title§§ Allarme Case di comunità: 23 attive ma con carenze servizi completi solo in una = Case di comunita, ancora ritardi La riforma corre contro il tempo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803178607792.PDF description§§
Estratto da pag. 12 di "BRESCIAOGGI" del 18 Apr 2026
* Nel territorio dell'Ats di Brescia attive 24 strutture sanitarie ma solo Barbariga (inaugurata ieri) col 100% dei servizi La scadenza fissata dal Pnrr per la consegna delle strutture è stata spostata dal 31 marzo al 30 giugno In città per ora funziona solo quella di via Duca degli Abruzzi all'85%: nelle altre 3 i lavori non sono completati
pubDate§§ 2026-04-18T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803178607792.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803178607792.PDF', 'title': 'BRESCIAOGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803178607792.PDF tp:ocr§§ Inodidellasanitàbresciana Allarme Case di comunità: 23 attive ma con carenze servizi completi solo in una Casedicomunità,ancoraritardi Lariformacorrecontroiltempo • Nel territorio dell’Ats di Brescia attive 24 strutture sanitarie ma solo Barbariga (inaugurata ieri) col 100% dei servizi La scadenza fissata dal Pnrr per la consegna delle strutture è stata spostata dal 31 marzo al 30 giugno In città per ora funziona solo quella di via Duca degli Abruzzi all’85%: nelle altre 3 i lavori non sono completati Sono arrivate a quota 24 le Case di comunità attive in provincia di Brescia, ma solo una, a Barbariga, offre tutti i servizi: ieri l’inaugurazione. La scadenza per ultimarle è stata spostata dal 31 marzo al 30 giugno; molte strutture sono in ritardo. In città per ora funziona solo quella di via Duca degli Abruzzi all’85%: nelle altre 3 i lavori sono in corso. C’è poi un altro nodo: la carenza di medici e infermieri. PANIGHETTI PAGINE 12-13 IRENEPANIGHETTI La medicina territoriale, ovvero la riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute, normata dal Decreto ministeriale 77/2022, è ancora ben lontana dall’essere operativa. Delle 1.715 Case di comunità previste in Italia, al 31 dicembre 2025, secondo la Fondazione Gimbe, «per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio, per oltre un terzo delle strutture programmate non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento. Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al Cup, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle Case di comunità principali (hub)». E a Brescia? Ad ottobre 2025 Bresciaoggi scriveva: «Corsa contro il tempo per le Case di comunità», oggi il rischio è di dover ripetere quel titolo, nonostante lo spostamento della data di consegna: dal 31 marzo al 30 giugno 2026, ma visto lo stato dell’arte non stupirebbe un’ulteriore slittamento. Secondo i dati di Regione Lombardia, aggiornati al 16 febbraio 2026, sono attive 24 strutture delle 33 previste, con un numero variabile di servizi: per Asst-Spedali Civili le Case di comunità di Brescia in viale Duca degli Abruzzi, Travagliato, Nave, Flero, Ospitaletto, Tavernole, Rezzato, per Asst Franciacorta Chiari, Iseo, Palazzolo, Marone e Orizinuovi per Asst Garda Leno, Gargnano, Desenzano, Verolanuova, Montichiari Gavardo e Asst Valcamonica Berzo inferiore, Ponte di Legno, Cedegolo, Darfo, Edolo (dettagli su percentuale di attivazione, costi e cronoprogramma lavori: https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzi onale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/salute-e-preven zione/strutture-sanitarie-e-sociosanitarie/case-comunita-monitoraggio/case-comunita-monitoraggio). Lo stato dell’arte La novità positiva riguarda la Casa di comunità di Barbariga, inaugurata ieri e al 100% dei servizi. Negli altri casi quindi «non vengono rispettati i criteri stabiliti dal Dm 77 - osserva Miriam Cominelli, consigliera regionale Pd e esponente della Commissione sanità – almeno alla data del 16 febbraio ’26, perché, pur avendo fatto accesso agli atti da oltre un mese, ad oggi non ci è pervenuta risposta. L’impressione è che ci sia reticenza a fornire queste informazioni». In città è attiva, non al 100%, solo una Casa di comunità su 4: quelle previste in via Corsica, via Marconi, via don Vender non sono aperte. «In via Corsica e a Gardone Val Trompia i lavori sono prossimi alla conclusione – risponde Asst Spedali Civili -. In via Marconi si sono registrati ritardi di carattere tecnico e le operazioni termineranno entro l’estate». Per la struttura di via don Vender «i lavori sono iniziati a ottobre 2025, una volta terminate le int erlocuzioni con la Soprintendenza», ma a 7 mesi di distanza è visibile solo la recinzione e tracce di cantiere. Poi ci sono i servizi, ma «per attivarli serve personale, un ambito dove la Regione non ha competenza diretta eppure avrebbe gli strumenti per incentivare medici e infermieri ad andare nelle Case di comunità, per esempio aiutando a trovare alloggi e offrendo servizi di welfare come asili nido e trasporti – continua Cominelli -. Inoltre Regione lascia sole le Asst nell’ascolto dei bisogni dai territori, non offre una regìa». ---End text--- Author: IRENE PANIGHETTI Heading: Highlight: Image:Barbariga Ieri l’inaugurazione della Casa di comunità dell’Asst Franciacorta Strutture attive nel Bresciano ASST DELLA FRANCIACORTA 0 Martiri della Libertà Chiari Case di comunità 0 Giardini Garibaldi Iseo x Numero servizi attivi % Servizi attivi ASST DEGLI SPEDALI CIVILI DI BRESCIA 11 Raffaello Travagliato 11 Brescia Nave 11 Mazzini Flero 11 Padana Superiore Ospitaletto 11 Duca Brescia 11 Amadini Tavernole sul Mella 11 Fratelli Kennedy Rezzato 11 Marconi Brescia 10 Corsica Brescia 9 Vender Brescia 7 Papa Giovanni XXIII Gardone Val Trompia 9 Aldo Moro Barbariga 85% 85% 85% 85% 85% 85% 85% 85% 77% 69% 54% ASST GARDA 6 Gen. Reverberi Vestone 0 Donatori del Sangue Leno 0 Repubblica Gargnano 0 Mezzocolle Desenzano del Garda 0 Gosa Gavardo 0 G. Falcone Montichiari 0 Grimani Verolanuova ASST DELLA VALCAMONICA 11 Umberto I Berzo Inferiore 10 Marconi Ossimo 9 Nissolina Breno 0% 0% 100% 46% 0% 0% 0% 0% 0% 0% 85% 77% 69% Withub D -tit_org- Allarme Case di comunità: 23 attive ma con carenze servizi completi solo in una Case di comunita, ancora ritardi La riforma corre contro il tempo -sec_org- tp:writer§§ IRENE PANIGHETTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803178607792.PDF §---§ title§§ La Summer School sulla metodologia della ricerca clinica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803205008040.PDF description§§
Estratto da pag. 14 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 14 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 14 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 11 di "LIBERTA SICILIA" del 18 Apr 2026
Sicilia. Si conclude l'iniziativa per diffondere tra i giovani la cultura della sanità pubblica e della prevenzione
pubDate§§ 2026-04-18T03:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041801750605688.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041801750605688.PDF', 'title': 'LIBERTA SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041801750605688.PDF tp:ocr§§ “La salute tiene banco”: 900 studenti protagonisti del progetto GIMBE Sicilia. Si conclude l’iniziativa per diffondere tra i giovani la cultura della sanità pubblica e della prevenzione Q uasi 900 studenti siciliani coinvolti, quattro province attraversate e un obiettivo chiaro: formare cittadini più consapevoli sul funzionamento e sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale. Si conclude oggi a Palermo il ciclo di incontri siciliani del progetto “La Salute tiene banco”, l’iniziativa della Fondazione GIMBE dedicata all’alfabetizzazione sanitaria dei giovani e alla promozione dei valori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Dalla tappa inaugurale di Modica (RG) agli incontri nelle province di Catania e Agrigento, il progetto – giunto alla quarta edizione – ha registrato una partecipazione attiva e un forte interesse da parte degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Realizzata con il contributo non condizionante di Rekeep, principale player italiano attivo nell’integrated facility management, e patrocinata dalla Regione Siciliana, l’iniziativa punta a fornire ai giovani strumenti concreti per comprendere il funzionamento del sistema sanitario, interpretare correttamente le informazioni scientifiche e contrastare la disinformazione in ambito salute. Nel corso degli incontri sono stati affrontati temi chiave quali il finanziamento della sanità pubblica, i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le diseguaglianze territoriali, il ruolo della medicina generale e le opportunità offerte dal Fascicolo Sanitario Elettronico. Particolare attenzione è stata dedicata allo sviluppo di competenze critiche per orientarsi tra informazioni sanitarie spesso frammentate o fuorvianti. In Sicilia, dove persistono rilevanti criticità nell’accesso ai servizi sanitari e forti diseguaglianze territoriali, l’alfabetizzazione sanitaria assume un valore ancora più strategico. «Investire sull’alfabetizzazione sanitaria dei giovani – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – significa rafforzare le basi culturali del Servizio Sanitario Nazionale. Rendere gli studenti cittadini consapevoli vuol dire metterli nelle condizioni di comprendere il valore della sanità pubblica e di difenderla nel tempo, soprattutto in un contesto segnato da crescenti diseguaglianze e difficoltà di accesso alle cure». «Promuovere il valore del nostro Servizio Sanitario Nazionale e investire nell’alfabetizzazione sanitaria degli studenti, significa rafforzare le basi culturali delle future generazioni, sostenendo la tenuta di un presidio imprescindibile di equità e tutela della salute di tutti noi. L’ampio coinvolgimento delle scuole siciliane in Sicilia ci rende orgogliosi del nostro sostegno al progetto e conferma quanto sia importante portare questi temi, così rilevanti e attuali, nei territori e nelle scuole, favorendo la partecipazione attiva e informata dei cittadini di domani», commenta Claudio Levorato, Presidente di Rekeep S.p.A. «La partecipazione attiva e l’interesse dimostrato dagli studenti siciliani – conclude Cartabellotta – confermano quanto sia importante portare questi temi nelle scuole. Il futuro del SSN passa anche dalla capacità delle nuove generazioni di comprenderne il valore e di contribuire, con responsabilità e consapevolezza, alla sua sostenibilità». Dopo la tappa siciliana, il progetto “La Salute tiene banco” proseguirà nel suo percorso di diffusione a livello nazionale, con l’obiettivo di coinvolgere entro il 2027 oltre 100 scuole in tutta Italia. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- “La salute tiene banco”: 900 studenti protagonisti del progetto GIMBE -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041801750605688.PDF §---§ title§§ Sanità bocciata. Cosa c'è dietro il duello tra regioni e governo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139806396.PDF description§§
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 10 di "MANIFESTO" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 9 di "NOTIZIA GIORNALE" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 22 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 18 Apr 2026
Estratto da pag. 37 di "REPUBBLICA" del 18 Apr 2026
Dal boom economico alla stagnazione, l'Istat indica i cambiamenti abitazione, cibo e trasporti assorbono i due terzi della spesa
pubDate§§ 2026-04-18T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139706399.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139706399.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139706399.PDF tp:ocr§§ Il benessere non c’è più famiglie schiacciate da casa, bollette e sanità Dal boom economico alla stagnazione, l’Istat indica i cambiamenti abitazione, cibo e trasporti assorbono i due terzi della spesa La ricerca di ROSARIA AMATO ROMA ei 165 anni che ci separano dall’Unità d’Italia il Pil pro capite è cresciuto di dodici volte, e i consumi, aumentati lentamente fino agli anni Cinquanta, con il boom economico si sono moltiplicati per cinque. Ma è una lunga corsa che si è arrestata da un bel pezzo: la quota di consumi non strettamente necessari (istruzione, sport, cultura, tempo libero) si è ridotta negli ultimi trent’anni, e le spese obbligate (abitazione, prodotti alimentari e trasporti) assorbono ormai i due terzi del totale, molto di più rispetto al 63% della Spagna e al 56% di Francia e Germania. Sono le istantanee scattate dal report “I consumi cambiano insieme al Paese”, pubblicato dall’Istat all’interno delle statistiche dedicate al centenario dell’istituto, che cade quest’anno. Tanti passi in avanti, tanti cambiamenti, ma anche pericolosi segnali di retromarcia. Certo non torneremo ad essere il Paese rurale con un’alta quota di analfabetismo del secondo Dopoguerra, dove molte famiglie si limitavano alle spese necessarie, e spesso non riuscivano neanche a soddisfare il proprio fabbisogno: nelle aree interne e nel Mezzogiorno la malnutrizione era diffusa. Eppure colpisce il dato sul gap tra il Sud e il resto del Paese, che è fortemente peggiorato: negli anni Cinquanta le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno rispetto alla media nazionale, adesso questa percentuale è arrivata al 20%. Ancora più significativo, perché riguarda tutto il Paese, il dato sulla sanità. Tra il 1978 e il 1980, con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, le spese per la salute sono scese dal 3,9 all’1,3% del totale. Ma poi hanno cominciato lentamente a risalire, prima per l’introduzione dei ticket, e poi a causa dell’invecchiamento della popolazione e delle disfunzioni del servizio pubblico, che spingono un numero sempre maggiore di cittadini a provvedere per proprio conto alle visite specialistiche e ad altre necessità legate alla salute: oggi siamo tornati al punto di partenza, con una quota di spesa del 4%. Certo, uno sguardo d’insieme restituisce innanzitutto l’immagine di un Paese che si è evoluto, non solo economicamente. Già tra il 1953 e il 1963 il numero delle vetture che pagano la tassa di circolazione si è moltiplicato per sei, nel 1966 il 31% delle famiglie possedeva un’auto. Poi arrivano, pian piano, anche gli elettrodomestici: nel 1966 il 60% delle famiglie possedeva già il televisore e il frigorifero, e il 32% la lavatrice. I consumi degli anni Novanta raccontano invece la corsa della rivoluzione digitale: nel 1990 l’84% possedeva il telefono fisso, e nel 1997 la quota superava il 90%. Ma poi è arrivato il mobile, per cui nel 2024 il 96,5% delle famiglie possiede almeno un telefono cellulare, N mentre la quota dei titolari di una linea fissa si è ridotta al 36,4%. A caratterizzare gli ultimi trent’anni quella che l’Istat chiama la “terziarizzazione” dei consumi: destiniamo ai servizi la metà della spesa, la stessa quota del bilancio mensile che negli anni ‘70 era riservata a generi alimentari, bevande e tabacchi. Ma gli ultimi 20 anni segnano il passo. Già si vede dalla curva del Pil pro capite: sale ininterrottamente dall’Unità d’Italia, salvo la caduta negli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma dal 2001 si ferma: è la stagnazione. Cambiano anche i consumi, e stavolta raccontano una storia di difficoltà crescenti nel far quadrare i bilanci familiari. Le spese alimentari si riducono dal 52,4% del biennio 1953/54 al 21% attuale, ma anche le spese riservate a sport, cultura, salute e tempo libero si ridimensionano rispetto al 17,8% del 1994, passando all’attuale 16,2%. Soprattutto, spaventa la crescita delle spese per l’abitazione e le utenze, che nel ‘53/’54 rappresentavano solo il 12,5% del totale (anche perché ancora negli anni Cinquanta solo il 7,4% delle abitazioni italiane aveva contemporaneamente acqua corrente, bagno e luce elettrica). Sono poi passate al 16% dieci anni dopo, al 24,3% del 1994, e nel 2024 hanno raggiunto la quota del 35,7%, un’esplosione dovuta agli aumenti esorbitanti dei costi dell’energia elettrica e del gasolio per il riscaldamento dovuti alle guerre e agli shock geopolitici globali degli ultimi anni. ---End text--- Author: ROSARIA AMATO Heading: La ricerca Highlight: Image:Le spese delle famiglie italiane ??? ??????? ??? ???? ? ???????? ?? ??????? ??? ?????? Il confronto tra gli anni 1953/54, 1963/64, 1994 e 2024, in % 10 20 30 40 50 60 70 80 90 1953/1954 1963/1964 Alimentari, bevande e tabacchi Abbigliamento e calzature Abitazione e utenze Mobili, articoli e servizi per la casa 1994 2024 ?? ?????? ?? ????? “?????????” ?? ???????? ? ??? ????? ??? ??????? Anno 2020, composizione % Trasporti, informazione, comunicazione, s. alloggi e rist. Salute, ricreazione, sport, cultura, istruzione, altri beni e servizi Spagna 63% Germania 56% Francia 56% Italia 66% -tit_org- Il benessere non c'è più famiglie schiacciate da casa, bollette e sanità -sec_org- tp:writer§§ Rosaria Amato guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139706399.PDF §---§ title§§ Ma l'Ai non serve senza medici preparati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139606398.PDF description§§ pubDate§§ 2026-04-18T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139606398.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139606398.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139606398.PDF tp:ocr§§ MA L’AI NON SERVE SENZA MEDICI PREPARATI D i recente Elon Musk ha sostenuto che, nel giro di pochi anni, studiare medicina diventerà completamente inutile. Secondo la sua visione, l’intelligenza artificiale e i sistemi automatizzati saranno in grado di diagnosticare, decidere e intervenire meglio dei medici, rendendo superflua la formazione di nuovi professionisti. È un messaggio che rischia di avere conseguenze concrete. Arriva come una sberla a chi ha già scelto questo percorso e alle famiglie che lo sostengono con sacrifici importanti. Ma soprattutto si inserisce in un momento delicatissimo per i sistemi sanitari, che stanno affrontando una carenza crescente di personale qualificato, particolarmente grave in alcune aree della medicina. Il motivo per cui questa tesi è così pericolosa è che appare plausibile. L’intelligenza artificiale sta mostrando capacità impressionanti, soprattutto in ambiti ben definiti come l’analisi delle immagini radiologiche e istologiche o l’elaborazione di grandi quantità di dati clinici e genomici. In questi contesti i risultati sono spesso eccellenti, talvolta superiori a quelli umani. Da qui, però, il salto di Musk è arbitrario. La medicina, infatti, non è la somma di prestazioni tecniche ad alta accuratezza. È un processo decisionale che si svolge in condizioni lontane dall’ideale: dati incompleti, informazioni eterogenee, quadri clinici in evoluzione. Ma è anche – e forse prima di tutto – cura: empatia, ascolto, capacità di comprendere la persona oltre i suoi dati. In questo contesto di complessità, non basta individuare correlazioni. Bisogna stabilire quali siano rilevanti, quali plausibili, quali utili a orientare una scelta. È un passaggio che non riguarda la potenza di calcolo, ma il giudizio critico, la relazione, l’etica e la responsabilità. Proprio per queste ragioni, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella medicina non riduce il bisogno di competenze: lo rende più alto. Serve, prima di tutto, una solida cultura scientifica che consenta ai medici di leggere i dati senza farsi ingannare. Senza dimestichezza con concetti come rischio assoluto e rischio relativo, sensibilità e specificità, falsi positivi e falsi negativi, l’output dell’algoritmo rischia di essere accettato per quello che appare, non valutato per quello che vale. Ma non basta. Va rafforzato ciò che è sempre stato il cuore della medicina: il ragionamento clinico. La capacità di integrare dati e contesto, di leggere una storia nel tempo, di tenere insieme dimensioni biologiche e sociali. L’intelligenza artificiale lavora su ciò che le viene fornito; la pratica clinica, invece, inizia proprio dove i dati non sono completi, dove i casi si discostano dai modelli, dove le situazioni più complesse — e spesso più rilevanti — non rientrano nelle categorie standard. A questo si aggiunge una nuova forma di alfabetizzazione. Non per trasformare i medici in informatici, ma per capire cosa fa — e cosa non fa — un modello: su quali dati è stato addestrato, in quali condizioni funziona bene, dove invece può fallire. C’è infine un aspetto che raramente entra nel racconto tecnologico: la validazione. In medicina non basta che una tecnologia funzioni. Deve dimostrare, con studi rigorosi, di funzionare meglio delle alternative, in contesti reali. Deve essere integrata nei percorsi clinici, deve prevedere responsabilità chiare, deve essere valutata per gli errori che può generare. È un processo lungo, incompatibile con i tempi indicati da Musk. Per tutte queste ragioni, l’idea che nel giro di pochi anni l’intelligenza artificiale possa rendere inutile studiare medicina non è una previsione sul futuro: è una lettura superficiale del presente. L’intelligenza artificiale cambierà profondamente la medicina, ma non la sostituirà. Più entrerà nella pratica clinica, più avremo bisogno di medici preparati per utilizzarla in modo consapevole. — ---End text--- Author: ANTONELLA VIOLA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ma l’Ai non serve senza medici preparati -sec_org- tp:writer§§ ANTONELLA VIOLA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/18/2026041803139606398.PDF §---§