title§§ Infermieri, fuga e carenze in Fvg Riccardi: «Assunzioni non bastano» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971803930.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "GAZZETTINO FRIULI" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971803930.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971803930.PDF', 'title': 'GAZZETTINO FRIULI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971803930.PDF tp:ocr§§ Infermieri, fuga e carenze in Fvg Riccardi: «Assunzioni non bastano» IL QUADRO GENERALE Mancano gli infermieri in Friuli Venezia Giulia, una condizione che la regione condivide con il resto d’Italia e non solo, e, mentre il sistema pubblico ha stanziato risorse per rendere attrattivo il percorso formativo e lanciato una campagna di orientamento tra i più giovani, alcune cooperative che operano nell’ambito socio-sanitario stanno puntando addirittura all’estremo Oriente per il loro recruiting, Filippine e India in particolare, contando in questo modo di far fronte alle loro esigenze dell’immediato. E rivelando anche di non riuscire a intercettare quel numero significativo di professionisti che ogni anno continua a dimettersi volontariamente dal sistema sanitario regionale. Sono questi alcuni degli aspetti che la cronaca quotidiana registra in regione, punte vistose di un fenomeno complesso creato da una molteplicità di fattori: scarsa attrattività della professione, invecchiamento della popolazione, scelte di vita svincolate da turni, organizzazione dei servizi ormai non sempre corrispondenti alla mutata domanda di salute. I NUMERI Complessivamente sono alcune centinaia le posizioni scoperte negli organici delle aziende sanitarie regionali, per un fenomeno che Arcs, l’Azienda regionale di coordinamento della salute, in un dossier ha riassunto in alcuni numeri chiave: nel quadriennio 21-25 sono stati assunti 1.779 infermieri a fronte di 2.203 cessazioni, con una differenza in negativo di 424 unità. Non per mancanza di concorsi, ma di candidati ai posti liberi. Nel 2025, restando ai dati più recenti, delle 407 cessazioni, 205 sono state dimissioni volontarie, 157 per pensionamento, 25 per mobilità e 12 per altri motivi. Dal 2021 le dimissioni volontarie sono la voce che pesa di più nelle cessazioni, stabilmente sopra le duecento unità, con il picco delle 279 nel 2022. Solo nel 2021 il delta tra uscite e entrate è stato a favore di queste ultime: più 31 assunzioni. Da allora, la sostituzione di tutti coloro che se ne vanno non è mai completa. LA CAMPAGNA «Non si può continuare a chiedere assunzioni quando queste non sono possibili», sintetizza l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, reduce dalla presentazione della campagna promozionale per attrarre candidati alle facoltà di Infermieristica delle Università di Udine e Trieste che la Regione ha promosso e che dal 3 maggio partirà in grande stile su tutti i mezzi di comunicazione – social inclusi – per raggiungere soprattutto tre target: gli studenti già iscritti a Infermieristica, gli operatori socio-sanitari interessati alla crescita professionale e gli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole superiori. Un’azione che si affianca all’operazione finanziaria decisa nei mesi scorsi: borsa di studio di 3.300 euro annui lordi per gli studenti di infermieristica e abbattimento dei costi per la casa per chi arriva da fuori regione. E ancora: «La Regione, con l’Università di Udine e di Trieste, sta lavorando in Argentina», aggiorna l’assessore, per far conoscere le opportunità di impiego in Friuli Venezia Giulia. IL REPORT C’è, però, anche un altro aspetto di cui i numeri danno conto: in regione nel 2023 si contavano 6,37 infermieri dipendenti ogni mille abitanti, il secondo rapporto più alto in Italia – al primo posto c’era la Liguria con 6,86 infermieri per mille abitanti – a fronte di una media nazionale di 4,70 infermieri. In Friuli Venezia Giulia, cioè, c’era quasi un infermiere e mezzo in più. A certificarlo l’8° Rapporto nazionale Gimbe. Per fare qualche raffronto, in Veneto c’erano 5,29 unità e 3,8 in Lombardia. Quanto alla spesa per il personale, il Rapporto Arcs mostra che la sua incidenza sulla spesa sanitaria in regione è del 35,2% la più alta tra le regioni a Statuto speciale e il costo del personale pro-capite per area, dal 2019 al 2024, è stato sempre in salita, e il più alto nel confronto con tutte le altre regioni. Tradotto: l’investimento economico non sembra essere il fattore dirimente nella mancanza di assunzioni infer mieristiche. «Nella conta degli infermieri che mancano – conclude sfidante Riccardi –, dovremmo anche chiederci quanti potremmo recuperarne con manovre organizzative». Antonella Lanfrit ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: CENTINAIA I POSTI SCOPERTI NEGLI ORGANICI «NON SI TROVANO CANDIDATI SUFFICIENTI» Image:L’ASSESSORE REGIONALE Fa il punto sui numeri di infermieri e oss -tit_org- Infermieri, fuga e carenze in Fvg Riccardi: «Assunzioni non bastano» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971803930.PDF §---§ title§§ Infermieri, fuga e carenze in Fvg Riccardi: «Assunzioni non bastano» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971603932.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "GAZZETTINO PORDENONE" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971603932.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971603932.PDF', 'title': 'GAZZETTINO PORDENONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971603932.PDF tp:ocr§§ Infermieri, fuga e carenze in Fvg Riccardi: «Assunzioni non bastano» IL QUADRO GENERALE Mancano gli infermieri in Friuli Venezia Giulia, una condizione che la regione condivide con il resto d’Italia e non solo, e, mentre il sistema pubblico ha stanziato risorse per rendere attrattivo il percorso formativo e lanciato una campagna di orientamento tra i più giovani, alcune cooperative che operano nell’ambito socio-sanitario stanno puntando addirittura all’estremo Oriente per il loro recruiting, Filippine e India in particolare, contando in questo modo di far fronte alle loro esigenze dell’immediato. E rivelando anche di non riuscire a intercettare quel numero significativo di professionisti che ogni anno continua a dimettersi volontariamente dal sistema sanitario regionale. Sono questi alcuni degli aspetti che la cronaca quotidiana registra in regione, punte vistose di un fenomeno complesso creato da una molteplicità di fattori: scarsa attrattività della professione, invecchiamento della popolazione, scelte di vita svincolate da turni, organizzazione dei servizi ormai non sempre corrispondenti alla mutata domanda di salute. I NUMERI Complessivamente sono alcune centinaia le posizioni scoperte negli organici delle aziende sanitarie regionali, per un fenomeno che Arcs, l’Azienda regionale di coordinamento della salute, in un dossier ha riassunto in alcuni numeri chiave: nel quadriennio 21-25 sono stati assunti 1.779 infermieri a fronte di 2.203 cessazioni, con una differenza in negativo di 424 unità. Non per mancanza di concorsi, ma di candidati ai posti liberi. Nel 2025, restando ai dati più recenti, delle 407 cessazioni, 205 sono state dimissioni volontarie, 157 per pensionamento, 25 per mobilità e 12 per altri motivi. Dal 2021 le dimissioni volontarie sono la voce che pesa di più nelle cessazioni, stabilmente sopra le duecento unità, con il picco delle 279 nel 2022. Solo nel 2021 il delta tra uscite e entrate è stato a favore di queste ultime: più 31 assunzioni. Da allora, la sostituzione di tutti coloro che se ne vanno non è mai completa. LA CAMPAGNA «Non si può continuare a chiedere assunzioni quando queste non sono possibili», sintetizza l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, reduce dalla presentazione della campagna promozionale per attrarre candidati alle facoltà di Infermieristica delle Università di Udine e Trieste che la Regione ha promosso e che dal 3 maggio partirà in grande stile su tutti i mezzi di comunicazione – social inclusi – per raggiungere soprattutto tre target: gli studenti già iscritti a Infermieristica, gli operatori socio-sanitari interessati alla crescita professionale e gli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole superiori. Un’azione che si affianca all’operazione finanziaria decisa nei mesi scorsi: borsa di studio di 3.300 euro annui lordi per gli studenti di infermieristica e abbattimento dei costi per la casa per chi arriva da fuori regione. E ancora: «La Regione, con l’Università di Udine e di Trieste, sta lavorando in Argentina», aggiorna l’assessore, per far conoscere le opportunità di impiego in Friuli Venezia Giulia. IL REPORT C’è, però, anche un altro aspetto di cui i numeri danno conto: in regione nel 2023 si contavano 6,37 infermieri dipendenti ogni mille abitanti, il secondo rapporto più alto in Italia – al primo posto c’era la Liguria con 6,86 infermieri per mille abitanti – a fronte di una media nazionale di 4,70 infermieri. In Friuli Venezia Giulia, cioè, c’era quasi un infermiere e mezzo in più. A certificarlo l’8° Rapporto nazionale Gimbe. Per fare qualche raffronto, in Veneto c’erano 5,29 unità e 3,8 in Lombardia. Quanto alla spesa per il personale, il Rapporto Arcs mostra che la sua incidenza sulla spesa sanitaria in regione è del 35,2% la più alta tra le regioni a Statuto speciale e il costo del personale pro-capite per area, dal 2019 al 2024, è stato sempre in salita, e il più alto nel confronto con tutte le altre regioni. Tradotto: l’investimento economico non sembra essere il fattore dirimente nella mancanza di assunzioni infer mieristiche. «Nella conta degli infermieri che mancano – conclude sfidante Riccardi –, dovremmo anche chiederci quanti potremmo recuperarne con manovre organizzative». Antonella Lanfrit ---End text--- Author: Antonella Lanfrit Heading: Highlight: CENTINAIA I POSTI SCOPERTI NEGLI ORGANICI «NON SI TROVANO CANDIDATI SUFFICIENTI» Image:L’ASSESSORE REGIONALE Fa il punto sui numeri di infermieri e oss -tit_org- Infermieri, fuga e carenze in Fvg Riccardi: «Assunzioni non bastano» -sec_org- tp:writer§§ Antonella Lanfrit guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971603932.PDF §---§ title§§ Sud, 1,5 ml di cittadini senza medico di base Nel 2028 sarà il doppio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001904602106.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "L'ECONOMIA MEZZOGIORNO" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T02:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001904602106.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001904602106.PDF', 'title': "L'ECONOMIA MEZZOGIORNO"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001904602106.PDF tp:ocr§§ Sud, 1,5 ml di cittadini senza medico di base Nel 2028 sarà il doppio FONDAZIONE GIMBE U na volta i medici di famiglia erano in abbondanza e garantivano senza problemi anche i livelli essenziali di assistenza ai cittadini nel pieno rispetto della legge. Col passare del tempo sono diminuiti, al punto che quasi tutti hanno il tetto massimo di iscritti, 1500 a fronte dei 1200 fissati dalla norma come ottimali, per cui progressivamente si sono limitati a ridurre le visite a domicilio e concentrati sulla domanda di quanti erano in condizione di recarsi direttamente presso di loro. Ora c’è il rischio reale che milioni di persone debbano rinunciare anche al professionista, con ancora una volta il Sud a pagare il prezzo più alto. Oggi nel Mezzogiorno sono senza assistenza diretta 1 milione e mezzo di cittadini, in larghissima parte concentrati in Campania, Puglia e Sardegna. Nel 2028 saranno più del doppio, oltre 3 milioni, in quanto compiranno 70 anni, ed andranno in pensione, altri 3500 medici di medicina generale, con la Campania che ne perderebbe 1147, addirittura più della Lombardia, e Sicilia e Puglia rispettivamente 820 e 702, mentre le nuove leve caleranno ancora di più e non riusciranno affatto ad assicurare il ricambio generazionale. A queste conclusioni giunge un rapporto sugli MMG della Fondazione Gimbe. «La loro carenza – afferma il presidente Nino Cartabellotta – è un problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili. I criteri per definire il numero massimo di assistiti per MMG – spiega Cartabellotta – non hanno mai tenuto conto dell’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni e tuttora ignorano le proiezioni per i prossimi decenni». La demografia della popolazione italiana – stando ai dati diffusi dalla Fondazione - è profondamente mutata: negli ultimi quarant’anni la quota di residenti di 65 e più anni è quasi raddoppiata: dal 12,9% (7,29 milioni) nel 1985 al 24,7% (14,58 milioni) nel 2025. Ancora più marcato l’aumento degli over 80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,5% (1,4 milioni) nel 1985 al 7,8% (4,58 milioni) nel 2025. E le previsioni statistiche confermano questa tendenza: nel 2035 gli over 65 rappresenteranno il 30% della popolazione (17,36 milioni) e gli over 80 il 9,3% (5,39 milioni). Naturalmente l’aumento dell’età porta con sé anche un incremento delle difficoltà di salute. L’Istat ricorda che nel 2024 11,3 milioni di over 65 (77,3%) erano affetti da almeno una malattia cronica, di cui 8,1 milioni (55,5%) con due o più cronicità. «L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche – conclude Cartabellotta – generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato, con ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza». Come dire se oggi le cose vanno male, domani sarà anche peggio… © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luciano Buglione Heading: FONDAZIONE GIMBE Highlight: Image: -tit_org- Sud, 1,5 ml di cittadini senza medico di base Nel 2028 sarà il doppio -sec_org- tp:writer§§ Luciano Buglione guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001904602106.PDF §---§ title§§ Algoritmi in campo al fianco dei cardiologi per migliorare le cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972403924.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "AFFARI E FINANZA" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972403924.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972403924.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972403924.PDF tp:ocr§§ Algoritmi in campo al fianco dei cardiologi per migliorare le cure I modelli linguistici possono analizzare rapidamente la storia dei pazienti per suggerire diagnosi e terapie Al Monzino il progetto per realizzare un Llm cardiologico addestrato su dati clinici italiani Ricerca igliorano l’organizzazione degli ospedali, sostengono il medico nelle decisioni cliniche, facilitano la personalizzazione delle cure: gli algoritmi stanno conquistando sempre più spazio nella sanità del nostro paese. Secondo l’ultimo rapporto di Anitec-Assinform Il Digitale in Italia nel 2024 sono stati investiti in soluzioni di Intelligenza artificiale oltre 62 milioni di euro. A correre è soprattutto la cardiologia. D’altra parte i dati sono eloquenti: algoritmi di IA applicati alla diagnosi dell’infarto tramite ECG hanno dimostrato un’accuratezza del 99% in circa 37 secondi, quattro volte più velocemente rispetto a un medico, riducendo a soli 18 minuti l’intervallo tra l’arrivo in clinica e la procedura di rivascolarizzazione. E gli studi presentati all’85esimo Congresso della Società Italiana di Cardiologia mostrano come l’IA applicata all’ECG possa ridurre la mortalità a tre mesi del 31 per cento. In questo panorama promettente si inserisce lo studio osservazionale retrospettivo promosso dal Centro Cardiologico Monzino Irccs sullo scompenso cardiaco, che oggi è la prima causa di ricovero in Italia tra gli over 65 (circa 600mila pazienti). Il cuore del progetto, sviluppato in collaborazione con Aindo, una azienda specializzata in intelligenza artificiale e dati sintetici in ambito sanitario, è rappresentato da CDSS-GPT, un sistema innovativo di supporto alle decisioni cliniche basato su modelli linguistici di ultima generazione, progettato specificamente per lo scompenso cardiaco. A differenza degli strumenti generalisti, CDSS-GPT è stato addestrato su dati generati a partire da pazienti reali con patologia cardiaca. Il software è in grado di analizzare istantaneamente l’intera storia clinica del paziente — referti, anamnesi, terapie ed esami — restituendo suggerimenti diagnostici e terapeutici precisi, sempre corredati da spiegazioni e riferimenti alle raccomandazioni scientifiche più aggiornate. «Si tratta - spiega Daniele Panfilo, ceo e co-founder di Aindo - del primo tassello di un Large Language Model cardiologico addestrato su dati clinici italiani e linee guida aggiornate». Il progetto analizzerà i dati clinici raccolti dal Monzino negli ultimi dieci anni, dal 2016 al 2026, coinvolgendo in una prima fase circa cinquemila pazienti con scompenso cardiaco sospetto, probabile o confermato, con la possibilità di estendere la platea a più centri in funzione dei risultati. L’obiettivo primario è valutare la concordanza tra le proposte di CDSS-GPT, le decisioni terapeutiche reali dei cardiologi e il gold standard definito dagli esperti. «L’obiettivo è mettere l’IA al servizio del cardiologo, non sostituirlo. Grazie a una lettura strutturata e sicura della storia clinica, questi strumenti possono rendere più rapide e accurate le decisioni su diagnosi e terapia, migliorando la qualità della cura», dice il professor Giulio Pompilio, direttore scientifico dell’Irccs Centro Cardiologico Monzino. Il progetto Monzino-Aindo si inserisce in un conteM sto di mercato in rapida espansione, dove si registrano iniziative diversificate. Il Policlinico Gemelli di Roma è stato il primo centro nel Paese a introdurre, da aprile, una piattaforma per l’angioplastica coronarica guidata dall’IA: il sistema combina imaging OCT ad alta risoluzione e valutazioni funzionali delle arterie coronarie, migliorando la precisione nel posizionamento degli stent e riducendo i tempi procedurali. Il Policlinico San Donato di Milano ha invece lanciato CVrisk-IT, il più grande progetto nazionale di prevenzione cardiovascolare, che sfrutta una biobanca nazionale e algoritmi di rischio poligenico per personalizzare gli interventi. All’Ospedale Moscati di Aversa un paziente è stato sottoposto a impianto di un minuscolo monitor cardiaco wireless per registrare le aritmi e e farle analizzare dall’Intelligenza artificiale. L’Ospedale Niguarda ha implementato un sistema di telemonitoraggio domiciliare (AVATAR-SC) il cui compito è quello di analizzare la voce e il linguaggio dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca attraverso modelli avanzati di IA. Iniziative che dipingono un ecosistema in crescita, dove la ricerca clinica, l’innovazione tecnologica e la governance dei dati avanzano insieme, con l’obiettivo di tradurre i progressi in salute reale per i pazienti. ---End text--- Author: Elisa Manacorda Heading: Ricerca Highlight: REGOLE E RIMBORSI COSA FRENA LA CORSA L’Italia ha forte capacità innovativa nell’Intelligenza artificiale (IA) per la sanità, ma barriere sistemiche ne limitano l’adozione nel Sistema sanitario nazionale. È questa l’evidenza al centro di “AI Adoption Gap in Healthcare”, il primo studio sistematico condotto in Italia su scala nazionale che ha coinvolto 280 aziende del settore, tra Pmi e startup, condotto dall’Osservatorio Tech4GlobalHealth, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e Intesa Sanpaolo. Il 78% delle Pmi integra già l’IA nei suoi prodotti, ma incontra ostacoli come complessità regolatoria, incertezza nei rimborsi (54%), problemi di interoperabilità (44%) e resistenza culturale (34%). Con queste barriere strutturali, più che tecnologiche, il rischio è che l’Italia resti indietro, con effetti negativi su competitività, equità di accesso e sostenibilità del sistema sanitario. Image:I CASI 1 1 Gli strumenti basati su IA sono sbarcati al Gemelli per l’angioplastica coronarica. Anche il San Donato e il Moscati di Aversa sono attivi -tit_org- Algoritmi in campo al fianco dei cardiologi per migliorare le cure -sec_org- tp:writer§§ Elisa Manacorda guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972403924.PDF §---§ title§§ Il futuro della salute e le scienze della vita link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971403926.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "AFFARI E FINANZA" del 20 Apr 2026

Tra invecchiamento della popolazione e diffusione delle malattie croniche il settore guida l'innovazione sanitaria

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971403926.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971403926.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971403926.PDF tp:ocr§§ Il futuro della salute e le scienze della vita Tra invecchiamento della popolazione e diffusione delle malattie croniche il settore guida l’innovazione sanitaria cambiamenti climatici, il cui impatto sulla salute pubblica è sempre più evidente; l’invecchiamento della popolazione, con gli over 60 che entro il 2050 raggiungeranno i 2 miliardi secondo le stime delle Nazioni Unite, determinando un aumento delle patologie croniche e della domanda di assistenza sanitaria; infine, gli stili di vita improntati a una crescente sedentarietà e alimentazione squilibrata stanno alimentando la diffusione di malattie non trasmissibili – diabete, tumori, patologie cardiovascolari – che in Europa rappresentano già oggi un costo economico e sociale rilevante, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I In questo contesto, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica assumono un ruolo cruciale e, in particolare, stanno acquisendo un peso crescente le scienze della vita: un comparto multidisciplinare che abbraccia biotecnologia, farmacologia, diagnostica, medicina personalizzata, intelligenza artificiale applicata alla salute e dispositivi medici. In pratica, tutto ciò che serve a prevenire, diagnosticare e curare le malattie, migliorando la qualità e l’aspettativa di vita. Significa, concretamente, sviluppare vaccini e terapie innovative – incluse quelle geniche e cellulari – capaci di intervenire all’origine delle patologie; progettare strumenti diagnostici sempre più precoci e accurati, in grado di individuare una malattia prima ancora della comparsa dei sintomi; utilizzare dati clinici e genetici per costruire percorsi di cura personalizzati; integrare dispositivi medici intelligenti e tecnologie digitali per monitorare in tempo reale lo stato di salute dei pazienti. Il mercato globale del settore è stimato in forte crescita: secondo dati di Business Insight Research, passerà dai 3,9 miliardi di dollari previsti nel 2026 a 10,07 miliardi entro il 2035, con un tasso medio annuo di crescita dell’11,14%. A trainare questa espansione sono soprattutto i progressi nella biotecnologia e nella genomica, insieme all’integrazione sempre più pervasiva delle tecnologie digitali. Parallelamente, sta cambiando il paradigma stesso dell’assistenza sanitaria. Cresce infatti la domanda di prevenzione e di soluzioni personalizzate: dispositivi indossabili, piattaforme digitali e strumenti di telemedicina permettono un monitoraggio continuo dello stato di salute. La digital health rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo del settore, con impatti significativi sia sulla qualità della vita dei pazienti sia sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Non mancano, tuttavia, le criticità. Gli elevati costi di ricerca e sviluppo e la complessità dei quadri regolatori continuano a rappresentare un ostacolo all’innovazione, soprattutto per le realtà più piccole. Allo stesso tempo, la crescente centralità dei dati – in particolare quelli genetici e sanitari – pone nuove sfide in termini di sicurezza, privacy ed etica. In Europa, le scienze della vita rappresentano un pilastro economico e industriale: secondo la Commissione europea (Eu Monitor) generano circa 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto e sostengono 29 milioni di posti di lavoro, pari al 13,6% dell’occupazione e al 9,4% del Pil dell’Unione. Non a caso, l’Ue le ha incluse tra le tecnologie abilitanti strategiche, insieme a intelligenza artificiale, semiconduttori e tecnologie quantistiche, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia e la competitività del continente. In questa direzione si inserisce anche il profondo riassetto normativo in corso, che comprende la revisione del pacchetto farmaceutico europeo, il Critical Medicines Act e il Biotech Act. L’obiettivo è semplificare le procedure, ridurre la frammentazione normativa e creare un ecosistema più attrattivo per investimenti e talenti. In Italia il settore delle scienze della vita si conferma uno dei principali motori dell’innovazione nazionale: nel primo semestre del 2025 ha rappresentato il pr imo comparto per raccolta di venture capital, con 114,7 milioni di euro investiti, e costituisce oggi il 13% delle imprese innovative del Paese. Un ruolo crescente è giocato dall’intelligenza artificiale, che caratterizza quasi la metà delle nuove iniziative imprenditoriali nel settore. Dal punto di vista territoriale, la Lombardia – e in particolare Milano – si conferma il principale hub nazionale. Un quadro più articolato emerge dal Life Sciences Innosystem Index di Teha group, pubblicato nel Libro Bianco “Il ruolo dell’Ecosistema dell’Innovazione nelle Scienze della Vita per la crescita e la competitività dell’Italia”. L’indice colloca l’Italia al decimo posto su 24 Paesi Ue per competitività della ricerca e dell’innovazione nelle scienze della vita, con un punteggio di 3,57 su dieci: un risultato che conferma una fascia medio-alta, ma segnala anche un arretramento rispetto al 2022, a vantaggio della Spagna. Le criticità emergono soprattutto sul fronte del capitale umano e degli investimenti. L’Italia è infatti solo 14esima in Europa per quota di laureati nelle discipline life sciences (16,3%) e Stem - science, technology, engineering and mathematics (23,4%), ben al di sotto di paesi come Germania (35,5%) e Belgio (27,6%). ---End text--- Author: Sibilla Di Palma Heading: Highlight: I NUMERI PROIEZIONE DELLA CRESCITA DEL MERCATO LIFE SCIENCES LA CLASSIFICA I PAESI A INNOVAZIONE MEDIO-ALTA FOCUS FARMACEUTICA BOOM DELL’EXPORT Il comparto farmaceutico si conferma come il principale motore dell’export manifatturiero italiano: lo scorso anno il settore ha registrato una crescita delle vendite all’estero del 28,5%, a fronte di un incremento complessivo del 3,2% dell’intera manifattura. Il dato, contenuto nel Rapporto Istat 2026 sulla competitività dei settori produttivi, evidenzia il ruolo sempre più strategico della farmaceutica nella tenuta dell’industria nazionale. A trainare questa espansione è stato soprattutto il mercato statunitense: le esportazioni italiane di prodotti farmaceutici verso gli Stati Uniti sono aumentate del 54,1% nel corso del 2025. Una performance che ha portato la farmaceutica a diventare il primo comparto per rilevanza nelle esportazioni verso gli Usa, arrivando a rappresentare il 22,7% del totale delle vendite italiane su quel mercato. L’OPINIONE A trainare l’ espansione sono i progressi nella biotecnologia e nella genomica, insieme all’integrazione sempre più pervasiva delle tecnologie digitali Image:1 Le scienze della vita sviluppano vaccini e terapie innovative geniche e cellulari -tit_org- Il futuro della salute e le scienze della vita -sec_org- tp:writer§§ SIBILLA DI PALMA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971403926.PDF §---§ title§§ Biotech, la frontiera della medicina link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971703933.PDF description§§

Estratto da pag. 37 di "AFFARI E FINANZA" del 20 Apr 2026

Neri (Philogen): "La biotecnologia ha già contribuito in modo significativo al progresso medico e questo percorso è destinato a proseguire anche nei prossimi anni". L'Italia tra eccellenze e ritardi strutturali

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971703933.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971703933.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971703933.PDF tp:ocr§§ Biotech, la frontiera della medicina Neri (Philogen): “La biotecnologia ha già contribuito in modo significativo al progresso medico e questo percorso è destinato a proseguire anche nei prossimi anni”. L’Italia tra eccellenze e ritardi strutturali L’INTERVISTA alla ricerca di base fino alla pratica clinica, il settore delle biotecnologie applicate alla salute sta abilitando lo sviluppo di terapie sempre più mirate, efficaci e personalizzate, con un impatto crescente su pazienti, sistemi sanitari e industria farmaceutica. Al centro di questa evoluzione vi sono progressi scientifici come l’ingegneria genetica e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella ricerca clinica, strumenti che permettono di comprendere meglio i meccanismi delle malattie e di progettare trattamenti sempre più precisi, superando modelli terapeutici uniformi. In questo contesto si inseriscono i farmaci biologici e biotecnologici, prodotti a partire da organismi viventi attraverso processi complessi di ingegneria genetica e cellulare. A differenza dei farmaci di sintesi chimica, queste terapie offrono una maggiore specificità d’azione e rappresentano oggi una delle frontiere più avanzate della medicina. «La biotecnologia ha già contribuito in modo significativo al progresso medico e questo percorso è destinato a proseguire anche nei prossimi anni», osserva Dario Neri, cofondatore, ceo, cso e presidente dello scientific advisory board della biotech italo-svizzera Philogen. «Siamo di fronte a un cambiamento strutturale nel modo di sviluppare i farmaci». Secondo Neri, il contesto italiano presenta luci e ombre. «L’Italia è un Paese con punte di eccellenza straordinarie, ma anche con limiti strutturali evidenti. Noi operiamo anche in Svizzera, dove il sistema è più efficiente. Alla creatività e alla qualità della ricerca italiana devono accompagnarsi infrastrutture adeguate, certezza del diritto e un ruolo più incisivo delle università nel trasferimento tecnologico». Fondata nel 1996 da Dario, Duccio e Giovanni Neri, Philogen ha sedi a Siena e a Zurigo ed è quotata a Piazza Affari. L’azienda conta circa 200 dipendenti ed è focalizzata sulla scoperta e sullo sviluppo di farmaci antitumorali mirati, progettati per localizzarsi e agire in modo selettivo nel sito della malattia, contribuendo a preservare i tessuti sani. Il gruppo mostra anche una forte crescita sul piano economico: lo scorso anno i ricavi complessivi hanno raggiunto i 320,1 milioni di euro, con un incremento di circa 242,5 milioni rispetto all’esercizio precedente. L’utile netto si è attestato a 229,7 milioni di euro, il più alto di sempre, circa cinque volte suD periore rispetto ai 45,3 milioni registrati nel 2024. «Abbiamo costruito nel tempo una pipeline ricca, con farmaci in fase avanzata di sviluppo e altri in fase iniziale, e stretto accordi con importanti aziende internazionali», prosegue Neri. «Tra questi, una partnership con Bristol Myers Squibb per un prodotto destinato all’imaging e alla terapia del tumore della prostata, un ambito in forte evoluzione e con bisogni clinici ancora rilevanti». Alla base dell’approccio di Philogen c’è un principio farmacologico mirato. «L’idea è prendere farmaci già efficaci e migliorarli, portandoli direttamente nella sede della malattia», sottolinea Neri. «In oncologia, ma non solo, i farmaci tradizionali si distribuiscono nell’organismo in modo non selettivo. Noi leghiamo il principio attivo a molecole in grado di guidarlo verso il tumore, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali». Tra i progetti più avanzati c’è Nidlegy, in sviluppo per diversi tumori della pelle. «Il primo studio registrativo riguarda il melanoma metastatico e prevediamo di ripresentare la domanda di autorizzazione entro l’estate», spiega il ceo. «Parallelamente sono in corso studi registrativi negli Stati Uniti e in Europa per tumori cutanei non melanoma ad alto rischio». Le prossime tappe saranno decisive. «Attendiamo le valutazioni delle autorità regolatorie su Nidlegy per l’eventuale autorizzazione alla commercializzazione. Allo stesso tempo, proseguono gli studi clinici e l’ingresso nella sperimentazione di nuovi candidati terapeutici, che ci auguriamo possano confermare il loro potenziale». Guardando al futuro, il nodo resta quello di trasformare la ricerca in valore industriale. «Nei prossimi anni sarà fondamentale portare a registrazione farmaci in grado di cambiare concretamente la gestione delle malattie e la vita dei pazienti», osserva Neri. «Ogni molecola che entra in sperimentazione nasce con l’ambizione di essere realmente innovativa». La biotecnologia, aggiunge, è ormai una componente strutturale dell’industria farmaceutica. «Il futuro sarà caratterizzato da un equilibrio tra molecole di sintesi, prodotti biotecnologici come proteine e anticorpi, e terapie cellulari. In tutte queste aree la biotecnologia gioca un ruolo centrale, anche nella scoperta di nuove molecole». – s.d.p. ---End text--- Author: s d p Heading: L’INTERVISTA Highlight: 320 I ricavi 2025 del gruppo italo svizzero Philogen sono stati di 320 milioni I PROTAGONISTI DARIO NERI Cofondatore, ceo, cso e presidente dello scientific advisory board di Philogen L’IA ACCELERA LA RICERCA L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente la ricerca farmaceutica. È quanto emerge dal dossier “Intelligenza artificiale e salute” dell’Agenzia italiana del farmaco, che evidenzia il ruolo chiave dell’Ia nel guidare medicina di precisione e innovazione globale. In base al report, oggi il 62% delle aziende del settore utilizza già soluzioni di Ia nei reparti di ricerca e sviluppo, con una crescita prevista del 45% nei prossimi cinque anni. I benefici sono concreti: processi più rapidi, maggiore accuratezza e riduzione dei costi, oltre alla possibilità di prevedere l’efficacia dei trattamenti prima della sperimentazione clinica. Image: -tit_org- Biotech, la frontiera della medicina -sec_org- tp:writer§§ s d p guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001971703933.PDF §---§ title§§ Intervista - «La lezione del Covid non è servita a nulla Dobbiamo potenziare la sanità pubblica» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972003920.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "CORRIERE DELLA SERA" del 20 Apr 2026

Il Nobel Rice: «Con le guerre più malattie infettive»

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972003920.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972003920.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972003920.PDF tp:ocr§§ «La lezione del Covid non è servita a nulla Dobbiamo potenziare la sanità pubblica» Il Nobel Rice: «Con le guerre più malattie infettive» S ono passati solo tre anni dalla fine della pandemia di Covid-19 (5 maggio 2023), ma la lezione sembra in parte dimenticata nonostante i sette milioni e passa di morti (stime più realistiche parlano di venti milioni) e la grave crisi economica, conseguenze della diffusione globale del virus. Charles Rice, virologo della Rockefeller University e Premio Nobel per la Medicina 2020 per la scoperta del virus dell’epatite C, è stato a Milano ospite della Fondazione Invernizzi, proprio per parlare dei rischi, presenti e futuri, legati alle malattie infettive. Professore, l’epatite C è una delle poche malattie virali che oggi possiamo definire guaribili. Avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati a farmaci capaci di eradicare il virus in poche settimane? «La sfida era enorme perché alla fine degli anni ’80, quando abbiamo identificato il virus, oltre cento milioni di persone nel mondo avevano questa infezione cronica, che spesso non dà sintomi. La vera sorpresa è stata legata al grado di copertura dei farmaci antivirali, introdotti per la prima volta nel 2011, perché l’epatite C è una malattia molto variabile, con sei genotipi principali: in ogni paziente con infezione cronica si producono ogni giorno da 10 a 12 trilioni di varianti. Questo fa capire la complessità della patologia e quanto fosse difficile mettere a punto dei trattamenti efficaci. All’epoca si usava solo l’interferone, con tassi di guarigione al 5% ed effetti collaterali pesanti». Migliaia di persone muoiono ancora di epatite C nel mondo per mancanza di diagnosi o di accesso ai farmaci. Cosa serve per raggiungere l’obiettivo dell’Oms di eliminare l’epatite entro il 2030? «Negli Stati Uniti siamo indietro. Al contrario ci sono alcuni Paesi molto virtuosi nella lotta contro l’epatite C, come Taiwan. Un altro esempio positivo è l’Egitto, un Paese pesantemente colpito con il 10% della popolazione infettata a causa per esempio di dispositivi medici, come le siringhe, non sterilizzati. Ebbene, il Governo egiziano ha raggiunto un accordo con un’azienda farmaceutica per poter produrre autonomamente il farmaco e distribuirlo a un prezzo accessibile: in questo modo il 95% dei pazienti è stato curato. Altri Paesi non hanno fatto molti passi avanti, a causa delle infrastrutture di sanità pubblica e della povertà. Tra l’altro, è vero che oggi possiamo curare l’infezione, ma nei pazienti anche dopo la guarigione rimane un rischio di sviluppare malattie epatiche, incluso il tumore del fegato. Quindi è importante eliminare il virus, ma non è detto che le terapie riportino il paziente alle condizioni pre-infezione». La soluzione esiste ma non arriva a tutti: come si sente davanti a questo gap? «Beh, è una sensazione terribile. Noi scienziati che lavoriamo in laboratorio magari siamo un po’ ingenui, ma è inconcepibile pensare che il farmaco non sia a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. Nel 2015 sono arrivati i cocktail di antivirali ad azione diretta senza interferone, grazie al lavoro di tanti scienziati tra cui, in Italia, Raffaele De Francesco e Sergio Abrignani dell’Istituto nazionale di genetica molecolare (Ingm): da allora sono passati oltre dieci anni e stiamo ancora parlando di questo problema. C’è sicuramente una questione economica, i trial clinici sono costosi così come lo è testare la popolazione. Ma si può seguire l’esempio dell’Egitto, dove il Governo ha rimborsato il prezzo del medicinale. Spero che non ci vogliano altri dieci anni, perché le persone continuano a morire. Per l’epatite C non abbiamo ancora un meccanismo globale di distribuzione dei trattamenti necessari: servono finanziamenti, non solo a scopo di lucro ma per curare le persone malate». S e d ove s s e i n d i c a re un’emergenza che la scienza deve affrontare nei prossimi vent’anni, oltre alle pandemie, quale sceglierebbe? «Bisogna lavorare sulla sanità pubblica, è molto importante, così come lo è contrastare la povertà, perché le persone che vivono in condizioni non accettabili e magari non hanno possibilità di nutrirsi correttamente, possono avere esiti peggiori se contraggono l’epatite C. Dobbiamo far sì che il mondo resti (o torni ad essere) un luogo ospitale per noi e le altre specie. Guardando alla situazione attuale, direi che il panorama non è roseo. Negli Stati Uniti le nuove generazioni sono scoraggiate. Tra l’altro le guerre sono grandi promotrici della diffusione di malattie infettive. Abbiamo tecnologie che permettono di scoprire nuove malattie, strumenti migliori rispetto a quelli che c’erano 40 anni fa. Il progresso potrà fare grossi passi avanti se sapremo utilizzare al meglio questi strumenti». La rapidità con cui sono stati sviluppati i vaccini per Covid deve molto alla ricerca di base sui virus. Qual è l’insegnamento che la virologia ha dato negli ultimi anni? «Pensavo che dalla pandemia di Covid-19 avremmo tratto una grande lezione, ma mi sbagliavo. Sappiamo bene che i virus si possono diffondere velocemente e causare malattie anche gravi, oltre a pesanti conseguenze economiche. Quindi immaginavo che gli investimenti sulle infrastrutture sarebbero andati avanti per alcuni anni, in modo da essere preparati per eventuali nuove emergenze. In realtà è successo esattamente l’opposto: tutto ciò che era stato creato durante la pandemia oggi non c’è più, almeno negli Stati Uniti. Siamo in una situazione peggiore rispetto a quella di tre anni fa, quando è finita l’emergenza legata a Covid-19». ---End text--- Author: Laura Cuppini Heading: Highlight: ? Fu lui a scoprire il virus Contro l’epatite C la soluzione esiste ma non arriva ovunque: per me è qualcosa di terribile Image: -tit_org- Intervista - «La lezione del Covid non è servita a nulla Dobbiamo potenziare la sanità pubblica» -sec_org- tp:writer§§ Laura Cuppini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972003920.PDF §---§ title§§ Sanita' , la sfida tra bilancio e cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972603922.PDF description§§

Estratto da pag. 34 di "CORRIERE DELLA SERA" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972603922.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972603922.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972603922.PDF tp:ocr§§ SANITÀ, LA SFIDA TRA BILANCIO E CURE LA CRISI SILENZIOSA: COME SALVARE IL CUORE DELLO STATO SOCIALE ITALIANO I n questi mesi è lo scenario internazionale a catalizzare le attenzioni non solo della politica ma di tutti, il mondo sta cambiando rapidamente sotto i nostri occhi, ci ritroviamo così impotenti spettatori di un film che scorre rapidamente sugli schermi delle nostre vite. Mentre il conflitto in Iran è ancora aperto, il Libano viene attaccato e l’Ucraina continua a resistere fieramente all’invasore, i problemi del Paese sembrano passare in secondo piano ma restano ad attenderci. L’Ocse ha recentemente reso pubblico un documento il cui titolo dice già molto: «Bilanciare resilienza e sostenibilità in tempi difficili», dove una parte centrale è dedicata alla sanità e al welfare. Partiamo da alcuni dati di questo lavoro: nel 2024 la spesa sanitaria reale è stimata in crescita di circa il 4% in media Ocse, sopra i ritmi pre pandemia, mentre il Pil è cresciuto molto meno. Nel 2024 la quota di spesa sanitaria sul Pil della media Ocse è attorno al 9,3%, sotto il picco del 2021 (9,6%) ma circa 0,5 punti sopra il 2019 e la crescita è stata trainata soprattutto dalla spesa pubblica. La sanità è il secondo capitolo di spesa dopo la protezione sociale; tra 2013 e 2023 la quota di bilancio pubblico destinata alla salute è salita in media di circa 1 punto, fino a circa il 15% della spesa totale. Le prospettive macro fiscali (debito e deficit elevati, crescita moderata) limitano il margine per ulteriori aumenti di spesa sanitaria: molti Paesi mantengono una buona crescita nel 2025 ma prevedono un rallentamento o una crescita reale negativa intorno al 2026-2027. Le riforme in corso puntano su tre grandi direttrici: aumento dell’efficienza (riduzione degli sprechi, ribilanciamento pubblico privato, più cost sharing in alcuni Paesi), rafforzamento delle cure primarie, riassetto dell’ospedalità e forte investimento nel digitale e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Questo è il panorama generale dei Paesi Ocse ma come si posiziona l’Italia? Nel 2019 la spesa sanitaria pubblica italiana era pari al 6,4% del Pil; durante il 2020-2021 è salita rispettivamente al 7,3% e 7,0% per gli sforzi legati al Covid 19. Dal 2022 si è osservata una fase di «rientro»: 6,6% del Pil nel 2022 e 6,2% nel 2023, quindi leggermente sotto il 2019 in quota Pil, pur con valori nominali più elevati. Per il 2024-2027 il Documento di finanza pubblica prevede una crescita nominale ancora sostenuta ma con stabilizzazione della quota sul Pil al 6,3-6,4%, cioè ritorno su livelli sostanzialmente pre pandemici. In altri termini, l’Italia programma di mantenere la sanità intorno a 6,4% del Pil, senza quel progressivo incremento strutturale (verso 7-8% del Pil) che si osserva in diversi sistemi avanzati e ben al di sotto del livello medio Ocse del 9,3% (dato che comprende tutta la spesa, non solo quella pubblica), ma anche considerando la componente privata il nostro resta un Paese a bassa spesa rispetto ai grandi sistemi ad alto reddito. L’Italia è presentata come esempio di Paese che, dopo un biennio di rallentamento (2022-2023), prevede una crescita nominale relativamente robusta nel 2024-2026, ma con un obiettivo esplicito di riportare la spesa sanitaria su un sentiero «pre pandemico» in rapporto al Pil. Questo rende probabile che il margine per ulteriori espansioni (nuovi livelli di copertura, robusto incremento di organici, ecc.) sia assai limitato. La scelta italiana di ritornare al 6,4% del Pil implica che il rafforzamento della resilienza dovrà avvenire principalmente tramite il recupero di efficienza (riduzione degli sprechi, riprogettazione del mix ospedale-territorio), sebbene molto in questo senso sia stato già fatto negli ultimi anni e investimenti in prevenzione ed eventuale riallineamento pubblico privato (maggiore compartecipazione, con tutti i rischi di equità che ne conseguono). Si delinea uno scenario in cui le politiche del nostro Paese su primary care, riforma ospedaliera e sanità digitale, accompagnate da investimenti mira ti, diventano cruciali per non vedere peggiorare la qualità e l’equità sociale a fronte di vincoli di spesa stringenti. Il Servizio sanitario nazionale che sinora ha rappresentato uno dei pilastri sui quali si fonda la nostra società, se non ben governato e indirizzato, con risorse così limitate non può farcela, rischia così di crollare uno dei capisaldi che negli ultimi decenni hanno garantito la stabilità dello Stato sociale. ---End text--- Author: Sergio Harari Heading: LA CRISI SILENZIOSA: COME SALVARE IL CUORE DELLO STATO SOCIALE ITALIANO Highlight: ? Il pericolo Il Servizio sanitario se non ben governato e indirizzato, con risorse così limitate non può farcela: rischia così di crollare Image: -tit_org- Sanita' , la sfida tra bilancio e cure -sec_org- tp:writer§§ Sergio Harari guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972603922.PDF §---§ title§§ Errori di medici e sanitari, risarcimenti più sicuri Ecco che cosa cambia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972103921.PDF description§§

Estratto da pag. 55 di "L'ECONOMIA" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972103921.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972103921.PDF', 'title': "L'ECONOMIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972103921.PDF tp:ocr§§ Errori di medici e sanitari, risarcimenti più sicuri Ecco che cosa cambia d i P A OL O G OL IN UC CI M aggiore certezza di essere risarciti nei casi di responsabilità civile della struttura sanitaria e/o dei sanitari. Stop alle «autoassicurazioni improvvisate» ( o assicurazioni fai da te ). Queste le principali tutele per i cittadini dalla piena entrata in vigore del decreto attuativo della «legge Gelli» su sicurezza delle cure e responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie. Dal 16 marzo per ospedali, cliniche, strutture sociosanitarie è ridisegnata in modo strutturale la gestione del rischio sanitario, soprattutto per quelli che scelgono la «autoritenzione» ( o «autoassicurazione») totale o parziale in alternativa alla polizza di Rc. C’è «autoritenzione totale» se la struttura sanitaria non stipula alcuna polizza per la responsabilità civile e deve provvedere con proprie risorse al pagamento di eventuali richieste danni avanzati dai pazienti per casi di «medical malpractice». L’«autoritenzione parziale» avviene quando la struttura sanitaria ha la propria polizza di Rc, ma con una quota del danno che resta a suo carico in caso di sinistro (la cosiddetta «franchigia»). Secondo l’Ivass, l’istituto Nel 2024 versati 691 di vigilanza sulle milioni per le polizze assicurazioni, nel 2024 in Rc. Il «pubblico» Italia le strutture sanitarie ne ha accantonati circa che si sono protette con polizza di responsabilità 500 per un totale civile hanno speso 691 milioni di premi, mentre di 2,3 miliardi di euro gli ospedali pubblici a tutela della loro «autoritenzione» hanno accantonato circa 500 milioni di euro ed un valore complessivo di fondi per 2,3 miliardi di euro. Le conseguenze Numeri che dovranno crescere fortemente per accantonare esattamente i valori finanziari per l’assunzione diretta del rischio, in alternativa al pieno utilizzo della polizza, che devono essere appositamente posti in bilancio, attraverso la creazione di due fondi distinti. Il primo è il fondo rischi, destinato a coprire i sinistri attesi ma non ancora denunciati, sulla base di una stima prospettica coerente con tipologia e volume delle prestazioni erogate. Il secondo è il fondo riserva sinistri, che accoglie gli importi relativi ai sinistri già denunciati ma che non stati ancora liquidati. Gli accantonamenti devono essere congrui nella loro entità, dinamici e certificati da un revisore legale o dal collegio sindacale. Le strutture devono inoltre istituire una funzione interna di comitato valutazione dei sinistri con competenze minime in medicina legale, loss adjusting, ambito giuridico e risk management. La logica è chiara: evitare che l’autoassicurazione diventi una scorciatoia di bilancio priva di adeguati presìdi tecnici. Il sistema richiede processi continuativi di identificazione, analisi e monitoraggio dei rischi, oltre a una relazione annuale sull’efficacia delle misure adottate. L’incremento degli accantonamenti può incidere sugli equilibri economico-finanziari delle varie strutture, ma al tempo stesso dà l’avvio ad un modello di governance del rischio sanitario più evoluto, in cui la responsabilità civile diventa parte integrante della pianificazione strategica aziendale. Chi arriverà preparato alla scadenza del bilancio 2026 potrà trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo. Chi lo sottovaluterà rischia di andare incontro a tensioni di bilancio e criticità operative in un settore già esposto a forte pressione finanziaria e reputazionale. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PAOLO GOLINUCCI Heading: Highlight: Nel 2024 versati 691 milioni per le polizze Rc. Il «pubblico» ne ha accantonati circa 500 per un totale di 2,3 miliardi di euro Image: -tit_org- Errori di medici e sanitari, risarcimenti più sicuri Ecco che cosa cambia -sec_org- tp:writer§§ PAOLO GOLINUCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972103921.PDF §---§ title§§ Economia & salute la ricetta tricolore per gli investimenti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972503925.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "L'ECONOMIA" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972503925.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972503925.PDF', 'title': "L'ECONOMIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972503925.PDF tp:ocr§§ ECONOMIA& SALUTE LA RICETTA TRICOLORE PER GLI INVESTIMENTI «Siamo in grado di attrarre capitali e anche di trattenerli grazie alle eccellenze del territorio», dice Antonino Biroccio, general manager di Gsk. L’innovazione, però, deve arrivare bene a tutti E oggi per un nuovo medicinale servono in media 424 giorni... d i MAR GHERITA D E BA C I l «nuovo» non ha valore se non è accessibile. Tradotto nella lingua della salute significa che l’innovazione non può essere ritenuta tale se non è accessibile a tutti i pazienti. Su questo concetto la multinazionale Gsk ha lanciato una sfida. Spinta dalla certezza che rendere i progressi della farmaceutica alla portata di tutti i cittadini sia «non solo una scelta sanitaria ma soprattutto una leva economica, industriale e geopolitica». Una leva sul Pil In cosa consiste la sfida? Lo spiega Antonino Biroccio, general manager di GSK Italia: «Il sistema sanitario è profondamente cambiato rispetto a quando è stato creato nel 1978. Si invecchia di più, si nasce meno. L’innovazione corre con una velocità superiore al cambiamento demografico. Dobbiamo essere in grado di partecipare a questa competizione e massimizzare i risultati». Questo può essere ottenuto investendo di più in prevenzione in modo da rendere meno gravoso il peso sul Sistema sanitario nazionale. I risparmi andrebbero reinvestiti in aree cruciali, prime fra tutte l’oncologia. I vantaggi sarebbero immediati. Innanzitutto sul miglioramento dello stato di salute della popolazione. Poi sul sostegno all’invecchiamento attivo, alla riduzione di ricoveri ospedalieri e complicanze e al contenimento dell’assistenza a lungo termine. Sul tema dell’innovazione accessibile e dell’economia della salute si è discusso a Roma in un incontro promosso da Gsk e Adnkronos, col patrocinio di Farmindustria e la partecipazione di governo (nella persona del sottosegretario alla Salute Francesco Gemmato), società scientifiche e associazioni. Le cifre I numeri confermano quanto sia importante andare in questa direzione. In Europa l’economia della salute genera 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto e contribuisce al 3,3% del Pil europeo. La spesa farmaceutica in Ricerca & Sviluppo raggiunge i 55 miliardi di euro. L’Europa è tra i principali poli di investimento, rappresentata da Regno Unito con 10,2 miliardi, Germania con 9,9 e Svizzera con 9,2. Al quarto posto l’Italia con 2 miliardi che si conferma una pedina importante, forte di 411 aziende e 56 miliardi di valore di produzione. Sono circa 950mila i lavoratori del settore. Un euro investito in salute genera, secondo i calcoli riportati durante il convegno, tra 2 e 4 euro di ritorno in Pil. Birroccio trae da questi numeri una conclusione: «In Italia non siamo soltanto in grado di attrarre investimenti ma anche di trattenerli grazie alle eccellenze del territorio». Ricerca Gsk nel nostro Paese gestisce centri di ricerca e due siti produttivi, a Siena e a Parma, diventati strategici per la rete globale dell’azienda che il general manager definisce «una multinazionale italiana a capitale estero» capace di dare lavoro a 4.200 dipendenti (9 mila considerando l’indotto al completo) e di investire nel Paese 324 milioni di euro tra produzione e ricerca, l’8% del contributo totale delle 300 farmaceutiche presenti. Nella sola ricerca e sviluppo l’investimento raggiunge il 7,5% del totale di settore. A Parma in particolare, uno dei due siti produttivi della farmaceutica presente in Italia dal 1932, sono concentrate tecnologie di avanguardia e produzioni che vanno dalle fasi cliniche a quelle commerciali. Ne escono farmaci altamente specializzati nel campo degli antitumorali e antivirali. Da qui le terapie raggiungono i pazienti di tutto il mondo. Che cosa significa accesso all’innovazione? Una delle strade da percorrere per realizzarla è la rapidità. Il confronto con l’Europa rivela un’Italia ancora lenta. Il tempo necessario per rendere disponibile un farmaco è mediamente pari a 424 giorni. Il confronto La Francia, pur non essendo una sprinter, è la più strutturata nel garant ire che una terapia nuova arrivi al letto del paziente: 80 giorni dalla richiesta contro una media di 527 giorni dalla registrazione Ema, l’agenzia europea. Economia della salute non significa solo aziende farmaceutiche. E’ piuttosto l’insieme di attività, investimenti e filiere che ruotano attorno: ricerca scientifica, produzione, servizi sanitari, tecnologie. Nel quadro delle politiche industriali il Libro Bianco del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Mimit, colloca questa economia tra i cinque comparti emergenti del nuovo Made in Italy accanto a spazio/difesa, economia blu, turismo, cultura. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARGHERITA DE BAC Heading: Highlight: Un euro investito nel settore genera, secondo alcune stime recenti, tra 2 e 4 euro di ritorno sul Pil Per il Mimit questo comparto è tra i cinque emergenti, accanto a spazio/difesa, economia blu, turismo, cultura Image:Farmaci Antonino Biroccio, general manager di Gsk Italia -tit_org- Economia & salute la ricetta tricolore per gli investimenti -sec_org- tp:writer§§ Margherita De Bac guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972503925.PDF §---§ title§§ Intervista a Orazio Schillaci - "Dopo 20 anni le liste d'attesa sì riducono Ma un esame su cinque andrebbe evitato" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972703923.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "STAMPA" del 20 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-20T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972703923.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972703923.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972703923.PDF tp:ocr§§ Orazio Schillaci “Dopo 20 anni le liste d’attesa si riducono Ma un esame su cinque andrebbe evitato” Il ministro della Salute: “Il trend si è invertito, per aiutare chi attende ancora troppo bisogna ridurre gli sprechi” ROMA P er molti italiani i tempi per accedere a visite e accertamenti sono ancora troppo lunghi, ha ammesso la premier Giorgia Meloni nella sua informativa sull’azione del governo alla Camera. Ma il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ci tiene a precisare con i numeri che i due anni dal varo del suo decreto “taglia code” non sono passati invano. «Questo è un luogo comune smentito dai dati. Per la prima volta dopo vent’anni di peggioramenti documentati, il trend infatti si è invertito», afferma citando i dati ancora inediti della Piattaforma nazionale di Agenas, «che ha analizzato 50 milioni di prenotazioni e che renderemo pubblici il mese prossimo. Numeri reali, non aneddoti». Può anticiparci qualcosa? «Nel confronto tra il primo bimestre del 2025 e quello del 2026, gli esami diagnostici erogati nel rispetto dei tempi di legge sono cresciuti di quasi due punti percentuali, le visite specialistiche di quasi tre». Non sembra una gran cosa… «E invece sì, perché oltre a rappresentare un’inversione di tendenza, si deve considerare che i numeri dello scorso anno erano spesso falsati da agende chiuse artificialmente e da “galleggiamenti” che facevano scattare il timer non dalla prima chiamata al Cup, ma da un ricontatto successivo. Pratiche che ho contrastato duramente e continuerò a contrastare dove si dovessero ancora accertare. Guardi però i risultati sul territorio: l’Asl di Caserta in Campania garantisce Tac del torace con tempi medi di soli 4 giorni per la classe B, meno della metà della soglia prevista. L’Inrca delle Marche assicura visite cardiologiche con appena 6 giorni di attesa per la classe B che va garantita entro 10 giorni e solo 6 giorni anche per la classe D, ben al di sotto dei 30 giorni previsti. L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana in Toscana eroga visite oculistiche in soli 5 giorni sia per la classe B che per la classe D. Ovviamente potrei citare molti altri casi». Vuol dire che da qualche parte si continuano a utilizzare trucchi e trucchetti per sgonfiare artificialmente le liste? «Diciamo che c’è ancora qualche numero un po’ inverosimile. Ma posso assicurarle che non pubblicheremo tempistiche di cui Agenas non abbia potuto verificare la correttezza. Va detto però che in una netta maggioranza dei casi i dati sono ora ripuliti e lontani dall’aneddotica di questi anni, visto che per gli esami diagnostici siamo all’87,2% delle prestazioni erogate entro i termini fissati per legge, mentre per le visite specialistiche siamo all’80,9%». Si sente di dire che è merito del suo decreto taglia code? «Il decreto legge 73 funziona dove viene applicato e a dirlo sono ancora una volta i numeri. Le faccio qualche altro esempio. La Liguria ha puntato sul recall attivo dei pazienti in agenda - quel 20% che prenota e poi non si presenta, facendo slittare i tempi degli altri - e ha ottenuto un miglioramento del 40% nel rispetto dei tempi. L’Umbria segna un +25%. Il Piemonte ha esteso l’apertura degli ambulatori e dei reparti di diagnostica alla sera e nei fine settimana, con risultati misurabili sulle liste. Complessivamente, oltre mille ospedali hanno migliorato le proprie performance di almeno il 20% su base annua. Non è un successo uniforme, ma è la dimostrazione che chi usa gli strumenti messi a disposizione dalla legge ottiene risultati concreti». Però ci sono italiani che attendono ancora troppo… «Quel 20% abbondante di prestazioni urgenti non offerte nei tempi previsti va ancora aggredito. E non basta aumentare l’offerta se il problema ha radici strutturali: se una regione somma 888 prescrizioni ogni mille abitanti e un’altra supera quota 1.500, la forbice racconta da sola quanto le prestazioni non necessarie ingolfino il sistema. Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato. Un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno , frutto di medicina difensiva e di percorsi diagnostici carenti sul territorio». Cosa intendete fare? «Per aggredire questo fronte, il ministero della Salute, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, sta via via pubblicando le linee guida relative alle prescrizioni per le venti visite specialistiche e prestazioni diagnostiche più richieste in Italia. Uno strumento concretoperorientare imedici verso una prescrizione appropriata, ridurre gli esami inutili e liberare risorse per chi ne ha davvero bisogno. Una misura attesa da tempo, che interviene a monte del problemainvece di rincorrerlo. La risposta non può essere solo aumentare l’offerta». Quali altri interventi sono necessari? «Serve lavorare sui percorsi di cura e sulla presa in carico dei pazienti cronici e fragili, che per una visita di controllo non dovrebbero passare dal Cup, ma ricevere l’appuntamento direttamente dal centro che li ha in carico. Servirà far lavorare a regime case e ospedali di comunità. Servirà la digitalizzazione: il fascicolo sanitario elettronico per evitare di duplicare esami già eseguiti, e piattaforme come Mia di Agenas in fase di sperimentazione che con l’intelligenza artificiale supporterà i medici nelle scelte prescrittive». L’ultimo report di Agenas però rivela che solo il 4% delle Case di comunità funziona a pieno regime… «Mi auguro che con uno scatto al photo finish le Regioni diano ora attuazione con accordi locali alla nuova convenzione dei medici di famiglia che garantisce la presenza di tre professionisti per ogniturno di lavoro. Così come spetta a Regioni e aziende sanitarie distaccare nelle nuove strutture i medici specialisti oggi dispersi negli ambulatori Asl ed ospedalieri. Noi dal canto nostro abbiamo stanziato 600 milioni per fare nuove assunzioni. Superando antichi steccati è possibile farcela». I suoi rapporti con le Regioni sono stati a volte burrascosi. Come vanno ora? «Non li definirei burrascosi, perché l’invito è sempre stato indirizzato a una collaborazione leale, come ha ribadito recentemente anche Giorgia Meloni. Segnali come il cambio di passo in Campania fanno ben sperare: il nuovo governatore, passando dai proclamiallavoroconcreto,èriuscito a far uscire la regione dalPianodirientro.Unsegnale che la strada esiste e che le leve ci sono. Posso aggiungere i buoni risultati che arrivano dalla Liguria, dal Piemonte, dalle Marche oltre che dalle più note Veneto, Toscana e Lombardia. La nuova Agenas sta lavorando con confronti diretti con le singole amministrazioni regionali per individuare i colli di bottiglia e replicarelepraticheche funzionano. I numeri indicano che la direzione è quella giusta. La velocità regionale, ancora,non basta».— ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: “ Va aggredito quel 20% abbondante di prestazioni urgenti che non vengono offerte nei tempi previsti Image:Orazio Schillaci I numeri Nel primo bimestre del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, gli esami diagnostici erogati nei tempi di legge sono cresciuti di quasi due punti percentuali e le visite specialistiche di quasi tre (dati Agenas) -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - “Dopo 20 anni le liste d'attesa sì riducono Ma un esame su cinque andrebbe evitato” -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/20/2026042001972703923.PDF §---§