title§§ «Ha fallito il sistema di sorveglianza sanitaria» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148006304.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148006304.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148006304.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148006304.PDF tp:ocr§§ «Ha fallito il sistema di sorveglianza sanitaria» «Il sistema di sorveglianza non ha funzionato, la conferma è arrivata tardi perché il sistema diagnostico utilizzato nella provincia di Ituri non riconosceva il ceppo Bundibugyo. Adesso però si può intervenire per interrompere la catena di trasmissione e superare anche questa epidemia di Ebola, come già avvenuto in passato nella Repubblica democratica del Congo, anche in assenza di vaccino». Ne è convinto il professor JeanJacques Muyembe, virologo di fama mondiale, che ha fatto parte del team che ha scoperto il virus Ebola nel 1976 e che per 50 anni ha gestito diverse epidemie nella Rd Congo, spesso in zone di guerra. Commentando i dati sulla nuova epidemia, in un’intervista al quotidiano congolese Actualité, ha rimarcato che «se in poche settimane abbiamo già avuto così tanti decessi, questo significa che il virus sta circolando nella popolazione». Il riconoscimento ritardato del virus è avvenuto perché il sistema di screening «riconosceva solo il ceppo Zaire, il più comune». Solo una volta inviati i campioni a Kinshasa, continua il professore, «abbiamo rilevato rapidamente il ceppo in questione: su 13 campioni, otto sono risultati positivi. C’è stato quindi un ritardo tecnico nella diagnosi e nella segnalazione del focolaio. Credo che questo non debba ripetersi». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Ha fallito il sistema di sorveglianza sanitaria» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148006304.PDF §---§ title§§ Fragilità senza rete = In troppi finiscono fuori dai radar «Rafforziamo le reti di supporto» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148406308.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "AVVENIRE" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148406308.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148406308.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148406308.PDF tp:ocr§§ IL FATTO Feriti stabili, El Koudri chiede una Bibbia. Il vescovo Castellucci: opporre al male relazioni sanificate Fragilità senza rete La tragedia di sabato accende un faro sulla cura della salute mentale, tra risorse scarse e progettualità da adeguare ai nuovi casi. Carfagna: puntiamo sulle seconde generazioni In troppi finiscono fuori dai radar «Rafforziamo le reti di supporto» Prevenire una tragedia come quella di Modena si potrebbe e dovrebbe. Ma servono più risorse, e progettualità, per una “rete” di cura e prevenzione della salute mentale capace di seguire i tanti e nuovi casi che prima si presentano e poi spariscono dai radar dei servizi sociali. È qui che convergono i pareri degli esperti raccolti da Avvenire dopo il caso di El Koudri, che dal carcere intanto chiede una Bibbia e di poter parlare con un sacerdote. La politica continua a spaccarsi, con tanti e prevedibili distinguo. L’arcivescovo di Modena e Carpi, Erio Castellucci, invita a «non raccogliere» provocazioni che definisce «pretestuose», ma piuttosto a «rispondere al male con relazioni sanificate». Da Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, l’appello a «puntare sulle seconde generazioni». Primopiano alle pagine 4-6 A ll’indomani di una tragedia che coinvolge una persona con patologie psichiatriche la domanda è se si potesse prevenire. È normale che un paziente con diagnosi di disturbo schizoide della personalità già seguito fino al 2024 da un centro di salute mentale – quello di Castelfranco Emilia – si trovasse fuori da un qualsiasi circuito di cura e sicurezza per sé e per gli altri? Le persone che finiscono fuori dai radar degli interventi come Salim El Koudri sono tante: il percorso di cura non può essere imposto, almeno fino ai casi limite in cui scatta il Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso), e secondo l’ultimo rapporto sulla salute mentale del ministero della Salute relativo al 2024, nell’82,2% dei casi la chiusura del rapporto terapeutico con persone seguite nelle strutture territoriali psichiatriche avviene per motivi amministrativi, trascorsi 180 giorni in cui il paziente smette di frequentare la struttura, la maggior parte delle volte perché il soggetto interrompe i contatti con i servizi. «In alcune patologie esiste il problema di aderenza ai trattamenti. Tante delle persone di cui perdiamo traccia lungo il percorso di cura hanno anche importanti disagi sociali. Il tema centrale, dunque, è gestire queste problematicità, facendo lavorare in stretta relazione i servizi sociali e quelli di salute mentale. Abbiamo bisogno di servizi sociali capaci di gestire questa complessità», commenta ad Avvenire Tonino Cantelmi, professore di Psichiatria alla Pontificia Università Gregoriana e presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici. Altro punto della vicenda di cronaca, non trascurabile, è il tema dell’inclusione: «Su questo non possiamo fallire come ha fallito gran parte d’Europa. Dobbiamo mettere in campo una riflessione sulla gestione della rabbia, in generale, e poi sulle difficoltà di integrazione che caratterizzano queste seconde generazioni di cittadini italiani, creando percorsi efficaci». C’è poi un tema di risorse: «Bisogna investire almeno quattro miliardi di euro in tre anni sulla salute mentale per adeguare strutture e condizioni per il personale, prendendo atto del fatto che il tema della salute mentale, come dice l’Oms, è il principale fardello dei sistemi sanitari nazionali e richiede investimenti importanti». Le lacune non sono solo legislative, ma soprattutto organizzative e di risorse, anche per Giuseppe Carrà, professore di Psichiatria all’Università di Milano Bicocca e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Irccs San Gerardo dei Tintori. «È un problema complesso, ma si può rispondere concretamente cominciando a destinare per esempio una quota fissa dei fondi del Ssn alla salute psichica nel Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (Pansm). Questo permetterebbe di seguire meglio a livello territoriale casi simili, cogliendo immediatamente eventuali segnali di allarme», ci spiega. Sul tema della dispersione dei pazienti, ricorda, «la legge tutela legittimamente i diritti dell’individuo e la libertà di accedere alle cure, ma se questa tragedia è potuta succedere in EmiliaRomagna, dove tutto sommato i servizi hanno maggiori risorse rispetto alla media delle regioni nel resto d’Italia, va fatta una riflessione su quello che è lo stato dei servizi di salute mentale nel Paese». Va ribadito poi, che per quanto addolori l’epilogo drammatico di questo caso di cronaca, sul quale vanno chiarite tutte le dinamiche e le eventuali mancanze, «l’esito violento della malattia mentale riguarda solo una minima quota di pazienti e anche una patologia grave non esclude l’autonomia e il funzionamento cognitivo della persona». Che avere un disturbo mentale non significhi diventare violenti o compiere una strage è stato il punto che ha chiarito subito anche Annamaria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma. Tuttavia, la questione prevenzione rimane. «Da quanto emerge, quest’uomo avrebbe interrotto da tempo le cure farmacologiche e, soprattutto, non sarebbe stato più seguito adeguatamente dai servizi territoriali. Ed è proprio qui che si apre un problema enorme: in molte aree del Paese mancano strutture e presidi sufficienti per monitorare e assistere persone con patologie mentali complesse che, se lasciate sole, possono diventare vere e proprie “bombe a orologeria”». L’insufficienza dei presidi territoriali in grado di accogliere le persone con problemi sin dalle prime manifestazioni di disagio rimane un tema centrale anche per Felicia Giagnotti, presidente di Fondazione Progetto Itaca, che lavora a sostegno delle persone che soffrono di disturbi della salute mentale e delle loro famiglie. In futuro, sottolinea, le Case di Comunità fornite di equipe multidisciplinari saranno chiamate a svolgere il ruolo di primo presidio sul territorio per accogliere e provvedere a una diagnosi immediata e l’avvio rapido alla cura, ma «tanti anni di oblio e di carente supporto alla psichiatria con scarsi investimenti in personale, strutture, aggiornamento, hanno creato nel tempo gravi ritardi e sperequazioni territoriali». Oggi la gravità della situazione, specie tra i giovani e le classi sociali più fragili, impone un importante ripensamento, continua la presidente. «L’unica strada possibile per individuare i sintomi prima che essi esplodano in modo incontrollabile – conclude – è quella di una informazione chiara e scientificamente corretta a tutta la popolazione attraverso massicce campagne di comunicazione, coinvolgendo gli psichiatri, ma anche i medici di base che spesso sono i primi a entrare in contatto con i pazienti e i loro familiari». ---End text--- Author: ELISA CAMPISI Heading: Highlight: Esperti a confronto sulla gestione delle persone con malattie mentali: c’è un problema di servizi che non stanno dietro a bisogni crescenti E c‘è una grande domanda: si poteva prevenire? Lo psichiatra Cantelmi: «Dobbiamo riuscire a fare lavorare in stretta relazione i servizi sociali e quelli di salute mentale» Giagnotti (Fondazione Progetto Itaca): «Servono massicce campagne di comunicazione per sensibilizzare» Image:Sopra: l’attentatore, il 31enne Salim El Koudri. A destra piazza del Duomo, a Modena Salim El Koudri bloccato a terra dopo l'aggressione a Modena /Instagram -tit_org- Fragilità senza rete In troppi finiscono fuori dai radar «Rafforziamo le reti di supporto» -sec_org- tp:writer§§ ELISA CAMPISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148406308.PDF §---§ title§§ Sul fine vita il Parlamento ignora ancora la Consulta = Fine vita, le proposte in campo e quel ritardo del Parlamento di fronte al monito della Consulta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147306313.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "DUBBIO" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147306313.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147306313.PDF', 'title': 'DUBBIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147306313.PDF tp:ocr§§ LA POLEMICA Sul fine vita il Parlamento ignora ancora la Consulta LORENZO D'AVACK in della lettura dell'ordinanza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo avevamo ritenuto ben comprensibile che la Corte dichiarasse indispensabile l'intervento legislativo sul fine vita. La preoccupazione del giudice delle leggi era quella di regolamentare il più possibile l'ambito del proprio operato e di non lasciare un vuoto normativo che avrebbe generato il pericolo di lesione di altri valori costituzional mente protetti. Tuttavia, non era affatto scontato che il legislatore accogliesse l'invito della Corte di disciplinare normativamente l'aiuto al suicidio entro un anno , eventualmente all'interno della L. 219/2017. La preoccupazione era fondata. Nelle more di questi sei anni, il Parlamento è stato silente. Ciò ovviamente non può che preoccupare, dato che non è la prima volta che il Parlamento ignora e lascia troppo a lungo senza risposta le indicazioni della Corte costituzionale, 11 DAL TESTO BAZOLI AL NODO SUL SERVIZIO SANITARIO, TANTE LE DIVERGENZE DA APPIANARE PER COLMARE IL VUOTO LEGISLATIVO CHE COSTRINGE I PAZIENTI A UNA TRAGICA ATTESA Fine vita le proposte m campo e quel ritardo del Parlamento di fronte al monito della Consulta LORENZO D'AVACK in della lettura dell'ordinanza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo avevamo ritenuto ben comprensibile che la Corte dichiarasse indispensabile l'intervento legislativo sul fine vita. La preoccupazione del giudice delle leggi âãà quella di regolamentare il più possibile l'ambito del proprio operato e di non lasciare un vuoto normativo che avrebbe generato il pericolo di lesione di altri valori costituzionalmente protetti. Tuttavia, non era affatto scontato che il legislatore accogliesse l'invito della Corte di disciplinare normativamente l'aiuto al suicidio entro un anno, eventualmente all'interno della L. 219/2017. La preoccupazione era fondata. Nelle more di questi sei anni, il Parlamento è stato silente. Ciò ovviamente non può che preoccupare, dato che non è la prima volta che il Parlamento ignora e lascia troppo a lungo senza risposta le indicazioni della Corte costituzionale. Sarà compito del ddl Bazoli (10 marzo 2022) varare una legge che possa consentire di accedere alla richiesta di aiuto al suicidio medicalizzato. Il ddl, approvato alla Camera, non trovò il tempo di essere approvato anche al Senato, considerato il nuovo governo di centrodestra che ritenne opportuno non dare corso a quel tentativo. Oggi il parlamento, avendo raggiunto una convergenza trasversale tra FI e il PD, sembra voler rimettere in discussione il problema del fine vita. Questo percorso prospetta fin d'ora due diverse soluzioni. Il partito di Forza Italia propone un nuovo testo base che porta le firme di Zanettin (FI) ñ Zullo (Fdl) ñ muove dal presupposto testo Bazoli sia superato. Di contro, il Pd e il suo capogruppo Francesco Boccia hanno ribadito che se non verrà presentato un testo unitario che includa il Servizio sanitario nazionale si tornerà a votare proprio il ddl Bazoli, «l'unico testo che ha i requisiti per andare in aula e recepire i rilievi della Consulta». È bene, allora, ricordare che il ddl Bazoli fu il risultato di una mediazione che tenne conto di molte sensibilità diverse, ma che per la maggior parte degli articoli e delle condizioni di depenalizzazione dell'aiuto al suicidio si è attenuto al disposto della sentenza costituzionale e garantisce il supporto dei malati tramite il Sistema sanitario nazionale. È proprio quest'ultimo il nodo da sciogliere e su questo non c'è unità di vedute tra le parti in causa. Ma oltre alle problematiche sollevate dal Ssn, va anche considerato che il ddl Bazoli potrebbe, secondo un'interpretazione estensiva, ampliare la platea dei soggetti che possono accedere al suicidio assistito, prevedendolo per chiunque sia affetto da "una condizione clínica irreversibile", mentre la sentenza della Corte costituzionale si limita a indicare una "patologia irreversibile ". In tal modo si dice che nel suicid io assistito si finiscono per coinvolgere malati cronici, grandi invalidi, anziani particolarmente vulnerabili. Le attuali divergenze, presenti negli schieramenti politici, possono avere come conseguenza quella di un ulteriore ritardo Ottenere una legislazione sul fine vita. Pertanto, la preoccupazione del giudice delle leggi di regolamentare il più possibile l'ambito del proprio operato e di non lasciare un vuoto normativo potrebbe restare ancora una volta attuale. Questo implicherebbe, come già avvenuto nell'arco ài questo periodo di tempo, che a fronte del silenzio del legislatore debbano intervenire i tribunali regionali, quali ad esempio il tribunale di Massa, il tribunale di Ancona, il tribunale di Firenze, il tribunale di Trieste. Organi giudiziari che hanno dovuto affrontare, verificare le richieste dei pazienti di accedere al suicidio medicalmente assistito e l'idoneità dei medicinali da somministrare, stabilire quale procedura vada seguita, chiarire l'eventuale impugnabilità del provvedimento stesso e, nume, ² L'usti richiesti dalla commissione, facendo ricorso ad esempio, nel caso del paziente Mario, a una raccolta di fondi per consentire di raggiungere economicamente l'obiettivo. La tragica verità è che i pazienti che hanno dovuto far ricorso all'aiuto al suicidio medicalizzato, così come previsto dalla Corte costituzionale, hanno incontrato tempi molto lunghi perché il loro diritto venisse rispettato. Un tempo troppo lungo per pazienti che si trovano in condizioni di estrema sofferenza. Una vicenda drammatica di questo genere non può essere caratterizzata da vuoti procedurali riempiti con diverse modalità a seconda dei tribunali che possono allungare i tempi di realizzazione di un tale evento. Questo spiega anche perché il silenzio della legge abbia spinto alcune regioni (Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna), fra molte polemiche ministeriali, a fare propria una normativa, finalizzata a garantire tempi e modi omogenei per valutare le richieste dei malati di accedere al suicidio medicalmente assistito. è · -tit_org- Sul fine vita il Parlamento ignora ancora la Consulta Fine vita, le proposte in campo e quel ritardo del Parlamento di fronte al monito della Consulta -sec_org- tp:writer§§ LORENZO D'AVACK guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147306313.PDF §---§ title§§ " La salute mentale è appena nominata in riforma. Nessuna regione all'altezza " link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148506309.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "FATTO QUOTIDIANO" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148506309.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148506309.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148506309.PDF tp:ocr§§ I NUMERI LO PSICHIATRA DUCCI: “PIÙ SEDIE CHE PERSONALE. E L’82% DEI PAZIENTI INTERROMPE LE CURE” “La salute mentale è appena nominata in riforma. Nessuna regione all’altezza” SANITÀ PUBBLICA » Linda Di Benedetto “L a tragedia di Modena e la vicenda di Salim El Koudri sono la logica conseguenza di un sistema che ha deciso di girarsi dall’altra parte. Mentre le destre continuano a monopolizzare il dibattito pubblico con sicurezza e remigrazione, l’82% dei pazienti psichiatrici assistiti in Italia interrompe il percorso di cura. Significa che quattro pazienti su cinque escono dai radar del sistema sanitario senza strumenti adeguati per seguirli o recuperarli. I numeri dell’ultimo Rapporto SISM del ministero della Salute (2024) descrivono una crisi ormai strutturale. con 141.317 dimissioni ospedaliere con diagnosi di disturbo mentale e 636.113 accessi al Pronto soccorso per cause psichiatriche. Di questi, il 75% si conclude con il ritorno a casa del paziente per mancanza di alternative territoriali. Sulla carta il sistema dispone di 1.236 servizi territoriali, 1.962 strutture residenziali e 800 semiresidenziali. Ma nei fatti mancano gli operatori. Secondo il Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale, nei servizi lavorano circa 25 mila operatori effettivi: appena 55 ogni 100 mila abitanti contro gli 83 previsti dagli standard Stato-Regioni. Tradotto: almeno 7.500 professionisti in meno tra psichiatri, psicologi, infermieri, educatori e assistenti sociali. Le differenze territoriali mostrano un Paese spaccato, con divari territoriali sempre più profondi nell’accesso alle cure e ai servizi. La Basilicata conta appena 27,4 operatori di salute mentale ogni 100 mila abitanti, la Sardegna 28,1, l’Abruzzo 39,8, la Calabria 40 e il Piemonte 42, contro una media nazionale di 66,2 già inferiore agli standard europei. In Campania la spesa per l’assistenza psichiatrica si ferma a 37,7 euro pro capite, meno della metà della media nazionale di 75,2 euro. In Calabria i posti nelle strutture semiresidenziali sono appena 0,2 ogni 10 mila abitanti contro una media nazionale di 2,7, lasciando le famiglie sole nella gestione dei pazienti più gravi. Il fallimento della rete emerge anche nei dati sulle ricadute. Nel Lazio il 21,7% dei pazienti ricoverati in psichiatria viene nuovamente ospedalizzato entro 30 giorni dalla dimissione, il dato peggiore d’Italia contro una media nazionale del 1 4 , 3 % . I n E m ilia-Romagna il tasso di Trattamenti Sanitari Obbligatori raggiunge 2,3 ogni 10 mila abitanti. A spiegare cosa sta accadendo è il Giuseppe Ducci, psichiatra e, presidente del Collegio Nazionale dei Dipar timenti di Salute Mentale e direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1. Qual è l’impatto delle recenti riforme sulla salute mentale? “Il decreto ministeriale 77 che disciplina la medicina territoriale – dichiara Ducci – la salute mentale non viene nominata, se non te come presenza ‘raccoma nd ata ” nelle Case della Comunità. Agenas ha poi definito gli stanei dard di personale, ma i secondo le valutazioni SE del Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale, oggi in Italia registriamo circa un 40% di personale in meno rispetto a quegli standard. Con inevitabili disagi sul territorio: “Io dirigo OPERA SONO 5 100MIL ABITAN INVECE il dipartimento della Asl Roma 1 – ancora il professor Ducci –. Parliamo di un bacino di circa un milione di abitanti, che include sia quartieri benestanti sia aree con forte disagio sociale. Si è registrato un boom di adolescenti con fenomeni di disregolazione emotivo-affettiva: uso di sostanze, soprattutto poliabuso, autolesionismo e cutting. Va ricordato che in Italia il tasso di suicidio non è aumentato, nemmeno durante il Covid. Sono invece aumentati moltissimo i gesti parasuicidari, i disturbi del comportamento alimentare, sempre più precoci e con maggiore incidenza e il fenomeno della violenza tra giovani, in particolare il cyberbullismo. Nel Lazio – conclude – abbiamo più sedie che personale per un un deficit di formazione. In più ci sarebbe bisogno d i creare servizi di salute mentale perinatale che intervengano non solo sulla madre, ma anche sul padre e sul bambino, con un’attenzione all’intero nucleo familiare. Ha presente il caso di Catanzaro, della donna che si è buttata dal balcone con i tre bambini? Ecco. Un caso molto più grave, per certi aspetti, della ‘famiglia nel bosco’, ma che ha ricevuto molta meno attenzione mediatica.” TORI 5 OGNI A TI DI 83 ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: Highlight: OPERATORI SONO 55 OGNI 100MILA ABITANTI INVECE DI 83 Image:m n z r m g p m 1 l s S r 1 s G c d n m M d M t “ d Il presidente Giuseppe Ducci, n. 1 del Collegio nazionale dei Dipartimenti DSM LAPRESSE -tit_org- “ La salute mentale è appena nominata in riforma. Nessuna regione all’altezza ” -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148506309.PDF §---§ title§§ Gemmato: disturbi alimentari la sfida del governo parte da Bari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147506311.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147506311.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147506311.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147506311.PDF tp:ocr§§ LA DUE GIORNI L’ESECUTIVO HA INVESTITO INGENTI RISORSE SU UNA EMERGENZA CHE COLPISCE TANTISSIMI GIOVANI Gemmato: disturbi alimentari la sfida del governo parte da Bari l BARI. In Puglia sono circa duecentomila le persone che convivono con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Dopo la pandemia i casi sono aumentati del 150 per cento, delineando un’emergenza in costante espansione che non riguarda più soltanto adolescenti e giovani donne, ma coinvolge fasce d’età sempre più ampie e fragili. Anoressia, bulimia e ‘binge eating disorder’ costituiscono oggi patologie diffuse e spesso sommerse, segnate da comportamenti estremi: dal digiuno prolungato alle abbuffate compulsive, fino al vomito autoindotto o alla masticazione ossessiva del cibo senza ingestione per evitare l’assimilazione calorica. Una realtà dolorosa e nascosta che rappresenta attualmente una delle sfide sanitarie più delicate, soprattutto tra i giovani. Parte da Bari il messaggio nazionale di prevenzione e sensibilizzazione lanciato dal Ministero della Salute con la campagna «Nessuno ti può giudicare. La vita non è un peso», che ieri e oggi anima il Villaggio della Salute allestito in Largo Adua, nel centro del capoluogo. A spiegare la portata del fenomeno è il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato: «Oggi il tema è la finalizzazione dell’enorme quantità di risorse messa in campo dal Ministero per i disturbi alimentari, per fare in modo che l’assistenza avvenga precocemente e uniformemente sul territorio». Il olitico meloniano ha ricordato anche i nuovi investimenti previsti dal Governo: «Abbiamo rifinanziato il Fondo per il contrasto dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione con ulteriori 10 milioni di euro per il 2026. Un impegno accompagnato anche dal Piano di Azione Nazionale 2025-2030 sulla salute mentale che prevede 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028». Dal territorio pugliese, ha aggiunto Gemmato, si snoda inoltre una sfida culturale: «La volontà di affermare la centralità del Mezzogiorno nelle politiche di prevenzione e cura dei disturbi alimentari, superando le disomogeneità territoriali ancora presenti tra Nord e Sud». All’iniziativa, moderata dal direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno Mimmo Mazza, hanno partecipato istituzioni, esperti, professionisti sanitari, associazioni, mondo della scuola e dello sport. L’obiettivo è rafforzare la cultura della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo, contrastando lo stigma e i pregiudizi che troppo spesso ritardano l’accesso alle terapie e isolano chi soffre. Per Caterina Renna, direttrice della Fed Unit 24 (la prima struttura pubblica - nata nel Vito Fazzi - a gestione Asl a dedicarsi ai casi più complessi), il dato più allarmante riguarda proprio i giovanissimi: «Nel nostro reparto la paziente più piccola ricoverata nelle ultime settimane ha 11 anni. C’è stato un abbassamento dell’età di esordio e i social hanno un impatto enorme perché i ragazzi interiorizzano modelli e stereotipi». Sul piano clinico, il professore di psichiatria Alessandro Bertolino chiarisce che non si tratta di semplici difficoltà alimentari ma di vere patologie psichiatriche: «Sono disturbi classificati secondo criteri scientifici precisi e possono arrivare a coinvolgere fino al 18 per cento della popolazione generale». All’interno dello spazio aperto ai cittadini, sono in programma incontri, attività di educazione sanitaria e orientamento realizzati in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il fine ultimo è creare una rete tra famiglie, scuole, sport e sistema sanitario per intercettare precocemente il disagio e accompagnare i pazienti verso percorsi di cura multidisciplinari. ---End text--- Author: ROSANNA VOLPE Heading: Highlight: Image:SANITÀ Il tavolo moderato dal direttore Mimo Mazza, in alto Marcello Gemmato -tit_org- Gemmato: disturbi alimentari la sfida del governo parte da Bari -sec_org- tp:writer§§ ROSANNA VOLPE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147506311.PDF §---§ title§§ Osteopati, l'albo è a un passo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148606306.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 19 May 2026

Prontele regole per gli elenchi speciali. Poi, ilmaxi-ordine

pubDate§§ 2026-05-19T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148606306.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148606306.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148606306.PDF tp:ocr§§ A breve in Gu il dpcm sulle equipollenze, che completa il riconoscimento della professione Osteopati, l’albo è a un passo Pronte le regole per gli elenchi speciali. Poi, il maxi-ordine n arrivo l’albo degli osteopati. Così come il pieno riconoscimento della professione e la messa a regime definitiva dei percorsi formativi universitari. Questo grazie al dpcm sulle equipollenze che, come emerso durante l’11° congresso nazionale del Registro osteopati d’Italia (Roi), è in procinto di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. A dare la notizia è stata Cristina Rinaldi, a capo della direzione professioni sanitarie del ministero della salute. Professione sanitaria. Prima del 2018 gli osteopati operavano in una sorta di «terra di nessuno». La professione esisteva, ma mancava una cornice normativa di riferimento. Da qui l’intervento operato con la legge Lorenzin, che ha qualificato l’osteopatia come una professione sanitaria. Un passaggio importante, ma che necessitava di vari tasselli attuativi per essere pienamente compiuto. Il dpr 131/2021 ha definito il profilo professionale dell’osteopata, mentre il decreto del Mur 1563 del 1° dicembre 2023 ha definito l’ordinamento didattico del corso di laurea. I Decreto in arrivo. È atteso nelle prossime settimane, quindi, il dpcm sulle equipollenze. Come spiegato a ItaliaOggi da Mauro Longobardi, presidente del Roi, il testo «conterrà tutte le norme necessarie per consentire alla Federazione nazionale degli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, di attivare gli elenchi speciali ad esaurimento presso tutte le proprie sedi territoriali». L’albo «sarà invece istituito successivamente, d’intesa con il suddetto maxi-ordine, con apposito decreto del ministero». Le equipollenze. Il testo indica quali siano i requisiti per iscriversi agli elenchi speciali. Saranno ammessi coloro che si sono iscritti e hanno concluso un corso di almeno tre anni in osteopatia entro il 31 agosto 2026 e che siano in possesso di un diploma di scuola secondaria. Il corso triennale deve essere di almeno 2.400 ore di formazione teorica (96 Cfu) o, in alternativa, per coloro che sono in possesso anche di una laurea abilitante all’esercizio di una professione sanitaria, di almeno 1500 ore (60 Cfu). In entrambi i casi è previsto il possesso di 1.000 ore di tirocinio che può essere compensato da 36 mesi, anche non continuativi, di attività professionale; tale attività può essere considerata se svolta dalla pubblicazione della legge 3/2018 fino a 24 mesi dopo la pubblicazione del dpcm. Successivamente all’iscrizione negli elenchi speciali, i professionisti avranno sei anni di tempo per ottenere il riconoscimento definitivo, a seguito di un esame di abilitazione. Le università che hanno aperto il corso di laurea in osteopatia provvederanno a valutare il cv dei professionisti e per quelli che non hanno anche la laurea in una professione sanitaria saranno predisposti percorsi per integrare la formazione con misure compensative da attuare prima dell’esame di abilitazione. Fatto questo, potranno iscriversi all’albo professionale che, come detto, è in dirittura d’arrivo. Per i futuri aspiranti osteopati dal 1° settembre 2026 l’unica strada percorribile sarà quella del corso di laurea abilitante alla professione; il dpcm sancirà, infatti, la chiusura definitiva di tutte le scuole private di formazione. ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: MICHELE DAMIANI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Osteopati, l'albo è a un passo -sec_org- tp:writer§§ Michele Damiani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148606306.PDF §---§ title§§ Salute mentale, poco monitoraggio e personale carente link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147406310.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 19 May 2026

Secondo l'Istat una persona su sei soffre di disturbi psichici Il governo prova a rimediare, ma i problemi sono strutturali

pubDate§§ 2026-05-19T04:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147406310.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147406310.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147406310.PDF tp:ocr§§ L’APPROFONDIMENTO I numeri dell’emergenza Salute mentale, poco monitoraggio e personale carente Secondo l’Istat una persona su sei soffre di disturbi psichici Il governo prova a rimediare, ma i problemi sono strutturali investimento multiplo di sabato a Modena ha riportato alla luce un problema grave e complesso: la salute mentale in Italia. Il caso di Salim El Koudri, un 31enne con un grave disagio psichico diagnosticato come disturbo schizoide della personalità, ha sollevato interrogativi sulla gestione della salute mentale nel nostro paese. Il Dott. Giuseppe Ducci, vicepresidente del Collegio Nazionale dei DSM e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1, è stato chiaro: «Il problema è strutturale e rimanda a due nodi irrisolti: la carenza di personale e la necessità di formare le nuove generazioni di specialisti su 'i persi di vista', ossia pazienti gravi che non aderiscono alle cure». La situazione è critica. Secondo i dati dell'ISTAT, 1 persona su 6 soffre di disturbi mentali in Italia, e il suicidio è la terza causa di morte tra i 15 e 29 anni. Il Piano d'azione per la Salute mentale 2025-2030, approvato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, prevede un finanziamento di 80 milioni, ma è chiaro che non sarà sufficiente. Il Collegio dei DSM propone un decalogo per cambiare la rotta dell'assistenza psichiatrica, tra cui: - Aumentare le risorse dedicate alla salute mentale al 5% del Fondo sanitario nazionale - Potenziare i trattamenti di psicoterapia e riabilitazione - Sviluppare interventi di prossimità nei contesti di vita - Estendere il modello organizzativo del dipartimento integrato - Riconoscere ai DSM un ruolo di regia nell'offerta di servizi per la salute mentale Ma cosa significa tutto questo per i cittadini? Significa che la salute mentale è un diritto, non un lusso. Significa che i servizi di salute mentale devono essere accessibili e di qualità. Significa che i pazienti devono essere trattati con dignità e rispetto. Il problema della salute mentale in Italia è complesso e richiede una risposta integrata e L’ multidisciplinare. È necessario investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nel trattamento dei disturbi mentali, nonché nella formazione degli operatori sanitari e nella sensibilizzazione della popolazione. La salute mentale non è un problema solo per chi ne soffre, ma per tutta la società. È tempo di prendere sul serio questo problema e di lavorare insieme per trovare soluzioni. I dati della salute mentale in Italia - 1 persona su 6 soffre di disturbi mentali - Il suicidio è la terza causa di morte tra i 15 e 29 anni - 80 milioni di euro stanziati per il Piano d'azione per la Salute mentale 2025-2030 - 5% del Fondo sanitario nazionale dedicato alla salute mentale (obiettivo del Collegio dei DSM) Le proposte del Collegio dei DSM - Aumentare le risorse dedicate alla salute mentale - Potenziare i trattamenti di psicoterapia e riabilitazione - Sviluppare interventi di prossimità nei contesti di vita - Estendere il modello organizzativo del dipartimento integrato - Riconoscere ai DSM un ruolo di regia nell'offerta di servizi per la salute mentale La carenza di personale: un problema cronico La carenza di personale sanitario è un problema cronico in Italia. Secondo i dati dell'ISTAT, nel 2022 ci sono stati 1.200 posti vacanti di psichiatri e 2.500 di psicologi. La situazione è destinata a peggiorare, considerando che il 30% degli psichiatri e il 40% degli psicologi sono prossimi alla pensione. Il Collegio dei DSM propone di aumentare le borse di studio per gli specializzandi in psichiatria e psicologia, nonché di creare un piano di formazione continua per gli operatori sanitari. La prevenzione: un investimento per il futuro La prevenzione è fondamentale per ridurre l'incidenza dei disturbi mentali. Il Collegio dei DSM propone di investire nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria, attraverso programmi di sensibilizzazione, screening e trattamento precoce. La diagnosi precoce: un passo verso la guarigione La diagnosi precoce è fondamentale per ga rantire un trattamento efficace dei disturbi mentali. Il Collegio dei DSM propone di aumentare la formazione degli operatori sanitari sulla diagnosi precoce e di creare percorsi di cura integrati. Il trattamento: un diritto per tutti Il trattamento dei disturbi mentali deve essere accessibile e di qualità per tutti. Il Collegio dei DSM propone di aumentare le risorse dedicate al trattamento, nonché di creare percorsi di cura personalizzati. La riabilitazione: un passo verso la reintegrazione La riabilitazione è fondamentale per garantire la reintegrazione sociale e lavorativa dei pazienti con disturbi mentali. Il Collegio dei DSM propone di aumentare le risorse dedicate alla riabilitazione, nonché di creare percorsi di cura integrati. La sensibilizzazione: un impegno per tutti La sensibilizzazione è fondamentale per ridurre lo stigma associato ai disturbi mentali. Il Collegio dei DSM propone di investire nella sensibilizzazione della popolazione, nonché di creare programmi di formazione per gli operatori sanitari e i cittadini. In conclusione, il problema della salute mentale in Italia è complesso e richiede una risposta integrata e multidisciplinare. È necessario investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nel trattamento dei disturbi mentali, nonché nella formazione degli operatori sanitari e nella sensibilizzazione della popolazione. La salute mentale non è un problema solo per chi ne soffre, ma per tutta la società. È tempo di prendere sul serio questo problema e di lavorare insieme per trovare soluzioni. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: Highlight: Image: -tit_org- Salute mentale, poco monitoraggio e personale carente -sec_org- tp:writer§§ Ettore Mautone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903147406310.PDF §---§ title§§ Conto da 13 miliardi per il Ssn, ecco le incognite link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148106305.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "SOLE 24 ORE" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148106305.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148106305.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148106305.PDF tp:ocr§§ Conto da 13 miliardi per il Ssn, ecco le incognite L’impatto economico Il nodo sostenibilità I l punto non è più soltanto quanto costino i nuovi farmaci anti-obesità, ma quanto costi non trattare l'obesità. Secondo le stime della World Obesity Federation, l'impatto economico globale della malattia e delle sue complicanze supera i 4mila miliardi di dollari l'anno tra spesa sanitaria diretta, perdita di produttività, assenze dal lavoro e mortalità prematura. La cifra equivale a quasi il 3% del Pil mondiale. In Europa l’obesità è associata a oltre 1,2 milioni di decessi l’anno e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, insufficienza renale, tumori e patologie respiratorie. In Italia il peso economico supera i 13 miliardi di euro l’anno, considerando ricoveri, complicanze, invalidità e pensionamenti anticipati. Per l'Istituto superiore di sanità, oltre il 46% degli adulti italiani è in sovrappeso o obeso, mentre circa un bambino su tre presenta eccesso ponderale. È anche per questo che all'Eco di Istanbul il dibattito si è progressivamente spostato dalla sola efficacia clinica alla sostenibilità economica della malattia. Anche il ruolo dei farmaci viene letto sempre più in chiave macroeconomica: ridurre complicanze oggi per contenere la spesa sanitaria domani. «L'obesità è una pandemia industriale prima ancora che biologica», ha osservato Simon Barquera, direttore del Centro di Ricerca in Nutrizione e Salute dell'Istituto Nazionale di Sanità Pubblica del Messico e presidente della World Obesity Federation. Il riferimento è all'interazione tra ambiente alimentare, marketing e accessibilità di cibi ad alta densità calorica, che ha contribuito alla crescita globale della malattia. Il tema della prevenzione entra così in modo strutturale anche nelle politiche nazionali. In Italia, la Società Italiana dell'obesità (Sio) ha presentato il progetto Sio-Step, acronimo di “Sviluppo Territoriale Educativo per la Prevenzione”, un trial controllato randomizzato che coinvolgerà 40 scuole primarie distribuite sul territorio nazionale. Il progetto non è una semplice campagna informativa ma uno studio scientifico disegnato per misurare, nell'arco di due anni, se i cambiamenti introdotti su alimentazione, attività fisica e stili di vita riescano a trasformarsi in abitudini consolidate. «L'obiettivo è intervenire precocemente, prima che il rischio metabolico si strutturi -, ha spiegato Silvio Buscemi, presidente della Sio -. La scuola è il luogo dove si può costruire una vera alfabetizzazione alimentare». Il progetto prevede il coinvolgimento di famiglie, insegnanti e operatori sanitari territoriali. Accanto alla dimensione pubblica, si sta già muovendo il mercato. L'industria alimentare e la grande distribuzione stanno iniziando a rispondere all'impatto dei Glp-1 sui consumi. Negli Stati Uniti i principali rivenditori stanno introducendo prodotti definiti “Glp-1 friendly”, con confezioni più piccole, maggiore contenuto proteico e integrazione di fibre. Cresce l'offerta di snack e pasti formulati per pazienti in terapia con agonisti del Glp-1, caratterizzati da minore appetito e necessità nutrizionali differenti. Per i sistemi sanitari il nodo resta però soprattutto uno: decidere quanto investire oggi in prevenzione e trattamenti continuativi per evitare il costo crescente delle complicanze croniche nei prossimi decenni. È su questo equilibrio economico, più ancora che sulla corsa ai nuovi farmaci, che si giocherà la prossima fase della battaglia contro l'obesità. —Fr.Ce. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: frce. Heading: Highlight: Bisogna decidere oggi quanto investire in trattamenti continuativi per evitare il costo delle complicanze croniche Image: -tit_org- Conto da 13 miliardi per il Ssn, ecco le incognite -sec_org- tp:writer§§ frce. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148106305.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia pronti a sciopero contro la riforma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148706307.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "SOLE 24 ORE" del 19 May 2026

pubDate§§ 2026-05-19T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148706307.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148706307.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148706307.PDF tp:ocr§§ Il decreto allo studio Medici di famiglia pronti a sciopero contro la riforma Manifestazioni nazionali e assemblee permanenti, fino allo sciopero: i sindacati dei medici di famiglia, anche se in misura diversa, sono mobilitati per modificare l'attuale bozza di decreto-legge di riordino della medicina generale, finalizzata a garantire la piena operatività delle Case di comunità e che prevede anche in via residuale la possibilità di assumerli come dipendenti. Per tutti va difesa l’attuale funzione del medico di famiglia, basata su un rapporto di fiducia con il paziente. La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) giudica «inaccettabile» la bozza di decreto e annuncia «una fase di escalation di proteste, che partiranno con iniziative condivise dai livelli provinciali e regionali e che si concluderanno solo con la firma dell'accordo collettivo nazionale», fino allo sciopero. Analoga la linea del Sindacato medici italiani, che ha indetto una manifestazione nazionale il 28 maggio a Roma, davanti al ministero della Salute. Nel frattempo il sindacato propone alcuni emendamenti: in particolare ribadisce il «no» al ruolo unico, al debito orario e a una retribuzione legata agli obiettivi e il «sì» a valorizzare la medicina dei servizi e «al rapporto di dipendenza all'interno delle Case di Comunità ma come medici di cure primarie». Il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani (Snami) definisce la sua una «valutazione prudente ma costruttiva», che dice «sì» alla riforma di medicina generale e «no» alla prestazione oraria. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici di famiglia pronti a sciopero contro la riforma -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/19/2026051903148706307.PDF §---§