title§§ Il fine vita si prepara al debutto in aula. Ma sarà subito stop
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 02 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-02T04:38:00+00:00
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tp:ocr§§ Il fine vita si prepara al debutto in aula. Ma sarà subito stop U n debutto, atteso da due anni, ma destinato ad un nuovo stop, subito. Il disegno di legge sul fine vita arriva alla prova dell'aula, domani al Senato, con il testo del Pd condiviso da tutte le opposizioni. Ma la maggioranza punta a rimandarlo indietro. Quel ddl è «eutanasico» e «fuori dai profili indicati dalla Consulta», ha sentenziato Francesco Zaffini di FdI, presidente della commissione Affari sociali. Da più di un anno divide la “concessione” del trattamento di fine vita da parte del Servizio sanitario nazionale: prevista nel testo del senatore dem, Alfredo Bazoli, e assolutamente esclusa nella proposta di maggioranza. Due percorsi destinati a non incrociarsi. Tant'è che il centrodestra domani chiederà che si discuta ancora del proprio testo, tornando in commissione per aspettare gli ulteriori emendamenti in cantiere, attesi il 9 giugno. Preannunciati da FI, nell'arduo tentativo di superare i veti incrociati e trovare l'accordo con le opposizioni, ma anche con gli altri alleati meno concilianti. La sinistra - è facile immaginare - punterà i piedi. E, convinta che si tratti dell'ennesimo rinvio per affossare la legge al limite della legislatura, chiederà di esaminare comunque il testo Bazoli, per certificare ufficialmente chi vuole una legge e chi no. A quel punto, potrebbe esserci un voto - per regolamento, a scrutinio palese - che deciderà quale legge andrà avanti e come. A sostegno del ritorno in commissione, si spenderà la maggioranza. A partire dai relatori che rimarcheranno come, dopo mesi di stallo, faticosamente si è tornati a ragionare di emendamenti. Sui quali resta da capire quanto peserà la cosiddetta “svolta liberal” promossa da Marina Berlusconi dentro FI. A gestire l'operazione è la capogruppo forzista Stefania Craxi, al lavoro specie sul nodo del Ssn. Qualcuno non esclude che potrebbe essere lei stessa domani a sollecitare una nuova data per l'esame in aula (che spetta comunque alla conferenza dei capigruppo), ipotizzando che sia prima della pausa estiva. Il centrosinistra non ci crede, nè si fida. Ripete che anche le due audizioni, chieste dalla maggioranza e previste sempre domani, sono un trucco per allungare l'iter. A mezzogiorno interverrà l'Istituto superiore di sanità (e il Cnrr, in forma scritta), chiamato in causa per stabilire se esiste un macchinario per autosomministrare il farmaco letale. Parallelo al percorso contorto della legge in Parlamento, prosegue quello dei malati terminali che autonomamente chiedono di accedere al suicidio assistito. L'ultimo caso è di una donna trevigiana di 77 anni affetta da mesotelioma pleurico a cui l’Ulss ha negato la richiesta. Lo ha denunciato l’associazione Luca Coscioni, spiegando che «dopo ogni ciclo di chemioterapia la paziente è costretta a convivere con una debilitazione protratta, difficoltà respiratorie e importanti effetti collaterali che incidono pesantemente sulla qualità della vita». Chiamata in causa, l’Ulss 2 di Treviso respinge le accuse chiarendo che «opera nell’esclusivo solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale», con «un esame rigoroso e non scelte arbitrarie o discrezionali». (r.r.) ---End text--- Author: r. r Heading: Highlight: Dovrebbe essere un passaggio formale: la sinistra proporrà il ddl Bazoli, ma il centrodestra è pronto a tornare in commissione Non escluso un voto per decidere Image:Alfredo Bazoli, senatore del Pd -tit_org- Il fine vita si prepara al debutto in aula. Ma sarà subito stop -sec_org-
tp:writer§§ r. r
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§---§
title§§ L'allarme: troppi giovani rischiano con la nicotina = «Troppi adolescenti a rischio, fermare la nicotina sintetica»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/02/2026060201750905709.PDF
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 02 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-02T04:38:00+00:00
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tp:ocr§§ L'allarme: troppi giovani rischiano con la nicotina ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ «Troppi adolescenti a rischio, fermare la nicotina sintetica» Campisi a pagina 10 L a battaglia contro quel mostro, che uccide metà di quelli che finiscono nelle sue grinfie, comincia a dare i suoi frutti: parliamo del fumo e delle politiche di contrasto alla dipendenza che stanno colpendo sensibilmente il consumo. La quota di fumatori a livello globale è passata dal 29% del 2005 al 24% attuale. Tuttavia, il tabacco causa ancora oltre 1,2 milioni di morti ogni anno solo in Europa, area leader mondiale nel consumo di prodotti che contengono questa sostanza. Il suo consumo è la prima causa di morbilità e mortalità prevenibile anche in Italia, dove causa circa 70mila morti l’anno, il 25% dei quali ha un’età tra i 35 e i 65 anni. In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, che si è celebrata domenica scorsa, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha messo in guardia su queste minacce già conosciute, che si sommano a quelle nuove, sempre più diffuse tra i giovani. Il tabagismo, nel 2024, ha contribuito a 420mila morti oncologiche in Europa, 55mila delle quali in Italia, e a 885mila nuove diagnosi, di cui 130mila nel nostro Paese. L’Oms, però, quest’anno denuncia in particolare i rischi legati a dispositivi di nuova generazione. A livello globale circa 40 milioni di ragazzi tra i 13 e i 15 anni fanno uso di prodotti contenenti tabacco. A crescere è soprattutto l’uso di sigarette elettroniche, appunto, e di bustine di nicotina, con una prevalenza in Europa del 14,3% tra gli adolescenti, la più alta a livello mondiale. Ma l’uso di questi dispositivi aumenta di quasi tre volte la possibilità che si inizi a fumare le sigarette tradizionali. Restano dunque «importanti lacune normative», ha spiegato l’Organizzazione, che esorta alla necessità di «smascherare le strategie dell’industria della nicotina per attrarre nuovi consumatori, soprattutINTERV to adolescenti». L’Oms tira ancora una volta le orecchie ai governi: pochi Paesi vietano tutti gli aromi delle e-cigarette e alcuni non impongono limiti di età per la vendita. Per questo la campagna 2026 si concentra sul raggiungimento di tre obiettivi: denunciare l’impiego di nuove forme di nicotina, come quella sintetica; rafforzare le restrizioni su promozione di aromi, pubblicità e confezioni dei prodotti; fornire strumenti per riconoscere le strategie di marketing dell’industria. La Ue come sta rispondendo? A fine maggio la Commissione ha avviato una consultazione pubblica, che si protrarrà fino al 14 agosto 2026, per raccogliere opinioni, proposte e commenti da parte di cittadini, organizzazioni e imprese. La consultazione, che si unisce alla possibilità di presentare contributi, è avviata in vista di una revisione della Direttiva Ue sui prodotti e di quella sulla pubblicità del tabacco. Anche le ultime valutazioni della Commissione hanno infatti riconosciuto le lacune nella legislazione per quanto riguarda la diffusione delle sigarette elettroniche, dei prodotti a tabacco riscaldato e delle bustine di nicotina, che introducono nuove problematiche per la salute pubblica. «Sebbene questi prodotti possano apparire moderni, di tendenza o meno dannosi, la realtà è chiara. Rappresentano un rischio concreto di dipendenza da nicotina», ha commentato in merito il commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, ricordando che «la revisione delle norme Ue sul controllo del tabacco è fondamentale per raggiungere l’obiettivo di una generazione libera dal tabacco e dalla nicotina entro il 2040». Se da una parte, come rileva la Commissione, l’armonizzazione delle norme Ue ha migliorato il funzionamento del mercato interno e quindi il contrasto al fenomeno, dall’altra i Paesi fanno già fughe in avanti, o indietro, in ordine sparso. La Francia, per esempio, ha imposto il divieto a vendita, importazione, possesso e uso delle bustine aromatizzate che si mettono sotto il labbro e rilasciano nicotina. Una decisione che ha fatto infuriare la Svezia, dove le bustine di nicotina sono orm
ai un’alternativa molto diffusa allo snus, la tradizionale bustina di tabacco in polvere. In Italia, invece, dove in quattro anni è quasi raddoppiato l’uso della sigaretta elettronica e di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, secondo l’Istituto Superiore di Sanità la sigaretta elettronica è oggi il prodotto più diffuso tra i giovani: nei primi mesi del 2026 il 37,1% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni dichiara di aver utilizzato almeno un prodotto contenente nicotina o tabacco nel mese precedente. Una proposta di legge d’iniziativa popolare, che ha raccolto già 50mila firme, punta a un rincaro di 5 euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina proprio per scoraggiarne il consumo. Ma mentre tutti questi cittadini chiedono all’Italia e alla Ue di fare di più, sulla possibile revisione delle direttive il comparto del tabacco, riunito al tavolo permanente dell’Emilia-Romagna, ha espresso forte preoccupazione per le eventuali ricadute sulla filiera italiana dei prodotti innovativi del settore e ha chiesto un intervento urgente del Governo italiano sulle istituzioni europee. Quasi la totalità delle esportazioni italiane di prodotti da tabacco lavorati di nuova generazione fa capo infatti al polo industriale in questa regione. L’Italia, come l’Europa, si trova insomma ancora costretta a scegliere tra dare più respiro ai bilanci delle sue imprese o ai polmoni dei suoi cittadini. Vedremo cosa verrà fuori dalla consultazione dopo Ferragosto, ma intanto i nostri adolescenti e le loro famiglie dovranno continuare a cavarsela da soli contro prodotti che sono ancora troppo accattivanti e diffusi tra i giovani. ---End text--- Author: ELISA CAMPISI Heading: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ Highlight: Secondo l’Istituto superiore di sanità la sigaretta elettronica è oggi il prodotto più diffuso tra i giovani e rappresenta un rischio concreto di dipendenza L’allarme dell’Oms e quello, opposto, del comparto del tabacco italiano Image:Un ragazzo fuma una sigaretta elettronica /Ansa -tit_org- L'allarme: troppi giovani rischiano con la nicotina «Troppi adolescenti a rischio, fermare la nicotina sintetica» -sec_org-
tp:writer§§ ELISA CAMPISI
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title§§ Tra guerre e clima La sanità piegata a logiche militari
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Estratto da pag. 13 di "DOMANI" del 02 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-02T04:38:00+00:00
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tp:ocr§§ LA GEOPOLITICA DELLA SALUTE Tra guerre e clima La sanità piegata a logiche militari Dentro l'Europa della crisi permanente, tra guerreeinstabilitageopolitiche lasaluteglobale sta diventando un’infrastruttura strategica. Dai conflitti alle pandemie, passando per politiche migratorie e climatiche entrasempre più dentro le logiche della sicurezzae della gestionedellecrisi Secondol'Oms, i conflitti armati colpiscono sempre più direttamente infrastrutture sanitatie, personale medico e accessoai farmaci, aggravando epidemnie, fame emortalita. Loabbiamo visto con il genocidio della popolazione palestinese: ospedali, ambulanze e tendopoli sanitarie sono diventate terreno di assedio e distruzione, portandoa uno dei più gravi collassi sanitari contemporanei. Manonsonosoltantogenocidi e conflitti a ridefinire gliscenari. PensiamoallapandemiadaCovid-19: molti stati europei si erano trovati senza mascherine reagentiemedicinali essenziali e ancora oggi, secondo la Corte dei conti europea, una partesignificativa dei principi attivi farmaceutici continuaa provenire da Cina e India. Per questi motivi I'Unione europea ha progressivamenteesteso la preparedness, la preparazione e la capacita di risposta alle crisi:la Commissioneeuropea—nella strategia 2025 sulle contromisure mediche — definisce infatti vaccini, terapie, diagnosticaedispositividiprotezioneindividualecome«prodotti geostrategici» Parlamento e Consiglio europeo hanno inoltre raggiunto un accordo politico provvisorio sul Critical Medicines Act, il regolamentochepuntaarafforzarelaproduzioneeuropea difarmaci essenziali e a ridurre la dipendenza dalle filiere extraeuropee. La salute viene cosi integrata dentro le strategie europee di sicurezza, resilienza industriale e autonomia produttiva,trascortestrategiche,controllo delle filiere e capacita di risposta alle emergenze. Dentro questa trasformazione cambiano anche le politiche sanitarie delle migrazioni. «In un'Europa dominata dalla crisi permanente, lasanita stasubendo una mutazione inquietante —dice Nicola Cocco, medico infettivologo e membro dellaSocieta italiana di medicina delle migrazioni — trasformandosi da diritto universale averae propria infrastruttura di guerra». La geopolitica sanitaria «paradossalmente incapace quando si tratta della gestione delle pandemie, diventa uno strumento di controllo e selezione dei corpi». Per Coccoassistiamoa quella che può esseredefinita unastrategia di “migranticidio" sistemico: «Non solole morti alle frontiere fisiche, ma l'annientamento programmato della dignita edellasalutedi chivarcail confine». In questa cornice, «la salutevienemilitarizzata:ivaccini e i farmaci diventano soft power, mentre i fondi per la ricerca medica vengono dirottati verso tecnologie di sorveglianza biometrica camuffata».«Lacrisi climatica funge da moltiplicatoredi minacce, giustificandouna“sovranitàsanitaria" che ricalca le logiche del comparto militare: la cura è riservataachiè considerato“utile"o “integrabile", mentre per gli altri restano «salo le varie forme di contenimento e “metaholismo’sociale: marginalizzazione, criminalizzazione,detenzione ed espulsione. Medici e mediche, all'interno di questa infrastruttura, vivo10 cosi una crisi deontologica «senza precedenti», rischiando di diventare«l'ingranaggiotecnicodiuna macchina che gestiscela vita e la morte in basealla convenienza geopolitica». Il “migranticidio” si compie «nel silenzio degli ambulatori di frontiera, dove la negazione della cura diventa un'arma non convenzionale di deterrenza e controllo». In questo scenario, i sistemi sanitari «mettono di operare come presidi di tutela universale per scivolareverso una gestioneragionieristica dellaspesao, peggio, verso una metamorfosi in strumenti biopolitici asserviti alle nuove logiche di guerra»; in cui lavulnerabilita degli ultimi diventa il banco di prova per politiche di contenimento viclento. Iasaluteviene quindiprogressivamente ridefinita come dispositivo di sicurezza. Dentro questa trasformazione, anche il cambiamento climatico vienelettocome fattoredi instabilita sa
nitaria, socialeemigratoria HansKluge, direttore regionale dell'Oms Europa, ha dichiarato che «la crisi climatica è una crisi sanitaria e che il cambiamento climatico «sta gia uccidendo». Anche il rapporto2026del Lancet Countdown on Health and Climate Change segnala un aggravamento degli impatti sanitari della crisi climatica nel continente europeo: aumento della mortalita legata al caldo, crescita del rischio di diffusione di malattie trasmessedavettoTi e maggiore pressione sui sistemni sanitari causata dagli eventi climatici estremi. Questacrisi tocca anche nodilegatiallatenutadeisisterni sanitaTi tra carenza di personale, privatizzazione strisciante e medicina territoriale indebolita. LOms Europa ha avvertito che «enza interventi immediati, la carenzadi personale sanitario potrebbe avere conseguenze disastroses, infatti in Ue mancano 1,2 milioni tra medici, infermieri e ostetriche. Tutto questo apre una contraddizionesociale e politica profonda:lasalutevienericonosciuta come infrastruttura essenziale proprio mentre cresce l'erosione del diritto alla cura. È dentro questa frattura che si gioca una delle grandi partite: chisara protettodentrolasanità della crisi permanente e chi, invece verratrattatocomecorpoda contenere, controllare o Tespingere. ---End text--- Author: FEDERICA PENNELLI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tra guerre e clima La sanità piegata a logiche militari -sec_org-
tp:writer§§ FEDERICA PENNELLI
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title§§ Intervista a Angelo Tanese - Parla Mr. liste d'attesa = "I dati per abbattere le liste d'attesa". Intervista al capo di Agenas
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/02/2026060201750705703.PDF
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Estratto da pag. 5 di "FOGLIO" del 02 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-02T04:38:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Parla Mr. liste d’attesa Angelo Tanese è l’uomo scelto da Meloni per risolvere il problema. “Possiamo farcela”, dice “I dati per abbattere le liste d’attesa”. Intervista al capo di Agenas Roma. “Il problema delle liste d’attesa nella sanità si può affrontare e risolvere. Ci vuole metodo e un grande impegno, ma possiamo farcela”. Angelo Tanese è Mr. liste d’attesa, l’uomo che Giorgia Meloni ha chiamato per guidare Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e cercare di risolvere uno dei problemi più sentiti dai cittadini. Manager pubblico di lunga esperienza, ha guidato l’Asl Roma 1 negli anni della pandemia. Stimato dalla politica bipartisan, oggi è a lui affidato questo complicatissimo (De Rosa segue nell’inserto I) compito. (segue dalla prima pagina) Pochi giorni fa ha presentato la nuova piattaforma nazionale sulle liste di attesa che consente di vedere nel dettaglio come si stanno comportando le varie regioni. “La nuova piattaforma – dice – ci fornisce i dati analitici sulle singole regioni, così da permetterci di sapere non solo se ci sono criticità, ma dove sono e per cosa. Non è solo un’operazione di grande trasparenza, ma è soprattutto uno stimolo verso le regioni che, mettendosi a confronto e vedendo dove vanno meglio e dove invece devono migliorare, possono darsi degli obiettivi chiari”. Tanese ci spiega bene anche cosa significa in concreto tutto questo. La piattaforma consente di osservare i dati con il massimo livello di dettaglio. Si possono vedere i numeri per anno (2025 e 2026), per regioni, per singole prestazioni e per classe di priorità. “Ad esempio – racconta – posso vedere la performance della regione Lazio sulla prima visita cardiologica di classe B, quelle a dieci giorni, e controllare quante prenotazioni rispettano la scadenza. E poi confrontare il dato nel tempo e con quello di un’altra regione. In questo modo si può stilare una classifica che diventa per le regioni e per le aziende sanitarie un formidabile strumento di lavoro”. Per rendere possibile tutto questo Agenas ha lavorato per rendere i dati omogenei. “Ed entro la fine del 2026 – spiega il manager – l’obiettivo è riceverli direttamente in tempo reale dai Cup, senza che siano le regioni a trasmetterceli”. Non solo. “Come agenzia forniremo anche una sorta di consulenza attraverso le buone pratiche che si registrano nelle diverse regioni”. Gli esempi non mancano. Per affrontare il ‘no show’, ovvero il fenomeno per cui un paziente che ha prenotato una prestazione non si presenta all’appuntamento, alcune regioni hanno preso degli accorgimenti molto semplici, ma efficaci. “Ad esempio – spiega Tanese – rendendo semplice la cancellazione della prenotazione attraverso una app o chiamando il paziente a pochi giorni dalla visita per avere conferma”. Ma oltre ai tempi di attesa c’è un’altra cosa che sembra fare la differenza: l’appropriatezza delle ricette. Spiega il capo di Agenas: “Ci sono alcune regioni in cui si prescrive meglio. Significa che si attribuisce il codice di priorità alle ricette in maniera più precisa e si prescrivono soltanto gli esami che servono davvero. In questo modo i dati sono più affidabili”. Il manager chiarisce cosa significa facendo l’esempio di una regione, la Basilicata, dove il tasso di rispetto dei tempi è alto, ma un numero davvero molto elevato di prescrizioni si trova nella classe con scadenza più dilatata nel tempo, quella dei 120 giorni.“E’ molto strano che in una regione le prestazioni a 120 giorni siano il 10 per cento, mentre in un’altra, come la Basilicata, il 70. E’ un dato anomalo che indica che non si utilizzano in modo omogeneo le classi di priorità”. Tra le regioni che si distinguono per un ottimo grado di appropriatezza Tanese cita Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte, mentre a fare compagnia alla Basilicata tra le meno virtuose ci sono Campania e Molise. In ogni caso i primi dati raccolti da Agenas – che confrontano il primo quadrimestre del 2026 con quello del 2025 – danno segnali incoraggianti. “C’è unatendenza al miglioramento a livello nazionale, soprattutto pe
r le classi di priorità più urgenti, ma non possiamo accontentarci perché circa il 20 per cento delle prestazioni continua e non essere erogato entro i tempi, e soprattutto c’è ancora una grande differenze tra le regioni”. Alcune regioni hanno un’elevata performance come Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, ma anche Liguria e Lombardia stanno migliorando rapidamente. Tanese, comunque è fiducioso per due novità: “Tutte le regioni – spiega – stanno facendo grandi sforzi per andare verso una centralizzazione delle agende che non sono più gestite dalla singola struttura ma lo sono a livello centrale. Sia quelle pubbliche, sia quelle del privato accreditato. E’ un passo molto importante. Inoltre queste agende centralizzate in alcune regioni cominciano a essere costruite in maniera più attenta ai fabbisogni delle persone, incrociando i dati demografici ed epidemiologici con quelli sulla domanda delle singole prestazioni”. Tra i dati raccolti da Agenas ce n’è invece uno che desta particolare preoccupazione: quello delle prescrizioni che non si traducono in esami diagnostici effettuati o in visite. “Un 20-30 per cento è fisiologico”, spiega Tanese. “Alcune ricette infatti sono state semplicemente scritte male dal medico, in altri casi invece i pazienti preferiscono non fare la visita o si avvalgono di un’assicurazione. Ma il resto sono persone che rinunciano alle prestazioni del servizio sanitario: o perché non riescono a prenotare o perché trovano liste troppo lunghe”. Gianluca De Rosa ---End text--- Author: Gianluca De Rosa Heading: Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Angelo Tanese - Parla Mr. liste d’attesa “I dati per abbattere le liste d’attesa”. Intervista al capo di Agenas -sec_org-
tp:writer§§ Gianluca De Rosa
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title§§ Il Piano nazionale della Prevenzione 2026-2031
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Estratto da pag. 19 di "ITALIA OGGI" del 02 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-02T04:37:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Il Piano nazionale della Prevenzione 2026-2031 del Ministero del Il Piano nazionale della Prevenzione 2026-2031 del Ministero della Salute valorizza l’esperienza del Poliambulatorio “Montezemolo”, struttura sanitaria militare della Difesa istituita presso la Corte dei conti nel dicembre 2021 e lo indica come esempio di integrazione efficace tra sanità militare e sistema sanitario pubblico. Nel corso del 2025, il Poliambulatorio Montezemolo ha erogato complessivamente 65.475 prestazioni sanitarie, confermando il proprio ruolo strategico nell’offerta di servizi sanitari integrati e nella promozione della prevenzione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:nnfini -tit_org- Il Piano nazionale della Prevenzione 2026-2031 -sec_org-
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§---§
title§§ Con sintomi di Ebola Fiumicino unico scalo
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Estratto da pag. 19 di "ITALIA OGGI" del 02 Jun 2026
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tp:ocr§§ Con sintomi di Ebola Fiumicino unico scalo Previsti quattro livelli di rischio per i contatti potenzialmente in pericolo, viene individuato nell’aeroporto di Fiumicino l’unico scalo per i voli con i soggetti sintomatici, autosegnalazione entro 24 ore alla Asl per chi arriva da Congo e Uganda. Sono questi gli obiettivi principali della nuova ordinanza del Ministero della salute in materia di procedure operative e misure di sorveglianza sanitaria relative alla Malattia da Virus Ebola. Pubblicata in G.U. n.123 Viaggiatori clas del 29/5/2026, si è resa necessaria dopo che il direttore generale dell’Oms ha stabilito, lo scorso 16 maggio, che la malattia Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda costituisce emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). Di conseguenza tutti i soggetti che, con qualunque mezzo di trasporto, faranno ingresso nel territorio nazionale saranno tenuti a firmare, immediatamente e comunque non oltre ventiquattro ore dall'ingresso, un'apposita dichiarazione al Dipartimento di prevenzione dell'Asl di residenza o di domicilio. Successivamente le Regioni e le Province autonome saranno tenute a trasmettere i dati al Dipartimento della Prevenzione del Minsalute al fine di un monitoraggio dei casi a rischio. I vettori aerei e gli armatori marittimi che accederanno al territorio nazionale dovranno avvisare i rispettivi passeggeri che le persone che provengono, direttamente o indirettamente, dalle aree di crisi sono tenute a compilare l’autodichiarazione, poi trasmessa dal personale di bordo alle autorità competenti. L’ordinanza fornisce indicazioni operative per la valutazione medica ficati in 4 gruppi ed epidemiologica dei casi classificando i viaggiatori secondo quattro livelli: rischio basso, prevede l'automonitoraggio quotidiano dei sintomi, inclusa la misurazione della temperatura corporea fino al ventunesimo giorno; rischio moderato, dispone la sorveglianza sanitaria attiva e monitoraggio giornaliero da parte delle autorità competenti; rischio alto, ordina la quarantena unitamente alla sorveglianza sanitaria attiva e al monitoraggio giornaliero; rischio molto alto, presume l’attivazione della procedura di biocontenimento e l’invio del paziente all’Ospedale Spallanzani di Roma. Pasquale Quaranta ______© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image:Viaggiatori classificati in 4 gruppi -tit_org- Con sintomi di Ebola Fiumicino unico scalo -sec_org-
tp:writer§§ Pasquale Quaranta
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title§§ Medici famiglia, riforma al palo Ecco la mappa delle carenze
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Estratto da pag. 21 di "SOLE 24 ORE" del 02 Jun 2026
pubDate§§ 2026-06-02T04:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici famiglia, riforma al palo Ecco la mappa delle carenze L’allarme. Mancano in Lombardia e Veneto e nelle Province del Centro-Nord più abitate: record a Pistoia Rovigo e Lodi. Il decreto che introduce la dipendenza per coprire i «buchi» rischia di restare nei cassetti Michela Finizio P er chi vive in una provincia del Centro-Nord, specie quelle più popolose, comprese grandi città come Milano, avere un medico di famiglia è sempre più una fortuna. Ogni anno sono sempre di meno - ne sono rimasti attivi circa 40mila - perché tra pensionamenti, posti vacanti in sedi disagiate e bandi che vanno mezzi deserti, quello del medico di famiglia diventa una specie in via di estinzione. E così i dottori che ancora aprono i loro ambulatori sono costretti all'extra lavoro, cioè ad avere ben oltre mille assistiti - che sarebbe la soglia ottimale - superando anche il massimale di 1.500 pazienti, asticella simbolica oltre alla quale garantire ricette e cure è un'impresa. Il problema è noto: la professione è sempre meno attrattiva per chi sogna di indossare il camice bianco e ora rischia di finire in un vicolo cieco se farà flop anche l'ultimo tentativo del ministro della Salute Schillaci e delle Regioni di avviare una riforma graduale. L'idea allo studio è quella di introdurre un doppio canale: a fianco a quello principale dell'attuale convenzione (i medici restano liberi professionisti che firmano un “accordo” con il Ssn) si sta valutando la possibilità di introdurre un canale residuale che prevede di assumere i dottori come dipendenti, per farli lavorare nei territori dove ce ne sono di meno e dentro le oltre mille nuove Case di comunità che devono aprire entro fine giugno. Un'opzione quest'ultima bocciata dalla categoria e mal vista anche da larghe frange della maggioranza, con il rischio ormai concreto di far naufragare la riforma ancora prima che il provvedimento - un decreto legge - abbia visto la luce. Nel frattempo in diverse parti d'Italia la carenza è ormai evidente: a Pistoia a esempio si conta una medico di famiglia ogni 1.520 maggiorenni e a Rovigo e Lodi uno ogni 1.507. Il rapporto tra residenti maggiorenni e camici bianchi emerge dalle analisi sul database OneKey di Iqvia che negli ultimi 12 mesi ha rilevato in media 40.374 medici di medicina generale attivi sul territorio nazionale e convenzionati con il sistema Sanitario nazionale: le situazioni italiane più problematiche si incontrano principalmente nelle province del Nord e in alcune aree interne. La rilevazione di Iqvia viene fornita annualmente al Sole 24 Ore per l'indagine della Qualità della vita sulle province più vivibili e, rispetto al dato 2025 (43.018 professionisti attivi) si rileva un calo del 6,15% dei medici di base presenti nel database One Key, un elenco informatico che viene costantemente aggiornato attraverso gli archivi provinciali e regionali e verificato tramite il contatto diretto dagli operatori sanitari. Il rapporto medio con la popolazione residente si attesta a 1.247 medici di famiglia ogni mille abitanti, con differenze territoriali molto marcate. Si passa dal bacino medio di oltre 1.500 pazienti per medico di famiglia rilevati appunto a Pistoia, Rovigo e Lodi, fino ai 996 pazienti per medico di Messina. Oppure ai 1.034 di Agrigento e ai 1.038 di Catania. In Lombardia o in Veneto - e più in generale nei territori più densamente abitati - si incontrano le situazioni più critiche. A Monza e Brianza si conta un medico ogni 1.475 abitanti, a Como uno ogni 1.474, a Bergamo uno ogni 1.435, a Varese uno ogni 1.381, a Verona e Belluno uno ogni 1.365. Nella città metropolitana di Milano il rapporto medio è di 1.430 abitanti per medico di famiglia e i professionisti attivi risultano in calo del 3,9% rispetto al 2015. A Firenze il rapporto è di 1.306 pazienti per medico, a Napoli 1.242. Nella Capitale invece la situazione migliora: 1.190 pazienti per medico, ma il calo del professionisti è del 5,9% su base annua. Dal lato opposto l'indice di copertura dei medici di famiglia risulta più sostenibile al Sud: sulle province del Mez
zogiorno pesano le migrazioni interne (qui la popolazione tra 18 e 35 anni è diminuita in media del 10% dal 2019) verso le regioni del Nord e verso l'estero. Il risultato è il rapporto tra medici di famiglia e popolazione residente migliora, nonostante il marcato calo dei professionisti attivi sul territorio. In Sardegna nell'ultimo anno il calo è stato particolarmente marcato, tra il -14% di Sud Sardegna e il -16% di Oristano. Lo stesso trend pronunciato si rileva anche a Rovigo (-5,7%), Massa Carrara (-10,5%) e Grosseto (-11%), dove pesa la fatica di arruolare nuovi medici nelle aree interne meno servite del Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Nella provincia di Monza si conta un medico ogni 1.475 abitanti, a Como uno ogni 1.474, a Bergamo uno ogni 1.435 Situazione più sostenibile al Sud grazie anche alle migrazioni verso le aree del Nord La geografia dei medici di famiglia Medici di medicina generale convenzionati ad aprile 2026, trend su base annua e numero medio di pazienti per ciascun professionista Media pazienti per medico In rosso le aree dove la media dei pazienti supera di più la soglia dei mille assistiti – 1.000 1.600 Media Italia 1.247 Le prime 10 province 2026* Le ultime 10 province VARIAZIONE MEDIA SUL 2025 PAZIENTI 2026* VARIAZIONE SUL 2025 MEDIA PAZIENTI Pistoia 165 –6,25% 1.520 Catanzaro 264 –8,33% 1.092 Rovigo 132 –5,71% 1.507 Trapani 321 –9,07% 1.090 Lodi 130 –2,99% 1.507 Palermo 924 –6,19% 1.082 Massa Carrara 111 –10,48% 1.476 Matera 151 –11,70% 1.071 Monza e Brianza 508 –3,97% 1.475 Caltanissetta 196 –9,68% 1.054 Como 347 –4,14% 1.474 Enna 125 –6,02% 1.042 Lecco 197 –3,90% 1.449 Pescara 256 –9,22% 1.041 Grosseto 130 –10,96% 1.447 Catania 858 –5,92% 1.038 Bergamo 659 –5,32% 1.435 Agrigento 334 –7,48% 1.034 Milano 1.937 –3,82% 1.430 Messina 513 –9,84% 996 (*) professionisti attivi negli ultimi 12 mesi - Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati One Key - Iqvia Image: -tit_org- Medici famiglia, riforma al palo Ecco la mappa delle carenze -sec_org-
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title§§ Intervista a Antonio Rinaudo - Associazione a delinquere = «Medici e migranti, sembra ci sia un piano Riflettere sull'associazione a delinquere»
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Estratto da pag. 2 di "TEMPO" del 02 Jun 2026
L'ex pm sul caso dei certificati anti-rimpatri: «Il modulo utilizzato è fatto in modo che non sia la salute effettiva del migrante ad essere valutata, ma il sistema dei Cpr»
pubDate§§ 2026-06-02T04:38:00+00:00
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tp:ocr§§ Manca un reato da contestare ai medici dei falsi certificati a favore dei clandestini. Altrochecasiisolati,eraunsodaliziodidottoricheagivanoinmodostabileneltempo e con organizzazione e coordinamento. Se non è associazione a delinquere questa, in quale altro caso dovrebbe essere contestato l’articolo 416 del Codice penale? Musacchio a pagina 2 «Mediciemigranti,sembracisiaunpiano Riflettere sull’associazione a delinquere» L’ex pm sul caso dei certificati anti-rimpatri: «Il modulo utilizzato è fatto in modo che non sia la salute effettiva del migrante ad essere valutata, ma il sistema dei Cpr» INTERVISTA AD ANTONIO RINAUDO ••• «Quel modulo non valuta la salute del migrante, punta a bloccare l’ingresso nei Cpr». È questo il commento dell’ex pm Antonio Rinaudo sull’inchiesta de Il Tempo relativa ai certificati di inidoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri che dalla Procura di Ravenna si sarebbe estesa a oltre cento casi in diverse regioni. La bozza del certificato è disponibile online. Ha rilevato criticità? «È la struttura stessa del modulo. Non sembra costruito per accertare se una persona straniera, in concreto, sia idonea o non idonea al trattenimento. Sembra costruito per arrivare sempre alla stessa conclusione: la non idoneità. Un certificato medico deve attestare una condizione individuale. Deve dire se quella persona, visitata in quel momento, presenti una patologia, una vulnerabilità o una condizione incompatibile con la permanenza nel Centro. Qui, invece, la motivazione sembra spostarsi dal soggetto alla struttura». In che senso dal soggetto alla struttura? «Nel senso che il modulo non pare fondarela non idoneità su una patologia specifica del migrante, ma su una valutazione generale del Cpr. Si richiamano le condizioni ambientali del Centro, il presidio sanitario di base, l’assenza di accesso tempestivo a cure specialistiche, la presunta inadeguatezza della struttura. Sono valutazioni generali. Non sono, da sole, una diagnosi. Il rischio è che il medico non certifichi uno stato di salute, ma aderisca a una valutazione preventiva sull’ambiente Cpr». Quindi il problema non è l’esistenza di criticità nei Cpr? «Le criticità possono esistere e vanno accertate nelle sedi proprie. Il problema è un altro. Quelle criticità non possono trasformarsi automaticamente nella non idoneità di chiunque debba entrare in un Cpr. Se una persona ha una patologia grave, una condizione psichiatrica, una vulnerabilità concreta o un quadro clinico incompatibile, il medico deve dichiararlo. Ma deve farlo sulla base di dati individuali. Non può partire dall’idea che il Cpr sia inidoneo e, per questa ragione, dichiarare non idoneo il soggetto. Anche le carceri non hanno strutture specialistiche, ma il detenuto in caso di necessità viene trasferito in ospedale, che è il luogo naturale per gli accertamenti specialistici. Inoltre, nella bozza viene citato il limite del tempo a disposizione del medico per fare gli accertamenti sul migrante. Il medico ha tutto il tempo di fare e le verifiche e gli accertamenti che ritiene opportuni». Nel documento che accompagna il modulo di non idoneità è richiamato l’articolo 32 del Codice di deontologia medica. «L’articolo 32 del Codice deontologico richiama il dovere del medico di proteggere i soggetti vulnerabili quando l’ambiente in cui vivono non sia idoneo a tutelare salute, dignità e qualità della vita. Ma non può essere usato come automatismo. Non basta dire che il migrante è vulnerabile perché straniero irregolare. Non basta dire che il Cpr è un ambiente critico. Bisogna accertare la vulnerabilità concreta della persona e il nesso tra quella condizione e l’ambiente di destinazione. La cosiddetta Direttiva Lamorgese del 2022 è un passaggio decisivo perché conferma una logica diversa da quella sottesa al modulo: prevede un controllo sanitario individuale. Prevede anche che, se durante la permanenza emergono elementi di incompatibilità non rilevati nella certificazione iniziale, il medico del Centro chieda una nuova valutazione alla ASL o all’azienda ospe
daliera. Questo significa che l’ordinamento non considera il Cpr, di per sé, incompatibile con qualunque persona. Prevede una valutazione iniziale e una rivalutazione successiva se emergono problemi». Quindi? «Sembrerebbe una pianificazione estesa su tutto il territorio: un modo per contrapporsi non in maniera violenta, ma organizzata e strutturata. Sono modalità che possono richiamare gli ambienti anarchici: anziché contestare in mezzo alla strada o tirare pietre, si interviene attraverso l’assistenza giuridica e, in questo caso, anche attraverso l’assistenza sanitaria. Se effettivamente fosse così, potrebbe profilarsi un’ipotesi di collegamento organizzato. Io non conosco gli atti, ma si potrebbe aprire una riflessione giuridica sull’articolo 416 del codice penale (associazione a delinquere, ndr)». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FRANCESCA MUSACCHIO Heading: INTERVISTA AD ANTONIO RINAUDO Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Antonio Rinaudo - Associazione a delinquere «Medici e migranti, sembra ci sia un piano Riflettere sull’associazione a delinquere» -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCA MUSACCHIO
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