title§§ REPORT EUROPEO “STATE OF HEALTH IN THE EU” METTE ITALIA DI FRONTE A LIMITI DEL PROPRIO MODELLO ASSISTENZIALE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101752405693.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agensalute.it" del 01 Jun 2026

DE PALMA: «REPARTI RETTI DA UN CORPO PROFESSIONALE CHE INVECCHIA IN CORSIA, ABBANDONATO A SE STESSO.»

pubDate§§ 2026-06-01T09:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101752405693.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101752405693.PDF', 'title': 'agensalute.it'} tp:url§§ https://agensalute.it/2026/06/01/report-europeo-state-of-health-in-the-eu-mette-italia-di-fronte-a-limiti-del-proprio-modello-assistenziale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101752405693.PDF tp:ocr§§ DE PALMA: «REPARTI RETTI DA UN CORPO PROFESSIONALE CHE INVECCHIA IN CORSIA, ABBANDONATO A SE STESSO.»«CON UN’ETÀ MEDIA CHE HA SUPERATO I 50 ANNI, IL RICONOSCIMENTO DI LAVORO USURANTE NON È PIÙ NEGOZIABILE SE VOGLIAMO SALVARE IL NOSTRO SSN E LA QUALITÀ DELLE CURE»ROMA, 1 GIU 2026 – L’ultimo monitoraggio della Commissione Europea (Report State of Health in the EU) evidenzia i limiti strutturali del modello assistenziale italiano, caratterizzato da una forza lavoro sempre più anziana e da una limitata capacità di adattamento organizzativo. L’allarme riguarda anche gli obiettivi del PNRR: senza l’adeguamento dei contratti alla sanità digitale e senza il personale necessario per attivare i servizi previsti, l’Italia rischia di non raggiungere i target sulla sanità territoriale.Le Case di Comunità risultano pienamente operative solo nel 3,9% dei casi, mentre per gli Ospedali di Comunità nessuna struttura risulta ancora pienamente funzionante secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione GIMBE. Il problema non riguarda le infrastrutture, ma la carenza di medici e infermieri necessari a garantire i servizi H24 previsti dalla riforma. Una situazione che rischia di trasformare le nuove strutture in contenitori privi delle risorse professionali indispensabili.Secondo i dati Eurostat, l’Italia è il Paese con l’età media della popolazione più elevata d’Europa, pari a 49,1 anni. La situazione appare ancora più evidente nel personale sanitario: il Report State of Health in the EU evidenzia come l’Italia abbia una drammatica carenza di personale (appena 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro la media UE di 8,4), un problema aggravato dai dati nazionali di settore (Ragioneria dello Stato) che mostrano un’età media della professione ormai superiore ai 50 anni, con oltre il 50% dei dipendenti del SSN che ha superato i 50 anni di età.A questo invecchiamento si affianca la crescente difficoltà nel ricambio generazionale. I dati ministeriali sugli accessi universitari del MUR mostrano che i candidati sono ormai meno dei posti disponibili, mentre cresce il numero di giovani professionisti che scelgono di trasferirsi all’estero, attratti da percorsi di carriera più dinamici e da retribuzioni superiori, come evidenziato dalle analisi comparative dell’OCSE.Le analisi del Cergas Bocconi e gli studi pubblicati sulla letteratura scientifica internazionale documentano inoltre che oltre il 15% degli infermieri è soggetto a prescrizioni o limitazioni funzionali che possono escludere turni notturni, reperibilità o movimentazione dei carichi, quota che supera il 24% tra il personale di supporto assistenziale. In diversi Paesi europei tali professionisti vengono progressivamente impiegati nei servizi di telemedicina e nelle centrali operative territoriali. In Italia, invece, la rigidità organizzativa continua a concentrarli nelle strutture tradizionali, aumentando il carico di lavoro sui colleghi pienamente operativi.Siamo un esercito di veterani usurati. Le analisi comparative internazionali evidenziano un confronto europeo impietoso per l’Italia. Paesi come la Francia e la Spagna, che durante la pandemia di Covid-19 presentavano le nostre stesse criticità, hanno reagito con riforme strutturali decisive. Senza guardare ai Paesi Nordici o alla Svizzera, storicamente molto più avanzati, la sanità francese e quella spagnola hanno introdotto una flessibilità contrattuale che oggi manca all’Italia.Come confermato dai report istituzionali europei sullo sviluppo dell’eHealth e sui modelli di gestione del personale senior, riforme mirate ridefiniscono le competenze (come la legge francese sugli Infirmiers en Pratique Avancée – IPA). Queste nazioni riescono così ad alternare l’attività del personale in reparto con turni di telemedicina e con la gestione attiva delle centrali operative territoriali.L’Unione Europea ci chiede una sterzata netta verso la sanità digitale, legando a questo obiettivo i fondi del PNRR, ma le nostre amministrazioni continuano a impiegare professionisti cinquantenni e sessantenni nei teatri operativi più gravosi, come i Pronto Soccorso e l’anestesia e rianimazione, perché non hanno la flessibilità contrattuale per ricollocarli. Il tasso di logoramento psicofisico, burnout e patologie professionali croniche tra gli infermieri italiani ha raggiunto livelli di allarme rosso proprio per questo motivo: all’estero l’infermiere senior viene tutelato e spostato sui servizi digitali, da noi nella maggior parte dei casi viene impiegato in prima linea fin quando resiste, senza sosta.Il Presidente Nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, rilancia la storica battaglia sindacale sul riconoscimento dell’infermieristica come lavoro usurante: «Dobbiamo smetterla di nasconderci dietro statistiche che non descrivono ciò che accade realmente nelle corsie. I rilievi europei confermano che l’età media dei professionisti attivi ha superato i 50,2 anni e che, nelle aziende sanitarie pubbliche, gli over 50 rappresentano ormai la maggioranza dell’organico.L’Unione Europea chiede una sanità digitale sempre più sviluppata. Eppure, continuiamo a impiegare professionisti cinquantenni e sessantenni nei contesti più gravosi, senza la possibilità di ricollocarli in attività compatibili con la loro esperienza e con le loro condizioni fisiche. Per Nursing Up il riconoscimento dell’infermieristica e delle altre professioni assistenziali tra i lavori usuranti, e la riforma dei loro profili d’impiego, non rappresentano più una semplice rivendicazione sindacale, ma una necessità concreta per garantire la tenuta dei servizi, tutelare i professionisti e assicurare ai cittadini un’assistenza di qualità».Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101752405693.PDF §---§ title§§ Il voto delle Comunali in Campania, squali e delfini senza ricambio generazionale | Corriere.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101810105374.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "napoli.corriere.it" del 01 Jun 2026

Il punto dopo le elezioni: la Campania è la regione più giovane d’Italia, ma è amministrata dalle giunte più vecchie del Paese

pubDate§§ 2026-06-01T06:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101810105374.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101810105374.PDF', 'title': 'napoli.corriere.it'} tp:url§§ https://napoli.corriere.it/notizie/politica/26_giugno_01/il-voto-delle-comunali-in-campania-squali-e-delfini-senza-ricambio-generazionale-1a4aee58-2480-49ea-ba41-a4ca801dbxlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/01/2026060101810105374.PDF tp:ocr§§ Kokorich, l'uomo che sta cambiando la guerra: «Sono nato in Russia e do i miei missili all’Ucraina»Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.Il punto dopo le elezioni: la Campania è la regione più giovane d’Italia, ma è amministrata dalle giunte più vecchie del PaeseÈ vero:  le ultime elezioni amministrative dicono poco o nulla sulle dinamiche politiche nazionali, ma raccontano molto sul Mezzogiorno e sulle sue classi dirigenti. Nelle urne del Sud, tra sindaci e consiglieri eletti, quando non si ripetono i cognomi, si reiterano i sistemi. Il ricambio politico e amministrativo meridionale si risolve, quasi sempre, in una sostituzione che di rinnovo ha solo l’apparenza. I vecchi squali si fanno rimpiazzare dai loro nuovi delfini intenti a nuotare, in direzione ostinata e conforme, nel mare mosso delle giunte e dei consigli comunali.L’alternanza non c’è e, se ad altre latitudini due mandati sembrano troppi, nel Mezzogiorno anche cinque sono pochi. Non è dunque un caso che gli amministratori locali meridionali sono i più anziani d’Italia, i meno istruiti e fanno registrare il gender gap più ampio di tutto il Paese. Questa complessità non è solo questione per sociologi e analisti. Il mancato ricambio e il persistere degli stessi gruppi nelle cariche elettive hanno conseguenze reali, impattano sulle vite dei cittadini meridionali, condizionano il futuro dei giovani che dovrebbero abitare questo territorio, pesano sullo sviluppo economico. Dal trasporto pubblico alla sanità, passando per scuole e riscossione dei tributi, i dati mostrano come i servizi amministrati a livello locale rappresentano uno dei segnali più tangibili del divario territoriale italiano. Al Sud la velocità dei mezzi pubblici è tra le più lente d’Italia, l’emigrazione sanitaria è sempre più corposa e assume le dimensioni di un esodo, le scuole sono meno efficienti, la riscossione dei tributi è meno efficace e si conta il maggior numero di inchieste per corruzione d’Italia.Secondo i dati Istat la Campania, con un’età media di 44,2 anni è la regione più giovane d’Italia (46,6 anni media nazionale), seguita da Sicilia, Calabria e Puglia. In quattro regioni vive il numero più alto di ragazzi tra i 15 e i 19 anni di tutta l’Unione Europea.Questa comunità di giovani è, però, amministrata dalle giunte più vecchie del Paese. Se al Nord, secondo i report dell’Anci, la percentuale degli amministratori under 35 è del 17%, al Sud è del 15%. In Campania ci si ferma al 12%; in Calabria si sfiora il 15% e in Puglia si resta sotto il 10%. A questo si somma che il posizionamento gerarchico dei giovani è basso. In Campania i sindaci nati dal 1991 in poi, sono sette, l’1,4% del totale; in Puglia la percentuale di fasce tricolori sotto i 35 anni è del 1,2%. L’età di giunte e consigli non è solo una questione anagrafica ma anche di competenze.Gli amministratori over 35 hanno, infatti, un tasso di scolarizzazione più basso. Il 15% degli eletti non più giovane ha come titolo di studio la terza media e solo il 37% la laurea. Tra i giovani invece il dato si ribalta e oltre il 44% ha finito il percorso di studio in un ateneo. Con una classe dirigente meno giovane e dunque meno competente, a risentirne sono i servizi offerti su scala locale. La scuola conferma questa relazione. La media italiana di edifici scolastici che offrono una mensa è del 30%. Delle dodici regioni che superano questo dato, fatta salva la Basilicata, sono tutte settentrionali. Se in Piemonte sono più del 62% le scuole con mensa, in Campania solo il 18%, in Calabria il 22% e in Puglia il 27%. Stessa situazione si riscontra sul trasporto pubblico locale. I dati sulla velocità commerciale degli autobus delle aziende pubbliche locali mostrano davvero un’Italia a due velocità. In Campania i pullman viaggiano in media a 15,6 km/h, in Puglia a 18,7 km/h, in Calabria a 19 km/h, mentre la media nazionale è di 20 km/h. Altro servizio critico per gli amministratori locali meridionali è quello sanitario.La fondazione Gimbe ha calcolato che l’emigrazione sanitaria ha un costo di 5,15 miliardi e per il 78% lo pagano Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, mentre ad incassarlo sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Gli unici dati sui quali primeggiano gli amministratori del Sud sono quelli sulla corruzione. Libera, nel report «Italia sotto mazzetta», certifica che Campania e Puglia hanno il più alto numero di politici coinvolti in inchieste per corruzione e che la Campania è anche la prima regione per numero di inchieste e per persone indagate. Dunque il Mezzogiorno ha una classe dirigente che si dimostra meno capace, meno giovane, meno competente e più a rischio corruzione e anche queste elezioni amministrative fanno emergere il paradosso, tutto democratico e tutto meridionale, di un potere che si reitera con il voto consapevole degli elettori.Vai a tutte le notizie di NapoliIscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania1 giugno 2026© RIPRODUZIONE RISERVATAEra al di sotto di un pollaio, la scoperta a CerignolaHai una storia da segnalare sul tuo territorio?Le news principali sul MezzogiornoOgni giorno alle 12, a cura della redazionePer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. 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