title§§ Pnrr Sanità, la verità dietro i numeri: Case della Comunità aperte... ma spesso senza servizi
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Estratto da pag. 7 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 30 May 2026
pubDate§§ 2026-05-30T05:42:00+00:00
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tp:ocr§§ Pnrr Sanità, la verità dietro i numeri: Case della Comunità aperte… ma spesso senza servizi “L’ ampliamento della platea degli assistiti non si accompagna ancora a una verifica sistematica sull’effettiva capacità dell’investimento pubblico di migliorare lo stato di salute della popolazione più fragile”. È uno dei passaggi più significativi contenuti nel nuovo Referto della Corte dei conti sullo stato di avanzamento del PNRR negli enti territoriali. A poco più di un anno dalla scadenza del 30 giugno 2026, la Missione Salute del PNRR continua a muoversi tra accelerazioni e criticità. Il Referto approvato dalla Corte dei conti, fotografa una sanità italiana che avanza sul fronte tecnologico ma fatica ancora a trasformare gli investimenti in servizi territoriali realmente operativi e omogenei su tutto il territorio nazionale. Il dato simbolo riguarda le Case della Comunità. L’obiettivo nazionale prevede almeno 1.038 strutture attive entro giugno 2026, ma il monitoraggio Agenas segnala che, sebbene siano operative 781 strutture, solo 66 garantiscono pienamente tutti i servizi obbligatori previsti dagli standard ministeriali. In pratica, appena il 3,8% delle Case della Comunità assicura presenza medica, assistenza infermieristica continuativa e copertura organizzativa completa. Anche sugli Ospedali di Comunità emergono forti squilibri territoriali. A fine 2025 risultano attivi 163 presidi sui 594 programmati, con differenze marcate tra Nord e Sud. Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna mostrano livelli di avanzamento più elevati, mentre diverse regioni meridionali restano indietro sia nella capacità di spesa sia nell’attivazione concreta dei servizi. Sul fronte della digitalizzazione ospedaliera, invece, il quadro appare più positivo. La Corte evidenzia il completamento degli obiettivi relativi alla digitalizzazione delle strutture ospedaliere e il quasi totale collaudo delle grandi apparecchiature sanitarie previste dal Piano. Resta però aperto il nodo finanziario. Gli enti territoriali hanno dovuto anticipare miliardi di euro per sostenere i pagamenti dei progetti PNRR, in attesa dei trasferimenti statali. Squilibrio rischia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze territoriali. Un altro elemento critico riguarda l’Assistenza Domiciliare Integrata. Il target del 10% di over 65 assistiti è stato raggiunto in anticipo, ma la Corte avverte: aumentare il numero dei pazienti presi in carico non basta senza verificare qualità delle cure, continuità assistenziale e reale riduzione dei ricoveri evitabili. Una sanità sospesa tra innovazione e incompiutezza. Il PNRR ha aperto una stagione di investimenti senza precedenti, ma la vera sfida sarà trasformare strutture e tecnologie in servizi realmente funzionanti, accessibili e capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali. Inaugurare una struttura non significa automaticamente garantire cure efficaci, personale adeguato e presa in carico concreta dei cittadini più fragili. Giovanni Ianni ---End text--- Author: Giovanni lanni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pnrr Sanità, la verità dietro i numeri: Case della Comunità aperte... ma spesso senza servizi -sec_org-
tp:writer§§ Giovanni lanni
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title§§ «Protocolli rigorosi e chiari Centrale il lavoro d'équipe»
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Estratto da pag. 57 di "CORRIERE DELLA SERA" del 30 May 2026
Serafino Corti: uno dei pilastri è quello dei trattamenti integrati
pubDate§§ 2026-05-30T05:42:00+00:00
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tp:ocr§§ «Protocolli rigorosi e chiari Centrale il lavoro d’équipe» Serafino Corti: uno dei pilastri è quello dei trattamenti integrati «U na ricerca condotta da studiosi italiani su oltre 600 mila persone nel mondo dimostra che la condizione di autismo comporta un rischio sei volte maggiore di sviluppare psicopatologiche. Alla complessità di una diagnosi di autismo severo, che può includere difficoltà nella comunicazione verbale, si aggiungono quindi importanti problemi di salute mentale. Il nostro centro è dedicato alla gestione di queste situazioni: 10 posti letto, destinati a chi ha compiuto almeno 14 anni, per accedere a percorsi terapeutici della durata media di 6 mesi». Serafino Corti, psicologo, trent’anni di esperienza nel sostegno delle persone con autismo e disabilità intellettiva, è il direttore del Dipartimento delle Disabilità della Fondazione Ospedaliero Sospiro. Professore, quali sono i problemi di salute mentale più frequenti? «Autolesionismo, eteroagressività o distruttività, determinanti dalla storia di apprendimento oppure causati da problematiche psicopatologhe, come depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, ansia. Spesso queste condizioni non vengono riconosciute, rendendo ancora più difficile la vita della persona autistica e di chi le sta accanto. In medicina si chiama diagnostic overshadowing: sintomi fisici o nuovi comportamenti sono attribuiti all’autismo, senza indagare altre possibili cause. Il nostro percorso terapeutico si fonda innanzitutto su una corretta diagnosi della salute mentale, dalla quale partono i trattamenti adeguati». Quali approcci terapeutici adottate? «Uno dei pilastri del nostro lavoro è rappresentato dai trattamenti integrati. Significa combinare interventi scientificamente validati per l’autismo — come l’ABA (Applied Behavior Analysis) e l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) — con terapie farmacologiche quando necessarie. Se il disturbo psichiatrico è una depressione, per esempio, al trattamento psicoeducativo è associato un antidepressivo. Inoltre, non va dimenticato che i problemi non riguardano solo la salute mentale: nelle persone con autismo alcuni comportamenti possono essere causati da un dolore che non viene diagnosticato. Il lavoro di équipe è decisivo». Come funziona? «Psicologo, educatore, psichiatra, neurologo e medico internista collaborano per individuare il trattamento più efficace. Se l’intervento riduce i comportamenti problematici, si prosegue su quella strada; in caso contrario viene modificato fino a ottenere risultati soddisfacenti. Poi c’è la fase più delicata e importante: la dimissione protetta, che garantisce una transizione assistita una volta lasciato il centro». Queste persone possono tornare a vivere la propria quotidianità? «È la nostra sfida. Nel 70 per cento dei casi i trattamenti riducono significativamente i comportamenti problematici; per alcune situazioni, come la depressione, arriviamo anche al 90 per cento. Per altre condizioni invece i risultati sono ancora limitati e per questo è importante continuare a lavorare in rete ed investire nella ricerca. Ma è essenziale mantenere i risultati una volta rientrati nel proprio contesto, che sia la casa, un appartamento protetto, una comunità alloggio o un’altra struttura residenziale». Anche i caregiver vengono coinvolti nel percorso? «Assolutamente sì. È prevista una formazione sul campo: familiari e operatori trascorrono molte ore con noi per imparare concretamente a gestire le diverse situazioni, non solo dal punto di vista teorico. Inoltre, nelle prime 24 ore dopo la dimissione — le più delicate — il personale affianca la persona nel contesto di residenza, continuando poi con una consulenza settimanale». A quali esperienze vi siete ispirati per il vostro centro? «Il centro fa parte della Rete Nazionale Emergenze Comportamentali coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità. Collaboriamo inoltre con importanti realtà internazionali, in particolare con il Kennedy Krieger Institute della Johns Hopkins University di Baltimora, con cui condividiamo protocolli e valutazioni de
i casi più complessi attraverso incontri e videoconferenze». Lei si occupa da anni di questi temi: qual è il risultato di cui va più fiero? «Nonostante i passi avanti della ricerca, l’autismo è una condizione permanente, ma i comportamenti problematici, se affrontati correttamente, possono ridursi notevolmente o persino scomparire, e questo cambia la qualità di vita. È un messaggio di speranza impor© RIPRODUZIONE RISERVATA tante». di Cristina Ravanelli ---End text--- Author: Cristina Ravanelli Heading: Highlight: ? Psicologo, educatore, psichiatra, neurologo e medico internista collaborano per individuare il trattamento più efficace Poi c’è la fase più delicata: la dimissione protetta, la quale garantisce transizione assistita una volta lasciato il centro La scheda ? Il Centro di Sospiro è rivolto a persone con disturbo dello spettro autistico e disabilità intellettive con bisogni di sostegno intensivi e difficilmente gestibili nei contesti ordinari, che richiedono quindi interventi specializzati ? Il Centro Nazionale Autismo nasce anche dal confronto scientifico e dallo studio delle migliori esperienze internazionali, tra cui il Kennedy Krieger Institute di Baltimora Image:Direttore del Dipartimento Serafino Corti Inaugurazione Uno dei momenti dell’inaugurazione del centro -tit_org- «Protocolli rigorosi e chiari Centrale il lavoro d’équipe» -sec_org-
tp:writer§§ Cristina Ravanelli
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title§§ Sanità, nel 2026 quasi due milioni di ritardi
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Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 30 May 2026
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tp:ocr§§ Liste d'attesa Sanità, nel 2026 quasi due milioni di ritardi Nei primi quattro mesi dell'anno il servizio sanitario italiano ha disatteso oltre 1,2 milioni di visite mediche e quasi 700mila esami diagnostici. Sono i numeri dell’'emergenza delle liste di attesa, che sovraccaricano gli ospedali di tutta la Penisola. La piattaforma Agenas, tuttavia, registra miglioramenti nella percentuale di tempistiche rispettate in 16 regioni sulle visite e in 15 sugli esami. « Tra gli esempi più significativi emerge la Liguria», ha spiegato Anqgelo Tanese, direttore generale Agenas. Secondo il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è l'effetto delle misure del decreto legge sulle liste d'attesa del 2024, tra cui l'istituzione dei Centri unici di prenotazione regionale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Si registrano miglioramenti in quasi tutta Italia -tit_org- Sanità, nel 2026 quasi due milioni di ritardi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Ebola, il ministero è "preoccupato Meloni chiama Ue = Il virus e il ministero: " Ebola ci preoccupa " Meloni scrive all'Ue
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Estratto da pag. 6 di "FATTO QUOTIDIANO" del 30 May 2026
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tp:ocr§§ CAMPITIELLO IN USCITA Ebola, il ministero è “preoccupato” Meloni chiama Ue q DI BENEDETTO A PAG. 6 - 7 Il virus e il ministero: “Ebola ci preoccupa” Meloni scrive all’Ue “S iamo preoccupati. Se il virus dovesse arrivare in Italia, il rischio di una nuova pandemia potrebbe essere concreto”. Dietro le rassicurazioni ufficiali e l’assenza di casi confermati nel nostro Paese, è questo il clima che si respira nelle stanze del ministero della Salute, dove nelle ultime ore il livello di allerta è salito sensibilmente dopo l’esplosione del focolaio del virus Ebola tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo. Un timore che ha ormai raggiunto direttamente Palazzo Chigi e che sta costringendo il governo Meloni a una brusca sterzata politica sulla cooperazione sanitaria internazionale. DOPO MESI di retorica sovranista e l’astensione dell’Italia dal nuovo Piano pandemico dell ’Organizzazione mondiale della sanità, la premier Meloni ha deciso di assumere direttamente la guida politica della vicenda. L’allerta Ebola, con una mossa che ha di fatto anticipato le comunicazioni del ministro della Salute, Orazio Schillaci, è partita direttamente da Palazzo Chigi, poiché la presidente del Consiglio ha inviato una lettera urgente ai vertici dell’Unione europea. L’obiettivo è stato chiedere un “coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere” e regole comuni sugli arrivi diretti e indiretti dai Paesi interessati dal focolaio, in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. La richiesta avanzata da Giorgia Meloni è stata accolta: il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha infatti Tra RdC, U deciso di inserie Nigeria re l’epidemia di in Repubb Ebola tra i temi democrati che saranno didel Congo Giorgia Me scussi al vertice. FOTO ANSA Mentre da Bruxelles è arrivata una prima risposta prudente, ma chiara”. Gli Stati membri si stanno confrontando sulle misure condivise di contenimento, mentre la priorità indicata dall’Unione europea resta “lo screening in uscita dalle regioni colpite”. MA LA TENSIONE per l’Ebola è salita ulteriormente nelle ultime ore dopo il ricovero in Austria di una dottoressa rientrata dall ’Africa centrale con sintomi compatibili con il virus Ebola. In Italia, invece, un’altra dottoressa di Medici Senza Frontiere, rientrata dall’area del focolaio, è stata trasferita in via precauzionale allo Spallanzani di Roma: la donna è risultata negativa ai test, ma resta in quarantena. Nel frattempo il ministero della Salute ha attivato protocolli speciali per aeroporti e uffici di frontiera. Per il fine settimana è prevista anche la partenza di una task force dell’Istituto Spallanzani di Roma diretta a Kinshasa: medici ed esperti italiani lavoreranno sul campo per rafforzare la sorveglianza epidemiologica, fornire assistenza tecnica e consegnare materiale sanitario e medicinali. Ma a preoccupare gli esperti è soprattutto il ceppo Bundibugyo (BVD), la variante che si sta diffondendo tra Congo e Uganda. Una forma particolarmente insidiosa del virus per la quale – come denuncia l’Ong Amref – non esistono ancora vaccini specifici, terapie validate né test diagnostici pienamente efficaci e i casi monitorati avrebbero già superato quota 900. La preoccupazione per una trasmissione transfrontaliera si estende anche alla Nigeria. Il Paese più popoloso dell’Africa con oltre 242 milioni di abitanti ha segnalato attraverso il Centro per il controllo delle malattie (Ncdc) 21 Stati su 36 ad alto o moderato rischio di importazione del virus, pur in assenza di casi confermati. Ed è proprio mentre l’Italia corre ai ripari invocando la collaborazione europea che riemerge il nodo politico che oggi imbarazza il governo: “Con quale credibilità Giorgia Meloni invoca oggi il coordinamento europeo sulla salute pubblica dopo che il suo governo si è astenuto sul Piano pandemico globale insieme a Russia e Iran?”, attaccano i deputati del Partito democratico Ilenia Malavasi e Piero De Luca, chiedendo che il governo riferisca immediatamente in Parlamento. Per le opposizioni è evidente che l’esecutivo abbia ins
eguito per mesi la propaganda sovranista contro gli organismi internazionali, per poi trovarsi costretto, davanti alla minaccia di una nuova emergenza sanitaria, a chiedere aiuto proprio con quel coordinamento internazionale che fino a ieri aveva messo in discussione. ute sale mier mento lanza pee” © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: Highlight: “HANTAVIRUS, L’EMERGENZA È PASSATA “OGGI il focolaio di Hantavirus – che finora conta 13 casi e 3 decessi – è in via di risoluzione. I viaggiatori che avevano avuto un contatto con pazienti sintomatici sono negativi al test. Non abbiamo nessun caso di Hantavirus in Italia". Lo ha detto la direttrice della Prevenzione della Salute, Maria Rosaria Campitiello “PROBABILE IL VACCINO ENTRO L’ANNO” “QUELLO CHE possiamo dire con certezza è che entro la fine di quest’anno, il 2026, Africa Cdc farà sì che avremo un vaccino e un farmaco contro il virus Bundibugyo". Lo ha assicurato il direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) Jean Kaseya, durante l’ultimo briefing sull'emergenza Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, con casi registrati anche in Uganda La lettera Alla Salute sale l’attenzione. La premier chiede “coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere europee” Image:RSO o: a” e opea. o chiedeento rafanza alle comuni indiretti dal focosiglio euugno. La da Gioraccolta: il Tra RdC, Uganda e Nigeria Ebola in Repubblica democratica del Congo. A lato, Giorgia Meloni FOTO ANSA -tit_org- Ebola, il ministero è "preoccupato Meloni chiama Ue Il virus e il ministero: “ Ebola ci preoccupa ” Meloni scrive all’Ue -sec_org-
tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO
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§---§
title§§ Un mezzo progresso per le liste d 'attesa nella sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/30/2026053003193507896.PDF
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Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 30 May 2026
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tp:ocr§§ Un mezzo progresso per le liste d’attesa nella sanità I nuovi dati di Agenas raccontano una realtà più complessa di quanto suggeriscano le classifiche. Le liste d’attesa migliorano: il rispetto dei tempi cresce per visite ed esami. Ma in soli quattro mesi circa due milioni di prestazioni sono rimaste fuori soglia. Un progresso, dunque, c’è, ma è ancora lontano dall’essere risolutivo. La vera novità del Cruscotto 2.0 è la trasparenza. Per la prima volta emerge chiaramente che i risultati regionali dipendono anche da come vengono attribuite le priorità. In alcune regioni una quota molto elevata di prestazioni è classificata in classe P, quella programmata entro 120 giorni, rendendo più agevole il rispetto dei tempi. Per questo non basta misurare quante prestazioni vengono erogate entro le scadenze. Occorre capire come si prescrive, come si assegnano le priorità, quante prescrizioni non si trasformano mai in un appuntamento. E’ il passaggio da una sanità valutata sulle impressioni a una sanità valutata sui dati. E i dati indicano che la sfida non è solo aumentare l’offerta, ma migliorare l’appropriatezza prescrittiva, l’organizzazione e la presa in carico dei pazienti. Le liste d’attesa si ridurranno davvero solo quando ogni numero racconterà la realtà nella sua interezza, non solo la parte più favorevole. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un mezzo progresso per le liste d ’attesa nella sanità -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Le regioni in rosso sulle liste d'attesa Quasi due milioni di visite in ritardo
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/30/2026053003189307874.PDF
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Estratto da pag. 18 di "GIORNALE" del 30 May 2026
Un semaforo per le performance degli enti Metà delle prescrizioni non presa in carico
pubDate§§ 2026-05-30T05:42:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ Un nuovo «cruscotto» di Agenas Le regioni in rosso sulle liste d’attesa Quasi due milioni di visite in ritardo Un semaforo per le performance degli enti Metà delle prescrizioni non presa in carico La pagella delle regioni sulle liste di attesa in sanità sarà d’ora in poi visibile a tutti. Ogni regione avrà un colore come un semaforo: verde per le prestazioni erogate entro i tempi previsti, giallo per quelle vicine alla scadenza e rosso per quelle effettuate oltre i limiti. Un sistema reso possibile dal nuovo Cruscotto 2.0 della sanità illustrato ieri da Angelo Tanese, direttore generale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali): «Fino a oggi - spiega Tanese - la Piattaforma riportava soltanto dati aggregati a livello nazionale». Ora invece le singole regioni saranno stimolate a migliorare le performance o quanto meno messe davanti alle loro responsabilità. E di regioni in rosso ce ne sono diverse, anche se secondo Agenas i dati della piattaforma nazionale mostrano «una diffusa tendenza al miglioramento nel primo quadrimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025» con il rispetto dei tempi di garanzia che per le visite specialistiche passa dal 76,1 al 78,7 per cento e per gli esami diagnostici dall’83 all’84,7 per cento. Solo cinque regioni mostrano peggioramenti per le visite specialistiche e sei per gli esami: in entrambi i casi Abruzzo, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Sicilia e Valle d’Aosta, mentre la provincia autonoma di Bolzano è deficitaria solo per gli esami diagnostici. Ma questa è solo la tendenza. Tanese sottolinea infatti il caso della Puglia «che registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale». Le prestazioni che in Italia durante il primo quadrimestre 2026 non sono state erogate nei tempi previsti sono 1.225.915 visite mediche e 688.543 esami diagnostici. Il dato riguarda tutte le classi di priorità prenotate al Cup in tutte le regioni in strutture pubbliche e private accreditate. Tra gennaio 2025 e aprile 2026 la piattaforma ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni, «una base dati utilissima che via via si alimenterà in modo automatico dai Cup delle Regioni» e che «ci consente di analizzare le criticità e misurare l’impatto delle misure correttive». I dati attualmente analizzati sono quelli previsti dal Piano nazionale governo liste d’attesa 2019-21 e riguardano 14 visite specialistiche di primo accesso e 22 gruppi di esami diagnostici. Interessante il dato secondo cui la percentuale di prime visite mediche realmente effettuate rispetto al numero di prescrizioni fatte è di circa il 50 per cento, mentre per gli esami diagnostici il dato sale al 54. In pratica una ricetta su due si perde, e se per Agenas «una quota di mancata presa in carico tra il 25 e il 30 per cento può essere considerata fisiologica», il resto sono prestazioni che finiscono nel privato. «Una parte rilevante della domanda di salute esce dal perimetro pubblico», dice preoccupato il presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani Vincenzo Bottino, che invita Agenas a registrare «quante prescrizioni vengono classificate come programmate, quante ricette vengono davvero utilizzate, quali prestazioni restano fuori tempo e quali territori spingono i pazienti verso il privato». Anche perché «una colonoscopia tardiva può cambiare la storia clinica di un paziente». ---End text--- Author: Andrea Cuomo Heading: Highlight: Image:SANITÀ LUMACA Così nel primo quadrimestre 2026 Provincia autonoma di Trento Le regioni più in difficoltà Le regioni dove ci sono troppi codici non urgenti 1.225.915 Le prestazioni di visite mediche non erogate nei tempi previsti Abruzzo Valle d'Aosta Molise Lazio Puglia 688.543 Campania Gli esami diagnostici effettuati fuori tempo massimo Basilicata Sicilia Fonte: Agenas -tit_org- Le regioni in rosso sulle liste d’attesa Quasi due milioni di visite in ritardo -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Cuomo
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§---§
title§§ Liste d'attesa la sfida continua Il "muro " dei 2 milioni di ritardi ela svolta del Piano Schillaci
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/30/2026053003192407905.PDF
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Estratto da pag. 7 di "L'IDENTITÀ" del 30 May 2026
pubDate§§ 2026-05-30T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa, la sfida continua Il “muro” dei 2 milioni di ritardi e la svolta del Piano Schillaci IN FUNZIONE “CRUSCOTTO 2.0”, REGIONI SENZA PIÙ ALIBI L iste d’attesa, ancora un’Italia a due velocità: quasi due milioni di prestazioni sono state erogate oltre i tempi massimi, ma i dati Agenas mostrano un’inversione di tendenza. Grazie al nuovo "Cruscotto 2.0" e all’impatto del Decreto, la trasparenza diventa lo strumento per stanare inefficienze e abusi prescrittivi. I numeri della sanità italiana, nel primo quadrimestre 2026, parlano ancora la lingua di un’emergenza difficile da scalfire, ma per la prima volta si intravedono crepe significative nel muro dei ritardi. Secondo le ultime elaborazioni basate sulla Piattaforma Nazionale per il governo delle liste d’attesa, le prestazioni non erogate nei tempi previsti dalla legge hanno raggiunto la cifra monstre di 1.914.458. Entrando nel dettaglio, si tratta di 1.225.915 visite mediche specialistiche e 688.543 esami diagnostici, tra cui Tac, risonanze ed ecografie, che hanno superato i limiti di garanzia. Un dato che stigmatizza un ritardo persistente, un’eredità pesante che grava sulle spalle dei cittadini. Tuttavia, limitarsi alla cifra assoluta significherebbe ignorare un cambiamento di passo che i dati sembrano confermare. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 rivela infatti una diffusa tendenza al miglioramento. La percentuale di rispetto dei tempi di garanzia è salita dal 76,1% al 78,7% per le visite e dall'83% all'84,7% per la diagnostica. La prova che il sistema, seppur lentamente, sta iniziando a rispondere alle sollecitazioni. A rivendicare questi primi risultati è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che attribuisce l’inversione di tendenza all'efficacia delle nuove norme. "Da quando c'è il decreto sulle liste d'attesa, qualcosa di concreto è cambiato", ha dichiarato sottolineando come i segnali incoraggianti siano il frutto di una collaborazione con le Regioni mai così intensa e costruttiva. Il provvedimento ha messo in moto meccanismi di monitoraggio e correzione che prima mancavano, puntando a una gestione centralizzata e più efficiente delle prenotazioni attraverso i Cup, i Centri Unici di Prenotazione. Il dato non è frutto di una stima approssimativa, ma poggia su una base monumentale: 65 milioni di prenotazioni acquisite tra gennaio 2025 e aprile 2026, di cui circa metà relative a prime visite e metà a esami diagnostici. Questa mole di informazioni, che si alimenta automaticamente dai sistemi regionali, permette oggi di misurare l’impatto delle misure correttive con una precisione chirurgica. La rivoluzione della trasparenza, con il "Cruscotto 2.0". In questo scenario di riforma, la novità più rilevante è il lancio della piattaforma. Di facile consultazione, introduce un sistema di valutazione "a semafori": verde per le prestazioni entro i tempi, giallo per quelle in scadenza e rosso per quelle fuori limite. Fino ad oggi, i cittadini e gli analisti potevano contare solo su dati aggregati a livello nazionale, che spesso nascondevano le inefficienze locali. Con la nuova versione del portale, i dati delle singole regioni diventano pubblici. È una svolta che toglie ogni alibi alle amministrazioni regionali: ogni utente può ora verificare se la propria rispetta o meno i patti con i pazienti. Per il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, questa "operazione verità" è fondamentale per analizzare le criticità e misurare se le Regioni stiano davvero applicando le misure previste dal governo. L’Italia, continua ad essere a macchia di leopardo: Liguria promossa, Sud in affanno. Nonostante i progressi generali, la geografia della salute italiana resta profondamente disomogenea. Sedici Regioni su ventuno hanno mostrato buoni risultati sulle visite e quindici su ventuno sugli esami, ma permangono aree di forte sofferenza. Tra le eccellenze spicca la Liguria, citata da Agenas come esempio di gestione positiva e miglioramento costante. Al contrario, realtà come Abruzzo, Sicilia, Valle d’Aosta e la Provincia Autonoma di Trento mostrano seg
ni negativi su entrambi i fronti. Anche la Puglia, pur segnando incrementi nelle performance, continua a restare al di sotto della media nazionale, confermando che il recupero è ancora lungo. Uno dei problemi più gravi emersi grazie alla nuova piattaforma riguarda l'appropriatezza prescrittiva, ovvero la correttezza con cui i medici assegnano i codici di urgenza. In sei regioni del Centro-Sud (Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia) sono state rilevate criticità pesanti. L’anomalia riguarda in particolare il codice di priorità "P" - Programmata -, che dovrebbe prevedere l’erogazione entro 120 giorni. In alcune realtà, come la Basilicata (85,5%) e la Campania (80,1%), oltre l’80% delle prime visite viene prenotato con questo codice. una percentuale definita "non coerente" dagli esperti di Agenas. Il rischio concreto è che si utilizzi il codice "P" per mascherare semplici controlli o visite non urgenti, intasando le liste e penalizzando chi avrebbe bisogno di un accesso rapido. In confronto, regioni come la Toscana o il Piemonte utilizzano questo codice solo per circa l'8% delle prescrizioni. Uniformare questi comportamenti è la prossima grande sfida del ministero. La battaglia contro le attese infinite non si ferma qui. Mentre si monitorano 14 tipologie di visite specialistiche e 22 gruppi di esami diagnostici (dalle Tac alle endoscopie), è in fase di approvazione il nuovo Piano nazionale 2025-2027. Questo strumento ridefinirà il set delle prestazioni oggetto di osservazione, rendendo il controllo ancora più capillare. In conclusione, sebbene i quasi due milioni di prestazioni in ritardo rappresentino ancora una ferita aperta per il Ssn, l’azione combinata del Decreto Schillaci e dei nuovi strumenti tecnologici sta finalmente portando alla luce i nodi strutturali del sistema. La strada della trasparenza e dell'appropriatezza sembra essere l'unica percorribile per trasformare i "segnali incoraggianti" in un diritto alla salute pienamente garantito per tutti. Da Nord a Sud. ---End text--- Author: ANGELO VITALE Heading: IN FUNZIONE “CRUSCOTTO 2.0”, REGIONI SENZA PIÙ ALIBI Highlight: Image: -tit_org- Liste d'attesa la sfida continua Il “muro ” dei 2 milioni di ritardi ela svolta del Piano Schillaci -sec_org-
tp:writer§§ ANGELO VITALE
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title§§ La sanità del futuro
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Estratto da pag. 83 di "MILANO FINANZA" del 30 May 2026
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tp:ocr§§ Oltre un milione di prestazioni, consumi energetici in calo e più donne ai vertici: il Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma adesso punta su sostenibilità, innovazione e accessibilità BILANCIO La sanità del futuro L a sanità può diventare sostenibile senza rinunciare alla qualità delle cure. È il messaggio che emerge dal Bilancio di Sostenibilità 2025 della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma e costruito attorno a un obiettivo preciso: trasformare l’ospedale del futuro in una struttura più verde, digitale e inclusiva. I numeri raccontano una trasformazione già avviata. Nell’ultimo anno il Policlinico ha erogato oltre un milione di prestazioni ambulatoriali e circa 29mila ricoveri, mentre il 100% dell’energia elettrica acquistata è arrivata da fonti rinnovabili. Sul fronte ambientale si registra anche una riduzione dei consumi superiore a 10 Terajoule, pari al fabbisogno medio annuo di circa 200 famiglie, grazie soprattutto al revamping del sistema di trigenerazione. Il piano di sostenibilità rientra nel “Progetto Green Hospital”, sostenuto da un green team multidisciplinare incaricato di migliorare la gestione delle risorse e ridurre l’impatto ambientale della struttura. Nel 2025 il taglio dei consumi energetici ha raggiunto il 7% rispetto all’anno precedente, dimostrando come anche la sanità possa accelerare nella transizione ecologica.Ma il bilancio non riguarda so- Fo lo l’ambiente. Dei 1.840 dipendenti del Policlinico, oltre il 60% è composto da donne, che rappresentano anche il 50% della dirigenza. Nel 2025 sono state inoltre effettuate 238 nuove assunzioni e 127 stabilizzazioni, più del doppio rispetto all’anno precedente. In parallelo, la struttura guarda anche allo sviluppo futuro con l’apertura di due nuovi poliambulatori: il Medical Center Eur Torrino, previsto per il 2027, e il Medical Center San Paolo, atteso per il 2028 e dedicato in parte ai servizi di privato sociale. Il futuro della struttura passa, poi, anche dalla trasformazione digitale. Il progetto Digital Hospital punta infatti sull’intelligenza artificiale, sulla cybersecurity e su nuove piattaforme digitali per migliorare diagnosi, rapidità degli interventi e organizzazione dei servizi sanitari.«In questo contesto caratterizzato da trasformazioni rapide e profonde anche sul fronte della sanità, la strategia del Policliico nico Campus Bio-Medico mira a tenere insieme tre dimensioni fondamentali: l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e l’attenzione alla persona», ha spiegato a MF-Milano Finanza il presidente della Fondazione Carlo Tosti. Secondo Tosti, il bilancio introduce anche il tema della «sostenibilità valoriale», legata ai principi che guidano l’attività della Fondazione nel solco della «Scienza per l’Uomo». L’ad e dg Paolo Sormani ha ricordato gli investimenti effettuati per rendere l’ospedale sempre più efficiente e tecnologicamente avanzato: «Abbiamo investito in modo significativo per rendere il nostro ospedale sempre più green e rafforzare l’innovazione tecnologica». Per Sormani, però, la sfida principale resta «l’accessibilità, oltre all’umanizzazione delle cure che è al cuore della nostra attività». In questa direzione si inserisce anche il programma "Tariffa Amica”, che sarà ampliato alla piccola chirurgia ambulatoriale per «rispondere in modo concreto ai bisogni di salute della comunità sul territorio», conclude l’ad. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Giusy Iorlano Heading: Highlight: Image:Paolo Sormani e Carlo Tosti Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico -tit_org- La sanità del futuro -sec_org-
tp:writer§§ Giusy Iorlano
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§---§
title§§ Agenas: ritardi per due milioni di visite e test = Sanità, in ritardo due milioni di visite e test
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Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 30 May 2026
Timidi miglioramenti segnalati in 16 Regioni, ma le maggiori difficoltà restano al Sud
pubDate§§ 2026-05-30T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ LA SANITÀ IN CRISI Agenas: ritardi per due milioni di visite e test LE LISTE D’ATTESA Il punto con i dati Agenas sui primi quattro mesi del 2026 Sanità, in ritardo due milioni di visite e test Timidi miglioramenti segnalati in 16 Regioni, ma le maggiori difficoltà restano al Sud ebbene si registrino miglioramenti dei tempi delle prestazioni in 16 regioni su 20, l’Agenas rileva oltre due milioni di visite mediche ed esami diagnostici in ritardo nel solo 2026: numeri che certificano, qualora ce ne fosse bisogno, la crisi della sanità nazionale. a pagina XII S overno della Sanità: a pochi mesi dalla fine della legislatura la sintesi del lavoro fin qui svolto dal Ministero della Salute, di concerto con quello dell’Economia, non raggiunge la sufficienza. Ancora troppe difficoltà per cittadini e utenti residenti lungo lo Stivale per accedere con sicurezza e nei tempi giusti alle cure di cui hanno bisogno soprattutto anziani e fragili per età o per patologia. Una programmazione impossibile da promuovere rispetto ai tanti nodi ancora irrisolti, dalle liste di attesa alle carenze di personale, alle disuguaglianze tra Nord e Sud. Gli ultimi dati forniti da Agenas sul governo delle liste di attesa ci dicono che a distanza di due anni dal decreto di riordino questo primario nervo scoperto della Sanità pubblica è ancora dolente e sono ancora pochi i reali benefici attesi dai cittadini. Al netto dei timidi miglioramenti segnalati in 16 Regioni, rivendicati dal ministro Schillaci come frutto del suo Decreto del 2024, si leggono tuttavia profonde distorsioni nel governo delle liste di attesa, tranne poche eccezioni La piattaforma nazionale, ad esempio, ancora non dice chiaramente dove si inceppano esami e visite mentre restano in ritardo quasi 2 milioni di prestazioni in questi primi mesi del 2026. Gli esami diagnostici, quali Ecografie, Risonanze e Tac effettuati fuori tempo massimo sono stati 688.543 per un totale di 1.914.458. C’è un timido incremento della percentuale di rispetto dei tempi di garanzia che per le visite specialistiche (dal 76,1% all’78,7%) e G per gli esami diagnostici dall’83% all’84,7%). SCENARIO Soprattutto nel avi carenze Mezzogiorno si concentrano le maggioinfermieri. ri difficoltà nel ricnici e medici spetto dei criteri di appropriatezza dei lle aree critiche codici di priorità. In Basilicata, Campadelle reti nia, Molise, Calabria, prossimità Lazio e Puglia ad esempio ci sono ancora tante, troppe, prenotazioni di prime visite con un codice di priorità non urgente. Ma perché questo accade? Spesso avviene nelle regioni più fragili dove il rapporto tra popolazione servita e medici è tra i più bassi. Tra la Campania, appena uscita dal Piano di rientro, e l’Emilia Romagna, il rapporto tra medici e popolazione è quasi la metà tra l’una e l’altra regione. Servono investimenti mirati e innovazioni concrete. I dati di appropriatezza mostrano una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Non solo: una prescrizione medica su due non viene proprio presa in carico. Percentuale che sale al 54% per gli esami diagnostici. Quindi, in linea teorica, viene eseguita nel privato o non ci si cura. Evidentemente il travaso dal pubblico al privato sotto la pressione di attese troppo lunghe rende conto di un sistema sanitario che, con una spesa pubblica di 146 miliardi di euro a cui si aggiungono altri 47 miliardi di spesa privata, di cui solo il 17-18 per cento intermediato da casse e assicurazioni, assume i contorni di un sistema non più tutto pubblico ma misto. A ciò vanno aggiunti altri dati che rendono quanto meno confusa la partita della programmazione con tre leggi delega al vaglio del Parlamento (riforma del Ssn, delle professioni sanitarie e della farmaceutica) che potrebbero trovare approvazione in parlamento oltre la soglia della fine della legislatura e dunque affidate a decreti attuativi di un governo magari diverso. Senza contare la fuga in avanti sulla contestatissima riforma della Medicina gen
erale concepita come tappa buchi per popolare di camici bianchi Case e Ospedali di comunità. Uno scenario in cui si aggiungono le gravi carenze di infermieri e tecnici e di medici delle aree critiche e delle reti di prossimità (pediatri e medicina primaria). E poi la migrazione sanitaria che segna ancora numeri record, il Nord e il Sud sempre più divisi, la crisi dei medici di famiglia (ne mancano oltre 5.700 in 18 Regioni, con una media di 1.383 assistiti ben oltre il rapporto ottimale di 1.200 per medico) ed entro il 2028 sono previsti 8.180 pensionamenti. Infine il PNRR che dopo ingenti risorse impiegate vede ancora al palo la riforma della sanità territoriale con Case della comunità a regime solo per un centinaio su 1.715 e con Ospedali di comunità con tutti i servizi attivi che si contano sulle punta delle dita. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: Highlight: LO SCENARIO Gravi carenze di infermieri. tecnici e medici delle aree critiche e delle reti di prossimità Image:Ancora molte le diseguaglianze territoriali per poter accedere a visite ed esami diagnostici -tit_org- Agenas: ritardi per due milioni di visite e test Sanità, in ritardo due milioni di visite e test -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
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title§§ Il telemonitoraggio: evoluzione sanitaria Per i pazienti l'aiuto arriva a distanza
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Estratto da pag. 99 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 30 May 2026
pubDate§§ 2026-05-30T05:42:00+00:00
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tp:ocr§§ È particolarmente indicato per i malati cronici potendo controllare i parametri da remoto Il telemonitoraggio: evoluzione sanitaria Per i pazienti l’aiuto arriva a distanza L’assistenza sanitaria domiciliare è in evoluzione e sì sta affermando l’importante funzione del telemonitoraggio, una soluzione tecnologica che permette, come suggerisce il nome, di monitorare da remoto lo stato di salute dei pazienti che si trovano al proprio domicilio. Una forma di assistenza sanitaria a distanza, particolarmente indicata per controllare nel tempo pazienti con malattie croniche o anziani, che soffrono di scompenso cardiaco, diabete, insufficienza respiratoria o malattie neurodegenerative e che necessitano di un monitoraggio costante. Questo avviene grazie a dispositivi connessi in rete e a sistemi di gestione centralizzata dei parametri clinici rilevati (pressione, glicemia, saturazione, peso), prima che diventino emergenze, riducendo i tempi di degenza in ospedale e i ricoveri. Secondo le linee guida nazionali, il telemonitoraggio è classificato in due livelli, base ed avanzato, che si differenziano a seconda delle esigenze assistenziali del paziente, e quindi, di conseguenza, nel grado di complessità delle tecnologie impiegate e nella specializzazione del personale clinico necessario all’analisi dei dati acquisiti. Il futuro è promettente in quanto si prevede che questa pratica diventerà una parte sempre più importante dell’assistenza sanitaria. L’idea è di attivare una serie di servizi di teleassistenza, consulto, monitoraggio e refertazione, sempre in modalità remota, che si possano integrare con il fascicolo sanitario elettronico per garantire una migliore esperienza di cura alle persone, indipendentemente dal territorio in cui risiedono e riducendo sia i trasferimenti, spesso poco utili, sia l’impegno logistico di strutture sanitarie centralizzate. M.R. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il telemonitoraggio: evoluzione sanitaria Per i pazienti l’aiuto arriva a distanza -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ La salute che aspetta due milioni di esami in ritardo = Il Paese delle liste d'attesa "Due milioni di esami in ritardo da inizio anno"
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Estratto da pag. 21 di "REPUBBLICA" del 30 May 2026
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tp:ocr§§ La salute che aspetta due milioni di esami in ritardo Il Paese delle liste d’attesa “Due milioni di esami in ritardo da inizio anno” n passo avanti nel segno della trasparenza, che rivela quali visite ed esami sono in crisi dal punto di vista delle liste di attesa, ma anche quali sistemi sono usati dalle Regioni per avere dati migliori. È stata aperta ieri la Piattaforma nazionale delle liste di attesa di Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni. A a pagina 21 U ROMA olonscopie, risonanze, ecodoppler, visite dermatologiche, oculistiche, otorinolaringoiatriche. Sono alcune delle prestazioni per le quali in Italia si aspetta ancora troppo. Circa 2 milioni di prestazioni, visite ed esami, quest’anno sono state assicurate in ritardo, oltre i limiti massimi dei tempi di attesa. I dati sono della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa di Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, uno strumento appena reso pubblico che registra un miglioramento generale dei tempi rispetto al 2025. E svela anche i sistemi usati dalle Regioni per avere dati migliori. La piattaforma è utile per gli addetti ai lavori, ma non per i cittadini, che non troveranno indicazioni sulle singole prestazioni. C La situazione nazionale Il portale permette di scattare foto d’insieme, ad esempio quella sui 2 milioni di prestazioni che quest’anno non hanno rispettato i tempi di attesa. Si tratta del 21% del totale delle visite e del 15% degli esami diagnostici. Agenas fa sapere che nel 2026 sono 16 le regioni che segnano un miglioramento per le visite e 15 per gli esami rispetto al 2025. Abruzzo, Trento, Bolzano, Piemonte, Sicilia, Valle d’Aosta e Sardegna sono le realtà che peggiorano. Le prestazioni in crisi Nel nostro sistema sanitario ci sono quattro priorità, selezionate dal medico quando fa la richiesta: urgente (prestazione da fare in 72 ore), breve (10 giorni) differita (30 giorni per le visite, 60 per gli esami), programmata (120 giorni). La valutazione di come vanno le attese è fatta calcolando la percentuale di prestazioni che rispettano i tempi previsti dalla priorità. Ce ne sono alcune ancora in grave difficoltà, come la prima visita dermatologica, per la quale si rispettano i 30 giorni solo nel 64% dei casi, o quella oculistica (66%). Va male l’elettromiografia, che viene data entro tre giorni solo il 35% delle volte, la colonscopia (37%), la risonanza osteomuscolare (54%). Soddisfatto il ministro Orazio Schillaci. «Il portale non nasce per fare classifiche o cercare colpevoli, ma per aiutarci a governare meglio il sistema, capire i fenomeni, individuare le criticità, intervenire dove necessario farlo». Oggi, ha concluso, «non presentiamo solo una piattaforma tecnologica, ma un cambio di metodo: più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento». Le visite a 120 giorni I dati forse più interessanti non sono quelli delle attese sulle singole prestazioni, ma quelli che rivelano come certe Regioni migliorano le loro performance. Ad esempio, più di una realtà locale ha un numero altissimo di prime visite fissate a 120 giorni. Già è curioso che un medico ritenga necessario il consulto di uno specialista e valuti giusta un’attesa fino a quattro mesi, che sono tanti. Ancora più strano è vedere che in certe realtà questo tipo di visite sono prevalenti. Succede in Basilicata, dove sono addirittura l’85%. In questa Regione non ci sono pressioni sulle altre visite, da 3, 10 o 30 giorni. E infatti ha dati buoni, ma poco significativi. La Campania è all’80%, il Molise al 71%, la Calabria al 66%, il Lazio e la Puglia al 51%. Dati enormemente superiori a realtà come Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte, che stanno intorno all’8%, e quindi, in proporzione, garantiscono molte più prime visite in tempi rapidi. Angelo Tanese, direttore di Agenas, spiega che si lavora con le Regioni per chiarire il motivo delle differenze tra i dati (anche se è abbastanza chiaro) e soprattutto per risolvere, rendendo il numero più omogeneo. Dove si fa più attività privata Altro dato molto interessante diffuso da Agenas riguarda la p
ercentuale delle ricette effettivamente utilizzate. Si considera fisiologico che una certa quota di pazienti, circa il 25%, non sfrutti la richiesta del medico, perché magari gli è stata fatta per un problema che si è risolto. Ci sono però Regioni dove il dato delle ricette usate è bassissimo, segno si un probabile passaggio al privato. Chi ha una richiesta ma scopre che i tempi di risposta del pubblico sono troppo lunghi, decide di farsi visitare o fare l’esame a pagamento, per il quale non serve la prescrizione. Ebbene, appena il 33% delle ricette per una visita staccate in Abruzzo e il 36% nel Lazio sono poi effettivamente utilizzate. E infatti si tratta di Regioni dove il privato è molto forte. Il Piemonte è al 45%, la Puglia al 47% e la Lombardia, altra realtà dove il privato è forte, al 48%. Tendenza simile per gli esami (con Lazio e Abruzzo ultime al 40%). Ovvio che il tutto condiziona i tempi. Il dato più inquietante è la media nazionale, al 50%. Significa che in Italia si fanno nel pubblico la metà di visite ed esami richiesti dai medici. ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Il nuovo portale di Agenas che monitora i risultati delle Regioni: i dati migliorano, ma per tante visite tempi ancora troppo lunghi Image:Chi è puntale e chi no Percentuale di rispetto dei tempi LEGENDA 3 regioni migliori ?????? ????? 30 ?????? ????? ????? 60 ?????? Dermatologia Oculistica Colonscopia Risonanza % ricette usate osteomuscolare per prenotare Basilicata 100 Basilicata 100 Veneto 97,4 Basilicata 100 Bolzano 67,7 Veneto 98,5 Valle d’Aosta 64 peggiori Marche 90,7 Bolzano 95,4 Marche 94,2 Marche 92,3 Molise 93,6 Marche 96,1 Emilia Romagna 59,3 Umbria 30,9 Umbria 34,5 Valle d’Aosta 11,1 Abruzzo 49,5 Abruzzo 33,3 Puglia 34,2 Puglia 34,8 Umbria 30,4 Sicilia 60,2 Lazio 36,2 Abruzzo 41,7 Piemonte 42,1 Sicilia 41,2 Puglia 61,3 Piemonte 44,9 Lazio 88,8 FONTE: AGENAS ???????????? I N F O G R A F I C A D I PA U L A S I M O N E T T I -tit_org- La salute che aspetta due milioni di esami in ritardo Il Paese delle liste d'attesa "Due milioni di esami in ritardo da inizio anno" -sec_org-
tp:writer§§ Michele Bocci
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/30/2026053003188007877.PDF
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title§§ Liste d'attesa, 2 milioni di cure in ritardo. Migliorano 16 Regioni
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/30/2026053003188207875.PDF
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Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 30 May 2026
Salute. Arriva la piattaforma gestita da Agenas che fornirà la mappa della capacità di risposta del sistema. Marche e Veneto al top. Quasi il 50% delle prescrizioni non viene utilizzato nel Ssn
pubDate§§ 2026-05-30T05:42:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Liste d’attesa, 2 milioni di cure in ritardo. Migliorano 16 Regioni Salute. Arriva la piattaforma gestita da Agenas che fornirà la mappa della capacità di risposta del sistema. Marche e Veneto al top. Quasi il 50% delle prescrizioni non viene utilizzato nel Ssn I tempi per ricevere visite ed esami in sanità mostrano i primi segnali di miglioramento e soprattutto sono finalmente misurabili grazie alla Piattaforma nazionale liste d’attesa, istituita a giugno di due anni fa (Dl 73/2024), che sta entrando nel vivo con la possibilità di fotografare le performance delle singole regioni per poi, a regime, fornire una mappa capillare della capacità di risposta del sistema. Ma è la stessa Piattaforma a certificare, anche, ben 2 milioni di cure che nei primi quattro mesi di quest’anno – tra gennaio e aprile – i centri pubblici e privati accreditati con il Servizio sanitario nazionale non sono riusciti a erogare ai cittadini nei tempi fissati dalla legge. Un pacchetto corposo di prestazioni “mancate” – 1,3 milioni di visite e 700mila esami - che possono spingere alla rinuncia o a rivolgersi al privato pagando di tasca propria e in cui rientrano esami come la colonscopia, la gastroscopia o l’elettromiografia così come la prima visita gastroenterologica o di chirurgia vascolare. L’occasione per fare il punto su quella che è la priorità assoluta in sanità indicata dagli utenti così come dal ministro della Salute Orazio Schillaci - che ha fatto della lotta alle code il suo cavallo di battaglia rivendicando l’avvio della Piattaforma come «un’operazione trasparenza arrivata a oltre 47 anni dalla nascita del Servizio sanitario nazionale» - è stata la presentazione ieri a Roma del nuovo “cruscotto 2.0” ideato da Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali che gestisce la Piattaforma. Tra gennaio 2025 e aprile 2026 il sistema ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni – 32 milioni per prime visite specialistiche e 33 milioni per esami diagnostici - mettendo sotto la lente quattordici prime visite e ventidue gruppi di esami. Nei primi quattro mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo 2025, 16 regioni su 21 migliorano in tutte le classi di priorità: per le prime visite la percentuale passa dal 76% al 78,7% e per la diagnostica si va dall’83% all’84,7%. Un’accelerazione che, come ha sottolineato il direttore generale Agenas, Angelo Tanese, «è più marcata per le prestazioni urgenti da erogare entro 72 ore e per quelle in classe B da garantire entro dieci giorni, a riprova della capacità di risposta del sistema sanitario, che è ormai in marcia sul recupero dei tempi, nel gestire le richieste delle persone con bisogni clinici più immediati». Per le prime visite però da un anno all’altro peggiorano Abruzzo, Trento, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta, mentre sulla diagnostica sono in calo Umbria, Sicilia, Trento, Bolzano, il Piemonte e di nuovo l’Abruzzo, anche se quest’ultima è tra le regioni che mostrano un balzo sulle urgenze crescendo dal 76,5% all’85,6% per le prime visite. Al top, per tutte le classi di priorità, si piazzano le Marche per le visite (94,7% di rispetto dei tempi) e il Veneto con il 97% per la diagnostica. Restano in campo criticità “macro”, che la Piattaforma riesce a intercettare sempre più, man mano che si alimenta: spie di inappropriatezza prescrittiva, di mancata formazione e di “buchi” nei sistemi informatici che impattano sulla vita sanitaria dei cittadini. Prima anomalia è l’altissimo tasso di ricette con codice P - prestazioni programmabile e quindi da erogare entro 120 giorni – per cui si registra una forbice spiegabile solo con un nodo sui prescrittori: si va dal picco dell’85,5% in Basilicata al valore minimo di 7,8% della Toscana, passando per Campania e Molise (rispettivamente 80,1% e 71,5% di codici P) e dall’altra parte per Piemonte (8,2%) ed Emilia-Romagna (8,8%). Poi c’è il dato che emerge dal Sistema tessera sanitaria, segnale diretto dell’uscita dal Ssn di un’ampia fetta di pazienti: quel rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente fatte, che si ferma a poco più del 50% (50
,3% per le prime visite e 54,4% per gli esami), mentre sarebbe accettabile una quota del 75%, considerando come fisiologico il mancato passaggio al Cup al massimo di un 25-30% di ricette non utilizzate. Infine, l’ultima scommessa tutta da giocare: portare fuori dal percorso troppo spesso labirintico dei Cup gli anziani e i malati cronici, perché il sistema a cominciare dal medico di famiglia dev’essere in grado di inserirli in percorsi predefiniti. «Per tutti questi pazienti - annuncia il Dg Tanese - dovrà valere la logica che prenota chi prescrive”. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Barbara Gobbi Heading: Highlight: La performance delle Regioni Percentuali dei tempi rispettati a livello regionale, 1° quadrimestre 2025-2026 PRIME VISITE 0 TOTALE 2025 2026 Abruzzo 2025 2026 Basilicata 2025 2026 Calabria 2025 2026 Campania 2025 2026 Emilia-R. 2025 2026 Friuli V. G. 2025 2026 Lazio 2025 2026 Liguria 2025 2026 Lombardia 2025 2026 Marche 2025 2026 2026 VS 2025 PRIME VISITE ESAMI DIAGNOSTICI 50 100 0 76,1 78,7 77,0 73,6 90,3 98,8 91,9 87,0 84,8 85,8 73,7 77,7 63,7 68,3 94,8 90,6 58,0 83,1 72,5 80,3 93,0 94,7 Fonte: Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 50 100 0 83,0 84,7 78,5 65,0 88,9 94,9 89,7 85,0 96,2 96,3 84,3 89,2 76,0 80,4 91,3 88,7 67,7 86,3 78,0 84,8 89,5 92,4 Molise 2025 2026 Piemonte 2025 2026 P. A. Bolzano 2025 2026 P. A. Trento 2025 2026 Puglia 2025 2026 Sardegna 2025 2026 Sicilia 2025 2026 Toscana 2025 2026 Umbria 2025 2026 Valle d’Aosta 2025 2026 Veneto 2025 2026 ESAMI DIAGNOSTICI 50 100 0 88,7 88,8 69,0 71,2 71,5 80,0 61,5 56,1 53,4 56,2 68,3 62,5 88,0 80,6 76,3 76,8 57,2 63,1 80,1 77,1 90,7 92,8 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 2025 2026 50 100 87,0 89,8 83,2 81,3 81,7 77,5 75,9 75,5 59,7 64,1 74,2 77,3 76,6 72,8 92,1 90,1 53,4 62,8 75,4 69,2 96,1 97,6 L’anomalia delle ricette con codice P (da erogare entro 120 giorni): 85% in Basilicata, solo il 7,8% in Toscana Image: -tit_org- Liste d’attesa, 2 milioni di cure in ritardo. Migliorano 16 Regioni -sec_org-
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title§§ Liste d'attesa, in ritardo 2 milioni di prestazioni Un'impegnativa medica su due finisce nel cestino
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Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 30 May 2026
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tp:ocr§§ Debutta la nuova piattaforma Agenas. Il 54,4% degli esami diagnostici prescritti non viene mai eseguito nel pubblico Liste d’attesa, in ritardo 2 milioni di prestazioni Un’impegnativa medica su due finisce nel cestino P iù di un italiano su due con una ricetta del Servizio sanitario nazionale in tasca non arriva a effettuare visite ed esami nel circuito pubblico o convenzionato. E nei primi quattro mesi dell’anno i tempi massimi di attesa non sono stati rispettati per quasi 2 milioni di prestazioni: un milione e 225 mila prime visite, 688 mila accertamenti diagnostici. È un quadro di luci e ombre quello che emerge dalla nuova piattaforma nazionale liste di attesa di Agenas, che per la prima volta fornisce l’andamento anche nelle singole regioni. Da un lato si registra infatti una lieve inversione di tendenza dopo anni di costante peggioramento delle liste d’attesa; dall’altro continuano a emergere criticità organizzative e situazioni che fanno sospettare il ricorso a espedienti capaci di migliorare artificialmente gli indicatori. Partendo dai tempi di attesa, la piattaforma registra un miglioramento del 3,4% per le prime visite e del 2% per gli accertamenti diagnostici. Ancora più marcato il recupero per le prestazioni urgenti da erogare entro tre giorni e per quelle da garantire entro dieci giorni: le visite con priorità U migliorano del 4,8%, quelle di classe B del 4,4%, mentre gli esami diagnostici crescono del 4,5% per le urgenze e del 2,8% per le prestazioni brevi. Segnali incoraggianti, soprattutto considerando che il dato di partenza scontava pratiche distorsive più volte denunciate dallo stesso Schillaci. Restano però molte differenze territoriali. Alcune Regioni mantengono livelli elevati di rispetto dei tempi previsti dalla legge, mentre altre mostrano miglioramenti significativi o, al contrario, passi indietro. Un andamento che Agenas monitorerà mese per mese grazie alla nuova piattaforma. A preoccupare sono soprattutto alcuni indicatori indiretti. Il primo riguarda l’utilizzo dei codici di priorità programmabile, quelli che consentono di fissare la prestazione entro 120 giorni. In alcune Regioni il loro impiego supera l’80% delle prescrizioni, una quota che appare difficilmente spiegabile con le sole esigenze cliniche. Un altro elemento riguarda il 20% degli assistiti che rifiuta il primo appuntamento proposto nei tempi previsti per accettarne uno successivo. Il fenomeno può dipendere da esigenze personali, ma quando supera il 30% potrebbe nascondere problemi organizzativi, come l’eccessiva distanza delle strutture sanitarie dai luoghi di residenza, soprattutto per anziani e malati cronici. Anche il tempo che trascorre tra la prescrizione e il contatto con il Cup rappresenta un indicatore sensibile. Ma il dato più sorprendente resta quello relativo alle prestazioni che non risultano effettuate nel circuito pubblico o convenzionato. Si tratta del 50,8% delle prime visite e del 54,4% degli esami diagnostici prescritti con ricetta Ssn. Per gli accertamenti la quota supera addirittura il 60% in diverse Regioni. Una parte del fenomeno può essere spiegata dal ricorso al privato pagato da fondi integrativi o assicurazioni, da prescrizioni poi rivelatesi inutili oppure da errori che impongono la riscrittura della ricetta. Situazioni che -secondo il Dg di Agenas, Angelo Tanese- si possono giustificare al massimo per il 30% dei casi. Oltre questa soglia, però, resta il sospetto che una quota significativa di cittadini non riesca a trovare risposta nel servizio sanitario pubblico o convenzionato. Ed è proprio qui che si misura la vera sfida delle liste d’attesa: non soltanto ridurre i tempi, ma garantire che chi ha bisogno di una visita o di un esame riesca davvero a ottenerli. PA. RU. — ---End text--- Author: PA. RU. Heading: Highlight: C’è l’inversione di tendenza, ma il 21% delle visite è erogato fuori tempo massimo Strutture lontane Il 20% degli assistiti rifiuta il primo appuntamento Image:PERCENTUALI DEI TEMPI RISPETTATI A LIVELLO REGIONALE Lombardia 80,3% ? 84,8% ? P.A. Trento 56
,1% ? P.A. Bolzano 80,0% ? 75,5% ? 77,5% ? Friuli-V. G. 68,3% ? 80,4% ? Veneto 92,8% – 97,6% – Valle d'Aosta 77,1% ? 69,2% ? Emilia-Romagna 77,7% ? Piemonte 71,2% ? 81,3% ? Liguria 83,1% ? 86,3% ? 89,2% – Toscana 76,8% ? 90,1% – Abruzzo 73,6% ? 65,0% ? Umbria 63,1% ? Lazio 62,8% ? 90,6% – Campania 85,8% – 77,3% 96,3% – Prime visite 2026 Esami diagnostici 2026 Rispetto al 2025 ? in aumento ? in calo – stazionario Withub Sicilia 80,6% ? 72,8% ? 92,4% – Molise 88,8% – 89,8% – 88,7% – Sardegna 62,5% ? Marche 94,7% – Basilicata 98,8% – 94,9% – Puglia 56,2% ? 64,1% ? Calabria 87,0% – 85,0% – -tit_org- Liste d'attesa, in ritardo 2 milioni di prestazioni Un'impegnativa medica su due finisce nel cestino -sec_org-
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title§§ Meloni, allerta Ebola "Vigilare le frontiere" Vespignani avverte "Siamo già in ritardo" = Ebola, il piano italiano Meloni scrive all'Ue "Controlli alle frontiere"
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Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 30 May 2026
Pronta la circolare del ministero per chi rientra da Congo e Uganda Dallo Spallanzani di Roma un'equipe medica per contenere l'emergenza
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tp:ocr§§ Meloni, allerta Ebola “Vigilare le frontiere” Vespignani avverte “Siamo già in ritardo” Ebola, il piano italiano Meloni scrive all’Ue “Controlli alle frontiere” Pronta la circolare del ministero per chi rientra da Congo e Uganda Dallo Spallanzani di Roma un’equipe medica per contenere l’emergenza GENTA, RUSSO A llarme no ma «massima attenzione» sì. Così, con una lettera inviata ai vertici dell’Unione europea, Giorgia Meloni ha chiesto un rafforzamento del coordinamento comunitario per fronteggiare il focolaio di Ebola Bundibugyo che sta colpendo Congo e Uganda. L’obiettivo è evitare che l’epidemia si trasformi in una minaccia internazionale e impedire che eventuali casi importati trovino falle nei sistemi di controllo europei. – PAGINE 16 E 17 ROMA Allarme no ma «massima attenzione» sì. Così, con una lettera inviata ai vertici dell’Unione europea, Giorgia Meloni ha chiesto un rafforzamento del coordinamento comunitario per fronteggiare il focolaio di Ebola Bundibugyo che sta colpendo Congo e l’Uganda. L’obiettivo è evitare che l’epidemia possa trasformarsi in una minaccia internazionale e, soprattutto, impedire che eventuali casi importati trovino falle nei sistemi di controllo europei. Nella missiva indirizzata al presidente di turno dell’Ue Nikos Christodoulides, a quello del Consiglio europeo António Costa e alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen si chiede «un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite». Secca la replica dalla portavoce della Commissione: «Stiamo seguendo da vicino l’epidemia fin dall’inizio. Si tratta di una situazione che richiede vigilanza. I sistemi dell’Ue sono attivi e stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri partner internazionali per monitorare l’evolversi della situazione». In vista dell’appuntamento del 18 e 19 giugno il governo italiano ha chiesto anche di anticipare il coordinamento in materia di Ebola tra i ministri della Salute già la prossima settimana e nel Consiglio Epsco del 16 giugno per definire le priorità operative. Intanto si prepara una spedizione medica in terra d’Africa. Una squadra di esperti del super ospedale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma partirà per Kinshasa già questo fine settimana. «Grazie al lavoro della Farnesina, del ministero della Salute, della Protezione civile e dell’Aise - comunica una nota di Chigi - l’Italia invierà nella Repubblica democratica del Congo i professionisti dell’Inmi per fornire assistenza, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica». Nella notte di ieri è intanto atterrata a Roma per essere trasferita allo Spallanzani la dottoressa italiana di Medici senza frontiere che in Congo era entrata in contatto stretto con pazienti positivi ad Ebola o sospetti tali. Sta bene e quel che più conta è risultata negativa al test. Anche se resterà in osservazione fino all’8 giugno, al termine del periodo di incubazione del virus che è di 21 giorni. Il rischio epidemico in Europa è pari a zero, dicono Oms e Ecdc, ma l’Ebola Bundibugyo è un ceppo diverso da quello Zaire, contro il quale esistono vaccini già autorizzati, che in questo caso non esistono come non ci sono terapie antivirali specifiche. L’Oms sta valutando diversi candidati vaccini e farmaci, ma per avere strumenti utilizzabili su larga scala potrebbero essere necessari ancora due o tre mesi solo per avviare la sperimentazione. Nel frattempo il ministero della Salute sta limando l’ordinanza urgente che entrerà in vigore per 120 giorni e che punta a rafforzare le misure di prevenzione contro il rischio di importazione del virus nel nostro Paese. Il provvedimento si applica a chiunque provenga direttamente o indirettamente dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda o vi abbia soggiornato nei 21 giorni precedenti l’ingresso in Italia. La misura principale è l’obbligo di una dichiarazione sanitaria da trasmettere entro 24 ore ai Dipartimenti di prevenzione delle Asl compet
enti. Un sistema che consentirà alle autorità di monitorare i viaggiatori provenienti dalle aree interessate dal focolaio e di intervenire rapidamente in presenza di sintomi sospetti. Particolare attenzione viene riservata a compagnie aeree e armatori. I vettori dovranno informare i passeggeri sugli obblighi previsti dalla normativa e distribuire a bordo i moduli sanitari da compilare prima dell’ingresso in Italia. La documentazione raccolta dovrà poi essere consegnata agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera e alle Asl competenti. L’ordinanza disciplina anche la gestione degli eventuali casi sospetti durante i viaggi, prevedendo l’isolamento immediato dei passeggeri sintomatici e la valutazione da parte del personale sanitario. Vengono richiamate le procedure di ricovero e trasporto sanitario protetto, con l’obbligo di utilizzare dispositivi di protezione individuale e di effettuare la completa decontaminazione biologica dei mezzi impiegati. Strumenti per non farsi trovare impreparati da un virus che ha ben poche possibilità di diventare epidemico da noi, ma che nell’Africa più povera ha provocato oltre 15 mila morti. Vittime non solo dell’epidemia ma di una deprivazione della quale al “mondo di sopra” poco importa. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Negativa ai test la dottoressa rientrata in Italia: resterà isolata fino all’8 giugno Image:“Siamo già in ritardo” GENTA, RUSSO COME SI TRASMETTE Tutti i fluidi corporali possono trasmettere la malattia. Il virus si trasmette all’uomo per contatto con animali infetti. I pipistrelli sono considerati i primi vettori COME ATTACCA LE CELLULE 1 Il virus attacca la membrana di una cellula 2 La molecola di Rna contenuta nel virus penetra nella cellula e si riproduce Nucleo 3 Il nuovo virus contagia le altre cellule Cellula I SINTOMI Prima fase Seconda fase Febbre improvvisa aumento della temperatura, grave debolezza, e mal di testa Vomito Mal di gola Funzionalità epatica e renale compromessa Dolori muscolari INCUBAZIONE da 2 a 21 giorni MORTALITÀ dal 50% al 90% dei casi Eruzioni sulla pelle Emorragie interne ed emorragie esterne Diarrea Withub La diffusione dal 15 maggio Sono oltre mille le persone che hanno contratto il virus Ebola Bundibugyo , 238 i decessi sospetti dall'inizio dell'epidemia -tit_org- Meloni, allerta Ebola “Vigilare le frontiere” Vespignani avverte “Siamo già in ritardo” Ebola, il piano italiano Meloni scrive all’Ue “Controlli alle frontiere” -sec_org-
tp:writer§§ paolo russo
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