title§§ Sanità, ecco le regole di Decaro = La stretta di Decaro su Asl e ospedali «Rischio corruzione, controlli severi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301883803034.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA" del 03 May 2026

Appalti e assunzioni, la stretta del governatore. L'allerta sui conflitti d'interesse Direttiva agli enti del sistema sanitario: chiarezza sugli affidamenti diretti e sulle assunzioni

pubDate§§ 2026-05-03T03:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301883803034.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301883803034.PDF', 'title': 'CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301883803034.PDF tp:ocr§§ La Regione Il presidente trasmette una direttiva per eliminare le anomalie e procedere col risanamento Sanità, ecco le regole di Decaro Appalti e assunzioni, la stretta del governatore. L’allerta sui conflitti d’interesse LastrettadiDecarosuAsleospedali «Rischiocorruzione,controlliseveri» Direttiva agli enti del sistema sanitario: chiarezza sugli affidamenti diretti e sulle assunzioni I l risanamento dei conti e dell’intero settore passa anche dalle regole. Per questo il governatore Antonio Decaro ha diramato una direttiva con le norme da seguire nel campo della sanità. Nel documento anche l’allerta sui conflitti di interesse. a pagina 5 BARI Rischi corruttivi, appalti spezzatino, disomogeneità procedurali, criticità organizzative: il presidente della Regione Antonio Decaro passa al setaccio le aziende sanitarie della Regione e inizia da alcune anomalie balzate agli occhi dei Responsabili della prevenzione corruzione e trasparenza (Rpct) riuniti per questo. Aver iniziato la legislatura con un disavanzo da 350 milioni di euro da gestire e con il conseguente aumento delle tasse per poterlo sanare almeno in parte, ha spinto il governatore a intraprendere una azione severa verso i meccanismi che portano il sistema a zoppicare. È l’obiettivo della direttiva trasmessa dal capo di gabinetto Davide Pellegrino e dal segretario della presidenza Nicola Paladino, al dipartimento regionale alla Sanità, ad Asl, ospedali e InnovaPuglia. Più nel dettaglio: una delle criticità riguarda gli affidamenti sotto soglia. Non tutte le aziende hanno aggiornato i regolamenti interni al nuovo codice dei contratti pubblici e questo, hanno notato, genera il rischio di ricorsi massivi ad affidamenti diretti con frazionamenti anomali degli appalti a vantaggio di specifici operatori. Altro capitolo riguarda concorsi e assunzioni: d’ora in avanti bisognerà verificare i titoli di studio prima della firma del contratto, esibire la sola pergamena non sarà sufficiente (visto il noto precedente della laurea falsa in Economia di Carmen Fiorella per il concorso in Aeroporti di Puglia). C’è anche la questione conflitti d’interesse nell’area medica, soprattutto in relazione alla partecipazione dei dirigenti ai comitati consultivi, spesso finanziati da case farmaceutiche. Con la direttiva si chiedono linee guida uniformi e regole certe per evitare che tali partecipazioni compromettano la composizione delle commissioni di gara a causa del conflitto di interesse maturato dai medici. Dunque il via libera delle Asl a partecipare deve essere misurato. Entro 30 giorni il dipartimento Salute dovrà emanare direttive alle aziende e riferire alla presidenza. Tutte questioni che, oltre al lato etico, incideranno in un certo modo anche sulla spesa (si pensi agli affidamenti diretti, ai possibili contenziosi) ma nei prossimi mesi. Non sortiranno effetti, invece, sul problema stringente del disavanzo da sanare entro il 31 maggio con ciò che verrà recuperato dal bilancio autonomo della Regione (circa 120 milioni) e con l’aumento delle addizionali Irpef (le percentuali aggiuntive per ogni scaglione saranno decise nei prossimi giorni). Punto, quest’ultimo, sul quale torna il gruppo di Fratelli d’Italia che aveva anche chiesto una commissione d’indagine sui costi della sanità: «Almeno su questi dettagli - dicono i meloniani avremmo voluto che a informarci fosse direttamente Decaro. Chiediamo trasparenza: quali sono i redditi interessati dall’aumento Irpef? Quelli sopra i 28mila euro, vale a dire tantissime famiglie, partite Iva del ceto medio? Ed è vero che l’aumento riguarderà un triennio: 2026-2027-2028? Ma perché l’aliquota sarà spalmata su tre anni o ci sarà un prelievo costante per tutti e tre gli anni? In questa seconda ipotesi vorremmo capire le previsioni per i prossimi anni». A replicare sono i capigruppo di maggioranza, Stefano Minerva (Pd), Giuseppe Fischetti (Prossima), Maria La Ghezza (M5S) e Ruggiero Passero (Per la Puglia): «Nel 2027 mancheranno 7,1 miliardi di euro, nel 2028 10 miliardi, nel 2029 saranno 13,4. Trenta miliardi di buco che i l governo Meloni sta scavando nella sanità pubblica nel triennio 2027-2029 come certifica l’istituto Gimbe. Le Regioni - dicono - avranno due sole strade: tagliare le prestazioni o alzare le tasse. Pagheranno i cittadini, in entrambi i casi». Il presidente della commissione Bilancio, Ubaldo Pagano, invece, riprende le parole dell’assessore lucano alla Sanità, Cosimo Latronico (FdI) che, a proposito del disavanzo in Basilicata, spiega «che il Fondo sanitario cresce meno della spesa sostenuta dalle Regioni. Dunque - dice Pagano - ben venga la commissione d’indagine sulla sanità richiesta da FdI ma inchioderà il governo Meloni». Mary Tota © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mary Tota Heading: Highlight: I controlli Dopo il caso Fiorella, si dovranno verificare i titoli di studio di tutti i vincitori di concorso La vicenda Una direttiva della Regione obbliga tutte le aziende del sistema sanitario a esercitare maggiori controlli Una criticità riguarda gli affidamenti sotto soglia. La Regione nota il rischio di ricorso massivo ad affidamenti diretti, con frazionamenti anomali degli appalti Assunzioni: d’ora in avanti bisognerà verificare i titoli di studio prima della firma del contratto Non ci si può accontentare di vedere la pergamena di laurea (dopo il caso Fiorella, che mostrò un titolo falso) Image:Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha deciso una stretta sulle attività delle Asl -tit_org- Sanità, ecco le regole di Decaro La stretta di Decaro su Asl e ospedali «Rischio corruzione, controlli severi» -sec_org- tp:writer§§ Mary Tota guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301883803034.PDF §---§ title§§ La migrazione sanitaria nel Sannio costa 20 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050302054400552.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "MATTINO BENEVENTO" del 03 May 2026

> Quasi duemila pazienti preferiscono »Sono 2.300 gli utenti che scelgono curarsi in strutture fuori regione ospedali delle altre province campane

pubDate§§ 2026-05-03T01:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050302054400552.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050302054400552.PDF', 'title': 'MATTINO BENEVENTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050302054400552.PDF tp:ocr§§ I nodi della sanità La migrazione sanitaria nel Sannio costa 20 milioni Quasi duemila pazienti preferiscono `Sono 2.300 gli utenti che scelgono curarsi in strutture fuori regione ospedali delle altre province campane ` LO SCENARIO Si mantengono sempre elevati i costi della mobilità sanitaria nel Sannio, di poco inferiori ai 20 milioni di euro, che riguardano il ricorso a strutture del territorio interregionale e regionale, da parte dei pazienti dell’intera provincia di Benevento. Nel dettaglio, si fa riferimento a oltre 18 milioni spesi per chi sceglie di farsi curare oltre i confini della Campania oppure nelle strutture delle altre provincie. Di questi 18 milioni, 7 sono relativi alla mobilità interregionale e sono riferiti a 1.978 pazienti che vanno negli ospedali da Roma in su, e poco meno di 11 milioni sono riferiti a 2.330 persone che vanno a curarsi negli ospedali del territorio regionale più vicine a casa. I NUMERI La mobilità passiva, legata alla migrazione sanitaria nel Sannio rappresenta uno degli scogli ancora da superare perché rientra, in linea con il resto del territorio regionale, tra le aree che pagano il prezzo più alto del saldo passivo, assorbendo il 78,2% dell'intera somma. A renderlo noto i dati Gimbe, che evidenziano gli squilibri territoriali al riguardo, puntando il dito contro l'autonomia differenziata che amplierà inevitabilmente le diseguaglianze. Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022. Ma quali ospedali scelgono i sanniti per curarsi? In linea generale, la scelta per gli interventi chirurgici relativi alle neoplasie più complesse cade quasi sempre sul policlinico Gemelli di Roma, mentre la scelta di altre strutture in ambito regionale oppure extraregionale viene effettuata seguendo altri criteri. Per esempio, nei comuni di Morcone e Sassinoro, più vicini per tradizioni al Molise, c'è una maggiore predisposizione ad affidarsi agli ospedali molisani per l'oculistica, per l'Ostetricia e ginecologia ma anche per effettuare terapie a lungo termine. Una tendenza, questa, che riguarda anche il mondo della scuola oltre che l'accesso ai negozi e ai supermercati, nonostante si tratti di realtà equidistanti da Campobasso e Benevento. Molti residenti di questi due comuni prestano servizio nelle strutture sanitarie molisane e questo è forse è un altro dei motivi che spinge in questa direzione. Nella stessa ottica, alcuni centri del Fortore fanno riferimento agli ospedali della provincia di Foggia, così come dalle valli Caudina e Telesina ci si appoggia agli ospedali del Casertano. LE URGENZE Diverso è l'approccio relativo alle urgenze in quanto le ambulanze del 118 trasportano i pazienti direttamente nelle strutture del territorio provinciale. Le analisi della fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud. In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, secondo il report. si concentra il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove. Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna che, insieme, assorbono appunto il 78,2% del saldo passivo. In Campania si concentrano il 9,4% degli esborsi legati alla fuga dei pazienti verso strutture più attrative che scendono intorno all'8% negli ospedali sanniti ma che, comunque, rappresentano una spesa non irrisoria per il Servizio sanitario provinciale. Nella spesa legata alle trasferte, incidono soprattutto i costi sostenuti per i pazienti oncologici che scelgono di curarsi altrove e, nella maggior parte dei casi, si sottopongono a interventi importanti, che coinvolgono più di un organo, nonostante i protocolli di cura siano ormai gli stessi usati sull'intero territorio nazionale e, teoricamente offrano le medesime garanzie di successo. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Lue lla De Ciampis Heading: LO SCENARIO Highlight: LA FONDAZIONE GIMBE EVIDENZIA GLI SQUILIBRI TERRITORIALI PUNTANDO IL DITO CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA Image: -tit_org- La migrazione sanitaria nel Sannio costa 20 milioni -sec_org- tp:writer§§ Luella De Ciampis guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050302054400552.PDF §---§ title§§ Alle radici del buco nella sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301920802400.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "REPUBBLICA BARI" del 03 May 2026

pubDate§§ 2026-05-03T02:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301920802400.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301920802400.PDF', 'title': 'REPUBBLICA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301920802400.PDF tp:ocr§§ Alle radici del buco nella sanità semiminime a spesa pubblica sanitaria destinata a ogni cittadino in Italia è di 727 euro più bassa della media nei Paesi Ue. Il che implica che se il nostro Paese si volesse adeguare alla media europea dovrebbe spendere 42,9 miliardi in più all’anno, due volte e mezzo l’ultima manovra di bilancio. Nel suo ultimo Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (Ssn), la Fondazione Gimbe ha evidenziato quali conseguenze di questo sottofinanziamento «la crisi motivazionale del personale che abbandona il Ssn; quasi 5,8 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure, di cui 3,1 milioni per motivi economici; le inaccettabili diseguaglianze regionali e territoriali; la migrazione sanitaria e i disagi quotidiani sui tempi di attesa e sui pronto soccorso affollati». Tutto questo prova che i princìpi costituzionali di universalismo, equità e uguaglianza nella tutela della salute non sono più rispettati in particolare per i più deboli, gli anziani e chi vive nel Mezzogiorno. Quest’area, come è stato dimostrato da numerosi studi, è fortemente penalizzata dagli iniqui criteri di ripartizione del Fondo sanitario nazionale. Quando affrontiamo il tema del nostro sistema regionale e dei suoi squilibri contabili sarebbe utile tenere sempre a mente questa doppia distorsione, nazionale e regionale, nell’accesso alle risorse. I deficit vanno indagati e approfonditi per capirne l’origine ed eventualmente chiederne conto ai responsabili. Ma non basta. L’operato dei sistemi sanitari regionali andrebbe giudicato sulla base della sua efficacia e non su quella del semplice equilibrio contabile. Vediamo sul versante dell’efficacia cosa ci dicono le cifre. Il ministero della Salute valuta annualmente l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni sanitarie che vanno garantite da tutte le Regioni. Una specie di pagella per valutare i servizi sanitari regionali. Nel 2023 (ultimo dato disponibile) soltanto 13 Regioni rispettano gli standard Lea. Le uniche al Sud sono Puglia, Campania e Sardegna. Nella media del periodo 2010-2019 la Puglia si è collocata nella fascia bassa della classifica. A partire dal 2020 invece ha sempre rispettato gli standard ministeriali. L ---End text--- Author: MICHELE CAPRIATI Heading: semiminime Highlight: Image: -tit_org- Alle radici del buco nella sanità -sec_org- tp:writer§§ Michele Capriati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301920802400.PDF §---§ title§§ Pensieri lenti e Intelligenza Artificiale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956403652.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "CORRIERE SALUTE" del 03 May 2026

pubDate§§ 2026-05-03T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956403652.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956403652.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956403652.PDF tp:ocr§§ ? L’editoriale Pensieri lenti e Intelligenza Artificiale Nelle pagine che seguono Ruggiero Corcella descrive in modo analitico il rapporto che stiamo sviluppando con l’Intelligenza Artificiale (AI) relativamente alla nostra salute, mentre in una pagina successiva Alberto Scanni parla di nostalgia della dimensione «umana» del rapporto fra paziente e medico e Laura Palazzani invoca una riflessione bioetica a proposito della ricerca sugli organoidi. C’è un filo rosso che tiene insieme questi interventi e si può trovare partendo proprio dall’ultimo. Gli organoidi non sono cellule, non sono tessuti, non sono organismi: perché preoccuparsi di loro in termini etici? Al di là degli altri, validi, motivi c’è n’è uno banale che può sfuggire: se non ci si pone domande a questo livello si rischia di sedersi su un piano inclinato etico, che parte da queste strutture semplici per scivolare più o meno lentamente, un domani, verso altre, magari più complesse, più vicine a noi, senza che ce ne rendiamo conto, quando sembrerà ormai fuori luogo porsi determinati interrogativi. Ciò non per mettere le briglie alla ricerca, ci mancherebbe (gli organoidi sono e saranno molto utili), bensì per richiamarci a essere sempre protagonisti attivi, e non passivi, di fronte alle sempre più straordinarie possibilità che producono i progressi scientifici e tecnologici. Come quelle, per esempio, che offre appunto l’AI. Approcciarsi ad essa «pigramente», senza senso critico può vanificarne l’indubbia utilità. Volendo ricorrere alla classica distinzione proposta da Daniel Kahneman fra pensieri veloci e lenti, il rischio con l’AI è di affidarsi solo a quelli veloci, quelli che ci fanno reagire alle situazioni senza attivare le strutture più sofisticate del nostro cervello che ci permettono di valutare e giudicare meglio ciò con cui abbiamo a che fare. Di fronte alle risposte rapide e linguisticamente ineccepibili dell’AI a quesiti sulla nostra salute, se non usiamo «bene» la nostra di intelligenza possiamo correre anche rischi seri. E, a quel punto, avremmo probabilmente ancora più ragioni di provare nostalgia del rapporto «umano», con il nostro medico di cui parla Alberto Scanni. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luigi Ripamonti Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pensieri lenti e Intelligenza Artificiale -sec_org- tp:writer§§ Luigi Ripamonti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956403652.PDF §---§ title§§ Che cosa sono a chi spettano, chi le attiva, quali i centri link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956503653.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "CORRIERE SALUTE" del 03 May 2026

pubDate§§ 2026-05-03T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956503653.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956503653.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956503653.PDF tp:ocr§§ Che cosa sono a chi spettano, chi le attiva, quali i centri Le cure palliative sono un diritto sancito dalla legge 38 del 2010 e garantito dal Servizio Sanitario Nazionale. Vengono erogate attraverso reti che comprendono ospedale, assistenza domiciliare e hospice. «In Italia, oltre 500mila adulti e più di 11mila minori hanno bisogni di cure palliative. Tuttavia, l’accesso resta limitato: solo una persona su tre tra gli adulti e un minore su quattro accedono ai servizi dedicati, con forti differenze tra territori» spiega Tania Piccione, presidente della Federazione Cure Palliative. Funzionano così: possono essere attivate in qualsiasi fase della malattia, anche insieme alle altre terapie, quando sono presenti sintomi complessi o bisogni assistenziali elevati. L’attivazione è proposta dai medici che hanno in cura il paziente. Un avvio precoce consente un migliore controllo dei sintomi, sostiene le famiglie e accompagna in modo più appropriato il percorso di cura». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Che cosa sono a chi spettano, chi le attiva, quali i centri -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956503653.PDF §---§ title§§ Dottor Chatbot «non mi sento bene» = Diagnosi, terapie Ecco che cosa chiediamo all'AI link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301948603666.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CORRIERE SALUTE" del 03 May 2026

Ogni giorno, milioni di persone pongono domande all'intelligenza artificiale su temi di salute e, secondo un recente sondaggio, 8 su 10 prendono decisioni o cambiano comportamenti dopo le risposte

pubDate§§ 2026-05-03T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301948603666.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301948603666.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301948603666.PDF tp:ocr§§ Dottor Chatbot «non mi sento bene» Ogni giorno, milioni di persone pongono domande all’intelligenza artificiale su temi di salute e, secondo un recente sondaggio, 8 su 10 prendono decisioni o cambiano comportamenti dopo le risposte Diagnosi, terapie Ecco che cosa chiediamo all’AI Interpelliamo i chatbot sulle cure, dopo aver ricevuto una diagnosi, o diamo loro «in pasto» i sintomi per avere lumi sui trattamenti giusti E arriviamo a cambiare i farmaci che prendiamo N ella sanità digitale, istituzioni e società viaggiano ormai a due velocità. La prima avanza con passo lento e prudente. La seconda invece accelera e sperimenta. È la metafora della «tartaruga e della lepre» con cui un sondaggio di Rock Health, su 8mila pazienti americani adulti, descrive l’irruzione dell’intelligenza artificiale (AI) nella vita quotidiana dei pazienti. Ebbene, un intervistato su tre (32%) dichiara di essersi rivolto almeno una volta ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale per ottenere informazioni sulla salute, il doppio rispetto a un anno fa (16%). Altri canali digitali più consolidati per le informazioni sulla salute (ad esempio, la ricerca online, i siti web sulla salute) sono ancora più diffusi e, a titolo di confronto, il loro utilizzo è cresciuto di tre punti percentuali nell’ultimo anno. Per molti, l’AI è diventata rapidamente parte integrante della gestione della propria salute. Il 64% degli utenti di intelligenza artificiale la utilizza per porre domande sulla salute con una frequenza settimanale o superiore. «Stiamo assistendo a un ingresso “bottom-up” nel sistema della salute: persone che utilizzano piattaforme come ChatGPT, Claude e Gemini per ottenere risposte cliniche, spesso al di fuori di qualsiasi governance sanitaria strutturata», mette in guardia Federico Semeraro, presidente di European resuscitation council ed esperto di AI. «Questo crea un cortocircuito tra innovazione tecnologica e responsabilità clinica, con implicazioni rilevanti soprattutto sul piano della privacy e della sicurezza dei dati». continua alla pagina seguente SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE L’ intelligenza artificiale è già entrata nel cuore delle decisioni sanitarie. I dati del sondaggio di Rock Health mostrano che i chatbot vengono utilizzati in modo trasversale lungo tutto il percorso di cura, dalla comparsa dei sintomi alla gestione delle terapie. Le richieste più frequenti riguardano le opzioni di trattamento (fino al 60%) e la diagnosi basata sui sintomi (circa 55-57%), seguite dalle informazioni su farmaci ed effetti collaterali (si veda anche il grafico). Ma ciò che colpisce è la progressiva estensione dell’uso anche ad ambiti meno «clinici»: prevenzione, stile di vita, comprensione degli esami, fino alla preparazione delle visite mediche. Il ricorso all’AI, inoltre, cresce con l’aumentare delle condizioni croniche. Tra chi ha quattro o più patologie, oltre la metà utilizza i chatbot per comprendere esami, gestire la propria condizione e orientarsi nelle cure. Anche il supporto alla salute mentale e il recupero post-intervento diventano più frequenti. Quasi tre quarti degli interpellati dichiarano di essersi rivolti a ChatGPT, ovvero il 23% di tutti gli intervistati, a differenza del 5% che si è servito di chatbot offerti dai fornitori di servizi sanitari o del 4% che ha utilizzato chatbot offerti dalle compagnie assicurative. A utilizzare questi strumenti sono soprattutto i più giovani, ma non solo. Si tratta di utenti più attivi, più coinvolti, più abituati a monitorare la propria salute. Tengono traccia di sonno, attività fisica, dieta, stress, producendo una quantità crescente di dati personali che alimenta ulteriormente l’uso dell’AI. Come sottolinea Giorgio Quer, direttore dell’Intelligenza Artificiale e professore di Medicina Digitale allo Scripps Research, questo livello di monitoraggio continuo rappresenta al tempo stesso un’opportunità e un rischio: «Può generare ansia per problemi non clinicamente rilevanti ma anche aiutare a intercettare segnali importanti che precedono lo sviluppo di una malattia e che altrimenti verrebbero trascurati». Parallelamente cresce la fiducia verso questi strumenti, ma in modo non sempre proporzionato alla loro reale affidabilità. Gli utenti dell’AI tendono a considerare attendibili le informazioni provenienti da chatbot (56%), app (55%), social media (36%) molto più dei non utenti. Secondo Simona Giubilato, coordinatrice dell’Area dedicata all’Intelligenza Artificiale in Cardiologia di Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), è un segnale preoccupante: «L’intelligenza artificiale non è ancora pronta per assumere un livello di responsabilità clinica di massa». Il rischio più insidioso, spiega, non è tanto l’errore evidente quanto quello invisibile, «formulato con tono autorevole e privo di segnali di incertezza», che può indurre il paziente a fidarsi senza mettere in discussione la risposta ricevuta. Il problema è amplificato dal fatto che questi sistemi comunicano con sicurezza e fluidità, mentre la medicina reale è fatta di dubbi, probabilità e valutazioni progressive. Come sottolinea il sondaggio, a complicare ulteriormente il quadro contribuisce la progressiva scomparsa dei «disclaimer», quelle avvertenze che ricordavano all’utente di non trovarsi di fronte a un medico. «È vero ed è preoccupante — conferma Giubilato —. I disclaimer negli output degli LLM (Large Language Model) sono crollati dal 26,3% nel 2022 allo 0,97% nel 2025, mentre nei VLM (Vision Language Model) sono scesi dal 19,6% nel 2023 all’1,05%. Entro il 2025, la maggior parte dei modelli non mostrava alcun disclaimer». Nel frattempo, la distanza tra l’AI utilizzata dai cittadini e quella impiegata nei contesti clinici resta enorme. «La differenza è paragonabile a quella tra leggere un consiglio su un forum e sottoporsi a un esame medico» esemplifica il professor Carlo Tacchetti direttore, insieme al professor Antonio Esposito, del Programma Strategico AI dell’ Università San Raffaele di Milano. «L’AI clinica, infatti, è sottoposta a criteri rigorosi di validazione, sicurezza, trasparenza e supervisione umana, mentre gli strumenti usati dai consumatori operano in una zona grigia, senza certificazioni e con rischi elevati di errore o “allucinazioni”». Il nodo è proprio quello della trasparenza, come evidenzia la professoressa Elena Bignami, presidente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) ed esperta di AI: «Gli strumenti privati funzionano con algoritmi chiusi e l’utente non può valutare la qualità delle informazioni». Per questo, sostiene, «è necessario sviluppare piattaforme pubbliche, sicure e integrate, capaci di gestire dati sensibili e dialogare con il sistema sanitario. In prospettiva, il valore non sarà solo nella potenza dei modelli, ma nella qualità dei dati e nella loro integrazione». Ma che cosa succede, dopo che si è consultato un chatbot? Qui il sondaggio rivela quale sia già oggi il reale impatto dell’AI. Otto interpellati su dieci (81%), infatti, riferiscono che l’interazione con i chatbot li ha spinti comunque a prendere una decisione. E se è vero che la maggior parte ha cercato ulteriori informazioni online o attraverso diverse fonti (42%) oppure si è rivolta a un’assistenza formale (il 40% ha consultato un medico), quasi altrettanti hanno provato a cambiare comportamento in tema di salute (32%) o hanno persino modificato le terapie farmacologiche (18%). «Dobbiamo però capire qual è l’effetto finale — chiosa Quer —, quali siano i vantaggi e i rischi nell’usare o meno un determinato strumento. Sono necessari studi clinici, che randomizzino la popolazione in individui a cui è proposto l’uso di AI e altri a cui non viene proposto». Resta una domanda cruciale: chi stabilisce quando un sistema è abbastanza sicuro per essere utilizzato su milioni di persone? «Non può essere una decisione lasciata esclusivamente al mercato o ai produttori tecnologici. Aziende come OpenAI, Anthropic e Microsoft stanno entrando rapidamente nel settore della salute, ma lo stanno facendo attraverso un percorso “consumer-driven”, non attraverso i tradiz ionali processi di validazione clinica», conclude Semeraro. ---End text--- Author: Ruggiero Corcella Heading: Highlight: ? A differenza dell’AI clinica, i chatbot usati dai consumatori operano in una zona grigia, senza certificazioni e con rischi elevati di errore o allucinazioni La scheda ? Negli ultimi due-tre anni (2023-2025), le «Big Tech» hanno accelerato sul lancio di chatbot di intelligenza artificiale, sempre più utilizzati anche per informazioni sanitarie. OpenAI, con ChatGPT, ha aperto la diffusione globale, seguita da Google con Gemini e Microsoft con Copilot, integrati nei principali servizi digitali. Anche Amazon e Apple stanno sviluppando soluzioni sempre più orientate alla salute digitale e al monitoraggio continuo. Il libro ? «L’inganno dell’intelligenza artificiale. Come resistere a Big Tech e costruire il futuro che vogliamo» di Emily M. Bender e Alex Hanna, Fazi Ed. Per saperne di più sui sistemi di AI odierni, definiti dalle autrici del libro «pappagalli stocastici». Sono scomparsi i «disclaimer» che avvisavano l’utente di non trovarsi di fronte a un vero medico Lo studio ? L’AI sa arrivare alla diagnosi giusta, ma spesso non sa spiegare come. Uno studio del Mass General Brigham (Usa), pubblicato su JAMA Network Open, ha testato 21 chatbot , inclusi i modelli più recenti di ChatGPT, DeepSeek, Claude, Gemini e Grok superano il 90% di accuratezza con dati completi, ma falliscono oltre l’80% nelle diagnosi differenziali. Image: -tit_org- Dottor Chatbot «non mi sento bene» Diagnosi, terapie Ecco che cosa chiediamo all'AI -sec_org- tp:writer§§ Ruggiero Corcella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301948603666.PDF §---§ title§§ Intervista a Silvio Garattini - Garattini "Troppi doppioni e zero controlli sull'efficacia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956703651.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "REPUBBLICA" del 03 May 2026

pubDate§§ 2026-05-03T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956703651.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956703651.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956703651.PDF tp:ocr§§ Garattini “Troppi doppioni e zero controlli sull’efficacia” L’intervista ROMA armaci considerati innovativi che in realtà non lo sono, poca voglia di mettere in concorrenza i produttori. Ci sono anche queste politiche dietro l’aumento della spesa farmaceutica secondo Silvio Garattini, il decano dei farmacologici italiani, che ha fondato il Mario Negri. Qasi il 7% in più in un anno. Come mai? «Non c’è nessun controllo sulla spesa. Dal ’93 non viene fatta una revisione del prontuario farmaceutico, cioè del registro di tutti i medicinali approvati nel nostro Paese. Contiene migliaia di prodotti, un centinaio sono addirittura più dannosi che efficaci ma non vengono depennati. Avevo presentato un progetto per risparmiare 5 miliardi, ma quando l’allora ministra Giulia Grillo lo ha presentato l’hanno cacciata». Per giustificare l’aumento di spesa si parla dei farmaci innovativi. È vero che in questi anni F ne sono entrati molti in commercio? «Non tutti i prodotti approvati come innovativi lo sono. Spesso vengono approvati a livello europeo in modo sbagliato. Si valuta infatti efficacia e sicurezza senza fare confronti con i prodotti già in commercio con la stessa indicazione. Con il rischio di avere tanti doppioni, cosa che ovviamente va bene all’industria». L’Aifa si occupa soprattutto di trattare i prezzi di prodotti approvati dall’Europa. Lo fa bene? «Segue la politica europea in modo perfetto: mette nel prontuario tutti i farmaci che approvano. Non abbiamo prezzi alti, ma abbiamo troppa roba». Come si fa ad avere prezzi più bassi? «Non dovremmo approvare sempre tutto. Se di otto farmaci della stessa categoria e con le stesse indicazioni scegliessimo di averne due, metteremmo i produttori in concorrenza tra loro e spunteremmo prezzi migliori. Purtroppo non lo facciamo, approviamo tutto». Ha fatto bene il ministro Schillaci a scrivere ad Aifa per chiedere la ragione del boom della spesa? «Sì, finalmente ha deciso di muoversi. Non credo però che accadrà molto, la situazione fa comodo all’industria e siamo alla fine della legislatura. Meglio non farla arrabbiare, visto che nell’ultimo anno di governo si cerca di accontentare un po’ tutti». — MI.BO ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: “ Bisognerebbe contenere il numero di medicinali per favorire la concorrenza tra le case Image:Silvio Garattini, 97 anni, farmacologo e fondatore dell’istituto Mario Negri T -tit_org- Intervista a Silvio Garattini - Garattini "Troppi doppioni e zero controlli sull'efficacia" -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301956703651.PDF §---§ title§§ La spesa per i farmaci è fuori controllo vertici Alfa in bilico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955503655.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "REPUBBLICA" del 03 May 2026

pubDate§§ 2026-05-03T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955503655.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955503655.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955503655.PDF tp:ocr§§ La spesa per i farmaci è fuori controllo vertici Aifa in bilico A febbraio il ministro Schillaci ha chiesto una relazione. Ora si muove anche palazzo Chigi ma cda e direttori resistono ROMA na corsa che non si ferma e anzi diventa più sostenuta. A niente sono serviti, per adesso, i richiami del ministero alla Salute ad Aifa e nemmeno l’interessamento di Palazzo Chigi: la spesa farmaceutica continua a crescere a un ritmo sconosciuto fino a qualche anno fa. Il primo maggio, forse per non farli troppo notare, l’Agenzia del farmaco ha diffuso sul suo sito i numeri relativi ai costi che ha sostenuto la sanità pubblica, cioè le Regioni, per comprare i medicinali tra gennaio e ottobre del 2025. Il dato è di 21 miliardi, contro i 19,6 dello stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di una crescita del 6,9%. È alta e anzi altissima se si considera che il Fondo sanitario nazionale, dentro al quale è ricompreso il fondo per i farmaci, tra il 2024 e il 2025 è cresciuto dell’1,9%. I numeri sono impietosi con la gestione della sanità del governo di centrodestra. Meloni e i suoi miU nistri sono entrati in carica nell’ottobre del 2022. In quell’anno la spesa, sempre calcolata su dieci mesi, è stata di 17 miliardi. Significa che fino al 2025, cioè in tre anni, è salita addirittura del 23,5%. Un ritmo mai registrato. Nei tre anni precedenti, cioè dal 2019 allo stesso 2022, si era passati infatti da 15,8 miliardi a 17, con un aumento del 7.5%. Con l’attuale governo c’è stato un incremento triplo difficile da spiegare, come è stato fatto fino ad ora da Aifa, con l’approvazione di tanti nuovi farmaci innovativi. Come se fossero tutti arrivati sul mercato dopo il 2022 e non prima. Numeri così pesanti hanno fatto muovere anche Palazzo Chigi, che ha chiesto al ministro alla Salute Orazio Schillaci di risolvere la situazione. Tanti sono i problemi dell’esecutivo, e tanto sono stati sbandierati, tra le polemiche di chi parla invece di sotto finanziamento, investimenti in sanità. Avere una situazione così esplosiva sulla farmaceutica non fa piacere alla presidenza. I vertici di Aifa li ha nominati a suo tempo Schillaci, che per un po’ ha osservato dall’esterno il lavoro dell’agenzia. Si è mosso nel febbraio scorso, con una lettera piuttosto dura nella quale chiedeva, tra l’altro la «documentazione completa relativa ai criteri di valutazione della spesa farmaceutica» e invitava a inviare, a partire dal 30 aprile, relazioni bimestrali sulle criticità e sulle «azioni concrete e misurabili per la riduzione della spesa». Era una sorta di messa in mora, che per ora non ha sortito molti effetti. Infatti la relazione di Aifa non sarebbe ancora arrivata. La vicenda dell’agenzia si intreccia con quella del ministero, dove oltre a Schillaci c’è il sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, fedelissimo di Meloni, che porta avanti politiche molto favorevoli alla sua categoria (e di riflesso alle case farmaceutiche). Ci sarebbero anche misure volute da lui dietro l’incredibile crescita della spesa. Gemmato ha a lungo difeso Aifa, anche se nelle scorse settimane, quando si è compresa la posizione di Palazzo Chigi, avrebbe collaborato con Schillaci. L’idea era quella di chiedere insieme le dimissioni al direttore scientifico dell’agenzia, Pierluigi Russo, e al capo del dipartimento del ministero sotto cui ricadono anche le politiche farmaceutiche, Francesco Saverio Mennini, voluto a suo tempo da Schillaci che lo conosceva da quando era direttore di Tor Vergata. Tutti e due hanno rifiutato di andarsene, così come Robert Nisticò, il presidente di Aifa, aveva risposto in modo piuttosto piccato alla lettera del ministro, spiegando le sue ragioni e rendendosi disponibile a lavorare per invertire il trend. Insomma, nessuno vuole lasciare il suo posto. Qualcosa però, alla luce di dati pesantissimi, deve succedere. E qualcuno si aspetta novità nei prossimi giorni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: In dieci mesi è cresciuta del 6,9% negli ultimi tre anni del del 23% Le cifre 21 mld Il costo L a spesa dei farmaci per il sistema pubblico da gennaio a ottobre dell’anno scorso +23% Tra ’22 e ’25 Nei tre anni di governo Meloni, da ottobre ’22 allo scorso anno, la spesa farmaceutica è cresciuta come non mai +7,5% Dal ’19 al ’22 Molto più contenuta la crescita della spesa farmaceutica nei tre anni precedenti Image: -tit_org- La spesa per i farmaci è fuori controllo vertici Alfa in bilico -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955503655.PDF §---§ title§§ Sanità pugliese, buco monstre FdI: «Aumenteranno le tasse» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955203656.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "TEMPO" del 03 May 2026

pubDate§§ 2026-05-03T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955203656.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955203656.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955203656.PDF tp:ocr§§ DEFICIT DA 350 MILIONI L’accusa al governatore Decaro, ora commissario Sanità pugliese, buco monstre FdI: «Aumenteranno le tasse» ••• «Auguri di buon lavoro al neo commissario alla gestione della sanità pugliese, Antonio Decaro. E di auguri ne ha davvero bisogno perché è indubbio che non saranno pochi i pugliesi che lo ricorderanno come colui che ha dovuto aumentare le tasse ai pugliesi per porre rimedio al peggior buco nella sanità della storia pugliese: 350 milioni di deficit per il 2025». Così il gruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale della Puglia in una dichiarazione rivolta al presidente pugliese che dovrà occuparsi delle misure per coprire il disavanzo. «Un baratro del quale non è diretto responsabile ma del quale si rende complice se non avalla la richiesta di tutto il centrodestra di una commissione d’inchiesta per dare nome e cognome a chi è responsabile di questodisastro, hanno spiegatoil capogruppo deimeloniani Paolo Pagliaro e tutti i consiglieri». LUI. FRA. ---End text--- Author: LUI.FRA. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità pugliese, buco monstre FdI: «Aumenteranno le tasse» -sec_org- tp:writer§§ lui.fra. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/03/2026050301955203656.PDF §---§