title§§ I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l'accordo
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Estratto da pag. 9 di "CORRIERE DELLE ALPI" del 12 Jun 2026
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tp:ocr§§ I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l’accordo La Fimmg: “Siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni” SILVIA SERAFINI ROMA La trattativa “Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni”. All’indomani dell’annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, sono i diretti interessati a tendere la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La Federazione italiana dei medici di famiglia comunica, dunque, “la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr”. È poi lo stesso ministro a rassicurare che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Pnrr, le Case di comunità apriranno. Ora l’obiettivo di Schillaci, come da lui stesso dichiarato, “è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale” e, per riuscire in questo rispettando le tempistiche, “ci saranno incontri”. Resta caldo invece il fronte con le Regioni. Dopo il forte dissenso espresso mercoledì dall’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, ieri è stato il presidente Attilio Fontana a rincarare la dose, definendo lo stop alla riforma “una scelta sbagliata del governo” poiché si trattava di una proposta “sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra” . Dalla Toscana, il presidente Eugenio Giani invita a raggiungere l’intesa “con il dialogo e non con le imposizioni”, come fatto nella sua Regione. E come fatto anche in Emilia-Romagna, ricorda l’assessore alle politiche per la Salute Massimo Fabi, che coordina la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Nuove critiche arrivano dall’opposizione . Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, “stiamo assistendo al fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza”. Dura la Cgil, che parla di “pessimo teatrino”, auspicando l’avvio di una discussione parlamentare. Ameno di 20 giorni dalla scadenza del Pnrr, i dati sulle Case di comunità sono tutt’altro che rassicuranti. Al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio Agenas, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1.038 finanziate dal Pnrr), 781 (il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti con personale all’interno e forti sono i divari tra Regioni. L’allarme arriva anche da Cittadinanzattiva . © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SILVIA SERAFINI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute Orazio Schillaci -tit_org- I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l'accordo -sec_org-
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title§§ Serviddio al Colmed «Serve una medicina centrata sulla persona»
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Estratto da pag. 10 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T04:41:00+00:00
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tp:ocr§§ Serviddio al Colmed «Serve una medicina centrata sulla persona» CONGRESSO NAZIONALE È stato presentato il documento «Agio»: 10 regioni sotto soglia nei posti letto e forte squilibrio nella mobilità sanitaria tra Nord e Sud NICOLA MANGIALARDI 2 ROMA Si è tenuto nell’aula «Cataldo Cassano» del Policlinico Umberto I, il 21esimo congresso annuale del Collegio nazionale dei docenti di Medicina interna (Colmed), un importante momento di confronto tra accademia, istituzioni e sistema sanitario nazionale. Ad aprire i lavori è stato il professor Gaetano Serviddio, presidente del Collegio, figura cardine nel dibattito sulla medicina interna italiana, che ha guidato l’avvio del congresso richiamando la necessità di una riorganizzazione del sistema sanitario fondata su integrazione delle competenze e centralità del paziente. Serviddio: «Serve una visione integrata e centrata sulla persona». Uno dei momenti centrali della giornata è stato proprio il suo intervento: «La complessità crescente dei bisogni di salute della popolazione richiede una visione integrata che metta al centro la persona, la multidisciplinarietà e il valore della medicina accademica. Il confronto odierno ha offerto contributi di grande qualità e indicazioni concrete che il Colmed continuerà a portare all’attenzione delle istituzioni nazionali». Attorno al congresso si sono riuniti rappresentanti del mondo accademico e sanitario, tra cui la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, il presidente del Cnr Andrea Lenzi e il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, insieme ai vertici di Simi, Sigg, Cun, Fnomceo e Anvur. Al centro del dibattito i nodi della formazione medica, il finanziamento della ricerca e le criticità del Servizio sanitario nazionale. Nel corso dei lavori è stato presentato il documento «A.G.I.O.», che analizza la distribuzione dei posti letto in Medicina interna e Geriatria. I dati evidenziano forti squilibri territoriali: dieci Regioni su ventuno sotto la soglia minima e un tasso di occupazione nazionale del 94,4%, oltre a una mobilità sanitaria passiva del Mezzogiorno pari a 14,17 miliardi di euro tra il 2012 e il 2024. Il congresso si è chiuso con un richiamo al rafforzamento della medicina interna come asse portante del sistema sanitario e con il ruolo del Colmed sempre più orientato alla proposta scientifica e istituzionale. ---End text--- Author: NICOLA MANGIALARDI Heading: CONGRESSO NAZIONALE Highlight: Image:I lavori presieduti dal direttore del Dipartimento di medicina di Unifg -tit_org- Serviddio al Colmed «Serve una medicina centrata sulla persona» -sec_org-
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title§§ Riforma Schillaci al palo, Anelli «Intesa possibile» Il nodo case di comunità = Riforma Schillaci «stop and go»
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Estratto da pag. 9 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 12 Jun 2026
Il ministro: ritirato il decreto, ma sono in corso interlocuzioni con le Regioni
pubDate§§ 2026-06-12T01:58:00+00:00
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tp:ocr§§ Riforma Schillaci al palo, Anelli «Intesa possibile» Il nodo case di comunità Riforma Schillaci «stop and go» Il ministro: ritirato il decreto, ma sono in corso interlocuzioni con le Regioni SERVIZI A PAGINA 9>> l ROMA. «Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni». All’indomani dell’annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, sono i diretti interessati a tendere la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La Federazione italiana dei medici di famiglia comunica, dunque, «la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr». È poi lo stesso ministro a rassicurare che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Pnrr, le Case di comunità apriranno. Ora l’obiettivo di Schillaci, come da lui stesso dichiarato, «è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale» e, per riuscire in questo rispettando le tempistiche, «ci saranno incontri». Resta caldo invece il fronte con le Regioni. Dopo il forte dissenso espresso ieri dall’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, oggi è il presidente Attilio Fontana a rincarare la dose, definendo lo stop alla riforma «una scelta sbagliata del governo» poiché si trattava di una proposta «sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra». Dalla Toscana, il presidente Eugenio Giani invita a raggiungere l’intesa «con il dialogo e non con le imposizioni», come fatto nella sua Regione. E come fatto anche in Emilia-Romagna, ricorda l’assessore alle politiche per la Salute Massimo Fabi, che coordina la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Nuove critiche arrivano dall’opposizione parlamentare. Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, «stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti interessati e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza». Dura la Cgil, che parla di «pessimo teatrino», auspicando l’avvio di una discussione parlamentare. Nel frattempo, a meno di 20 giorni dalla scadenza del Pnrr, i dati disponibili sullo stato di attivazione delle case di comunità sono tutt’altro che rassicuranti. Al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio dell’Agenas, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1038 finanziate dal Pnrr), 781 (il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, ovvero poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti con personale all’interno e forti sono i divari tra Regioni. L’allarme arriva anche da Cittadinanzattiva, che rileva come «le nuove strutture sono ancora in una fase di attivazione tale da non essere percepite dai cittadini come riferimenti assistenziali». [Ansa] ---End text--- Author: SILVIA SERAFINI Heading: Highlight: ATTILIO FONTANA (LOMBARDIA) La frenata sulla riforma per il governatore è «una scelta sbagliata del governo» poiché il testo era passato con l’ok bipartisan L’OPPOSIZIONE Per Marina Sereni, responsabile sanità Pd, é «stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale» Image:SALUTE Il ministro Orazio Schillaci vicino a FdI -tit_org- Riforma Schillaci al palo, Anelli «Intesa possibile» Il nodo case di comunità Riforma Schillaci «stop and go» -sec_org-
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title§§ I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l'accordo
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Estratto da pag. 9 di "MATTINO DI PADOVA" del 12 Jun 2026
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tp:ocr§§ I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l’accordo La Fimmg: “Siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni” SILVIA SERAFINI ROMA La trattativa “Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni”. All’indomani dell’annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, sono i diretti interessati a tendere la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La Federazione italiana dei medici di famiglia comunica, dunque, “la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr”. È poi lo stesso ministro a rassicurare che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Pnrr, le Case di comunità apriranno. Ora l’obiettivo di Schillaci, come da lui stesso dichiarato, “è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale” e, per riuscire in questo rispettando le tempistiche, “ci saranno incontri”. Resta caldo invece il fronte con le Regioni. Dopo il forte dissenso espresso mercoledì dall’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, ieri è stato il presidente Attilio Fontana a rincarare la dose, definendo lo stop alla riforma “una scelta sbagliata del governo” poiché si trattava di una proposta “sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra” . Dalla Toscana, il presidente Eugenio Giani invita a raggiungere l’intesa “con il dialogo e non con le imposizioni”, come fatto nella sua Regione. E come fatto anche in Emilia-Romagna, ricorda l’assessore alle politiche per la Salute Massimo Fabi, che coordina la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Nuove critiche arrivano dall’opposizione . Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, “stiamo assistendo al fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza”. Dura la Cgil, che parla di “pessimo teatrino”, auspicando l’avvio di una discussione parlamentare. Ameno di 20 giorni dalla scadenza del Pnrr, i dati sulle Case di comunità sono tutt’altro che rassicuranti. Al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio Agenas, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1.038 finanziate dal Pnrr), 781 (il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti con personale all’interno e forti sono i divari tra Regioni. L’allarme arriva anche da Cittadinanzattiva . © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SILVIA SERAFINI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute Orazio Schillaci -tit_org- I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l'accordo -sec_org-
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Estratto da pag. 9 di "NUOVA VENEZIA" del 12 Jun 2026
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title§§ Medici di famiglia: il confronto resta aperto con soverno e Regioni
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Estratto da pag. 5 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 12 Jun 2026
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tp:ocr§§ Medici di famiglia: il confronto resta aperto con governo e Regioni Sanità I professionisti tornano al tavolo per trovare un’intesa entro le scadenze del Pnrr. Restano i ritardi nell'attivazione delle nuove strutture e il dibattito sul futuro dell'assistenza sanitaria di prossimità La riforma della medicina territoriale si ferma, almeno per ora, ma il confronto resta aperto. Dopo la decisione del Governo di accantonare il decreto che avrebbe previsto l'inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio al rapporto di dipendenza per una parte di essi, si apre una nuova fase di dialogo tra Ministero della Salute, Regioni e professionisti. Una fase resa ancora più delicata dall'avvicinarsi della scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che entro il 30 giugno impone il raggiungimento di precisi obiettivi sul fronte dell'assistenza territoriale. A tendere la mano al ministro della Salute Orazio Schillaci sono stati proprio i medici di medicina generale. La Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) ha infatti espresso la disponibilità a individuare soluzioni condivise e negoziali che consentano di rispettare le scadenze previste dal Pnrr senza imporre cambiamenti strutturali non condivisi dalla categoria. Il ministro ha ribadito che le Case di comunità apriranno nei tempi stabiliti e che l'obiettivo del Governo resta quello di raggiungere un accordo con le Regioni e con i medici di medicina generale. Per questo, nelle prossime settimane sono previsti nuovi incontri istituzionali destinati a definire un percorso condiviso per il rafforzamento della medicina territoriale. Se il dialogo con i medici sembra dunque possibile, più complesso appare il rapporto con alcune Regioni, che avevano sostenuto con convinzione la proposta di riforma. In Lombardia, dopo le critiche espresse dall'assessore al Welfare Guido Bertolaso, è intervenuto anche il presidente Attilio Fontana, che ha definito lo stop deciso dal Governo una scelta sbagliata. Secondo Fontana, la proposta rappresentava una soluzione condivisa trasversalmente dalle forze politiche e avrebbe consentito di accelerare la piena operatività delle strutture territoriali. Dalla Toscana arriva invece un approccio differente. Il presidente Eugenio Giani ha sottolineato la necessità di costruire l'intesa attraverso il confronto e la concertazione, evidenziando come nella sua Regione siano già stati raggiunti accordi con i medici senza ricorrere a interventi imposti dall'alto. Una posizione condivisa anche dall'Emilia-Romagna, richiamata dall'assessore alle Politiche per la Salute Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Sul piano politico e sindacale non mancano le critiche. La Cgil ha definito quanto accaduto un "pessimo teatrino", chiedendo che il tema venga affrontato in Parlamento attraverso un confronto trasparente e approfondito sulle prospettive del Servizio sanitario nazionale. A rendere ancora più urgente la ricerca di una soluzione sono i dati relativi allo stato di avanzamento delle Case di comunità. Secondo il monitoraggio realizzato dalla Fondazione Gimbe sulla base delle rilevazioni dell'Agenas, al 31 dicembre 2025 risultavano programmate 1.715 Case di comunità, di cui almeno 1.038 finanziate attraverso il Pnrr. Tuttavia, soltanto 781 strutture, pari al 45% del totale, presentavano almeno un servizio attivo. Ancora più significativo il dato relativo alle strutture pienamente operative: appena 66, meno del 4%, disponevano di personale e servizi funzionanti in modo completo. Numeri che evidenziano ritardi importanti e forti differenze territoriali tra le diverse Regioni italiane, alimentando i dubbi sulla capacità del sistema di rispettare gli obiettivi fissati dall'Europa nei tempi previsti. Le preoccupazioni sono condivise anche dalle associazioni dei cittadini. Cittadinanzattiva sottolinea infatti come molte delle nuove strutture siano ancora in una fase iniziale di attivazione e non vengano percepite dalla popolazione come punti di riferimento pe
r l'assistenza sanitaria di prossimità. Nel dibattito intervengono anche i medici ospedalieri. Il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, considera lo stop alla riforma un'occasione per riaprire un confronto più ampio sull'intero sistema sanitario. Secondo Di Silverio, il tema non riguarda esclusivamente i medici di famiglia, ma coinvolge tutte le professioni sanitarie, comprese quelle ospedaliere. «È necessario definire un nuovo modello professionale condiviso», sostiene il sindacalista, ricordando che anche molti medici ospedalieri vivono condizioni caratterizzate da rigidità organizzative e da contratti non sempre adeguati alle trasformazioni della sanità contemporanea. Per questo, aggiunge, serve una vera innovazione capace di valorizzare le competenze professionali, migliorare le condizioni di lavoro e rendere più efficiente il sistema. L'obiettivo, secondo Anaao Assomed, deve essere quello di costruire una reale integrazione tra ospedale e territorio. Se la cura continua a trovare nell'ospedale il proprio fulcro, la presa in carico dei pazienti deve svilupparsi sempre di più sul territorio, attraverso percorsi assistenziali continui e coordinati. Una sfida che richiede non solo nuove strutture, ma anche una profonda revisione dell'organizzazione sanitaria e dei rapporti tra i diversi professionisti. A meno di venti giorni dalla scadenza del Pnrr, il futuro delle Case di comunità resta dunque uno dei dossier più delicati per il Governo. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il dialogo tra istituzioni, Regioni e professionisti riuscirà a trasformare un confronto finora segnato da tensioni e contrapposizioni in un percorso condiviso capace di garantire ai cittadini una sanità territoriale più vicina, efficiente e accessibile. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Sanità I professionisti tornano al tavolo per trovare un’intesa entro le scadenze del Pnrr. Restano i ritardi nell'attivazione delle nuove strutture e il dibattito sul futuro dell'assistenza sanitaria di prossimità Highlight: Zoom Stop al decreto: si torna al dialogo Il Governo accantona la riforma che prevedeva l'ingresso dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Fimmg apre al confronto per rispettare i target del Pnrr. 1 Le Regioni divise tra critiche e mediazione La Lombardia boccia lo stop deciso dall'esecutivo, mentre Toscana ed Emilia-Romagna puntano sulla concertazione. Il nodo resta il modello della sanità territoriale. 2 Case di comunità: ritardi e incertezze Meno del 4% delle 1.715 Case di comunità programmate è pienamente operativo. Forti differenze regionali mettono a rischio gli obiettivi del Pnrr. 3 Ospedale e territorio Serve un nuovo modello Anaao chiede una riforma condivisa. L’obiettivo è rafforzare la presa in carico dei pazienti integrando servizi territoriali e ospedalieri. 4 Image: -tit_org- Medici di famiglia: il confronto resta aperto con soverno e Regioni -sec_org-
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title§§ I medici di famiglia aprono alla riforma
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Estratto da pag. 3 di "PREALPINA" del 12 Jun 2026
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tp:ocr§§ I medici di famiglia aprono alla riforma ROMA - «Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni». All'indomani dell'annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l'inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, sono i diretti interessati a tendere la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La Federazione italiana dei medici di famiglia comunica, dunque, «la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr». È poi lo stesso ministro a rassicurare che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Pnrr, le Case di comunità apriranno. Ora l'obiettivo di Schillaci, come da lui stesso dichiarato, «è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale» e, per riuscire in questo rispettando le tempistiche, «ci saranno incontri». Ma al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio dell'Agenas, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1038 finanziate dal Pnrr), 781 (il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, ovvero poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti. L'allarme arriva anche da Cittadinanzattiva: «Le nuove strutture sono ancora in una fase di attivazione tale da non essere percepite dai cittadini come riferimenti assistenziali». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- I medici di famiglia aprono alla riforma -sec_org-
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title§§ Case di Comunità, ancora indietro con i servizi
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 12 Jun 2026
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tp:ocr§§ All’inizio dell’anno, 781 con un servizio attivo ma solo 66 pienamente funzionanti Case di Comunità, ancora indietro con i servizi Al 31 dicembre 2025, ultimi dati ufficiali disponibili, su 1.715 case di comunità programmate 781 (circa il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, ovvero poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti con personale all'interno, secondo l'analisi della Fondazione Gimbe. I dati sulle Case di Comunità, che sono realizzate anche attraverso i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono in costante aggiornamento. I tagli del nastro continuano ma, di fatto, i numeri ora disponibili mostrano che per 649 strutture (37,8%) le Regioni non avevano dichiarato attivo alcun servizio previsto. «Per oltre un terzo delle strutture programmate - è il commento della Fondazione Gimbe - non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento». Per 781 strutture (45,5%) risultava attivo almeno un servizio, ma solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al Cup, integrazione con i servizi sociali, oltre a servizi diagnostici di base. Ma delle 285 Case di comunità con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) a fine dicembre, risultavano pienamente operative, con presenza di personale medico e infermieristico. La media nazionale del 45,5% con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni e si va dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d'Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Pa di Bolzano, dove non ne risultava attiva nessuna. Come si evince dal Report nazionale di sintesi del Monitoraggio pubblicato da Agenas lo scorso marzo, andando a vedere quali erano a dicembre 2025, le 66 Case di Comunità operative al 100% ovvero in cui era presente sia la dotazione di servizi che il personale medico e infermieristico per svolgerli, questa la distribuzione: una in Abruzzo, 15 in Emilia Romagna, 6 nel Lazio, 4 in Liguria, 22 in Lombardia, 1 nelle Marche, 2 nel Molise, 5 in Piemonte, 2 in Sicilia, 2 in Toscana, 2 in Umbria, una in Valle d'Aosta e 3 nel Veneto. Rispetto alle 1.715 Case di comunità (di cui almeno 1038 finanziate da Pnrr) previste dal decreto ministeriale 77 sulla riforma della medicina territoriale, questa la dislocazione regionale su carta: 42 in Abruzzo, 19 in Basilicata, 63 in Calabria, 168 in Campania, 187 in Emilia Romagna, 32 in Friuli Venezia Giulia, 145 nel Lazio, 34 in Liguria, 207 in Lombardia 46 nelle Marche, 13 in Molise, 96 in Piemonte, 12 nella Provincia autonoma di Bolzano, 13 in quella di Trento, 121 in Puglia, 79 in Sardegna, 154 in Sicilia, 159 in Toscana, 22 in Umbria, 4 in Valle d'Aosta e 99 in Veneto. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Casa di Comunità -tit_org- Case di Comunità, ancora indietro con i servizi -sec_org-
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title§§ Case di comunità I medici di famiglia aprono «Faremo la nostra parte»
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Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 12 Jun 2026
Il ministro Schillaci ribadisce: partiranno entro il 30 giugno Resta caldo il fronte con le Regioni. La Cgil: «Un pessimo teatrino»
pubDate§§ 2026-06-12T02:33:00+00:00
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tp:ocr§§ Case di comunità I medici di famiglia aprono «Faremo la nostra parte» Il ministro Schillaci ribadisce: partiranno entro il 30 giugno Resta caldo il fronte con le Regioni. La Cgil: «Un pessimo teatrino» ROMA «Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni». All’indomani dell’annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, sono i diretti interessati a tendere la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La Federazione italiana dei medici di famiglia comunica, dunque, «la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr». È poi lo stesso ministro a rassicurare che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Pnrr, le Case di comunità apriranno. Ora l’obiettivo di Schillaci, come da lui stesso dichiarato, «è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale» e, per riuscire in questo rispettando le tempistiche, «ci saranno incontri». Resta caldo invece il fronte con le Regioni. Dopo il forte dissenso espresso ieri dall’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, è il presidente Attilio Fontana a rincarare la dose, definendo lo stop alla riforma «una scelta sbagliata del governo» poiché si trattava di una proposta «sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra». Dalla Toscana, il presidente Eugenio Giani invita a raggiungere l’intesa «con il dialogo e non con le imposizioni», come fatto nella sua Regione. E come fatto anche in Emilia-Romagna, ricorda l’assessore alle politiche per la Salute Massimo Fabi, che coordina la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Nuove critiche arrivano dall’opposizione parlamentare. Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, «stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti interessati e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza». Dura la Cgil, che parla di «pessimo teatrino», auspicando l’avvio di una discussione parlamentare. Nel frattempo, a meno di 20 giorni dalla scadenza del Pnrr, i dati disponibili sullo stato di attivazione delle case di comunità sono tutt’altro che rassicuranti. Al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio dell’Agenas, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1038 finanziate dal Pnrr), 781 (il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, ovvero poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti con personale all’interno e forti sono i divari tra Regioni. L’allarme arriva anche da Cittadinanzattiva, che rileva come «le nuove strutture sono ancora in una fase di attivazione tale da non essere percepite dai cittadini come riferimenti assistenziali». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Una protesta con striscioni dei camici bianchi (foto d’archivio) -tit_org- Case di comunità I medici di famiglia aprono «Faremo la nostra parte» -sec_org-
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title§§ I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l'accordo
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Estratto da pag. 11 di "TRIBUNA DI TREVISO" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T05:14:00+00:00
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tp:ocr§§ I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l’accordo La Fimmg: “Siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni” SILVIA SERAFINI ROMA La trattativa “Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni”. All’indomani dell’annuncio dello stop alla riforma della medicina territoriale, che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro, sono i diretti interessati a tendere la mano al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La Federazione italiana dei medici di famiglia comunica, dunque, “la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr”. È poi lo stesso ministro a rassicurare che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento dei target del Pnrr, le Case di comunità apriranno. Ora l’obiettivo di Schillaci, come da lui stesso dichiarato, “è trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale” e, per riuscire in questo rispettando le tempistiche, “ci saranno incontri”. Resta caldo invece il fronte con le Regioni. Dopo il forte dissenso espresso mercoledì dall’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, ieri è stato il presidente Attilio Fontana a rincarare la dose, definendo lo stop alla riforma “una scelta sbagliata del governo” poiché si trattava di una proposta “sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra” . Dalla Toscana, il presidente Eugenio Giani invita a raggiungere l’intesa “con il dialogo e non con le imposizioni”, come fatto nella sua Regione. E come fatto anche in Emilia-Romagna, ricorda l’assessore alle politiche per la Salute Massimo Fabi, che coordina la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Nuove critiche arrivano dall’opposizione . Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, “stiamo assistendo al fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza”. Dura la Cgil, che parla di “pessimo teatrino”, auspicando l’avvio di una discussione parlamentare. Ameno di 20 giorni dalla scadenza del Pnrr, i dati sulle Case di comunità sono tutt’altro che rassicuranti. Al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio Agenas, su 1.715 case di comunità programmate (di cui almeno 1.038 finanziate dal Pnrr), 781 (il 45%) aveva almeno un servizio attivo ma solo 66, poco meno del 4%, risultavano pienamente funzionanti con personale all’interno e forti sono i divari tra Regioni. L’allarme arriva anche da Cittadinanzattiva . © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SILVIA SERAFINI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute sp si A za m cu m G A tà 1. 4 at d fu te gi C -tit_org- I medici di famiglia aprono, il ministro cerca l'accordo -sec_org-
tp:writer§§ SILVIA SERAFINI
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§---§
title§§ Sanità Toscana Stato di agitazione per la mancata applicazione del contratto = Mancata applicazione del contratto Sanità toscana, stato di agitazione
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Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:33:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Sanità Toscana Stato di agitazione per la mancata applicazione del contratto QUESTIONE contrattuale si interseca con decisioni strategiche per il futuro e per le condizioni di lavoro nel pubblico Mancata applicazione del contratto Sanità toscana, stato di agitazione L’annuncio dei segretari generali regionali, Andrea Nerini (Cisl-Fp), Massimo Ferrucci (Fials), Giampaolo Giannoni (Nursind) e Nicola Lunetti (Nursing Up) che non escludono ulteriori iniziative di protesta Alberto Campaioli PAGINA 6 S tato di agitazione nella sanità toscana, proclamato dalle segreterie regionali di Cisl-Fp, Fials, Nursind e Nursing Up, di fronte al persistente rifiuto da parte dell’Assessorato regionale alla Salute di confrontarsi sull’ap plicazione in Toscana del contratto nazionale Sanità 2022-2024 sottoscritto dalle quattro sigle nell’autunno scorso. L’annuncio è stato dato in una conferenza stampa a Firenze dai segretari generali regionali dei quattro sindacati, Andrea Nerini (Cisl-Fp), Massimo Ferrucci (Fials), Giampaolo Giannoni (Nursind) e Nicola Lunetti (Nursing Up). Contestualmente è partita anche la richiesta alla Prefettura di avviare la procedura di ‘"raf freddamento", con la possibilità di conciliazione; se non ci saranno risultati concreti, le organizzazioni sindacali hanno annunciato fin da ora una manifestazione davanti alla sede dell’Assessorato regionale alla Salute e non escludono ulteriori iniziative di protesta fino, se sarà necessario, alla proclamazione dello sciopero della sanità pubblica in Toscana. Da mesi le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale infatti chiedono un tavolo di confronto regionale. C’è stato un primo faccia a faccia il 30 gennaio scorso con lo staff dell’Assessorato, poi più nulla. Così i vantaggi conquistati con il contratto, che via via stanno trovando applicazione nelle altre regioni, sono bloccati per i lavoratori del comparto in Toscana. Monia Monni, assessora al Diritto alla salute e al Welfare della giunta regionale rinnovata a ottobre scorso, non ha ancora incontrato le sigle sindacali firmatarie del contratto, nonostante le ripetute richieste. Par di capire che senza la Cgil di incontri in Toscana non se ne fanno. Ma la Cgil quel contratto non l’ha firmato e secondo lo stesso contratto (articolo 7) a discuterne l’applica zione nelle regioni e nelle Asl devono essere le organizzazioni firmatarie. Una regola e anche un principio di buon senso che fin qui si è scontrata contro i "niet" dell’assessora Monni. In termini economici per i professionisti della sanità pubblica sono in ballo, complessivamente, dai cento ai trecento euro. E poi ci sono bonus arretrati, in particolare dei pronto soccorso, non ancora erogati e calcolati ora con una modalità penalizzante rispetto al passato. E’ solo una questione politica ? O a dettare questa strategia dilatoria della Regione è anche l’e quilibrio di bilancio, sempre più fragile, della sanità toscana? “Questo va chiesto a Giani e Monni, ma sia come sia - dice il segretario generale Cisl-Fp Toscana, Andrea Nerini - non si possono negare i diritti ai lavoratori.” Il confronto richiesto, dicono Cisl, Nursind, Nursing Up e Fials, riguarda in primo luogo il contratto, ma questo si interseca con questioni strategiche per il futuro della sanità toscana e per le condizioni di lavoro nel servizio sanitario pubblico. Tra i temi principali da affrontare ci sono così la carenza di personale sanitario e l’attivazione di concreti percorsi di stabilizzazione; i progetti di riorganizzazione collegati agli investimenti del PNRR; la mobilità del personale tra le aziende sanitarie toscane; il fondo incarichi, le progressioni economiche e le indennità professionali; il fondo premialità e le condizioni di lavoro; le linee di indirizzo per le prestazioni aggiuntive; il pagamento degli arretrati dell’in dennità di pronto soccorso per il 2025 e la relativa messa a regime per il 2026; l’incremento delle risorse aggiuntive fino al limite massimo dell’1% del monte salari;l’applicazione dell’articolo 11 della Legge 60/2019 (cosiddetto Decreto
Calabria) relativamente alle risorse aggiuntive per gli anni 2022, 2023 e 2024. Le organizzazioni sindacali giudicano “inaccettabile il rifiuto del confronto su temi così rilevanti, soprattutto in una fase in cui – affermano - le difficoltà organizzative e la persistente carenza di personale stanno producendo effetti sempre più pesanti sia sulle lavoratrici e sui lavoratori della sanità pubblica sia sulla qualità dei servizi garantiti ai cittadini toscani.” “La Regione - conclude Nerini - non può continuare a sottrarsi al confronto su questioni che riguardano il futuro del servizio sanitario regionale, le condizioni di lavoro degli operatori e il diritto dei cittadini a ricevere servizi sanitari adeguati.” Alberto Campaioli ---End text--- Author: Alberto Campaioli Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità Toscana Stato di agitazione per la mancata applicazione del contratto Mancata applicazione del contratto Sanità toscana, stato di agitazione -sec_org-
tp:writer§§ Alberto Campaioli
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title§§ Intervista a Orazio Schillaci - «Entro giugno medici nelle case di comunità» = «Case di comunità entro giugno Confido nella serietà dei medici»
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Estratto da pag. 18 di "CORRIERE DELLA SERA" del 12 Jun 2026
Il ministro e lo stop alla riforma: troveremo una soluzione nell'interesse dei pazienti
pubDate§§ 2026-06-12T03:33:00+00:00
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tp:ocr§§ INTERVISTA CON SCHILLACI «Entro giugno medici nelle case di comunità» «Case di comunità entro giugno Confido nella serietà dei medici» Ilministroelostopallariforma:troveremounasoluzionenell’interessedeipazienti I l ministro della Sanità Orazio Schillaci non demorde: «Case di comunità entro giugno, i medici sono responsabili — dice —. Resto ottimista, siamo in linea con numeri e tempi». a pagina 17 ORAZIO SCHILLACI Al termine della riunione tra il capo di gabinetto del ministero della Salute e i rappresentanti delle Regioni che si è svolta mercoledì 10 giugno, è scoppiata la polemica sul blocco della riforma che riguarda la sanità. Anticipiamo un estratto dell’intervista al ministro della Salute Orazio Schillaci rilasciata alla condirettrice Fiorenza Sarzanini per il talk di Rcs Academy previsto a Roma il 16 giugno. M inistro Schillaci, dunque la riforma si ferma? «La scorsa settimana avevamo annunciato che non avremmo emesso un decreto perché sono in corso interlocuzioni con le Regioni e ieri lo abbiamo comunicato anche a loro. Non c’era ancora un testo ma soltanto delle ipotesi. Io posso confermare che il nostro obiettivo, condiviso con le Regioni e ovviamente condiviso con il governo, è quello di far sì che al 30 giugno, che è la scadenza imposta dal Pnrr, partano le case di comunità». Siamo quasi a metà giugno, come pensa di riuscire a chiudere questa partita in due settimane? «Ci sono varie possibilità. L’importante è avere il coinvolgimento dei medici di medicina generale. A breve sicuramente incontreremo la loro rappresentanza e credo che lavorando insieme con loro e con le Regioni riusciremo a trovare per questa data così importante una prima definizione. Dopodiché, una volta che le case di comunità saranno partite, penso che avremo poi più tempo per poter pensare a cambiamenti anche più impattanti». I rappresentanti di alcune Regioni hanno protestato, però è noto che una parte della maggioranza di governo non ha accettato la sua riforma. A cosa è disposto a rinunciare per lasciar andare il resto più rapidamente? «Innanzitutto vorrei dire che questa non è solo la riforma della medicina di famiglia. È una riforma che riguarda la medicina territoriale: è strettamente collegata anche a un disegno di legge che abbiamo presentato lo scorso gennaio che riguarda la riorganizzazione della medicina territoriale e la medicina ospedaliera. È una visione a 360 gradi che vuole avere una medicina più moderna, più proattiva e più basata sulla prevenzione che non sulla cura». Perché non rinuncia alle case di comunità? «Perché rappresentano per me un presidio fondamentale per modernizzare la nostra sanità, oltre a essere pronte dal punto di vista infrastrutturale. Su questo siamo assolutamente in linea con i numeri e con i tempi. Sono anche pronte per accogliere e curare i pazienti. È molto importante che all’interno delle case di comunità operino dei team multidisciplinari, dove una figura fondamentale irrinunciabile è rappresentata dal medico di medicina generale». Loro però non sono d’accordo. «Il nostro compito è quello di trovare un accordo insieme alle Regioni con i medici di medicina generale affinché possano entrare dentro le case di comunità. Per fare questo oggi abbiamo un’urgenza, vogliamo rispettare le tempistiche; quindi, rincontreremo ovviamente gli esponenti delle Regioni, incontreremo i medici di medicina generale, ma come ho dichiarato qualche giorno fa, io sono molto fiducioso che possiamo arrivare a una conclusione nell’interesse solo dei pazienti e nel rispetto, mi lasci dire, dell’articolo 32 della Costituzione». In quale modo pensa di convincerli? «Bisogna diminuire il carico di burocrazia che li affligge così che abbiano più tempo da dedicare a quella che è la loro vera essenza, cioè la cura dei malati e dei pazienti. Loro sono un po’, diciamo, battaglieri su questo. Ma io sono un medico, ho fiducia nel senso di responsabilità di tutti i medici che sono profondamente legati alla loro professione. E poi ripeto, il nostro è un servizio sanitario nazionale che rappresenta veramente
una delle infrastrutture migliori del nostro Paese». E se non dovesse riuscirci? «Credo che nessun medico si sottrarrà alla volontà di collaborare per avere un servizio sanitario nazionale più moderno, con i medici ovviamente al centro della sanità e per dare ai pazienti quello che si aspettano da noi, ed è quello che noi dobbiamo dare. Quindi io sono ottimista, credo che alla fine riusciremo a trovare una soluzione nell’interesse dei cittadini e non credo che i medici e i medici di medicina generale verranno meno a un impegno all’interno delle case di comunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Fiorenza Sarzanini Heading: Highlight: La scheda ? Le «case di comunità» sono un nuovo presidio del Servizio sanitario nazionale che, secondo il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), dovrebbero essere attive entro la fine di giugno ? L’obiettivo è quello di rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità (medici di base, pediatri, guardie mediche) ? I fondi sono destinati a realizzare nuove strutture o riconvertire quelle esistenti (come ospedali o locali di Asl) 1.700 Il numero di case di comunità secondo gli obiettivi finali. Attualmente, dopo l’intesa con la Ue, è stato fissato un numero minimo di 1.038 Image:? ? Le tappe L’importante è avere il coinvolgimento dei medici di medicina generale. Una volta che le case di comunità saranno partite, avremo poi più tempo per poter pensare a cambiamenti anche più impattanti La visione a 360 gradi Questa non è solo la riforma della medicina di famiglia ma riguarda la medicina territoriale È una visione a 360 gradi che vuole avere una medicina più moderna, più proattiva e più basata sulla prevenzione Ai vertici Orazio Schillaci, 60 anni, è ministro della Salute dall’ottobre del 2022 -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - «Entro giugno medici nelle case di comunità» «Case di comunità entro giugno Confido nella serietà dei medici» -sec_org-
tp:writer§§ Fiorenza Sarzanini
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§---§
title§§ Nel nuovo sistema sanitario sono spariti i medici di base
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201679605066.PDF
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Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:33:00+00:00
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tp:ocr§§ NEL NUOVO SISTEMA SANITARIO SONO SPARITI I MEDICI DI BASE N el momento in c ui sfuma una nebulosa riforma sanitaria, vien da chiedersi se sia suonata la campana per i medici di base, sempre meno e in crisi d’identità. Sono fortemente persuaso che la figura del medico di famiglia imperniata su una scelta fiduciaria sia stata, e rimanga, un caposaldo dell’assistenza, da riproporre. Avere un medico che ti conosce e a cui rivolgersi, e non uno intercambiabile, che magari è anche un amico è essenziale: la confidenza di un rapporto fiduciario è l’anima di un’assistenza di prossimità, quella che va incontro a tutti, ti guida nel rapporto con il SSN. Indispensabile anche per non spingere il malato verso il privato. Che in molti casi non sia più così non è una buona ragione per smontare un modello prezioso. Oggi succede che ti presenti dal tuo medico, ma trovi una segretaria che ti chiede: ha l’appuntamento? Poi se reputa ti invita a passare in uno dei giorni successivi. Ieri, nemmeno molti anni fa, andavi dal medico, aspettavi e venivi ricevuto. La segretaria serviva al rinnovo di prescrizioni croniche evitando l’attesa. Il telefono lo usavi chiamando direttamente il medico (oggi per programmare una visita parli con la segretaria). Cosa è successo per mutare così a fondo il rapporto tra il medico e i suoi assistiti? Gli incentivi alla medicina associata e per le segretarie, lo sviluppo di Internet e della telefonia mobile, le necessità di distanziamento durante il Covid, un’ascesa del carico burocratico hanno stravolto un modello di assistenza di base, antico ma non superato, sperimentato da decenni. I fattori di cui sopra, per un verso o per l’altro, hanno creato un mix che ha reso alla fine problematico il rapporto tra medico e paziente: il primo, oberato da nuovi SSN IL D obblighi amministrativi, da un ecPERSON cesso di assistiti (perché mancano i medici), ha sempre meno tempo VEDE SE per fare il medico; il secondo sfrutMENO: A ta le nuove opportunità tecnologiche che anche la pandemia ha in- POSTO S coraggiato per bypassare i filtri e le PIÙ INTE barriere. Il risultato è un circolo vizioso dove i due si parlano poco e E SEGRE si vedono ancora meno. Bisogna sottolineare ulteriormente altri elementi. Dire chiaro intanto che l’accentramento è stato un errore: incentivare i poliambulatori con tanti medici non ha prodotto, come si sosteneva, la disponibilità di un medico in ogni momento. Il paziente vede il medico molto meno di prima, in compenso stuoli di segretarie filtrano, selezionano, fanno barriera. Con l’accentramento s’è persa la vicinanza, con le periferie e tanti borghi senza medico. Quanto alle Case di Comunità, non si capisce se funzioneranno visto che le poche in vita sono prive di personale o utilizzano medici privati e gettonisti. Il rischio che non risolveranno il problema, così com’è accaduto per i poliambulatori accentrati, è alto. Per incentivare l’associazionismo medico e l’accentramento le Regioni hanno speso un sacco di soldi: forse sarebbe il caso di pensare a incentivi, invece, per chi è disposto ad andaOTTORE re nelle zone disagiate e marginali. Infine sulle visite a casa: è notorio ALE SI che siano merce rara, anche se sono previste dal contratto. Molti MPRE medici hanno orari che non supeL SUO rano le 18 ore settimanali, com’è EMPRE che non trovano il tempo? Come uscirne? Occorre tornare RNET all’antico, con coraggio: rilanciare TERIE il SSN sul territorio rivitalizzando il vecchio ma funzionale rapporto tra medico e paziente improntato su una scelta personale, magari con una revisione dei carichi di lavoro del primo (meno pazienti da assistere e meno burocrazia) e reclutando nuovi generalisti sbloccando davvero il numero chiuso; e riportando i camici bianchi nei quartieri e in periferia rivedendo gli incentivi che più che ai poliambulatori vanno dati a chi è disposto ad andare nelle zone senza medico. ---End text--- Author: GIANDOMENICO CRAPIS Heading: Highlight: SSN IL DOTTORE PERSONALE SI VEDE SEMPRE MENO: AL SUO POSTO SEMPRE PIÙ INTERNET E SEGRETERIE Image: -tit_org- Nel nuovo si
stema sanitario sono spariti i medici di base -sec_org-
tp:writer§§ GIANDOMENICO CRAPIS
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title§§ Liste d'attesa, la scommessa è la Piattaforma nazionale
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Estratto da pag. 22 di "ITALIA OGGI" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:33:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa, la scommessa è la Piattaforma nazionale COSA PREVEDE IL PIANO 2026-2028 APPROVATO DALLA CONFERENZA STATO-REGIONI Monitoraggio delle agende pubbliche, percorsi di tutela per i cittadini, valorizzazione della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, obbligo di quesito diagnostico e classe di priorità, ricoveri programmati con anticipo, servizi omogenei in tutte le Regioni e, per chi non si presenta senza aver comunicato la disdetta, è previsto il pagamento della quota ordinaria di partecipazione alla prestazione che era stata richiesta. Sono queste le novità del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026-2028 (Pngla) approvato, nella giornata di ieri, dalla Conferenza Stato Regioni; obiettivo finale la riduzione delle liste di attesa attraverso un riordino complessivo dei servizi del sistema Sanitario Nazionale. Nello specifico, con l’Intesa raggiunta, Regioni e delle Province autonome si impegneranno a far confluire nei sistemi dei Centri unici di prenotazione (Cup) tutte le agende di prenotazione, comprese quelle della libera professione intramuraria; inoltre, adotteranno entro 120 giorni un proprio Piano regionale in materia di liste di attesa in coerenza con quello nazionale e a rafforzarne il monitoraggio. Poi il documento introduce anche dei sistemi di conferma e di disdetta delle prenotazioni. Infatti, i Centri unici di prenotazione dovranno ricordare ai pazienti la data dell'appuntamento e consentire la conferma o la cancellazione almeno due giorni lavorativi prima dell'erogazione della prestazione. In caso di mancata presentazione senza giustificata disdetta, gli assistiti dovranno in ogni caso saldare la quota prevista per la prestazione prenotata e non fruita. Lo scopo è quello di responsabilizzare i cittadini nel rapporto con le amministrazioni sanitarie. Invece la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, istituita da Agenas e coordinata dal Ministero della Salute, avrà il compito di monitorare, su scala nazionale, i tempi di attesa delle prestazioni ambulatoriali. Attraverso questo strumento si potranno consultare alcuni indicatori, tra cui: numero totale di prenotazioni; percentuale di prenotazioni nei giorni festivi e prefestivi; quota di prime disponibilità accettate dagli assistiti; tempi medi di attesa per ciascuna prestazione e per classe di priorità; suddivisione delle prestazioni per classe di priorità. Quest’ultime saranno divise in quattro classi: U – urgente, B – breve, D – differibile, P – programmata con tempi massimi di attesa rispettivamente di 72 ore, 10 giorni, 30 o 60 giorni e 120 giorni. ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: PASQUALE QUARANTA Heading: COSA PREVEDE IL PIANO 2026-2028 APPROVATO DALLA CONFERENZA STATO-REGIONI Highlight: Image: -tit_org- Liste d’attesa, la scommessa è la Piattaforma nazionale -sec_org-
tp:writer§§ Pasquale Quaranta
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title§§ Schillaci, il bilancio è fallimentare: tecnico e politico
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201677805076.PDF
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Estratto da pag. 11 di "MANIFESTO" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità Schillaci, il bilancio è fallimentare: tecnico e politico I ministri tecnici sono quelli che si misurano sui risultati e non sul consenso elettorale. Orazio Schillaci, ministro della salute ed ex-rettore dell’università di Roma Tor Vergata, si è sempre piccato di rientrare nel novero. Proprio i risultati suggeriscono alcune considerazioni sul suo futuro e forse anche sul suo presente. Quando si è insediato aveva un mandato chiaro: portare a termine la riforma della sanità territoriale con i fondi Pnrr. Più in generale, mantenere alla questione sanitaria la centralità conquistata con la crisi pandemica, che si misurava anche in un investimento straordinario pari al 7,5% del Pil nazionale. La vicenda della medicina di base, conclusasi con l’annuncio alle Regioni del ritiro della riforma proposta dal ministro, sancisce il suo fallimento. Trasformare i medici di base in dipendenti pubblici, seppure per una quota parte, sarebbe servito a far funzionare le Case di Comunità realizzate con i fondi europei. All’ultimo monitoraggio e a un mese dalla scadenza del Piano, quelle che lavorano a pieno regime sono solo il 4% del totale. Invece, i medici di famiglia rimarranno liberi professionisti a partita Iva come chiedeva la corporazione. Le nuove strutture in cui avrebbero dovuto esercitare a tempo pieno rimarranno dunque sguarnite di personale. E chi avrà bisogno di un medico fuori dagli orari previsti continuerà a mettersi in fila al pronto soccorso anche per un’influenza. È solo l’ultima sconfitta di un ministro più a suo agio ai congressi che negli uffici ministeriali. In verità il suo prestigio accademico ha vacillato parecchio quando questo giornale ha rivelato lo scandalo delle ricerche scientifiche manipolate indimenticabili le immagini di una prostata pubblicate come fotografie di cellule mammarie. Il ministro ammise gli errori e scaricò le responsabilità su un giovane collaboratore. Ma sorsero dubbi su un tecnico messo alla guida del Servizio sanitario nazionale ma incapace di vigilare sul suo gruppo di ricerca. Anche sui dossier tecnici Schillaci si è ritrovato indebolito e non ha saputo far valere il suo standing quando si è trattato di far prevalere la scienza sul complottismo. La vicenda del Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, un comitato di esperti che dovrebbe vigilare sulle strategie di immunizzazione, è eloquente. Nel settembre scorso Schillaci lo ha infarcito di esperti finanziati dalle aziende farmaceutiche e ha accettato di nominare anche due beniamini del mondo no vax, una richiesta arrivata da palazzo Chigi che in quel bacino elettorale ha pescato a piene mani. Ma le critiche arrivate dall’intera comunità medica gli hanno fatto annullare le nomine. Nove mesi dopo, quella commissione è ancora senza membri. Anche il piano antipandemico ha pagato dazio al populismo. Mentre la commissione parlamentare di inchiesta sul Covid pilotata dalla destra si interroga sull’impreparazione italiana nei confronti del coronavirus, con Schillaci l’Italia è rimasta per ben due anni senza un piano anti-pandemico aggiornato. Diverse bozze sono state cestinate dal cerchio magico meloniano perché ritenute troppo vicine a quanto fatto dall’Italia (e da tutti in Europa) durante il Covid. Alla fine, il piano previsto per il 2024 è stato licenziato solo pochi giorni fa. Non gli è andata meglio con le risorse finanziarie. Con il governo Meloni la quota di Pil investita in sanità è calata poco sopra il 6% - parecchio meno della media europea - e da lì non si è più mossa. Dei pochi fondi messi a disposizione dal ministro dell’economia, hanno beneficiato soprattutto le aziende farmaceutiche, che hanno fatto impennare la spesa pubblica per l’acquisto delle medicine, i produttori di dispositivi medici, le farmacie e la sanità privata cattolica. Non andrà meglio quest’anno. Le guerre di Trump e Netanyahu renderanno ancora più complicato tenere la sanità italiana sopra la linea di galleggiamento nella prossima manovra e il rischio di nuovi rospi da ingoiare è alto. Potrebbe essere il momento gius
to per tornare all’università. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schillaci, il bilancio è fallimentare: tecnico e politico -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201677805076.PDF
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title§§ Intervista a Walter Ricciardi - «Sanità, subito un patto trasversale o sarà il baratro»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201677905077.PDF
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Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:34:00+00:00
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tp:ocr§§ «Sanità, subito un patto trasversale o sarà il baratro» La riforma negata Parla il docente di Igiene alla Cattolica l ko della riforma della medicina generale - andata al tappeto nelle fasi preliminari del suo iter istituzionale, per i colpi bassi sferrati dalla stessa maggioranza politica di cui il ministro della Salute Orazio Schillaci è espressione tecnica – «è il sintomo di un grave rischio regressivo del governo in un ambito cruciale della vita delle famiglie, che segna un restringimento degli spazi di agibilità di una riforma profonda quanto necessaria della struttura complessiva del Servizio sanitario nazionale nel nostro Paese». Così Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma e grande esperto di sanità pubblica. Cosa ha fatto naufragare la riforma della medicina generale? «È solo la punta di un iceberg posta al crocevia tra le resistenze dei medici, i colpi bassi all’interno della stessa maggioranza e tra le varie anime del ministero della Salute, alcune molto sensibili ai richiami sindacali in un momento in cui l’esigenza più sentita sarebbe quella di una riforma vera, strutturale del Servizio sanitario nazionale che mostra tutti i suoi anni». Cosa bisognerebbe fare invece? «Recuperare uno spirito costituente e replicare il modello che fu attuato per la fondazione della sanità pubblica nel 1978». Come farlo? «Unendo tutte le forze di maggioranza e opposizione, coinvolgendo tutti gli attori della sanità pubblica del nostro Paese e così procedere a un disegno di riforma profonda e realmente in grado di sciogliere i nodi del sistema, agendo sulle leve dell’innovazione alle luce dei mutati scenari demografici che rendono obsoleto un modello di cura a centralità ospedaliera». Quali sono i nodi da sciogliere? «I nodi sono demografici, con la denatalità che è sempre più un problema per la tenuta sociale ed economica del nostro Paese, ed epidemiologici, a fronte della prevalenza di malati cronici e anziani. Un solo dato: 25 milioni di cittadini italiani sono malati cronici, con una patologia che non guarisce, e 15 milioni sono affetti da comorbilità, con almeno due affezioni che necessitano di cure a lungo termine. E poi c’è la questione del personale I che pesa sul sistema». In che termini? «Medici, infermieri, tecnici e operatori sono in numero insufficiente, concentrati in maniera disomogenea nei vari asset di cura. La dirigenza è scarsamente remunerata. I medici sono demotivati e in tanti sottoposti nelle prime linee ospedaliere a turni massacranti che li spingono in burnout. Pesa un obsoleto modello ospe- IL MONITO dalocentrico, un’as«La popolazio sistenza territoriale insufficiente, garan- invecchia, ci s tita da un’organizzazione non più attuale più malati cro che genera ospedali Serve un prog affollati, prestazioni inappropriate, liste ampio e cond di attesa, migrazione come nel 197 sanitaria e una mancata presa in carico dei bisogni dei pazienti. Problemi che i pazienti fragili patiranno sempre più anche alla luce dei cambiamenti climatici in atto». La riforma è quindi un’occasione mancata? «Si ma da anni. Il Pnrr ha garantito grandi finanziamenti per attuare sostanziali riforme in tutti i campi, Salute compresa. Ci ritroviamo invece, al termine di questa partita, con riforme al palo in quasi tutti i settori». Cosa andrebbe fatto? «Un nuovo Patto della Salute capace di unire tutte le forze politiche. Quella sul governo della salute è una partita in cui ci giochiamo la tenuta del Paese e la sua sostenibilità. Abbiamo da fronteggiare già tutti i problemi della recessione economica, delle guerre e non possiamo non riformare il settore da cui dipende la salute dei cittadini. Bisogna essere tutti d’accordo a non forzare la mano sui tempi ma tutti dovrebbero poi sedersi attorno al tavolo per una riforma strutturale, pensata, profonda, condivisa». E cosa accade se questo progetto di innovazione non si concretizzerà da qui ai prossimi uno o due anni? «Il sistema rischia di collassare: tutti continueranno ad andare ai pronto soccorso che continueranno ad essere intas
ati, lunghe liste di attesa, fughe dei professionisti più validi e dei giovani verso il privato, e cure migliori garantite solo a chi se le potrà permettere. Esattamente il contrario dello spirito della sanità pubblica disegnata nel 1978. Case e ospedali di comunità senza personale e senza una integrazione vera con la rete ospedaliera saranno solo contenitori vuoti o espressione di cure inadeguate al posto di un sistema a complessità crescente, secondo un gradiente di fabbisogni assistenziali da soddisfare». I medici di medicina generale che ruolo devono avere? «L’Italia è l’unico Paese insieme alla Gran Bretagna in cui sono contrattisti privati, nel Nord Europa sono impiegati in un rapporto che valorizza entrambi gli aspetti, la dipendenza e la contrattualistica, senza oppressioni nella subordinazione organizzativa. Serve un quadro comune di riferimento. Se non lo facciamo restano liberi professionisti in un quadro non governato». Gli altri tasselli della riforma? «Riguardano il riordino dell’asset ospedaliero da integrare realmente con le cure territoriali attraverso l’uso degli strumenti digitali sia in fane se di accesso che di dimisono sioni protette. Queste ultime devono poter contare su onici accessi domiciliari da parte di equipe multiprofessionaetto li e multidisciplinari in graiviso do di trasformare realmente il domicilio nel primo luo8» go di cura con un ricorso sapiente dalla televisita e alla telemedicina, con largo spazio alle professioni di supporto al confine tra bisogni sanitari e necessità sociosanitarie». ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: La riforma negata Parla il docente di Igiene alla Cattolica Highlight: e e i i e e IL MONITO «La popolazione invecchia, ci sono più malati cronici Serve un progetto ampio e condiviso come nel 1978» Intervista a Walter Ricciardi I medici di base “ Pubblico-privato: giusto un mix, come in Nord Europa Image:IL FLOP Le case di comunità realizzate con il Pnrr rischiano di non avere medici -tit_org- Intervista a Walter Ricciardi - «Sanità, subito un patto trasversale o sarà il baratro» -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
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§---§
title§§ Alla sanità pubblica serve innovare non conservare
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201679105073.PDF
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Estratto da pag. 21 di "REPUBBLICA" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:33:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Alla sanità pubblica serve innovare non conservare aro direttore, quindici anni fa la legge Balduzzi promise un medico sempre disponibile. Era una promessa giusta, nata da un’analisi corretta: la medicina territoriale non riusciva a rispondere ai bisogni reali dei cittadini, i pronto soccorso si ingolfavano di accessi che non avrebbero dovuto essere lì, il territorio faticava a farsi carico della cronicità. Quella diagnosi era esatta allora. È ancora esatta oggi. E questo, più di ogni altra considerazione, dovrebbe dirci qualcosa sulla strada percorsa. Al 1° gennaio 2025, i medici di medicina generale in servizio erano 36.812, con oltre 5.700 posizioni scoperte e una media di 1.383 assistiti per medico. I pronto soccorso continuano a riempirsi di codici bianchi. La medicina territoriale si allontana ogni anno di più da chi ne ha più bisogno. Sono i dati. E i dati ci dicono che continuare sulla stessa strada produrrà gli stessi risultati. Ci sono regioni che hanno saputo costruire accordi integrativi virtuosi e che meritano riconoscimento. I cittadini hanno diritto a una sanità che non dipende dal stro codice postale. Uguale dal nord al sud del paese. Scrivo come tecnico che ha un vantaggio preciso: guardare in faccia la realtà senza dover calcolare altro. E la realtà che guardo ogni giorno ha un volto concreto: è l’anziano solo che non riesce a trovare un medico i, di famiglia, è il malato cronico o che si orienta a fatica in un alute. sistema pensato per altro, è il ra, fragile che si affida al pronto sa soccorso perché non ha unità alternative. Sono loro il motivo ana per cui vale la pena difendere il Servizio sanitario nazionale. E difenderlo, oggi, significa innovarlo. Non conservarlo. Il Servizio sanitario nazionale è una conquista di civiltà senza eguali nella storia recente del paese. L’articolo 32 della Costituzione non è una formula retorica: è una promessa fatta ai cittadini, in particolare a quelli che non hanno altra rete. Tradire quella promessa per non disturbare equilibri consolidati significa scaricare il costo della nostra immobilità su chi può permettersi meno di portarlo. Esiste una generazione di giovani medici che vorrebbe scegliere la medicina territoriale, che crede nella prossimità come vocazione, che immagina ambulatori moderni, lavoro in équipe, un ruolo riconoscibile e dignitoso nel sistema. Oggi quella generazione fatica a vedere un futuro attraente in quel ruolo. Non perché manchi la vocazione: perché manca un sistema capace di valorizzarla, anche con una formazione adeguata. Costruire quel sistema è l’unico modo per garantire che tra dieci anni ci siano ancora medici disposti a curare chi ne ha bisogno, nei territori dove oggi i bandi restano deserti, nelle aree dove trovare un medico di famiglia è diventato un privilegio. Chi aspetta una risposta concreta non merita di diventare terreno di scontro nel gioco delle parti. Merita un sistema sanitario all’altezza della fiducia che vi ripone. Lavorare per questo, con i dati e con la direzione giusta, è l’unica cosa che mi interessa fare. l’autore è ministro della Salute C ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ORAZIO SCHILLACI Heading: Highlight: Image:il ministro Orazio Schillaci, ministro della Salute. A sinistra, una Casa di Comunità in Toscana -tit_org- Alla sanità pubblica serve innovare non conservare -sec_org-
tp:writer§§ Orazio Schillaci
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201679105073.PDF
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title§§ Case di comunità si rischia il doppio flop Fontana: scelta errata
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201678405070.PDF
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Estratto da pag. 18 di "STAMPA" del 12 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-12T03:33:00+00:00
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tp:ocr§§ Riforma dei medici, l’attacco del governatore lombardo Schillaci: “Alcune Regioni vogliono una sanità disuguale” Case di comunità si rischia il doppio flop Fontana: scelta errata IL CASO PAOLO RUSSO ROMA M olte delle 1.715 Case di comunità, programmate per offrire assistenza sette giorni su sette e per almeno 12 ore al giorno, rischiano di restare scatole vuote anche con il “piano B” del governo. Quello che, pur rinunciando alla riforma complessiva dell’assistenza territoriale pensata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e sostenuta dalle Regioni, obbligherebbe i medici di famiglia a lavorare almeno 6 ore a settimana nelle nuove strutture. Questo perché, restando liberi professionisti convenzionati, non potrebbero essere destinati dalle Asl a quelle strutture oggi prive di personale, ma fuori dall’ambito territoriale nel quale il medico ha ottenuto l’incarico. Cosa invece possibile qualora il medico di famiglia avesse un contratto di dipendenza. Ipotesi contro la quale sono insorti, avendola vinta, sia i sindacati di categoria che ampi spezzoni dei partiti di governo. Mentre, paradossalmente, la riforma e il doppio canale convenzione-dipendenza sono stati sostenuti fino all’ultimo dal fronte compatto dei governatori di centrodestra. «Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte e a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr» ha detto ieri la Federazione italiana dei medici di famiglia. A sostegno della dipendenza per i soli giovani a inizio professione, con una lettera aperta a Schillaci si sono schierati anche i dottori di MedicInRete. E qualcuno ha fatto anche due conti, rilevando che passando alla dipendenza le pensioni dei medici di famiglia diventerebbero più ricche con meno soldi da versare. Un dipendente ospedaliero infatti versa all’Inps l’8,8% del proprio stipendio, con un ulteriore 24,2% a carico dello Stato, in tutto un bel 33%. Un medico convenzionato deve invece lasciare all’Enpam il 15,5% della retribuzione, più il 10,3% versato dal Ssn, per arrivare a un contributo complessivo del 25,9%. Intanto ieri a sfogarsi è stato il presidente lombardo Attilio Fontana, che giudica lo stop della premier alla riforma «una scelta veramente sbagliata», aggiungendo polemicamente: «Ora ce lo dirà il governo come faremo ad aprire le Case di comunità». L’idea alla quale stanno lavorando proprio le Regioni è quella di una legge che consenta di superare il divieto per le Asl di “comandare” i medici convenzionati in sedi diverse dalla loro. Ma sarebbe facilmente impugnabile sul piano giuridico. Così, il rischio di arrivare al 30 giugno, ultima data utile per far funzionare le nuove strutture senza perdere i 2 miliardi del Pnrr, è quanto mai concreto. Per risolvere il rebus, le Regioni avrebbero altre due possibilità. La prima è chiudere accordi integrativi regionali con i sindacati di categoria, ottenendo spontaneamente la presenza dei medici nelle strutture. Che è poi quel che hanno fatto Emilia-Romagna e Toscana, le uniche a sfilarsi dal fronte regionale che ha sostenuto la riforma e che hanno firmato gli accordi sborsando però altri soldi ai dottori, 300 milioni solo in Toscana. Somme che non tutti possono spendere. L’altra opzione è assumere o comandare nelle strutture territoriali gli specialisti ospedalieri, come sta facendo il Veneto. Fermo restando che, tirando la coperta da una parte, resterebbero poi scoperte le corsie degli ospedali. Raggiunto al telefono, Schillaci - alludendo a Emilia-Romagna e Toscana - non le manda a dire: «Alcune Regioni rivendicano il ruolo di laboratorio delle Case di comunità, ma dietro questa narrazione ci sono accordi territoriali che finiscono per differenziare i diritti, con una sanità che non è uguale per tutti. La sfida - chiosa - non è moltiplicare i modelli regionali, ma dare a ciascuno gli stessi diritti di cura, ovunque». — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Image:La scadenza Per avere i fondi Pnrr, le strutture devono aprire entro fine giugno La Federazione medici di famiglia: “Pronti
a fare la nostra parte” Il ministro Orazio Schillaci -tit_org- Case di comunità si rischia il doppio flop Fontana: scelta errata -sec_org-
tp:writer§§ paolo russo
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201678405070.PDF
§---§
title§§ L'avvocato della Corte Ue bastona ancora Ursula: «Vaccini, zero trasparenza» = Legale della Corte Ue affossa Bruxelles: «L'acquisto di vaccini non fu trasparente»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/12/2026061201678905075.PDF
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Estratto da pag. 13 di "VERITÀ" del 12 Jun 2026
L'avvocato europeo: «Confermare la condanna a Von der Leyen, impedito l'accesso ai dati sull'imparzialità dei negoziatori»
pubDate§§ 2026-06-12T03:34:00+00:00
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tp:ocr§§ L’avvocato della Corte Ue bastona ancora Ursula: «Vaccini, zero trasparenza» Legale della Corte Ue affossa Bruxelles: «L’acquisto di vaccini non fu trasparente» L’avvocato europeo: «Confermare la condanna a Von der Leyen, impedito l’accesso ai dati sull’imparzialità dei negoziatori» n Secondo il legale, la Commissione europea non avrebbe permesso «un accesso sufficientemente ampio ai contratti per l’acquisto dei vaccini contro il Covid». Per questo, secondo l’avvocato, è necessario «confermare la condanna a Von der Leyen». a pagina 13 n L a C o m m i ssione Ue «non ha garantito al pubblico un accesso su ff ic ie ntem ente ampio ai contratti per l’acquisto dei vaccini contro il Covid», ha dichiarato Athanasios Rantos, avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea (Curia). Il giurista evidenzia l’obbligo di trasparenza a Bruxelles, propone alla Corte Ue di respingere le argomentazioni presentate in appello da Palazzo Berlaymont e di confermare le sentenze di condanna della Commissione, emesse dal Tribunale Ue il 17 luglio 2024. Un parere importante, quello consegnato l’11 giugno, perché l’avvocato generale non decide l’esito della causa (non vota la sentenza), ma indica una possibile soluzione giuridica e le sue conclusioni vengono spesso seguite dai giudici di Lussemburgo. Questi i fatti. Nel 2021 alcuni deputati del Parlamento europeo e diversi soggetti privati avevano chiesto l’accesso agli accordi di acquisto anticipato e a quelli di acquisto per i vaccini contro la pandemia di Covid-19, conclusi tra la squadra negoziale della Commissione e le imprese farmaceutiche interessate. La Commissione aveva concesso solo l’accesso parziale alla documentazione, oscurando in particolare i nomi dei rappresentanti della Ue che avevano partecipato ai negoziati (invocando la tutela dei dati personali), e negando pure alcune clausole contrattuali riguardanti l’indennizzo di cui beneficiano le imprese farmaceutiche. Le clausole di indennizzo, al centro dell’interesse, prevedevano che fossero gli Stati membri a rimborsare le case farmaceutiche per gli eventuali risarcimenti da queste pagati in caso di danni causati dai vaccini. Danni che normalmente ricadono su tali imprese, a titolo di responsabilità per i loro vaccini. I deputati e i soggetti privati si erano allora rivolti al tribunale competente in materia di ricorsi contro le istituzioni della Ue, chiedendo l’annullamento delle decisioni prese e di poter avere accesso ai documenti completi, fatta eccezione dei passaggi a tutela della privacy. Con due sentenze del luglio 2024 la Corte, composta da due giudici per ciascuno Stato membro, ha giudicato che la Commissione non aveva accordato al pubblico un accesso sufficientemente ampio ai contratti di acquisto di vaccini. Contro le sentenze del tribunale Ue, Palazzo Berlaymont ha presentato ricorso alla Corte di giustizia, il grado superiore di giudizio. Nell’esaminare il ricorso, l’avvocato generale innanzitutto dichiara che «non può essere accolta» l’argomentazione secondo la quale «sebbene l’imparzialità dei funzionari della Commissione e degli Stati membri sia una questione di interesse pubblico, la verifica di tale imparzialità da parte di “qualsiasi individuo” che richieda l’accesso ai documenti in questione non può essere considerata attinente all’interesse pubblico, bensì volta a soddisfare l’interesse individuale di tale persona, ad esempio per soddisfare la propria curiosità». Rantos afferma, invece, che «il regolamento Ue riconosce espressamente la possibilità per qualsiasi persona fisica di accedere ai dati personali […] Pertanto, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, l’accesso ai dati personali necessari per accertare l’imparzialità dei membri del gruppo negoziale comune non può essere riservato esclusivamente alle autorità competenti». Per l’avvocato generale, inoltre, l’interesse ad avere la documentazione era legittimo e il «requisito di trasparenza, da parte delle istituzioni europee era tanto più necessario in quanto occorreva adottare decisioni urgenti per affron
tare la pandemia di Covid-19». L’avvocato rifiuta anche i tentativi di sminuire il ruolo svolto dalla squadra che aveva negoziato con Big pharma: «Mi sembra importante sottolineare che il requisito di imparzialità si applica ai funzionari della Commissione in tutte le fasi del processo decisionale, anche quando sono coinvolti in un organo la cui attività è prevalentemente di natura tecnica». Per quanto riguarda le clausole contrattuali relative all’indennizzo delle imprese farmaceutiche, propone di «respingere le argomentazioni con cui la Commissione sostiene che la loro divulgazione arrecherebbe pregiudizio agli interessi commerciali delle imprese interessate». Fondamentale è pure l’osservazione che fa circa il supposto «rischio di aumento dei contenziosi in caso di piena divulgazione della clausola di indennizzo». Per R a nto s, l’a rgomentazione «non appare comprovata ed è, pertanto, ipotetica». Rispedisce dunque al mittente i motivi di appello, fornendo alla Curia (che adesso deve deliberare) solidi motivi per non accogliere le richieste della Commissione europea che non ha rispettato obblighi di trasparenza. Da segnalare, ieri, anche il parere di legittimità espresso dalla Corte di giustizia Ue sul protocollo Italia-Albania. Non viola la normativa comunitaria in quanto i Cpr sono «sotto il controllo territoriale esclusivo delle autorità italiane», ma protocollo e normativa di attuazione «non sembrano contenere norme chiare e precise in grado di garantire l’insieme dei diritti», ha dichiarato l’avvocato generale, Laila Medina. Oggi entra in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e il copresidente dei Conservatori e riformisti europei, Nicola Procaccini (Fdi), ricorda come il quadro normativo vigente sia destinato a cambiare rapidamente. «La prossima settimana, inoltre, il Parlamento europeo voterà a Strasburgo il nuovo regolamento rimpatri, che estenderà proprio il modello del protocollo Italia - Albania all’intera Ue». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Image:OPACA Ursula von der Leyen, 68 anni -tit_org- L'avvocato della Corte Ue bastona ancora Ursula: «Vaccini, zero trasparenza» Legale della Corte Ue affossa Bruxelles: «L'acquisto di vaccini non fu trasparente» -sec_org-
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