title§§ In Trentino il 91% dei bambini ha il pediatra di riferimento
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Estratto da pag. 18 di "ADIGE" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T05:57:00+00:00
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tp:ocr§§ In Trentino il 91% dei bambini ha il pediatra di riferimento Fondazione Gimbe Carenze: ne mancano otto Partendo da un rapporto ottimale di un pediatra libero ogni 850 bambini seguiti (secondo le disposizioni del più recente contratto collettivo nazionale), in Trentino si stima una carenza di 8 pediatri. Ancora: il numero medio di bambini seguiti per pediatra è pari a 957 e, sebbene questo dato sia superiore alla media nazionale (917 bambini per medico), è comunque inferiore al limite massimo previsto senza deroghe (1.000 bambini per ogni camice bianco). Infine in provincia di Trento il 91,5% della popolazione di età compresa tra i 6 e i 13 anni è seguita da un pediatra, con un dato maggiore rispetto alla media nazionale che si ferma all’82,9%. È quanto emerge da un’analisi della Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale, dalla quale affiora anche un campanello d’allarme, considerato che nella nostra provincia, entro il 2029, dieci pediatri liberi professionisti raggiungeranno l’età pensionabile di 70 anni. La situazione è peggiore in Alto Adige, dove si stima una carenza di 17 pediatri all’1 gennaio 2025. Nella Provincia di Bolzano il numero medio di bambini assistiti per pediatra libero professionista è pari a 1.114 (il secondo valore più alto tra le regioni d’Italia). Ancora il 71,8% della popolazione di età compresa tra i 6 e i 13 anni è seguita da un pediatra libero professionista, una percentuale inferiore alla media nazionale dell’82,9%. ---End text--- Author: Redazione Heading: Fondazione Gimbe Carenze: ne mancano otto Highlight: Image: -tit_org- In Trentino il 91% dei bambini ha il pediatra di riferimento -sec_org-
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title§§ «In Alto Adige mancano 17 pediatri»
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Estratto da pag. 16 di "ALTO ADIGE" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ «In Alto Adige mancano 17 pediatri» In provincia il numero medio di assistiti è pari a 1.114 (917 media nazionale) BOLZANO. Facendo riferimento al rapporto ottimale di un pediatra di libera scelta ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall'ultimo accordo collettivo nazionale) al primo gennaio 2025, in Alto Adige, si stima una carenza di 17 pediatri. Lo rileva un'analisi condotta da Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale. Da considerare, inoltre, che, entro il 2029, sette pediatri di libera scelta raggiungeranno l'età di pensionamento di 70 anni. In provincia di Bolzano, il numero medio di assistiti per pediatra di libera scelta è pari a 1.114 (seconda fra le regioni italiane), sopra la media nazionale di 917 assistiti per pediatra e al di sopra del massimale senza deroghe, ovvero 1.000 assistiti per pediatra. Il 71,8% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, al di sotto della media nazionale dell'82,9%. Leggermente migliore la situazione in provincia di Trento, dove si stima una carenza di otto pediatri (rispetto al rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti). In Trentino, entro il 2029, dieci pediatri di libera scelta raggiungeranno l'età di pensionamento di 70 anni mentre il numero medio di assistiti per pediatra è pari a 957, sopra media nazionale (917 assistiti per pediatri), ma al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per pediatra. In provincia di Trento, il 91,5% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra (media nazionale 82,9%). ---End text--- Author: Redazione Heading: In provincia il numero medio di assistiti è pari a 1.114 (917 media nazionale) Highlight: Image:In provincia, il numero medio di assistiti per pediatra di libera scelta è pari a 1.114 -tit_org- «In Alto Adige mancano 17 pediatri» -sec_org-
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§---§
title§§ In regione mancano all'appello 96 pediatri
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Estratto da pag. 8 di "ARENA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T02:55:00+00:00
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tp:ocr§§ Il report di Gimbe In regione mancano all’appello 96 pediatri Veneto terzo, dopo Lombardia e Piemonte, per questa carenza, ma secondo assoluto per popolazione “coperta” • In Veneto mancano 96 pediatri, se si fa il calcolo sul rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti previsto dall’ultimo Accordo collettivo nazionale. È il dato, calcolato a gennaio 2025, che emerge dal rapporto della Fondazione Gimbe sulla pediatria in Italia. La nostra regione infatti emerge come una di quelle con maggiore carenza dopo Lombardia (ne mancano 186) e Piemonte (109). Non basta: c’è il problema dell’età media di chi è al lavoro oggi, per cui entro il 2029, sempre secondo Gimbe, 95 pediatri di libera scelta raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Già oggi il numero medio di assistiti per pediatra è a 1.018 bimbi-ragazzini, il che pone il Veneto al terzo posto fra le regioni, sopra la media nazionale (917 assistiti per pediatra) e sopra anche del massimale senza deroghe che corrisponde a 1.000 assistiti per medico. Il 91,8% della popolazione veneta tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, rispetto a una media nazionale dell’82,9%: in questo il Veneto è secondo fra le regioni italiane dietro la Toscana (94%). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In regione mancano all’appello 96 pediatri -sec_org-
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§---§
title§§ Costi alti e attese lunghe La nostra sanità peggiora = L'Ue: la sanità italiana peggiora «Costi alti e liste di attesa lunghe»
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Estratto da pag. 4 di "AVVENIRE" del 05 Jun 2026
Fera e Salînaro a pagina 4
pubDate§§ 2026-06-05T01:16:00+00:00
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tp:ocr§§ Costi alti e attese lunghe La nostra sanità peggiora Fera e Salinaro a pagina 4 RAPPORTO UE L’Ue: la sanità italiana peggiora «Costi alti e liste di attesa lunghe» M ancano i medici di famiglia, circa 5.700 in meno. Mancano i pediatri, 500 in meno. E le ancora lunghe liste di attesa hanno impedito, nei primi quattro mesi dell’anno, l’erogazione di quasi due milioni di visite mediche ed esami nei tempi massimi previsti. A leggere gli ultimi dati dell’Agenas (Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali) e della Fondazione Gimbe - e fatto salvo qualche incoraggiante segnale rispetto al passato - si fa fatica a recepire l’ottimismo del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che parla di un «trend positivo, frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi». Anche perché la pagella italiana della sanità è fresca di bocciatura da parte della Commissione europea. Il giudizio di Bruxelles è senza appello: «L’accesso all’assistenza sanitaria in Italia – si legge nelle raccomandazioni appena indirizzate a Roma – è peggiorato negli ultimi anni, con liste d’attesa sempre più lunghe per i servizi sanitari pubblici e spese a carico dei pazienti che superano significativamente la media Ue, notevoli disparità territoriali nell'assistenza sanitaria, nonché carenze di personale sanitario». Per la Commissione, dunque, «l'attuazione della riforma sanitaria territoriale del 2022», dovrebbe proseguire garantendo «la messa in funzione di tutte le nuove strutture (centri sanitari di comunità e ospedali di comunità)», con il necessario «personale sanitario», la «piena implementazione di sistemi sanitari digitali interoperabili per garantire la continuità dell’assistenza» e «un finanziamento costante per la telemedicina e i servizi di assistenza domiciliare». Bruxelles richiama l’esecutivo anche sulla «carenza di personale sanitario», e sulla «piena attuazione del piano di gestione delle liste d'attesa, superando le carenze della Piattaforma». Non un bel battesimo proprio per la “Piattaforma” sulle liste di attesa, presentata non più tardi di venerdì scorso dall’Agenas, con una serie di indicazioni: nel primo quadrimestre 2026 risultano effettuate oltre il tempo massimo, oltre 1,2 milioni di visite e 688.500 esami diagnostici come Tac, risonanze ed ecografie, per un totale di poco meno di due milioni. In questo arco di tempo, tuttavia, si registra «una diffusa tendenza al miglioramento», con la quota di rispetto dei tempi che sale al 78,7% per le visite (dal 76%) e all’84,7% per gli esami diagnostici (dall’83%). 16 regioni su 21 mostrano buoni risultati per le visite e 15 su 21 per gli esami. Ma Abruzzo, provincia di Trento, Sicilia e Valle d'Aosta vedono segni negativi in entrambi i casi. In miglioramento costante la Liguria e buoni risultati in grandi regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La Puglia mostra progressi, ma con percentuali inferiori alla media. Tra i nodi delicati, c'è quello dell'appropriatezza delle prescrizioni. In sei regioni del (Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria) si registra un uso molto elevato del codice di priorità “non urgente” per le prime visite, che in Basilicata arriva all’85,5% e in Campania all’80,1%, contro valori come il 7,8% della Toscana e l'8,2% del Piemonte. «Questo dato – sottolinea il direttore generale Agenas, Angelo Tanese – non è coerente con l'effettuazione di una prima visita o di un esame che non sia di controllo. È stato avviato un confronto per comprenderne le cause». Altro dato critico: la dispersione delle ricette. Solo il 50% delle prime visite prescritte e il 54% degli esami si traduce in prestazioni erogate. In pratica, una ricetta su due si perde. Secondo Agenas, «una quota di mancata presa in carico tra 25% e 30% può essere fisiologica, il resto necessita di approfondimenti». Per il presidente dell'Associazione Chirurghi ospedalieri italiani, Vincenzo Bottino, «quando la media delle ricette utilizzate è così bassa significa che una parte rilevante della domanda esce dal perimetro pubblico». In alc
une aree, precisa, «il fattore tempo è decisivo» e i pazienti provvedono nel privato perché «una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica». La Piattaforma sarà in aggiornamento continuo. Il ministro Schillaci, parla comunque di «un passaggio storico» e di «un cambio di metodo che assicura più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento». A patto però che si riescano a superare delle criticità. Cittadinanzattiva, per esempio, segnala la mancanza di dati disaggregati per singola Asl e di informazioni sul fenomeno delle “agende chiuse”, cioè «l'impossibilità di prenotare alcune prestazioni, che ci viene segnalato da moltissimi cittadini in riferimento a singole aziende». Come detto, anche i pediatri sono ormai merce rara. E questo nonostante il drastico calo delle nascite dell'ultimo ventennio. In Italia mancano almeno 497 medici di questa specialità, quasi l’80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. E la situazione sembra destinata a peggiorare perché entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici e non è possibile prevedere se saranno sostituiti dalle nuove leve. Oggi i pediatri di famiglia sono poco più di 6mila. Con questi numeri, fa sapere la Fondazione Gimbe, l’applicazione della bozza di riordino dell'assistenza primaria proposta dal ministero della Salute, che vorrebbe estendere fino ai 18 anni l'assistenza pediatrica, sembra irrealizzabile: per darle concretezza servirebbero oltre 3.500 pediatri in più. Per i cittadini le difficoltà cominciano al momento della scelta del medico: «Procedure complesse, risposte non sempre tempestive dalle Asl, pediatri con un numero elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i figli a un pediatra di famiglia», dice il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. La situazione della pediatria è aggravata poi dalle criticità della medicina generale: in teoria ogni pediatra potrebbe avere in cura al massimo mille bambini e ragazzi (sebbene il massimo ottimale sia considerato 850). Oggi queste deroghe rischiano di essere la norma. Ancora Gimbe: «Con la grave carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale, molti ragazzi che escono dall'assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni, rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri di libera scelta, riducendo qualità e accessibilità dell'assistenza». ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: RAPPORTO UE Highlight: La Commissione: disparità territoriali e mancanza di personale notevoli, serve accelerare la riforma territoriale L’Agenas: piccoli progressi ma nei primi 4 mesi del 2026, in ritardo quasi 2 milioni di visite ed esami All’indomani della presentazione della Piattaforma online che dovrebbe semplificare le prenotazioni, arriva il monito di Bruxelles. E Gimbe rilancia l’allarme pediatri: ne mancano 500 Image: -tit_org- Costi alti e attese lunghe La nostra sanità peggiora L'Ue: la sanità italiana peggiora «Costi alti e liste di attesa lunghe» -sec_org-
tp:writer§§ VITO SALINARO
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§---§
title§§ Pediatri di base «Ne mancano quasi cento»
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DEL VENETO VENEZIA E MESTRE" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ Pediatri di base «Ne mancano quasi cento» Il rapporto della Fondazione Gimbe VENEZIA Sempre meno pediatri in servizio e anche se nascono pochi bambini, il servizio resta in crisi. E lo sarà ancora di più nel prossimo futuro: entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici in tutto il Paese. Il numero delle borse di studio per rimpolpare le fila dei pediatri di libera scelta è stato quasi raddoppiato negli ultimi sei anni (da 496 a 854) «non è possibile prevedere quanti specialisti sceglieranno la pediatria di f a m i g l i a » , d i c e i l p r e s i d e n te d e l l a Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. Alla luce della volontà del governo di estendere ai 18 anni le cure pediatriche, Gimbe ha fotografato la situazione italiana. E le carenze sono quasi tutte concentrate a nord, tra L o m b a r d i a , P i e m o n t e e Ve n e t o . I n particolare, nella nostra regione, al momento i pediatri di famiglia assistono una media di 1.018 bambini ciascuno: quella nazionale è di 917 assistiti, numero che è già superiore al «rapporto ottimale di un medico o g n i 8 5 0 p a z i e n t i » , c o m e p r e v i s to dall’ultimo accordo collettivo nazionale. «In Veneto, all’1 gennaio 2025, si stima una carenza di 96 medici», sottolinea il rapporto di Gimbe. Dei millecinquecento che andranno in pensione entro tre anni (per raggiungimento del limite dei 70 ann) 95 operano nelle sette province. Tra carenze e numero di assistiti per professionista «il Veneto è al terzo posto fra le regioni che superano la media nazionale di pazienti — continua Gimbe — e al di sopra del massimale senza deroghe (ovvero mille, ndr)». Rileva, inoltre, Gimbe: «Il 91,8% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, su una media nazionale dell’82,9%». Una percentuale che pone il Veneto al secondo posto italiano per capillarità di assistenza. «Emerge grazie a Gimbe l’ennesimo risvolto di un sistema sanitario regionale che non garantisce appieno il diritto alla salute, nemmeno per i minori», protestano il capogruppo del Pd in consiglio regionale Giovanni Manildo e la vicepresidente della commissione Sanità Chiara Luisetto. «La carenza di 96 pediatri corrisponde da sola al 20% di quelle dell’intero Paese — sottolineano —. Si tratta di una proporzione allarmante, che ci rende una regione fanalino di coda». Negli ultimi anni i pediatri sono calati del 15%: «Siamo di fronte all’ennesimo risvolto di un sistema che non sta in piedi — tuonano i due consiglieri di minoranza —. Un fatto molto grave perché parliamo di bambini, ragazzi e famiglie che si ritrovano nella duplice morsa». E cioè, quando i figli superano i 14 anni, devono trovare un medico di base. «Ed è sempre più complicato: servono soluzioni immediate». G. B. ---End text--- Author: Redazione Heading: Il rapporto della Fondazione Gimbe Highlight: Image:Presidente Nino Cartabellotta -tit_org- Pediatri di base «Ne mancano quasi cento» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503254207503.PDF
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Estratto da pag. 8 di "CORRIERE DELLE ALPI" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T05:25:00+00:00
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tp:ocr§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti Regione: più che mai necessario il loro prezioso contributo VENEZIA Il caso Era prevedibile. Si era cominciato durante la pandemia, con l’allargamento delle maglie dei reparti ospedalieri ai corsisti, nel pieno della loro attività di specializzazione. E lo stesso si fa ora, con un ulteriore passo avanti: a garantire il funzionamento delle case della comunità – le nuove strutture, finanziate dal Pnrr e chiamate a fungere da cerniera tra la medicina di base e gli ospedali – contribuiranno anche i giovani dottori iscritti al corso di Medicina generale. Non solo: le ore che questi professionisti svolgeranno negli ambulatori di nuova generazione rientreranno nel computo dell’ammontare orario necessario, stabilito dai contratti di specializzazione. Tutto questo, per un fine che è evidente. E, in ogni caso, esplicitato dalla delibera della giunta regionale pubblicata mercoledì scorso nel bollettino veneto. Testo in cui viene chiaramente fatta menzione della «odierna carenza di medici» per la quale «oggi risulta più che mai necessario il prezioso contributo dei medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, sia per ricoprire le numerose zone carenti rimaste scoperte, sia per le attività orarie definite a livello distrettuale, agevolando l’inserimento lavorativo già durante la frequenza del corso, specie nelle case di comunità e nei nuovi contesti organizzativi previsti dalla normativa nazionale». Sono le varie tessere della medicina di territorio. Tutte, singolarmente, in sofferenza, e tutte per la stessa ragione: la carenza di professionisti. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Gimbe, in Veneto mancano quasi 800 medici di medicina generale, 747 a esser precisi; carenza che si ripercuote su quasi un milione di cittadini. Pazienti costretti a rivolgersi a dottori dalle liste sovrannumerarie oppure alla continuità assistenziale. Una situazione che pone inevitabili interrogativi su come verranno fatte funzionare le case di comunità: 102 in Veneto delle quali 91 in apertura già a fine mese, secondo la scadenza fissata dallo stesso Pnrr. E se lo stato di attuazione delle strutture è avanzato, anche con riferimento alle dotazioni mediche, resta però aperta la questione del personale. I medici di medicina generale hanno assicurato collaborazione in tal senso, ma prima di tutto – hanno sottolineato attraverso il sindacato Fimmg – devono essere risolte le questioni aperte a livello nazionale. Il nodo principale del confronto con il governo riguarda il futuro dei medici di famiglia, il loro rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale, il ruolo delle case della comunità e l’eventuale introduzione di forme di dipendenza o di nuovi obblighi organizzativi. Il 13 giugno ci sarà un incontro a Roma. In attesa della definizione della partita nazionale, la Regione ha messo mano al regolamento del corso di formazione specifica in medicina generale, rimodulando la frequenza. E richiamando, appunto, il ruolo dei tirocinanti nelle case di comunità. Il tema dei nuovi ambulatori è al centro del dibattito politico. In tal senso c’è anche un’interrogazione presentata dalla consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto e sottoscritta da Rossella Cendron, Civiche Venete. «Ho sottoscritto l’interrogazione per chiedere alla giunta di chiarire se l’assegnazione di personale sanitario dalle strutture ospedaliere alle case di comunità rappresenti una scelta limitata a singole Usl oppure una modalità organizzativa destinata a essere estesa a livello regionale», sottolinea. L’interrogazione prende le mosse da alcune segnalazioni provenienti dal territorio vicentino, secondo le quali personale medico oggi impiegato negli ospedali verrebbe destinato, per parte del proprio orario di lavoro, alle nuove case di comunità. «Una situazione che solleva interrogativi importanti, soprattutto alla luce della persistente carenza di personale medico e infermieristico che interessa gli ospedali veneti, già impegnati nel recupero delle liste d’attesa e nel gara
ntire la piena operatività dei servizi», afferma Cendron. —L.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: IL PROVVEDIMENTO Delibera di palazzo Balbi che interviene sui corsi di formazione per i camici bianchi LA RIORGANIZZAZIONE Rimodulati gli orari destinati al lavoro, prevista la presenza anche nei nuovi ambulatori Image:Nelle case di comunità verranno arruolati tirocinanti -tit_org- Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti -sec_org-
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guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503254207503.PDF
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title§§ Pediatri di base «Ne mancano quasi cento»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503141306394.PDF
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DI VERONA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T04:16:00+00:00
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tp:ocr§§ Pediatri di base «Ne mancano quasi cento» VENEZIA Sempre meno pediatri in servizio e anche se nascono pochi bambini, il servizio resta in crisi. E lo sarà ancora di più nel prossimo futuro: entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici in tutto il Paese. Il numero delle borse di studio per rimpolpare le fila dei pediatri di libera scelta è stato quasi raddoppiato negli ultimi sei anni (da 496 a 854) «non è possibile prevedere quanti specialisti sceglieranno la pediatria di f a m i g l i a » , d i c e i l p r e s i d e n te d e l l a Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. Alla luce della volontà del governo di estendere ai 18 anni le cure pediatriche, Gimbe ha fotografato la situazione italiana. E le carenze sono quasi tutte concentrate a nord, tra L o m b a r d i a , P i e m o n t e e Ve n e t o . I n particolare, nella nostra regione, al momento i pediatri di famiglia assistono una media di 1.018 bambini ciascuno: quella nazionale è di 917 assistiti, numero che è già superiore al «rapporto ottimale di un medico o g n i 8 5 0 p a z i e n t i » , c o m e p r e v i s to dall’ultimo accordo collettivo nazionale. «In Veneto, all’1 gennaio 2025, si stima una carenza di 96 medici», sottolinea il rapporto di Gimbe. Dei millecinquecento che andranno in pensione entro tre anni (per raggiungimento del limite dei 70 ann) 95 operano nelle sette province. Tra carenze e numero di assistiti per professionista «il Veneto è al terzo posto fra le regioni che superano la media nazionale di pazienti — continua Gimbe — e al di sopra del massimale senza deroghe (ovvero mille, ndr)». Rileva, inoltre, Gimbe: «Il 91,8% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, su una media nazionale dell’82,9%». Una percentuale che pone il Veneto al secondo posto italiano per capillarità di assistenza. «Emerge grazie a Gimbe l’ennesimo risvolto di un sistema sanitario regionale che non garantisce appieno il diritto alla salute, nemmeno per i minori», protestano il capogruppo del Pd in consiglio regionale Giovanni Manildo e la vicepresidente della commissione Sanità Chiara Luisetto. «La carenza di 96 pediatri corrisponde da sola al 20% di quelle dell’intero Paese — sottolineano —. Si tratta di una proporzione allarmante, che ci rende una regione fanalino di coda». Negli ultimi anni i pediatri sono calati del 15%: «Siamo di fronte all’ennesimo risvolto di un sistema che non sta in piedi — tuonano i due consiglieri di minoranza —. Un fatto molto grave perché parliamo di bambini, ragazzi e famiglie che si ritrovano nella duplice morsa». E cioè, quando i figli superano i 14 anni, devono trovare un medico di base. «Ed è sempre più complicato: servono soluzioni immediate». G. B. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Presidente Nino Cartabellotta -tit_org- Pediatri di base «Ne mancano quasi cento» -sec_org-
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§---§
title§§ Gimbe: "Mancano 500 pediatri con carenze gravi in Lombardia, Piemonte e Veneto"
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Estratto da pag. 1 di "FIMMGNOTIZE" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ Gimbe: "Mancano 500 pediatri con carenze gravi in Lombardia, Piemonte e Veneto" giovedì 4 giugno 2026 16:17 - Notizie Nonostante il drastico calo delle nascite registrato nell'ultimo ventennio, in Italia mancano almeno 497 pediatri, quasi l'8o% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. La situazione sembra destinata a peggiorare: entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici e non è possibile prevedere se saranno sostituiti dalle nuove leve. Attualmente i pediatri di famiglia sono poco più di ornila. Con questi numeri, l'applicazione della bozza di riordino dell'assistenza primaria proposta dal ministro della Salute che vorrebbe estendere fino ai 18 anni l'assistenza pediatrica, sembra irrealizzabile: per darle concretezza servirebbero oltre 3.500 medici pediatri in più. Sono i risultati di un'analisi condotta da Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale. Sul fronte dell'assistenza pediatrica, per i cittadini le difficoltà cominciano già al momento della scelta del medico: "procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende Sanitarie Locali, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia", dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. "Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell'assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e quelli più fragili". La situazione della pediatria è aggravata poi dalle criticità della medicina generale: in teoria ogni pediatra potrebbe avere in cura al massimo mille bambini e ragazzi (sebbene il massimo ottimale sia considerato 850). Oggi queste deroghe rischiano di essere la norma: "con la grave carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale, molti ragazzi che escono dall'assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri di libera scelta, riducendo qualità e accessibilità dell'assistenza pediatrica". -tit_org- Gimbe: "Mancano 500 pediatri con carenze gravi in Lombardia, Piemonte e Veneto" -sec_org-
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§---§
title§§ Gimbe lancia l'allarme: in Italia mancano 497 pediatri
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL SUD" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T04:15:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe lancia l’allarme: in Italia mancano 497 pediatri Pesante crisi nelle Asl del Nord In Sicilia 216 pensionamenti, nessuna sofferenza in Calabria ROMA Mancano almeno 497 pediatri di libera scelta in Italia e quasi l'80% delle carenze si concentra tra Lombardia, Piemonte e Veneto. A lanciare l'allarme è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato lo stato della pediatria territoriale evidenziando una situazione destinata a complicarsi ulteriormente nei prossimi anni a causa dei pensionamenti e dell'incertezza sul ricambio generazionale. «In molte aree del Paese – osserva il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende sanitarie, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune zone, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che rischia di compromettere la continuità pediatrica assistenziale soprattutto per i bambini più piccoli e fragili». A livello nazionale il quadro è reso ancora più delicato dai pensionamenti: tra il 2025 e il 2029 lasceranno il servizio 1.547 pediatri di libera scelta. Nonostante l'aumento delle borse di specializzazione in pediatria, non è infatti possibile prevedere quanti giovani medici sceglieranno la carriera territoriale rispetto a quella ospedaliera. In Calabria, secondo le stime Gimbe basate sul rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, mancano attualmente 16 pediatri di libera scelta. Ogni professionista segue mediamente 919 assistiti, un dato leggermente superiore alla media nazionale di 917. Inoltre soltanto il 77,1% dei bambini tra 6 e 13 anni è seguito da un pediatra di famiglia, contro una media italiana dell'82,9%. Entro il 2029 saranno inoltre 70 i pediatri calabresi che raggiungeranno l'età pensionabile (contro i 218 in Campania). Situazione diversa in Sicilia, dove la carenza stimata è limitata a due soli pediatri. Il numero medio di assistiti per professionista è pari a 853, inferiore sia alla media nazionale sia alla soglia dei mille assistiti prevista dall'accordo collettivo nazionale. Tuttavia emergono due elementi da attenzionare: solo il 61,8% dei bambini tra 6 e 13 anni è seguito da un pediatra di libera scelta (media nazionale 82,9%) e, soprattutto, entro il 2029 andranno in pensione ben 216 professionisti, uno dei numeri più elevati d’Italia. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Nino Cartabellotta È il presidente della Fondazione Gimbe -tit_org- Gimbe lancia l'allarme: in Italia mancano 497 pediatri -sec_org-
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title§§ Gimbe lancia l ' allarme: in Italia mancano 497 pediatri
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Estratto da pag. 6 di "GIORNALE DI SICILIA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T02:38:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe lancia l’allarme: in Italia mancano 497 pediatri Pesante crisi nelle Asl del Nord In Sicilia 216 pensionamenti, nessuna sofferenza in Calabria ROMA Mancano almeno 497 pediatri di libera scelta in Italia e quasi l'80% delle carenze si concentra tra Lombardia, Piemonte e Veneto. A lanciare l'allarme è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato lo stato della pediatria territoriale evidenziando una situazione destinata a complicarsi ulteriormente nei prossimi anni a causa dei pensionamenti e dell'incertezza sul ricambio generazionale. «In molte aree del Paese – osserva il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende sanitarie, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune zone, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che rischia di compromettere la continuità pediatrica assistenziale soprattutto per i bambini più piccoli e fragili». A livello nazionale il quadro è reso ancora più delicato dai pensionamenti: tra il 2025 e il 2029 lasceranno il servizio 1.547 pediatri di libera scelta. Nonostante l'aumento delle borse di specializzazione in pediatria, non è infatti possibile prevedere quanti giovani medici sceglieranno la carriera territoriale rispetto a quella ospedaliera. In Calabria, secondo le stime Gimbe basate sul rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, mancano attualmente 16 pediatri di libera scelta. Ogni professionista segue mediamente 919 assistiti, un dato leggermente superiore alla media nazionale di 917. Inoltre soltanto il 77,1% dei bambini tra 6 e 13 anni è seguito da un pediatra di famiglia, contro una media italiana dell'82,9%. Entro il 2029 saranno inoltre 70 i pediatri calabresi che raggiungeranno l'età pensionabile (contro i 218 in Campania). Situazione diversa in Sicilia, dove la carenza stimata è limitata a due soli pediatri. Il numero medio di assistiti per professionista è pari a 853, inferiore sia alla media nazionale sia alla soglia dei mille assistiti prevista dall'accordo collettivo nazionale. Tuttavia emergono due elementi da attenzionare: solo il 61,8% dei bambini tra 6 e 13 anni è seguito da un pediatra di libera scelta (media nazionale 82,9%) e, soprattutto, entro il 2029 andranno in pensione ben 216 professionisti, uno dei numeri più elevati d’Italia. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Nino Cartabellotta È il presidente della Fondazione Gimbe -tit_org- Gimbe lancia l ’ allarme: in Italia mancano 497 pediatri -sec_org-
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title§§ In regione mancano all'appello 96 pediatri
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503253907500.PDF
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Estratto da pag. 8 di "GIORNALE DI VICENZA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T05:25:00+00:00
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tp:ocr§§ Il report di Gimbe In regione mancano all’appello 96 pediatri Veneto terzo, dopo Lombardia e Piemonte, per questa carenza, ma secondo assoluto per popolazione “coperta” • In Veneto mancano 96 pediatri, se si fa il calcolo sul rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti previsto dall’ultimo Accordo collettivo nazionale. È il dato, calcolato a gennaio 2025, che emerge dal rapporto della Fondazione Gimbe sulla pediatria in Italia. La nostra regione infatti emerge come una di quelle con maggiore carenza dopo Lombardia (ne mancano 186) e Piemonte (109). Non basta: c’è il problema dell’età media di chi è al lavoro oggi, per cui entro il 2029, sempre secondo Gimbe, 95 pediatri di libera scelta raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Già oggi il numero medio di assistiti per pediatra è a 1.018 bimbi-ragazzini, il che pone il Veneto al terzo posto fra le regioni, sopra la media nazionale (917 assistiti per pediatra) e sopra anche del massimale senza deroghe che corrisponde a 1.000 assistiti per medico. Il 91,8% della popolazione veneta tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, rispetto a una media nazionale dell’82,9%: in questo il Veneto è secondo fra le regioni italiane dietro la Toscana (94%). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In regione mancano all’appello 96 pediatri -sec_org-
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§---§
title§§ Sanità in affanno: ora mancano anche i pediatri
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Estratto da pag. 8 di "L'IDENTITÀ" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T03:07:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità in affanno: ora mancano anche i pediatri I NUMERI DI GIMBE: NORD IN DIFFICOLTÀ D a anni il racconto delle difficoltà della sanità italiana ha un ritmo ridondante: liste d’attesa infinite, carenza di medici, servizi insufficienti, con gli ospedali che hanno sempre rappresentato il fronte più vessato. Ora, secondo i dati della Fondazione Gimbe, le carenze si fanno sentire - ancora di più - anche in ambito ambulatoriale. I numeri raccolti ci dicono che in Italia mancano quasi 500 pediatri di libera scelta. Ma il dato più sorprendente è un altro: quasi l’80% delle carenze si concentra in Lombardia, Piemonte e Veneto, cioè nelle regioni tradizionalmente considerate il motore (anche sanitario) del Paese. In alcune aree i pediatri hanno già raggiunto il limite massimo di 1.000 assistiti previsto dall’Accordo collettivo nazionale. In pratica, trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile proprio nei territori che storicamente garantivano i servizi più efficienti. La situazione fotografa un cambiamento profondo, sia a livello sanitario che sociale. Il Nord continua ad attrarre popolazione e famiglie giovani, ma il sistema sanitario territoriale fatica a tenere il passo con i pensionamenti e con il ricambio generazionale. Guardando al futuro e alle stime, entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non è affatto certo che le nuove specializzazioni riescano a coprire il vuoto. Il problema, però, non riguarda soltanto la pediatria. La crisi dei pediatri si intreccia infatti con quella — già gravissima — dei medici di medicina generale. Mancano oltre 5.700 medici di base e questo sta producendo un effetto domino sull’intero sistema dell’assistenza territoriale. Negli ultimi mesi il governo aveva persino ipotizzato di estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni, proprio per alleggerire la pressione sui medici di famiglia e garantire continuità assistenziale agli adolescenti. Una proposta che aveva acceso il dibattito nella categoria e che nasceva dalla difficoltà crescente di trovare un medico di base disponibile per i ragazzi che escono dall’assistenza pediatrica dopo i 14 anni. Ma ora, secondo gli ultimi dati, emergerebbe un nuovo paradosso: anche i pediatri iniziano a scarseggiare e idati raccolti ci mostrano che il sistema rischia di andare in sofferenza su entrambi i fronti contemporaneamente. Secondo Gimbe, oggi l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni richiederebbe oltre 3.500 pediatri in più per mantenere standard adeguati. Una cifra enorme, soprattutto considerando che già adesso molte famiglie faticano a iscrivere i figli a un pediatra di libera scelta. Il calo delle nascite, almeno per ora, non basta a compensare il problema. Nel 2024 sono nati circa 370mila bambini, mentre quasi 567mila ragazzi hanno compiuto 14 anni uscendo dall’assistenza pediatrica. Questo ha alleggerito in parte il carico dei pediatri, ma non abbastanza da evitare le criticità territoriali, aggravate dalla distribuzione disomogenea dei professionisti. Un sistema sempre più in difficoltà e sempre più sotto pressione: pediatri sovraccarichi, medici di base insufficienti e famiglie costrette spesso a lunghi tempi di attesa o a cercare assistenza lontano da casa. E forse il dato più significativo è proprio questo: la nuova emergenza sanitaria italiana non riguarda più soltanto le aree storicamente fragili del Paese. Oggi le crepe iniziano ad aprirsi anche nel Nord che, fino a pochi anni fa, sembrava immune da queste difficoltà. ---End text--- Author: CLAUDIA MARI Heading: I NUMERI DI GIMBE: NORD IN DIFFICOLTÀ Highlight: Image: -tit_org- Sanità in affanno: ora mancano anche i pediatri -sec_org-
tp:writer§§ CLAUDIA MARI
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§---§
title§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti
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Estratto da pag. 11 di "MATTINO DI PADOVA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T04:53:00+00:00
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tp:ocr§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti Regione: più che mai necessario il loro prezioso contributo Era prevedibile. Si era cominciato durante la pandemia, con l’allargamento delle maglie dei reparti ospedalieri ai corsisti, nel pieno della loro attività di specializzazione. E lo stesso si fa ora, con un ulteriore passo avanti: a garantire il funzionamento delle case della comunità – le nuove strutture, finanziate dal Pnrr e chiamate a fungere da cerniera tra la medicina di base e gli ospedali – contribuiranno anche i giovani dottori iscritti al corso di Medicina generale. Non solo: le ore che questi professionisti svolgeranno negli ambulatori di nuova generazione rientreranno nel computo dell’ammontare orario necessario, stabilito dai contratti di specializzazione. Tutto questo, per un fine che è evidente. E, in ogni caso, esplicitato dalla delibera della giunta regionale pubblicata mercoledì scorso nel bollettino veneto. Testo in cui viene chiaramente fatta menzione della «odierna carenza di medici» per la quale «oggi risulta più che mai necessario il prezioso contributo dei medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, sia per ricoprire le numerose zone carenti rimaste scoperte, sia per le attività orarie definite a livello distrettuale, agevolando l’inserimento lavorativo già durante la frequenza del corso, specie nelle case di comunità e nei nuovi contesti organizzativi previsti dalla normativa nazionale». Sono le varie tessere della medicina di territorio. Tutte, singolarmente, in sofferenza, e tutte per la stessa ragione: la carenza di professionisti. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Gimbe, in Veneto mancano quasi 800 medici di medicina generale, 747 a esser precisi; carenza che si ripercuote su quasi un milione di cittadini. Pazienti costretti a rivolgersi a dottori dalle liste sovrannumerarie oppure alla continuità assistenziale. Una situazione che pone inevitabili interrogativi su come verranno fatte funzionare le case di comunità: 102 in Veneto delle quali 91 in apertura già a fine mese, secondo la scadenza fissata dallo stesso Pnrr. E se lo stato di attuazione delle strutture è avanzato, anche con riferimento alle dotazioni mediche, resta però aperta la questione del personale. I medici di medicina generale hanno assicurato collaborazione in tal senso, ma prima di tutto – hanno sottolineato attraverso il sindacato Fimmg – devono essere risolte le questioni aperte a livello nazionale. Il nodo principale del confronto con il governo riguarda il futuro dei medici di famiglia, il loro rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale, il ruolo delle case della comunità e l’eventuale introduzione di forme di dipendenza o di nuovi obblighi organizzativi. Il 13 giugno ci sarà un incontro a Roma. In attesa della definizione della partita nazionale, la Regione ha messo mano al regolamento del corso di formazione specifica in medicina generale, rimodulando la frequenza. E richiamando, appunto, il ruolo dei tirocinanti nelle case di comunità. Il tema dei nuovi ambulatori è al centro del dibattito politico. In tal senso c’è anche un’interrogazione presentata dalla consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto e sottoscritta da Rossella Cendron, Civiche Venete. «Ho sottoscritto l’interrogazione per chiedere alla giunta di chiarire se l’assegnazione di personale sanitario dalle strutture ospedaliere alle case di comunità rappresenti una scelta limitata a singole Usl oppure una modalità organizzativa destinata a essere estesa a livello regionale», sottolinea. L’interrogazione prende le mosse da alcune segnalazioni provenienti dal territorio vicentino, secondo le quali personale medico oggi impiegato negli ospedali verrebbe destinato, per parte del proprio orario di lavoro, alle nuove case di comunità. «Una situazione che solleva interrogativi importanti, soprattutto alla luce della persistente carenza di personale medico e infermieristico che interessa gli ospedali veneti, già impegnati nel recupero delle liste d’attesa e nel garantire la piena ope
ratività dei servizi», afferma Cendron. —L.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Rimodulati gli orari destinati al lavoro, prevista la presenza anche nei nuovi ambulatori Delibera di palazzo Balbi che interviene sui corsi di formazione per i camici bianchi Image:Nelle case di comunità verranno arruolati tirocinanti -tit_org- Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Pediatri, nessuna carenza negli organici
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Estratto da pag. 59 di "NAZIONE UMBRIA PERUGIA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T03:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Pediatri, nessuna carenza negli organici La Fondazione Gimbe PERUGIA In Umbria non si registrano carenze negli organici dei pediatri di famiglia. Lo attesta un’analisi della Fondazione Gimbe svolta in ambito nazionale. Facendo riferimento al rapporto ritenuto ottimale di un pediatra di libera scelta ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall’ultimo accordo collettivo nazionale) al primo gennaio 2025 in Umbria non si registra alcuna carenza. Entro il 2029, 12 raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Il numero medio di assistiti per pediatra è pari a 834, sotto al dato nazionale (917) e inferiore del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per medico). Secondo Gimbe poi l’82,5% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra, dato in linea con quello nazionale di 82,9%. E a proposito di personale sanitario, ieri la governatrice Stefania Proietti ha risposto a un’interrogazione di Fdi affermando che «questa amministrazione ha potenziato l’organico della direzione Salute Welfare, ha avviato nuove assunzioni, ha stabilizzato le direzioni e continuerà a rafforzare la macchina regionale. «A inizio ’25 l’organico della direzione era composto da 90 persone, di cui 85 a tempo indeterminato. Oggi sono salite a 101, di cui 99 a tempo indeterminato». Incremento che riguarda anche i funzionari di Elevata qualificazione: «A fronte di 9 unità in uscita, sono stati reclutati 20 funzionari, con un incremento netto di 11 unità. «La Direzione Salute Welfare può contare oggi su 61 funzionari contro i 50 presenti del 2025». ---End text--- Author: Redazione Heading: La Fondazione Gimbe Highlight: DIREZIONE SALUTE: IL CASO «Non è vero che manca personale: attualmente ci sono 101 unità, undici in più del 2025» Image: -tit_org- Pediatri, nessuna carenza negli organici -sec_org-
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§---§
title§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti
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Estratto da pag. 8 di "NUOVA VENEZIA" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti Regione: più che mai necessario il loro prezioso contributo VENEZIA Il caso Era prevedibile. Si era cominciato durante la pandemia, con l’allargamento delle maglie dei reparti ospedalieri ai corsisti, nel pieno della loro attività di specializzazione. E lo stesso si fa ora, con un ulteriore passo avanti: a garantire il funzionamento delle case della comunità – le nuove strutture, finanziate dal Pnrr e chiamate a fungere da cerniera tra la medicina di base e gli ospedali – contribuiranno anche i giovani dottori iscritti al corso di Medicina generale. Non solo: le ore che questi professionisti svolgeranno negli ambulatori di nuova generazione rientreranno nel computo dell’ammontare orario necessario, stabilito dai contratti di specializzazione. Tutto questo, per un fine che è evidente. E, in ogni caso, esplicitato dalla delibera della giunta regionale pubblicata mercoledì scorso nel bollettino veneto. Testo in cui viene chiaramente fatta menzione della «odierna carenza di medici» per la quale «oggi risulta più che mai necessario il prezioso contributo dei medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, sia per ricoprire le numerose zone carenti rimaste scoperte, sia per le attività orarie definite a livello distrettuale, agevolando l’inserimento lavorativo già durante la frequenza del corso, specie nelle case di comunità e nei nuovi contesti organizzativi previsti dalla normativa nazionale». Sono le varie tessere della medicina di territorio. Tutte, singolarmente, in sofferenza, e tutte per la stessa ragione: la carenza di professionisti. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Gimbe, in Veneto mancano quasi 800 medici di medicina generale, 747 a esser precisi; carenza che si ripercuote su quasi un milione di cittadini. Pazienti costretti a rivolgersi a dottori dalle liste sovrannumerarie oppure alla continuità assistenziale. Una situazione che pone inevitabili interrogativi su come verranno fatte funzionare le case di comunità: 102 in Veneto delle quali 91 in apertura già a fine mese, secondo la scadenza fissata dallo stesso Pnrr. E se lo stato di attuazione delle strutture è avanzato, anche con riferimento alle dotazioni mediche, resta però aperta la questione del personale. I medici di medicina generale hanno assicurato collaborazione in tal senso, ma prima di tutto – hanno sottolineato attraverso il sindacato Fimmg – devono essere risolte le questioni aperte a livello nazionale. Il nodo principale del confronto con il governo riguarda il futuro dei medici di famiglia, il loro rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale, il ruolo delle case della comunità e l’eventuale introduzione di forme di dipendenza o di nuovi obblighi organizzativi. Il 13 giugno ci sarà un incontro a Roma. In attesa della definizione della partita nazionale, la Regione ha messo mano al regolamento del corso di formazione specifica in medicina generale, rimodulando la frequenza. E richiamando, appunto, il ruolo dei tirocinanti nelle case di comunità. Il tema dei nuovi ambulatori è al centro del dibattito politico. In tal senso c’è anche un’interrogazione presentata dalla consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto e sottoscritta da Rossella Cendron, Civiche Venete. «Ho sottoscritto l’interrogazione per chiedere alla giunta di chiarire se l’assegnazione di personale sanitario dalle strutture ospedaliere alle case di comunità rappresenti una scelta limitata a singole Usl oppure una modalità organizzativa destinata a essere estesa a livello regionale», sottolinea. L’interrogazione prende le mosse da alcune segnalazioni provenienti dal territorio vicentino, secondo le quali personale medico oggi impiegato negli ospedali verrebbe destinato, per parte del proprio orario di lavoro, alle nuove case di comunità. «Una situazione che solleva interrogativi importanti, soprattutto alla luce della persistente carenza di personale medico e infermieristico che interessa gli ospedali veneti, già impegnati nel recupero delle liste d’attesa e nel gara
ntire la piena operatività dei servizi», afferma Cendron. —L.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: IL PROVVEDIMENTO Delibera di palazzo Balbi che interviene sui corsi di formazione per i camici bianchi LA RIORGANIZZAZIONE Rimodulati gli orari destinati al lavoro, prevista la presenza anche nei nuovi ambulatori Image:Nelle case di comunità verranno arruolati tirocinanti -tit_org- Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti -sec_org-
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title§§ Report Gimbe: «In Puglia c'è un pediatra ogni 850 bimbi»
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Estratto da pag. 5 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ Report Gimbe: «In Puglia c’è un pediatra ogni 850 bimbi» L’analisi In Puglia all'1 gennaio 2025 non si registra una carenza di pediatri di libera scelta (pls). Lo rileva un'analisi condotta da Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale, facendo riferimento al rapporto di 1 pediatra ogni 850 assisti (secondo quanto previsto dall'ultimo Accordo collettivo nazionale). Nella regione il numero medio di assistiti per pediatra è pari a 830, sotto la media nazionale (917 assistiti per pls) e al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per pls). In particolare dallo studio emerge che l'84,3% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra (media nazionale 82,9%). Inoltre il report evidenzia che entro il 2029 sono 143 i pediatri di libera scelta che raggiungeranno l'età di pensionamento di 70 anni. Differente la situazione nel resto del Paese, soprattutto al Nord dove la carenza di pediatri è ormai cronica. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: L’analisi Highlight: Image: -tit_org- Report Gimbe: «In Puglia c'è un pediatra ogni 850 bimbi» -sec_org-
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§---§
title§§ «Mancano cinque pediatri di libera scelta»
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Estratto da pag. 8 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T05:10:00+00:00
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tp:ocr§§ FONDAZIONE GIMBE Entro il 2029 in Basilicata 27 professionisti in pensione «Mancano cinque pediatri di libera scelta» In Basilicata, facendo riferimento al rapporto ottimale di un pediatra di libera scelta ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall'ultimo Accordo Collettivo Nazionale) all'1 gennaio 2025 si stima una carenza di cinque Pediatri di Libera Scelta. È quanto emerge dall'analisi della fondazione Gimbe sui pediatri di libera scelta (Pls) cosiddetti pediatri di famiglia - e sulle attuali criticità che regolano l'inserimento dei Pls nel Servizio Sanitario Nazionale e sulla carenza nelle diverse Regioni italiane. Entro il 2029, in Basilicata, 27 pediatri raggiungeranno l'età di pensionamento di 70 anni; attualmente il numero medio di assistiti per medico è pari a 932, sopra media nazionale (917 assistiti per Pls), ma al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per Pls); infine il 75,5% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra (media nazionale 82,9%) In Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi Regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c'è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, il pediatra di libera scelta - cosiddetto pediatra di famiglia - è il medico preposto alla tutela della salute di bambini e ragazzi da 0 a 13 anni. Ad ogni bambino, sin dalla nascita, deve essere assegnato un Pls per garantire l’accesso a servizi e prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale. «Tuttavia in molte aree del Paese - dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende Sanitarie Locali , pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e quelli più fragili». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Mancano cinque pediatri di libera scelta» -sec_org-
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title§§ In Puglia non c'è carenza di pediatri di libera scelta = In Puglia non c'è carenza di pediatri di libera scelta
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Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 05 Jun 2026
a pagina 2
pubDate§§ 2026-06-05T03:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Fondazione Gimbe In Puglia non c’è carenza di pediatri di libera scelta a pagina 2 Fondazione Gimbe In Puglia non c’è carenza di pediatri di libera scelta In Puglia all’1 gennaio 2025 non si registra una carenza di pediatri di libera scelta (pls). Lo rileva un’analisi condotta da Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale, facendo riferimento al rapporto di 1 pediatra ogni 850 assisti ( secondo quanto previsto dall’ultimo Accordo collettivo nazionale). Nella regione il numero medio di assistiti per pediatra è pari a 830, sotto la media nazionale (917 assistiti per pls) e al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per pls). In particolare dallo studio emerge che l’84,3% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra (media nazionale 82,9%). Inoltre il report evidenzia che entro il 2029 sono 143 i pediatri di libera scelta che raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In Puglia non c'è carenza di pediatri di libera scelta In Puglia non c'è carenza di pediatri di libera scelta -sec_org-
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title§§ La vita agra dei pediatri in Piemonte ognuno deve seguire 1.100 bambini = Un medico per 1.100 bambini pediatri sotto stress in Piemonte
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060501905602101.PDF
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Estratto da pag. 57 di "REPUBBLICA TORINO" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T01:40:00+00:00
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tp:ocr§§ La vita agra dei pediatri in Piemonte ognuno deve seguire 1.100 bambini Un medico per 1.100 bambini pediatri sotto stress in Piemonte Regione meno virtuosa della media nazionale anche se il calo delle nascite risolverà il sovrannumero ntro il 2029 andranno in pensione 45 pediatri in tutto il Piemonte. Un dato che a primo impatto desta preoccupazione, ma è solo un pezzo del racconto ben più complesso di una professione che sta vivendo una profonda trasformazione. Schiacciati tra l’aumento dei medici in uscita dalle scuole di specializzazione, il calo delle nascite e l’apertura delle nuove Case di Comunità, i pediatri assistono un numero enorme di pazienti. A a pagina 7 E ntro il 2029 andranno in pensione 45 pediatri in tutto il Piemonte. Un dato che a primo impatto desta preoccupazione, ma è solo un pezzo del racconto ben più complesso di una professione che sta attraversando una profonda trasformazione. Schiacciati tra l’aumento dei medici in uscita dalle scuole di specializzazione, il calo delle nascite e l’apertura delle nuove Case di Comunità, i pediatri si trovano ad assistere un numero enorme di pazienti. Situazione che appare più critica in campagna, rispetto ai centri urbani. In questo contesto, secondo l’ultima fotografia fornita dalla E Fondazione Gimbe, in Piemonte i bambini seguiti da ogni pediatra sono circa 1.126. Un numero significativamente più alto rispetto alla media nazionale (917 pazienti per medico) che porta il Piemonte in vetta alla classifica, con tutti i problemi che questo comporta in termini di qualità dell’assistenza verso i più piccoli. Il massimale è fissato a mille pazienti per pediatra, ma spesso i medici vanno in deroga per garantire il servizio alle famiglie. «Per non lasciare i bambini senza pediatra ci sono colleghi che ne hanno in cura oltre 1.500» racconta a Repubblica il dottor Renato Turra, segretario provinciale Fimp Torino. Certo, in passato il numero dei bambini era di molto superiore rispetto alle proiezioni dei prossimi anni e, va da sé, che anche l’impegno richiesto ai pediatri fosse più gravoso. Secondo i calcoli di Gimbe, il 78,7% della popolazione infantile in Piemonte tra i 7 e i 13 anni è segu. Per tutti i ragazzini, il sistema sanitario nazionale garantisce l’assistenza pediatrica, ma a volte il numero dei piccoli pazienti supera di molto il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, previsto dall’ultimo accordo collettivo nazionale. In questo senso, al 1° gennaio 2025 si stima una carenza di 109 professionisti, si legge ancora nel rapporto. «Data la situazione delle nascite, in futuro rischia di esserci un eccesso di pediatri», aggiunge Turra e porta l’esempio della situazione nel capoluogo. Nel mese di maggio, infatti, sono entrati in servizio 10 nuovi pediatri per sopperire a pensionamenti e far fronte al nuovo massimale ridotto. Certo il risultato di questa iniezione di forza lavoro si vedrà solo a tendere nel tempo. La scelta del pediatra a cui affidarsi infatti da parte delle famiglie resta libera e, in questo quadro già complicato, si aggiunge l’impegnò dei medici all’interno delle Case di comunità. «Stiamo valutando con estrema attenzione l’evolversi della situazione – commenta Turra – affinché tutti questi cambiamenti non impattino negativamente sull’assistenza ai pazienti». ---End text--- Author: ADELE PALUMBO Heading: Highlight: Image:La regione ha una delle medie di pazienti per pediatra più alte T T I pediatri dovrebbero seguire 850 pazienti, ma in Piemonte non è così -tit_org- La vita agra dei pediatri in Piemonte ognuno deve seguire 1.100 bambini Un medico per 1.100 bambini pediatri sotto stress in Piemonte -sec_org-
tp:writer§§ ADELE PALUMBO
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§---§
title§§ Pediatri, allarme carenza in Campania
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Estratto da pag. 3 di "ROMA" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ L’ANALISI Nel Paese circa 500 gli specialisti in meno. Fondazione Gimbe: «Irrealistico estendere l’assistenza fino a 18 anni» Pediatri, allarme carenza in Campania Ne mancano 59 oggi, ma entro il 2029 saranno in 218 ad andare in pensione: il quadro più pesante in Italia DI MARCO CARBONI NAPOLI. In Campania mancano almeno 59 pediatri di libera scelta, secondo i dati dell'analisi condotta dalla Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale, che segnalano in Italia una carenza complessiva di quasi 500 specializzati (497 pediatri di libera scelta). La siatuazione, dunque, non è rosea già oggi. Ma potrebbe peggiorare, e di molto, a breve termine. Secondo la Fondazione Gimbe, infatti, entro il 2029 ben 218 pediatri raggiungeranno l’età di pensionamento. Ad oggi, la Campania si colloca al quartultimo posto posto in Italia, preceduta da Lombardia (dove risultano 186 pediatri di libera scelta mancanti), Piemonte (109) e Veneto (96). La regione risulta invece avere il record negativo per ciò che concerne i pediatri di libera scelta che entro il 2029 raggiungeranno i 70 anni, ovvero l’età della pensione: con 218 la Campania è avanti a Sicilia (216) e Lazio (201). Non va meglio per il numero di assistiti per ogni singolo pediatra: con 925 la Campania è sopra la media nazionale e si colloca all’undicesimo posto nella classifica nazionale (guidata dal Piemonte con 1.126 assistiti per ogni pediatra di libera scelta), ma è comunque al di sotto del massimale senza deroghe (che è pari a 1.000 assistiti per pediatra di libera scelta). Infine, in Campania l’84,3% della popolazione tra i 6 e i 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta (contro una media nazionale che è pari all’82,9%). In questo caso la Campania è ottava, con la Toscana (94%) che guida la graduatoria. Curati dal pediatra fino ai 18 anni? Lo scenario previsto dalla bozza di riforma della medicina del territorio è irrealistico per la Fondazione Gimbe, secondo cui estendere l'assistenza pediatrica fino alla maggiore età come vorrebbe la 'riforma Schillaci' richiederebbe ad oggi "oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati. La bozza di riordino dell'assistenza primaria - ricorda la Fondazione - rafforza il ruolo dei pediatri di libera scelta (Pls, i cosiddetti pediatri di famiglia) nella rete dell'assistenza territoriale prevista dal Dm 77: in particolare, i pediatri dovrebbero garantire almeno 6 ore settimanali, per 48 settimane l'anno, nelle Case della comunità, con la possibilità per le Regioni di aumentare tale quota in relazione ai bisogni locali. La proposta interviene anche sull'età dell'assistenza pediatrica: il rapporto con il Pls verrebbe esteso fino ai 18 anni. «Nel complesso - afferma il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta - la riforma punta a rafforzare l'integrazione dei Pls nella rete territoriale e a garantire maggiore continuità assistenziale durante l'età evolutiva. Tuttavia, il rischio è che resti un riassetto prevalentemente organizzativo se non verrà accompagnata da risorse adeguate, criteri omogenei di attuazione tra le Regioni e indicatori di monitoraggio capaci di misurare i reali benefici per bambini, adolescenti e famiglie". Inoltre, calcola Gimbe, "mantenendo il rapporto ottimale di 850 assistiti, oggi sarebbero necessari oltre 3.500 Pls aggiuntivi per garantire la copertura dell'intera popolazione tra 0 e 18 anni: 811 per prendere in carico i 690mila minori di 6-13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale (Mmg) e 2.721 per la fascia 14-17 anni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: DI Marco CarBoni Heading: DI MARCO CARBONI Highlight: Image: -tit_org- Pediatri, allarme carenza in Campania -sec_org-
tp:writer§§ DI Marco CarBoni
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title§§ «In Trentino mancano 8 pediatri E altri 10 in pensione entro 3 anni»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503232407209.PDF
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Estratto da pag. 21 di "T QUOTIDIANO" del 05 Jun 2026
Il report della Fondazione Gimbe. Serve il 12% di medici in più
pubDate§§ 2026-06-05T05:10:00+00:00
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tp:ocr§§ «In Trentino mancano 8 pediatri E altri 10 in pensione entro 3 anni» Il report della Fondazione Gimbe. Serve il 12% di medici in più L’ allarme c’è da qualche anno. La notizia è che, anche questa volta non è rientrato: anzi. In Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. I numeri arrivano dalla Fondazione Gimbe, che ha analizzato la situazione dell’assistenza pediatrica territoriale e le prospettive future legate ai pensionamenti e al ricambio generazionale. E anche in Trentino l’assenza dei «medici dei bambini» (e degli adolescenti) si fa notare: ce ne vorrebbero 8, un numero che sembra irrisorio, ma in provincia di pediatri di famiglia ce ne sono solo 64: ne servono, dunque, il 12% in più. Pensionamenti Secondo il report, in alcune aree del Paese il numero di bambini assistiti supera il massimale previsto di mille pazienti per pediatra. Una situazione destinata a peggiorare nei prossimi anni: tra il 2025 e il 2029 andranno infatti in pensione 1.547 pediatri di famiglia, senza che vi siano certezze sulla capacità del sistema di sostituirli. In Trentino andranno in pensione dieci pediatri, un numero decisamente alto sul totale e che persa per quasi un sesto. «In molte aree del Paese si registrano procedure complesse, risposte non sempre tempestive delle Aziende sanitarie e difficoltà per le famiglie nel trovare un pediatra disponibili spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta - una situazione che rischia di compromettere la continuità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli e fragili». Numero di assistiti Al primo gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, contro i 7.373 del 2019: una riduzione del 15% in appena sei anni. Nello stesso periodo il calo delle nascite ha ridotto il numero complessivo di bambini assistiti, ma non in misura sufficiente a compensare la diminuzione dei professionisti. Secondo i dati analizzati dalla Fondazione Gimbe, ogni pediatra segue in media 917 assistiti. In Piemonte (1.126), Alto Adige (1.114) e Veneto (1.018) la media supera addirittura il limite massimo previsto dagli accordi nazionali. In provincia di Trento il numero medio di assistiti per pediatra è di 957, sopra la media nazionale (917). Però la percentuale di popolazione 6-13 anni presa in carico si attesta al 91,5%, la quarta più alta d’Italia. La stima elaborata dalla Fondazione individua una carenza complessiva di 497 pediatri. Lombardia, Piemonte e Veneto concentrano da sole il 78,7% del deficit nazionale, con rispettivamente 186, 109 e 96 professionisti mancanti. La situazione appare particolarmente critica nelle aree interne e montane, ma le difficoltà si stanno estendendo anche ai grandi centri urbani, dove - stando al report della Fondazione Gimbe - trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più complicato. La riforma C’è poi il nodo della riforma, collegata alla ben più ampia partita dell’assistenza territoriale, che, come notoprevede un rafforzamento del ruolo dei pediatri nelle Case della Comunità e l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni di età. Una prospettiva che, secondo Gimbe, richiederebbe però risorse molto più consistenti. Per garantire la copertura dell’intera fascia 0-18 anni sarebbero necessari oltre 3.500 pediatri aggiuntivi, che salirebbero a circa 4.000 considerando anche le carenze già esistenti. «L’estensione dell’assistenza pediatrica fino alla maggiore età non è realistica senza un aumento significativo del personale disponibile», sottolinea Cartabellotta. «Serve una programmazione più accurata, capace di prevedere il ricambio generazionale e di assicurare una presenza capillare dei pediatri sul territorio». Negli ultimi anni sono aumentate le borse di studio per la specializzazione in pediatria, passate da 496 nel 2017-2018 a 854 nel 2024-2025. Tuttavia resta difficile prevedere quanti specialisti sceglieranno la carriera di pediatra di famiglia anziché quella ospedaliera. Per la Fonda
zione Gimbe il futuro dell’assistenza pediatrica dipenderà dalla capacità di coniugare programmazione del personale, riforma dell’assistenza territoriale e innovazione organizzativa, evitando che la carenza di professionisti si traduca in un ulteriore peggioramento dell’accesso alle cure per bambini e adolescenti. ---End text--- Author: Davide Orsato Heading: Highlight: Image: -tit_org- «In Trentino mancano 8 pediatri E altri 10 in pensione entro 3 anni» -sec_org-
tp:writer§§ Davide Orsato
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§---§
title§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti
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Estratto da pag. 8 di "TRIBUNA DI TREVISO" del 05 Jun 2026
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tp:ocr§§ Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti Regione: più che mai necessario il loro prezioso contributo VENEZIA Il caso Era prevedibile. Si era cominciato durante la pandemia, con l’allargamento delle maglie dei reparti ospedalieri ai corsisti, nel pieno della loro attività di specializzazione. E lo stesso si fa ora, con un ulteriore passo avanti: a garantire il funzionamento delle case della comunità – le nuove strutture, finanziate dal Pnrr e chiamate a fungere da cerniera tra la medicina di base e gli ospedali – contribuiranno anche i giovani dottori iscritti al corso di Medicina generale. Non solo: le ore che questi professionisti svolgeranno negli ambulatori di nuova generazione rientreranno nel computo dell’ammontare orario necessario, stabilito dai contratti di specializzazione. Tutto questo, per un fine che è evidente. E, in ogni caso, esplicitato dalla delibera della giunta regionale pubblicata mercoledì scorso nel bollettino veneto. Testo in cui viene chiaramente fatta menzione della «odierna carenza di medici» per la quale «oggi risulta più che mai necessario il prezioso contributo dei medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, sia per ricoprire le numerose zone carenti rimaste scoperte, sia per le attività orarie definite a livello distrettuale, agevolando l’inserimento lavorativo già durante la frequenza del corso, specie nelle case di comunità e nei nuovi contesti organizzativi previsti dalla normativa nazionale». Sono le varie tessere della medicina di territorio. Tutte, singolarmente, in sofferenza, e tutte per la stessa ragione: la carenza di professionisti. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Gimbe, in Veneto mancano quasi 800 medici di medicina generale, 747 a esser precisi; carenza che si ripercuote su quasi un milione di cittadini. Pazienti costretti a rivolgersi a dottori dalle liste sovrannumerarie oppure alla continuità assistenziale. Una situazione che pone inevitabili interrogativi su come verranno fatte funzionare le case di comunità: 102 in Veneto delle quali 91 in apertura già a fine mese, secondo la scadenza fissata dallo stesso Pnrr. E se lo stato di attuazione delle strutture è avanzato, anche con riferimento alle dotazioni mediche, resta però aperta la questione del personale. I medici di medicina generale hanno assicurato collaborazione in tal senso, ma prima di tutto – hanno sottolineato attraverso il sindacato Fimmg – devono essere risolte le questioni aperte a livello nazionale. Il nodo principale del confronto con il governo riguarda il futuro dei medici di famiglia, il loro rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale, il ruolo delle case della comunità e l’eventuale introduzione di forme di dipendenza o di nuovi obblighi organizzativi. Il 13 giugno ci sarà un incontro a Roma. In attesa della definizione della partita nazionale, la Regione ha messo mano al regolamento del corso di formazione specifica in medicina generale, rimodulando la frequenza. E richiamando, appunto, il ruolo dei tirocinanti nelle case di comunità. Il tema dei nuovi ambulatori è al centro del dibattito politico. In tal senso c’è anche un’interrogazione presentata dalla consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto e sottoscritta da Rossella Cendron, Civiche Venete. «Ho sottoscritto l’interrogazione per chiedere alla giunta di chiarire se l’assegnazione di personale sanitario dalle strutture ospedaliere alle case di comunità rappresenti una scelta limitata a singole Usl oppure una modalità organizzativa destinata a essere estesa a livello regionale», sottolinea. L’interrogazione prende le mosse da alcune segnalazioni provenienti dal territorio vicentino, secondo le quali personale medico oggi impiegato negli ospedali verrebbe destinato, per parte del proprio orario di lavoro, alle nuove case di comunità. «Una situazione che solleva interrogativi importanti, soprattutto alla luce della persistente carenza di personale medico e infermieristico che interessa gli ospedali veneti, già impegnati nel recupero delle liste d’attesa e nel garan
tire la piena operatività dei servizi», afferma Cendron. —L.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: IL PROVVEDIMENTO Delibera di palazzo Balbi che interviene sui corsi di formazione LA RIORGANIZZAZIONE Rimodulati gli orari destinati al lavoro, prevista la presenza anche nei nuovi ambulatori Image:Nelle case di comunità verranno arruolati tirocinanti -tit_org- Case di comunità in cerca di medici Ecco i tirocinanti -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Emergenza pediatri, 23 verso la pensione
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Estratto da pag. 2 di "UNIONE SARDA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T03:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Il report. Cartabellotta (Gimbe): manca il ricambio generazionale Emergenza pediatri, 23 verso la pensione 362303 I numeri sono ridotti, anche perché in Sardegna i bambini sono sempre di meno, e molti medici scelgono altre specialità con maggiore futuro, però succede che in diversi paesi manchi l’assistenza di base (anche) per i più piccoli, e secondo l’ultimo report Gimbe entro il 2029 nell’Isola raggiungeranno l’età della pensione 23 pediatri di libera scelta, e il ricambio generazionale non è garantito. «In molte arre del Paese», sottolinea il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, «trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile, se non impossibile. E il problema non riguarda soltanto le zone montane o periferiche, ma anche le grandi città». Nonostante il drastico calo delle nascite registrato nell'ultimo ventennio, in Italia mancano almeno 497 pediatri, quasi l'80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. La situazione sembra destinata a peggiorare. La situazione della pediatria è aggravata poi dalle criticità della medicina generale: in teoria ogni pediatra potrebbe avere in cura al massimo mille bambini e ragazzi (sebbene il massimo ottimale sia considerato 850). Oggi queste deroghe rischiano di essere la norma. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:3 0 3 2 36 03 Una pediatra con il suo piccolo paziente -tit_org- Emergenza pediatri, 23 verso la pensione -sec_org-
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§---§
title§§ Allarme per carenza di pediatri
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Estratto da pag. 34 di "VOCE DI ROVIGO" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T05:10:00+00:00
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tp:ocr§§ GIMBE “Non ci sono certezze sul ricambio generazionale” Allarme per carenza di pediatri ROMA - Il Veneto condivide con altre grandi regioni italiane il problema della carenza di pediatri di libera scelta. Lo sottolinea la Fondazione Gimbe. “In Italia mancano quasi 500 pediatri di libera scelta (Pls) e circa l’80% delle carenze si concentra in tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. In alcune aree del Settentrione si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra. A livello nazionale, entro il 2029 andranno in pensione oltre 1.500 pediatri, ma non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale”, è l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe. “Nonostante il calo delle nascite, Lombardia, Piemonte e Veneto continuano a registrare rilevanti carenze di pediatri di libera scelta”, i Pls o pediatri di famiglia. Ma “al di là dei numeri, la distribuzione capillare” dei medici dei bimbi “sul territorio resta fortemente condizionata da variabili locali e richiede una programmazione molto più accurata. Le Regioni devono poter disporre di stime affidabili sul numero di specialisti che intraprendono effettivamente la carriera di Pls, integrate con le proiezioni demografiche sulla denatalità. Parallelamente, è indispensabile completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr, sviluppando modelli organizzativi orientati al lavoro in team multidisciplinari capaci di valorizzare appieno le potenzialità della trasformazione digitale, oltre a riforme e accordi sindacali coerenti con gli obiettivi di ricambio generazionale e con la necessità di garantire una presenza capillare dei Pls sul territorio”. Sono questi gli interventi suggeriti dal presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, per colmare i buchi assistenziali stimati da un’analisi della Fondazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Allarme per carenza di pediatri -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Crescono gli infortuni sul lavoro
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Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T04:21:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ CRESCONO GLI INFORTUNI SUL LAVORO Le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) presentate all’Inail entro il mese di aprile 2026 sono state 137.272, in aumento del 5,2% rispetto alle 130.545 del pari periodo 2025. Il numero degli infortuni ha segnato un +5,1% nella gestione industria e servizi (dai 116.140 casi del 2025 ai 122.050 del 2026), un -0,3% in agricoltura (da 7.343 a 7.324) e un +11,8% nel Conto stato (da 7.062 a 7.898). L’aumento delle denunce di infortunio che emerge dal confronto tra il 2025 e il 2026 è legato sia alla componente femminile, che registra un +6,0% (da 43.032 a 45.610 casi), sia a quella maschile, con +4,7% (da 87.513 a 91.662). Crescono sia le denunce dei lavoratori stranieri (+7,6%) sia degli italiani (+4,4%). Calano invece gli infortuni mortali, che nel periodo considerato sono stati 191, 16 in meno rispetto alle 207 registrate nel 2025, -13 casi sul 2024, -14 sul 2023, -67 sul 2021, -27 sul 2020, -13 sul 2019 e parità con il 2022. La riduzione ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 183 a 172 denunce mortali) e l’Agricoltura (da 23 a 17), mentre il Conto Stato sale da uno a due decessi. Tra i settori con più infortuni avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le Costruzioni (da 31 a 34 denunce mortali), i Servizi di supporto alle imprese (da 10 a 14), la Fornitura di acqua - reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento (da 5 a 8), la Sanità e assistenza sociale (da 2 a 6) e l’Amministrazione pubblica e difesa (da 1 a 5), per i decrementi le Attività manifatturiere (da 29 a 19), il Trasporto e magazzinaggio (da 30 a 26) e il Commercio (da 23 a 14). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Crescono gli infortuni sul lavoro -sec_org-
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§---§
title§§ Il governo Meloni chiude il dossier coesione
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503159406459.PDF
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Estratto da pag. 3 di "SECOLO D'ITALIA" del 05 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-05T04:21:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ IL GOVERNO MELONI CHIUDE IL DOSSIER COESIONE di Redazione Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha firmato, su proposta del Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, gli ultimi 6 Accordi per la coesione con i Ministeri. L’importo complessivo degli investimenti attivati è di circa 1,7 miliardi di euro. Gli Accordi sottoscritti oggi si aggiungono ai 21 Accordi con le Regioni e le Province autonome e ai primi 7 Accordi raggiunti con i Ministeri nell’ottobre 2025. Così in una nota Palazzo Chigi. “Le politiche di coesione rappresentano uno dei tasselli strategici dell’azione di governo. Oggi completiamo il percorso avviato all’inizio di questa legislatura, chiudendo 34 Accordi che valgono complessivamente oltre 50 miliardi di euro. Risorse estremamente preziose, che finanziano interventi strategici per ridurre i divari territoriali e rendere l’Italia più forte, coesa e competitiva”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Attiviamo oggi 1,7 miliardi di euro in progetti per i nostri giovani nel campo dell’istruzione, per rilanciare il turismo quale fattore strategico della crescita, per rafforzare il nostro sistema sanitario, per aumentare la sicurezza delle nostre città, per promuovere una ricerca orientata alle nuove tecnologie e per rendere i nostri territori più resilienti rispetto agli eventi calamitosi”, ha aggiunto il Ministro Foti. Nello specifico, i nuovi 6 Accordi sottoscritti riguardano il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che avrà a disposizione 360 milioni di euro del FSC, per interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici attraverso lavori di adeguamento antincendio, bonifica amianto e messa a norma degli impianti e degli spazi per le attività didattiche, laboratoriali, sportive e ludico/ricreative; il Ministero del Turismo, al quale andranno 121,14 milioni di euro, al fine di contribuire allo sviluppo del settore turistico, attraverso progetti di innovazione per lo sviluppo della competitività nel turismo, investimenti per migliorare la qualità delle destinazioni, nonché interventi di sostegno alle imprese per incrementare la qualità e l’innovazione dei servizi turistici; il Ministero della Salute, che beneficia di 90 milioni di FSC, con interventi che si focalizzano sul potenziamento delle strutture sociosanitarie per minori e giovani adulti in carico alla giustizia minorile e sulla riqualificazione/ potenziamento del parco tecnologico destinato agli IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico); il Ministero dell’Interno, con una dotazione complessiva di circa 278 milioni di euro, di cui 180 milioni di risorse FSC e 98 milioni di Fondo di rotazione. Nell’ambito dell’Accordo sono individuati interventi in tema di digitalizzazione, energia e riqualificazione urbana, quali l’implementazione del Disaster Recovery (DR) delle banche dati Interforze, il rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza in ambiti strategici e urbani, la digitalizzazione dei processi e dematerializzazione degli archivi della Polizia di Stato e l’innalzamento dei livelli di sicurezza e resilienza dei sistemi informatici della Polizia di Stato; il Ministero dell’Università e della Ricerca, che riceve 381,18 milioni di euro, di cui 306,76 milioni di risorse FSC e 74,41 milioni di Fondo di rotazione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il governo Meloni chiude il dossier coesione -sec_org-
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guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503159406459.PDF
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