title§§ Medici di famiglia: il vero allarme è previsto per il 2028 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791906065.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "BIELLESE" del 05 May 2026

I dati dell'Asl. Spiega l'azienda sanitaria: «Al momento il numero di medici è lo stesso del gennaio 2025. I pazienti senza un professionista assegnato sono il 3%»

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791906065.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791906065.PDF', 'title': 'BIELLESE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791906065.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia: il vero allarme è previsto per il 2028 I dati dell’Asl. Spiega l’azienda sanitaria: «Al momento il numero di medici è lo stesso del gennaio 2025. I pazienti senza un professionista assegnato sono il 3%» Chiara Marcandino La carenza di medici di famiglia preoccupa sempre più cittadini. Ad oggi sono circa 4.500 i pazienti biellesi (i dati sono riferiti dall’Asl) che non hanno un medico assegnato, e devono fare riferimento alle Uca, le Unità di continuità assistenziale che l’azienda sanitaria ha predisposto nelle zone dove la carenza di medici è più intensa, ovvero Andorno, Valdilana, Candelo e recentemente anche Mongrando, dopo il pensionamento – il 1 maggio – di Fabio Masi. Di fatto, però, la situazione è meno grave di quanto si possa pensare: secondo l'Asl infatti i numeri sono stabili. Precisiamo: la carenza di medici è oggettiva e preoccupante. Lo spiega anche la Fondazione Gimbe: «Anche se tutti i medici di medicina generale andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e portate a termine, le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire a livello nazionale gli 8.180 pensionamenti attesi entro il 2028, con un gap di oltre 2.700». Il commento di Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, è significativo: «Peraltro si tratta dell’ipotesi più ottimistica: è evidente che nel 2028 il divario tra pensionamenti e ingresso delle nuove leve sarà ancora più ampio. Da un lato sempre più medici di medicina generale scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo». L’Asl: «Nel Biellese la situazione è stabile» Detto questo, l’Asl precisa che la situazione nel Biellese è meno drammatica di quella registrata in altre Asl piemontesi e in altre regioni. «La situazione è stabile» spiegano dall’ufficio comunicazione. «I medici di medicina generale sono numericamente gli stessi presenti a gennaio 2025, ossia 95». Di fatto ci sono stati diversi pensionamenti e corrispondenti nuovi ingressi. Prosegue l’Asl: «La carenza di 40 medici rispetto ai 25 dichiarati a settembre dello scorso anno non riflette, quindi, un improvviso peggioramento, ma deriva dall’introduzione di una nuova metodica di calcolo delle carenze. Nonostante il generale peggioramento del quadro nazionale, il Piemonte e in particolare il territorio dell’Asl di Biella, pur risentendo della difficoltà a reperire nuovi medici, permane sotto pressione, ma di fatto complessivamente stabile». Per quanto riguarda il territorio di competenza dell’Asl di Biella, su una popolazione assistita di 146.061 abitanti, attualmente i 95 medici di medicina generale hanno mediamente in carico 1.537 pazienti. I medici del servizio Uca oggi sono 10: coprono le fasce orarie necessarie per i 4.500 pazienti sprovvisti di un medico di medicina generale assegnato. Il Gimbe e la riforma della medicina generale Tornando allo studio della Fondazione Gimbe (è stato pubblicato lo scorso 17 marzo), si parla delle misure che negli ultimi anni sono state prese da Governo e Regioni per rispondere alla carenza di medici di famiglia: si parla di soluzioni tampone «senza affrontare il problema alla radice», e cioè sono stati introdotti l’innalzamento dell’età pensionabile fino a 72 anni, le deroghe all’aumento del massimale, la possibilità, per gli iscritti al corso di formazione in Medicina Generale, di acquisire fino a 1.000 assistiti. «A questa crisi della medicina generale» commenta Cartabellotta «bisognerebbe invece rispondere con una riforma organica, capace di rendere la professione più attrattiva. Peraltro, il dibattito politico negli ultimi anni si è sempre avvitato senza risultati sulla trasformazione del rapporto di lavoro del medico di famiglia: dalla convenzione alla dipendenza. Di conseguenza oggi il quadro normativo si sta sviluppando attraverso varie direttrici non sempre convergenti e troppo generiche». Dall’Asl dialogo aperto «Il Distretto dell’Asl di Biella assicura il massimo impegno per garantire un dialogo aperto e una buona collaborazione con i sindaci del territorio» commentano dall’ufficio comunicazione dell’azienda sanitaria «con l’obiettivo di condividere la situazione e rispondere nel migliore dei modi alle esigenze della popolazione di riferimento. La capacità di offrire soluzioni facilitanti in stretta sinergia con gli enti locali è sicuramente un fattore che anche nei prossimi anni potrà contribuire a far fronte a questa generale criticità, supportando l’attrattività dei territori carenti nell’interesse dei cittadini». ---End text--- Author: CHIARA MARCANDINO Heading: Highlight: n Attualmente i 95 medici di medicina generale hanno in carico mediamente 1.537 pazienti n Gli assistiti che sono rimasti senza medico sono circa 4.500, come lo scorso autunno Image:I medici di medicina generale nel Biellese sono 95, come nel gennaio 2025 -tit_org- Medici di famiglia: il vero allarme è previsto per il 2028 -sec_org- tp:writer§§ CHIARA MARCANDINO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791906065.PDF §---§ title§§ «Prima i reel, poi gli atti ufficiali» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234407182.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "CALABRIA.LIVE" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T05:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234407182.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234407182.PDF', 'title': 'CALABRIA.LIVE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234407182.PDF tp:ocr§§ «Prima i reel, poi gli atti ufficiali» COMMISSARIAMENTO SANITÀ, MADEO (PD) G li annunci roboanti del 9 aprile in cui si dichiarava l’uscita dal commissariamento della nostra Sanità, a tutt’oggi non sono stati seguiti dai fatti». È quanto ha detto la consigliera regionale Rosellina Madeo del PD, evidenziando come «siamo ancora in attesa che il Governo rilasci la carta formale, dunque l’atto ufficiale, con cui si delibera la fine della gestione commissariale della Sanità in Calabria». «Siamo impaludati – ha proseguito – in una situazione in cui le decisioni in materia non le prende né il Governo, che aveva designato come commissario ad acta lo stesso Occhiuto, né la Regione. Uno stallo che dura settimane e che non consente una gestione né straordinaria né ordinaria. Al momento il presidente della Regione non può firmare i documenti come commissario ad acta e nemmeno come assessore. Ma l’importante – nel frattempo – è averne dato ampio annuncio». «Intanto – ha aggiunto – non sono un segreto le grosse difficoltà a garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA), soprattutto nei territori, certificate dalla Fondazione Gimbe con un punteggio di 177 su 300 che ci restituisce un servizio sanitario a singhiozzo e ben lontano dalle prestazioni della media nazionale». «Di contro, però – ha concluso – le procedure per l’autonomia differenziata procedono a passo spedito, con l’accordo preliminare tra Stato e Regioni che registra un bel Si da parte del Governatore della Calabria. A ciascuno le sue priorità». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: COMMISSARIAMENTO SANITÀ, MADEO (PD) Highlight: Image: -tit_org- «Prima i reel, poi gli atti ufficiali» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234407182.PDF §---§ title§§ Il Pnrr va a ritmo lento: in Puglia i pagamenti sono fermi ancora al 31% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503141906381.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503141906381.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503141906381.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503141906381.PDF tp:ocr§§ Il Pnrr va a ritmo lento: in Puglia i pagamenti sono fermi ancora al 31% Il monitoraggio della fondazione Openpolis pubblicato ieri sulla base dei dati aggiornati al 26 febbraio scorso evidenzia un ritardo rilevante sul cronoprogramma Il piano si chiude a giugno, anche se la rendicontazione va presentata entro il 31 dicembre. Dopo la revisione sono 18.208 i progetti in regione per un totale di 14 miliardi Le Opere per il futuro Al 26 febbraio e a ormai due mesi dal termine ultimo (la rendicontazione però deve avvenire entro dicembre), lo stato di avanzamento finanziario (la quota di pagamenti già effettuata) del Pnrr in Puglia si attesta al 31%. È quanto rileva il monitoraggio di Openpolis, la fondazione indipendente che ha effettuato un'elaborazione dei dati ufficiali di “OpenPnrr”. Dopo l'ultimo aggiornamento è possibile anche capire quanti sono i progetti in corso, visto che molti sono stati stralciati durante la revisione del governo: in Puglia i cantieri risultano essere 18.208, per un investimento totale di 14 miliardi di euro Pnrr. Di questa somma, quindi, al 26 febbraio sono stati spesi 4,3 miliardi circa. Va detto, però, che lo stato di avanzamento dei cantieri risulta essere superiore. “A livello numerico – scrive la fondazione Openpolis - la regione che ne ospita la maggior quantità sul proprio territorio è la Lombardia (38.543). Seguono Campania (26.264), Sicilia (24.921) e Piemonte (23.761). Per quanto riguarda invece le risorse assegnate a progetti localizzabili in specifici territori, ai primi posti troviamo sempre Lombardia e Campania rispettivamente con 19,5 e 17,5 miliardi. La terza regione che accoglie progetti con la maggior quantità di risorse Pnrr è invece il Veneto con 14,4 miliardi”. Subito dopo, al quarto posto, c'è la Puglia con 14 miliardi. I soggetti attuatori principali per numero di progetti e risorse sono: la Regione Puglia, il ministero della Giustizia, il ministero delle Imprese e il dipartimento per le Politiche giovanili. “Un buon modo per valutare quale sia lo stato dell’arte nelle diverse aree del paese – spiega Openpolis - è valutare la quota di pagamenti già effettuati rispetto al valore totale di progetti in corso. Come noto infatti, i soggetti attuatori effettuano le erogazioni alle imprese incaricate solo in seguito alla presentazione del documento che certifica lo stato di avanzamento dei lavori. Da questo punto di vista possiamo osservare che la regione più avanti è proprio il Veneto con il 47% di pagamenti già effettuati. Seguono Friuli-Venezia Giulia (40%) ed Emilia-Romagna (38%)”. In tutta Italia, quindi, si registrano ritardi, il Sud però è l'area più attardata (la Sicilia è ultima con il 22% di avanzamento). “A febbraio 2026 quindi nessuna regione aveva ancora raggiunto la soglia psicologica del 50% di pagamenti, almeno in base ai dati disponibili. La maggior parte dei territori si colloca a un livello compreso tra il 30 e il 38%. Le regioni più indietro invece sono Valle d’Aosta (19%), Sicilia (22%), Calabria (25%) e Campania (26%)”, si legge ancora nel report. Come evidenziato da Openpolis, il numero complessivo dei progetti in Italia è diminuito. “Entrando nel dettaglio – viene spiegato - si osserva però una dinamica interna significativa: sono stati aggiunti 37.660 nuovi interventi, mentre 63.238 non risultano più presenti nel dataset. Questi ultimi rappresentavano un valore complessivo di 15,9 miliardi di fondi Pnrr. Il principale fattore alla base di questa riduzione è, come detto, la scomparsa dei dati relativi al Superbonus”. Tra le diverse missioni, quella che riguarda la sanità è tra le più in difficoltà. Il Pnrr sanità, infatti, è in forte ritardo in tutta Italia e il rischio è di perdere fondi ingenti, vista la ravvicinata data di scadenza. In Puglia la situazione sarebbe ancora più complessa, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione delle Case e degli ospedali di Comunità, secondo il report della fondazione Gimbe: “La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante”, è l'allarme. In Puglia, stando al monitoraggio dell'Osservatorio Gimbe, al 31 dicembre soltanto in tre Case delle comunità su 121 è stato attivato almeno un servizio, il 2,5% contro la media nazionale del 45,5%; per quanto riguarda gli Ospedali di comunità, invece, soltanto sette su 49 strutture hanno almeno un servizio dichiarato attivo, il 14% contro il 27% della media italiana. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Vincenzo DAMIANI Heading: Le Opere per il futuro Highlight: I cantieri aperti sono oltre la metà La missione che appare più in difficoltà è la sanità Zoom Le Regioni con il maggior numero di progetti La regione che ospita il maggior numero di progetti sul proprio territorio è la Lombardia (38.543). Seguono Campania (26.264), Sicilia (24.921) e Piemonte (23.761) 1 Puglia quarta in Italia per risorse a disposizione Per quanto riguarda le risorse assegnate ai primi posti ci sono Lombardia e Campania rispettivamente con 19,5 e 17,5 miliardi, la Puglia invece è quarta dopo il Veneto 2 Il Veneto è primo per pagamenti eseguiti La regione più avanti risulta essere il Veneto con il 47% di pagamenti già effettuati. Seguono Friuli-Venezia Giulia (40%) ed Emilia-Romagna (38%)”. 3 Case della Comunità, servizi attivi solo in tre In Puglia, secondo Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo in tre Case delle comunità su 121 è stato attivato almeno un servizio, il 2,5% del totale 4 Image: -tit_org- Il Pnrr va a ritmo lento: in Puglia i pagamenti sono fermi ancora al 31% -sec_org- tp:writer§§ VINCENZO DAMIANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503141906381.PDF §---§ title§§ Sanità, su case e ospedali la Regione è in ritardo. Ok solo 10 cantieri su 200 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503180207788.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "palermo.repubblica.it" del 05 May 2026

di Miriam Di Peri

pubDate§§ 2026-05-05T08:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503180207788.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503180207788.PDF', 'title': 'palermo.repubblica.it'} tp:url§§ https://palermo.repubblica.it/cronaca/2026/05/05/news/sanita_su_case_e_ospedali_la_regione_sicilia_e_in_ritardo-425324036/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503180207788.PDF tp:ocr§§ Sanità, su case e ospedali la Regione è in ritardo. Ok solo 10 cantieri su 200 di Miriam Di Perì II ïîð della spesa del Pnrr: solo il due per cento di spesa su iniziative concluse. E mancano SO giorni alla scadenza. La prima grana per l'assessore Caruso 05 MAGGIO 2026 ALLE 08:02 È uno dei primi dossier a cui dovrà mettere mano il neo assessore alla Salute, Marcello Caruso, che domani sarà chiamato a giurare a Sala d'Ercole. Perché quando mancano poco più di 50 giorni al termine del 30 giugno, entro il quale le Case e gli ospedali di comunità, strutture territoriali finanziate col Pnrr dovranno essere dichiarati attivi, gli ultimi dati — dal dossier della fondazione Gimbe fino al documento redatto dal centro studi della Camera - parlano di tanti nastri tagliati, ma pochissimi iter completati. Dall'ultimo report della fondazione Cimbe, su 154 case di comunità programmate in Sicilia, soltanto due risultano avere attivato tutti i servizi obbligatori, garantendo la presenza di personale medico e infermieristico. A cui si aggiungono altre quattro strutture con tutti i servizi attivi, ma senza presenza medica e infermieristica. E non va meglio sugli ospedali di comunità: dei 46 programmati, appena quattro sono stati dichiarati attivi. Per Cai-uso sarà una corsa contro il tempo. Perché se non si dovesse riuscire a portare a casa il risultato, inclusa l'attivazione di tutti i servizi, parte di quegli stessi finanziamenti si tradurrebbe in debito che i siciliani saranno tenuti a restituire all'Europa. Insomma, il rischio è quello delPemiesimo treno perso. È così per la casa di comunità di Bagheria, alle porte di Palermo, attesa ma i cui lavori sono ancora in corso. O per la casa di comunità di Misilmeri, prevista come hub — cioè aperta h24 e 7 giorni su 7 ma che «non ci risulta funzionare a pieno regime» denuncia dallo Spi Cgil la segretaria regionale Maria Concetta Balistreri. «Il punto - prosegue la sindacalista - è che quando poi leggiamo che l'ambulatorio di cardiologia in una casa di comunità risulta essere aperto un giorno a settimana per un'ora, subentra lo sconforto». D'altronde, i dati ufficiali della Regione caricati sulla piattaforma Regís parlano chiaro: dei 693 progetti riconducibili alla missione del Pnrr dedicata alla Salute, finanziati per quasi 1,2 miliardi di euro, oltre il 50 per cento dei progetti risulta essere formalmente concluso, ma poco più del due per cento delle risorse sono riconducibili a progetti effettivamente conclusi. «Come se i cantieri e la burocrazia - incalza Balistreri - viaggiassero su binari paralleli». Senza contare l'attivazione dei servizi, su cui invece a lanciare l'allarme a 50 giorni dalla data in cui dovranno essere conclusi i lavori è il senatore Pd Antonio Nicita. «La Sicilia appare molto indietro in molte statistiche - osserva l'esponente dem - Mancano pochi mesi e c'è il rischio che nell'Isola molti progetti non siano completati. Ma soprattutto non abbiamo alcuna idea del personale che dovrà lavorare in quelle poche strutture che saranno completate». Al momento, in Sicilia si stima una carenza tra personale medico, infermieristico e sanitario, di circa 17 mila unità. Senza contare, appunto, le nuove strutture che verranno attivate con le risorse del Pnrr, da Petralia fino a Barcellona Pozzo di Gotto. E anche il tempo per le modifiche e gli aggiustamenti è ormai agli sgoccioli: la Commissione europea ha infatti fissato al 31 maggio 2026 l'ultima finestra utile per modificare i Piani nazionali di ripresa e resilienza. «Per qualsiasi richiesta di modifica presentata dopo tale data - segnala l'esecutivo Uè nelle ultime linee guida pubblicate — la Commissione non può impegnarsi a completare la propria valutazione in tempo utile affinchè il Consiglio adotti la decisione rivista entro il 31 agosto 2026». Il dado, insomma, è pressoché tratto. E la corsa contro il tempo inevitabile. Dalle parti di piazza Ottavio Ziino a Palermo, ma non solo: dei quasi 13 miliardi di euro a disposizione dell'Isola, a essere stati spesi e ultimati — secondo il centro studi del la Camera — è appena il 12,6 per cento dei progetti (a fronte di una media nazionale del 19,7 per cento). Oltre Ã87 per cento dei progetti sono ancora in corso, tra picchi come Caltanissetta, che ha concluso oltre il 31 per cento dei progetti e fanalini di coda come Catania ferma invece al 10 per cento. -tit_org- Sanità, su case e ospedali la Regione è in ritardo. Ok solo 10 cantieri su 200 -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503180207788.PDF §---§ title§§ I soldi ci sono, gli ospedali no in bilico 190 progetti del Pnrr = Sanità, su case e ospedali la Regione è in ritardo Ok solo 10 cantieri su 200 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501707304343.PDF description§§

Estratto da pag. 44 di "REPUBBLICA PALERMO" del 05 May 2026

Il flop della spesa del Pnrr: solo il due per cento di spesa su iniziative concluse E mancano 50 giorni alla scadenza. La prima grana per l'assessore Caruso

pubDate§§ 2026-05-05T03:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501707304343.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501707304343.PDF', 'title': 'REPUBBLICA PALERMO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501707304343.PDF tp:ocr§§ I soldi ci sono, gli ospedali no in bilico 190 progetti del Pnrr Il flop delle case di comunità: solo il due per cento delle risorse su iniziative realmente concluse Mancano cinquanta giorni alla scadenza. I casi di Bagheria e Misilmeri e il nodo del personale Sanità, su case e ospedali la Regione è in ritardo Ok solo 10 cantieri su 200 Il flop della spesa del Pnrr: solo il due per cento di spesa su iniziative concluse E mancano 50 giorni alla scadenza. La prima grana per l’assessore Caruso Mancano 50 giorni al termine del 30 giugno, entro il quale le Case e gli ospedali di comunità, strutture territoriali finanziate col Pnrr, dovranno essere dichiarati attivi. Ma gli ultimi dati parlano di tanti nastri tagliati, ma pochissimi iter completati. Dall’ultimo report della fondazione Gimbe, su 200 ospedali e case di comunità programmate in Sicilia, soltanto 10 risultano in regola. A a pagina 2 uno dei primi dossier a cui dovrà mettere mano il neo assessore alla Salute, Marcello Caruso, che domani sarà chiamato a giurare a Sala d’Ercole. Perché quando mancano poco più di 50 giorni al termine del 30 giugno, entro il quale le Case e gli ospedali di comunità, strutture territoriali finanziate col Pnrr dovranno essere dichiarati attivi, gli ultimi dati — dal dossier della fondazione Gimbe fino al documento redatto dal centro studi della Camera — parlano di tanti nastri tagliati, ma pochissimi iter completati. Dall’ultimo report della fondazione Gimbe, su 154 case di comunità programmate in Sicilia, soltanto due risultano avere attivato tutti i servizi obbligatori, garantendo la presenza di personale medico e infermieristico. A cui si aggiungono altre quatÈ tro strutture con tutti i servizi attivi, ma senza presenza medica e infermieristica. E non va meglio sugli ospedali di comunità: dei 46 programmati, appena quattro sono stati dichiarati attivi. Per Caruso sarà una corsa contro il tempo. Perché se non si dovesse riuscire a portare a casa il risultato, inclusa l’attivazione di tutti i servizi, parte di quegli stessi finanziamenti si tradurrebbe in debito che i siciliani saranno tenuti a restituire all’Europa. Insomma, il rischio è quello dell’ennesimo treno perso. È così per la casa di comunità di Bagheria, alle porte di Palermo, attesa ma i cui lavori sono ancora in corso. O per la casa di comunità di Misilmeri, prevista come hub — cioè aperta h24 e 7 giorni su 7 — ma che «non ci risulta funzionare a pieno regime» denuncia dallo Spi Cgil la segretaria regionale Maria Concetta Balistreri. «Il punto — prosegue la sindacalista — è che quando poi leggiamo che l’ambulatorio di cardiologia in una casa di comunità risulta essere aperto un giorno a settimana per un’ora, subentra lo sconforto». D’altronde, i dati ufficiali della Regione caricati sulla piattaforma Regis parlano chiaro: dei 693 progetti riconducibili alla missione del Pnrr dedicata alla Salute, finanziati per quasi 1,2 miliardi di euro, oltre il 50 per cento dei progetti risulta essere formalmente concluso, ma poco più del due per cento delle risorse sono riconducibili a progetti effettivamente conclusi. «Come se i cantieri e la burocrazia — incalza Balistreri — viaggiassero su binari paralleli». Senza contare l’attivazione dei servizi, su cui invece a lanciare l’allarme a 50 giorni dalla data in cui dovranno essere conclusi i lavori è il senatore Pd Antonio Nicita. «La Sicilia appare molto indietro in molte statistiche — osserva l’esponente dem — Mancano pochi mesi e c’è il rischio che nell’Isola molti progetti non siano completati. Ma soprattutto non abbiamo alcuna idea del personale che dovrà lavorare in quelle poche strutture che saranno completate». Al momento, in Sicilia si stima una carenza tra personale medico, infermieristico e sanitario, di circa 17 mila unità. Senza contare, appunto, le nuove strutture che verranno attivate con le risorse del Pnrr, da Petralia fino a Barcellona Pozzo di Gotto. E anche il tempo per le modifiche e gli aggiustamenti è ormai agli sgoccioli: la Commissione europea ha infatti fissato al 31 maggio 2026 l’ultima f inestra utile per modificare i Piani nazionali di ripresa e resilienza. «Per qualsiasi richiesta di modifica presentata dopo tale data — segnala l’esecutivo Ue nelle ultime linee guida pubblicate — la Commissione non può impegnarsi a completare la propria valutazione in tempo utile affinché il Consiglio adotti la decisione rivista entro il 31 agosto 2026». Il dado, insomma, è pressoché tratto. E la corsa contro il tempo inevitabile. Dalle parti di piazza Ottavio Ziino a Palermo, ma non solo: dei quasi 13 miliardi di euro a disposizione dell’Isola, a essere stati spesi e ultimati — secondo il centro studi della Camera — è appena il 12,6 per cento dei progetti (a fronte di una media nazionale del 19,7 per cento). Oltre l’87 per cento dei progetti sono ancora in corso, tra picchi come Caltanissetta, che ha concluso oltre il 31 per cento dei progetti e fanalini di coda come Catania ferma invece al 10 per cento. ---End text--- Author: MIRIAM DI PERI Heading: Highlight: Il Pd Nicita: “Non abbiamo idea del personale che dovrà lavorare in quelle strutture” Image:Renato Schifani e il neoassessore Marcello Caruso T -tit_org- I soldi ci sono, gli ospedali no in bilico 190 progetti del Pnrr Sanità, su case e ospedali la Regione è in ritardo Ok solo 10 cantieri su 200 -sec_org- tp:writer§§ MIRIAM DI PERI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501707304343.PDF §---§ title§§ Polveriera Sanità, sulla gestione futura è scontro fra maggioranza e opposizioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234507183.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "TARANTO BUONASERA" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T05:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234507183.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234507183.PDF', 'title': 'TARANTO BUONASERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234507183.PDF tp:ocr§§ In consiglio regionale, botta e risposta sui fondi e sulla gestione del sistema: al centro numeri, modelli organizzativi e responsabilità politiche Polveriera Sanità, sulla gestione futura è scontro fra maggioranza e opposizioni L a sanità continua ad essere al centro del confronto politico regionale con un duro scambio di accuse tra maggioranza e opposizione. A intervenire sono stati i presidenti dei gruppi consiliari di maggioranza Stefano Minerva, Giuseppe Fischetti, Maria La Ghezza e Ruggiero Passero, che in una nota congiunta hanno respinto le critiche del centrodestra, aprendo una riflessione sul futuro del sistema sanitario nazionale. Nel documento, i rappresentanti della maggioranza accusano gli avversari di alimentare polemiche senza entrare nel merito delle questioni. “Il centrodestra pugliese continua a scambiare il rumore per politica”, affermano, precisando che nessuno mette in discussione le eccellenze sanitarie di regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, né l’impegno degli operatori del settore. Il nodo, secondo i firmatari, resta però di natura politica e riguarda le risorse destinate alla sanità pubblica e la visione complessiva del sistema. La maggioranza richiama i dati contenuti nel Documento di finanza pubblica del governo guidato da Giorgia Meloni, sottolineando come la spesa sanitaria si attesti intorno al 6,4% del PIL. Un livello che, secondo quanto evidenziato anche dalla Fondazione GIMBE, metterebbe sotto pressione il sistema, con il rischio di trasferire sulle Regioni il peso di carenze strutturali, dalla mancanza di personale alle liste d’attesa sempre più lunghe. “Il resto è propaganda”, si legge nella nota, che invita a un confronto più onesto anche sui modelli organizzativi regionali, ricordando come in alcune realtà una quota significativa di prestazioni sia affidata al privato accreditato. La posizione della maggioranza è netta nel rivendicare un modello alternativo. “Noi difendiamo un’altra idea: una sanità pubblica forte, vicina e accessibile”, dichiarano, ribadendo che il sistema sanitario non può essere assimilato a un mercato. A sostegno della propria tesi vengono richiamati anche i dati relativi alla pandemia, con riferimento alle analisi di ISTAT e Istituto Superiore di Sanità che, secondo i firmatari, mostrano come l’impatto più severo del Covid si sia registrato nelle regioni del Nord, mentre la Puglia, pur tra difficoltà, sarebbe riuscita a garantire assistenza. Nel documento si sottolinea inoltre che le criticità emerse durante l’emergenza sanitaria hanno riguardato l’intero Paese, come evidenziato anche dall’ANAC, e che il tema della legalità non dovrebbe essere utilizzato come strumento di scontro politico. “La sanità pugliese ha problemi ma anche punti di forza e professionisti straordinari. Merita rispetto”, aggiungono, accusando l’opposizione di non voler sollecitare il Governo su questioni come la definizione del fondo sanitario, ritenuto penalizzante per diverse regioni. La replica del centrodestra non si è fatta attendere. In una nota congiunta, i consiglieri regionali dei gruppi di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Misto contestano duramente la ricostruzione della maggioranza, rivendicando l’impegno del Governo nazionale sul fronte delle risorse. “I dati esistono e smentiscono le bugie della sinistra”, affermano, sottolineando come negli ultimi anni siano stati stanziati fondi crescenti per la sanità. In particolare, ricordano che dal 2024 si registra un aumento significativo delle risorse fino a raggiungere 134 miliardi, con un ulteriore incremento previsto nel 2026 fino a 143 miliardi di euro. A titolo di confronto, viene citato lo stanziamento di 122 miliardi nel 2021 durante il governo Conte. Secondo l’opposizione, questi numeri evidenzierebbero non una carenza di risorse, ma piuttosto criticità nella gestione regionale. Nel mirino finisce la Regione Puglia, accusata di aver compromesso nel tempo l’efficienza del servizio sanitario. “Il fallimento è di chi organizza il sistema sul territorio”, sostengono, parlando di responsabilità politiche maturate in oltre 20 anni di governo regionale. La nota si fa ancora più dura quando si affronta il tema della gestione finanziaria e delle scelte amministrative. I consiglieri di centrodestra parlano di “sprechi” e “clientele”, denunciando un deterioramento dei conti pubblici e criticando l’aumento della pressione fiscale come risposta alle difficoltà. Nel documento viene citato anche Antonio Decaro, accusato di aver riconosciuto l’esistenza di criticità e rischi corruttivi, annunciando verifiche sulla gestione. Il confronto resta quindi aperto e segna un nuovo capitolo dello scontro politico sulla sanità pugliese, tra rivendicazioni sui modelli di gestione e letture opposte dei dati economici, in un clima che si preannuncia destinato a rimanere acceso anche nei prossimi mesi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Polveriera Sanità, sulla gestione futura è scontro fra maggioranza e opposizioni -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050503234507183.PDF §---§ title§§ Nuove pandemie: il governo diserta simulazione Oms = Rischio pandemie? Macché: l'Italia si isola e diserta la maxi-esercitazione dell ' Oms link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791406060.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "FATTO QUOTIDIANO" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791406060.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791406060.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791406060.PDF tp:ocr§§ UNICO PAESE TRA I G7 Nuove pandemie: il governo diserta simulazione Oms Rischio pandemie? Macché: l’Italia si isola e diserta la maxi-esercitazione dell’Oms q DI BENEDETTO A PAG. 12 M entre 26 Paesi si addestravano per affrontare la prossima pandemia, l’Italia è rimasta a guardare. Il 22 e 23 aprile 2026, l’Oms ha coordinato Polaris II, una simulazione in tempo reale con 600 esperti e governi collegati per testare la risposta a un nuovo patogeno. Tra i partecipanti Francia e Brasile; tra gli assenti, l’Italia di Giorgia Meloni. Un quadro di isolamento che si era già delineato con la decisione del ministro della Salute Schillaci. Con una lettera del 18 luglio al direttore generale Oms Tedros Ghebreyesus, Schillaci aveva comunicato il rifiuto dell’Italia degli emendamenti 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale, adottati alla 77ª Assemblea mondiale della Sanità. Scegliendo di allinearsi alle posizioni ultra-conservatrici Usa rappresentate da Donald Trump e Robert Kennedy Jr., il governo di fatto ha dato priorità alle istanze delle frange più estremiste della propria base elettorale. Sul fronte interno, invece con due anni ritardo, vede finalmente la luce il Piano pandemico 2025-2029. Il documento, presentato da Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri meloniano Edmondo Cirielli è stato accolto da forti critiche: “La pubblicazione del nuovo piano non ci tranquillizza affatto”. Lo scrivono in una nota i parlamentari M5S. “Manca una vera strategia, un piano concreto per l’approvvigionamento di farmaci, dispositivi di protezione e vaccini”. Dello stesso avviso l’epid emiologo Pierluigi Lo Palco: “Sebbene siano stati allocati 1,1 miliardi da distribuire alle regioni, questa quota dovrà essere sostanzialmente rimpinguata da loro stesse se vorranno attuare tutte le azioni del Piano. La seconda, a mio parere più grave, è che pare non abbiano imparato nulla dalla pandemia: tutte le debolezze strutturali emerse durante la pandemia restano lì”. Per capire però come siamo arrivati a questo punto bisogna tornare indietro, al 2020, a quei giorni di febbraio e marzo in cui l’Italia fu travolta dalla pandemia mentre il Piano pandemico in Italia era fermo dal 2006 e in Lombardia in un audit del 2010 (basato sull’influenza aviaria), si erano evidenziate lacune gravissime. Quelle indicazioni però restarono lettera morta e il Piano non venne mai aggiornato, come svelato da Report e dai successivi atti giudiziari. Poi arrivò il Covid e la Lombardia registrò circa 48 mila morti sugli oltre 200 mila a livello nazionale. Una stagione che avrebbe dovuto produrre processi e responsabilità accertate. Invece quattro anni dopo è stata istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid costruita apposta per non trovare nulla di scomodo. Il testo approvato dalla maggioranza del governo Meloni lascia fuori qualsiasi riferimento al coinvolgimento delle Regioni, e secondo quanto riportato, quest’ultima richiesta sarebbe stata avanzata dalla Lega per non vedere coinvolta la Regione Lombardia, ancora guidata dal leghista Attilio Fontana, lo stesso che gestì la pandemia. Così, a quanto sembra esattamente come nel 2020, l’Italia si farà trovare impreparata. Solo che stavolta sarà una scelta. LINDA DI BENEDETTO ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: Image:LA SCELTA DI MELONI -tit_org- Nuove pandemie: il governo diserta simulazione Oms Rischio pandemie? Macché: l’Italia si isola e diserta la maxi-esercitazione dell ’ Oms -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791406060.PDF §---§ title§§ Rogo di Crans, niente fatture dalla Svizzera = La Meloni incassa l'ok della Svizzera: «Stop alle fatture» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791506061.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "GIORNALE" del 05 May 2026

Bilaterale con Guy Parmelin Le famiglie non pagheranno

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791506061.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791506061.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791506061.PDF tp:ocr§§ MELONI STRAPPA L’OK Rogo di Crans, niente fatture dalla Svizzera STRAGE DI CRANS-MONTANA La Meloni incassa l’ok della Svizzera: «Stop alle fatture» Bilaterale con Guy Parmelin Le famiglie non pagheranno Stop alle fatture degli ospedali svizzeri per le famiglie dei feriti italiani a Crans-Montana. a pagina 17 Stop alle fatture degli ospedali svizzeri per le famiglie dei feriti italiani nell’incendio a Crans Montana del primo gennaio scorso: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni incassa l’ok da parte del presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin, a margine del vertice della Comunità Politica Europea di Yerevan, in Armenia. Tra una riunione e l’altra, la premier evita la beffa per le famiglie italiane che avrebbero dovuto pagare le spese per i feriti curati nelle strutture sanitarie svizzere. Meloni porta a casa il primo risultato: il conto non lo pagheranno gli italiani. La Svizzera fa retromarcia. Ora i due governi lavoreranno a una soluzione definitiva. La richiesta dell’Italia è che la Svizzera rinunci al rimborso. Il governo elvetico, alle prese con le polemiche interne, soprattutto da parte dei partiti nazionalisti, deve individuare una strada giuridicamente percorribile. Gli accordi tra i due Stati impongono che in caso di assistenza sanitaria a cittadini sul suolo elvetico sia il ministero della Salute a pagare le spese. Nella nota Palazzo Chigi chiarisce che «sono in corso gli approfondimenti del Consiglio federale svizzero volti a individuare una soluzione accettabile». Meloni ha ribadito la piena «disponibilità a mantenere un’interlocuzione costante al fine di agevolare una rapida e definitiva risoluzione della vicenda». La premier si sofferma al termine del vertice sul dossier fatture: «Ho avuto un bilaterale con il presidente della Svizzera sulla questione annosa delle fatture ospedaliere, ho avuto per ora intanto la garanzia che non saranno inviate fatture alle famiglie, e poi vediamo come gestire la questione sul piano bilaterale». Dichiarazione in sintonia con il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, che oggi sarà in Italia per un incontro ufficiale con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. «Ho confermato a Giorgia Meloni che il Consiglio Federale avrebbe esaminato la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere tra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni legali vigenti. Abbiamo convenuto che i servizi competenti dei due paesi sarebbero rimasti in contatto», rilancia il presidente Parmelin su X. «Questi costi saranno coperti dai programmi di assistenza alle vittime, nella misura in cui non siano coperti dall’assicurazione. Per evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture ai familiari delle vittime», conferma Parmelin. Tra le soluzioni ipotizzate c’è il ricorso al fondo di 20 milioni annunciato dal governo svizzero per consegnare alle famiglie dei ragazzi coinvolti nella strage di Crans un primo ristoro. Questa strada però comporterebbe tempi lunghi: l’approvazione del fondo richiede il via libera da parte del Parlamento e potrebbe essere sottoposto a referendum. E poi suonerebbe come una seconda beffa, dovendo rinunciare ai primi indennizzi. L’altra ipotesi è quella di utilizzare una normativa confederale che permette allo Stato centrale di rimborsare i cantoni per le cure a cittadini stranieri. La terza ipotesi, quella caldeggiata dal governo italiano, è la rinuncia al rimborso in virtù di una clausola eccezionale inserita nell’accordo tra Italia e Svizzero sulle prestazioni sanitarie. ---End text--- Author: Pasquale Napolitano Heading: Highlight: Image:L’INCONTRO La premier Giorgia Meloni e il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin -tit_org- Rogo di Crans, niente fatture dalla Svizzera La Meloni incassa l'ok della Svizzera: «Stop alle fatture» -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Napolitano guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791506061.PDF §---§ title§§ Infarto amministrativo sanitario link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786106059.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786106059.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786106059.PDF', 'title': 'LA RAGIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786106059.PDF tp:ocr§§ Opere finanziate e mai realizzate, progetti interrotti, obiettivi mancati Infarto amministrativo sanitario L a sanità è la cartina di tornasole del Paese, da qualunque lato la si guardi. E il responso purtroppo è sempre lo stesso: l’Italia è un malato grave. Il sistema amministrativo è in cortocircuito e non c’è verso di ripristinarne il funzionamento. Da un lato liste d’attesa infinite anche solo per una normale visita, reparti saturi e letti in corsia; dall’altra una emorragia di risorse fatta di progetti immobili e autorizzazioni mai arrivate. L’immagine che rende meglio l’idea della situazione è quella di una rete idrica colabrodo. I fondi ci sono, ma non si vedono. O meglio, non arrivano a destinazione. Si dirà che è sempre la solita storia italiana e invece no. Qui la situazione è più grave perché il nostro è un Paese dove la sanità di prossimità fatica e molti ospedali sono ormai anche sotto gli standard minimi di qualità. Le cifre sono quelle del Rapporto 2025 della Ragioneria dello Stato: dal 1988 a oggi sono stati messi in campo oltre 35 miliardi euro per costruire ospedali, rinnovare reparti e portare tecnologia nel sistema pubblico. Eppure una parte consistente di queste risorse non si è mai tradotta in opere concrete. Parliamo di ospedali, reparti e strutture territoriali che dovrebbero già essere operativi e invece sono ancora incompleti. Dei 21,5 miliardi dei vari accordi di programma, meno dell’80% è diventato finanziamento: oltre 4,5 miliardi sono tuttora bloccati da lacci e lacciuoli. Quando il denaro entra in circolo, la macchina va in overbooking e i fondi si fermano prima di arrivare ai cantieri. Colpa ovviamente della burocrazia ma anche – e in questo caso soprattutto – del fatto che la competenza in materia sanitaria è delle singole Regioni, ciascuna delle quali oltre ad avere leggi diverse ha anche capacità differenti nel trasformare i fondi in progetti concreti e portarli avanti fino ai cantieri. Dove non c’è una macchina amministrativa correttamente funzionante il denaro si arena fra progettazione, accordi, verifiche e tempi lunghi. Ci sono Regioni dove il meccanismo è ben oliato e altre dove invece gli ingranaggi cigolano fortemente e manca l’olio per farli scorrere: Liguria, Emilia-Romagna e le Province di Trento e Bolzano raggiungono il 100% degli interventi ammessi a finanziamento. Al Sud il quadro è invece drammatico: la Sicilia si ferma al 62%, la Campania addirittura al 56%. Il risultato ovviamente è una sanità che nelle realtà più piccole fatica a raggiungere anche i cosiddetti livelli essenziali di assistenza, pilastro su cui dovrebbe reggersi l’autonomia differenziata. Se poi un progetto arriva a finanziamento, c’è un altro passaggio che blocca di nuovo l’ingranaggio: il pagamento. Perché i soldi arrivano ai cantieri a mano a mano che questi avanzano, per cui se per qualche motivo i lavori si fermano, stop anche alle erogazioni. Risultato: solo il 72% dei fondi sono stati effettivamente trasferiti. Gli altri? Arriveranno. Prima o poi. Ma intanto i tempi si allungano e molti interventi restano incompiuti. Anche qui naturalmente, conta molto la capacità di spesa delle singole Regioni e il divario Nord-Sud è imbarazzante: si va dall’88% delle risorse finanziate della Lombardia, al 69% del Veneto sino al 57% della Calabria e al 30% della Campania. La vera sfida quindi non è tanto (o forse non solo) riuscire ad aprire un cantiere, quanto piuttosto portarlo a termine. Il dato medio è sconfortante: appena 2.115 interventi conclusi sui 4.271 aperti e ben 113 revoche: opere che – dopo essere state programmate e in alcuni casi persino avviate – vengono cancellate perché non rispettano i tempi o le procedure previste, con le risorse riallocate altrove e l’opera originaria che non vedrà mai più la luce. A ulteriore chiosa del fallimento, ci sono i numeri del Pnrr salute: sono attive appena 660 case di comunità su 1.723 (38%), delle quali soltanto 46 sono pienamente operative; su 568 ospedali di comunità previsti ne sono stati realizzati 124. La spesa si ferma al 23,8% e soltanto il 5,1% dei progetti è stato concluso. ---End text--- Author: Emanuele Lombardini Heading: Highlight: Image: -tit_org- Infarto amministrativo sanitario -sec_org- tp:writer§§ EMANUELE LOMBARDINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786106059.PDF §---§ title§§ Tajani; «Escluso medici famiglia diventino dipendenti Ssn» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786306057.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "SOLE 24 ORE" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786306057.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786306057.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786306057.PDF tp:ocr§§ Tajani; «Escluso medici famiglia diventino dipendenti Ssn» FI boccia la riforma «V a escluso pensare di far diventare i medici di famiglia, oggi insostituibili professionisti autonomi, lavoratori dipendenti del sistema sanitario nazionale, perché il rapporto fiduciario con i cittadini non va ostacolato ma bensì valorizzato, dialogando con i soggetti rappresentativi dell'area convenzionata per condividere ulteriori soluzioni da portare alle scelte governative e parlamentari». Il vicepremier e leader di FI, Antonio Tajani, boccia l’ipotesi di riforma a cui lavorano il ministro Schillaci e le Regioni anche per riempire le Case di comunità. Tajani ricorda che «Forza Italia ha già presentato in Parlamento un disegno di legge sul tema che valorizza ulteriormente il ruolo dei medici di medicina generale e convenzionati attribuendo loro anche di presidiare per alcune ore la settimana le case di comunità in coordinamento con il sistema sanitario regionale. Il rapporto di lavoro dei medici di famiglia deve comunque rimanere “para subordinato convenzionato”, cioè autonomo, al fine di valorizzare appieno lo stretto e confidenziale connubio medicopaziente». Per il leader di Fi «soluzioni pasticciate e burocratiche rischiano di mettere in difficoltà il servizio sanitario nazionale aumentando i costi pubblici e rendendo inefficiente il servizio di prima assistenza e presidio sanitario essenziale dei cittadini». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tajani; «Escluso medici famiglia diventino dipendenti Ssn» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501786306057.PDF §---§ title§§ Nuovo aumento Farmaci, la spesa sfonda i 25 miliardi = Farmaci, spesa oltre 1 25 miliardi: revisione del prontuario in pista link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791206062.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 05 May 2026

Marzio Bartoloni —a pag. 26

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791206062.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791206062.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791206062.PDF tp:ocr§§ Nuovo aumento Farmaci, la spesa sfonda i 25 miliardi Marzio Bartoloni —a pag. 26 Salute 24 Farmaci, spesa oltre i 25 miliardi: revisione del prontuario in pista I numeri. Nel 2025 sfonda ancora una volta i tetti con un possibile payback da 2,5 miliardi sulle imprese l’Aifa risponde al ministro Schillaci: al vaglio le misure per provare ad arginare la crescita del 6-7% l’anno L a spesa farmaceutica del Servizio sanitario nazionale quella che garantisce (gratis o con il ticket) ai cittadini i medicinali in farmacia e negli ospedali - si appresta a superare la cifra record dei 25 miliardi. Un montagna che continua a crescere ormai al ritmo del 6-7% all'anno come certifica l'ultimo report appena pubblicato dall'Agenzia italiana del farmaco sulla spesa nel 2025 che in base ai dati ufficiali dei primi 10 mesi ha già superato quota 21 miliardi (+6,9% rispetto allo stesso periodo del 2024) e se proseguirà a questo ritmo chiuderà appunto sopra i 25 miliardi, un picco erano 21,7 miliardi nel 2023 poi saliti a 23,7 miliardi nel 2024 - che di fatto farà segnare uno sfondamento di più di 4 miliardi sopra il tetto di risorse complessive riservato ai farmaci che nell'anno scorso valeva il 15,3% di tutto il Fondo sanitario nazionale ma che in dieci mesi ( fino a ottobre) assorbiva già il 18,63% della torta complessiva a disposizione del Ssn per i medicinali. Una impennata legata innanzitutto a una domanda di salute che esplode con l'invecchiamento della popolazione - anche in altri Paesi europei la spesa per i farmaci corre, sottolinea la stessa Aifa - e in cui pesa l'arrivo di molti farmaci innovativi e terapie per malattie rare spesso costose che sono state approvate ma che ora presentano il conto. Un conto che sarà molto salato anche per le aziende farmaceutiche chiamate a ripianare - attraverso il meccanismo del payback - metà dello sfondamento del tetto di spesa sugli acquisti diretti di farmaci (quelli erogati in ospedale): qui lo sforamento dall'apposito tetto (che vale l'8,3% del Fondo e nei primi 10 mesi tocca già il 12,06%) è di ben 4,243 milioni che nei dodici mesi potrebbe raggiungere i 5 miliardi di cui 2,5 miliardi a carico delle imprese, un macigno sempre più pesante se si pensa che nel 2021 il payback valeva 1,195 miliardi. Il tetto sulla convenzionata (la spesa in farmacia) nei primi 10 mesi del 2025 invece come sempre lascia un avanzo, per ora superiore ai 400 milioni, con una incidenza sul Fondo sanitario del 6,39% a fronte di un tetto del 6,8 per cento. Ma su queste cifre si aspetta ancora l'effetto definitivo del passaggio delle glifozine dal canale ospedaliero a quello delle farmacie. Fin qui i numeri che fotografano la corsa della spesa farmaceutica e che confermano ancora una volta come ci sia un oggettivo sottofinanziamento della spesa farmaceutica rispetto alla domanda. Ma che non basta a spiegare tutto. Da qui le forti fibrillazioni tra il ministero della Salute con il ministro Schillaci che nelle settimane scorse ha chiesto spiegazioni ai vertici di Aifa in una lettera di fuoco (era stata ventilata anche l'ipotesi di un commissariamento) su questa crescita non sufficientemente governata. E proprio in questi giorni - alla vigilia del nuovo report sulla spesa - l'Agenzia del farmaco ha risposto con un dossier di una decina di pagine dove vengono elencati gli interventi e le rinegoziazioni sui prezzi già fatte, ma soprattutto si indicano le contromisure allo studio per arginare la crescita della spesa: dalla clausola di salvaguardia alla revisione del prontuario. Per ora al ministero della Salute si sta studiando il l dossier e si valuta anche una nuova risposta a breve, ma di certo è che al momento l'unica misura che potrebbe davvero andare in porto è quella relativa alla revisione del prontuario che contiene l'elenco dei farmaci rimborsati dal Ssn e che, come previsto dall'ultima manovra, va rivisto annualmente in modo che l'Agenzia individui «i medicinali da includere, mantenere, riclassificare o escludere dal Prontuario, nonché quelli per i quali procedere alla rinegoziazione delle cond izioni di prezzo e rimborso». Se la clausola di salvaguardia dovrebbe finire nei cassetti molti i dubbi sui nodi giuridici legati all’introduzione di un tagliando sui prezzi - sul prontuario il ministero punta a vedere i dettagli dei possibili interventi da far scattare il prossimo gennaio: la Commissione scientifica ed economica dell'Aifa sta già studiando i possibili risparmi massimi da ottenere nelle varie categorie terapeutiche (un primo assaggio c'è stato nelle settimane scorse per gli inibitori di pompa protonica) magari eliminando qualche “doppione”. L'idea al vaglio, in particolare per i medicinali fuori brevetto, è quella di stabilire un prezzo di riferimento di rimborso per ogni area terapeutica (e quindi anche con principi attivi diversi) a cui adeguarsi. Ma le aziende farmaceutiche sono già sul piede di guerra e non è detto che alla fine la differenza dei prezzi non ricada tutto sulle tasche dei cittadini perché le imprese anche di fronte alle pressioni che arrivano Oltreoceano con il pressing di Trump sono tutt'altro che orientate ad abbassarli. La partita insomma è solo all'inizio e l'esito è ancora molto incerto. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: Nei primo 10 mesi del 2025 la spesa ha già superato i 21 miliardi e con questo ritmo supererà i 25 miliardi Image:AdobeStock Corre la spesa. Nel 2025 la spesa farmaceutica potrebbe superare i 25 miliardi, erano 21,7 miliardi nel 2023 poi saliti a 23,7 miliardi nel 2024 -tit_org- Nuovo aumento Farmaci, la spesa sfonda i 25 miliardi Farmaci, spesa oltre 1 25 miliardi: revisione del prontuario in pista -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791206062.PDF §---§ title§§ Le differenze nelle cure cominciano dalla culla: dalla mortalità ai farmaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791306063.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "SOLE 24 ORE" del 05 May 2026

pubDate§§ 2026-05-05T04:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791306063.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791306063.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791306063.PDF tp:ocr§§ Le differenze nelle cure cominciano dalla culla: dalla mortalità ai farmaci I divari. L’allarme dell’Accademia dei Lincei sulle disuguaglianze tra Regioni e sul gap Nord-Sud tra viaggi della speranza, barriere e fragilità delle famiglie C ulle sempre più vuote con appena 355mila nati e fecondità crollata a 1,14 figli per donna. Eppure, l’Italia che grida al gelo demografico e studia politiche di sostegno alla natalità, poco e male si occupa dell’equità di accesso alla salute – attuale e futura - di chi sta per nascere o muove i primi passi. Né corre efficacemente ai ripari davanti ai tanti gap che fin dal pancione mandano in soffitta le tutele costituzionali. A lanciare un “j’accuse” - puntando l’indice su programmazione, governance e organizzazione dell’assistenza pediatrica da parte del Servizio sanitario nazionale - è l’Accademia dei Lincei che nel documento delle Commissioni Salute e Bioetica sulle “Disuguaglianze nell’accesso alle cure pediatriche” passa in rassegna le criticità macroscopiche del trattamento riservato ai nostri figli e – con conseguenze peggiori - ai minori stranieri. «Le differenze territoriali negli esiti di salute, la maggiore mortalità infantile nel Mezzogiorno, la migrazione sanitaria pediatrica, le difficoltà di accesso alle cure palliative, la frammentazione delle reti per le malattie rare, la disomogeneità degli screening neonatali, le barriere all’accesso ai farmaci orfani e alle terapie avanzate - scrivono i saggi - continuano a influenzare in modo inaccettabile le opportunità di cura». Una questione di risorse, certamente, ma soprattutto di organizzazione dell’assistenza tanto che il luogo di nascita, la condizione socio-economica e le risorse familiari sono tra le cartine di tornasole delle fragilità strutturali del nostro sistema sanitario e sociale. Proprio l’estrema frammentazione delle cure è tra le magagne che i bambini scontano maggiormente soprattutto al Sud e in contesti economici e culturali critici - a cominciare dai parti prematuri (6-7% dei nati), che sia per frequenza sia per conseguenze negative sono più elevati nelle famiglie svantaggiate. Un dato su tutti - quello di chi deve spostarsi per le cure - dà il polso: nel Mezzogiorno, dove si registrano tassi più elevati di mortalità neonatale e infantile, la migrazione sanitaria di bambini e ragazzi verso ospedali del Centro-Nord è del 5% superiore con un tasso dell’11,9% a fronte del 6,9% del Settentrione. Nel 2019 la mobilità sanitaria pediatrica dal Sud ha assorbito oltre il 15% della spesa complessiva per i ricoveri dei minori e in alcune Regioni del Meridione l’impatto copre quasi la metà della spesa per le ospedalizzazioni pediatriche. Fondi che «potrebbero essere investiti localmente per rafforzare strutture, servizi e professionalità», sottolineano gli esperti. Ma oggi siamo lontani anche da traguardi fissati anni fa come la soglia minima di 500 parti l’anno, disattesa da un quarto delle maternità. Colmare le lacune costituisce non solo «una responsabilità etica e istituzionale che misura il grado di civiltà di un Paese» a fronte del diritto incomprimibile alla salute, ma sarebbe una mossa strategica in termini di sostenibilità. «Gli svantaggi nei primi anni di vita tendono ad accumularsi, aumentando il rischio di malattie croniche, disabilità e mortalità prematura. Sono quindi fondamentali cura e prevenzione fin dalle prime epoche della vita», sottolinea Mario de Curtis, già ordinario di Pediatria alla Sapienza e tra gli autori del documento dei Lincei. Testo alla base della mozione presentata dalla senatrice del Pd Sandra Zampa, che sollecita il Governo a dare risposte adeguate affrontando tra l’altro la carenza di personale. E proprio gli specialisti della Società italiana di pediatria (Sip) organizzano nella sede del ministero della Salute, martedì 5 maggio, la prima Giornata nazionale sul tema, «occasione per riportare l’infanzia dentro il dibattito pubblico e sanitario, oggi fortemente sbilanciato verso l’età adulta e la gestione della cronicità». Dalla Sip rilevano che oggi un bambino su 200 co nvive con una patologia cronica e uno su cinque presenta un disturbo neuropsichiatrico; tra gli adolescenti si diffondono comportamenti a rischio e fragilità sociali ma l’organizzazione dei servizi fatica ad adattarsi. In Italia, ad esempio, il pediatra di base si ferma spesso ai 14 anni mentre il passaggio ai percorsi per adulti avviene in modo disomogeneo, tanto che tra i 15 e i 18 anni fino al 70% dei ricoveri è in reparti per adulti. La riforma della medicina territoriale annunciata dal ministro Schillaci, nella parte in cui prevede l’estensione del pediatra di famiglia fino ai 18 anni è ben accolta ma, avvisa il presidente dei pediatri Sip Rino Agostiniani, «non è pensabile estendere fino alla maggiore età la presa in carico sul territorio se poi negli ospedali la situazione cambia da regione a regione. Bisogna uniformare le regole per garantire che il sistema funzioni in modo coerente». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Barbara Gobbi Heading: Highlight: La migrazione sanitaria dal Sud di bambini e ragazzi verso ospedali del Centro-Nord è del 5% superiore Image:Imagoeconomica Il documento. Nel documento dell’Accademia dei Lincei in rassegna le criticità macroscopiche del trattamento riservato a bimbi e ragazzi e – con conseguenze peggiori ai minori stranieri -tit_org- Le differenze nelle cure cominciano dalla culla: dalla mortalità ai farmaci -sec_org- tp:writer§§ Barbara Gobbi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/05/2026050501791306063.PDF §---§