title§§ «Il fascicolo elettronico ancora al palo»
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE ADRIATICO ANCONA E PROVINCIA" del 27 May 2026
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tp:ocr§§ «Il fascicolo elettronico ancora al palo» IL CORTOCIRCUITO 7«Le Marche sono all'ultimo posto in Italia per utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico». Il j’accuse arriva da Maurizio Mangialardi, consigliere regionale del Pd, che ieri in aula ha interrogato la giunta sull’andamento dell’attivazione, citando il recente report della Fondazione Gimbe secondo cui «solo l'1% dei marchigiani ha usato il servizio negli ultimi 90 giorni, contro una media nazionale del 21%. Ancora più basso il dato sulla fiducia: solo il 12% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati sanitari da parte degli operatori del Servizio sanitario nazionale, rispetto al 42% della media italiana e al 92% dell'Emilia-Romagna». ---End text--- Author: Redazione Heading: IL CORTOCIRCUITO Highlight: Image: -tit_org- «Il fascicolo elettronico ancora al palo» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Sanità, la piazza divide medici e sindacati
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Estratto da pag. 5 di "GIORNALE DEL PIEMONTE" del 27 May 2026
Duro scontro dopo lo flop della marcia di Torino. Cimo: «La salute non può diventare terreno ideologico»
pubDate§§ 2026-05-27T02:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, la piazza divide medici e sindacati Duro scontro dopo lo flop della marcia di Torino. Cimo: «La salute non può diventare terreno ideologico» «MANIFESTAZIONE POLITICIZZATA» ¦ La manifestazione per la difesa della sanità pubblica andata in scena a Torino, nata con l’obiettivo dichiarato di denunciare liste d’attesa, carenza di personale e difficoltà della medicina territoriale, ha finito per aprire una frattura profonda proprio all’interno del mondo sanitario e sindacale piemontese. Più che un fronte compatto a sostegno della sanità pubblica, la marcia promossa dal Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure — sostenuta in particolare dalla Cgil — ha evidenziato divisioni, distinguo e accuse reciproche di politicizzazione. Se in piazza sono scesi comitati, associazioni e operatori sanitari per denunciare le criticità del sistema regionale, fuori dalla manifestazione diverse sigle hanno preso apertamente le distanze, contestando soprattutto l’impostazione politica dell’iniziativa. Tra le prese di posizione più nette c’è quella di Cimo Medici Piemonte. Il sindacato dei medici ospedalieri, attraverso il segretario regionale Vladimir Erardi Bacic, aveva già annunciato nei giorni precedenti la scelta di non aderire alla mobilitazione. Una decisione motivata dalla convinzione che la sanità pubblica debba restare «su un piano istituzionale, professionale e trasversale, lontano da logiche di appartenenza politica o contrapposizione ideologica». Una posizione che fotografa un malessere diffuso in parte del mondo sanitario piemontese. Secondo Cimo, infatti, il rischio è che il tema della salute pubblica venga trasformato in terreno di scontro politico, perdendo quella dimensione unitaria che dovrebbe caratterizzare il dibattito sulla sanità. «La sanità pubblica rappresenta un valore comune che coinvolge cittadini, professionisti e istituzioni e, proprio per questo, necessita di un confronto ampio, equilibrato e realmente rappresentativo, capace di unire e non di dividere», ha sottolineato il sindacato nella nota diffusa alla vigilia della manifestazione. Cimo richiama anche il ruolo dell’Ordine dei Medici di Torino, chiedendo che il confronto rimanga «autonomo e super partes», senza sovrapposizioni con dinamiche politiche o sindacali. Critiche molto simili sono arrivate anche dalla Cisl Piemonte. Il segretario generale Luca Caretti ha parlato apertamente di una manifestazione costruita «attorno a logiche che somigliano più a un progetto politico che a una vertenza sindacale». «Sabato non saremo in piazza perché non condividiamo la natura e lo spirito della manifestazione», ha spiegato Caretti. «Quando una sigla sindacale come la Cgil decide di procedere per conto proprio, costruendo una piattaforma autonoma, la Cisl non può e non vuole farne parte». Parole che certificano una distanza ormai evidente tra le principali organizzazioni sindacali sul modo di affrontare la crisi della sanità piemontese. Nessuno nega i problemi. Anzi. Le criticità vengono riconosciute da tutte le sigle: liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà della medicina territoriale, ritardi sulle Case di Comunità finanziate dal Pnrr. Ma il nodo riguarda il metodo. «I problemi della sanità piemontese sono reali e gravi», ammette Caretti, che però aggiunge: «Secondo noi non si risolvono in piazza, ma al tavolo, con le istituzioni e attraverso il confronto». Anche la Uil Fp ha scelto di non partecipare. E anche in questo caso le motivazioni parlano di una deriva politico-elettorale della protesta. Il segretario generale Nazzareno Arigò definisce la propria organizzazione «libera, laica e riformista» e spiega che la Uil «rifiuta iniziative caratterizzate da un’impostazione politico-elettorale che rischiano di trasformare il diritto alla salute in un terreno di scontro ideologico». Una critica che si accompagna però a un’analisi molto dura sullo stato attuale del sistema sanitario piemontese. Arigò parla di Case di Comunità aperte senza personale sufficiente, strutture avviate «con organici non stabilizzati ed in
sufficienti» e di una sanità territoriale che rischia di reggersi sulla «logica della coperta corta». Secondo i dati Agenas e della Fondazione Gimbe, il Piemonte continua infatti a soffrire soprattutto sul fronte della medicina territoriale e delle liste d’attesa, mentre il personale sanitario resta sotto pressione nonostante il calo post-pandemico dei ricoveri Covid. La stessa Corte dei Conti, negli ultimi report regionali, ha evidenziato criticità nella sostenibilità futura delle strutture finanziate dal Pnrr. In questo clima la manifestazione torinese, anziché compattare il fronte della difesa della sanità pubblica, sembra avere accentuato le divisioni interne tra sindacati, ordini professionali e rappresentanze dei medici. Da una parte chi considera necessario mantenere alta la mobilitazione pubblica contro il progressivo indebolimento del sistema sanitario nazionale. Dall’altra chi teme che il disagio reale di pazienti e operatori venga utilizzato come leva politica, con il rischio di radicalizzare ulteriormente il confronto. Il risultato è una sanità piemontese che appare oggi attraversata non solo da problemi strutturali — carenza di personale, tempi di attesa, sostenibilità economica — ma anche da una crescente frammentazione nel modo di rappresentarli e affrontarli. E mentre il dibattito si polarizza, i problemi quotidiani di cittadini e operatori restano tutti sul tavolo. ---End text--- Author: Eliana Puccio Heading: «MANIFESTAZIONE POLITICIZZATA» Highlight: Image:Si accentuano divisioni tra sindacati, ordini professionali e medici -tit_org- Sanità, la piazza divide medici e sindacati -sec_org-
tp:writer§§ Eliana Puccio
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title§§ Enpam la Cassa sl svuota
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Estratto da pag. 20 di "STAMPA" del 27 May 2026
Lariforma dei medici difamiglia e ilpassaggio nella pubblica amministrazione comportano una riduzione dei contributi previdenziali di 2 miliardi l'anno
pubDate§§ 2026-05-27T02:12:00+00:00
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tp:ocr§§ Enpam la Cassa si svuota La riforma dei medici di famiglia e il passaggio nella pubblica amministrazione comportano una riduzione dei contributi previdenziali di 2 miliardi l’anno MILANO La riforma dei medici di famiglia rischia di travolgere come uno tsunami la finanza italiana. Se davvero i medici di base diventeranno dipendenti pubblici, l’Enpam potrebbe saltare per aria. Un paradosso perché si tratta della prima cassa di previdenza privata del Paese: ha un patrimonio di oltre 30 miliardi di euro e ogni anno incassa 4 miliardi di contributi. Soldi che servono a pagare pensioni, prestazioni e welfare. Grazie anche agli oculati - e redditizi - investimenti promossi dall’Ente guidato da Alberto Oliveti, l’Enpam è in equilibrio, ma l’onda pensionistica che si vede all’orizzonte si tradurrà in un inevitabile sbilancio. Sarà passeggero e sarà coperto dal patrimonio e dal rendimento della cassa. A meno che la riforma Schillaci non passi così come pensata dal ministero: un travaso di medici sotto la pubblica amministazione, drenerebbe circa 1,8 miliardi l’anno all’Enpam. Con un doppio problema: le pensioni dei medici e gli investimenti nel Paese. Basti pensare all’autunno 2022, quando si dice che Giancarlo Giorgetti, allora ancora ministro in pectore dell’Economia, abbia chiamato Oliveti per sensibilizzarlo sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi di Mps. L’Enpam mise sul piatto 15 milioni euro, un chip che servì a mobilitare milioni di euro di capitali privati. Negli ultimi anni, poi, le Casse hanno sostenuto le operazioni di sistema del Paese: non ultima la scalata di Mps a Mediobanca. Enpam, poi, è ancora azionista di peso di Banco Bpm. Un perno del risiko bancario. In questo scenario si inserisce la riforma voluta dal ministro della Salute che - a sua volta - nasce da un’urgenza temporale: evitare che le Case di Comunità restino “scatole vuote”. Con la scadenza europea del 30 giugno 2026 alle porte, la Missione 6 (Salute) si trova a rincorrere il tempo. Dei 15,6 miliardi complessivi del Pnrr, circa 2 sono destinati a queste strutture territoriali, ma i dati Gimbe di fine 2025 fotografano un panorama desertico: delle oltre 1.700 strutture programmate, solo 66 sono pienamente operative. La soluzione individuata dal Governo prevede il “doppio canale”: dare la possibilità alle Asl di assumere a tempo indeterminato, su base volontaria, i medici di medicina generale. Entro sei mesi, poi, dovranno scegliere se restare convenzionati o diventare dipendenti dello Stato. La riforma ha sollevato diverse polemiche nel merito perché metterebbe a rischio il rapporto fiduciario tra medico e paziente, ma in parlamento, Oliveti ha anche sottolineato «Il rischio è di perdere circa il 40% dei contributi». Con un effetto domino non trascurabile. L’Enpam gestisce il patrimonio separando il “portafoglio di copertura delle passività” (per pagare le pensioni a scadenze certe) e dal “portafoglio di performance” (per generare rendimenti di lungo termine) e investe soprattutto in Italia con il 46% delle attività, pari a 12,8 miliardi sulla Penisola (compresi 3 miliardi in titoli di Stato). Se i contributi dei medici si ridurranno di quasi il 40%, l’Enpam non solo vedrà ridursi la propria liquidità corrente, ma dovrà rivedere integralmente la propria asset allocation, riducendo la propria capacità di agire come quel “capitale paziente” di cui l’economia italiana ha disperatamente bisogno. Soprattutto quando si parla di partnership tra capitali pubblici e privati. Negli ultimi anni, le casse di previdenza private sono diventate argini silenziosi ma fondamentali per la crescita del sistema produttivo nazionale. Dal 2014, l’Enpam ha avviato una diversificazione nei private markets sostenendo la crescita e gli investimenti di fondi di private equity e di venture capital sottoscrivendo 1,9 miliardi di euro a sostegno della crescita delle imprese. In questo senso è eclatante il caso del fondo italiano focalizzato sulla salute da 150 milioni, dove una startup partecipata ha sviluppato nuove immunoterapie oncologiche, riuscendo ad attrarre
un round di finanziamenti internazionali da 240 milioni di euro. A questo si aggiunge la massiccia presenza nei beni reali (immobili e infrastrutture) che ammonta a 6,27 miliardi di euro (il 22,5% del patrimonio), gestiti quasi interamente tramite 24 fondi immobiliari e 12 fondi infrastrutturali. Senza contare il ruolo di stabilizzatore fiscale dell’ente, che dal 2012 al 2024 ha generato 6,4 miliardi di proventi di bilancio, versando ben 1,8 miliardi di euro di tasse all’erario. Il ridimensionamento della capacità di fuoco del principale investitore istituzionale italiano rischia di lasciare un vuoto difficile da colmare nel processi finanziari del paese. Motivo per cui l’Enpam sta lavorando per trovare un accordo con ministero: un’intesa che tuteli la salute e l’economia del Paese. — ---End text--- Author: GIULIANO BALESTRERI Heading: Highlight: 30 Miliardi di euro È il patrimonio complessivo dell’Enpam 66 Le case di comunità pienamente operative rispetto alle oltre 1.700 strutture programmate Image:Con la riforma Schillaci i contributi caleranno quasi del 40% e l’ente vedrà una riduzione della propria liquidità corrente -tit_org- Enpam la Cassa sl svuota -sec_org-
tp:writer§§ GIULIANO BALESTRERI
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title§§ Ddl sul fine vita, rinvio per emendamenti
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 27 May 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Ddl sul fine vita, rinvio per emendamenti SENATO, FI VUOLE TORNARE IN COMMISSIONE. OPPOSIZIONI: GIOCO DELL’OCA Roma S i riaprono i termini per proporre nuovi emendamenti al disegno di legge sul fine vita, atteso in Aula al Senato il 3 giugno, per l’avvio dell’esame. Ci sarà tempo fino al 9 giugno per presentarli e nel frattempo - probabilmente la prossima settimana - ci saranno altre due audizioni: con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e con l’Istituto superiore di sanità (Iss). Lo hanno deciso le commissioni Giustizia e Affari sociali, su richiesta di Forza Italia. Ma con il voto contrario delle opposizioni, che accusano la maggioranza di «perdere tempo». E ribadiscono che, per loro, resta valido l'impegno preso nella conferenza dei capigruppo con la mediazione del presidente del Senato, La Il senatore Alfr Russa, che il 3 giugno si esaminerà in Aula il disegno di legge del dem Alfredo Bazoli, sottoscritto da tutte le opposizioni. Ma il centrodestra ha altre idee: «Chiederemo che la pratica torni in commissione perché vogliamo proseguire con il nostro testo», hanno reso noto Zanettin e Zullo, i firmatari del disegno di legge della maggioranza, che, a differenza di quello proposto dal senatore del Pd, esclude il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale. Ed è proprio sul ddl dei due parlamentari di Forza Italia e Fratelli d’Italia che si terranno le audizioni e ci saranno nuovi emendamenti. Il nodo principale riguarda il Ssn. È la sua partecipazione a spaccare i due schieramenti. E se il centrosinistra è compatto nel sostenere un suo coinvolgimento, il centrodestra sembra essere più diviso. Con il partito della premier e la Lega contrari e Forza Italia che sta cercando una mediazione. Stefania Craxi, la capogruppo azzurra al Senato, ha spiegato: «Stiamo lavorando per superare il tema del Snn, però non lasciando che nessuno non abbia un’assistenza gratuita». Poi ha chiesto alle minoranze di «non «mettere bandierine politiche» e ha assicurato che «non c’è l’intenzione di perdere tempo», ma la volontà di «trovare la maggior convergenza possibile». Una posizione confermata anche da Mariastella Gelmini (Noi Moderati), edo Bazoli (Pd) secondo la quale «serve una legge con un ampio accordo parlamentare». In questo senso sono state decise le due audizioni con il Cnr e l’Iss. L’obiettivo, ha sottolineato Craxi, «è capire se esiste una macchina che possa consentire l’autosomministrazione a chi è totalmente immobilizzato, cosa che è stata fatta in Toscana». Ma le opposizioni sono insorte. Per il Pd, Movimento 5 Stelle e Italia Viva, il rinvio è un «atto grave». E la senatrice di Avs, Aurora Floridia ha parlato di «gioco dell’oca» e di «gioco parti, tra Forza Italia da un lato, Lega e Fratelli d’Italia dall’altro». ---End text--- Author: GIUSEPPE MUOLO Heading: SENATO, FI VUOLE TORNARE IN COMMISSIONE. OPPOSIZIONI: GIOCO DELL’OCA Highlight: Image:Il senatore Alfredo Bazoli (Pd) -tit_org- Ddl sul fine vita, rinvio per emendamenti -sec_org-
tp:writer§§ GIUSEPPE MUOLO
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title§§ Cure, vaccini e focolai intermittenti Perché in italia il rischio Ebola è Dasso
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701774305899.PDF
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Estratto da pag. 11 di "DOMANI" del 27 May 2026
pubDate§§ 2026-05-27T03:52:00+00:00
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tp:ocr§§ n E ] A af P j i L S j A À SE À | quaa FN L B I| E / uj | B S i i ii | LL B' u F i “ Fi l a ] n D D gyj U FE I = ; L ] SE DN h = — Fa i l l L B = B bD 0 a À ii i g i LT e n n w l Cure, vaccini e focolai intermittenti Perché in Italia il rischio FEbola è basso egli scorsi giorni il protocollo sanitario per sospetti casi di Ebola è stato EI Ca attivato in due paesini del Comasco, Lurate Caccivio e Bulgarogrosso. Due cittadini residenti in quei paesi — un uomo di 31 anni e una donna di 33 — entrambi cooperanti, che per tre mesi erano rimasti in Uganda a svolgere lavoro di volontariato, e che erano atterrati domenica all'alba a Malpensa con un volo proveniente da Addis Abeba, capitale dell'Etiopia, si sono rivolti ai sanitari perché tutti e due mostravano sintomi che facevano pensare si trattasse di malattia da virus Ebola. Il caso italiano I due avevano viaggiato in un gruppo di sette persone composto da due nuclei familiari. In una conferenza stampa allestita immediatamente, l'assessore alla Sanità della regione Lombardia Guido Bertolaso ha riferito che i due hanno mostrato sintomi preoccupanti: la donna aveva una «febbre molto alta con nausea, vormito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico». Invece il trentunenne, con sintomi meno gravi, ha una febbre a 37,5-38 gradi con «sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale». Entrambi sono stati isolati e immediatamente trasportati dai vigili del fuoco all'Ospedale Sacco di Milano, specializzato in malattie infettive, in attesa dei risultati dei test. La figlia della donna, una bambina di un anno, durante il viaggio ha contratto la malaria: per questo, in un primo momento Bertolaso ha ipotizzato «che probabilmente la causa di quei sintomi sia quella di una malaria anche cerebrale o di un virus gastrointestinale». In una nota, il ministero della Salute ha comunicato lo stato delle cose e che «attraverso il dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la regione Lombardia che si è subito attivata». Alla fine, i test effettuati dal Sacco di Milano sui due soggetti preventivamente ricoverati sono risultati negativi all'Ebola, ma anche alla malaria o ad altri virus respiratori. Risposte rassicuranti Come sempre accade dopo l'incubo del Covid, la notizia di una possibile epidemia virale è immediatamente comparsa su tutte le prime pagine dei giornali, e se ne è parlato subito in tutti i tg nazionali. E come sempre la domanda da porsi è “Ci dobbiamo preoccupare?”. La risposta è rassicurante: assolutamente no. Lunedì mattina il ministro della Salute dell'Uganda ha comunicato che nel paese si sono verificati due nuovi casi di Ebola, il che porta il totale delle persone infette in quel paese a sette. Sì tratta di operatori sanitari che lavorano in una struttura privata della capitale Kampala. Invece, nella vicina Repubblica Democratica del Congo, il paese più colpito dall'epidemia, i casi sospetti hanno superato i 900, principalmente nella provincia orientale di Ituri. Il ministero della Salute ha sottolineato che il rischio di Ebola in Italia «resta molto basso»: «Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di everntuali casi sospetti risultano attivate. Il ministero monitora costantemente l'evolversi della Filtri att situazione in VIa aerea le Regioni, l’Istituto superiore di sanità, BE u uomoa stretto raccordo con le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti». Come si diffonde l’Ebola Ma perché il rischio di un'epidemia da virus Ebola in Italia resta molto basso? Bisogna spiegare come agisce e si diffonde il virus Ebola. L'Ebola, anche conosciuto con il nome di malattia da virus Ebola, o di febbre emorragica Ebola, è una malattia virale emorragica che colpisce gli esseri umani e altri primati causata da quattro dei sei virus Ebola noti. Un essere umano inizia a mostrare i primi sintomi in genere tra due gi
orni e tre settimane dopo essere stato infettato dal virus. I primi sintomi in genere sono febbre, mal di gola, dolori muscolari e mal di testa. A questi fanno seguito vomito, diarrea, rash cutanei e disturbi del fegato e dei reni; dopodiché la malattia in molti casi peggiora: gli individui infetti cominciano a mostrare emorragie interne ed esterne spesso serie. La malattia da virus Ebola è una malattia grave e spesso mortale: tra il 25 e il 90 per cento degli individui che Imostrano sintomi emorragici muore, a vati causa dello shock provocato dalla rapida perdita di liquidi. In generale, il virus Ebola ha una mortalità del 50 per cento. Fortunatamente, il virus Ebola causa uomo solo modesti e intermittenti focolai epidemici nelle zone dell'Africa subsahariana, dove la malattia è stata riportata per la prima volta nel 1976. Questi focolai sono spesso limitati a causa del meccanismo di trasmissione del virus. Il virus Ebola si diffonde attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei — come il sangue o lo sperma — di altri esseri umani infetti o di altri animali infetti, o attraverso il contatto con oggetti che siano stati contaminati dai fluidi corporei di questi portatori. E questo spiega perché le epidemie sono più frequenti in paesi dal clima umido, come quelli dell'Africa: solo in questi ambienti il virus permanea lungo senza "essiccarsi”. In nessun caso è stato dimostrato che il virus di Ebola si possa trasmettere per via aerea da uomo a uomo, o da primati infetti all'uomo. Un essere umano può continuare a essere portatore del virus per alcuni mesi, e infettare altri esseri umani attraverso lo sperma o il latte materno. Si pensa che i pipistrelli della frutta siano gli ospiti naturali del virus: questi mammiferi volanti, molto diffusi nelle campagne dell'Africa subsahariana, ospitano il virus senza sviluppare la malattia, e da questi nella maggior parte dei casi viene trasmesso all'uomo. Quindi, il virus Ebola — come il famigerato Sars-Cov-2 responsabile del Covid — prolifera e si moltiplica all'interno di pipistrelli, e da questi viene trasmesso all'uomo. Però, mentre il virus del Covid, che si trasmette da uomo a uomo per via aerea e con facilità assoluta infettando milioni di persone, e contro il quale non disponevamo all'inizio né di terapia né di vaccini efficaci, poteva provocare focolai epidemici vasti e inarrestabili, il virus Ebola è un virus forse più mortale, ma che provoca focolai epidemici più ristretti e autolimitanti, poiché ogni essere umano — dopo avere sviluppato sintomi così riconoscibili come emorragie diffuse che lo costringono all'isolamento — in genere riesce a infettarne pochi altri. E per di più questo accade solo in paesi dove i presidi sanitari sono molto deboli. Infine, contro il virus Ebola disponiamo già di cure e di vaccini efficaci. Perciò, come afferma giustamente il ministero della Salute, il rischio di una epidemia di Ebola è molto basso. ---End text--- Author: ANDREA CASADIO Heading: Highlight: Filtri atti vati VIa aerea BE uomo uomoa Image:In Congoi casi di Ebola registrati sono stati più di 900, con centinaia di morti FOTO EPA -tit_org- Cure, vaccini e focolai intermittenti Perché in italia il rischio Ebola è Dasso -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CASADIO
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§---§
title§§ Sanità digitale, spesa 2025 a quota 2,7 miliardi ( 9%0)
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701759705853.PDF
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Estratto da pag. 20 di "ITALIA OGGI" del 27 May 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Sanità digitale, spesa 2025 a quota 2,7 miliardi (+9%) La spesa per la sanità digitale raggiunge i 2,7 miliardi di euro in Italia alla fine del 2025, in aumento del 9%, secondo l’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano, che fotografa così un settore chiave per nuove tecnologie e intelligenza artificiale (IA), dovendosi confrontare non solo con punti fermi importanti come privacy e normativa complessa ma soprattutto con temi delicati come la salute dei pazienti. Insomma, la sanità digitale può essere una delle cartine tornasole per capire se e quanto l’IA riesce a permeare l’economia reale. Non a caso, peraltro, l’Osservatorio conferma la trasformazione tecnologica del settore sanitario ma, terminati gli interventi del Pnrr, vede emergere «il nodo della sostenibilità: un terzo delle strutture pubbliche teme un ridimensionamento dei progetti avviati», spaziando dalle piattaforme di telemedicina al fascicolo sanitario elettronico 2.0, senza Cybersecurity tra le priorità dimenticare le cartelle cliniche elettroniche. Si evidenzia quindi «una situazione di incertezza nel percorso di trasformazione digitale della sanità». Oggi le priorità della sanità digitale, così come individuate dalle aziende del settore coinvolte dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, si focalizzano su cybersecurity al primo posto (con il 90% delle indicazioni), sui servizi digitali al cittadino (81%), sulla cartella clinica elettronica (76%) e la telemedicina (74%). Da notare, infine, che anche le farmacie (coinvolte nella ricerca) garantiscono servizi di telemedicina, di tele-refertazione in particolare come la tele-cardiologia e la tele-dermatologia offerte rispettivamente dall’84% e dal 19% del campione. Marco A. Capisani _____ ______ ---End text--- Author: Marco A Capisani Heading: Highlight: Image:Cybersecurity tra le priorità -tit_org- Sanità digitale, spesa 2025 a quota 2,7 miliardi ( 9%0) -sec_org-
tp:writer§§ MARCO A CAPISANI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701759705853.PDF
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title§§ Fine vita, la destra prende altro tempo: approvazione a rischio
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701773605896.PDF
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Estratto da pag. 8 di "MANIFESTO" del 27 May 2026
pubDate§§ 2026-05-27T03:52:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ RIAPERTO IL TERMINE DEGLI EMENDAMENTI, SI ANDRÀ FINO AL 9 GIUGNO. PD: «LEGGE AFFOSSATA» Fine vita, la destra prende altro tempo: approvazione a rischio II Le divisioni e l’attendismo della maggioranza rischiano di affossare il ddl sul fine vita. Ieri le commissioni Giustizia e Affari sociali di palazzo Madama, dove si sta svolgendo la discussione, hanno deciso di riaprire il termine per gli emendamenti al testo presentato dal centrodestra. Una richiesta che era venuta da Forza Italia, impegnata nella propria svolta “liberal” e in pressing sugli alleati. Ora ci sarà tempo fino al 9 giugno per proporre modifiche al testo della maggioranza. Un ulteriore rinvio dei tempi, dopo che due settimane fa la capigruppo del Senato aveva votato all’unanimità per portare la proposta di legge in aula il 3 giugno, martedì prossimo. In quella data si aprirà la discussione sulla proposta presentata dal senatore dem Alfredo Bazoli, per poi chiudersi immediatamente: il centrodestra è pronto a votare per riportare anche quel testo in commissione, così da prendere altro tempo senza bocciarlo e intervenire sul ddl a firma dei senatori di maggioranza Zanettin-Zullo. Ad ora quest’ultimo testo non prevede il coinvolgimento del Sistema sanitario nazionale, ed è il motivo per cui Fi ha spinto per modificarlo. Sono state calendarizzate anche due nuove audizioni, una del Cnr e una dell’Istituto superiore di sanità, per approfondire riguardo gli strumenti a disposizione per l’autosomministrazione del farmaco nei casi di persone non autosufficienti. «Non c’è nessuna volontà di perdere tempo, ma solo la pervicace e seria volontà di trovare, su una legge così importante, la maggior convergenza possibile», ha detto ieri la capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi. Nel merito degli emendamenti si è limitata al «ci stiamo lavorando». La proposta degli azzurri, in ogni caso, dovrebbe limitarsi ad inserire l’ausilio del medico di medicina generale. Ma stanti le tempistiche, l’approvazione della legge entro la fine della legislatura è diventata sostanzialmente impossibile. Il testo infatti si trova al primo passaggio parlamentare, dopo andrà votato anche alla Camera, dove non sono da escludere nuove modifiche. Nella prospettiva più ottimistica si arriverà al primo Sì di Palazzo Madama, mentre il voto finale sarà materia del prossimo parlamento, una soluzione che sarebbe gradita anche nell’esecutivo. «Così la destra tradisce il parlamento e la Consulta», ha attaccato ieri il capogruppo dem Francesco Boccia. In serata un nuovo pressing è partito dall’associazione Luca Coscioni, che ha scritto al presidente del Senato Ignazio La Russa chiedendo che venga calendarizzata la discussione della legge di iniziativa popolare «Eutanasia legale». mi.ga. ---End text--- Author: ma.ga Heading: Highlight: L’associazione Luca Coscioni scrive a La Russa: «Discutete il ddl di iniziativa popolare» Image: -tit_org- Fine vita, la destra prende altro tempo: approvazione a rischio -sec_org-
tp:writer§§ ma.ga
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title§§ Eli Lilly punta sui vaccini 4 miliardi in acquisizioni
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Estratto da pag. 20 di "MESSAGGERO" del 27 May 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Eli Lilly punta sui vaccini 4 miliardi in acquisizioni L’OPERAZIONE NEW YORK Eli Lilly, l’azienda farmaceutica americana dietro alla rivoluzione dei farmaci GLP-1 per il diabete e l'obesità, torna a investire in malattie infettive, un'area che non era più tra le priorità dell'azienda da anni. Ieri il gruppo ha annunciato l'acquisizione di tre aziende che sviluppano vaccini per un valore complessivo fino a 4 miliardi di dollari. Sono Curevo, LimmaTech Biologics e Vaccine Company, tre società che non hanno ancora prodotti sul mercato ma lavorano su patogeni virali e batterici legati a rischi neurologici e oncologici a lungo termine. «Queste acquisizioni riflettono una strategia per prevenire le malattie alla fonte piuttosto che trattarne le conseguenze», ha detto Daniel Skovronsky, responsabile scientifico di Eli Lilly. L'azienda, che ha 150 anni di storia e negli anni Cinquanta produsse il vaccino antipolio, può permettersi queste operazioni grazie ai ricavi dei farmaci GLP-1, Mounjaro e Zepbound, che nel primo trimestre 2026 hanno generato oltre 8 miliardi di dollari di fatturato solo negli Stati Uniti: lo scorso autunno Eli Lilly è diventata la prima azienda sanitaria a superare i mille miliardi di dollari di capitalizzazione. Ieri a Wall Street ha guadagnato quasi l’1%. Il settore dei vaccini attraversa però un momento difficile negli Stati Uniti. Il segretario alla Salute Robert Kennedy Jr. da decenni diffonde teorie del complotto contro i vaccini, arrivando a sostenere che provochino l’autismo nonostante la scienza abbia smentito queste posizioni. An. Pau. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: An. Pau. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Eli Lilly punta sui vaccini 4 miliardi in acquisizioni -sec_org-
tp:writer§§ An. Pau.
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title§§ Per difendere i vaccini, i giudici manipolano persino la Consulta = In nome del vaccino travisano la Consulta
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701773805894.PDF
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Estratto da pag. 17 di "VERITÀ" del 27 May 2026
pubDate§§ 2026-05-27T03:52:00+00:00
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tp:ocr§§ E REZZA «RISCRIVE» IL LOCKDOWN Per difendere i vaccini, i giudici manipolano persino la Consulta In nome del vaccino travisano la Consulta Il Tribunale di Milano rigetta in appello l’istanza di sette psicologi, sospesi poiché non inoculati nonostante lavorassero da remoto: negato il rinvio alla Corte costituzionale, che si sarebbe già espressa sul caso. Il legale: «Falso: non è mai entrata nel merito» di PATRIZIA F. REITTER e MADDALENA LOY n La Corte d’Appello di Milano respinge l’istanza di sette psicologi, sospesi perché inadempienti all’anti Covid benché lavorassero da remoto. Negato il rinvio alla Consulta perché, secondo la sentenza, si sarebbe già espressa sul caso. Il legale: «Falso: non è mai entrata nel merito». Intanto Rezza riscrive la «teoria» dei lockdown: «Non servivano a evitare i contagi». a pagina 17 n Sette psicologi non riescono a ottenere giustizia, dopo essere stati sospesi durante il Covid e non aver potuto esercitare l’attività nemmeno da remoto con i mezzi della telecomunicazione, in quanto non vaccinati. Avevano presentato ricorso, contro l’ordinanza con cui il Tribunale di Milano aveva rigettato le loro richieste di annullare, o dichiarare illegittimi, i provvedimenti disposti dall’Ordine degli psicologi della Lombardia, ma in Appello le loro domande non sono ritenute degne di passare al vaglio della Consulta. Eppure, il Tar regionale aveva sospeso i provvedimenti impugnati, nella parte in cui non prevedevano «la possibilità di svolgere l’attività professionale con modalità tali da non implicare contatti interpersonali di prossimità o comunque il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2». Inoltre, il tribunale amministrativo aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione all’articolo 4, comma 4, del decreto legge 44 del 1° aprile 2021 «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV2, di giustizia e di concorsi pubblici», che introduceva l’obbligo della vaccinazione anche se si lavorava da remoto, a differenza di quanto stabilito nell’aprile dello stesso anno. Originariamente, infatti, la sospensione era riferita a «prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali». Non poteva esserci legittimità nell’impedire il lavoro di uno psicologo da remoto, per questo il Tar aveva sottoposto la questione alla Corte costituzionale. Nel dicembre 2022, la Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal Tar della Lombardia, ritenendo che sugli obblighi vaccinali avesse competenza esclusiva il giudice ordinario, non quello amministrativo. Se ne è occupato dunque il Tribunale di Milano, rigettando le istanze degli psicologi e condannandoli al pagamento delle spese, nonostante la domanda di giustizia posta innanzi al giudice ordinario fosse non di stabilire se la norma accusata fosse legittima o no, ma di rimettere il caso alla Corte costituzionale come già aveva fatto il Tar. I professionisti allora hanno fatto ricorso, ma la Corte d’appello di Milano con sentenza pubblicata questo mese ha rigettato l’impugnazione confermando la sentenza di primo grado. La Corte sostiene che la Consulta avesse già respinto la questione di legittimità, ma il giudice delle leggi, in realtà, si era limitato a dire che non fosse «una decisione di merito», scrive nel libro Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale. Dieci casi (Zanichelli, 2024) Nicolò Zanon, già vice presidente della Corte costituzionale, riferendosi proprio a quella sentenza. Il professore lo dice chiaramente: la questione «viene fermata in punto di ammissibilità». In realtà, «la Consulta non ha mai esaminato la questione della legittimità costituzionale del divieto di lavoro da remoto per psicologi libero-professionisti “non ottemperanti”», sottolinea l’avvocato Stefano de Bosio, legale degli psicologi. E l’unica sentenza citata dalla Corte d’Appello è la 14/2023, con la quale la Consulta aveva ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Re
gione Siciliana relativamente all’obbligo vaccinale per il virus Sars-Cov-2 del personale sanitario. Il giudice delle leggi non si è pronunciato sulla sproporzionalità della sanzione del divieto di lavoro da remoto. Ci pensa la Corte d’Appello, che non può decidere nel merito una questione di legittimità costituzionale, a intervenire sostenendo che vietarlo è «nel solco della legittima applicazione del principio di precauzione». Trova la giustificazione, legittima la decisione. In questo modo, però, «è stato violato l’obbligo di sottoporre alla Corte costituzionale la questione, già sollevata dal Tar Lombardia», dichiara l’avvocato, che adesso ricorrerà in Cassazione. Intanto, i professionisti sono costretti a pagare circa 30.000 euro di spese legali all’Ordine degli psicologi che aveva impedito loro di lavorare. «La decisione favorevole del Tar di Milano avrebbe quanto meno legittimato la compensazione delle spese», commenta De Bosio. Doveva essere una sorta di punizione, per scoraggiarli dal ricorrere in terzo grado? C’è un altro aspetto importante. Qualora la legge in questione fosse giudicata incostituzionale, è molto pericoloso il ragionamento della Corte d’Appello di Milano, secondo il quale se la pubblica amministrazione «si è limitata a dare applicazione alle norme di legge vigenti, rispetto alle quali non aveva alcuna discrezionalità», non risponde delle proprie azioni, né civilmente, né penalmente. «Si tratta esattamente del medesimo argomento in diritto esibito al processo di Norimberga», afferma De Bosio. «Proprio per questo furono emanate, nel dopoguerra, le carte costituzionali e la convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché il principio di legalità formale non possa essere invocato quando i valori compromessi siano compresi nei “diritti fondamentali”, quali sono, in particolare, la “libertà di cura”». Conclude: «I governi hanno uno spazio di discrezionalità “politica”, ma sono inibiti dall’emanare sanzioni o misure sproporzionate». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: La questione sollevata dal Tar fu respinta per mere tecnicalità giuridiche Annunciato il ricorso in Cassazione, intanto i terapeuti devono 30.000 euro di spese Image: -tit_org- Per difendere i vaccini, i giudici manipolano persino la Consulta In nome del vaccino travisano la Consulta -sec_org-
tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER
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title§§ La sinistra è impaziente sul fine vita
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701773905895.PDF
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Estratto da pag. 19 di "VERITÀ" del 27 May 2026
Slitta l'approdo del testo in Parlamento. Prima le audizioni con Cnr e Iss: possibili altri emendamenti entro il 9 giugno. L'opposizione incalza: «Giochetti per prendere tempo»
pubDate§§ 2026-05-27T03:52:00+00:00
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tp:ocr§§ La sinistra è impaziente sul fine vita Slitta l’approdo del testo in Parlamento. Prima le audizioni con Cnr e Iss: possibili altri emendamenti entro il 9 giugno. L’opposizione incalza: «Giochetti per prendere tempo» n La questione del «fine vita», come tutte le tematiche sensibili in cui non esiste (purtroppo) alcun accordo di fondo tra i partiti, resta un dilemma politico assai spinoso da risolvere, irriducibile ai consueti compromessi al ribasso o «pilateschi». In Italia, come nella maggior parte delle nazioni, non esiste alcuna «legge organica» che disciplini l’eutanasia o il suicidio assistito, ma solo una serie di «mitizzate» sentenze della Corte costituzionale (2019 e 2024), andanti in senso più o meno «eversivo» o «aperturista». Ora, alcuni importanti responsabili dei partiti di minoranza avrebbero riacceso le polemiche sul tema, affermando che la maggioranza di centrodestra starebbe facendo «giochetti» per impedire l’approdo in Aula della legge sul fine vita, previsto per il 3 giugno. Le opposizioni, in larga parte su posizioni «canadesi», denunciano la decisione del governo di aver spostato «il termine per gli emendamenti», fissandolo peraltro non alle calende greche ma al 9 giugno. Lo spostamento viene motivato dalla volontà di dare spazio a due audizioni, giudicate decisive dal governo, una con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e una con i rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità. Stefania Craxi, capogruppo di Fi in Senato dopo le dimissioni di Maurizio Gasparri, ha dichiarato che la volontà dell’Iss sarebbe quella di «superare il tema del Sistema sanitario nazionale» evitando però che «qualcuno rimanga senza assistenza gratuita». Sia Fratelli d’Italia che la Lega spingono da sempre per le «cure palliative», mentre la sinistra vorrebbe che il «Servizio sanitario nazionale» promuovesse l’applicazione standard delle sentenze «creative» in favore del suicidio assistito. Secondo il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, che è anche un fiero militante per l’eutanasia, il rinvio imposto dal governo comporta un «solo, inevitabile, concreto e inaccettabile rischio»: quello di fare ulteriormente «slittare l’approdo in Aula». Per il senatore dem, la posizione della sua parte politica è «chiarissima» e in linea con quanto «deciso dai capigruppo all’unanimità». Il prossimo 3 giugno, secondo lui, sarà l’ultima occasione per confrontarsi tra politici in «modo limpido e libero sul fine vita» allo scopo di «votare un testo condiviso». «Qualunque decisione di rinviare in commissione il testo», dichiara Bazoli, sarà invece la «pietra tombale» su ogni possibilità di approvare una legge «in questa legislatura». Anche per Anna Rossomando, vicepresidente Pd del Senato, la proroga voluta dal governo per ottenere le importanti audizioni di cui sopra, nasconderebbe in verità un «problema politico» della maggioranza, a suo dire poco sensibile a una tematica che «riguarda le famiglie italiane» e «la sofferenza delle persone». Sulla stessa linea d’onda, Mariolina Castellone (M5s) e Anna Maria Furlan (Iv), che accusano rispettivamente il governo Meloni di voler «prendere tempo» e di «mancare di serietà». Ma per la battagliera Craxi si tratta di accuse senza fondamento: il governo «su una legge così importante» vorrebbe dare una chiara «risposta agli italiani» senza elevare improprie e divisive «bandierine politiche». L’obiettivo della proroga «è affinare un testo che ha bisogno della massima condivisione possibile su un tema che dovrebbe sconsigliare a tutti dal mettere bandierine partitiche», conferma il presidente della commissione Sanità e Affari sociali del Senato, Francesco Zaffini (Fdi). La prudenza, in questo caso, dovrebbe essere un faro. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FABRIZIO CANNONE Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sinistra è impaziente sul fine vita -sec_org-
tp:writer§§ FABRIZIO CANNONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/27/2026052701773905895.PDF
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