title§§ Frodi e abusi, GIMBE e ANAC accendono i riflettori su farmaci e device link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002890408879.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "dailyhealthindustry.it" del 20 May 2026
Estratto da pag. 1 di "mondoprofessionisti.it" del 20 May 2026
Gimbe: oltre 70 miliardi di affidamenti nell’area più esposta alla corruzione. Chiesti controlli digitali, trasparenza e prevenzione integrata.
pubDate§§ 2026-05-20T12:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003066409615.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003066409615.PDF', 'title': 'mondoprofessionisti.it'} tp:url§§ https://www.mondoprofessionisti.it/in-breve/sanita-65-frodi-minano-cure-e-fiducia-nel-ssn/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003066409615.PDF tp:ocr§§ Frodi e abusi in sanità non sono episodi isolati, ma distorsioni sistemiche che attraversano l’intera filiera del Servizio Sanitario Nazionale: erodono risorse pubbliche, sovvertono le priorità di accesso alle cure, riducono la qualità dell’assistenza e minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Le evidenze scientifiche documentano infatti un’associazione tra fenomeni corruttivi e aumento delle diseguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari; in alcuni contesti emergono inoltre effetti negativi sulle condizioni di salute della popolazione mentre un incremento della mortalità risulta documentato soprattutto nei Paesi a basso reddito. È quanto emerge dal Report dell’Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità”, presentato oggi presso la sede dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), nell’ambito delle attività previste dal protocollo di intesa tra i due enti.Sanità: un settore ad alto rischio di fenomeni corruttivi. In tutti i Paesi la sanità rappresenta uno dei settori più vulnerabili a frodi, abusi e fenomeni corruttivi. A favorirli sono innanzitutto le caratteristiche strutturali ben note: asimmetrie informative tra professionisti, pazienti e istituzioni; elevata discrezionalità clinica e amministrativa; complessità dei processi decisionali; frammentazione dei sistemi informativi; controlli deboli e non sempre tempestivi; inefficienze burocratiche. In secondo luogo, l’entità della spesa per acquisti pubblici. Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a € 70,5 miliardi, riguarda gli affidamenti in sanità: farmaci, dispositivi medici, apparecchiature sanitarie, servizi non sanitari quali pulizia, ristorazione, vigilanza. «Questo dato – commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – seppure non consenta di stimare con precisione l’impatto economico dei fenomeni corruttivi, indica comunque l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta a fenomeni corruttivi. È proprio qui che servono più trasparenza, tracciabilità digitale, controlli tempestivi e accountability». Infine, l’Italia offre un terreno particolarmente favorevole ai fenomeni corruttivi: il Transparency International Corruption Perceptions Index 2025 assegna infatti al nostro Paese un punteggio di 53 su 100, collocandolo al 19° posto tra i Paesi dell’Unione Europea e al 52° a livello globale, in peggioramento rispetto all’anno precedente.Frodi e abusi: un fenomeno che va oltre l’illecito. Nel report Gimbe l’espressione “frodi e abusi” include fenomeni corruttivi, illeciti amministrativi e comportamenti opportunistici legati a conflitti di interesse, anche quando non configurano necessariamente reati o violazioni formalmente sanzionabili. «Ridurre frodi e abusi alla sola dimensione penale o ai grandi scandali mediatici – dichiara Cartabellotta – significa sottostimare il problema. Perché accanto ai reati e agli illeciti amministrativi esiste una vasta area grigia di pratiche molto diffuse e spesso tollerate che, pur restando spesso fuori dal perimetro giudiziario, sottraggono risorse al SSN, riducendo la capacità del sistema di garantire servizi efficaci ed equi». Non a caso, le stime economiche disponibili su frodi, abusi e corruzione in sanità sono eterogenee, non comparabili e spesso non verificabili in modo indipendente. «Per questa ragione – spiega il Presidente – il report invita a non utilizzare le cifre che circolano come misura puntuale del fenomeno, bensì come un’indicazione dell’ordine di grandezza di un problema che sottrae al SSN alcuni miliardi di euro».La tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità: uno strumento operativo per prevenzione e monitoraggio. Uno dei principali contributi del report è la proposta della prima tassonomia nazionale di frodi e abusi in sanità, sviluppata dalla Fondazione GIMBE per uniformare linguaggio, classificazioni e criteri di monitoraggio. «Di fronte all’estrema variabilità delle pratiche corruttive e alla frammentazione della terminologia – afferma Cartabellotta – una tassonomia condivisa non è un esercizio classificatorio, ma uno strumento operativo: serve a parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati, orientare i controlli, progettare e rendere valutabili le politiche di prevenzione». La tassonomia GIMBE è articolata in nove aree: policy-making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca clinica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti sanitari, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari. All’interno di queste aree sono state identificate 65 tipologie di frodi e abusi, includendo fenomeni corruttivi, illeciti amministrativi e pratiche opportunistiche che incidono sul funzionamento del SsnImpatto su salute e diseguaglianze. «Frodi e abusi in sanità – avverte Cartabellotta – non sottraggono solo risorse economiche, ma possono compromettere qualità e sicurezza delle cure, peggiorare l’accessibilità ai servizi e alimentare sfiducia nelle istituzioni. E colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione, ampliando le diseguaglianze sociali e territoriali». La letteratura scientifica internazionale documenta, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito, correlazioni tra elevati livelli di corruzione e maggiore mortalità infantile e pediatrica, riduzione dell’aspettativa di vita e peggioramento del benessere percepito. Gli effetti riguardano anche coperture vaccinali più basse, ritardi nelle cure, aumento dei tempi di attesa e minore soddisfazione dei cittadini per l’assistenza ricevuta. Frodi e abusi possono inoltre compromettere l’equità di accesso ai servizi sanitari, aumentando le disuguaglianze. «Quando una prestazione passa davanti non per bisogno clinico, ma per denaro, relazioni o interessi – avverte Cartabellotta – non si crea solo una corsia preferenziale: si sovverte il principio che deve guidare il SSN, cioè curare prima chi ne ha più bisogno».Contrasto a frodi e abusi in sanità: servono strategie integrate e continuative. Le strategie di contrasto non possono essere affidate a singoli strumenti o a interventi occasionali. Trasparenza, controlli, digitalizzazione, norme, sanzioni e partecipazione civica funzionano solo se inseriti in una strategia stabile, capace di adattarsi a fenomeni che evolvono e si concentrano dove i controlli sono più deboli. «Non esistono ricette magiche – osserva Cartabellotta – perché frodi e abusi tendono ad adattarsi ai meccanismi di controllo. Per questo servono strategie multilivello, stabili nel tempo e sostenute da una forte volontà politica, in grado di rafforzare trasparenza, rendicontazione e capacità di monitoraggio del sistema».Gli strumenti istituzionali di contrasto a frodi e abusi. Negli ultimi anni, l’Italia ha rafforzato l’architettura di contrasto a frodi e abusi in sanità grazie anche al rafforzamento del ruolo di ANAC: vigilanza sugli appalti pubblici, promozione della trasparenza e definizione degli strumenti di prevenzione della corruzione, procurement digitale, whistleblowing, Piano Nazionale Anticorruzione aggiornato. Inoltre, strumenti per contrastare i conflitti di interesse, Registro “Sanità trasparente”, presìdi NAS, attività della Guardia di Finanza, ruolo di AIFA, funzioni della Corte dei conti, infrastrutture informative nazionali, Piattaforma nazionale liste d’attesa e strumenti antifrode del PNRR sono oggi componenti fondamentali di un articolato sistema di controllo e monitoraggio.Criticità nazionali. «La criticità principale – commenta Cartabellotta – non è l’assenza di norme, strumenti o dati, ma la mancanza di una sorveglianza integrata dei rischi, capace di ricondurre a sistema la pluralità delle informazioni disponibili e delle attività istituzionali già in essere». Persistono infatti criticità rilevanti: frammentazione della terminologia, assenza di un sistema informativo nazionale integrato, controlli prevalentemente orientati alla scoperta della condotta a danno già avvenuto, insufficiente monitoraggio e inadeguata gestione dei conflit ti di interesse, forte eterogeneità locale nelle capacità di controllo e vigilanza, vulnerabilità persistenti nei processi di procurement e nella fase esecutiva dei contratti pubblici. «Inoltre, dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio – aggiunge Cartabellotta – il restringimento del perimetro delle condotte penalmente perseguibili rende ancora più importante rafforzare gli strumenti di prevenzione, trasparenza, tracciabilità e monitoraggio, perché molte distorsioni che incidono sul SSN rischiano oggi di rimanere fuori dal radar giudiziario pur continuando a produrre danni concreti per cittadini e servizi sanitari».Le proposte GIMBE: dalla reazione alla prevenzione. «Alla luce delle criticità individuate – dichiara Cartabellotta – la Fondazione Gimbe propone di trasformare l’enorme patrimonio informativo già disponibile in un sistema nazionale di prevenzione, monitoraggio e accountability su frodi e abusi nel SSN. Non con l’obiettivo di introdurre nuovi adempimenti burocratici, ma di rendere interoperabili i dati, misurabili i rischi, verificabili i conflitti di interesse, utilizzabili tutte le segnalazioni, trasparenti gli esiti e responsabili le istituzioni». Per la Fondazione Gimbe oggi è necessario passare da un modello prevalentemente reattivo a uno preventivo, a partire dalla standardizzazione della terminologia e dall’adozione di una tassonomia condivisa di frodi e abusi in sanità, proposta dal report come riferimento nazionale per classificazione, monitoraggio e valutazione dei rischi. Tra le proposte operative l’istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità in grado di integrare i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari, il rafforzamento della capacità predittiva dei controlli tramite indicatori di rischio e strumenti di intelligenza artificiale, una più rigorosa e trasparente gestione dei conflitti di interesse, la protezione e valorizzazione del whistleblowing come strumento di intelligence, il potenziamento di audit interni e accountability delle aziende sanitarie.«Contrastare frodi e abusi – conclude Cartabellotta – non è solo una questione etica o giudiziaria, ma significa proteggere risorse pubbliche, pazienti e qualità delle cure. Tuttavia, il contrasto di questi fenomeni non può in alcun modo diventare un alibi per giustificare il definanziamento della sanità pubblica: il SSN continua ad avere bisogno di un incremento stabile e adeguato delle risorse, in particolare per il personale sanitario. Ridurre sprechi, frodi e abusi significa usare meglio il denaro pubblico e aumentare il valore della spesa sanitaria, non sostituire gli investimenti necessari per garantire il diritto alla tutela della salute. Perché in un sistema sanitario sottofinanziato e disfunzionale i comportamenti opportunistici e le scorciatoie improprie proliferano, contribuendo ad ampliare le diseguaglianze e a indebolire la fiducia dei cittadini».IL CONTRIBUTO DI ANAC: L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE GIUSEPPE BUSIATutelare il diritto alla salute. «Il diritto alla salute – dichiara Giuseppe Busia, presidente ANAC – è il solo che la nostra Costituzione definisca espressamente “fondamentale”, in quanto presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Proprio per questo la sanità riceve ogni anno ingenti risorse pubbliche, indispensabili per garantire servizi essenziali e cure di qualità. Ma la stessa entità dei flussi finanziari rende il settore un obiettivo privilegiato per la criminalità organizzata e un terreno fertile per fenomeni corruttivi e comportamenti opportunistici».Cattiva gestione: il varco che apre la strada alla corruzione. «Nel settore sanitario – afferma Busia – la cattiva amministrazione è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni. Non solo reati, ma anche malagestione: anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa, favoritismi nelle nomine, accreditamenti opachi. Condotte che non sempre integrano un reato, ma che sottraggono risorse e compromettono l’equità del sistema. Spesso alla base ci sono conflitti di inter esse non gestiti e trasparenza insufficiente».Il ruolo di ANAC: prevenzione mirata e vigilanza rafforzata. «Per questo ANAC – spiega Busia – dedica da anni un’attenzione peculiare alla sanità, analizzandone i rischi specifici e indicando misure di prevenzione mirate. Il Piano Nazionale Anticorruzione 2015 e il relativo aggiornamento 2016 hanno già approfondito le principali criticità, e nel 2017 abbiamo adottato Linee guida dedicate ai codici di comportamento del SSN. Oggi, per ogni area di rischio, proponiamo misure operative che saranno sottoposte a consultazione pubblica: vogliamo soluzioni condivise, applicabili e realmente utili. La prevenzione funziona solo se è partecipata, trasparente e verificabile».Gli ambiti più esposti. «L’area più esposta a rischi corruttivi e a cattiva gestione – commenta Busia – resta quella dei contratti pubblici, dove la coincidenza tra chi propone l’acquisto e chi utilizza farmaci e dispositivi può generare opacità, scelte non concorrenziali e spazi per infiltrazioni criminali, con affidamenti diretti non giustificati, procedure poco trasparenti e deroghe dovute a programmazioni inadeguate. ANAC ha quindi definito misure di prevenzione mirate. Abbiamo inoltre denunciato per primi le distorsioni legate all’esternalizzazione del personale sanitario (il fenomeno dei c.d. “gettonisti”), che hanno aumentato i costi e indebolito la qualità dei servizi: occorre tornare a valorizzare il personale del SSN con concorsi meritocratici e percorsi stabili. Persistono, poi, irregolarità nelle nomine e negli incarichi, che in un settore così delicato devono essere sempre trasparenti e fondate sul merito. Anche la libera professione e la gestione delle liste d’attesa possono generare comportamenti opportunistici, motivo per cui raccomandiamo sistemi digitali integrati che garantiscano tracciabilità ed equità. Parimenti, l’accreditamento e il convenzionamento per l’erogazione di prestazioni sanitarie per conto e a carico del SSN richiedono controlli rafforzati e totale trasparenza, così come l’area dei farmaci, dei dispositivi e della ricerca clinica, dove pressioni commerciali e scelte prescrittive non sempre adeguatamente vigilate possono incidere sull’interesse pubblico. In tutti questi ambiti, raccomandiamo di potenziare in modo significativo la vigilanza sui conflitti di interessi, perché solo una gestione rigorosa e sistematica di tali situazioni può garantire che ogni decisione risponda esclusivamente al bene del cittadino e alla correttezza dell’azione amministrativa. Oltre a ciò, la trasparenza resta il presidio essenziale per tutelare i pazienti e garantire la tutela dell’interesse pubblico».Digitalizzazione e trasparenza: strumenti di efficienza e garanzie di equità. «La digitalizzazione e la trasparenza – evidenzia Busia – non sono adempimenti, ma leve di efficienza e garanzie di equità. Rendere nativi digitali contratti, dati e processi significa semplificare il lavoro, ridurre gli oneri, accelerare i controlli e rafforzare la capacità del sistema di prevenire abusi. La trasparenza digitale non rallenta: è un moltiplicatore di qualità, partecipazione e fiducia. Nella sanità, poi, è decisiva per rendere il cittadino realmente consapevole delle modalità di accesso alle prestazioni e per dare piena attuazione ai principi di uguaglianza e universalità del SSN. Per questo occorre ampliare la pubblicità dei dati anche oltre gli obblighi di legge, quando serve a garantire controllo diffuso e conoscenza effettiva dell’operato pubblico».Competenze specialistiche negli appalti sanitari. «Negli appalti sanitari, poi – osserva inoltre Busia – la qualificazione e la specializzazione delle stazioni appaltanti sono imprescindibili. Qui gli acquisti riguardano tecnologie complesse, dispositivi ad alto contenuto tecnico, farmaci innovativi: non possono essere gestiti con strutture improvvisate o competenze generiche. Servono professionalità dedicate, capaci di leggere il mercato, valutare alternative, prevenire distorsioni e resistere a pressioni esterne. Solo stazioni appaltanti realmente qualificate posso no garantire procedure trasparenti, scelte efficienti e un uso corretto delle risorse pubbliche in un settore dove ogni errore pesa sulla qualità delle cure e sulla fiducia dei cittadini».Nessuna demonizzazione: la sanità italiana resta un’eccellenza. «È fondamentale, però, – precisa Busia – evitare che i comportamenti scorretti di pochi offuschino l’opera meritoria – spesso eroica – della stragrande maggioranza del personale sanitario. Il nostro SSN resta un modello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale e proprio per questo va protetto con determinazione, rafforzando integrità, trasparenza e responsabilità. Difendere la sanità pubblica da corruzione e cattiva gestione significa difendere la vita delle persone: in un settore tanto delicato, ogni ombra è un rischio, ogni spreco un danno alla salute, ogni opacità una ferita alla fiducia. Il nostro impegno è garantire un sistema sanitario trasparente, equo e all’altezza del diritto fondamentale che deve tutelare».Il report dell’Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità” è disponibile a: www.gimbe.org/frodi-abusi tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003066409615.PDF §---§ title§§ Frodi e abusi in sanità: da Gimbe una mappa dei rischi e nuovi strumenti di prevenzione a difesa del Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002962108684.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "nursetimes.org" del 20 May 2026
Frodi e abusi in sanità: da Fondazione Gimbe una mappa dei rischi e nuovi strumenti di prevenzione a difesa del Ssn
pubDate§§ 2026-05-20T07:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002962108684.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002962108684.PDF', 'title': 'nursetimes.org'} tp:url§§ https://nursetimes.org/frodi-e-abusi-in-sanita-da-gimbe-una-mappa-dei-rischi-e-nuovi-strumenti-di-prevenzione-a-difesa-del-ssn tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002962108684.PDF tp:ocr§§ Frodi e abusi in sanità: da Fondazione Gimbe una mappa dei rischi e nuovi strumenti di prevenzione a difesa del Ssn--PARTIAL-- tp:writer§§ Redazione Nurse Times guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002962108684.PDF §---§ title§§ Il discorso di Mario Draghi all’Europa: fine delle illusioni italiane e una buona lezione anche per il Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003045709376.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 20 May 2026
Gentile Direttore, nel discorso di Aquisgrana Draghi dice che il sistema europeo è stato costruito per attenuare il conflitto politico dentro procedure, agenzie e regole, ma oggi non
pubDate§§ 2026-05-20T11:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003045709376.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003045709376.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/il-discorso-di-mario-draghi-alleuropa-fine-delle-illusioni-italiane-e-una-buona-lezione-anche-per-il-ssn/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003045709376.PDF tp:ocr§§ Lettere al direttoreGentile Direttore, nel discorso di Aquisgrana Draghi dice che il sistema europeo è stato costruito per attenuare il conflitto politico dentro procedure, agenzie e regole, ma oggi non regge più di fronte alla magnitudine degli shock e alla fine delle garanzie esterne....Gentile Direttore,nel discorso di Aquisgrana Draghi dice che il sistema europeo è stato costruito per attenuare il conflitto politico dentro procedure, agenzie e regole, ma oggi non regge più di fronte alla magnitudine degli shock e alla fine delle garanzie esterne.In Italia potremmo usare la stessa chiave per rilanciare il SSN in un paese frammentato, sotto shock e attraversato dai rischi dell’autonomia differenziata:• Il modello di SSN decentrato è stato disegnato per evitare concentrazioni di potere, valorizzare l’autonomia regionale e “tecnicizzare” le scelte (LEA, adempimenti, piani di rientro, vincoli di spesa).• Per anni abbiamo vissuto nell’illusione che bastasse aggiustare i parametri (tetti di spesa, DRG, piani di rientro, PNRR territoriale) per tenere in equilibrio sottofinanziamento, invecchiamento, innovazione e diseguaglianze.Gli ultimi anni hanno fatto esplodere queste illusioni:• il sottofinanziamento cronico e la crescita della spesa privata stanno erodendo l’universalismo sostanziale;• le diseguaglianze Nord/Sud si sono cristallizzate, con LEA pienamente garantiti solo in alcune Regioni e quote rilevanti di popolazione in condizioni di sotto-assicurazione di fatto;• la crisi del personale (fuga all’estero, gettonisti, difficoltà nel reclutamento in alcune aree) e l’ondata di cronicità rendono insostenibile il modello ospedale-centrico e prestazionale.Come Draghi dice che l’Europa è “davvero sola” perché non può più contare sulla protezione automatica degli Stati Uniti, possiamo dire che il SSN è davvero solo: non ha più margini per scaricare su altri (famiglie, privato, volontariato, singoli professionisti) le contraddizioni di sistema senza scassare il patto sociale.Le tre vulnerabilità italiane “alla Draghi”Draghi individua tre fragilità europee: esposizione alla domanda esterna, dipendenze strategiche, ritardo tecnologico.In Italia queste fragilità possono essere tradotte così.a) Esposizione alla “domanda esterna”: privatizzazione silenziosaL’Italia non ha costruito un “mercato interno della salute” abbastanza robusto (prevenzione, territorio, integrazione sociale) e ha lasciato che pezzi crescenti della domanda si spostassero fuori dal perimetro del SSN:• aumento costante della spesa sanitaria privata (ticket, pagamenti diretti, assicurazioni) e dei fondi integrativi;• ricorso sempre maggiore al privato accreditato come risposta urgente alle liste di attesa, spesso senza una reale regia di sistema;• mobilità interregionale strutturale dal Sud al Nord, che diventa una forma di “domanda esterna”: alcune Regioni reggono grazie ai flussi in entrata, altre si impoveriscono e perdono capacità di investimento.Questa è la nostra “esposizione alla domanda esterna”: invece di far crescere la capacità del SSN di rispondere dentro i territori, accettiamo che la domanda “esondi” verso il privato e verso altre Regioni.b) Dipendenze strategiche: personale, fornitori, finanzaCome l’Europa dipende da energia e tecnologie estere, il SSN dipende da:• personale sanitario sempre più scarso e spesso attratto da condizioni migliori altrove (estero o privato interno), con aree intere del paese in “deserto di competenze”;• grandi fornitori privati (farmaceutica, dispositivi, digitale sanitario) con forte potere contrattuale, in un contesto di capacità pubblica di programmazione e valutazione indebolita;• finanza privata per strutture, servizi, immobili, specie nelle regioni più in difficoltà, con il rischio che pezzi di infrastruttura sanitaria si muovano secondo logiche di rendimento più che di equità territoriale.Non si tratta di demonizzare il privato, ma di riconoscere una dipendenza strategica: troppo spesso il pubblico rincorre, non guida.c) Ritardo nell’uso inclusivo dell’innovazione (digitale, IA, integrazione)Draghi insiste su IA e tecnologia come campo dove l’Europa rischia un ritardo strutturale, se non mobilita risorse e scala.In Italia:• il PNRR ha messo risorse su digitale e territorio (Case della comunità, telemedicina, riforma dell’assistenza territoriale), ma l’attuazione è frammentata, con forte variabilità regionale e rischio di “infrastrutture senza modello” (strutture fatte, ma senza effettiva integrazione di servizi e personale);• i sistemi informativi regionali sono spesso non interoperabili, si moltiplicano piattaforme e fornitori, e il fascicolo sanitario elettronico è ancora lontano dall’essere il vero backbone della presa in carico;• l’IA è presente in progetti pilota, ma senza una strategia nazionale chiara su governance, etica, impatto organizzativo, equità di accesso.Qui il rischio è che l’innovazione si traduca in ulteriore disuguaglianza: dove ci sono competenze e risorse l’IA potenzia la presa in carico, altrove resta un “lusso” non disponibile.Autonomia differenziata: la versione italiana della frammentazioneNel discorso sul federalismo pragmatico Draghi spiega che non si esce dalla crisi rendendo il sistema ancora più frammentato, ma costruendo cooperazioni rafforzate tra chi vuole e può agire, su basi comuni chiare.In Italia stiamo rischiando l’opposto:• la legge 86/2024 sull’autonomia differenziata e le prime intese preliminari con alcune Regioni (Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte) aprono la strada a un federalismo sanitario “a geometria variabile”, con maggiore autonomia su tariffe, organizzazione, rapporto pubblico-privato;• autorevoli analisi (GIMBE, centri di ricerca, associazioni professionali) segnalano il rischio di cristallizzare e aggravare le disuguaglianze esistenti, trasformando i LEA da diritto nazionale “forte” a soglia minima, oltre la quale ogni Regione si muove per conto suo.Questa è la perfetta traduzione italiana della critica di Draghi: aprire ancora di più varchi di frammentazione, senza prima avere consolidato un “mercato unico nazionale dei diritti sanitari”, significa indebolire la capacità del paese di reggere agli shock.Più Stato dove serve: definire la “soglia di non derogabilità”Prendendo come buone le riflessioni di Draghi, allo stato attuale ci troviamo a dover fare i conti con un federalismo competitivo e diseguale, che spinge verso un SSN di fatto a più velocità, in questo scenario possiamo pensare che (in attesa di una grande riforma del SSN) non c’è bisogno di “più Stato su tutto”, ma di più Stato dove serve. Come?• definizione di un nucleo di diritti sanitari essenziali non derogabili da nessuna Regione, né in pejus né in senso selettivo (tempi massimi, dotazioni minime territoriali, standard di qualità, equità di accesso);• un sistema di monitoraggio pubblico unico, leggibile dai cittadini (indicatori di esito, accesso, soddisfazione), che diventi la base per la valutazione dei direttori generali e dei presidenti di Regione;• poteri sostitutivi più rapidi e automatici quando i diritti vengono sistematicamente violati (non solo piani di rientro finanziari, ma piani di riallineamento dei diritti).Il “mercato unico nazionale della cura”Draghi insiste sul completamento del mercato unico come condizione per non farsi travolgere dalla durezza del mondo esterno.In Italia possiamo pensare ad un “mercato unico nazionale della cura”?a) Un SSN davvero nazionale, oltre le differenze legittime• Superare l’idea che esistano “21 sistemi sanitari” totalmente autonomi e incomparabili.• Stabilire standard nazionali sostanziali sul continuum di cura (percorsi di cura e presa in carico su prevenzione–territorio–ospedale–lungo termine), non solo sull’elenco delle prestazioni.• Riorientare la finanza sanitaria pubblica non solo in base ai costi storici, ma in base a bisogni di salute, indicatori di deprivazione, esiti di salute, per ridurre i divari territoriali.b) Una “politica industriale della salute” centrata sull’integrazioneCome Draghi dice che il mercato unic o e la politica industriale si rafforzano, in Italia possiamo affermare che:• l’integrazione sociosanitaria è la nostra vera politica industriale della salute: investire in reti integrate, case manager, budget di salute, piattaforme territoriali, significa costruire una “industria” della cura di prossimità che crea lavoro qualificato e valore sociale;• le risorse nazionali ed europee (PNRR e oltre) devono essere condizionate a progetti che dimostrano integrazione reale fra sanitario e sociale, non solo apertura di strutture.Questo disegna un SSN in cui l’unità nazionale non è uno slogan, ma la scelta di fare della presa in carico integrata il baricentro del sistema.Un “Green & Digital Deal” per la sanità italianaNel ragionamento di Draghi la partita su energia, tecnologia e IA è simultaneamente economica, geopolitica e industriale.In Italia possiamo proporre un Green & Digital Deal della sanità immediato:a) Energia, ambiente e salute• Sanità come infrastruttura “verde”: ospedali e reti territoriali decarbonizzate, efficienti dal punto di vista energetico, integrate con politiche urbane (mobilità, qualità dell’aria, spazi pubblici).• Integrazione forte fra politiche ambientali e sanitarie (One Health): valutazione di impatto sanitario delle politiche urbanistiche, industriali e dei trasporti.b) Dati e IA come infrastruttura pubblica• Fascicolo sanitario elettronico e data space sanitario nazionale come bene pubblico critico, con governance multilivello ma forte regia nazionale;• IA utilizzata per:o predire e prevenire eventi avversi, ricoveri evitabili, cronicizzazioni;o identificare precocemente condizioni di esclusione sociale che generano esclusione sanitaria;o liberare tempo clinico dalla burocrazia.Come Draghi dice che l’Europa non può permettersi di “perdere il treno dell’IA”, l’Italia non può permettersi un SSN che resti analogico, mentre i bisogni esplodono.Legittimità democratica: diritto a essere protetti in ItaliaDraghi nota che i cittadini chiedono “più Europa che funzioni”, non più procedure astratte, e che questo può fondare una nuova legittimità.In Italia:• ci vuole uno Stato che torni effettivamente a “guidare” ad essere “orchestratore” e non solo erogatore;• la fiducia nel SSN resta alta ma è territorialmente molto differenziata; al Sud la soddisfazione per l’assistenza ospedaliera è drasticamente più bassa che al Nord.• la percezione di ingiustizia (liste di attesa, viaggi per curarsi, costi privati) mina la legittimità del sistema e alimenta la richiesta di “tenersi stretto” il livello regionale o di cercare soluzioni individuali.Un nuovo federalismo della salute deve allora porsi un obiettivo politico esplicito:• riconoscere ai cittadini un diritto a essere protetti dai grandi rischi sanitari e sociali (pandemie, non autosufficienza, povertà sanitaria, salute mentale, cronicità), che si traduce in standard misurabili di presa in carico e continuità;• costruire istituti di partecipazione stabili (consigli dei cittadini, osservatori civici, bilanci sanitari partecipati) che rendano conto delle scelte e dei risultati, esattamente come Draghi chiede che le nuove cooperazioni siano fondate su decisioni consapevoli e verificabili.Il “momento Draghi” del SSNSe si tiene fermo il parallelismo, “le esortazioni Draghi” per l’Italia in sanità si possono tradurre così:• riconoscere che il SSN non è più sostenibile con aggiustamenti incrementali, né con un aumento indistinto dell’autonomia regionale;• usare gli shock (pandemia, PNRR, crisi del personale, autonomia differenziata) come occasione per rifondare il patto sanitario nazionale su tre scelte politiche:Marinella D’Innocenzo20 Maggio 2026© Riproduzione riservataLe richieste di rifinanziamento della Salute Mentale non possono più essere ignorate La strage avvenuta a Modena impone una riflessione seria, lucida e non strumentale. Siamo di fronte a un...Gentile Direttore,in questi giorni, come ciclicamente accade nel nostro Paese, è tornato di grande attualità il t ema del fine vita. A riaccendere il dibattito è l’imminente ripresa della discussione del...Gentile Direttore,dopo tre anni spesi a tessere e scucire una tela di intenti, il Governo ha annunciato di voler riformare la medicina territoriale mediante un decreto d'urgenza. Sul metodo si...Gentile Direttore,manca ormai soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per rendere efficace l’ultimo Accordo Stato-Regioni sull’Osteopatia, sancito lo scorso 18 dicembre.Dopo le recenti dichiarazioni di dirigenti del Ministero della Salute...Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneAviaria H5N1. Primo caso di trasmissione da gatto domestico a uomo. Lo studio dei Cdc: "Veterinario asintomatico, ma con anticorpi"Hantavirus. L'Oms aggiorna i dati: 11 casi totali e tre decessi. Due nuovi contagi confermati in Francia e Spagna. Il rischio globale resta bassoArgentina. Dopo il ritiro dall'Oms, Milei taglia il budget dell'Istituto Malbrán che dovrà indagare sull'origine del focolaio di HantavirusHantavirus. Test su turista argentina ricoverata a Messina per polmonite. Rintracciato a Milano un contatto del volo Sant'Elena-JohannesburgMedici di famiglia. Si alza lo scontro sulla riforma. Fimmg: “Dipendenza è il vero obiettivo. Mobilitazione e sciopero senza risposte”Hantavirus. L'Iss fa il punto: "Rischio per l'Italia molto basso, ma attenzione ai roditori"Medici di famiglia. Cambia la convenzione con nuovi obblighi organizzativi e dipendenza su base volontaria. Arriva la riforma Schillaci per far funzionare le Case della Comunità. Ecco la bozzaHantavirus. Il focolaio sulla nave da crociera e l’Argentina come epicentro silenzioso di un'epidemia che uccide un malato su treAviaria H5N1. Primo caso di trasmissione da gatto domestico a uomo. 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