title§§ La Medicina Interna al centro del dibattito Università, sanità e futuro del Paese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003208007952.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "ATTACCO" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T06:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003208007952.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003208007952.PDF', 'title': 'ATTACCO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003208007952.PDF tp:ocr§§ La Medicina Interna al centro del dibattito Università, sanità e futuro del Paese Roma S i svolgerà domani, presso l’Aula Cataldo Cassano della II Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma, il XXI Congresso Annuale del Collegio Nazionale dei Docenti di Medicina Interna (COLMED). I lavori, aperti alle Policlinico Umberto I ore 10.15 dal Presidente Prof. Gaetano Serviddio, vedranno la partecipazione di personalità di primo piano del sistema accademico, sanitario e istituzionale italiano, tra cui la Rettrice della Sapienza Prof.ssa Antonella Polimeni, il Presidente del CNR Prof. Andrea Lenzi, il Presidente di GIMBE Dott. Nino Cartabellotta e i vertici di SIMI, SIGG, CUN, FNOMCeO e ANVUR. Il programma affronta i nodi strutturali che condizionano il futuro della formazione medica e del SSN: dal finanziamento della ricerca dopo il PNRR all’autonomia regionale, dalla nuova ASN all'accesso ai corsi di laurea in Medicina. Nel corso del Congresso sarà presentato il Documento A.G.I.O. - L’Area Geriatrico Internistica nell’Organizzazione del SSN, elaborato dalla Presidenza COLMED e dal Centro Studi SSN del Dottorato di Medical Humanities dell'Università di Foggia. La prima analisi sistematica nazionale sulla distribuzione dei posti letto in Medicina Interna e Geriatria - 14 anni di osservazione, 21 unità territoriali, fonti istituzionali primarie - restituisce un quadro preoccupante: 10 Regioni su 21 sono al di sotto della soglia minima di adeguatezza, il tasso di occupazione nazionale sfiora il 94,4% e la mobilità sanitaria passiva del Mezzogiorno ha raggiunto 14,17 miliardi di euro nel periodo 2012-2024. Il documento formula tre proposte concrete al Governo e alle Regioni per invertire una tendenza che penalizza in modo strutturale le aree del Paese già più fragili. ---End text--- Author: Redazione Heading: Roma Highlight: Image:Policlinico Umberto I -tit_org- La Medicina Interna al centro del dibattito Università, sanità e futuro del Paese -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003208007952.PDF §---§ title§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Resione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003205008046.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "CORRIERE DELLE ALPI" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T06:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003205008046.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003205008046.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLE ALPI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003205008046.PDF tp:ocr§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» Piano Cisl per far funzionare le Case di Comunità: «La legge veneta lo prevede» PADOVA Sanità Far funzionare la sanità territoriale in due mosse: assunzione diretta dei medici di base da parte della Regione ed estensione a 18 anni dell’età dei pazienti in carico ai pediatri. La proposta arriva da Cisl Veneto, che ha chiesto un incontro urgente con l’assessore Gino Gerosa per illustrare il progetto in vista della scadenza del 30 giugno fissata per l’apertura delle Case della Comunità. Il piano, dice il sindacato, potrà rendere effettivamente operativi gli ambulatori di nuova generazione. Carenza Il punto di partenza è noto: la mancanza di medici di famiglia, 747 in Veneto su un bacino di un milione di abitanti, secondo il report Gimbe. «È un’emergenza sociale non più tollerabile», afferma Stefania Botton, segretaria regionale Cisl con delega alle Politiche sociosanitarie, «Interi quartieri e comuni veneti sono senza un presidio medico. I bandi per le zone carenti, basati sul vecchio sistema a convenzione, continuano ad andare deserti. Non possiamo più aspettare l’inerzia dei tavoli nazionali o i veti corporativi. La soluzione, la Regione ce l’ha già scritta nella sua legge di programmazione». Assunzione diretta Il riferimento è alla legge regionale 48/2018 che ha varato il Piano sociosanitario regionale 2019-2023. Al capitolo 6 esso prevede che per la gestione dell’assistenza primaria sul territorio, il distretto possa attivare “team di assistenza primaria che coinvolgono medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale nella gestione dell’assistenza medico-generica”. Una previsione che apre le porte all’assunzione diretta dei medici. «Il Piano offre alla Regione una base giuridica solidissima e autonoma per procedere immediatamente con l’assunzione diretta a tempo indeterminato di medici di medicina generale», assicura Botton che sottolinea come verrebbe in tal modo aumentata l’attrattività dell’offerta: «I giovani medici chiedono tutele, orari regolati, stop alla burocrazia e lavoro in équipe. Offrire loro un contratto di lavoro subordinato, inserendoli stabilmente nei team multidisciplinari all’interno delle Case della Comunità, permetterebbe di coprire le zone carenti, garantire l’assistenza h 24 e far funzionare le nuove strutture del territorio». Secondo tale modello l’opzione pubblica si affiancherebbe in modo alternativo alla libera scelta del medico convenzionato tradizionale. Pediatri fino a 18 anni Carenti sul territorio anche i pediatri di libera scelta, come ha rilevato Gimbe. Cisl propone di alzare a 18 anni, rispetto ai 14 di oggi, l’età massima per l’assistenza. In tal modo verrebbero alleggeriti i carichi per i medici di base. Di quanto? L’Ufficio Studi Cisl stima che siano 143 mila gli adolescenti veneti tra i 15 e i 17 anni che resterebbero sotto il pediatra anziché affluire agli ambulatori dei medici di base svincolando cento medici di famiglia. «Considerando che il massimale teorico standard per un medico di medicina generale è di 1. 500 assistiti, lo spostamento della fascia 15-18 anni verso i pediatri permetterebbe di “liberare” istantaneamente quote di massimale equivalenti a circa 95-100 medici di famiglia a tempo pieno a livello regionale. Calcolando la reale distribuzione sul territorio e le situazioni di massimale ridotto o di zone ultra-carenti, l’effetto di decongestionamento equivale al recupero operativo di oltre cento professionisti», l’analisi di Cisl. «Siamo davanti a un bivio». conclude Botton, «Le Case di Comunità sono state finanziate e costruite con i soldi dei contribuenti e i fondi europei. Lasciarle vuote o popolarle con costosi medici gettonisti privati sarebbe un fallimento imperdonabile. La Regione utilizzi i poteri di programmazione e assunzione che la legge le conferisce. La nuova governance regionale apra subito il canale della dipendenza pubblica per i Mmg e riformi l’età pediatrica. Il sindacato è pronto a fare la sua parte per costruire una sanità veneta moderna, flessibile e realmente vicina ai bis ogni dei lavoratori e delle famiglie». © RIPRODUZIONE RISERVATA L’ambulatorio di un medico di base ---End text--- Author: SABRINA TOMÈ Heading: Highlight: PEDIATRI DI LIBERA SCELTA «Se aumenta a 18 anni l’età dell’assistenza verrebbero svincolati cento dottori di famiglia» Image: -tit_org- «Mancano medici di base? Può assumerli la Resione» -sec_org- tp:writer§§ Sabrina Tomè guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003205008046.PDF §---§ title§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003232207198.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "MATTINO DI PADOVA" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T05:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003232207198.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003232207198.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003232207198.PDF tp:ocr§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» Piano Cisl per far funzionare le Case di Comunità: «La legge veneta lo prevede» PADOVA Sanità Far funzionare la sanità territoriale in due mosse: assunzione diretta dei medici di base da parte della Regione ed estensione a 18 anni dell’età dei pazienti in carico ai pediatri. La proposta arriva da Cisl Veneto, che ha chiesto un incontro urgente con l’assessore Gino Gerosa per illustrare il progetto in vista della scadenza del 30 giugno fissata per l’apertura delle Case della Comunità. Il piano, dice il sindacato, potrà rendere effettivamente operativi gli ambulatori di nuova generazione. Carenza Il punto di partenza è noto: la mancanza di medici di famiglia, 747 in Veneto su un bacino di un milione di abitanti, secondo il report Gimbe. «È un’emergenza sociale non più tollerabile», afferma Stefania Botton, segretaria regionale Cisl con delega alle Politiche sociosanitarie, «Interi quartieri e comuni veneti sono senza un presidio medico. I bandi per le zone carenti, basati sul vecchio sistema a convenzione, continuano ad andare deserti. Non possiamo più aspettare l’inerzia dei tavoli nazionali o i veti corporativi. La soluzione, la Regione ce l’ha già scritta nella sua legge di programmazione». Assunzione diretta Il riferimento è alla legge regionale 48/2018 che ha varato il Piano sociosanitario regionale 2019-2023. Al capitolo 6 esso prevede che per la gestione dell’assistenza primaria sul territorio, il distretto possa attivare “team di assistenza primaria che coinvolgono medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale nella gestione dell’assistenza medico-generica”. Una previsione che apre le porte all’assunzione diretta dei medici. «Il Piano offre alla Regione una base giuridica solidissima e autonoma per procedere immediatamente con l’assunzione diretta a tempo indeterminato di medici di medicina generale», assicura Botton che sottolinea come verrebbe in tal modo aumentata l’attrattività dell’offerta: «I giovani medici chiedono tutele, orari regolati, stop alla burocrazia e lavoro in équipe. Offrire loro un contratto di lavoro subordinato, inserendoli stabilmente nei team multidisciplinari all’interno delle Case della Comunità, permetterebbe di coprire le zone carenti, garantire l’assistenza h 24 e far funzionare le nuove strutture del territorio». Secondo tale modello l’opzione pubblica si affiancherebbe in modo alternativo alla libera scelta del medico convenzionato tradizionale. Pediatri fino a 18 anni Carenti sul territorio anche i pediatri di libera scelta, come ha rilevato Gimbe. Cisl propone di alzare a 18 anni, rispetto ai 14 di oggi, l’età massima per l’assistenza. In tal modo verrebbero alleggeriti i carichi per i medici di base. Di quanto? L’Ufficio Studi Cisl stima che siano 143 mila gli adolescenti veneti tra i 15 e i 17 anni che resterebbero sotto il pediatra anziché affluire agli ambulatori dei medici di base svincolando cento medici di famiglia. «Considerando che il massimale teorico standard per un medico di medicina generale è di 1. 500 assistiti, lo spostamento della fascia 15-18 anni verso i pediatri permetterebbe di “liberare” istantaneamente quote di massimale equivalenti a circa 95-100 medici di famiglia a tempo pieno a livello regionale. Calcolando la reale distribuzione sul territorio e le situazioni di massimale ridotto o di zone ultra-carenti, l’effetto di decongestionamento equivale al recupero operativo di oltre cento professionisti», l’analisi di Cisl. «Siamo davanti a un bivio». conclude Botton, «Le Case di Comunità sono state finanziate e costruite con i soldi dei contribuenti e i fondi europei. Lasciarle vuote o popolarle con costosi medici gettonisti privati sarebbe un fallimento imperdonabile. La Regione utilizzi i poteri di programmazione e assunzione che la legge le conferisce. La nuova governance regionale apra subito il canale della dipendenza pubblica per i Mmg e riformi l’età pediatrica. Il sindacato è pronto a fare la sua parte per costruire una sanità veneta moderna, flessibile e realmente vicina ai bi sogni dei lavoratori e delle famiglie». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SABRINA TOMÈ Heading: Highlight: PEDIATRI DI LIBERA SCELTA «Se aumenta a 18 anni l’età dell’assistenza verrebbero svincolati cento dottori di famiglia» Image:L’ambulatorio di un medico di base -tit_org- «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» -sec_org- tp:writer§§ Sabrina Tomè guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003232207198.PDF §---§ title§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003214808148.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "MATTINO DI PADOVA" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T07:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003214808148.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003214808148.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003214808148.PDF tp:ocr§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» Piano Cisl per far funzionare le Case di Comunità: «La legge veneta lo prevede» PADOVA Far funzionare la sanità territoriale in due mosse: assunzione diretta dei medici di base da parte della Regione ed estensione a 18 anni dell’età dei pazienti in carico ai pediatri. La proposta arriva da Cisl Veneto, che ha chiesto un incontro urgente con l’assessore Gino Gerosa per illustrare il progetto in vista della scadenza del 30 giugno fissata per l’apertura delle Case della Comunità. Il piano, dice il sindacato, potrà rendere effettivamente operativi gli ambulatori di nuova generazione. Carenza Il punto di partenza è noto: la mancanza di medici di famiglia, 747 in Veneto su un bacino di un milione di abitanti, secondo il report Gimbe. «È un’emergenza sociale non più tollerabile», afferma Stefania Botton, segretaria regionale Cisl con delega alle Politiche sociosanitarie, «Interi quartieri e comuni veneti sono senza un presidio medico. I bandi per le zone carenti, basati sul vecchio sistema a convenzione, continuano ad andare deserti. Non possiamo più aspettare l’inerzia dei tavoli nazionali o i veti corporativi. La soluzione, la Regione ce l’ha già scritta nella sua legge di programmazione». Assunzione diretta Il riferimento è alla legge regionale 48/2018 che ha varato il Piano sociosanitario regionale 2019-2023. Al capitolo 6 esso prevede che per la gestione dell’assistenza primaria sul territorio, il distretto possa attivare “team di assistenza primaria che coinvolgono medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale nella gestione dell’assistenza medico-generica”. Una previsione che apre le porte all’assunzione diretta dei medici. «Il Piano offre alla Regione una base giuridica solidissima e autonoma per procedere immediatamente con l’assunzione diretta a tempo indeterminato di medici di medicina generale», assicura Botton che sottolinea come verrebbe in tal modo aumentata l’attrattività dell’offerta: «I giovani medici chiedono tutele, orari regolati, stop alla burocrazia e lavoro in équipe. Offrire loro un contratto di lavoro subordinato, inserendoli stabilmente nei team multidisciplinari all’interno delle Case della Comunità, permetterebbe di coprire le zone carenti, garantire l’assistenza h 24 e far funzionare le nuove strutture del territorio». Secondo tale modello l’opzione pubblica si affiancherebbe in modo alternativo alla libera scelta del medico convenzionato tradizionale. Pediatri fino a 18 anni Carenti sul territorio anche i pediatri di libera scelta, come ha rilevato Gimbe. Cisl propone di alzare a 18 anni, rispetto ai 14 di oggi, l’età massima per l’assistenza. In tal modo verrebbero alleggeriti i carichi per i medici di base. Di quanto? L’Ufficio Studi Cisl stima che siano 143 mila gli adolescenti veneti tra i 15 e i 17 anni che resterebbero sotto il pediatra anziché affluire agli ambulatori dei medici di base svincolando cento medici di famiglia. «Considerando che il massimale teorico standard per un medico di medicina generale è di 1. 500 assistiti, lo spostamento della fascia 15-18 anni verso i pediatri permetterebbe di “liberare” istantaneamente quote di massimale equivalenti a circa 95-100 medici di famiglia a tempo pieno a livello regionale. Calcolando la reale distribuzione sul territorio e le situazioni di massimale ridotto o di zone ultra-carenti, l’effetto di decongestionamento equivale al recupero operativo di oltre cento professionisti», l’analisi di Cisl. «Siamo davanti a un bivio». conclude Botton, «Le Case di Comunità sono state finanziate e costruite con i soldi dei contribuenti e i fondi europei. Lasciarle vuote o popolarle con costosi medici gettonisti privati sarebbe un fallimento imperdonabile. La Regione utilizzi i poteri di programmazione e assunzione che la legge le conferisce. La nuova governance regionale apra subito il canale della dipendenza pubblica per i Mmg e riformi l’età pediatrica. Il sindacato è pronto a fare la sua parte per costruire una sanità veneta moderna, flessibile e realmente vicina ai bisogni de i lavoratori e delle famiglie». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SABRINA TOMÈ Heading: Highlight: PEDIATRI DI LIBERA SCELTA «Se aumenta a 18 anni l’età dell’assistenza verrebbero svincolati cento dottori di famiglia» Image:L’ambulatorio di un medico di base -tit_org- «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» -sec_org- tp:writer§§ Sabrina Tomè guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003214808148.PDF §---§ title§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003206108045.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "NUOVA VENEZIA" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T06:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003206108045.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003206108045.PDF', 'title': 'NUOVA VENEZIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003206108045.PDF tp:ocr§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» Piano Cisl per far funzionare le Case di Comunità: «La legge veneta lo prevede» PADOVA Sanità Far funzionare la sanità territoriale in due mosse: assunzione diretta dei medici di base da parte della Regione ed estensione a 18 anni dell’età dei pazienti in carico ai pediatri. La proposta arriva da Cisl Veneto, che ha chiesto un incontro urgente con l’assessore Gino Gerosa per illustrare il progetto in vista della scadenza del 30 giugno fissata per l’apertura delle Case della Comunità. Il piano, dice il sindacato, potrà rendere effettivamente operativi gli ambulatori di nuova generazione. Carenza Il punto di partenza è noto: la mancanza di medici di famiglia, 747 in Veneto su un bacino di un milione di abitanti, secondo il report Gimbe. «È un’emergenza sociale non più tollerabile», afferma Stefania Botton, segretaria regionale Cisl con delega alle Politiche sociosanitarie, «Interi quartieri e comuni veneti sono senza un presidio medico. I bandi per le zone carenti, basati sul vecchio sistema a convenzione, continuano ad andare deserti. Non possiamo più aspettare l’inerzia dei tavoli nazionali o i veti corporativi. La soluzione, la Regione ce l’ha già scritta nella sua legge di programmazione». Assunzione diretta Il riferimento è alla legge regionale 48/2018 che ha varato il Piano sociosanitario regionale 2019-2023. Al capitolo 6 esso prevede che per la gestione dell’assistenza primaria sul territorio, il distretto possa attivare “team di assistenza primaria che coinvolgono medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale nella gestione dell’assistenza medico-generica”. Una previsione che apre le porte all’assunzione diretta dei medici. «Il Piano offre alla Regione una base giuridica solidissima e autonoma per procedere immediatamente con l’assunzione diretta a tempo indeterminato di medici di medicina generale», assicura Botton che sottolinea come verrebbe in tal modo aumentata l’attrattività dell’offerta: «I giovani medici chiedono tutele, orari regolati, stop alla burocrazia e lavoro in équipe. Offrire loro un contratto di lavoro subordinato, inserendoli stabilmente nei team multidisciplinari all’interno delle Case della Comunità, permetterebbe di coprire le zone carenti, garantire l’assistenza h 24 e far funzionare le nuove strutture del territorio». Secondo tale modello l’opzione pubblica si affiancherebbe in modo alternativo alla libera scelta del medico convenzionato tradizionale. Pediatri fino a 18 anni Carenti sul territorio anche i pediatri di libera scelta, come ha rilevato Gimbe. Cisl propone di alzare a 18 anni, rispetto ai 14 di oggi, l’età massima per l’assistenza. In tal modo verrebbero alleggeriti i carichi per i medici di base. Di quanto? L’Ufficio Studi Cisl stima che siano 143 mila gli adolescenti veneti tra i 15 e i 17 anni che resterebbero sotto il pediatra anziché affluire agli ambulatori dei medici di base svincolando cento medici di famiglia. «Considerando che il massimale teorico standard per un medico di medicina generale è di 1. 500 assistiti, lo spostamento della fascia 15-18 anni verso i pediatri permetterebbe di “liberare” istantaneamente quote di massimale equivalenti a circa 95-100 medici di famiglia a tempo pieno a livello regionale. Calcolando la reale distribuzione sul territorio e le situazioni di massimale ridotto o di zone ultra-carenti, l’effetto di decongestionamento equivale al recupero operativo di oltre cento professionisti», l’analisi di Cisl. «Siamo davanti a un bivio». conclude Botton, «Le Case di Comunità sono state finanziate e costruite con i soldi dei contribuenti e i fondi europei. Lasciarle vuote o popolarle con costosi medici gettonisti privati sarebbe un fallimento imperdonabile. La Regione utilizzi i poteri di programmazione e assunzione che la legge le conferisce. La nuova governance regionale apra subito il canale della dipendenza pubblica per i Mmg e riformi l’età pediatrica. 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Estratto da pag. 14 di "TRIBUNA DI TREVISO" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T07:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003220108089.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003220108089.PDF', 'title': 'TRIBUNA DI TREVISO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003220108089.PDF tp:ocr§§ «Mancano medici di base? Può assumerli la Regione» Piano Cisl per far funzionare le Case di Comunità: «La legge veneta lo prevede» PADOVA Sanità Far funzionare la sanità territoriale in due mosse: assunzione diretta dei medici di base da parte della Regione ed estensione a 18 anni dell’età dei pazienti in carico ai pediatri. La proposta arriva da Cisl Veneto, che ha chiesto un incontro urgente con l’assessore Gino Gerosa per illustrare il progetto in vista della scadenza del 30 giugno fissata per l’apertura delle Case della Comunità. Il piano, dice il sindacato, potrà rendere effettivamente operativi gli ambulatori di nuova generazione. Carenza Il punto di partenza è noto: la mancanza di medici di famiglia, 747 in Veneto su un bacino di un milione di abitanti, secondo il report Gimbe. «È un’emergenza sociale non più tollerabile», afferma Stefania Botton, segretaria regionale Cisl con delega alle Politiche sociosanitarie, «Interi quartieri e comuni veneti sono senza un presidio medico. I bandi per le zone carenti, basati sul vecchio sistema a convenzione, continuano ad andare deserti. Non possiamo più aspettare l’inerzia dei tavoli nazionali o i veti corporativi. La soluzione, la Regione ce l’ha già scritta nella sua legge di programmazione». Assunzione diretta Il riferimento è alla legge regionale 48/2018 che ha varato il Piano sociosanitario regionale 2019-2023. Al capitolo 6 esso prevede che per la gestione dell’assistenza primaria sul territorio, il distretto possa attivare “team di assistenza primaria che coinvolgono medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale nella gestione dell’assistenza medico-generica”. Una previsione che apre le porte all’assunzione diretta dei medici. «Il Piano offre alla Regione una base giuridica solidissima e autonoma per procedere immediatamente con l’assunzione diretta a tempo indeterminato di medici di medicina generale», assicura Botton che sottolinea come verrebbe in tal modo aumentata l’attrattività dell’offerta: «I giovani medici chiedono tutele, orari regolati, stop alla burocrazia e lavoro in équipe. Offrire loro un contratto di lavoro subordinato, inserendoli stabilmente nei team multidisciplinari all’interno delle Case della Comunità, permetterebbe di coprire le zone carenti, garantire l’assistenza h 24 e far funzionare le nuove strutture del territorio». Secondo tale modello l’opzione pubblica si affiancherebbe in modo alternativo alla libera scelta del medico convenzionato tradizionale. Pediatri fino a 18 anni Carenti sul territorio anche i pediatri di libera scelta, come ha rilevato Gimbe. Cisl propone di alzare a 18 anni, rispetto ai 14 di oggi, l’età massima per l’assistenza. In tal modo verrebbero alleggeriti i carichi per i medici di base. Di quanto? L’Ufficio Studi Cisl stima che siano 143 mila gli adolescenti veneti tra i 15 e i 17 anni che resterebbero sotto il pediatra anziché affluire agli ambulatori dei medici di base svincolando cento medici di famiglia. «Considerando che il massimale teorico standard per un medico di medicina generale è di 1. 500 assistiti, lo spostamento della fascia 15-18 anni verso i pediatri permetterebbe di “liberare” istantaneamente quote di massimale equivalenti a circa 95-100 medici di famiglia a tempo pieno a livello regionale. Calcolando la reale distribuzione sul territorio e le situazioni di massimale ridotto o di zone ultra-carenti, l’effetto di decongestionamento equivale al recupero operativo di oltre cento professionisti», l’analisi di Cisl. «Siamo davanti a un bivio». conclude Botton, «Le Case di Comunità sono state finanziate e costruite con i soldi dei contribuenti e i fondi europei. Lasciarle vuote o popolarle con costosi medici gettonisti privati sarebbe un fallimento imperdonabile. La Regione utilizzi i poteri di programmazione e assunzione che la legge le conferisce. La nuova governance regionale apra subito il canale della dipendenza pubblica per i Mmg e riformi l’età pediatrica. Il sindacato è pronto a fare la sua parte per costruire una sanità veneta moderna, flessibile e realmente vicina ai bi sogni dei lavoratori e delle famiglie». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SABRINA TOMÈ Heading: Highlight: PEDIATRI DI LIBERA SCELTA «Se aumenta a 18 anni l’età dell’assistenza verrebbero svincolati cento dottori di famiglia» Image:L’ambulatorio di un medico di base -tit_org- «Mancano medici di base? Può assumerli la Resione» -sec_org- tp:writer§§ Sabrina Tomè guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003220108089.PDF §---§ title§§ Fine vita, FI prova a sbloccare lo stallo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166106653.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 10 Jun 2026

Gli azzurri presentano sei proposte, senza convincere il Pd. Bazoli: «Passo avanti, ma i nodi restano»

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166106653.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166106653.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166106653.PDF tp:ocr§§ AL SENATO Fine vita, FI prova a sbloccare lo stallo Gli azzurri presentano sei proposte, senza convincere il Pd. Bazoli: «Passo avanti, ma i nodi restano» Roma F orza Italia prova a tendere una mano all’opposizione per uscire dallo stallo in cui è finita la legge sul fine vita, nel tentativo di arrivare ad avere un testo approvato dal Parlamento entro fine legislatura. Una mediazione però difficile viste le reazioni della minoranza che, pur apprezzando il gesto, considerano ancora sul tavolo i nodi del passato. Stretti tra Fratelli d’Italia e le opposizioni che sono sul piede di guerra dopo il rinvio in Commissione, gli azzurri presentano in extremis 3 emendamenti e 3 sub emendamenti al testo unificato dei relatori Zanettin- Zullo, «con la finalità di trovare un'intesa più ampia possibile sugli aspetti più delicati del provvedimento». A spiegare le ragioni la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi per cui «il nostro tentativo di mediazione è volto a portare a conclusione l'iter di una legge, seria e condivisa, rispettosa di tutte le sensibilità, in primis del mondo cattolico», «entro la fine della legislatura». a- Il primo emendamento precisa che il Ssn l- «garantisce le cure palliative del dolore ul e l’assistenza domiciliare continua alle e- persone in condizione di grave non auo tosufficienza» ma puntualizza, al tempo e stesso, che «l’assistenza al suicidio non o- può rientrare nei livelli essenziali di aso, sistenza». Un altro emendamento fa el rientrare dalla finestra, con dei paletti, il p- medico pubblico. L’assistenza può essea re resa, si legge nell’emendamento, «da z- un medico ospedaliero o di medicina gea- nerale» purché su «base volontaria e grai- tuita», nell’ambito dell’attività libero-pron fessionale oppure «all’interno delle struta ture pubbliche ma in regime intramoeel nia». Gli strumenti di eventuale supporni to all’autosomministrazione – l’ulterioa re precisazione – devono essere reperiti i- dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. n- Con la versione proposta da Fi salta di fatn- to l’impossibilità che il personale in servizio, le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualsiasi titolo il Ssn possano essere impiegati per agevolare il suicidio assistito. Verrebbe inoltre cancellata la stretta sulla platea dei pazienti contenuta nel testo base dei relatori Zanettin (Fi)Zullo(Fdi) dove si prevede che possano accedere al suicidio assistito solo persone sottoposte a «trattamenti sostitutivi di funzioni vitali», ossia che rimpiazzano integralmente un organo o una funzione biologica. L’emendamento di Forza Italia sostituisce questa dicitura con «trattamenti sanitari di sostegno vitale», dicitura che sembra richiamare maggiormente le sentenze della Corte costituzionale. Viene inserita infine l’obiezione di coscienza e ridotti a 45 giorni il termine «perentorio» per il rilascio del parere da parte del Comitato etico territoriale. Proposte però che non sono risolutive per l’opposizione. Vengono infatti ritenute «tardive», benché «apprezzabili, da Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia. «Sono un tentativo di fare un passo in avanti - spiega il Bazoli - ma purtroppo non sciolgono i nodi fondamentali che noi avevamo sottolineato e che sono ancora sul tappeto. Sono anche proposte un po' pasticciate». Per Avs «è ora che la destra si assuma le proprie responsabilità - spiega la senatrice Ilaria Cucchi -. Avs non si presta alla farsa e non presenta nessun nuovo emendamento». ---End text--- Author: ALESSIA GUERRIERI Heading: Highlight: Dopo il ritorno del testo in commissione, i forzisti cercano di riavviare il dialogo. Il Ssn resterebbe escluso, ma sarebbe possibile l’assistenza gratuita di un medico ospedaliero Image: -tit_org- Fine vita, FI prova a sbloccare lo stallo -sec_org- tp:writer§§ Alessia Guerrieri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166106653.PDF §---§ title§§ I batteri vincono se abusiamo di antibiotici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165506659.PDF description§§

Estratto da pag. 28 di "CORRIERE DELLA SERA" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165506659.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165506659.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165506659.PDF tp:ocr§§ I BATTERI VINCONO SE ABUSIAMO DI ANTIBIOTICI ? Il corsivo del giorno di Sergio Harari L’ antibioticoresistenza non è una minaccia futura: è già qui, e in Italia pesa più che in quasi tutto il resto d’Europa. Ogni anno nel mondo oltre 1,2 milioni di persone muoiono per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, un numero superiore a quello di HIV e malaria messi insieme. Nel nostro Paese il quadro è particolarmente critico. I dati europei collocano l’Italia tra le nazioni con il più alto numero di decessi attribuibili a infezioni resistenti, soprattutto per colpa di batteri «gram negativi» spesso produttori di sostanze in grado di disinnescare intere classi di antibiotici. La fotografia degli ospedali è paradigmatica: fino a un paziente su tre ricoverato riceve almeno un antibiotico durante la degenza e circa un terzo dei trattamenti e delle profilassi chirurgiche è considerato inappropriato, così si sviluppano le resistenze, mentre l’abuso ambulatoriale fa il resto. In Italia continuiamo a prescrivere più antibiotici della media europea, sia in ospedale sia soprattutto sul territorio, dove le ricette per infezioni respiratorie virali (contro cui gli antibiotici sono inutili) restano ancora troppo frequenti. La cattiva notizia è che nei prossimi anni non avremo nuovi antibiotici, mentre la buona è che una parte di questo fenomeno è reversibile: programmi strutturati di uso prudente degli antibiotici, uniti a una seria prevenzione delle infezioni (igiene delle mani, isolamento dei pazienti colonizzati, vaccinazioni), possono ridurre fino al 30% la spesa antibiotica e contenere la diffusione dei batteri multi resistenti. Ma servono scelte politiche e organizzative: laboratori di microbiologia in grado di rispondere in tempi rapidi, sistemi informativi che traccino consumi e resistenze, infettivologi coinvolti nei percorsi di cura, campagne educative, reparti di lungodegenza infettivologica e riabilitazione. L’Italia, che ha saputo costruire un Servizio sanitario nazionale universalistico, non può permettersi di arrivare impreparata a questa «pandemia lenta». Difendere l’efficacia degli antibiotici significa difendere la moderna medicina, è una responsabilità collettiva che passa anche da gesti minimi: non chiedere antibiotici «per stare tranquilli», seguire le prescrizioni fino in fondo, lavarsi le mani, evitare i contagi gratuiti. Perché ogni volta che usiamo un antibiotico male, regaliamo un vantaggio al © RIPRODUZIONE RISERVATA nemico. ---End text--- Author: Sergio Harari Heading: ? Il corsivo del giorno di Sergio Harari Highlight: Image: -tit_org- I batteri vincono se abusiamo di antibiotici -sec_org- tp:writer§§ Sergio Harari guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165506659.PDF §---§ title§§ Dirigenti medici in aspettativa anche se manca l'organico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166206650.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166206650.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166206650.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166206650.PDF tp:ocr§§ Dirigenti medici in aspettativa anche se manca l’organico Le carenze di organico non possono essere utilizzate dalle aziende sanitarie per negare ai dirigenti medici l'aspettativa non retribuita prevista dal contratto collettivo. È il principio cardine riaffermato dal Tribunale di Cosenza (sentenza n. 425/2026), che ha riconosciuto il diritto di un medico anestesista, ribadendo la natura non discrezionale del beneficio previsto dal Ccnl della dirigenza medica per chi accetta un incarico a tempo determinato presso un'altra struttura del Ssn. La vicenda riguarda un medico a tempo indeterminato che, dopo aver vinto una selezione pubblica per un incarico di otto mesi presso un'altra Asl, aveva richiesto l'aspettativa non retribuita (art. 10, comma 8, lettera b, del Ccnl). L'azienda, tuttavia, non aveva fornito alcun riscontro formale, manifestando solo informalmente un diniego motivato dalle difficoltà organizzative e dalla carenza di personale. Per non perdere l'opportunità professionale il sanitario si era visto costretto a dimettersi, ricorrendo contestualmente alle vie legali. Accogliendo il ricorso, il Tribunale ha chiarito che la disposizione contrattuale attribuisce al medico un vero e proprio diritto soggettivo e non una semplice aspettativa subordinata ai desiderata dell'amministrazione. La formulazione del Ccnl parla chiaro: l'aspettativa«è concessa» al ricorrere dei presupposti. Di conseguenza, le problematiche di organico della struttura di appartenenza, per quanto reali, non possono comprimere il diritto del professionista. Per gli esperti legali di Consulcesi & Partners «si tratta di una pronuncia particolarmente significativa perché innesca una reazione a catena su una problematica che continua a interessare numerosi professionisti del Ssn» _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dirigenti medici in aspettativa anche se manca l’organico -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003166206650.PDF §---§ title§§ Il diritto alla salute sta venendo meno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165006654.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "ITALIA OGGI" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165006654.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165006654.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165006654.PDF tp:ocr§§ Il diritto alla salute sta venendo meno I l diritto alla saDI FRANCESC lute (prerogativa di ogni individuo, indipendentemente dal reddito e dall'area geografica di residenza) è ancora un diritto realmente esigibile per tutti o è rimasto solo un principio? La crisi dell’universalismo sanitario sarà la sfida prioritaria con cui Giorgia Meloni e chi verrà dopo di lei dovranno cimentarsi nei prossimi decenni. Le disparità tra Nord e Sud nella qualità delle prestazioni erogate, la crisi della medicina territoriale, le liste d’attesa, il controverso rapporto Medici di con la sanità privalatita ta minano ogni giorliste di no il principio che scoragg nel 1978 portò alla creazione del Servizio sanitario nazionale. E gli ultimi dati non mostrano segnali in controtendenza. Anzi. Al Nord i medici di famiglia hanno sul groppone almeno 1.500 pazienti cadauno il che li trasforma in semplici burocrati sanitari prescrittori di ricette, perché altro non riescono a fare. Le cose vanno meglio al Sud, dove la sanità è in genere più malandata ma l'indice di copertura dei medici di famiglia risulta più sostenibile, a tutto vantaggio dell’attività di diagnosi. Anche i numeri sulle liste d’attesa non inducono all’ottimismo. E’ vero, i primi dati del 2026 sono leggermente migliori rispetto CO CERISANO a quelli dell’anno scorso, ma solo perché alcune Regioni hanno una quota enorme di prescrizioni in classe P, quella programmata, con soglia a 120 giorni. Si contano, tuttavia, 2 milioni di visite ed esami in ritardo. C’è poi il tema della rinuncia alle cure o della necessità, dati i tempi di attesa, di rivolgersi, per chi può permetterselo, alla sanità privata. Secondo i dati del flusso Tessera sanitaria, alla prescrizione medica segue una prenotazione al Cup solo per il i famiglia 50,3% delle prime anti, visite e per il 54,4% attesa degli esami diagnogianti… stici. Come se ne esce? Il governo Meloni con la legge di bilancio ha messo sul piatto 2,38 miliardi di euro per il 2026, 2,63 miliardi per il 2027 e 2,63 miliardi annui a partire dal 2028. Ha stanziato 238 milioni di euro all’anno per rafforzare i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e 450 milioni di euro annui per l’assunzione di personale. Ma non basta. Le regioni non ce la fanno. E sarebbe il caso di tornare a parlare di perequazione. Un tabù in un’ottica di federalismo fiscale. Ma chi l’ha visto il federalismo fiscale? __© Riproduzione riservata__ n ---End text--- Author: FRANCESCO CERISANO Heading: Highlight: Medici di famiglia latitanti, liste di attesa scoraggianti… Image: -tit_org- Il diritto alla salute sta venendo meno -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO CERISANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165006654.PDF §---§ title§§ Intervista a Alessandro Pizzoccaro - Medicina basso dosaggio sia più tabù» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003081506667.PDF description§§

Estratto da pag. 48 di "PANORAMA" del 10 Jun 2026

Di guna spa spiega come questo basato su molecole biologiche,

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003081506667.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003081506667.PDF', 'title': 'PANORAMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003081506667.PDF tp:ocr§§ «LA MEDICINA A BASSO DOSAGGIO NON SIA PIÙ TABÙ» Il cofondatore di Guna Spa spiega come questo approccio, basato su molecole biologiche, riduca l’impatto dei farmaci sui pazienti: «Per i cronici e in pediatria le risposte sono evidenti». ccaro A di Micol Ferrara lla guida di Guna Spa, realtà italiana con oltre 300 dipendenti, attiva nel campo dei farmaci a basse dosi, Alessandro Pizzoccaro è tra i principali promotori della medicina dei sistemi e della Low dose medicine (Ldm). Un approccio che punta a ristabilire l’equilibrio dell’organismo attraverso medicinali preparati con bassi dosaggi di principi attivi di origine naturale e molecole biologiche e che, pur diffuso nella pratica clinica, fatica ancora a trovare spazio nel Sistema sanitario italiano. Presidente, la Low dose medicine fatica a entrare nel Sistema sanitario: perché? È un vero peccato che in Italia la Ldm non abbia sostegno istituzionale e sia anzi spesso osteggiata. Parliamo di un approccio che, come confermano migliaia di medici prescrittori, farmacisti e milioni di pazienti, offre vantaggi sia in prevenzione sia nella gestione delle patologie comuni, senza effetti collaterali rilevanti. Al di là dei riscontri clinici emergenti dalla pratica quotidiana, esiste una vasta letteratura scientifica pubblicata su riviste indicizzate internazionali che ne certificano l’efficacia. Eppure, anni di attacchi hanno lasciato il segno: oggi anche chi, a livello politico o istituzionale, sarebbe favorevole a una maggiore apertura teme di esporsi e di essere etichettato come antiscientifico. Quanto è recepita la visione della medicina dei sistemi nelle politiche sanitarie? La medicina dei sistemi è ormai ampiamente riconosciuta in ambito accademico. Interpreta l’uomo come un sistema complesso di relazioni tra corpo, mente ed emozioni e non come un insieme di organi isolati. Nelle politiche sanitarie questa visione si sta affacciando solo ora, e solo in alcune posizioni più avanzate. Eppure è un passaggio fondamentale per superare il riduzionismo e costruire modelli più efficaci, più aderenti alle esigenze dei pazienti e anche più sostenibili. Che impatto ha il mancato rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale? L’impatto è significativo. I pazienti sostengono interamente i costi, sia delle visite sia dei farmaci, ma la crescita resta costante, segno evidente della fiducia nell’efficacia di queste terapie. Va anche considerato che alcune applicazioni potrebbero essere utili al Servizio sanitario nazionale stesso: penso alla prevenzione, ad esempio nelle infezioni respiratorie ricorrenti pediatriche, con possibile riduzione dell’uso di antibiotici, oppure al mantenimento della remissione nelle patologie croniche dopo trattamenti più intensivi, evitando un uso prolungato di farmaci con effetti collaterali. Il fatto che siano a carico del paziente rischia di creare una medicina per pochi? Di fatto l’accesso è più semplice per chi ha un certo reddito, perché tutto è a carico del paziente. Tuttavia, non sono poche le famiglie che, pur con sacrifici, scelgono questo approccio per sé e per i propri figli, proprio per i benefici che riscontrano. La classificazione come medicinali omeopatici crea confusione? È una classificazione corretta dal punto di vista regolatorio e legata alle nostre caratteristiche produttive. Ma la Ldm si basa, in particolare, sull’utilizzo di molecole biologiche citochine, ormoni, fattori di crescita - ben note alla biologia molecolare, impiegate in concentrazioni simili a quelle fisiologiche con l’obiettivo di riportare l’organismo in equilibrio. Se il Ssn aprisse a questi approcci, da dove dovrebbe partire? Prima di tutto da una revisione normativa che oggi limita la possibilità di informare correttamente medici, farmacisti e pazienti. Poi, sulla base delle evidenze disponibili, si potrebbe valutare l’inserimento di alcune terapie nei Lea, cioè tra le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale. Il vantaggio sarebbe duplice: offrire più opzioni terapeutiche e migliorare la sostenibilità del sistema. Negli ultim i anni è cresciuta la domanda di medicina personalizzata: perché? Perché i pazienti chiedono di essere considerati nella loro specificità e non come casi standard. Oggi, grazie ai progressi scientifici e alle scienze omiche, è sempre più possibile individuare le cause dei disturbi e intervenire in modo mirato. È un cambio di paradigma necessario, anche considerando che in Italia oltre il 28% degli over 65 assume più di 10 farmaci al giorno. Che cosa rappresenta oggi Guna nel panorama sanitario italiano? Una realtà pionieristica, nata con l’obiettivo di offrire un contributo innovativo alla visione della salute e della cura. Oggi siamo un’azienda strutturata, con una proposta ampia e un forte investimento in ricerca, ma sempre con un approccio centrato sulla persona e mirato al benessere complessivo del paziente. In un sistema sanitario alle prese con sostenibilità e cronicità, il tema resta aperto: se la medicina del futuro sarà davvero più personalizzata e preventiva, approcci come la Low dose medicine difficilmente potranno restare a lungo ai margini del dibattito. Tra consenso clinico e resistenze istituzionali, la partita è ancora tutta da giocare. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Micol Ferrara Heading: ccaro Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Alessandro Pizzoccaro - Medicina basso dosaggio sia più tabù» -sec_org- tp:writer§§ Micol Ferrara guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003081506667.PDF §---§ title§§ Sanità, la Svimez boccia l'autonomia «Misure perequative o divario più ampio» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164906657.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164906657.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164906657.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164906657.PDF tp:ocr§§ Sanità, la Svimez boccia l’autonomia «Misure perequative o divario più ampio» I LEA E LE REGIONI «Ogni ulteriore attribuzione di funzioni in materia sanitaria» ha bisogno di «essere valutata non solo rispetto alla Regione richiedente, ma anche in relazione agli effetti sistemici sugli altri territori. Senza un quadro perequativo effettivo e senza una valutazione preventiva degli impatti sui divari sanitari regionali, l’autonomia differenziata nella materia della tutela della salute rischia di ampliare le distanze tra cittadini residenti in Regioni diverse, compromettendo la funzione universalistica e nazionale del Servizio sanitario». È la conclusione della memoria presentata dalla Svimez alla Commissione Affari Sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle regioni. Ricordando di avere negli ultimi anni dedicato crescente attenzione alle disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi sanitari, «considerandole una delle manifestazioni più rilevanti dell’ampliamento dei divari di cittadinanza tra le diverse aree del Paese», Svimez sottolinea che «in un Servizio sanitario nazionale già attraversato da forti divari nell’offerta di servizi, nella dotazione di personale, nei tempi di accesso alle prestazioni e nei flussi di mobilità sanitaria, ulteriori margini di autonomia finanziati con risorse proprie possono produrre un effetto cumulativo sulle disuguaglianze esistenti». ---End text--- Author: Redazione Heading: I LEA E LE REGIONI Highlight: Image: -tit_org- Sanità, la Svimez boccia l'autonomia «Misure perequative o divario più ampio» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164906657.PDF §---§ title§§ Fine vita emendamenti di FI assistenza suicidio fuori da Lea link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165406658.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165406658.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165406658.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165406658.PDF tp:ocr§§ Fine vita emendamenti di FI assistenza suicidio fuori da Lea IILL P PROVVEDIMENTO ROVVEDIMENTO Sul disegno di legge sul Fine vita, Fi prova a sciogliere il nodo sul Servizio sanitario nazionale aprendo al coinvolgimento dei medici ospedalieri o di medicina generale, con la premessa che vengano garantite cure palliative del dolore e assistenza domiciliare continua alle persone gravemente non autosufficienti. «Il servizio sanitario nazionale garantisce le cure palliative del dolore e l'assistenza domiciliare continua alle persone in condizione di grave non autosufficienza. L'assistenza al suicidio non può rientrare nei livelli essenziali di assistenza o canoni equivalenti». È quanto si legge in uno degli emendamenti presentati al Senato da Forza Italia a firma della capogruppo Stefania Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo ---End text--- Author: Redazione Heading: IILL P PROVVEDIMENTO ROVVEDIMENTO Highlight: Image: -tit_org- Fine vita emendamenti di FI assistenza suicidio fuori da Lea -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165406658.PDF §---§ title§§ Infermieri aggrediti «Rems di Empoli, clima insostenibile» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165306661.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 10 Jun 2026

Un paziente ha spaccato una sedia, cercando poi di picchiare tutti E un operatore sanitario è finito in ospedale per un pugno al volto

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165306661.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165306661.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165306661.PDF tp:ocr§§ Infermieri aggrediti «Rems di Empoli, clima insostenibile» Un paziente ha spaccato una sedia, cercando poi di picchiare tutti E un operatore sanitario è finito in ospedale per un pugno al volto EMPOLI Nervi tesi, paura, clima di terrore. Da circa un mese la situazione è particolarmente critica alla Rems, Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, di Empoli, dove il personale sanitario ha addirittura timore di andare al lavoro per il rischio di subire aggressioni. Un rischio, purtroppo concreto, alla luce degli ultimi episodi che si sono verificati all’interno della struttura di via Valdorme Nuova. A far venire a galla le numerose criticità è il NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche che riferisce dell’ennesimo tentativo di aggressione ai danni del personale infermieristico. Un paziente ha spaccato le gambe di una sedia, cercando poi di picchiare chiunque si avvicinasse, compresi gli infermieri in servizio. Il personale ha avvertito le forze dell’ordine, che sono prontamente intervenute riportando la situazione alla normalità. Ma qualche giorno prima è andata pure peggio: un infermiere ha ricevuto un pugno al volto ed è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. «Ci troviamo davanti a una situazione molto difficile – spiega Gianni Piccini della segreteria empolese del NurSind – Gli infermieri vanno al lavoro impauriti e la riprova è che negli ultimi mesi molti colleghi hanno fatto domanda di trasferimento per essere spostati dalla Rems». Per i lavoratori il vaso è colmo. E’ necessario agire per evitare episodi ancora più gravi. «La questione aggressioni per noi resta sempre e comunque prioritaria – afferma il segretario regionale del NurSind Giampaolo Giannoni – e per questo motivo chiediamo urgentemente un tavolo con la Prefettura e l’Asl Toscana Centro per cercare di trovare una soluzione ai problemi che abbiamo segnalato e che continuano a verificarsi con sempre più frequenza». C’è poi una questione normativa che riguarda gli accessi nella struttura. «Dobbiamo segnalare – fa presente Giannoni – un problema di tipo normativo che riguarda l’invio in Rems di chiunque sia paziente psichiatrico autore di reato, a prescindere dalla pericolosità e dall’indole più o meno violenta dei pazienti. Senza dimenticare il disagio degli operatori e degli infermieri che lavorano alla Rems, dove non è prevista la presenza di forze dell’ordine, esposti a continue violenze». Come presidio di vigilanza della Rems c’è infatti un servizio di guardie giurate, che per altro, in più occasioni, hanno fatto sentire la propria voce lamentando una postazione di lavoro poco sicura. La Rems di Empoli è stata inaugurata nel luglio 2020 a conclusione della trasformazione dell’ex casa circondariale in Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. È la prima struttura di riferimento per l’area dell’Asl Toscana Centro e la seconda a livello regionale, dopo l’apertura della residenza di Volterra nel 2015. Ad oggi conta 20 pazienti: 17 uomini e 3 donne. Il personale sanitario è formato da tre infermieri e tre Oss per ogni turno, la notte è presente un Oss in meno. I medici sono tre in tutto, poi ci sono otto educatori. La guardia giurata è una solamente alla porta d’ingresso e non ha accesso all’interno, ma può monitorare solo attraverso le telecamere e controllare chi entra e chi esce dalla struttura. Irene Puccioni © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Irene Puccioni Heading: Highlight: PICCINI, SINDACATO NURSIND «Vanno a lavorare impauriti e negli ultimi mesi molti colleghi hanno fatto domanda di trasferimento per essere spostati da lì» Image:La Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) è stata aperta nel 2020 -tit_org- Infermieri aggrediti «Rems di Empoli, clima insostenibile» -sec_org- tp:writer§§ Irene Puccioni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003165306661.PDF §---§ title§§ Italiani all'estero: 2mila euro all'anno per curarsi con il Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164806656.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 10 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-10T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164806656.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164806656.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164806656.PDF tp:ocr§§ Sì anche ai ricoveri. Il contributo consentirà l’accesso anche agli ospedali Italiani all’estero: 2mila euro all’anno per curarsi con il Ssn Sanità Al via la legge per chi risiede nei Paesi extra Ue: platea di poco più di 3 milioni Per poco più di 3 milioni di italiani che vivono all'estero, ma non in un Paese europeo, sarà possibile continuare ad avere il medico di famiglia o accedere ai servizi sanitari in Italia, compresi un ricovero ospedaliero o la prescrizione dei farmaci, pagando un contributo di 2mila euro l'anno. In questo modo avranno in tasca la tessera sanitaria a cui potranno fare ricorso durante la loro permanenza in Italia per avere le cure di cui hanno bisogno: si pensi ad esempio ai tanti pensionati che soggiornano in Paesi come l'Albania o la Tunisia che spesso per diversi mesi l'anno fanno rientro in Italia o anche i più giovani che lavorano, studiano o fanno ricerca all'estero e magari ritornano per alcuni periodi. Ieri il Senato ha definitivamente varato la proposta di legge che consente ai cittadini italiani residenti all'estero di avere l'assistenza sanitaria nel nostro Paese previo pagamento di un premio annuo di 2mila euro (il costo medio della Sanità che paghiamo in Italia secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato), con i minori che saranno esenti a patto che almeno un genitore o il tutore sia in possesso della tessera sanitaria. «Con questa legge rispondiamo a un bisogno dei nostri cittadini all’estero che testimonia il forte interesse per il nostro Servizio sanitario nazionale che è tra i migliori al mondo», ha spiegato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. La legge è diretta in particolare ai cittadini che risiedono all'estero in Paesi non aderenti all'Unione europea o all'Associazione europea di libero scambio (Efta), ma che siano iscritti all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. In questa platea, chi vorrà potrà iscriversi al Ssn presso l'Asl che raccoglie le loro schede individuali o, in alternativa, presso l'Asl competente per il domicilio di soggiorno ricevendo così la tessera sanitaria. Oggi, infatti, al momento dell'iscrizione all'Aire i cittadini sono cancellati dal Servizio sanitario, mantenendo una copertura limitata alle sole cure di emergenza. In particolare i pensionati all'estero hanno diritto a una copertura limitata ai 90 giorni per le sole prestazioni ospedaliere urgenti e di pronto soccorso. Con decreto del ministro della Salute, di concerto con quello dell'Economia, l'ammontare del contributo sarà adeguato annualmente tenendo conto delle attività di monitoraggio che saranno messe in campo e della variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie. Il mancato versamento del contributo annuale comporterà la sospensione dall'accesso alle prestazioni, con la necessità in caso di “riattivazione” di versare i contributi dovuti per il periodo di sospensione maggiorati degli interessi legali. Per i pensionati residenti all’estero è prevista l’esenzione dal pagamento dei 2mila euro a patto che versino le imposte alla fonte in Italia. Le nuove disposizioni non saranno automaticamente operative: entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge sempre attraverso un decreto del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia, saranno determinati le modalità attuative e le procedure amministrative da seguire oltre alle attività di monitoraggio. Oggi secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Istat (al 31 dicembre 2024) gli italiani che risiedono all'estero sono in tutto 6 milioni e 382mila: nei Paesi extra europei - dagli Usa al Canada, dall'America latina all'Australia, all'africa e all'Oriente - sono poco più di 3 milioni, mentre in Europa (il 54%) sono 3 milioni e 448mila persone. A seguire tra i continenti con più italiani residenti c'è l'America che da sola ne conta 2 milioni e 608mila residenti. I Paesi esteri con il maggior numero di italiani sono Argentina (987mila), Germania (847mila), Brasile (671mila), Svizzera (654mila) e Francia (483mila). Per Andrea D i Giuseppe (Fdi) eletto nella circoscrizione Estero (America settentrionale e centrale), che ha voluto fortemente questa legge, la sua approvazione «non è solo un atto amministrativo: è un atto di giustizia verso milioni di italiani che vivono fuori dai confini nazionali, ma non hanno mai smesso di sentirsi parte dell'Italia. La tessera sanitaria agli italiani all'estero significa dire loro, con un gesto concreto, che lo Stato non si ricorda di loro solo quando votano o quando rappresentano l'Italia nel mondo. Significa riconoscere dignità, appartenenza e diritti a una comunità che ha dato moltissimo al nostro Paese, spesso senza chiedere nulla in cambio. Oggi l'Italia - conclude compie un passo semplice ma giusto: avvicina lo Stato ai suoi cittadini ovunque essi vivano». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Scelta volontaria che va rinnovata ogni anno con il versamento del contributo. I minori sono esentati Image:AdobeStock Sì anche ai ricoveri. Il contributo consentirà l’accesso anche agli ospedali -tit_org- Italiani all’estero: 2mila euro all’anno per curarsi con il Ssn -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/10/2026061003164806656.PDF §---§