title§§ Migranti e diritto alla salute, quattro giorni di studi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101951303679.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "CORRIERE DELLA SERA BRESCIA" del 21 May 2026
Fino a sabato a Giurisprudenza. Il rettore: «La prevenzione è un obbligo per chi contribuisce al futuro del Paese»
pubDate§§ 2026-05-21T02:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101951303679.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101951303679.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA BRESCIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101951303679.PDF tp:ocr§§ Migranti e diritto alla salute, quattro giorni di studi FinoasabatoaGiurisprudenza.Ilrettore:«LaprevenzioneèunobbligoperchicontribuiscealfuturodelPaese» L’Università di Brescia si trasforma per quattro giorni nel cuore pulsante del dibattito italiano su migrazioni e salute. Da ieri fino a sabato il dipartimento di Giurisprudenza ospita la XVIII edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm), «L’Italia di domani tra nuove generazioni, disuguaglianze e la salute come bene comune». Un appuntamento che arriva in un momento caldo, tra cambiamenti demografici, tensioni sociali e un servizio sanitario nazionale sotto stress. Il rettore Francesco Castelli non usa giri di parole: «Le nuove generazioni che contribuiranno al futuro del Paese hanno diritto a salute fisica e psichica, prevenzione, integrazione scolastica, sociale e lavorativa. È un obbligo e una necessità». Parole che suonano come un manifesto in un’Italia che invecchia e che, volente o nolente, si sta già colorando di nuove identità. Ieri in apertura del convegno dopo i saluti istituzionali, il presidente della federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, ha tenuto una lettura magistrale su etica e deontologia medica. «Sui temi legati all’immigrazione il medico è chiamato ad azioni che vanno oltre la pura cura» avverte Marco Mazzetti, presidente Simm. Sono seguite le relazioni del professor Luca Masera (UniBs) sul Patto europeo e i diritti dei migranti e della professoressa Laura Zanfrini (Università Cattolica) sul ruolo sociale dei migranti di seconda generazione. Da oggi a sabato si parlerà del futuro del sistema sanitario nazionale confrontando gli ideali universalistici con i limiti di budget e personale. Si discuterà di mediazione culturale in una società sempre più multietnica e delle sfide sanitarie legate alla transizione epidemiologica dei migranti: dalle malattie infettive alle patologie croniche tipiche dell’Occidente. Non mancheranno big della sanità globale. Tra gli ospiti spiccano Santino Severoni, direttore della Unità Salute e Migrazioni dell’Oms, Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe e Guido Calleri, presidente della Società Italiana di Medicina Tropicale e Salute Globale. L’obiettivo è chiaro: mettere sul tavolo dati, esperienze e proposte concrete. In un Paese che discute di flussi, quote e decreti sicurezza, questo congresso ricorda una verità semplice ma potente: la salute non ha passaporto. E se vogliamo costruire l’Italia di domani, non si può lasciare indietro chi già qui vive e lavora. (s.gh.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Migranti e diritto alla salute, quattro giorni di studi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101951303679.PDF §---§ title§§ La battaglia per la Sanità pubblica parte dalle assemblee di fabbrica = La Sanità operaia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101754705837.PDF description§§
Estratto da pag. 32 di "STAMPA ASTI" del 21 May 2026
Ilsegretario regionale della Cgil Airaudo tra i dipendenti della Saclà di Castello d'Annone LaCgilparte dalla fabbrica per denunciare i problemi dell'assistenza pubblica sempre piùminacciata dal privato Dalconfronto conilavoratori Saclà sono emersi i punti più critici, dall'incubo delCupalle rette alle stelle delle Rsa
pubDate§§ 2026-05-21T03:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101754705837.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101754705837.PDF', 'title': 'STAMPA ASTI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101754705837.PDF tp:ocr§§ l’incontro del sindacato con 200 operai astigiani in vista della manifestazione del 23 maggio a torino La battaglia per la Sanità pubblica parte dalle assemblee di fabbrica Il segretario regionale della Cgil Airaudo tra i dipendenti della Saclà di Castello d’Annone La Sanità operaia La Cgil parte dalla fabbrica per denunciare i problemi dell’assistenza pubblica sempre più minacciata dal privato Dal confronto con i lavoratori Saclà sono emersi i punti più critici, dall’incubo del Cup alle rette alle stelle delle Rsa La Saclà di Castello d’Annone si trasforma nel termometro della crisi della sanità piemontese, con l’atto d’accusa del segretario della Cgil Giorgio Airaudo. – PAGINE 32-33 L a Saclà di Castello d’Annone si trasforma nel termometro della crisi della sanità piemontese, ospitando il durissimo atto d’accusa del segretario regionale della Cgil Giorgio Airaudo. Una fotografia che restituisce una realtà drammatica fatta di liste d’attesa infinite, presidi territoriali deserti, personale spostato fittiziamente e una privatizzazione strisciante. Nello stabilimento astigiano, centinaia di dipendenti hanno affollato due assemblee, svoltesi tra mattina e pomeriggio, portando a galla un malessere sociale diffuso. «In fabbrica si parla più di sanità che di problemi di lavoro ormai, è un tema che riguarda tutti da vicino» osserva Airaudo, forte di 600 incontri analoghi nei siti produttivi della regione in vista della manifestazione per la difesa della sanità organizzata per il 23 maggio a Torino. L’Astigiano non fa eccezione: «Abbiamo voluto venire in Saclà perché è un’azienda storica e rappresentativa dell’Astigiano e abbiamo trovato gli stessi problemi che ci sono dalle altre parti del Piemonte, ogni lavoratrice e lavoratore ha avuto a che fare personalmente o attraverso i suoi cari con la sanità piemontese», aggiunge il leader sindacale. Le testimonianze raccolte tra i lavoratori sono emblematiche. «Prenotare un appuntamento al Centro prenotazione regionale, il Cup, è un incubo, per un appuntamento oculistico occorrono mesi di attesa» rimarca un operaio, mentre una collega accusa il peso economico dell'assistenza: «Sto ancora aspettando che mi venga riconosciuta la quota della Regione del 50% per mia madre che è ricoverata in una Rsa e intanto pago oltre duemila euro al mese». Salari fagocitati da rette e prestazioni mediche private: «Se paghi la visita ti viene fatta in pochi giorni, altrimenti ti mandano in giro per il Piemonte». La Cgil conferma con le cifre ritardi strutturali e carenze d'organico che spingono all’abbandono delle cure. Airaudo parte dal Pnrr: «Delle 82 Case di Comunità programmate, solo 69 saranno completate e meno della metà risulterà operativa. «Inoltre, invece di rimanere aperte “24 ore su 24 e 7 giorni su 7” come inizialmente promesso, funzioneranno quasi solo dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, lasciando un'unica struttura attiva per ciascun distretto nel fine settimana e nei festivi». Stesso copione per gli Ospedali di Comunità, con appena 17 presidi ultimati su 27 entro giugno e il rischio che cinque strutture tra Torino, Cuneese e Verbano finiscano ai privati. Nell'Astigiano l’unica attiva è a Nizza Monferrato, ma la sua apertura sta scatenando tensioni poiché potrebbe far saltare quella di Asti. A bloccare il comparto è una carenza di oltre 10 mila professionisti tra medici e infermieri. «Tra il 2023 e il 2024 la Regione ha assunto 80 infermieri e un solo tecnico radiologo, mentre lo Spresal ha perso 25 ispettori. Una penuria che genera pesanti ripercussioni sul piano sociosanitario, con 9 mila persone in attesa di una convenzione per le Rsa e 15 mila bloccate nelle liste per l’assistenza domiciliare. Nel frattempo, secondo la Fondazione Gimbe, 352 mila piemontesi hanno rinunciato a curarsi, un dato cresciuto del 47% in un anno» contesta Airaudo, criticando il trasferimento di personale dai servizi domiciliari per coprire le falle: «È il classico gioco delle tre carte: si prendono risorse da un settore già fragile per coprirne un altro, lasciando comunque scoperti i bisog ni delle persone più vulnerabili. L’occasione storica del Pnrr, che avrebbe dovuto rafforzare il sistema pubblico, la prevenzione e la medicina territoriale, rischia di trasformarsi in un’accelerazione della privatizzazione» conclude l’esponente sindacale. — ---End text--- Author: PAOLO VIARENGO Heading: Highlight: GIORGIO AIRAUDO SEGRETARIO REGIONALE CGIL “ Si spostano risorse da settori fragili per coprirne altri lasciando scoperto chi è vulnerabile Image: -tit_org- La battaglia per la Sanità pubblica parte dalle assemblee di fabbrica La Sanità operaia -sec_org- tp:writer§§ PAOLO VIARENGO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101754705837.PDF §---§ title§§ La società che invecchia chiede "nuova" salute = Cambia la società. E anche la salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101748905639.PDF description§§
Estratto da pag. 19 di "AVVENIRE" del 21 May 2026
Negrotti a pagina 19
pubDate§§ 2026-05-21T03:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101748905639.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101748905639.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101748905639.PDF tp:ocr§§ La società che invecchia chiede “nuova” salute Negrotti a pagina 19 Cambia la società. E anche la salute Dal forum ecclesiale un confronto schietto tra le istituzioni pubbliche e del privato non profit, interrogate dalla Chiesa nel nome del diritto alla cura Per vincere la tentazione davanti alla complessità di «non cambiare nulla» Inviato a Falerna (Catanzaro) C alare nella concretezza dell’assistenza sanitaria i principi etici che devono caratterizzare le attività di cura è compito impegnativo. Un confronto tra esponenti politici e amministrativi sulla “dimensione strutturale e comunitaria della salute” si è svolto ieri al XXVII convegno nazionale di Pastorale della salute, che si chiude oggi a Falerna (Catanzaro), organizzato dall’Ufficio nazionale di Pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana (Cei) diretto da don Massimo Angelelli. Accanto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha riferito dei risultati faticosamente ottenuti (la Regione è uscita da un commissariamento durato 12 anni), l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi ha messo in guardia dal rimanere immobili mentre la società cambia, e il presidente dell’Istituto Auxologico Italiano Mario Colombo ha invitato a valutare in modo appropriato le risorse della sussidiarietà, mentre il direttore del Dipartimento della prevenzione del Ministero della Salute, Maria Rosaria Campitiello, in un collegamento a distanza, ha invitato a ricostruire fiducia nel Servizio sanitario nazionale (Ssn). Infine alcune indicazioni su come intendere correttamente la sussidiarietà sono venute da monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano all’Jonio (Cosenza). A moderare gli interventi lo psichiatra Andrea Casadio, il quale pur riconoscendo che le mutate condizioni sociali ed epidemiologiche, con invecchiamento e solitudini (nel 2025 in Italia le famiglie composte da un solo individuo erano il 37,1%, solo nel 2005 erano al 25,9%), impongono cambiamenti profondi al Ssn, ha ricordato che se in Italia c’è un’aspettativa di vita di 84 anni, seconda solo al Giappone, il merito non sarà solo della dieta mediterranea ma anche di un sistema di cura efficace. Di fronte alle richieste spesso ripetute di maggiori risorse da destinare al Ssn, Occhiuto ha però precisato che «è certo necessario, ma non è sufficiente. Se un motore non funziona bene non basta mettergli più benzina, va anche riparato: si parla troppo poco delle riforme necessarie». Tra le difficoltà che hanno ostacolato l’evolversi della sanità Occhiuto ha indicato «lo scontro ideologico tra sanità pubblica e sanità privata convenzionata, che pure contribuisce a realizzare i Livelli essenziali di assistenza (Lea), quindi aiuta i cittadini». Con la conseguenza, ha proseguito, che «si è privatizzato il mercato del lavoro nella sanità e sono nate le cooperative di gettonisti, che costavano moltissimo alla Regione e inducevano i medici ad abbandonare la sanità pubblica». La soluzione dei medici cubani che la Calabria ha assunto «è stata molto osteggiata, ma ero sicuro che fosse la strada giusta, e il tempo mi ha dato ragione», ha detto il presidente, rivendicando al tempo stesso il diritto a proporre riforme «guardando ai bisogni dei cittadini, non sotto dettatura degli Ordini dei medici o dei sindacati», con chiara allusione alle opposizioni che sta incontrando la riforma della medicina generale annunciata dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Proprio su questo tema, dall’altro capo della Penisola, l’assessore piemontese Riboldi ha invitato a vincere la tentazione «di non cambiare mai nulla, come mi aveva suggerito un anziano sindaco quando sono stato eletto. Ma noi amministratori dobbiamo dare risposte a una società che si evolve: stare fermi non risolve il problema degli anziani che aumentano, per questo occorrono riforme strutturali». Dal punto di vista sociale, ancor prima che sanitario, Riboldi ha riferito di avere proposto al suo collega all’Urbanistica di studiare nei piani regolatori la costruzione di quartieri o cond omini “protetti”, adatti ad accogliere anziani ancora autosufficienti ma ai quali serve non essere isolati, avendo a disposizione un minimo controllo o accompagnamento (per esempio un infermiere che li visita periodicamente): «Una soluzione che può apparire costosa, ma lo è meno di una Rsa per persone non autosufficienti». Infine, Riboldi ha invitato a «dividere in maniera significativa il privato lucrativo dal privato sociale. Non va demonizzato chi vuole arricchire un investitore, e si convenziona a prezzi onesti con lo Stato, ma ci deve essere una relazione diversa – che oggi non c’è – rispetto a chi reinveste le risorse per curare». Un esempio di questo investimento “virtuoso” è stato illustrato da Mario Colombo: «Stiamo completando le pratiche con la Regione Calabria per aprire in una struttura già di nostra proprietà un centro residenziale per i disturbi alimentari, anoressia e bulimia, a Limbadi (Vibo Valentia). Una realtà non profit di tipo scientifico, radicata nel Nord, fa con coraggio la scelta di non fare l’ennesima struttura per Tac o visite specialistiche in una zona remunerativa, ma di essere presente in terra di Calabria, per occuparsi di chi non ha cura. Per queste patologie sarà il centro più importante del Sud Italia». Colombo ha anche chiesto di rivalutare opportunamente il tema della sussidiarietà e «uscire dall’ipocrisia di rimborsi riconosciuti alle strutture private convenzionate che non coprono i costi delle prestazioni, mentre nelle strutture statali i debiti vengono ripianati. Non siamo un’impresa della sanità, non abbiamo padroni, ma lavoriamo per il paziente». Da parte sua il direttore del Dipartimento Salute e servizi sanitari della Regione Calabria, Ernesto Esposito, ha acceso un faro sul grande tema delle liste d’attesa e della appropriatezza delle cure: «Dalla mia esperienza trentennale non credo che aumentando l'offerta si riducono le liste d'attesa, anzi, si genera più domanda: il vero problema è come gestire e governare la domanda». E ha auspicato che si possa concordare una alleanza con i medici di medicina generale (mmg): «Occorre che seguano le regole di appropriatezza, perché il paziente non è del medico ma del Servizio sanitario regionale. Dobbiamo sapere se i mmg sono vicini a noi a governare la domanda». Quanto all’interazione tra comunità civile e comunità ecclesiale, il vescovo Savino ha chiesto di essere chiari nel sapere chi fa cosa: «Altrimenti c'è una grande confusione e facciamo danni. La comunità ecclesiale non deve sostituirsi allo Stato, né la pastorale della salute può diventare surrogato povero di ciò che le istituzioni pubbliche non riescono a garantire. Non lasciamoci strumentalizzare». Infine ha invitato a “scoperchiare” alcuni tetti: «La frammentazione (separazione tra sociale e sanitario, tra ospedale e territorio), la burocrazia, la solitudine (in ospedale occorre mettersi accanto al malato), lo stigma (nella malattia mentale), le disuguaglianze territoriali». e cure nto: al Pastorale “tetti da aliana ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: Dal forum ecclesiale un confronto schietto tra le istituzioni pubbliche e del privato non profit, interrogate dalla Chiesa nel nome del diritto alla cura Per vincere la tentazione davanti alla complessità di «non cambiare nulla» Highlight: Invecchiamento, assistenza e cure ormai insufficienti, isolamento: al comvegno nazionale Cei di Pastorale della salute, in Calabria, i “tetti da scoperchiare” nella sanità italiana Image:Un momento del confronto ieri al convegno nazionale di Pastorale della salute in Calabria -tit_org- La società che invecchia chiede “nuova” salute Cambia la società. E anche la salute -sec_org- tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101748905639.PDF §---§ title§§ Se anche la crisi climatica è «emergenza sanitaria» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/21/2026052101749405640.PDF description§§
Estratto da pag. 18 di "AVVENIRE" del 21 May 2026