title§§ Evento Controcampo. Memorie e attualità
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Estratto da pag. 1 di "abbonamentomusei.it" del 15 May 2026
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tp:ocr§§ Torino (TO)giovedì 14.05.2026 ore 18:00-21:00giovedì 21.05.2026 ore 18:30-21:00giovedì 04.06.2026 ore 18:30-21:00giovedì 18.06.2026 ore 18:00-21:00Il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà presenta Controcampo, un nuovo ciclo di quattro appuntamenti tra maggio e giugno 2026 per leggere il presente da un’altra inquadratura.Il progetto nasce dalla convinzione che la memoria storica non sia un patrimonio chiuso, ma una “grammatica” necessaria per affrontare le sfide del futuro. Attraverso il linguaggio del cinema e del dibattito pubblico, il Museo apre uno spazio di confronto su temi cruciali dell’oggi: lavoro, salute, diritti e radicalizzazione.Il ProgrammaIl ciclo alterna due proiezioni cinematografiche d’autore e due incontri di approfondimento con relatori di rilievo nazionale: Giovedì 14 maggio, ore 18.00 | Cinema: Quattro figlie di Kaouther Ben Hania. Un documentario candidato all’Oscar che indaga il tema della radicalizzazione e dell’autorità patriarcale attraverso la storia di una madre tunisina. Giovedì 21 maggio, ore 18.30 | Dibattito: Il diritto al lavoro con Pietro Garibaldi. Una riflessione sul significato attuale dell’Art. 1 della Costituzione, tra nuove professionalità e frammentazione del mercato. Giovedì 4 giugno, ore 18.30 | Dibattito: Il diritto alla salute con Nino Cartabellotta (Fondazione GIMBE). Un’analisi basata sui dati per capire se la tutela della salute stia diventando un privilegio per pochi. Giovedì 18 giugno, ore 18.00 | Cinema: Scemi di guerra di Enrico Verra. Un viaggio negli archivi sulle patologie psichiatriche della Grande Guerra, un “controcampo” necessario mentre il conflitto torna ai confini dell’Europa.La Struttura delle SerateOgni appuntamento è concepito come un “ritmo in tre tempi” per favorire la partecipazione: Primo tempo: Proiezione o intervento del relatore presso l’Auditorium del Polo del ’900. Secondo tempo: Dialogo aperto in sala con domande e scambio di idee tra pubblico e ospiti. Terzo tempo: Un momento conviviale con apericena presso la Caffetteria del Polo, pensato per trasformare il dibattito in relazione personale e incontrare da vicino i protagonisti.Informazioni Pratiche Dove: Polo del ’900, Via del Carmine 14, Torino. Ingresso: Libero fino a esaurimento posti. Apericena: Su prenotazione a prezzo fisso di 10 €. La prenotazione dell’apericena garantisce anche la riserva del posto a sedere in sala.In collaborazione con AIACE Torino.
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§---§
title§§ Sanità, Fina (Pd):Marsilio fallimentare in Abruzzo, lasci fuori Quirinale
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Estratto da pag. 1 di "askanews.it" del 15 May 2026
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tp:ocr§§ Roma, 15 mag. (askanews) – “Marsilio lasci fuori il Quirinale: se vuole più fondi per la sanità parli con Meloni, non con Mattarella. La questione delle aree interne è reale, ma la Presidenza della Repubblica non può diventare il bersaglio su cui la destra scarica le proprie responsabilità. Il problema è politico: il Governo Meloni non sta rifinanziando davvero il SSN. Il DFP 2026 prevede una spesa sanitaria ferma al 6,4% del PIL fino al 2029, con un divario di oltre 30 miliardi tra fabbisogno e finanziamento pubblico. Gimbe avverte che senza nuove risorse le Regioni saranno costrette a tagliare servizi o aumentare le tasse, come già avvenuto in Abruzzo”. Lo dichiara il senatore abruzzese tesoriere del Pd Michele Fina, sull’appello pubblico per la sanità abruzzese rivolto dal Governatore Marsilio al Quirinale “Intanto – sottolinea Fina- aumentano le persone che rinunciano alle cure, circa 6 milioni, e cresce una sanità sempre più legata al reddito. Il Pd propone invece di portare gradualmente la spesa sanitaria al 7-7,5% del PIL, assumere personale e ridurre liste d’attesa e privatizzazione. Anche il Programma operativo 2026-2028 della sanità abruzzese prevede circa 170 milioni di tagli tra personale, investimenti, dispositivi medici e medicina territoriale. Inoltre i Ministeri della Salute e dell’Economia hanno imposto prescrizioni vincolanti alla Regione, segno di un commissariamento di fatto. Marsilio scrive a Mattarella, ma dovrebbe spiegare agli abruzzesi perché la sanità regionale sia arrivata a questo punto dopo anni di governo della destra. La sanità abruzzese ha bisogno di medici, pronto soccorso efficienti, ospedali finanziati e servizi nelle aree interne, non di lettere scenografiche o di autonomia differenziata che rischia di aumentare le disuguaglianze tra Nord e Sud”.
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Il Sistema sanitario privato sta impoverendo il Servizio pubblico, sottraendo ingenti risorse
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Estratto da pag. 1 di "ecodelsannio.it" del 15 May 2026
pubDate§§ 2026-05-15T10:14:00+00:00
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tp:ocr§§ DiRedazione EDSMag 15, 2026 C’é CHI SALTA LA FILAIN OSPEDALE: CRESCELA DISEGUAGLIANZADANNOSA PER IL PAESEDi Roberto Fronzuti Direttore dell’Eco di Milano e Provincia Fra i tanti e irrisolti problemi della sanità, abbiamo la questione riguardante le mutue private, chiamate anche fondi, che un numero sempre crescente di cittadini “privilegiati” dispone. Non ci sarebbe nulla di male, se non si fosse creato in seno alle cliniche private la doppia corsia. Per dirla in parole chiare: quando si chiede una prestazione medica o un esame diagnostico ad ospedali e cliniche private, ma convenzionate con il Sistema sanitario nazionale, vi parlano di attese di mesi e talvolta di anni. Viceversa quando fate presente all’addetto alla prenotazione che disponete di un’assicurazione che copre il costo degli esami, le cose cambiano; non si parla più di attese lunghe, ma solo di settimane o addirittura di pochi giorni. Tutto legale; nulla da dire, ma la Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta, dimostra, dati alla mano, che attraverso questo meccanismo il privato sta impoverendo il Servizio pubblico, sottraendo ingenti risorse.In buona sostanza. Chi ha un’assicurazione “salta la fila” ed ottiene subito le prestazioni.Ci troviamo all’inizio -di fatto- di fronte a una privatizzazione silenziosa della sanità. Attraverso questo meccanismo “l’operatore privato della sanità, acquisisce ingenti risorse economiche, che gli consentono di espandersi. È il caso del cosiddetto San Donato, che partendo con la sola clinica privata Città di Pavia negli anni ‘60, nel 1969 apriva l’ospedale sandonatese di via Morandi (come ricorda la prima pagina del nostro giornale di quell’anno). Pare che San Donato sia il più grande Gruppo privato d’Italia nel ramo.Il Gruppo San Donato, conta ai nostri giorni circa 48 strutture ospedaliere compreso il San Raffaele e ambulatori vari.Di fronte a una situazione preoccupante, che in prospettiva prefigura “una dittatura del privato e un ruolo secondario per il sistema pubblico”, che fare? Gli esperti di Gimbe sostengono che solo un provvedimento legislativo del governo, teso a stabilire che assicurazioni e fondi privati, possano solo integrare le prestazioni offerte dallo Stato, potrebbe interrompere questo giro vizioso, che sta portando il nostro sistema sanitario allo sfascio.Così facendo si eliminerebbe una pericolosa diseguaglianza fra i cittadini. Ogni euro destinato alle assicurazioni è tolto ad ospedali pubblici e ai nostri medici.Tradotto in soldoni, cliniche e ospedali privati convenzionati con SNN, incassano il 39,5 % della spesa sanitaria dell’Italia; in alcune aree del Paese arriva al 50%. Il governo corra ai ripari; è una situazione a dir poco preoccupante.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Garlasco: giallo sul documento scritto a mano sulla richiesta di archiviazione di Sempio
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Estratto da pag. 1 di "eurogiornale.com" del 15 May 2026
pubDate§§ 2026-05-15T10:22:00+00:00
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tp:ocr§§ RaiNews - Cronaca 14 Maggio 2026 Nuovi sviluppi sul caso Garlasco: un foglio scritto a mano e senza timbri solleva dubbi sulla richiesta di archiviazione per Andrea Sempio. Mentre Stasi lascia Roma, la Procura di Brescia indaga per corruzione su un fascicolo "anomalo" Garlasco: giallo sul documento scritto a mano sulla richiesta di archiviazione di SempioNuovi sviluppi sul caso Garlasco: un foglio scritto a mano e senza timbri solleva dubbi sulla richiesta di archiviazione per Andrea Sempio. Mentre Stasi lascia Roma, la Procura di Brescia indaga per corruzione su un fascicolo "anomalo"14/05/2026Tg1, Giuseppe La VeniaIl caso del delitto di Garlasco si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo che sembra uscito da un romanzo d'appendice. Al centro del giallo c’è un foglio bianco, undici righe scritte a mano, privo di timbri ufficiali o numeri di protocollo, che però risulta allegato alla bozza della richiesta di archiviazione per Andrea Sempio.Il documento fa riferimento a un esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi, Elisabetta Ligabò, e cita indagini difensive condotte da una società privata che avrebbero segnalato indizi di colpevolezza a carico di Sempio. La natura "ibrida" e informale di questo appunto ha sollevato pesanti interrogativi: chi ne è l'autore? E perché si trovava in un fascicolo custodito presso il nucleo informativo dei Carabinieri di Pavia, che non aveva competenza sulle indagini?L'ombra della corruzione e l'inchiesta di BresciaQueste anomalie hanno spinto la Procura di Brescia ad aprire un’inchiesta per corruzione, ipotizzando irregolarità nella gestione degli atti che hanno portato alla richiesta di archiviazione. Gli inquirenti bresciani cercano di capire se vi siano state pressioni o scambi illeciti per pilotare l'esito dell'accertamento su Sempio.Stasi lascia Roma: la nuova strategia della difesaNel frattempo, Alberto Stasi, oggi trentottenne, ha deciso di lasciare Roma. "Troppa pressione, non sono sereno", avrebbe confidato ai suoi legali. Il suo team di difesa è attualmente al lavoro su una "contro-narrazione" del delitto, supportata da sei consulenze tecniche mirate a smontare le accuse e a riaprire, di fatto, la partita giudiziaria attraverso la richiesta di revisione.La battaglia legale e il dolore dei PoggiIl clima resta teso anche sul fronte mediatico e civile. Sono circa 200 le querele depositate dalla famiglia Poggi e dalle gemelle K per diffamazione e atti persecutori, alcune delle quali riguardano anche l’autrice di un podcast che Sempio ascoltava durante il periodo delle intercettazioni.Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, ha espresso con amarezza il sentimento dei suoi assistiti: "Fa male sentirsi giudicati su cose inesistenti senza potersi minimamente difendere". Una vicenda che, a quasi vent'anni dai fatti, continua a trascinarsi tra zone d'ombra e colpi di scena legali. Garlasco Roma Pavia Alberto Stasi Andrea Sempio Gian Luigi TizzoniFonte: www.rainews.it
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Taranto, arrestato il sesto ragazzo del branco accusato dell”omicidio del bracciante Sako Bakari
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Estratto da pag. 1 di "eurogiornale.com" del 15 May 2026
pubDate§§ 2026-05-15T10:24:00+00:00
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tp:ocr§§ RaiNews - Cronaca 14 Maggio 2026 Aveva confessato e fatto ritrovare l'arma del delitto (un coltello) un 15enne tarantino, sarebbe lui l'esecutore dell'accoltellamento, ma non è il solo coinvolto Taranto, arrestato il sesto ragazzo del branco accusato dell''omicidio del bracciante Sako BakariAveva confessato e fatto ritrovare l'arma del delitto (un coltello) un 15enne tarantino, sarebbe lui l'esecutore dell'accoltellamento, ma non è il solo coinvolto14/05/2026Bakari Sako, il bracciante 35enne ucciso a Taranto da una baby gang, Taranto, 13 maggio 2026Ansa/FacebookBakari Sako, il bracciante 35enne ucciso a Taranto da una baby gang, Taranto, 13 maggio 2026È stato fermato in mattinata un sesto componente della banda accusata dell'omicidio di Bakari Sako, 35enne originario del Mali, bracciante, ucciso sabato mattina a Taranto. Si tratta di un giovane di 22 anni, secondo maggiorenne della banda. Nei giorni scorsi sono stati fermati altri cinque giovani con l'accusa di omicidio aggravato dai futili motivi: un 20enne e quattro minorenni, tutti tra i 15 e i 16 anni, per i quali procedono le rispettive Procure di competenza. .Bracciante ucciso a Taranto, gli istanti della feroce aggressione12/05/2026Apri contenutoNei giorni scorsi aveva confessato e fatto ritrovare l'arma del delitto (un coltello) il 15enne tarantino che sabato mattina all'alba avrebbe materialmente ucciso il 35enne originario del Mali. La ricostruzione dei fattiSako era in piazza Fontana con la sua bici, diretto a prendere un pullman per raggiungere il luogo di lavoro, quando sarebbe stato accerchiato, spintonato, malmenato e infine ferito a morte da cinque giovanissimi, in seguito a una lite per motivi futili. I colpi all'addome si sono rivelati letali e nulla hanno potuto fare i soccorritori del 118.Secondo quanto accertato finora, sabato scorso la vittima si era fermata in piazza Fontana, nella città vecchia, per prendere un caffè, prima di andare a lavorare, quando ha incrociato un gruppo di giovani che lo avrebbero accerchiato per poi aggredirlo e ucciderlo con un oggetto acuminato. Il Tg1 ha mostrato le immagini in cui si vede Bakari in bici che si dirige nella piazza dove ha trovato la morte.Secondo le indagini, il gruppo dei giovanissimi, ha prima cercato di bloccare un subsariano che però è riuscito ad allontanarsi, poi ha intercettato Sako Bakari. Verso quest'ultimo, prima avrebbe sferrato un pugno, dopodiché l'aggressione con le coltellate. Il 35enne del Mali ha cercato anche di rifugiarsi in un bar della città vecchia, in piazza Fontana, dove poi è stato accoltellato, ma a Sako Bakari il titolare del locale pubblico ha intimato di uscire. A quanto si è appreso, il 35enne - descritto dagli amici come una persona tranquilla e mite - era giunto nel 2022 a Taranto per raggiungere il fratello - poi trasferitosi in Spagna - e aveva lavorato come cameriere per alcuni anni e poi negli ultimi tempi come bracciante a Massafra in attesa di trovare un'altra occupazione. Lasciava abitualmente la bicicletta alla stazione per prendere un mezzo che lo portava nei campi.Taranto, fermati 4 giovanissimi per la morte del bracciante maliano: le immagini di Bakary in bici11/05/2026Apri contenutoFesta dei Popoli ricorda Sako: "Nessuna vita è straniera"Una giornata per riscoprire il valore dell'accoglienza e rispondere alla violenza con la fraternità. Domenica 17 maggio, la parrocchia della Madonna delle Grazie di Taranto ospiterà la 'Festa dei popoli', promossa dall'ufficio Migrantes e dalla Caritas diocesana con il patrocinio del Comune. Il programma è stato presentato oggi in Arcivescovado da don Pino Calamo, dal vicario generale mons. Alessandro Greco e da mons. Emanuele Ferro. Quest'anno l'evento assume un significato profondo e urgente dopo l'uccisione di Sako Bakari. Un episodio che ha scosso la comunità, generando un clima di timore tra i migranti. La festa vuole essere un antidoto al razzismo e uno spazio di memoria
attiva. Numerose le realtà coinvolte, tra cui Abfo, Movimento Shalom, Fondazione Taranto 25 e il liceo Aristosseno. Il programma inizierà alle 11 con l'apertura degli stand multiculturali. Alle 16, l'arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la concelebrazione eucaristica in diverse lingue. Seguiranno il "girotondo fra i popoli", l'esibizione degli sbandieratori di Oria e spettacoli etnici fino a sera. "Dagli stand alla concelebrazione presieduta da mons. Miniero - ha dichiarato don Pino Calamo - vogliamo dire insieme che nessuna vita è straniera e che la convivenza si costruisce nei gesti concreti. Siamo chiamati alla speranza: la nostra è una città sana e dobbiamo valorizzare il positivo che vi è presente. Insieme ce la faremo". Fiori e solidarietà ai familiari arrivati in città per Bakari Sako
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Maltempo, arriva la “perturbazione scozzese” con pioggia, vento e la neve a maggio
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Estratto da pag. 1 di "eurogiornale.com" del 15 May 2026
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tp:ocr§§ RaiNews - Cronaca 14 Maggio 2026 Da domenica atteso un miglioramento Maltempo, arriva la "perturbazione scozzese" con pioggia, vento e la neve a maggioDa domenica atteso un miglioramento14/05/2026Anche questa settimana, almeno fino alla giornata di sabato, dovremo fare i conti con situazioni meteorologiche decisamente più tipiche del cuore dell'inverno che della primavera inoltrata.La violenza del maltempo colpisce il Veneto - VIDEO12/05/2026Apri contenutoNelle prossime ore avremo ancora un teso vento da Ovest che accompagnerà piogge e rovesci dalla Liguria fino al Lazio, per poi estendersi rapidamente a gran parte del Centro-Sud. Andrà leggermente meglio sulle regioni del Nord, seppur in un contesto dominato da un'estesa e grigia nuvolosità.Brescia investita da una forte grandinata: le strade sembrano coperte da neve12/05/2026Apri contenutoIl vero colpo di scena arriva con l'irruzione di una profonda perturbazione nordatlantica in discesa diretta dalla Scozia. Questo fronte freddo porterà un graduale ma severo maltempo al Nord, per poi inglobare il resto della Penisola soprattutto nel corso di venerdì.E proprio venerdì 15 maggio sono previsti ben 30-40 cm di neve fresca sull'arco alpino oltre i 1500 metri di quota, le temperature subiranno un brusco stop, con le massime che faticheranno a superare la soglia dei 15°C perfino a Roma.La "shelf cloud" incombe sui cieli del Veneto oscurando la pianura12/05/2026Apri contenutoDomenica miglioraA seguire questo anomalo venerdì bianco, avremo un sabato altrettanto capriccioso: il maltempo insisterà su gran parte del Paese almeno fino al pomeriggio, per poi lasciare spazio ai primi timidi segnali di miglioramento. La luce in fondo al tunnel dovrebbe arrivare alla fine del weekend. Domenica 17 maggio potrebbe infatti aprirsi la porta al grande ritorno dell'Anticiclone delle Azzorre, regalandoci un tempo via via più stabile e dalle sembianze più consone alla stagione.Dopo la pioggia, la bellezza dell'arcobaleno a due archi irrompe tra le nuvole
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Omicidio bracciante Bakari Sako, un ventenne del branco si dichiara innocente. Sit-in a Massafra
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051503032909253.PDF
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Estratto da pag. 1 di "eurogiornale.com" del 15 May 2026
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tp:ocr§§ RaiNews - Cronaca 14 Maggio 2026 La comunità è sconvolta per la morte del 35enne del Mali ucciso da un gruppo di giovani, alcuni minorenni, mentre si recava al lavoro Omicidio bracciante Bakari Sako, un ventenne del branco si dichiara innocente. Sit-in a MassafraLa comunità è sconvolta per la morte del 35enne del Mali ucciso da un gruppo di giovani, alcuni minorenni, mentre si recava al lavoro14/05/2026Fabio Bottiglione/Tg1Arrestato il sesto presunto componente della gang che ha aggredito Bakari Sako, il bracciante ucciso a coltellate sabato scorso a Massafra in provincia di Taranto. La comunità è sconvolta per la morte del 35enne del Mali ucciso da un gruppo di giovani, alcuni minorenni, mentre si recava al lavoro. Oggi un sit-in per ricordarlo.
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ "Peggiorano ancora i tempi sulle liste d'attesa", l'allarme del Pd sulla sanità del Trentino: "Qui la situazione si fa drammatica. Tutto bene assessore Tonina?"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051503246307319.PDF
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Estratto da pag. 1 di "ildolomiti.it" del 15 May 2026
TRENTO. "Liste d''attesa, crolla la capacità di rispettare i tempi". Questo l''allarme di Paolo Zanella e Francesca Parolari, i consiglieri provinciali del Partito Democratico commentano i dati pubblicati per le visite in base ai codici di priorità dei mesi di marzo e aprile 2026. "Non si riporta dicembre per carità di patria, visto il Cup in tilt, come si evince negli ultimi
pubDate§§ 2026-05-15T04:56:00+00:00
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tp:ocr§§ TRENTO. "Liste d'attesa, crolla la capacità di rispettare i tempi". Questo l'allarme di Paolo Zanella e Francesca Parolari, i consiglieri provinciali del Partito Democratico commentano i dati pubblicati per le visite in base ai codici di priorità dei mesi di marzo e aprile 2026. "Non si riporta dicembre per carità di patria, visto il Cup in tilt, come si evince negli ultimi due mesi c'è stato un peggioramento. Altro che recuperare le 23 mila prestazioni nel 'contenitore' delle visite da assegnare. Qui la situazione si fa drammatica". Nel caso di urgenza (Rao U e B), spiegano i consiglieri dem, solo 1 su 3 avviene nei tempi previsti, ("E dovrebbero essere almeno il 90%"): per i codici U si passa dal 48% di febbraio al 36,4% di aprile. Per i codici B dal 59,8% di febbraio al 37,2%. Anche le visite specialistiche con priorità D (30 giorni) scendono dal 67% di gennaio al 40,3% di aprile. Le visite programmate passano dall’88% di gennaio al 67,7% di aprile. "Se si pensa che questi dati riproducono solo parzialmente la situazione reale, il quadro si fa ancora più disperato", evidenziano Zanella e Parolari. "Infatti i dati rilevati non misurano le seguenti situazioni: le persone che, non vedendosi assegnato un appuntamento, finiscono nel 'contenitore' in attesa di essere richiamate; chi, vedendosi assegnare un appuntamento troppo in là nel tempo, rinuncia a prenotare e si rivolge al privato, se può permetterselo, oppure rinuncia alle cure; tutte le ricette che, in attesa dell'assegnazione di un appuntamento (“Ci si sente dire di richiamare tra una settimana") sono nel frattempo scadute e tutte le prestazioni che non rientrano nel monitoraggio, sfuggono alle rilevazioni, ma sappiamo avere tempi di attesa biblici, come per esempio neuropsichiatria infantile". Nel febbraio scorso la Provincia aveva riferito di un quadro in progressivo miglioramento, "con indicatori di accesso stabilizzati su valori favorevoli, un utilizzo crescente dei canali digitali e performance del Cup in netto recupero", aveva spiegato l'assessore Mario Tonina. "Anche rispetto ai principali indicatori di rinuncia alle cure e di esclusione sanitaria, il sistema si colloca tra i migliori a livello nazionale: questo rende poco aderente alla realtà la rappresentazione di un malfunzionamento strutturale o di una rinuncia generalizzata alle prestazioni. Permangono criticità in particolare su alcune specifiche prestazioni" (Qui articolo). Tra liste d'attesa, rinunce e famiglie che si indebitano "il vero rischio non è il privato accreditato, ma una sanità sempre più a pagamento”, per Gimbe (Qui articolo). "E quindi tutto bene assessore Tonina? Non si pretendeva che tutto si risolvesse in pochi mesi, ma nemmeno assistere a un tracollo simile. Ora capiamo perché tanta gente ci chiama per riferire di dover sistematicamente andare nel privato perché non trova risposta nel pubblico. Questo non è tollerabile e qualcuno deve assumersene finalmente la responsabilità. Da parte nostra continueremo a esigere che la sanità resti pubblica e per tutti e tutte", concludono Zanella e Parolari.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Dal pediatra fino a 18 anni, cosa cambierà con la riforma - La Stampa
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501994404020.PDF
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Estratto da pag. 1 di "lastampa.it" del 15 May 2026
È una delle proposte contenute nella bozza di riforma dell’assistenza primaria presentata in questi giorni dal ministro Schillaci
pubDate§§ 2026-05-15T02:26:00+00:00
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tp:ocr§§ Continuare a essere seguiti dal pediatra fino ai 18 anni, spostando in avanti la transizione verso la medicina per adulti. È questa una delle proposte contenute nella bozza di riforma dell’assistenza primaria presentata in questi giorni dal ministro della Salute Orazio Schillaci ai presidenti delle Regioni, che suggerisce di allungare il periodo in cui i bambini, e poi gli adolescenti, saranno accompagnati dallo stesso specialista, in una delle fasi più complesse sia dal punto di vista fisico che psicologico dello sviluppo, durante la quale si pongono le basi per la salute di tutta la vita. Gimbe, un ragazzo su 5 non conosce il proprio medico di famiglia e l'80% non ha mai usato il Fse Redazione Salute 28 Maggio 2025“L’adolescenza è un'età critica e proprio per questo il medico che segue la persona per i primi 14 anni è anche quello più indicato per accompagnarla per i quattro anni successivi, diventando una figura di riferimento in un delicato momento di passaggio e crescita”, ha commentato Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip) in occasione della prima Giornata Nazionale della Pediatria promossa dalla Sip. Genitori e figli, la strategia per combattere l’ansia di Giulia Masoero Regis 15 Ottobre 2025Cosa accade oggiAttualmente, in Italia, l’assistenza sul territorio del pediatra di famiglia è garantita fino ai 14 anni e solo in casi particolari si può estendere fino ai 16 anni. La bozza della riforma prevederebbe invece di allungare questo periodo fino ai 18. “Da un punto di vista di conoscenze scientifiche e di caratteristiche dell’età evolutiva, la persona più indicata per accompagnare la crescita delle ragazze e dei ragazzi fino ai diciott'anni è sicuramente il pediatra. E in gran parte dell’Europa l’età pediatrica è già riconosciuta fino a questa età – ha sottolineato Agostiniani -. Si tratta di una richiesta che portiamo avanti già da tempo anche per l’Italia”.Garantire la continuità assistenziale fino alla maggiore età consentirebbe di rispondere in modo più appropriato ai bisogni di una fase della vita in cui spesso emergono fragilità emotive e relazionali, solitudine e disagio psicosociale. Significherebbe dunque riconoscere che l’età evolutiva non si interrompe a 14 anni e che l’adolescenza richiede competenze, continuità e capacità di intercettare precocemente fragilità specifiche. “Ciò permetterebbe anche di garantire una migliore continuità assistenziale nell’età della transizione tra pediatria e medicina degli adulti, accompagnando il paziente, specialmente quando interessato da malattie croniche”, ha aggiunto il presidente Sip.Sul territorio e negli ospedali“Calare questa proposta sul piano organizzativo è però molto complesso. I cambiamenti proposti non possono infatti limitarsi all’assistenza a livello territoriale, ma devono interessare anche l’ambito ospedaliero – ha aggiunto Agostiniani -. Attualmente la situazione è molto variegata e spesso, anche nella stessa città, alcune pediatrie seguono i pazienti fino a 14 anni, alcune fino a 16 e poche fino a 18. I due aspetti dovrebbero invece necessariamente viaggiare in sintonia. E questo, specialmente dal punto di vista ospedaliero, sarebbe un cambiamento significativo che richiederebbe ridistribuzione degli spazi e riorganizzazione delle attività assistenziali”. Se non vengono coinvolti anche gli ospedali, il rischio è quello che la riforma resti a metà.Ad oggi, infatti, circa un bambino su quattro, tra 0 e 18 anni, viene ricoverato in reparti per adulti. Tra i 15 e i 18 anni la quota sale fino al 70%. In termini assoluti, si tratta di oltre 100 mila tra bambini e adolescenti ogni anno (Dati Fondazione Abio). Una tendenza che si conferma anche nelle terapie intensive, dove quasi un ricovero su due avviene in strutture per adulti. Estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni non solo sul territorio, ma anche in ospedale, significherebbe pertanto garantire continuità di cura e
percorsi davvero coerenti con l’età evolutiva.I punti critici“Il nuovo modello organizzativo sembrerebbe poi andare nella direzione di portare il massimale dei pazienti dei pediatri a 1500 assistiti, con il rischio di perdere la qualità dell’assistenza che lo specialista deve garantire - ha aggiunto Agostiniani –. I primi anni della vita sono però quelli in cui si giocano aspetti estremamente rilevanti per quella che sarà poi la salute futura”.Fondamentale, dunque, che i bambini rimangano al centro di qualsiasi riforma perché la buona salute non inizia nella vita adulta, ma molto prima. Alimentazione, ambiente, condizioni sociali e cure ricevute già a partire dall’infanzia e dall’adolescenza costruiscono il profilo di salute nel tempo di un individuo, con ricadute evidenti anche dal punto di vista economico. Secondo i dati raccolti dall’Istituto per la Competitività (I-Com), ogni euro investito in prevenzione può infatti generare ritorni fino a 16 euro, tra minori spese sanitarie e maggiore produttività.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Garlasco, Stasi o Sempio? 7 indizi contro 21: ma la verità può essere un’altra
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Estratto da pag. 1 di "nicolaporro.it" del 15 May 2026
pubDate§§ 2026-05-15T10:19:00+00:00
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tp:ocr§§ di Claudio Romiti15 Maggio 2026, 10:39Quando gli indizi diventano terreno di scontro tra tesi contrapposteSul caso di Garlasco, innocentisti e colpevolisti, in relazione alla condanna di Alberto Stasi, si combattono a colpi di indizi. Gli innocentisti, con i quali mi sono schierato sin dal primo momento – sebbene gran parte degli opinionisti più ascoltati, tranne il grande Vittorio Feltri, replicarono la gogna mediatica messa in atto ai danni di Enzo Tortora – sostengono da sempre i famosi sette indizi “capitali” che avrebbero inchiodato Stasi, tanto capitali non fossero. A una medesima conclusione, a quanto pare, sembrano essere giunti i responsabili della nuova indagine sull’omicidio della sua fidanzata.In estrema sintesi, riepilogando questi elementi, nella sentenza di condanna dell’Appello bis si sostiene quanto segue: L’assenza di effrazione dimostrerebbe che la vittima avesse una certa conoscenza e confidenza con il suo aggressore, tanto da aprirgli la porta di casa. Tuttavia, la madre ha testimoniato che la figlia, la mattina, dopo aver fatto uscire i gatti, non richiudeva la porta medesima. Quindi non si può escludere che l’omicida sia entrato di soppiatto. Alcune incongruenze nel suo racconto, riscontrate dall’accusa – tra cui la posizione del cadavere della vittima – dimostrerebbero che Stasi abbia mentito. L’assenza di tracce di sangue sotto le sue scarpe – analogamente a ciò che è stato verificato sulle calzature dei primi due carabinieri accorsi sulla scena del crimine e dei paramedici, tranne la dottoressa che ne accertò il decesso – sarebbe la prova che il fidanzato non sia più rientrato dopo il delitto, essendo il suo non il racconto dello scopritore, ma quello dell’assassino. Stasi indossava lo stesso numero di scarpe dell’autore del crimine, il 42 – sebbene egli utilizzasse anche il 43 – al pari di milioni di altri individui e, quale grave indizio di colpevolezza, nel suo guardaroba era presente un paio di calzature della stessa marca, Frau, ma di un modello diverso. Sul dispenser del lavandino del bagno furono trovate due sue impronte dell’anulare destro, segno – secondo l’accusa – che egli lo avesse riposto dopo averlo lavato accuratamente insieme allo stesso lavandino, ripulendo addirittura il sifone. Malgrado fosse già evidente all’epoca, come i nuovi inquirenti sembrano aver acclarato, che sia il dispenser sia il lavandino non furono oggetto di alcuna ripulitura. Lo scambio dei pedali tra la sua bicicletta e quella del presunto assassino – un modello nero da donna descritto dalla signora Bermani, del tutto diverso da quello in possesso della famiglia Stasi – che il consulente della Procura dell’Appello bis stabilì categoricamente non avvenne. Ciononostante, il grave indizio, se così lo vogliamo definire, entrò con tutte le scarpe – o le gomme – nella sentenza di condanna. La mancanza di un alibi per quei fatali 23 minuti – cosa probabilmente mai avvenuta nella storia giudiziaria del Paese – nei quali il delitto venne retrodatato e ristretto fino a combaciare perfettamente con l’esiguo spazio teoricamente disponibile a Stasi per commettere l’omicidio.Per quanto riguarda invece Andrea Sempio, premessa sempre la sua innocenza fino a sentenza definitiva, secondo la Procura condotta da Fabio Napoleone vi sarebbero 21 indizi gravi, precisi e concordanti a corroborarne la colpevolezza.Lo scrive Francesca Galici su Il Giornale. Ci sarebbero “le intercettazioni ambientali, note e non note, che rappresentano il cuore delle indagini tradizionali del nuovo fascicolo. Da queste intercettazioni i procuratori hanno captato i soliloqui di Sempio, quei flussi di coscienza durante i quali l’indagato ha detto cose che, secondo chi indaga, possono essere connesse con l’omicidio. Ma ci sono – prosegue l’articolo – anche le tre telefonate fatte sicuramente da Sempio a casa Poggi nei giorni antecedenti l’omicidio, a proposito delle quali l’indagato non avrebbe detto tutta la verità. E poi ancora le ricerche
online sul DNA, quando ancora non se ne parlava, i soldi “recuperati” tra il 2016 e il 2017 quando Sempio è stato indagato per la prima volta, che potrebbero essere stati il mezzo per arrivare a un’archiviazione rapida, secondo chi investiga”.“Senza dimenticare – prosegue chi scrive – l’impronta 33, che era visibile prima che il RIS di Parma spruzzasse la ninidrina, perché non era una traccia semplicemente sudata, in quanto il sudore non lascia nel tempo impronte visibili, e che rappresenta l’architrave dell’accusa assieme al DNA sull’estremità delle dita della vittima. Ma anche l’assenza di un alibi, perché lo scontrino non può essere considerato tale, e il ritorno per più volte sulla scena del delitto, all’esterno dell’abitazione di casa Poggi, il pomeriggio dell’omicidio. Un comportamento non lineare secondo gli investigatori, che non avrebbe una giustificazione logica rispetto al suo racconto messo a verbale. E a tutto questo si aggiunge, come corollario, il materiale web e quello dei diari, che secondo chi indaga aiuterebbero a comprendere il presunto movente dell’omicidio”.Poi, vogliamo aggiungere, per ciò che concerne il DNA riconducibile alla linea paterna dell’indagato, occorre sottolineare che questo fu sottoposto in forma anonima dalla difesa di Stasi a un pool di genetisti di fama, tra cui Lutz Roewer, considerato il maggior referente mondiale in relazione all’aplotipo Y, e il risultato è sempre stato lo stesso a cui è poi giunto il perito del Tribunale, la dottoressa Albani, ovvero una decisa compatibilità con Andrea Sempio.E poi c’è il mistero delle famose tre telefonate fatte dall’indagato alcuni giorni prima del delitto. Telefonate che egli sembra rimembrare in uno dei più incriminanti – sempre secondo gli inquirenti – soliloqui in macchina.Ebbene, qui mi permetto di fare una mia personale osservazione, dopo averlo più volte ascoltato nei vari programmi televisivi. Secondo la difesa, sarebbe ben strano che un colpevole si autoaccusasse sapendo benissimo di essere intercettato. Considerazione assolutamente logica e assai difficile da controbattere. Tuttavia, indossando per una volta gli abiti dell’avvocato del diavolo, ho notato un dettaglio che sembra sia sfuggito a molti.Sempio, mentre parla da solo, lo fa quasi sussurrando, come se stesse rimuginando pensieri con un filo di voce quasi impercettibile all’orecchio umano. Sicuramente chi indaga avrà utilizzato una tecnologia molto avanzata per coglierne appieno i termini realmente espressi. Dopodiché, finito il soliloquio, egli incontra una sua amica e cambia completamente tono e, pur parlando a bassa voce, dice una serie di cose che si percepiscono chiaramente nella loro interezza.Ciò potrebbe significare che l’indagato pensasse che, semplicemente “rimuginando” i suoi ragionamenti, chi lo controllava non fosse poi in grado di comprenderne in modo compiuto il senso.In conclusione, mi sento di poter sostenere che, rispetto a Stasi, gli indizi che gravano su Sempio siano un tantino più seri, ai quali va aggiunta tutta una serie di comportamenti che potrei definire sospetti, come quello di gettare a parecchi chilometri da casa una serie di appunti che, in apparenza, sospetti non dovrebbero suscitarne, se non proprio per il fatto che ciò avvenne non appena il nostro immaginò di essere indagato per l’ennesima volta.Inoltre, non tutto è stato svelato dalla pubblica accusa. Resta un corposo materiale investigativo che solo nel caso di un rinvio a giudizio verrà poi messo a disposizione delle parti interessate. Lascio al lettore la valutazione di quanto faticosamente esposto.Claudio Romiti, 15 maggio 2026
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ “Dietro una tastiera non è tutto permesso”: l’allarme degli esperti sui pericoli del web
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Estratto da pag. 1 di "nicolaporro.it" del 15 May 2026
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tp:ocr§§ di Redazione14 Maggio 2026, 21:00Dietro lo schermo il pericolo: a Pavia il summit sulla guerra invisibile che minaccia i giovani onlineCyberbullismo, haters, reati digitali e sicurezza online dei più giovani saranno al centro del convegno “CyberSicurezza: tra haters e opportunità per le nuove generazioni”, in programma venerdì 15 maggio nell’Aula Magna della Questura di Pavia, in via Rismondo. L’iniziativa, organizzata dal sindacato Fsp Polizia insieme alle strutture regionali e nazionali, si svolgerà dalle 9 alle 13.Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aprirà i lavori con un videomessaggio mentre tra gli ospiti istituzionali è prevista la partecipazione del sottosegretario Nicola Molteni, del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, Paola Chiesa della Commissione Difesa della Camera, oltre al prefetto, al questore e al sindaco di Pavia.Il convegno riunirà rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine ed esperti di cybersicurezza per affrontare un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra adolescenti e studenti. A moderare gli interventi sarà la giornalista Paola Fucilieri.Tra i relatori figurano Simona Flavia Malpezzi, vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza; Riccardo De Corato, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali; Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Rocco Nardulli, vice dirigente COSC Lombardia. Le conclusioni saranno affidate a Gaetano Marrone, segretario Fsp Lombardia, e al segretario generale Fsp Valter Mazzetti.Al centro del confronto ci saranno soprattutto i rischi legati all’utilizzo inconsapevole della rete e dei social network, ma anche le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Secondo Daniela Iovine, segretario provinciale Fsp Pavia, l’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte sensibilizzare gli studenti sui pericoli del web, dall’altra fornire strumenti di approfondimento agli operatori del settore. “Dietro una tastiera non tutto è permesso e ogni azione lascia una traccia”, sottolinea Iovine, evidenziando la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della consapevolezza digitale tra i più giovani.Sulla stessa linea anche Valter Mazzetti, che definisce la cybersicurezza “una delle principali sfide per le istituzioni”, chiamate non solo a contrastare i reati online ma anche a fornire ai cittadini, soprattutto ai ragazzi, strumenti adeguati per muoversi in sicurezza in un contesto digitale sempre più complesso.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Riforma dell’assistenza territoriale: quali sono i reali benefici per cittadini e pazienti?
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051503028709239.PDF
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Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 15 May 2026
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tp:ocr§§ Gentile direttore, la bozza della riforma risponde a un’esigenza reale. Tuttavia, è troppo centrata su assetti professionali e contrattuali e degli obblighi per i medici mentre rimane carente sulla definizione delle responsabilità attuative e della esigibilità dei diritti dei cittadini: tempi di risposta, continuità della relazione di cura, qualità dei servizi.Gentile direttore,la letteratura internazionale associa sistemi di cure primarie più forti a miglioramento degli esiti di salute, riduzione della mortalità evitabile, maggiore equità di accesso e riduzione delle diseguaglianze di salute nella popolazione[i]. Risultati ottenuti grazie al miglioramento di quattro elementi chiave: primo contatto/accessibilità, continuità delle cure, coordinamento e comprensività della presa in carico. Inoltre, il paradigma OMS dei servizi integrati e centrati sulle persone prevede che i sistemi sanitari si spostino da modelli organizzati intorno a malattie e istituzioni verso modelli organizzati intorno ai bisogni delle persone, garantendo equità di accesso, qualità, tempestività, coordinamento, partecipazione e accountability[ii].La bozza della riforma per la medicina generale presenta alcuni potenziali vantaggi. Introduce un obbligo minimo misurabile nelle Case di Comunità (6 ore settimanali per 48 settimane/anno), collega la quota oraria ai bisogni territoriali, sposta l’ACN da una logica prevalentemente contrattuale a una organizzativa e di presa in carico, prevede una remunerazione più coerente con presa in carico, prevenzione, organizzazione e risultati, introduce un canale di dipendenza complementare per coprire vuoti assistenziali, riconosce la necessità di una formazione specialistica universitaria in Medicina territoriale, di comunità e delle cure primarie e prevede un monitoraggio nazionale multidimensionale. Tuttavia, provando a rileggere il testo concentrando l’attenzione sui bisogni di cittadini e pazienti emergono numerose criticità, che non riguardano solo l’assetto giuridico dei professionisti, ma soprattutto ciò che il cittadino potrà effettivamente esigere dalla riforma dell’assistenza territoriale.Diritti esigibili per cittadini e pazienti non definiti. Il testo dice molto su canale convenzionale, dipendenza, ACN, programmazione regionale, titoli di accesso, comandi, distacchi e remunerazione. Ma non definisce con la stessa precisione cosa debba ricevere il cittadino: tempi massimi di risposta, orari minimi effettivi di apertura clinica, accesso telefonico e digitale, criteri per urgenze differibili, presa in carico proattiva, continuità con il medico di riferimento, visite domiciliari, collegamento con 116117, COT, infermiere di famiglia e servizi sociali. La principale debolezza della bozza è proprio questa: non traduce la riforma in prestazioni esigibili.Le sei ore settimanali: una soglia simbolica? Le sei ore settimanali di servizio che ogni medico o pediatra possono essere un primo aggancio organizzativo, ma non garantiscono di per sé una copertura assistenziale coerente con gli standard delle Case della Comunità definiti dal DM 77, né tantomeno accessibilità, continuità e gestione strutturata di pazienti cronici e fragili. Il testo dovrebbe chiarire come la somma delle ore dei professionisti si traduca in presenza medica, infermieristica e multiprofessionale continuativa, programmata e misurabile. Il DM 77 prevede che le Case della Comunità hub siano aperte 24/24 ore e 7/7 giorni come luogo fisico di facile individuazione per bisogni sanitari e sociosanitari: il gap tra gli ambiziosi standard e la quota minima di sei ore non è colmata dalla bozza.Manca una definizione operativa di “presa in carico”. La bozza cita la presa in carico strutturata dei pazienti cronici e fragili, ma non si allinea al Progetto di salute previsto dal DM 77: stratificazione della popolazione, criteri di eleggibilità, piano assistenziale individuale, case manager, follow-up programmato, indicatori di processo e di esito, integrazione con assistenza domiciliare, r
accordo con specialistica ambulatoriale, riconciliazione terapeutica, coinvolgimento del caregiver, revisione periodica degli obiettivi.Senza questi elementi, il concetto di “presa in carico” rischia di rimanere una formula amministrativa: il paziente risulta assistito, ma senza avere garantito un percorso coordinato e verificabile.La continuità della relazione medico-paziente non è protetta in modo esplicito. L’articolo 4 consente al medico dipendente di svolgere funzioni analoghe al medico convenzionato, inclusa l’attività a rapporto fiduciario, ma non definisce come preservare la continuità relazionale in modelli misti, turnazioni, équipe e Case della Comunità.Questo è un punto critico perché le evidenze scientifiche documentano che la continuità di cura è associata a migliori esiti, maggiore soddisfazione, migliore aderenza, minore uso dei servizi ospedalieri e, in varie revisioni, a minore mortalità[iii].Il monitoraggio misura attività più che valore per il paziente. Gli indicatori dell’articolo 7 includono elementi importanti, ma sono ancora sbilanciati su output organizzativi: ore svolte, incarichi coperti, turni, numero di pazienti presi in carico, uso di FSE e telemedicina.Mancano indicatori di esito e di esperienza del paziente: tempi di attesa per contatto e visita, percentuale di assistiti senza medico, continuità con il professionista di riferimento, accessi al Pronto Soccorso per condizioni che dovrebbero essere gestite dalle cure primarie, ricoveri evitabili, aderenza ai PDTA, controllo di diabete/BPCO/scompenso/ipertensione, vaccinazioni, screening, patient-reported experience measures (PREMs), patient-reported outcome measures (PROMs), reclami, rinunce alle prestazioni sanitarie, disuguaglianze territoriali.La pubblicazione trasparente dei dati di monitoraggio non è prevista. La bozza attribuisce il monitoraggio al Ministero, d’intesa con Regioni e Province autonome, ma non prevede un cruscotto pubblico nazionale, con dati aperti aggiornati almeno trimestralmente e disaggregati per Regione/Azienda/Distretto/Casa della Comunità, benchmark nazionali, obiettivi minimi e conseguenze in caso di mancato raggiungimento.Per i cittadini, il monitoraggio è utile solo se garantisce trasparenza pubblica e accountability: sapere che un indicatore esiste non basta, se non è conoscibile, confrontabile e usabile per segnalare e correggere ritardi e disuguaglianze.La clausola di invarianza finanziaria è il punto molto fragile. L’articolo 8 prevede l’attuazione nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, salvo successive autorizzazioni di spesa.Questa formulazione non tutela i pazienti perché la piena operatività delle Case della Comunità richiede personale, tecnologie interoperabili, supporto amministrativo, infermieri di famiglia/comunità, specialistica ambulatoriale, COT, assistenza domiciliare, formazione, audit e sistemi di valutazione. Il PNRR sostiene infrastrutture, tecnologie e parte della trasformazione organizzativa e la legislazione vigente ha previsto risorse correnti per il potenziamento del personale. Resta però da dimostrare che le risorse siano sufficienti, vincolate e disponibili per rendere operative le funzioni previste dalle Case della Comunità.La programmazione regionale rischia di ampliare le disuguaglianze. La bozza affida alle Regioni la modulazione degli obblighi, la definizione di sedi, funzioni, priorità e dell’eventuale canale dipendente.Questo è fisiologico nel quadro costituzionale, ma è accettabile solo se avviene oltre una soglia nazionale minima uniforme, senza sostituirla. Ovvero, per i cittadini è rischioso non fissare una soglia nazionale uniforme di diritti e servizi esigibili: tempi di risposta, dotazioni professionali minime, servizi disponibili, orari, criteri di priorità, indicatori e livelli di performance.La bozza non disciplina in maniera adeguata il rapporto tra Casa della Comunità, studi dei medici e domicilio. Il testo insiste sull’attività nelle Case della Comunità
, ma non chiarisce come questa si integri con lo studio del medico di medicina generale, l’assistenza domiciliare, l’infermiere di famiglia/comunità, la COT, la specialistica ambulatoriale e il 116117.Per molti pazienti fragili, anziani, non autosufficienti o residenti in aree interne, la prossimità non coincide con “andare alla Casa della Comunità”, ma con ricevere risposte coordinate in rete secondo i bisogni di salute.Il canale della dipendenza è potenzialmente utile, ma non garantisce copertura. La bozza definisce la dipendenza come canale residuale, complementare, selettivo e programmato.Nell’interesse dei pazienti, la residualità è accettabile solo se esiste una clausola di salvaguardia: ovvero, quando il canale convenzionale non assicura copertura del territorio, continuità o funzioni minime, l’azienda sanitaria deve poter attivare soluzioni alternative, con responsabilità esplicite per garantire tempi compatibili con i bisogni assistenziali.L’elenco delle specializzazioni per il canale della dipendenza rischia di snaturare la medicina generale. L’articolo 5 consente l’accesso al canale della dipendenza a una lunga serie di specialisti: internisti, geriatri, pneumologi, diabetologi, cardiologi, medici d’urgenza, nefrologi, reumatologi, endocrinologi, oncologi, etc.Questo può aiutare a coprire carenze temporanee o funzioni specifiche, ma rischia di confondere cure primarie e specialistica territoriale: il paziente con multimorbidità ha bisogno di professionisti con competenze generaliste, longitudinali e coordinate, non solo di competenze specialistiche settoriali. Ovvero, il rischio non è la presenza di specialisti in sé, ma che il canale della dipendenza venga usato per sostituire competenze generaliste con competenze settoriali.Il ricorso ai medici in quiescenza è una soluzione tampone. La possibilità di attribuire fino al 31 dicembre 2027 funzioni di assistenza primaria e continuità assistenziale a medici in quiescenza può essere una soluzione emergenziale ma non garantisce formazione, attrattività, distribuzione territoriale, lavoro in équipe, digitalizzazione, presa in carico e continuità nel medio periodo. La misura dovrebbe essere accompagnata da un piano esplicito di uscita, con obiettivi annuali di reclutamento, formazione e copertura delle zone carenti.L’estensione dell’età pediatrica fino a 16 anni può migliorare la continuità, ma rischia di aumentare la pressione sui pediatri e non è praticabile a invarianza finanziaria. La previsione che l’iscrizione al pediatra di libera scelta arrivi fino al compimento del sedicesimo anno, elevabile a diciotto anni dalle Regioni, può favorire continuità assistenziale nell’adolescenza.Il rischio, però, è che in territori con carenza di pediatri questa scelta aumenti le liste degli assistiti e riduca la disponibilità per i bambini più piccoli, se non è accompagnata da una valutazione del fabbisogno, da standard di accesso e da un adeguamento reale delle risorse. Inoltre, non è compatibile con l’invarianza finanziaria, in quanto comporta un fabbisogno economico aggiuntivo da stimare sulla base delle quote capitarie previste dagli ACN vigenti, della distribuzione per età degli assistiti e della disponibilità territoriale dei PLS.Manca una disciplina esplicita della partecipazione dei cittadini. La bozza non prevede strumenti di coinvolgimento di cittadini, pazienti, caregiver e comunità nella programmazione, valutazione e miglioramento delle Case della Comunità.Questo è incoerente con il paradigma OMS centrato sulle persone, che include partecipazione, responsività e co-produzione dei servizi. La partecipazione dei cittadini non può essere un principio generale: servono comitati consultivi, audit pubblici, consultazioni periodiche e integrazione sistematica di PREMs e reclami nei processi di miglioramento.In definitiva, il rischio principale è che la riforma migliori l’architettura formale dell’assistenza territoriale senza trasformarla in diritti esigibili: tempi di risposta, continuità della relazione di cur
a, presa in carico documentata, dati pubblici, risorse vincolate e responsabilità attuative. Senza questi elementi, l’obbligo di presenza nelle Case della Comunità può restare un adempimento organizzativo, non un miglioramento misurabile per cittadini e pazienti.Nino CartabellottaPresidente Fondazione GIMBEBibliografia[1] Starfield B, Shi L, Macinko J. Contribution of primary care to health systems and health. Milbank Q 2005;83:457-502.www.milbank.org/quarterly/articles/contribution-of-primary-care-to-health-systems-and-health/[1] World Health Organization. Integrated people-centred care. Disponibile a: www.who.int/health-topics/integrated-people-centered-care[1] Pereira Gray DJ, Sidaway-Lee K, White E, et al. Continuity of care with doctors-a matter of life and death? A systematic review of continuity of care and mortality. BMJ Open 2018;8:e021161. Disponibile a: https://bmjopen.bmj.com/content/bmjopen/8/6/e021161.full.pdf[i] Starfield B, Shi L, Macinko J. Contribution of primary care to health systems and health. Milbank Q 2005;83:457-502.www.milbank.org/quarterly/articles/contribution-of-primary-care-to-health-systems-and-health/[ii] World Health Organization. Integrated people-centred care. Disponibile a: www.who.int/health-topics/integrated-people-centered-care[iii] Pereira Gray DJ, Sidaway-Lee K, White E, et al. Continuity of care with doctors-a matter of life and death? A systematic review of continuity of care and mortality. BMJ Open 2018;8:e021161. Disponibile a: https://bmjopen.bmj.com/content/bmjopen/8/6/e021161.full.pdfNino Cartabellotta15 Maggio 2026© Riproduzione riservata
tp:writer§§ REDAZIONE
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Estratto da pag. 1 di "repubblica.it" del 15 May 2026
È una delle proposte contenute nella bozza di riforma dell’assistenza primaria presentata in questi giorni dal ministro Schillaci
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tp:ocr§§ Continuare a essere seguiti dal pediatra fino ai 18 anni, spostando in avanti la transizione verso la medicina per adulti. È questa una delle proposte contenute nella bozza di riforma dell’assistenza primaria presentata in questi giorni dal ministro della Salute Orazio Schillaci ai presidenti delle Regioni, che suggerisce di allungare il periodo in cui i bambini, e poi gli adolescenti, saranno accompagnati dallo stesso specialista, in una delle fasi più complesse sia dal punto di vista fisico che psicologico dello sviluppo, durante la quale si pongono le basi per la salute di tutta la vita. Gimbe, un ragazzo su 5 non conosce il proprio medico di famiglia e l'80% non ha mai usato il Fse Redazione Salute 28 Maggio 2025“L’adolescenza è un'età critica e proprio per questo il medico che segue la persona per i primi 14 anni è anche quello più indicato per accompagnarla per i quattro anni successivi, diventando una figura di riferimento in un delicato momento di passaggio e crescita”, ha commentato Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip) in occasione della prima Giornata Nazionale della Pediatria promossa dalla Sip. Genitori e figli, la strategia per combattere l’ansia di Giulia Masoero Regis 15 Ottobre 2025Cosa accade oggiAttualmente, in Italia, l’assistenza sul territorio del pediatra di famiglia è garantita fino ai 14 anni e solo in casi particolari si può estendere fino ai 16 anni. La bozza della riforma prevederebbe invece di allungare questo periodo fino ai 18. “Da un punto di vista di conoscenze scientifiche e di caratteristiche dell’età evolutiva, la persona più indicata per accompagnare la crescita delle ragazze e dei ragazzi fino ai diciott'anni è sicuramente il pediatra. E in gran parte dell’Europa l’età pediatrica è già riconosciuta fino a questa età – ha sottolineato Agostiniani -. Si tratta di una richiesta che portiamo avanti già da tempo anche per l’Italia”.Garantire la continuità assistenziale fino alla maggiore età consentirebbe di rispondere in modo più appropriato ai bisogni di una fase della vita in cui spesso emergono fragilità emotive e relazionali, solitudine e disagio psicosociale. Significherebbe dunque riconoscere che l’età evolutiva non si interrompe a 14 anni e che l’adolescenza richiede competenze, continuità e capacità di intercettare precocemente fragilità specifiche. “Ciò permetterebbe anche di garantire una migliore continuità assistenziale nell’età della transizione tra pediatria e medicina degli adulti, accompagnando il paziente, specialmente quando interessato da malattie croniche”, ha aggiunto il presidente Sip.Sul territorio e negli ospedali“Calare questa proposta sul piano organizzativo è però molto complesso. I cambiamenti proposti non possono infatti limitarsi all’assistenza a livello territoriale, ma devono interessare anche l’ambito ospedaliero – ha aggiunto Agostiniani -. Attualmente la situazione è molto variegata e spesso, anche nella stessa città, alcune pediatrie seguono i pazienti fino a 14 anni, alcune fino a 16 e poche fino a 18. I due aspetti dovrebbero invece necessariamente viaggiare in sintonia. E questo, specialmente dal punto di vista ospedaliero, sarebbe un cambiamento significativo che richiederebbe ridistribuzione degli spazi e riorganizzazione delle attività assistenziali”. Se non vengono coinvolti anche gli ospedali, il rischio è quello che la riforma resti a metà.Ad oggi, infatti, circa un bambino su quattro, tra 0 e 18 anni, viene ricoverato in reparti per adulti. Tra i 15 e i 18 anni la quota sale fino al 70%. In termini assoluti, si tratta di oltre 100 mila tra bambini e adolescenti ogni anno (Dati Fondazione Abio). Una tendenza che si conferma anche nelle terapie intensive, dove quasi un ricovero su due avviene in strutture per adulti. Estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni non solo sul territorio, ma anche in ospedale, significherebbe pertanto garantire continuità di cura e
percorsi davvero coerenti con l’età evolutiva.I punti critici“Il nuovo modello organizzativo sembrerebbe poi andare nella direzione di portare il massimale dei pazienti dei pediatri a 1500 assistiti, con il rischio di perdere la qualità dell’assistenza che lo specialista deve garantire - ha aggiunto Agostiniani –. I primi anni della vita sono però quelli in cui si giocano aspetti estremamente rilevanti per quella che sarà poi la salute futura”.Fondamentale, dunque, che i bambini rimangano al centro di qualsiasi riforma perché la buona salute non inizia nella vita adulta, ma molto prima. Alimentazione, ambiente, condizioni sociali e cure ricevute già a partire dall’infanzia e dall’adolescenza costruiscono il profilo di salute nel tempo di un individuo, con ricadute evidenti anche dal punto di vista economico. Secondo i dati raccolti dall’Istituto per la Competitività (I-Com), ogni euro investito in prevenzione può infatti generare ritorni fino a 16 euro, tra minori spese sanitarie e maggiore produttività.
tp:writer§§ REDAZIONE
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