title§§ Seicentomila sardi sono senza un dottore link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF description§§
Estratto da pag. 3 di "NUOVA SARDEGNA" del 25 Apr 2026
Professione in drastico calo e l'isola detiene il record nazionale negativo con il - 40%
pubDate§§ 2026-04-25T02:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF', 'title': 'NUOVA SARDEGNA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF tp:ocr§§ Seicentomila sardi sono senza un dottore Professione in drastico calo e l’isola detiene il record nazionale negativo con il - 40% Sassari La medicina territoriale in Sardegna attraversa una crisi senza precedenti, una vera e propria emergenza sanitaria che sta desertificando l'assistenza di base, specialmente nei piccoli centri, ma che ormai lambisce anche le città. La fotografia scattata dagli ultimi dati disponibili è quella di un sistema al collasso, dove il tradizionale modello del medico di famiglia, figura di prossimità per eccellenza, sta rapidamente scomparendo. A certificare la gravità della situazione sono i numeri. Secondo il report della Fondazione Gimbe, la Sardegna detiene un triste primato nazionale: negli ultimi cinque anni si è registrato un calo del 40,3% dei medici di famiglia. Si tratta della diminuzione più alta mai registrata in Italia, un dato che evidenzia una contrazione verticale della presenza medica sul territorio. Traducendo le percentuali in cifre concrete, il vuoto organico appare enorme. Rispetto al fabbisogno stimato per garantire una copertura adeguata della popolazione, che dovrebbe prevedere circa 1.120 medici di base, nell'isola ne mancano all'appello 451. Attualmente, i medici di medicina generale in servizio sono appena 669. Questo deficit strutturale è il risultato di un'onda lunga prevedibile da tempo, causata principalmente dalla “gobba pensionistica” del 2020 (il pensionamento per ragioni anagrafiche di una quota massiccia di professionisti), a cui si sono aggiunti pochi nuovi ingressi e carichi di lavoro crescenti, aggravati ulteriormente dal periodo pandemico. L'impatto di queste carenze sulla popolazione è devastante. Considerando un massimale medio (prudenziale) di 1.200 assistiti per ogni medico mancante, si calcola che circa 541mila cittadini sardi risultino tecnicamente privi del proprio medico di famiglia. Un dato che restituisce la dimensione reale del problema: più di un terzo della popolazione isolana non ha un punto di riferimento sanitario stabile e accessibile sul proprio territorio. (lu.so.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Una sala d’attesa del pronto soccorso piena di pazienti che aspettano di essere visitati -tit_org- Seicentomila sardi sono senza un dottore -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF §---§ title§§ Endometriosi: diagnosi in ritardo = Endometriosi tra diagnosi in ritardo e differenze territoriali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501764205801.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 25 Apr 2026
Servizio a pagina 4
pubDate§§ 2026-04-25T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501764205801.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501764205801.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DI SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501764205801.PDF tp:ocr§§ Chi dice donna dice tanto Endometriosi: diagnosi in ritardo Servizio a pagina 4 Endometriosi tra diagnosi in ritardo e differenze territoriali L’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe sul tema ha evidenziato numerose criticità nell’approccio alla malattia ROMA - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. “Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari”. Tutto ciò emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe intitolato “Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali”, che ha analizzato le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 20242025, approvato in Conferenza StatoRegioni. Come accennato, secondo le stime epidemiologiche internazionali, interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 20212023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, “un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra sette e dieci anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche”. Permangono marcate differenze tra Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione di Percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse realtà istituzionali hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è dunque ritenuto necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Endometriosi: diagnosi in ritardo Endometriosi tra diagnosi in ritardo e differenze territoriali -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501764205801.PDF §---§ title§§ I medici di base contro la riforma: «Distrugge professione e Servizio» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501816105284.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 25 Apr 2026
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 25 Apr 2026
Le ipocrisie di destra e di sinistra sull 'autonomia dei medici di famiglia
pubDate§§ 2026-04-25T03:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501806905320.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501806905320.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501806905320.PDF tp:ocr§§ La sanità ostaggio dei sindacati Le ipocrisie di destra e di sinistra sull’autonomia dei medici di famiglia C’ è qualcosa di surreale nella scena consumata alla Conferenza delle regioni. Il ministro Schillaci presenta le linee guida di una riforma della medicina generale definita urgente, storica, non più rinviabile. Le regioni di centrodestra applaudono. Quelle di centrosinistra chiedono di vedere il testo. Peccato che il testo, a oggi, non esista ancora: dopo oltre un anno di discussione, circola uno schema di princìpi, non una bozza di articolato. E’ un dettaglio che dice molto sullo stato reale della riforma e su un sistema politico che da decenni discute di medicina territoriale senza riuscire a cambiarla davvero. Il paradosso più vistoso è un altro. Il centrodestra, storicamente paladino della libera professione, del rapporto fiduciario medico-paziente, dell’autonomia del medico di famiglia dalla dipendenza pubblica, è oggi il promotore di una riforma che introduce, sia pure in forma selettiva e graduata, il rapporto di lavoro dipendente per i medici di medicina generale. Il centrosinistra, che per decenni ha sostenuto che i medici di base dovessero essere dipendenti del Ssn come gli altri professionisti sanitari, oggi frena, chiede tempo, vuole vedere l’articolato. Gli schieramenti si sono invertiti. La spiegazione è meno ideologica di quanto sembri. Il centrodestra governa molte regioni e sa che aprire un conflitto frontale con i sindacati dei medici di famiglia è politicamente costoso. Meglio una riforma morbida, graduale, “selettiva”, che cambia la sostanza senza dirlo troppo ad alta voce. Il centrosinistra, dal canto suo, governa alcune delle regioni più esposte al problema delle liste d’attesa e della carenza di medici di base: sa che qualsiasi riforma strutturale porterà costi organizzativi e resistenze sindacali. Meglio aspettare. Nel mezzo, i cittadini: quelli che non trovano un medico di base, quelli che aspettano settimane per una visita, quelli che al Pronto soccorso ci vanno perché non hanno alternative territoriali. La riforma di Schillaci ha almeno il merito di non fingere che il problema non esista e di aprire un doppio canale: convenzione riformata e dipendenza selettiva. La vera domanda è se esista la volontà politica di percorrere questa strada fino in fondo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità ostaggio dei sindacati -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501806905320.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia nella Pa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF description§§
Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 25 Apr 2026
Assunti come dipendenti pubblici, ma in maniera graduale
pubDate§§ 2026-04-25T03:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF tp:ocr§§ Il ministro della salute Schillaci illustra la riforma. Forti critiche da sindacati e associazioni Medici di famiglia nella Pa Assunti come dipendenti pubblici, ma in maniera graduale edici di famiglia come dipendenti pubblici, ma con una procedura «graduale, selettiva e programmata» e su base volontaria. La convenzione rimane il modello ordinario, ma verrà ridefinita. Cambiano i criteri di remunerazione dei medici, da «assistito» a «obiettivo». Fulcro del progetto le case di comunità, che diventeranno il luogo strutturale dell’assistenza territoriale. È quanto prevede la bozza di riforma della medicina generale presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci in Conferenza Stato-Regioni. Un testo che è stato fortemente contestato da praticamente tutte le associazioni di categoria. Il testo. La riforma nasce «per garantire la piena operatività delle case di comunità». Si predispone un cambio di paradigma, superando l’idea che la medicina generale possa evolversi «solo attraverso l’Accordo collettivo nazionale». Il nuovo sistema prevede un doppio canale: la convenzione riformata (canale ordinario) e la dipendenza selettiva (canale per le funzioni M territoriali strutturate). Il passaggio sulla dipendenza è quello più delicato e, infatti, nello schema riepilogativo del decreto si precisa che: «il decreto non trasforma, in una prima fase, tutta la medicina generale in dipendenza. Introduce una dipendenza selettiva, programmata e non generalizzata». Inoltre: «il canale dipendente non riguarda l’intera medicina generale e non vi è trasformazione generalizzata e automatica del sistema». Nella fase transitoria, le aziende e gli enti del Ssn potranno assumere a tempo indeterminato i medici già operanti nella medicina generale, ma solo se in possesso di una specializzazione. Altro aspetto critico riguarda la convenzione riformata. Vengono introdotti obblighi strutturali minimi e cambia la modalità di remunerazione, che passa da assistito a obiettivo. Al centro del nuovo sistema, come detto, ci saranno le case di comunità. L’attività al loro interno, chiarisce il decreto, non è più solo incentivata, ma «diventa componente stabile del modello organizzativo». Le reazioni. La riforma è stata contestata da gran parte delle associazioni di categoria. La Snami si dichiara favorevole al doppio canale, ma aggiunge che «la dipendenza oggi non è percorribile». Secondo la Fimmg, il decreto «distrugge il medico di famiglia». La Federazione contesta l’assunzione di specializzati: «In molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre prospettive o abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità». Critiche anche dalla Cimo-Fesmed, dalla Fmt e persino dalla capogruppo al Senato di Forza Italia Stefania Craxi. La proposta, infine, è stata contestata ieri anche dal presidente dell’Enpam Alberto Oliveti. A margine dell’approvazione del bilancio, Oliveti ha sottolineato il «rischio di instabilità in caso di passaggio alla dipendenza di una parte non prevedibile dei suoi attuali e futuri contribuenti». ---End text--- Author: MICHELE DAMIANI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici di famiglia nella Pa -sec_org- tp:writer§§ Michele Damiani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF §---§ title§§ Invalidi over 70, al 2028 la nuova valutazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817105274.PDF description§§
Estratto da pag. 22 di "ITALIA OGGI" del 25 Apr 2026
Estratto da pag. 14 di "LIBERO" del 25 Apr 2026
Un video del Cardarelli mostra i malati abbandonati nei corridoi del pronto soccorso: attese infinite prima di essere visitati. E scarseggia il personale
pubDate§§ 2026-04-25T03:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501815805293.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501815805293.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501815805293.PDF tp:ocr§§ E SI È TENUTO LE DELEGHE... Il video del delirio della sanità di Fico IL PENTASTELLATO SI È TENUTO PURE LE DELEGHE Delirio in ospedale a Napoli Ecco la sanità di Fico Un video del Cardarelli mostra i malati abbandonati nei corridoi del pronto soccorso: attese infinite prima di essere visitati. E scarseggia il personale Accattatevillo: tradotto dal napoletano, l’avete voluto, tenetevelo e tanti auguri… Se qualcuno chiede all’intelligenza artificiale cosa ha fatto e cosa non ha fatto Roberto Fico da che (...) segue a pagina 14 segue dalla prima PIETRO SENALDI (...) è presidente della Regione Campania, la risposta dell’algoritmo è che il politico grillino non è, e non è mai stato, presidente della Regione Campania. A domanda ripetuta, il computer si scoccia e, per dribblare le insistenze, si offre di tracciare il bilancio di un “ipotetico” Fico governatore. Sulle prime, si prova una sensazione di rivincita del giornalista in carne e ossa sul cervello informatico che lo scimmiotta. Poi, quando si approfondisce la domanda, scartabellando archivi e appendendosi al telefono, da Mondragone fino giù a Palinuro, per poi inerpicarsi nel Sannio, ci si deve arrendere: l’intelligenza artificiale è più brava di noi; è più concreta, non si ferma alla forma, va diritta al sodo. Fico in effetti è ufficialmente presidente della Regione Campania. Ha il pennacchio da quattro mesi. Il punto è che, nella pratica, non ha fatto nulla; quindi, è come se non lo fosse. Anche perché le altre forze del campo largo, dal Pd alla lista del defenestrato Vincenzo De Luca, fino ai blanditi e remunerati con assessorati verdi e sinistri, non lo hanno aiutato. Lezione campana a futura memoria. Di peggio, lo hanno punito per la sua tracotanza, tratto caratteristico del politico pentastellato: non sa fare nulla ma non si fida di nessuno e si atteggia a fenomeno. Il neo governatore, che prima di diventare presidente della Camera non aveva mai lavorato e una volta nominato ha continuato con le antiche abitudini, si è ritagliato per sé le deleghe a Bilancio, Sanità e Fondi europei e nazionali. Un viceré borbonico aveva meno potere di quanto se ne è riservato lui. Solo che il Che Guevara di Posillipo non aveva calcolato che la Regione non è come il Parlamento. Non ti puoi imboscare, devi lavorare, specie se ti sei tenuto quasi tutta la cassa. Bene, anzi male: per onestà va riconosciuto che il governatore grillino ha ereditato una sanità che era la peggiore dello Stivale, come scandali, qualità, numeri e disservizi cronici. Con lui non è migliorata. Un video registrato ieri all’ospedale Cardarelli, la cattedrale sanitaria campana, documenta una realtà da bolgia dantesca. Pazienti ammassati, rumore, parenti che si fanno i fatti loro, guardie costrette a improvvisarsi infermieri per mancanza di personale. Nessun distanziamento, nessuna suppellettile di conforto ai malati disseminati come i cocci di un vaso rotto, assenza di strumenti per chiamare il personale, per non parlare di flebo o bocchette per l’ossigeno. Il salone del pronto soccorso di quello che dovrebbe essere il primo ospedale del Sud è stato trasformato in un labirinto di stanze improvvisate, con strutture modulari piazzate con la scusa di garantire la privacy - inesistente - di chi soffre e attende che di fatto servono solo per nascondere, almeno a prima vista, lo sfascio e le barelle buttate lì. La sintesi: un carnaio. Sempre meglio, forse, dell’altra grande struttura sanitaria pubblica cittadina, l’Ospedale del Mare, all’ingresso orientale della città, vicino all’uscita della Napoli-Salerno. Da anni intorno al suddetto nosocomio circola una storia inquietante. Va specificato che la diceria al momento non ha portato ad alcuna inchiesta giudiziaria. Di recente però essa è stata rilanciata dalla stampa locale, la quale racconta che, causa sovraffollamento, ci sarebbe una sorta di mercato nero delle barelle, con tariffe di qualche centinaio di euro a notte e qualche decina all’ora. Quel che è certo è che la decisione dell’ex governatore De Luca di accentrare la sanità regionale nei capoluoghi, lasciando sguarniti diversi presidi territoriali, ha incrementato il sovraffollamento nelle strutture napoletane. Non solo, gli accessi al pronto soccorso in Campania rispetto al numero di abitanti sono circa il 20% in più rispetto alla media nazionale (380 ogni mille abitanti contro 310). La sanità regionale inoltre non è totalmente uscita dal commissariamento, il che ha bloccato per anni il piano di rientro sanitario. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, tuttavia ha recentemente dato il via libera ai finanziamenti e quindi d’ora in poi Fico non avrà scuse. Le prime due emergenze sono quelle dell’organico, con una stima di duemila medici e settemila infermieri mancanti, circa il 20% del personale che sarebbe necessario, e quella dei posti letti, che sono 19mila mentre ne servirebbero almeno 22mila. Toc toc, Fico? Il presidente, siamo felici per lui, gode di ottima salute e al momento pensa ad altro. È impegnato a fermare il progetto di costruire un centro di raccolta profughi a Castel Volturno, in ottemperanza al piano del governo di far sorgere un campo in ogni regione, in modo da scaricare su tutto il territorio nazionale la gestione dei migranti. Sono previsti 120 ospiti, ma Fico non ne vuol sapere. «Questa decisione è scellerata e documenta il fallimento delle politiche migratorie del governo», si lamenta la sinistra che amministra la Campania. Curiosi questi del campo largo: dicono che è disumano costruire i centri in Albania, ma se ne vuoi mettere uno a casa loro si mettono a strillare come neppure il bestiame da macello. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PIETRO SENALDI Heading: Highlight: Image:In alto a sinistra Roberto Fico, governatore della Campania (Ansa); le altre tre immagini sono tratte da un video appena girato all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, la cattedrale sanitaria campana, che documenta una bolgia con malati abbandonati nei corridoi -tit_org- Il video del delirio della sanità di Fico Delirio in ospedale a Napoli Ecco la sanità di Fico -sec_org- tp:writer§§ PIETRO SENALDI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501815805293.PDF §---§ title§§ Case di comunità attive tutti i giorni I medici contro il ministro Schillaci = Case di comunità aperte h24 tutti i giorni Medici contro Schillaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501807705312.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 25 Apr 2026