Francesco Cavestri, Naip, Dardust, Lundini & I VazzaNikki e Ditonellapiaga. Grande attesa per il concerto di chiusura proprio con Ditonellapiaga, che porterà al Wmf la sua unica tappa bolognese. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Wfm: mette al centro quattordici sfide del futuro tra Intelligenza artificiale, robotica e cybersicurity -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Medici sospesi per la morte di Domenico
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 13 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-13T04:27:00+00:00
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tp:ocr§§ NAPOLI Medici sospesi per la morte di Domenico Il gip sostiene che due chirurghi dell’ospedale Monaldi abbiano falsificato il referto operatorio del trapianto di cuore Napoli N on avrebbero solamente causato di fatto la morte del piccolo Domenico Caliendo, decidendo di effettuare un trapianto con un cuore inservibile, ma avrebbero anche attestato il falso, cercando di insabbiare quanto era avvenuto in sala operatoria. È questa la motivazione con cui il gip del tribunale di Napoli, Mario Sorrentino, ha disposto rispettivamente 12 e 7 mesi di interdizione dalla professione per il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni, entrambi in servizio presso l’ospedale Monaldi del capoluogo campano, che impiantarono un organo “bruciato” dal ghiaccio secco sul corpo del bambino napoletano di due anni e mezzo. Il bimbo, affetto da una grave cardiopatia, dopo l’intervento è stato tenuto in vita per 60 giorni dai macchinari ed è infine morto il 21 febbraio scorso. L’accusa, per i due medici, è di falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica. Accolte dal giudice, quindi, le richieste del pm Giuseppe Tittaferrante e del procuratore aggiunto Antonio Ricci, che hanno coordinato le indagini condotte dai carabinieri del Nas. Sulla base degli accertamenti degli investigatori, Oppido e Bergonzoni avrebbero modificato l’orario dell’inizio delle operazioni preliminari al trapianto all’interno del referto. In particolare, avrebbero affermato di aver eseguito, nei giorni successivi all’intervento, cannulazione e circolazione extracorporea nel momento in cui l’équipe che si era occupata dell’espianto – avvenuto a Bolzano - aveva raggiunto il Monaldi. Tuttavia, le indagini dimostrano l’esatto contrario secondo il gip, ovvero che le azioni che precedono il trapianto vero e proprio erano piuttosto iniziate prima dell’arrivo dei colleghi dall’Alto Adige, compromettendolo di fatto. La misura interdittiva adottata, spiega il giudice nell’ordinanza, è finalizzata a impedire «la perpetrazione di ulteriori illeciti della stessa specie». Il gip sottolinea in particolare la tendenza, da parte di Oppido, a imporre al proprio staff una propria versione dei fatti dell’intervento fallito, e la mancata comunicazione del suo esito infausto ai familiari del piccolo Domenico nelle settimane successive. Non si tratta di particolari di poco conto: se si fosse aspettato l’arrivo del cuore, ci si sarebbe accorti della sua inservibilità e non si sarebbe proceduto al trapianto. È proprio questo il punto che dovranno chiarire le indagini: perché si è deciso di procedere subito, in seguito all’”ok cuore” inviato dall’équipe proveniente da Bolzano mentre era in viaggio, evidentemente ignara del cuore “bruciato” che stava trasportando? Nei giorni scorsi, intanto, si è concluso l’incidente probatorio disposto dal gip sull’organo trapiantato e su quello originario del bambino, che aveva reso necessario un trapianto per garantirne la sopravvivenza. Per la morte del bimbo napoletano, oltre ai due medici interdetti dal gip, sono indagate altre cinque persone con l’accusa di omicidio colposo. ---End text--- Author: ANTONIO AVERAIMO Heading: Highlight: Image:I funerali del bimbo di due anni e mezzo morto a febbraio -tit_org- Medici sospesi per la morte di Domenico -sec_org-
tp:writer§§ ANTONIO AVERAIMO
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title§§ Ecco perché il mercato nuoce (anche) alla salute
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Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 13 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-13T04:27:00+00:00
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tp:ocr§§ Ecco perché il mercato nuoce (anche) alla salute IL LIBRO DI AGNOLETTO “M ettere al centro la salute e non la malattia” è la base da cui parte il libro di Vittorio Agnoletto (...). Il Ssn ha reso possibile per noi italiani una durata di vita fra le più lunghe del mondo. Tuttavia se consideriamo ciò che è importante, la durata di vita sana, ci ritroviamo molto indietro nella classifica internazionale perché abbiamo dieci-quindici anni di malattie spesso multiple nel periodo più avanzato della vita. Come mai? La risposta potrebbe sembrare paradossale: “Perché la medicina ha puntato essenzialmente alle cure”, certamente facendo molti progressi, ma al tempo stesso creando il grande mercato della medicina che, come tutti i mercati, vuole crescere. E per crescere, ad esempio, abbassa i livelli di normalità di alcuni parametri “surrogati” come la p re s si on e ar teriosa, la glicemia, la colesterolemia; pratica in alcuni casi giustificata, ma generalizzata per aumentare i consumi. (...). Come ripete spesso nel libro Agnoletto, si vuole nascondere al pubblico che la maggior parte delle malattie non piovono dal cielo, ma sono evitabili. 4,5 milioni di diabetici di tipo due sono evitabili. Il quaranta per cento dei tumori è evitabile, eppure muoiono in Italia 180 mila persone ogni anno per tumore. Il mercato vuole nascondere ciò che teme di più: la “prevenzione” che, come spiega bene Agnoletto, si basa sulle buone abitudini di vita. Non fumare, non bere alcol, non utilizzare droghe, mantenere un’alimentazione varia e moderata e un buon esercizio fisico per evitare sovrappeso e obesità, almeno sette ore di sonno, mantenere attività sociali. E poi effettuare le vaccinazioni, partecipare agli screening per valutare precocemente la presenza di tumori. La salute non dipende solo da noi ma anche dalla capacità di rimuovere fattori di rischio da parte della comunità. Mantenere condizioni accettabili di clima attraverso la forestazione; rimuovere le fonti di inquinamento determinate dalla motorizzazione, dalle fonti energetiche, dalle attività industriali, dagli allevamenti intensivi. (...). Rimettere al centro della medicina la salute attraverso la prevenzione richiede una rivoluzione culturale, perché mantenere la salute è in conflitto di interesse con il mercato. *Fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri ---End text--- Author: Silvio Garattini Heading: IL LIBRO DI AGNOLETTO Highlight: Image: -tit_org- Ecco perché il mercato nuoce (anche) alla salute -sec_org-
tp:writer§§ Silvio Garattini
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title§§ Intervista a Roberto Speranza - " Lo scontro è stato un errore, io avevo cercato l'accordo "
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Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 13 Jun 2026
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tp:ocr§§ Roberto Speranza L’ex ministro “Lo scontro è stato un errore, io avevo cercato l’accordo” L’INTERVISTA R oberto Speranza, lei era il ministro della Salute che nel 2022 concepì le Case di comunità nella riforma della sanità territoriale, di cui tutti dopo il Covid avevano compreso la necessità. Ora rischiano di ritrovarsi senza medici con l’ennesimo naufragio della riforma della medicina di famiglia. Chi ha sbagliato? Sulla riforma, sul dm 77 che ho firmato, c’è consenso largo. Le ragioni di Schillaci e delle Regioni partono di là. È la lezione della pandemia, la necessità di rafforzare l’assistenza territoriale, la prossimità, perché gli ospedali, da soli, non bastano. Chi ha sbagliato? Molte Case e Ospedali di comunità stanno partendo, mi auguro il più possibile entro il 2026. Il tema del personale esiste, ma la gestione di questo momento è stata infelice. Si è deciso di non coinvolgere i medici di medicina generale, di non sedersi al tavolo con loro. Si è deciso di non coinvolgere i medici di medicina generale, di non sedersi al tavolo con loro. Io l’avevo fatto e avevo la disponibilità della Fimmg (il primo sindacato dei medici di famiglia, ndr), dell’Ordine e delle Regioni. Non c’è stata retromarcia, è caduto il governo Draghi. Draghi se avesse voluto avrebbe fatto la riforma. No, alla seduta in cui l’ha annunciata è caduto il governo. Per me il tema non è se il medico di medicina generale debba essere libero professionista o dipendente: è la sconnessione tra lui e il resto del Servizio sanitario nazionale. La strada della dipendenza è estrema ed è sgradita ai più perché si perde il rapporto fiduciario tra paziente e medico. Noi avevamo confermato la libera professione, ma con una quota significativa di ore a disposizione del distretto. Alcuni accordi regionali, come in Emilia-Romagna, dicono questo. Schillaci col decreto voleva mandarli per tot ore nelle Case di comunità. Non mi piace un decreto che modifichi un contratto, è questione di cultura del lavoro. Milena Gabanelli racconta da anni la corporazione dei medici di famiglia, che con la Fimmg gestisce anche parte della formazione e di fatto controlla l’Enpam, l’ente previdenziale dei medici privati che ha 27 miliardi patrimonio. Difendo‘‘ Dopo il c’era co poi si s altre st Ora l’un del Ssn no lo status quo e nella destra contano. La Fimmg rappresenta la maggioranza dei medici di famiglia. Nel 2022 aveva dato l’ok al nostro impianto. Serve portare i medici nelle Case di comunità ma con il consenso, non con lo scontro. Penso che ci si arriverà. Non ridurrei tutto a logiche corporative. Spesso guadagnano più degli ospedalieri e lavorano meno. Se il medico lo fai bene lavori giorno e notte. Anche la domenica e a Ferragosto. Chi paga per curarsi camperà 100 anni e chi aspetta le liste d’attesa 70, a Torino come ricordava Vittorio Agnoletto la speranza di vita scende di 4 anni tra centro e periferia. Non è anche responsabilità del centrosinistra lo strapotere dei privati? Gli anni del governo giallorosso sono stati quelli di principale investimento nel Ssn, avevamo portato la spesa al 7,4% del Pil e in valore assoluto, in pochi mesi, da 2629 euro a persona a 3225. Mi sono illuso che dopo la durezza della pandemia avremmo imparato, ma usciti dall’emergenza la spesa sanitaria sul Pil è ricrollata poco sopra il 6%. Il Ssn è a un millimetro dal cambio di modello: senza stravolgere l’art. 32 della Costituzione e la legge 833/1978 di Tina Anselmi, stiamo passando dall’universalità a un modello mutualistico e privatistico. Papa Francesco, nei giorni del Covid, diceva: ‘Peggio della crisi c’è solo il rischio di spr ecarl a’. L’abbi amo sprecata. Una nuova generazione ha riempito le piazze per Ga2a e ha fatto vincere il No al referendum, ma alle elezioni non vota. Cosa ha fatto il centrosinistra per questi giovani? Ha fatto bene nella battaglia del referendum e nell’intercettare la spinta per Ga2a e per il popolo palestinese. Ma dopo la vittoria sul referendum c’è ancora la necessità di rendere protagonista questa energia nuova e non l’abbiamo fa
tto finora, ci siamo chiusi in una discussione su di noi: chi guida, le primarie. Dobbiamo parlare dei problemi veri. Tra questi c’è il principio che dinanzi al diritto alla salute, come dice l’art. 32 della Costituzione, non possono prevalere le logiche del profitto e del mercato. ovid senso, no scelte de. versalità a rischio ---End text--- Author: Alessandro Mantovani Heading: L’INTERVISTA Highlight: ‘‘ Dopo il Covid c’era consenso, poi si sono scelte altre strade. Ora l’universalità del Ssn è a rischio Image:s -tit_org- Intervista a Roberto Speranza - “ Lo scontro è stato un errore, io avevo cercato l’accordo ” -sec_org-
tp:writer§§ ALESSANDRO MANTOVANI
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title§§ Sanità: medicina territoriale addio, riforma affossata = Sanità, cronaca di un a riforma affossata
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/13/2026061301772805917.PDF
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Estratto da pag. 10 di "FATTO QUOTIDIANO" del 13 Jun 2026
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tp:ocr§§ SPERANZA: C’ERA INTESA Sanità: medicina territoriale addio, riforma affossata q DI BENEDETTO, GARATTINI E MANTOVANI A PAG. 10 - 11 SANITÀ, CRONACA DI UN A RIFORMA AFFOSSATA IL DOSSIER • La medicina territoriale non c’è più I l 10 giugno, durante un incontro tecnico con gli assessori regionali alla Sanità, il capo di gabinetto del ministero della Salute Marco Mattei ha annunciato il ritiro della riforma della medicina territoriale, sostituendola con un obbligo orario inserito direttamente nel contratto dei medici. La decisione ha di fatto accantonato il progetto su cui il ministro Orazio Schillaci aveva lavorato nei mesi precedenti insieme alle Regioni e ha provocato forti reazioni, in particolare da parte di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia che aveva contribuito direttamente alla sua elaborazione. Nei giorni successivi, per evitare che la situazione precipitasse, la Fimmg (il principale sindacato dei medici di famiglia) ha teso una mano al ministero, dichiarandosi disponibile a trattare una soluzione d’emergenza per non sforare le scadenze del Pnrr. Dietro i proclami, però, la realtà è ben diversa. Per salvare le Case della Comunità a pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, il ministero ha dovuto improvvisare una soluzione raffazzonata dell ’ultimo minuto: inserire l’obbligatorietà di quattro ore settimanali (inizialmente erano sei) nell’Accordo collettivo nazionale (Acn) dei medici di famiglia con una retribuzione aggiuntiva di circa 640 euro mensili (38,76 l’ora). LA “TOPPA” rischia di fare molti più danni del buco. È l’ultima spiaggia per riempire le strutture finanziate dal piano europeo ma a conti fatti, quasi nessun medico potrà o vorrà metterci piede. Secondo le ipotesi attualmente in discussione, dall’obbligo di prestare ore aggiuntive per le Asl sarebbero esclusi i medici che superano i 1.500 assistiti. Una clausola che finisce per svuotare il provvedimento dall’interno, come spiega Giancarlo D’O ng hi a, medico di famiglia che opera nella Casa della Comunità di Castelfranco Emilia, nel Modenese. “In teoria, se un medico ha più di 1.500 pazienti non deve prestare ore extra per l’Asl. Ma in Italia la stragrande maggioranza dei medici di medicina generale è ampiamente sopra il massimale (1.800). Chi resta fuori da questo obbligo? Solo i nuovi medici, quelli che hanno preso la convenzione da poco e che magari iniziano con 100 pazienti. Tuttavia, i nuovi assistiti vengono rivalutati ogni tre mesi e la soglia dei 1.500 si raggiunge facilmente nel giro di sei o nove mesi. A quel punto, anche i giovani sono fuori dall ’impegno orario extra”. D’Onghia fotografa anche la realtà quotidiana di molti medici di famiglia: “Io ho più di 1.800 pazienti e il mio lavoro mi impegna già tra le 10 e le 12 ore al giorno, dal lunedì al venerdì. Pochi giorni fa sono entrato alle 6.45 e sono uscito alle 18.30. Aggiungere sei ore obbligatorie è una follia. Se ci obbligano, molti colleghi vicini alla pensione molleranno tutto dall’oggi al domani. C’è già una fuga pazzesca verso l’estero, e verso le scuole di specializzazione per lasciare la medicina generale”. La verità è che, dopo il no dei sindacati dei medici di famiglia e l’indicazione arrivata da Palazzo Chigi di evitare scontri a meno di un anno dalle elezioni, il confronto si è progressivamente ridotto a una misura tampone. La vicenda ha così inevitabilmente assunto una forte dimensione politica. Il ministro Schillaci aveva investito personalmente sulla riforma, anche se con quattro anni di ritardo, ma nel momento decisivo il sostegno della maggioranza è venuto meno. A rendere ancora più accidentato il percorso è stata l’opposizione dei sindacati della medicina generale, in particolare della Fimmg, che fin dall’inizio ha contrastato l’ipotesi della cosiddetta “dipendenza residuale”, ovvero la possibilità per una parte dei medici di operare nelle Case di Comunità come dipendenti su base volontaria del Servizio sanitario nazionale. Sul tavolo c’era anche una questione meno visibile ma altrettanto delicata. L’Enpam, la cassa previdenziale d
ei medici e degli odontoiatri liberi professionisti, gestisce un patrimonio superiore ai 27 miliardi di euro; ha fatto 700 milioni di utili nel 2025. Sebbene la riforma non intervenisse direttamente sull’ente, l’apertura alla dipendenza è stata percepita da molti come il primo passo di una trasformazione destinata a incidere sugli equilibri previdenziali e contributivi. I medici dipendenti, infatti, versano i contributi all’Inps, non al colosso privato. E l’Enpam è di fatto in mano ai medici di famiglia, come anche l’Ordine. Nel frattempo lo stop alla riforma ha alimentato le polemiche dell’opposizione. Ma il segnale politicamente più significativo è arrivato dal centrodestra. Alcune Regioni che avevano sostenuto la riforma, a partire dalla Lombardia, hanno contestato apertamente la decisione del governo e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha espresso una critica durissima: “Era una strada necessaria. L’inizio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità. Mi dispiace che condizionamenti di varia natura abbiano impedito di cogliere questa opportunità. Ritengo che la decisione di ritirarla sia stata quantomeno affrettata. Ora il governo dovrà spiegare come intende farla funzionare”. DAL CANTO SUO il ministro Schillaci, continua tuttavia a sostenere la necessità di una risposta nazionale. “Abbiamo il dovere, come governo – è il ragionamento che fa con i suoi – di dare risposte nazionali a un tema nazionale. E una sanità più vicina è un problema che riguarda tutti i cittadini. I pronto soccorso sono ingolfati di codici bianchi, i pazienti vanno su ChatGpt perché non hanno il medico di base o non lo trovano. I giovani scappano da una professione con poche garanzie. Singoli accordi si possono fare, ma rischiano di produrre, ancora una volta, ricette diverse a seconda del Cap. La sanità non può dipendere da dove nasci. È un diritto costituzionale”. Resta poi il nodo delle risorse economiche. Per ora non ci sarebbero le coperture finanziarie per le retribuzioni aggiuntive promesse ai medici, che sono 38 mila per un totale nell ’ordine di poco meno di 300 milioni annui. Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità del Senato, sta ipotizzando anche di detassarli come incentivi, abbassando l’aliquota al 5%, con ulteriori oneri. L’ipotesi di utilizzare almeno una tantum risorse del Pnrr è allo studio ma apre un ulteriore fronte di polemica: i fondi europei erano destinati alla realizzazione delle strutture e non al finanziamento del personale. La prospettiva ha già messo in allarme i medici ospedalieri, alle prese con carenze di organico, stipendi bassi e difficoltà organizzative. Cosi a pochi giorni dalla scadenza fissata dal Pnrr, il timore è che gran parte delle Case della Comunità restino senza personale sufficiente, certificando l’incapacità del governo Meloni di trasformare i finanziamenti europei in servizi sanitari realmente operativi. Un epilogo che il Fatto Quotidiano aveva anticipato già da tempo, raccontando le profonde resistenze politiche e sindacali che avrebbero finito per affossare il progetto. ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: IL DOSSIER • La medicina territoriale non c’è più Highlight: TROPPI “NO”, LO STOP DA PALAZZO CHIGI IL 10 GIUGNO la riforma della medicina territoriale voluta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, è stata di fatto ritirata dal governo dopo essere stata contestata da tutte le parti. Le rimostranze dei sindacati dei medici di famiglia, sulle barricate perché non coinvolti dal ministro, hanno trovato terreno fertile tra le fila della maggioranza. Prima i dubbi di Forza Italia, poi il forte pressing della Lega. Alla fine la premier Meloni ha dovuto prenderne atto Case di comunità Abbandonato il piano originario, il governo vuole un obbligo orario nel contratto dei medici, per 640 e al mese: una toppa peggiore del buco LE REAZIONI MARCELLO GEMMATO (FDI) “ Le case di comunità saranno aperte nei tempi previsti ORAZIO SCHILLACI “ Con le case di comunità troveremo una quadra Sono un presidio fondamentale
per modernizzare la nostra sanità È una rivoluzione alla quale non possiamo tirarci indietro credo che nessuno si tirerà indietro FRANCESCO BOCCIA (PD) “ Sembra di ascoltare un ministro appena arrivato, non chi ha avuto il compito di guidare per quasi quattro anni il Ssn La verità è che la destra arriva a fine legislatura senza una strategia per la sanità pubblica MARIOLINA CASTELLONE (M5S) “ Ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con servizi insufficienti Sulla medicina territoriale non possiamo arretrare. Troveremo una sintesi Federico Mollicone (FdI) • 14 febbraio 2025 Image:Addio B erecund fondi uiapsjd del Pnrraisod Umbraculi Il ministro della agna scor ruras giustizia Schillaci esas dasd e la premier asdas, uasd MedusaMeloni Giorgia FOTO ANSA TROPPI “NO”, LO STOP DA PALAZZO CHIGI IL 10 GIUGNO la riforma della medicina territoriale voluta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, è stata di fatto ritirata dal governo dopo essere stata contestata da tutte le parti. Le rimostranze dei sindacati dei medici di famiglia, sulle barricate perché non coinvolti dal ministro, hanno trovato terreno fertile tra le fila della maggioranza. Prima i dubbi di Forza Italia, poi il forte pressing della Lega. Alla fine la premier Meloni ha dovuto prenderne atto decisione di ritirarla sia stata quantomeno affrettata. Ora il governo dovrà spiegare come intende farla funzionare”. DAL CANTO SUO il ministro Schillaci, continua tuttavia a sostenere la necessità di una risposta nazionale. “Abbiamo il dovere, come governo – è il ragionamento che fa con i suoi – di dare risposte nazionali a un tema nazionale. E una sanità più vicina è un problema che riguarda tutti i cittadini. I pronto soccorso sono ingolfati di codici bianchi, i pazienti vanno su ChatGpt perché non hanno il medico di base o non lo trovano. I giovani scappano da una professione con poche garanzie. Singoli accordi si possono fare, ma rischiano di produrre, ancora una volta, ricette diverse a seconda del Cap. La sanità non può dipendere da dove nasci. È un diritto costituzionale”. Resta poi il nodo delle risorse economiche. Per ora non ci sarebbero le coperture finanziarie per le retribuzioni aggiuntive promesse ai medici, che sono 38 mila per un totale nell ’ordine di poco meno di 300 milioni annui. Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità del Senato, sta ipotizzando anche di detassarli come incentivi, abbassando l’aliquota al 5%, con ulteriori oneri. L’ipotesi di utilizzare almeno una tantum risorse del Pnrr è allo studio ma apre un ulteriore fronte di polemica: i fondi europei erano destinati alla realizzazione delle strutture e non al finanziamento del personale. La prospettiva ha già messo in allarme i medici ospedalieri, alle prese con carenze di organico, stipendi bassi e difficoltà organizzative. Cosi a pochi giorni dalla scadenza fissata dal Pnrr, il timore è che gran parte delle Case della Comunità restino senza personale sufficiente, certificando l’incapacità del governo Meloni di trasformare i finanziamenti europei in servizi sanitari realmente operativi. Un epilogo che il Fatto Quotidiano aveva anticipato già da tempo, raccontando le profonde resistenze politiche e sindacali che avrebbero finito per affossare il progetto. -tit_org- Sanità: medicina territoriale addio, riforma affossata Sanità, cronaca di un a riforma affossata -sec_org-
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Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 13 Jun 2026
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tp:ocr§§ MEDICI DELLA SANITÀ PRIVATA CONTRO IL DL LAVORO I medici dipendenti della sanità privata accreditata attaccano il decreto Lavoro. A guidare la protesta sono Cimop e Cimo-Fesmed, che definiscono il provvedimento «una vergogna istituzionale» e chiedono una correzione del testo durante l’esame al Senato. Al centro delle contestazioni c’è l’esclusione dalle tutele previste dal decreto per i lavoratori dei comparti con contratto collettivo nazionale scaduto. Una scelta che le due organizzazioni giudicano particolarmente grave nel caso della sanità privata accreditata, dove il rinnovo contrattuale manca da oltre vent’anni. «La maggioranza di governo ha scelto ancora una volta di ignorare migliaia di medici dipendenti della sanità privata accreditata», si legge nella nota diffusa dalle associazioni, «cancellandoli di fatto dal perimetro delle tutele previste dal decreto Lavoro, adottato dalla Camera dei deputati, per chi lavora con un contratto nazionale scaduto. Si tratta di una scelta incomprensibile e di una discriminazione inaccettabile, considerato che parliamo di professionisti il cui contratto collettivo è scaduto da oltre vent'anni: una situazione senza eguali nel mondo del lavoro italiano». Secondo Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, cui aderisce anche Cimop «Il messaggio che arriva è devastante. Per questi medici vent'anni di attesa non valgono nulla. È l'ennesimo tradimento nei confronti di una categoria che ha sostenuto il sistema sanitario anche nelle fasi più difficili, spesso con condizioni economiche e contrattuali indegne del ruolo ricoperto». Le associazioni chiedono, quindi, un intervento correttivo durante il passaggio del provvedimento in Senato. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici della sanità privata contro il dl lavoro -sec_org-
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