title§§ Incontro sulla sanità per la legge di iniziativa popolare sulla difesa del Sistema sanitario nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401842205541.PDF description§§
Estratto da pag. 35 di "ANCORA" del 24 May 2026
Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 24 May 2026
Estratto da pag. 2 di "CORRIERE SALUTE" del 24 May 2026
terapie geniche e nanotecnologia hanno dato risultati concreti e aprono grandi prospettive su diversi fronti, a cominciare da tumori pediatrici e malattie ereditarie
pubDate§§ 2026-05-24T04:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401707104334.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401707104334.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401707104334.PDF tp:ocr§§ Leterapieavanzate «avanzano»ancheinItalia I progetti finanziati dal Pnrr su Car-T, farmaci a Rna, terapie geniche e nanotecnologia hanno dato risultati concreti e aprono grandi prospettive su diversi fronti, a cominciare da tumori pediatrici e malattie ereditarie Cellule«cecchino» eforbicimolecolari fannoladifferenza In diversi tipi di tumori, ma anche nelle malattie autoimmuni, i nuovi trattamenti aprono inedite prospettive I l futuro è adesso. Non è solo il titolo di un evento del Centro Nazionale per lo Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia a Rna, che si è svolto di recente per chiudere i primi tre anni di attività finanziati dal Pnrr: è anche una frase che racchiude il senso di come e quanto le terapie avanzate stiano cambiando radicalmente la medicina. Lo stanno facendo già oggi, lo faranno ancora di più nel prossimo futuro: durante l’incontro si sono per esempio raccontati i risultati raggiunti con la terapia a base di Car-T, cellule del sistema immunitario modificate geneticamente per riconoscere bersagli specifici sui tumori. Diventate in pochi anni una risposta concreta per un numero sempre maggiore di tumori del sangue, hanno prospettive di utilizzo in fase di sperimentazione clinica avanzata nei tumori solidi o in alcune patologie autoimmuni. Sono una realtà anche le terapie con l’editing genetico, che cioè correggono un difetto genetico risolvendo «alla radice» patologie ereditarie gravi, mentre i veri farmaci di domani saranno sempre di più quelli che sfruttano l’Rna «per colpire un numero potenzialmente infinito di bersagli», come ha sottolineato Rosario Rizzuto, presidente del Centro Nazionale. La ricerca va veloce più che mai, gli studi condotti nell’ambito del progetto hanno dimostrato che le possibilità di trasferire in clinica i risultati con una rapidità senza precedenti sono concrete: ora lo sforzo deve essere mirato a garantire a chi ha bisogno di queste cure un accesso equo, appropriato e tempestivo. continua alla pagina seguente SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE U na rivoluzione. Non c’è altro modo per definire quanto sta accadendo grazie alle terapie cellulari e genetiche avanzate: fino a un paio di decenni fa sembravano una prospettiva lontana, oggi sono la chiave per trattare tumori che non avevano terapie disponibili, la soluzione per curare patologie genetiche rare e hanno segnato la svolta verso farmaci mirati e con enormi potenzialità per trattamenti personalizzati. La ricerca sta facendo passi da gigante e l’obiettivo è portarne i risultati in clinica sempre meglio e prima: per questo è nato il Centro Nazionale per lo Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia a Rna, che dal 2022 è capofila di 44 fra università, istituti di ricerca e aziende con lo scopo di sviluppare prodotti farmaceutici basati sull’Rna e la terapia genica. «La ricerca sta fornendo indicazioni sui meccanismi molecolari di numerose malattie, tumorali e non, e sulla base di queste oggi si possono identificare bersagli specifici e poi costruire farmaci da portare in clinica», spiega Rosario Rizzuto, presidente del Centro Nazionale. Il Centro ha coordinato le ricerche, che sono state condotte in 5 aree (tumori, malattie neurodegenerative, infezioni e malattie infiammatorie, patologie metaboliche e cardiovascolari, malattie rare) e in 5 diversi settori di sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture necessarie (dal biocomputing alla produzione di farmaci a Rna), per far diventare realtà gli strumenti terapeutici emersi dagli studi. Come le Car-T, usate per la prima volta nel 2012, ora solida realtà per pazienti selezionati con alcuni tipi di leucemie, linfomi e mielomi, ma che, stanno mostrando prospettive di impiego sempre maggiori. Linfociti T modificati Per ottenere le Car-T specifiche cellule del sistema immunitario, i linfociti T, vengono estratte dal sangue dei pazienti e modificate geneticamente per riconoscere le cellule tumorali o altri bersagli attraverso un recettore specifico, il Car (chimeric antigen receptor); una volta reintrodotte nel paziente, le Car-T uccido no le cellule neoplastiche o bloccano quelle che trasportano il loro bersaglio, come accade nel caso del più recente impiego nelle malattie autoimmuni. Sono «farmaci viventi», come le ha definite Franco Locatelli, responsabile dell’Area clinica e di Ricerca di Oncoematologia, terapia cellulare, terapie geniche e trapianto emopoietico dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e coordinatore di uno dei 10 spoke in cui si articola il Centro Nazionale, raccontando i 5 approcci innovativi che sono stati sviluppati nei 3 anni del progetto. «Abbiamo dimostrato, per esempio, che le Car-T possono essere usate in bambini con neuroblastoma, il tumore solido più frequente in età pediatrica», riferisce Locatelli. «In circa 1 caso su 2 il cancro recidiva o diventa refrattario al trattamento e quando accade le possibilità di recupero finora non superavano il 10-15%: con le Car-T su 54 piccoli pazienti la probabilità di sopravvivenza è più che triplicata, e se si interviene in fasi precoci la possibilità di recupero sfiora il 70%». Lotte «fratricide» I risultati sono altrettanto incoraggianti nella leucemia mieloide acuta, un tumore aggressivo per cui non ci sono molte terapie disponibili: sono stati impiegati approcci di ingegneria genetica sofisticata per eliminare un antigene bersaglio che viene riconosciuto dalle cellule T e che può portare alla cosiddetta «fratricidia», ovvero a Car-T che si uccidono fra loro vanificando la cura, e si è inserito un recettore per un bersaglio, CD7, che si trova in circa il 10-15% dei casi. «Un terzo obiettivo è arrivare ad avere Car-T allogeniche, ovvero da donatore: studi condotti al Bambino Gesù nell’ambito del progetto ne hanno dimostrato l’ottimo profilo di sicurezza ed efficacia», prosegue Locatelli. Le Car-T «universali» da donatore potrebbero essere di grande aiuto per aumentare il numero di malati candidabili al trattamento, perché in caso di tumori aggressivi le 2-3 settimane necessarie per il prelievo delle cellule T, la loro modificazione in laboratorio e la successiva reinfusione possono essere troppe. «Le Car-T si stanno poi dimostrando molto efficaci per “resettare” il sistema immunitario e migliorare notevolmente le condizioni di pazienti con alcune malattie autoimmuni gravi», aggiunge Locatelli. Nate per la cura dei tumori, queste cellule-cecchino sono capaci di imprese fuori dal comune nelle malattie in cui il sistema immunitario attacca l’organismo: ha fatto scalpore di recente il caso di una 47enne tedesca con tre patologie autoimmuni ematologiche gravi che era costretta a letto senza grandi speranze di miglioramento e oggi, a un anno dalla terapia con Car-T, sta bene. Editing genetico Le terapie cellulari avanzate però non sono solo le Car-T: è già realtà anche la terapia genica di malattie ereditarie come la talassemia, approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco e sviluppata dall’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano in collaborazione con il Bambino Gesù. In questi casi si usa il sistema Crispr-Cas9, una «forbice molecolare» che consente di tagliare o modificare precise sequenze del genoma di una cellula: quelle malate vengono prelevate, corrette in laboratorio e reintrodotte nel paziente in modo che si riproducano al posto delle cellule difettose, risolvendo malattie che dipendono da un gene «sbagliato», come la talassemia. La prossima frontiera, percorsa al San Raffaele da Luigi Naldini, è infine la terapia genica in vivo, con cui le cellule malate vengono modificate direttamente nel paziente. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Elena Meli Heading: Highlight: Il sito ? Centro Nazionale per lo Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia a Rna. Nato nel 2022 con un finanziamento del Pnrr, riunisce 44 organizzazioni in tutta Italia; la Fondazione che ne porta il nome è l’hub centrale e coordina 10 spoke di ricerca per produrre farmaci personalizzati. Per info sulle tante attività realizzate e in programma si può consultare il sito www.rnagenetherapy.eu. Image: -tit_org- Le terapie avanzate «avanzano» anche in Italia Ce llule «cecchino» e forbici molecolari fanno la differenza In diversi tipi di tumori, ma anche nelle malattie autoimmuni, i nuovi trattamenti aprono inedite prospettive -sec_org- tp:writer§§ Elena Meli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401707104334.PDF §---§ title§§ Intervista a Orazio Schillaci - Schillaci: «Piu controlli negli ospedli per fermare il ricorso ai medici gettonisti» = «Più controlli per fermare il ricorso ai dottori esterni» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706504332.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "MESSAGGERO" del 24 May 2026
>Il ministro della Salute: «Non sono deluso, in questa battaglia ci ho messo la faccia» E ai ragazzi feriti nel rogo di Crans-Montana promette: «Non vi abbandoneremo»
pubDate§§ 2026-05-24T04:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706504332.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706504332.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706504332.PDF tp:ocr§§ Intervista al ministro della Sanità: non abbandoniamo i ragazzi di Crans Schillaci: «Più controlli negli ospedali per fermare il ricorso ai medici gettonisti» Evangelisti alle pag. 8 e 9 «Più controlli per fermare il ricorso ai dottori esterni» Il ministro della Salute: «Non sono deluso, in questa battaglia ci ho messo la faccia» E ai ragazzi feriti nel rogo di Crans-Montana promette: «Non vi abbandoneremo» ` L’intervista Orazio Schillaci «S ui gettonisti continueremo la nostra battaglia. E i controlli contro chi abusa di questo tipo di contratti non si fermeranno». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, parla dell’indagine della Federazione dei medici internisti secondo cui, soprattutto nei pronto soccorso, il ricorso a professionisti esterni forniti da cooperative o agenzie non si è fermato. E questo avviene nonostante il provvedimento legislativo varato per arginare questi sprechi. È deluso dai risultati della legge? «Assolutamente no. Ricordo che per anni nessuno si è occupato dei gettonisti. Io ci ho messo la faccia con regole chiare che devono essere rispettate perché abusare del ricorso ai gettonisti non è accettabile. I Nas fanno controlli costanti e continueremo a farli così come mi aspetto facciano anche le Regioni. Non arretriamo». Le Regioni e le Asl stanno facendo il possibile per ridurre questo problema? «Con le Regioni c'è un contatto costante. So che c'è la volontà dei territori di fare bene. Il Ministero c’è e continuiamo a occuparci della questione». La presenza dei gettonisti è verificata soprattutto nei pronto soccorso dove non c’è un numero sufficiente di medici. Che alternative hanno gli ospedali se non ricorrere ai contratti esterni? «In questi anni abbiamo garantito fondi alle Regioni per pagare di più chi lavora in pronto soccorso. Abbiamo finanziato un primo piano di assunzioni e ci sono norme severe per contrastare le aggressioni. E stiamo potenziando il territorio perché non dimentichiamo che in pronto soccorso ci sono troppi accessi di codici bianchi e verdi che devono trovare risposta nelle strutture territoriali. Siamo impegnati a rafforzare il Servizio sanitario nazionale che, lo ricordo, resta un sistema che tutti ci invidiano. Dovremmo esserne più fieri anche noi». Riuscirete a trovare intesa sulla riforma dei medici di base? «Sono fiducioso che si potrà raggiungere un accordo. Lo chiedono i cittadini. Tutte le Regioni sono concordi sulla necessità di questa riforma perché i bisogni di salute sono cambiati e i medici di famiglia devono essere al passo con questi cambiamenti. Questo significa formazione adeguata e presenza garantita nelle Case di comunità. Al pronto soccorso si deve andare solo per le emergenze». Sulle liste di attesa i risultati stanno migliorando? «Sì, c'è un’inversione di tendenza. Anche qui, ho letto tante polemiche. Tante levate di scudi. La rivoluzione non si fa in un giorno. Abbiamo lavorato con metodo: regole chiare e strumenti per attuarle. E dove si stanno attuando le regole, il cambiamento c'è. Il numero di prestazioni e i tempi di attesa, da quando c’è la nuova legge, sono migliorati del 20 per cento in oltre mille ospedali. Non è un dettaglio dopo decenni di inerzia». C’è enorme preoccupazione su come saranno assistiti i ragazzi feriti nell’incendio di Crans-Montana, soprattutto quando diventeranno maggiorenni e dovranno pagare il ticket per le cure. Come ritenete di affrontare questa situazione? «Quei ragazzi italiani stanno attraversando qualcosa che nessuna burocrazia sa descrivere davvero. Il dolore fisico, quello lo curiamo. Le ferite, quelle le medichiamo. Ma c'è un'altra dimensione: lo sconvolgimento di un progetto di vita che nessuna circolare ministeriale può sanare. Sono stato a trovarli, ne sono uscito scosso. Ho letto gli appelli che mi vengono rivolti sul tema. Posso dire che sono in contatto con l'assessore Bertolaso, il sistema sanitario lombardo è già impegnato al massimo. Questi ragazzi sono ben seguiti. Non li abbandoneremo né oggi né nei prossimi anni». Cosa prevede il nuovo Piano sanitario nazionale e perc hé è importante? «Il Piano Sanitario manca da quasi vent'anni e siamo in fase avanzata. Prevenzione, medicina territoriale, salute mentale sono alcune delle direttrici al centro del provvedimento. È un piano che, come tutte le nostre azioni, punta a garantire gli stessi diritti per tutti ovunque, indipendentemente da dove si nasce». Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mauro Evangelisti Heading: L’intervista Orazio Schillaci Highlight: PER ANNI NESSUNO SI È OCCUPATO DEL PROBLEMA DEI GETTONISTI, CON LE REGIONI SIAMO IN COSTANTE CONTATTO ABBIAMO GARANTITO PIÙ FONDI PER PAGARE MEGLIO CHI LAVORA NEI PRONTO SOCCORSO, CODICI BIANCHI E VERDI DEVONO DIMINUIRE Image:Sopra il ministro Orazio Schillaci e gli operatori di un’ambulanza -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - Schillaci: «Piu controlli negli ospedli per fermare il ricorso ai medici gettonisti» «Più controlli per fermare il ricorso ai dottori esterni» -sec_org- tp:writer§§ Mauro Evangelisti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706504332.PDF §---§ title§§ «Medici di famiglia, riforma ok Presto gli infermieri indiani» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706704330.PDF description§§ pubDate§§ 2026-05-24T04:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706704330.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706704330.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE INSERTI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706704330.PDF tp:ocr§§ Il confronto. Da sinistra Marzio Bartoloni, Massimo Massetti, Giuseppe Milanese, il ministro Orazio Schillaci (in videocollegamento), Barbara Mangiacavalli e Filippo Anelli «Medici di famiglia, riforma ok Presto gli infermieri indiani» Sanità. Il ministro Schillaci sicuro di «un accordo» per portare i dottori dentro le Case di comunità. Al lavoro per il rilancio delle professioni infermieristiche D al Festival dell'Economia di Trento il ministro della Salute Orazio Schillaci difende la riforma dei medici di famiglia che ha sollevato tante polemiche tra i camici bianchi e si dice sicuro di trovare presto «un accordo nell'interesse dei cittadini, che vogliono una sanità più moderna e vicina». L'obiettivo del decreto allo studio è portare i dottori «dentro al futuro del Servizio sanitario che non può che passare per il rafforzamento della medicina territoriale, quella che dà prestazioni più vicine senza dovere andare al Pronto soccorso». Il nodo è la possibilità di aprire anche alla dipendenza per riempire le oltre mille Case di comunità previste dal Pnrr: «Io credo - sottolinea il ministro - che sia importante trovare un accordo in base al quale i medici di medicina generale svolgano una parte del loro orario all'interno delle Case di comunità. È questo quello che hanno chiesto le Regioni». Schillaci ha difeso anche alcuni degli ultimi traguardi - «parlano i fatti più delle parole» - raggiunti nelle ultime settimane: dal piano sulla salute mentale che mancava da 13 anni a quello pandemico che «rende l'Italia pronta di fronte alle emergenze sanitarie» in tempi in cui Hantavirus ed Ebola spaventano il mondo, entrambi finanziati. E guarda alla riforma delle professioni sanitarie ora all'esame del Parlamento, che va ad affrontare «temi fondamentali come la carenza, l'aggiornamento dei percorsi di formazione, lo sviluppo della crescita professionale» e nel frattempo per tappare i tanti buchi ricorda l'accordo appena siglato con l'India per portare subito con una corsia veloce gli infermieri indiani: «Stiamo formando i nostri infermieri del futuro però abbiamo bisogno come tanti altri Paesi d'Europa anche di molti operatori sociosanitari, che possiamo prendere proprio da Paesi come l'India che hanno un tipo di formazione simile alla nostra». Le parole del ministro hanno ovviamente sollevato un dibattito sul palco del Festival, con il presidente dell'Ordine dei medici Filippo Anelli che invita a «investire di più in Sanità perché ogni euro investito ne produce 1,8» e boccia l'ipotesi della riforma con la dipendenza: «Se tutti i 40mila medici di famiglia garantiranno come previsto 4 ore a settimana per le Case di comunità, la presenza sarà garantita più che a sufficienza». Mentre Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche, guarda al futuro della professione «valorizzata dai nuovi tre corsi di laurea specialistica», ma invita tutte le professioni a lavorare in team, «perché impossibile fare Sanità da soli». Per Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e di Cardiochirurgia del Gemelli di Roma, «le risorse ci sono così come il personale, ma vanno usati meglio soprattutto coordinando bene il territorio con l'ospedale, il perno di questa revisione del Ssn deve partire dal paziente, attorno al quale costruire il percorso di cura». Anche per Giuseppe Milanese, presidente Confcooperative Sanità, bisogna ammodernare il Ssn perché «è inutile continuare a rammendare un vestito non più adatto: occorrono gli Stati generali della sanità. Stiamo perdendo la battaglia sulla popolazione anziana». «Chi c'è nei territori? Medici di famiglia, infermieri di famiglia. Più che mattoni - conclude Milanese - occorrono forme di impresa che aggreghino queste professionalità. Le cooperative consentono la valorizzazione delle professioni rispondendo ai bisogni degli anziani». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Giuseppe Milanese (Confcooperative): «Servono Stati generali per cambiare Ssn che va apert o a cooperazione» Image:Il confronto. Da sinistra Marzio Bartoloni, Massimo Massetti, Giuseppe Milanese, il ministro Orazio Schillaci (in videocollegamento), Barbara Mangiacavalli e Filippo Anelli -tit_org- «Medici di famiglia, riforma ok Presto gli infermieri indiani» -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/24/2026052401706704330.PDF §---§