title§§ «Sanità nel caos in 8 anni Marsilio scriva a se stesso» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603088506912.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "CENTRO" del 16 May 2026

pubDate§§ 2026-05-16T05:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603088506912.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603088506912.PDF', 'title': 'CENTRO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603088506912.PDF tp:ocr§§ «Sanità nel caos in 8 anni, Marsilio scriva a se stesso; 11 Pd contro ¡I governatore: altroché appello a Mattarel la, critichi Meloni di Pietro Lambertini I L'AQUILA Ieri, il senatore Michele Fina, oggi il segretario abruzzese Daniele Marinellì e i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci e Antonio Di Marco: il Pd attacca a testa bassa Marsilio, autore di una lettera-appello a Mattarella per chiedere più fondi per la sanità e anche un aiuto per cambiare le regole di ripartizione del Fondo sanitario nazionale ancorato al criterio demografico, cioè più residenti uguale più soldi. Nella lettera a Mattarella, Marsilio dice che «il timore di determinare un diritto alla salute diseguale per i cittadini, come lei ha giustamente evidenziato, si è già manifestato a detrimento delle aree interne e più periferiche». Lo sfondo della polemica Pd-FdI è un Abruzzo con un disavanzo sanitario di 83 milioni per il 2025, le tasse ritoccate al rialzo di 45 milioni l'anno proprio per coprire questo buco e finito sotto il controllo del governo (amico) Meloni che ha ordinato un Programma operativo per azzerare il deficit in tré anni. La sanità abruzzese è una questione che sfiora 3 miliardi l'anno, un terzo per il personale. ILCORODELPD «Marsilio, responsabile del disastro della sanità regionale e incapace con la sua giunta, di rispondere ai problemi della salute degli abruzzesi, ha avuto un'idea davvero geniale: scrivere al Presidente della Repubblica», afferma Pietruccii, «complimenti, come non averci pensato prima a un gesto così brillante e risolutivo!». Secondo Pietrucci, «il misero tentativo di coinvolgere la più alta carica dello Stato - che non ha alcuna competenza sulle scelte di governo del Paese - è la dimostrazione del fallimento e dell'ipocrisia di questa giunta di destra. Marsilio», accusa il consigliere Dem, «non osa criticare la Meloni che col suo governo colpisce la sanità nazionale». Se la sanità abruzzese ha i conti in rosso ed è sottoposta ai vincoli di un Programma operativo 2026-2028 imposto dai ministeri della Salute e dell'Economia, secondo Pietrucci la responsabilità è della giunta Marsilio: «Al suo insediamento, 8 anni fa, Marsilio trovò una sanità con un bilancio risanato che aveva consentito all'Abruzzo di uscire dal commissariamento. Eppure con la sua giunta in pochi anni si è prodotta una voragine di debito, sono peggiorate le prestazioni sanitarie, le tasse regionali sono state aumentate ai massimi livelli ed è cresciuto lo squilibrio tra le Asl a danno delle aree interne». E Pietrucci prevede un futuro sotto il segno dei tagli: «Nel 2024 - dati Fondazione Gimbe l'Italia ha avuto una spesa sanitaria prò-capite del 6,3% del Pii, inferiore sia alla media Ocse del 7,1%, sia a quella europea del 6,9%. E a breve la situazione diventerà tragica per la folle scelta di destinare il 5% del bilancio alle spese Nato che sottrarrà altre risorse alla sanità (e alla scuola, all'assistenza sociale ai trasporti, cioè ai servìzi essenziali per i cittadini). Così i più poveri devono rinunciare a curarsi: già nel 2024 sono stati costretti a farlo ben 5,8 milioni di italiani, quasi 1 su 10. E ovviamente Marsilio non osa ammettere il suo fallimento». LA DIFESA DI FDI A difesa del governatore Marco Marsilio di Fratelli d'Italia, arriva il capogruppo Massimo Verrecchia: «Marsilio ha avuto il coraggio politico e istituzionale di chiedere parametri più giusti nella distribuzione del Fondo sanitario nazionale, affinchè le parole del presidente Mattarella diventino un indirizzo concreto per salvaguardare le comunità delle aree interne», dice Verrecchia, «è una posizione di responsabilità e amore verso l'Abruzzo, esattamente il contrario dell'at teggiamento della sinistra, che continua a fare polemica anche quando si tratta di difendere diritti fondamentali dei cittadini. Noi continueremo a lavorare per un sistema sanitario che non lasci indietro nessuno e che riconosca pari dignità a tutti i territori, senza più penalizzare chi vive nelle aree inteme della nostra regione». Secondo Verrecchia, «gli attacchi rivolti al presidente Marsilio sulla lettera inviata al presidente della Repubblica Mattarella sono l'ennesima prova di un'opposizione incapace di comprendere il merito delle questioni oppure, peggio, intenzionata a distorcere volutamente la realtà pur di colpire politicamente il centrodestra. Il presidente Marsilio ha semplicemente raccolto e rilanciato un principio espresso con grande autorevolezza dal capo dello Stato: evitare che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie  nel diritto alla salute. Un richiamo forte alla tutela delle aree interne e dei territori più fragili, che oggi rischiano di essere penalizzati da criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale basati quasi esclusivamente sul numero degli abitanti. Per anni, la sinistra ha assistito passivamente a una redistribuzione delle risorse che ha finito per penalizzare regioni come l'Abruzzo, caratterizzate da territori montani, piccoli comuni e vaste aree interne dove garantire i servizi sanitari co- sta di più ma rappresenta una necessità vitale. Oggi, invece di sostenere una battaglia di buon senso e di equità, condivisa da molte Regioni italiane, preferisce alimentare una sterile propaganda contro chi sta finalmente difendendo il diritto degli abruzzesi ad avere servizi adeguati indipendentemente dal luogo in cui vivono». «FILIERA SOTTO ACCUSA» Per il segretario Dem, le cose non stanno così: « La maggioranza», dice Mannelli, «non desee più a raccontare risultati credibili agii abruzzesi. Tra lo stallo e i ripetuti flop del governo regionale e le politiche fallimentari del governo Meloni, che defìnanzia di fatto il fondo sanitario nazionale, è evidente come la cosiddetta "filiera istituzionale" del centrodestra non stia producendo le risposte promesse, tanto che Marsilio, parte attiva del partito della premier, chiede ascolto al Presidente Mattarella. La realtà», sottolinea il segretario, «è da tempo sotto gli occhi di tutti: un sistema sanitario regionale che continua a mostrare fragilità, disservizi e disuguaglian ze, soprattutto a danno delle aree interne e dei territori più fragili. Su questo terreno serve solo assunzione di responsabilità. Sarebbe necessario il coraggio politico di riconoscere le diffìcoltà e chiedere scusa ai cittadini che ogni giorno vivono sulla propria pelle gli effetti di un sistema sanitario stremato». «DEBOLEZZA POLITICA» Così Di Marco: «Dopo quasi 8 anni alla guida dell'Abruzzo, Marsilio ammene pubblicamente di non essere riuscito a difendere la nostra regione nei luoghi dove dawero si decidono risorse, criteri e priorità: il governo nazionale e la Conferenza Stato-Regioni». Secondo Di Marco, «non è stato capace di battere i pugni sui tavoli romani quando serviva, nonostante la coincidenza politica con la maggioranza nazionale e oggi, dopo essersi fatto commissariare dalla si stessa filiera politica con le pi scrizioni del cosiddetto "Sai Abruzzo", tenta di scaricare ; trove responsabilità che soi tutte inteme alla sua incapaci di governo», attacca Di Mare «è paradossale che oggi chi g verna da anni la Regione invoc l'intervento del Presidente ME tarella, che per ruolo esercita p teri formali e che nei suoi richi mi pubblici ha sempre invita tutte le istituzioni al buon govt no, soprattutto nella tutela de aree interne e dei servizi esse ziali come la sanità. Quello Marsiiio non è un atto di for istituzionale, ma un'eviden ammissione di debolezza poli ca. Marsilio scrive al Îé²ã³ïã perché non è riuscito a fa; ascoltare dal suo governo. È fotografìa del fallimento», » FDI DIFENDE IL PRESIDENTE Verrecchia: ha avuto ¡I coraggio di chiedere parametri più giusti per salvaguardare le comunità deile aree interne » SCONTRO TRA DEM E MAGGIORANZA Marsilio ha chiesto più soldi e nuove regole di ripartizione del Fondo nazionale Una questione chevale3miliardidieuro LA LETTERA-APPELLO Dl MARSILIO A MATTARELLA Al Sie. Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella protocoHo.centralefS'Dec.quirinalg.it PregiatissÌolo Sig. Presidente, ho seguito con doverosa attenzione il Suo intervento alla c erimonia del centenario della Giornata internazionale dell'infermiere. Mi ha colpito particolarmcnte il passaggio con il quale ha opportunamente posto l'accento sulla necessità di promuovere il radicamento dei servizi di cura per scongiurare la disparità fra i territori, a partire dalle aree inteme dell'Italia, ed evitare cosi un diritto alla salute diseguale per i cittadini . Questo principio è la sintesi dell'azione che molte Regioni italiane, di diverso colore politico, stanno conducendo all'intemo della Conferenza Stato-Regioni, per ottenere criteri più equi di distribuzione del Fondo Sanitario Nazionale. Fino ad oggi, infatti, il 98,5% del Fondo è stato ripartito m base al numero degli abitanti, scelta che inevitabilmente ha contribuito a penalizzare le aree inteme e i territori marginali rispetto alla centralità delle città e degli agglomerati urbani a maggiore densità abitativa. ² II timore di determinare un diritto alla salute diseguale per i cittadini , Lei ha giustamente evidenziato, si è già manifestato a detrimento delle aree interne e più periferiche. In questi territori. che testimoniano la varietà e la vitalità del patrimonio culturale e sociale del nostro Paese, mantenere i servizi essenziali è l'unica opzione possibile affinchè U diri-tlo alla salute sia il presupposto per scegliere di restare a vivere in questi luoghi, e costituisce ta dolorosa situazione di fatto che oggi aJfroniiamo. Nel ringraaarLa per avere manifestalo con la Sua autorevole posizione un chiaro indirizzo rispetto al tema ¡n questione, mi auguro che le Sue parole possano ispirare l'azione di ¿hi oggi è chiamato nei consessi nazionali ad aggiornare i parametri dei criteri di distribuzione del Fondo, perché sappiano cogliere e fare proprio il senso più autentico e profondo della Sua riflessione. L'occasione è lieta per porgerLe i miei più cordiali saluti. -tit_org- «Sanità nel caos in 8 anni Marsilio scriva a se stesso» -sec_org- tp:writer§§ Pietro Lambertini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603088506912.PDF §---§ title§§ Una legge per rilanciare la sanità Presentata l'iniziativa della Cgil «Più fondi e stop agli appalti» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603249907338.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "MESSAGGERO VENETO PORDENONE" del 16 May 2026

pubDate§§ 2026-05-16T05:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603249907338.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603249907338.PDF', 'title': 'MESSAGGERO VENETO PORDENONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603249907338.PDF tp:ocr§§ Una legge per rilanciare la sanità Presentata l’iniziativa della Cgil «Più fondi e stop agli appalti» Secondo il sindacato in questo modo si potrà risolvere il nodo personale nelle strutture EDOARDO ANESE Case di comunità ancora vuote, carenza di personale e servizi sempre più affidati ai privati: la nuova proposta di legge di iniziativa popolare lanciata dalla Cgil punta a invertire la rotta della sanità pubblica e potrebbe avere effetti concreti anche sul territorio di Pordenone, dove il tema della partecipazione dei cittadini alla gestione dei servizi sanitari resta aperto. Di fronte a una platea di oltre cento persone, che ieri mattina si sono riunite nell’auditorium della casa della studente per la presentazione dell’iniziativa sindacale, il segretario generale della Cgil di Pordenone Maurizio Marcon ha annunciato un presidio, in programma mercoledì 27 maggio, in piazzetta del Portello, «durante il quale denunceremo il rischio di un progressivo indebolimento del sistema pubblico», ha detto. Al centro della proposta di legge c’è il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale nella logica della legge 833, attraverso maggiori finanziamenti, nuove assunzioni e il superamento dei tetti di spesa sul personale. «Se non si interviene ora», ha aggiunto il numero uno della Cgil provinciale, «questo servizio rischia di essere perso». La Cgil contesta anche il crescente ricorso agli appalti esterni e alle cooperative: «Il pubblico sta abdicando al privato». Sul fronte locale, il segretario regionale della Fp critica anche il modello adottato da Asfo per le Case di comunità. L’azienda sanitaria ha creato spazi di partecipazione individuando interlocutori del territorio, ma secondo la sigla il coinvolgimento reale dei cittadini sarebbe ancora insufficiente. Da qui la richiesta di una gestione più condivisa e di strutture realmente operative, non soltanto sulla carta. La proposta arriva mentre, secondo i dati richiamati dalla fondazione Gimbe, la spesa sanitaria pubblica è destinata a ridursi nei prossimi anni rispetto al Pil, mentre aumentano gli investimenti nella spesa militare. «Con questa raccolta firme», ha concluso Marcon, «vogliamo riprenderci fino in fondo la sanità pubblica». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: EDOARDO ANESE Heading: Highlight: Image:L’intervento del segretario generale della Cgil Maurizio Marcon -tit_org- Una legge per rilanciare la sanità Presentata l'iniziativa della Cgil «Più fondi e stop agli appalti» -sec_org- tp:writer§§ Edoardo Anese guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051603249907338.PDF §---§ title§§ Il prezzo della longevità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779606111.PDF description§§

Estratto da pag. 40 di "CORRIERE DELLA SERA" del 16 May 2026

pubDate§§ 2026-05-16T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779606111.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779606111.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779606111.PDF tp:ocr§§ IL PREZZO DELLA LONGEVITÀ Il Paese e la salute In Italia si vive più a lungo, ma senza prevenzione la vecchiaia diventa una nuova fragilità sociale L’ Italia è un paese «lungovivente» ma sempre più demograficamente fragile, che sta entrando in una fase nuova: il numero dei cittadini non aumenta più ma cambiano età, salute e distribuzione sociale. I recenti dati Istat descrivono una popolazione sostanzialmente stabile, 58,9 milioni di residenti al 1 gennaio 2026, tenuta in equilibrio quasi solo dall’immigrazione, che compensa un saldo naturale profondamente negativo. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, appena 6 ogni mille abitanti, con una fecondità di 1,14 figli per donna, molto al di sotto della soglia di sostituzione. Nel frattempo, l’età media ha raggiunto 47,1 anni, gli over 65 sono 14,8 milioni (25,1% della popolazione) e gli ultra 85enni superano i 2,5 milioni. L’Italia è il paese più anziano dell’Unione europea: solo l’11,9% ha meno di 14 anni, mentre quasi un quarto ha 65 anni e più, oltre quattro anni sopra la media Ue. È una conquista di civiltà, la speranza di vita alla nascita è tra le più alte, 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, ma rappresenta anche una sfida di sistema: sempre meno lavoratori devono sostenere sempre più pensionati. Tumori e malattie cardiovascolari sono oggi responsabili di oltre la metà della mortalità (rispettivamente 26,3% e circa 30% nel 2023). A questo si sommano l’aumento di obesità, ipertensione e diabete — quest’ultimo interessa il 6,4% della popolazione — che alimentano multimorbidità e uso cumulativo di visite, farmaci, ricoveri, programmi di chronic care. Più di quattro adulti su dieci sono in eccesso di peso (46,4% degli over 18 anni — 34,8% sovrappeso e 11,6% obesi), tra i minori fra i 3 e i 17 anni il 26% è sovrappeso o obeso. La sedentarietà riguarda ormai il 30,8% della popolazione e quasi un terzo degli adulti presenta almeno due patologie croniche. Non è solo un tema di numeri ma di equità: tra i 25-64enni con basso titolo di studio si registra un sedentario su due, contro il 15% tra i laureati; l’eccesso di peso interessa il 56,4% di chi ha al massimo la licenza media, contro il 35,9% dei laureati. Il Sud concentra il 41,2% di sedentari, a fronte di un 20,3% al Nord; e oggi i tassi standardizzati di mortalità e l’età mediana alla morte mostrano un chiaro svantaggio del Mezzogiorno. La struttura sociale cambia insieme alla demografia. Le famiglie unipersonali sono salite al 37,1% (erano il 25,9% vent’anni fa), la dimensione media dei nuclei è scesa a 2,2 componenti e i nuclei monogenitore hanno raggiunto il 10,8%, in gran parte madri sole. Cresce il numero di anziani che vivono soli, spesso con limitazioni funzionali: aumenta così il fabbisogno di assistenza domiciliare e servizi sociali, proprio nelle aree in cui i giovani emigrano e la rete familiare si assottiglia. Questa combinazione, più anziani soli, più malattie croniche, più disuguaglianze territoriali, rischia di trasformare la longevità in un fattore di fragilità collettiva se non viene accompagnata da politiche sanitarie e sociali coerenti. Gli stranieri residenti sono 5,56 milioni (9,4% del totale), concentrati per oltre il 58% al Nord, dove raggiungono l’11,7% della popolazione e contribuiscono a ringiovanire la base attiva e contributiva. L’immigrazione è una delle poche leve che attenuano l’inaridimento demografico e sostengono, almeno nel medio periodo, il bilancio del sistema pensionistico. Ma la concentrazione dei migranti nelle aree più dinamiche e l’emigrazione di cittadini italiani, spesso giovani qualificati, accentuano il dualismo: il Nord beneficia di una base demografica più giovane, mentre il Mezzogiorno invecchia più rapidamente con una base occupazionale debole. Dentro questo quadro, la prevenzione smette di essere un accessorio opzionale, e diventa la principale politica industriale del Servizio sanitario nazionale. Ridurre obesità, sedentarietà, fumo e consumo di alcol significa agire sulle cause prime di quella multimorbidità che oggi colpisce oltre la metà degli adulti e il 70,5% degli over 75, spostando in avanti l’esordio delle patologie e comprimendo la disabilità nelle età più avanzate. Vuol dire investire in screening e vaccinazioni ma anche in città che favoriscano il movimento, in lavoro che non bruci salute, in scuole che riducano il divario educativo negli stili di vita. Per la politica sanitaria i numeri Istat pongono tre priorità: rafforzare la sanità territoriale e domiciliare per gli anziani fragili; ridurre il gradiente sociale e geografico nei fattori di rischio; integrare la dimensione migratoria come parte strutturale della sostenibilità previdenziale e non come emergenza. In gioco non c’è solo il bilancio di un sistema sanitario sotto pressione, ma la tenuta di un patto tra generazioni: un paese che vive più a lungo deve decidere se vuole anche vivere meglio e quanto è disposto a investire, in prevenzione e coesione sociale, perché questo accada. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Sergio Harari Heading: Highlight: ? Cure Prevenire le malattie deve smettere di essere un accessorio opzionale, e diventare la principale politica industriale del Servizio sanitario Image:ILLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS -tit_org- Il prezzo della longevità -sec_org- tp:writer§§ Sergio Harari guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779606111.PDF §---§ title§§ «Un gioco di squadra» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779706112.PDF description§§

Estratto da pag. 56 di "CORRIERE DELLA SERA" del 16 May 2026

Veronesi: la cura contro i tumori si fa insieme

pubDate§§ 2026-05-16T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779706112.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779706112.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779706112.PDF tp:ocr§§ «UN GIOCO DI SQUADRA» VERONESI: LA CURA CONTRO I TUMORI SI FA INSIEME Scenari La Fondazione Veronesi ha premiato 145 medici e ricercatori. Il presidente: «Occhio agli stili di vita» «P iù ricerca, più prevenzione, più informazione alle persone. Per guadagnare terreno contro i tumori si passa da qui». Non ha dubbi Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi Ets, quando lo contattiamo in occasione dell’annuale cerimonia dedicata ai finanziamenti alla ricerca scientifica: «La metafora bellica della “lotta al cancro” oggi è superata — ci racconta —: di guerra si parla, sfortunatamente, già troppo attorno a noi. I pazienti non si identificano più nell’idea del guerriero. Meglio attingere al mondo dello sport, fatto di fatica, di competizioni, di gioco di squadra. È così che, chi investe in ricerca, cerca di guadagnare la vittoria un punto dopo l’altro, mettendo l’avversario in un angolo». Se si guarda l’ipotetico tabellone del match, quello dei numeri del cancro nel nostro Paese, si vedono i risultati dell’impegno profuso dai ricercatori e da chi, come Fondazione Veronesi, li finanzia anno dopo anno: le guarigioni in Italia sono in aumento, la mortalità è in calo (meno 9 per cento negli ultimi 10 anni) la sopravvivenza dei malati è migliore di quella media europea. «E anche per chi non può guarire, in un numero crescente di tumori abbiamo a disposizione molte nuove terapie che sono in grado di allungare moltissimo, di anni o di decenni, la vita delle persone. Una vita di buona qualità» sottolinea Veronesi. Così è cresciuto il numero degli italiani che vivono dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro: oggi sono circa 3 milioni e 700mila, ovvero ben il 6,2 per cento della popolazione. Il merito va tutto alla ricerca scientifica, che da un lato ha compreso meglio i meccanismi alla base della formazione del cancro, della sua progressione, formazione di metastasi, resistenza alle terapie e dall’altro ha messo a punto nuovi trattamenti. Chirurgia, radioterapia, nuovi farmaci sempre più precisi, efficaci e meno tossici. Per sostenere il lavoro di scienziati e medici d’eccellenza Fondazione Veronesi dal 2003, anno della sua nascita, si impegna a raccogliere fondi: finora ha finanziato 2.643 borse di ricerca in 187 Istituti e Università (in Italia e all’Estero), 160 progetti di ricerca, 19 protocolli di cura nel campo dell’oncologia pediatrica e 4 piattaforme di ricerca e cura internazionali. E c’è di più, com’è stato ricordato lo scorso 12 maggio durante la cerimonia nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano: c’è l’impegno sulla prevenzione, un fronte sul quale in casa Veronesi ci si impegna da sempre. Tra pochi giorni a Chicago saranno riuniti gli specialisti di tutto il mondo per uno dei congressi più importanti nel mondo dell’oncologia e l’attenzione agli stili di vita è uno dei temi di maggior rilievo. Negli ultimi anni tutte le società scientifiche, italiane e internazionali, e tutti i più grandi convegni hanno inserito la prevenzione fra i fuoriclasse da mettere in campo in questo match contro i tumori: serve il grande talento degli scienziati più brillanti, ci sono terapie innovative che hanno il ruolo dei grandi campioni «e c’è la prevenzione, che ancora oggi troppe persone sottovalutano — dice Veronesi —: numeri alla mano, un tumore su tre è causato da nostri comportamenti, potrebbe essere evitato facendo scelte corrette a tavola e nella nostra quotidianità». Ad esempio, il consumo di alcol è collegato a 7 tipi di cancro, l’obesità a 12. E il fumo, da solo, è responsabile del 25 per cento dei decessi oncologici nel mondo. «Restano troppo diffusi quegli stili di vita scorretti (inclusa la sedentarietà) che contribuiscono all’insorgenza del cancro e resta molto da fare per migliorare l’adesione agli screening per la diagnosi precoce (mammografia per il cancro al seno, ricerca del sangue occulto nelle feci per il colon retto, Pap/Hpv test per l’utero) che salvano la vita — continua l’oncologo —. Abbiamo sempre più bisogno di prevenzione, sia per far diminuire il numero di persone che si ammalano, sia per non aumentare a dismisura il carico sugli ospedali e sul Servizio sanitario nazionale». Che altro c’è nel futuro? «Cure più mirate, tollerabili e personalizzate, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e ridurre il rischio di cure in eccesso» conclude Veronesi. ---End text--- Author: Vera Martinella Heading: Scenari La Fondazione Veronesi ha premiato 145 medici e ricercatori. Il presidente: «Occhio agli stili di vita» Highlight: Sostegno ? È possibile sostenere la ricerca scientifica di Fondazione Umberto Veronesi Ets grazie a donazioni singole o periodiche sul sito ufficiale fondazioneveronesi.it, destinando il proprio 5X1000 a Fondazione Umberto Veronesi indicando il Codice Fiscale 97298700150, Anche le aziende possono contribuire Lunga vita Anche per chi non può guarire ci sono terapie che allungano la vita di moltissimi decenni Paolo Veronesi presidente di Fondazione Umberto Veronesi Ets, Direttore Divisione Senologia Chirurgica Ieo e professore ordinario in Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano Image:GETTY IMAGES/JACOB WACKERHAUSEN -tit_org- «Un gioco di squadra» -sec_org- tp:writer§§ Vera Martinella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779706112.PDF §---§ title§§ Hantavirus, in Europa nessun nuovo caso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779406105.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "LIBERO" del 16 May 2026

Il ministero della Salute: «Non ci sono contagiati». Esclusa la mutazione dell'agente patogeno

pubDate§§ 2026-05-16T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779406105.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779406105.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779406105.PDF tp:ocr§§ RISCHIO BASSO DI DIFFUSIONE Hantavirus, in Europa nessun nuovo caso Il ministero della Salute: «Non ci sono contagiati». Esclusa la mutazione dell’agente patogeno ¦ «Non sono stati segnalati nuovi casi né decessi. Il rischio per la popolazione generale dell’Ue rimane molto basso». È quanto ha scritto ieri l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) nel suo aggiornamento quotidiano sulla situazione dell’Hantavirus. A ieri restano segnalati «undici casi, di cui otto confermati, due probabili e uno inconcludente», senza variazioni rispetto ai precedenti dati. Insomma, niente panico. Anche in Italia il ministero della Salute ha confermato con una circolare che non c’è nessun caso di contagio nel Paese. «Allo stato attuale, non risultano registrati sul territorio nazionale, ma la loro ipotetica insorgenza richiede comunque adeguate misure di preparedness e coordinamento, nell’ottica di assicurare un approccio improntato alla massima precauzione». E che il rischio per la popolazione italiana, come ricordato più volte dal ministero, resta basso. L’esercizio di minimizzare la paura-Hantavirus è generalizzata un po’ in tutta Europa. In Francia il ministro della Sanità, Stephanie Rist, ha sottolineato il miglioramento della situazione: «Non c’è nessun elemento che suggerisca l'emergere di una variante potenzialmente più trasmissibile o più pericolosa». Le buone notizie arrivano soprattutto dall’istituto Pasteur, dove i risultati del sequenziamento del virus hanno evidenziato l’assenza di mutazioni più contagiose. «Nulla suggerisce in questa fase l’emergere di una variante particolare con nuove caratteristiche», ha spiegato l’Istituto Pasteur in un comunicato. «Queste sequenze sono molto simili ai ceppi del virus noti per circolare nell’America Latina meridionale». E dunque poco contagiosi. Il mondo tira un sospiro di sollievo ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Hantavirus, in Europa nessun nuovo caso -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779406105.PDF §---§ title§§ Trapianto Napoli: Oppido, cuore tolto prima di capire che l'altro avesse danni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601785006113.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 16 May 2026

pubDate§§ 2026-05-16T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601785006113.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601785006113.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601785006113.PDF tp:ocr§§ Trapianto Napoli: Oppido, cuore tolto prima di capire che l’altro avesse danni IL CASO MONALDI «Non avremmo potuto fare niente di diverso, ognuno ha fatto quello che doveva fare. Quando è uscito l’organo andava impiantato per forza (...). Il cuore io lo avevo tolto prima di, diciamo, capire che quell’altro potesse avere dei danni. Non abbiamo avuto scelta, ok?». Sono le parole di Guido Oppido, cardiochirurgo del Monaldi di Napoli che ha eseguito il trapianto di cuore su Domenico Caliendo, 2 anni, al quale è stato impiantato un organo danneggiato e poi deceduto il 21 febbraio. Oppido parla durante una riunione con gli altri sanitari dell’équipe convocata per gli audit dei commissari del Ministero della Salute. La conversazione tra Oppido e gli altri sanitari è stata registrata e consegnata alla Procura da un sanitario ascoltato dai magistrati come teste. ---End text--- Author: Redazione Heading: IL CASO MONALDI Highlight: Image: -tit_org- Trapianto Napoli: Oppido, cuore tolto prima di capire che l’altro avesse danni -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601785006113.PDF §---§ title§§ Sanità e appalti, Landini lancia la raccolta di firme = Sanità e riordino degli appalti La Cgil lancia due nuove leggi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779906110.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "SECOLO XIX" del 16 May 2026

Matteo Dell''Antico/PAGINA12 I| segretario generale Landini ha presentato a Genova il via alla raccolta firme

pubDate§§ 2026-05-16T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779906110.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779906110.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779906110.PDF tp:ocr§§ Sanità e appalti, Landini lancia la raccolta di firme Matteo Dell’Antico / PAGINA 13 Sanità e riordino degli appalti La Cgil lancia due nuove leggi Il segretario generale Landini ha presentato a Genova il via alla raccolta firme Parte da Genova, lanciata dal segretario Maurizio Landini, la campagna di raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Cgil su sanità pubblica e appalti. Matteo Dell’Antico / GENOVA P arte da Genova la campagna di raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Cgil con un gran numero di organizzazioni e associazioni della società civile, dedicate alla sanità pubblica e agli appalti. «Milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, servono maggiori investimenti sulla sanità pubblica e i soldi si possono prendere, ad esempio, da quelli che vengono spesi per le armi. La legge sugli appalti invece crea disuguaglianze e precarietà», ha detto il segretario del sindacato, Maurizio Landini, ieri nel capoluogo ligure. L’assemblea generale organizzata dalla Camera del lavoro di Genova ai Giardini Luzzati è stata aperta dal segretario generale della Cgil genovese, Igor Magni. Le due proposte di legge riguardano, da un lato, la sanità e il diritto effettivo alla tutela della salute, con l’obiettivo di difendere e rafforzare il servizio sanitario nazionale e valorizzare il lavoro nel settore. Dall’altro, il tema del lavoro negli appalti, per garantire lo stesso salario, le stesse tutele e gli stessi diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti del committente, oltre a maggiori condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. A Genova era presente anche il segretario generale della Cgil Liguria, Maurizio Calà, oltre a molti sindacalisti e lavoratori, all’assessore comunale Emilio Robotti, alla deputata Valentina Ghio e ai consiglieri regionali Gianni Pastorino, Katia Piccardo, Simone D’Angelo e Stefano Giordano. All’assemblea generale sono intervenute anche Maria Pia Scandolo, segretaria regionale Cgil e Simona Nieddu, segretaria provinciale del sindacato. Landini, dal palco, ha puntato il dito contro anche contro le politiche industriali del governo, a partire dall'ex Ilva. «Stiamo rischiando di perdere il nostro sistema produttivo. Se parliamo di politiche industriali, significa anche di nuovo un intervento dello Stato. Se parliamo di Ilva, noi lo stiamo dicendo da anni: senza un intervento pubblico nella gestione di quell'impresa per garantire uno sviluppo, corriamo il rischio di una vera e propria chiusura. E tra l’altro siamo un Paese che sta comprando l'acciaio da altre parti del mondo, perché senza l’energia e senza l’acciaio non esiste l'industria. Quindi è evidente che questa è un’attività strategica». A tenere banco anche il caro energia. «Il costo dell’energia è un problema serissimo perché l'Italia è il Paese in Europa che ha i costi più alti di chiunque altro. E questo sta mettendo in difficoltà le imprese ma anche le famiglie e le persone normali. È da tempo che stiamo dicendo che bisogna investire sulle fonti rinnovabili». — ---End text--- Author: Matteo Dell’Antico Heading: Highlight: Image:Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a Genova ZEGGIO -tit_org- Sanità e appalti, Landini lancia la raccolta di firme Sanità e riordino degli appalti La Cgil lancia due nuove leggi -sec_org- tp:writer§§ Matteo Dell'Antico guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601779906110.PDF §---§ title§§ Intervista a Ilenia Malavasi - "Welfare, il governo fa la guerra agli indifesi" = «Il governo smantella il welfare, e si accanisce contro i più indifesi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601784906116.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "UNITÀ" del 16 May 2026

U. De Giovannangeli a p. 2

pubDate§§ 2026-05-16T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601784906116.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601784906116.PDF', 'title': 'UNITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601784906116.PDF tp:ocr§§ “Welfare, il governo fa la guerra agli indifesi” U. De Giovannangeli a p. 2 Parla Malavasi «IL GOVERNO SMANTELLA IL WELFARE, E SI ACCANISCE CONTRO I PIÙ INDIFESI» «I poveri, le persone con disabilità, le donne: sono le vittime delle scelte politiche di questa destra. Quando trovi miliardi per il taglio delle tasse ai redditi alti, le risorse per aumentare le spese militari e poi dici che non ci sono soldi per la sanità pubblica, stai dicendo che la salute è un bene per chi se la può permettere, non un diritto universale» PARLA ILENIA MALAVASI I lenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e capogruppo in commissione Affari Sociali a Montecitorio , non usa mezzi termini: “Questo governo smantella pezzo per pezzo il welfare universale. E lo fa scegliendo sempre le stesse vittime: i poveri, le persone con disabilità, le donne, chi non può difendersi”. Partiamo da un dato che fa male. Il Servizio Sanitario Nazionale compie quarantasette anni. Come sta? Una precisazione necessaria. In Italia abbiamo un sistema sanitario pubblico di grande qualità, che oggi sta pagando le conseguenze di scelte sbagliate, di tagli e di mancata programmazione. E quindi oggi sta Male. Molto male. E non è una valutazione politica, è la fotogra?a che ci restituiscono i numeri. Quasi sei milioni di italiani hanno rinunciato nel 2024 a cure, a prestazioni sanitarie necessarie, alla prevenzione perché non potevano permetterselo economicamente, evidenziando un aumento signi?cativo rispetto ai 4,5 milioni del 2023. Le liste d’attesa sono diventate un muro invalicabile: per una risonanza magnetica si aspettano mesi, per una visita oncologica anche di più. Il personale sanitario è esausto, sottopagato e scappa, all’estero o verso il privato. Con questo governo il ?nanziamento rispetto al PIL è sceso dal 7,1% quando governava il centrosinistra al 6,4% attuale, privando il Servizio Sanitario Nazionale di circa 14 miliardi di potere d’acquisto reale e allontanandoci ulteriormente dalla media europea, che viaggia sopra l’8% con giganti come Germania e Francia oltre il 10%. Il ?nanziamento reale al SSN, al netto dell’in?azione, è in calo. Il governo mente parlando di risorse aggiuntive: si tratta di briciole rispetto al fabbisogno reale. Intanto il privato avanza, e avanza perché il pubblico arretra. È una scelta politica, non una fatalità. Peraltro, in tutti questi anni il governo ha mostrato una pericolosa tendenza antiscienti?ca. Ricordo che nel maggio 2025, l’Italia si asteneva, insieme a Iran, Russia e Israele, sul nuovo piano pandemico. Credo sia giunto il momento di rivedere questa posizione assurda e pericolosa. Questo attacco alla sanità è una scelta politica o, come sostiene il governo, una necessità dettata dai conti? Quando trovi miliardi per il taglio delle tasse ai redditi alti, le risorse per aumentare le spese militari, non tocchi i privilegi ?scali di alcune categorie e poi dici che non ci sono soldi per la sanità pubblica, stai facendo una scelta politica. Stai dicendo che la salute è un bene per chi se la può permettere, non un diritto universale. Stai dicendo che la sanità pubblica non è una priorità. Stai dicendo che preferisci acquistare prestazioni dal privato, piuttosto che investire in assunzioni di personale, andando a svuotare di competenze e di futuro il Ssn. Noi invece diciamo che la salute è un diritto costituzionale non negoziabile. E che ?nanziare il SSN non è un costo, è un investimento nel capitale umano e nella coesione sociale. Persone con disabilità, non autosuf?cienti, famiglie in povertà. Cosa è stato fatto da questo governo? È stata approvata una delega sulla disabilità, con grandi fanfare, presentata come rivoluzione. Ma una delega è una cornice vuota se non ci metti le risorse. E le risorse non ci sono. La riforma della disabilità rischia di diventare l’ennesimo libro dei sogni: sulla carta un sistema di valutazione rinnovato, progetti di vita individuali, inclusione reale. Nella realtà, i fondi stanziati sono insuf?cienti, i decreti attuativi arrivano in ritardo, i Comuni, che dovrebbe ro essere il braccio operativo, sono lasciati senza strumenti, le sperimentazioni parziali e inef?caci. Intanto le famiglie con un disabile grave continuano a fare i salti mortali. L’indennità di accompagnamento è ferma a cifre che non bastano nemmeno a pagare poche ore di assistenza. Lo stesso possiamo dire per la riforma per la non autosuf?cienza. Decreti attuativi mancanti o inef?caci, che tradiscono lo spirito originario di una riforma innovativa e attesa da oltre 20 anni. Il racconto è sempre rivoluzionario, la realtà invece sempre drammatica. I caregiver familiari, che spesso sono una donna che ha rinunciato al lavoro e alla propria vita, non hanno ancora un riconoscimento giuridico degno di questo nome. La legge per i caregiver familiari dove è ?nita? Il dibattito parlamentare è stato umiliato, le nostre proposte di legge abbandonate, per dare spazio e voce al disegno di legge della Ministra Locatelli. Non è una buona proposta, poco più di uno specchio per le allodole. Mancano le risorse, mancano tutele lavorative e previdenziali, mancano diritti. E ci sono molte cose sbagliate, vincoli anacronistici, come la convivenza per avere un minimo riconoscimento. C’è chi in questo Paese dedica la propria esistenza all’assistenza di un familiare o di un amico gravemente disabile o non autosuf?ciente. Rinuncia al lavoro, alla pensione, alla vita sociale, alla salute. E lo Stato cosa fa? Al massimo gli dice: “Sei un bravo cittadino”, anzi sei così bravo che se convivi e rinunci al lavoro, ti riconosco un bonus contro la tua povertà. Meno di 1 euro all’ora, un’offesa per i caregiver e una vergogna per questo governo. Noi avevamo presentato proposte concrete: contributi ?gurativi, pensioni anticipate, servizi di sostegno, percorsi di sollievo, supporto psicologico. Tutto insabbiato. Abbiamo sprecato una buona occasione per fare una legge di civiltà e dare piena dignità a tutti i caregiver, nessuno escluso. Il governo ha anche abolito il Reddito di Cittadinanza e lo ha sostituito con altre misure che molti giudicano insuf?cienti. L’abolizione del RdC ha lasciato senza rete di protezione centinaia di migliaia di persone che non sono “occupabili” in nessun senso realistico del termine: persone anziane sole, persone con disabilità senza supporto, famiglie con minori in condizione di povertà assoluta. Il nuovo sistema, tra Assegno di Inclusione e Supporto per la Formazione e il Lavoro, è frammentato, ha platee più ristrette, importi più bassi, condizionalità più stringenti. E soprattutto non funziona per chi non può lavorare, che è esattamente la platea che aveva più bisogno di tutela. Il risultato? Secondo i dati della Caritas e di altri osservatori, decine di migliaia di persone sono fuori da qualsiasi misura di sostegno. La povertà aumenta e cresce il disagio sociale. Questa non è riforma del welfare, è smantellamento. Perché è urgente un salario minimo? Perché in Italia esistono contratti collettivi che prevedono retribuzioni di cinque, sei euro l’ora. Perché esiste il lavoro povero, e non è un’astrazione: sono le cassiere, i rider, i lavoratori della logistica, le addette alle pulizie, gli operatori sociali. Persone che lavorano e però non ce la fanno ad arrivare a ?ne mese. Parliamo di 3 milioni di persone. Noi avevamo proposto, insieme a quasi tutta l’opposizione, un salario minimo legale a nove euro lordi l’ora. Una proposta adottata da quasi tutti i Paesi dell’Ue. Il governo ha risposto con un niet ideologico, nascondendosi dietro la retorica della contrattazione collettiva. La nostra proposta voleva proprio potenziare la contrattazione collettiva, a tutela dei settori non coperti e contro i contratti pirata. Il salario minimo è una questione di dignità. E la dignità non può essere negoziata al ribasso. Lei parla spesso di un governo contro le donne. Lo dimostrano i fatti. Guardi i congedi parentali: l’Italia è fanalino di coda in Europa per congedo obbligatorio dei padri. Il governo aveva la possibilità di intervenire, di avvicinarci agli standard nordeuropei, di spingere verso una genitorialità condivisa. Non lo ha fatto. I congedi di paternità rimangono simbolici, dieci giorni obbligatori, una presa in giro rispetto ai mesi garantiti in Svezia o Finlandia. Questo signi?ca che il peso della cura continua a cadere quasi esclusivamente sulle donne. Il che si traduce in uscite dal mercato del lavoro, in carriere interrotte, in pensioni da fame. E poi c’è la questione dell’autonomia economica: senza salario minimo, senza reddito di sostegno adeguato, senza servizi all’infanzia universali, le donne rimangono economicamente dipendenti. Un governo che non affronta questi nodi strutturali non è neutro rispetto alla questione di genere: è un governo che perpetua la disuguaglianza, limita la libertà delle donne e rallenta il cammino di emancipazione femminile. Eppure, il governo ha una donna come premier. Non è una contraddizione? No, è una conferma. Avere una donna al governo non basta, se le politiche non tutelano le donne anzi smantellano un sistema di diritti. Meloni ha fatto della sua storia personale un simbolo, ma le politiche della sua maggioranza vanno esattamente nella direzione opposta. Tagliare il welfare, non estendere i congedi, non costruire una rete di asili nido universali (ricordo che sono stati tagliati 100.000 posti di asilo nido dai progetti PNRR), non combattere il lavoro povero, depotenziare i consultori, attaccare il diritto all’aborto, rappresenta un attacco alle donne. C’è chi dice che l’opposizione sa bene cosa non va, ma non sa proporre un’alternativa credibile. Il PD ha depositato proposte concrete su tutto quello di cui abbiamo parlato: salario minimo, caregiver, non autosuf?cienza, potenziamento del SSN, congedi paritari. Non sono slogan, sono testi parlamentari con coperture ?nanziarie, articolati e pronti. Il problema è che questo governo e la sua maggioranza non vogliono discutere. Ma l’alternativa si costruisce anche fuori dal Parlamento: si costruisce ascoltando le associazioni delle persone con disabilità, i sindacati, i medici di base, le famiglie che non ce la fanno. Si costruisce partendo dalle risposte concrete che i cittadini aspettano. Noi stiamo lavorando a un programma di governo che ponga al centro la persona. Che dica: la tua fragilità non è una colpa, è un diritto che deve essere supportato. Questo governo ha scelto di attaccare i più indifesi tra gli indifesi. Noi scegliamo di stare dalla loro parte perché crediamo che una democrazia si misuri da come tratta chi è più vulnerabile. ---End text--- Author: Umberto De Giovannangeli Heading: Parla Malavasi PARLA ILENIA MALAVASI Highlight: “ Salario minimo, caregiver, non autosuf?cienza, potenziamento del SSN, congedi paritari: il Pd ha depositato proposte concrete su tutto. Non sono slogan, ma testi parlamentari con coperture ?nanziarie Image:Ilenia Malvasi -tit_org- Intervista a Ilenia Malavasi - “Welfare, il governo fa la guerra agli indifesi” «Il governo smantella il welfare, e si accanisce contro i più indifesi» -sec_org- tp:writer§§ Umberto De Giovannangeli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/16/2026051601784906116.PDF §---§