title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Accade Ora link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044509396.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "accadeora.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044509396.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044509396.PDF', 'title': 'accadeora.it'} tp:url§§ https://accadeora.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044509396.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. All Rights Reserved.Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044509396.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038809451.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "adnkronos.com" del 21 Apr 2026
L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. ''Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente
pubDate§§ 2026-04-21T13:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038809451.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038809451.PDF', 'title': 'adnkronos.com'} tp:url§§ https://www.adnkronos.com/salute/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi_4NOhXJtj2sXqixb6rLBsrV tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038809451.PDF tp:ocr§§ L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale".L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti".Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale".Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria".Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma no n coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore".Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni".Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte»."L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". tp:writer§§ Adnkronos guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038809451.PDF §---§ title§§ RAINEWS * SALUTE: «ENDOMETRIOSI, REPORT GIMBE: FINO A 10 ANNI PER UNA DIAGNOSI» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102873008797.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 21 Apr 2026
Nino Cartabellotta: "Regioni in ordine sparso sull''assistenza"
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Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 21 Apr 2026
DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi
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Estratto da pag. 1 di "agipress.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "agipress.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "altoadige.it" del 21 Apr 2026
Alto Adige è il quotidiano online di Bolzano continuamente aggiornato, con foto e video, su cronaca, politica, sport, cultura, spettacoli ed economia
pubDate§§ 2026-04-21T10:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896109080.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896109080.PDF', 'title': 'altoadige.it'} tp:url§§ http://www.altoadige.it/salute-e-benessere/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-la-diagnosi-e-casi-sottostimati-1.4346088 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896109080.PDF tp:ocr§§ (ANSA) - ROMA, 21 APR - Ritardi diagnostici che arrivano fino a 10 anni e casi ampiamente sottostimati, con 0,76 malate su 1000 donne in età fertile (circa 9mila nuovi casi l'anno), quando le stime epidemiologiche internazionali parlano di una donna su 10 colpita da endometriosi. Inoltre, nel nostro Paese permangono marcate differenze tra le Regioni nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria per questa patologia. È il quadro che emerge sull'endometriosi in Italia dal nuovo report dell'osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', diffuso in occasione della Giornata nazionale della salute della donna (22 aprile). Il ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall'esordio dei sintomi, è causato dalla variabilità clinica, dell'assenza di test diagnostici specifici e dalle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. "Un ritardo di tale entità significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Inoltre, per quanto riguarda l'approvazione formale dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) le reti cliniche regionali, la distribuzione di centri specialistici di riferimento e le modalità di accesso alle prestazioni in esenzione, nelle Regioni italiane si rileva un quadro frammentato. Solo alcune Regioni (tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia) dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull'endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d'Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell'accesso alle cure. Un altro nodo critico riguarda l'elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione, che afferisce a un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia. Solo alcune Regioni hanno ampliato l'offerta con risorse proprie: estensione dell'esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d'Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l'accesso ai farmaci in Sicilia. (ANSA). tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896109080.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per la diagnosi e casi sottostimati - Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102891508870.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 21 Apr 2026
Ritardi diagnostici che arrivano fino a 10 anni e casi ampiamente sottostimati, con 0,76 malate su 1000 donne in età fertile (circa 9mila nuovi casi l''anno), quando le stime epidemiologiche internazionali parlano di una donna su 10 colpita da endometriosi. (ANSA)
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Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 21 Apr 2026
Ritardi diagnostici che arrivano fino a 10 anni e casi ampiamente sottostimati, con 0,76 malate su 1000 donne in età fertile (circa 9mila nuovi casi l''anno), quando le stime epidemiologiche internazionali parlano di una donna su 10 colpita da endometriosi. (ANSA)
pubDate§§ 2026-04-21T13:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055809473.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055809473.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/04/21/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-la-diagnosi-e-casi-sottostimati_feac0dcf-2f8b-45a2-9963-f00208b6bd70.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055809473.PDF tp:ocr§§ Ritardi diagnostici che arrivano finoa 10 anni e casi ampiamente sottostimati, con 0,76 malate su1000 donne in età fertile (circa 9mila nuovi casi l'anno),quando le stime epidemiologiche internazionali parlano di unadonna su 10 colpita da endometriosi. Inoltre, nel nostro Paesepermangono marcate differenze tra le Regioni nell'organizzazionedell'assistenza sanitaria per questa patologia. È il quadro che emerge sull'endometriosi in Italia dal nuovoreport dell'osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenzescientifiche e diseguaglianze regionali', diffuso in occasionedella Giornata nazionale della salute della donna (22 aprile). Il ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 annidall'esordio dei sintomi, è causato dalla variabilità clinica,dell'assenza di test diagnostici specifici e dalle difficoltà diaccesso a valutazioni specialistiche. "Un ritardo di tale entitàsignifica anni di dolore, peggioramento della qualità di vita eaumento del rischio di complicanze - sottolinea NinoCartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -. Ridurlo devediventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Inoltre, per quanto riguarda l'approvazione formale dei Percorsidiagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) le reti clinicheregionali, la distribuzione di centri specialistici diriferimento e le modalità di accesso alle prestazioni inesenzione, nelle Regioni italiane si rileva un quadroframmentato. Solo alcune Regioni (tra cui Campania,Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia)dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre inmolte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi annidiverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specificisull'endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte,Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d'Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in unmiglioramento concreto dell'accesso alle cure. Un altro nodo critico riguarda l'elenco delle prestazionidiagnostiche in esenzione, che afferisce a un perimetro limitatosolo alle fasi avanzate di malattia. Solo alcune Regioni hannoampliato l'offerta con risorse proprie: estensionedell'esenzione per le forme lievi e supporto psicologicogratuito in Valle d'Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonaliin Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita incondizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione perl'accesso ai farmaci in Sicilia. Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055809473.PDF §---§ title§§ Sanità, Errico (FI): “Campania maglia nera per carenza di medici di base. Serve intervento straordinario di Fico” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103046209377.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "anteprima24.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "cagliarilivemagazine.it" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T13:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052309566.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052309566.PDF', 'title': 'cagliarilivemagazine.it'} tp:url§§ https://www.cagliarilivemagazine.it/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052309566.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. “Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari”. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. “L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”. L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”. Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, “un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche”. “Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale”. Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”. Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”. Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”. Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. “I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». “L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052309566.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi' - Cagliari Live Tv link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103067309608.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cagliarilivetv.it" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T14:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103067309608.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103067309608.PDF', 'title': 'cagliarilivetv.it'} tp:url§§ https://www.cagliarilivetv.it/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103067309608.PDF tp:ocr§§ Cagliari Live TvLa nuova Web TV di Cagliari Live(Adnkronos) – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. “Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari”. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. “L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”. L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”. Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, “un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche”. “Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale”. Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”. Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garan tite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”. Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”. Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. “I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». “L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)authorSee author's postsIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.Indirizzo email:Cagliari Live di Garau SalvatoreVia Su Pirastu San Sperate SUTel. 3477722578infocagliarilive@gmail.cominfocagliarilive@pec.itP. Iva 03859880928Testata Giornalistica iscritta al tribunale di Cagliari con numero 11/2021Iscrizione R.O.C. n° 36901Direttore Responsabile Maria Laura ScifoSostieni il nostro lavoro con una donazione tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103067309608.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - CampaniaPress link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103045009381.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "campaniapress.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
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È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103045009381.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038909452.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadi.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038909452.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038909452.PDF', 'title': 'cittadi.it'} tp:url§§ https://cittadi.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038909452.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038909452.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Citta di Napoli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043909402.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadinapoli.com" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043909402.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043909402.PDF', 'title': 'cittadinapoli.com'} tp:url§§ https://cittadinapoli.com/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043909402.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadinapoli.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043909402.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Comunicazione Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043809401.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "comunicazionenazionale.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043809401.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043809401.PDF', 'title': 'comunicazionenazionale.it'} tp:url§§ https://comunicazionenazionale.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043809401.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, comunicazionenazionale.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 5292 del 2/4/2002 | Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo direzione@forumitalia.info per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043809401.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043409397.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrierediancona.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043409397.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043409397.PDF', 'title': 'corrierediancona.it'} tp:url§§ https://corrierediancona.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043409397.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043409397.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039009449.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredipalermo.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039009449.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039009449.PDF', 'title': 'corrieredipalermo.it'} tp:url§§ https://corrieredipalermo.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039009449.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039009449.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi | Corriere Flegreo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027809241.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corriereflegreo.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
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È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corriereflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027809241.PDF §---§ title§§ Endometriosi, ne soffre il 10% delle donne. In Italia tra 7/10 anni per la diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103050509584.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.it" del 21 Apr 2026
È quanto emerge dal nuovo report dell''Osservatorio Gimbe: "La malattia è ampiamente sotto-diagnosticata"
pubDate§§ 2026-04-21T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103050509584.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103050509584.PDF', 'title': 'corrierenazionale.it'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.it/2026/04/21/endometriosi-ne-soffre-il-10-delle-donne-in-italia-tra-7-10-anni-per-la-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103050509584.PDF tp:ocr§§ È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe: “La malattia è ampiamente sotto-diagnosticata”L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”. L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZAPermangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONIL’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principa lmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”. Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZEPer migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. “I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate– evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”. “L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi. Tags: donne, endometriosi, Ginecologia, Osservatorio Gimbe tp:writer§§ CorNaz guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103050509584.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Cronache del Mezzogiorno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043709404.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedelmezzogiorno.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043709404.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043709404.PDF', 'title': 'cronachedelmezzogiorno.it'} tp:url§§ https://cronachedelmezzogiorno.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043709404.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedelmezzogiorno.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043709404.PDF §---§ title§§ Sanità, Errico: "Campania maglia nera per carenza di medici di base" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896809071.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedelsannio.it" del 21 Apr 2026
Il consigliere regionale di Forza Italia: "Serve intervento straordinario di Fico"
pubDate§§ 2026-04-21T10:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896809071.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896809071.PDF', 'title': 'cronachedelsannio.it'} tp:url§§ https://www.cronachedelsannio.it/sannionews24/sanita-errico-campania-maglia-nera-carenza-medici-base/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896809071.PDF tp:ocr§§ “La Campania si conferma tra le regioni più in difficoltà sul fronte dell’assistenza medica territoriale, con un quadro che rischia di aggravarsi nei prossimi anni”. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Errico, componente della Commissione Sanità, alla luce dei dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sulla carenza di medici di Medicina Generale.“I numeri sono inequivocabili e preoccupanti: la Campania registra un primato negativo nella disponibilità di medici di base e, secondo le stime, perderà ulteriori 1.147 professionisti nei prossimi quattro anni. Un dato che certifica il fallimento della programmazione regionale e l’assenza di una strategia efficace sul ricambio generazionale”, dichiara Errico.La carenza di medici di famiglia si traduce già oggi in disagi concreti per i cittadini, con difficoltà crescenti nell’accesso alle cure primarie, liste di assistiti sempre più lunghe e territori scoperti, soprattutto nelle aree interne. “Il progressivo indebolimento della medicina territoriale – prosegue – sta determinando un inevitabile sovraccarico dei pronto soccorso, che diventano l’unico punto di riferimento per bisogni sanitari che dovrebbero trovare risposta sul territorio”.Nel mirino del consigliere azzurro la gestione regionale della sanità. “Siamo di fronte a una mancanza di visione e di pianificazione. Non si è investito a sufficienza nella formazione e nell’inserimento di nuovi medici, né si è reso attrattivo il ruolo del medico di base, oggi sempre meno scelto dai giovani laureati”. Da qui l’appello diretto al presidente della Regione Campania, Roberto Fico. “È necessario un intervento urgente e straordinario: occorre aumentare in maniera significativa le borse di studio per la medicina generale, introdurre incentivi concreti per le aree carenti e rendere più attrattiva una professione fondamentale per la tenuta del sistema sanitario”.Errico richiama infine il tema della tutela dei diritti fondamentali. “In una regione che invecchia rapidamente, la carenza di medici di base mette seriamente a rischio il diritto costituzionale alla salute. Senza un’inversione di rotta immediata, il sistema rischia di non reggere. La politica regionale si assuma fino in fondo la responsabilità di garantire ai cittadini un’assistenza dignitosa ed efficiente”.Comunicato Stampa tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102896809071.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Cronache Abruzzo e Molise link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043309400.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachediabruzzoemolise.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043309400.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043309400.PDF', 'title': 'cronachediabruzzoemolise.it'} tp:url§§ https://cronachediabruzzoemolise.it/2026/04/21/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043309400.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachediabruzzoemolise.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043309400.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043609403.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedibari.com" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043609403.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043609403.PDF', 'title': 'cronachedibari.com'} tp:url§§ https://cronachedibari.com/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043609403.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103043609403.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Cronache di Milano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103042209353.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedimilano.com" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103042209353.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103042209353.PDF', 'title': 'cronachedimilano.com'} tp:url§§ https://cronachedimilano.com/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103042209353.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103042209353.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053709488.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronacheditrentoetrieste.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053709488.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053709488.PDF', 'title': 'cronacheditrentoetrieste.it'} tp:url§§ https://cronacheditrentoetrieste.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053709488.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053709488.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, ‘fino a 10 anni per una diagnosi’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037009461.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "dallaplatea.it" del 21 Apr 2026
Dalla Platea.it è il portale di informazione sul Lazio ed il suo territorio con un focus principale su Roma, con notizie di cronaca, sport, cultura ed intrattenimento
pubDate§§ 2026-04-21T13:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037009461.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037009461.PDF', 'title': 'dallaplatea.it'} tp:url§§ https://www.dallaplatea.it/2026/04/21/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037009461.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale". L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti". Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria". Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme men o gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore". Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni". Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». "L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info) tp:writer§§ Fabrizio Gerolla guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037009461.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102909809197.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "dire.it" del 21 Apr 2026
È quanto emerge dal nuovo report dell''Osservatorio Gimbe: "La malattia è ampiamente sotto-diagnosticata"
pubDate§§ 2026-04-21T11:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102909809197.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102909809197.PDF', 'title': 'dire.it'} tp:url§§ https://www.dire.it/21-04-2026/1233490-endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102909809197.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali‘, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato– afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta– perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.“I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate– evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.“L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102909809197.PDF §---§ title§§ Endometriosi, diagnosi fino a 10 anni dopo. Disparità tra Regioni su cure e assistenza. Il report Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102892408867.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "doctor33.it" del 21 Apr 2026
Fondazione GIMBE segnala ritardi diagnostici fino a 10 anni, sottodiagnosi e forti differenze regionali su PDTA, reti cliniche ed esenzioni per l’endometriosi
pubDate§§ 2026-04-21T09:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102892408867.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102892408867.PDF', 'title': 'doctor33.it'} tp:url§§ https://www.doctor33.it/articolo/67476/endometriosi-diagnosi-fino-a-10-anni-dopo-disparita-tra-regioni-su-cure-e-assistenza-il-report-gimbe tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102892408867.PDF tp:ocr§§ La diagnosi dell’endometriosi in Italia può arrivare fino a 10 anni dopo l’esordio dei sintomi e l’assistenza resta disomogenea tra le Regioni. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Fondazione GIMBE “Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali”, che analizza le evidenze disponibili e l’assetto organizzativo regionale. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, «l’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato» perché «la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale».Secondo le analisi riportate nel report, basate sui dati ospedalieri, in Italia l’incidenza è pari a 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, circa 9.300 nuovi casi l’anno. GIMBE precisa però che si tratta di una sottostima rilevante, perché i dati derivano prevalentemente dai casi ospedalizzati, quindi dalle forme più gravi.Uno dei nodi centrali è il ritardo diagnostico, stimato tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi. Tra le cause indicate: variabilità clinica, assenza di test diagnostici specifici e difficoltà di accesso alle valutazioni specialistiche. «Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze».Il report evidenzia marcate differenze regionali nell’organizzazione dell’assistenza: Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA), reti cliniche regionali, distribuzione dei centri specialistici e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione risultano non uniformi.Alla rilevazione aggiornata a marzo 2026, solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di PDTA sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre tali strumenti risultano parziali o assenti. «Il quadro resta molto eterogeneo», osserva Cartabellotta.L’endometriosi negli stadi III e IV è inserita tra le malattie croniche esenti con il DPCM LEA del 2017. Secondo GIMBE, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono soprattutto controlli ed esami diagnostici mirati e non includono le forme meno gravi della malattia, stadi I e II.Il report richiama inoltre la sentenza del TAR del Lazio del 22 settembre 2025, che ha dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe, con effetti differiti di 365 giorni. Per GIMBE permane quindi il rischio di una revisione dell’impianto vigente.Tra le priorità indicate: sviluppo di reti cliniche regionali strutturate, piena operatività dei PDTA, integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, accesso uniforme alle prestazioni esenti e riduzione del ritardo diagnostico.«Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate – conclude Cartabellotta – non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale».???????????Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito...L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso...Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazion e nel sistema cura e nel sistema persona...Inserisci le tue chiavi di accesso tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102892408867.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027609243.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "forumitalia.info" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T11:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027609243.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027609243.PDF', 'title': 'forumitalia.info'} tp:url§§ https://www.forumitalia.info/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027609243.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027609243.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Gazzetta di Genova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055909474.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "gazzettadigenova.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055909474.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055909474.PDF', 'title': 'gazzettadigenova.it'} tp:url§§ https://gazzettadigenova.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055909474.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055909474.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103036309406.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredibologna.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
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È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103036309406.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Il Corriere di Firenze link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103032309254.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredifirenze.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103032309254.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103032309254.PDF', 'title': 'ilcorrieredifirenze.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredifirenze.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103032309254.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103032309254.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Il Giornale di Torino link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103021009301.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilgiornaleditorino.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
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È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilgiornaleditorino.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103021009301.PDF §---§ title§§ Sanita': Gimbe, endometriosi sottostimata e con forti disparita' tra le Regioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102872408811.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "insalutenews.it" del 21 Apr 2026
Bologna, 21 aprile 2026 - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È
pubDate§§ 2026-04-21T10:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902308962.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902308962.PDF', 'title': 'insalutenews.it'} tp:url§§ https://www.insalutenews.it/in-salute/endometriosi-diagnosi-in-ritardo-di-10-anni-litalia-divisa-in-due-tra-regioni-virtuose-e-zone-dombra-report-gimbe/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=endometriosi-diagnosi-in-ritardo-di-10-anni-litalia-divisa-in-due-tra-regioni-virtuose-e-zone-dombra-report-gimbe tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902308962.PDF tp:ocr§§ Bologna, 21 aprile 2026 – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari.È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio GIMBE “Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali”, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano Nazionale della Cronicità (PNC) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.Epidemiologia e ritardi diagnosticiDott. Nino CartabellottaSecondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche.“Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale”.Disuguaglianze regionali nell’assistenzaPermangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di PDTA sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure.“Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.Esenzioni e accesso alle prestazioniL’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il DPCM sui LEA del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica am bulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il TAR del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe.Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche.“Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela “a geometria variabile”: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.Le priorità per ridurre le diseguaglianzePer migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i PDTA, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.“L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”. tp:writer§§ insalutenews.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902308962.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - News sulla città di Roma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103057809509.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lacittadiroma.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103057809509.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103057809509.PDF', 'title': 'lacittadiroma.it'} tp:url§§ https://lacittadiroma.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103057809509.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103057809509.PDF §---§ title§§ La sanità pubblica reggerà? a Bologna prova a rispondere Exposanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902108964.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lapressa.it" del 21 Apr 2026
Politica: La manifestazione dedicata al mondo della salute, dal 22 al 24 aprile, proporrà un confronto sui temi cardine per il rilancio del Servizio sanitario nazionale
pubDate§§ 2026-04-21T10:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902108964.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902108964.PDF', 'title': 'lapressa.it'} tp:url§§ https://www.lapressa.it//articoli/politica/la-sanit-pubblica-regger-a-bologna-prova-a-rispondere-exposanit tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902108964.PDF tp:ocr§§ Apre domani, mercoledì 22 aprile, a BolognaFiere, Exposanità. Sullo sfondo la domanda che ogni cittadino si pone con preoccupazione: potrà il SSN preservare la salute come diritto universale? Il claim scelto per l'edizione 2026, Planning Solutions, rivela la necessità di una nuova programmazione del SSN per salvarne il carattere universalistico ed egalitario, patrimonio insostituibile del sistema di Welfare italiano. Exposanità affronterà tutti i nodi cruciali del sanità italiana: dalle nuove frontiere aperte dalla tecnologia -intelligenza artificiale, telemedicina, robotica, ausili indossabili, - ai grandi temi cardine per il rinnovo del SSN, quali la prossimità di cura e la cronicità, dalla prevenzione all'ingegneria clinica, dalla disabilità, all'ortopedia e alla riabilitazione fino alle risorse umane che tengono letteralmente in piedi i servizi medico-ospedalieri e assistenziali.Il convegno inaugurale, 22 aprile ore 10.30, Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura, analizzerà i rischi dell'esigibilità del diritto alla cura. Interverranno l'assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Massimo Fabi, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, la presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche Barbara Mangiacavalli, Piero Ferrante per la Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti, Giuseppe Jurman della Fondazione Bruno Kessler, Antonio Vittorino Gaddi della Società Italiana Telemedicina, Alessandro Palombo del Centro Nazionale Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute, Giuseppe Andreoni del Politecnico di Milano TeDH e Irene Aprile della Fondazione Don Gnocchi. Modera Marzio Bartoloni Sole 24 ore.Cinque sono i saloni tematici: Hospital, Diagnostica, Terza Età, Sanità Digitale e Horus. Queste le tematiche di maggiore rilievo:Tecnologia, la vera protagonista che dovrà consentire realmente al nostro Servizio Sanitario nazionale di fare un balzo in avanti, in tutte le declinazioni della sanità digitale.Sanità digitale, a partire dell'uso dell'IA per la diagnostica e la medicina personalizzata.Prossimità della cura, accesso e qualità dei servizi offerti in applicazione della riforma dell'assistenza sanitaria del 2022, altrimenti noto come 'DM77'.Cronicità, malati cardiocircolatori e la rete diabete: lo scambio di buone prassi per fronteggiare i bisogni di salute di una popolazione che invecchia.Nuovo piano quinquennale della prevenzione, cosa prevede e come le Regioni italiane potranno garantire la salute delle persone, dell'ambiente e dei luoghi di lavoro.Partnership fra pubblico e privato soprattutto per ciò che riguarda la gestione della non autosufficienza.Infermieristica e condizioni lavorative del personale sanitario, drammaticamente sovraccaricato e sotto retribuito rispetto ai livelli europei.Caregiver, a che punto siamo rispetto alla normativa e la proposta di legge nazionale va nella direzione giusta? E ancora: si parla poco dei giovani caregiver, molti dei quali minorenni. Tra i bisogni delle persone assistite e il riconoscimento del ruolo svolto dai caregiver.Ingegneria clinica che verrà affrontata con un ciclo di workshop sull'Engineering Ospedaliero, sull'evoluzione del Setting di sala operatoria e sul ruolo delle tecnologie biomediche, con particolare riferimento ai contesti critici.Disabilità, ortopedia e riabilitazione: numerose le occasioni di confronto e di formazione dedicate a questi strategici settori della medicina nei quali le cure mediche si devono integrare con un approccio olistico che prevede non solo la dimensione fisica, ma include gli aspetti psicologici, relazionali, cognitivi per migliorare la qualità della vita. Quattordici le iniziative speciali. Tra queste 'AI per il management sanitario – tecnologie a supporto delle strategie healthcare': i direttori generali di grandi aziende sanitarie si confronteranno su bisogni e soluzioni di utilizzo della AI in fatto di dati, proiezioni, analisi, allocazione della spesa, gestione delle liste d'attesa, effic ienza dei processi clinico-assistenziali, qualità dell'esperienza di utenti e operatori; 'AI e cardiologia: case study per la collaborazione interdisciplinare': i direttori delle unità operative di cardiologia di grandi ospedali italiani si confronteranno su esperienze, potenzialità e criticità dell'utilizzo dell'AI per la diagnosi assistita, la medicina personalizzata, l'analisi predittiva e 'AI e oncologia: case study per la collaborazione interdisciplinare': il tumore al seno è il tumore più comune tra le donne in Europa, e la diagnosi precoce è fondamentale per salvare vite umane. Oggi i progressi nelle tecnologie digitali e nell'intelligenza artificiale (IA) aprono nuove possibilità per rendere lo screening del tumore al seno più accurato, efficiente e accessibile. l prof Francesco Sardanelli, una autorità nel campo della diagnostica senologica per immagini, si concentrerà sul progetto BreastSCan il cui obiettivo è creare uno dei più grandi e diversificati dataset di immagini di tumore al seno mai realizzati in Europa con la raccolta di oltre un milione di immagini— incluse mammografie, ecografie e risonanze magnetiche — relative a più di 250.000 procedure di imaging. E ancora: Living Lab, 'Autonomia per la casa', un'area dove saranno ricreati spazi, come la cucina, con arredi e tecnologie accessibili, fruibili e sicuri. Questa iniziativa di Exposanità 2026 si colloca tra quelle di maggior interesse per la sua natura sperimentale: con il supporto di terapisti occupazionali, la cucina, cuore della vita domestica, dove insistono anche rischi e ostacoli, in particolare per le persone che vivono una condizione di fragilità, diventerà un vero e proprio laboratorio finalizzato alla creazione di un ambiente progettato in modo accessibile e funzionale, tale da favorire una vita autonoma, ma allo stesso tempo sicura. Alla sperimentazione potranno liberamente accedere le persone in fragilità e partecipare attivamente, sotto la guida di terapisti esperti, ad un esperimento che non rimarrà tale. Infatti, al termine di Exposanità 2026, il progetto proseguirà, trasformandosi in un ambiente abitativo reale: Exposanità, in collaborazione con Veneta Cucine, AIAS Bologna e la Consulta Handicap di Bologna, ha infatti avviato un percorso etico e sostenibile e la cucina verrà donata a un'associazione che, con un progetto dedicato, la utilizzerà per sostenere concretamente l'autonomia quotidiana di persone con fragilità. Tra le novità Rehab Awards, il premio inedito che intende valorizzare i professionisti della riabilitazione e le aziende del settore. Potranno partecipare professionisti e aziende che si siano distinte attraverso progetti e/o prodotti innovativi inerenti i percorsi di riabilitazione per le categorie Fisiatria, Terapia occupazionale, Fisioterapia e Tecnica ortopedica. I progetti candidati verranno valutati da una giuria di professionisti del settore e la premiazione avverrà il 23 aprile, in occasione della serata di gala di Exposanità 2026. Exposanità vedrà anche la partecipazione del Comitato Italiano Paralimpico (Cip) che, assieme ad atleti e tecnici, animerà il Salone con performance sportive e dimostrazioni pratiche aperte a tutti. Il campo centrale dell'area Cip sarà animato da diversi momenti di competizione nel corso dei tre giorni: 22 aprile, dalle 10 alle 14 tennis e dalle 14 alle 17:30 pomeriggio baseball per non vedenti; 23 aprile dalle 10 alle 12 tennis, dalle 12.00 alle 14.00 baseball, dalle 14.00 alle 17.30 sitting volley e il 24 aprile dalle 10 alle 12 tennis, dalle 12.00 alle 14.00 taekwondo, dalle 14.00 alle 17:30 baseball per non vedenti.Il 23 aprile, alle 11, parteciperà ad Exposanità la campionessa di pattinaggio Francesca Lollobrigida, ospite di Bauerfeind Italia, che alle Olimpiadi di Milano Cortina ha conquistato la medaglia d'oro, con record olimpico, nei 3000 metri e il secondo oro nei 5000. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102902108964.PDF §---§ title§§ Endometriosi, diagnosi in ritardo: il dolore evitabile e i diritti negati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103028609233.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lapresse.it" del 21 Apr 2026
Nonostante l''endometriosi sia una patologia cronica invalidante, la diagnosi è spesso tardiva e i percorsi di cura disomogenei.
pubDate§§ 2026-04-21T11:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103028609233.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103028609233.PDF', 'title': 'lapresse.it'} tp:url§§ https://www.lapresse.it/salute/sanita/2026/04/21/endometriosi-diagnosi-in-ritardo-il-dolore-evitabile-e-i-diritti-negati/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103028609233.PDF tp:ocr§§ Accesso ArchiviUltima oraHome > Salute > Sanità > Endometriosi, diagnosi in ritardo: il dolore evitabile e i diritti negatiNonostante l’endometriosi sia una patologia cronica invalidante, la diagnosi è spesso tardiva e i percorsi di cura disomogenei.L’endometriosi colpisce una donna su dieci in età riproduttiva a livello globale, con un impatto rilevante su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Eppure in Italia la malattia è ampiamente sottodiagnosticata e caratterizzata da diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. A segnalare queste criticità è il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “l’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato, perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”. Sebbene l’endometriosi sia stata inclusa nel nuovo Piano nazionale cronicità, “senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”, osserva Cartabellotta. In Italia l’incidenza della patologia è di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2024, per circa 9,300 nuove diagnosi all’anno. A preoccupare la Fondazione Gimbe è, in particolare, il ritardo diagnostico, stimato tra i 7 e i 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità – sottolinea il presidente della Fondazione – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”. L’altro nota dolente è la marcata disomogeneità regionale. Se alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali e di reti cliniche attive, altre mostrano carenze significative. “Il quadro resta molto eterogeneo, con Regioni che hanno sviluppato percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”, segnala Cartabellotta. “L’endometriosi richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate – conclude Cartabellotta – non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”. ULTIME NOVITÀP.I. 06723500010 – Copyright: © LaPresse – Tutti i diritti riservatiLa nostra realtàServizi e OffertePartnershipInformazioni e utilityContattiEsteriMilano, Roma, Torino, Firenze, Napoli, Verona, Treviso, Oristano, Messina, Lamezia TermeNew York, Washington, Miami, Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino, Madrid, Varsavia, Praga, Ginevra, Vienna, Casablanca, Tokyo, Hong Kong tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103028609233.PDF §---§ title§§ Exposanità 2026 al via: la sfida cruciale per salvare il carattere universale del Servizio Sanitario Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102886908860.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "meteoweb.eu" del 21 Apr 2026
Una nuova programmazione per tutelare il diritto alla salute e il welfare italiano attraverso l''innovazione e il claim Planning Solutions
pubDate§§ 2026-04-21T09:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102886908860.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102886908860.PDF', 'title': 'meteoweb.eu'} tp:url§§ https://www.meteoweb.eu/2026/04/exposanita-2026-al-via-la-sfida-cruciale-per-salvare-il-carattere-universale-del-servizio-sanitario-nazionale/1001924689/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102886908860.PDF tp:ocr§§ '; jQuery(newAdv).insertAfter(advChild[i]); displayAndRefreshSlotById(adv[j]); j++; } }); } }}); Apre domani presso i padiglioni di BolognaFiere l’edizione 2026 di Exposanità, la storica manifestazione dedicata al mondo della salute che si svolgerà dal 22 al 24 aprile. L’evento si inserisce in un momento storico delicato, dominato da una domanda che ogni cittadino si pone con estrema preoccupazione, ovvero: “potrà il SSN preservare la salute come diritto universale?”. Proprio per rispondere a questo interrogativo, gli organizzatori hanno scelto il claim Planning Solutions, un titolo che rivela l’urgenza di una nuova programmazione del Servizio Sanitario Nazionale volta a salvarne il carattere universalistico ed egalitario, considerato un patrimonio insostituibile del sistema di Welfare italiano. La kermesse affronterà i nodi più complessi della sanità contemporanea, partendo dalle nuove frontiere tecnologiche come l’intelligenza artificiale, la telemedicina, la robotica e gli ausili indossabili, per arrivare ai temi cardine del rinnovo del sistema, tra cui la prossimità di cura, la gestione della cronicità, la prevenzione, l’ingegneria clinica, la disabilità, l’ortopedia e la riabilitazione, senza dimenticare il valore delle risorse umane che sostengono i servizi medico-ospedalieri.Il convegno inaugurale e il dibattito sulle sfide socio-sanitarie e le soluzioni tecnologiche per il diritto alla curaIl momento ufficiale di apertura è fissato per il 22 aprile alle ore 10.30 con il convegno intitolato “Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura”. L’incontro analizzerà nel dettaglio i rischi attuali legati all’esigibilità del diritto alla cura e vedrà la partecipazione di figure di spicco del panorama istituzionale e scientifico. Tra i relatori interverranno l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Massimo Fabi, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, la presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche Barbara Mangiacavalli, oltre a Piero Ferrante per la Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti e Giuseppe Jurman della Fondazione Bruno Kessler. Il dibattito, moderato da Marzio Bartoloni del Sole 24 ore, includerà anche i contributi di Antonio Vittorino Gaddi della Società Italiana Telemedicina, Alessandro Palombo del Centro Nazionale Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute, Giuseppe Andreoni del Politecnico di Milano TeDH e Irene Aprile della Fondazione Don Gnocchi.La tecnologia come protagonista nei cinque saloni tematici tra sanità digitale e intelligenza artificiale applicataLa struttura di Exposanità 2026 si articola in cinque saloni tematici denominati Hospital, Diagnostica, Terza Età, Sanità Digitale e Horus. La tecnologia emerge come la vera protagonista della fiera, intesa come lo strumento necessario per permettere al sistema sanitario di compiere un balzo in avanti significativo. Particolare attenzione è rivolta alla sanità digitale, con un focus sull’uso dell’intelligenza artificiale per la diagnostica e la medicina personalizzata. L’evento approfondirà anche l’applicazione della riforma dell’assistenza sanitaria del 2022, nota come DM77, per garantire l’accesso e la qualità dei servizi di prossimità. Sul fronte della cronicità, verranno condivise buone prassi per i malati cardiocircolatori e la rete diabete, rispondendo ai bisogni di una popolazione che invecchia costantemente. Si discuterà inoltre del nuovo piano quinquennale della prevenzione e di come le Regioni possano garantire la salute delle persone e dell’ambiente, oltre all’importanza della partnership fra pubblico e privato per la gestione della non autosufficienza.Focus sulle professioni sanitarie e il ruolo strategico dei caregiver e dell’ingegneria clinicaUn tema di forte attualità che verrà trattato riguarda l’infermieristica e le condizioni lavorative del personale sanitario, attualmente sovraccaricato e sotto retribuito rispetto agli standard europei. Parallelamente, la fiera accenderà i riflettori sui caregiver, analizzando lo stato della normativa nazionale e la proposta di legge in corso, con un approfondimento specifico sui giovani caregiver minorenni. L’ingegneria clinica troverà spazio in un ciclo di workshop dedicati all’engineering ospedaliero, all’evoluzione della sala operatoria e al ruolo delle tecnologie biomediche in contesti critici. Per quanto riguarda la disabilità e la riabilitazione, Exposanità promuove un approccio olistico che integra le cure mediche con le dimensioni fisiche, psicologiche e relazionali per migliorare la qualità della vita dei pazienti.Le iniziative speciali e l’impatto dell’IA nel management sanitario, nella cardiologia e nell’oncologiaTra le quattordici iniziative speciali previste, spicca l’appuntamento “AI per il management sanitario – tecnologie a supporto delle strategie healthcare”, dove i direttori generali delle aziende sanitarie valuteranno l’efficacia dell’IA nella gestione delle liste d’attesa e nell’allocazione della spesa. Altrettanto rilevanti saranno i case study sulla collaborazione interdisciplinare in cardiologia e oncologia. In particolare, il prof Francesco Sardanelli presenterà il progetto BreastSCan, che mira a creare uno dei più grandi dataset europei di immagini di tumore al seno, raccogliendo oltre un milione di immagini tra mammografie, ecografie e risonanze magnetiche per rendere lo screening più accurato. Sul versante dell’autonomia domestica, il Living Lab “Autonomia per la casa” ricreerà una cucina accessibile progettata con il supporto di terapisti occupazionali. Questa iniziativa ha un valore etico profondo: al termine della fiera, la cucina realizzata in collaborazione con Veneta Cucine, AIAS Bologna e la Consulta Handicap di Bologna verrà donata a un’associazione per sostenere concretamente l’autonomia di persone con fragilità.Riconoscimenti d’eccellenza e lo sport paralimpico con la partecipazione di grandi campioniLe novità di quest’anno includono il debutto dei Rehab Awards, un premio destinato a valorizzare i professionisti e le aziende che si sono distinti con progetti innovativi in fisiatria, terapia occupazionale, fisioterapia e tecnica ortopedica, con una cerimonia di premiazione prevista per il 23 aprile. La manifestazione sarà inoltre animata dal Comitato Italiano Paralimpico (Cip), che offrirà dimostrazioni pratiche di tennis, baseball per non vedenti, sitting volley e taekwondo durante i tre giorni di fiera. Infine, un momento di grande richiamo sarà la presenza, il 23 aprile alle ore 11, della campionessa di pattinaggio Francesca Lollobrigida. Ospite di Bauerfeind Italia, l’atleta celebrerà i suoi successi alle Olimpiadi di Milano Cortina, dove ha conquistato la medaglia d’oro nei 3000 e nei 5000 metri, portando la sua testimonianza di eccellenza sportiva nel contesto di una manifestazione interamente dedicata alla salute e al benessere. TUMORI Il nuovo vaccino mRNA contro il Cancro al Pancreas ha risultati straordinari: “siamo vicini a battere i tumori” tp:writer§§ Peppe Caridi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102886908860.PDF §---§ title§§ Il Gimbe chiede di ritirare la riforma del ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103041809349.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "mondoprofessionisti.it" del 21 Apr 2026
La Fondazione Gimbe, in audizione al Senato, chiede il ritiro del DDL delega e l’apertura di un confronto più ampio.
pubDate§§ 2026-04-21T12:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103041809349.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103041809349.PDF', 'title': 'mondoprofessionisti.it'} tp:url§§ https://www.mondoprofessionisti.it/in-breve/il-gimbe-chiede-di-ritirare-la-riforma-del-ssn/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103041809349.PDF tp:ocr§§ “Il DdL sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale prevede una delega troppo ampia e, senza mettere sul piatto risorse aggiuntive, ambisce a potenziare sia l’ospedale che il territorio, senza alcun cenno alla prevenzione. Non rafforza l’esigibilità dei diritti e apre spazi alla sanità privata. Le numerose criticità e la clausola di invarianza finanziaria non permettono di migliorare il testo senza modificarne profondamente l’impianto. Se l’obiettivo dichiarato è davvero “garantire effettività nella tutela della salute“, la Fondazione GIMBE chiede di ritirare il DdL delega e di aprire un confronto ampio su come riformare il SSN, nel perimetro dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti della L. 833/78: universalità, uguaglianza, equità”.È questo il messaggio chiave portato dal Presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, nel corso dell’audizione odierna presso la 10a Commissione del Senato nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge delega n. 1825 sulla riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e sulla revisione del modello organizzativo del SSN.“Il DdL delega sul potenziamento e la riorganizzazione del SSN – ha esordito Cartabellotta – conferma la consapevolezza politica sulla necessità di attuare riforme strutturali per un SSN che oggi non è più in grado di tutelare la salute delle persone in modo universale ed equo”. Il provvedimento punta infatti “a garantire l’effettività nella tutela della salute”, nel quadro delle esigenze di ammodernamento del SSN, e propone di rivedere alcuni elementi strategici: centralità della persona, prossimità nell’accesso alle cure, sicurezza e qualità delle prestazioni erogate. “Tuttavia, dall’analisi del testo e della relazione tecnica – ha evidenziato Cartabellotta – emergono numerose criticità che non solo compromettono la possibilità di raggiungere gli obiettivi dichiarati, ma rischiano di generare effetti negativi sull’equità nell’accesso alle cure e sbilanciano i rapporti tra ospedale e territorio e tra pubblico e privato”.Criticità Formali. La delega ha un perimetro troppo ampio: princìpi e criteri direttivi non sono sufficientemente determinati e molti oggetti restano generici o indefiniti. “Questo impianto – ha continuato il Presidente – rispetto ai vincoli costituzionali (art. 76) rischia di tradursi in una vera e propria “delega in bianco“. Mancano inoltre sia una cornice strategica, sia una relazione tecnica che ricostruisca in modo puntuale le criticità del SSN e il razionale delle misure proposte”.Criticità Politiche. “A fronte di una riforma così ampia e ambiziosa e con un impatto enorme sui servizi sanitari regionali – ha spiegato Cartabellotta – il DdL, emanato con procedura d’urgenza il 13 gennaio 2026, non è stato sottoposto ad esame delle Regioni in sede consultiva. E il ruolo del Parlamento resta marginale: infatti, gli schemi dei decreti legislativi saranno trasmessi alle Commissioni parlamentari solo per un parere non vincolante, da esprimere in appena 30 giorni“.Criticità Finanziarie. Le risorse certe sono limitate ai 30 milioni di euro assegnati dall’ultima Manovra per la sperimentazione 2026 degli ospedali di terzo livello. “La riforma – ha ribadito il Presidente – introduce infatti una clausola di invarianza finanziaria che esclude nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica: una scelta che ne mina alla radice la credibilità, perché incompatibile con interventi ad alta intensità su personale e servizi”. In dettaglio, secondo la relazione tecnica, le misure si distinguono in due categorie: con oneri non determinabili e senza maggiori oneri.Misure con oneri non determinabili. La relazione tecnica, per la complessità dei temi, rinvia la quantificazione degli oneri ai successivi decreti legislativi per ospedali di terzo livello (dal 2027), nuove reti assistenziali, qualità dell’assistenza per le persone non autosufficienti, standard per le cure palliative. “In sostanza – ha precisato Cartabellotta – per le misure più rilevanti la quantificazione degli oneri viene rinviata sine die, lascian do presumere che si tratti di obiettivi difficilmente raggiungibili”. Infatti, la clausola di salvaguardia condiziona all’approvazione di nuovi finanziamenti proprio l’attuazione delle misure più importanti.Misure senza maggiori oneri. Sono ben nove le misure per cui la relazione tecnica non prevede oneri aggiuntivi: potenziare l’integrazione ospedale-territorio, identificare gli ospedali elettivi, aggiornare il dimensionamento delle unità operative complesse, promuovere l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, definire il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, promuovere il ruolo della bioetica clinica, assicurare l’integrazione degli interventi socio-sanitari, aggiornare la disciplina dei servizi di salute mentale per adulti, neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dipendenze patologiche, salute in carcere, riordinare la disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. “Secondo la nostra analisi – ha commentato Cartabellotta – l’attuazione della maggior parte di queste misure richiede interventi organizzativi tutt’altro che neutri sul piano delle risorse e destinati a gravare sui già asfittici bilanci regionali”.Criticità Tecniche. Rispetto al titolo, il testo si concentra esclusivamente sulla “riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera”, senza affrontare la “revisione del modello organizzativo”. Inoltre, tratta in modo asimmetrico ospedale e territorio, con un marcato sbilanciamento a favore del primo e senza alcun riferimento alla prevenzione. “È paradossale – ha commentato Cartabellotta – che una riforma del SSN, invece di restituire centralità all’assistenza territoriale e puntare sulla prevenzione, finisca per consolidare un modello ospedalo-centrico già fallimentare. Ai limiti del grottesco, poi, che il termine “prevenzione” non ricorra addirittura mai nel testo”.Assistenza territoriale. Il DdL interviene su criticità rilevanti e mai risolte: maggiore integrazione ospedale-territorio, qualità dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria per le persone non autosufficienti, migliore articolazione delle cure palliative, aggiornamento della disciplina dei servizi di salute mentale, riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. “Tuttavia – ha rilevato il Presidente – su integrazione socio-sanitaria, non autosufficienza e cure palliative si resta fermi alle dichiarazioni di intenti, senza rendere realmente esigibili i diritti. Il riordino di MMG e PLS è vago e privo di leve strutturali per aumentare l’attrattività di queste figure chiave e integrarle nell’organizzazione dei servizi territoriali. Quanto alla salute mentale, resta incomprensibile come si possano migliorare qualità e appropriatezza in un ambito largamente sottofinanziato: aggiornare la disciplina senza risorse aggiuntive rischia di legittimare la mancata esigibilità dei LEA”.Assistenza ospedaliera. L’istituzione di ospedali di terzo livello, nonostante l’ampio spazio dedicato, lascia molti dubbi sui criteri di selezione e le relative procedure, oltre a sollevare seri interrogativi sul finanziamento di strutture che potrebbero ricadere sotto il controllo del Ministero della Salute, con inevitabile “invasione di campo” rispetto alle competenze esclusive delle Regioni. “È difficile comprendere – ha aggiunto Cartabellotta – la necessità di rafforzare poli ospedalieri già forti, inclusi privati ed enti religiosi, senza prevedere obblighi aggiuntivi di servizio pubblico, in termini di accesso, volumi di attività e presa in carico dei pazienti”. Altrettanto nebulosa la proposta di individuare i c.d. “ospedali elettivi”, strutture senza pronto soccorso prevalentemente private convenzionate, da destinare a interventi programmati e trasferendo i pazienti in ospedali di livello superiore in caso di complicanze non gestibili. “La definizione incompleta degli standard degli ospedali elettivi e della loro integrazione con la rete dell’emergenza – ha spiegato il Presidente – rischia di trasformarli in strutture che selezionano i casi meno complessi, sottraendoli al pubblico e assegnandoli al privato, per aumentare il tasso di occupazione dei posti letto, indubbiamente sovradimensionati. Inoltre, il trasferimento di pazienti tra le strutture aumenta il rischio clinico e non è affatto privo di costi, come invece sostiene la relazione tecnica”.I rischi. Il Presidente ha richiamato i possibili “effetti collaterali” della riforma: dal rischio di “deleghe sospese” in assenza di nuove risorse, all’impatto sui bilanci regionali delle misure formalmente senza oneri, fino ai conflitti di competenze tra Governo e Regioni. Dal rafforzamento del modello ospedalo-centrico alla revisione al ribasso degli standard del DM 77, la riforma sull’assistenza territoriale prevista dal PNRR. Dal rischio di contenziosi per l’identificazione degli ospedali di terzo livello a quello di selezione opportunistica dei pazienti da trasferire agli ospedali elettivi. Dall’aumento delle diseguaglianze territoriali e sociali di accesso ai servizi all’incremento della mobilità sanitaria.La proposta Gimbe. Il DdL prevede una delega troppo ampia, è privo di risorse certe e incide profondamente sugli equilibri tra ospedale e territorio (a favore del primo) e tra pubblico e privato (a favore del secondo). Punta sul ridisegno di classificazioni, riorganizzazioni e standard, ma resta debole nel rendere esigibili diritti oggi negati. Ambisce a potenziare sia ospedale che territorio, escludendo la prevenzione, in presenza di una clausola di invarianza finanziaria e offre vari assist alla sanità privata. Infine, non introduce innovazioni di governance su finanziamento (es. budget per le reti clinico-assistenziali), valutazione delle performance dei servizi sanitari e meccanismi di rimborso, che dovrebbero evolvere dalle prestazioni ai percorsi assistenziali e agli esiti di salute.“Considerato che il provvedimento presenta troppe criticità e potenziali “effetti collaterali” – ha concluso Cartabellotta – per emendarlo bisognerebbe modificarne l’impianto e disporre di risorse certe. Pertanto, se l’obiettivo è davvero quello di “garantire effettività nella tutela della salute”, la Fondazione GIMBE chiede di ritirare il DdL e di aprire un confronto ampio, partecipato e trasparente su come riformare il SSN, rimanendo nel perimetro dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti della L. 833/78: universalità, uguaglianza, equità”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103041809349.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, ‘fino a 10 anni per una diagnosi’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052809495.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "montagneepaesi.com" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T13:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052809495.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052809495.PDF', 'title': 'montagneepaesi.com'} tp:url§§ https://www.montagneepaesi.com/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103052809495.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale". L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti". Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria". Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme men o gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore". Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni". Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». "L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info) Ricevi gratis le notizie di Montagne & Paesi sul tuo telefonino!Iscriviti al nostro canale WhatsApp ufficiale per restare sempre aggiornato su notizie e curiosità dalle valli. Clicca qui per iscriverti al canale Seguici anche su Telegram!Unisciti al canale Telegram di Montagne & Paesi per ricevere tutte le news in tempo reale. Clicca qui per iscriverti su TelegramEditore: PUBBLI MEDIA s.r.l. Direttore responsabile: Enrico TironiReg: Tribunale di Bergamo: 14 del 08.04.1997P. IVA e Cod. Fisc.: 01975490986Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nelle impostazioni.Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web ritieni più interessanti e utili. 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Estratto da pag. 1 di "notiziarioflegreo.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T12:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103036709410.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103036709410.PDF', 'title': 'notiziarioflegreo.it'} tp:url§§ https://notiziarioflegreo.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103036709410.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103036709410.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103054709478.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notizie.it" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T13:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103054709478.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103054709478.PDF', 'title': 'notizie.it'} tp:url§§ https://www.notizie.it/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103054709478.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con--PARTIAL-- tp:writer§§ Adnkronos guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103054709478.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Notiziedi.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039109450.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziedi.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039109450.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039109450.PDF', 'title': 'notiziedi.it'} tp:url§§ https://notiziedi.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039109450.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103039109450.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044909384.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ondazzurra.com" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
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È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103044909384.PDF §---§ title§§ Sanità, Errico (FI): "Campania maglia nera per carenza di medici di base" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027209239.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ottopagine.it" del 21 Apr 2026
"Serve intervento straordinario di Fico”
pubDate§§ 2026-04-21T11:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027209239.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027209239.PDF', 'title': 'ottopagine.it'} tp:url§§ https://www.ottopagine.it/bn/politica/425248/sanita-errico-fi-campania-maglia-nera-per-carenza-di-medici-di-base.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027209239.PDF tp:ocr§§ Benevento. “La Campania si conferma tra le regioni più in difficoltà sul fronte dell’assistenza medica territoriale, con un quadro che rischia di aggravarsi nei prossimi anni”. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Errico, componente della Commissione Sanità, alla luce dei dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sulla carenza di medici di Medicina Generale. “I numeri sono inequivocabili e preoccupanti: la Campania registra un primato negativo nella disponibilità di medici di base e, secondo le stime, perderà ulteriori 1.147 professionisti nei prossimi quattro anni.Un dato che certifica il fallimento della programmazione regionale e l’assenza di una strategia efficace sul ricambio generazionale”, dichiara Errico. La carenza di medici di famiglia si traduce già oggi in disagi concreti per i cittadini, con difficoltà crescenti nell’accesso alle cure primarie, liste di assistiti sempre più lunghe e territori scoperti, soprattutto nelle aree interne. “Il progressivo indebolimento della medicina territoriale – prosegue - sta determinando un inevitabile sovraccarico dei pronto soccorso, che diventano l’unico punto di riferimento per bisogni sanitari che dovrebbero trovare risposta sul territorio”.Nel mirino del consigliere azzurro la gestione regionale della sanità. “Siamo di fronte a una mancanza di visione e di pianificazione. Non si è investito a sufficienza nella formazione e nell’inserimento di nuovi medici, né si è reso attrattivo il ruolo del medico di base, oggi sempre meno scelto dai giovani laureati”. Da qui l’appello diretto al presidente della Regione Campania, Roberto Fico. “È necessario un intervento urgente e straordinario: occorre aumentare in maniera significativa le borse di studio per la medicina generale, introdurre incentivi concreti per le aree carenti e rendere più attrattiva una professione fondamentale per la tenuta del sistema sanitario”. Errico richiama infine il tema della tutela dei diritti fondamentali. «In una regione che invecchia rapidamente, la carenza di medici di base mette seriamente a rischio il diritto costituzionale alla salute. Senza un’inversione di rotta immediata, il sistema rischia di non reggere. La politica regionale si assuma fino in fondo la responsabilità di garantire ai cittadini un’assistenza dignitosa ed efficiente”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103027209239.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, ‘fino a 10 anni per una diagnosi’ – Padovanews link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103057909510.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "padovanews.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "panoramadellasanita.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "panoramadellasanita.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "primopiano24.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103051709580.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103051709580.PDF', 'title': 'primopiano24.it'} tp:url§§ https://primopiano24.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103051709580.PDF tp:ocr§§ -ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnos tici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itPrimo Piano 24 | direttore editoriale Susy Miraglia Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103051709580.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, ‘fino a 10 anni per una diagnosi’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038109460.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianodibari.it" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T13:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038109460.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038109460.PDF', 'title': 'quotidianodibari.it'} tp:url§§ https://quotidianodibari.it/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038109460.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale". L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti". Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria". Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme men o gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore". Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni". Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». "L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)Pubblicato il 21 Aprile 2026CLICCA QUIE ACQUISTA LE TUECOPIE ARRETRATERegistrazione Tribunale di Bari 1361/98.Non ha un account? tp:writer§§ Adnkronos guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103038109460.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, ‘fino a 10 anni per una diagnosi’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055009481.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianodifoggia.it" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T13:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055009481.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055009481.PDF', 'title': 'quotidianodifoggia.it'} tp:url§§ https://quotidianodifoggia.it/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055009481.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con--PARTIAL-- tp:writer§§ Adnkronos guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055009481.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, ‘fino a 10 anni per una diagnosi’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053109494.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianodifoggia.it" del 21 Apr 2026
(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con
pubDate§§ 2026-04-21T13:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053109494.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053109494.PDF', 'title': 'quotidianodifoggia.it'} tp:url§§ https://quotidianodifoggia.it/report-gimbe-su-endometriosi-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053109494.PDF tp:ocr§§ (Adnkronos) – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale". L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti". Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria". Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme men o gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore". Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni". Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». "L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)Pubblicato il 21 Aprile 2026CLICCA QUIE ACQUISTA LE TUECOPIE ARRETRATERegistrazione Tribunale di Foggia 13/87.Non ha un account? tp:writer§§ Adnkronos guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103053109494.PDF §---§ title§§ Endometriosi, in Italia fino a 10 anni per una diagnosi - Radio Napoli Centro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037809453.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "radionapolicentro.it" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037809453.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037809453.PDF', 'title': 'radionapolicentro.it'} tp:url§§ https://radionapolicentro.it/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037809453.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103037809453.PDF §---§ title§§ Endometriosi, report Gimbe: fino a 10 anni per una diagnosi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102871608819.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "rainews.it" del 21 Apr 2026
Nino Cartabellotta: "Regioni in ordine sparso sull''assistenza"
pubDate§§ 2026-04-21T09:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102871608819.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102871608819.PDF', 'title': 'rainews.it'} tp:url§§ https://www.rainews.it/articoli/2026/04/endometriosi-report-gimbe-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi--626afccf-0d5b-4bed-bac5-930e7d902905.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102871608819.PDF tp:ocr§§ L'endometriosi è una patologia cronica spesso invalidanteche colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell'organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell'Osservatorio GIMBE "Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali", che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l'assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. "L'endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato - afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE - perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l'assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale". L'endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano Nazionale della Cronicità (PNC) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante - osserva Cartabellotta - che consente di inquadrare l'endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti".Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l'endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un'incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l'anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall'esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell'assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. "Un ritardo di tale entità - sottolinea Cartabellotta - significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale".Permangono marcate differenze tra le Regioni nell'organizzazione dell'assistenza: approvazione formale di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni - tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia - dispongono sia di PDTA sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull'endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d'Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell'accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo - spiega Cartabellotta - con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l'organizzazione dell'assistenza è ancora frammentaria". L'endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il DPCM sui LEA del 2017. Tuttavia, l'effettiva operatività dell'esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l'aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazi onale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". tp:writer§§ Redazione di Rainews guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102871608819.PDF §---§ title§§ ENDOMETRIOSI: FINO A 10 ANNI PER UNA DIAGNOSI E REGIONI IN ORDINE SPARSO SULL’ ASSISTENZA IN ITALIA link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103055309472.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "salutedomani.com" del 20 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "sumailombardia.info" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 21 Apr 2026
Mercoledì 22 aprile si apre l''edizione 2026 di Exposanità, che prosegue fino a venerdì 24 aprile presso BolognaFiere.
pubDate§§ 2026-04-21T07:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102948008559.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102948008559.PDF', 'title': 'tecnicaospedaliera.it'} tp:url§§ https://www.tecnicaospedaliera.it/al-via-ledizione-2026-di-exposanita/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102948008559.PDF tp:ocr§§ Mercoledì 22 aprile si apre l’edizione 2026 di Exposanità, che prosegue fino a venerdì 24 aprile presso BolognaFiere.Si parte con il convegno inaugurale “Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura” (22 aprile, ore 10:30 presso la sala Concerto – Centro servizi blocco D, primo piano).La sessione di apertura dell’evento quest’anno vuole dedicarsi all’analisi delle maggiori sfide che mettono a rischio il diritto alla cura, ma anche alle possibili soluzioni che l’innovazione tecnologica rende disponibili. “Con la volontà di trovare nuove soluzioni per garantire la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.Dalle criticità alle possibili soluzioniIl digitale ci salverà? O meglio, salverà la salute come diritto universale, nonostante tutte le criticità che affollano lo scenario attuale, dall’invecchiamento della popolazione alla crisi vocazionale dei professionisti, dalla sostenibilità economica alle difficoltà legate alla territorializzazione delle cure?Da queste muoverà la discussione nel corso della sessione, che vedrà intervenire – con l’introduzione di Roberto Valente, consigliere delegato di BolognaFiere, e Ivo A. Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove – Elena Menichini, presidente Ausili di Confindustria Dispositivi Medici, e Andrea Fortuna, consulente PwC, per delineare il punto di vista del mercato.Di sfide poste alla sanità parleranno, a seguire, Massimo Fabi, Assessorato Politiche per la salute Regione Emilia-Romagna, Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, e Piero Ferrante, presidente Fnofi.Possibili risposte alle criticità discusse verranno dal mondo delle tecnologie e saranno proposte da Giuseppe Jurman, Fondazione Bruno Kessler, Antonio Vittorino Gaddi, presidente della Società Italiana Telemedicina, Alessandro Palombo, Centro Nazionale Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute, Giuseppe Andreoni, Politecnico di Milano TeDH, e Irene Aprile, Fondazione Don Gnocchi. Abbonati a Tecnica Ospedaliera tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102948008559.PDF §---§ title§§ Apre domani a BolognaFiere Exposanità Planning Solutions - TusciaTimes.eu (.it) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102910509192.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tusciatimes.eu" del 21 Apr 2026
BOLOGNA- Apre domani a BolognaFiere Exposanità (22-24 aprile). Sullo sfondo la domanda che ogni cittadino si pone con preoccupazione: potrà il SSN preservare la…
pubDate§§ 2026-04-21T11:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102910509192.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102910509192.PDF', 'title': 'tusciatimes.eu'} tp:url§§ https://www.tusciatimes.eu/apre-domani-a-bolognafiere-exposanita-planning-solutions/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102910509192.PDF tp:ocr§§ TusciaTimes.eu (.it)Dal 2012 quotidiano online di Viterbo e della provincia. Notizie, cronaca, cultura, sport ,economia, sanità ed altroBOLOGNA- Apre domani a BolognaFiere Exposanità (22-24 aprile). Sullo sfondo la domanda che ogni cittadino si pone con preoccupazione: potrà il SSN preservare la salute come diritto universale? Il claim scelto per l’edizione 2026, Planning Solutions, rivela la necessità di una nuova programmazione del SSN per salvarne il carattere universalistico ed egalitario, patrimonio insostituibile del sistema di Welfare italiano. Exposanità affronterà tutti i nodi cruciali del sanità italiana: dalle nuove frontiere aperte dalla tecnologia -intelligenza artificiale, telemedicina, robotica, ausili indossabili, – ai grandi temi cardine per il rinnovo del SSN, quali la prossimità di cura e la cronicità, dalla prevenzione all’ingegneria clinica, dalla disabilità, all’ortopedia e alla riabilitazione fino alle risorse umane che tengono letteralmente in piedi i servizi medico-ospedalieri e assistenziali.Il convegno inaugurale, 22 aprile ore 10.30, Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura, analizzerà i rischi dell’esigibilità del diritto alla cura. Interverranno l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Massimo Fabi, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, la presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche Barbara Mangiacavalli, Piero Ferrante per la Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti, Giuseppe Jurman della Fondazione Bruno Kessler, Antonio Vittorino Gaddi della Società Italiana Telemedicina, Alessandro Palombo del Centro Nazionale Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute, Giuseppe Andreoni del Politecnico di Milano TeDH e Irene Aprile della Fondazione Don Gnocchi. Modera Marzio Bartoloni Sole 24 ore.Cinque sono i saloni tematici Hospital, Diagnostica, Terza Età, Sanità Digitale e Horus. Queste le tematiche di maggiore rilievo:Tecnologia, la vera protagonista che dovrà consentire realmente al nostro Servizio Sanitario nazionale di fare un balzo in avanti, in tutte le declinazioni della sanità digitale.Sanità digitale, a partire dell’uso dell’IA per la diagnostica e la medicina personalizzata.Prossimità della cura, accesso e qualità dei servizi offerti in applicazione della riforma dell’assistenza sanitaria del 2022, altrimenti noto come “DM77”.Cronicità, malati cardiocircolatori e la rete diabete: lo scambio di buone prassi per fronteggiare i bisogni di salute di una popolazione che invecchia.Nuovo piano quinquennale della prevenzione, cosa prevede e come le Regioni italiane potranno garantire la salute delle persone, dell’ambiente e dei luoghi di lavoro.Partnership fra pubblico e privato soprattutto per ciò che riguarda la gestione della non autosufficienza.Infermieristica e condizioni lavorative del personale sanitario, drammaticamente sovraccaricato e sotto retribuito rispetto ai livelli europei.Caregiver, a che punto siamo rispetto alla normativa e la proposta di legge nazionale va nella direzione giusta? E ancora: si parla poco dei giovani caregiver, molti dei quali minorenni. Tra i bisogni delle persone assistite e il riconoscimento del ruolo svolto dai caregiver.Ingegneria clinica che verrà affrontata con un ciclo di workshop sull’Engineering Ospedaliero, sull’evoluzione del Setting di sala operatoria e sul ruolo delle tecnologie biomediche, con particolare riferimento ai contesti critici.Disabilità, ortopedia e riabilitazione: numerose le occasioni di confronto e di formazione dedicate a questi strategici settori della medicina nei quali le cure mediche si devono integrare con un approccio olistico che prevede non solo la dimensione fisica, ma include gli aspetti psicologici, relazionali, cognitivi per migliorare la qualità della vita.Sono quattordici le iniziative speciali. Tra queste “AI per i l management sanitario – tecnologie a supporto delle strategie healthcare”: i direttori generali di grandi aziende sanitarie si confronteranno su bisogni e soluzioni di utilizzo della AI in fatto di dati, proiezioni, analisi, allocazione della spesa, gestione delle liste d’attesa, efficienza dei processi clinico-assistenziali, qualità dell’esperienza di utenti e operatori; “AI e cardiologia: case study per la collaborazione interdisciplinare”: i direttori delle unità operative di cardiologia di grandi ospedali italiani si confronteranno su esperienze, potenzialità e criticità dell’utilizzo dell’AI per la diagnosi assistita, la medicina personalizzata, l’analisi predittiva e “AI e oncologia: case study per la collaborazione interdisciplinare”: il tumore al seno è il tumore più comune tra le donne in Europa, e la diagnosi precoce è fondamentale per salvare vite umane. Oggi i progressi nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale (IA) aprono nuove possibilità per rendere lo screening del tumore al seno più accurato, efficiente e accessibile. l prof Francesco Sardanelli, una autorità nel campo della diagnostica senologica per immagini, si concentrerà sul progetto BreastSCan il cui obiettivo è creare uno dei più grandi e diversificati dataset di immagini di tumore al seno mai realizzati in Europa con la raccolta di oltre un milione di immagini— incluse mammografie, ecografie e risonanze magnetiche — relative a più di 250.000 procedure di imaging.E ancora: Living Lab, “Autonomia per la casa”, un’area dove saranno ricreati spazi, come la cucina, con arredi e tecnologie accessibili, fruibili e sicuri. Questa iniziativa di Exposanità 2026 si colloca tra quelle di maggior interesse per la sua natura sperimentale: con il supporto di terapisti occupazionali, la cucina, cuore della vita domestica, dove insistono anche rischi e ostacoli, in particolare per le persone che vivono una condizione di fragilità, diventerà un vero e proprio laboratorio finalizzato alla creazione di un ambiente progettato in modo accessibile e funzionale, tale da favorire una vita autonoma, ma allo stesso tempo sicura. Alla sperimentazione potranno liberamente accedere le persone in fragilità e partecipare attivamente, sotto la guida di terapisti esperti, ad un esperimento che non rimarrà tale. Infatti, al termine di Exposanità 2026, il progetto proseguirà, trasformandosi in un ambiente abitativo reale: Exposanità, in collaborazione con Veneta Cucine, AIAS Bologna e la Consulta Handicap di Bologna, ha infatti avviato un percorso etico e sostenibile e la cucina verrà donata a un’associazione che, con un progetto dedicato, la utilizzerà per sostenere concretamente l’autonomia quotidiana di persone con fragilità.Tra le novità Rehab Awards, il premio inedito che intende valorizzare i professionisti della riabilitazione e le aziende del settore. Potranno partecipare professionisti e aziende che si siano distinte attraverso progetti e/o prodotti innovativi inerenti i percorsi di riabilitazione per le categorie Fisiatria, Terapia occupazionale, Fisioterapia e Tecnica ortopedica. I progetti candidati verranno valutati da una giuria di professionisti del settore e la premiazione avverrà il 23 aprile, in occasione della serata di gala di Exposanità 2026. Exposanità vedrà anche la partecipazione del Comitato Italiano Paralimpico (Cip) che, assieme ad atleti e tecnici, animerà il Salone con performance sportive e dimostrazioni pratiche aperte a tutti. Il campo centrale dell’area Cip sarà animato da diversi momenti di competizione nel corso dei tre giorni: 22 aprile, dalle 10 alle 14 tennis e dalle 14 alle 17:30 pomeriggio baseball per non vedenti; 23 aprile dalle 10 alle 12 tennis, dalle 12.00 alle 14.00 baseball, dalle 14.00 alle 17.30 sitting volley e il 24 aprile dalle 10 alle 12 tennis, dalle 12.00 alle 14.00 taekwondo, dalle 14.00 alle 17:30 baseball per non vedenti.Il 23 aprile, alle 11, parteciperà ad Exposanità la campionessa di pattinaggio Francesca Lollobrigida, ospite di Bauerfeind Italia, che all e Olimpiadi di Milano Cortina ha conquistato la medaglia d’oro, con record olimpico, nei 3000 metri e il secondo oro nei 5000.TusciaTimes, il quotidiano online della Tuscia! Riproduzione riservata || Copyright Tuscia Times , cell. 333/2712460, E-Mail: redazione@tusciatimes.eu || Codice Fiscale e Partita IVA: 02302650565 || Reg. Tribunale di Viterbo N° 02/12 del 16/02/12 ||Direttore Responsabile WANDA CHERUBINI || Vicedirettore FEDERICO USAI || I diritti relativi ai video, ai testi firmati ed alle foto sono dei rispettivi autori. La riproduzione con qualsiasi mezzo analogico o digitale non è consentita senza il consenso scritto dell'editore. E' possibile la copia per uso esclusivamente personale. Sono consentite citazioni a titolo di cronaca, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore e dall'indicazione della fonte "WWW.TUSCIATIMES.EU" compreso l'indirizzo Web https://www.tusciatimes.eu tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042102910509192.PDF §---§ title§§ Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi' - Universonotizie.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103067609611.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "universonotizie.it" del 21 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "venezia24.com" del 21 Apr 2026
ROMA - L''endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell''organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal [...]
pubDate§§ 2026-04-21T11:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103033009245.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103033009245.PDF', 'title': 'venezia24.com'} tp:url§§ https://venezia24.com/endometriosi-in-italia-fino-a-10-anni-per-una-diagnosi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103033009245.PDF tp:ocr§§ ROMA – L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’, che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.“L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato- afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta- perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”.L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante- osserva Cartabellotta- che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”.EPIDEMIOLOGIA E RITARDI DIAGNOSTICI – Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi.Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. “Un ritardo di tale entità- sottolinea Cartabellotta- significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”.DISUGUAGLIANZE REGIONALI NELL’ASSISTENZA – Permangono marcate differenze tra le regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune regioni, tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti.Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro resta molto eterogeneo- evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe- con regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”.ESENZIONI E ACCESSO ALLE PRESTAZIONI – L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati , ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II).Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti.L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche- dice ancora Cartabellotta- che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”.Solo alcune regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta, copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna, crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana, misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. “Nel complesso- afferma poi Nino Cartabellotta- emerge una tutela ‘a geometria variabile’: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni”.LE PRIORITÀ PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE – Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.”I dati- aggiunge l’amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, Maria Giovanna Labbate- evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.”L’endometriosi- conclude Cartabellotta- richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico”.Il report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’ è disponibile all’indirizzo www.gimbe.org/endometriosi.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/21/2026042103033009245.PDF §---§