title§§ Prestazioni ambulatoriali 4 su 10 scelgono il privato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042802081700769.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "MATTINO BENEVENTO" del 28 Apr 2026

» Secondo il Censis i cittadini per evitare »Il report Fondazione Gimbe evidenzia le attese non scelgono il servizio pubblico la crescita dei centri non convenzionati

pubDate§§ 2026-04-28T00:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042802081700769.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042802081700769.PDF', 'title': 'MATTINO BENEVENTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042802081700769.PDF tp:ocr§§ Prestazioni ambulatoriali 4 su 10 scelgono il privato Secondo il Censis i cittadini per evitare `Il report Fondazione Gimbe evidenzia le attese non scelgono il servizio pubblico la crescita dei centri non convenzionati ` I nodi della sanità L’ASSISTENZA Su cento prestazioni ambulatoriali che i cittadini del Sannio provano a prenotare nelle strutture pubbliche, almeno il 36% finisce nel privato. A evidenziarlo sono i dati raccolti dal 58° rapporto Censis, secondo cui, poco meno di 4 persone su 10 si rivolgono alla sanità privata accreditata. Tuttavia, il dato che preoccupa di più è quello relativo alla costante tendenza alla privatizzazione assoluta delle prestazioni in quanto, chi non può o non vuole assoggettarsi ai tempi di attesa, ormai lunghi anche nei centri accreditati, si rassegna a pagare di tasca propria gli esami da eseguire. Puntualmente si arriva con largo anticipo, rispetto alla fine del mese, all'esaurimento del budget concesso dalla Regione, con ricadute devastanti sui cittadini che, in alcuni casi, sono addirittura costretti a dover rinunciare alle cure o a posticiparle. Le liste di attesa ancora lunghe, la sanità territoriale in difficoltà, gli ospedali in affanno o in fase di parziale attività, come il Sant’Alfonso di Sant’Agata de’ Goti, sono le cause che obbligano i residenti a curarsi a pagamento o a rinunciare alle cure perché non dispongono delle risorse per farlo. LO SCENARIO L’argomento è già stato trattato da più parti e in più occasioni dalle istituzioni e dagli addetti ai lavori che hanno evidenziato le disuguaglianze assistenziali tra aree urbane e interne e la crescente presenza di figure tecniche, anziché mediche, nei ruoli decisionali, con effetti negativi sulla qualità dell'assistenza. In questo quadro, una larga fetta dell'utenza è disposta a pagare per ottenere una visita urgente. La mancanza assoluta di mezzi coinvolge invece il 7% dei cittadini del Sannio che non può curarsi perché non ha i soldi per farlo. Tra le cure cui i residenti rinunciano con maggiore frequenza, sono annoverati l'acquisto di farmaci essenziali, le prestazioni riabilitative e quelle odontoiatriche, ritenute tra le più care e tra le meno necessarie. Quindi, l’impatto su una corretta masticazione e sull'estetica per chi si riduce con pochissimi o addirittura senza denti in bocca, finisce per passare in secondo piano per chi i soldi non ce li ha. Secondo il Censis, a livello più generale, le liste d'attesa sono la causa principale di rinuncia alle cure o del ricorso a prestazioni a pagamento, in intramoenia o presso i privati una dinamica che evidenzia il rischio di una “sanità per censo”, vale a dire subordinata a un sistema in cui l'accesso alle cure mediche dipende dalla disponibilità economica del cittadino, piuttosto che dal bisogno sanitario vero e proprio. L’84,2% degli italiani teme che la salute stia diventando un privilegio dei benestanti, in grado di curarsi prima e meglio. Il fenomeno è uniforme, ma il ricorso al privato per necessità di velocità è molto elevato, arrivando a toccare percentuali elevate, in particolare nel Mezzogiorno. Oltre il 79% degli italiani esprime forte preoccupazione per il futuro del Servizio sanitario nazionale e per la capacità di ottenere cure tempestive. In questo quadro, il Censis evidenzia la necessità di un’azione sulla gestione dell’offerta e sulla riduzione della «disorganizzazione» per garantire l’universalismo del sistema sanitario. I timori del Censis sono suffragati dal report della Federazione Gimbe che evidenzia una «lenta agonia» del Servizio sanitari nazionale e la crescita delle strutture private non convenzionato, dove i cittadini pagano l'intero importo delle prestazioni. La spinta, secondo Gimbe, sta diventando sempre più forte e, in assenza di un sistema sanitario pubblico forte, la sanità privata, inclusa quella convenzionata, rischia di diventare la norma invece che un’integrazione, aumentando le disuguaglianze nell'accesso alle cure. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luella De Ciampis Heading: I nodi della sanità L’AS SISTENZA Highlight: IL 7 PER CENTO DEGLI UTENTI HA DIFFICOLTÀ A CURARSI PER PROBLEMI ECONOMICI Image: -tit_org- Prestazioni ambulatoriali 4 su 10 scelgono il privato -sec_org- tp:writer§§ Luella De Ciampis guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042802081700769.PDF §---§ title§§ Apre l'ambulatorio territoriale Visite cinque giorni su sette link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801822705471.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "PROVINCIA DI COMO" del 28 Apr 2026

Centro Valle Intelvi. Si trova nel pianterreno dell'ex municipio di Casasco In servizio da lunedì in attesa del trasferimento definitivo a Villa Somaini

pubDate§§ 2026-04-28T03:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801822705471.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801822705471.PDF', 'title': 'PROVINCIA DI COMO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801822705471.PDF tp:ocr§§ Apre l’ambulatorio territoriale Visite cinque giorni su sette Centro Valle Intelvi. Si trova nel pianterreno dell’ex municipio di Casasco In servizio da lunedì in attesa del trasferimento definitivo a Villa Somaini Centro Valle intelvi Francesco Aita Da lunedì prossimo sarà attivato l’ambulatorio medico territoriale con sede a Casasco Intelvi, nel comune di Centro Valle Intelvi: si trova in via Cavalier Giovanni Perolini 13 al pian terreno dell’ex municipio di Casasco. Si tratta di una sede temporanea e provvisoria in attesa che vengano ultimati i lavori di ristrutturazione di Villa Somaini a San Fedele: lì sarà collocata la nuova Casa di comunità della Valle Intelvi e troverà posto in via definitiva il nuovo presidio sanitario. Come funziona L’accesso avverrà su appuntamento, contattando il numero 031.984222 dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 17. L’ambulatorio garantirà tutte le prestazioni tipiche del medico di medicina generale, tra cui prescrizioni, visite e certificazioni. Gli orari previsti sono: lunedì, martedì e mercoledì dalle 9 alle 12, giovedì dalle 14 alle 17. Un servizio nuovo, il primo in Valle, che andrà a rafforzare ulteriormente l’offerta di assistenza territoriale dopo il pensionamento del medico di famiglia Marco Lanfranconi che andrà in pensione dal 30 aprile. Per le urgenze non rinviabili del venerdì, sarà possibile rivolgersi al servizio di Continuità assistenziale, ex guardia medica, contattando dalle 19 il numero 116 117. Dopo la cessazione dell’attività di Lanfranconi, e in attesa del suo sostituto, in Valle resteranno operativi cinque dottori di medici di medicina generale. L’azienda sanitaria ha comunque assicurato che nessun paziente resterà privo della necessaria assistenza. Nei prossimi giorni sarà programmata con data e ora da definire, una pubblica assemblea per informare la popolazione della situazione sanitaria del territorio anche in vista della prossima apertura della Casa di Comunità . Si tratta di strutture realizzate con i fondi Pnrr . Al 31 dicembre 2025 erano 781 le Case attive con almeno un servizio funzionante a fronte di 1715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro della salute Orazio Schillaci è di arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5700 medici di medicina generale e dopo il pensionamento c’è la corsa , come successo per 1500 assistiti in questa giorni in Valle d’Intelvi, a cercare un nuovo medico. Una corsa non ancora terminata che preoccupa pazienti e amministratori locali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FRANCESCO AITA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Apre l’ambulatorio territoriale Visite cinque giorni su sette -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO AITA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801822705471.PDF §---§ title§§ Dai giovani più certificati di malattia: «Pesano il disagio e la salute mentale» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782406128.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "AVVENIRE" del 28 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-28T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782406128.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782406128.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782406128.PDF tp:ocr§§ LA TENDENZA Dai giovani più certificati di malattia: «Pesano il disagio e la salute mentale» N ell’aumento delle assenze dal lavoro che si registra negli ultimi anni in vari Paesi, c’è un dato che spicca e richiede una riflessione approfondita: il fatto che ad ammalarsi di più siano soprattutto i lavoratori giovani, che in teoria dovrebbero essere più “sani”. Per capire cosa sta accadendo si può partire dal recente dossier del Governo francese, dal titolo Réduire l’absence au travail, perché Oltralpe il fenomeno è particolarmente significativo. Tra il 2019 e il 2024 le assenze dal lavoro in Francia sono cresciute del 10%, e solo nell’ultimo anno il 12% delle indennità giornaliere di malattia ha riguardato i lavoratori sotto i 30 anni. Con un dato qualitativo ancora più problematico: a prevalere tra i giovani è il ricorso alle assenze per ragioni psicologiche, con circa il 22% dei lavoratori under 30 che ha avuto almeno un certificato di malattia per disturbi mentali. Parlare di minore tolleranza dei giovani alla fatica o di maggiore propensione a “fermarsi” al primo segnale di stress o malessere, come ha fatto qualcuno, è riduttivo e fuorviante. Anche in Italia, dove il fenomeno sembra meno esplosivo, la dinamica è simile: nel primo semestre 2025 l’incremento dei certificati è stato più elevato proprio tra i giovani sotto i 29 anni (+18,3%), rispetto ai lavoratori più anziani (+12,1% tra gli over 50). E anche nella seconda parte dell’anno, come documenta l’Osservatorio “Polo unico di tutela della malattia” dell’Inps, il fenomeno si conferma: nel quarto trimestre dello scorso anno l’aumento dei certificati è stato particolarmente forte sempre tra i giovani (+14,1%). La tendenza generale è comunque chiara, e risente anche dell’invecchiamento della popolazione attiva: nel secondo semestre 2025 in Italia il numero totale di certificati medici ha superato i 14 milioni (+2,8%), con una netta prevalenza del settore privato (78,7%) e circa 399 mila visite fiscali (+3,7%). Se però i giovani si assentano di più, questo avviene in base a logiche diverse da quelle tradizionali, rivelando un mutato rapporto con il lavoro e la salute. Le nuove generazioni si collocano in un mercato radicalmente diverso da quello delle generazioni precedenti: più discontinuo, più incerto, più esposto a pressioni organizzative e psicologiche. E, soprattutto, più povero di quelle reti di protezione – organizzative, sindacali, sociali e familiari – che in passato contribuivano a cementare il rapporto tra lavoro e salute e costruire i relativi anticorpi. Non è un caso che l’aumento delle assenze sia strettamente intrecciato con la crescita dei disturbi psichici. In Italia, oltre 16 milioni di persone dichiarano oggi problemi psicologici di media o grave entità, con una incidenza particolarmente elevata tra i giovani. Ansia, depressione, affaticamento mentale non sono più fenomeni marginali, ma una componente strutturale del lavoro contemporaneo. Non si tratta dunque di giovani “meno resilienti” o “sfaticati”, ma di giovani più esposti ed emotivamente fragili in relazione a un mondo del lavoro che è andato perdendo i suoi confini e richiede una intensità emotiva e cognitiva crescente, in virtù di una organizzazione che sempre più spesso scarica sul singolo la gestione del rischio, della performance, persino della propria salute. In questo senso, l’assenza per malattia diventa qualcosa di più di un evento medico: è una forma di regolazione implicita del rapporto di lavoro. Una sorta di “valvola di sfogo” individuale in assenza di strumenti collettivi. L’assenteismo, si potrebbe dire – e la letteratura specializzata lo ha intuito da tempo – non è più soltanto il riflesso di condizioni fisiche di lavoro (infortuni, malattie professionali), ma sempre più l’espressione di un disagio diffuso: stress, burnout e soprattutto perdita di senso e di valore del lavoro. In altre parole, non è il sintomo di una devianza individuale o di cambiamenti antropologici, ma di una disfunzione sistemica anche dovuta alla mancanza di robusti presidi culturali, istit uzionali e familiari. E allora la domanda da porsi non è perché i giovani si assentano di più, ma perché il lavoro produce oggi, più che in passato, condizioni di malessere che portano all’assenza. Il confronto con la Francia in questo senso è illuminante. Il piano d’azione del governo francese insiste molto sul controllo, sulla riduzione degli abusi, sulla responsabilizzazione dei medici e dei lavoratori. Ma, allo stesso tempo, riconosce senza reticenze il ruolo centrale della prevenzione. Il problema, cioè, non è solo “quanto” si sta a casa, ma “perché” si arriva a stare a casa. Ed è proprio su questo punto che emergono alcune indicazioni di policy che dovrebbero entrare anche nel dibattito italiano. La crescita delle assenze non può più essere trattata solo come una patologia da correggere, ma va affrontata cercando di integrare politiche del lavoro, salute pubblica e organizzazione produttiva in una visione unitaria che oggi manca. Un passaggio che in Italia non è ancora avvenuto, come dimostra il ritardo dei sistemi di relazioni industriali e delle stesse politiche di welfare aziendale, oggi molto concentrate sul “buono benzina” e sul “pacco spesa”. Nel nostro Paese la questione delle assenze continua a essere trattata come un problema amministrativo o, al più, economico. Si discute di costi, di controlli – da qui l’incremento delle visite fiscali – e di certificazioni. Ma manca una riflessione strutturale sul lavoro come fattore di salute e di benessere, se non anche di felicità e appagamento personale. E manca soprattutto una politica pubblica che affronti il tema in modo integrato. Il risultato? Un sistema che scarica il peso della sostenibilità sui singoli. Forse è proprio questo il punto più importante che emerge dai dati sui giovani. Non tanto una generazione che lavora meno o che si ammala di più, ma una generazione che – di fronte al malessere – si ferma invece di adattarsi. Non è detto che questo sia un segno di debolezza. Potrebbe essere, al contrario, un segnale di cambiamento. Il segnale che il lavoro, così come è organizzato oggi, non è più sostenibile nel lungo periodo. ---End text--- Author: MICHELE TIRABOSCHI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dai giovani più certificati di malattia: «Pesano il disagio e la salute mentale» -sec_org- tp:writer§§ MICHELE TIRABOSCHI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782406128.PDF §---§ title§§ La Cgil: alla sanità l'1,2% del Pil in più link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126206202.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "CORRIERE DELLA SERA" del 28 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-28T04:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126206202.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126206202.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126206202.PDF tp:ocr§§ La Cgil: alla sanità l’1,2% del Pil in più La proposta di legge di iniziativa popolare L a Cgil, con il segretario Maurizio Landini, e oltre 30 associazioni hanno depositato presso la Corte di Cassazione due proposte di legge di iniziativa popolare sui temi della sanità pubblica e degli appalti. La prima punta ad aumentare le risorse del fondo sanitario nazionale almeno al 7,5% del Pil contro il 6,3% nel 2025. La seconda, promossa dalla Cgil, ha l’obiettivo di rafforzare le tutele per i lavoratori in appalto. La raccolta firme per le due proposte di legge sarà avviata con due giornate di mobilitazione, il 15 e il 16 maggio, attraverso iniziative pubbliche. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: La proposta di legge di iniziativa popolare Highlight: Image: -tit_org- La Cgil: alla sanità l’1,2% del Pil in più -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126206202.PDF §---§ title§§ Le fake di Elly = I numeri falsi usati da Schlein per attaccare Meloni su Salute e Difesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803125006206.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "FOGLIO" del 28 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-28T04:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803125006206.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803125006206.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803125006206.PDF tp:ocr§§ Le fake di Elly Schlein attacca Meloni su sanità e Difesa usando numeri falsi, ma coerenti con la sua narrazione I numeri falsi usati da Schlein per attaccare Meloni su Salute e Difesa Roma. L’ultima volta che ha incontrato la stampa estera, a marzo, Elly Schlein aveva lanciato la sua proposta di spendere 3 miliardi di euro per assumere medici e infermieri coprendo il costo con il taglio del bonus per le caldaie a gas. Non sapeva, la segretaria del Pd, che quel bonus non esiste ormai da un pezzo: l’ha già abolito il governo Meloni nel 2024. Non è andata meglio questa volta. Intervistata domenica dal País, il principale quotidiano progressista spagnolo, Elly Schlein è tornata a parlare del governo Meloni con la stampa estera fornendo dei numeri falsi sull’economia e sulla finanza pubblica, in particolare su sanità e difesa. (Capone segue nell’inserto III) Commedia Emiliano (segue dalla prima pagina) A una domanda sulla buona immagine di Giorgia Meloni all’estero, Schlein risponde che la spiegazione risiede nella politica estera (conferma del posizionamento internazionale dell’Italia e sostegno all’Ucraina) e nella politica di bilancio (mantenimento dei conti in ordine) ma – aggiunge Schlein – a questo corrisponde un fallimento economico interno per il declino della produzione industriale, i salari bassi, la crescita zero e la riduzione dei servizi. “Da quando si è insediata, la spesa sanitaria in rapporto al pil è scesa al 5,9 per cento, al di sotto della soglia critica del 6 per cento fissata dall’Oms – dice la segretaria del Pd al País –. L’unica voce di spesa che è aumentata, e continuerà ad aumentare, è quella militare”. Le considerazioni politiche della segretaria del Pd sono legittime, ma il problema è che i numeri sono falsi. Punto primo: non è affatto vero che la spesa sanitaria sia scesa al 5,9 per cento del pil. Secondo i dati consolidati del Dfp nel 2025 la spesa sanitaria è stata pari al 6,3 per cento del pil (141,5 miliardi di euro), quindi circa 8 miliardi in più del 5,9 per cento di cui parla Schlein. Per giunta, secondo il quadro a legislazione vigente, la spesa sanitaria è destinata ad aumentare di altri 7 miliardi quest’anno portandosi al 6,4 per cento del pil (148,5 miliardi). Da dove salta quindi fuori il 5,9 per cento citato da Schlein? L’unica spiegazione possibile è che la segretaria abbia fatto confusione, non si sa se per dolo o per colpa, con il fabbisogno sanitario standard che, in alcuni documenti, ad esempio della Corte dei conti o dell’Ufficio parlamentare di bilancio, viene in effetti indicato al 5,9 per cento del pil. Ma ci sono due problemi. Il primo, fondamentale, è che il fabbisogno del Ssn non corrisponde alla spesa sanitaria: l’indicatore da considerare è la spesa sanitaria corrente di contabilità nazionale, che è appunto al 6,3-6,4 per cento. Il fabbisogno è una sorta di programmazione (quanto si pensa di spendere), la spesa di contabilità nazionale è una sorta di rendicontazione (quanto si è effettivamente speso): in passato questi due indicatori tendevano a coincidere, da dopo il Covid c’è stata una divaricazione per vari motivi (tra cui il fatto che ci siano varie forme di finanziamento ulteriori rispetto al Fondo del Ssn). In ogni caso, è noto ed evidente a tutti – a partire da Corte dei conti e Upb fino ad arrivare a Rgs e Istat – che la “spesa sanitaria” sia la spesa corrente di contabilità nazionale. Il secondo problema è che sia la Corte dei conti sia l’Upb indicano la discesa del fabbisogno del Ssn dal 6,1 al 5,9 per cento nel 2028. In sostanza Schlein, nel fornire il dato sbagliato, ha indicato anche la data sbagliata: non nel 2025 ma tre anni dopo. La segretaria del Pd aggiunge che “l’unica voce di spesa che è aumentata è quella militare”. Anche in questo caso confonde un dato contabile con uno reale. Il governo Meloni, infatti, ha mantenuto finora costante la spesa per la Difesa attorno all’1,5 per cento del pil: solo nell’ultimo anno, il 2025, il dato ha fatto un balzo al 2 per cento raggiungendo così il tanto agognato target Nato. Un balzo enorme di 12,5 miliardi in un solo anno. Ma, come tutti sanno, si è trattato solo di un artificio contabile: il governo ha riclassificato alcune voci di spesa esistenti (tra cui le pensioni dei militari) per gonfiare il bilancio della Difesa ai fini Nato, ma senza davvero incrementare le spese militari. Dove, invece, c’è stato un aumento reale delle spese militari è proprio nella Spagna di Pedro Sánchez, che Schlein indica come modello “pacifista” e di dissenso alle richieste di Trump di contribuire maggiormente alla Nato: nel 2025 Madrid ha aumentato le spese militari a 34 miliardi, +50 per cento in un anno, entrando per la prima volta tra i 15 paesi con il bilancio militare più grande al mondo e superando, per la prima volta dopo 30 anni, la soglia minima del 2 per cento del pil chiesta dalla Nato. Questo dicono i numeri veri, ma Schlein preferisce usare quelli falsi: si adattano alla sua narrazione. Luciano Capone ---End text--- Author: Luciano Capone Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le fake di Elly I numeri falsi usati da Schlein per attaccare Meloni su Salute e Difesa -sec_org- tp:writer§§ Luciano Capone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803125006206.PDF §---§ title§§ Salute e sicurezza al centro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782606126.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 28 Apr 2026

Un forum dedicato durante il prossimo Festival del lavoro

pubDate§§ 2026-04-28T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782606126.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782606126.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782606126.PDF tp:ocr§§ Appuntamento alla Nuvola di Roma dal 21 al 23 maggio per parlare di prevenzione e tutele Salute e sicurezza al centro Un forum dedicato durante il prossimo Festival del lavoro a Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro riporta al centro un tema che, per imprese e professionisti, non può più essere ricondotto alla mera dimensione dell’adempimento. Prevenzione dei rischi, innovazione tecnologica e tutela della salute sono oggi fattori decisivi per la qualità del lavoro e la competitività delle aziende. È in questa cornice che si inserisce il Festival del lavoro 2026, in programma a Roma dal 21 al 23 maggio presso il Centro Congressi La Nuvola, dove la sicurezza sarà uno dei fili conduttori dell’intera manifestazione. Nel corso della tre giorni, infatti, prenderà forma un vero e proprio “evento nell’evento”: il FoL rum salute e sicurezza sul lavoro, realizzato in collaborazione con l’Inail. Uno spazio pensato, non soltanto per approfondimento, ma come luogo per sperimentare gli effetti delle normative e gli strumenti con cui prevenire e innovare. L’obiettivo è ampliare il perimetro del confronto coinvolgendo professionisti, formatori della sicurezza, direttori del personale e operatori del settore. Nella giornata inaugurale, il dibattito si concentrerà sugli strumenti che accompagnano concretamente le imprese nelle politiche di prevenzione: dal Bando Isi alle agevolazioni tariffarie OT23 per le aziende che investono in sicurezza, fino ai finanziamenti destinati al reinserimento lavorativo delle persone con disabilità. Venerdì 22 maggio, invece, il Forum entrerà nel vivo dei temi più attuali. Da un lato, le ultime novità legislative in materia, come patente a crediti e badge di cantiere, dall’altro il contributo di Dpi smart, intelligenza artificiale e robotica alla riduzione dei rischi professionali. Nella stessa giornata troveranno spazio anche l’emersione delle malattie professionali e il sistema delle prestazioni sociosanitarie per gli infortunati sul lavoro, oltre a dimostrazioni pratiche sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Nella terza giornata, infine, lo sguardo si allargherà oltre i confini nazionali, con un confronto sugli standard globali di sicurezza sul lavoro e sulle diverse modalità con cui il tema viene affrontato nei diversi Paesi europei. Ad arricchire il Festival contribuiranno anche le altre aule, chiamate a sviluppare, da prospettive differenti, i nodi più attuali della gestione dei rapporti di lavoro. A partire dal Laboratorio, fedele alla sua vocazione pratica, che porterà al centro temi come la trasparenza retributiva, i licenziamenti, il lavoro sportivo, le compensazioni tributarie, la crisi d’impresa e le aggregazioni professionali. Su un piano più legato al confronto si muoverà, invece, l’Agorà, dedicata ai cambiamenti che stanno ridefinendo il perimetro della professione: dalla previdenza complementare al potere disciplinare, dall’inidoneità sopravvenuta agli accomodamenti ragionevoli, fino a rinunce e transazioni, esternalizzazione dei lavoratori, contenzioso tributario, clausole contrattuali e certificazione dei contratti. Questa edizione guarda con particolare attenzione anche alle nuove generazioni. L’Aula Orientamento si presenta con un profilo più dinamico e vicino alle esigenze dei giovani. Non più soltanto area formativa, ma laboratorio esperienziale costruito attorno a contenuti concreti: dalla gestione di uno studio professionale con utilizzo dell’intelligenza artificiale alla comunicazione digitale e personal branding, passando per i focus dedicati ai percorsi, alle competenze e alle nuove opportunità professionali per chi vorrà diventare consulente del lavoro. In questo quadro si inserisce anche l’attenzione riservata ai praticanti e ai neoabilitati. Il 22 maggio, in particolare, i praticanti potranno partecipare a una simulazione dell’esame di Stato, mentre i neoabilitati avranno l’occasione di approfondire opportunità professionali e strumenti utili a rafforzare l’attività. Un’edizione, dunque, ricca di spunti di attualità e che terrà in sieme confronto istituzionale, operatività professionale e attenzione alle nuove generazioni. _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Salute e sicurezza al centro -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801782606126.PDF §---§ title§§ Craxi: «Sui medici rinnovare accordo collettivo e convenzioni» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126306203.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 28 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-28T04:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126306203.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126306203.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126306203.PDF tp:ocr§§ Craxi: «Sui medici rinnovare accordo collettivo e convenzioni» LA SANITÀ «Ogni considerazione sui medici di famiglia deve partire dai bisogni del paziente che vorrebbe avere ovunque medici di famiglia scelti in base alla fiducia, che lo conoscono e sono reperibili per almeno 12 ore al giorno. Date le carenze di medici, dobbiamo evitare soluzioni pasticciate e burocratiche che causino ulteriori fughe da questo ambito del servizio sanitario. Lo strumento c'è. In questa sede si possono concordare i modi per diffondere gli studi associati, indicare gli obblighi di servizio e garantire l'uso delle case di comunità, utilizzando anche meccanismi premiali per le buone pratiche. Trasformare i professionisti in dipendenti è invece la pezza peggiore del buco». Lo dichiara la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi. ---End text--- Author: Redazione Heading: LA SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Craxi: «Sui medici rinnovare accordo collettivo e convenzioni» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042803126306203.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia Case di comunità all'ultima chiamata = Medici di famiglia, ultima chiamata per riempire le Case di comunità La riforma. Tra due mesi apriranno oltre mille strutture finanziate dal Pnnr e l'Europa dovrà verificarne il funzionamento, ma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783306121.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 28 Apr 2026

Marzio Bartoloni —a pag. 26

pubDate§§ 2026-04-28T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783306121.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783306121.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783306121.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia Case di comunità all’ultima chiamata Marzio Bartoloni —a pag. 26 Salute 24 Medici di famiglia, ultima chiamata per riempire le Case di comunità La riforma. Tra due mesi apriranno oltre mille strutture finanziate dal Pnnr e l’Europa dovrà verificarne il funzionamento, ma il decreto di Schillaci parte in salita: no dei camici bianchi e crepe nella maggioranza L o spettro delle “scatole vuote” si avvicina. Tra poco più di 60 giorni in Italia dovranno essere a regime - se tutto andrà bene - oltre mille Case di comunità, i nuovi maxi ambulatori finanziati con 2 miliardi dal Pnrr che dovranno fornire servizi come visite mediche (anche specialistiche), primi esami diagnostici e prevenzione (dalle vaccinazioni agli stili di vita) e anche la telemedicina. E se si prendono per buoni gli ultimi dati di Agenas che risalgono a dicembre scorso al momento solo il 4% di queste strutture nate per assicurare una Sanità più vicina al cittadino, scottato dagli anni del Covid, fornisce tutti i servizi previsti per legge. Servizi col contagocce che vedono il vulnus principale nella presenza striminzita di medici e infermieri che dovrebbero essere il primo motore di queste nuove strutture della Sanità territoriale. Un horror vacui contro il quale il ministro della Salute Orazio Schillaci ha deciso di intervenire in extremis, praticamente ai tempi supplementari, con una soluzione tampone che potrebbe assicurare però il risultato. Perché l'Europa che dovrà controllare se abbiamo speso bene i fondi del Pnrr non dovrà verificare solo che le nuove strutture (i muri) ci sono, ma anche che sono funzionanti e cioè con dentro il personale sanitario che lavora. La soluzione proposta nei giorni scorsi da Schillaci alle Regioni è un decreto legge di riforma dei medici di famiglia, categoria oggi con numeri sempre più ridotti - ne sono rimasti circa 38mila in Italia - a cui il ministro vuole “attingere” per provare se non a riempire almeno a popolare il più possibile le nuove Case di comunità che dovrebbero essere il perno della medicina territoriale. L'annuncio ha scatenato però un diluvio di no da parte del mondo medico finora compatto, ma cresce il dissenso anche fin dentro la maggioranza - ieri Stefania Craxi presidente dei senatori di Forza Italia ha parlato di «pezza peggiore del buco» - e c'è chi come il Codacons prepara una mobilitazione civica per salvare i medici di famiglia. Anche tra alcune Regioni serpeggiano le prime critiche. Una partenza in salita che rischia di far fallire ogni progetto di riforma. Ma di quale rivoluzione si tratta? in realtà la proposta a cui i tecnici stanno lavorando in queste ore per poi condividerla con le Regioni propone di fatto un doppio canale: quello ordinario che resta il canale principale e mantiene l'attuale convenzione dei medici di famiglia che rimangono così liberi professionisti nei propri ambulatori, anche se con un vincolo di un certo numero di ore nelle Case di comunità che diventerebbe uno degli obiettivi attraverso i quali “pagare” il medico (non più in base al numero di assistiti). E poi il secondo canale, quello nuovo, e cioè il passaggio alla dipendenza per tutti quei medici di famiglia che “volontariamente” lo sceglieranno e che sono in possesso di una specializzazione, requisito appunto per fare il medico nel Ssn. Le specializzazioni potrebbero essere, in attesa che il decreto faccia chiarezza, quelle di medicina interna, geriatria magari emergenza urgenza. A conti fatti la “trasmigrazione” verso la dipendenza - almeno nella prima fase della riforma - sarebbe limitata a contingenti veramente ridotti, ma potrebbe dare una mano a far lavorare le nuove Case di comunità in particolare quelle “Hub” che dovrebbero assicurare servizi sette giorni su sette almeno 12 ore al giorno. I detrattori parlano però di un primo buco nella diga che aprirà in futuro a una dipendenza sempre più estesa. Di sicuro c'è che l'alternativa attuale resta quella della convenzione nazionale dove si fissano le regole tra Ssn e medici di famiglia che però marcia molto lentamente: quella relativa al 20222024 è entrata in vigore solo a gennaio scorso e pochissime Regioni la stanno applicando come l'Emilia Romagna che ha fissato regole di ingaggio per far lavorare medici di famiglia associati dentro le nuove strutture. La nuova convenzione 2025-2027 che dovrebbe entrare nel vivo di questi nodi è ancora lontana (non c'è neanche l'atto di indirizzo). E si torna al punto di partenza: chi troveranno gli italiani a visitarli dentro le oltre mille Case di comunità? © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: il report A dicembre scorso solo il 4% erogava tutti i servizi. La carta dei dipendenti per coprire i buchi Image:imagoeconomica Le strutture. Il Pnrr finanzia con 2 miliardi la costruzione delle nuove Case di comunità, dopo l’ultima revisione con l’Europa il target minimo da raggiungere il prossimo 30 giugno è di 1038 strutture -tit_org- Medici di famiglia Case di comunità all’ultima chiamata Medici di famiglia, ultima chiamata per riempire le Case di comunità La riforma. Tra due mesi apriranno oltre mille strutture finanziate dal Pnnr e l’Europa dovrà verificarne il funzionament -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783306121.PDF §---§ title§§ Intervista a Filippo Anelli - «Così diventano dei burocrati, usiamo la medicina di gruppo» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783806122.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 28 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-28T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783806122.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783806122.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783806122.PDF tp:ocr§§ «Così diventano dei burocrati, usiamo la medicina di gruppo» L’intervista Filippo Anelli Presidente Ordine medici e odontoiatri «C on il passaggio alla dipendenza salta il rapporto di fiducia con il dottore perché avremo un medico a prestazione. Il dipendente fa le sue ore e spegne il telefono mentre il medico di famiglia oggi lavora anche con la febbre per non lasciare i propri assistiti. La dipendenza snatura interamente la categoria perché introduce un mero burocrate dentro la Casa di comunità». Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei medici e medico di famiglia con studio vicino a Bari dove ha visitato anche ieri, boccia senza appello la riforma dei medici di famiglia annunciata dal ministro della Salute Schillaci: «È stato un fulmine a ciel sereno, ma sono sicuro si rivelerà una tempesta in un bicchiere d'acqua». Perché? Ci sono due errori di fondo: prima di tutto di metodo. Abbiamo sempre avuto una stretta collaborazione con il ministro, ma non stavolta. Come si fa a prendere una iniziativa che tocca una cosa così delicata come il rapporto medico paziente senza sentire la categoria? Il secondo errore è il fatto che anche se formulasse una proposta non credo che ci sia sufficiente consenso tra le Regioni anche di centro destra e nella maggioranza per andare in fondo. Si rischia un inutile braccio di ferro Schillaci è due anni che insieme alle Regioni studia questa riforma. Sicuro non sia necessaria? Non non c'è bisogno perché i medici già oggi in base alla convenzione è previsto che lavorino nelle Case di comunità. Bisogna solo organizzarsi Ma i medici sono sempre stati critici e già oggi si lamentano che hanno troppi pazienti Questo non è colpa nostra. In ogni caso anche quelli che hanno il massimale di assistiti secondo l'ultima convenzione devono garantire sei ore a settimana nelle Case di comunità. Il problema vero non è andarci ma cosa andiamo a farci e su questo il Governo non ha mai fatto chiarezza: se devono fare la guardia medica è ridicolo, se invece devono garantire servizi come la prima diagnostica, le vaccinazioni, la prevenzione sugli stili di vita bisognava costruire un percorso, cosa che si è cominciato a fare solo nei giorni scorsi quando l'Agenas ha pubblicato un documento sul ruolo delle equipe miultiprofessionali. Il nodo è che tra due mesi più di mille case di comunità rischiano di aprire vuote, come si fa? Credo che la fase transitoria ed emergenziale si può gestire prevedendo che una parte dei medici di famiglia faccia l'attività in associazione con gli altri colleghi all'interno della Casa di comunità. Abbiamo la medicina di gruppo spostiamola nelle nuove strutture e così le Case di comunità potranno “vivere” anche 12 ore al giorno con la presenza di medici di famiglia. Ma c'è il tempo per farlo? Questa è una soluzione. Certo qualcuno si dovrebbe assumere la responsabilità perché finora su questo non si è fatto nulla. Ora non si può ridurre tutto al fatto che l'unico problema è solo il ruolo giuridico del medico, anzi non vorrei che questo tema serva a coprire altro e cioè che non si è mai investito in un vero piano di rilancio perché servono le risorse. Mi chiedo, ma cosa cambia se un medico ci va da convenzionato o da dipendente in Casa di comunità? Che magari da dipendente assicura più tempo e disponibilità? Ripeto la dipendenza non serve. La soluzione nel tempo potrebbe essere ridurre il numero massimo di pazienti assistiti a 1200 (oggi è di 1500 e può arrivare a 1800, ndr) e il numero ottimale a 800. Così si consentirebbe al medico di mantenere l'ambulatorio che garantisce la capillarità sul territorio e allo stesso tempo lavorare nelle Case di comunità. Se la riforma andasse in fondo che conseguenze vede? Si avrà una netta riduzione del numero di medici di famiglia e sempre più una scarsa attrazione verso questa professione Ma i giovani magari preferiscono la dipendenza Non credo perché sono convinto che autonomia e indipendenza sono i fattori più attrattivi del medico di famiglia. Vanno solo migliorate le tutele all'interno della convenzione riducendo i carichi d i lavoro. Ma serve un investimento. —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: marb. Heading: Highlight: Le soluzioni Si abbassi il massimale di pazienti che segue il medico così potrà andare in Casa di comunità Image:imagoeconomica -tit_org- Intervista a Filippo Anelli - «Così diventano dei burocrati, usiamo la medicina di gruppo» -sec_org- tp:writer§§ marb. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/28/2026042801783806122.PDF §---§