title§§ Fondi per la Sanità: «Sono inadeguati lo dicono anche la destra e il Gimbe» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301787506038.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "EDICOLA DEL SUD BARI BAT" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301787506038.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301787506038.PDF', 'title': 'EDICOLA DEL SUD BARI BAT'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301787506038.PDF tp:ocr§§ Fondi per la Sanità: «Sono inadeguati lo dicono anche la destra e il Gimbe» L’ALLARME DEL CONSIGLIERE BORRACCINO (PD) 2 BARI «Il Sistema sanitario nazionale ha il 10 per cento in meno di risorse». Queste «in sintesi, le oneste parole del responsabile della sanità veneta, regione a guida centrodestra». Attacca iul consigliere regionale del Pd, Cosimo Borraccino. «Una verità che qui in Puglia stiamo spiegando da mesi e che trova adesso conferma nelle parole enunciate dall’assessore regionale veneto alla Sanità, Gino Gerosa. Si tratta di una dichiarazione/ammissione rilevante che proviene da chi, politicamente, sostiene il Governo centrale, essendo la Regione Veneto a guida centrodestra», continua Borraccino. «Un’autentica bomba sociale che attesta pubblicamente e certifica in maniera inequivocabile come il Governo, stia indebolendo negli ultimi anni la sanità pubblica. Infatti, la percentuale di spesa sanitaria sul PIL che è il vero metro di misura per comprendere il grado di finanziamento alla sanità, è notevolmente scesa dal 2022 che era al 6,8% ad oggi che è al 6,3%». Per giunta, continua, «tutti gli studi dicono che la spesa italiana per la sanità ferma al 6,3%, rimane nettamente inferiore sia alla media OCSE (7,1%) che a quella europea (6,9%)». La situazione, definita grave, viene descritta anche dall’ultimo report di aprile scorso della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze): «Senza risorse aggiuntive, le Regioni costrette a tagliare servizi o aumentare le tasse». Ancora la Fondazione GIMBE, argomenta Borraccino, a settembre dello scorso anno, attraverso il presidente Nino Cartabellotta, diceva: «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana, è ormai una questione strutturale che sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto». Per giunta, aggiunge il consigliere, «sempre la Fondazione Gimbe dichiara che la spesa pubblica copre circa il 73% del totale dei cittadini, lasciando invece il 27% a carico dei privati e delle famiglie (spesa "out of pocket" o tramite fondi integrativi), un dato nettamente superiore alla media UE». Quindi tutte le Regioni italiane sono costrette, per Borraccino, ad affrontare disavanzi sanitari di centinaia di milioni di euro, determinati da minori trasferimenti dal Governo nazionale rispetto a scelte adottate da loro stessi e per i quali non hanno previsto i fondi necessari come: l’adeguamento dei contratti di lavoro; i costi di nuovi farmaci prescrivibili dai medici di famiglia; gli aumenti dei costi di energia e dell’inflazione. Un gap di 5 miliardi di euro, destinato ad aumentare nei prossimi anni. «In pratica il Governo nazionale, alla guida dell’Italia da quasi quattro anni, non garantisce alle Regioni i trasferimenti adeguati per assicurare cure e assistenza sanitaria ai cittadini, inducendo tutte le amministrazioni regionali ad aumentare le tasse di propria competenza per coprire il disavanzo causato dal governo stesso e garantire servizi alla popolazione». Lo testimoniano «oltre all’onesta ammissione, in consiglio regionale, dell’assessore veneto alla Sanità, Gerosa, anche i continui report della fondazione GIMBE, organizzazione no profit», chiude il consigliere Pd. «Sarebbe bene ora che i rappresentanti locali del centrodestra indirizzassero quella petizione in corso alla presidente del Consiglio e al ministro della Salute chiedendo urgentemente di aumentare i fondi per il sistema sanitario». (L. IAC.) ---End text--- Author: LILIANA IACCARINO Heading: L’ALLARME DEL CONSIGLIERE BORRACCINO (PD) Highlight: Image:Il consigli ere regionale del Pd Cosimo Borraccino -tit_org- Fondi per la Sanità: «Sono inadeguati lo dicono anche la destra e il Gimbe» -sec_org- tp:writer§§ LILIANA IACCARINO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301787506038.PDF §---§ title§§ Fondi per la Sanità: «Sono inadeguati lo dicono anche la destra e il Gimbe» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060303130206185.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "EDICOLA DEL SUD BASILICATA" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T05:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060303130206185.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060303130206185.PDF', 'title': 'EDICOLA DEL SUD BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060303130206185.PDF tp:ocr§§ Fondi per la Sanità: «Sono inadeguati lo dicono anche la destra e il Gimbe» L’ALLARME DEL CONSIGLIERE BORRACCINO (PD) 2 BARI «Il Sistema sanitario nazionale ha il 10 per cento in meno di risorse». Queste «in sintesi, le oneste parole del responsabile della sanità veneta, regione a guida centrodestra». Attacca iul consigliere regionale del Pd, Cosimo Borraccino. «Una verità che qui in Puglia stiamo spiegando da mesi e che trova adesso conferma nelle parole enunciate dall’assessore regionale veneto alla Sanità, Gino Gerosa. Si tratta di una dichiarazione/ammissione rilevante che proviene da chi, politicamente, sostiene il Governo centrale, essendo la Regione Veneto a guida centrodestra», continua Borraccino. «Un’autentica bomba sociale che attesta pubblicamente e certifica in maniera inequivocabile come il Governo, stia indebolendo negli ultimi anni la sanità pubblica. Infatti, la percentuale di spesa sanitaria sul PIL che è il vero metro di misura per comprendere il grado di finanziamento alla sanità, è notevolmente scesa dal 2022 che era al 6,8% ad oggi che è al 6,3%». Per giunta, continua, «tutti gli studi dicono che la spesa italiana per la sanità ferma al 6,3%, rimane nettamente inferiore sia alla media OCSE (7,1%) che a quella europea (6,9%)». La situazione, definita grave, viene descritta anche dall’ultimo report di aprile scorso della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze): «Senza risorse aggiuntive, le Regioni costrette a tagliare servizi o aumentare le tasse». Ancora la Fondazione GIMBE, argomenta Borraccino, a settembre dello scorso anno, attraverso il presidente Nino Cartabellotta, diceva: «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana, è ormai una questione strutturale che sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto». Per giunta, aggiunge il consigliere, «sempre la Fondazione Gimbe dichiara che la spesa pubblica copre circa il 73% del totale dei cittadini, lasciando invece il 27% a carico dei privati e delle famiglie (spesa "out of pocket" o tramite fondi integrativi), un dato nettamente superiore alla media UE». Quindi tutte le Regioni italiane sono costrette, per Borraccino, ad affrontare disavanzi sanitari di centinaia di milioni di euro, determinati da minori trasferimenti dal Governo nazionale rispetto a scelte adottate da loro stessi e per i quali non hanno previsto i fondi necessari come: l’adeguamento dei contratti di lavoro; i costi di nuovi farmaci prescrivibili dai medici di famiglia; gli aumenti dei costi di energia e dell’inflazione. Un gap di 5 miliardi di euro, destinato ad aumentare nei prossimi anni. «In pratica il Governo nazionale, alla guida dell’Italia da quasi quattro anni, non garantisce alle Regioni i trasferimenti adeguati per assicurare cure e assistenza sanitaria ai cittadini, inducendo tutte le amministrazioni regionali ad aumentare le tasse di propria competenza per coprire il disavanzo causato dal governo stesso e garantire servizi alla popolazione». Lo testimoniano «oltre all’onesta ammissione, in consiglio regionale, dell’assessore veneto alla Sanità, Gerosa, anche i continui report della fondazione GIMBE, organizzazione no profit», chiude il consigliere Pd. «Sarebbe bene ora che i rappresentanti locali del centrodestra indirizzassero quella petizione in corso alla presidente del Consiglio e al ministro della Salute chiedendo urgentemente di aumentare i fondi per il sistema sanitario». (L. IAC.) ---End text--- Author: Redazione Heading: L’ALLARME DEL CONSIGLIERE BORRACCINO (PD) Highlight: Image:Il consigliere regi onale del Pd Cosimo Borraccino -tit_org- Fondi per la Sanità: «Sono inadeguati lo dicono anche la destra e il Gimbe» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060303130206185.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, la crisi Pistoia maglia nera d'Italia Fuga dalle zone disagiate link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301889302980.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "NAZIONE" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T02:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301889302980.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301889302980.PDF', 'title': 'NAZIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301889302980.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia, la crisi Pistoia maglia nera d’Italia Fuga dalle zone disagiate A Sambuca Pistoiese il dottore di base manca ormai da milletrecento giorni Anche a Massa Carrara il numero degli assistiti per camice supera i 1.500 La bozza del decreto in stallo ma la Toscana va avanti sulla strada tracciata FIRENZE Milletrecento giorni senza un medico di famiglia. Succede a Sambuca Pistoiese, comune montano simbolo di un’emergenza cronica. Non è più un caso isolato, ma un vicolo cieco certificato dagli ultimi dati nazionali del database OneKey di Iqvia per il Sole 24 Ore e dal monitoraggio della Fondazione Gimbe: i medici di famiglia sono sempre meno. In tutta Italia ce ne sono 40mila attivi, con una contrazione del 6,15% in soli dodici mesi che lascia sguarnite intere comunità e costringe i cittadini a lunghi spostamenti anche solo per una ricetta. In Toscana, tra il 2019 e il 2024, i medici di base si sono ridotti del 15,5% (una picchiata peggiore rispetto al già critico -14,1% della media nazionale). Al 1° gennaio 2025, il carico medio regionale è balzato a 1.413 assistiti per dottore contro i 1.383 della media italiana. Calcolando il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 pazienti, per Gimbe in regione mancano ben 394 medici di base. Una carenza strutturale che il sindacato Fimmg stima in circa 150 unità considerando il tetto a 1.300 assistiti, ma che si traduce comunque in un pesante e diffuso sovraccarico per gli ambulatori aperti sul territorio. La mappa del disagio incorona la provincia di Pistoia come la vera maglia nera d’Italia. Qui si registra il record negativo assoluto a livello nazionale: i 165 medici di famiglia hanno in media 1.520 assistiti, un tetto critico condiviso solo con Rovigo e Lodi. Per capire l’entità del divario basta guardare al panorama della Capitale: a Roma la situazione è decisamente più sostenibile e l’indice di copertura garantisce una boccata d’ossigeno con 1.190 pazienti per medico, nonostante una flessione dei professionisti del 5,9% su base annua. Se a Firenze il rapporto tiene a quota 1.306, il resto della Toscana arranca dietro il primato pistoiese: Massa Carrara si attesta a 1.476 assistiti e Grosseto a 1.447. Proprio Grosseto (-10,96%) e Massa (-10,48%) guidano la classifica del crollo dei medici attivi nel 2026. Un quadro destinato a peggiorare da qui al 2028, con l’uscita dal sistema di 466 medici toscani che arriveranno all’età pensionabile senza un adeguato ricambio generazionale. Su questa ferita si innesta lo stallo della riforma romana. La bozza del decreto legge del ministro della Salute, Orazio Schillaci, sul “doppio binario” — che vorrebbe introdurre la dipendenza dei medici per tappare i buchi nelle zone disagiate e nelle case della comunità — resta ferma al palo, congelata dalle dure proteste della categoria. La Toscana però procede per la sua strada, forte di un accordo già siglato a livello regionale con i medici di famiglia per integrarli nel sistema delle cure dentro le case di comunità. Un modello difeso dal governatore Eugenio Giani e dall’assessora Monia Monni contro la centralizzazione calata dall’alto, mentre a Sambuca l’orologio continua a correre. R. I. ---End text--- Author: R. I. Heading: Highlight: FOCUS 1 LA SITUAZIONE Primato negativo con Lodi e Rovigo La mappa del disagio incorona la provincia di Pistoia come la vera maglia nera d’Italia. Qui si registra il record negativo assoluto a livello nazionale: i 165 medici di famiglia hanno in media 1.520 assistiti, un tetto critico condiviso solo con Rovigo e Lodi 2 IL PANORAMA A Firenze il carico è più sostenibile Per capire l’entità del divario a Roma la situazione è più sostenibile e l’indice di copertura è di 1.190 assistiti per medico, nonostante una flessione dei professionisti del 5,9% su base annua. Anche a Firenze il rapporto tiene a quota 1.306 per medico di base Image:I NUMERI Dati: Fondazione Gimbe e Sole 24Ore In Toscana: • entro il 2028 466 medici di famiglia raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni • il numero medio di assistiti per medico al 1 ° gennaio 2025 nell’intera regione è pari a 1.413 (media nazionale 1.383) • secondo la stima di Fondazione Gimbe, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a 1 medico ogni 1.200 assistiti, al 1° gennaio 2025 in regione mancano 394 medici di famiglia • tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia in regione si sono ridotti del 15,5%. La media nazionale della riduzione è pari al 14,1% • nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale per il Corso di formazione speci?ica in Medicina generale sono stati pari ai posti disponibili (media Italia +26%). Le province dove nel 2026 è maggiormente diminuito il numero dei medici di famiglia Grosseto -10,96% Massa Carrara -10,48% Pistoia -6,25% Le province dove nel 2026 è maggiore il numero di assistiti per medico Pistoia 1.520 LNZ Massa Carrara 1.476 Grosseto 1.447 -tit_org- Medici di famiglia, la crisi Pistoia maglia nera d’Italia Fuga dalle zone disagiate -sec_org- tp:writer§§ r. i. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301889302980.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, paesi in crisi = Un dottore ogni 1300 fiorentini Nel Mugello paesi in difficoltà «Ma in città il sistema regge» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301796005247.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "NAZIONE FIRENZE" del 03 Jun 2026

A Firenze 142 medici su 236 hanno disponibilità. Entro il 2028 in pensione oltre 400 professionisti toscani Fimmg e Ordine: «Ambulatori saturi per i casi non urgenti, c'è anche un problema culturale»

pubDate§§ 2026-06-03T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301796005247.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301796005247.PDF', 'title': 'NAZIONE FIRENZE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301796005247.PDF tp:ocr§§ Medici di famìglia, paesi in cris In media 1300 pazienti ciascuno: carenze in Mugello, la città regge. Oltre 400 pensionamenti entro il 2028 Una dottoressa: «II mestiere oggi? Il carico di lavoro è raddoppiato. E le persone sono più aggressive» Scarcella e Passanese allepagine2e3 Un dottore ogni 1300 fiorentini Nel Mugello paesi in difficoltà «Ma in città il sistema regge» A Firenze 142 medici su 236 hanno disponibilità. Entro il 2028 in pensione oltre 400 professionisti toscc Fimmg e Ordine: «Ambulatori saturi per i casi non urgenti, c'è anche un problema culturale» di Teresa Scarcella FIRENZE Una medicina generale meno attrattiva, un ricambio generazionale ridotto negli ultimi anni, quindi carenza di medici di famiglia soprattutto nelle piccole realtà. Tutto innegabile. Ma alla luce dello scenario nazionale, il sistema toscano e soprattutto quello fiorentino, reggono. Parola della Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) e dell'Ordine dei Medici. È 1.306 la media - calcolata da (/ Sote 24 Ore - dei pazienti per medico in provincia di Firenze, a fronte di una media nazionale che si attesta su 1.2 47. «Un numero che è in linea con il rapporto ottimale di 1.300 assistiti per medico» spiega Niccolo Biancalani, segretario regionale della Fimmg. Il numero massimo di pazienti è di 1.500, che diventa 1.800 nelle zone più scoperte. Nel territorio fiorentino è il caso del Mugello, che comunque «è lontano dalla zona rossa» giura sempre Biancalani. Secondo il report della Fondazione Gimbe, entro il 2028 saranno 466 i medici di medicina generale toscani che raggiungeranno l'età pensionabile; e ad oggi al territorio regionale ne mancherebbero 394 per garantire un equii ¡brio tra domanda e offerta. Una fotografia che però si basa su un parametro ottima le fissato a 1.200 pazienti per professionista, quindi cento in meno rispet to a quello considerato dalla Fimmg. «In Toscana, escluse alcune aree della provincia pistoiese, non c'è un allarme - rassicura il segretario toscano - Le curve di presenza medica ci dicono che la crisi è passata e nel giro di qualche anno di medici ce ne saranno in abbondanza». Il nuovo quindi, seppur lentamente, avanza. E i giovani medici che entra no a Rua p (ruolo unico di assistenza primaria) hanno da contratto 38 ore settimanali, da svolgere - spiega Antonio Cosimo Tripoli, esponente dell'Ordine dei medici di Firenze - «sia in numero di assistiti (38 ore si traducono in 1.500 pazienti); o, in caso di meno pazienti, in ore all'interno delle case di comunità e nell'ambito della stessa Aft». Nei mesi scorsi, nel Comune di Firenze, «sono arrivati una trentina di nuovi medici, che hanno preso le zone carenti 2025 - illustra il segretario provinciale Fimmg, Alessandro Bonci -. La situazione nel centro urbano è migliorata nettamente. Per quanto riguarda la provincia, ci sono zone in Mugello un po' in affanno, ma non è una situazione drammatica». Se si consulta il portale regionale dove sì effettua ¡t'cambio medico', infatti, su Firenze risultano 236 medici di famiglia: ¡n 142 hanno ancora disponibilità, per 84 bisogna rivolgersi allo sportello; 10 sono quelli 'non disponibili'. li bollino verde, però, non deve ingannare: i tempi di attesa per una visita non urgente, su appuntamento, non sono brevi. Nei migliore dei casi si va a due settimane dalla chiamata in ambulatorio. Ma anche se i numeri non mentono, non è solo un calcolo matematico. «L'aumento dei medici non significa per forza tempi d'attesa minori, anzicommenta Bonci -. In sanità l'offerta genera richiesta. Siamo un paese vecchio e ¡perm edica I izzato, con un'aspettativa di vita mol to più lunga, ma una salute più breve. Il carico è pesante: ogni giorno io ho tra i 75 e gli 80 accessi, in alcuni casi arrivo fino a 100, tra programmati e non. Senza contare le teiefonate». «I medici di famìglia, come il pronto soccorso, sono le uniche porte della sanità ad accesso libero - aggiunge Tricoii - Se i pazienti saturano gli ambulatori per le non urgenze, è ovvio che si allungano le liste d'attesa». E quind i cosa serve? «Un sistema di programmazione, per mettere in comunicazione i servizi e dare una logica» è la cura di Bonci. Che poi è ['obiettivo della riforma sanitaria regionale in corso. Tra case di comunità. Aft, 116Ï7 «stiamo strutturando una rivoluzione, ma richiederà un po' di tempo - conclude - e soprattutto formazione, sia dei professionisti ma anche e soprattutto della popolazione». «Il rapporto ottimale è di 1.300 assistiti per ogni medico di famiglia. Il tetto massimo è di 1.500, ma nelle zone più scoperte si può arrivare fino a 1.800 con la deroga. Le zone interne, come il Mugello, sono quelle più sofferenti, ma non ci sono campanelli d'allarme. I tempi di attesa non sono legati alla carenza di camici bianchi, ma sono un problema di organizzazione». IL FABBISOGNO DI MEDICI DI FAMIGLIA IN TOSCANA IL NUMERO DI MEDICI DI FAMIGLIA IL NUMERO STIMATO DI MEDICI MANCANTI ENTRO IL 2028 IL NUMERO MASSIMO DI PAZIENTI CHE SI POSSONO PRENDERE IN CARICO IL NUMERO MASSIMO DI PAZIENTI NELLE ZONE'CARENTI· MEDIA DEI PAZIENTI PER MEDICO IN PROVINCIA DI FIRENZE MEDIA DEI PAZIENTI PER MEDICO IN ITALIA -tit_org- Medici di famiglia, paesi in crisi Un dottore ogni 1300 fiorentini Nel Mugello paesi in difficoltà «Ma in città il sistema regge» -sec_org- tp:writer§§ Teresa Scarcella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301796005247.PDF §---§ title§§ Sanità, il futuro si fa grigio Mancano 200 medici di base = La crisi della medicina di base Per 200 posti rispondono in 7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301826005403.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "PROVINCIA PAVESE" del 03 Jun 2026

Carenze in tutta la Regione: gli incarichi scoperti sono 4mila

pubDate§§ 2026-06-03T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301826005403.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301826005403.PDF', 'title': 'PROVINCIA PAVESE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301826005403.PDF tp:ocr§§ Sanità, il futuro si fa grigio Mancano 200 medici di base La crisi della medicina di base Per 200 posti rispondono in 7 Carenze in tutta la Regione: gli incarichi scoperti sono 4mila Per circa 200 posti da medico di base si presentano in sette, e se allarghiamo lo sguardo al resto della Regione non è neanche il risultato peggiore della Lombardia: non si ferma la crisi della medicina generale, un pilastro fondamentale del servizio sanitario che in questi anni sta subendo un processo di “desertificazione” dovuto alla cronica carenza di professionisti. ? Puccio a pag. 13 ? di Silvio Puccio Pavia Per circa 200 posti da medico di base si presentano in sette, e se allarghiamo lo sguardo al resto della Regione non è neanche il risultato peggiore della Lombardia: non si ferma la crisi della medicina generale, un pilastro fondamentale del servizio sanitario che in questi anni sta subendo un processo di “desertificazione” dovuto all’ormai cronica carenza di professionisti e al mancato ricambio generazionale la cui tendenza dovrebbe proseguire fino al 2028, secondo i calcoli di Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale) per via dei pensionamenti dei dottori nati intorno agli anni Sessanta. Stando all’ultimo bando pubblicato da Asst, gli incarichi vacanti da colmare sarebbero 205 e la graduatoria dei rimpiazzi è risultata particolarmente corta: solo sette professionisti, quattro dei quali corsisti (mentre tramite un avviso risalente a qualche mese fa era stato assegnato un solo incarico). Da qualche tempo, infatti, anche i giovani dottori iscritti al corso triennale per diventare medici di base possono gestire un numero limitato di pazienti in ambulatorio. È una delle contromisure introdotte per tamponare le carenze che in provincia riguardano Comuni del Pavese come Borgarello e Certosa, Carbonara e Casorate. Croniche le difficoltà di Vigevano, dove i posti da assicurare sono 23: una carenza che va avanti ormai da tempo. In altre zone della Lombardia (dove servirebbero più di 4mila professionisti) va pure peggio: solo a Milano gli ambiti scoperti sono più di 600, nel Mantovano più di 200, all’Asst del Garda circa 150. Una precisazione: con l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico”, il dato sugli incarichi vacanti tiene conto pure delle ore che i professionisti devono assicurare in alcuni servizi come le aggregazioni funzionali o le case di comunità, e va quindi preso con le pinze perché il rischio è quello di “sovrastimare” il fenomeno. Asst ha attivato diverse contromisure per cercare di sopperire alle carenze e minimizzare i disagi per i pazienti, affinché non rimangano senza assistenza: tra queste rientra l’attivazione degli ambulatori medici temporanei per le persone rimaste senza medico di base: di recente, sono stati istituiti a Casei, Broni e Varzi, e in certi casi è stata prevista l’assegnazione di incarichi provvisori. Un fenomeno, quello della carenza di medici di base, che sembra dipendere più dalle dinamiche di mercato del lavoro che da una cronica penuria: secondo un recente rapporto della fondazione Gimbe, infatti, in Italia il numero di medici per mille abitanti è superiore alla media Ocse (l’organizzazione dei Paesi sviluppati) ma molti lavorano fuori dal servizio sanitario. La medicina di base, inoltre, è oggetto di una profonda trasformazione: il ministero della Salute sta portando avanti una riforma tra le altre cose pensata per garantire il funzionamento delle Case di comunità con la presenza dei medici di base. Una proposta che sta destando le perplessità delle principali associazioni di categoria. ? ---End text--- Author: silvio Puccio Heading: Highlight: 2028 L’anno in cui si raggiungerà il picco di cessazioni dei medici di base 600 Gli incarichi da assegnare a Milano dove ci sono le carenze più marcate Per assicurare l’assistenza ai pazienti vengono attivati gli ambulatori temporanei La situazione: posti vacanti anche nel Pavese e criticità strutturali in Lomelli na Image:Lo studio di un medico di base di Pavia in una foto d’archivio -tit_org- Sanità, il futuro si fa grigio Mancano 200 medici di base La crisi della medicina di base Per 200 posti rispondono in 7 -sec_org- tp:writer§§ Silvio Puccio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301826005403.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, la crisi Pistoia maglia nera d'Italia Fuga dalle zone disagiate link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301930302378.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 03 Jun 2026

A Sambuca Pistoiese il dottore di base manca ormai da milletrecento giorni Anche a Massa Carrara il numero degli assistiti per camice supera i 1.500 La bozza del decreto in stallo ma la Toscana va avanti sulla strada tracciata

pubDate§§ 2026-06-03T02:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301930302378.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301930302378.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301930302378.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia, la crisi Pistoia maglia nera d’Italia Fuga dalle zone disagiate A Sambuca Pistoiese il dottore di base manca ormai da milletrecento giorni Anche a Massa Carrara il numero degli assistiti per camice supera i 1.500 La bozza del decreto in stallo ma la Toscana va avanti sulla strada tracciata FIRENZE Milletrecento giorni senza un medico di famiglia. Succede a Sambuca Pistoiese, comune montano simbolo di un’emergenza cronica. Non è più un caso isolato, ma un vicolo cieco certificato dagli ultimi dati nazionali del database OneKey di Iqvia per il Sole 24 Ore e dal monitoraggio della Fondazione Gimbe: i medici di famiglia sono sempre meno. In tutta Italia ce ne sono 40mila attivi, con una contrazione del 6,15% in soli dodici mesi che lascia sguarnite intere comunità e costringe i cittadini a lunghi spostamenti anche solo per una ricetta. In Toscana, tra il 2019 e il 2024, i medici di base si sono ridotti del 15,5% (una picchiata peggiore rispetto al già critico -14,1% della media nazionale). Al 1° gennaio 2025, il carico medio regionale è balzato a 1.413 assistiti per dottore contro i 1.383 della media italiana. Calcolando il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 pazienti, per Gimbe in regione mancano ben 394 medici di base. Una carenza strutturale che il sindacato Fimmg stima in circa 150 unità considerando il tetto a 1.300 assistiti, ma che si traduce comunque in un pesante e diffuso sovraccarico per gli ambulatori aperti sul territorio. La mappa del disagio incorona la provincia di Pistoia come la vera maglia nera d’Italia. Qui si registra il record negativo assoluto a livello nazionale: i 165 medici di famiglia hanno in media 1.520 assistiti, un tetto critico condiviso solo con Rovigo e Lodi. Per capire l’entità del divario basta guardare al panorama della Capitale: a Roma la situazione è decisamente più sostenibile e l’indice di copertura garantisce una boccata d’ossigeno con 1.190 pazienti per medico, nonostante una flessione dei professionisti del 5,9% su base annua. Se a Firenze il rapporto tiene a quota 1.306, il resto della Toscana arranca dietro il primato pistoiese: Massa Carrara si attesta a 1.476 assistiti e Grosseto a 1.447. Proprio Grosseto (-10,96%) e Massa (-10,48%) guidano la classifica del crollo dei medici attivi nel 2026. Un quadro destinato a peggiorare da qui al 2028, con l’uscita dal sistema di 466 medici toscani che arriveranno all’età pensionabile senza un adeguato ricambio generazionale. Su questa ferita si innesta lo stallo della riforma romana. La bozza del decreto legge del ministro della Salute, Orazio Schillaci, sul “doppio binario” — che vorrebbe introdurre la dipendenza dei medici per tappare i buchi nelle zone disagiate e nelle case della comunità — resta ferma al palo, congelata dalle dure proteste della categoria. La Toscana però procede per la sua strada, forte di un accordo già siglato a livello regionale con i medici di famiglia per integrarli nel sistema delle cure dentro le case di comunità. Un modello difeso dal governatore Eugenio Giani e dall’assessora Monia Monni contro la centralizzazione calata dall’alto, mentre a Sambuca l’orologio continua a correre. R. I. ---End text--- Author: r.i Heading: Highlight: FOCUS 1 LA SITUAZIONE Primato negativo con Lodi e Rovigo La mappa del disagio incorona la provincia di Pistoia come la vera maglia nera d’Italia. Qui si registra il record negativo assoluto a livello nazionale: i 165 medici di famiglia hanno in media 1.520 assistiti, un tetto critico condiviso solo con Rovigo e Lodi 2 IL PANORAMA A Firenze il carico è più sostenibile Per capire l’entità del divario a Roma la situazione è più sostenibile e l’indice di copertura è di 1.190 assistiti per medico, nonostante una flessione dei professionisti del 5,9% su base annua. Anche a Firenze il rapporto tiene a quota 1.306 per medico di base I NUMERI Dati: Fondazione Gimbe e Sole 24Ore In Toscana: • entro il 2028 466 medici di famiglia raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni • il numero medio di assistiti per medico al 1° genna io 2025 nell’intera regione è pari a 1.413 (media nazionale 1.383) • secondo la stima di Fondazione Gimbe, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a 1 medico ogni 1.200 assistiti, al 1° gennaio 2025 in regione mancano 394 medici di famiglia • tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia in regione si sono ridotti del 15,5%. La media nazionale della riduzione è pari al 14,1% • nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale per il Corso di formazione speci?ica in Medicina generale sono stati pari ai posti disponibili (media Italia +26%). Le province dove nel 2026 è maggiormente diminuito il numero dei medici di famiglia Grosseto -10,96% Massa Carrara -10,48% Pistoia -6,25% Le province dove nel 2026 è maggiore il numero di assistiti per medico Pistoia 1.520 LNZ Massa Carrara 1.476 Grosseto 1.447 Image: -tit_org- Medici di famiglia, la crisi Pistoia maglia nera d’Italia Fuga dalle zone disagiate -sec_org- tp:writer§§ r.i guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301930302378.PDF §---§ title§§ Sanità, 280 milioni di investimenti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301756905896.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "T QUOTIDIANO" del 03 Jun 2026

Ospedale di Rovereto 50 milioni, case di comunità 20. Il nodo medici di base

pubDate§§ 2026-06-03T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301756905896.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301756905896.PDF', 'title': 'T QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301756905896.PDF tp:ocr§§ Sanità, 280 milioni di investimenti Ospedale di Rovereto 50 milioni, case di comunità 20. Il nodo medici di base I piani Asuit in giunta provinciale Quest’anno il grosso degli interventi: 166 milioni Per le manutenzioni 30 milioni, per l’antincendio 36 Per ogni medico 1.211 pazienti, meglio della media T ra quest’anno e il 2028 gli investimenti previsti per la sanità trentina, in attesa del nuovo ospedale, ammontano a quasi 281 milioni di euro. Lo indica il piano approvato venerdì dalla giunta provinciale insieme al bilancio preventivo, al piano integrato di attività e organizzazione, al piano dei flussi di cassa, al prospetto della dotazione organica e ad altri documenti di Asuit, l’Azienda sanitaria universitaria del Trentino. Il grosso degli investimenti, 224,8 milioni, è costituito da interventi in edilizia sanitaria, mentre ammontano a 56 milioni i beni mobili da acquistare. Quest’anno sono a bilancio 166 milioni di interventi, 113 milioni di lavori e 52,6 milioni di forniture. L’anno prossimo il conto è di 50,8 milioni, nel 2028 si arriva a 64,2 milioni. L’investimento più consistente è il programma da 50 milioni per rinnovare l’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, di cui 2 milioni impegnati quest’anno, 5 nel 2027 e 43 nel 2028. Il piano 2026-2028 Tra le principali voci del capitolo edilizia sanitaria, spiccano i 19,9 milioni per le case di comunità e i 6,6 milioni per gli ospedali di comunità, entrambi progetti finanziati dal Pnrr. Infatti il grosso di queste cifre, 15,1 milioni per le case di comunità e l’intera cifra per gli ospedali, sono sul piatto per quest’anno e altri 4,7 milioni per l’anno prossimo. Collegati al Pnrr e al Piano complementare sono anche gli interventi da 15,8 milioni di adeguamento e miglioramento sismico, anch’essi previsti tutti entro l’anno. Poi ci sono gli investimenti necessari per mantenere funzionanti, oltre a Rovereto, gli altri centri ospedalieri e soprattutto il Santa Chiara. Da qui interventi «maggiori» per 38,8 milioni, la messa a norma antincendio da 36,2 milioni, manutenzioni straordinarie per 30,5 milioni. Per il Centro paralimpico all’ospedale Villa Rosa di Pergine vengono previsti 8 milioni, per l’Hospice pediatrico 5,2 milioni, mentre altri 7,7 milioni servono al riordino della rete ospedaliera. Sul versante delle forniture, le voci maggiori riguardano le attrezzature sanitarie e scientifiche per 17,7 milioni e i mezzi di trasporto Uom, Unità operative mobili, per Trentino Emergenza da 14,5 milioni. Hardware, software e informatica sanitaria valgono in tutto oltre 15 milioni. La delibera della giunta provinciale, proposta dall’assessore alla salute Mario Tonina, dà il via libera inoltre al bilancio preventivo 2026 di Asuit, che si chiude a 1 miliardo 805 milioni, di cui 1 miliardo 617 milioni di contributi provinciali. La dotazione di personale rimane stabile a 9.077 dipendenti: coperto tutto il turn over ma rimandate di assunzioni di nuove figure. In linea col Piano provinciale per il contenimento dei tempi di attesa, si stimano per quest’anno 191.700 prime visite nelle strutture pubbliche e 50mila in quelle private accreditate, per un totale di 241.700 visite in linea con l’anno scorso. Sono previste poi 211.800 visite di controllo, 119.300 branca radiologia e 164.400 altre prestazioni. La carenza di medici Secondo il database OneKey di Iqvia, consultato dal Sole 24 Ore, in Trentino nell’aprile di quest’anno si contano 1.211 abitanti maggiorenni per ogni medico di base. La media nazionale è di 1.247 residenti per medico, quindi la provincia di Trento sarebbe in una situazione leggermente migliore della media, anche se ancora superiore ai 1.200 pazienti per medico citati nei rapporti della Fondazione Gimbe come numero ottimale. Il database negli ultimi 12 mesi ha rilevato in media 40.374 medici di medicina generale attivi sul territorio nazionale e convenzionati con il Sistema sanitario nazionale. Le situazioni più problematiche si trovano principalmente nelle province del Nord e in alcune aree interne. ---End text--- Author: Francesco Terreri Heading: Highlight: Image:Ospedale Il Santa Chiara ha bisogno di numerosi interventi di manutenzione . -tit_org- Sanità, 280 milioni di investimenti -sec_org- tp:writer§§ Francesco Terreri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301756905896.PDF §---§ title§§ Prevost: salute, i dati dei pazienti siano tutelati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761805781.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "AVVENIRE" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761805781.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761805781.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761805781.PDF tp:ocr§§ IL MESSAGGIO Prevost: salute, i dati dei pazienti siano tutelati «Il miglioramento e l’evoluzione costanti della tecnologia significano che l’aggiornamento delle politiche di sicurezza e di privacy esistenti è diventato una questione urgente e fondamentale», soprattutto quando riguardano le informazioni legate ai “database sanitari” e alle biobanche. È quanto sottolinea Leone XIV in un messaggio in lingua inglese, a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, indirizzato al presidente della Pontificia Accademia per la vita (Pav) l’arcivescovo Renzo Pegoraro. L’occasione di questa lettera è il terzo incontro dedicato alla revisione della Dichiarazione di Taipei della World medical association (Wma), un documento di etica medica che stabilisce i principi fondamentali per la raccolta, la conservazione e l’utilizzo dei dati sanitari e dei campioni biologici nella ricerca scientifica. A conclusione del suo messaggio, il Pontefice ha incoraggiato «l’importante lavoro» e benedicendo tutti i partecipanti, «confida che le vostre deliberazioni cercheranno di sostenere la dignità umana e la conoscenza condivisa quale base di un vero bene comune». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Prevost: salute, i dati dei pazienti siano tutelati -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761805781.PDF §---§ title§§ Costruire la salute nelle comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762205785.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "AVVENIRE" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762205785.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762205785.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762205785.PDF tp:ocr§§ Costruire la salute nelle comunità Volontariamente Paola Capoleva e Filippo Viganò* La salute non coincide più con la cura ospedaliera o con l’intervento sanitario in senso stretto. È il risultato di un intreccio di fattori sociali, culturali e ambientali che prendono forma nei territori e nella vita quotidiana delle persone. È qui che si gioca una delle trasformazioni più profonde del welfare contemporaneo. Invecchiamento della popolazione, crescita delle cronicità, aumento delle fragilità sociali e della solitudine stanno ridisegnando la domanda di salute, che non può più essere letta come somma di prestazioni cliniche, ma come bisogno di continuità, prossimità e accompagnamento. In questo quadro si inserisce il convegno nazionale “Volontariato è salute!”, promosso da CSVnet l’11 giugno all’Auditorium Marco Biagi di Modena nell’ambito della Capitale italiana del volontariato: un appuntamento per valorizzare il contributo del volontariato alla costruzione delle politiche per la salute e il benessere delle persone. Una prospettiva che trova conferme anche sul piano istituzionale. Il recente Protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute riconosce infatti la cultura come determinante di salute, parte integrante dei percorsi di cura. È il riconoscimento che la salute si costruisce anche fuori dalla sanità, come ribadiscono università, istituzioni ed enti impegnati in iniziative e ricerche. La stessa direzione emerge nelle politiche territoriali avviate dal PNRR e dal DM 77/2022. Le Case della Comunità non rappresentano soltanto nuove strutture, ma un diverso modello di relazione tra servizi e cittadini, fondato su presa in carico integrata e connessione tra sanitario e sociale. Perché la salute, come ricorda l’OMS, è “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”. Il volontariato, in questo scenario, non è un attore accessorio: è una componente strutturale dei determinanti sociali della salute, cioè di quell’insieme di condizioni economiche, relazionali e ambientali che incidono in modo decisivo sulla salute collettiva. In questo spazio operano ogni giorno migliaia di organizzazioni che contrastano la solitudine, promuovono inclusione e rafforzano la coesione sociale. In tale contesto si colloca anche l’esperienza sempre più diffusa dei “Tutor della Salute”: volontari formati che svolgono una funzione di ponte tra cittadini fragili e sistema sociosanitario. Nata in Lombardia, soprattutto nei territori di Monza e Brianza, questa figura non è un operatore sanitario né un assistente sociale, ma una persona di fiducia presente nel quartiere, capace di ascoltare e accompagnare. Il Tutor della Salute agisce su tre livelli: orientamento nei servizi, supporto digitale e ascolto attivo per contrastare l’isolamento. La sua efficacia dipende però dalla qualità del network in cui è inserito: è qui che i Centri di servizio per il volontariato e le associazioni territoriali diventano protagonisti, trasformando il tessuto civico locale in un vero e proprio ecosistema di salute. In questa direzione si apre anche la prospettiva della prescrizione sociale. Sempre più medici e operatori delle Case della Comunità si trovano di fronte a pazienti il cui malessere non trova risposta in una ricetta, ma nella necessità di relazioni, attività culturali, sportive o associative. Il Tutor della Salute può essere il collegamento tra questa indicazione clinica e la sua concreta realizzazione, rendendo accessibili le risorse del territorio, che diventano così risorse terapeutiche riconosciute. Diventa quindi sempre più cruciale facilitare connessioni, costruire alleanze territoriali e mettere in relazione soggetti diversi che concorrono alla qualità della vita. È per questo che CSVnet e tanti Centri di servizio per il volontariato hanno posto nei loro programmi azioni di supporto e rafforzamento della partecipazione dei volontari a iniziative degli enti su benessere e salute. Un lavoro di mediazione e ricomposizione fondamentale, perché la sanità del futuro non dipenderà solo dalle risorse disponibi li, ma anche dalla capacità delle comunità di attivare relazioni, prossimità e partecipazione. *Consigliera e Consigliere CSVnet ---End text--- Author: Paola Capoleva Heading: Volontariamente Highlight: Image: -tit_org- Costruire la salute nelle comunità -sec_org- tp:writer§§ Paola Capoleva guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762205785.PDF §---§ title§§ Vaccini animali sicuri e convenienti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761705784.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "ITALIA OGGI" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761705784.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761705784.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761705784.PDF tp:ocr§§ Vaccini animali sicuri e convenienti SENZA? C’È L’ABBATTIMENTO. I RISCHI PER L’UOMO? NULLI Gli animali possono essere ”infettati” da microrganisni patogeni che provocano malattie di diversa gravità. Queste malattie, oltre che provocare sofferenza ai soggetti colpiti, possono diffondersi ad altri animali e, in alcuni casi, interessare l’uomo. La prevenzione delle malattie infettive si basa sul rispetto delle norme igieniche negli allevamenti (pulizia, disinfezione dei locali, cura dell’igiene personale degli addetti, ecc.), ma anche al ricorso a “vaccini”. La loro scoperta di deve a Jenner e Pasteur. Jenner osservò che i mungitori di vacche infette da vaiolo erano immuni dalla malattia; allora fece un esperimento molto ardito inoculandosi il contenuto delle pustole vaiolose delle vacche e scoprì di averne acquisito l’’immunità. Pasteur perfezionò le ricerche e dimostrò che lo stesso risultato si otteneva inoculando dei microrganismi patogeni “inattivati”. In pratica, si scoprì che venendo a contatto con un microrganismo patogeno anche “inattivato” si producono “anticorpi” che proteggono l’animale Bovini a o l’uomo da specifiche malattie infettive. Da allora, grazie alla ricerca scientifica, è stato possibile sviluppare molti vaccini anche per gli animali. I vantaggi sono stati enormi perché è stato possibile migliorare il benessere degli animali, eliminare delle terribili malattie infettive trasmissibili dagli animali all’uomo (come ad esempio la rabbia) e anche garantire la sicurezza di carne, latte e uova. I vaccini sono costituiti da microrganismi, o parte di essi, in grado di stimolare il sistema “immunitario” a produrre “anticorpi” in grado di impedirne l’attività patogena. Gli anticorpi sono costituiti da proteine normalmente presenti nell’organismo animale; con la vaccinazione si ha un incremento soprattutto qualitativo che non comporta alcun pericolo. I vaccini sono prodotti “biologici” e sono inoculati agli animali in quantità molto modeste; sono poi metabolizzati rapidamente e quindi non lasciano “residui”. In ogni caso il loro impiego è subordinato ad una autorizzazione rilasciata dalle autorità sanitarie della Ue sulla base di una rigorosa valutazione tecnico scientifica svolta dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco). Purtroppo esistono malattie degli animali per cui non esistono vaccini. In questi casi è possibile ricorrere a farmaci allopatici per la loro cura; le quantità da somministrare sono generalmente di diversi grammi per soggetto ed il pericolo della presenza di residui è consistente. Per evitare tali pericoli è necessario rispettare delle norme definite dalla Ue che prevedono la somministrazione sotto controllo veterinario e il rispetto di “tempi di sospensione” dei trattamenti per il completo smaltimento dei residui. Per arrestare le malattie inpascolo fettive degli animali nei casi in cui non esistano vaccini e/o farmaci veterinari, si ricorre allo “stamping out” ovvero l’uccisione e la distruzione di tutti gli animali presenti in un allevamento e/o nell’area in cui sia presente un focolaio. I vaccini veterinari contribuiscono a migliorare il benessere degli animali, impediscono la diffusione di pericolose malattie infettive e migliorano sicurezza e qualità degli alimenti di origine animale senza pericoli per i consumatori. Infine, va detto che il ricorso alle vaccinazioni animali ha un impatto economico modesto rispetto alle terapie farmacologiche e allo “stamping out”. Agostino Macrì _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Agostino Macrì Heading: SENZA? C’È L’ABBATTIMENTO. I RISCHI PER L’UOMO? NULLI Highlight: Image:Bovini al pascolo -tit_org- Vaccini animali sicuri e convenienti -sec_org- tp:writer§§ Agostino Macrì guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761705784.PDF §---§ title§§ Quanto ci costa il grasso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761405793.PDF description§§

Estratto da pag. 49 di "PANORAMA" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761405793.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761405793.PDF', 'title': 'PANORAMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761405793.PDF tp:ocr§§ O T A N T A S O U O S Q IC S A C R G L I GLP-1 (semaglutide o tirze patide) si aggira tra i 300 e 450 euro al mese. Garantir il trattamento anche solo coloro che sono più a rischi drebbe se applicassimo ai pazienti con obesità e rischio cardiovascolare i benefici dei nuovi trattamenti farmacologici? I risultati suggeriscono che, solo in termini di costi correlati alle ospedalizzazioni per eventi cardiovascolari maggiori, il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare 550 milioni di euro in due anni». Facile a dirsi: un po’ meno a farsi. Nel nostro Paese, secondo i dati Istat del 2023, quasi 6 milioni di cittadini - e quindi circa l’11,8% della popolazione adulta - soffre di obesità, mentre il 34% è in sovrappeso: il costo delle terapie a base di farmaci GLP-1 (semaglutide o tirzepatide) si aggira tra i 300 e i 450 euro al mese. Garantire il trattamento anche solo a coloro che sono più a rischio di eventi cardiovascolari sarebbe impossibile. Il tutto accade, purtroppo, nella (quasi) totale indifferenza dei medici di base, che spesso perpetuano il messaggio del grasso come “stigma”, mentre è una vera e propria malattia, ormai certificata anche dalla legge Pella che, lo scorso ottobre, ha reso l’Italia il primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come patologia. «È assurdo che solo il 17% delle cartelle cliniche dei medici di famiglia riporti il peso e le misure dei pazienti», dice a Panorama il professor Silvio Buscemi, presidente della Società italiana obesità. «Così come è ingiustificabile che i dati sul Bmi, l’indice di massa corporea, non siano segnati nemmeno sui nostri fascicoli sanitari elettronici. Sono indicatori importantissimi che impattano sulla salute del singolo individuo e della collettività. Occorre più attenzione, e anche più empatia». Anche perché quando parliamo di obesità dobbiamo imparare a ragionare come si fa per tutte le malattie croniche, cioè in termini di investimento. «Oggi sappiamo che il valore di una terapia non è soltanto il prezzo della confezione, ma tutto ciò che quella terapia evita», continua Sciattella. «La coperta delle risorse pubbliche è sempre corta e nessuno nega il problema della sostenibilità, ma se pensiamo soltanto al presente rischiamo di spendere molto di più domani. La programmazione sanitaria dovrebbe imparare a guardare un po’ più lontano». Così come governa ormai le economie dei vari Paesi, il grasso comanda anche sul nostro corpo: gli studi più recenti stanno infatti ribaltando una narrazione centenaria troppo legata all’estetica, per raccontare il nostro adipe come un vero organo metabolico. Il cambio di prospettiva viene raccontato nel libro-bestseller olandese Grasso. L’organo segreto di Mariette Boon e Liesbeth van Rossum, docenti dell’Erasmus Uni L ’obesità sta andando a comandare. Non più solo sulla nostra salute e il nostro corpo, ma sulla sostenibilità economica dei sistemi sanitari e sulla crescita di tutti i Paesi. Secondo gli ultimi dati della World Obesity Federation, entro il 2035 l’impatto economico globale di questa patologia supererà i 4 mila miliardi di dollari, quasi il 3% del Pil mondiale, valore comparabile al peso economico della pandemia da Covid: stiamo per affrontare quindi un’emergenza finanziaria e politica che occorrerebbe arginare prima che sia troppo tardi. L’Italia, nel dibattito e nella ricerca mondiale, sta facendo la sua parte: un recentissimo studio del Ceis, Centre for economic and international studies dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha quantificato il peso epidemiologico ed economico dei maggiori eventi avversi cardiovascolari nella popolazione italiana, e di conseguenza stimato l’impatto dei farmaci anti-obesità, ha messo in rilievo dati sorprendenti. «Solo nel nostro Paese la spesa correlata a questa patologia si aggira già oggi intorno ai 13 miliardi di euro l’anno», spiega il professor Paolo Sciattella, tra gli autori dello studio. «Di questi, quasi 8 sono costi sanitari diretti, cioè ricoveri, farmaci, assistenza specialistica, e oltre 5 derivano da costi indiretti: perdita di produttivit à, disabilità, assenze dal lavoro e supporto assistenziale. Nel nostro studio, primo di questo tipo in Europa, abbiamo provato a fare un ragionamento concreto: cosa accaversity Medical Center di Rotterdam, in uscita in Italia il 16 giugno per la casa editrice Gribaudo. «Per anni abbiamo trattato il grasso come il nemico assoluto, quasi fosse un errore del corpo da cancellare», dicono le autrici, in anteprima italiana per Panorama. «Ma il corpo umano non fa nulla per caso. Il tessuto adiposo non è un deposito passivo di calorie: è un organo attivo, sofisticato, che dialoga continuamente con cervello, sistema immunitario, fegato e muscoli attraverso ormoni e segnali biologici. Ne abbiamo bisogno per vivere: protegge gli organi, immagazzina energia, regola la temperatura corporea, influenza fertilità, immunità e persino la risposta allo stress. Il problema, dunque, non è il grasso in sé, ma quando la sua biologia si altera e si infiamma». Nel frattempo, la ricerca sui farmaci anti-obesità continua senza sosta: mentre uno studio della Cleveland Clinic presentato al congresso 2026 della American Society of Clinical Oncology suggerisce che i farmaci anti-obesità basati su GLP-1 potrebbero ridurre il rischio di metastasi in alcuni tumori, l’era delle punture dimagranti sta per lasciare spazio a quella delle pillole. Il comitato scientifico dell’Ema, l’Agenzia regolatoria europea, ha espresso parere positivo sulla versione orale di Wegovy della danese Novo Nordisk, già approvata negli Stati Uniti. Anche se non è ancora il via libera definitivo, il semaforo verde potrebbe arrivare entro l’autunno 2026. «Si spera che la terapia orale possa essere più accessibile di quella iniettiva, e magari che il SSN possa estenderne la prescrivibilità», spiega il professor Luca Busetto, vicepresidente dell’European Association for the Study of Obesity. Non è tutto: la casa farmaceutica americana Lilly ha presentato i risultati di uno studio di fase 3 sulla retatrutide, molecola che agisce su tre bersagli contemporaneamente. I risultati sono quasi incredibili: fino al 28,3% di perdita media del peso corporeo in 80 settimane. Gli effetti collaterali restano quelli tipici di questi farmaci, cioè nausea e disturbi gastrointestinali. Se i dati verranno replicati su larga scala quando le persone inizieranno ad assumerle al di fuori degli studi clinici, sarà l’ennesima svolta di questa classe di farmaci che combattono il grasso: e non soltanto quello che vediamo, ma ciò che lavora in silenzio dentro di noi e che può infiammarsi e diventare malattia. Anche se la vera rivoluzione, quella capace di cambiare le sorti dell’obesità, non sarà più (o non solo) nelle nuove punture o nelle pillole, ma nello sguardo con cui decidiamo di osservare milioni di persone: mai più colpevoli da giudicare, ma pazienti da curare. Prima che il costo dell’indifferenza, per tutti noi, diventi anche più pesante del grasso stesso. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maddalena Bonaccorso Heading: Highlight: N e l n o stro P a e se , secondo i d a t i I sta t d e l 2 0 2 3, q u asi 6 milioni d i c i t s o f fro n o d ta d i n i i o b e s i tà , m e n tre i l 3 4 % è sovrapp e s o. L’impatto economico dell’obesità vale già adesso il 3% del Pil mondiale. Solo nel nostro Paese, la spesa correlata a questa patologia si aggira intorno ai 13 miliardi di euro. Ma da noi ancora in pochi parlano di prevenzione. IL CORPO CHE CAMBIA Il 16 giugno arriva in libreria il nuovo bestseller Grasso. L’organo segreto di Liesbeth van Rossum e Mariette Boon (Gribaudo, 330 pagine, 19 euro) che sfata molte credenze sull’obesità e sui sistemi che regolano la fame e il corpo. Image:ardi di del Pil mparao della stiamo un’epolitiai 13 miliardi di euro. Ma da noi ancora in pochi parlano di prevenzione. perdita di produttività, disabilità, assenze dal lavoro e supporto assistenziale. Nel nostro studio, primo di questo tipo in Europa, abbiamo provato a fare un ragionamento concreto: cosa acca Spl, Getty images a c i t u e c a m r a o f t a a t s n a e c s L a h a p re e l a y l n i Lil c i d e e m h n c u à t i s e b % o 8 i , t a n e re i l 2 8 d r e fa p i p e s o . d -tit_org- Quanto ci costa il grasso -sec_org- tp:writer§§ Maddalena Bonaccorso guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761405793.PDF §---§ title§§ Il ddl fine vita al Senato ma si va verso un altro stop link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761605783.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "REPUBBLICA" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761605783.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761605783.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761605783.PDF tp:ocr§§ Il ddl fine vita al Senato ma si va verso un altro stop La maggioranza vuole rimandare in commissione la proposta Bazoli. Zaffini (FdI): “È eutanasica” l disegno di legge sul fine vita oggi pomeriggio arriva in aula al Senato ma, atteso da due anni, è destinato a un nuovo stop. Il testo del Pd, firmato da Alfredo Bazoli, è condiviso da tutte le opposizioni, ma la maggioranza punta a rimandarlo indietro. Quel ddl è «eutanasico» e «fuori dai profili indicati dalla Consulta», sostiene il presidente della commissione Affari sociali, Francesco ZaffiI ni di FdI. Il nodo è ancora la somministrazione del trattamento di fine vita da parte del Servizio sanitario nazionale: prevista nel testo del senatore dem e assolutamente esclusa nella proposta di maggioranza. E infatti il centrodestra chiederà in Aula di fermare il ddl Bazoli e di discutere ancora il proprio testo: due le audizioni previste già oggi in commissione, in attesa che il 9 giugno vengano presentati gli emendamenti su cui ancora si cerca un’intesa. L’opposizione è pronta a protestare, convinta che la retromarcia sia l’ennesimo rinvio per affossare la legge quando la legislatura è sul finire. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:il senatore Alfredo Bazoli Senatore del Pd, nella scorsa legislatura la sua proposta sul fine vita è passata alla Camera ed è il testo di partenza per le opposizioni -tit_org- Il ddl fine vita al Senato ma si va verso un altro stop -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301761605783.PDF §---§ title§§ Fine vita, oggi legge in Aula ma il centrodestra dice no "E del Pd, non la votiamo" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762105788.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "STAMPA" del 03 Jun 2026

pubDate§§ 2026-06-03T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762105788.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762105788.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762105788.PDF tp:ocr§§ Forza Italia: “Si torni in commissione”. Le opposizioni: “Un trucco” Fine vita, oggi legge in Aula ma il centrodestra dice no “È del Pd, non la votiamo” ROMA O ggi, a sette anni dalla sentenza della Corte costituzionale sul suicidio medicalmente assistito, una proposta di legge sul fine vita riesce ad arrivare per la prima volta in Aula, in Senato. Il centrodestra, però, non ha alcuna intenzione di portarla avanti. Per un semplice motivo: il testo di questa proposta non è il suo, ma quello del centrosinistra. «E non possiamo permettere che passi la proposta del Pd», ammettono dentro Forza Italia. Gli azzurri, sotto la spinta sui diritti civili impressa da Marina Berlusconi, dovrebbero essere i più propositivi. Ma tra la teoria e la pratica, ci sono gli equilibri di maggioranza da preservare. La Lega ha un approccio laico, al suo interno sono in tanti a essere favorevoli, tanto che in Veneto si farà un tentativo per una nuova legge regionale. La ritrosia di Fratelli d’Italia, invece, è difficile da vincere. Così, invece di proseguire l’esame del testo che oggi arriva in Aula, presentando magari degli emendamenti che modifichino la proposta del senatore del Pd Alfredo Bazoli per renderla più vicina alle loro idee, nel centrodestra hanno individuato un’altra strada. Si andrà avanti con la discussione generale, «poi però voteremo per riportare il testo in commissione». Nel frattempo, si potranno presentare entro il 9 giugno nuove proposte di modifica al testo del senatore di FI Pierantonio Zanettin, non a quello di Bazoli. Insomma, un passo avanti e due indietro. L’obiettivo di Forza Italia è di emendare il suo testo per riportare al centro della proposta il ruolo del Servizio sanitario nazionale. Punto sul quale gli alleati di FdI sono stati irremovibili: «Non può essere coinvolta la sanità pubblica». Il possibile compromesso passa dall’affidamento delle procedure per il suicidio assistito al medico di base, anche in ospedale pubblico. Ma che non esalti FdI si vede già dal tipo di audizione che è stata chiesta in commissione, oggi, sul testo di Zanettin: verrà chiesto all’Istituto superiore di sanità se esiste un macchinario che possa auto-somministrare il farmaco letale. Il centrosinistra ha le sue ragioni per sospettare che questa manovra sia «un trucco». Un escamotage utile solo a esaurire il tempo a disposizione del Parlamento. La proposta della maggioranza, infatti, è stata ferma in commissione per quasi un anno. «Se volevano proporre nuovi emendamenti, potevano farlo prima», commentano dal Movimento 5 stelle. Ed è «bizzarro», aggiungono, che questa accelerazione sia arrivata solo quando il testo delle opposizioni è riuscito ad approdare in Aula. Ma il testo della proposta di maggioranza è rimasto chiuso in un cassetto della commissione anche per un altro motivo. Il ministero della Sanità, infatti, non avrebbe mai trasmesso al Senato i pareri necessari. E senza i pareri del governo, un testo non può andare avanti nel suo percorso. Ai senatori del Pd non è chiaro, poi, «in base a cosa, adesso, dovremmo aspettarci un’accelerazione dei lavori in commissione da parte di questa maggioranza». Le opposizioni, quindi, oggi chiederanno in Aula di andare avanti con la loro legge e di votare per capire quale proposta dovrà andare avanti e quale no. O forse - dal loro punto di vista - per capire chi vuole andare avanti e chi no.— ---End text--- Author: FEDERICO CAPURSO Heading: Highlight: Image:La variante azzurra Marina Berlusconi, figlia del Cavaliere e presidente di Fininvest -tit_org- Fine vita, oggi legge in Aula ma il centrodestra dice no “E del Pd, non la votiamo” -sec_org- tp:writer§§ FEDERICO CAPURSO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/03/2026060301762105788.PDF §---§