title§§ Meglio soldi e potere che la salute pubblica
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Estratto da pag. 3 di "REPUBBLICA SALUTE" del 23 Apr 2026
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tp:ocr§§ Meglio soldi e potere che la salute pubblica Governo e molte Regioni non fanno nulla per costruire un sistema capace di fare stare bene gli italiani. Nonostante ci siano a disposizione tanti soldi europei. Che, però, a giugno vanno restituiti. Perché? Incapacità, business o calcolo politico? di DA N I E L A M I N E R VA C i sono momenti che chiarificano il destino della nostra salute meglio di mille rapporti e cento leggi. Uno di questi è sotto i nostri occhi ora. Ed è lo stato di attuazione del Dm77 – firmato dall’allora ministro Roberto Speranza – che riordina la cosiddetta sanità territoriale proprio alla luce dell’enorme impatto avuto su epidemia e mortalità dal suo fallimento. Il Dm 77 è la migliore occasione avuta da decenni di garantire agli italiani il diritto a curarsi come si deve, ed è per giunta finanziato molto generosamente dal Pnrr. Ora l’Europa ci chiede di adempiere agli impegni entro giugno, ma governo e molte Regioni si guardano bene dal dare corso al decreto e proteggere la nostra salute. Perché? I fatti: il rapporto Gimbe certifica che a oggi funzionano solo 66 case della comunità su 1.715 e solo il 27,4 per cento degli ospedali di comunità ha avviato almeno un servizio. Per non dire del Fascicolo sanitario elettronico, che è incompleto in tutte le regioni. Stando così le cose, a giugno bisognerà restituire i soldi. A meno di non costruire scatole vuote senza personale sanitario; o a meno che le Regioni virtuose per non perdere il finanziamento accelerino all’impazzata e vadano a coprire le basse percentuali delle non virtuose così, sottolinea La g Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, andando ad approdel S fondire il divario, già penoso e ingiusto. Ripetiamo: perché? luogo Le risposte facili: burocrazia, farraginosità delle procedure imme europee, stupidità di molti amministratori che preferiscono ammin e im frenare piuttosto che condividere poteri e soldi, riottosità dei Tutto medici di base di rinunciare ai loro studioli. Ma non basta. ai p Resta impossibile credere che di fronte a un disastro del Che genere non ci siano responsabilità politiche. Perché politispesso per f ca è la gestione della sanità. Chi volle che tale fosse al mocar mento della riforma del servizio, pensava di legare così amgua ministratori e assessori al gradimento dei cittadini. Non è andata così: la sanità è un asset economico ricchissimo per le Regioni e le imprese; il luogo di un potere (locale e nazionale) enorme. Soldi e potere sono strumenti dei singoli e dei partiti per adempiere a umane e politiche finalità. In un intreccio di percorsi in cui il bene comune perde man mano di centralità. Per non dire di quelli che conducono all’illegalità. E colpisce che il governo Meloni abbia approvato un disegno di legge delega per rivedere il Dm77, con l’implicito intento di rivedere al ribasso ciò che esso prevede, di modo da irrobustire il trend di slittamento dei fondi e dei soldi degli italiani alle strutture e imprese private. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: DANIELA MINERVA Heading: Highlight: La gestione del Ssn è un luogo di potere immenso per amministratori e imprese. Tutto in mano ai partiti. Che troppo spesso lo usano per favorire carriere e guadagni Image: -tit_org- Meglio soldi e potere che la salute pubblica -sec_org-
tp:writer§§ Daniela Minerva
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title§§ Liste d'attesa e intramoenia = Liste d'attesa e visite intramoenia
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Estratto da pag. 3 di "T QUOTIDIANO" del 23 Apr 2026
di Fabio Cembrani
pubDate§§ 2026-04-23T04:16:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa e intramoenia di Fabio Cembrani L’editoriale Liste d’attesa e visite intramoenia I l problema dei tempi d’attesa in sanità pubblica è una questione complessa e del tutto scottante sulla quale, nel prendere posizione, si rischia di urtare molte sensibilità e di attirare critiche che, se ci saranno, mi auguro siano costruttive, non aggressive o manipolative. La sensibilità che si rischia di urtare – lo dichiaro fin da subito per evitare malintesi - non è solo quella dei medici i quali, da molti anni, sono stati autorizzati dal Parlamento ad esercitare la libera professione in intramoenia («dentro casa»). SEGUE A PAGINA 3 SEGUE DALLA PRIMA A d aggiungere, cioè, al monte orario contrattualmente dovuto, quel tempo aggiuntivo speso per dare una risposta alle richieste di salute dei cittadini che, sempre più, impattano contro lo scoglio dei tempi di attesa. Numeri e cifre ce ne sono state offerte molte, fors’anche troppe e ciò è avvenuto anche di recente grazie a Milena Gabanelli la quale, nella sua famosa «data room» dove si commentano fatti e dati in meno di tre minuti, le ha snocciolati in modo ampio e chiaro; facendoci capire che le liste di attesa sono diventate un problema strutturale che riguarda e coinvolge, cioè, noi tutti anche se questo non è il solo ed unico problema di sanità pubblica con il quale dovremmo responsabilmente confrontarci. Mi sento autorizzato a parlarne anche perché, avendo diretto per quasi 25 anni una struttura complessa di quella che è stata l’Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento, ho sempre sentito il dovere di non attivare una seconda lista di prenotazioni parallela a quella istituzionale, nonostante le critiche che mi sono state mosse da qualche collega che si appellava ad un diritto contrattualmente previsto. E questo è reale, perché di un diritto si tratta e di un diritto che proviene da lontano, da quando, cioè, il governo dell’epoca «venendo meno ai suoi doveri costituzionali» - come ha duramente annotato Ivan Cavicchi sul «Fatto Quotidiano» del 4 febbraio 2026 - «ha svenduto i diritti dei cittadini ad un sindacato ospedaliero amico». Ciò è avvenuto all’esito della approvazione del decreto legislativo numero 502 del dicembre 1992 il quale, all’articolo 4, imponeva ai Direttori generali delle Usl e delle nuove Aziende ospedaliere di individuare e riservare spazi adeguati all’esercizio della libera professione e di trasformare il 6%-12% dei posti letto disponibili in letti a pagamento; con spazi fisici che potevano anche essere reperiti attivando apposite convenzioni con le Case di cura o con le altre strutture sanitarie pubbliche o private, per un periodo di durata massima di un anno. La provvisorietà di questa disposizione ha poi trovato – come quasi sempre succede nel nostro Paese - continue proroghe anche se poi la percentuale dei posti letto a pagamento è stata rivista tra il 5% e il 10%. A questo provvedimento hanno poi fatto seguito altre leggi approvate quando il ministro della sanità era Rosy Bindi: la legge numero 662 del 1996 e, soprattutto, il decreto legislativo numero 229 approvato il 19 giugno del 1999 il quale, all’articolo 15, ha disciplinato l’attività intramoenia dei medici dipendenti prevedendo il non superamento di quella effettuata istituzionalmente: previsione, questa, poi confermata dalla legge numero 248 del 2006 in cui è stato ribadito questo principio generale, con precisazione dei soggetti titolati ad effettuare i controlli e le penalizzazioni conseguenti alle eventuali violazioni. Sono poi seguite altre norme: così la legge numero 120/2017 nella quale si stabiliva che i tariffari delle prestazioni effettuate in intramoenia devono essere concordati tra la Regione/Province autonome e i professionisti; e così la legge numero 158 del 2012 nella quale, tra l’altro, si stabiliva che il 5% del compenso derivato da queste prestazioni doveva essere trattenuto dall’Asl e vincolato a realizzare interventi mirati alla riduzione delle liste d’attesa con decurtazione della retribuzione di risultato dei Direttori generali nel c
aso di non rispetto dell’equilibrio fra l’attività in intramoenia e quella istituzionale. Altri importanti provvedimenti normativi si sono poi succeduti nel tempo: il più recente è sicuramente la legge numero 105 del 2025, approvata dall’attuale Parlamento con il preciso obiettivo di ridurre i tempi di attesa anche attraverso la creazione di una Piattaforma nazionale di raccolta dei dati, lanciata con grande enfasi mediatica il 26 giugno 2025. Anche se, trascorsi quasi 20 mesi dall’approvazione di questa legge, quella Piattaforma, come ha recentemente evidenziato il Gimbe, non è di nessuna utilità per i cittadini riportando indicatori incomprensibili, del tutto parziali (il monitoraggio verte solo su 17 prestazioni erogate non in regime intramoenia) e senza documentare le differenze che esistono tra le singole Regioni e Province autonome, tra le Aziende sanitarie, tra il pubblico e il privato accreditato. Di quella legge mancano ancora due decreti attuativi e, soprattutto, quella Piattaforma informatica non consente ancora di aver contezza dei ritardi e quali sono le aree in grande difficoltà che molti di noi, per esperienza diretta, conoscono benissimo. La triste realtà, denunciata dal presidente del Gimbe, è che esiste un ritardo normativo e tecnologico ai quali, a mio modo di vedere, si associa un altro (colpevole) ritardo: quello di aver rinunciato a dare piena e concreta attuazione all’articolo 32 della nostra Costituzione e ai principi fondativi del Servizio sanitario nazionale il cui mancato rispetto è causa di gravi effetti sulla salute delle persone, sull’economia delle famiglie e sulla tenuta della sanità pubblica quando fiorisce quella privata e le polizze proposte dalle Compagnie assicurative. Questo perché, come tutti sappiamo, sono quasi 6 milioni i cittadini italiani che, nel 2024, sono stati costretti a rinunciare alle cure. Lo ha ricordato a tutti anche il presidente dell’Istat nel corso dell’audizione sulla manovra economica per il 2026: il 9,9% della popolazione (contro il 7,6% dell’anno precedente), in termini assoluti circa 1,3 milioni di persone, soprattutto donne e anziani a causa delle liste d’attesa troppo elevate e con una tendenza in crescita hanno rinunciato a curarsi. La triste realtà che oggi emerge in maniera incontrovertibile è che il 30% circa delle prestazioni sanitarie fornite in Italia viene erogato in intramoenia e che 1,7 milioni di cittadini italiani sono dovuti ricorrere a prestiti per potersi curare come ha dimostrato la recentissima analisi realizzata, a gennaio di quest’anno, dall’Istituto di ricerca «mUp Research». Bene ha fatto Orazio Schillaci, attuale ministro della salute, a lanciare l’ennesimo grido d’allarme nel corso della presentazione del bilancio 2025 dell’attività dei carabinieri del Nas ammonendo le Regioni e le Province autonome ad un maggior impegno visto che sul totale dei controlli effettuati dall’Arma dei Carabinieri sono emerse 900 criticità proprio riguardo alla gestione delle prenotazioni e ai volumi dell’attività intramoenia, spesso superiori ai limiti previsti. Speriamo che dal governo centrale arrivino, oltre agli annunci, fatti concreti ed auguriamoci che, anche a livello locale, la politica sappia finalmente onorare al suo ruolo anche rendendo pubblici quei dati che ci potranno far capire in quale direzione (e con quali risultati) si è scelto di destinare quel 5% ricavato dall’attività intramoenia per il contenimento delle liste d’attesa. Con un augurio sincero: che, oltre ai controlli e alle verifiche necessarie (e comunque obbligatorie), ci sia un maggior impegno da parte di tutti e che chi esercita la professione di medico pubblico non ceda al vento del tempo ed abbia quel sussulto di dedizione e di umanità che – forse – si è smarrito nelle tessere del Ravensburger delle norme e dei contratti di lavoro. Fabio Cembrani ---End text--- Author: Fabio Cembrani Heading: L’editoriale Highlight: Image: -tit_org- Liste d’attesa e intramoenia Liste d’attesa e visite intramoenia -sec_org-
tp:writer§§ Fabio Cembrani
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title§§ Nuovi farmaci, vaccini e anticorpi le biotecnologie mettono il turbo
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Estratto da pag. 7 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 23 Apr 2026
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tp:ocr§§ ITALIA PAESE LEADER con il biotecnopolo. L'IA è uno degli strumenti chiave dell’accelerazione scientifica Nuovi farmaci, vaccini e anticorpi le biotecnologie mettono il turbo P arola di ministro. ”Le biotecnologie stanno trasformando profondamente la medicina contemporanea e rappresentano un ambito strategico per lo sviluppo scientifico, sanitario e industriale dell'Italia”. Lo ha sottolineato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, aprendo i lavori dell'evento promosso dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena nell'ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy. Al centro il ruolo crescente delle scienze della vita come componente strutturale del sistema Paese. Il Biotecnopolo è un esempio concreto della capacità di integrare ricerca, sviluppo tecnologico e applicazione clinica, con un contributo rilevante anche nel campo della resistenza antimicrobica. ”L'I talia può contare su competenze e infrastrutture di alto livello, alimentate dal lavoro quotidiano di ricercatrici e ricercatori”. La missione del Biotecnopolo è sviluppare farmaci, vaccini e anticorpi per le malattie emergenti e, in particolare, lavorare sul tema della resistenza agli antibiotici; su questo si stanno concentrando una parte importante delle attività utilizzando le tecnologie più avanzate: l'intelligenza artificiale è certamente uno degli strumenti chiave, insieme a tutto ciò che può aiutare a sviluppare soluzioni in modo efficace, rapido, sicuro e utile per le persone. Secondo Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, ”le biotecnologie oggi sono uno dei motori dell'economia del futuro e avranno un impatto sulla salute, sull'agricoltura, sulla bioeconomia, praticamente su tutti i settori. Sono quindi uno degli ambiti più rilevanti dal punto di vista economico per il futuro”. Grazie al lavoro del team del biotecnopolo guidato dal professor Rappuoli, stanno emergendo risultati significativi anche nel contrasto alla resistenza agli antibiotici. Il Biotecnopolo intende consolidare il proprio ruolo come hub di ricerca di eccellenza nazionale e internazionale. ”Penso che il Biotecnopolo rappresenti una vera e propria cintura di sicurezza per l'Italia - ha detto Alberto Mantovani, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità - La sostenibilità del nostro sistema sanitario dipende da molti fattori: dall'appropriatezza, dalla qualità, dall'efficienza, ma anche dalla ricerca; se noi siamo e saremo soltanto utilizzatori della ricerca altrui, il nostro sistema sanitario non reggerà, ecco perché il Biotecnopolo è un luogo strategico, luogo nel senso di luogo di cervelli, un presidio fondamentale per il futuro del Paese”. A livello internazionale l’Italia è protagonista di accordi importanti. Pochi giorni fa, si è svolta a Washington una riunione della joint commission Italia Stati Uniti sulla cooperazione scientifica e tecnologica che ha dato vita al Biotechnology Working Group per rafforzare la collaborazione strutturata tra i due paesi, in modo da connettere ricerca, innovazione e capitale e da trasformare l'eccellenza scientifica in soluzioni concrete per la salute, la competitività industriale e lo sviluppo territoriale. An. Ben. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nuovi farmaci, vaccini e anticorpi le biotecnologie mettono il turbo -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Tagli su rimborsi, sanità, scuola: lo sconto sulle accise di Meloni = La guerra schianta i Conti di Meloni&C.
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Estratto da pag. 4 di "FATTO QUOTIDIANO" del 23 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-23T03:48:00+00:00
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tp:ocr§§ SOLDI Giorgetti: “No aumenti a Difesa. L’Ue ci aiuti sull’energia” Tagli su rimborsi, sanità, scuola: lo sconto sulle accise di Meloni Nodo energetico Il ministro dell’Economia Giorgetti. Sotto, murale a Teheran: la mano “stritola” lo Stretto FOTO ANSA / LAPRESSE LA GUERRA SCHIANTA I CONTI DI MELONI&C. p L’Italia resta in procedura d’infrazione europea (deficit/Pil sopra il 3% e la crescita rallenta). Il decreto carburanti, scaduto, lo pagheranno i cittadini con la scure sui ministeri q DE RUBERTIS E DI FOGGIA A PAG. 4 - 5 L a traiettoria era già complicata prima, ora per il governo è davvero arduo pensare di aumentare le spese per la difesa e insieme trovare le risorse per la crisi energetica causata dalla guerra. Quest’ultima richiederà uno scostamento di bilancio, anche senza l’ok di Bruxelles se necessario. Giancarlo Giorgetti l’ha spiegato ieri ai giornalisti al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il Documento di finanza pubblica (Dfp): “Il quadro meriterà urgentemente decisioni politiche in merito alla possibilità, già consentita, di deroga sulle spese per la difesa – ha detto il ministro dell’Economia –. E merita altrettanta attenzione la situazione dello choc di tipo energetico. Io tenderei a valutarle in modo coerente e comune, ma in Europa non la vedono così”. SERVE UNA TRADUZIONE per chi non conosce i meccanismi oscuri (e ottusi) dei vincoli fiscali europei, ma prima una premessa generale. La crescita italiana stava già rallentando, con la guerra nel Golfo può arrestarsi. Per ora il Dfp – che per richiesta della maggioranza contiene solo il quadro “tendenziale” di finanza pubblica, quindi il governo non deve dire cosa vuol fare con la prossima manovra (anche perché non ne ha idea) – prevede una lieve limatura delle stime: il Pil quest’anno crescerà dello 0,6% invece che dello 0,7% previsto in autunno, di conseguenza il deficit scenderà meno del previsto (2,9% invece del 2,8% del Pil, il debito/Pil supererà il 138%. Problema: sono numeri scritti sulla sabbia perché risalgono al 9 aprile e la guerra nel frattempo è andata avanti. “Sono già discutibili, ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”, ha ammesso Giorgetti (“Se volete stime attendibili chiedete a Trump...”). Insomma, fare previsioni è inutile. Per dare l’idea, secondo Confindustria se le tensioni nel Golfo continuano fino a fine anno, la bolletta energetica salirà di 21 miliardi e la recessione è certa. In questo quadro si inserisce lo scenario europeo. Lo scorso autunno il governo ipotizzava che già nel 2025 il rapporto deficit/Pil sarebbe sceso sotto il 3% in modo da far uscire l’Italia dalla procedura d’infrazione europea per disavanzi eccessivi e chiedere poi l’attivazione della clausola che permetterebbe di aumentare le spese in Difesa escludendole dai vincoli Ue. La previsione era di aumentarle di 12 miliardi a regime alla fine del triennio (3,5 già quest’anno), 23 miliardi cumulati per far fronte agli impegni presi con la Nato. Ieri invece l’Istat ha confermato che il deficit/Pil s’è fermato al 3,1%, quindi niente uscita dalla procedura Ue. Giorgetti, come Giorgia Meloni, dà la colpa al Superbonus. “Fa rabbia”, ha commentato la premier. Fatto sta che ora la faccenda si complica parecchio. L’Italia può chiedere lo stesso la clausola per la difesa, tanto più che servirebbe anche per i 15 miliardi di prestiti europei chiesti per il riarmo (il programma Safe) ma, per come sono scritti i regolamenti Ue, la conseguenza sarebbe di non uscire dalla procedura d’infrazione “per sempre”. E questo a non dire degli oneri per i debiti contratti che impatterebbero comunque sui conti pubblici. Insomma, se già era complicato prima, ora diventa impossibile con lo choc energetico. “Se si fa uno scostamento di Bilancio c’è una priorità” ed è l’aumento dei prezzi, ha detto il ministro, che non esclude che l’Italia, in questo senso, “possa muoversi da sola”, una minaccia mai resa così esplicita. La palla passa al Parlamento, la maggioranza dovrà indicare le scelte nella risoluzione che accompagner
à il voto sul documento. Da Bruxelles, per ora, non c’è nessuna apertura. “Io non ho chiesto la deroga al Patto di stabilità, ho chiesto di essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni – ha continuato Giorgetti –. Non è accettabile la rigidità rispetto a un mondo che è completamente cambiato”. A fine mese serve decidere se prorogare gli sconti sulle accise, che hanno un costo di 500 milioni al mese, e valutare altre misure. La priorità, ha spiegato Giorgetti, è evitare che i rincari sui trasporti si trasmettano sui prezzi alimentari. Per questo la manovra d’autunno dovrà comunque affrontare il problema. L’Italia insieme a Spagna, Germania, Portogallo e Austria aveva chiesto una tassa europea sui profitti energetici per finanziare le misure, “ma non è stata accolta”. “Siamo medici da campo, abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare. Non possiamo dargli l’aspirina”, ha attaccato Giorgetti, preoccupato anche che la Bce possa avviare una stretta monetaria per fronteggiare l’inflazione che “innescherebbe un circolo vizioso per imprese, famiglie e Stati”. Se ne parlerà oggi al vertice Ue di Cipro. ---End text--- Author: Carlo Di Foggia Heading: Highlight: Finanza pubblica “Dfp” L’Italia resta in infrazione e il Pil rallenta. Giorgetti attacca l’Europa: “Aiuti sull’energia o faremo da soli”. Il riarmo si allontana I NUMERI 0,6% È LA CRESCITA del Pil: il valore quest’anno scenderà dello 0,1% rispetto allo 0,7% previsto in autunno 2,9% È IL DEFICIT nel 2026 sceso meno del previsto. Passerà al 2,8% nel 2027 e arriva al 2,5% nel 2028 138,6% È IL DEBITO/PIL salito nel 2026. Resta al 138,5% nel 2027 e scende solo al 137,9% nel 2028, insomma meno spazio di quanto il governo immaginasse Image: -tit_org- Tagli su rimborsi, sanità, scuola: lo sconto sulle accise di Meloni La guerra schianta i Conti di Meloni&C. -sec_org-
tp:writer§§ Carlo Di Foggia
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title§§ La legge sul fine vita è un'altra frattura nel governo. FdI contro Marina
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Estratto da pag. 8 di "FOGLIO" del 23 Apr 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ La legge sul fine vita è un’altra frattura nel governo. FdI contro Marina Roma. Per Marina Berlusconi, è la pietra angolare. Per Giorgia Meloni, la pietra dello scandalo. La legge sul fine vita, oggi, è il punto. Il verbo su cui la figlia del Cav. scommette. Da cui vorrà avviare se non la discesa in campo perlomeno l’ascesa del dirittismo. Tutti in Forza Italia ci credono. Tutti la vogliono. E su questo tema, MB non deroga. E dunque la vogliono tutti. A cominciare dal senatore Pierantonio Zanettin. Il relatore del testo che però – piccolo dettaglio – dicono giaccia in stato abbandonico. Se infatti la Lega non s’oppone, se Salvini per ora tace – a prevalere è piuttosto la linea Zaia – Fratelli d’Italia l’ha un po’ in orrore. La legge – dicono in FI – è ferma dal luglio scorso nella commissioni Giustizia e Affari sociali al Senato. Ed è l’ennesima lesione nella maggioranza: un’altra Giorgia’s Vision forse inconciliabile con l’Agenda Marina. Ne chiediamo conto al senatore Zanettin. “Non è un mistero – dice il relatore di FI – che ci siano sensibilità diverse. C’è chi dice che il Servizio sanitario nazionale non debba far niente, chi dice che debba fare molto, e chi poco. Di certo c’è che oggi la legge è ferma perché il governo la tiene ferma”. E perché la tiene ferma? “Forse perché, come ha detto lei, ci sono sensibilità distanti? Se inconciliabili o meno, io non lo direi. Fatto sta che sia il ministero della Salute sia quello delle Finanze, a oggi, non si sono mossi”. E il suo correlatore, il senatore meloniano Ignazio Zullo? “Ne discutiamo”. L’oggetto della discussione, soprattutto, riguarda il ruolo del Servizio sanitario nazionale. Ssn che, dice Zanettin, “per alcuni non dovrebbe mai intervenire sul suicidio assistito e per altri sì”. A sentire il correlatore di FdI, il senatore Ignazio Zullo, “il ruolo del Ssn è anzitutto legato a un’ampia legislazione orientata alla salute e alla vita”. E’ qui il contendere. “Anche la Corte 144 costituzionale – dice Zullo – afferma il principio per cui l’esigenza di lasciarsi morire non debba essere condizionata ma sempre libera”. Libera da? “Anche dalla mancanza di cure palliative che a loro volta sono un’offerta e non un obbligo”... Offerta, obbligo, ovvero nodi su cui si giocava a suo tempo la mediazione per addivenire a un testo condiviso. Per quanto poi Forza Italia – per opportunità politica – avesse sottoscritto l’esclusione del Ssn dai costi sanitari, farmaceutici e della strumentazione essenziale al suicidio. Ma ecco. Ora che il partito è in fase di ricollocamento – in fase di rebranding direbbero in Fininvest dove l’ad Pellegrino fa già i suoi casting per le elezioni – ecco che il fuoco s’è riacceso. E la vampa, adesso, è proprio quel testo dimenticato. A riaccendere FI, oggi, è la legge trascurata dal governo. Anche – si dice – per le resistenze di Alfredo Mantovano. Il sottosegretario e katechon di Giorgia Meloni. “Io non ritengo – ci dice Ignazio Zul172 lo – che la legge sia in stato di abbandono”. In Forza Italia dicono di sì. “Io non lo penso. La verità è che stiamo semplicemente aspettando i pareri tecnici della quinta commissione”. La commissione Bilancio. “Esatto. Aspettiamo dei pareri. E’ il regolare iter del Parlamento”. Non è il Vade retro di Mantovano, quindi? “Non direi”. Non è la discesa in campo di Marina? “Non ho sensazioni di questo tipo. E’ il percorso legislativo di un testo che s’incammina sui binari del diritto alla vita e della non punibilità di chi aiuti un uomo a suicidarsi”. Per voi è la zona grigia dove allo stato tocca astenersi il più possibile. Per gli altri è “una legislazione arlecchino – così dice Zanettin – con disparità sul territorio nel trattamento dei cittadini”. “E’ una ‘zona grigia’, come dice lei, che va però chiarita il più possibile. Sia per affermare il diritto alla vita del malato, sia per tutelare dal procedimento penale chi lo aiuti nel suicidio”. E’ la legge di Marina o la legge di Giorgia? Di certo sembra – ma non è – la legge sul fine vita del governo. Il suicidio assistito del centrodestra. Ginevra Lega
nza ---End text--- Author: Ginevra Leganza Heading: Highlight: Image: -tit_org- La legge sul fine vita è un’altra frattura nel governo. FdI contro Marina -sec_org-
tp:writer§§ Ginevra Leganza
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title§§ Sanità, al via il rinnovo del contratto Sul tavolo 3 miliardi per gli aumenti
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Estratto da pag. 14 di "MESSAGGERO" del 23 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-23T03:45:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, al via il rinnovo del contratto Sul tavolo 3 miliardi per gli aumenti IL PUBBLICO IMPIEGO ROMA Ha preso ufficialmente il via il tavolo per il rinovo del contratto dei dipendenti della Sanità. Si tratta di circa 600 mila lavoratori tra infermieri, altro personale sanitario e personale amministrativo. Sul tavolo ci sono tre miliardi di euro, quanto basta per garantire aumenti in busta paga del 5,4 per cento. A queste risorse si aggiungono, spiega l’Aran, i 480 milioni di euro stanziati dalla legge n. 199/2025 per l'incremento dell'indennità di specificità infermieristica. Quattro gli assi strategici indicati nell'atto di indirizzo del Comitato di settore Regioni-Sanità: rafforzare l'attrattività del Ssn, migliorare le condizioni di lavoro, completare il sistema di ordinamento professionale e valorizzare la digitalizzazione. «Con l'avvio oggi in Aran della trattativa per il rinnovo del contratto del comparto Sanità, che riguarda circa 600.000 lavoratrici e lavoratori professionisti del settore, raggiungiamo un traguardo che considera l’intero sistema del pubblico impiego. Sono tre i comparti già avviati: l'Istruzione e Ricerca, dove siamo già giunti alla firma; le Funzioni Centrali, dove la trattativa è a buon punto; e oggi la Sanità. La settimana prossima toccherà alle Funzioni Locali. Questo significa che tutte le trattative del ciclo 2025/2027 del pubblico impiego sono operative. Non si tratta di un dato tecnico. È un segnale politico preciso: la continuità della contrattazione collettiva è un impegno mantenuto», ha commentato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. «Molti dei contratti del ciclo 2022/2024 sono stati sottoscritti entro fine 2025 — il Ccnl Funzioni Locali è stato firmato a febbraio 2026 — e già ripartono i rinnovi. Questo non era mai accaduto con questa tempestività», ha rivendicato sempre il ministro per la Pubblica amministrazione, ricordando che le risorse messe in campo per il comparto ammontano a circa 3 miliardi di euro. LE STIME «Il rinnovo complessivo del pubblico impiego supera i 10 miliardi: una cifra coerente con il ciclo precedente, che conferma l'attenzione strutturale del Governo alle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Voglio sottolineare», ha aggiunto ancora Zangrillo, «l’impegno straordinario dell'Aran: in questo momento l'Agenzia gestisce più trattative aperte contemporaneamente. Non era mai successo prima, ed è la misura concreta di quanto lavoro stia sostenendo. Sul merito del contratto, i temi che ci stanno più a cuore — coerentemente con gli obiettivi delle Regioni — sono l'attrattività della professione sanitaria, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la conciliazione vita-lavoro e il welfare integrativo. Sono le leve», ha detto il ministro, «su cui dobbiamo agire per restituire dignità e prospettive a chi ogni giorno garantisce la salute dei cittadini. Mi auguro che si giunga alla sottoscrizione nel più breve tempo possibile, con il consenso di tutte le organizzazioni sindacali». F. Bis. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: F. Bis. Heading: Highlight: INTERESSATI OLTRE 600 MILA DIPENDENTI GLI INCREMENTI IN BUSTA PAGA FISSATI AL 5,4% Image:Paolo Zangrillo, ministro della Pa -tit_org- Sanità, al via il rinnovo del contratto Sul tavolo 3 miliardi per gli aumenti -sec_org-
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title§§ Al via le trattative per il contratto sanità
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Estratto da pag. 16 di "SOLE 24 ORE" del 23 Apr 2026
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tp:ocr§§ pubblico impiego Al via le trattative per il contratto sanità Si sono aperte ieri mattina, nella sede dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), le trattative per il rinnovo del contratto del personale sanitario per il triennio 2025-2027, che riguarda quasi 600 mila dipendenti. Il negoziato, fa sapere l’Aran, si apre con risorse definite: poco più di 512 milioni di euro lordi per il 2025, 1.024 milioni per il 2026 e 1.537 milioni a regime dal 2027, pari al 5,4% del monte salari 2023. A queste si aggiungono 480 milioni di euro stanziati dalla legge 199 del 2025 per l’incremento dell’indennità di specificità infermieristica. «Lavoriamo per dare più dignità e prospettive a chi garantisce la salute dei cittadini», sostiene il ministro per la Pa Paolo Zangrillo. «È un segnale concreto del fatto che la contrattazione pubblica ha ripreso il suo ritmo fisiologico», aggiunge il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Al via le trattative per il contratto sanità -sec_org-
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