title§§ Gimbe: «Autonomia, stop Sanità» Stefani: «Avanti tutta, funziona» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101961203787.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "ARENA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T02:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101961203787.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101961203787.PDF', 'title': 'ARENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101961203787.PDF tp:ocr§§ Le audizioni a Roma sulle intese Stato-Regioni Gimbe: «Autonomia, stop Sanità» Stefani: «Avanti tutta, funziona» Per la fondazione il rischio è legittimare le diseguaglianze già presenti Il governatore veneto: «Non si toglie nulla a nessuno» • Sospendere l’iter del trasferimento di ulteriori competenze in sanità alle Regioni. Non ci va giù morbida, la fondazione Gimbe chiamata in audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria su quattro materie, tra cui appunto la sanità. Prima di tutto, sostiene il presidente Nino Cartabellotta, bisogna definizione i Lep (livelli essenziali delle prestazioni) sanitari - il governo li ha equiparati per legge ai livelli di assistenza Lea che già esistono, ma la Gimbe non ci sta - e bisogna quantificare i relativi costi standard e adottare «un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità». L’accordo è uguale per tutti, ma Cartabellotta ha buon gioco a sottolineare che non è possibile visto che ad esempio Lombardia e Veneto attraggono pazienti e Piemonte e Liguria li perdono, oltre a molte altre differenze. «Prima di attribuire nuove competenze - attacca - occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale», per non legittimare le diseguaglianze già oggi esistenti. Immediata la risposta a distanza del governatore veneto Alberto Stefani: l’autonomia è un’opportunità scritta in Costituzione e «il Veneto ha deciso di coglierla e per questo tiriamo dritto senza esitazioni. I veneti hanno diritto ad una sanità migliore, sempre più vicina ai territori e alle esigenze delle persone. L’autonomia è uno strumento per raggiungere questo obiettivo, senza togliere niente a nessuno. Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi. Ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. Noi, ancora una volta, faremo gli apripista». E il sen. Paolo Tosato (Lega), presidente della commissione per il federalismo fiscale: «Il nostro obiettivo è una sanità migliore: l’Autonomia differenziata è una risposta a queste esigenze e responsabilizza le Regioni che chiedono di gestire direttamente competenze e risorse. Il controllo sui livelli essenziali di assistenza resta saldamente in capo allo Stato e saranno previsti meccanismi di perequazione che garantiscano equità». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Il Senato -tit_org- Gimbe: «Autonomia, stop Sanità» Stefani: «Avanti tutta, funziona» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101961203787.PDF §---§ title§§ Un'Italia spaccata in due link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101941802437.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T01:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101941802437.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101941802437.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101941802437.PDF tp:ocr§§ Un’Italia spaccata in due GIMBE: erogazione disomogenea dei LEA tra le Regioni U n'Italia spaccata in due, tra Nord e Sud, con livelli essenziali di assistenza erogati in modo disomogeneo tra le Regioni: è il quadro emerso nel corso dell'audizione della Fondazione Gimbe alla Commissione Affari sociali della Camera sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. “L’ultimo rapporto disponibile del nuovo sistema di garanzia, quello del 2023, in attesa dell’aggiornamento del 2024, mostra che le Regioni inadempienti sono circa un terzo, prevalentemente collocate nel Mezzogiorno, dove si salva soltanto la Puglia”: lo ha affermato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, sottolineando che il “Il vero problema in questo contesto di grandi diseguaglianze è che, equiparando questi concetti, da un lato si semplifica giuridicamente, dall’altro rischiamo di cristallizzare le diseguaglianze regionali negli adempimenti Lea”. Altro problema sottolineato da Cartabellotta che aggrava le differenze regionali è quello della mobilità sanitaria, che complessivamente nel 2023 ha superato i 5,1 mld. “Le differenze – ha dichiarato - sono molto marcate: sono soltanto tre (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) le Regioni che attraggono tanti pazienti, mentre sostanzialmente tutto il Centro-Sud, Lazio incluso, risulta avere passivi molto elevati”. A questo si aggiungono le grandi difformità nella distribuzione del personale dipendente, con grandi carenze di medici di famiglia che si concentrano nelle grandi Regioni del Nord, così come quelle dei pediatri. “Questo – ha detto il presidente Gimbe - lascia intendere che in queste Regioni ci siano probabilmente altre opportunità di lavoro, per cui i giovani non scelgono più queste professioni fondamentali per l’assi stenza sanitaria”. In negativo anche la qualità dell'assistenza sanitaria: secondo Cartabellotta in vent’anni è peggiorata, con tutte le Regioni del Mezzogiorno che, secondo l’Istat, restano sotto la media nazionale. Un dato che potrebbe aggravarsi anche alla luce, sempre secondo Cartabellotta, della previsione di spesa sanitaria per i prossimi anni, spesa che il Documento di finanza pubblica ha cristallizzato al 6,4% mentre la percentuale del Pil destinata al Fondo sanitario nazionale si attesta al 6,1%. “Questo - ha dichiarato il presidente Gimbe - determina un gap in miliardi crescente negli anni. Oggi le Regioni si trovano davanti a una scelta duplice che ricade comunque sui cittadini: o tagliano i servizi oppure sono costrette ad aumentare le imposte regionali per non finire in piano di rientro”. Su questo versante, proprio la soluzione dei piani di rientro o dei commissariamenti, secondo Cartabellotta, si traduce in spese ulteriori per i cittadini, sia sul piano economico, con imposte regionali più elevate e aumento della spesa privata, sia sul piano della salute, con fenomeni di rinuncia alle cure, soprattutto da parte delle fasce meno abbienti”. “Con la fuoriuscita della Campania dal piano di rientro e della Calabria dal commissariamento - ha dichiarato - il quadro che si presenterà nel 2026 cambia. Le certezze sono che questi piani di rientro hanno contribuito a risanare l’equi librio economico-finanziario delle Regioni, però non hanno raggiunto l’o biettivo che, nella loro denominazione estesa, viene documentato: piani di riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sanitari regionali.” Come uscire dall'impasse? Per Cartabellotta le proposte sono prevalentemente di tipo politico-finanziario. “La politica – ha sottolineato – deve decidere di rendere compatibile l’entità del finanziamento pubblico con il perimetro dei Lea. Oggi abbiamo il paniere Lea più ampio d’Europa, con uno dei finanziamenti pubblici più bassi. Quindi o si aumenta il finanziamento pubblico oppure bisogna ridurre le tutele pubbliche, perché altrimenti creiamo diseguaglianze”. Per il presidente Gimbe, infine, è necessario ridurre il gap tra fabbisogno sanitario nazionale e previsione di spesa, per evitare che le Regioni siano costrette ad aumentare le tasse ai cittadini oppure a tagliare i servizi, così come bisognerebbe aumentare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, mantenendo il rispetto della loro autonomia, e sospendere l’attuazione dell’autonomia differenziata almeno fino a quando non saranno definiti e finanziati i Lep sanitari. Anna Taverniti ---End text--- Author: Anna Taverniti Heading: GIMBE: erogazione disomogenea dei LEA tra le Regioni Highlight: Image: -tit_org- Un'Italia spaccata in due -sec_org- tp:writer§§ Anna Taverniti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101941802437.PDF §---§ title§§ Sanità, Stefani attacca Cartabellotta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102120600145.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "CRONACA DI VERONA E DEL VENETO" del 11 Jun 2026

Il governatore contesta l'analisi della Fondazione Gimbe: "L'autonomia premia i più ricchi"

pubDate§§ 2026-06-11T00:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102120600145.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102120600145.PDF', 'title': 'CRONACA DI VERONA E DEL VENETO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102120600145.PDF tp:ocr§§ Sanità, Stefani attacca Cartabellotta Il governatore contesta l’analisi della Fondazione Gimbe: “L’autonomia premia i più ricchi” E’ polemica accesa fra il governatore del Veneto, Alberto Stefani, e la Fondazione Gimbe che alla Commissione Affari Costituzionali della Camera ha attaccato pesantemente la concessione di ulteriori potestà sulla sanità a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria: “Senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione il rischio è che l’autonomia differenziata rafforzi ulteriormente chi è già più forte e renda ancora più difficile colmare i divari esistenti”. Le quattro Regioni che hanno sottoscritto gli schemi di intesa preliminare presentano profonde differenze nelle performance sanitarie, nel numero del personale medico e paramedico, nell’accesso alle cure – il 10% dei liguri ha rinunciato a curarsi contro il 7% dei veneti - e nella capacità di attrarre pazienti. E le maggiori competenze richieste dalle Regioni rischiano di aumentare diseguaglianze di accesso e privatizzazione. Una bocciatura senza appello, espressa in un ambito costituzionale e dopo due sentenze della Suprema Corte che prevedono un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. «Desta forti perplessità – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE medico molto quotato a livello internazionale – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Una risulta inadempiente sui livelli essenziali di assistenza (LEA), mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie specifiche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Nel 2023 – inoltre - la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di € 645,8 milioni, il Veneto di € 212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per € 20,7 milioni e € 74,4 milioni. In termini pro-capite il saldo è pari a € 65 per la Lombardia e € 44 per il Veneto, mentre scende a -€ 5 per il Piemonte e a -€ 49 per la Liguria. Accuse cui risponde a stretto giro di comunicato Albero Stefani: “La riforma sull’autonomia non è uno ‘spacca Italia’, ma un’opportunità che la Costituzione riconosce ai territori. Il Veneto ha deciso di coglierla e per questo tiriamo dritto senza esitazioni. I Veneti hanno diritto ad una sanità migliore, sempre più vicina ai territori e alle esigenze delle persone. L’autonomia è uno strumento per raggiungere questo obiettivo, senza togliere niente a nessuno. Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone e la riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Nino Cartabellotta -tit_org- Sanità, Stefani attacca Cartabellotta -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102120600145.PDF §---§ title§§ Le Case di Comunità 'scatole vuote" Ricorrere ai neolaureati? E difficile... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101773505922.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "CRONACAQUI TORINO" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101773505922.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101773505922.PDF', 'title': 'CRONACAQUI TORINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101773505922.PDF tp:ocr§§ LA SANITÀ Nallo (Sue) denuncia: «Mancano 463 medici di base e altri 433 andranno in pensione entro il 2028» Le Case di Comunità “scatole vuote” Ricorrere ai neolaureati? È difficile... n Un modello flessibile, che però concentra le poche ore disponibili degli ancor meno medici disponibili nelle Case di Comunità, «lasciando agli altri ambulatori territoriali il minimo indispensabile». A dirlo, nell’ultimo Consiglio regionale, la capogruppodi Stati Uniti d’Europa Vittoria Nallo, che ha interrogato l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi su quello che lei definisce un «rebus irrisolvibile»: la carenza di medici di famiglia in Piemonte. In Piemonte, infatti, secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, il numero medio di assistiti per medico di famiglia (cioè di medicina generale) è di circa 1.407 pazienti. E nel 54% dei professionisti si supera la quota 1.500 assistiti. «Ben lontano dal valore ottimale di 1.200», fa notare Nallo. Un quadro che però, ancora non è ancora adeguato al fabbisogno delle 82 nuove Case di Comunità. «Mancano 463 medici di base e altri 433 andranno in pensione entro il 2028», sottolinea la capogruppo. Insomma, i numeri mettono nero su bianco le difficoltà strutturali nel garantire alle nuove strutture - chiamate a ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso - la piena operatività. La risposta dell’assessore, secondo l’esponente di opposizione, infatti, «conferma l’allarme». Perché pur essendo la presenza medica «garantita», se successivamente all'avvio del nuovo modello si dovesse incorrere in insufficienza o carenza di personale, si potrebbe ricorrere a medici specializzandi, neolaureati abilitati, medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali, persino dirigenti. «Se per far funzionare le Case di Comunità dobbiamo sottrarre medici agli ospedali o ricorrere d’urgenza agli specializzandi, significa che il sistema è in difficoltà», incalza la consigliera. «Le Case di Comunità dovevano alleggerire i pronto soccorso. Senza medici di famiglia rischiano di diventare strutture di serie B, soprattutto nei territori più fragili e montani», aggiunge. Il Piemonte ha avviato la realizzazione della nuova rete di Case di Comunità e Ospedali di Comunità prevista dal Pnrr: sono 82 Case di Comunità e 27 Ospedali di Comunità programmati sul territorio regionale, parte di un più ampio piano di edilizia sanitaria da quasi 5 miliardi di euro, che prevede in totale circa 91 Case della Comunità e 30 Ospedali di Comunità. Gli ultimi, inaugurati nelle scorse settimane, il 27 maggio: in via Cigna (ex astanteria Martini) e via Silvio Pellico, nell’area del Valdese. Secondo l’assessore Riboldi, la programmazione ne prevede 20 entro giugno 2026, con il completamento delle restanti entro fine anno. Per gli ospedali di comunità, 17 strutture dovrebbero entrare in funzione entro giugno 2026, con ulteriori attivazioni nel corso dell’anno (inclusa l'atteso ospedale di Comunità dell'Amedeo di Savoia). Tuttavia, i monitoraggi nazionali evidenziano che molte strutture non sono ancora pienamente operative e che, in varie regioni, solo una parte delle Case di Comunità dispone di tutti i servizi previsti e del personale necessario. La carenza di medici di base, insieme alle difficoltà di reclutamento di infermieri e specialisti, è ritenuta uno dei principali ostacoli alla piena funzionalità della rete territoriale, tema che alimenta la protesta di Nallo e di altri consiglieri. Laura Chiola ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Sopra, la capogruppo di Stati Uniti d’Europa in Regione Piemonte Vittoria; a lato, l’ospedale di Comunità di via Pellico, operativo a fine giugno -tit_org- Le Case di Comunità ‘scatole vuote” Ricorrere ai neolaureati? E difficile... -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101773505922.PDF §---§ title§§ La denuncia di Anelli «La cura della salute non può dipendere da dove si risiede» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101772905920.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "EDICOLA DEL SUD BARI BAT" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101772905920.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101772905920.PDF', 'title': 'EDICOLA DEL SUD BARI BAT'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101772905920.PDF tp:ocr§§ La denuncia di Anelli «La cura della salute non può dipendere da dove si risiede» La Fondazione Gimbe lancia l’allarme sui livelli di assistenza territoriale e chiede una moratoria per evitare disparità AUTONOMIA DIFFERENZIATA 2 BARI Dal rispetto dei livelli essenziali di assistenza, alla mobilità sanitaria, dalla percentuale di rinuncia alle prestazioni da parte dei cittadini, alle forti differenze in termini di personale, a cominciare dai medici di famiglia e dagli infermieri. L'autonomia differenziata in sanità rischia di acuire le già profonde differenze tra le regioni aumentando le disuguaglianze, a tutto vantaggio dei privati. È l'allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe durante l'audizione del presidente Nino Cartabellotta davanti alla commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa delle Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. La conseguente richiesta è stata quella di sospendere l’iter o di subordinarlo a una moratoria «fino all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità». Il tema Un problema che interessa in particolar modo il territorio del Mezzogiorno. Non a caso, in una nota inviata al governo già ad inizio aprile, il presidente della giunta regionale pugliese Antonio Decaro, insieme al suo collega campano Roberto Fico, avevano espresso «parere sfavorevole alla devoluzione di funzioni in assenza di garanzie strutturali su finanziamento, perequazione e tutela dei diritti fondamentali». Posizione condivisa anche da Filippo Anelli, medico pugliese presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: «La Fondazione Gimbe coglie un punto essenziale - spiega - il tema non è negare in astratto l’autonomia differenziata, ma impedire che la sua applicazione concreta, in Regioni che partono da condizioni profondamente diverse, finisca per ampliare ulteriormente i divari già esistenti». Particolarmente delicato, a suo avviso, è il tema della mobilità sanitaria. «Il diritto del cittadino di scegliere dove curarsi continua Anelli - non può trasformarsi in un fattore di sperequazione tra territori, né può tradursi in un aggravio fiscale per le Regioni più penalizzate. La libertà di cura e di scelta del luogo di cura appartiene ai diritti fondamentali della persona e deve essere garantita dall’intera Repubblica». Cosa fare allora? «Prima di dare attuazione alle intese - conclude Anelli - occorre omogeneizzare le condizioni minime di partenza: personale, posti letto, dotazioni tecnologiche, strumenti diagnostici, capacità di presa in carico e accessibilità ai servizi. Senza questo passaggio preliminare, l’autonomia rischia di diventare non uno strumento di efficienza, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze. Il diritto alla salute è un diritto di cittadinanza. Non può dipendere dalla Regione di residenza, dalla capacità fiscale del territorio o dalla maggiore o minore attrattività di un sistema sanitario regionale».SAV.RIC. ---End text--- Author: SAV. RIC. Heading: AUTONOMIA DIFFERENZIATA Highlight: “ Il tema è impedire che si finisca per ampliare i divari esistenti Filippo Anelli presidente Fnomceo Image:Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri -tit_org- La denuncia di Anelli «La cura della salute non può dipendere da dove si risiede» -sec_org- tp:writer§§ SAV. RIC. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101772905920.PDF §---§ title§§ La denuncia di Anelli «La cura della salute non può dipendere da dove si risiede» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255507542.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "EDICOLA DEL SUD BASILICATA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255507542.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255507542.PDF', 'title': 'EDICOLA DEL SUD BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255507542.PDF tp:ocr§§ La denuncia di Anelli «La cura della salute non può dipendere da dove si risiede» La Fondazione Gimbe lancia l’allarme sui livelli di assistenza territoriale e chiede una moratoria per evitare disparità AUTONOMIA DIFFERENZIATA 2 BARI Dal rispetto dei livelli essenziali di assistenza, alla mobilità sanitaria, dalla percentuale di rinuncia alle prestazioni da parte dei cittadini, alle forti differenze in termini di personale, a cominciare dai medici di famiglia e dagli infermieri. L'autonomia differenziata in sanità rischia di acuire le già profonde differenze tra le regioni aumentando le disuguaglianze, a tutto vantaggio dei privati. È l'allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe durante l'audizione del presidente Nino Cartabellotta davanti alla commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa delle Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. La conseguente richiesta è stata quella di sospendere l’iter o di subordinarlo a una moratoria «fino all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità». Il tema Un problema che interessa in particolar modo il territorio del Mezzogiorno. Non a caso, in una nota inviata al governo già ad inizio aprile, il presidente della giunta regionale pugliese Antonio Decaro, insieme al suo collega campano Roberto Fico, avevano espresso «parere sfavorevole alla devoluzione di funzioni in assenza di garanzie strutturali su finanziamento, perequazione e tutela dei diritti fondamentali». Posizione condivisa anche da Filippo Anelli, medico pugliese presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: «La Fondazione Gimbe coglie un punto essenziale - spiega - il tema non è negare in astratto l’autonomia differenziata, ma impedire che la sua applicazione concreta, in Regioni che partono da condizioni profondamente diverse, finisca per ampliare ulteriormente i divari già esistenti». Particolarmente delicato, a suo avviso, è il tema della mobilità sanitaria. «Il diritto del cittadino di scegliere dove curarsi continua Anelli - non può trasformarsi in un fattore di sperequazione tra territori, né può tradursi in un aggravio fiscale per le Regioni più penalizzate. La libertà di cura e di scelta del luogo di cura appartiene ai diritti fondamentali della persona e deve essere garantita dall’intera Repubblica». Cosa fare allora? «Prima di dare attuazione alle intese - conclude Anelli - occorre omogeneizzare le condizioni minime di partenza: personale, posti letto, dotazioni tecnologiche, strumenti diagnostici, capacità di presa in carico e accessibilità ai servizi. Senza questo passaggio preliminare, l’autonomia rischia di diventare non uno strumento di efficienza, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze. Il diritto alla salute è un diritto di cittadinanza. Non può dipendere dalla Regione di residenza, dalla capacità fiscale del territorio o dalla maggiore o minore attrattività di un sistema sanitario regionale».SAV.RIC. ---End text--- Author: Redazione Heading: AUTONOMIA DIFFERENZIATA Highlight: “ Il tema è impedire che si finisca per ampliare i divari esistenti Filippo Anelli presidente Fnomceo Image:Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri -tit_org- La denuncia di Anelli «La cura della salute non può dipendere da dove si risiede» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255507542.PDF §---§ title§§ Genova fondazione gimbe: in liguria e piemonte ancora troppe fughe sanitarie = «Liguria e Piemonte non sono pronte per avere altra autonomia In sanità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101960203789.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "GIORNALE DEL PIEMONTE" del 11 Jun 2026

I dati della Fondazione Gimbe nell'audizione in Senato: «Troppe fughe di pazienti, Lea non rispettati, carenze di sanitari

pubDate§§ 2026-06-11T02:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101960203789.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101960203789.PDF', 'title': 'GIORNALE DEL PIEMONTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101960203789.PDF tp:ocr§§ GENOVA FONDAZIONE GIMBE: IN LIGURIA E PIEMONTE ANCORA TROPPE FUGHE SANITARIE PROFONDE DIFFERENZE CON LE PERFOMANCE DI LOMBARDIA E VENETO «Liguria e Piemonte non sono pronte per avere altra autonomia in sanità» I dati della Fondazione Gimbe nell’audizione in Senato: «Troppe fughe di pazienti, Lea non rispettati, carenze di sanitari» Servizio a pagina 11 ¦ Liguria e Piemonte, insieme con Lombardia e Veneto, sono le quattro Regioni che hanno sottoscritto gli schemi di intesa preliminare per ottenere ulteriori autonomie in materia di tutela della salute, ma secondo Fondazione Gimbe presentano profonde differenze nelle performance sanitarie, nell’accesso alle cure e nella capacità di attrarre pazienti. E quindi gli schemi che hanno presentato, tutti sovrapponibili, non vanno bene. Fondazione Gimbe è stata audita presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata, anche alla luce delle evidenze illustrate alla Commissione Affari Sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), ovvero le prestazioni sanitarie che Regioni e Province Autonome devono garantire gratuitamente o previo il pagamento del ticket. Sui Lea le differenze sono marcate tra le quattro Regioni. Nel Nuovo Sistema di Garanzia 2023 (ultimo anno disponibile) la Liguria non raggiungeva la soglia minima prevista in una delle tre macroaree di valutazione, risultando pertanto inadempiente. Il Veneto ha invece raggiunto il punteggio complessivo più elevato (288 punti), seguito da Piemonte (270) e Lombardia (257), mentre la Liguria si fermava a 219 punti. «Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità - commenta il presidente della Fondazione, Cartabellotta partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui Lea, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie specifiche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Altro tema strategico la mobilità sanitaria: Lombardia e Veneto attraggono pazienti, Piemonte e Liguria perdono risorse. Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di € 645,8 milioni, il Veneto di € 212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per € 20,7 milioni e € 74,4 milioni. In termini pro-capite il saldo è pari a € 65 per la Lombardia e € 44 per il Veneto, mentre scende a -€ 5 per il Piemonte e a -€ 49 per la Liguria. «La mobilità sanitaria - evidenzia Cartabellotta - è uno dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali. Se due Regioni presentano saldi attivi e, viceversa, due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali». Rinuncia alle prestazioni sanitarie altro capitolo dolente: in Lombardia e Liguria siamo oltre il 10%. Secondo l’indagine Istat 2024, ha rinunciato a prestazioni sanitarie il 10,3% della popolazione lombarda, il 10,1% di quella ligure, il 9,2% di quella piemontese e il 7,9% di quella veneta. «La rinuncia alle prestazioni sanitarie - osserva Cartabellotta - è la cartina al tornasole delle difficoltà di accesso alle cure. Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà». Anche sul personale sanitario esistono carenze e forti differenze regionali e ci sono rilevanti differenze nella disponibilità di professionisti sanitari e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. Particolarmente marcata la variabilità nella dotazione di infermieri dipendenti, che passa da 6,86 ogni 1.000 abitanti in Liguria a 3,80 in Lombardia. «In assen za di Lep sanitari definiti e finanziati - commenta Cartabellotta ulteriori margini di autonomia sul personale rischiano di accentuare la competizione tra Regioni e di ampliare le difficoltà di accesso al servizio pubblico». «La criticità - continua Cartabellotta - non è l’autonomia amministrativa sé, ma il contesto in cui si vorrebbe applicarla. Trasferire ulteriori competenze sanitarie a Regioni che già oggi partono da condizioni molto diverse significa intervenire su un Ssn segnato da sottofinanziamento, persistenti difficoltà nel garantire i Lea e crescente ricorso alla spesa privata. In questo scenario, le stesse competenze richieste possono produrre effetti molto diversi a seconda della capacità organizzativa, amministrativa e finanziaria delle singole Regioni: senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione il rischio è che l’autonomia differenziata rafforzi ulteriormente chi è già più forte e renda ancora più difficile colmare i divari esistenti». «La garanzia formale dei Lea - conclude Cartabellotta - non basta se milioni di cittadini continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure. Prima di trasferire ulteriori competenze alle Regioni è indispensabile definire e finanziare i Lep sanitari, misurare gli effetti delle autonomie su accesso ed equità e istituire un sistema pubblico e indipendente di monitoraggio. Del resto, la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede una rigorosa istruttoria funzione per funzione e adeguate garanzie di uniformità dei diritti sull’intero territorio nazionale. In assenza di queste condizioni, il rischio non è soltanto di ampliare le diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle. Per questo la Fondazione Gimbe ha chiesto di sospendere l’iter o di subordinarlo ad una moratoria fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:I sistemi sanitari ligure e piemontese presentano ancora criticità che vanno risolte -tit_org- Genova fondazione gimbe: in liguria e piemonte ancora troppe fughe sanitarie «Liguria e Piemonte non sono pronte per avere altra autonomia In sanità» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101960203789.PDF §---§ title§§ Gimbe: «Autonomia, stop sanità» Stefani: «Avanti tutta, funziona» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255407541.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "GIORNALE DI VICENZA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255407541.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255407541.PDF', 'title': 'GIORNALE DI VICENZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255407541.PDF tp:ocr§§ Le audizioni a Roma sulle intese Stato-Regioni Gimbe: «Autonomia, stop sanità» Stefani: «Avanti tutta, funziona» Per la fondazione il rischio è legittimare le diseguaglianze già presenti Il governatore veneto: «Non si toglie nulla a nessuno» • Sospendere l’iter del trasferimento di ulteriori competenze in sanità alle Regioni. Non ci va giù morbida, la fondazione Gimbe chiamata in audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria su quattro materie, tra cui appunto la sanità. Prima di tutto, sostiene il presidente Nino Cartabellotta, bisogna definizione i Lep (livelli essenziali delle prestazioni) sanitari - il governo li ha equiparati per legge ai livelli di assistenza Lea che già esistono, ma la Gimbe non ci sta - e bisogna quantificare i relativi costi standard e adottare «un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità». L’accordo è uguale per tutti, ma Cartabellotta ha buon gioco a sottolineare che non è possibile visto che ad esempio Lombardia e Veneto attraggono pazienti e Piemonte e Liguria li perdono, oltre a molte altre differenze. «Prima di attribuire nuove competenze - attacca - occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale», per non legittimare le diseguaglianze già oggi esistenti. Immediata la risposta a distanza del governatore veneto Alberto Stefani: l’autonomia è un’opportunità scritta in Costituzione e «il Veneto ha deciso di coglierla e per questo tiriamo dritto senza esitazioni. I veneti hanno diritto ad una sanità migliore, sempre più vicina ai territori e alle esigenze delle persone. L’autonomia è uno strumento per raggiungere questo obiettivo, senza togliere niente a nessuno. Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi. Ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. Noi, ancora una volta, faremo gli apripista». E il sen. Paolo Tosato (Lega), presidente della commissione per il federalismo fiscale: «Il nostro obiettivo è una sanità migliore: l’Autonomia differenziata è una risposta a queste esigenze e responsabilizza le Regioni che chiedono di gestire direttamente competenze e risorse. Il controllo sui livelli essenziali di assistenza resta saldamente in capo allo Stato e saranno previsti meccanismi di perequazione che garantiscano equità». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gimbe: «Autonomia, stop sanità» Stefani: «Avanti tutta, funziona» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103255407541.PDF §---§ title§§ Le Case della Comunità: solo un'operazione immobiliare? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103210807995.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "GUIDA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T06:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103210807995.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103210807995.PDF', 'title': 'GUIDA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103210807995.PDF tp:ocr§§ Sono venute meno le promesse e necessarie riforme Le Case della Comunità: solo un’operazione immobiliare? I disservizi della sanità pubblica hanno molti padri, origini lontane e spiegazioni complesse. E non parliamo della qualità della sanità, generalmente buona, come verifichiamo quando riusciamo ad accedervi. Parliamo di quel mix di disorganizzazione e di burocrazia che impedisce l’accesso in tempi e modi accettabili, cancella servizi dovuti e disponibili sulla carta ma non nei fatti, spinge verso la costosa sanità privata. Dove per altre lavorano molti degli stessi medici dipendenti del servizio pubblico. Un riordino e una risposta importante a queste carenze, doveva venire dalla riforma della sanità territoriale. Dall’attivazione degli Ospedali di Comunità e, in particolare, dall’avvio delle Case della Comunità. Strutture chiamate a diventare punto di riferimento unico per la salute della popolazione di un territorio definito e non troppo vasto. Con un doppio obbiettivo: decongestionare i pronto soccorso, assediati da piccole problematiche (codici bianchi e verdi) che potrebbero trovare risposta altrove, e garantire una vera integrazione tra assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale. I vantaggi di questa impostazione sono evidenti: un unico luogo dove trovare risposte a bisogni assistenziali complessi; la presenza di équipe multidisciplinari per la presa in carico delle patologie croniche (come diabete, ipertensione, broncopneumopatie); l’accesso ai più semplici servizi di diagnostica. Sono previste Case della Salute di primo livello (Hub), ad alta intensità di servizi, aperte giorno e notte con una gamma completa di specialisti e strumentazioni diagnostiche, e Case di secondo livello (Spoke) aperte almeno 12 ore al giorno. Al loro interno sono previsti medici di Medicina Generale, pediatri, infermieri, psicologi, assistenti sociali e medici specialisti. Difficile immaginare un progetto migliore, più razionale e rispondente alle reali esigenze di una sanità pubblica vicina ai cittadini e accessibile a tutti. Ma tra il progetto e la sua realizzazione le distanze sono ancora enormi, e riempirle di concretezza sembra un’impresa ciclopica. Finanziate con due miliardi di euro di fondi europei del PNNR, le Case della Comunità in Italia dovevano essere 1.430, poi ridotte a 1.038. Dopo il 30 giugno, data ultima per la chiusura dei cantieri, sapremo se il numero prefissato sarà stato raggiunto. Ma il vero nodo sarà l’operatività di queste strutture: monitoraggi indipendenti (come quelli della Fondazione GIMBE) rilevano che solo poche decine di esse erogano tutti i servizi previsti dal decreto che stabilisce gli standard dell’assistenza territoriale: presenza fissa di medici, infermieri di comunità e diagnostica di base. Molte Case resteranno “scatole vuote”, o tali e quali i vecchi poliambulatori, dove si faranno prelievi, vaccini e pochi altri servizi. Questo perché la realizzazione delle nuove strutture, non è stata accompagnata dalla soluzione di altri nodi e dalle riforme indispensabili. A cominciare da quella dei medici di famiglia, che proprio ieri, mercoledì 10 giugno, il governo ha definitivamente abbandonato. Le risorse PNRR pagano le infrastrutture, ristrutturazione edilizia e tecnologia, non le spese correnti come i costi del personale medico e infermieristico che restano a carico del Fondo sanitario nazionale. Ma Stato e Regioni con i bilanci regionali in rosso, non hanno trovato i fondi per assumere. Mancano migliaia di medici di medicina generale e infermieri. I medici di base sono liberi professionisti convenzionati: ad oggi non hanno un obbligo contrattuale che li costringa a trasferire la loro attività all’interno delle Case della Comunità. Ed è di questi giorni la definitiva rinuncia del governo alla riforma che prevedeva l’assunzione diretta di almeno una quota di medici di base per destinarli alle Case di Comunità. Ben concepita e lungamente attesa, la riforma rischia così ridursi ad una gigantesca operazione immobiliare, lasciando irrisolti tutti o quasi i gravi problemi della s anità territoriale. Ezio Bernardi ---End text--- Author: Ezio Bernardi Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le Case della Comunità: solo un’operazione immobiliare? -sec_org- tp:writer§§ Ezio Bernardi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103210807995.PDF §---§ title§§ Stop ai nuovi medici di famiglia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102937408425.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" del 11 Jun 2026

Gimbe: no ad ulteriori competenze sanitarie alle regioni

pubDate§§ 2026-06-11T07:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102937408425.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102937408425.PDF', 'title': 'MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102937408425.PDF tp:ocr§§ L'EUTANASIA DELLA RIFORMA DEL GOVERNO PORTATA AVANTI DAL MINISTRO SCHILLACI STOP AI NUOVI MEDICI DI FAMIGLIA Gimbe: no ad ulteriori competenze sanitarie alle Regioni S top alla riforma della medicina territoriale che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Preannunciata nei giorni scorsi, la decisione sarebbe stata comunicata dal capo di gabinetto del ministero della Salute Marco Mattei agli assessori regionali alla sanità. Soddisfatti i medici di famiglia, scatenata l’opposizione, che denuncia un Parlamento estromesso dal dibattito. Ma il lavoro “va avanti” confermano fonti del ministero. Il testo, presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni e poi da queste rielaborato, non era mai stato presentato formalmente ma era diventato oggetto di scontro con i sindacati dei medici, che chiedevano di essere coinvolti nelle scelte. Polemiche che hanno portato anche a far emergere un dissenso tutto interno al centrodestra, con la pressione soprattutto della Lega per un passo indietro. A quanto si apprende, il decreto sarà sostituito da un accordo con i medici da approvare con un emendamento a un atto di governo o da inserire nel prossimo atto di indirizzo della convenzione sulla medicina generale. Insomma lo strumento va trovato ma dal ministero fanno sapere che “l’obiettivo resta quello di dare una medicina territoriale più vicina ai cittadini con la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità”. L’arresto della riforma, intanto, scatena le ire di chi più di altri l’aveva difesa, come l’assessore alla sanità della Regione Lombardia Guido Bertolaso. Quest’ultimo, presente oggi all’incontro, se ne sarebbe andato annunciando le dimissioni da vicecoordinatore della Commissione salute delle Regioni. Le opposizioni rivendicano la spaccatura nella maggioranza. “La maggioranza ha uf icialmente stoppato la riforma del ministro Schillaci sui medici di famiglia, commissariandolo di fatto. E’ l’ennesimo, drammatico fallimento di un governo incapace. A poche settimane dalla scadenza dei progetti del Pnrr, questo scontro tutto interno a una destra ormai spaccata diventa il colpo di grazia per la riforma della sanita’ territoriale”. Lo scrivono in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato. “Abbiamo lasciato loro quasi 16 miliardi da spendere per garantire il diritto alla salute dei cittadini italiani, ma hanno solo saputo tagliare i progetti e rinviare la realizzazione delle strutture. Ora, le poche realizzate rischiano anche di restare scatole vuote, prive di personale e incapaci di erogare servizi. Fin dall’inizio della legislatura, abbiamo sollecitato il governo a stanziare risorse concrete per l’assunzione di personale, anche per le Case di comunita’, ma Meloni e Schillaci hanno preferito continuare a fare propaganda e raccontare bugie su record inesistenti. Questo scontro tra un ministro di destra, una maggioranza di destra e i presidenti di Regione perlopiu’ di destra si trasforma in un disastro per i cittadini, che come sempre pagheranno l’inadeguatezza di questo governo”, concludono i Cinque Stelle. “Apprendiamo dalla stampa che la riforma della medicina di famiglia sarà ritirata dal governo. Una riforma concordata con la Conferenza delle Regioni e mai presentata in Parlamento, sulla quale il centrodestra ha iniziato a litigare in da subito, per arrivare oggi – così sembra – a far infuriare l’assessore alla salute della Lombardia Guido Bertolaso. Siamo alle comiche e si potrebbe ridere se non si trattasse di una questione che le persone pagheranno sulla propria pelle”. Lo dichiara il senatore pugliese Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. “È l’ennesimo fallimento del governo della Destra – prosegue Boccia che arriva alla ine della legislatura senza aver messo in campo uno straccio di strategia per la sanità pubblica, se non quella di affossarla. Prima ha ridimensionato e rallentato gli in terventi sulla sanità territoriale previsti originariamente dal Pnrr, poi ha smontato e riscritto più volte il Piano, accumulando ritardi e incertezze, ha varato decreti sulle liste d’attesa che avrebbero dovuto ridurle e che invece non hanno prodotto alcun miglioramento e in ine ha annunciato una riforma dei medici di famiglia che oggi viene ritirata. Ora la destra mette a rischio le Case di comunità e gli Ospedali di Comunità inanziati con le risorse del Pnrr. Per questo chiediamo al ministro di chiarire uf icialmente, in Senato, su questa vicenda”. GIMBE: STOP AL TRASFERIMENTO DI ALTRE COMPETENZE ALLE REGIONI SSospendere l’iter del trasferimento delle ulteriori competenze sanitarie alle Regioni nell’ambito dell’autonomia differenziata “o subordinarlo ad una moratoria ino alla de inizione dei Lep sanitari, alla quanti icazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità”: è la richiesta della Fondazione Gimbe, audita presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata sottoscritti da quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria) per ottenere le stesse ulteriori autonomie di tutela della salute. Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha espresso perplessità perchè le 4 Regioni, a fronte di richieste uguali, “partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui Lea, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro”. Le differenze tra le quattro regioni, in particolare, risultano evidenti su tre fronti: la mobilità sanitaria, che vede Lombardia e Veneto attrarre pazienti e Piemonte e Liguria perdere risorse; la rinuncia alle prestazioni sanitarie, con Lombardia e Liguria oltre il 10%; il personale sanitario, in particolare nella disponibilità di professionisti sanitari e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. È quindi dif icile comprendere - ha osservato il presidente della Fondazione Gimbe - come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie speci iche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”. Il rischio in assenza delle condizioni ritenute necessarie dalla Fondazione Gimbe, ha denunciato Cartabellotta, “non è soltanto di ampliare le diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle”. La stessa Corte Costituzionale, ha concluso Cartabellotta, “ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede una rigorosa istruttoria, funzione per funzione, e adeguate garanzie di uniformità dei diritti sull’intero territorio nazionale”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Stop ai nuovi medici di famiglia -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102937408425.PDF §---§ title§§ Tante richieste, pochi medici Impraticabili le priorità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810205361.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "NUOVA VENEZIA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T03:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810205361.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810205361.PDF', 'title': 'NUOVA VENEZIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810205361.PDF tp:ocr§§ «Tante richieste, pochi medici Impraticabili le priorità» Paziente chiede l’asportazione di due melanomi esibendo un certificato «entro trenta giorni» La mail della Dermatologia: «Abbiamo grossi problemi a rispettare i tempi richiesti» Lo scorso anno ha chiuso l’ambulatorio del Lido, nei mesi scorsi anche quello di Mirano Il caso «Ci sono dei grossi problemi a rispettare la priorità perché ci sono tantissime richieste e pochi posti a disposizione, oltre a un deficit di medici». Questa la mail che una 35enne ha ricevuto dall’Usl, davanti alla sua richiesta di fissare una visita dermatologica per rimuovere due sospetti melanomi, su consiglio di uno specialista di un centro privato. Anche l’Angelo, come il resto d’Italia, si scontra con la carenza di dermatologi che rende sempre più difficile garantire i servizi. Liste d’attesa infinite La 35enne, immunodepressa, dopo una visita in un centro privato e con l’impegnativa a 30 giorni del medico di base in mano per la rimozione preventiva di due nei, ai tentativi di prenotare la visita all’Angelo, fondamentale prima dell’intervento per verificare l’effettiva necessità, riceve una mail dall’Usl in cui viene spiegato che «ci sono dei grossi problemi a rispettare la priorità perché ci sono tantissime richieste e pochi posti a disposizione, oltre a un deficit di medici». La direzione dell’Usl 3, una volta saputo della situazione, corre ai ripari e promette che «la visita avverrà nel rispetto dei tempi» e ammette che «la Dermatologia è la branca in cui è più difficile assumere specialisti, e al riguardo il nostro territorio vive le stesse difficoltà che si registrano in tutto il Paese. In questo settore specifico, è molto difficile anche reclutare medici specializzandi, molti dei quali scelgono già da subito di avviarsi ad altri ambiti professionali rispetto al servizio sanitario pubblico. In questo quadro di pesante carenza di specialisti dermatologi, e per supplire almeno in parte a questa difficoltà, la Direzione mette in atto ogni possibile azione anche nell'organizzazione del lavoro, ad esempio chiedendo, là dove possibile, il supporto di chirurghi plastici e del maxillo-facciale, che però non possono sostituire i dermatologi se non in alcune delle loro funzioni». Intanto, la 35enne sta passando da una clinica all’altra per farsi fare i preventivi per l’intervento: i prezzi vanno da 300 a 600 euro. Costi proibitivi, che rendono la salute un privilegio. Fuga nel privato La carenza dei dermatologi è un problema anche per le aziende sanitarie stesse. Anche perché non è che questi professionisti non ci siano, è che scelgono di lavorare nelle cliniche e nei centri privati, dove gli stipendi sono più alti e l’organizzazione della vita privata è più agevole. Solo nell’ultimo periodo, infatti, dal reparto dell’Angelo in due hanno fatto le valigie in favore del privato. Ambulatori e reparti sempre più vuoti e quindi costretti a rallentare se non addirittura a chiudere, come nel caso dell’ambulatorio al Lido, ormai più di un anno fa, o di quello di Mirano, chiuso da qualche mese per dirottare l’utenza sul servizio mestrino. Un problema che coinvolge e sconvolge tutt’Italia, con la resa definitiva arrivata lo scorso agosto, quando il Ministero ha rimosso dai Livelli essenziali dell’assistenza (Lea) i controlli generici e le mappature dei nei, uno degli strumenti più importanti per la prevenzione contro il melanoma. Una scelta dettata dall’impossibilità per il sistema di far fronte ai bisogni di salute dei cittadini. Sanità bene di lusso L’esito di tutta questa situazione, purtroppo lo conosciamo. Paventato per anni da associazioni, comitati e sindacati di tutt’Italia, sta diventando realtà giorno dopo giorno. Mentre il Sistema Sanitario Nazionale arranca, stremato dalla carenza di personale che svuota ospedali e servizi territoriali, la salute diventa sempre più spesso un bene di lusso, accessibile solo a chi ne ha le possibilità. Ecco, allora, che quello screening tolto dai Lea diventa un’opportunità per i cittadini che viene meno. Una prestazione d’élite, perché se è v ero che la salute viene prima di tutto, chi non arriva a fine mese non ha nemmeno il tempo di pensare alle mappature dei nei. Anche se si tratta di prevenzione che, in alcuni casi, salva la vita. E allora si rimanda a tempi migliori, e si rinuncia. L’ultimo rapporto Gimbe fa sapere che nel 2025 un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. Per quasi sei milioni di persone curarsi non è un’opzione. Non per scelta, ma per necessità. Perché non c’erano soldi, perché non c’era tempo, perché non c’erano date per le visite e gli esami. È un’Italia che sta male e si sente in colpa anche per questo. Che ha imparato a dire “tornerò quando peggiora”. E ogni giorno in più in attesa è un giorno in meno di vita, un giorno in più di paura. Un disegno, dicono in molti, tratteggiato già decenni fa dalla politica e portato avanti a colpi di sottofinanziamenti al Sistema Sanitario Nazionale, mancati rinnovi dei contratti, cittadini costretti a rivolgersi al privato. È un’economia della malattia, dove chi soffre è mercato, e la salute è un prodotto da acquistare. E chi non può, si arrangi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARIA DUCOLI Heading: Highlight: LA CARENZA DI PERSONALE Fuga verso il privato e corsie vuote Il Ministero ha tolto le mappature dai Lea I COSTI «Nelle cliniche mi chiedono dai 300 ai 600 euro per togliere i miei nei» Image: -tit_org- Tante richieste, pochi medici Impraticabili le priorità» -sec_org- tp:writer§§ MARIA DUCOLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810205361.PDF §---§ title§§ Gimbe: a rischio l'equità, stop a iter fino a definizione dei Lep sanitari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810805355.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810805355.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810805355.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810805355.PDF tp:ocr§§ L’AUTONOMIA Gimbe: a rischio l’equità, stop a iter fino a definizione dei Lep sanitari Sospendere l'iter dell'autonomia differenziata in sanità, o subordinarlo a una moratoria fino alla definizione e al finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all'adozione di un sistema nazio ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gimbe: a rischio l'equità, stop a iter fino a definizione dei Lep sanitari -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810805355.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Gimbe: a rischio l'equità, stop a iter fino a definizione dei Len sanitari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810905356.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810905356.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810905356.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810905356.PDF tp:ocr§§ L’AUTONOMIA Gimbe: a rischio l’equità, stop a iter fino a definizione dei Lep sanitari Sospendere l'iter dell'autonomia differenziata in sanità, o subordinarlo a una moratoria fino alla definizione e al finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all'adozione di un sistema nazionale indipendente di monitoraggio. È la richiesta avanzata dalla Fondazione Gimbe nel corso dell'audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Secondo Gimbe, le maggiori competenze richieste dalle Regioni in materia di tariffe, personale, edilizia sanitaria, tecnologie e fondi integrativi potrebbero produrre effetti rilevanti su equità e uniformità del Servizio sanitario nazionale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- AGGIORNATO - Gimbe: a rischio l’equità, stop a iter fino a definizione dei Len sanitari -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101810905356.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe: "L'autonomia può far crescere le disuguaglianze" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101809805357.PDF description§§

Estratto da pag. 53 di "REPUBBLICA GENOVA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101809805357.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101809805357.PDF', 'title': 'REPUBBLICA GENOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101809805357.PDF tp:ocr§§ Fondazione Gimbe: “L’autonomia può far crescere le disuguaglianze” a Fondazione Gimbe suona l’allarme e chiede di fermare l’autonomia differenziata sanitaria, mostrando dati che indicano come tra le quattro Regioni promotrici, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria, proprio quest’ultima rischi «di aumentare diseguaglianze di accesso e la privatizzazione». Ieri durante l’audizione nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha spiegato che la Liguria si trova in una posizione arretrata rispetto alle altre, per Lea, livelli essenziali di assistenza, fughe e rinuncia alle cure. «Prima di attribuire nuove comL petenze alle Regioni occorre garantire livelli essenziali realmente esigibili e monitorare l’equità di accesso ai servizi, altrimenti il rischio è spingere sempre più cittadini verso il settore privato», ha indicato. Per i Lea, la Liguria ha totalizzato 219 punti, non raggiungendo la soglia minima prevista in una delle tre macro-aree di valutazione, risultando inadempiente, mentre Veneto, Piemonte e Lombardia hanno totalizzato rispettivamente 288, 270 e 257 punti. Situazione critica, in Liguria, anche per quanto riguarda le fughe di pazienti in altre regioni: «Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di 645,8 milioni di euro, il Veneto di 212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per 20,7 milioni e 74,4 milioni», ha indicato. La Liguria è poi seconda per percentuale di chi rinuncia a curarsi, 10,1% della popolazione, dopo la Lombardia (10,3%). L’unico dato a favore della Liguria è relativo al numero di infermieri: ha la proporzione migliore, 6,86 ogni mille abitanti». E le opposizioni puntano il dito contro il presidente Marco Bucci: «In Liguria, l’autonomia differenziata in sanità sarebbe un “abbandono differenziato” - dice Stefano Giordano, capogruppo regionale M5s - Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare». E il Pd incalza: «La strada dell’autonomia differenziata in sanità, senza meccanismi di perequazione, rischia di indebolire chi è fragile come la Liguria dicono i consiglieri Davide Natale e Katia Piccardo - la giunta smetta di seguire la follia leghista e ascolti la Fondazione Gimbe». — M.BO. ---End text--- Author: m bo Heading: Highlight: Image:La sede della Regione in piazza De Ferrari La Liguria è tra quelle che hanno scelto di aderire alla autonomia differenziata T -tit_org- Fondazione Gimbe: “L'autonomia può far crescere le disuguaglianze” -sec_org- tp:writer§§ m bo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101809805357.PDF §---§ title§§ I medici argentini e i neolaureati per riempire le Case di comunità = Medici dall'Argentina per non lasciare vuote le case di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102030703342.PDF description§§

Estratto da pag. 52 di "REPUBBLICA TORINO" del 11 Jun 2026

La Regione in cerca di personale per evitare che i nuovi mini-ospedali restino vuoti L'assessore Riboldi: "Modello flessibile e progressivo". Le opposizioni: "Sistema al collasso" La Regione vuole pescare il personale delle nuove strutture in Sudamerica oltre che tra i neolaureati e i lavoratori del privato

pubDate§§ 2026-06-11T02:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102030703342.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102030703342.PDF', 'title': 'REPUBBLICA TORINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102030703342.PDF tp:ocr§§ I medici argentini e i neolaureati per riempire le Case di comunità La Regione in cerca di personale per evitare che i nuovi mini-ospedali restino vuoti L’assessore Riboldi: “Modello flessibile e progressivo”. Le opposizioni: “Sistema al collasso” Medici dall’Argentina per non lasciare vuote le case di comunità La Regione vuole pescare il personale delle nuove strutture in Sudamerica oltre che tra i neolaureati e i lavoratori del privato pecializzandi, specialisti e pure medici argentini. La preoccupazione di arrivare al taglio del nastro senza abbastanza camici bianchi da schierare nelle nuove Case di comunità è concreta e infatti la Regione ha già pronto un “piano-paracadute” per evitare che restino gusci vuoti senza personale. Se ce ne sarà bisogno, quanto meno nella fase di avvio, dal Grattacielo sono pronti a mettere in campo «soluzioni integrative». A alle pagine 2 e 3 S pecializzandi, specialisti e pure medici argentini. La preoccupazione di arrivare al taglio del nastro senza abbastanza camici bianchi da schierare all’interno delle nuove Case di comunità è concreta e infatti la Regione ha già pronto un “piano-paracadute” per evitare che quella profezia che si va ripetendo da mesi – ovvero che le Case restino gusci vuoti senza personale – si avveri. Se ce ne sarà bisogno, quanto meno nella fase di avvio, dal Grattacielo sono pronti a mettere in campo «soluzioni integrative», attingendo dal bacino dei medici già in servizio in ambulatori e ospedali. L’indirizzo politico è quello di S restare nell’alveo del servizio sanitario pubblico, ma laddove non fosse possibile, non si esclude di ricorrere a liberi professionisti pur di far partire i servizi. Per gli esterni (leggi privati) è già stato aperto un bando da Azienda zero da cui verrà creato un elenco da cui attingere. Scenario che appare sempre più concreto, dal momento che il reclutamento dei medici di famiglia arranca. Nelle ultime settimane i dottori hanno ricevuto per mail la richiesta di “adesione incarico orario” da parte dell’Asl, per prestare servizio all’interno delle Case della comunità. E le risposte sono state tiepide. Uno stipendio poco allettante (40 euro lordi l’ora) e compiti non chiari sarebbero alla base dello scetticismo generale, soprattutto tra i medici già avviati. Lo stesso segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale del Piemonte, Roberto Venesia, in una recente intervista a Repubblica ha ribadito la necessità di chiarezza rispetto alle mansioni che i medici dovranno svolgere all’interno delle nuove strutture. La speranza è che con lo stop alla riforma Schillaci e una nuova convenzione all’orizzonte – che prevederebbe l’obbligo di prestare 6 ore di servizio all’interno delle Case – la situazione possa sbloccarsi. Intanto, durante l’ultima riunione del Consiglio regionale, è stato l’assessore alla Sanità Federico Riboldi ad assicurare che la Regione ha già individuato un «modello operativo flessibile e progressivo» per rendere operative le Case di comunità. «La presenza medica è garantita, in via generale, attraverso i medici già titolari di incarico di assistenza primaria e di continuità assistenziale» specifica, dopodiché verrà fatto tutto ciò che serve pur di far partire i servizi. «Se per far funzionare le Case di comunità siamo costretti a chiamare d’urgenza gli specializzandi o a togliere i medici dagli ospedali, significa che il sistema è al collasso» commenta la capogruppo regionale Vittoria Nallo (Italia Viva, Stati Uniti d’Europa), dopo aver presentato un’interrogazione all’assessore sul tema. «Le Case di Comunità dovevano alleggerire i pronto soccorso – prosegue Nallo – ma senza medici di famiglia rimarranno strutture di serie B». In questo senso, acquista una nuova importanza anche la partita del reclutamento dei professionisti della sanità dall’estero, dall’Argentina in primis. Entro settembre, infatti, la Regione stima di poter ragionare avendo a disposizione una nuova tranche di specialisti provenienti dal Sudamerica: l’idea è che gli argentini possano essere inseriti nelle C ase di comunità, accanto ai medici di medicina generale. Saranno poi fondamentali anche per l’abbattimento delle liste d’attesa. Il Piemonte, in particolare, c’è un disperato bisogno di gastroenterologi e dermatologi. Al di là della suggestione di veder risolti dai medici argentini i problemi della sanità nostrana, resta il fatto che – secondo l’ultima rilevazione della Fondazione Gimbe – in Piemonte appena il 5,2% delle Case di comunità è dotato dei medici di famiglia e del famoso infermiere di comunità, alla base della riforma. «Senza personale le Case della Comunità restano sulla carta», sottolineano i dem Domenico Rossi e Daniele Valle e la profezia dei gusci vuoti torna a far tremare l’intero sistema. Costruite e riempite di medici, le Case della comunità dovranno poi essere presentate ai piemontesi. E anche su questo fronte è pronta a partire una campagna di comunicazione per raccontare i servizi presenti nelle diverse case. Nessuno slogan e nessun umorismo, onde evitare le polemiche che hanno accompagnato il lancio della pubblicità ligure (“Hai la diarrea? Vai alla Casa di comunità”). Dal Grattacielo stanno studiando una comunicazione mista, fatta sia di manifesti cartacei adatti a intercettare il pubblico più agée, che digitale per i caregiver. Il succo del messaggio comunque è uno: «La casa di comunità è anche casa tua». ---End text--- Author: ADELE PALUMBO Heading: Highlight: L’assessore Riboldi parla di “modello operativo flessibile e progressivo” Le opposizioni lo attaccano “Il sistema è al collasso” I numeri Rush finale per i cantieri la fine lavori tra venti giorni 92 Le strutture da realizzare Il Piemonte ha pianificato di allestire 92 case di comunità, finanziate per la maggior parte con i fondi del Pnrr. Il piano prevede che ne venga realizzata una ogni 40-50 mila abitanti. 5,2% La dotazione di dottori Secondo l’ultima rilevazione della Fondazione Gimbe, solo il 5,2% delle case di comunità è dotata di medici di famiglia e dell’infermiere di comunità. È un dato comunque migliore della media nazionale, ferma al 3,9%. Le case di comunità si dividono in case “hub” e case “spoke”: le prime devono avere obbligatoriamente un medico 24 ore su 24 e sette giorni su sette, le seconde devono stare aperte 12 ore al giorno per sei o sette giorni settimanali Giugno 2026 Il termine dei lavori Il Piano nazionale di ripresa e resilienza fissa alla fine di questo mese il termine ultimo per chiudere i cantieri delle case di comunità Image: -tit_org- I medici argentini e i neolaureati per riempire le Case di comunità Medici dall'Argentina per non lasciare vuote le case di comunità -sec_org- tp:writer§§ ADELE PALUMBO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102030703342.PDF §---§ title§§ Sanità: «Case di comunità operative il 30 giugno» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103149806485.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "CORRIERE DELLA SERA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103149806485.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103149806485.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103149806485.PDF tp:ocr§§ Sanità: «Case di comunità operative il 30 giugno» P rocede a doppia velocità la riforma della Sanità. Mentre va avanti il progetto di «condurre» una parte dei medici di famiglia nelle Case di comunità, i mega ambulatori che nelle intenzioni del governo offriranno ai cittadini, sotto casa, le cure non legate a urgenza ed emergenza (da lasciare agli ospedali), sembra escluso che si procederà per decreto sul resto. La conferma arriva dal ministero che ora punta a trovare un accordo con la categoria dei medici, un atto amministrativo, come ha annunciato alle Regioni anche il capo di gabinetto, Marco Mattei. Nonostante la contrarietà dei partiti di maggioranza su un provvedimento ad hoc atteso in questi mesi, il ministro Orazio Schillaci persegue l’obiettivo di organizzare «una medicina territoriale più vicina ai cittadini con i medici di famiglia nelle Case di comunità». E chiarisce che «nessun testo di legge è stato ritirato visto che se ne sta discutendo con le Regioni». Erano state soprattutto quelle di centrodestra, Lombardia e Lazio in testa, a chiedere norme che spingessero i liberi professionisti, oggi in convenzione col servizio sanitario, a diventare dipendenti obbligati a prestare un certo numero di ore nelle 1.300 strutture create con i fondi del Pnrr. Schillaci è convinto che «si troverà la migliore soluzione». Non l’ha presa bene l’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, fra i promotori del testo poi integrato dalle altre amministrazioni locali. Per questo ieri sera ha lasciato il confronto col ministero, annunciando le dimissioni da vice coordinatore della Commissione assessori sanità. Avrebbe anche fatto trasparire l’intenzione di «riflettere sul futuro». Secondo lui non puntare sulla riforma è uno sbaglio, un’occasione persa poiché il testo affrontava i veri problemi della medicina territoriale. Tutto il resto gli appare come un ripiego che non porterà a risultati concreti. Le Case di comunità devono essere pronte entro giugno. Il loro funzionamento non dipenderà solo dai medici di famiglia ma anche da specialisti per dare ai pazienti un’assistenza completa. M. D. B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: m. d.b. Heading: Highlight: Image:Ex rettore Orazio Schillaci, 60 anni, medico, dal 2022 ministro della Salute -tit_org- Sanità: «Case di comunità operative il 30 giugno» -sec_org- tp:writer§§ m. d.b. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103149806485.PDF §---§ title§§ Schillaci si arrende Naufraga un'altra riforma della sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155006505.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "DOMANI" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155006505.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155006505.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155006505.PDF tp:ocr§§ MEDICI DI FAMIGLIA Schillaci si arrende Naufraga un’altra riforma della sanità opo _ alcuni giorni di tira e molla, il ministro _ della Salute, Orazio tirato la proposta di decreto che avrebbe dovuto regolamentare la medicina territorialeecheavevaricevutol'adesionedituttiipresidentidiregione. Questa decisione è dovuta principalmente alla preoccupazione di non aprire un fronte con gli ordini dei ci eiloro sindacati, fortemente avversi alle proposte del ministro. 11 decreto affrontava, con una serie di proposte concrete, la riorganizzazione della medicinaextraospedaliera, quellache da decenni i governi dicono di voler riformare senzamai esseTeriuscitia produrrenulladi sostanzialmente innovativo. Le conseguenze di questa più volte mancata riforma sono sotto gli occhi di tutti: una crescente difficolta pericittadini adaccedereallecureelacentralizzazione delle stesse negli ospedali che si trovano a dover gestire un carico eccessivo di visite ed esami ambulatoriali. Le Case di comunità Lastradasceltadal governo Draghinelmaggio 2022e, subito dopo,confermatadal governoMeloni perriformare la sanità territoriale vede come elemento centrale le Case di comunita (Cdd),chedovrebberoesserecirca 1700 in tutta Italia, alla cui realizzazione sono stati destinatiapprossimativamentedue miliardidi eurodel Pnrr. A oggi ne sono state aperte meno di 800 e gli ultimi dati indicano che solo una settantina di questehaattivatotutti iservizi previstiNonostantequesti gravi ritardi, il dado è tratto ed è tropanche perché leCdc almeno in teoria, non sono una cattiva idea Tl progettoèinfatti quellodiriuniresotto uno stesso tetto tutti glioperatori dellamedicina “di base’: medici di medicinageneTale(mmg) e specialisti, pediatridiliberascelta infermieridomiciliari, assistenti sociali, psicologi e un minimo di diagnostica strumentale. Si propone che tutte queste componenti sianopresentinellostessoedificio ecollaborino nel modo menoburocratico possibile pergaTantire lassistenza alle personeconmalattiacronicaeallefasce più fragili della popolazione.Bello, ma non cosi semplice. 1l primoproblemaè che i fondi del Pnrr sono destinati a costruire e attrezzare le Cdc, ma non ad assumere il personale per farle funzionare. Il secondo echeimmg(operlomenoisindacati che li rappresentano) sembranc pocointeressatialavorareallinternodelle Cdc. 11 “decreto Schillaci” È a questo punto cheè entrato in gioco il decreto Schillaci che mirava a rendere operativele Cdc nonostante la grave carenzadi medici in quasi tutte le regioni italiane. Dando per scontato che solo una piccola parte di questi professionisti sposterà il proprio studio all'interno delle Cdc, è evidente che, nell'ambito dell'interazione multiprofessionale prevista nelle nuove strutture, non si possa fare a meno della figura del mmg. 1l decreto si articolava su due percorsi paralleli: da una partela «convenzione riformata» come modello ordinario, dall'altrauna formadi «dipendenza selettiva» per le funzioni da svolgere all'interno delle Cdc. Per «convenzioneriformata» si inrendeva, oltre allassistenza fiduciaria agli assistiti in carico la partecipazione alla rete territoriale di riferimento, lutilizzodisistemi informativi comuni, lapresain caricostrutturatadei pazienticroniciefragili e la partecipazione a progfarmnid.ived?raemonitolag gio. Tldocumento ministeriale recitava testualmente: «Questa disposizione rende esplicito il passaggiodaunmodellofondatoprevalentementesulladisponibilita individuale del singolo professionista a un modello cherichiedeunapresenzaorganizzata, verificabile e territorialmente programmata, coerente con la centralita operativa delle Case della comunità». Praticamente gli stessi obiettivi si pone anche il progetto di «dipendenza selettiva» che miravaa superare le difficolta poste dalla carenza numerica dei mmg e dallopposizione degli ordini e delle sigle sindacali. Questa disposizione «persegue una finalita chiara: assicurare che le funzioni territoriali più complesse e continuative possano essere presidiate da professionisti stabilmente inser iti nell'organizzazione del servizio senza tuttavia convertirein modo generalizzato l'intero sistema convenzionales Ora la situazione ¢ tornata al puntodipartenza,ecomealsolito si cerca di porre toppe dell'ultimo momento; si «chiederà» ai medici di medicinageneraledilavorare6oreallasettimana nelle Cdc. Questo, ovviamente, sara oggetto di contrattazione ed è molto probabile che i medici risponderanno di 10, 0 condizioneranmo la cosa alla volontarieta dei singoli In ognicaso, unasarabanda dimedici differenti che girino nelle Cdc è cosa molto diversa dal progetto che, pur con evidenti criticita, sivoleva realizzare. E cosi la situazione, ora è questa:il governoha proposto, attraverso un proprio ministro, ‘unimportantedecretodiriordinodellamedicinaterritorialecheharaccoltol'adesionedi tutti i presidenti di regione, che ora potrebbero decidere di muoversi in ordine sparso. 1 partiti della maggioranza lo hanno fatto naufragare per schermaglie einteressidi parte che nulla hanno a che fare con la salute dei cittadini. Gli ‘unici che, come sempre, ne pagheranno le conseguenze. ---End text--- Author: DANIELE COEN Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schillaci si arrende Naufraga un’altra riforma della sanità -sec_org- tp:writer§§ DANIELE COEN guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155006505.PDF §---§ title§§ Dal Senato primo ok alla legge sui detenuti tossicodipendenti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154206513.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "DUBBIO" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154206513.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154206513.PDF', 'title': 'DUBBIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154206513.PDF tp:ocr§§ Dal Senato primo okalla legge sui detenuti tossicodipendenti Approvato m prima lettura al Senato il disegno di legge che consente ai detenuti tossicodipendenti e al c;ol dipendenti cheaderisconoa un programma di recupero di scontare la pena ai domiciliari. Il testo del provvedimento passa ora all ' esame della Camera . I sei articoli del provvedimento delineano un regime particolare di deten zione domiriliare e una procedura di definizione anticipata del processo a seguito dell'adesione da parte del detenuto a programmi di cura. La tipologia di percorsi previsti dalla norma e stata ampliata nel corso dell'esame del provvedimento e sono stati inclusi anche quelli semiresidenziali e le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale. Sono stati inoltre rafforzati i controlli del tribunale di sorveglianza, disciplinati i trasferimenti tra strutture e reso piùrigoroso il regime delle revoche. Alcune misure sono state estese agli imputali sottoposti a custodia cautelare ed è stato istituito un fondo sanitario dedicato da oltre 19 milioni di euro annui a partire dal 2026. E stato invece soppresso dalla Commissione il differimento dell'enlmta in vigore, consentendo l'immediata applicazione delle nuove disposizioni. La «piena consapevolezza» che il carcere «per chi abbia una dipendenza», non sia la soluzione e che anzi, «possa costituire un luogo in cui il soggetto peggiori il proprio stato di sofferenza», ha affermato il senatore di Fratelli d'Italia e segretario della commissione Giustizia di palazzo Madama, Sergio Rasirelli, sta alla base dell'approvazione al Señalo di «un provvedimento di grande rilevanza, teso adampliare la platea dei soggetti condannati ad una pena detentiva, e con condizione accertata di tossicodipendenza o alcol dipendenza, che possono accedere a programmi di trattamento, disintossicazione e recupero al di fuori delle strutture penitenziarie». Soddisfazione anche da Fi che accoglie l'approvazione di un ddl che «che rafforza gli strumenti di recupero e reinserimento per i detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti, valorizzando il ricorso alle pene alternative e il ruolo fondamentale delle comunità terapeutiche. Un provvedimento di civiltà giuridica e sociale», ha dichiarato il senatore e capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia, Pierantonio Zanettin. Per il Pd, e in particolare per il senatore Walter Verini, capogruppo Pd in Commissione Antimafia e segretario della Commissione Giustizia servono però «misure più coraggiose», come «investimenti sul personale, più opportunità di lavoro e formazione, percorsi di reinserimento sociale e interventi concreti per ridurre il sovraffollamento. Lo impongono il rispetto della dignità delle persone detenute e la stessa sicurezza dei cittadini». Più critica invece la senatrice dell'Alleanza Verdi e Sinistra IIaria Cucchi. «Il provvedimento dei ministri Nordio e Schillaci serve forse per prendersi i titoli dei giornali ma non svuota le carceri, che sono al collasso -ha sostenuto Cucchi -1 possibili beneficiari, appena il 2% su una platea di oltre 25mila detenuti, e risorse stanziate insufficienti sono la cifra di questo provvedimento. Il governo non può pensare di svuotare le carceri usando le comunilà. La cura delle dipendente non può essere confusa con l'esecuzione della pena». E.M. Il CASO finilo rilunibo (Ç Daseilva s I ; é 5 ' -tit_org- Dal Senato primo ok alla legge sui detenuti tossicodipendenti -sec_org- tp:writer§§ e. m. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154206513.PDF §---§ title§§ Schillaci sconfessato = Destra contro Schillaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103153706512.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "FOGLIO" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103153706512.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103153706512.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103153706512.PDF tp:ocr§§ Schillaci sconfessato Chiedeva “una quadra”sulla sua riforma. Ma la destra ha preferito rituffarsi nel processo alla pandemia Destra contro Schillaci La maggioranza sconfessa il suo ministro della Salute. E si butta (ancora) sul Covid Roma. Riportano alla Camera il “processo alla pandemia” e nel frattempo affossano la riforma del loro ministro della Salute. Rischiando di compromettere uno degli obiettivi del Pnrr. E’ un po’ questo il capolavoro mandato in scena dal centrodestra nelle scorse ore. Nonostante ancora sabato, all’evento del Foglio a Venezia, il ministro Orazio Schillaci avesse rassicurato sulla volontà di “trovare una quadra” sulla riforma della medicina generale, ieri il capo di gabinetto del ministero Marco Mattei ha comunicato alle regioni (favorevoli al decreto) il dietrofront, causa pressing dei partiti. Nelle stesse ore il centrodestra tornava a battagliare sulla commissione Covid. (Roberto segue nell’inserto I) Vannacci dentro o fuori? (segue dalla prima pagina) E insomma è questa l’immagine che sintetizza più di mille parole lo stato dell’arte: nell’Aula di Montecitorio il deputato del M5s Alfonso Colucci prende la parola per dire che “la commissione Covid è completamente delegittimata e abbiamo scritto ai presidenti di Camera e Senato per denunciare le gravi irregolarità che avvengono continuamente: i commissari esercitano pressione verso i cittadini auditi, urla, minacce, perfino il presidente che stacca il microfono. Cinque cittadini sono stati auditi in un commissariato di polizia da soggetti che non sono parlamentari ma consulenti nominati da FdI. Non abbiamo paura di nulla, non abbiamo nulla da nascondere”. Al che dai banchi dei meloniani iniziano a urlare: “O-ne-stà, one-stà, o-ne-stà”. Con controreplica degli eletti del Movimento, il cui “onestà” è stato una specie di motto ufficiale di partito, a suon di “Ve-rità, ve-ri-tà, ve-ri-tà”. La seduta a quel punto viene pure sospesa per qualche decina di minuti. Scene da 2020. Sarebbe una bagarre come se ne vedono tante nelle aule parlamentari se non fosse che questo tuffo all’indietro nei mesi dell’emergenza Covid stride, e non poco, con un centrodestra che nel frattempo sembra essere molto più interessato al passato che al futuro, sul dossier Salute. Sempre ieri, infatti, s’è tenuta una riunione tra il capo di gabinetto del ministero della Salute, Marco Mattei, e tutti gli assessori regionali alla Salute, riuniti nella commissione competente della Conferenza delle regioni. Al centro del confronto la riforma dei medici di medicina generale, a cui il ministro della Salute Orazio Schillaci lavorava da mesi e che nel frattempo era riuscita a coagulare il consenso delle regioni, maggiormente sensibili alla destinazione di questi medici nelle case di comunità. Ebbene, come era emerso già alla fine della scorsa settimana, la maggioranza (anche nella persona della premier Meloni) ha chiesto al ministro un passo indietro, complici anche le forti pressioni della categoria interessata. E nonostante al Festival dell’Innovazione del Foglio a Venezia Schillaci avesse rassicurato sul fatto che il governo avrebbe “trovato una quadra”, il capo di gabinetto Marco Mattei alle regioni ha comunicato che quella riforma, in pratica, fatta per decreto ministeriale non esiste più. Una decisione che ha sconcertato a tal punto le regioni che l’assessore alla Salute della Lombardia, Guido Bertolaso, che siede in una giunta di centrodestra e che da quel mondo proviene, si è detto “avvilito” e ha lasciato il suo incarico da vicecoordinatore della commissione Salute, sempre in seno alla Conferenza delle regioni. La decisione di Bertolaso è legata anche al rischio che adesso non si riesca a destinare un numero sufficiente di medici di medicina generale alle cosiddette case di comunità, che rientrano tra gli obiettivi del rafforzamento della medicina territoriale tramite Pnrr e per cui sono stati stanziati per l’Italia 2 miliardi di euro. Per non mancare completamente i target europei adesso il ministero sta cercando di portare avanti una norma molto light sul le “sei ore” che i medici di medicina generale dovrebbero obbligatoriamente destinare alle case di comunità. Ma non è affatto scontato che si riesca a inserirla in un provvedimento già esistente e in discussione in Parlamento e non si debba, invece, passare dall’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione della categoria, approvato all’inizio dell’anno e che avrebbe tempi di approvazione ben più lunghi. Sempre a Venezia Schillaci aveva spiegato come la riforma fosse “un’occasione unica che non possiamo lasciarci sfuggire” e che sull’innovazione rappresentata dalle case di comunità s’era auspicato che nessuno, nella maggioranza, si tirasse indietro, “capendo quanto sia importante dotare il Servizio sanitario nazionale di una visione più moderna che è quella della medicina territoriale”. Ebbene, a distanza di pochi giorni quello stesso centrodestra ha preferito far caracollare una riforma rivolta al domani, preferendo accapigliarsi su questioni relegate al passato. Esponendo un proprio ministro tecnico alle prevedibili richieste di dimissioni già piovute da parte delle opposizioni. L’unica o-ne-stà che ci vorrebbe è nel riconoscere che sulla sanità preferiscono fare casino. Altro che riforme. Luca Roberto ---End text--- Author: Luca Roberto Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schillaci sconfessato Destra contro Schillaci -sec_org- tp:writer§§ Luca Roberto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103153706512.PDF §---§ title§§ Dietrofront medici di base Schillaci ritira la riforma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150506480.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "GIORNALE" del 11 Jun 2026

Lo stop dopo il pressing di Fi e della categoria La rabbia dell'assessore lombardo Bertolaso

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150506480.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150506480.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150506480.PDF tp:ocr§§ Dietrofront medici di base Schillaci ritira la riforma Lo stop dopo il pressing di Fi e della categoria La rabbia dell’assessore lombardo Bertolaso Stop alla riforma dei medici di base. Il ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto) ritira il provvedimento, dopo il pressing di Forza Italia e della categoria dei medici di base. A quanto risulta al Giornale a imporre lo stop sarebbe stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che avrebbe manifestato al ministro forti perplessità sulla riforma. Il testo e la sua urgenza nascevano dal fatto che a fine mese c’è l’appuntamento previsto dal Pnrr con l’apertura delle Case di comunità maxi ambulatori sul territorio dove fare visite, esami e prevenzione per sfoltire un po’ anche gli accessi ai pronto soccorso - e al di là dell’apertura delle strutture (il target minimo è 1.038) c’è il nodo di come farle funzionare e soprattutto con quale personale. Da Bruxelles sono arrivati i fondi: 2 miliardi di euro. Il ministro Schillaci e le Regioni nella loro ultima bozza di decreto avevano immaginato a fianco all’attuale convenzione - i medici di famiglia sono liberi professionisti, quindi autonomi nella gestione del loro lavoro anche se convenzionati con il Ssn - di aprire a un canale residuale che prevedesse l’assunzione come dipendenti di un contingente di dottori da far lavorare nelle Case di comunità più sguarnite dove si devono garantire aperture sette giorni su sette almeno 12 ore al giorno. Ma anche l’ultima ipotesi più soft sulla dipendenza ha scatenato la reazione dei medici di famiglia convinti che la convenzione sia l’unica strada, tanto che già si ipotizza di lavorare subito alla prossima (quella 2025-2027) dove inserire un «obbligo» orario di 6 ore a settimana da spendere nelle Case di comunità. Lo stop scatena le ire dell’assessore alla sanità della Regione Lombardia Guido Bertolaso che minaccia le dimissioni. Pure la Lega si messa in coda alle proteste dei medici di base: «La Lega ha sempre espresso forti dubbi sulla riforma Schillaci delle cure primarie, impostata quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull’obbligo di presenza nelle Case della Comunità. Da oltre due anni abbiamo depositato al Senato un disegno di legge concreto e pragmatico che punta a valorizzare le aggregazioni tra medici per offrire più servizi ai cittadini, ridurre drasticamente la burocrazia che grava sui professionisti e rafforzare l’assistenza territoriale di base, evitando così di intasare ulteriormente gli ospedali. Pronti a lavorare per vera riforma condivisa. Crediamo che la salute dei cittadini si tuteli con soluzioni operative e di buonsenso, non con imposizioni ideologiche o modelli rigidi che rischiano di lasciare vuote le strutture finanziate dal Pnrr. La Lega è pronta a lavorare per una vera riforma condivisa che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro», spiega in una nota il dipartimento Sanità del Carroccio. ---End text--- Author: Pasquale Napolitano Heading: Highlight: L’urgenza del testo dovuta alla prossima apertura delle «Case di comunità» Image: -tit_org- Dietrofront medici di base Schillaci ritira la riforma -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Napolitano guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150506480.PDF §---§ title§§ Italiani all'estero nel Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159706460.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "ITALIA OGGI" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159706460.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159706460.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159706460.PDF tp:ocr§§ OK ALLA LEGGE Italiani all’estero nel Ssn Si consente ai cittadini regolarmente iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) e residenti in Paesi extra-UE non aderenti all'Associazione europea di libero scambio (EFTA), l'iscrizione automatica al Servizio sanitario, mentre il rilascio della tessera sanitaria per usufruire del sistema sanitario è subordinato al versamento di un contributo economico di compartecipazione. Il Senato ha approvato definitivamente ieri in sede redigente il disegno di legge n. 1730 a prima firma Andrea Di Giuseppe (FdI) che in 4 articoli modifica l'art. 19 della legge 833/78. Ok all'esenzione totale e alla gratuità assoluta delle cure per tutti i minori residenti all'estero, qualora almeno un genitore o tutore sia in possesso della tessera sanitaria e effettui la relativa richiesta di iscrizione. Si prevede, inoltre, la totale esenzione dal pagamento del contributo per tutti i pensionati che versano le imposte alla fonte in Italia, configurando l'accesso assistenziale su base contributiva e non più meramente residenziale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Italiani all’estero nel Ssn -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159706460.PDF §---§ title§§ Sanità, i collegi sindacali degli enti con più controlli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103158606461.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "ITALIA OGGI" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103158606461.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103158606461.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103158606461.PDF tp:ocr§§ Sanità, i collegi sindacali degli enti con più controlli Nuovi controlli per i collegi sindacali degli enti del Servizio sanitario nazionale. Con la delibera n. 13/SEZAUT/2026/INPR del 14 maggio 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 9 giugno 2026, la Corte dei conti aggiorna le linee guida e il questionario sul bilancio d'esercizio 2025 di aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere, aziende ospedaliero-universitarie e Irccs, con specifici approfondimenti sui crediti da payback dei dispositivi medici, sulle operazioni di factoring, sulla gestione del personale, sulla digitalizzazione dei processi sanitari e sugli investimenti finanziati dal Pnrr. Le novità sono contenute nel questionario allegato alla delibera. Payback e crediti. I collegi sindacali dovranno verificare la corretta iscrizione e recuperabilità dei crediti derivanti dal payback dei dispositivi medici, valutandone l'effettiva recuperabilità alla luce dei contenziosi pendenti, delle procedure di definizione agevolata e degli accantonamenti iscritti in bilancio. Personale, ferie e fondi contrattuali. Il questionario richiede specifiche informazioni sulle ferie maturate e non godute, sui fondi contrattuali e sulla corretta imputazione dei relativi costi, aspetti rilevanti ai fini degli equilibri economico-finanziari dell'ente. Factoring e sostenibilità finanziaria. Attenzione anche alle operazioni di factoring e alla rappresentazione dell'indebitamento. Le verifiche riguardano i rapporti con gli intermediari finanziari, le anticipazioni di liquidità e la contabilizzazione dei debiti verso fornitori. Digitalizzazione e spesa sanitaria. Le linee guida aggiornano i controlli sulla prescrizione elettronica sull'interoperabilità dei sistemi informativi e sulla qualità dei flussi informativi. Restano inoltre oggetto di verifica la spesa farmaceutica, l'acquisto di prestazioni da operatori privati accreditati e il monitoraggio delle attività assistenziali. Pnrr e investimenti. Una sezione del questionario è dedicata agli interventi della Missione 6 del Pnrr. I collegi sindacali dovranno fornire informazioni sul ruolo dell'ente quale soggetto attuatore, sullo stato di avanzamento degli investimenti, sulle fonti di finanziamento e sugli eventuali ritardi nella realizzazione dei progetti. Pina Ricciardo ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Pina Ricciardo Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, i collegi sindacali degli enti con più controlli -sec_org- tp:writer§§ PINA RICCIARDO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103158606461.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia salta la riforma L'ira di Bertolaso = Medici, la riforma salta Bertolaso: «Avvilente» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155106506.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155106506.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155106506.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155106506.PDF tp:ocr§§ LA SANITÀ Medici di famiglia salta la riforma L’ira di Bertolaso Medici, la riforma salta Bertolaso: «Avvilente» IL CASO opo il semaforo rosso della maggioranza, arriva lo stop definitivo del ministro Orazio Schillaci alla riforma della medicina generale. Niente più doppio canale con medici dipendenti delle Asl accanto ai convenzionati. A comunicarlo è stato ieri il capo di gabinetto Marco Mattei durante la commissione sanità della Conferenza delle Regioni. continua a pagina XIII D segue dalla prima pagina di ETTORE MAUTONE mmediata la reazione della Lombardia: l’assessore Guido Bertolaso ha annunciato le dimissioni da vice coordinatore e ha lasciato la riunione. Fallito il tentativo di recuperare il decreto, il ministero chiederà ai medici di famiglia di svolgere 4-6 ore settimanali della loro attività convenzionale nelle Case di Comunità. La strada non sarà un emendamento ma una modifica all’atto di indirizzo della convenzione, già firmata a gennaio, per rendere l’impegno un obbligo contrattuale valido in tutte le Regioni. L’obiettivo è tamponare in extremis la carenza di personale che tiene vuote le nuove strutture finanziate dal Pnrr, operative dal primo luglio. Un problema aggravato dalla mancanza di infermieri, che spesso rifiutano di trasferirsi in aree interne e montane. Nella Asl di Salerno, ad esempio, si è dovuto ricorrere ad indennità contrattuali per il personale sanitario, anche queste contestate dai medici che puntano il dito su buste paga superiori alle loro prerogative dirigenziali. Un progetto ambizioso naufragato: la riforma, pensata da Schillaci e dalle Regioni per far I decollare Case e Ospedali di Comunità e ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso, doveva garantire cure a cronici e anziani. Con la legislatura agli sgoccioli e due tentativi falliti (anche nel 2025), è ormai irrealizzabile. La spinta iniziale era arrivata da Lombardia e Lazio, con il sostegno di Schillaci. Poi il dietrofront del centrodestra sensibile, in L’assessore Guido clima pre-elettorale, alle pressioni dei sindacati dei medici. Tra medici di famiglia e specialisti ambulatoriali, 58mila camici bianchi hanno fatto sentire il loro peso. Anche la premier Meloni aveva chiesto di frenare. Lo strappo di Bertolaso è stato netto: «Profondo dissenso e immensa amarezza. Vicenda avvilente», ha detto l’assessore lombardo accusando il ministero di essersi allineato ai medici di famiglia: «Serviva una riforma organica, non bastano sei o Bertolaso ore. Alla fine è stata la maggioranza a far saltare una proposta nata nel suo stesso - schieramento». Cosa resta in campo: Mattei ha provato a salvare parti del decreto di riordino dell’assistenza territoriale, già bocciato dalle Regioni, chiedendo emendamenti. Il provvedimento andrà avanti, ma la riforma originaria è arenata. A pesare il no di FdI, Forza Italia e Lega alla trasformazione del medico di famiglia in dipendente Ssn. Alcune Regioni come la Campania hanno già contratti integrativi con le Aft, aggregazioni di medici che condividono cartelle dei pazienti e garantiscono una sede aperta 820 dal lunedì al venerdì e alcune ore in Case di comunità. I massimalisti fino a 1500 pazienti e comunque più del numero ottimale (fissato a 1.200) stanno svolgendo un massimo di 6 ore settimanali in almeno due spazi distrettuali, ore che scendono a 4 nelle Aft. Da Pasqua sono partiti i primi servizi: gruppi di 2-6 medici di famiglia assicurano copertura oraria con ambulatori, screening, vaccinazioni e controlli per cronici. Gli strumenti ci sono: Ecg, spirometri, analizzatori. Manca però chiarezza su personale di supporto, procedure e obiettivi. Senza indicazioni operative delle Asl il rischio è un flop anche con queste modalità per la funzionalità delle strutture del Pnrr. E il nodo del personale resta tutto da sciogliere. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: IL CASO Highlight: Image:L’assessore Guido Bertolaso -tit_org- Medici di famiglia salta la riforma L’ira di Bertolaso Medici, la riforma salta Bertolaso: «Avvilente» -sec_org- tp:writer§§ Ettore Mautone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103155106506.PDF §---§ title§§ I dottori dipendenti pubblici: questo il nodo del decreto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159006465.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "REPUBBLICA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159006465.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159006465.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159006465.PDF tp:ocr§§ I dottori dipendenti pubblici: questo il nodo del decreto Primo piano 4 Giovedì 11 giugno 2026 Il governo ferma la riforma dei medici di famiglia La protesta delle Regioni il dossier di MICHELE BOCCI I dottori dipendenti oveva essere un decreto legge di dieci articoli, che tratpubblici: questo teggiava una riforma nella quale tra l’altro si prevedeva il pasil nodo del decreto saggio alla dipendenza di una piccoD erché si era pensato a un decreto legge di riforma dell’assistenza territoriale? Nell’ultima bozza del decreto si partiva dal presupposto che fosse necessario garantire una quota minima di attività dei medici di famiglia e pediatri nelle Case di comunità. Cioè i maxi ambulatori finanziati dal Pnrr dove i dottori dovrebbero lavorare con specialisti, infermieri, assistenti sociali per rispondere ai bisogni del territorio. Come venivano inquadrati i medici di famiglia? La convenzione restava il “canale prioritario di accesso”, ma si consentiva anche “il ricorso complementare al rapporto dipendente nei casi di incarichi vacanti, carenze assistenziali o fabbisogni, definiti dalla programmazione regionale”, non soddisfatti attraverso la convenzione. Ai dipendenti si poteva chiedere di andare nelle Case di comunità, ma anche in aree dove mancano medici di famiglia. Anche se residuale (e anche se si assicurava che sarebbe restato il rapporto fiduciario tra assistiti e dipendenti), questa è l’ipotesi che ha fatto infuriare i sindacati medici. Quanto dovevano lavorare i camici bianchi nelle Case di comunità? In base all’attuale convenzione, quelli con almeno 1.500 pazienti, la maggioranza, possono dare anche zero ore. Nella riforma si prevedeva una “quota oraria minima” di sei ore che poteva però essere incrementata dalle Regioni che ne avessero bisogno. Quali altre novità introduceva il decreto? Faceva, tra l’altro, nascere la scuola di specializzazione universitaria in Medicina territoriale e alzava fino a 16 anni l’età massima degli assistiti dei pediatri. Inoltre permetteva, in attesa delle assunzioni, di distaccare personale già dipendente delle Asl nei territori con carenze di organici. La riforma è archiviata, o quantomeno rinviata a data da definire, come si è deciso di procedere? Scompare il decreto, si parla di un atto di indirizzo per modificare la convenzione dei medici (che potrebbe richiedere settimane) e poter obbligare i dottori di famiglia a fare almeno 6 ore ogni settimana nelle Case di comunità. Altra ipotesi è dare più forza alla previsione con un emendamento. — MI.BO. P ©RIPRODUZIONE RISERVATA la parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, per coprire i turni nelle Case di comunità. Ieri è diventato un provvedimento molto più prudente. Si cercherà infatti un accordo con i camici bianchi per modificare la loro convenzione, o si farà un emendamento, perché lavorino tutti almeno 6 ore alla settimana nei nuovi maxi ambulatori richiesti e finanziati dal Pnrr. Una marcia indietro che ha scatenato le ire della Lombardia quando ieri Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro alla Salute Orazio Schillaci, l’ha prospettata agli assessori alla Salute, nel corso di una riunione della commissione sanità della Conferenza delle Regioni. Guido Bertolaso ha usato parole di fuoco e subito dopo ha lasciato la riunione. Ha anche detto che si dimetteva dal ruolo di vice coordinatore degli assessori (incassando il plauso di molti colleghi). «Abbiamo lavorato tre mesi sul Spaccatura a destra sulle Case di comunità: si chiederà ai camici bianchi un impegno di sole 6 ore Bertolaso furioso: avvilente Una Casa di comunità appena inaugurata a Torino S Le grandi realtà locali di centrodestra, Lombardia in testa, ma anche Lazio e Veneto ci credevano e ci speravano. Hanno problemi a riempire le Case di comunità (al contrario di realtà come Toscana ed Emilia-Romagna) perché tanti medici di famiglia non ci vogliono andare. Da qui la rabbia di Bertolaso, che pensava di essere vicino all’obiettivo. Non è chiaro come mai si siano mosse così tardi, visto che si sa da anni che a fine giugno scade il Pn rr e le Case di comunità vanno aperte. «Una riforma annunciata come decisiva viene ritirata perché Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono fatti la guerra», dice Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, che chiede anche quando si dimetterà il ministro. Sandra Zampa, capogruppo del Pd in commissione Sanità del Senato, aggiunge: «Mai abbiamo potuto discutere le linee di quel progetto. Inammissibile che il Parlamento sia ignorato così». E il presidente dei senatori dem Francesco Boccia parla di un «fallimento» che le «persone pagheranno sulla loro pelle». Anche i 5 Stelle parlano di «ennesimo fallimento del governo». Soddisfatti i sindacati dei medici: «Così come era, la riforma sarebbe stata un boomerang, ora siamo pronti a ragionare insieme», dice il segretario Fimmg Silvestro Scotti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Lombardia, Lazio e Veneto contro la scelta Soddisfatti i sindacati Il Pd: pagano i cittadini testo, eravamo tutti d’accordo. È una vicenda avvilente. Finiamo per fare tutto quello che chiedevano i medici», è il senso delle parole dell’assessore lombardo. Era stata la destra a proporre la riforma, è la destra ad affossarla. Mattei ha spiegato alle Regioni che intanto si rinuncia alla soluzione della dipendenza e si lavora sulle 6 ore per dare una risposta immediata ai problemi delle Case di comunità. Tra l’altro, se c’è da modificare la convenzione dei medici potrebbero comunque volerci settimane per arrivare in fondo. Più avanti, avrebbe detto il dirigente del ministero (finito nella bufera perché candidato alla Corte dei conti malgrado sia un medico e bocciato dal presidente dello stesso organismo), si lavorerà di nuovo per la riforma. Non è chiaro come sia possibile farlo, visto che c’è davanti ancora un anno di legislatura e che, soprattutto, Forza Italia è stata sempre contraria, la Lega pochi giorni fa ha preso la stessa posizione e dentro Fratelli d’Italia, a Roma, in tanti hanno lavorato contro nelle ultime settimane. Primo fra tutti il sottosegretario-farmacista di FdI Marcello Gemmato. Sarebbe stata la stessa premier Giorgia Meloni a dire a Schillaci, a margine del consiglio dei ministri della scorsa settimana, di rallentare. Le pressioni dei sindacati dei medici di famiglia per non cambiare il proprio status, nemmeno per una piccola parte di loro, hanno avuto la meglio su ministero e Regioni. l’intervista di ERNESTO FERRARA FIRENZE a legge era sbagliata, inutile, impositiva. Che fossero costretti a ritirarla era scritto, che non sappiano dialogare con i medici di famiglia dopo 4 anni è scandaloso. Peraltro mi pare che il ministro Schillaci per carità, brava persona: dimostra pure interesse sulla sanità. Ma non è più adeguatamente supportato dalla premier». Eugenio Giani manco a dirlo ha appena finito di inaugurare una Casa di comunità a Reggello, nel Valdarno, provincia di Firenze. Alla conferenza delle Regioni il governatore toscano era stato il primo a dire che la riforma dei medici di famiglia non serviva, non così. Giani, perché la legge era sbagliata secondo lei? «Perché la questione dei medici di famiglia e delle Case di comunità va affrontata con le intese non Giani “Ministro isolato così in Toscana il modello funziona” L “ Noi i camici bianchi li abbiamo coinvolti non abbiamo imposto loro una norma con i diktat. In Toscana il rapporto funziona perché un anno fa ci siamo messi a lavorare su un accordo sui servizi associati che insieme i dottori di base possono offrire. Li abbiamo coinvolti, non gli abbiamo scritto una legge per dirgli cosa fare, sconvolgendo equilibri delicati». Quante Case di comunità ci sono in Toscana e quante ne aprirete entro giugno, il termine del Pnrr? «Siamo a 59 certificate, entro fine mese 70. Poi ne realizzeremo altre 50 con nostre risorse, vogliamo arrivare a 120. Ma evidentemente più che di numeri la sfida è di sistema: un medico di famiglia, che arriva ad avere fino a 1.850 assistiti che non può raggiungere sempre, deve organizzare il suo lavoro usando la Casa di comunità come baricentro, non lo puoi obbligare per 6 ore erché si era pensato a un decreto legge di riforma dell’assistenza territoriale? Nell’ultima bozza del decreto si partiva dal presupposto che fosse necessario garantire una quota minima di attività dei medici di famiglia e pediatri nelle Case di comunità. Cioè i maxi ambulatori finanziati dal Pnrr dove i dottori dovrebbero lavorare con specialisti, infermieri, assistenti sociali per rispondere ai bisogni del territorio. Come venivano inquadrati i medici di famiglia? La convenzione restava il “canale prioritario di accesso”, ma si consentiva anche “il ricorso complementare al rapporto dipendente nei casi di incarichi vacanti, carenze assistenziali o fabbisogni, definiti dalla programmazione regionale”, non soddisfatti attraverso la convenzione. Ai dipendenti si poteva chiedere di andare nelle Case di comunità, ma anche in aree dove mancano medici di famiglia. Anche se residuale (e anche se si assicurava che sarebbe restato il rapporto fiduciario tra assistiti e dipendenti), questa è l’ipotesi che ha fatto infuriare i sindacati medici. Quanto dovevano lavorare i camici bianchi nelle Case di comunità? In base all’attuale convenzione, quelli con almeno 1.500 pazienti, la maggioranza, possono dare anche zero ore. Nella riforma si prevedeva una “quota oraria minima” di sei ore che poteva però essere incrementata dalle Regioni che ne avessero bisogno. Quali altre novità introduceva il decreto? Faceva, tra l’altro, nascere la scuola di specializzazione universitaria in Medicina territoriale e alzava fino a 16 anni l’età massima degli assistiti dei pediatri. Inoltre permetteva, in attesa delle assunzioni, di distaccare personale già dipendente delle Asl nei territori con carenze di organici. La riforma è archiviata, o quantomeno rinviata a data da definire, come si è deciso di procedere? Scompare il decreto, si parla di un atto di indirizzo per modificare la convenzione dei medici (che potrebbe richiedere settimane) e poter obbligare i dottori di famiglia a fare almeno 6 ore ogni settimana nelle Case di comunità. Altra ipotesi è dare più forza alla previsione con un emendamento. — MI.BO. P ---End text--- Author: mi. bo. Heading: Primo piano 4 Giovedì 11 giugno 2026 Il governo ferma la riforma dei medici di famiglia La protesta delle Regioni il dossier di MICHELE BOCCI I dottori dipendenti oveva essere un decreto legge di dieci articoli, che tratpubblici: questo teggiava una riforma nella quale tra l’altro si prevedeva il pasil nodo del decreto saggio alla dipendenza di una piccoD erché si era pensato a un decreto legge di riforma dell’assistenza territoriale? Nell’ultima bozza del decreto si partiva dal presupposto che fosse necessario garantire una quota minima di attività dei medici di famiglia e pediatri nelle Case di comunità. Cioè i maxi ambulatori finanziati dal Pnrr dove i dottori dovrebbero lavorare con specialisti, infermieri, assistenti sociali per rispondere ai bisogni del territorio. Come venivano inquadrati i medici di famiglia? La convenzione restava il “canale prioritario di accesso”, ma si consentiva anche “il ricorso complementare al rapporto dipendente nei casi di incarichi vacanti, carenze assistenziali o fabbisogni, definiti dalla programmazione regionale”, non soddisfatti attraverso la convenzione. Ai dipendenti si poteva chiedere di andare nelle Case di comunità, ma anche in aree dove mancano medici di famiglia. Anche se residuale (e anche se si assicurava che sarebbe restato il rapporto fiduciario tra assistiti e dipendenti), questa è l’ipotesi che ha fatto infuriare i sindacati medici. Quanto dovevano lavorare i camici bianchi nelle Case di comunità? In base all’attuale convenzione, quelli con almeno 1.500 pazienti, la maggioranza, possono dare anche zero ore. Nella riforma si prevedeva una “quota oraria minima” di sei ore che poteva però essere incrementata dalle Regioni che ne avessero bisogno. Quali altre novità introduceva il decreto? Faceva, tra l’altro, nascere la scuola di specializzazione universitaria in Medicina territoriale e alzava fino a 16 anni l’età massima de gli assistiti dei pediatri. Inoltre permetteva, in attesa delle assunzioni, di distaccare personale già dipendente delle Asl nei territori con carenze di organici. La riforma è archiviata, o quantomeno rinviata a data da definire, come si è deciso di procedere? Scompare il decreto, si parla di un atto di indirizzo per modificare la convenzione dei medici (che potrebbe richiedere settimane) e poter obbligare i dottori di famiglia a fare almeno 6 ore ogni settimana nelle Case di comunità. Altra ipotesi è dare più forza alla previsione con un emendamento. — MI.BO. P ©RIPRODUZIONE RISERVATA la parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, per coprire i turni nelle Case di comunità. Ieri è diventato un provvedimento molto più prudente. Si cercherà infatti un accordo con i camici bianchi per modificare la loro convenzione, o si farà un emendamento, perché lavorino tutti almeno 6 ore alla settimana nei nuovi maxi ambulatori richiesti e finanziati dal Pnrr. Una marcia indietro che ha scatenato le ire della Lombardia quando ieri Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro alla Salute Orazio Schillaci, l’ha prospettata agli assessori alla Salute, nel corso di una riunione della commissione sanità della Conferenza delle Regioni. Guido Bertolaso ha usato parole di fuoco e subito dopo ha lasciato la riunione. Ha anche detto che si dimetteva dal ruolo di vice coordinatore degli assessori (incassando il plauso di molti colleghi). «Abbiamo lavorato tre mesi sul Spaccatura a destra sulle Case di comunità: si chiederà ai camici bianchi un impegno di sole 6 ore Bertolaso furioso: avvilente Una Casa di comunità appena inaugurata a Torino S Le grandi realtà locali di centrodestra, Lombardia in testa, ma anche Lazio e Veneto ci credevano e ci speravano. Hanno problemi a riempire le Case di comunità (al contrario di realtà come Toscana ed Emilia-Romagna) perché tanti medici di famiglia non ci vogliono andare. Da qui la rabbia di Bertolaso, che pensava di essere vicino all’obiettivo. Non è chiaro come mai si siano mosse così tardi, visto che si sa da anni che a fine giugno scade il Pnrr e le Case di comunità vanno aperte. «Una riforma annunciata come decisiva viene ritirata perché Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono fatti la guerra», dice Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, che chiede anche quando si dimetterà il ministro. Sandra Zampa, capogruppo del Pd in commissione Sanità del Senato, aggiunge: «Mai abbiamo potuto discutere le linee di quel progetto. Inammissibile che il Parlamento sia ignorato così». E il presidente dei senatori dem Francesco Boccia parla di un «fallimento» che le «persone pagheranno sulla loro pelle». Anche i 5 Stelle parlano di «ennesimo fallimento del governo». Soddisfatti i sindacati dei medici: «Così come era, la riforma sarebbe stata un boomerang, ora siamo pronti a ragionare insieme», dice il segretario Fimmg Silvestro Scotti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Lombardia, Lazio e Veneto contro la scelta Soddisfatti i sindacati Il Pd: pagano i cittadini testo, eravamo tutti d’accordo. È una vicenda avvilente. Finiamo per fare tutto quello che chiedevano i medici», è il senso delle parole dell’assessore lombardo. Era stata la destra a proporre la riforma, è la destra ad affossarla. Mattei ha spiegato alle Regioni che intanto si rinuncia alla soluzione della dipendenza e si lavora sulle 6 ore per dare una risposta immediata ai problemi delle Case di comunità. Tra l’altro, se c’è da modificare la convenzione dei medici potrebbero comunque volerci settimane per arrivare in fondo. Più avanti, avrebbe detto il dirigente del ministero (finito nella bufera perché candidato alla Corte dei conti malgrado sia un medico e bocciato dal presidente dello stesso organismo), si lavorerà di nuovo per la riforma. Non è chiaro come sia possibile farlo, visto che c’è davanti ancora un anno di legislatura e che, soprattutto, Forza Italia è stata sempre contraria, la Lega pochi giorni fa ha preso la stessa posizione e dentro Fratelli d’Italia, a Roma, in tanti hanno lavorato co ntro nelle ultime settimane. Primo fra tutti il sottosegretario-farmacista di FdI Marcello Gemmato. Sarebbe stata la stessa premier Giorgia Meloni a dire a Schillaci, a margine del consiglio dei ministri della scorsa settimana, di rallentare. Le pressioni dei sindacati dei medici di famiglia per non cambiare il proprio status, nemmeno per una piccola parte di loro, hanno avuto la meglio su ministero e Regioni. l’intervista di ERNESTO FERRARA FIRENZE a legge era sbagliata, inutile, impositiva. Che fossero costretti a ritirarla era scritto, che non sappiano dialogare con i medici di famiglia dopo 4 anni è scandaloso. Peraltro mi pare che il ministro Schillaci per carità, brava persona: dimostra pure interesse sulla sanità. Ma non è più adeguatamente supportato dalla premier». Eugenio Giani manco a dirlo ha appena finito di inaugurare una Casa di comunità a Reggello, nel Valdarno, provincia di Firenze. Alla conferenza delle Regioni il governatore toscano era stato il primo a dire che la riforma dei medici di famiglia non serviva, non così. Giani, perché la legge era sbagliata secondo lei? «Perché la questione dei medici di famiglia e delle Case di comunità va affrontata con le intese non Giani “Ministro isolato così in Toscana il modello funziona” L “ Noi i camici bianchi li abbiamo coinvolti non abbiamo imposto loro una norma con i diktat. In Toscana il rapporto funziona perché un anno fa ci siamo messi a lavorare su un accordo sui servizi associati che insieme i dottori di base possono offrire. Li abbiamo coinvolti, non gli abbiamo scritto una legge per dirgli cosa fare, sconvolgendo equilibri delicati». Quante Case di comunità ci sono in Toscana e quante ne aprirete entro giugno, il termine del Pnrr? «Siamo a 59 certificate, entro fine mese 70. Poi ne realizzeremo altre 50 con nostre risorse, vogliamo arrivare a 120. Ma evidentemente più che di numeri la sfida è di sistema: un medico di famiglia, che arriva ad avere fino a 1.850 assistiti che non può raggiungere sempre, deve organizzare il suo lavoro usando la Casa di comunità come baricentro, non lo puoi obbligare per 6 ore Highlight: Image: -tit_org- I dottori dipendenti pubblici: questo il nodo del decreto -sec_org- tp:writer§§ mi. bo. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103159006465.PDF §---§ title§§ Intervista a Eugenio Giani - Giani "Ministro isolato così in Toscana il modello funziona" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151506470.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "REPUBBLICA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151506470.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151506470.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151506470.PDF tp:ocr§§ Giani “Ministro isolato così in Toscana il modello funziona” l’intervista di ERNESTO FERRARA FIRENZE a legge era sbagliata, inutile, impositiva. Che fossero costretti a ritirarla era scritto, che non sappiano dialogare con i medici di famiglia dopo 4 anni è scandaloso. Peraltro mi pare che il ministro Schillaci per carità, brava persona: dimostra pure interesse sulla sanità. Ma non è più adeguatamente supportato dalla premier». Eugenio Giani manco a dirlo ha appena finito di inaugurare una Casa di comunità a Reggello, nel Valdarno, provincia di Firenze. Alla conferenza delle Regioni il governatore toscano era stato il primo a dire che la riforma dei medici di famiglia non serviva, non così. Giani, perché la legge era sbagliata secondo lei? «Perché la questione dei medici di famiglia e delle Case di comunità va affrontata con le intese non L con i diktat. In Toscana il rapporto funziona perché un anno fa ci siamo messi a lavorare su un accordo sui servizi associati che insieme i dottori di base possono offrire. Li abbiamo coinvolti, non gli abbiamo scritto una legge per dirgli cosa fare, sconvolgendo equilibri delicati». Quante Case di comunità ci sono in Toscana e quante ne aprirete entro giugno, il termine del Pnrr? «Siamo a 59 certificate, entro fine mese 70. Poi ne realizzeremo altre 50 con nostre risorse, vogliamo arrivare a 120. Ma evidentemente più che di numeri la sfida è di sistema: un medico di famiglia, che arriva ad avere fino a 1.850 assistiti che non può raggiungere sempre, deve organizzare il suo lavoro usando la Casa di comunità come baricentro, non lo puoi obbligare per 6 ore facendolo diventare un dipendente pubblico, non funziona. Per di più senza una programmazione, tutto all’ultimo minuto. Le Case di comunità devono entrare nella testa dei cittadini, non facile: senza i medici non andiamo da nessuna parte». Perché la destra toppa nel dialogo con i medici di famiglia? «Hanno scarsa considerazione dell’importanza che la sanità ha per i cittadini. Fanno i ragionieri: se ci sono le risorse bene, altrimenti ci pensa il privato. Ma sanità pubblica significa valori, in Toscana è un’eccellenza, spendiamo 300 milioni più di quanto ci dà lo Stato». Eppure le liste d’attesa e i pronto soccorso scoppiano. «Abbiamo problemi come tutti. Ma ci siamo inventati i Pir, i “punti di intervento rapidi”, mini pronto soccorso per codici verdi e bianchi, e li stiamo aprendo nelle case di comunità più grandi, che conto ci aiutino a ridurre anche le liste. Per dare risposte è tuttavia evidente che sulla sanità servono più soldi. Sull’edilizia ospedaliera, prossima sfida. Ma soprattutto sul fondo sanitario nazionale. Oggi sono 143 miliardi, il 6% del Pil, la Francia ne spende l’8, la Germania il 10. Mancano 15 miliardi per arrivare al 7, Meloni e Schillaci pensino a quello, altro che pastrocchi». ---End text--- Author: ERNESTO FERRARA Heading: Highlight: Image:“ Noi i camici bianchi li abbiamo coinvolti non abbiamo imposto loro una norma Guido Bertolaso, assessore in Lombardia si è dimesso da vice coordinatore in conferenza delle Regioni R Francesco Boccia, capogruppo Pd, ha parlato di un “fallimento che le persone pagheranno sulla propria pelle” R -tit_org- Intervista a Eugenio Giani - Giani "Ministro isolato così in Toscana il modello funziona" -sec_org- tp:writer§§ ERNESTO FERRARA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151506470.PDF §---§ title§§ Salta la riforma dei medici di famiglia = Il governo ferma la riforma dei medici di famiglia La protesta delle Regioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150606477.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "REPUBBLICA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150606477.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150606477.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150606477.PDF tp:ocr§§ Salta la riforma dei medici di famiglia Il governo ferma la riforma dei medici di famiglia La protesta delle Regioni Spaccatura a destra sulle Case di comunità: si chiederà ai camici bianchi un impegno di sole 6 ore Bertolaso furioso: avvilente oveva essere un decreto legge di dieci articoli, che tratteggiava una riforma nella quale tra l’altro si prevedeva che una piccola parte dei medici di famiglia coprissero i turni nelle Case di comunità. Ieri è diventato un provvedimento più prudente. A alle pagine 4 e 5, servizio di FERRARA D oveva essere un decreto legge di dieci articoli, che tratteggiava una riforma nella quale tra l’altro si prevedeva il passaggio alla dipendenza di una piccola parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, per coprire i turni nelle Case di comunità. Ieri è diventato un provvedimento molto più prudente. Si cercherà infatti un accordo con i camici bianchi per modificare la loro convenzione, o si farà un emendamento, perché lavorino tutti almeno 6 ore alla settimana nei nuovi maxi ambulatori richiesti e finanziati dal Pnrr. Una marcia indietro che ha scatenato le ire della Lombardia quando ieri Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro alla Salute Orazio Schillaci, l’ha prospettata agli assessori alla Salute, nel corso di una riunione della commissione sanità della Conferenza delle Regioni. Guido Bertolaso ha usato parole di fuoco e subito dopo ha lasciato la riunione. Ha anche detto che si dimetteva dal ruolo di vice coordinatore degli assessori (incassando il plauso di molti colleghi). «Abbiamo lavorato tre mesi sul D testo, eravamo tutti d’accordo. È una vicenda avvilente. Finiamo per fare tutto quello che chiedevano i medici», è il senso delle parole dell’assessore lombardo. Era stata la destra a proporre la riforma, è la destra ad affossarla. Mattei ha spiegato alle Regioni che intanto si rinuncia alla soluzione della dipendenza e si lavora sulle 6 ore per dare una risposta immediata ai problemi delle Case di comunità. Tra l’altro, se c’è da modificare la convenzione dei medici potrebbero comunque volerci settimane per arrivare in fondo. Più avanti, avrebbe detto il dirigente del ministero (finito nella bufera perché candidato alla Corte dei conti malgrado sia un medico e bocciato dal presidente dello stesso organismo), si lavorerà di nuovo per la riforma. Non è chiaro come sia possibile farlo, visto che c’è davanti ancora un anno di legislatura e che, soprattutto, Forza Italia è stata sempre contraria, la Lega pochi giorni fa ha preso la stessa posizione e dentro Fratelli d’Italia, a Roma, in tanti hanno lavorato contro nelle ultime settimane. Primo fra tutti il sottosegretario-farmacista di FdI Marcello Gemmato. Sarebbe stata la stessa premier Giorgia Meloni a dire a Schillaci, a margine del consiglio dei ministri della scorsa settimana, di rallentare. Le pressioni dei sindacati dei medici di famiglia per non cambiare il proprio status, nemmeno per una piccola parte di loro, hanno avuto la meglio su ministero e Regioni. Le grandi realtà locali di centrodestra, Lombardia in testa, ma anche Lazio e Veneto ci credevano e ci speravano. Hanno problemi a riempire le Case di comunità (al contrario di realtà come Toscana ed Emilia-Romagna) perché tanti medici di famiglia non ci vogliono andare. Da qui la rabbia di Bertolaso, che pensava di essere vicino all’obiettivo. Non è chiaro come mai si siano mosse così tardi, visto che si sa da anni che a fine giugno scade il Pnrr e le Case di comunità vanno aperte. «Una riforma annunciata come decisiva viene ritirata perché Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono fatti la guerra», dice Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, che chiede anche quando si dimetterà il ministro. Sandra Zampa, capogruppo del Pd in commissione Sanità del Senato, aggiunge: «Mai abbiamo potuto discutere le linee di quel progetto. Inammissibile che il Parlamento sia ignorato così». E il presidente dei senatori dem Francesco Boccia parla di un «fallimento» che le «persone pagheranno sulla loro pelle». Anche i 5 Stelle parlano di «ennesimo fallimento del governo». Soddisfatti i sindacati dei medici: «Così come era, la riforma sarebbe stata un boomerang, ora siamo pronti a ragionare insieme», dice il segretario Fimmg Silvestro Scotti. ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Lombardia, Lazio e Veneto contro la scelta Soddisfatti i sindacati Il Pd: pagano i cittadini Image:Una Casa di comunità appena inaugurata a Torino S -tit_org- Salta la riforma dei medici di famiglia Il governo ferma la riforma dei medici di famiglia La protesta delle Regioni -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103150606477.PDF §---§ title§§ Schillaci sotto assedio "Sistema utile ai cittadini vado avanti e non lascio" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151006481.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "REPUBBLICA" del 11 Jun 2026

Lo sfogo del responsabile del dicastero: "Sono e resto un tecnico poi sta alla politica decidere se approvare le mie proposte"

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151006481.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151006481.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151006481.PDF tp:ocr§§ Schillaci sotto assedio “Sistema utile ai cittadini vado avanti e non lascio” Lo sfogo del responsabile del dicastero: “Sono e resto un tecnico poi sta alla politica decidere se approvare le mie proposte” il retroscena o vado avanti. La riforma non si ferma, perché serve ai cittadini». Nel fortino del ministero alla Salute, accerchiato da esponenti di forze di governo e sindacati che remano contro, Orazio Schillaci dice ai suoi che non è il momento di arrendersi. Lui spera ancora di arrivare a un decreto legge, anche se pare a questo punto davvero difficile che entro fine legislatura si riesca ad approvare una riforma strutturata come era quella che il ministro ha elaborato insieme alle Regioni, tutte convinte che l’atto fosse utile. «Sono un tecnico che agisce in un governo politico. Preparo le riforme, poi sta alla politica decidere se approvarle. Credo che tutti siano consapevoli dell’importanza delle Case di Comunità», è la sua riflessione. Anche per questa sua natura, di fronte agli inviti alle dimissioni fatti in questi giorni dall’opposizione non si è mai scomposto. Intanto, però, il ministero va avanti con un progetto molto meno ambizioso di quello dal quale era partito, e per certi versi rompe il fronte, almeno con la Lombardia, che non ha per niente gradito il cambiamento. Il piano resta quello di riprendere il discorso della riforma più avanti, dopo aver risolto l’emergenza delle Regioni che non hanno professionisti da mandare nelle Case di Comunità. «Troveremo la quadra», aveva detto appena sabato scorso. Schillaci, e prima di lui altri ministri, aveva già provato nel 2025 a I riformare la medicina del territorio, partendo da una revisione del ruolo dei medici di famiglia, proprio in vista dell’apertura delle Case di Comunità. Dopo essere stato fermato, quest’anno ha ritentato anche perché c’era l’appoggio delle Regioni, con le quali finalmente aveva trovato un’intesa dopo aver avuto con loro un rapporto un po’ turbolento negli anni scorsi, soprattutto a causa dei provvedimenti sulle liste di attesa. La riforma sarebbe l’occasione per dare un senso all’intera legislatura, e Schillaci, che tra un anno o poco più tornerà a fare il professore universitario di Medicina Nucleare, lo sa bene. Per questo continua a non darla per persa, e per questo pare che ieri non abbia accolto bene il modo un po’ brusco con il quale il suo capo di gabinetto, Marco Mattei, ha illustrato i cambiamenti alle Regioni, dicendo chiaramente che il decreto andava rimandato a un secondo momento. Ironia della sorte, sono stati proprio i suoi colleghi, cioè dei medici, a lavorare per contrastare il progetto del ministro. I sindacati dei dottori di famiglia sono molto potenti, hanno capacità di fare lobby in Parlamento e nell’esecutivo, forti anche della loro cassa previdenziale, l’Enpam, la più ricca tra quelle private. Così hanno portato dalla loro parte molti esponenti dei partiti di maggioranza, finendo anche per condizionare la premier Giorgia Meloni. «La figura professionale del medico di famiglia è in crisi - ha detto Schillaci - Basta vedere come i concorsi spesso vadano deserti». Per questo ci sarebbe bisogno della riforma. Da ormai 15 anni, è la riflessione, si parla di strutture in cui i medici lavorano insieme in maxi ambulatori assicurando ai cittadini un’assistenza praticamente continua. «La riforma serve soprattutto alle Case di Comunità, non bisogna concentrarsi sullo status dei medici di famiglia», ha spiegato il ministro. Per questo è «un’occasione unica, da non lasciarsi sfuggire», dice. Tra l’altro, è la riflessione, ci sono anche giovani medici ai quali piacerebbe lavorare in équipe, con strumenti moderni, dentro i maxi ambulatori. Ha le idee chiare Schillaci, ma il suo problema è che le hanno chiare, e contrarie, anche tanti esponenti dei partiti di maggioranza. Che assediano il fortino per bloccare la riforma. — MI.BO. ---End text--- Author: mi. bo. Heading: Highlight: i numeri 35 mila I medici di base In servizio nel sistema sanitario ci sono 35 mila medici di famiglia 5 mila I posti vacanti Per coprire il territorio nazionale servono altri 5 mila medici di base 1,3 mila I pazienti La media di assistiti per singolo medico di base è 1.383. Il limite sarebbe di 1.000 pazienti Image:CRISTIANO MINICHIELLO/MINICHIELLO / AGF Orazio Schillaci, 60 anni, ministro della Salute dal 2022 ed ex rettore dell’Università Tor Vergata R -tit_org- Schillaci sotto assedio “Sistema utile ai cittadini vado avanti e non lascio” -sec_org- tp:writer§§ mi. bo. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103151006481.PDF §---§ title§§ Salta la riforma dei medici di famiglia Centrodestra spaccato, stop al decreto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154406503.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "STAMPA" del 11 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-11T04:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154406503.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154406503.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154406503.PDF tp:ocr§§ Lega, FI e parte di FdI hanno fatto muro nonostante l’ok delle Regioni guidate dal centrodestra Salta la riforma dei medici di famiglia Centrodestra spaccato, stop al decreto IL CASO PAOLO RUSSO ROMA «G uido, non me la sento di portarla avanti, troppi contrasti tra i miei e troppi rischi che venga vista erroneamente dai cittadini come la fine del rapporto fiduciario con il proprio medico di famiglia». Così ieri Giorgia Meloni ha pronunciato a un avvilito Bertolaso il de profundis della riforma della medicina territoriale fortemente voluta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci. Che come primo obiettivo aveva quello di riempire di dottori le Case di comunità, che entro il 30 giugno devono funzionare per non perdere i due miliardi di finanziamento Pnrr. Obiettivo che ora il Governo cercherà di salvare inserendo in un nuovo e snello accordo di lavoro l’obbligo per i medici di famiglia di lavorare almeno sei ore a settimana nelle nuove strutture, impegno che andrebbe poi via via a salire per chi ha meno di 1. 500 assistiti. L’altra strada, più veloce, a cui si sta pensando è un emendamento da immettere al volo in uno dei decreti legge in discussione. Il resto della riforma, ossia il pagamento dei medici per quello che fanno e non per il numero di pazienti, la formazione universitaria e il pediatra fino a 18 anni, verrebbe rinviato a un successivo provvedimento. Previa intesa con i medici di famiglia che da subito hanno alzato le barricate contro l’ipotesi, paventata dalla stessa riforma ma ora definitivamente tramontata, di poter assumere una piccola parte di loro come dipendenti per coprire gli organici delle strutture dove nessuno sembra volere andare, visto che secondo l’ultimo rapporto di Agenas solo il 4% delle Case di comunità, i maxi ambulatori aperti 7 giorni su 7, h24, funziona al momento a pieno regime. Fatto è che nonostante tutte le Regioni guidate dal centrodestra avessero dato pieno appoggio a Schillaci, da parte di Lega, Forza Italia e parte di FdI si è alzato il muro contro la riforma, invisa anche dall’Enpam, l’ente previdenziale dei medici da sempre guidato dal sindacato dei medici di base Fimmg e che con 32 miliardi di patrimonio è riuscito a trovare orecchie sensibili alle sue richieste. All’assessore lombardo alla Salute, Guido Bertolaso, sceso apposta a Roma «per convincere la premier», è così toccato prendere atto del dietrofront comunicato a lui e ai suoi colleghi nell’incontro con il capo di Gabinetto del ministero, Marco Mattei. Una riunione dalla quale l’ex capo della Protezione civile è uscito sbattendo la porta dopo aver espresso «profondo dissenso e immensa amarezza» ed essersi dimesso dal ruolo di vice coordinatore della Commissione Salute, parlamentino degli assessori regionali alla Sanità. «È l’ennesimo fallimento del governo della destra, che arriva a fine legislatura uno straccio di strategia per la sanità pubblica. Così di rischia di perdere i finanziamenti del Pnrr», commenta il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia. Che chiede a Schillaci di chiarire al Senato la vicenda. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: “ Francesco Boccia Presidente dei senatori Pd Nuovo fallimento del governo così si mettono a rischio le risorse del Pnrr Image: -tit_org- Salta la riforma dei medici di famiglia Centrodestra spaccato, stop al decreto -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103154406503.PDF §---§