title§§ Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardb» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001976103944.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "ARENA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T02:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001976103944.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001976103944.PDF', 'title': 'ARENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001976103944.PDF tp:ocr§§ Il rapporto Gimbe Dagliappalti,allelisted’attesa «Frodiinsanitàpermiliardi» Dai falsi certificati, alle irregolarità nelle liste d'attesa, agli appalti per l'acquisto di apparecchiature: l'ammontare delle perdite per frodi e corruzione in sanità «è dell'ordine di miliardi». È l'allarme che arriva dal Report dell'Osservatorio Gimbe. Secondo il Piano nazionale anticorruzione del 2016 dell'Autorithy, la sanità è uno dei settori più a rischio. Con le linee guida del 2017 sui codici di comportamento ha dato indicazioni per prevenire conflitti di interesse e regolare rapporti con le case farmaceutiche. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardb» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001976103944.PDF §---§ title§§ Il rapporto Gimbe Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002941608367.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "BRESCIAOGGI" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T06:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002941608367.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002941608367.PDF', 'title': 'BRESCIAOGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002941608367.PDF tp:ocr§§ Il rapporto Gimbe Dagliappalti,allelisted’attesa «Frodiinsanitàpermiliardi» Dai falsi certificati, alle irregolarità nelle liste d'attesa, agli appalti per l'acquisto di apparecchiature: l'ammontare delle perdite per frodi e corruzione in sanità «è dell'ordine di miliardi». È l'allarme che arriva dal Report dell'Osservatorio Gimbe. Secondo il Piano nazionale anticorruzione del 2016 dell'Autorithy, la sanità è uno dei settori più a rischio. Con le linee guida del 2017 sui codici di comportamento ha dato indicazioni per prevenire conflitti di interesse e regolare rapporti con le case farmaceutiche. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il rapporto Gimbe Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardi» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052002941608367.PDF §---§ title§§ Da appalti e nomine la sanità è il terreno con il maggior rischio di frodi e abusi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003124106224.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003124106224.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003124106224.PDF', 'title': "EDICOLA PER L'ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003124106224.PDF tp:ocr§§ Da appalti e nomine la sanità è il terreno con il maggior rischio di frodi e abusi REPORT L’allarme di Gimbe e Anac Raggiri e corruzione costano valanghe di soldi Difficile calcolarne il peso ma nel 2013 Agenas lo stimava in 6 miliardi 2 ROMA Dai falsi certificati alle irregolarità nelle liste d’attesa, fino agli appalti per l’acquisto di apparecchiature: le perdite dovute a frodi e corruzione in sanità sono dell’ordine di miliardi. Non si tratta solo di grandi scandali, ma di una vasta area di pratiche diffuse e spesso tollerate che sottraggono risorse pubbliche e compromettono l’equità delle cure. È l’allarme lanciato dal report dell’Osservatorio Gimbe «Frodi e abusi in sanità», presentato insieme all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). La sanità è tra i settori più vulnerabili per l’enorme volume di spesa: Anac stima che nel 2023 il 25% del valore dei contratti pubblici abbia riguardato farmaci, dispositivi e servizi ospedalieri, per un totale di 70,5 miliardi di euro. «Ridurre il problema alla sola dimensione penale significa sottostimarlo», osserva il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta, evidenziando una fitta area grigia di malagestione. Il report individua 65 tipologie di abuso, inclusi i favoritismi nelle nomine. Una valutazione di Agenas stimava l’impatto delle frodi al 5,6% della spesa sanitaria pubblica, pari a circa 6 miliardi. Tra le criticità figurano l’esternalizzazione del personale con i medici «gettonisti», che aumenta i costi e indebolisce i servizi, e le distorsioni nelle liste d’attesa per favorire relazioni personali. Gli effetti ricadono sulle fasce fragili: la letteratura scientifica associa la corruzione sanitaria al peggioramento di mortalità e aspettativa di vita. Per contrastare il fenomeno, Gimbe chiede un Osservatorio nazionale che integri i dati. Un ruolo chiave sarà della digitalizzazione: per il presidente Anac, Giuseppe Busia, rendere digitali contratti e dati preverrà gli abusi. ---End text--- Author: Redazione Heading: REPORT Highlight: Image:Sanità: frodi e corruzione costano miliardi di euro -tit_org- Da appalti e nomine la sanità è il terreno con il maggior rischio di frodi e abusi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003124106224.PDF §---§ title§§ Il rapporto Gimbe Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001648304662.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001648304662.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001648304662.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MANTOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001648304662.PDF tp:ocr§§ Il rapporto Gimbe Dagliappalti,allelisted’attesa «Frodiinsanitàpermiliardi» Dai falsi certificati, alle irregolarità nelle liste d'attesa, agli appalti per l'acquisto di apparecchiature: l'ammontare delle perdite per frodi e corruzione in sanità «è dell'ordine di miliardi». È l'allarme che arriva dal Report dell'Osservatorio Gimbe. Secondo il Piano nazionale anticorruzione del 2016 dell'Autorithy, la sanità è uno dei settori più a rischio. Con le linee guida del 2017 sui codici di comportamento ha dato indicazioni per prevenire conflitti di interesse e regolare rapporti con le case farmaceutiche. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il rapporto Gimbe Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardi» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001648304662.PDF §---§ title§§ Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardb» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003239007385.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "GIORNALE DI VICENZA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T05:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003239007385.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003239007385.PDF', 'title': 'GIORNALE DI VICENZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003239007385.PDF tp:ocr§§ Il rapporto Gimbe Dagliappalti,allelisted’attesa «Frodiinsanitàpermiliardi» Dai falsi certificati, alle irregolarità nelle liste d'attesa, agli appalti per l'acquisto di apparecchiature: l'ammontare delle perdite per frodi e corruzione in sanità «è dell'ordine di miliardi». È l'allarme che arriva dal Report dell'Osservatorio Gimbe. Secondo il Piano nazionale anticorruzione del 2016 dell'Autorithy, la sanità è uno dei settori più a rischio. Con le linee guida del 2017 sui codici di comportamento ha dato indicazioni per prevenire conflitti di interesse e regolare rapporti con le case farmaceutiche. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dagli appalti, alle liste d'attesa «Frodi in sanità per miliardb» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052003239007385.PDF §---§ title§§ Gimbe-Anac: area più a rischio di frodi contratti pubblici per 70 miliardi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001975503950.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T02:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001975503950.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001975503950.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001975503950.PDF tp:ocr§§ SANITÀ Gimbe-Anac: area più a rischio di frodi contratti pubblici per 70 miliardi La sanità è uno dei settori più vulnerabili a frodi, abusi e corruzione anche a causa dell'entità della spesa per acquisti pubblici. Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi, riguarda farmaci, dispositivi medici, apparecchiature mediche e servizi legati agli ospedali come pulizia, ristorazione, vigilanza. “Un dato che, seppure non consenta di stimare con precisione l'impatto economico della corruzione, indica l'ampiezza dell'area di spesa pubblica più esposta al fenomeno”. È quanto emerge dal Report dell'Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità”, presentato ieri presso la sede dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gimbe-Anac: area più a rischio di frodi contratti pubblici per 70 miliardi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001975503950.PDF §---§ title§§ Nominee liste d'attesa. la sanità a rischio frodi e abusi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787606027.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "UNIONE SARDA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787606027.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787606027.PDF', 'title': 'UNIONE SARDA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787606027.PDF tp:ocr§§ L’allarme. Gimbe e Anac: pratiche diffuse e tollerate che sottraggono risorse pubbliche 3623 Nomine e liste d’attesa, la sanità a rischio frodi e abusi Falsi certificati, irregolarità nelle liste d’attesa, appalti poco trasparenti per l’acquisto di apparecchiature: l’ammontare delle perdite dovute a frodi e corruzione in sanità «è dell’ordine di miliardi». Non si tratta solo di grandi scandali, ma anche di «una vasta area di pratiche diffuse e spesso tollerate che finiscono per sottrarre risorse pubbliche e compromettere l'equità delle cure». L’’allarme arriva dal report dell’Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità”, presentato insieme all'Autorità nazionale anticorruzione. La sanità è tra i settori più vulnerabili proprio per l’enorme volume di spesa legato agli acquisti. Anac stima che nel 2023 il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici abbia riguardato farmaci, dispositivi medici e servizi come mense o pulizie negli ospedali, per un totale di 70,5 miliardi. Già nel Piano nazionale anticorruzione del 2016 l'Autorithy aveva individuato nella sanità uno dei settori a più alto rischio. Successivamente, con le linee guida del 2017 sui codici di comportamento nel Servizio sanitario nazionale, ha fissato indicazioni per prevenire conflitti di interesse, regolare rapporti con le case farmaceutiche e rafforzare imparzialità e trasparenza. «Ridurre il problema alla sola dimensione penale significa sottostimarlo», osserva il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta, «perché c'è anche una vasta area grigia di pratiche diffuse fatta di malagestione e inefficienze». Il report individua 65 diverse tipologie, inclusi favoritismi nelle nomine e nelle assunzioni. Ma elaborare stime sull’impatto economico resta complesso. Una delle criticità segnalate è l'esternalizzazione del personale sanitario, con il ricorso ai cosiddetti “gettonisti”. «Una pratica che - secondo il presidente Giuseppe Busia - ha aumentato i costi e indebolito la qualità dei servizi». Il rapporto richiama anche l'attenzione sulla gestione delle liste d'attesa e della libera professione: «Quando un intervento o una visita viene spostata, non per necessità clinica, ma per relazioni personali», avverte il presidente Gimbe, «si altera il principio di equità. Gli effetti possono tradursi in ritardi nelle cure e riduzione della qualità dell'assistenza. E ricadono soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:???? IL REPORT Un medico in una corsia d’ospedale -tit_org- Nominee liste d'attesa. la sanità a rischio frodi e abusi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787606027.PDF §---§ title§§ Medici di base, la riforma accelera ma divide ancora = La riforma dei medici di base è a un bivio Il Governo accelera, ma è rischio sciopero link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769606007.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769606007.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769606007.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769606007.PDF tp:ocr§§ Medici di base, la riforma accelera ma divide ancora Campisi e Negrotti a pagina 8 LA SCADENZA DEL PNRR La riforma dei medici di base è a un bivio Il Governo accelera, ma è rischio sciopero I l testo pronto c’è, il Governo intenzionato a chiudere al più presto pure, soprattutto dopo aver ottenuto il via libera dalle Regioni. Quello che manca è ancora l’accordo tra le parti coinvolte. E questo non è poco. Al centro del dibattito tra Governo e sindacati di categoria è ancora il decreto-legge che dovrebbe riformare l’assistenza territoriale. Presentato in bozza dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, lo scorso 23 aprile alla Conferenza delle Regioni, il testo punta a collocare i medici di famiglia nelle Case di comunità (Cdc). Ma ieri, un’ulteriore battuta d’arresto è arrivata da Massimo Fabi , coordinatore della Commissione Salute Conferenza delle Regioni, che ha annunciato di voler chiedere a Palazzo Chigi il ritiro del ddl delega “Riorganizzazione e potenziamento assistenza sanitaria” (al quale la riforma di Schillaci è collegata): «Ci saremmo aspettati un coinvolgimento differente e preventivo, non ex post, su un provvedimento che per i contenuti e i temi trattati non avrebbe meritato un percorso legislativo d’urgenza». Uno dei noccioli essenziali che scontenta praticamente tutti i sindacati è proprio l’obbligo per medici di base e pediatri di libera scelta di svolgere almeno sei ore a settimana nelle Cdc, nell’intento di lasciare a loro la gestione dei pazienti meno gravi e alleggerire i pronto soccorso. La riforma prevede anche la possibilità per le regioni di assumere i professionisti in caso di carenze di organico e quindi l’ingresso dei medici di base nel regime di dipendenza. A sintetizzare le necessità delle regioni su questo punto è stato la scorsa settimana il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, a margine dell’inaugurazione del nuovo pronto soccorso dell’ospedale San Camillo Forlanini, a Roma: «La cosa che mi preoccupa come presidente è la possibilità di programmare. Io devo sapere quali sono le risorse che ho realmente a disposizione sul territorio per fare una programmazione corretta. Nessuno vuole mortificare o gravare il medico di medicina generale, però loro ci devono mettere in condizioni di poter rispondere anche con lo strumento della dipendenza, laddove noi abbiamo difficoltà a reperire il personale con lo strumento della convenzione». Del resto, ha ricordato, la scadenza del 30 giugno è imminente. Ecco perché il Governo punta a chiudere l’intesa entro pochi giorni, così da portare il dl in Consiglio dei ministri entro giugno ed evitare il rischio di non centrare gli obiettivi del Pnrr sulla sanità, usato per realizzare le Cdc, e dunque di perdere i fondi assegnati. «Prevediamo a strettissimo giro di raggiungere un accordo con i medici di medicina generale, in collaborazione con le Regioni», aveva dichiarato giovedì scorso il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, subito dopo il secondo incontro sul tema tenutosi al ministero della Salute, a cui hanno partecipato anche esponenti del Parlamento, della Conferenza Stato-Regioni e dei sindacati. Ma è proprio dopo questo incontro che è risaltata ancora una volta la divergenza di attese tra le due parti, con il Governo e le Regioni ottimiste da un lato e i sindacati critici dall’altro. Per Gemmato il tavolo è stato un grande passo in avanti, ma il tempo stringe e i nodi da sciogliere non sono pochi. Per la Federazione dei medici di medicina generale, infatti, «la riunione si è conclusa ancora una volta senza una soluzione condivisa e non è ancora chiaro se l’urgenza reale sia raggiungere gli obiettivi del Pnrr legati alle Cdc o creare un canale di dipendenza per i medici di medicina generale». La Fimmg, però, aveva ribadito la «disponibilità a collaborare attraverso strumenti negoziali più rapidi ed efficaci rispetto a un percorso legislativo», ma ieri ha comunque rinnovato le critiche con un manifesto che recita: «Oggi 19 maggio è la Giornata mondiale del medico di famiglia. La riforma vuole fargli la festa». P ermangono delle criticità – in primis il debito orario da colmare e la retribuzione legata agli obiettivi – anche secondo il Sindacato medici italiani (Smi) che, in stato di agitazione, ha indetto una manifestazione nazionale contro la riforma per il 28 maggio a Roma, davanti al ministero della Salute e ha proposto alcuni emendamenti. In particolare, ha sottolineato la segretaria Pina Onotri, il nodo è l’orario che i medici devono svolgere nelle Cdc e la retribuzione per obiettivi. Per lo Smi la fuga dei medici di famiglia è destinata ad accelerare e il ddl Benigni (sempre sulle modifiche delle attività dei medici) e il Decreto Schillaci «rischiano di rappresentare il colpo di grazia definitivo». In stato di agitazione pure la Federazione dei medici territoriali, con il suo segretario nazionale, Francesco Esposito, che ha promesso: «Come sindacati presenteremo proposte emendative, perché come abbiamo più volte ribadito alcuni aspetti della bozza di decreto sono irricevibili». Valuta invece positivamente la proposta delle Regioni della riforma del sistema formativo, con la previsione della specializzazione per i medici di famiglia. Un aspetto che vede d’accordo il sindacato autonomo dei medici Snami, che ritiene invece la specializzazione ad hoc in medicina generale, prevista nella bozza, «l’unico vero punto di convergenza», in linea con la priorità che la professione venga «riconosciuta attraverso un percorso formativo più qualificante e strutturato». E infine c’è la posizione della Federazione Italiana Medici Pediatri, che con le parole del presidente Antonio D’Avino avvertono: «La riforma territoriale proposta dal decreto Schillaci, contrariamente a quanto asserito, rischia di tradursi per i cittadini non in un “potenziamento” dei servizi, ma in un vero e proprio esproprio della sicurezza sanitaria delle famiglie». Secondo il presidente della Fimp, le Cdc potrebbero portare infatti a «una trasformazione radicale che rischia di snaturare la medicina del territorio e il rapporto di fiducia con il proprio medico convenzionato» e il «doppio canale (convenzionamento e dipendenza)» potrebbe essere «l’anticamera della privatizzazione del Ssn, con bambini di serie A e bambini di serie B». Tutti temi che riguardano la salute dei pazienti di ogni età, affrontati nuovamente sabato scorso dalla Fimmg in sede di Consiglio nazionale, dove è stata approvata all’unanimità una mozione durissima contro la bozza del decreto, giudicata inaccettabile sia nel metodo che nel merito, ed è stato confermato lo stato di agitazione, deliberando la convocazione permanente e avviando una mobilitazione che potrebbe arrivare fino allo sciopero. Per la Fimmg, che ieri ha rilanciato con forza il suo no alla riforma, è solo l’inizio di «una fase di escalation di proteste, che partiranno con iniziative condivise dai livelli provinciali e regionali e che si concluderanno solo con la firma dell’accordo collettivo nazionale». ---End text--- Author: ELISA CAMPISI Heading: LA SCADENZA DEL PNRR Highlight: Tra i punti più contestati c’è l’obbligo per dottori di famiglia e pediatri di lavorare almeno sei ore settimanali nelle Case di comunità, e la possibilità di essere assunti come dipendenti del Servizio sanitario nazionale Forte dell’accordo con le Regioni, l’esecutivo punta ad approvare subito il decreto legge e rispettare le scadenze del Pnrr. Ma i sindacati denunciano criticità su orari e retribuzioni e sono pronti alla protesta Image:Un medico di base riceve una paziente nel suo studio Nella foto in basso Americo Cicchetti, docente di Economia sanitaria all’Università Cattolica -tit_org- Medici di base, la riforma accelera ma divide ancora La riforma dei medici di base è a un bivio Il Governo accelera, ma è rischio sciopero -sec_org- tp:writer§§ ELISA CAMPISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769606007.PDF §---§ title§§ Fine vita, arriva la proposta Craxi e torna in gioco il Ssn. L'intesa resta difficile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769706008.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769706008.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769706008.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769706008.PDF tp:ocr§§ Fine vita, arriva la proposta Craxi e torna in gioco il Ssn. L’intesa resta difficile SENATO, OK DELLA MAGGIORANZA ALLA RIAPERTURA DEGLI EMENDAMENTI IN COMMISSIONE L egge sul fine vita, si riaprono i giochi. Verranno riaperti i termini per gli emendamenti al ddl, calendarizzato per l’aula del Senato il 3 giugno. L’annuncio viene dato da Stefania Craxi, al termine di un incontro dei capigruppo di maggioranza a Palazzo Madama (che ha visto la presenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, e dei presidenti della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, e della Affari sociali e Sanità, Francesco Zaffini) convocato proprio per definire una linea comune in vista dell’approdo in aula, deciso in conferenza dei capigruppo su iniziativa del presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, per tentare di sbloccare la situazione, più che per effetto di una intesa fra le forze di maggioranza. E anche quella raggiunta ieri, al termine di un incontro definito non facile, sembra voler mettere d’accordo, per il momento, l’esigenza di “marcare il territorio” da parte della nuova capogruppo azzurra (vicina alle posizioni della sua amica Marina Berlusconi, da sempre a favore di una legge) e l’idea – presente dentro FdI – di prendere ulteriore tempo, con l’obiettivo recondito di non arrivare affatto a formalizzare per legge la non punibilità (sia pur con limiti molto ristretti) del reato di aiuto al suicidio. Sul piano dei contenuti, la novità venuta fuori dal vertice è il coinvolgimento, in qualche misura, del Servizio sanitario nazionale, del tutto escluso nell’attuale versione del ddl a doppia firma Zanettin-Zullo. «Vogliamo depositare alcuni emendamenti», conferma al termine della riunione di maggioranza la Craxi. Esclude che tra le modifiche concordate ci sia il coinvolgimento del Ssn chiesto dalle opposizioni, ma la mediazione, al di là dei nominalismi, si intravede: «L'idea – spiega la capogruppo azzurra - è quella di affidarsi alla volontarietà e alla gratuità da parte del medico generico, che può farlo anche in via intramoenia», potrebbe cioè operare anche in una struttura pubblica. La maggioranza è «alla ricerca di una possibile posizione per parlare con l'opposizione, vedremo», aggiunge. Ma, pochi minuti dopo, in un siparietto nel salone Garibaldi di Palazzo Madama fra il correlatore forzista Pierantonio Zanettin e il capogruppo dem in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, emerge con chiarezza il dialogo fra sordi che permane, anzi si rafforza. Bazoli contesta la nuova proposta già sul piano regolamentare, escludendo che si possa inserire un nuovo termine per gli emendamenti, come la maggioranza ha intenzione di fare la prossima settimana nelle commissioni Giustizia e Affari sociali, una volta che il testo sia stato già calendarizzato per l’aula. Ragion per cui le opposizioni, conferma il capogruppo dem Francesco Boccia, chiederanno che – se non sarà licenziato in commissione un testo della maggioranza – si apra la discussione proprio sul testo Bazoli formalizzato invece dalle minoranze. «È evidente che all'interno del centrodestra manca una sintesi e le sensibilità sono molto diverse. Ma mi auguro che questo tentativo non nasconda, in realtà, la volontà di buttare la palla in tribuna», dice per il M5s la vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone. «Siamo interessati a licenziare il provvedimento – assicura invece il viceministro Sisto, di FI –, ma va fatto in un modo che sia vicino alle sentenze della Corte costituzionale, tenendo conto delle sensibilità parlamentari. Però io sono ottimista». ---End text--- Author: ANGELO PICARIELLO Heading: SENATO, OK DELLA MAGGIORANZA ALLA RIAPERTURA DEGLI EMENDAMENTI IN COMMISSIONE Highlight: Mossa della capogruppo azzurra, vicina a Marina Berlusconi: FI propone un ruolo per il medico generico, su base volontaria e gratuita, per bypassare il nodo del Servizio sanitario. I dem dicono no a modifiche prima dell’aula Image: -tit_org- Fine vita, arriva la proposta Craxi e torna in gioco il Ssn. L’intesa resta difficile -sec_org- tp:writer§§ ANGELO PICARIELLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001769706008.PDF §---§ title§§ Il doppio pressing su Fdl = Così Lega e FI mettono nel mirino i ministri Calderone e Schillaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787206023.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "FOGLIO" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787206023.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787206023.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787206023.PDF tp:ocr§§ Il doppio pressing su FdI La Lega complica il dl Lavoro e mette nel mirino la ministra Calderone. La fronda FI contro la riforma Schillaci Così Lega e FI mettono nel mirino i ministri Calderone e Schillaci Roma. E’ un pressing doppio sui meloniani, quello di Lega e Forza Italia. Da un lato il Carroccio, non pago delle tensioni sulle spese militari e la mozione contro il 5 per cento del pil in Difesa, mette in difficoltà la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. Disseminando trappole sull’iter del dl Lavoro in discussione alla Camera, per volontà del sottosegretario Claudio Durigon, che male ha digerito alcune specifiche dell’intervento licenziato a fine aprile dal governo. Dall’altro, invece, c’è una Forza Italia sempre più critica nei confronti del ministro della Salute Orazio Schillaci. Scelto proprio da Meloni per cercare di sottrarre uno strapotere in ambito sanitario agli alleati. E che nel frattempo, con la riforma dei medici di famiglia, si è attirato la contrarietà pure di Antonio Tajani. Tanto che i forzisti ora sono pronti a cavalcare gli scioperi indetti dalla categoria. (Roberto segue nell’inserto VII) (segue dalla prima pagina) Nel post attentato di Modena, le mire della Lega si sono concentrate soprattutto su nuove regole, più restrittive, sulla cittadinanza. Qualcosa che fa rima con Viminale. Mentre il partito deve pure fare i conti con un’altra uscita in direzione Vannacci: quella della deputata Laura Ravetto, come avevamo scritto sul Foglio. Ma più in sordina i leghisti si sono mossi con decisione per lanciare un messaggio nei confronti di un altro ministero: quello del Lavoro, occupato da Marina Elvira Calderone. Qui ci eravamo già occupati delle tensioni fra la ministra e il sottosegretario Claudio Durigon, vicesegretario della Lega. Soprattutto sul tentativo di “rompere il monopolio di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria nella contrattazione”, come ebbe a dire il sottosegretario leghista. Ebbene, quelle tensioni sono riemerse anche nelle ultime ore perché Durigon ha chiesto ai suoi di presentare un emendamento al decreto Lavoro in discussione alla Camera, con cui si vuole introdurre la retroattività degli aumenti salariali per i rinnovi contrattuali sottoscritti in ritardo. Un’ipotesi di cui si era già parlato nella scrittura del decreto. E che però era stata accantonata in quanto non particolarmente ben vista da Confindustria. La scelta di riproporla, insomma, non è stata apprezzata da Calderone. Oggi comunque si saprà se l’emendamento è considerato ammissibile o meno. Come detto, però, il pressing degli alleati di Meloni si concentra anche verso un altro ministro considerato “in bilico” o quanto meno non così saldo: il titolare della Salute Orazio Schillaci, scelto in quota tecnici da FdI e che però negli ultimi tempi ha visto raffreddarsi i rapporti con la stessa premier Meloni. Adesso su di lui c’è soprattutto la lente d’ingrandimento di Forza Italia, sempre più scettica nei confronti della riforma dei medici di famiglia che “rischia di renderli anonimi burocrati chiusi nelle Case di comunità”, come da denuncia del vicepremier Antonio Tajani. Una contrarietà così netta che i forzisti, nelle ultime settimane, hanno continuato a incontrare i medici di medicina generale. Hanno presentato un loro piano strategico in parte in contrasto con quello di Schillaci. E di qui alle prossime settimane sono pronti a “cavalcare” gli scioperi già indetti dalla categoria contro la riforma Schillaci. A partire dalla mobilitazione organizzata a Roma dal Sindacato medici italiani il 28 maggio. Ma anche la “escalation di proteste” minacciata dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). Per non dire di alcune regioni come il Molise, governato dal forzista Francesco Roberti, che si scagliano contro il ministro sul commissariamento della sanità regionale. Altro che opposizione: qui i primi a opporsi alla squadra di governo sono nel governo stesso. Luca Roberto ---End text--- Author: Luca Roberto Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il doppio pressing su Fdl Così Lega e FI mettono nel mirino i ministri Calderone e Schillaci -sec_org- tp:writer§§ Luca Roberto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787206023.PDF §---§ title§§ Le cure volontarie e i limiti del sistema Ma per l'emergenza stanziati 285 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770206009.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "GIORNALE" del 20 May 2026

In Italia oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi mentali, solo in 845mila sono seguiti. Le Asl non hanno poteri coercitivi Agli irregolari viene concesso l'anonimato

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770206009.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770206009.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770206009.PDF tp:ocr§§ Le cure volontarie e i limiti del sistema Ma per l’emergenza stanziati 285 milioni In Italia oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi mentali, solo in 845mila sono seguiti. Le Asl non hanno poteri coercitivi Agli irregolari viene concesso l’anonimato 1. Quanti malati psichiatrici ci sono in Italia? Oltre 3,5 milioni di persone convivono con disturbi psichiatrici. Di questi, circa 845mila sono seguiti attivamente dai servizi pubblici dei Dipartimenti di Salute Mentale. Si stima che gli stranieri siano il 5% di questa cifra, circa 40mila. Solo nei pronti soccorso si contano annualmente oltre 573mila accessi per problematiche di natura psichiatrica. 2. I numeri sono in aumento? Sì, ma i rapporti ufficiali riportano i numeri di due anni prima e non vanno di pari passo con l’aggravarsi dell’emergenza psichiatrica. 3. Tutti ricevono una cura? Si stima che circa 4,5 milioni di italiani con patologie conclamate rimangono fuori dai radar del Servizio sanitario nazionale, senza ricevere cure adeguate. Un sottobosco in cui si annidano i casi spesso più delicati e senza controllo. Ad esempio, si calcolano 2 milioni di minori con problemi di salute mentale, ma soltanto uno su 4 riceve assistenza. 4. Quali sono i disturbi più frequenti? I più diffusi sono ansia e depressione, seguiti dalle sindromi nevrotiche e somatoformi. La schizofrenia è tra le maggiori cause si presa in carico. 5. È vero che il Governo ha tagliato i finanziamenti? No, il nuovo piano per la Salute Mentale 2025-2030 è stato approvato il 29 dicembre 2025 ed è stato finanziato con 285 milioni di euro complessivi distribuiti nei primi tre anni (80 milioni per il 2026, 85 per il 2027 e 90 per il 2028). 6. Vengono curati anche gli stranieri? L’assistenza per i disturbi mentali è gratuita o soggetta al pagamento del solo ticket per tutti gli stranieri, inclusi i non residenti e gli irregolari, purché ci si rivolga alle strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale. Ai non regolari viene concesso il codice Stp (straniero temporaneamente presente) e garantito l’anonimato in ospedale. In questo modo si cerca di tamponare l’emergenza, senza che soggetti potenzialmente pericolosi non vengano curati. 7. Se Salim ha interrotto le cure è perché la Asl non lo ha seguito? Non è possibile attribuire la colpa alla Asl. In Italia, le cure psichiatriche sono volontarie. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie, Salim El Koudri ha interrotto il proprio percorso terapeutico e farmacologico in modo del tutto autonomo. Come inizia la cura di un malato psichico? Il primo passo è solitamente rivolgersi al proprio medico di medicina generale, che può redigere un’impegnativa per una prima visita psichiatrica. Il riferimento territoriale principale è il Centro Psico-Sociale, che garantisce visite, colloqui psicologici e la stesura di un programma di cura. 8. Quali sono le fasi della presa in carico? Il percorso viene strutturato su misura per il paziente e si articola in una valutazione iniziale: con colloqui con un'équipe multiprofessionale (psichiatra, psicologo, infermiere, assistente sociale) per definire una diagnosi. Viene poi impostato un piano di cura personalizzato che integra terapie farmacologiche, psicoterapia e interventi di reinserimento sociale. Il paziente non viene lasciato solo ma accompagnato con un monitoraggio costante e visite di controllo periodico per valutare l’efficacia delle terapie. 9. In che sedi vengono curati i pazienti? A seconda della gravità e della fase del disturbo, la rete dei servizi psichiatrici include i Centri diurni (strutture semiresidenziali per attività riabilitative e di socializzazione), le Comunità terapeutiche riabilitative (strutture residenziali per percorsi intensivi di recupero dell’autonomia) e i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (reparti ospedalieri per i trattamenti in fase acuta, spesso in regime di ricovero volontario). MaS ---End text--- Author: ma s Heading: Highlight: 573mila Sono gli accessi annuali ai pronto soccorso per problematiche di natura psichiatrica 2 milioni Sono i m inori con problemi di salute mentale, ma soltanto uno su 4 riceve assistenza Circa 40mila gli stranieri supportati dai centri di salute mentale. Il percorso terapeutico può essere interrotto autonomamente Image: -tit_org- Le cure volontarie e i limiti del sistema Ma per l’emergenza stanziati 285 milioni -sec_org- tp:writer§§ MA S guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770206009.PDF §---§ title§§ Ebola, l'Oms vede nero Controlli sui cooperanti che ritornano in Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788706018.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "LIBERO" del 20 May 2026

Il virus Bundibugyo dilaga tra Congo e Uganda. Mancano vaccini ad hoc e terapie. Il tasso di letalità è salito dal 30 al 50% Dichiarata l'emergenza

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788706018.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788706018.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788706018.PDF tp:ocr§§ CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA SALUTE Ebola, l’Oms vede nero Controlli sui cooperanti che ritornano in Italia Il virus Bundibugyo dilaga tra Congo e Uganda. Mancano vaccini ad hoc e terapie. Il tasso di letalità è salito dal 30 al 50% Dichiarata l’emergenza ¦ Come è accaduto con il Covid 19, i focolai nascono lontano ma mettono in pericolo tutti, anche chi si sente al riparo. Ci risiamo: il virus Bundibugyo, una variante di Ebola rara e insidiosa, ci costringe di nuovo a misurare mentalmente le distanze tra un villaggio, una capitale, uno scalo internazionale e noi sperando che non arrivi mai anche perché non esiste un vaccino approvato, né terapie specifiche. Del resto il virus si sta diffondendo nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) con numeri in in aumento. Ad oggi, l’Oms segnala 131 morti e 513 casi sospetti in Congo. Due casi sono segnalati in Uganda ed un cittadino statunitense risultato positivo è stato trasferito in Germania. L’allerta è alta anche perché in queste zone del Congo si concentrano oltre 2 milioni di sfollati interni e rimpatriati: considerando che l’accesso ai servizi di base è limitato, cresce il rischio di diffusione del virus che ha un tasso di letalità che è salito dal 30% al 50%. Il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus, nel suo intervento all’assemblea annuale degli Stati membri, si è detto «profondamente preoccupato per la portata e la velocità» dell’epidemia in Congo, convocando il comitato di emergenza. Tra gli argomenti al centro dell’incontro anche il tema dei vaccini. Non esistono infatti prodotti approvati per il ceppo Bundibugyo, tuttavia, in studi condotti su animali, il vaccino in uso contro il ceppo Ebola Zaire sembra offrire qualche protezione. Il comitato sta discutendo se testare il prodotto per offrire protezione nell’epidemia in corso. È una scelta complessa, perché in sanità pubblica il tempo della ricerca spesso corre più lentamente del contagio. Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, già direttore generale Prevenzione del ministero della Salute nonché direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss, invita a mantenere alta la guardia. I timori derivano dal fatto che, sebbene la Repubblica del Congo abbia esperienza di simili epidemie, in questo caso la diagnosi è arrivata con almeno 3 settimane di ritardo rispetto alla comparsa dei primi casi. Secondo l’epidemiologo i dati dei contagi potrebbero essere sottostimati e l’arrivo di casi fuori dal continente africano diventa plausibile nel momento in cui il virus raggiunge grandi città dotate di aeroporti internazionali. Per questo l’Italia, seguendo il principio della massima precauzione, ha già disposto una sorveglianza sanitaria mirata. La circolare del ministero della Salute riguarda il personale sanitario e logistico, i cooperanti, gli operatori delle ong e delle organizzazioni governative impegnati nelle aree del focolaio, al momento Congo e Uganda. Prima del rientro occorre inviare al ministero, con almeno quarantotto ore di anticipo, una dichiarazione sanitaria firmata dal responsabile dell’organizzazione: dati personali, provenienza, condizioni cliniche, assenza di sintomi. All’arrivo entrano in campo gli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, gli Usmaf, con valutazione sanitaria e misurazione della temperatura. La procedura riguarda anche chi riferisce di avere avuto esposizioni a basso rischio nei 21 giorni precedenti, il periodo massimo di incubazione della malattia. In questi casi viene raccomandata l’autosorveglianza quotidiana: controllare la temperatura, segnalare subito febbre, malessere, vomito, emorragie. Le compagnie aeree sono state allertate. In caso di sintomi durante il volo, l’aereo dovrà atterrare soltanto negli aeroporti sanitari di Fiumicino o Malpensa, gli scali attrezzati per la gestione del caso. L’Oms, al momento, sconsiglia ovviamente restrizioni ai viaggi e al commercio verso Congo e Uganda. Gli Stati Uniti hanno scelto una linea più dura: sospensione dell’ingresso per i cittadini stra nieri che negli ultimi ventuno giorni siano stati nelle aree colpite, tra Uganda, Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan, e invito ai cittadini americani a evitare quei Paesi. Una divergenza già vista in altre crisi sanitarie: da una parte la logica della cooperazione internazionale, dall’altra quella della barriera preventiva. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SUSANNA BARBERINI Heading: Highlight: I NUMERI Congo: 131 morti e 513 casi sospetti. Uganda: due casi. In Germania arriva un positivo L’EPIDEMIOLOGO «I contagi sono sottostimati per le diagnosi arrivate solo dopo 3 settimane» Image:Controlli sanitari in Congo (Ansa) -tit_org- Ebola, l’Oms vede nero Controlli sui cooperanti che ritornano in Italia -sec_org- tp:writer§§ SUSANNA BARBERINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788706018.PDF §---§ title§§ L`anno zero dei medici di base link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001786606029.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "PANORAMA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001786606029.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001786606029.PDF', 'title': 'PANORAMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001786606029.PDF tp:ocr§§ COPERTINA L’ANNO ZERO DEI MEDICI DI BASE I camici bianchi sono fortemente contrari alla riforma della categoria voluta dal governo, soprattutto nella parte che li vuole dipendenti e che li vincola a un orario di lavoro. L’unico modo per far fronte alle carenze territoriali e per aprire finalmente - le Case di comunità. Liberando i Pronto soccorso. È di Maddalena Bonaccorso la tarda mattinata di un lunedì qualsiasi e allo sportello di scelta e revoca del medico di base va in scena lo psicodramma. Nella Lombardia delle eccellenze della salute, punto di approdo di pazienti che arrivano da ogni parte della Penisola per trovare le cure migliori, mancano ormai 1.540 medici di famiglia (sono 5.700 i posti vacanti in tutta Italia), e la signora Silvana - anni 83, il suo dottore è appena andato in pensione lasciando più di 1.300 pazienti senza assistenza - ha trovato un’unica alternativa: un professionista con ambulatorio a molti isolati da casa sua. «Non so come farò ad andare alle visite, ma mi reputo comunque fortunata, perché anche oggi tante persone non sono riuscite a ottenere un posto: io sono venuta a far la fila per cinque volte e alla fine ce l’ho fatta. Probabile che a questo dottore sia appena morto un assistito e quindi oggi c’era “un buco” per me». Cinismo a parte, è la nostra amara verità: i medici di base non bastano più e quindi, alla faccia del tanto invocato rapporto fiduciario, per trovarne uno occorre prendere un numero alla lotteria dei posti. In molte zone del Paese i pensionamenti corrono molto più veloci dei nuovi ingressi e migliaia di cittadini restano senza un riferimento sul territorio. È su questa carenza, prima ancora che sui modelli organizzativi, che si gioca la partita della riforma della medicina generale alla quale il ministro Orazio Schillaci sta lavorando da settimane, tra polemiche, veti incrociati di sindacati e corporazioni, ma anche da parte della stessa maggioranza di governo: Forza Italia, con Antonio Tajani, ha espresso contrarietà a «far regredire i medici di famiglia ad anonimi burocrati chiusi nelle Case di comunità». 10 Panorama 20 maggio 2026 Il decreto d’urgenza, discusso con Regioni e sindacati, arriverà in Consiglio dei ministri entro la fine del mese. Anche perché sull’esecutivo incombe una spada di Damocle: il problema delle Case di comunità. Entro il 30 giugno, l’Europa ci chiederà conto della loro realizzazione, e l’Italia rischia di perdere i finanziamenti della Missione 6 del Pnrr per non aver raggiunto gli obiettivi: secondo gli ultimi monitoraggi, infatti, solo il 4% (66 su 1.715) di queste strutture è attiva. Perché le Case di comunità diventino operative occorre intervenire sulle norme che disciplinano il rapporto tra i medici di medicina generale e il Servizio sanitario nazionale. Ecco il perché della “corsa” del ministro. Ma quali sono i punti salienti di questo decreto? «La riforma Schillaci ridisegna la medicina territoriale con un modello a doppio canale» dice a Panorama Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Milano. «I medici di famiglia potranno continuare a lavorare come liberi professionisti convenzionati, ma per chi vorrà ci sarà la possibilità di diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale e prestare servizio nelle Case di comunità: con nuovi obblighi organizzativi e integrazione nella rete territoriale. Per noi, però, questa idea comporta alcune criticità: si perderebbe il rapporto fiduciario con i pazienti, e si verrebbero a creare due “categorie” di professionisti all’interno della stessa branca. Non ci sembra giusto, né equo». Ma già adesso, con le mille difficoltà riscontrate dai cittadini per ottenere una visita dal medico di base si potrebbe dire - ironizzando ma non troppo - che il rapporto fiduciario in molti casi è possibile solo con le loro segreterie. Nelle intenzioni del ministro c’è anche un cambio dei criteri di remunerazione: non più legati per la massima parte al numero di assistiti, ma anche alla partecipazione ai percorsi di presa in carico dei pazienti, a una quota di ore (6 a settimana) da dedicare alle case di comunità, alla partecipazione a monitoraggi, e ai risultati. Si potrebbe definire “meritocrazia”, ma c’è polemica anche su questo argomento. Tutti contrari, a eccezione di Ugl Salute. «Passare a una remunerazione legata a obiettivi e all’obbligo di ore nelle nuove strutture è una sfida necessaria per rafforzare l’assistenza primaria», dice il segretario della sigla sindacale, Gianluca Giuliano. «Non possiamo più pensare di mantenere uno “status quo” che si sta dimostrando carente». È previsto inoltre un riordino della formazione: se oggi infatti per diventare medici di medicina generale si segue un corso triennale su base regionale, con la riforma servirà un percorso specialistico universitario della durata di 4 anni. I medici di base non sarebbero più - secondo l’immaginario della categoria sanitaria - le “pecore nere” della situazione, quelli con meno competenze, ma specialisti equiparati agli altri. Perché è un fatto che - attualmente - i medici, si lamentino tutti. Gli ospedalieri con il territorio, perché non filtra i pazienti e fa ingolfare i Pronto soccorso, i medici di famiglia con con la burocrazia, con i colleghi che li sminuiscono e il sistema che non garantisce loro il diritto a malattia e ferie. Inoltre, anche i pazienti sono cambiati: nell’era di dottor Google, sono sicuramente più “eruditi” di una volta e il dottore che visita “a mani nude” (ammesso di trovarlo) non ispira più fiducia: se quando ci si reca in visita non si ottiene almeno un’ecografia o una prescrizione per altri esami si esce dallo studio insoddisfatti. Sull’idea di assumere i medici di base per mandarli in Casa di comunità, tuttavia, grava un altro problema, quantomeno per le Regioni in piano di rientro, cioè Abruzzo, 12 Panorama 20 maggio 2026 Calabria, Molise, Sicilia, Lazio e Puglia. «Premesso che ormai il 90% dei Pronto soccorso è perennemente sovraffollato e che il 70% degli accessi sono inappropriati, cioè sono persone che andrebbero viste altrove, allora è necessario che questo altrove funzioni» dice Renato Costa, responsabile Cgil Sanità per la Sicilia. «Solo che per le Regioni in piano di rientro non è possibile assumere nuovi medici per le Case di comunità. Occorrerà quindi rivolgersi a cooperative? Si ricadrà nel meccanismo dei gettonisti? Vedremo cosa succederà». Fatto sta che da almeno vent’anni tutti riconoscono che la sanità territoriale va riorganizzata, ma ogni volta che si prova a cambiare qualcosa la riforma si arena. È eccessivo dire che sulla medicina generale esiste un potere di veto capace di condizionare governi, Regioni e Parlamento? «Non è per nulla esagerato, anzi» conferma Gilberto Turati, ordinario di scienza delle finanze alla Cattolica di Milano e coordinatore della laurea magistrale in healthcare management. «Non dobbiamo però pensare che le corporazioni siano compatte nel bloccare l’innovazione: c’è uno zoccolo duro di sanitari anziani ancorati al passato, ma ci sono molti medici di base giovani che questa sfida la accettano. Occorre rendersi conto che il modello del medico di base di un tempo non è più quello che serve. Faccio un paragone: negli anni Settanta ci si è accorti che l’operaio di una volta, quello che sapeva fare più o meno tutto, non corrispondeva più alle esigenze della grande industria manifatturiera. Il problema è stato gestito con l’inserimento di quelli specializzati. Nel caso dei medici di base si può procedere a esaurimento: con il pensionamento dei più anziani, si entra nel nuovo sistema, con professionalità aggiornate e formazione universitaria». Impiegheremo 10-15 anni? Da qualche parte occorrerà pure iniziare, piuttosto che arroccarsi nel concetto che poi all’interno della categoria si creerebbero medici di “serie a” e di “serie b”. «La storia della formazione di questi sanitari non sta tanto nel concetto del “togliamola alle Regioni in favore dell’università”», conclude Turati. «Ma è piuttosto quella di creare figure nuove, perché di questo c’è bisogno. I cittadini chiedono servizi, e ora come ora, quando si ce rca il medico di base, non si trova. Chiami un minuto dopo le 9 e non puoi più ottenere una visita e magari hai il bambino con la febbre PAZIENTI IM alta: ovvio che vai in Sopra, la co Pronto soccorso. Se c’è Allora mi cu una Casa di comunità, il Cinquanta c evitare per i problema si risolve. Non (Piemme, 14 sarà il tuo pediatra, ma è 18 euro) del comunque un medico. È Paolo Nucci di oftalmolo il senso della riforma». all’Universit E infatti, mentre la di Milano. Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e altre sigle alzano le barricate e minacciano lo sciopero, tanto che remunerazione e percorso universitario potrebbero essere inseriti in un successivo disegno di legge, il mondo reale ha proprio questi problemi. Rachele è una mamma single, ed è al Pronto soccorso pediatrico del Buzzi di Milano con la sua bambina di 4 anni, per un’otite insistente che magari non sarà particolarmente grave, ma non c’è altro modo per saperlo se non cercare un medico. E il pediatra di libera scelta? «La legge consente di non lavorare nel prefestivo. Quindi il nostro pediatra per il primo maggio ha fatto il “ponte”, chiudendo lo studio il mercoledì e lo riaprirà lunedì. E se la bambina ha qualcosa AZIENTI di grave?». Negli ultimi r del libro anni governo e Regioni da solo. se da hanno cercato di arginabene di tutti re le carenze della medipagine, cina territoriale con mirofessor ordinario sure emergenziali come ia l’innalzamento dell’età degli studi pensionabile a 72 anni e le deroghe all’aumento del massimale di assistiti: acqua fresca. «La medicina della complessità non può essere gestita con strumenti del Novecento», dice a Panorama il professor Paolo Nucci, ordinario di oftalmologia all’Università degli studi di Milano e autore del libro Allora mi curo da solo (edizioni Piemme) dedicato alla difficoltà dei pazienti di oggi. «Checché ne dicano sindacati e associazioni di categoria, l’unica possibilità di salvare il sistema sta nel superamento progressivo del format artigianale. Il medico di base deve diventare parte di una rete, non restare un’entità separata. Può mantenere il rapporto fiduciario, ma deve partecipare a un sistema organizzato, misurabile e multiprofessionale». Il vero banco di prova non sarà quindi il testo del decreto, ma quello che accadrà un lunedì mattina davanti a uno sportello o un giovedì pomeriggio dietro la porta di un ambulatorio. Se per una visita bisognerà ancora sperare che da qualche parte si liberi un posto, o che il nostro dottore - bontà sua- tenga aperto in un prefestivo, allora non avremo riformato un bel niente. Oltre a perdere i soldi europei. Il mondo è cambiato: piaccia o meno, occorre che cambino ¦ anche i medici. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maddalena Bonaccorso Heading: Highlight: Image:SENZA CASE La mancanza di medici di base spinge gli assistiti a recarsi nei Pronto soccorso: questo perché le Case di comunità, che dovevano alleggerire i presidi ospedalieri, sono in ritardo e, quelle che ci sono, hanno problemi di personale. 5.700 QUELLI CHE MANCANO Entro il 2028 sono previsti altri 8 mila pensionamenti, mentre i giovani latitano. CAMBIARE MEDICO? COME INDOVIN ARE UN TERNO AL LOT TO TROPPO POCHI Un medico di famiglia visita un paziente nel suo ambulatorio e, sopra, uno sportello milanese dove i cittadini si recano per cambiare medico. A destra, il ministro della Salute Orazio Schillaci, promotore della riforma che porta il suo nome e attesa per la fine del mese. PAZIENTI IMPAZIENTI Sopra, la cover del libro Allora mi curo da solo. Cinquanta cose da evitare per il bene di tutti (Piemme, 144 pagine, 18 euro) del professor Paolo Nucci, ordinario di oftalmologia all’Università degli studi di Milano. Getty images, Contrasto (2), iStock PEDIATRI INTROVABILI Spesso i genitori di bambini piccoli sono costretti a rivolgersi al Pronto soccorso per avere visite rapide, dato che i professionisti sono pochi. -tit_org- L`anno zero dei medici di base -sec_org- tp:writer§§ Maddalena Bonaccorso guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001786606029.PDF §---§ title§§ Il medico di medicina generale: un protagonista che manca alla cura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770306010.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "SOLE 24 ORE" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770306010.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770306010.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770306010.PDF tp:ocr§§ Il medico di medicina generale: un protagonista che manca alla cura Sistema sanità Massimo Massetti O gni giorno nei reparti e nel pronto soccorso delle strutture ospedaliere e dei policlinici universitari si avverte con chiarezza il valore insostituibile che dovrebbe avere il medico di medicina generale, conosciuto in un passato nemmeno lontanissimo come medico di famiglia. La medicina generale di prossimità è il primo presidio di salute, quello dove il professionista conosce la storia del paziente, la sua famiglia e il suo contesto sociale. Eppure, di fronte alle sfide demografiche e alla crescente complessità della cronicità, il modello attuale, pur valido nella sua impostazione di base, deve essere modificato e potenziato per garantire una collaborazione più stretta e in continuità tra territorio e ospedale. Lo sanno bene i cittadini e i malati che sperimentano la difficoltà di questo che dovrebbe essere il primo contatto con la cura: ambulatori aperti poche ore al giorno con i medici in difficoltà e oberati da una burocrazia e un numero di assistiti eccessivo che supera spesso i 1500. Da qui un’altra emergenza che investe l’assistenza di prossimità: sempre più cittadini hanno difficoltà a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle zone urbane ad alta densità di popolazione. Non solo: i disagi aumentano nelle zone rurali dove non bastano gli incentivi si deve co per i giovani medici chiamati a una nuov sostituire i colleghi andati in pensione. C’è poi lo smarrimento alleanza delle persone anziane e sole, rimaste tra osped senza dottore, che non riescono a trovarne un altro vicino a casa e sono e territo costretti a percorrere anche 30 km.È per i più f proprio da questa esperienza quotidiana che emerge con forza la e gli anzia necessità di una medicina generale di prossimità forte, integrata e protagonista e mai solo spettatrice del percorso di cura. Solo così il medico di famiglia può tornare a esercitare pienamente il proprio ruolo di coordinatore della presa in carico integrata della cronicità: eseguire esami di primo livello sul territorio nelle case di Comunità, gestire programmi di prevenzione primaria e secondaria e curare in modo continuativo il paziente diabetico, scompensato o con Bpco, coordinarsi in tempo reale con lo specialista ospedaliero ed evitare duplicazioni e interruzioni del percorso terapeutico. Diventa, insomma, il vero “case manager” del malato. È in questo quadro che si colloca il decreto legge del ministro Orazio Schillaci sulla riforma della medicina generale. Non si tratta affatto di smantellare una professione, come i più ciechi difensori della situazione attuale pure hanno detto,ma di liberarne il potenziale e di renderla finalmente protagonista. Il provvedimento introduce un doppio binario volontario, convenzione riformata con maggiore integrazione nelle strutture territoriali e rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario nazionale per chi lo sceglie, struire che permette ai medici di famiglia di lavorare in équipe multidisciplinari all’interno delle Case della Comunità, appena finanziate con un investimento di 2 miliardi di euro del ale Pnrr. La riforma restituisce invece rio dignità professionale al medico di medicina generale, lo riporta al centro agili del percorso di cura, dove dovrebbe ni stare: non più figura isolata, ma coordinatore della presa in carico integrata della cronicità. Un modello virtuoso in questo senso esiste già in Europa e dimostra come l’integrazione strutturale della medicina generale produca risultati concreti. In Francia, le Maisons de Santé Pluridisciplinaires o centri multidisciplinari nati nel 2007 e potenziati dalla legge del 2016, hanno rafforzato la collaborazione tramedici di famiglia, infermieri e altri professionisti, migliorando la continuità delle cure, riducendo gli accessi inappropriati al pronto soccorso e alleggerendo la pressione sugli ospedali, senza intaccare l’autonomia professionale. In Spagna, la grande riforma dell’assistenza primaria del 1984-85 ha creato i Centri di Salute con équipe multidisciplinari terr itoriali (medici di famiglia, infermieri, pediatri e altri professionisti), garantendo una presa in carico globale, prevenzione, cura domiciliare e attività comunitarie: un sistema considerato tra i più solidi d’Europa, altamente efficace in rapporto ai costi e capace di migliorare gli outcomes di salute della popolazione grazie alla forte integrazione ospedale- territorio. Ancora: in Germania, i modelli di cura integrata basati sui Hausärzte (medici di famiglia) e sui Medizinische Versorgungszentren (Mvz), centri pluridisciplinari, hanno valorizzato il ruolo gatekeeping del medico di prossimità all’interno di reti coordinate con ospedali e specialisti, come dimostrato da esperienze di successo quali Gesundes Kinzigtal, dove la gestione multidisciplinare ha ridotto le riacutizzazioni croniche e ottimizzato le risorse del sistema. Il vantaggio per il paziente è straordinario: continuità assistenziale vera. Non più un rimbalzo tra ospedale e territorio, ma un unico progetto di cura condiviso, personalizzato e monitorato nel tempo. Il malato non è più un “utente” che si perde tra le maglie del sistema, ma la persona al centro di un percorso coordinato tra prossimità e ospedalità. Dal punto di vista del sistema, la riforma Schillaci è un investimento ad alto rendimento. Una medicina territoriale forte e integrata garantisce maggiore appropriatezza delle prestazioni: meno accessi impropri in pronto soccorso, meno ricoveri evitabili, riduzione della spesa ospedaliera. In un Paese che invecchia rapidamente e con risorse sotto pressione, la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale passa proprio da questa collaborazione strutturale tra ospedale e territorio. Sappiamo che alcuni colleghi di medicina generale temono un indebolimento della professione e, pur comprendendone le preoccupazioni, crediamo che il vero rischio sia mantenere lo status quo, senza evoluzione alcuna. È vero invece che riforma non toglie autonomia, ma la valorizza all’interno di un modello di squadra moderno, attraente anche per i giovani medici e finalmente allineato con le esigenze del XXI secolo. La specializzazione universitaria e una remunerazione orientata agli obiettivi di salute rafforzano ulteriormente la dignità della disciplina. L’esperienza quotidiana negli ospedali dimostra che questa riforma trasforma la medicina generale in protagonista del percorso di cura. È l’unico modo per garantire una sanità veramente centrata sul malato, continua, appropriata e sostenibile. Il decreto Schillaci non è un’iniziativa isolata e decontestualizzata da una visione della riorganizzazione del SSN: questa segue la legge sul l’Umanizzazione delle Cure e il Benessere Organizzativo approvata l’anno scorso e i cui decreti attuativi sono nell’imminenza di essere firmati. Questa norma costruisce l’architettura giuridica che autorizza le Regioni a sperimentare modelli organizzativi per l’erogazione dei servizi sanitari con una cura centrata sul malato e il suo problema di salute, che concretizza una nuova alleanza tra ospedale e territorio. Gli italiani, soprattutto i più fragili e gli anziani, meritano una medicina generale forte, moderna e integrata. La riforma va esattamente in questa direzione. E va sostenuta senza esitazioni. Direttore Dipartimento di Scienze Cardiovascolari Fondazione Policlinico A. Gemelli © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Massimo Massetti Heading: Highlight: si deve costruire una nuova alleanza tra ospedale e territorio per i più fragili e gli anziani 1.500 l’intasamento Spesso si accumulano i tempi per le prestazioni di base anche perché ci sono medici di base che hanno una clientela di oltre 1.500 assistiti. Image: -tit_org- Il medico di medicina generale: un protagonista che manca alla cura -sec_org- tp:writer§§ Massimo Massetti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001770306010.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, riforma resta in bilico e le Regioni bocciano riordino del Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788306014.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "SOLE 24 ORE" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788306014.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788306014.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788306014.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia, riforma resta in bilico e le Regioni bocciano riordino del Ssn Sanità Sindacati contrari pronti alla mobilitazione, il decreto allo studio ora è a rischio La riforma dei medici di famiglia scricchiola sempre di più, ma resta per ora in bilico nonostante il muro alzato dai sindacati di categoria pronti a scioperi e mobilitazioni nei prossimi giorni, anche se non mancano al loro interno dei distinguo. Il rischio concreto ora è che senza un intervento immediato l’appuntamento con l’apertura a fine giugno con oltre mille Case di comunità maxi ambulatori finanziati con 2 miliardi dal Pnrr dove fare visite, esami e prevenzione - si trasformi in un clamoroso flop. L’ultimo report di Agenas che fotografa la situazione a dicembre scorso raccontava di solo il 4% di strutture con tutti i servizi attivi a causa soprattutto della mancanza di medici e infermieri. Da qui l’urgenza di una riforma dei medici di famiglia da far lavorare anche nelle Case di comunità sostenuta in primis dalle Regioni, finora compatte, e dal ministro della Salute Orazio Schillaci che l’aveva condivisa con la stessa premier Giorgia Meloni che meno di un mese fa aveva invitato Schillaci ad andare avanti. Una posizione che ora potrebbe vacillare di fronte agli altolà della categoria e ai dubbi che serpeggiano all’interno di Fratelli d’Italia, il partito della premier, dopo lo stop di Forza Italia. Intanto proprio ieri le Regioni hanno bocciato l’altra riforma voluta da Schillaci e cioè il Ddl delega di riordino del Ssn che punta innanzitutto alla revisione della rete ospedaliera: «Ci saremo aspettati un coinvolgimento differente e preventivo, non ex post», ha spiegato Massimo Fabi, assessore dell’Emilia e Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni che già domani dovrebbe chiedere il ritiro formale del Ddl e «l’apertura di un confronto con le Regioni nel segno della leale collaborazione». Un metodo, questo, della collaborazione che invece è stato seguito nel caso della riforma dei medici di famiglia che ha visto, dopo diversi confronti, la stesura di una bozza di decreto condivisa da tutti i governatori preoccupati dal possibile flop delle Case di comunità: il nucleo della riforma, ritoccata in corsa, prevede un doppio canale per assoldare i medici di famiglia di cui oggi c'è una grande carenza tanto che ne abbiamo meno di tutti in Europa e cioè da una parte mantenere come prioritario il canale attuale della convenzione – i dottori restano liberi professionisti che lavorano per il Ssn – e dall'altra, ma solo in via “residuale”, assumerne un contingente come dipendenti del Servizio sanitario per assegnarli lì dove ci sono le maggiori carenze a partire proprio dalle Case di comunità che rischiano di aprire vuote. Una possibilità, quest’ultima vista come fumo negli occhi dai sindacati soprattutto da quello più grande, la Fimmg, che anche ieri - in occasione della giornata mondiale del medico di famiglia - ha rilanciato il suo «no ad una riforma che nel metodo e nel merito appare inaccettabile» minacciando anche lo sciopero nel caso il Governo intendesse andare avanti. Gli altri sindacati - Smi e Snami - sono invece meno rigidi sull’ipotesi di una dipendenza soltanto residuale. Le indicazioni delle sigle sono state inviate ieri ai tecnici del ministero che ora dovrebbero farne tesoro per modificare il testo. Ma pesa il no della Fimmg che propone di fare subito il nuovo Accordo collettivo nazionale dove inserire le misure e i debiti orari da spendere dentro le Case di comunità lasciando intatta la convenzione e rinviando a una futura riforma con disegno di legge la revisione di tutta la medicina generale. Ma basterà la convenzione con tutti i necessari accordi regionali da fare in brevissimo tempo a riempire le nuove strutture che dovrebbero sfoltire i troppi accessi al pronto soccorso? Il dubbio è più che concreto, ma la strada verso la dipendenza (anche se “residuale”) per i medici di famiglia - una via a esempio seguita in Spagna e Portogallo e con forme miste in altri Paesi europei - sembra ormai sempr e più in salita. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Le Regioni chiedono il ritiro della delega che rivede la rete ospedaliera: «Il testo va condiviso prima» Image: -tit_org- Medici di famiglia, riforma resta in bilico e le Regioni bocciano riordino del Ssn -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001788306014.PDF §---§ title§§ Se anche i Medici erano figli di schiavi = La strategia dell' odio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787306024.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 20 May 2026

pubDate§§ 2026-05-20T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787306024.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787306024.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787306024.PDF tp:ocr§§ LE IDEE Se anche i Medici erano figli di schiavi IGIABA SCEGO N on tutti ricorderanno che Alessandro de’ Medici era figlio di una donna schiavizzata e del Papa Clemente VII, il Papa del sacco di Roma. È diventato duca di Firenze, prima persona afrodiscendente in Europa ad avere una così alta carica politica, fino all’assassinio per mano del cugino Lorenzo. – PAGINA 13 La strategia dell’odio Si punta il dito contro gli stranieri per non affrontare i veri problemi Così la politica nasconde la sanità al collasso e la scuola in abbandono N on tutti ricorderanno che Alessandro de’ Medici era figlio di una donna schiavizzata e del Papa Clemente VII, il Papa del sacco di Roma. E’ diventato in seguito duca di Firenze, prima persona afrodiscendente in Europa ad avere una così alta carica politica, carica durata pochi anni fino all’assassinio per mano del cugino Lorenzo. La sua storia è stata raccontata di recente nel cortometraggio Il moro, realizzato da Daphne di Cinto, una giovane regista afroitaliana che come molti giovani di talento ha dovuto cercare fortuna altrove. Oggi è una cittadina della Londra multietnica di Sadiq Khan e lì sta cercando di far fiorire il suo talento, raccontando quanto l’Italia fosse multietnica anche in passato. E non c’era solo Alessandro de’ Medici. Le nostre città avevano già a quei tempi tracce di presenze altre, chi veniva dall’Africa chi dalla Crimea. Si è scoperto di recente, grazie al libro di Carlo Vecce Il sorriso di Caterina (Giunti), che anche la mamma di Leonardo da Vinci veniva da un altrove, esattamente dagli altipiani del Caucaso. Se scorriamo le pagine della nostra storia possiamo vedere quanto questa alterità sia stata una corrente carsica che ha percorso la storia di questo paese e ci ha portati alla società plurale di oggi, nata da migrazioni e mescolamenti. Io confesso di essere un po’ stanca di dover ribadire ogni volta una pluralità che a questo punto, siamo nel 2026, dovremmo dare tutti e tutte per scontata. Purtroppo però non è ancora così. Ed ecco che dopo i fatti di Modena siamo di nuovo tutti qui a ripetere l’ovvio. Modena con il suo carico di dolore (non dimentichiamolo, una donna ha perso entrambe le gambe e la sua sofferenza è la nostra) e il suo carico di razzismo. È stancante ogni volta ascoltare chi biecamente fomenta l’odio per avere un tornaconto (biecamente) elettorale. È stancante vedere agitare un nome arabo come se fosse una colpa. Stancante dover reagire a tutte le parole storte. Perché una parte di noi, ma anche il paese nella sua interezza, ogni volta in questo parapiglia di chi attacca e chi difende perde qualcosa. Toni Morrison in un suo discorso tenuto nel 1975 ha detto una cosa che ho segnato nel cervello, e non ho dimenticato più: Morrison dice che il razzismo è una distrazione. Dice anche: «Ti impedisce di fare il tuo lavoro. Ti costringe a spiegare, ancora e ancora, la tua ragione d'essere. Qualcuno dice che non hai una lingua e tu passi vent'anni a dimostrare il contrario. Qualcuno dice che la tua testa non ha la forma giusta e tu mandi degli scienziati a lavorare sul fatto che ce l'ha. Qualcuno dice che non hai arte e tu la tiri fuori. Qualcuno dice che non hai regni e tu li tiri fuori. Niente di tutto questo è necessario. Ci sarà sempre qualcos'altro». Ed è quello che è successo a me, a noi, dopo Modena. Bastava la realtà per smentire chi strumentalizza l’odio. La realtà ha fatto vedere come l’Italia è ormai plurale, perché se la persona che ha caricato i passanti con la propria macchina era di origine marocchina, chi lo ha fermato era di origine egiziana. Siamo una società multietnica, siamo complessi, basterebbe questo per spegnere le parole di odio. Ma queste continuano. Si parla al vento, si dà fiato alle trombe, all’odio, e intanto la distrazione continua. Il nostro paese non sta bene, la sanità è al collasso, la scuola è abbandonata, i salari sono bassi, il Mediterraneo è sempre più caldo, ci sono mille guerre intorno a noi, ma chi fa politica preferisce distrarci invece di parlare della nostra realtà. Eh sì, Toni Mor rison ha ragione, il razzismo ci distrae e ci mangia vivi. — ---End text--- Author: IGIABA SCEGO Heading: Highlight: L’Italia è multietnica l’hanno dimostrato gli egiziani intervenuti sabato pomeriggio Il razzismo ci mangia vivi e ci impedisce e ci impedisce di vedere la realtà Image:FOTOGRAMMA Il sangue La Citroën C6 di Salim El Koudri subito dopo la tentata strage di sabato scorso in centro a Modena -tit_org- Se anche i Medici erano figli di schiavi La strategia dell’ odio -sec_org- tp:writer§§ IGIABA SCEGO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/20/2026052001787306024.PDF §---§