title§§ L'infermiere che cambia Confronto con i pazienti
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Estratto da pag. 9 di "CORRIERE ADRIATICO ASCOLI E SAN BENEDETTO" del 12 May 2026
Appuntamento al Filarmonici, si parlerà delle sfide organizzative
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tp:ocr§§ L’infermiere che cambia Confronto con i pazienti Appuntamento al Filarmonici, si parlerà delle sfide organizzative L’INIZIATIVA ASCOLI Si terrà sabato, dalle 8 alle 13.30, al Teatro dei Filarmonici, l’evento “Agorà dell’infermieristica”, promosso da Opi Ascoli, insieme con l’Arengo. Un appuntamento di rilievo nazionale che mette al centro il ruolo strategico dell’infermiere nel sistema sanitario contemporaneo, con uno sguardo ai pazienti. L’iniziativa, supportata da Ast Ascoli, nasce come uno spazio di confronto – una vera agorà – tra professionisti, istituzioni, esperti della comunicazione sanitaria, studenti della Politecnica delle Marche e cittadini, per riflettere sulle trasformazioni della professione infermieristica, tra sfide organizzative, evoluzione del ruolo clinico e impatto dei nuovi media. Il tutto celebra la settimana dedicata agli infermieri a livello internazionale. Il programma La mattinata si aprirà con i saluti istituzionali, seguiti da un intervento dedicato alla Giornata internazionale dell’infermiere (12 maggio), a cura di Giuseppino Conti, presidente Opi Ancona e coordinatore Opi Marche. Spazio ai temi della comunicazione e dell’informazione sanitaria: Martina Benedetti approfondirà il rapporto tra social media, professionisti della salute e mercato, interrogandosi sui confini tra divulgazione e marketing e sui possibili conflitti di interesse. L’evento è organizzato dalla Fly Communications. Di rilievo l’intervento di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, in videocollegamento, che interverrà su “No nurses, no care: senza infermieri non c’è salute”, che sottolinea l’imprescindibilità della professione infermieristica nei sistemi sanitari. Seguirà uno spazio dedicato al punto di vista del paziente, con la testimonianza di Laura Marziali sul ruolo dell’infermiere nel percorso di cura. L’evento proseguirà con un momento originale e divulgativo affidato a Piero Massimo Macchini, che offrirà una lettura in chiave comica del rapporto tra infermiere e comunità. La mattinata si concluderà con una tavola rotonda online dal titolo “Come raccontare l’infermiere oggi”, moderata dal giornalista Silvestro Giannantonio, con la partecipazione di professionisti e divulgatori attivi sui social e con un intervento sull’impegno degli Opi, a cura di Sandro Di Tuccio. Le reazioni «Con “Agorà dell’Infermieristica” vogliamo creare uno spazio aperto di dialogo e consapevolezza – dichiara Mirko Porfiri, presidente di Opi Ascoli. – La professione infermieristica è oggi al centro di profonde trasformazioni e merita di essere raccontata in modo corretto, valorizzandone competenze, responsabilità e impatto sociale». Cristiano Pietropaolo © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Cristiano Pietropaolo Heading: Highlight: UNA TAVOLA ROTONDA CON PROFESSIONISTI E DIVULGATORI SOCIAL Image:Incontro al Teatro dei Filarmonici sulla professione dell’infermiere -tit_org- L'infermiere che cambia Confronto con i pazienti -sec_org-
tp:writer§§ Cristiano Pietropaolo
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title§§ Sanità al collasso: il 23 maggio la protesta davanti alla Regione
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Estratto da pag. 3 di "GIORNALE LA VOCE" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T06:17:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa infinite, 352 mila cittadini che rinunciano alle cure e ospedali senza personale Sanità al collasso: il 23 maggio la protesta davanti alla Regione Il Comitato piemontese per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure torna in piazza a tre anni esatti dalla prima grande mobilitazione in difesa della sanità pubblica regionale, che aveva coinvolto migliaia di persone tra ordini professionali, associazioni, cittadinanza attiva e società civile. La nuova manifestazione è in programma per sabato 23 maggio alle ore 14 davanti al Grattacielo della Regione Piemonte. Da lì partirà il corteo che raggiungerà Piazza Carducci, accanto all’ospedale delle Molinette, il più grande presidio sanitario d’Italia e uno dei maggiori d’Europa. La mobilitazione è stata presentata questa mattina nella sede dell’ANAAO, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il segretario generale della CGIL Piemonte, Giorgio Airaudo, la segretaria regionale di Anaao Assomed Piemonte, Chiara Rivetti, il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino, Guido Giustetto, insieme ai rappresentanti degli ordini professionali, dell’associazionismo e della società civile che compongono il Comitato. Al centro della protesta ci sono le criticità del sistema sanitario piemontese: ritardi nell’attuazione del PNRR, carenza di personale, crescita delle liste d’attesa, aumento della spesa sanitaria privata delle famiglie e il rischio di privatizzazione dei servizi territoriali. Secondo i dati illustrati durante l’incontro, delle 82 Case di Comunità previste dal PNRR soltanto 69 saranno completate entro i termini utili per ottenere i finanziamenti, mentre meno della metà sarà realmente operativa. Inoltre, le strutture non garantiranno più l’apertura continuativa prevista inizialmente — 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 — ma funzioneranno prevalentemente dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, con una sola struttura aperta per distretto durante i festivi e nei fine settimana. Situazione analoga per gli Ospedali di Comunità: dei 27 previsti, solo 17 saranno completati entro giugno, mentre gli altri slitteranno oltre il 2026. Preoccupa inoltre la possibilità che alcune strutture vengano affidate a soggetti privati, a partire da tre ospedali torinesi, uno nel Cuneese e uno nel Verbano. Pesante anche il quadro relativo al personale sanitario. In Piemonte mancherebbero oltre 10 mila operatori tra medici, infermieri e OSS. Tra il 2023 e il 2024 sarebbero stati assunti appena 80 infermieri in tutta la regione e un solo tecnico di radiologia, mentre lo SPRESAL avrebbe perso 25 ispettori. Sul fronte sociosanitario, risultano 9 mila persone in attesa di convenzione RSA e altre 15 mila in attesa di assistenza domiciliare. Secondo i dati della Fondazione Gimbe citati durante la conferenza, sarebbero invece 352 mila i piemontesi che hanno rinunciato alle cure, con un incremento del 47% tra il 2023 e il 2024. «Pensiamo che la Regione non abbia difeso la sanità pubblica in questi tre anni e che oggi tocchi nuovamente ai cittadini difenderla direttamente», ha dichiarato Giorgio Airaudo. «Per questo partiremo dal Grattacielo della Regione e arriveremo alle Molinette: vogliamo abbracciare simbolicamente il più grande presidio sanitario piemontese». Molto duro anche l’intervento di Chiara Rivetti, che ha puntato l’attenzione sull’impoverimento del servizio pubblico e sul crescente ricorso alla sanità privata: «La sanità privata rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze, perché può permettersela solo chi ha un lavoro stabile o sufficienti risorse economiche». Guido Giustetto ha invece concentrato il proprio intervento sulle condizioni di lavoro dei professionisti sanitari e sulla crisi della medicina territoriale. «Il problema non è che in Italia manchino i medici. I medici ci sono, ma non vengono messi nelle condizioni di lavorare bene e, appena possibile, lasciano il Servizio sanitario nazionale o scelgono altre strade», ha spiegato. Secondo il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, la professione è ogg
i schiacciata da un peso burocratico e organizzativo sempre più gravoso. «I nuovi medici - ha specificato - si trovano immediatamente sommersi da 1.500 pazienti, senza il tempo necessario per costruire un rapporto di cura adeguato. Questo genera una forte sofferenza professionale e morale». Giustetto ha inoltre denunciato una situazione di «totale confusione» sulla riorganizzazione della medicina territoriale e sul ruolo futuro delle Case di Comunità. «Oggi molti medici non sanno concretamente quale sarà il loro lavoro all’interno di queste strutture. Manca una governance chiara del sistema sanitario regionale». Infine, il presidente dell’Ordine ha richiamato il tema della qualità dell’assistenza. «Dobbiamo difendere il tempo della cura contro il tempo dell’abbandono e della frettolosità. Senza tempo per ascoltare e prendere davvero in carico i pazienti, aumenta anche il rischio di inappropriatezza e di medicina difensiva». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità al collasso: il 23 maggio la protesta davanti alla Regione -sec_org-
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title§§ Hantavirus, il vero orrore: ha risvegliato i televirologi = L'eterno ritorno dei televirologi «Dal Covid nessuna lezione...»
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Estratto da pag. 17 di "LIBERO" del 12 May 2026
Rispuntano i nostalgici del lockdown: da Burioni a Bassetti, passando per Lorenzin e Galli, tutti ambiscono a un'ospitata per sentirsi protagonisti. E dare la colpa dell'infezione a Trump
pubDate§§ 2026-05-12T01:48:00+00:00
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tp:ocr§§ IL MORBO DELLA NAVE E LE FRASI FATTE Hantavirus, il vero orrore: ha risvegliato i televirologi L’eterno ritorno dei televirologi «Dal Covid nessuna lezione...» Rispuntano i nostalgici del lockdown: da Burioni a Bassetti, passando per Lorenzin e Galli, tutti ambiscono a un’ospitata per sentirsi protagonisti. E dare la colpa dell’infezione a Trump LE FRASI FATTE DAGLI STUDI TV Il rimbalzo all’indietro è straniante, si riavvolge il tempo e si comprime lo spazio (speriamo non in senso letterale, visto il tema), è la coazione (...) segue a pagina 17 segue dalla prima GIOVANNI SALLUSTI (...) a ripetere dei nostalgici del lockdown. O di un invito in prima serata, o anche solo del proprio frasario settoriale che diventa alfabeto comune. È sempre 2020, è sempre Pandemia incombente, con l’aggravante, come recita una delle formule di rito più copia&incollate, che «dal Covid non abbiamo imparato niente». Postilla sempre à la page: e comunque, è colpa di Trump. Ma vediamolo nel dettaglio, questo (eterno) ritorno delle virostar, stavolta a bordo della nave da crociera Mv Hondius. Ad essere attivissimo sui social è Matteo Bassetti, che ha già l’agenda da dettare al governo: «In Francia linea dura sull’ Hantavirus. Isolamento per i contatti, sei mesi di reclusione e 10mila euro di multa a chi sgarra. Linea giusta. Sarebbe da seguire…». Per portarsi avanti, lui ha già scovato il colpevole dell’epidemia che ad ora non c’è: «I passeggeri americani non saranno necessariamente messi in quarantena. Lo ha dichiarato un alto funzionario sanitario statunitense, esortando la gente a mantenere la calma di fronte a una situazione che non è Covid-19». Tesi che aveva sostenuto anche lui nel post precedente, ma dopo poche ore si sfoga contro i barbari d’Oltreoceano: «Questi negano anche l’evidenza. L’amministrazione Trump scherza anche con questo virus. Come aveva già fatto con il Covid”. Ehm, veramente l’amministrazione Trump allo scoppio della pandemia approvò il maxi-piano Warp Speed, un programma di investimento nella ricerca di oltre 10 miliardi di dollari, il quale assicurò la produzione a tempo di record dei vaccini Pfizer e Moderna, che giustamente Bassetti consigliava tanto. A “scherzare” col Covid, semmai, fu il regime comunista cinese che per settimane insabbiò e sminuì la diffusione del virus. Già Massimo Galli, in ogni caso, aveva postato: «Val la pena di ricordare che l’amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases, una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo». Varrebbe la pena anche di ricordare a Galli che come spendere i soldi del contribuente americano lo decide il governo americano liberamente eletto, ma sono dettagli. Roberto Burioni, intanto, spazia dal salotto di Che tempo che fa all’articolessa di ieri su Repubblica, dal titolo “Le ragioni del pericolo”. Il virologo muove da una tautologia: «Prima di tutto dobbiamo accettare il fatto che i virus ci minacciano, gli attacchi arrivano sempre da dove meno ce lo aspettiamo e continueranno ad esserci nel futuro». Lo avremmo azzardato anche noi seppur privi di rigore scientifico, ma grazie. Un po’ meno scontata invece la conclusione, per cui «dobbiamo mettere a punto piani di reazione precisi e condivisi da tutti i Paesi, perché è inutile mettere in quarantena a Madrid se ad Amsterdam il paziente a rischio gira tranquillamente per la città». Per carità, si tratterebbe “solo” di individuare questo Soviet globale che stabilisce e impone le politiche sanitarie a nazioni (non più) sovrane, con quale legittimità democratica, con quali meccanismi di controllo, quisquilie non del tutto sconnesse dallo Stato di diritto così come l’abbiamo pensato in Occidente. Si riaffaccia anche l’allora onnipresente Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe, che chiede per quali «ragioni scientifiche, logistiche, giuridiche o politiche» non sia stata «considerata la quarantena a bordo». Non sappiamo, sappiamo che la linea la dà il divulgatore scientifico americano David Qua
mmen, e la parola d’ordine rimbomba: «La lezione del Covid non ci ha insegnato nulla». Anzi, oggi siamo perfino «meno preparati a gestire una nuova pandemia». Il motivo? «I governi, in primis quello di Donald Trump, stanno prendendo decisioni folli sulla salute pubblica». Cosa c’entri Trump con i topi che hanno trasmesso l’hantavirus a un ornitologo olandese in una discarica dell’Argentina meridionale non è in effetti di immediata comprensione. Ma tenete conto che siamo in un momento dadaista, in cui un ex ministro della Salute come Beatrice Lorenzin diffonde una nota-fiume alle agenzie per comunicarci che ci serve «una sanità pubblica forte, moderna ed efficiente». Grazie mille, ci appuntiamo la folgorante rivelazione, spegniamo la tivù e blocchiamo le notifiche, giusto per uscire un attimo dal Déjà Vu Collettivo, prima che (ri)diventi Collettivista. ---End text--- Author: GIOVANNI SALLUSTI Heading: LE FRASI FATTE DAGLI STUDI TV Highlight: MATTEO BASSETTI INFETTIVOLOGO ROBERTO BURIONI VIROLOGO BEATRICE LORENZIN SENATRICE DEM MASSIMO GALLI INFETTIVOLOGO «In Francia linea dura sul virus. Isolamento per i contatti, sei mesi di reclusione e 10mila euro di multa a chi sgarra. Linea giusta. Sarebbe da seguire...» «Dobbiamo redigere piani di reazione condivisi dai Paesi: è inutile fare una quarantena a Madrid se ad Amsterdam si è liberi di girare» «I virus viaggiano veloci: abbiamo bisogno di una sanità pubblica forte. Soprattutto ignorano i sovranismi e non si fermano ai confini» «Trump ha sospeso i finanziamenti ai centri di ricerca che studiavano virus con potenziale pandemico che passano dagli animali all’uomo» Image:Roberto Burioni -tit_org- Hantavirus, il vero orrore: ha risvegliato i televirologi L’eterno ritorno dei televirologi «Dal Covid nessuna lezione...» -sec_org-
tp:writer§§ GIOVANNI SALLUSTI
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§---§
title§§ Gli infermieri: nostre tutele non adeguate ai pericoli
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Estratto da pag. 4 di "AVVENIRE" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T04:35:00+00:00
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tp:ocr§§ Gli infermieri: nostre tutele non adeguate ai pericoli Nessun allarmismo e nessun rischio pandemia allo stato attuale per l'hantavirus Andes, ma le tutele per il personale sanitario sono «inadeguate»: lo ha rilevato il presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up, Antonio De Palma, lanciando però l’allarme sulle criticità del Servizio sanitario nazionale: «I professionisti sanitari gestiscono scenari delicati con un sistema sanitario claudicante con organici ridotti, a fronte di responsabilità enormi e indennità non adeguate ai nuovi rischi biologici globali». Il sindacato ricorda che «un infermiere o un’ostetrica italiani continuano a percepire mediamente circa 1.000 euro in meno al mese rispetto a un collega tedesco o belga o olandese». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gli infermieri: nostre tutele non adeguate ai pericoli -sec_org-
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title§§ Fine vita, il campo largo tenta il centrodestra. FI: iter in commissione
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203081206667.PDF
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Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Fine vita, il campo largo tenta il centrodestra. FI: iter in commissione OGGI GIORNATA CRUCIALE PER PORTARE IN AULA LA LEGGE IN DISCUSSIONE DA ANNI D opo mesi di letargo, la legge sul fine vita potrebbe riemergere al Senato. A spingerla sono le opposizioni, che ora sfidano la maggioranza per fare un ultimo tentativo di portare il ddl in Aula e trovano sponde in una parte di Forza Italia. Oggi sarà il Pd per primo a chiedere, nella conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, che si sblocchi l'iter incrostato dal 2024 nelle commissioni Giustizia e Sanità, come nel fine settimana hanno annunciato i due capigruppo Francesco Boccia e Chiara Braga (sua collega alla Camera). E ieri il relatore forzista, Pierantonio Zanettin, ha detto parole di apparente condivisione: «Per noi è prioritario che si arrivi a una legge entro fine legislatura per dare dignità a chi soffre ed evitare disparità di trattamento tra regione e regione». Parole, le sue, interpretate dai più come un effetto della svolta cosiddetta “liberal” di Marina Berlusconi (collegata anche all’incontro, nei giorni scorsi, con il leghista Luca Zaia, da tempo noto per una linea “aperturista” sul suicidio assistito), accolta a sinistra purché si arrivi al sodo: «FI voti insieme a noi la calendarizzazione in Aula con una data certa», è la sfida rilanciata da Boccia, «siamo di fronte a una questione che non riguarda la dinamica tra Governo e opposizioni, ma che interroga la responsabilità della politica tutta». Il rebus vero è però sul “come” e, quindi, da quale testo ripartire. E qui le strade fra i partiti si dividono. Gli azzurri, non concordi al loro interno, rilanciano il testo firmato dai due relatori, Zanettin e Ignazio Zullo (FdI), fondato sulla non punibilità di chi aiuta una persona nel trattamento di fine vita in presenza di 5 precisi e stringenti criteri, su un organismo di valutazione chiamato a vagliare le richieste di morte assistita e anche sull’esclusione del Servizio sanitario nazionale e l’obbligo per lo Stato di garantire cure palliative. Per Stefania Craxi, capogruppo forzista al Senato, «è un buon punto di partenza per trovare un’intesa» e «per noi la via maestra è che si riapra l’iter in commissione»; per questo Craxi si appella a sua volta alle opposizioni a non farne «materia di propaganda». Agli antipodi le opposizioni, che puntano ancora sul testo di Alfredo Bazoli del Pd, approvato dalla Camera nella legislatura scorsa (anno 2022) e poi arenatosi proprio a Palazzo Madama. Per loro, “conditio sine qua non” è il coinvolgimento del Ssn, «l’unico che può assicurare uniformità di trattamento, tutela della dignità delle persone e assenza di discriminazioni economiche». E denunciano «la privatizzazione della sofferenza». L'ennesimo braccio di ferro si consumerà fra i capigruppo del Senato. Lì Pd, M5s, Avs e Iv chiederanno che l'esame in Aula cominci anche se le commissioni non avessero concluso l'iter (il lavoro è fermo da gennaio, con decine di emendamenti mai votati e un parere della Bilancio atteso invano). Remote le chance che la maggioranza ceda alla richiesta delle minoranze. Sempre il dem Boccia respinge come «regressivo e ideologico» il testo della maggioranza che attribuisce a FdI, forse nella speranza che i forzisti si smarchino dall’alleato. Fratelli d’Italia non commenta, ma appare infastidita dall’attivismo di FI. La Lega rimanda la decisione. Scettico sull’apertura dei berlusconiani è Riccardo Magi, che teme «un’operazione mediatica destinata a cadere nel nulla, come è successo sullo ius scholae». Ennesimo capitolo di una legge travagliatissima su un tema che divide il Parlamento da dieci anni, nonostante i ripetuti richiami della Corte costituzionale perché si faccia una legge. (r.r.) ---End text--- Author: r. r Heading: OGGI GIORNATA CRUCIALE PER PORTARE IN AULA LA LEGGE IN DISCUSSIONE DA ANNI Highlight: Resa dei conti fra i capigruppo in Senato Boccia (Pd): FI voti con noi Zanettin: sì a una legge entro la legislatura Ma sul testo non c’è intesa Image: -tit_org- Fine vita, il campo largo tenta il centrodestra.
FI: iter in commissione -sec_org-
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title§§ Trasmissione e diffusione Cosa sappiamo = Si può essere contagiosi già dai primissimi sintomi Perché l'isolamento è l'unica misura efficace
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DELLA SERA" del 12 May 2026
Ma la trasmissione tra uomo e uomo è eccezionale
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ L’ESPERTO Trasmissione e diffusione Cosa sappiamo ? Si può essere contagiosi già dai primissimi sintomi Perché l’isolamento è l’unica misura efficace Ma la trasmissione tra uomoeuomoèeccezionale T utto quello che occorre sapere sugli Hantavirus attraverso le domande all’esperto Paolo Bonanni, epidemiologo, professore di Igiene dell’Università di Firenze. Il rischio di pandemia resta molto basso. Il precedente focolaio, scoppiato in Argentina nel 2018 (34 contagi e 11 morti), fu debellato in poco tempo. a pagina 5 1 Quanto può ancora diffondersi l’Hantavirus? Per il virus Andes, l’unico ceppo degli Hantavirus per cui è stata documentata la capacità di trasmissione da uomo a uomo, il tempo massimo di incubazione è di 6 settimane, quello medio è di 23 giorni. Se si ricostruisce la catena dei contatti, sorvegliando le persone e mettendole in isolamento, si può essere ragionevolmente certi che venga evitata un’ulteriore diffusione. Ecco perché sarebbe utile rintracciare anche chi è sceso prima dalla nave Mv Hondius. 2 Non è un virus sconosciuto come lo era il Covid-19 all’inizio: questo può tranquillizzarci? Il rischio di pandemia rimane molto basso, non siamo davanti a una documentata catena di trasmissioni al di fuori dell’episodio sulla nave. Il precedente focolaio di virus Andes, scoppiato in Argentina nel 2018 provocando 34 infezioni e 11 decessi, è stato spento in poco tempo. 3 Rispetto al Covid-19 l’indice di contagiosità dell’Andes è minore? Sì, il Covid-19 è partito con un indice di contagiosità di 3 (ogni caso ne provoca tre) e, nelle sue evoluzioni, è diventato più capace di trasmettersi ma meno «cattivo». L’Andes, invece, è un virus a bassa diffusione. Il contagio tra persone, che avviene con contatti ravvicinati, non è la regola ma l’eccezione: la trasmissione passa principalmente per inalazione da urine, feci o saliva di roditori. Il suo indice di contagiosità sta tra 1 (sotto 1 l’infezione si estingue da sola, ndr) e 2, valore che si è registrato soltanto con il focolaio argentino del 2018. 4 Chi trasmette il virus? Solo chi manifesta i sintomi, a differenza del Covid-19 che può essere trasmesso anche nella fase di incubazione, e soprattutto nelle prime fasi della malattia. Questa è una buona notizia perché l’isolamento diventa la misura efficace per spegnere i focolai. ? 5 Abraar Karan, epidemiologo dell’Università di Stanford ha parlato di un possibile contagio anche da parte degli asintomatici: crede sia possibile? Come in tutte le infezioni è possibile che ci siano casi di persone che risultano positive ma sono asintomatiche. A oggi, però, non vi è evidenza che possano trasmettere l’infezione. E, se anche ulteriori studi confermassero questa possibilità, sarebbe un evento raro. 6 Se una persona che è stata a contatto con un infetto risulta negativa può diventare positiva a un secondo controllo? In tutte le malattie c’è un arco temporale in cui i test risultano negativi. Dipende dal tempo di incubazione che, per l’Andes, abbiamo detto può arrivare anche a 6 settimane. Il Covid-19, per esempio, aveva un’incubazione molto più veloce, circa 5-6 giorni. 7 L’età media dei passeggeri è 60 anni: quanto pesa sui contagi? Più la popolazione è anziana, più le difese immunitarie sono ridotte. In altre circostanze ci sarebbe stata maggiore capacità di difesa immunitaria. 8 Il fatto che il focolaio sia scoppiato su una nave ha peggiorato la situazione? È l’ambiente peggiore: spazi ristretti e condivisione dei servizi moltiplicano i contatti. 9 È utile in questo momento tornare all’uso delle mascherine? Come indicato nella circolare del ministero della Salute solo chi ha avuto contatti ad alto rischio ed è in quarantena deve indossarla quando esce di casa. Per tutti gli altri non vedo indicazioni per farlo. 10 Monitoraggio attivo, sorveglianza e tracciamento dei contatti sono misure sufficienti? Sì, sono le uniche misure necessarie. Ma, come sempre, nelle prime fasi di questi allarmi, le conoscenze sono limitate. La comunità scientifica non deve dare la falsa impression
e di sapere già tutto. (Ha risposto Paolo Bonanni, epidemiologo, professore di Igiene dell’Università di Firenze) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Cristina Ravanelli Heading: Highlight: Image: -tit_org- Trasmissione e diffusione Cosa sappiamo Si può essere contagiosi già dai primissimi sintomi Perché l’isolamento è l’unica misura efficace -sec_org-
tp:writer§§ Cristina Ravanelli
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203080006671.PDF
§---§
title§§ Salute e società la prevenzione spetta a tutti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203080606673.PDF
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Estratto da pag. 41 di "CORRIERE DELLA SERA" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Il Festival «Ior Life» SALUTE E SOCIETÀ LA PREVENZIONE SPETTA A TUTTI La salute non è solo una questione medica, ma una responsabilità condivisa che riguarda l’intera società. Da questa consapevolezza nasce «Ior Life», il Festival della salute promosso dall’Istituto Oncologico Romagnolo, in programma dal 28 al 30 maggio, con l’obiettivo di portare la cultura della prevenzione fuori dagli ospedali e dentro la vita quotidiana delle persone. L’iniziativa si propone come un grande momento di incontro, aperto e partecipativo, in cui scienza, benessere, comunicazione ed esperienza si intrecciano per costruire un nuovo linguaggio della salute, più vicino alle persone e sempre più orientato alla consapevolezza. Non solo informazione, ma coinvolgimento diretto: il Festival invita ogni singolo cittadino a diventare protagonista attivo del proprio benessere. Il programma prevede la presenza di numerosi ospiti di rilievo provenienti da ambiti diversi, dalla medicina al giornalismo, dalla divulgazione scientifica allo sport. Tra questi Concita De Gregorio, Antonella Viola, Luca Mercalli e Francesco Acerbi, insieme anche a Alberto Pellai, Roberta Villa e Valentina Vignali, che porteranno testimonianze dirette e riflessioni capaci di connettere salute, ambiente e stili di vita. Un dialogo multidisciplinare che mira a rendere la prevenzione un tema concreto, accessibile e vicino all’esperienza quotidiana. Cuore pulsante dell’evento sarà il «Villaggio della Prevenzione», uno spazio interattivo pensato per vivere la salute in prima persona. Qui i partecipanti potranno sperimentare attività pratiche e laboratori, dal cooking show dedicato a un’alimentazione sana fino a discipline come yoga, mindfulness, ginnastica funzionale e nordic walking. Non mancheranno percorsi legati al benessere mentale e all’equilibrio con l’ambiente, come arteterapia e fitoterapia. L’obiettivo è trasformare la conoscenza in esperienza concreta, stimolando comportamenti salutari che possano diventare parte della vita quotidiana di ciascuno di noi. In questo senso, il Festival rappresenta un invito a passare da un approccio passivo, in cui la salute è agli specialisti, a una visione partecipata, in cui ciascuno contribuisce attivamente alla propria qualità di vita. Tutti gli eventi sono gratuiti (con iscrizione obbligatoria) e il programma completo, insieme alle modalità di registrazione, è disponibile online: www.iorlife.it Partecipare a «Ior Life» significa aderire a un movimento culturale che mette la salute al centro, trasformando la cura in responsabilità condivisa e quotidiana. Perché la prevenzione non è solo un messaggio da ascoltare, ma un’esperienza da vivere insieme. *Direttore generale Istituto oncologico romagnolo © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Fabrizio Miserocchi Heading: Highlight: Image: -tit_org- Salute e società la prevenzione spetta a tutti -sec_org-
tp:writer§§ Fabrizio Miserocchi
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title§§ Il ministero: quarantena di 42 giorni «Ma da noi non c'è nessun pericolo»
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DELLA SERA" del 12 May 2026
Isolamento obbligatorio per i due marittimi italiani. Salvini e Tajani divisi sull'Oms
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Ilministero:quarantenadi42giorni «Madanoinonc’ènessunpericolo» Isolamento obbligatorio per i due marittimi italiani. Salvini e Tajani divisi sull’Oms di Rinaldo Frignani e Clarida Salvatori ROMA Sintomi e diagnosi. Situazione epidemiologica ed evoluzione clinica del focolaio. Valutazione dei rischi e azioni di coordinamento. Test e misure raccomandate, fino alla quarantena fiduciaria di sei settimane per i contatti ad alto rischio. Arriva in tarda serata la circolare del ministero della Salute sul «Focolaio di Hantavirus tipo Andes a bordo della nave Mv Hondius»: quasi 20 pagine con le linee guida per arginare l’eventuale diffusione di un virus la cui incubazione può variare tra una e sei settimane. Mentre già dalla mattina i due marittimi che erano sul volo Klm sono messi in quarantena obbligatoria con ordinanza dei sindaci. «Oggi in Italia non c’è alcun pericolo», assicura il ministro Orazio Schillaci al Tg1. E anche la circolare ribadisce «che il rischio per la popolazione europea (e dunque italiana) è da considerarsi molto basso». Ciononostante, «si ritiene opportuno mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria — si legge nel documento — con particolare attenzione all’identificazione precoce di eventuali casi sospetti e all’adozione tempestiva delle misure di contenimento per i casi confermati». E prestare «attenzione alla gestione di eventuali casi importati e dei loro contatti stretti». Si sottolinea il ruolo fondamentale degli Uffici di frontiera, prevedendo un rafforzamento dei controlli su navi e aerei. Alle Regioni si raccomanda di individuare «laboratori di riferimento» e attivare quarantena fiduciaria e sorveglianza attiva per i casi confermati e quelli sospetti, venuti a contatto con contagi confermati, con i passeggeri o l’equipaggio della Hondius, e che presentino febbre, sintomi respiratori o gastrointestinali, vertigini o brividi. Isolamento che può arrivare a sei settimane per i contatti ad alto rischio. Tra le raccomandazioni, evitare di uscire di casa e isolarsi se si condivide l’abitazione con altre persone. Qualora fosse necessario lasciare l’abitazione, indossare una mascherina, non frequentare luoghi affollati e mezzi di trasporto. La priorità nell’effettuare i test va data a chi presenti sintomatologie riconducibili all’Hantavirus. La circolare, a firma Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento Prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie, e Sergio Iavicoli, direttore generale Prevenzione, si conclude con la rassicurazione che «il ministero continuerà a monitorare l’evoluzione del quadro epidemiologico internazionale», «riservandosi di emanare ulteriori indicazioni o misure di sanità pubblica sulla base dell’evoluzione dello scenario epidemiologico». Nel frattempo, mentre nella giornata di ieri sulla nave da crociera si è conclusa l’evacuazione dei passeggeri, restano stazionarie e soddisfacenti le condizioni delle quattro persone arrivate in Italia con un volo Klm da Johannesburg e venute a contatto per pochi minuti con la donna poi deceduta. Per il 24enne marittimo di Torre del Greco e il 25enne calabrese è scattata la quarantena forzata in casa per ordine dei sindaci delle loro città di residenza, mentre per la donna di Firenze e il turista sudafricano in hotel a Padova è stato confermato l’isolamento fiduciario. Nessuno per ora avrebbe sintomi. Effettuato anche un prelievo di sangue al cittadino di Johannesburg, come stabilito dal protocollo del ministero della Salute, e le provette sono state inviate all’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma. Intanto continua il dibattito politico. E Antonio Tajani non condivide la posizione dell’altro vicepremier, Matteo Salvini, che auspica l’uscita dell’Italia dall’Oms: «Io sono per continuare a lavorarci. Tutte le organizzazioni possono commettere errori e avere falle, ma l’Oms è importante per la tutela della salute nel mondo». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rinaldo Frignani :-: Clarida Salvatori Heading: Highlight: ? La circolare Si ritiene op
portuno mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria Image:Il ministro Orazio Schillaci, ministro della Salute: durante l’edizione serale del Tg1 di ieri è intervenuto sull’emergenza Hantavirus A terra Alcuni passeggeri della nave da crociera Hondius in fila con le tute protettive dopo lo sbarco a Tenerife (foto Jorge Guerrero/ Afp) -tit_org- Il ministero: quarantena di 42 giorni «Ma da noi non c’è nessun pericolo» -sec_org-
tp:writer§§ Rinaldo Frignani - Clarida Salvatori
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title§§ I fronti di Schillaci
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203080406675.PDF
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Estratto da pag. 5 di "FOGLIO" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ I fronti di Schillaci Dalla freddezza con Meloni (e FI) alle distanze con l’Oms. Gli affanni del ministro della Salute Roma. Che non sia proprio tra i primissimi ministri per indici di gradimento lo dicono i sondaggi (come quello curato dall’Osservatorio Adelphi di cui avevamo già scritto qui sul Foglio). Ma a creare grattacapi al ministro della Salute Orazio Schillaci, scelto a suo tempore in quota “tecnici del governo”, è soprattutto la sua agenda ministeriale. Non sempre, ça va sans dire, perfettamente allineata al centrodestra e all’esecutivo di cui fa parte (a partire dalla premier Giorgia Meloni). In realtà qualcosa che tiene Schillaci ancorato alla coalizione c’è, ma paradossalmente in questa fase rischia di essere ancor più un problema per il ministero di cui è a capo. In questi giorni di rinnovata (moderata) apprensione per il propagarsi dei primi casi mondiali di Hantavirus (ieri due cittadini italiani sono stati sottoposti a quarantena obbligatoria), Schillaci può rivendicare l’approvazione del nuovo Piano pandemico (per gli anni 2025-2029). Circa tre anni dopo la scadenza del precedente. Al di là della sua effettiva operatività ancora tutta da provare, con molte deleghe affidate direttamente alla gestione regionale, rimane che il piano pandemico italiano opera al di fuori dei contorni del Piano pandemico globale stilato dall’Oms lo scorso anno. Non un ritiro da poco, nelle settimane in cui si torna a parlare dell’ipotesi di far fronte a un nuovo virus a livello mondiale. Basti pensare, per esempio, che a fine aprile sempre l’Organizzazione mondiale della Sanità ha tenuto una simulazione per fronteggiare l’insorgenza di una nuova pandemia. E l’Italia, insieme a paesi come gli Stati Uniti, non aderendo al protocollo pandemico non vi ha partecipato. Ma se questo aspetto, come detto, avvicina Schillaci alla sua maggioranza, ce se sono diversi altri che lo distanziano. La tensione sulle liste d’attesa tra il ministro e le regioni, soprattutto quelle amministrate dal centrodestra, si è protratta per mesi e in parte persiste anche oggi. Un presidente di regione come il leghista Attilio Fontana se l’era presa dicendo che “minacciare la nostra autonomia non è la soluzione”, visto che Schillaci aveva paventato di azionare poteri sostitutivi nei confronti delle regioni inadempienti. Poi, a febbraio di quest’anno, è tornato a usare toni molto duri contro i presidenti di regione che “truccano le liste”. Ma ieri si è aperto un altro fronte, con il governatore del Molise Francesco Roberti, esponente di Forza Italia. Dopo il commissariamento della sanità regionale il ministero della Salute ha imposto una serie di chiusure, pena la perdita dei fondi. Per questo “faremo pesare il nostro voto nella Conferenza delle regioni. I molisani devono avere gli stessi diritti degli altri cittadini italiani”, ha risposto Roberti, innalzando ancor di più lo scontro con Schillaci. In realtà, proprio Forza Italia sta annoverando sempre più ragioni per essere contro il titolare della Salute. Il ministro ha lavorato negli ultimi mesi a una riforma sui medici di famiglia che potrebbero passare da liberi professionisti con convenzione al servizio sanitario nazionale a un modello di dipendenza. Uno scenario che, oltre allo scetticismo dei sindacati di categoria, si è attirato, per l’appunto, il no degli azzurri, soprattutto per la sua applicazione nelle case di comunità. “Va escluso pensare di far diventare i medici di famiglia, oggi insostituibili professionisti autonomi, lavoratori dipendenti del sistema sanitario nazionale, perché il rapporto fiduciario con i cittadini non va ostacolato ma bensì valorizzato, dialogando con i soggetti rappresentativi dell’area convenzionata per condividere ulteriori soluzioni da portare alle scelte governative e parlamentari”, è intervenuto sul punto addirittura il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma anche sul nuovo sistema di prenotazione delle visite, sindacati come la Fimmg hanno chiesto agli assessori alla sanità del centrodestra (tra cui l’indipendente Gino Gerosa, in Venet
o) di dissociarsi dalla riforma Schillaci. Non va dimenticata poi la querelle tra Schillaci e Palazzo Chigi per l’azzeramento, da parte del ministero, della commissione sui vaccini (Nitag), avvenuto dopo la pubblicazione di alcuni articoli sulla presenza di esponenti No vax. In quell’occasione fu la stessa premier Meloni a rimproverare Schillaci per la gestione del dossier. Da allora, insomma, i rapporti, anche all’interno della maggioranza, non si sono mai davvero risanati. E c’è chi, oltre a ministri come Urso e Calderone, adesso vede anche nel titolare della Sanità un punto di debolezza del governo. Luca Roberto ---End text--- Author: Luca Roberto Heading: Highlight: Image: -tit_org- I fronti di Schillaci -sec_org-
tp:writer§§ Luca Roberto
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title§§ Spese promozione farmaci, regime non si può allargare
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Estratto da pag. 25 di "ITALIA OGGI" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Spese promozione farmaci, regime non si può allargare La disciplina fiscale afferente le spese promozionali per la commercializzazione dei farmaci, stante la sua specialità, non è suscettibile di estensione analogica al comparto dei dispositivi medici. In tal senso si è espressa la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Imperia, sez. I, con la sentenza n. 104/2026, depositata il 10 aprile 2026. La controversia trae origine da un avviso di accertamento notificato dalla Direzione provinciale di Imperia - Ufficio controlli nei confronti di una società operante nel settore dei medical devices, con il quale venivano recuperati a tassazione, ai fini Ires, Irap e Iva, alcuni oneri sostenuti dalla società per convegni, fiere di settore, attività pubblicitarie e di rappresentanza. Secondo l’Ufficio, tali costi dovevano essere assoggettati alle limitazioni previste dall’art. 36, comma 13, della legge n. 449/1997 e dall’art. 2, comma 9, della legge n. 289/2002, che disciplinano la deducibilità delle spese sostenute dalle aziende farmaceutiche per la promozione di medicinali e prodotti a uso farmaceutico. In particolare, la prima disposizione limita al 20% la deducibilità dei costi per gli eventi congressuali governati dall’Aifa, mentre l’altra previsione sanziona le iniziative costituenti illecito amministrativo con l’irrilevanza fiscale dei relativi oneri. La tesi erariale ha fondato le contestazioni sulla risposta a interpello n. 39/2023, sostenendo che anche i dispositivi medici, in quanto incidenti sulla tutela della salute pubblica, debbano essere assoggettati alla medesima regolamentazione dettata per i ionali potevano essefarmaci. Ad avviso della ia perché il personale Corte, tale lettura non è entra nelle categorie sostenibile in forza del all’art. 5, comma 5, dl fondamentale canone eriamato dal ricordato meneutico secondo cui le sia perché il ricorrennorme di carattere eccepiani di volo degli anzionale non possono esseaveva svolto “attività re applicate oltre i casi un numero ridotto di espressamente previsti do di prolungati periodal legislatore. non aveva dimostrato In effetti, quanto ai conornato all’estero per gressi, si richiama il quani. E i giudici novaredro extra-tributario di rione all’Agenzia delle ferimento che affida all’Ailineando che la manfa un ruolo autorizzatorio erbio “soltanto” nel dicon espresso ed esclusivo venzionale comporta riferimento all’ambito deloncorrente nel paese le specialità medicinali. n quello di residenza Parimenti, la disciplina o restando che quesettoriale afferente la oi l’obbligo di evitare pubblicità dei dispositiella doppia imposiziovi (Regolamento UE n. rca l’applicabilità del2017/745 e d.lgs. n. ne convenzionale, ri137/2022) non sembra rea che “l’art. 5, comma care riferimenti limitatina norma di natura ecvi alla dazione di premi, licabile ai lavoratori servizi (diretti o indiretti) ani imbarcati su navi e campioni gratuiti a beneera estera” , ma poi osficio degli operatori saniulla osta “alla possibitari. In questa prospettiapplicazione della reva, dunque, mancherebbe nvenzionale al pilota un fondamento normativo pre che questi dimoper sostenere, in deroga ai oggiornato all’estero principi di inerenza e di ni, prova che nel caso tassazione del reddito efè stata data, anche alfettivo, che l’antigiuridicio che “siccome impetà dell’iniziativa possa esc.d. a corto raggio (ensere colpita negando il ragionevole desumeconcorso delle spese alla rente potesse, a fine determinazione della baare in tempi rapidi se imponibile. i Milano (prossimo alGianluca Stancati za). e Ilaria Capurso Emilio de Santis non sorvola ---End text--- Author: Gianluca Stancati Heading: Highlight: Image: -tit_org- Spese promozione farmaci, regime non si può allargare -sec_org-
tp:writer§§ Gianluca Stancati
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title§§ Intervista a Francesco Vaia - L'ex capo della Prevenzione «L'Oms va salvaguardata Non c'è bisogno di vaccino»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203080206669.PDF
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Estratto da pag. 3 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 12 May 2026
Vaia, già dirigente del ministero della Salute: puntiamo sull'autoprotezione «Dal Covid abbiamo metabolizzato come dobbiamo comportarci con i patogeni»
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ L’ex capo della Prevenzione «L’Oms va salvaguardata Non c’è bisogno di vaccino» Vaia, già dirigente del ministero della Salute: puntiamo sull’autoprotezione «Dal Covid abbiamo metabolizzato come dobbiamo comportarci con i patogeni» ROMA «Non c’è bisogno di un vaccino». È moderatamente sereno il professor Francesco Vaia, docente universitario e già direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, nel parlare dell’Hantavirus. «Andremmo verso una società eccessivamente ’medicamentata», puntualizza. Però, professore, la sensazione è che dalla pandemia da Covid-19 non abbiamo imparato nulla. «Dire questo è eccessivo. L’Hantavirus è una zoonosi, una malattia che si manifesta fra i roditori. Un salto di specie è avvenuto fra roditore e uomo, ma il contagio fra uomini è ancora più difficile e la sintomatologia è lieve». Quello che fa paura è l’alta mortalità. «Sì, ma se i casi sono 10 e muoiono 5 persone, è un dato non così rilevante statisticamente. Noi dobbiamo piuttosto concentrarci sulla prevenzione, sull’evitare che si propaghi e dalla scorsa pandemia qualcosa abbiamo acquisito, metabolizzato». Valgono le solite avvertenze? «In linea di massima sì, ma vorrei sottolineare che tutta la società deve essere unita nella prevenzione. Ad esempio, occorre portare avanti delle politiche di derattizzazione, oltre a lavarsi spesso le mani, e a non toccare superfici dove possono essere passati dei topi. Penso a scantinati, a case di campagna. In quei casi, comunque, specie se si notano feci di topo, l’importante è lavare le superfici perché spostando soltanto lo sporco si potrebbe il virus». C’è qualcosa che si poteva fare di più e meglio secondo lei per evitare certe situazioni? «Sì, penso alla ventilazione meccanica controllata, di cui tanto si parlava durante il Covid-19, e che in luoghi affollati e chiusi, dove si sta tante ore con altre persone, è fondamentale. Poi, marzo e aprile erano i mesi in cui fare la disinfestazione, altrimenti fra poco parleremo anche del West Nile Virus». Ha senso parlare di confini, di sovranità nazionale e non firmare l’accordo pandemico globale? «No, nessuno. Non c’è dubbio che l’Oms abbia commesso errori di comunicazione e in altri casi abbia peccato di mancanza di autorevolezza, ma c’è bisogno di strumenti che coordinino a livello internazionale un piano per difendersi. Servono modelli condivisi, protocolli accettati da tutti. In una comunità globale non condividere dei dati o delle conoscenze è un ossimoro». Sull’Hantavirus ognuno dice la sua, tra chi minimizza e chi allarma: non crede che questa ’Babele’ di pareri scientifici stia distruggendo definitivamente la fiducia dei cittadini? «Il problema è che viviamo un tempo in cui gli influencer sono dei tuttologi. Sanno tutto di crimini, di malattie, e anche personaggi famosi del mondo dello spettacolo dicono la loro pur non conoscendo la scienza. Io dico che la scienza si nutre del dubbio, dell’esperienza, è in continua evoluzione, ma occorre lasciar parlare chi conosce l’argomento. Per cui non ci devono essere negazionisti o allarmisti ma persone competenti che danno consigli e indicazioni scientificamente valide». Secondo lei, perché l’Italia non ha firmato quel documento? È una questione di libertà o di impreparazione della nostra classe politica? «Questo andrebbe chiesto ai nostri politici. Io lo avrei firmato. Semplificando, non dobbiamo ’gettare via il bambino con l’acqua sporca’. Magari lo strumento è rivedibile, ma il messaggio è utile, se non indispensabile». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio Petrucci Heading: Highlight: L’Italia non ha firmato l’accordo pandemico, ma io resto convinto della necessità di protocolli globali Image:Nel Regno Unito sono state prese misure drastiche per il rimpatrio dei viaggiatori britannici della nave da crociera -tit_org- Intervista a Francesco Vaia - L’ex capo della Prevenzione «L’Oms va salvaguardata Non c’è bisogno di vaccino» -sec_org-
tp:writer§§ Antonio Petrucci
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title§§ Fine vita, verso una nuova frenata FI divisa e campo largo in pressing
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203081306668.PDF
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Estratto da pag. 17 di "REPUBBLICA" del 12 May 2026
pubDate§§ 2026-05-12T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Fine vita, verso una nuova frenata FI divisa e campo largo in pressing il caso di GIOVANNA VITALE ROMA FdI: “Non è una priorità” Craxi: “Basta propaganda” Il Pd: “Se i forzisti vogliono una norma abbiano coraggio e votino con noi” n questo momento il fine vita non è in cima alle nostre priorità». A metà pomeriggio, i vertici di FdI offrono un’anticipazione di quel che potrebbe accadere — un nulla di fatto — alla conferenza dei capigruppo convocata stamattina in Senato per fissare il calendario delle prossime sedute. A fronte dello stallo che da anni tiene ostaggio il testo in commissione Giustizia, le opposizioni sono infatti decise a dare battaglia: chiederanno di portare subito in aula il disegno di legge sulla morte medicalmente assistita. Anche partendo dalla proposta della destra che ha pesantemente rimaneggiaI to quella presentata nella scorsa legislatura dal pd Alfredo Bazoli, approvata alla Camera, senza però concludere il suo iter naturale. «Non servono ambiguità né rinvii: serve coraggio parlamentare», ha avvertito ieri il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, dopo aver lanciato un appello con Chiara Braga perché si giunga, entro questa legislatura, a una legge sul fine vita. Tanto più alla luce della disponibilità manifestata dal capogruppo azzurro a Montecitorio Enrico Costa. «Se davvero anche Forza Italia vuole arrivare ad una legge, voti con le opposizioni la calendarizzazione», rilancia Boccia. Ma, a sentire Stefania Craxi, presidente dei senatori forzisti, questo aiuto in conferenza dei capigruppo non ci sarà. «La via maestra», secondo l’esponente della maggioranza, è «chiedere la riapertura dell’iter in commissione. Il testo Zanettin-Zullo è un buon punto di partenza. Mi permetto di fare io un appello alle opposizioni: non è materia per fare propaganda. Cerchiamo insieme un testo nazionale serio e responsabile». Toni diversi rispetto a quelli più aperturisti di Costa. Come le opposizioni non mancano di rimarcare. «Mi pare che i capigruppo di FI non la pensino alla stessa maniera», segnala Boccia: «Il ddl Bazoli è in commissione da due anni e mezzo e da oltre un anno la proposta alternativa della destra giace lì, ferma. Qui non si tratta di riaprire un iter», come sostiene Craxi, ma «di assumersi le proprie responsabilità davanti alla sofferenza delle persone e a una richiesta chiara della Consulta». Una linea condivisa da tutta la minoranza, inclusa Azione, che giudica la proposta della maggioranza «regressiva rispetto alla giurisprudenza costituzionale». Anche perché, rincara il M5S, «stabilisce che l’accesso al suicidio assistito va limitato ai casi in cui il paziente è sottoposto a un trattamento sostitutivo di funzioni vitali ed espelle i percorsi di fine vita dal perimetro del Servizio sanitario nazionale». Concetto ripreso da Ilaria Cucchi di Avs: «Basta tergiversare, solo il Ssn può assicurare uniformità di trattamento, tutela della dignità e assenza di discriminazioni economiche o territoriali». Chi invita alla prudenza è +Europa: guai a far approdare in aula un testo addirittura peggiorativo rispetto ai principi già stabiliti dalla Corte Costituzionale, come nel caso del ddl Zullo-Zanettin». Meglio nessuna legge, il senso, che una cattiva legge. ---End text--- Author: GIOVANNA VITALE Heading: Highlight: ieri su repubblica L’intervista a Enrico Costa apparsa ieri su Repubblica in cui il capogruppo alla Camera di Forza Italia apriva al Partito democratico per non far cadere il tema del fine vita in questa legislatura “Lavoriamo a un testo con l’opposizione”, diceva Costa Image:Francesco Boccia Capogruppo dei senatori del Partito democratico, ha 58 anni -tit_org- Fine vita, verso una nuova frenata FI divisa e campo largo in pressing -sec_org-
tp:writer§§ Giovanna Vitale
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title§§ Cuore, contro le malattie big killer il piano nazionale di prevenzione
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Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 12 May 2026
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tp:ocr§§ Cuore, contro le malattie big killer il piano nazionale di prevenzione La strategia. Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia e costano 20 miliardi Dalla Ue la richiesta ad agire: la proposta di Confindustria dispositivi medici con sei società scientifiche U n piano cardiovascolare per l'Italia che spinga innanzitutto sull'acceleratore della prevenzione dalla promozione degli stili di vita a screening regolari in base a fasce d'età e condizioni dei pazienti come Ecg, controlli della pressione, misurazione di valori come colesterolo e glicemia - per provare a dare battaglia alle patologie big killer numero uno in Italia e in Europa. Favorendo anche il ricorso a tecnologie che agevolino i controlli (device, app) e percorsi di cura (i Pdta) che dal territorio arrivano in ospedale con criteri standardizzati. Perché nel nostro Paese le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte, responsabili di una decesso su tre e con un impatto economico che viene stimato in 20 miliardi di euro l'anno tra costi sanitari e perdita di produttività. L'urgenza di un Piano - anche sulla scia di quanto si fa per altri grandi malattie (si pensi a esempio al Piano oncologico nazionale) non è solo una necessità alla luce dei numeri di patologie come infarti e ictus, ma nasce anche da una richiesta che ci arriva dall'Europa e in particolare dalla Commissione Ue che con il Safe Hearts Plan ha appena invitato gli Stati membri a sviluppare entro il 2027 un Piano nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie cardiovascolari. Un lavoro che per l'Italia non parte da zero perché può sfruttare la proposta di Piano cardiovascolare messa a punto nei mesi scorsi da sei società scientifiche cardiologiche insieme a Confindustria dispositivi medici e che individua proprio nella prevenzione e nello screening diffuso i pilastri per ridurre il carico delle patologie cardiovascolari. Una proposta che ora tutte insieme - oltre all'associazione delle imprese del biomedicale ci sono Anmco-Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, Aiaca -Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione, Società italiana di cardiologia interventistica (Gise), Itacare-P, Società italiana di cardiologia (Sic) e Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (Sicve) - rilanciano al Governo e al ministro della Salute Orazio Schillaci in occasione della giornata nazionale dell'ipertensione del prossimo 17 maggio. Il punto di partenza è che le patologie cardiovascolari sono una minaccia silenziosa, ma che può essere ampiamente prevenibile attraverso appunto un Piano di prevenzione sui principali fattori di rischio come ipertensione, diabete, colesterolo e obesità – – il 41% della popolazione tra 18 e 69 anni ne presenta almeno tre – che integri anche tecnologie digitali, dispositivi per il monitoraggio remoto e app di gestione personalizzata del rischio. Le Case di Comunità, i medici di medicina generale e le farmacie - secondo la proposta disegnata da Società scientifiche e Confindustria dispositivi medici - dovrebbero diventare dei punti di screening e counseling diffuso, riducendo il divario tra ospedale e territorio. standardizzando anche i percorsi di cura a livello nazionale attraverso Pdta (i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali) omogenei per migliorare qualità, appropriatezza ed equità dell'assistenza. L'obiettivo di fondo è coordinare strategie, obiettivi e interventi su tutto il territorio, in linea con le indicazioni europee, promuovendo programmi continuativi di prevenzione primaria e secondaria e attivando uno screening cardiovascolare diffuso e uniforme per individuare precocemente ipertensione, dislipidemie e diabete e riducendo allo stesso tempo anche le odiose disuguaglianze regionali. Il risultato di una piano di prevenzione di massa si potrebbe tradurre oltre che in una riduzione dei morti per malattie cardiovascolari se ne contano oltre 200mila l'anno - anche in un risparmio dei costi sostenuti nel medio lungo periodo dal Servizio sanitario nazionale evitando ricov
eri, frequenti reospedalizzazioni e anche anni di vita con disabilità per migliaia di pazienti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Le misure: promozione degli stili di vita, screening, Ecg e regolare misurazione di valori e pressione Image:«emergenza servizio sanitario» Al festival di Trento l’evento il 23 maggio con il ministro della Salute Orazio Schillaci e con i presidenti degli Ordini dei medici e degli infermieri Filippo Anelli e Barbara Mangiacavalli Screening. Il piano nazionale cardiovascolare punta a campagne di educazione sugli stili di vita e a screening come Ecg e misurazione dei principali valori: dalla pressione al colesterolo -tit_org- Cuore, contro le malattie big killer il piano nazionale di prevenzione -sec_org-
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title§§ «Mettere in rete Case di comunità medici di famiglia e ospedali»
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Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 12 May 2026
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tp:ocr§§ «Mettere in rete Case di comunità medici di famiglia e ospedali» L’attuazione La voce degli specialisti P artire dal territorio dove medici di famiglia, farmacie in rete e nuove Case di comunità intercettano attraverso screening e prevenzione i possibili bisogni cardiovascolari degli italiani per poi inviarli, quando necessario, ai centri specialistici ospedalieri dove nel caso prevedere le terapie e gli interventi del caso, per poi rimandare gli stessi pazienti sul territorio per monitoraggio e follow up. Eccola l’architettura sanitaria da mettere in pista per dare attuazione in pieno a un Piano nazionale per la salute cardiovascolare: «Se si farà più prevenzione primaria, a esempio con le Tac coronariche, saranno individuati precocemente più pazienti che avranno bisogno della cardiologia interventistica e qui bisogna ridurre barriere di accesso e diseguaglianze sul territorio», avverte Alfredo Marchese, Presidente Gise, Società italiana di cardiologia interventistica, che ha lavorato alle messa a punto del piano. Per Marchese tutto però, come detto, deve iniziare dal territorio che è «il primo anello cruciale di questa rete». «La prevenzione inizia in termini di stili di vita, attività fisica e alimentazione e deve partire dall'adolescenza e continuare nella maggiore età, quindi il ruolo degli step scolastici e lavorativi sono fondamentali», sottolinea Gianfranco Sinagra, Presidente Sic, Società italiana di cardiologia anch’essa coinvolta nella proposta di Piano. Per Sinagra «il rischio è continuo e coerente con il tempo di esposizione ai fattori di rischio», quindi ci sono alcune età critiche che vanno monitorate e invitate a controlli e screening: le età critiche diventano quindi a esempio gli over 40 «nel caso ci siano stati eventi cardiovascolari precoci in famiglia» mentre per tutti gli over 50 i controlli dovrebbero diventare standard. «Le età e le intensità andrebbero precedute da analisi d'impatto. Ogni campagna deve darsi indicatori misurabili ad intervalli misurabili e deve identificare responsabili del monitoraggio sull'aderenza e gli esiti» aggiunge ancora Sinagra. In particolare il medico di famiglia dovrebbe essere «il referente principale» con un Ecg che andrebbe effettuato alle soglie d’età appena citate. «Non è un processo di medicalizzazione della società e di ricerca di visite specialistiche, deve essere invece un processo di educazione e monitoraggio stringente che dovrà garantire equità, informazione, sistematicità e capillarità anche nelle fasce di maggior disagio socioeconomico. L'attenzione oltre a colesterolo, pressione, attività fisica e stili alimentari, non dovrà trascurare il diabete e il fumo che sono drammatici moltiplicatori di rischio», conclude Sinagra. Marchese però mette in luce come anche sul fronte ospedaliero ci sia ancora «un problema di riduzione delle diseguaglianze di accesso alle cure cardiovascolari, come per l’angioplastica primaria dell’infarto miocardico acuto o il fatto che manchino reti tempo dipendenti per lo shock cardiogeno o per l’embolia polmonare, mentre ci sono realtà di accesso alle cure della cardiologia interventistica strutturale, come la Tavi, che sono a macchia di leopardo con l’imaging corononarico e la fisiologia impiegate al 1215%. Come Gise presenteremo a metà giugno a Iss e ministero della Salute dei quaderni che metteranno in luce tutti questi gap». —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: marb. Heading: Highlight: Le campagne Non deve diventare un processo di m edicalizzazion e ma di educazione e monitoraggio Image:gianfranco sinagra Presidente SIC Società Italiana di Cardiologia alfredo marchese Presidente GISE Società Italiana di Cardiologia Interventistica -tit_org- «Mettere in rete Case di comunità medici di famiglia e ospedali» -sec_org-
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title§§ Hantavirus in otto Paesi il caos delle quarantene = Hantavirus, stretta a metà Al via i controlli ai confini isolamento non obbligatorio
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Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 12 May 2026
ARCOVIO, DIBLASIO, RUSSO — PAGINE 16 ET7 Dieci casi accertati, tre morti. Isolata la sequenza genetica: "Non è mutata" Il governo sceglie la linea morbida: quarantena fiduciaria e sorveglianza Asl
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tp:ocr§§ LO SBARCO DALLA NAVE Hantavirus in otto Paesi il caos delle quarantene ARCOVIO, DI BLASIO, RUSSO — PAGINE 16 E 17 Hantavirus, stretta a metà Al via i controlli ai confini isolamento non obbligatorio Dieci casi accertati, tre morti. Isolata la sequenza genetica: “Non è mutata” Il governo sceglie la linea morbida: quarantena fiduciaria e sorveglianza Asl ROMA L’ansia da Hantavirus non cala, con 10 casi di contagio di cui 7 conclamati e tre decessi. Numeri destinati a salire con il tracciamento di altre centinaia di persone venute a contatto con i croceristi della nave focolaio: l’ultimo positivo, ieri sera, un cittadino spagnolo senza sintomi, isolato in ospedale. A rassicurare gli animi arriva l’Ecdc europeo, che conferma come il ceppo isolato sulla nave da crociera non sia mutato e che quindi la trasmissibilità da uomo a uomo resti bassa e solo da casi sintomatici. La nave Hondius è salpata per l’Olanda e mentre il governo francese sceglie la linea dura della quarantena obbligatoria di 42 giorni per chi è stato a contatto con i contagiati, il ministero della Salute italiano in tarda serata emana una circolare che si limita a prevedere la “quarantena fiduciaria”, ossia non obbligatoria e la sorveglianza attiva, che è poi la Asl che controlla quotidianamente le condizioni di salute della persona entrata a contatto con un portatore del virus. Anche se il “fai da te sanitario” è già partito, con le ordinanze dei sindaci di Torre del Greco e Reggio Calabria che impongono l’isolamento coatto ai due marittimi saliti a bordo dell’aereo dove è salita e poi scesa anche la moglie del paziente zero, poi deceduta. La circolare del ministero della Salute dispone anche un innalzamento del livello di attenzione per i medici della sanità marittima, aerea e di frontiera. Viene inoltre ribadito l’obbligo per i comandanti degli aerei di segnalare eventuali passeggeri con problemi di salute correlabili all’esposizione al virus. Nel documento vengono definite anche le diverse classificazioni cliniche: caso sospetto, probabile e confermato, sulla base dei sintomi e della conferma in laboratorio. Contatti «ad alto rischio» sono considerate «tutte le persone a bordo della nave da crociera» o che hanno avuto una esposizione con un «caso probabile o confermato», tipo condividere la stessa stanza o il bagno. La quarantena è raccomandata per sei settimane e prevede la distanza di almeno due metri dai familiari, il divieto di usare le stesse stoviglie e l’areazione frequente degli ambienti. Intanto l’Ecdc avverte che il numero dei contagi potrebbe aumentare nelle prossime settimane a causa del lungo periodo di incubazione del virus. La direttrice Pamela Rendi-Wagner sottolinea che ulteriori casi potrebbero emergere sia tra i passeggeri sia tra i membri dell’equipaggio. Ma gli esperti europei escludono al momento la presenza di una nuova variante: il sequenziamento genetico mostra infatti che il virus è compatibile con i ceppi già noti dell’Andes virus sudamericano. Preoccupa soprattutto la situazione della paziente francese rimpatriata dopo la crociera e ora ricoverata in terapia intensiva. La donna avrebbe sviluppato sintomi acuti durante il volo di ritorno in Francia da Tenerife e durante la crociera sarebbe stata in contatto stretto con la seconda vittima del virus, la moglie dell’ornitologo che per primo è deceduto. Gli altri quattro connazionali evacuati con lei sono ricoverati in camere ad alto isolamento nell’ospedale Bichat di Parigi. La ministra della Salute Stéphanie Rist ha spiegato che il governo francese punta a «spezzare le catene di trasmissione» con misure immediate di quarantena e isolamento. Ma resta il fatto che una persona che ha avuto un contatto stretto con una vittima del virus è stata fatta salire a bordo di un aereo anziché essere messa subito in isolamento appena sbarcata alle Canarie. Mentre 12 dipendenti dell’ospedale di Nijmegen, nei Paesi Bassi, saranno posti in quarantena preventiva dopo un errore nelle procedure di prelievo del sangue di un paziente infetto. Sul fronte scientifico cresce l’atte
nzione per la possibilità che il contagio possa avvenire anche prima della comparsa dei sintomi. Un’ipotesi richiamata dall’epidemiologo di Stanford Abraar Karan e dalla International Society for Hantavirus Research, secondo cui i dati disponibili non consentono di escludere del tutto la trasmissione in fase pre-sintomatica. Un elemento che complica il tracciamento dei contatti e rende più delicata la definizione della durata delle quarantene. Negli Stati Uniti uno dei 17 cittadini americani evacuati dalla nave è risultato positivo pur senza sintomi ed è stato isolato per ulteriori accertamenti. Migliorano invece le condizioni del cittadino britannico ricoverato in Sudafrica dopo essere stato evacuato dalla nave nei giorni scorsi. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito che in Italia non c’è «nessun pericolo Hantavirus», ma che è opportuno mantenere «un approccio di massima cautela». Intanto il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani assicura che la strada per un vaccino contro l’Hantavirus «è assolutamente percorribile». Anche per lui, ad oggi nulla fa prevedere il ritorno alle campagne dell’era Covid . — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Schillaci: “Nessun pericolo, ma cautela” La nave Hondius salpata per l'Olanda Il paziente zero Leo Schilperoord, 70enne ornitologo olandese, secondo il parere degli esperti che stanno tracciando i contagi da Hantavirus sulla nave da crociera Hondius , sarebbe il paziente zero, cioè la persona che ha contratto per primo il virus contagiando gli altri passeggeri, per prima la moglie Mirjam, 69 anni, morta due settimane dopo a Johannesburg. Nel suo viaggio in America Latina per osservare gli uccelli selvatici, il 27 marzo avrebbe partecipato a una escursione per osservare specie rare in una discarica alla periferia di Ushuaia, in Argentina, dove potrebbe avere contratto il virus 10 I casi accertati di contagio da Hantavirus Tre persone sono decedute Image:COS’È L’HANTAVIRUS Virus a RNA della famiglia Hantaviridae Serbatoio naturale Roditori selvatici (topi, toporagni) portatori asintomatici LE MALATTIE INFETTIVE HPS Forma polmonare TRASMISSIONE ALL'UOMO 35–50% INALAZIONE Mortalità Aerosol di urina, feci o saliva del roditore CONTATTO DIRETTO Morso o contatto con roditori infetti DA PERSONA A PERSONA Rara - solo alcuni ceppi (es. Andes Sud America) PREVENZIONE Evitare il contatto con urine, saliva e feci di roditori Usare mascherine e guanti in ambienti a rischio Disinfettare le superfici con candeggina Vaccino in fase di studio udio HFRS Forma renale 1–15% Mortalità TRATTAMENTO Nessun antivirale specifico approvato Ricovero in caso di problemi respiratori o renali Isolamento Withub Lo sbarco A destra lo sbarco dei passeggeri dalla nave da crociera Hondius al largo di Tenerife dopo il focolaio di Hantavirus che si è sviluppato a bordo -tit_org- Hantavirus in otto Paesi il caos delle quarantene Hantavirus, stretta a metà Al via i controlli ai confini isolamento non obbligatorio -sec_org-
tp:writer§§ paolo russo
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/12/2026051203080106672.PDF
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