title§§ I medici di famiglia da dipendenti pubblici nelle case di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403160106437.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL SUD" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403160106437.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403160106437.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL SUD'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403160106437.PDF tp:ocr§§ I medici di famiglia da dipendenti pubblici nelle case di comunità In una prima fase soltanto su base volontaria Il decreto approvato forse già entro maggio ROMA Un medico di famiglia al centro dell’assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l’obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato ieri in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto «a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili». Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio. Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una «componente stabile del modello organizzativo» delle case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso. Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all’interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali. In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. ---End text--- Author: Livia Parisi Heading: ROMA Highlight: Image:Salute Il ministro Orazio Schillaci -tit_org- I medici di famiglia da dipendenti pubblici nelle case di comunità -sec_org- tp:writer§§ LIVIA PARISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403160106437.PDF §---§ title§§ I medici di famiglia da dipendenti pubblici nelle case di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403075906775.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "GIORNALE DI SICILIA" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403075906775.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403075906775.PDF', 'title': 'GIORNALE DI SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403075906775.PDF tp:ocr§§ I medici di famiglia da dipendenti pubblici nelle case di comunità In una prima fase soltanto su base volontaria Il decreto approvato forse già entro maggio Un medico di famiglia al centro dell’assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l’obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato ieri in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto «a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili». Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio. Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una «componente stabile del modello organizzativo» delle case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso. Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all’interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali. In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. ---End text--- Author: Livia Parisi Heading: Highlight: Image:Salute Il ministro Orazio Schillaci -tit_org- I medici di famiglia da dipendenti pubblici nelle case di comunità -sec_org- tp:writer§§ LIVIA PARISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403075906775.PDF §---§ title§§ Migrare per curarsi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401690704171.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "PANORAMA DELLA SANITÀ" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T02:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401690704171.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401690704171.PDF', 'title': 'PANORAMA DELLA SANITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401690704171.PDF tp:ocr§§ MIGRARE PER CURARSI Dalla mobilità interregionale ai casi legati a patologie rare: numeri, costi e diritti dei pazienti mostrano che il problema non è solo economico ma riguarda soprattutto la qualità e l’organizzazione dei servizi sanitari regionali n sanità, la mobilità è un problema grave. O, almeno, così viene percepita. In realtà le dimensioni del fenomeno sono meno ampie di quanto comunemente si creda. Ci riferiamo alla mobilità fra regioni della quale molto si dibatte, mentre a quella interna – regolarmente contabilizzata e con significative ricadute sui bilanci delle Asl – gli amministratori regionali non attribuiscono soverchia importanza. Dal I loro punto di vista, è una partita di giro. Ospitiamo in questo numero i contributi di accademici (Pina Puntillo, Federico Spandonaro), ricercatori (Nino Cartabellotta), manager (Serena Santagata), rappresentanti dei pazienti (Annalisa Scopinaro) e di due esponenti regionali, l’Assessore della Sicilia, Daniela Faraoni e il Direttore dell’Assessorato al Welfare della Lombardia, Mario Melazzini. Ci sono i numeri, le questioni giuridico-contabili, le esigenze degli assistiti e il punto di vista – meno lontano di quanto si potesse supporre – di chi dalla mobilità trae beneficio e di chi la subisce. A sparigliare le carte del nostro mazzo di convinzioni era intervenuto, qualche mese fa, un accordo fra la Calabria e l’Emilia-Romagna volto a ridurre sensibilmente il flusso di pazienti dalla prima alla seconda. L’episodio è richiamato nel bell’intervento della prof. Pina Puntillo, cui rimando. Vorrei soltanto sottolinearne la singolarità. È la prima volta che due regioni si accordano per contenere un fenomeno di migrazione sanitaria, nel quale si ritiene abbiano interessi contrastanti. Comprensibile che cerchi di limitare il flusso chi ci perde, ma perché dovrebbe farlo chi ci guadagna? La mobilità, evidentemente, è un fenomeno complesso. Nasce con la territorializzazione della responsabilità di tutela della salute: ogni Asl e, di conseguenza, ogni regione sostiene i costi sanitari per i residenti nel proprio territorio. Il cittadino, però, può scegliere il luogo di cura: è un diritto ispirato ai principi costituzionali e sancito nella legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Spesso si tratta di una necessità assoluta (trapianti, patologie rare), talvolta di sfiducia nelle strutture di casa, talaltra di avvicinarsi ai figli o a parenti che vivono in città. Oppure di scegliere la struttura più comoda, anche se “oltre confine” o di essere soggetti a mobilità “amministrativa”, più formale che sostanziale. Ci sono anche i casi curiosi. Come quello, citato da Cartabellotta, dell’Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù, proprietà del Vaticano ed extraterritoriale. A differenza del Gemelli e delle strutture convenzionate appartenenti a Ordini religiosi italiani, tutte le prestazioni finiscono in mobilità. Dal punto di vista economico, gli effetti della mobilità non sono sempre facili da interpretare. Mi spiego con un esempio che riguarda la mobilità endoregionale. Al tempo dell’aziendalizzazione, la normativa riconosceva alle aziende sanitarie pubbliche “autonomia imprenditoriale” e vigeva il principio, non dichiarato, della “quasi concorrenza”. Le Asl che gestivano ospedali generalisti di dimensioni medio-grandi erano sfavorite nei confronti di quelle nel cui territorio insisteva una Azienda Ospedaliera. Certo, sui bilanci di queste ultime incideva pesantemente la mobilità passiva. Ma poiché le tariffe di ricoveri e prestazioni risultavano inferiori ai costi reali dalle aziende pubbliche si creava un paradosso: era più vantaggioso comperare che produrre in proprio. Il centralismo regionale ha sepolto la concorrenza e il problema non esiste più. Per tornare alla mobilità interregionale, tariffe sempre meno remunerative potrebbero scoraggiare le Regioni più attrattive dallo svolgere prestazioni a favore di non residenti. In realtà, nelle attività di ricovero prevalgono i costi fissi e quindi i Drg consentono una significativa utilità marginale. E c’è da aggiungere che la mobilità attiva è prodotta soprattutto da strutture private convenzionate che riescono a gestire con costi minori. Come osservato in molti interventi, un eccesso di mobilità attiva rischia di comprimere i diritti dei residenti nella regione che si vedono allungare i tempi d’attesa, anche presso i privati. La stipula di accordi per contenere le migrazioni sanitarie ha dunque le sue motivazioni. Insomma, le ricadute economiche non sono così rilevanti e gli eventuali scompensi non irrisolvibili. Rimane la questione di fondo: la mobilità passiva è un indicatore dei limiti del servizio sanitario regionale che inducono gli utenti a sobbarcarsi viaggi onerosi, costellati di disagi e varie difficoltà. Il tema non è nuovo. Da anni le regioni debitrici si pongono l’obiettivo di migliorare l’offerta, come conferma il lucido intervento dell’Assessore Faraoni. E non mancano segnali positivi. Concluderei con la mobilità necessitata, quella che riguarda le specialità più elevate e le patologie meno note, raccomandando la lettura dell’articolo della presidente di Uniamo, la federazione delle Malattie Rare. Vi si legge di persone costrette a continui viaggi, anche solo per ritirare farmaci non compresi nel prontuario della regione di provenienza. A questa vergogna burocratica, occorre porre rimedio. L’esperienza delle Reti cliniche, ampiamente sviluppata in molte regioni, potrebbe essere estesa all’intero territorio nazionale. Per certe malattie rare basterebbe anche un solo centro di riferimento, collegato ad uno o più ospedali per regione, per cambiare radicalmente la situazione. In questo caso ridurre la mobilità sarebbe un grande merito. ---End text--- Author: GIOVANNI MONCHIERO Heading: Highlight: Categorie saldi mobilità sanitaria 2023 Saldo positivo rilevante: Lombardia 645,8 mil, Emilia-Romagna 564,9 mil, e Veneto 212,1 mil Saldo positivo moderato: Toscana 47,2 mil Saldo positivo minimo: Molise 18,6 mil, Provincia autonoma di Trento 8 mil Saldo negativo minimo: PA Bolzano -3,9 mil, Friuli Venezia Giulia -10 mil, Valle d’Aosta -12,8 mil, Piemonte -20,7 mil Saldo negativo moderato: Marche -54,7 mil, Umbria -55,8 mil, Liguria -74,4 mil, Basilicata -77,9 mil, Abruzzo -86,9 mil Saldo negativo rilevante: Sardegna -101,9 mil, Lazio -191,7 mil, Sicilia -246,7 mil, Puglia -253,2 mil, Campania -306,3 mil, Calabria -326,9 mil Fonte: Fondazione Gimbe LE RICADUTE ECONOMICHE NON SONO COSÌ RILEVANTI E GLI EVENTUALI SCOMPENSI NON IRRISOLVIBILI UN ECCESSO DI MOBILITÀ ATTIVA RISCHIA DI COMPRIMERE I DIRITTI DEI RESIDENTI Image:I saldi un’enorm tra Nord e con un sald a € 100 m al Nord, m saldo nega di Euro a interpreta I saldi regionali evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a € 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo otre 100 milioni di Euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio VALORE PERCENTUALE DELLA MOBILITÀ SANITARIA 2023 erogata da strutture private accreditate: ricoveri e specialistica ambulatoriale Dati % Molise 90,2 Lombardia 71,2 Puglia 68,9 Lazio 63,8 PA Trento 58,3 Veneto 57,9 Emilia Romagna 56,0 Campania 55,5 ITALIA 54,5 Piemonte 49,5 Marche 45,9 Abruzzo 42,5 Calabria 36,3 Sicilia 35,9 Toscana 27,6 FV Giulia 24,7 Sardegna 22,8 Valle d’Aosta 15,7 Umbria 15,1 Liguria 11,4 PA Bolzano 9,1 Basilicata 7,2 sepolto la concorrenza e il problema non esiste più. Per tornare alla mobilità interregionale, tariffe sempre meno remunerative Fonte: elaborazione GIMBE su dati Conferenza Stato-Regioni fissi e quindi i Drg consentono una significativa utilità marginale. E c’è da aggiungere che la mobilità attiva è prodotta soprattutto da strutture private convenzionate che riescono a gestire con costi minori. Come osservato in molti interventi, un eccesso di mobilità attiva rischia di comprimere i diritti dei residenti nella regione che si vedono allungare i tempi d’attesa, anche presso i privati. La stipula di accordi per contenere le migraz io -tit_org- Migrare per curarsi -sec_org- tp:writer§§ GIOVANNI MONCHIERO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401690704171.PDF §---§ title§§ Divario sempre piu netto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401695704193.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "PANORAMA DELLA SANITÀ" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T02:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401695704193.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401695704193.PDF', 'title': 'PANORAMA DELLA SANITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401695704193.PDF tp:ocr§§ Divario sempre più netto Dietro i flussi finanziari tra Regioni ci sono centinaia di migliaia di pazienti costretti a spostarsi per curarsi, segno di un divario strutturale nell’accesso ai servizi sanitari sul territorio nazionale el ???? la mobilità sanitaria ha raggiunto ?,?? miliardi di euro, il valore più alto mai registrato e in aumento rispetto ai ?,?? miliardi di euro del ????. Dietro questa cifra non ci sono solo flussi finanziari tra sistemi sanitari regionali, ma centinaia di migliaia di persone che ogni anno si spostano per sottoporsi a interventi chirurgici, visite specialistiche o esami diagnostici e, addirittura, somministrazione di farmaci non disponibili N nei prontuari della propria Regione. Per molti di loro non si tratta di una scelta, ma di una necessità determinata dalla qualità e dall’accessibilità dei servizi sanitari nel proprio territorio di residenza. L’analisi dei saldi regionali evidenzia una vera e propria “frattura strutturale” tra il Nord e il Sud del Paese. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto raccolgono il ??,?% del saldo attivo, ovvero la differenza tra le risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni (mobilità attiva) e quelle versate per i propri residenti che si curano altrove (mobilità passiva). In particolare, i saldi positivi raggiungono ???,? milioni di euro per la Lombardia, ???,? milioni di euro per l’Emilia-Romagna e ???,? milioni di euro per il Veneto. Sul versante opposto, i saldi passivi più rilevanti si registrano in diverse Regioni del Mezzogiorno. Calabria (-???,? milioni di euro), Campania (-???,? milioni di euro), Puglia (-???,? milioni di euro) e Sicilia (-???,? milioni di euro) rappresentano le situazioni più critiche, a cui si aggiungono Lazio (-???,? milioni di euro) e Sardegna (-???,? milioni di euro). Nel complesso queste Regioni assorbono il ??,?% del saldo passivo nazionale, evidenziando un flusso stabile di pazienti e risorse economiche verso il Centro-Nord. Va precisato che nel saldo negativo della Regione Lazio incidono ben ???,? milioni di euro di prestazioni erogate dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, struttura che appartiene allo Stato della Città del Vaticano e che, pertanto rientra nella mobilità passiva. Un dato rilevante è il peso della sanità privata convenzionata. Il ??,?% (?.??? milioni di euro) del totale del valore della mobilità sanitaria per ricoveri e prestazioni specialistiche è destinato a strutture private convenzionate; rispetto ai ?.??? milioni di euro (??,?%) che affluiscono alle strutture pubbliche. Il peso del privato nella mobilità sanitaria non è omogeneo tra le Regioni. In alcuni territori la quota di mobilità attratta dalle strutture private è particolarmente elevata: Molise (??,?%), Lombardia (??,?%), Puglia (??,?%) e Lazio (??,?%) rappresentano i casi più evidenti. In altre Regioni, invece, la capacità attrattiva del privato è molto limitata, come in Basilicata (?,?%), Provincia autonoma di Bolzano (?,?%) e Liguria (??,?%). La mobilità sanitaria riguarda prevalentemente l’assistenza ospedaliera. Secondo i dati Agenas, l’??,?% della mobilità per ricoveri è classificata come mobilità effettiva, cioè legata alla scelta del paziente, mentre il ??,?% è dovuto a situazioni di urgenza e il ?% a mobilità apparente, quando il domicilio del paziente non coincide con la Regione di residenza. Tra i ricoveri classificati come mobilità effettiva, solo il ?,?% riguarda prestazioni a rischio di inappropriatezza. Anche la specialistica ambulatoriale contribuisce in modo rilevante alla mobilità sanitaria. Quasi il ??% delle prestazioni erogate fuori Regione si concentra in tre categorie: prestazioni terapeutiche (??,?%), diagnostica strumentale (??,?%) e prestazioni di laboratorio (??%). Questo indica che gli spostamenti non riguardano solo interventi complessi o centri di alta specializzazione, ma anche prestazioni diagnostiche che dovrebbero essere garantite in modo più uniforme sul territorio. La mobilità sanitaria non è di per sé un fenomeno negativo. In un Servizio Sanitario Nazionale organizzato su base regio nale è fisiologico che esistano spostamenti di pazienti verso centri di elevata specializzazione. Il problema nasce quando questi flussi diventano sistematici e riguardano prestazioni che dovrebbero essere garantite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. In questi casi la mobilità non rappresenta più una libera scelta del cittadino, ma la conseguenza di un’offerta sanitaria diseguale. Inoltre, oggi è necessario prestare grande attenzione al potenziale effetto boomerang dell’eccesso di mobilità da Sud a Nord. Infatti, l’indebolimento complessivo del Ssn rischia di mettere in difficoltà anche le Regioni del Nord che finora hanno garantito elevati livelli di assistenza. Infatti, il flusso di pazienti dal Sud verso il Nord genera una tensione: tra il diritto dei cittadini di potersi spostare per ricevere cure adeguate e la capacità delle Regioni più attrattive di garantire i Lea ai propri residenti. In questo contesto, l’autonomia differenziata – con il via libera alle pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali con conseguente aumento della mobilità verso il Nord, aumentando la pressione nelle Regioni più forti. Per questo la mobilità sanitaria deve essere governata con politiche nazionali capaci di ridurre i divari tra i territori. ---End text--- Author: NINO CARTABELLOTTA Heading: Highlight: OGGI È NECESSARIO PRESTARE GRANDE ATTENZIONE AL POTENZIALE EFFETTO BOOMERANG DELL’ECCESSO DI MOBILITÀ DA SUD A NORD Categorie saldi mobilità sanitaria 2023 (Dati in milioni) Categoria saldo Regione Saldo Lombardia € 645,8 Emilia-Romagna € 564,9 Veneto € 212,1 Toscana € 47,2 Molise € 18,6 Prov. Aut. di Trento €8 Prov. Aut. di Bolzano -€ 3,9 Friuli Venezia Giulia -€ 10 Valle d’Aosta -€ 12,8 Piemonte -€ 20,7 Marche -€ 54,7 Umbria -€ 55,8 Negativo moderato Da -€ 25,1 a -€ 100 Liguria -€ 74,4 Positivo rilevante Positivo moderato Positivo minimo Negativo minimo Negativo rilevante Range saldo Oltre € 100 Da € 25,1 a € 100 Da € 0,1 a € 25 Da -€ 0,1 a -€ 25 Oltre -€ 100 Basilicata -€ 79,9 Abruzzo -€ 86,9 Sardegna -€ 101,9 Lazio -€ 191,7 Sicilia -€ 246,7 Puglia -€ 253,2 Campania -€ 306,3 Calabria -€ 326,9 Image: -tit_org- Divario sempre piu netto -sec_org- tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401695704193.PDF §---§ title§§ Quelle assenze che incidono sulla produttività = Sempre più giorni di malattia sul lavoro Affrontiamo il nodo salute-produttività link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765505799.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765505799.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765505799.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765505799.PDF tp:ocr§§ LAVORO Quelle assenze che incidono sulla produttività Sempre più giorni di malattia sul lavoro Affrontiamo il nodo salute-produttività C’è un tema centrale nella regolazione del lavoro contemporaneo: la sostenibilità del lavoro nel tempo, cioè la capacità dei sistemi economici e sociali di reggere l’aumento delle assenze per malattia dal lavoro senza scaricarne interamente il costo su imprese, lavoratori e finanza pubblica. Molinari a pagina 8 C’ è un tema centrale nella regolazione del lavoro contemporaneo che attraversa silenziosamente il dibattito europeo, ma che in Italia resta ai margini della riflessione politica e istituzionale: la sostenibilità del lavoro nel tempo, cioè la capacità dei sistemi economici e sociali di reggere l’aumento strutturale delle assenze per malattia dal lavoro senza scaricarne interamente il costo su imprese, lavoratori e finanza pubblica. Un recente dossier del Governo francese sulle assenze dal lavoro, dal titolo Réduire l’absence au travail, fotografa con chiarezza un fenomeno ormai sistemico: tra il 2019 e il 2024 le assenze dal lavoro sono cresciute del 10%, con un allungamento significativo della loro durata e un aumento delle assenze lunghe. Non si tratta di una dinamica congiunturale, ma di un cambiamento strutturale che investe la demografia, l’organizzazione del lavoro, la salute delle persone e, più in generale il rapporto tra salute occupazionale e salute pubblica (rinvio al mio studio Salute e lavoro: un binomio da ripensare). Le spese per indennità giornaliere in Francia hanno raggiunto quasi 18 miliardi di euro nel 2025, con un tasso di assenteismo nelle aziende di circa il 5%, in forte crescita rispetto al passato. Ancora più significativo è il fatto che il 45% della spesa sia concentrato nelle assenze dal lavoro più lunghe, segno evidente di una trasformazione qualitativa del fenomeno legata alla problematica della fragilità e della esplosione delle malattie croniche (del tema in Italia si sono occupati per il caso italiano vedi invece G. Labartino, F. Mazzolari. G. Morleo nell’Indagine Confindustria sul lavoro del luglio 2025). La risposta francese – pur con accenti talvolta orientati al controllo e alla riduzione degli abusi – parte da una consapevolezza che in Italia fatica a emergere: la questione delle assenze non è solo un problema di costi, ma un nodo di sostenibilità del lavoro e di equilibrio tra salute, produttività e coesione sociale. Nel nostro Paese, invece, questo tema resta frammentato e, soprattutto, privatizzato. Il costo delle assenze è distribuito tra tre soggetti: il lavoratore, che paga in termini di carriera, reddito e rischio di marginalizzazione; il datore di lavoro, che sostiene costi diretti (integrazione salariale) e indiretti (disorganizzazione, perdita di produttività); e la finanza pubblica, attraverso la spesa previdenziale e sanitaria. Il rapporto francese stima che i costi complessivi dell’assenteismo possano raggiungere livelli prossimi ai 100 miliardi di euro annui per il sistema economico. Un aumento di un punto percentuale del tasso di assenteismo è associato a una perdita dello 0,66% della produttività aziendale, una cifra che dà la misura del fenomeno e della sua rilevanza macroeconomica. Eppure, nonostante questa evidenza, manca una vera politica pubblica integrata. La questione è che la crescita delle assenze non è una patologia da correggere, come si è sostenuto in passato e senza per questo voler negare il fenomeno delle frodi, ma il riflesso di trasformazioni profonde del lavoro. Il binomio salute-lavoro è storicamente al centro della costruzione del diritto del lavoro, ma oggi si trova in una fase di ridefinizione radicale, segnata da cambiamenti demografici, tecnologici e organizzativi. L’invecchiamento della popolazione attiva, la diffusione di patologie croniche e l’aumento dei rischi psicosociali modificano la natura stessa della relazione tra lavoro e salute. Non siamo più di fronte solo a eventi patologici occasionali, ma a una condizione diffusa di fragilità che attraversa l’intero ciclo di vita lavorativa. In questo contesto, la regolazione giuridica del lavoro e la stessa contrattazione collettiva continua però a operare secondo schemi tradizionali: da un lato la prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro; dall’altro la gestione della malattia come evento che sospende la prestazione. Ciò che manca è una visione sistemica della sostenibilità del lavoro, capace di integrare salute, organizzazione produttiva e politiche sociali. La conseguenza è evidente: il problema viene affrontato ex post, quando l’assenza si è già verificata, e non ex ante, attraverso politiche strutturali di prevenzione e di organizzazione del lavoro. Il dossier francese insiste proprio su questo punto, sottolineando il ruolo determinante della prevenzione e della organizzazione aziendale nella riduzione delle assenze. Le imprese che investono in autonomia, formazione e coinvolgimento dei lavoratori mostrano livelli più bassi di assenteismo e migliori performance economiche. Ma anche qui emerge un limite: la responsabilità della prevenzione resta in larga parte in capo alle imprese, senza un disegno pubblico complessivo e senza una vera responsabilizzazione dei sistemi di relazioni industriali. In Italia, questa impostazione è ancora più accentuata. Il sistema scarica sui singoli attori – impresa e lavoratore – l’onere della sostenibilità, mentre la dimensione collettiva e istituzionale resta debole. Non esiste una politica coordinata che metta insieme salute pubblica, politiche del lavoro e relazioni industriali. Né si registra, sul piano sindacale, una strategia condivisa capace di affrontare il tema oltre la tradizionale logica della tutela individuale. È proprio qui che si apre il vero nodo politico. Se le traiettorie lavorative diventano sempre più lunghe, discontinue e attraversate da rischi nuovi – in particolare quelli legati alla salute mentale e alle malattie croniche – allora la questione delle assenze non può essere trattata come un problema marginale o residuale e tanto meno in forma puramente formale e repressiva. Essa diventa un indicatore della qualità del lavoro e della sostenibilità del modello produttivo. Il rischio, altrimenti, è duplice. Da un lato, si rafforzano dinamiche di esclusione: lavoratori più fragili, più anziani o più esposti a rischi psicosociali vengono progressivamente marginalizzati. Dall’altro, si alimenta una spirale di costi che grava su imprese e finanza pubblica, senza affrontarne le cause strutturali. La salute nel lavoro non può essere ridotta a una questione tecnica o giuridica, ma richiede una “visione di sistema” che coinvolga l’intero assetto delle relazioni industriali e delle politiche sociali. Oggi questa visione manca. La conciliazione tra vita e lavoro resta un problema privato, la tutela della salute un obbligo aziendale, la copertura economica una voce di spesa pubblica. Ma manca un disegno complessivo che tenga insieme questi elementi. Eppure, è proprio su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del futuro del lavoro. Perché la vera sfida non è ridurre le assenze, ma rendere il lavoro sostenibile nel tempo. E questo richiede un salto di qualità nelle politiche pubbliche e nelle relazioni industriali: dalla gestione dei costi alla costruzione di un sistema che redistribuisca responsabilità e rischi, valorizzi la prevenzione e riconosca la centralità della salute come fattore produttivo. Senza questo passaggio, il sistema continuerà a funzionare scaricando il peso sui singoli. Ma è un equilibrio che, alla lunga, non è sostenibile. ---End text--- Author: MICHELE TIRABOSCHI Heading: Highlight: Uno studio del Governo francese mostra la crescita dell’assenteismo, una situazione comune a tanti Paesi, Italia compresa Occorre trovare rimedi a questa condizione di fragilità diffusa Se le traiettorie lavorative si fanno sempre più lunghe, discontinue e attraversate da rischi nuovi, la questione delle assenze diventa un indicatore della qualità del lavoro e della sostenibilità del modello produttivo Image: -tit_org- Quelle assenze che incidono sulla produttività Sempre più giorni di malattia sul lavoro Affrontiamo il nodo salute-produttività -sec_org- tp:writer§§ MICHELE TIRABOSCHI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765505799.PDF §---§ title§§ Visitare a domicilio le neomamme per prevenire drammi come a Catanzaro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765205800.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765205800.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765205800.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765205800.PDF tp:ocr§§ Visitare a domicilio le neomamme per prevenire drammi come a Catanzaro LA SALUTE MENTALE TRASCURATA PORTA AD UN AUMENTO DELLA DEPRESSIONE POSTPARTO I l dramma atroce di Catanzaro, dove una madre si è gettata da un’abitazione al terzo piano assieme ai suoi tre figli, il più piccolo dei quali di soli 4 mesi, richiede una attenzione unica e straordinaria. Per il numero delle vittime, ma soprattutto per il fatto che si è trattato di una tragedia evitabile. Molte in qualche misura lo sono, ma questa lo è a mio avviso in misura molto superiore. Sarebbe infatti stato sufficiente un programma di visite domiciliari postnatali, come quelle raccomandate a livello internazionale, ma di cui poco più di una donna su dieci usufruisce in Italia, stando almeno ai dati recentemente raccolti dal sistema di monitoraggio sui primi due anni di vita dell’Istituto Superiore di Sanità. Tra i contenuti previsti da questi programmi, in particolare nei primissimi mesi, ci sono infatti alcune semplici domande alla puerpera su come si sente (due! e ben codificate) che consentono alle figure professionali di norma incaricate delle visite ovvero, nei primi mesi, le ostetriche - di individuare il rischio di depressione e consentire un intervento precoce ed efficace da parte di servizi specialistici. Teniamo conto che nei Paesi ad alto reddito come l’Italia il suicidio è la causa principale di morte materna nel periodo postnatale e rappresenta l’evento più grave di una condizione tutt’altro che rara: l’incidenza media della depressione postparto è infatti del 12% con una diffusione globale, mentre gli studi effettuati in vari Paesi indicano che si tratta di una problematica in aumento; uno di questi studi, che è stato in grado di valutare i dati di più generazioni, ha riportato che in media la depressione in gravidanza è aumentata del 51% tra la generazione attuale e quella di 25 anni fa. Assistiamo a una crescita di popolarità, alimentata da specifiche trasmissioni televisive, di fatti di cronaca di natura delittuosa. Da questi, certamente, si possono trarre insegnamenti sulle problematiche dei nostri tempi e su come affrontarle. Ma l’urlo di disperazione che viene da questa tragedia è del tutto particolare e va ascoltato da tutti per quanto ci impone di fare, al più presto. Mette infatti l’accento sulla solitudine e sulle difficoltà incontrate da tanti genitori e, in questo più ampio contesto, sulla dimensione specifica della salute mentale perinatale, che in Italia è ancora uno degli aspetti meno curati dal sistema sanitario: secondo una recente indagine effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità a livello nazionale, la componente salute mentale è percepita come la più trascurata tra quelle comprese nelle attività pre e post parto da parte dei consultori e dai punti nascita. E ci ricorda che queste vittime potevano essere prevenute con programmi di visite a domicilio, che tra l’altro portano dimostrati benefici anche in termini di salute materna e neonatale, di adozione di buone pratiche educative e di attivazione di servizi in grado di affrontare più tempestivamente le diverse, e spesso coesistenti e interconnesse, problematiche - di natura economica, sociale, educativa e non solo di salute - che un nucleo familiare si trova ad affrontare con l’arrivo di un nuovo nato. La nostra società, le nostre comunità, devono attrezzarsi per offrire ai neogenitori, tutti, servizi di accompagnamento e supporto forniti da figure professionali qualificate, in grado di prevenire tragedie come questa e di far vivere nel modo migliore l’esperienza genitoriale. Pediatra, presidente del Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini ---End text--- Author: GIORGIO TAMBURLINI Heading: LA SALUTE MENTALE TRASCURATA PORTA AD UN AUMENTO DELLA DEPRESSIONE POSTPARTO Highlight: Image: -tit_org- Visitare a domicilio le neomamme per prevenire drammi come a Catanzaro -sec_org- tp:writer§§ GIORGIO TAMBURLINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401765205800.PDF §---§ title§§ La svolta di Schillaci: i medici di famiglia dipendenti pubblici Scoppia la protesta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756005820.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "CORRIERE DELLA SERA" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T03:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756005820.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756005820.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756005820.PDF tp:ocr§§ La svolta di Schillaci: i medici di famiglia dipendenti pubblici Scoppia la protesta Sanità, in arrivo il decreto ROMA Il cambiamento del Sistema sanitario nazionale deve necessariamente passare dall’ammodernamento della medicina territoriale, dalla presa in carico dei pazienti da parte delle Case di Comunità e dalla centralità del ruolo dei medici di medicina generale. Su queste chiavi di volta punta la riforma del ministro della Salute, Orazio Schillaci. E su questi capisaldi, illustrati ieri in Conferenza delle Regioni, si fonderà lo specifico decreto legge, che nelle intenzioni dovrà essere varato nel più breve tempo possibile: «Non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia — ha detto il ministro durante l’incontro —. E dobbiamo fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili». Tra le principali novità proposte dallo schema di decreto legge («Disposizioni urgenti per il riordino dell’assistenza primaria territoriale e della medicina generale»), che ora dovrà passare al vaglio delle Regioni e che potrebbe vedere luce già a maggio, c’è la modifica della remunerazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Si passerà da un criterio basato sul numero di assistiti a uno nuovo fondato invece sugli obiettivi raggiunti, in termini di presa in carico dei pazienti cronici e fragili, della promozione della salute, della prevenzione e della diagnosi precoce, ma anche come partecipazione alla rete delle 1.715 Case della Comunità che dovrebbero essere realizzate su tutto il territorio nazionale. I medici di famiglia (ma questo era già stato paventato negli anni passati e ne erano scaturite dure polemiche), oggi convenzionati con le Asl, diventeranno dipendenti su base volontaria, graduale e programmata. Ma a protestare contro le nuove disposizioni contenute nel decreto sono gli stessi camici bianchi. «Un provvedimento mai discusso con le categorie ed elaborato nell’oscurità del mancato confronto istituzionale, inattuabile e pericoloso per i pazienti», attacca la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), che chiede alla premier Giorgia Meloni di intervenire direttamente per «sospendere l’iter del decreto e aprire un confronto prima di qualsiasi ulteriore avanzamento del provvedimento». Le amministrazioni regionali, che hanno ricevuto ieri la bozza del decreto e dovranno ora esaminarlo, assumeranno un ruolo strategico con una forte governance territoriale, poiché dovranno stabilire le priorità oltre agli standard organizzativi. Saranno fondamentali dunque la digitalizzazione e la semplificazione, l’interoperabiltà dei sistemi, così come l’utilizzo della telemedicina e del telemonitoraggio, il supporto infermieristico e la diminuzione del carico burocratico, in modo «da spostare il tempo medico verso attività cliniche e di presa in carico». Da cronoprogramma, i prossimi passi per la stesura del documento attuativo prevedono che entro 30 giorni si svolga l’analisi preliminare e l’individuazione delle priorità; entro 60 una prima stima economica comparata e uno schema della convenzione riformata; entro 90 una definizione delle condizioni di attuazione; e poi entro 180 l’avvio delle prime applicazioni e l’estensione progressiva del nuovo modello organizzativo. Clarida Salvatori © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Clarida Salvatori Heading: Sanità, in arrivo il decreto Highlight: I punti ? La riforma della sanità territoriale annunciata dal ministro Orazio Schillaci (foto Imago) si fonda su due assi: il rafforzamento delle Case di Comu nità come presidio di prossimità e il coinvolgimento diretto dei medici di base, con l’ipotesi di un loro passaggio alla dipendenza del Servizio sanitario nazionale (oggi sono liberi professionisti) ? Critico il sindacato maggioritario dei medici di base (Fimmg), che vuole mantenere lo status quo Pazienti e obiettivi Si passerà da un criterio basato sul numero di assistiti a uno nuovo fondato invece sugli obiettivi raggiunti Image: -tit_org- La svolta di Schillaci: i medici di famiglia dipendenti pubblici Scoppia la protesta -sec_org- tp:writer§§ Clarida Salvatori guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756005820.PDF §---§ title§§ Tutti i dati sulla sanità che non tornano nell'agenda Giorgetti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756705823.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T03:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756705823.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756705823.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756705823.PDF tp:ocr§§ Tutti i dati sulla sanità che non tornano nell’agenda Giorgetti Roma. Undici miliardi in più in tre anni. Sulla carta, il quadriennio 2026-2029 segna per la sanità pubblica italiana un impegno finanziario significativo: dai 148,5 miliardi del 2026 si sale fino ai 159,4 del 2029, con la spesa sanitaria stabilmente al 6,4 per cento del Pil. Il governo può rivendicare, con qualche ragione, di aver invertito la tendenza alla compressione del finanziamento del Ssn che aveva caratterizzato gli anni dell'austerità, non certo quelli dell'emergenza Covid. Ma basta leggere con attenzione il Documento di finanza pubblica approvato in questi giorni a Palazzo Chigi per capire che queste risorse aggiuntive rischiano di essere, in larga parte, una rincorsa a un sistema che si sta già sfilacciando sotto la pressione di tre emergenze simultanee: una spesa farmaceutica già fuori dai tetti, un personale che invecchia senza ricambio e una demografia che trasformerà l'attuale modello sanitario in qualcosa di insostenibile ben prima che i nostri figli vadano in pensione. Cominciamo dal dato più immediato ma anche ormai più noto. Nei primi nove mesi del 2025, gli acquisti diretti hanno superato il tetto di 3.385,6 milioni di euro, mentre la farmaceutica convenzionata è rimasta sotto tetto per 477,9 milioni, determinando un saldo negativo complessivo di 2.888,5 milioni. In altri termini, il sistema sta già spendendo quasi tre miliardi in più di quanto previsto, e siamo ancora dentro l'anno di riferimento. Insomma, chiamarla programmazione finanziaria è un eufemismo generoso. Sul personale, il documento è ancora più eloquente, perché i numeri parlano da soli senza bisogno di interpretazioni. Il 42,4 per cento dei medici attivi in Italia ha oggi più di sessant'anni. Quasi la metà. Nei prossimi anni, una quota rilevante di questa generazione andrà in pensione, e non c'è alcuna evidenza che il sistema di formazione sia in grado di produrre i sostituti nei tempi e nei numeri necessari. Nel frattempo, la quota di medici che sceglie il settore pubblico continua a scendere. Il governo annuncia riforme — dell'accesso universitario, delle professioni sanitarie, della formazione infermieristica — i cui effetti si vedranno, nella migliore delle ipotesi, tra cinque o dieci anni. Le corsie degli ospedali e gli ambulatori dei medici di base hanno bisogno di personale adesso. E poi c'è la questione che il Documento di finanza pubblica ha il merito di sollevare esplicitamente, anche se con la prudenza burocratica propria di un documento ufficiale: il modo in cui valutiamo la spesa sanitaria è sbagliato. Ragionare per tetti annuali, per voci di bilancio compartimentate, per costi unitari delle singole prestazioni, significa perdere di vista l'unica cosa che conta davvero: l'effetto complessivo sul sistema nel tempo. La copertura degli screening mammografici è scesa dal 61 per cento al 55 per cento in quattro anni. Quella colorettale dal 40 per cento al 35 per cento. Ogni punto percentuale di copertura persa è una diagnosi tardiva in più, un trattamento più oneroso, un ricovero che poteva essere evitato. Il costo di questa non-prevenzione non appare in nessun capitolo di bilancio. Ma arriverà, puntuale, sotto forma di spesa ospedaliera negli anni successivi. E’ su questo piano che la politica sanitaria italiana continua a fallire sistematicamente: non riesce a ragionare oltre l'orizzonte della legge di bilancio. E la proiezione al 2070, con la spesa sanitaria pubblica destinata a raggiungere il 7,4 per cento del Pil contro l'attuale 6,4 per cento, non è una curiosità statistica. E' l'avviso di un conto che si sta accumulando, e che in qualche modo si dovrà pagare se si vuole continuare a garantire un diritto alla salute costituzionalmente garantito. Giovanni Rodriquez ---End text--- Author: Giovanni Rodriquez Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tutti i dati sulla sanità che non tornano nell'agenda Giorgetti -sec_org- tp:writer§§ Giovanni Rodriquez guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401756705823.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, pronto il decreto per farli lavorare nelle case di Comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401763405810.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401763405810.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401763405810.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401763405810.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia, pronto il decreto per farli lavorare nelle case di Comunità La riforma Entro maggio le misure con il doppio canale: dipendenza o convenzione riformata I medici di famiglia potranno restare liberi professionisti in convenzione con il Ssn, anche se non più pagati in base al numero dei propri assistiti ma secondo obiettivi, compreso quello di lavorare obbligatoriamente un certo numero di ore nelle nuove Case di comunità. Oppure potranno diventare «volontariamente» dipendenti del Servizio sanitario in modo da essere impiegati sul territorio in base alle esigenze, a partire proprio dalle Case di comunità che sono il «fulcro della riforma» che il ministro della Salute Orazio Schillaci ieri ha presentato ai Governatori in un vertice straordinario con le Regioni che, pur con qualche distinguo, non si dicono contrarie anzi chiedono di fare finalmente un po di chiarezza, ma vogliono anche vedere prima il testo. Il ministro Schillaci dopo due anni di tira e molla sull’ipotesi di riforma delle cure primarie a cui le principali sigle sindacali dei medici di famiglie si sono dette sempre contrarie ha deciso di rompere gli indugi: è in arrivo un decreto legge da approvare entro maggio, dopo averlo condiviso prima con le Regioni già nei prossimi giorni. Del resto il tempo stringe: tra poco più di due mesi - la scadenza Ue è il 30 giugno - aprono oltre mille Case di comunità, maxi ambulatori per prime visite ed esami e la prevenzione, finanziate con 2 miliardi dal Pnrr, ma queste nuove strutture rischiano di aprire vuote perché senza personale, a partire proprio dai medici. Per Schillaci bisogna «fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili» e perché come ha detto alle Regioni - «non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia». Il decreto punta a costruire un assetto con doppio canale: quello ordinario con la convenzione attuale ma «riformata» e poi la possibilità di assumere i medici come dipendenti. Una «dipendenza selettiva» che dal ministero della Salute assicurano sarà graduale e con una «transizione ordinata» e senza intaccare i conti dell'Enpam, l’ente previdenziale che incassa i contributi dei medici di famiglia. Nella fase transitoria, le Asl potranno«assumere a tempo indeterminato i medici già operanti nella medicina generale che possiedano anche una specializzazione». L’accesso avverrà su «base volontaria», nei limiti dei contingenti programmati per le funzioni territoriali decisi dalle Regioni: potranno essere impiegati lì dove ci sono più carenze e soprattutto dentro le Case di comunità che rischiano di restare sguarnite Cambia anche il medico convenzionato, a partire dalle modalità di remunerazione che oggi avviene per quota capitaria e cioè il numero di assistiti che segue il medico di famiglia ma in futuro dovrà essere a «obiettivo»: dalla presa in carico dei cronici alle ore trascorse in Casa di comunità. Ci sarà infatti un «debito organizzativo minimo nazionale» modulabile a livello locale che include tra le altre cose almeno il lavoro nella rete territoriale e la presenza nelle Case di comunità; per ora non è indicato un tetto minimo di ore, ma se ne ipotizzano almeno otto a settimana. Questo debito spiega il ministero nelle linee guida del decreto- è «uno degli strumenti principali per rendere il sistema esigibile e misurabile». Saranno probabilmente questi ultimi due punti - la riforma della convenzione e l’obbligo di ore da trascorrere in Casa di comunità - a finire nel mirino dei medici di famiglia. Finora ogni ipotesi di riforma è tornata sempre nei cassetti, a cominciare da quella che aveva studiato l’ex ministro della Salute Roberto Speranza alla fine dell’emergenza Covid, ma poi fallita anche per la fine dell’Esecutivo di Draghi. Ora il ministro Schillaci potrebbe riuscire in questa rivoluzione tanto attesa e con l’arrivo anche della piattaforma sulle liste d’attesa a metà maggio potrebbe segnare una svolta per il suo dicastero. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Headin g: Highlight: Image:orazio schillaci Ministro della Salute -tit_org- Medici di famiglia, pronto il decreto per farli lavorare nelle case di Comunità -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401763405810.PDF §---§ title§§ Iss e Oms censurano gli effetti avversi del vaccino = L'Iss ignora gli effetti avversi e pensa al clima link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401761405774.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 24 Apr 2026

L'Istituto si accoda all'Oms nella promozione di tutte le profilassi a ogni età e persona, malgrado gli studi sulle reazioni all'anti Covid Però si preoccupa dell'«ecoansia». Intanto, lo Spallanzani snobba i danneggiati: «Non ci occupiamo di controindicazioni inesistenti»

pubDate§§ 2026-04-24T03:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401761405774.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401761405774.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401761405774.PDF tp:ocr§§ LA DITTATURA COVID Iss e Oms censurano gli effetti avversi del vaccino L’Iss ignora gli effetti avversi e pensa al clima L’Istituto si accoda all’Oms nella promozione di tutte le profilassi a ogni età e persona, malgrado gli studi sulle reazioni all’anti Covid Però si preoccupa dell’«ecoansia». Intanto, lo Spallanzani snobba i danneggiati: «Non ci occupiamo di controindicazioni inesistenti» a pagina 15 n «I vaccini funzionano, per ogni generazione». Lo dice l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, quindi è parola d’ordine anche per l’Istituto superiore della sanità (Iss) che così apre il suo ultimo bollettino. Vi si legge che il tema dell’edizione 2026 della Settimana mondiale dell’i mmu n i zza z io n e (World Immunization Week), da oggi al 30 aprile, è «ricordare che i vaccini proteggono, da generazioni, persone, famiglie e comunità in modo sicuro ed efficace e continuano a rappresentare uno degli strumenti più potenti della sanità pubblica per salvaguardare il futuro di tutti». Ovviamente si tratta di un’iniziativa «globale», promossa d a l l’Oms in collaborazione con il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef ), la Global Alliance for Vaccine Immunization (Gavi, di cui fa parte la Fondazione Bill & Melinda Gates) e molti altri partner. Benissimo sottolineare che «i vaccini sono una delle più grandi conquiste della medicina», forse più cautela e maggiore correttezza richiederebbero dei distinguo, soprattutto dopo una pandemia che ha lasciato non pochi dubbi sulla strategia di vaccinare a tappeto la popolazione. Anziani, bimbi, donne incinte, fragili e sani, tutti raggiunti da più dosi di un vaccino sperimentale. L’Iss, inoltre, nell’ultimo bollettino pone l’accento sul «ruolo degli operatori sanitari», che andrebbe «rafforzato» in quanto «restano tra le fonti più autorevoli e influenti nelle decisioni vaccinali della popolazione. In questo contesto, la campagna può offrire un’opportunità ulteriore per promuovere la vaccinazione, verificare lo stato vaccinale a ogni contatto utile, favorire il recupero delle dosi non effettuate […] contrastare la disinformazione con fonti autorevoli e accompagnare dubbi e domande con un approccio chiaro, empatico e basato sulle evidenze». Si parla di disinformazione, eppure anni di studi, di evidenze scientifiche sugli effetti della Spike da vaccino a mRna lasciano indifferente l’Istituto superiore della sanità che continua a raccomandare la vaccinazione anti Covid alle «donne che si trovano in qualsiasi trimestre della gravidanza o nel periodo “post partum”, comprese le donne in allattamento». Pfizer non ha mai raccomandato di vaccinare le future mamme, perché sapeva di non avere dati clinici e continua a inserire negli aggiornamenti della sezione Rischi: «I dati disponibili sulla somministrazione di Comirnaty a donne in gravidanza non sono sufficienti per fornire informazioni sui rischi associati al vaccino in gravidanza». Le future mamme e i loro bambini possono avere conseguenze pesantissime, ma non se ne parla. Meglio concentrarsi sui danni green e il «deficit di natura», ha pensato l’Iss. Nello stesso bollettino, infatti, affronta la questione «Ecoansia e salute nelle città», spiegando che si tratta di «una forma di preoccupazione costante legata ai cambiamenti climatici, al degrado degli ecosistemi e alle possibili ripercussioni sul futuro del pianeta». L’Istituto superiore della sanità è molto attivo a riguardo con studi nei quali è inclusa «un’indagine sulla percezione dei rischi ambientali per il nascituro nelle donne in gravidanza». Ambiente, biodiversità e clima sarebbero fonti di preoccupazione, i danni segnalati da vaccino Covid invece non interessano. Ce ne siamo accorti dall’indifferenza, anzi dall’ostilità che gli organismi preposti alla sanità italiana ostentano, a differenza di quanto accade in altri Paesi, dove commissioni d’inchiesta agiscono e ottengono risultati. Il ministro della salute, Orazio Schillaci, ha promesso due anni fa una commissione sui danni da vaccino, ma nulla si è mosso. Come sperare il contrario, se l’Istitu to nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che lavora in stretto contatto con Lungotevere Ripa, nega che ci possano essere danneggiati? In una mail a un paziente che chiedeva assistenza, Andrea Antinori, direttore del dipartimento clinico dello Spallanzani, avrebbe spiegato che il laboratorio dell’istituto si occupa «di long Covid, ovvero delle conseguenze post acute, post infettive del Covid». Precisava: «Non intendiamo prendere in considerazione alcuna presa in carico o risposta diagnostica per presunte, inesistenti conseguenze del vaccino. Il vaccino post Covid ( forse voleva scrivere anti Covid, ndr) è sicuro, con un profilo di sicurezza molto elevato, superiore anche a quello di altri vaccini e farmaci». Il professore aggiungeva: «La tendenza ad attribuire al vaccino conseguenze cliniche non dimostrate scientificamente fa parte di un pensiero “negazionista” in cui né il sottoscritto né l’Istituto Spallanzani possono riconoscersi». Abbiamo chiesto ad Antinori un commento su questa sua mail (con tanto di foto e di riferimento preciso alla sua persona) che gira su chat di danneggiati provocando incredulità, indignazione e ulteriore sofferenza. Era opera di Ai, o rappresenta il pensiero dell’infettivologo, di completa chiusura al riconoscimento di danni post vaccino? Se lo Spallanzani apre solo alle problematiche long Covid, «Una malattia invalidante in attesa di definizione», era il titolo del convegno parlamentare che ha coordinato una decina di giorni fa su iniziativa del senatore Andrea Crisanti, come pensate che si comportino gli scarsi ambulatori regionali? Il professore non ha ritenuto importante spiegare quelle affermazioni, ma nemmeno smentirle. È un brutto segnale, ci permettiamo di dire. L’avviso ai danneggiati o dannati risulta molto chiaro, nessuno vuole prendersi carico dei loro problemi di salute post vaccinazione. E chissà come si sentiranno i medici delle Cmo, le commissioni medico ospedaliere che hanno certificato il nesso di causalità tra vaccino Covid e patologie invalidanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Nessun accenno alla mancanza di trial sulle punture alle donne incinte L’ospedale romano definisce negazionista chi attribuisce risposte nocive ai farmaci Image: -tit_org- Iss e Oms censurano gli effetti avversi del vaccino L'Iss ignora gli effetti avversi e pensa al clima -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401761405774.PDF §---§ title§§ Riforma Schillaci: Case di comunità con medici di famiglia dipendenti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401760105781.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 24 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-24T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401760105781.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401760105781.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401760105781.PDF tp:ocr§§ Riforma Schillaci: Case di comunità con medici di famiglia dipendenti Remunerazione non più basata sul numero di assistiti. Ipotesi decreto a maggio n Obiettivo: far funzionare davvero le Case di comunità. Passaggio necessario un cambio di paradigma per i medici di famiglia. Rischio assicurato uno scontro sindacale. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato la sua «riforma» con la bozza di decreto legge presentata ieri alla Conferenza delle Regioni. Mission del testo il funzionamento della medicina generale per rendere effettivo il tanto reclamato modello di sanità territoriale. «Il cambiamento è urgente, l’avvio delle Case di comunità, e necessario anche per rispondere alle esigenze dei cittadini e dei giovani medici» ha detto Schillaci nel corso della riunione sottolineando che «la medicina territoriale è una chiave per la svolta e la profonda innovazione del Ssn. Non possiamo perdere un’occasione storica». Un cambiamento non solo organizzativo ma di sistema per rafforzare l’assistenza primaria, la presa in carico dei pazienti cronici e fragili e la continuità delle cure. Tutto nuovo lo status dei medici di famiglia, che oggi sono convenzionati con le Asl e non hanno un rapporto di lavoro subordinato come gli altri medici, specialisti e ospedalieri e vengono remunerati in base al numero dei pazienti assistiti. Il testo di Schillaci prevede un sistema misto: da una parte c’è la convenzione riformata, destinata a rimanere il modello ordinario della medicina generale e della pediatria di libera scelta; dall’altra viene introdotta la dipendenza «selettiva» del professionista, pensata per coprire le funzioni territoriali strutturate. Insomma resta la capillarità della medicina generale ma contemporaneamente va garantita la funzionalità del presidio territoriale, i maxi ambulatori finanziati con il Pnrr. Altro cambiamento che non desterà l’entusiasmo dei dottori, che hanno sempre respinto l’ipotesi, il sistema di remunerazione da «assistito a obiettivo». Oggi i medici di famiglia vengono pagati in base al numero di pazienti che hanno (fino a un massimo di 1.500 aumentabile a 1.800 in caso di necessità del territorio). I professionisti saranno pagati in base agli obiettivi dati e raggiunti. E quindi al lavoro svolto nelle Case di comunità, alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili, alla collaborazione con infermieri, amministrativi, specialisti. Saranno le Regioni a stabilire i fabbisogni di medici nelle Case di comunità e gli altri aspetti organizzativi. Sarà poi incrementata la telemedicina e ridotto il carico burocratico. Si procederà per gradi e si cambierà anche la formazione dei medici di famiglia. Nella fase transitoria, infatti, aziende ed enti del Ssn potrebbero assumere a tempo indeterminato i medici già operanti nella medicina generale purché in possesso anche di una specializzazione. L’accesso avverrebbe su base volontaria, nei limiti dei contingenti programmati e per le funzioni territoriali strutturate. La scelta sarebbe quindi graduale, selettiva e programmata, così da garantire sostenibilità giuridica, organizzativa e finanziaria. Tra una decina di giorni nuovo incontro tra il ministro e le Regioni. Ipotesi decreto a maggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SARINA BIRAGHI Heading: Highlight: Image:MINISTRO Orazio Schillaci -tit_org- Riforma Schillaci: Case di comunità con medici di famiglia dipendenti -sec_org- tp:writer§§ SARINA BIRAGHI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042401760105781.PDF §---§