title§§ Gian Carlo Muzzarelli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701703404314.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "GAZZETTA DI MODENA" del 07 May 2026

«Ci "rubano" | nostri ospedali Manon cimettono i soldi»

pubDate§§ 2026-05-07T02:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701703404314.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701703404314.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MODENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701703404314.PDF tp:ocr§§ Gian Carlo Muzzarelli «Ci “rubano” i nostri ospedali Ma non ci mettono i soldi» «L a questione è questa: ci vogliono fregare gli ospedali, i nostri ospedali, però poi non vogliono nemmeno metterci i soldi. Ecco, noi diciamo no, fermamente no». A bocciare senza riserve la riforma del Servizio sanitario nazionale voluta dal governo è Gian Carlo Muzzarelli, consigliere regionale del Pd e presidente della commissione Politiche per la salute in viale Aldo Moro. Muzzarelli, come sta oggi la nostra sanità? «Stiamo vivendo momenti di tensione interna, sia perché abbiamo 3.139,9 miliardi di debito pubblico, con un grosso problema in più, quello del costo dell’energia, che aggiungerà un altro carico a tutto il sistema, e con scenari di prospettiva che colpiranno anche la farmaceutica». Non benissimo, insomma. Cosa si può fare per guardare avanti? «La strada è una sola: io ho detto che serve un “Piano Marshall” per la salute, ma possiamo anche chiamarlo grande patto per la salute del Paese. Un patto in cui entrano in gioco tutti gli attori, dal governo alle Regioni ai territori: serve coraggio, e tanta responsabilità, sennò non se ne esce». Dal punto di vista concreto, cosa dovrebbe fare il governo? «Dovrebbe, semplicemente, metterci delle risorse. Il nostro Paese si è impegnato a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035. Ebbene, a fronte di tutto questo impegno militare, la spesa per la sanità cala. Il governo sostiene di aver messo 6 miliardi in più per la salute, ma i numeri non si valutano solamente in maniera assoluta, ma anche in rapporto al Pil, e da questo punto di vista siamo al 6,2%, con la media Ue al 7,5%. Fino a quando resteremo così lontani da questo obiettivo, sarà molto difficile andare meglio...». Sulle politiche per la salute, però, molto dipende anche dalla Regione... «È vero, e infatti la Regione sta investendo tanto sulla sanità: basta pensare al fondo per la non autosufficienza, che ha visto la Regione Emilia Romagna finanziarlo con risorse proprie pari a 595 milioni, mentre a livello nazionale è il fondo è stato finanziato con 934 milioni. Presto porteremo avanti anche la “proposta di legge cuore”, per prevenire l’arresto cardiaco tra i giovani e per potenziare la rete regionale dei defibrillatori». E poi c’è la riforma della sanità nazionale: cosa non va prima di tutto? «Non vanno gli ospedali di terzo livello, sui quali anche la fondazione Gimbe ha detto no: si tratta di un’incongruenza micidiale, perché così avremo Aziende ospedaliero-universitarie come la nostra a Modena, ma anche a Bologna, a Parma, a Ferrara, che diventeranno ospedali di terzo livello di competenza nazionale. Tutto questo mentre non si aumentano i fondi: insomma, ci vogliono “fregare” gli ospedali, ma senza finanziarli adeguatamente. Un piano assolutamente incongruente, che porterà a un aumento delle disuguaglianze territoriali, mentre oggi noi dobbiamo avere cura di chi ci cura». Di fronte ai finanziamenti inadeguati, il sistema pubblico rischia di cedere il passo a quello privato? «Il sistema pubblico deve restare al centro delle strategie, per una sanità integrata che deve essere supportata dal privato, che deve collaborare». Pensando a Modena, a gennaio, parlando delle scelte e dei cambiamenti da apportare, il dg dell’Ausl Altini aveva detto “basta doppioni”: tagli in arrivo per le strutture modenesi? «Noi chiediamo a tutti, dal governo ai direttori generali della nostra provincia, il rispetto per la storia di Modena. Se dobbiamo chiamare in causa la programmazione, allora bisogna farlo con la partecipazione dei cittadini, mentre i tecnici non devono sostituirsi alla politica». Pensando ai cittadini, c’è il tema delle liste di attesa... «Il problema c’è, e per affrontarlo serve uno sforzo da parte di tutti: il governo ci deve mettere i soldi, la Regione l’organizzazione, posto che il tema dell’appropriatezza delle prestazioni c’è e va affrontato. Oggi siamo ancora una sanità attrattiva, ma dobbiamo darci da fare tutti per continuare a esserlo». ? ? Luca Gardinale ---End text--- Author: » L uca Gardinale Heading: Highlight: Serve un patto per la salute del Paese: ci vuole coraggio e tanta responsabilità Il dg dell’Ausl Altini dice “basta doppioni” in provincia? I tecnici non devono sostituirsi alla politica Image: -tit_org- Gian Carlo Muzzarelli -sec_org- tp:writer§§ » Luca Gardinale guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701703404314.PDF §---§ title§§ Il caso- sanità al microscopio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703111507131.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703111507131.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703111507131.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703111507131.PDF tp:ocr§§ Impegno per la convocazione in Commissione regionale delle pazienti oncologiche Il caso- sanità al microscopio Senologia al centro dell’incontro con Lacorazza e Cifarelli al Circolo La Scaletta Si è svolto nella sede del Circolo culturale La Scaletta, un incontro di approfondimento sui contenuti del nuovo Psr, promosso dal responsabile del gruppo di lavoro economico-sociale del Circolo, Paolo Emilio Stasi, con la partecipazione dei consiglieri regionali Piero Lacorazza (Pd) e Roberto Cifarelli (Misto). In sala anche il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Matera, Franco Dimona ed il presidente del Circolo Francesco Paolo Di Pede. Presenti, in rappresentanza del Comitato civico Pro Ospedale Madonna delle Grazie, alcune pazienti oncologiche, che hanno portato la voce di chi teme le conseguenze concrete della riorganizzazione in atto: in primo piano, la chiusura della chirurgia senologica dell’ospedale materano. A introdurre i lavori è stato Angelo Andriulli, socio del Circolo e primario emerito di Gastroenterologia della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. «Il Piano traccia una cornice strategica ambiziosa - ha riconosciuto - ma la vera sfida sarà tradurre gli obiettivi in interventi concreti e misurabili, capaci di restituire fiducia ai cittadini. Il Psr punta con decisione sulla prevenzione come pilastro di un buon governo della salute, un principio condivisibile, su cui siamo tutti d’accordo. Ma prevenire non basta se non si sa dove andare quando ci si ammala. Il Piano tace completamente sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e su come orientare il cittadino nel momento del bisogno. Un’impostazione che rischia di ve percorso dibile il futuro» restare sulla carta: senza una governance sanitaria più forte, capace di misurare davvero le performance delle strutture, anche gli obiettivi più ambiziosi sulla prevenzione difficilmente potranno tradursi in risultati concreti per i lucani». Il capogruppo dem in Consiglio regionale, Lacorazza, ha usato toni netti: «I dati Agenas e Gimbe continuano a fotografare una situazione preoccupante, accompagnata da un deficit strutturale del bilancio sanitario, dall’elevata mobilità passiva e dal crescente numero di lucani che rinunciano alle cure. Gli obiettivi del Piano sono scontati nei principi, ma non è chiaro, nelle condizione data, come sull’operativo dovranno essere conseguiti». Lacorazza ha segnalato l’indebolimento del ruolo della pianificazione e della programmazione a scapito del maggior peso della gestione delle aziende sanitarie e ospedalieri. «E così soffre e rischia di saltare - ha concluso - l’armatura sociale, la continuità assistenziale e la medicina territoriale precondizioni per avere un sistema sanitario equilibrato ed adeguato a fornire risposte ad una domanda di salute diversificata e complessa». Il tema che ha acceso maggiormente il dibattito è la riorganizzazione della rete oncologica e, in particolare, la soppressione del servizio di chirurgia senologica all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera. Una scelta che unanimemente non è stata condivisa: «Concentrare le Breast Unit solo nell’area nord della regione, a Potenza e a Rionero — ha detto il presidente del circolo La Scaletta, Francesco Paolo Di Pede - significa privare di tutela oncologica di prossimità l’intera popolazione del materano e della Basilicata meridionale. Senza trasporti adeguati e infrastrutture efficienti, l’unico risultato sarà un aumento della migrazione sanitaria verso la Puglia». A raccogliere l’appello è stato il consigliere regionale Roberto Cifarelli, presidente della Seconda Commissione consiliare permanente, che ha chiesto che il confronto approdi quanto prima nelle sedi istituzionali competenti: «È necessario convocare urgentemente e mi prendo l’incarico di chiederlo ufficialmente al Presidente Nicola Morea, una seduta della Quarta Commissione consiliare con il comitato civico, l’assessore regionale alla Salute e il direttore generale dell’Asm, Maurizio Friolo. Il futuro di un presidio così importante per la salute delle do nne non può restare nell’incertezza. Le istanze di oltre 13.500 cittadini meritano rispetto e risposte chiare». A chiudere il cerchio, Paolo Emilio Stasi che ha rilanciato una riflessione più ampia: «È indispensabile che la Basilicata metta da parte i campanilismi e ragioni su un sistema sanitario davvero efficiente, centrato sui bisogni reali dei cittadini e sulle sfide dell’invecchiamento e dello spopolamento. Occorre aprire una vera discussione sulla questione Basilicata, per indicare un percorso credibile verso il futuro». Il confronto, avviato da La Scaletta, è destinato a proseguire. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: «Serve un percorso credibile per il futuro» Image:L’incontro a La Scaletta -tit_org- Il caso- sanità al microscopio -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703111507131.PDF §---§ title§§ Muzzarelli ribatte alla destra: «Nel triennio 2023-25 persi 13 miliardi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701990204078.PDF description§§

Estratto da pag. 51 di "RESTO DEL CARLINO MODENA" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T02:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701990204078.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701990204078.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO MODENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701990204078.PDF tp:ocr§§ Muzzarelli ribatte alla destra: «Nel triennio 2023-25 persi 13 miliardi» LA POLEMICA «I numeri parlano chiaro: il definanziamento purtroppo c’è». A ribadirlo è il consigliere regionale del Pd Gian Carlo Muzzarelli dopo la reazione del centrodestra alle accuse del Partito democratico sulla spesa sanitaria in Italia. «A gennaio – sottolinea Muzzarelli – la Corte dei Conti ha confermato la nostra come la Regione benchmark per il sistema sanitario nazionale. L’Emilia-Romagna ha ottenuto punteggi elevati in tutte le categorie prese in analisi dalla Corte dei Conti». Così come la Fondazione Gimbe ha accertato che «la sanità pubblica ha perso oltre 13 miliardi nel triennio 2023-2025. E la quota di Pil destinata al Fondo sanitario nazionale scenderà ancora: al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Costringono le Regioni a tagliare i servizi e i cittadini a rivolgersi alla sanità privata». Quanto alla proposta di legare le spese per la sanità al Pil in percentuale non inferiore al 7,5% «ricordo che per la prima volta la Corte costituzionale ha affermato che, di fronte a vincoli di bilancio, la sanità va tutelata prima di altre spese. Se Meloni pensa di togliere i soldi alla sanità e metterli alla Difesa, noi non ci stiamo. La sanità pubblica, il diritto a essere curati a prescindere dalla propria situazione economica, è il cuore dell’identità valoriale della nostra Regione e faremo di tutto per difenderla e rafforzarla. Sono certo che anche tante e tanti cittadini che votano a destra voteranno la petizione». ---End text--- Author: Redazione Heading: LA POLEMICA Highlight: Image: -tit_org- Muzzarelli ribatte alla destra: «Nel triennio 2023-25 persi 13 miliardi» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050701990204078.PDF §---§ title§§ Dimissioni e fuga all'estero Mancano 9.500 ostetriche link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150406484.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150406484.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150406484.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150406484.PDF tp:ocr§§ Dimissioni e fuga all’estero Mancano 9.500 ostetriche Oltre 1.700 ostetriche hanno rassegnato le dimissioni volontarie dal Ssn nel biennio 2024-2025: un’emorragia che ha coinvolto quasi il 15% dell’organico pubblico in 24 mesi e 850 fughe all’estero nell’ultimo anno. Il deficit strutturale è arrivato a 9.500 unità. A lanciare l’allarme Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing Up. L’Italia - informa una nota - conta 29 ostetriche ogni 100mila abitanti, contro una media europea di 42, secondo l’Ocse. «Il numero di 9.500 unità mancanti non è una stima approssimativa, ma il risultato di un calcolo tecnico - spiega De Palma -. Il gap rispetto all’Europa è pari al 30%, con circa 7.600 professioniste necessarie per allinearsi agli standard Ue». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dimissioni e fuga all’estero Mancano 9.500 ostetriche -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150406484.PDF §---§ title§§ L'Italia che cerca infermieri e autisti li trova in Africa = cerca infermieri all'estero centrale tra i nuovi bacini link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151006486.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151006486.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151006486.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151006486.PDF tp:ocr§§ L’Italia che cerca infermieri e autisti li trova in Africa L’Italia cerca infermieri all’estero L’Africa centrale tra i nuovi bacini Sono tra i lavori che «gli italiani non vogliono più fare». Così, le aziende dei servizi sono costrette a cercare all’estero. Trenta tunisini guideranno i pullman di linea a Milano Alfieri, Lombardini e Salinaro a pagina 7 L a mancanza di infermieri è ormai una “bomba a orologeria”. Lo è per la sanità europea, lo è per quella italiana in particolare. L’ufficio europeo dell’Oms calcola che il Vecchio Continente accuserà una mancanza di 1 milione di questi professionisti nel 2030. A fronte di una emorragia di candidati nostrani, aumenta il ricorso al personale di nazioni extra europee, molto accentuato in Italia. Dall’India al Paraguay, passando anche da nazioni nordafricane come la Tunisia, che però solo in parte conterranno le “perdite”. Del resto, come illustra un dossier specifico dell’Oms, non è affatto un mistero che il peggioramento delle condizioni di lavoro, e le crescenti pressioni sulla salute mentale stiano accelerando il burnout, l’abbandono e la carenza di personale infermieristico (tutti aspetti ulteriormente accentuati, in Italia, dagli stipendi bassi). Le conseguenze sono visibili anche per i pazienti che vanno incontro a rischi maggiori. «Gli infermieri rappresentano oltre la metà, il 56%, del personale sanitario, la maggior parte del quale è costituito da donne. Avere personale infermieristico sicuro non è quindi un lusso o un dettaglio amministrativo», afferma Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa. L’Oms definisce otto “azioni politiche” per correre ai ripari: intanto, la sicurezza del personale è inscindibile dalla sicurezza dei pazienti e dal benessere del personale; la migliore gestione della complessità dei tanti fattori in campo (finanziamenti, tecnologia digitale, lavoro di squadra, bisogni dei pazienti); il terzo punto: una maggiore sinergia che porti ad una riforma a lungo termine tra «governi, datori di lavoro, autorità di regolamentazione, sindacati ed educatori». Gli altri interventi: per l’Oms occorre utilizzare sistemi di dati più intelligenti, rafforzare il monitoraggio e la responsabilità, investire perché la sicurezza del personale diventi una pratica standard e diffusa; ancora, serve garantire un’istruzione e una formazione continua e di alta qualità. Infine, è indispensabile, raccomandano dall’Organizzazione mondiale della sanità, «rafforzare la leadership infermieristica» attraverso «una reale autonomia professionale». Questo il disegno politico per migliorare le cose in Europa. Ma intanto l’Italia cosa fa? Mentre il Servizio sanitario nazionale è alle prese con la più grave crisi di camici bianchi dalla sua istituzione, le società di ricerca del personale si organizzano per selezionare e formare personale all’estero. Tra le più attive c’è Openjobmetis spa, che, negli ultimi 3 anni, ha formato 1.000 figure sanitarie svolgendo colloqui all’estero con oltre 5.000 persone. Le assunzioni hanno riguardato soprattutto infermieri, e in misura minore, medici, fisioterapisti e tecnici radiologi che da aree Extra Ue hanno occasione di vivere un’importante esperienza di carriera (meglio retribuita rispetto alle nazioni di origine) in ospedali e cliniche private, oppure in Rsa. Al primo posto tra i Paesi di origine di chi arriva in Italia c’è la Tunisia (30%), seguita da India (25%) e Paraguay (15%); e poi Brasile (12%), Perù (9%), El Salvador (7%). In misura molto minore (2%) gli arrivi da Colombia, Argentina e Pakistan. A queste persone, spiega Openjobmetis, «proponiamo la stabilità di un contratto a tempo indeterminato e ci facciamo mediatori culturali per accompagnarle nell’inserimento, oltre che professionale, anche pratico-logistico e sociale». Il profilo degli infermieri è all’85% rappresentato da donne, di cui 70% con figli. L’età media è compresa tra i 25 e i 38 anni, con un’esperienza professionale pregressa media di 5 anni. Ma quali sono le regioni in cui vanno a lavorare i professionisti sanitari che arrivano dall’estero? Al primo posto c’è la Lombardia con il 50% delle attivazioni, seguita dal Piemonte (19%). Il 10% dei professionisti selezionati approda in Sardegna. E poi il Veneto (8%) e la prima regione del Sud, la Calabria (5%). Presenti nella classifica anche Emilia-Romagna (4%), Valle d’Aosta (3%) e Marche (1%). L’iter, fa sapere Openjobmetis prevede che, una volta selezionati, gli infermieri già in possesso di una buona conoscenza della lingua italiana, ne approfondiscano lo studio a livello professionale. Vi è quindi il riconoscimento del titolo di studio della nazione per poi avviarsi ad un periodo di 1 mese di formazione on the job durante il quale perfezionarsi sulle prassi italiane. Trascorsi i primi 2 anni, la maggior parte dei professionisti rimane in Italia. «Ultimamente ci stiamo concentrando su un nuovo Paese, El Salvador - spiega Daniela Pomarolli, responsabile dell’area “International Recruitment” di Openjobmetis -. Paese che ci permette di attrarre numerosi infermieri ben preparati sia a livello linguistico che tecnico». E altri sanitari di nuove nazioni bussano per entrare in Italia: le richieste arrivano da tutto il mondo, conclude Pomarolli, ma la novità più interessante degli ultimi mesi è costituito dai Paesi del Centro Africa. ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: A fronte di una carenza strutturale le società di ricerca del personale stanno ampliando i loro orizzonti Nell’85% dei casi si tratta di giovani donne Image:In Italia c’è una grave carenza di infermieri, tanto che gli ospedali sono costretti a cercarli all’estero / Ansa -tit_org- L’Italia che cerca infermieri e autisti li trova in Africa cerca infermieri all’estero centrale tra i nuovi bacini -sec_org- tp:writer§§ VITO SALINARO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151006486.PDF §---§ title§§ Hantavirus, paura e polemiche La crociera sbarca alle Canarie Grave anche il medico di bordo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150506485.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "CORRIERE DELLA SERA" del 07 May 2026

Tre morti, Spagna in allarme. La Klm: una delle vittime su un nostro volo

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150506485.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150506485.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150506485.PDF tp:ocr§§ Hantavirus,pauraepolemiche LacrocierasbarcaalleCanarie Graveancheilmedicodibordo Tre morti, Spagna in allarme. La Klm: una delle vittime su un nostro volo L’hanno già ribattezzata la Crociera dall’inferno. Partita il 1° aprile da Ushuaia, capitale della Terra del Fuoco, nell’estremo sud della Patagonia argentina, la nave di lusso che doveva placidamente seguire la migrazione primaverile degli uccelli marini in Antartide, per la gioia di ricchi turisti disposti a spendere diverse migliaia di dollari per l’avventura, si è trasformata in una trappola di morte e paura. La crisi dell’hantavirus sulla MV Hondius della compagnia olandese Oceanwide Expeditions sembra la trama di una serie horror. Tre dei 149 passeggeri sono morti e altri quattro si sono ammalati, tra cui il medico inglese di bordo, in gravi condizioni. Fra i turisti di 23 diverse nazionalità non risultano italiani. Il virus, che normalmente si trasmette dai topi, può causare insufficienza polmonare e renale. Difficilmente passa da uomo a uomo. Forse non questa volta. E anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sostiene che il rischio per la popolazione mondiale è «basso», l’incubo di una nuova epidemia è reale, pure fra i governi. La Spagna, su richiesta formale dell’Oms e dell’Unione europea, ha permesso l’attracco della nave alle isole Canarie, dove è attesa sabato, a conclusione di un’odissea che l’ha portata a vagare tra le isole più sperdute (e meno attrezzate da un punto di vista sanitario) del mondo. Il 6 aprile un passeggero olandese ha iniziato a manifestare i primi sintomi durante la navigazione. Febbre, mal di testa, lieve diarrea. Poteva essere una banale influenza. Invece, ha iniziato a non respirare. Cinque giorni dopo è morto e la sua salma è rimasta a bordo, senza essere sottoposta ad alcun test microbiologico, fino al 24 aprile, quando la nave ha attraccato a Sant’Elena, l’isola remotissima dove fu spedito in esilio Napoleone, nel mezzo dell’Oceano Atlantico, a circa 2.000 chilometri dalla costa dell’Angola. Lì, 23 passeggeri sarebbero scesi dalla nave per tornare autonomamente a casa, tra questi uno svizzero ora ricoverato a Zurigo. L’Oms è sulle loro tracce. La moglie della prima vittima è volata in Sudafrica, dove è deceduta due giorni dopo. È probabilmente lei la persona che ha tentato di imbarcarsi su un aereo della compagnia Klm, diretto da Johannesburg ad Amsterdam, ma è stata fatta scendere prima del decollo. Le autorità sanitarie olandesi hanno contattato uno a uno i passeggeri, «a scopo precauzionale». La paura del contagio segue una scia di notizie ancora avvolte nel mistero. Il 27 aprile un altro passeggero, britannico, è stato ricoverato in Sudafrica e all’indomani un tedesco è deceduto a bordo. La sua salma sarà sbarcata solo alle Canarie, mentre gli altri passeggeri della nave restano in quarantena, chiusi e terrorizzati nelle cabine di lusso. Il 2 maggio è arrivata la conferma che si tratta del ceppo di Hantavirus diffuso nelle regioni andine di Argentina e Cile, l’unico tra i 38 conosciuti che si trasmette da uomo a uomo. La nave è poi partita alla volta di Capo Verde, dove sono stati fatti sbarcare tre contagiati, subito evacuati in Olanda. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha tenuto ieri una riunione d’emergenza con la ministra della Salute Mónica García, la quale ha poi assicurato che tutti i passeggeri stranieri «saranno rimpatriati nei loro Paesi d’origine attraverso un meccanismo europeo di protezione civile» e che il loro sbarco «non rappresenterà alcun rischio per la popolazione e per la salute pubblica», anche grazie al supporto dell’Oms, della Commissione europea e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Di tutt’altro parere il governatore delle Canarie, Fernando Clavijo, secondo cui l’arcipelago non dispone di un protocollo per l’accoglienza dei contagiati. La MV Hondius arriverà al porto di Granadilla de Abona, a soli 10 minuti dall’aeroporto di Tenerife Sud. L’evacuazione è fissata per lunedì prossimo. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando GrandeMarlask a, ha confermato che la decisione del governo risponde a «ragioni umanitarie, etiche e morali» e a «ragioni legali e giuridiche». Sara Gandolfi © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Sara Gandolfi Heading: Highlight: La ricerca Si sono perse le tracce di 23 passeggeri scesi a Sant’Elena e rientrati da soli a casa Image:Tenerife Capo Verde SUDAMERICA AFRICA Sant’Elena Trasbordo I sanitari capoverdiani assistono alcuni pazienti della MV Hondius. Sopra nel grafico il tragitto della crociera, in mare da oltre un mese (Afp) -tit_org- Hantavirus, paura e polemiche La crociera sbarca alle Canarie Grave anche il medico di bordo -sec_org- tp:writer§§ Sara Gandolfi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150506485.PDF §---§ title§§ La salute con un clic L'ultima frontiera che fa ricchi i privati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150806488.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150806488.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150806488.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150806488.PDF tp:ocr§§ La salute con unC]1C L’ultima frontiera Che fa ricchi i privati _|,_..|| IE F “7 & l o o |.l|-.. | = = A | = j LF UO i H e n i AmilmI iOA A gmiALii PA-__'_'__I._ AE a e L D a E Mentre il pubblico arranca con la tecnologia nei servizi essenziali, si è sviluppato un mercato di visite ed esami prenotabili con le app Il ruolo degli influencer nella promozione Sempre più spesso la prevenzione non inizia in uno studio medico, ma su uno schermo. Mentre il Servizio sanitario nazionale (Ssn) fatica a garantire visite ed esami in tempi compatibili conibisogni delle persone, a causa di un costante sottofinanziaImnento, cresce online un'offerta parallela di controlli sanitari acquistabili senza intermediazioneclinica. Lo sviluppo della digital health, tramite la digitalizzazione sanitaria, è una delle priorità delle politiche pubblicheesta trasformando il modo in cui si accede alle cure. Una parte di questa transizione riguarda strumenti pubblici come la telemedicina o il Fascicolo sanitario elettronico, pensati per garantire continuità assistenziale e accesso rapido ai servizi. Un'altra riguarda invece la crescita di operatori privati che offrono servizi sanitari tramiteapp, piattaformeesistemi digitali: quella che potremmo definire digital private health. Non si tratta soltanto di visite online: piattaforme, app e assicurazioni consentono oggi di acquistare prestazioni sanitarie, prenotare visite specialisticheintempirapidi, effettuare teleconsulti, aderire a percorsi di prevenzione privata con pacchetti salute e di monitoraggio permanente. Ci sono quindi due piani: nella sanità pubblica strumenti come la telemedicina nascono per garantire equità e continuità, anchese la loro efficacia si scontra con un divario digitale ancora profondo: l'utilizzo dei servizi, infatti, resta legato a competenze tecnologiche e istruzione, escludendo alcune fasce di popolazione più fragili e anziane. Nel perimetro della digital private health, invece, questo divario si trasforma in un fattore di valore economico di mercato. Qui gli operatori tecnologici e sanitari privati intercettano i bisogni di chi può permettersi di spendere denaro per aver garantito un accesso immediato alla salute. Dentro il sistema Lasanità digitale è un canale redditizio che assume contorni sempre più definiti anche nei numeri. In Italia, secondo i dati Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano, la sua spesa ha raggiunto nel 2024 la cifra recorddi 247 miliardi di euro; segnando una crescita del 12 per cento rispetto all'anno precedente. Sebbene una parte rilevante sia trainata dai fondi del Pnrr perle infrastrutture pubbliche, una quota sempre più consistentedel mercatosi sta spostardo verso le soluzioni del settore privato. Inquestoscenario, leassicurazioni giocano un ruolo di primo piano: con circa 16 milioni di persone che già dispongono di una forma di sanità integrativa o polizza salute, le compagnie stanno trasformando la propria offerta con digital health store che offrono pacchetti di check-up scontati e monitoraggi costanti tramite applicazioni. «La rapida affermazione di Big Tech nella sfera sanitaria, ulteriormente accelerata dalla pandemia, presentaseririschilegati al fatto che alcuni strumenti digitali — soprattutto nel campo dellasalute mentale — potrebbero non avere una compiuta validazione clinica», afferma Nicoletta Dentico, responsabile del programma di salute globale Society for International Development (Sid).«L'invasione di poternti attori privati che hanno colonizzato il mercato si presta a questo scenario». Il problema è anche che in Italia, su questo fronte, ricerche e dati sono scarsi, «spesso persino disaggregati e non comparabili tra loro, in un sistema sanitario così regionalizzato. Ma negli Stati Uniti gli studi realizzati nel corso della pandemia hanno registrato che delle oltre 20milaapp di “emotion AT" dedicate alla salute mentale al tempo della ricerca, solo il 2,08 per cento erano state validate nella loro efficacia da studi affidabili di ricerca clinica». Check-up e monitoraggi co ntinui incontrollati, contribuiscono quindi ad espandere una domandasanitaria potenzialmente illimitata che alimenta gli introiti del privato. La prevenzione, in questo modo, corre il rischiodi diventare consumo corntinuo, alimentato dall'ansia del rischio, sucui le assicurazioni sanitarie costruiscono una parte crescente del proprio mercato. A trainare il fenomeno contribuisconoancheinfluencere professionisti che promuovono sui social percorsi di prevenzione personalizzati, convenzionati con cliniche private e assicurazioni. In questo modo la prevenzione rischia di perdere la centralità di pratica pubblica fondata su criteri epidemiologici edevidenzedi efficacia, assumendo la forma di un'offerta individualizzata costruita sull'anticipazione permanente della malattia possibile. In questo spazio si consolida un nuovo segmento di mercato: la sanità preventiva come offerta sanitaria replicabile su larga scala. I check-up diventano abbonamenti e la salute una filiera commerciale:i dati raccolti — come parametri fisiologici, abitudini di vita e risultati diagnostici — acquisiscono valore economicoealimentano modelli assicurativi sempre più personalizzati, nei quali il rischio sanitario viene calcolato e monetizzato. Nonsi tratta soltanto di un cambiamento nei comportamenti individuali, ma dell'emergere di un modello economico che monetizza l'incertezza sanitariaetrasforma il timore di amalarsi in domanda stabile di prestazioni. Quando la prevenzione diventa solo un servizio acquistabile, carmbia la funzione stessa della salute: la prevenzione si trasforma in mercato e i timori individuali indomandasanitaria continua. ©CRIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FEDERICA PENNELLI Heading: _ ,_.. IE F “7 & l o o .l -.. = = A = j LF UO i H e n i AmilmI iOA A gmiALii PA-__'_'__I._ AE a e L D a E Highlight: Image:Le visite offerte online: check up, monitoraggi, esami clinici costanti. Dubbi sulla validità clinica FOTO -tit_org- La salute con un clic L'ultima frontiera che fa ricchi i privati -sec_org- tp:writer§§ FEDERICA PENNELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150806488.PDF §---§ title§§ Contagio in crociera: 23 passeggeri spariti Ed è allerta frontiere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150606482.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "GIORNALE" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150606482.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150606482.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150606482.PDF tp:ocr§§ IL CASO La «Hondius» va a Tenerife, l’origine in discarica Contagio in crociera: 23 passeggeri spariti Ed è allerta frontiere Otto i casi. L’Italia muove gli uffici di confine. L’Oms: «Non è come il Covid» Non ci sono italiani a bordo della nave da crociera colpita dall’Hantavirus. Ma il ministero della Salute ha allertato gli uffici di frontiera ed è in costante contatto con le autorità internazionali per capire come si sta evolvendo il focolaio. Precauzioni dovute, soprattutto da quando il ministero della Salute sudafricano e l’Agenzia di Ginevra hanno sciolto le riserve sul ceppo dell’epidemia: si tratta del virus Andes, il più virulento nonché l’unico dei 24 rilevati nell’uomo in grado di passare da persona a persona. È proprio questo che si vuole evitare: il contagio uomo-uomo. L’impresa è estremamente delicata per vari motivi: a cominciare dai 23 passeggeri della nave che, dopo dieci giorni dal primo decesso, sono sbarcati a terra sull’isola di Sant’Elena. Chi glielo ha permesso? E perché nessuno ha controllato. Questa «falla» potrebbe avere conseguenze a catena, soprattutto se si considera che uno di quei turisti è l’ottavo contagiato, ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Zurigo. L’Organizzazione mondiale della sanità specifica che non è nemmeno ipotizzabile un paragone con il Covid e sta coordinando un «tracciamento dei contatti internazionali» per verificare lo stato di salute dei «fuggitivi». «I passeggeri sbarcati dalla nave sono stati informati del (primo) caso di hantavirus dagli operatori della nave ed è stato chiesto loro di segnalare qualsiasi segno o sintomo» ha detto il portavoce Oms. In collaborazione con le autorità nazionali e gli operatori della nave, i nostri team hanno stilato un elenco di chi si trovava in ogni luogo e in quale momento, al fine di garantire che qualsiasi potenziale esposizione sia documentata e che le persone possano ricevere assistenza se presentano sintomi. Questo tracciamento dei contatti aiuta anche a contenere ogni possibile diffusione» ha concluso l’Oms. C’è poi il caso del passeggero, deceduto, salito brevemente a bordo di un volo Klm da Johannesburg ai Paesi Bassi lo scorso 25 aprile. L’uomo, che già presentava qualche sintomo, fu fatto scendere dall’aereo prima del decollo. «A causa delle condizioni del passeggero in quel momento, l’equipaggio ha deciso di non consentirgli di viaggiare» ha affermato Klm, riferendosi al volo KL592. Ma non è escluso che abbia potuto contagiare qualcuno. Nel frattempo è stato chiarito come il virus letale sia «salito a bordo» della nave, che ora è al largo di Capoverde ma che, emtro sabato, dovrebbe arrivare a Tenerife. L’Hantavirus sarebbe stato contratto dopo un’escursione di birdwatching da una coppia olandese in una discarica a Ushuaia, in Argentina. Qui i due turisti di 69 anni, i primi a morire, sarebbero entrati in contatto con i topi infetti. Al momento, il rischio per la popolazione generale in Europa derivante da questa epidemia è considerato molto basso, conferma l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che spiega: «La maggior parte degli Hantavirus non si trasmette da persona a persona. L’eccezione è il virus Andes. Ma, specifica l’Ecdc, «si trasmette in genere attraverso un contatto stretto e prolungato». ---End text--- Author: Maria Sorbi Heading: Highlight: Image:INCUBO A BORDO La nave da crociera Mv Hondius con 149 passeggeri, provenienti da 23 diverse nazioni, dove un focolaio di hantavirus ha causato almeno tre morti e altrettanti contagiati. L’imbarcazione attraccherà entro sabato a Granadilla, sull’isola di Tenerife -tit_org- Contagio in crociera: 23 passeggeri spariti Ed è allerta frontiere -sec_org- tp:writer§§ Maria Sorbi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150606482.PDF §---§ title§§ Farmaci, spesa fuori controllo e riforme al palo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150206494.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 07 May 2026

Buco di 4 miliardi: colpa di vecchi brevetti e di un prontuario fermo agli anni '90

pubDate§§ 2026-05-07T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150206494.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150206494.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150206494.PDF tp:ocr§§ Farmaci, spesa fuori controllo e riforme al palo Buco di 4 miliardi: colpa di vecchi brevetti e di un prontuario fermo agli anni ‘90 pesa farmaceutica, conti fuori controllo in Italia, tanto da superare il tetto fissato per circa 4 miliardi di euro. Una deriva iniziata da lustri e che ora si allarga, arginata solo dai ripiani attuati col Pay back: un meccanismo di ripiano che attribuisce alle aziende farmaceutiche l’onere di restituire una parte dell’eccedenza di spesa con quote che variano per la spesa convenzionata e quella ospedaliera) e con altre misure messe a terra dalle Regioni. Un ammanco che non riguarda il fronte dell’innovazione, ossia i farmaci nuovi e ad alto costo per i quali l’impiego di un fondo ad hoc di un miliardo di euro, incrementato di 100 mila annui dal 2022, pare funzionare, al netto della tagliola che dopo un triennio accolla le maggiori spese alle Regioni e che induce i governi locali a spendere col contagocce. A spostare la IL SISTEMA spesa oltre la soA costare n glia del tetto sono invece farmaci sot- i prodotti in toposti a vecchi brevetti, le specia- nelle farma lità a maggior uso convenzion per patologie ordinarie, molecole ma gli ospe spesso del costo di e gli acquis pochi euro e anche a maggior rischio di inappropriatezza prescrittiva e di eccesso di consumo. Un nodo mai realmente affrontato e dunque per questo irrisolto. Ad accendere i fari su questo tema caldo del governo della Salute è stato un articolo del Foglio subito condiviso sui social e ampiamente dibattuto nelle chat degli addetti ai lavori. Nessuno stupore tuttavia: che la spesa farmaceutica diretta (ospedaliera) fosse fuori controllo è risaputo da anni in quasi tutte le Regioni. Non è un problema dell’innovazione come detto ma un modello che non regge più. E lo scontro dei mesi scorsi in Aifa, tra i vertici dell’agenzia regolatoria italiana, è solo il riverbero di una consapevolezza diffusa quanto non affrontata adeguatamente. I NUMERI Dai dati Aifa gennaio-ottobre 2025 emerge una spesa totale di 21 miliardi di euro, con uno scostamento complessivo di 3,77 miliardi rispetto ai tetti previsti. La spesa territoriale (quella nelle farmacie convenzionate) resta sotto controllo, quella ospedaliera no. La spesa convenzionata territoriale è al 6,39% del Fondo sanitario, sotto il tetto del 6,8%, S con un avanzo di 461 milioni. Il vero problema è la spesa per acquisti diretti ospedalieri e distribuzione diretta arrivata al 12,06%: cioè 4,243 miliardi sopra il tetto. Il disavanzo non dipende dai farmaci innovativi (oncologici, malattie rare e antibiotici di nuova generazione), lo sforamento riguarda le specialità ordinarie, i vecchi brevetti e quelli a brevetto scaduto. Il problema è strutturale, non temporaneo e mai risolto. Non si tratta di uno scostamento congiunturale ma di una falla strutturale della governance farmaceutica: il sistema regge solo grazie al payback e ai ripiani imposti alla filiera mentre è carente la programmazione pubblica. I punti critici sono un prontuario farmaceutico fermo agli anni ’90, molti prodotti potenzialmente eliminabili, l’assenza di una valutazione sistematica del valore terapeutico aggiunto, le disomogeneità regionali e la mancanza di una cabina di regia nazionale. Anche le Regioni sono sotto pressione: la crescita della spesa si lega anche all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle cronicità e ai bassi investimenti in prevenzione (anche se su questo fronte si avverte una inversione di tendenza). Le Regioni sono lasciate a gestire una domanda crescente con risorse insufficienti o invariate e spesso con problemi di cassa ingenti anche a fronte del lievitare dei costi per la bolletta energetica. LA RIFORMA Serve, insomma una revisione seria della governance farmaceutica: «Un deficit di programmazione che la recente riforma Aifa non ha risolto – commenta Claudio Zanon, medico ed ex manager di sanità pubblica, direttore scientifico dell’Osservatorio innovazione di MotoreSanità – se a questo aggiungiamo il problema della clausola Mfn (Most favored nation) imposta dal pre sidente Trump che costringe le aziende farmaceutiche ad abbassare i prezzi dei nuovi farmaci in linea con quelli della nazione più favorita, si comprende che serve rapidamente un cambio di modello». Le proposte? «Riformare il meccanismo di payback in sconto prospettico dinamico molto più articolato ed equilibrato per la sostenibilità, definire una soglia di crescita annuale concordata (+2% rispetto all’anno precedente) al superamento della quale si applica uno sconto uniforme e predefinito alle fatture successive. E poi: niente retroattività che genera incertezza e IO un freno tirato alla opolazione distinzione tra convenzionata e ata acquisti diretti per mi eccessivi spostare le risorse risparmiate dove omiche serve. Ossia la cura di pazienti oncole logici, terapie ve avanzate, farmaci capaci di cambiare il destino di una persona malata». Una delle leve si cui agire, viene suggerito dall’Osservatorio, è anche potenziare la negoziazione basata sul valore misurabile dell’efficacia del farmaco. E dunque contratti prezzo–valore e rimborso condizionato dai risultati ed esiti oltre che una revisione automatica del prezzo a un anno o due dal lancio sul mercato sulla base dei risultati clinici reali conseguiti monitorati da una banca dati pubblica. A fronte di ciò serve anche stabilizzare il fondo per l’innovazione per alimentare stabilmente il fondo per gli oncologici e e gli Innovativi pluriennali (3 anni), che non vengono rinegoziati annualmente. Spazio infine a un Horizon scanning sistemico anche a livello regionale con la rapida disponibilità delle nuove molecole (che spesso attendono mesi o anni per la contrattazione in Italia solo per ragioni economiche) ancorando il processo della autorizzazione all’ente regolatorio europeo (EMA). Riforme attuabili e sperimentabili sul campo in pochi mesi se emergesse la volontà politica di farlo. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: Highlight: IL SISTEMA A costare non sono i prodotti in vendita nelle farmacie convenzionate ma gli ospedalieri e gli acquisti diretti LO SCENARIO Pesano popolazione invecchiata e consumi eccessivi Più economiche le molecole innovative Image:Spesa farmaceutica, necessaria una riforma -tit_org- Farmaci, spesa fuori controllo e riforme al palo -sec_org- tp:writer§§ Ettore Mautone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703150206494.PDF §---§ title§§ Crans, anche l'Italia invia alla Svizzera il conto dei danni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151406474.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "REPUBBLICA" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151406474.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151406474.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151406474.PDF tp:ocr§§ Crans, anche l’Italia invia alla Svizzera il conto dei danni e ROSARIO DI RAIMONDO MILANO recentomila euro, solo per iniziare. Tanto sono costati gli elicotteri della Protezione civile per le operazioni di soccorso in Svizzera durante l’emergenza, quelli per trasferire i feriti al Niguarda. E poi il volo di Stato per riportare a casa i corpi dei giovani che non ce l’hanno fatta, le squadre di intervento italiane inviate sul posto per l’assistenza medica, psicologica e logistica dopo il disastro di Capodanno al Constellation. L’Italia presenta il primo conto alla Svizzera per il rogo di Crans-Montana. Le cifre sono contenute nella richiesta di costituzione di parte civile presentata dall’avvocato Romain Jordan per conto di Palazzo Chigi. Una quantificazione provvisoria dei danni, limitata per ora alle spese della Protezione civile, che si è attivata il primo gennaio stesso per «garantire assistenza immediata». Una somma «che dovrà essere integrata da quelle supplementari sostenute da altre amministrazioni e dalle regioni — si legge — In particolare i costi sanitari legati alla cura dei feriti». Nella richiesta si citano le «numerose vittime», i sei morti e i quattordici feriti italiani. Il solo volo di Stato che ha consentito il rimpatrio dei morti è costato 120 mila euro. A questo si aggiungono 70 mila euro per il trasporto T in elicottero di undici feriti poi curati al Niguarda. Tra le altre voci, 45 mila euro per le squadre che hanno garantito sostegno psicologico alle famiglie, oltre 30 mila per il personale mobilitato. Spese che rappresentano «un pregiudizio diretto al patrimonio della Repubblica Italiana». Un danno che, secondo Jordan, deve essere risarcito nell’ambito del processo che vede indagati — oltre ai coniugi Moretti — anche il sindaco di Crans e altri funzionari pubblici. «A maggior ragione in considerazione del fatto che la collettività locale, o persino cantonale, detiene una responsabilità quantomeno verosimile. Il che, in questa fase, è sufficiente». Il sì alla richiesta di costituzione di parte civile non è però scontato. Saranno i magistrati elvetici a decidere se accoglierla o meno. Una richiesta annunciata, depositata proprio nei giorni in cui Italia e Svizzera si sono scontrate sulle fatture degli ospedali elvetici per i ricoveri dei feriti italiani, sulle quali questa settimana c’è stata però una distensione. Il presidente svizzero Parmelin ha assicurato che le famiglie non dovranno pagare nulla. Ma il governo italiano chiede che la richiesta di rimborso delle fatture non venga inviata nemmeno al nostro ministero della Salute. Un regolamento europeo prevede questa ipotesi. L’Italia ha già fatto sapere che nulla chiederà per i feriti svizzeri curati nei nostri ospedali. Per Berna, invece, la discussione politica interna rischia di essere lunga. ---End text--- Author: TIZIANA DE GIORGIO Heading: Highlight: Il governo si costituisce parte civile e presenta una prima stima delle spese: trecentomila euro per il rimpatrio di salme e feriti Image:T Fiori davanti al pub Le Constellation -tit_org- Crans, anche l'Italia invia alla Svizzera il conto dei danni -sec_org- tp:writer§§ TIZIANA DE GIORGIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151406474.PDF §---§ title§§ Schillaci: «Sulla riforma avanti con le Regioni» Medici sul piede di guerra link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151506475.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "SOLE 24 ORE" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151506475.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151506475.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151506475.PDF tp:ocr§§ Schillaci: «Sulla riforma avanti con le Regioni» Medici sul piede di guerra Il decreto in cantiere Il ministro: confronto sul testo. Il sindacato: se serve andremo alla Consulta «Sulla riforma dei medici di medici di medicina generale stanno lavorando le Regioni, che stanno elaborando un testo, poi lo vedremo e cercheremo una soluzione nell'interesse soprattutto dei cittadini». Il ministro della Salute Orazio Schillaci tira avanti sulla riforma dei medici di famiglia che introduce anche la dipendenza per la categoria in modo da riempire le oltre mille Case di comunità finanziate dal Pnrr. E con le organizzazioni di categoria assicura: «il confronto come in passato ci sarà». Occasione per rilanciare la ratio della riforma - è atteso un decreto legge entro maggio - è stato anche il question time di ieri alla Camera. Rispondendo a un'interrogazione, Schillaci ha ribadito che è «attualmente in corso un confronto con le Regioni per garantire l'operatività delle Case di comunità» e che la proposta finale «non sarà calata dall'alto ma sarà frutto di un lavoro di confronto». Ma il nodo centrale è il nuovo modello di medico di famiglia che la riforma delinea e dove - assicura Schillaci alla Camera - «non viene smantellata la figura del medico di famiglia». Che anzi viene potenziata, ma che per farlo «ha bisogno di una squadra, di strumenti digitali, di un contesto organizzativo che sostenga il suo lavoro». In questo quadro, incalza, le Case di comunità e la telemedicina «non sono un'idea astratta, ma sono una risposta concreta a un medico oggi solo davanti a una domanda di salute sempre più complessa». La Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) resta però sulle barricate, contro l'ipotesi di riforma: «Se sarà il caso, andremo alla Corte Costituzionale», avverte il segretario generale Silvestro Scotti. «È normale intervenire su un contratto ope legis in questo Paese? Se diventa normale, vuol dire che siamo alla deregulation di norme costituzionali», evidenziando «difformità con la norma sulle autonomie regionali stesse: rischieremo di avere modelli contrattuali sulla stessa funzione diversi da Regione a Regione». Dura anche la posizione del presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo cui «il presupposto di fare un decreto d'urgenza per consentire ai medici di entrare nelle Case di comunità cozza con la realtà che i medici stanno già nelle Case e che le ore si possono già fare in queste strutture. Quindi la motivazione dell'urgenza manca». Inoltre, rileva, «le Case di comunità nascono come strumento di integrazione multiprofessionale. Questa idea al momento appare irrealizzata». —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: marb. Heading: Highlight: Image:Orazio schillaci Ministro della Salute -tit_org- Schillaci: «Sulla riforma avanti con le Regioni» Medici sul piede di guerra -sec_org- tp:writer§§ marb. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151506475.PDF §---§ title§§ Primi nella Ue per aspettativa di vita, in Italia più dottori e meno infermieri link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151706481.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "SOLE 24 ORE" del 07 May 2026

pubDate§§ 2026-05-07T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151706481.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151706481.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151706481.PDF tp:ocr§§ Primi nella Ue per aspettativa di vita, in Italia più dottori e meno infermieri Il report Ocse In media gli italiani vivono 84,1 anni, ma il Paese spende il 19% in meno per le cure Il nodo delle liste d’attesa: i maggiori ostacoli per prime visite ed esami diagnostici Marzio Bartoloni Sulla salute facciamo meglio degli altri con meno a disposizione: gli italiani vivono infatti più di tutti in Europa con una aspettativa di vita di 84,1 anni (solo gli svedesi sono appaiati a noi) seguiti dagli spagnoli (84 anni), ma il nostro Paese spende il 19% in meno della media europea per curare i nostri connazionali. Questo il succo in estrema sintesi che si ricava scorrendo i numeri del report Ocse «Italia, Profilo della Sanità 20205» presentato ieri al Cnel che mette a confronto le nostre performance nella Sanità con quelle degli altri Paesi europei. Ci sarebbe dunque solo da celebrare questo risultato davvero confortante - sicuramente legato anche a stili di vita e alimentazione più salubre - se poi non si guardasse anche ad altri numeri contenuti sempre nel report che vedono l’Italia non brillare più a partire soprattutto dalla rinuncia alle cure a causa delle liste d’attesa (la principale ragione per il 7,6% degli italiani) con le visite iniziali e gli esami diagnostici che hanno rappresentato oltre il 60% di tutti gli ostacoli all'accesso legati ai tempi di attesa. Ostacoli che spesso spingono i pazienti a pagare di tasca propria per accedere più rapidamente alle cure. «Le liste d'attesa sono un problema annoso - ha detto il ministro Schillaci durante la presentazione al CNEL -. Quello che oggi è cambiato è che finalmente abbiamo una legge che prevede misure mirate e concrete per ridurre i tempi». Per il presidente del CNEL, Renato Brunetta, l’Ocse conferma che il Ssn «garantisce copertura universale e i risultati di salute tra i migliori a livello internazionale, il tutto con una spesa sanitaria contenuta. Un patrimonio che va riconosciuto, prima di discutere di ciò che possiamo migliorare». I numeri raccolti nel report - già pubblicati nelle principali statistiche ufficiali - hanno il merito di fare luce anche sulle nostre emergenze e criticità vere o presunte, grazie proprio al confronto con gli altri. Il caso forse più emblematico è quello che riguarda il personale sanitario di cui si denuncia la carenza già dai tempi del Covid. In realtà se si guarda all’Europa nel 2023 l'Italia aveva una delle più alte densità di medici dell'Unione europea, con 5,4 dottori ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% in più rispetto alla media comunitaria. Un saldo positivo legato anche - rileva l’Ocse - all ’aumento negli ultimi anni del numero di posti ai corsi di Laurea in Medicina. Ma che comunque non ci fa dormire sonni tranquilli perché le carenze sul fronte dei camici bianchi resistono per alcune specializzazioni come quelle che formano i medici che lavorano nei pronto soccorso o gli anestesisti. Gravi le carenze anche tra i medici di famiglia: mentre la densità complessiva dei medici in Italia è cresciuta di oltre l'1% all'anno nell'ultimo decennio, la densità dei medici di medicina generale è diminuita di circa il 13% nello stesso periodo. Il deficit a livello nazionale è stimato tra i 2.910 e i 5.897 medici di base, corrispondente a un deficit compreso tra l'8% e il 16%. Le disparità regionali sono marcate, in particolare al Nord: nella sola Lombardia, per rispettare le soglie contrattuali, sarebbe necessario un aumento del 20% del personale medico di base. In realtà l’emergenza numero uno italiana è quella degli infermieri: la loro densità era di 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% al di sotto della media comunitaria di 8,4, con un rapporto infermieri-medici di appena 1,3, uno dei più bassi nella Ue. Tra i fattori che minano l'attrattività della professione di infermiere c’è come noto una retribuzione non competitiva: mentre nella maggior parte dei Paesi Ue gli infermieri guadagnano circa il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, gli infermieri italiani sono retribuiti più o meno alla pari. Arrivando, infine, al capitolo dei finanziamenti pubblici, nel 2023 la spesa sanitaria italiana era pari all'8,4% del Pil, 1,6 punti percentuali in meno rispetto alla media dell'Ue. Inoltre, la spesa sanitaria pro capite, dopo l'adeguamento al potere d'acquisto, ha raggiunto i 3.086 euro, circa il 19% in meno rispetto alla media Ue. Questo divario è parzialmente compensato da una spesa privata superiore dell'8% rispetto alla media comunitaria. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: I numeri +25% Medici rispetto a Ue in Italia il numero di medici è di oltre il 25% in più rispetto alla media comunitaria, anche se si registrano carenze nella medicina generale e in specializzazioni come la medicina d'urgenza e l'anestesiologia -20% Infermieri rispetto a Ue La vera nota dolente per il nostro Paese riguarda gli infermieri: nel 2023 la densità di questi professionisti era di 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% al di sotto della media comunitaria di 8,4. -19% La spesa rispetto alla Ue nel 2023 la spesa sanitaria italiana era pari all'8,4% del Pil, 1,6 punti percentuali in meno rispetto alla media dell'Ue. Inoltre, la spesa pro capite, dopo l'adeguamento al potere d'acquisto, ha raggiunto i 3.086 euro, circa il 19% in meno rispetto alla media Ue. Image: -tit_org- Primi nella Ue per aspettativa di vita, in Italia più dottori e meno infermieri -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/07/2026050703151706481.PDF §---§